Archivio | giugno 3, 2011

Batterio Killer, i dubbi degli scienziati. Produce una tossina velenosa, la la più violenta mai vista / VIDEO: New E-Coli strain discovered to cause deadly outbreaks CCTV News

New E-Coli strain discovered to cause deadly outbreaks CCTV News

Caricato da in data 02/giu/2011

A highly infectious new strain of E.coli bacteria is causing a deadly outbreak of food poisoning in Germany and other countries. Experts from the World Health Organization, Germany and China revealed their findings Thursday. Hundreds of cases of E.coli infections in Europe and the United States have raised the alarm levels worldwide.

Experts in China, part of a global network of laboratories, have been racing to understand the sickness which has killed 18 people so far.

They say they have found the bug carried genes that made it resistant to several types of antibiotics.

The Chinese scientists at the Beijing Genomics Institute say this new E.coli hybrid strain of bacteria is highly infectious and toxic. It is closely related to another E.coli strain, which has previously been found in Africa and is known to cause serious diarrhea.

The World Health Organization says the hybrid strain has never been seen in an outbreak situation before. It also contains the Shiga-like toxin from Enterohaemorrhagic E.coli. This toxin binds to and damages kidney cells and can lead to potentially fatal Haemolytic uraemic syndrome.

The precise source of the outbreak is unknown, but scientists say studies so far suggest it is likely to be contaminated vegetables or salad in Germany.

E.coli infections can spread from person to person but only by what is known as the faecal-oral route.

Health experts in Germany are advising strict hygiene regimes and recommending that consumers avoid eating raw salads and vegetables.

The outbreak is causing severe infections, mostly in female adults. And in a number of cases, serious complications affecting the blood and kidneys.

In addition to cases in Germany, the WHO said it has been notified of cases in Austria, Denmark, France, the Netherlands, Norway, Spain, Sweden, Switzerland and Britain. EU officials have said three cases have also been reported in the United States.

Almost all the cases are in people who had recently visited Germany.

Information provided by cctv.com Thank you http://www.cctv.com

http://www.youtube.com/user/keymastermind77?feature=mhum#p/a/f/1/Due3iUlaoX4

Batterio Killer, i dubbi degli scienziati

0104: h4 è il codice con il quale è stata battezzata la variante di «E. coli» che ha colpito in mezza Europa. Si attacca all’intestino dove produce una tossina velenosa: è la più violenta mai vista

Alcuni batteri dell’Escherichia coli fotografati con il miscroscopio elettronico: sono lunghi circa tre micron

+ Batterio, le regole contro il contagio
+ Batterio killer, l’epidemia si estende L’Oms: una variante mai vista prima
+ Batterio killer fuori dalla Germania

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di MARCO ACCOSSATO
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Una variante mai vista prima. La più violenta. Peggio: un incrocio di «batteri supertossici». Scagionato il cetriolo, resta un mistero l’origine del killer che ha contagiato finora quasi duemila persone soltanto in Germania e ha già fatto la sua comparsa in altri nove Paesi d’Europa. Nessuna certezza sulla causa, ma prende sempre più piede l’ipotesi che la fonte di tutto sia da cercare in un mega inquinamento della rete idrica nella zona a Nord di Amburgo, dove sono transitate quasi tutte le persone contagiate nei primi giorni di questa «epidemia».

Il killer è un germe fecale che s’annida nella parte inferiore dell’intestino di animali a sangue caldo, e quindi anche dell’uomo. Per questo un’altra ipotesi potrebbe essere quella di letame contaminato usato per concimare. L’European Centre for Disease Prevention and Control ha annunciato ieri che è stato isolato il sierogruppo, cioè la sotto-classificazione della specie batterica. Sigla O104:H4.

Holger Rohde, il batteriologo del Medical Center Hamburg-Eppendorf che coordina il gruppo di ricercatori tedeschi e cinesi impegnati nell’emergenza, spiega che «il batterio, della famiglia dell’ Escherichia coli , ha come caratteristica quella di restare saldamente attaccato, e per lungo tempo, all’intestino, dove produce la sostanza tossica». Nei pazienti più giovani, nei più anziani e in quelli debilitati, il batterio agisce scatenando la sindrome emoliticouremica (Seu), complicanza potenzialmente mortale che colpisce i reni, distrugge i globuli rossi, fino ad annientare il sistema nervoso centrale.

In attesa di risalire a un’origine certa del contagio, il professor Rohde immagina che l’obiettivo dei ricercatori possa essere quello di «individuare anticorpi specifici, in grado di contrastare proprio la capacità del batterio di rimanere così saldamente attaccato all’intestino». Ma «ci vorranno anni», non è certo una terapia che possiamo immaginare di utilizzare sulle persone contagiate in questi giorni.

