Archivio | giugno 3, 2011

NOI QUANTO PAGHEREMO ALLA FIAT? – Chrysler, pagato il debito al Tesoro

Yes we do

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Bene, il Tesoro americano è soddisfatto (ma anche il canadese), Marchionne ha fatto il miracolo, con largo anticipo, grazie ai soldi Fiat.. che ora detiene la maggioranza di un’industria in grave e continua perdita. Quando la Fiat chiederà a noi italiani di pagare i debiti americani?

mauro

Gli operai attendono Obama con una spilla celebrativa: “Abbiamo pagato”.

Chrysler, pagato il debito al Tesoro: yes we did it

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Ai dipendenti Chrysler di tutti gli stabilimenti americani e non e’ stata distribuita una spilla con la scritta: “Pagato, 24 maggio 2011”, a indicare il rimborso dei prestiti ai governi americano e canadese

La nuova Lancia Thema made in ChryslerLa nuova Lancia Thema made in Chrysler

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Washington, Stati Uniti, 03-06-2011

“Paid”, pagato. “Yes we did it’, “ce l’abbiamo fatta”.
Chrysler attende la visita del presidente Barack Obama e intanto festeggia il rimborso dei prestiti ai governi americano e canadese e l’uscita del Tesoro statunitense dalla compagnie azionaria. Fuori dai cancelli dell’impianto di Toledo, dove e’ atteso Obama, c’e’ la scritta: ‘Yes we did it”.
Ai dipendenti Chrysler di tutti gli stabilimenti americani e non e’ stata distribuita una spilla con la scritta: “Pagato, 24 maggio 2011”, a indicare il rimborso dei prestiti ai governi americano e canadese.
La spilla distribuita ai lavoratori americani riprende i colori della bandiera statunitense, blu, bianco e rosso. Quella distribuita ai canadesi e’ rossa e bianca, come la bandiera del paese.

La terza volta del presidente Barack Obama in un impianto Chrysler.
Dopo la visita all’impianto di Jefferson North dove viene prodotta la Jeep Grand Cherokee e alla fabbrica di trasmissioni di Kokomo in Indiana, Obama arriva a Toledo, dove vengono prodotte le Jeep Wrangler e le Jeep Wrangler Unlimited.
Lo stabilimento conta 1.763 dipendenti su due linee di produzione.
Il Toledo Supplier Park occupa lo spazio che era una volta dello Stickney Plant, costruito nel 1942 e acquistato da Autolite nel 1964.
Nel 1981 l’impianto di Stickney Plant e’ stato convertito per la produzione di auto e dall’estate del 1991 produce le Jeep Gran Wagooner. Chrysler ha acquistato l’impianto nell’agosto del 1987 da American Motors Corporation (AMC).
La produzione della 2011 Jeep Wrangler e’ iniziata nell’agosto del 2010.

Marchionne
Chrysler e’ “finalmente indipendente”. Lo ha detto l’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, in un’intervista all’emittente Cnbc, sottolineando che al momento non c’e’ una tabella esatta e non ci sono scadenze per l’ipo della casa automobilistica americana.

Applausi dai dipendenti all’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne.
Entrando nell’area allestita per ospitare l’intervento del presidente Brack Obama nell’impianto di Toledo, Marchionne e’ stato accolto da un applauso dopo il rimborso dei prestiti ai governi americano e canadese e l’accordo con il Tesoro. La platea davanti alla quale parlera’ Obama e’ di circa 450 persone, molti con indosso t-shirt a sostegno di Obama e molti con magliette con bandiere americane e scritti ‘Proud to be american’. Molti dipendenti indossano la spilla distribuita da Chrysler per celebrare il rimborso dei prestiti.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=153439

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Siria, la polizia spara a Hama, decine di vittime tra i manifestanti / VIDEO: riots in syria protest 2011: syrian protesters shot chaos footage

riots in syria protest 2011: syrian protesters shot chaos footage

Caricato da in data 04/apr/2011

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Siria, la polizia spara a Hama
decine di vittime tra i manifestanti

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Le forze di sicurezza e i cecchini hanno colpito i civili dai tetti. La protesta di oggi era dedicata ai bambini uccisi durante precedenti cortei. Internet bloccata a Damasco e Latakia

