Archivio | giugno 6, 2011

Europride, Lady Gaga ha detto sì. A Roma canterà gratis e terrà discorso

Europride, Lady Gaga ha detto sì
A Roma canterà gratis e terrà discorso

La popstar americana si esibirà al Circo Massimo al termine della parata che partirà da piazza dei Cinquecento

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ROMA – Lady Gaga sarà a Roma per prendere parte alla giornata conclusiva dell’Europride, sabato 11 giugno. La conferma è arrivata con una nota ufficiale del comitato Roma Euro Pride e di Universal. «Il ComitatoRoma Euro Pride 2011 e l’Universal Music Italia sono lieti di annunciare la partecipazione di Lady Gaga alla parata finale dell’Euro Pride che si terrà sabato 11 giugno al Circo Massimo a Roma».

Lady Gaga salirà sul palco del Circo Massimo alla fine della parata, che partirà da piazza dei Cinquecento, e dopo un breve intervento, si esibirà cantando una delle canzoni che l’hanno portata al successo. La cantante ha accettato di partecipare a titolo gratuito.

Euro Pride è la più significativa manifestazione internazionale europea di orgoglio omosessuale, e ogni anno vede protagonista una capitale d’Europa. L’evento è promosso da Arcigay, Circolo Mario Mieli, Agedo (Associazione Genitori, Parenti e Amici Di Omosessuali), Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali) e M.I.T. (Movimento Identità Transessuale) e si articola in diversi eventi in programma nella Capitale dal primo all’11 giugno.

Lady Gaga ha deciso di partecipare all’evento – spiega il comunicato – su invito del Comitato Roma Euro Pride 2011 anche grazie all’interessamento dell’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia David Thorne, a cui va il nostro ringraziamento. Il suo sì rappresenta un’ulteriore conferma del suo sostegno alla causa della comunità L.G.B.T. (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender)».

Icona gay, particolarmente apprezzata per il suo stile stravagante e anticonformista, la cantante di origine italiana (il suo vero nome è Stefani Joanne Angelina Germanotta) si è affermata a livello mondiale come la popstar di maggiore successo degli ultimi anni. Il nuovo album Born This Way è al numero 1 nella classifica di vendita di ben ventisette Paesi nel mondo.

«La partecipazione della grande popstar è il frutto di trattative durate mesi – dice Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay – ed è stato decisivo, oltre alla tenacia delle associazioni, anche l’intervento dell’ ambasciatore statunitense David Thorne, che ha scritto una lettera a Lady Gaga. Da me e da tutto il comitato di Europride va quindi un grazie particolare all’ambasciatore, oltre che alla Universal Music Italia. Avevamo bisogno di una voce forte capace di abbattere il muro di silenzio che circonda l’Europride di Roma».

«La notizia che Lady Gaga salirà sul palco dell’Europride rappresenta una scossa
per l’Italia sui diritti delle persone lesbiche, gay e trans. L’Europride può così lanciare un segnale chiaro sull’assenza di diritti in Italia a livello internazionale. Lady Gaga è da sempre impegnata per i diritti gay e ci auguriamo che possa essere d’esempio per molti altri artisti anche in Italia – dichiara il portavoce del Gay Center di Roma, Fabrizio Marrazzo – Ringraziamo l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia che già lo scorso dicembre aveva sostenuto il numero verde Gay Help Line. L’attenzione degli Usa verso i diritti delle persone lesbiche, gay è trans è molto importante e segna la necessità di un grande cambiamento nel nostro Paese».

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Lunedì 06 Giugno 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=151789&sez=HOME_ROMA

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MESSICO – Lotte tra narcos, in campo i «mostri» / VIDEOREPORTAGE: Los zetas (english). Mexican gang called “los zetas”

Caricato da in data 28/nov/2010

MESSICO

Lotte tra narcos, in campo i «mostri»

Sempre più numerosi i camion blindati usati dalle bande per proteggere le spedizioni di droga e i raid

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WASHINGTON – Gli scontri tra narcos messicani sono sempre più intensi. E le gang si organizzano con nuovi mezzi: in speciali officine vengono costruiti gli ormai famosi «mostri», camion blindati usati negli assalti e per scortare i convogli di droga. Domenica pomeriggio l’esercito messicano ha sequestrato nella cittadina di Camargo (al confine con il Texas), alcuni mezzi corazzati in modo artigianale. Delle vere «testuggini» con torrette e feritoie. Il ricorso a questi veicoli è una risposta alla presenza di armi sempre più temibili nelle mani dei cartelli. All’inizio i banditi usavano solo pistole e mitra Kalashnikov, poi sono passati ai razzi Rpg e alle granate.

