Archivio | giugno 7, 2011

INCHIESTA DEL GUARDIAN – Usa: un hacker su quattro è al servizio dell’FBI

07/06/2011 – UN’INCHIESTA DEL GUARDIAN

Gli hacker reietti al servizio degli 007

Un cyberguerriero su quattro è diventato un informatore dell’Fbi

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Sospetti e sfiducia serpeggiano nel mondo segreto degli hacker: l’universo sotterraneo dei pirati informatici negli Usa è stato infiltrato così capillarmente dall’Fbi che che un cyberguerriero su quattro è diventato un informatore dei ’Feds’, pronto a spiattellare alle autorità le attività dei suoi pari. Un’inchiesta del Guardian punta oggi i riflettori sui successi conseguiti dalle unità di cyberpolizia nel convincere i criminali online a collaborare. La rete di spie dell’Fbi ha esteso così sistematicamente i suoi tentacoli che Eric Corley, che pubblica la bibbia trimestrale degli hacker ’2600’, ha stimato che il 25 per cento dei pirati negli Usa è stato reclutato dalle autorità. «Da un lato c’è la minaccia di pesanti pene detentive, dall’altro la relativa inesperienza di molti hacker con la legge: fatto è che sono diventati vittima facile di intimidazioni», ha detto Corley al giornale britannico.

Una situazione, questa, che alimenta timori e diffidenze nella comunità dei pirati: «Decine sono stati messi nei guai da gente di cui pensavano di potersi fidare», ha detto John Young, a cui fa capo Cryptome, una ’cassaforte’ di documenti segreti sull’esempio di Wikileaks. Il caso più clamoroso di hacker ’traditore’ è quello di Adrian Lamo, che ha denunciato le attività di Bradley Manning, il soldato dell’intelligence accusato di aver passato all’organizzazione di Julian Assange i dossier sull’Afghanistan e del Cablegate. Manning si fidava di Lamo e gli aveva chiesto consiglio ma era stato ripagato con una denuncia alle autorità militari: un gesto costato al giovane hacker mesi di isolamento nel carcere del Pentagono di Quantico in Virginia (da poco Manning è stato trasferito a Fort Leavenworth) e a Lamo il soprannome di ’Giuda’ della sua specie. La vicenda di Manning è la punta dell’iceberg. In alcuni casi, popolari forum illegali usati dagli hacker per lo scambio di identità rubate e numeri di carte di credito sono finiti in mano di pirati passati all’Fbi.

Altre volte sono invece gli agenti del Bureau che si mimetizzano con successo tra i corsari della rete. Lavorando con un collega undercover della Serious Organised Crime a Londra, l’agente del Bureau Keith Mularsky (nome d’arte Master Splyntr) si è finto un ’carder’ (pirata specializzato nel furto di identità) per infiltrare un foro illegale: 56 hacker sono stati arrestati, tra cui il fondatore di DarkMarket, un britannico nato in Sri Lanka di nome Renukanth Subramanian, alias JiLsi, condannato l’anno scorso nel Regno Unito a un anno di prigione per furto di identità.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/406025/

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Calcio scommesse, 30 le partite truccate. Pm: sensazione grossi problemi in serie A

Calcio scommesse, 30 le partite truccate
Pm: sensazione grossi problemi in serie A

Di Martino: combine non tra giocatori, ma tra società. Voci su Milan-Bari e Inter-Lecce. Nuovo fascicolo su Napoli-Parma

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ROMA – Sarebbero una trentina le partite truccate in vari campionati, ha detto oggi Marco Pirani nell’interrogatorio davanti al procuratore di Cremona Roberto Di Martino. Diciotto di queste erano già note nell’inchiesta, le altre no. Tra le novità una vecchia partita di serie A (che non farebbe parte del gruppo oggetto di inchiesta a Cremona) e due di B. Pirani avrebbe spiegato che gli episodi di manipolazione delle partite gli erano riferiti da Massimo Erodiani e di essersi sentito talvolta isolato dal gruppo dei bolognesi e degli zingari in presenza di forti scommesse. Lo si è appreso a conclusione del suo interrogatorio, iniziato a mezzogiorno e concluso nel tardo pomeriggio.

Secondo gli inquirenti la gran parte delle combine riguardavano partite delle serie minori anche se c’è la sensazione che potessero essere manovrate alcune partite di serie A. Per combinare una partita della massima serie sarebbero però stati necessari almeno 400-500mila euro, con le relative difficoltà del caso. Gli inquirenti hanno definito «molto collaborativo» Pirani che più volte ha citato Massimo Erodiani come la fonte delle sue informazioni.

Le sensazioni del pm. Il procuratore Roberto Di Martino ha «la sensazione che ci siano grossi problemi in serie A, che ci siano incontri truccati. È una sensazione e una sensazione senza riscontri non è una prova. La sensazione è, però, che in serie A le combine non siano fra i giocatori ma fra le società».

Nuove rivelazioni vengono fuori dalle intercettazioni telefoniche dell’ex capitano del Bari, Antonio Bellavista. Oltre alle partite sotto inchiesta c’è anche una frase dell’ex calciatore sulla partita Milan-Bari del 13 marzo 2011 terminata 1-1 con le reti di Rudolf e Cassano. La partita non è compresa tra quelle indagate e non è compare quindi nelle ordinanze, ma in una delle registrazione Bellavista si giustificherebbe con alcuni scommettitori sul motivo per cui il match tra i pugliesi e i rossoneri non sarebbe finita con un “over”. I giocatori del Bari avrebbero infatti «avuto paura di essere scoperti dalla società» e si sarebbero quindi tirati indietro dalla combine. Gli investigatori ritengono queste dichiarazioni millanterie, ma durante gli interrogatori ne chiederanno conto a Bellavista.