Siria, la polizia spara a Hama decine di vittime tra i manifestanti

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DAMASCO – Sono almeno 27 le persone uccise oggi a Hama, città a nord di Damasco, dalle forze di sicurezza durante manifestazioni anti-regime. Il bilancio delle vittime è stato fornito da fonti dell’opposizione siriana. Altri parlano di 67 morti. Secondo le testimonianze degli abitanti, le forze di sicurezza e alcuni cecchini appostati sui tetti hanno sparato indiscriminatamente sui dimostranti nella zona vecchia della città. Alla protesta contro il regime di Bashar al Assad, per chiedere più libertà e democrazia, partecipavano oltre 50 mila persone. Anche questa manifestazione si è svolta di venerdì, ma a differenza delle settimane scorse oggi era il “giorno dei bambini della libertà”, in memoria delle piccole vittime della repressione nella città di Rastan, tra cui una bimba di quattro anni e uno di dieci. Secondo militanti, si tratta della più importante mobilitazione dall’inizio del movimento a metà marzo. Nella capitale Damasco e a Latakia nel nord della Siria, gli accessi ad internet sono stati completamente bloccati, mentre le comunicazioni telefoniche sembrano funzionare regolarmente in tutto il Paese.

Testimone: “Una carneficina, ospedale sotto assedio”. Una “vera e propria carneficina”: così un testimone oculare descrive quanto avvenuto oggi a Hama, sulla strada tra Damasco e Aleppo. “Non so con precisione quanti morti ma sicuramente oltre 50 e centinaia di feriti – ha detto un anziano cittadino che ha preferito rimanere anonimo per timore della repressione del regime – Ero a manifestare assieme a tantissima altra gente. In tutta Hama saremo stati oltre 10.000. Poi ci hanno sparato addosso con molta intensità, con l’intenzione di uccidere. Erano mitragliatori pesanti e kalashnikov, almeno dal boato degli spari. Siamo scappati e ci siamo rifugiati nei vicoli e nelle case ma non abbiamo visto da dove sparavano”. Il testimone ha aggiunto che “l’ospedale Hawrani è pieno di feriti e di morti ed è circondato dai giovani che tentano di impedire l’assalto da parte delle forze di sicurezza”.

Proteste in tutto il paese. Manifestazioni di protesta si sono svolte in quasi tutte le città siriane, con l’esclusione della regione costiera di Latakia e Banias. Lo riferiscono testimoni oculari citati dai Comitati locali di coordinamento (Lccs) e dalle tv Al Jazeera e Al Arabiya. Cortei anti-regime ad Amuda, Qamishli e Ras al Ayn nella regione a maggioranza curda del nord-est. A Daraa e a Enkhel nel sud, a Homs e a Hama nel centro. A Madaya e Zabadani, località vicine a Damasco e al confine col Libano, e a Dayr az Zor, capoluogo della provincia orientale dell’Eufrate.

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03 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/03/news/siria_la_polizia_spara_a_hama_decine_di_vittime_tra_i_manifestanti-17171382/?rss

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UNA GUERRA MAI VINTA – Droga, un appello da personalità mondiali. Da Kofi Annan a Vargas Llosa: “Legalizzare”

Droga, un appello da personalità mondiali
Da Kofi Annan a Vargas Llosa: “Legalizzare”

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“La guerra mondiale alla droga ha fallito”. Ad affermarlo è la ‘Global Commission on Drug Policy’, composta da grandi nomi internazionali, dalla politica alla cultura. Che in una petizione presentata all’Onu chiederanno agli Stati di rivedere le politiche di contrasto

La copertina del rapporto della ‘Global Commission on Drug Policy’ che chiede un cambiamento negli strumenti di contrasto alla tossicodipendenza

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“Il proibizionismo non funziona e non conviene, è una forma di repressione sociale di massa che garantisce fiumi di denaro a terrorismo e narcomafie”. Lo afferma da sempre il segretario dei Radicali, Mario Staderini. Che da oggi potrebbe avere un alleato insospettabile: l’Onu. “La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo” scrive la ‘Global Commission on Drug Policy‘, in un rapporto presentato a New York. L’organismo più alto in materia  ha annunciato l’inizio di una petizione internazionale: milioni di firme da presentare alle Nazioni Unite affinché gli Stati si convincano a cambiare gli strumenti finora usati per contrastare la tossicodipendenza. Disposizioni fallimentari che, si legge nel rapporto, hanno portato solo a carceri piene e migliaia di vittime. La strada, da oggi, dev’essere piuttosto quella di puntare a una “riduzione del danno”, contrastando prima di tutto la vera base del traffico di droga: la criminalità organizzata. In una parola: legalizzare.

L’appello arriva da personalità mondiali e insospettabili. Tra loro, anche l’ex presidente dell’Onu, Kofi Annan. E ancora, tra i politici, l’ex commissario Ue, Javier Solana, l’ex segretario di Stato statunitense, George Schultz e diversi ex presidenti. Alcuni con una profonda conoscenza diretta del tema, come il colombiano Cesar Gaviria. Ma la lista dei nomi coinvolti comprende anche personalità del mondo della cultura: come il premio Nobel per la letteratura peruviano, Mario Vargas Llosa, e lo scrittore messicano Carlos Fuentes. E ancora esperti come il francese Michel Kazatchkine, direttore del Fondo mondiale contro l’Aids, la tibercolosi e la malaria.

“Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali”. E’ questa l’idea di fondo della commissione. Che nel rapporto da un po’ di numeri per far comprendere come negli scorsi decenni “le politiche di criminalizzazione e le misure repressive – rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori – hanno chiaramente fallito”. In dieci anni, dal 1998 al 2008, il consumo di cannabis è aumentato dell’8,5 per cento. E va peggio con le cosiddette ‘droghe pesanti’: nello stesso periodo, il numero dei consumatori di cocaina è cresciuto del 27 per cento. Una percentuale che nasconde circa tre milioni e mezzo di persone in più.

Oltre a chiedere una presa di coscienza internazionale, la commissione propone però una soluzione. Per una vera lotta alla tossicodipendenza, è necessario introdurre “forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali”. Come? “Incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione”. Solo così, secondo la commissione, sarà possibile rendere efficace il contrasto su piccola scala, quello rivolto ai coltivatori, i corrieri e gli spacciatori, “spesso vittime loro stessi della violenza e dell’intimidazione”. Oppure consumatori a loro volta. Il cambio di rotta inoltre, ricordano nel rapporto, potrebbe risolvere la problematica dell’esclusione sociale dei tossicodipendenti. A patto che le politiche adottate siano “improntate a criteri scientificamente dimostrati” e rafforzate da un’educazione familiare e scolastica.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/02/droga-un-appello-da-personalita-mondialida-kofi-annan-a-vargas-llosa-legalizzare/115500/

Batterio killer E. coli: il contagio è per via alimentare / VIDEO: E.Coli: primi casi sospetti negli Stati Uniti

Se la prendono nuovamente col latte crudo.. Noi vi invitiamo a non consumare il latte tout-court, ma se proprio non potete farne a meno scegliete il latte di capra, l’unico latte animale assimilabile a quello umano (e quindi adatto alla nostra alimentazione). Per chi ha intolleranza al latte di mucca non è consigliato, poiché nel suo complesso il latte di capra ha un tenore di proteine, grassi e lattosio molto simile a quello vaccino.

mauro di solleviamoci (naturopata)

Batterio killer E. coli: il contagio è per via alimentare

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Anche l’insalata in busta va lavata bene. I consigli dell’esperto. La Germania: l’epidemia si stabilizza. Ma nessuno sa bene come fronteggiarla

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di Giorgia Nardelli
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Prima i numeri: dodici i paesi europei in cui si sono verificati casi di infezione da batterio E. coli 0104:H4: oltre alla Germania Svezia, Inghilterra, Olanda, Danimarca, Austria, Svizzera, Francia, Repubblica Ceca, Norvegia, Regno Unito, Paesi Bassi, Stati Uniti. Per un totale di 87 persone, oltre alle circa 2.000 persone infettate in Germania. Tutte le persone colpite dal batterio erano state in Germania nei giorni precedenti, fatta eccezione per due soggetti. Ma da Amburgo, focolaio dell’epidemia, arrivano le prime rassicurazioni: il numero dei nuovi casi non cresce più in maniera esponenziale, ma si va stabilizzando. Ad oggi restano 17 i morti, sopravvenuti per sindrome emolitico-uremica (Seu), che provoca diarrea emorragica e blocco renale.

L’acqua forse responsabile del contagio

E’ nel paese tedesco che questa pericolosa variante dell’Escherichia coli ha iniziato a propagarsi, le autorità di Amburgo sono sempre più persuase che la partita di cetrioli importati dalla Spagna c’entri poco con la contaminazione. Plausibile, secondo gli esperti, che la causa della diffusione sia invece acqua di irrigazione infetta, anche se tutte le ipotesi restano aperte.

Il ceppo più letale della storia

Nel frattempo gli studiosi del Genomics Institute di Pechino, che hanno effettuato esami da campioni provenienti dalla Germania hanno scoperto che la variante di Escherichia Coli responsabile della sindrome emolitico-uremica (Seu) è resistente ad alcune classi di antibiotici. L’Oms ha confermato che il ceppo non è mai stato visto prima in un’epidemia, e che potrebbe essere il più letale della storia. In più, è resistente agli antibiotici.

L’Italia “fuori pericolo”

In Italia non si sono verificati casi di contaminazione. I campioni di ortaggi analizzati dai diversi istituti zooprofilattici hanno dato esito negativo. Al momento il batterio non è nel nostro paese. Ma come evitarlo, se arrivasse?