ARMI ANTICARRO – E’ aumentato il sequestro da parte dell’esercito di sistemi di controcarro di varia provenienza. Pezzi acquistati nel mercato centramericano (Salvador, Guatemala) o importati dall’Est Europa. Altri sono invece arrivati dagli Stati Uniti. In un recente combattimento nello stato di Nayarit un corteo di mezzi dei Los Zetas è caduto in una trappola. In testa al convoglio c’erano un paio di fuoristrada blindati che sono stati distrutti con ordigni simili a quelli impiegati dai ribelli in Afghanistan o in Iraq. Altri mezzi sono stati inceneriti a colpi di Rpg: 29 i trafficanti uccisi. I «mostri» servono per proteggere le spedizioni di droga oppure nei raid che i cartelli lanciano in territorio «nemico». I primi a costruirli sono stati i «Los Zetas», una delle organizzazioni più attive e feroci nelle zone al confine Messico-Stati Uniti.

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Guido Olimpio
06 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_06/messico-camion-corazzati-olimpio_0fa11526-9056-11e0-bd7e-24c232303fed.shtml

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Giappone, trovate tracce di plutonio all’esterno della centrale di Fukushima – La webcam sulla centrale

Giappone, trovate tracce di plutonio
all’esterno della centrale di Fukushima

Le amministrazioni locali preparano piani di evacuazione. Il governo valuta l’ampliamento dell’area proibita oltre i 20 km

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ROMA – Una piccola quantità di plutonio è stata rilevata fuori dall’impianto di Fukushima per la prima volta da quando è scoppiata la crisi nucleare in Giappone conseguenza del terremoto e dello tsunami dell’11 marzo. Lo annuncia Masayoshi Yamamoto, professore dell’università di Kanazawa, secondo cui il livello del plutonio trovato nei campioni di terreno prelevati nella città di Okuma, a meno di due chilometri dal cancello principale della centrale, è inferiore al livello medio di plutonio osservato dopo i test delle bombe nucleari.

Tre giorni fa alti livelli di radiazioni erano stati rilevati nell’impianto, aveva annunciato l’operatore Tokyo Electric Power (Tepco) spiegando che un robot nel sito del reattore 1 aveva rilevato fino a 4mila millisievert nella zona sud-est dell’edificio. La contaminazione del suolo intorno alla centrale nucleare è comparabile ai livelli riscontrati dopo la catastrofe di Cernobyl. Secondo Tomio Kawata, ricercatore presso l’ente nazionale per la gestione delle scorie nucleari (Numo), un’area di 600 km quadrati, principalmente a nordovest dell’impianto, ha probabilmente assorbito più di 1,48 milioni di becquerel per metro quadrato di cesio radioattivo, soglia che durante l’emergenza di Cernobyl fece scattare l’evacuazione obbligatoria permanente.

In Giappone le quantità di plutonio rilevate erano state collegate finora al rilascio di materiale radioattivo dopo esperimenti con ordigni nucleari, come quelli fatti dalla Corea del Nord. In base alle ricerche guidate da Yamamoto, è stata effettuata la comparazione delle proporzioni di 3 tipi di isotopi di plutonio, grazie alla quale l’origine della fuga di radiazioni è stata individuata nella centrale di Fukushima, dove i reattori dall’1 al 3 hanno subito pesanti danni, inclusa la fusione parziale, comwe ammesso dalla stessa Tepco solo a fine maggio.

Il reattore n.3 funzionava con una pericolosa miscela di uranio e plutonio. I campioni di suolo intorno alla centrale sono stati prelevati da un team di ricercatori dell’Università di Hokkaido prima del 22 aprile. Il governo di Tokyo aveva imposto un’area di divieto assoluto di accesso nel raggio di 20 km dall’impianto.