«Quello che ci troviamo a contrastare – ammette Hilde Kruse, esperta di sicurezza alimentare all’Oms – è un ceppo mai isolato prima su pazienti, che presenta diverse caratteristiche che lo rendono più virulento e capace di produrre maggiori tossine». C’è un mistero nel mistero: la malattia colpisce soprattutto le donne. Ha un periodo di incubazione di dieci giorni e si manifesta con emorragie nel sistema digestivo. Il batterio è molto resistente agli antibiotici, «ma questo particolare – concordano gli esperti non sarebbe una minaccia in più». Anzi: alte dosi di antibiotico sono infatti in grado di distruggere anche la flora batterica intestinale «buona», il che paradossalmente – indebolirebbe le difese contro la malattia.

C’è un precedente che pochi ricordano ma che potrebbe aiutare a comprendere. «Cinque anni fa nel Nord America – dice la dottoressa Maria Caramelli, direttore sanitario dell’Istituto zooprofilattico del Piemonte, che nel nostro Paese ha già gestito l’emergenza mucca pazza l’acqua di scolo di allevamenti bovini raggiunse falde circostanti e contaminò i terreni di una vasta area. Si contarono duemila malati e venti morti. E si scoprì che la causa erano i batteri presenti nell’intestino dei bovini: si erano diffusi fino all’uomo attraverso l’acqua. Ipotesi che spiegherebbe perché quasi tutti i contagiati, oggi, sono nella zona Nord di Amburgo. Versione che scagionerebbe definitivamente i cetrioli, ma trascinerebbe nell’elenco dei cibi a rischio anche i pomodori, e tutti i vegetali coltivati a contatto diretto col terreno. Almeno in quella zona della Germania.

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03 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/405236/

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Pesce pagliaccio a rischio estinzione per l’acidificazione degli oceani

Pesce pagliaccio a rischio estinzione per l’acidificazione degli oceani

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La prossima “ricerca di Nemo” rischia di esser fatta con il solo ausilio della vista, dato che il pesce pagliaccio più famoso del mondo potrebbe non sentire più quando si chiamerà il suo nome. E’ questo l’allarme lanciato oggi dagli scienziati dell’Università di Bristol, Regno Unito, secondo cui i livelli di acidità che gli oceani rischiano di toccare entro la fine del secolo, potrebbero far diventare sordi questi pesci. Infatti il pesce pagliaccio si salva dai predatori proprio riconoscendone i suoni.

Gli oceani stanno diventando più acidi perché assorbono gran parte della CO2 che l’umanità immette in atmosfera. Gli scienziati britannici, che hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista Biology Letters, spiegano che, in mancanza dello stimolo del pericolo, la sopravvivenza del pesce sarebbe messa in discussione.

Evitare le barriere coralline nel corso della giornata è un comportamento tipico dei pesci in mare aperto. Lo fanno attraverso il monitoraggio dei suoni degli animali sulla barriera, la maggior parte dei quali sono predatori di qualcosa di solo un centimetro di lunghezza. Ma i suoni sono importanti anche per il rilevamento del compagno, per la caccia ed il foraggiamento, quindi se una o tutte queste capacità non ci sono più, il pesce si può estinguere

ha spiegato alla BBC Steve Simpson, capo della ricerca presso la Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Bristol. Precedenti ricerche hanno dimostrato che i pesci perdono anche la loro capacità di “annusare” il pericolo nell’acqua di mare un po’ più acida.

Per confermare la loro tesi, i ricercatori hanno allevato dei pesci pagliaccio in vasche contenenti acqua a diversi livelli di acidità. Una somigliava al mare di oggi, con l’atmosfera che contiene circa 390 parti per milione (ppm) di anidride carbonica. Gli altri serbatoi invece avevano i livelli che potrebbero essere raggiunti entro la fine del secolo con diversi scenari, a 600, 700 e 900 ppm. Più CO2 c’è nell’atmosfera, maggiore è quella assorbita dagli oceani, e più questi la assorbono, più l’acqua diventa acida.

In questo esperimento, il pesce poteva decidere di nuotare verso un altoparlante subacqueo che riproduceva i suoni dei predatori registrati su una barriera, oppure allontanarsi da esso. Nell’acqua con i livelli attuali di CO2, il pesce in oltre il 75% dei casi correva in direzione opposta all’altoparlante, mentre a concentrazioni più elevate, non ha mostrato alcuna preferenza. Ciò suggerisce che non riusciva ad udire, né a decifrare, i segnali di avvertimento.

Quello che abbiamo fatto qui è mettere il pesce di oggi nell’ambiente di domani, e gli effetti sono potenzialmente devastanti.

Se ci vorranno decenni per gli oceani per raggiungere questi livelli più acidi, c’è una possibilità che il pesce riesca ad adattarsi, ma se ciò non accadesse, la speranza di sopravvivere per Nemo si riduce vertiginosamente. E purtroppo il pesce pagliaccio non sarà l’unica specie a rischiare grosso a seguito del riscaldamento globale.

Basta ricercare Nemo, altrimenti si estinguerà
L’acidificazione degli oceani potrebbe avere gravi effetti sugli ecosistemi marini

[Fonte: BBC]

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fonte:  http://www.ecologiae.com/pesce-pagliaccio-estinzione-acidificazione-oceani/41464/

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