Una tossinfezione alimentare

“Quella da E. coli è una tossinfezione di tipo alimentare, che si prende quindi attraverso il contatto con gli alimenti”, spiega Giorgio Varisco, responsabile veterinario Istituto zooprofilattico sperimentale Lombardia ed Emilia-Romagna. “Il batterio di moltiplica nell’intestino dei ruminanti, ed è da lì che, attraverso le feci, si propaga”. Di qui l’allerta sugli ortaggi e la verdura: il terreno con cui sono a contatto questi alimenti è il più delle volte concimato con fertilizzanti organici.

Difficile il contagio tra umani

Alla domanda se è possibile infettarsi da un essere umano ammalato, Varisco spiega che questa è un’ipotesi abbastanza remota. “Queste infezioni non hanno carattere epidemico. Sono nelle feci e si trasmettano per via orofecale: dalle feci devono arrivare alla bocca. Si propagano se c’è scarsa igiene”.

Una lunga e pericolosa incubazione

Attenzione all’incubazione, però, dura più di dieci giorni e durante questo periodo la persona raggiunta da E. coli è già infetta, perché i batteri sono già nell’intestino e da lì si spostano nelle feci.

La contaminazione in frigo

Diverso è il discorso per gli ortaggi, che vanno lavati bene, con tanta acqua corrente (se si lava accuratamente basta l’acqua). Anche perché se in uno stesso luogo c’è anche una sola verdura infetta, questa può facilmente contaminare le vicine.

Tassativo: lavare l’insalata in busta

“Lavare la verdura è la principale precauzione, così come ogni vegetale che cresce a terra”, dice l’esperto. “Diverso è il discorso per la frutta che cresce solitamente in alto ed è quindi meno a rischio, anche se resta valido il principio di precauzione”. Di contro va lavata accuratamente l’insalata in busta, come se fosse acquistata fresca: “Una precauzione da prendere assolutamente”.

Carne cotta e latte pastorizzato

Resta valido il principio di cuocere bene la carne (soprattutto gli hamburger), e di evitare il latte crudo.

Bambini e anziani più a rischio

Precauzioni più rigide vanno prese in presenza di anziani e bambini, che sono più esposti in quanto hanno un sistema immunitario più debole rispetto agli adulti.
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03 giugno 2011

fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Batterio+killer+E.+coli%3A+il+contagio+%C3%A8+per+via+alimentare&idSezione=11052

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Fincantieri ritira piano tagli. I sindacati: primo risultato

Fincantieri ritira piano tagli
I sindacati: primo risultato

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Fincantieri ritira il piano industriale presentato ai sindacati. «Se questa è la richiesta ritiro il piano». È quanto ha affermato l’amministratore delegato Giuseppe Bono al tavolo con il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani e i sindacati. Lo riferiscono fonti sindacali.

La decisione dell’azienda di ritirare il piano è arrivata dopo poco meno di un’ora di confronto con il ministro Romani e i sindacati. «Ritiro il piano e spero che così si possano esorcizzare le tensioni», così Bono ha spiegato la decisione di ritirare il piano industriale dell’azienda. «Il piano presentato nei giorni scorsi non era una novità per nessuno – ha detto Bono durante un tavolo con governo e sindacati – sono una persona che si assume le sue responsabilità, ma con gli attacchi subiti dal tutte le parti, da destra e sinistra, anche la mia forza viene meno».

Alla notizia del ritiro del piano il corteo dei lavoratori della Fincantieri si sta preparando per tornare verso la stazione Ostiense, da dove era partito. I lavoratori hanno deciso di avviarsi verso la Piramide Cestia dove, secondo quanto si apprende dagli organizzatori, incontreranno i rappresentanti sindacali che hanno partecipato al vertice convocato dal governo al Ministero dello Sviluppo economico.

Anche Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, secondo quanto si apprende, dovrebbe illustrare ai lavoratori l’esito dell’incontro di oggi.

ll ritiro del piano di ristrutturazione deciso dai vertici di Fincantieri è «un primo risultato. Ora serve un piano garantito dal governo». Lo ha detto Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom, che sta sfilando con i lavoratori per le vie di Roma. «È una grande soddisfazione il risultato è stato raggiunto con la lotta di tutti i lavoratori, non solo di quelli degli stabilimenti a rischio chiusura. Ora – aggiunge – la vertenza non è finita. Serve un piano garantito dal governo con finanziamenti, investimenti e piani produttivi. Quello che fino ad ora non c’è mai stato».

Soddisfatto anche il ministro per lo sviluppo economico. «A fronte di una presentazione di un piano industriale che prevedeva la riduzione dell’attività cantieristiche soprattutto per Sestri e Castellamare, oggi l’azienda ha dichiarato la volontà di voler ritirare questo piano. Il Governo ha preso atto e ha apprezzato la decisione, ma con l’ipotesi di valorizzare le risorse e ottimizzare la parte industriale con la possibilità di aprire a nuovi mercati», ha detto Paolo Romani, parlando con i giornalisti a conclusione del tavolo di confronto tra Governo, azienda e sindacati sulla vicenda Fincantieri.