Nuovi timori per la salute dei tecnici che operano nella zona di Fukushima: due operai che stavano installando dei cavi nei pressi di un impianto per le scorie nucleari sono stati ricoverati con sintomi di disidratazione dopo aver avvertito un malore ieri mattina. Altri nove tecnici sono stati curati dall’inizio della crisi nucleare per colpi di calore. La Tepco, società che gestisce l’impianto, ha assicurato che adotterà maggiori misure di sicurezza a tutela dei lavoratori.

Le amministrazioni dei centri abitati nelle vicinanze di Fukushima preparano piani di evacuazione volontaria, sulla scia dei timori dei residenti per l’alto livello di radioattività. Le iniziative riguardano le persone che abitano subito fuori dalla zona di evacuazione programmata, che si estende in un raggio tra 20 e 30 km dall’impianto, dove si potrebbero avere anche 21,7 millisievert d’esposizione annua, oltre la soglia massima di 20 millisievert fissata dal governo. Le città di Date e Soma intendono offrire alloggi e strutture di supporto per chi deciderà di andarsene, anche se molti preferiscono restare. L’Agenzia per la sicurezza nucleare ha promesso di aumentare i controlli e informare subito la popolazione delle zone più a rischio, confidando che il progressivo abbassamento della radioattività non renda necessarie evacuazioni di massa oltre l’area a 30 km dalla centrale.

Il governo giapponese valuta di ampliare la portata dell’ordine di evacuazione. «Ci sono alcune zone oltre quelle soggette a evacuazione – si legge in un messaggino diffuso via Twitter dall’ufficio del premier nipponico – che presentano alti livelli di radiazioni. Abbiamo rafforzato i controlli perchè non ci siano impatti sulla salute della gente e continueremo a tenere sotto vigilanza la situazione in base alle situazioni individuali». Il governo discuterà con i comuni che soffrono di esposizione a radiazioni oltre i 20 millisievert nel corso di un anno.

La webcam sull’impianto di Fukushima

Lunedì 06 Giugno 2011 – 10:01    Ultimo aggiornamento: 18:58
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Santoro lascia la Rai: è divorzio

Viale Mazzini annuncia:«Risolto il rapporto»

Santoro lascia la Rai: è divorzio

Mentana: «In corso trattative con La7. Ora lui deciderà»

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(Milestone Media)
(Milestone Media)

MILANO – La Rai e Michele Santoro divorziano e «hanno convenuto di risolvere il rapporto di lavoro, riservandosi di valutare in futuro altre e diverse forme di collaborazione». È quanto si legge in una nota di Viale Mazzini. «Rai e Michele Santoro – prosegue la nota – hanno inteso definire transattivamente il complesso contenzioso – da troppo tempo pendente – altrimenti demandato alla sede giudiziaria. Si è ritenuto infatti di far cessare gli effetti della sentenza del Tribunale di Roma, confermate in appello, in materia di modalità di impiego di Michele Santoro, recuperando così la piena reciproca autonomia decisionale».

LA STAGIONE AUTUNNALE – Nel tardo pomeriggio era prima trapelato che nei palinsesti della prossima stagione autunnale non compariva la trasmissione di Michele Santoro, Annozero. In mattinata c’era stato l’incontro tra il vice direttore generale Antonio Marano, responsabile per l’offerta televisiva, con i direttori di Rai1, Rai2 e Rai3. E a quanto ancora si apprende, il programma di Michele Santoro era previsto nel progetto di Liofredi, direttore di Rai2. In sede però di confronto in Cda, con l’intero dossier palinsesti nelle mani del direttore generale Lorenza Lei, Annozero non risultava presente. Un’ora dopo si è capito il perché: Santoro e la Rai hanno scelto strade diverse e hanno deciso di non lavorare più insieme, senza escludere però collaborazioni future.

IL COMMENTO DI MENTANA – «Con la nostra emittente – ha detto Mentana aprendo il tg – le trattative, i rapporti, i discorsi ci sono stati: ora spetta a Santoro prendere la decisione definitiva. Domani ci sarà una conferenza stampa da cui verrà fuori tutto questo». «Nessun contratto è stato ancora firmato, ma noi lo accoglieremmo a braccia aperte», ha poi commentato il giornalista, dopo che il servizio del Tg ha parlato di «trattative andate molto avanti, sia sul piano contrattuale sia su quello dei contenuti giornalistici che potrebbe autonomamente realizzare non solo sul piano dell’attualità». Ma non del tutto rimossa l’ipotesi che Santoro resti a gravitare nella galassia Rai con l’avvio di una collaborazione tra l’azienda pubblica radiotelevisiva e il conduttore, e su questo innestare l’avvio o il proseguimento di programmi targati Santoro.

«EDITTO BULGARO»– «È chiaro a tutti che Michele Santoro va via perchè considerato dai vertici Rai come ospite sgradito nonostante il suo grande successo del 21% di share fisso in un canale che di media raggiunge l’8%. È una scelta suicida da parte dei vertici aziendali, che va contro la volontà degli italiani e contro la qualità del servizio pubblico radiotelevisivo». Lo afferma il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando. «È evidente – aggiunge – che in Rai vige ancora «l’Editto Bulgaro» nei confronti di giornalisti come Santoro e di altre libere trasmissioni.

GLI ALTRI PALINSESTI – Per il resto, nelle proposte del Dg portate al Cda in corso a Viale Mazzini, risultano poche modifiche rispetto a quelle portate dai direttori di rete: un nodo riguarderebbe lo spostamento di «Che tempo che fa» di Fabio Fazio al lunedì, come chiesto dal direttore di Raitre Paolo Ruffini. Ma rimane ancora molta incertezza sugli altri contratti da rinnovare («Parla con me» di Serena Dandini, «Report» di Milena Gabanelli e Giovanni Floris per «Ballarò»), seppure i programmi figurino in palinsesto.

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Redazione online
06 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_giugno_06/annozero-santoro-salta-palinsesto_7ffd9bb4-9051-11e0-bd7e-24c232303fed.shtml

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SIRIA – Strage di poliziotti a Jisr Ash Shugur. Oppositori: non volevano sparare sulla folla / VIDEO: 4 6 Jisr Ash Shugur Idlib أوغاريت إستشهاد جنود شرفاء من الجيش على أيدي الأمن لعدم تنفيذهم الأوامر بقتل المتظاهرين

4 6 Jisr Ash Shugur Idlib أوغاريت إستشهاد جنود شرفاء من الجيش على أيدي الأمن لعدم تنفيذهم الأوامر بقتل المتظاهرين

Caricato da in data 05/giu/2011

SIRIA

Strage di poliziotti a Jisr Ash Shugur
Oppositori: non volevano sparare sulla folla

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Per la tv di Stato, 80 agenti sono caduti in un’imboscata nella città del nord ovest della Siria, da venerdì oggetto della feroce repressione del regime. Per gli attivisti, i poliziotti sono stati giustiziati per ammutinamento. Carri armati pronti a entrare in città, richiesta di aiuto degli abitanti

Strage di poliziotti a Jisr Ash Shugur Oppositori: non volevano sparare sulla folla Il presidente siriano Bashar Al Assad

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DAMASCO – La tv di Stato siriana riferisce che 80 poliziotti sono stati uccisi a Jisr Ash Shugur, città di 37mila abitanti nel nord-ovest del Paese, al confine con la Turchia, dove dalla sera di venerdì scorso l’esercito è impegnato in una massiccia azione repressiva. Secondo l’emittente, gli agenti sono caduti in un’imboscata di “gruppi armati”: “Un vero massacro. Hanno mutilato i cadaveri e li hanno gettati nel fiume Oronte, hanno anche incendiato degli edifici governativi”. La tv parla di “violenti combattimenti tra agenti della sicurezza e miliziani armati che controllano alcuni quartieri della città”. Miliziani a cui si rivolge direttamente il ministro dell’Interno siriano in un comunicato letto in tv, avvertendoli che “lo Stato non rimarrà con le braccia incrociate di fronte agli attacchi”.

Ben diversa la versione fornita da due oppositori del regime del presidente Bashar Al Assad al telefono con l’Afp da Nicosia. Secondo loro, la sparatoria in cui sono morti gli agenti è avvenuta domenica ed è stata la conseguenza di un ammutinamento all’interno del quartier generale della polizia locale. Secondo uno degli attivisti, il vero assassino è il regime, che potrebbe aver fatto giustiziare gli uomini che non volevano aprire il fuoco sui dimostranti.