Romani ha annunciato che si apriranno due tavoli regionali, uno in Liguria e uno in Campania. «La prossima settimana – ha aggiunto il ministro – sarà firmato l’accordo di programma con la Liguria per il ribaltamento a mare di Sestri, un accordo pari a 280 milioni di euro. A Castellamare si apre un tavolo regionale per un’ipotesi di ristrutturazione. Se non si troveranno soluzioni condivise non si procederà nel frattempo alla chiusura di nessun cantiere».

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03 giugno 2011

fonte:  http://www.unita.it/economia/fincantieri-ritira-piano-tagli-br-i-sindacati-primo-risultato-1.300132

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AVANTI UN’ALTRO – Rosso, Pdl, sottosegretario all’Agricoltura “Soldi pubblici per pagarsi le elezioni”

Rosso, “Soldi pubblici per pagarsi le elezioni”

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Roberto Rosso, a destra (manco a dirlo..) prima che ‘rivedesse’ la Luce.. – fonte immagine

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Centoquarantamila euro erogati per la promozione del territorio sono finiti nella campagna del neosottosegretario pidiellino

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Nemmeno il tempo di festeggiare la vittoria della Provincia di Vercelli, una delle poche amministrazioni del Nord dove l’asse Pdl-Lega ha tenuto, che sulla testa del pidiellino, poi passato a Fli, poi ritornato pidiellino, Roberto Rosso, che del centrodestra locale è leader indiscusso, arriva una tegola.

Il neosottosegretario all’Agricoltura del governo Berlusconi (ex vicepresidente della Regione Piemonte ed ex meteora di Futuro e libertà, di cui è stato appunto anche coordinatore regionale da novembre a febbraio) è indagato per associazione a delinquere dalla Procura di Vercelli. Al centro dell’inchiesta, la Fondazione Terre d’Acqua, di cui Rosso è stato fondatore e promotore. Una società cosiddetta in house, ossia a capitale interamente pubblico, i cui soci risultano essere la Provincia di Vercelli e il comune di Trino Vercellese, feudo del sottosegretario.

Secondo l’accusa, Terre d’Acqua sarebbe servita a gestire e utilizzare denaro pubblico (circa un milione e 400 mila euro) per fini diversi da quelli ufficiali di promozione turistica, in particolare (ma non solo) per favorire le iniziative elettorali di Roberto Rosso. L’avviso di chiusura indagini (cominciate nel settembre 2010) è stato notificato oltre che al sottosegretario, ad altre cinque persone, anch’esse accusate di associazione a delinquere. Si tratta del coordinatore del Pdl di Casale Monferrato ed ex ad di Terre d’Acqua Nicola Sirchia, del consigliere comunale del Pdl di Vercelli Tino Candeia (ex presidente dell’Associazione), del direttore generale della Provincia Gianfranco Chessa, dell’ex sindaco di Trino Giovanni Ravasenga e dell’assessore al Bilancio (e membro del cda di TdA) Alessandro Giolito. Indagati per concussione e peculato anche l’ex assessore al Lavoro della Provincia Roberto Saviolo e la libera professionista valdostana Cinzia Joris.

La Procura di Vercelli è convinta che “il prestigio e il carisma” di Roberto Rosso abbiano indotto gli amministratori della Provincia e del Comune di Trino ad erogare con una certa allegria (tra spese gonfiate o mai sostenute e omessi controlli) fondi all’associazione Terre d’Acqua usati – come detto – per fini diversi da quelli ufficiali.

In particolare si cita il caso della signora Anna Montarolo, moglie di Alessandro Gioito, assunta da Terre d’Acqua (e quindi pagata con denaro pubblico) senza aver mai lavorato per la Fondazione e i 144 mila euro erogati per un piano marketing di promozione del territorio utilizzati – secondo l’accusa – per il sostegno alla campagna elettorale di Rosso alle elezioni politiche del 2008: il contratto prevedeva la stampa e la distribuzione di 140 mila copie del periodico Newsletter e 90 mila “contatti telefonici” per promuovere il turismo nell’area vercellese. Peccato che entrambe le iniziative – periodico e telefonate – si siano rivelate organi di pubblicità delle iniziative elettorali del sottosegretario. Un po’ come i volantini che Rosso, buon amico di Fabrizio Cazzago, ex ad di Phonemedia (il colosso fallito dei call center con sede a Trino che ha lasciato per strada centinaia di lavoratori) era solito inserire nelle buste paga dei dipendenti.