Altre fonti dell’opposizione, citate stavolta dalla tv panaraba Al Arabiya, ribadiscono la falsità di notizie “diffuse da un regime bugiardo e corrotto”. Bugie che, secondo gli attivisti anti-Assad, servono solo a giustificare l’imminente ingresso dei carri armati dentro il centro abitato di Jisr Ash Shugur “per punire gli abitanti che avevano manifestato pacificamente venerdì scorso”. Secondo gli attivisti, da sabato a oggi sono 37 i civili della cittadina uccisi dalle forze di sicurezza.

Spaventata dalla rappresaglia dell’esercito e dall’eventuale ingresso dei blindati in città, la gente di Jisr Ash Shughur ha lanciato una richiesta di aiuto di cui Al Arabiya dà notizia citando fonti dell’opposizione siriana in esilio. Il sito dei Comitati siriani di coordinamento locale della mobilitazione anti-regime descrive in effetti Jisr Ash Shugur come una città sotto assedio. “Gli abitanti di alcuni quartieri – si legge – hanno bloccato la strada che conduce a Jisr Ash Shughur da Idlib e Aleppo per impedire ai rinforzi militari di invadere la città”.

Testimoni sul posto ieri avevano raccontato che, oltre ai cecchini sui palazzi, le autorità di Damasco hanno usato anche elicotteri militari per “punire la città” dopo le massicce manifestazioni di protesta venerdì scorso. Sul sito “Notizie da Jisr ash-Shughur Libera” è pubblicata anche una foto della piazza centrale di Jisr Ash Shughur da dove è sparita la statua di Hafez al Assad, padre dell’attuale presidente, mentre sull’asfalto campeggia la scritta: “Jisr Ash Shughur non vuole l’ingresso dell’esercito”.

Ecco perché, nell’ottica di regime, la città “deve essere punita” con un’azione repressiva che le frammentarie testimonianze riescono comunque a dipingere nella sua brutalità. “Le forze di sicurezza hanno persino dato fuoco ai raccolti di grano, poco prima della mietitura” hanno affermato alcuni residenti, secondo cui molti soldati avevano la barba, costume strettamente vietato nell’esercito siriano.

Alla richiesta di aiuto degli abitanti di Jisr Ash Shughur fa eco il nuovo appello dell’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, che chiede al governo siriano di cessare le violenze e liberare tutti i manifestanti. La Ashton condanna “le continue brutalità e violenze in Siria” e deplora “la crescente perdita di vite umane causata dalla politica di repressione delle autorità siriane”. Inoltre manifesta “preoccupazione” per le notizie di torture e altre violenze perpetrate contro le famiglie dei manifestanti, inclusi bambini.

Dopo l’annuncio di un’amnistia per i prigionieri politici da parte del governo di Damasco, l’Unione europea, afferma ancora Ashton, “valuterà la sincerità dei provvedimenti presi dalle autorità siriane dalla misura in cui verranno attuati, che rappresenta l’unico modo di rendere credibili le riforme annunciate”. L’Alto rappresentante chiede infine alle autorità siriane di rispettare i diritti umani e di impegnarsi in un dialogo “genuino e inclusivo”, oltre che nelle riforme fondamentali per rispondere alle richieste della popolazione.

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06 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/06/news/siria_strage_di_agenti_a_jisr_al-chughur-17301216/?rss

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PRESE PER IL ‘C’ – Batterio killer, assolti i germogli di soia Fazio: controlli a tappeto, no blocco import

Batterio killer, assolti i germogli di soia
Fazio: controlli a tappeto, no blocco import

Negativi i test effettuati su 23 campioni. Ue valuta risarcimenti agli agricoltori Bild: anche la Cina nel mirino delle autorità

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ROMA – I primi test di laboratorio in Germania hanno assolto i germogli di soia dall’accusa di essere responsabili del batterio killer che ha portato alla grave epidemia di e.coli. Lo hanno riferito fonti ufficiali in base alle analisi effettuate su 23 dei 40 campioni presi in esame. Sono risultati negativi, inoltre, anche altri otto test realizzati ad Amburgo. «La ricerca della fonte dell’epidemia si sta dimostrando molto difficile – ha detto il ministro dell’Agricoltura della Bassa Sassonia – anche perché sono già passate diverse settimane dallo scoppio dell’epidemia». Il ministro prevede che i risultati di tutti i test non si conosceranno in tempi brevi. I risultati dei test, specificano le autorità, non significano comunque che la nuova pista venga completamente scartata. ll governo tedesco, in ogni caso, continua a sconsigliare i consumi di germogli di soia, di pomodori, di insalata e di cetrioli.

Ue: fonte non identificata, situazione grave. La fonte del ceppo killer dell’e.coli «non è ancora stata identificata»: lo hanno confermato la Commissione e la presidenza ungherese di turno del Consiglio Ue al termine della riunione dei ministri della Salute dei 27 a Lussemburgo. «La situazione è grave» ha ammesso il ministro ungherese della salute Miklos Rethelyi, in quanto «è complicata, coinvolgendo diversi settori e aspetti», dalla salute all’agricoltura. «Non siamo ancora arrivati a identificare l’origine dell’epidemia, dobbiamo essere responsabili in quel che facciamo», ha spiegato, aggiungendo che «ogni eventuale lezione sulla gestione della crisi la tireremo dopo che l’avremo risolta», smorzando così le critiche rivolte a Bruxelles e ai sistemi di allerta rapida Ue che, dopo le segnalazioni infondate di Berlino, hanno messo in crisi il settore agricolo spagnolo prima e quello europeo poi.

Fazio: la Germania faccia contrlli a tappeto, no al blocco dell’import. Sì a controlli sanitari a tappeto di tutta l’area del Lander del nord della Germania in cui si è sviluppata l’infezione del batterio killer E.coli. No al blocco delle importazioni della Germania, che non solo sarebbe inutile, ma che nessun Paese dell’Ue intende effettuare. Sono questi i due elementi centrali espressi dal ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, oggi a Lussemburgo, ai colleghi europei sulla crisi alimentare in atto. Così, dopo aver espresso solidarietà al governo tedesco e cordoglio alle famiglie delle vittime, Fazio ha spiegato che l’Italia «condivide» l’analisi del commissario europeo alla salute John Dalli che aveva sottolineato «l’inopportunità di blocchi sulle importazioni. L’Italia ha scartato l’idea di un blocco anche a seguito di colloqui con l’Ue per avere un modo comune di agire. L’Italia sta comunque subendo ingenti danni – ha proseguito Fazio – derivanti sia dal blocco deciso da Mosca sulle importazioni, sia per un problema di fiducia da parte dei consumatori». La causa? «La non ottimale gestione della crisi sotto il profilo della comunicazione che della gestione vera e propria. Sempre nello spirito di cooperazione – ha aggiunto il ministro – riteniamo che sia opportuni prendere queste iniziative. In assenza di una conferma definitiva batteriologica dell’origine è importante anche – dice Fazio – tenere presente quanto è avvenuto in situazione analoghe negli anni passati ed è quindi necessaria un’indagine sanitaria a tappeto nella zona del Lander settentrionale proprio per verificare la possibilità di contaminazione in sede di produzione e di confezionamento di prodotti agricoli».

Bild: anche la Cina nel mirino delle autorità. Le autorità sanitarie tedesche stanno esaminando anche un possibile collegamento con la Cina per accertare la fonte dell’epidemia: lo scrive oggi il tabloid Bild nella sua edizione online. Il giornale riporta che le confezioni di germogli di soia misti commercializzate dall’azienda della Bassa Sassonia sotto accusa contenevano anche germogli che sarebbero stati importati dalla Cina.

Aumentano intanto in Europa i casi di infezione da variante dell’E.coli (Ehec) e della complicanza più temuta, la sindrome emolitica uremica (Seu). Secondo l’ultimo bollettino diffuso oggi dall’Ecdc (European Center for Disease Prevention and Control), le infezioni sono arrivate rispettivamente a 1.672 e 661 casi, con 22 morti. Tutti i decessi, tranne uno in Svezia, sono stati registrati finora in Germania. «La gran maggioranza delle infezioni ha colpito pazienti adulti, e in oltre due terzi dei casi si tratta di donne» scrivono gli esperti. I Paesi coinvolti al momento sono 12 – Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Polonia, Spagna, Svezia e Gb – «ma la maggioranza dei pazienti è tedesca o ha viaggiato nel nord della Germania». Qui i numeri delle infezioni sono arrivati a 630 casi di Seu (con 15 morti) e 1.601 di Ehec (con 6 morti).