È la prima volta che Roberto Rosso – che respinge con sdegno le accuse e si dice certo di provare la propria estraneità ai fatti – viene coinvolto direttamente in un’inchiesta, per quanto il suo nome sia risuonato in più occasioni: dal fallimento di Phonemedia all’arresto nel febbraio 2010 del presidente della Provincia di Vercelli Renzo Masoero, fedelissimo di Rosso pizzicato con una mazzetta da diecimila euro in tasca (ha patteggiato due anni) e dell’assessore al Lavoro Roberto Saviolo, anch’egli uomo dell’entourage politico rossiano, due mesi più tardi. Gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie e controdeduzioni. Poi la Procura deciderà se chiedere il rinvio a giudizio.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/03/rosso-%E2%80%9Csoldi-pubblici-per-pagarsi-le-elezioni%E2%80%9D/115629/

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Recuperati 150 corpi al largo della Tunisia ci sono donne e bambini. L’Onu: tragedia

NORDAFRICA

Recuperati 150 corpi al largo della Tunisia, ci sono donne e bambini. L’Onu: tragedia

Si tratta probabilmente dei libici che viaggiavano sul barcone rovesciato giovedì. Ci sono 587 sopravvissuti

Un precedente salvataggio ad opera dei militari italiani al largo di Pantelleria – Rescuers help people in the sea after a boat carring some 250 migrants crashed into rocks as they tried to enter the port of Pantelleria, an island off the southern coast of Italy, on April 13 – photo di  Francesco Malavolta / AFP – Getty Images

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MILANO – Circa 150 cadaveri sono stati recuperati a seguito del naufragio di una nave che si è rovesciata al largo delle coste tunisine, mentre era carica di migranti in fuga dal conflitto in Libia. Si tratta con tutta probabilità dello stesso natante andato a picco giovedì al largo dell’isola di Kerkennah e sul quale l’Autorità portuale tunisina aveva lanciato l’allarme. Le ricerche sono anc0ra in corso e il bilancio, purtroppo, è provvisorio.

I SOPRAVISSUTI – Un portavoce dell’ Onu ha detto che «si sa che tra loro c’erano molte donne e bambini». L’imbarcazione trasportava circa 850 persone, di cui almeno 578 sono sopravvissute. Sono state portate in campi per i rifugiati per essere assistite. L’incidente, ha detto il portavoce, «sembra uno dei peggiori e più gravi per numeri di morti tra quelli accaduti quest’anno nel mar Mediterraneo».

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03 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_03/corpi-150-libici-onu_bb2510ec-8dcb-11e0-b332-ace1587d6ad6.shtml

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REFERENDUM – Un cattivo momento per il signor B.

La scelta obbligata del premier

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di MARCELLO SORGI

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La decisione della Corte di Cassazione di far votare anche sul nucleare, oltre che sulla privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento, fa del prossimo appuntamento alle urne per il 12 e il 13 giugno sempre più un nuovo referendum su Berlusconi, dopo quello delle amministrative, voluto dal premier in persona e conclusosi con la sua sconfitta personale e politica. Non servirà ad evitarlo la decisione assunta ieri sera dal Pdl di lasciare libertà di voto agli elettori sulla più insidiosa delle consultazioni.

Il ritorno del voto sul nucleare infatti rende assai probabile, per non dire certo, il raggiungimento del fatidico quorum della metà degli elettori più uno, richiesto dalla legge per la validità dei risultati e negli ultimi quattordici anni mancato anche grazie ad attive campagne per l’astensione. Se avesse deciso di puntare sulla diserzione degli elettori dai seggi, Berlusconi avrebbe corso il rischio di dover fronteggiare una doppia ondata di «sì» all’abrogazione.

La prima arriverà probabilmente da parte dei cittadini ancora impressionati dal recente disastro della centrale di Fukushima, e curiosi di sapere perché, se un Paese importante come la Germania ha prima sospeso e poi rinunciato del tutto all’utilizzo dell’energia atomica, l’Italia si ritrovi a indugiare, adoperando la tradizionale arma del rinvio e sotto sotto cercando di salvare il proprio piano nucleare. La seconda spinta verrà invece da tutti coloro che, soddisfatti per il recente crollo berlusconiano a Milano e a Napoli, non vedono l’ora di provocarne un secondo.

Dopo la decisione dei giudici della Suprema Corte, Berlusconi aveva pochi margini di manovra. Non poteva schierarsi certo per l’abrogazione di progetti fortemente voluti dal suo governo (vale per il nucleare, ma anche per l’acqua, e a maggior ragione per il legittimo impedimento). La scelta di mettere in libertà i suoi elettori – scorciatoia a cui i partiti ricorrono in genere quando sono in imbarazzo e temono delusioni – in qualche modo era obbligata. Servirà a tenere Berlusconi lontano da questa seconda campagna elettorale, anche se non potrà puntare sull’astensione adesso che l’affluenza ai seggi si preannuncia più forte. Dovrà tuttavia rinunciare a mettere la sordina a media e tv, con l’aggravante, ironia della sorte, che l’odiata (da lui) par condicio gli si riproporrà stavolta in modo perfetto, con una ripartizione esattamente a metà degli spazi televisivi tra «sì» e «no».

E’ davvero un cattivo momento, si sa, per il Cavaliere. E i referendum sono sempre bestie difficili da addomesticare anche per leader politici consumati, com’è ormai Berlusconi. La presenza, fra i tre temi soggetti al giudizio popolare, del legittimo impedimento, la legge salva-processi che già la Corte Costituzionale ha dimezzato e va in scadenza a ottobre, e che lo costringe da aprile a presentarsi tutti i lunedì in Tribunale a Milano, già da sola bastava a trasformare il 12 giugno in un altro giudizio di Dio su di lui. Dopo tutto quel che ha detto sulla giustizia e sui giudici, però, sarebbe veramente molto strano trovarlo assente anche in questo campo, proprio quando sono gli elettori a doversi pronunciare sull’argomento che più lo preme. Se poi, com’è possibile, la legge sul legittimo impedimento, o meglio quel che ne resta, dovesse essere abrogata, sul piano processuale nulla cambierebbe per il più eccellente degli imputati. Ma diventerebbe più difficile riproporla sotto altre forme da Palazzo Chigi come già fu fatto quando la Consulta cancellò il lodo Alfano.

Insomma una nuova delicata partita sta per aprirsi sull’orizzonte del Berlusconi declinante delle ultime settimane. Scriveva Leonardo Sciascia nel 1974, quasi quarant’anni fa, ai tempi del primo referendum sul divorzio: «Considero i referendum come gli avvenimenti più democratici mai verificatisi in Italia. Quelli che hanno dato veramente un’immagine di questo Paese che non si ha mai attraverso i risultati delle elezioni politiche o amministrative».

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02 giugno 2011

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8810&ID_sezione=&sezione=

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Energia, le “rinnovabili” hanno già vinto la partita

Energia, le “rinnovabili” hanno già vinto la partita

Comunque vada, nucleare più lontano e per il gas ci sono rischi politici

Centrali nucleari: impossibile ormai il programma del governo

+ Nucleare, Celentano show da Santoro
+ Il referendum sul nucleare si farà
+ Cosa prevedono i referendum? MASCI

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di ROBERTO GIOVANNINI
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ROMA – Silvio Berlusconi promise la prima pietra delle centrali nucleari entro il 2013. Comunque vada il referendum, questo è un obiettivo assolutamente irraggiungibile. Se – come dicono i sondaggi in mano ai partiti e alle società elettriche – il quorum verrà raggiunto con la stravittoria dei «sì», il discorso dell’elettricità da atomo nel nostro Paese sarà chiuso per molti anni. Anche se per chi studia le tecnologie nucleari resterà aperta la strada dell’Enel, che possiede e gestisce diverse centrali nucleari in Paesi europei come Spagna e Slovacchia. Ma allora, come faremo a produrre l’energia che ci serve?

Il governo Berlusconi ipotizzava per il 2050 un mix energetico suddiviso in quattro fette: 25% dal nucleare, 25% dalle rinnovabili, 25% dal gas, 25% dal carbone. Ma Fukushima ha ucciso il «Rinascimento nucleare». L’Enel adesso suggerisce una «torta» in cui le fette sono solo tre: 33% dalle rinnovabili, 33% dal gas, 33% da quello che chiamano «carbone pulito». Ogni «fetta» ha le sue controindicazioni: le rinnovabili producono energia costosa, che ha bisogno di ingenti incentivi; il gas è sottoposto a forti rischi politici, visto che viene dai Paesi arabi o dalla Russia. E il carbone anche se si possono ridurre moltissimo le emissioni inquinanti «classiche», diossido di zolfo, ossido di azoto, micropolveri – è molto pericoloso per l’ambiente. Una grande centrale a carbone produce 15 milioni di tonnellate l’anno di Co2, il gas serra che genera il riscaldamento globale. Per adesso, le tecnologie di cattura dell’anidride carbonica sono solo sperimentali. E per le emissioni in eccesso i Paesi sono sottoposti a grosse multe.