Ue, vertice ministri Agricoltura. Si terrà domani a Lussemburgo il Consiglio straordinario dei ministri dell’Agricoltura della Ue che esaminerà tutti gli aspetti e le conseguenze della contaminazione dal batterio killer e.coli che finora ha provocato 22 morti in Europa, 21 dei quali in Germania. Il Consiglo farà nuovamente il punto sia sulla gestione sanitaria dell’emergenza, alla luce dei risultati del Consiglio dei ministri della Sanità in corso oggi a Lussemburgo (al quale partecipa il ministro Fazio), sia sotto il profilo della gestione dei mercati agricoli, nel caso specifico gli ortofrutticoli. Il commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos dovrebbe poter anche chiarire se, dal punto di vista della legislazione europea, è possibile far scattare per il settore la speciale clausola d’urgenza in caso di catastrofi naturali, prevista ad esempio per i cereali, ma non per gli ortofrutticoli. La sessione ministeriale permetterà di avere quindi un quadro globale anche sulle perdite che stanno subendo i produttori e gli operatori europei. Inoltre, come preannunciato dalle autorità spagnole, si parlerà anche di compensazioni per i danni subiti causati – secondo Madrid – dagli errori di comunicazione della Germania nella gestione della crisi. La Commissione Ue ha infatti intenzione di proporre «compensazioni» finanziarie per aiutare i produttori di vegetali e frutta colpiti dall’allerta sul batterio killer. Lo ha annunciato un portavoce dell’esecutivo europeo.

Commissione: per ora nessun allerta sui germogli di soia.
La Commissione Ue non ha per ora lanciato una «specifica allerta europea» sui germogli di soia (che erano stati indicati dalle autorità tedesche come fonti del batterio e.coli) in quanto il prodotto è stato individuato «in un’azienda tedesca identificata e precisa» e non viene esportato fuori dai confini della Germania. Lo ha detto la portavoce della Commissione Ue, Pia Ahrenkilde Hansen: «La Commissione Ue prende atto dell’annuncio della Germania, secondo il quale i germogli di soia provengono da una azienda specifica e identificata». Sette esperti europei sono arrivati ieri a Berlino ieri per «assistere» le autorità tedesche nell’investigazione in corso. «L’obiettivo è di verificare e consolidare i risultati» ha affermato la portavoce.

Ad Amburgo situazione più distesa. La diffusione dell’epidemia di e.coli ad Amburgo mostra una lieve distensione: lo ha detto oggi il ministro della Sanità della città-Land, Cornelia Pruefer-Storcks, sulla base dei ricoveri avvenuti negli ultimi due giorni. «Il numero di persone malate ci dà motivo di sperare che la situazione si sia un po’ rilassata» ha osservato il ministro, rilevando che – alle ore 11 di oggi – i casi di Escherichia Coli Enteroemorragica (Ehec) sono 770 (tra accertati e presunti), 79 in più rispetto alle precedenti 48 ore. I casi della più grave sindrome emolitica uremica (seu), ha aggiunto, sono 151, sei in più rispetto a sabato.

Fazio: non focalizzarsi solo su singole verdure.
Di conferme ufficiali sulle cause del batterio killer al momento non ce ne sono, ma il ministro per la Salute, Ferruccio Fazio, al suo arrivo oggi a Lussemburgo per il Consiglio dei ministri della Salute della Ue, tiene a sottolineare l’importanza di non focalizzare le ricerche solo sui singoli prodotti. «Insisto sul fatto – ha sottolineato Fazio – che, al di là di focalizzarsi su quelli che sono i singoli vegetali, poiché si tratta di situazioni locali, conviene fare un approfondimento e, come chiedono i nostri tavoli tecnici, fare una focalizzazione su quelle che sono le condizioni non solo di produzione, ma anche di confezionamento». Secondo il ministro «potrebbe – non dico dovrebbe – anche essere una situazione trasversale, visto che sono stati ormai coinvolti cetrioli, insalate, germogli di soia». Ai cronisti che chiedevano se ritenesse necessario modificare il sistema europeo di allarme alimentare, in caso di contaminazioni, Fazio ha risposto: «Nel momento in cui avvengono delle criticità, i sistemi vanno esaminati e poi, se si trovano lacune, vanno messi a regime».