Tuttavia le soluzioni per risolvere l’enigma dell’energia ci sono. Alberto Clò, già ministro dell’Industria, grande esperto di energia, si autodefinisce «nuclearista non pentito», anche se ha bocciato il programma del governo come sbagliato e irrealistico. «Guardiamo le cose come stanno – spiega -: il nucleare avrebbe dato un contributo significativo solo dal 2030. E in Italia né oggi, né in futuro – ci sono pericoli di squilibrio tra la domanda e l’offerta di elettricità. Non si prevede un forte aumento della richiesta di elettricità – spiega il professor Clò – e la nostra capacità produttiva è assolutamente idonea. Tra il 1998 e oggi la potenza elettrica installata è aumentata di oltre 30 GW, la domanda è rimasta sostanzialmente stabile, e spesso c’è anche eccesso di produzione. Un rischio c’è solo in caso di un non prevedibile boom dell’economia italiana». In effetti la potenza installata – cioè la capacità di generare elettricità in un dato istante – è di circa 105 GW, contro un picco massimo di potenza richiesta di circa 56 GW (nell’estate del 2007). Già oggi, di rado i 15-20 GW di potenza installata di fonti rinnovabili vengono usati, e diverse centrali a gas operano a metà regime, 3000 ore l’anno contro le 6000 potenziali.

Il guaio, spiega Clò, è che ragionevolmente non sarà possibile in futuro avere bollette più basse. Soprattutto se si continuerà a sovraincentivare le fonti rinnovabili, come solare fotovoltaico ed eolico, e se si dovranno rispettare gli obiettivi europei, che impongono di raggiungere nel 2020 una produzione elettrica da rinnovabili pari al 20%. «Secondo l’Autorità per l’energia dice – i nuovi incentivi scaricheranno sulle tariffe elettriche 100 miliardi di costi aggiuntivi. La verità è che le rinnovabili sono molto costose. Si può scegliere di farlo in nome dell’ambiente, ma sicuramente pagheremo un prezzo: saremo meno competitivi, ed è probabile che le produzioni si delocalizzeranno verso Paesi dove l’energia costa meno».

Energia pulita ma costosa? Non è d’accordo Sergio Ulgiati, fisico all’università Parthenope e membro del Comitato scientifico del Wwf. «Senza nucleare spiega – siamo e saremo per un po’ dipendenti dal gas naturale, anche se sicuramente l’Enel e soci premeranno per le centrali a carbone». Ulgiati concorda con Clò: non ci sarà un problema di offerta elettrica. Per questo gli ambientalisti propongono una «solarizzazione» della produzione di elettricità, in cui progressivamente vento e sole e biomassa sostituiscano le centrali che bruciano fossili, ovvero carbone, olio e gas. Per Ulgiati «in pochi anni il costo di installazione del fotovoltaico è passato da 5000 a 2500 euro per chilowattora di picco. Gli incentivi all’installazione permettono di recuperare le spese in 7-8 anni anziché in 12». E gli incentivi? «Possono essere migliorati, riducendoli gradualmente. Ma ora servono per diffondere una tecnologia che può sostituire carbone e gas». Le bollette però saranno più care. «L’energia elettrica da fonti fossili sembra conveniente. Ma nelle tariffe non si considerano i costi esterni, messi a carico della società: l’inquinamento dell’aria, le emissioni di Co2 e il rischio per il clima, le oscillazioni dei prezzi delle materie prime, le tensioni internazionali, le guerre per il petrolio. Non stanno nelle bollette, ma li paghiamo eccome».

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FOTOGALLERY
Al Circo Massimo
spuntano le croci
anti-nucleare

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03 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/405251/

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Yemen: polizia spara su manifestanti / VIDEO: È guerra in Yemen, uccisa una bambina a Sanaa

È guerra in Yemen, uccisa una bambina a Sanaa

Pubblicato in data 02/giu/2011 da

Lo Yemen vive una sanguinosa guerra civile. C’è una bambina di sette anni fra le quindice persone uccise a Sanaa negli scontri a fuoco tra forze governative e ribelli. È stata colpita in casa da un proiettile vagante.

Oltre sessanta persone sono morte nelle ultime 48 ore nella capitale: per strada è guerra tra l’esercito fedele al presidente Ali Abdullah Saleh e le milizie dello sceicco Sadeq al-Ahmar. I combattimenti si sono estesi in tutta la città e l’aeroporto è stato chiuso. L’Italia aveva già provveduto a chiudere la propria Ambasciata.

Yemen: polizia spara su manifestanti

Testimoni, polizia spara su militari che proteggono protesta

03 giugno, 07:54
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(ANSA) – SANAA, 3 GIU – Le forze di sicurezza yemenite hanno aperto il fuoco contro gruppi di manifestanti che ieri sera sono nuovamente scesi in piazza a Sanaa per chiedere le dimissioni del presidente Ali Abdullah Saleh, da 33 anni al potere. Non vengono segnalati né morti né feriti. Secondo alcuni testimoni le forze fedeli a Saleh hanno aperto il fuoco contro un’unità blindata comandata dal generale Ali Moshen Al-Ahmar che si è schierata a protezione dei dimostranti che da giorni attuano un sit-in pacifico.
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