Spagna alla Ue: crisi gestita male, chiederemo i danni. «La crisi dovuta all’epidemia del batterio e.coli è stata gestita male – ha detto il ministro della salute spagnola Leire Pajin – provocando seri danni ai produttori di frutta e verdura spagnoli, per questo Madrid ha intenzione di chiedere i danni. Vogliamo esprimere il nostro scontento per come è stata gestita la crisi, che ha danneggiato gli interessi del nostro Paese, per questo «vogliamo certamente chiedere una compensazione per i seri ed irreparabili danni che la Spagna ha sofferto».

«Solo con prove lanciare l’allerta Ue». Leire Pajin ha detto con forza, oggi a Lussemburgo, che il sistema europeo di allerta rapida per le contaminazioni alimentari deve essere attivato solo quando c’è la certezza che il prodotto in questione sia la causa effettiva del contagio. Madrid vuole avere la sicurezza che non si ripeta quanto è avvenuto in Germania, con i cetrioli spagnoli, nel caso del batterio killeri. Anche in questo senso la Spagna chiede una revisione del meccanismo di allerta rapida europeo per le urgenze alimentari.

Lunedì 06 Giugno 2011 – 15:17    Ultimo aggiornamento: 18:57
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Ruanda, le leggi antigenocidio che tappano la bocca

Testata

Corriere della Sera e Amnesty International

Ruanda, le leggi antigenocidio che tappano la bocca

ruanda 4 giugno

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di Riccardo Noury

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Agnes Nkusi Uwimana e Saidati Mukakibibi, direttrice e vicedirettrice del tabloid settimanale Umurabyo, condannate il 5 febbraio a 17 e a 7 anni di carcere per minaccia alla sicurezza dello stato, ideologia genocida, divisionismo e diffamazione. Bernard Ntaganda (nella foto, a destra, durante il suo processo), presidente del partito di opposizione PS-Imberakuni, condannato a 4 anni di carcere per manifestazione non autorizzata, divisionismo e attentato alla sicurezza dello stato.

Agnes Nkusi Uwimana e Saidati Mukakibibi avevano denunciato la corruzione presente ai vertici delle istituzioni, ipotizzato possibili divisioni tra le forze armate e lamentato il clima d’insicurezza prevalente nel paese. Bernard Ntaganda aveva fatto comizi pre-elettorali.

Anche questo è oggi il Ruanda, dove secondo un rapporto pubblicato da Amnesty International, le leggi che proibiscono e puniscono l’ideologia genocida e il divisionismo vengono usate per sopprimere il dissenso politico e limitare la libertà d’espressione.

Il Fronte patriottico ruandese di Paul Kagame, che lo scorso agosto ha rivinto le elezioni presidenziali, aveva introdotto queste leggi per far sì che mai potessero riproporsi le condizioni del genocidio del 1994 in cui vennero assassinate 800.000 persone (soprattutto tutsi, ma anche hutu che si opponevano allo sterminio). Tuttavia, la loro formulazione vaga e soprattutto l’applicazione ampia hanno dato luogo a una vera e propria criminalizzazione di espressioni che non solo non costituiscono incitamento all’odio e alla divisione ma che, in molti casi, costituiscono mere critiche alla politica governativa. Critiche che il governo preferisce affrontare tappando la bocca a chi le esprime.

Si pensava e sperava che i mesi che avevano preceduto la campagna elettorale dello scorso agosto sarebbero stati il culmine di questa foga repressiva. C’erano stati anche i morti; Jean-Leonard Rugambage, vicedirettore del quotidiano “Umuvugizi”, assassinato a giugno nella capitale Kigali; e André Kagwa Rwisereka, vicepresidente del Partito verde, ucciso a luglio a Butare, nel sud del paese. Si pensava e sperava che, dopo aver stravinto le elezioni col 93 per cento dei voti, il governo del presidente Kagame allentasse la presa. Al momento, così non è.

Agnes Nkusi Uwimana, Saidati Mukakibibi e Bernard Ntagamda attendono l’esito dell’appello, sperando che l’impegno a modificare la legge antigenocidio e la legge sui media, proclamato dal governo ruandese a gennaio di fronte al Consiglio Onu dei diritti umani, sia sincero.

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06 giugno 2011

fonte:  http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/06/06/ruanda-le-leggi-antigenocidio-che-tappano-la-bocca/

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