Un nuovo fascicolo su Napoli-Parma dell’aprile 2010 potrebbe essere aperto dalla Procura di Napoli sulla base degli elementi raccolti negli ultimi giorni, e in particolare sulla fotografia in cui Antonio Lo Russo, esponente dell’omonimo clan camorristico del quartiere Miano, compare a bordo campo durante la gara. Nel giorno della partita Lo Russo era ancora in libertà, ma di lì a pochi giorni sarebbe diventato – e lo è tuttora – latitante per un’ordinanza di custodia per droga. E’ verosimile che la Procura disponga accertamenti sull’immagine, scattata dal fotografo dell’Ansa Ciro Fusco: la delega ai carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Il precedente fascicolo, aperto dal pm Luigi Alberto Cannavale sulla base delle dichiarazioni del boss pentito Salvatore Lo Russo, zio di Antonio, era stato invece inviato nel luglio dello scorso anno alla Procura della Federcalcio, perchè non erano emersi elementi sufficienti a sostenere accuse penali. «Mi meraviglio che la società calcio Napoli permetta a certa gente di stare a bordo campo. Il calcio deve cambiare, ci sono troppi soldi che girano attorno a quel mondo. Ne parlerò domani con De Laurentiis», ha commentato il sindaco Luigi De Magistris.

Il procuratore aggiunto di Napoli, Rosario Cantelmo, ha interrogato a Roma in qualità di teste un esperto di giocate elettroniche nell’ambito dell’inchiesta sul clan camorristico dei D’Alessandro di Castellammare di Stabia, che lo scorso ottobre portò all’arresto dell’ex attaccante dell’Avellino e del Sorrento, Cristian Biancone. L’interrogatorio si è svolto nella capitale poichè lì il magistrato aveva altri impegni. L’obiettivo di Cantelmo, che segue le indagini assieme ai sostituti Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, è comprendere meglio i meccanismi con cui avvengono le giocate e il sistema dei flussi. I pm intendono incrociare i dati degli incontri sospetti con le informazioni ricavate attraverso le intercettazioni. L’ipotesi investigativa è che il clan D’Alessandro, anche corrompendo alcuni calciatori, sia riuscito a pilotare l’esito di incontri di calcio; l’attenzione degli investigatori è focalizzata su diversi incontri, anche di serie A.

«Erano arrivate delle voci su una combine Inter-Lecce che poi non si sono rivelate vere». Manlio Bruni, il commercialista di Beppe Signori ha confermato al gip Guido Salvini l’impianto accusatorio dell’inchiesta, anche se, sottolinea lui stesso al termine dell’interrogatorio, «non c’era nessuna centrale di scommesse nel nostro studio». ll commercialista, che è agli arresti domiciliari, in tre ore ha spiegato la sua versione al gip «confermando l’impianto accusatorio – ha detto il suo legale, Fausto Bruzzese – e fornendo particolari per chiarire la nostra posizione».

«Non ho mai avuto rapporti con il calcio giocato – ha sottolineato Bruni – ci sono state date della dritte sbagliate su Inter-Lecce e noi abbiamo giocato. Ma non c’era nessun illecito su quella partita tanto è che abbiamo perso». Al gip Bruni avrebbe fatto il nome di Massimo Erodiani e Antonio Bellavista come i due che avrebbero fornito la dritta sulla partita, poi rivelatasi sbagliata. In merito alle altre due partite che vengono contestate al commercialista, Atalanta-Piacenza e Benevento-Pisa, Bruni ha detto che su quegli incontri «noi non abbiamo giocato. Quanto a Beppe Signori, è un mio amico e sono il suo commercialista – ha aggiunto – ma non abbiamo fatto scommesse insieme. Quello che voi chiamate clan dei bolognesi ha giocato una sola partita e ha perso».

Francesca La Civita, la trentenne pescarese titolare di alcune agenzie di scommesse a Pescara e ad Ancona, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La donna, che è agli arresti domiciliari, è comparsa davanti al gip di Ancona Alberto Pallucchini, che doveva sentirla per rogatoria per l’interrogatorio di garanzia. Secondo gli investigatori le agenzie sarebbero riconducibili a Massimo Erodiani, ritenuto uno degli organizzatori del giro.

«Mandateci gli atti per consentirci di accelerare sul versante sportivo dell’inchiesta».
È questo il senso di una telefonata che il capo della procura della Figc, Stefano Palazzi, ha fatto di nuovo (dopo quella susseguente allo scoppio dello scandalo) poco fa al pubblico ministero di Cremona, Roberto Di Martino. La risposta del magistrato è stata collaborativa: ha infatti preannunciato l’arrivo delle prime carte entro fine settimana. È escluso quindi, si fa presente in ambienti federali, l’arrivo di parte della documentazione per oggi, come invece era dato per quasi certo.

Nessuna anomalia nei flussi di gioco giunti ai concessionari autorizzati dai Monopoli di Stato per le tre partite di Serie A indicate dall’odontoiatra Pirani negli interrogatori alla Procura di Cremona. L’analisi di Agipronews delle giocate raccolte nelle agenzie e nei siti legali conferma che il gioco fu regolare e senza scossoni. Genoa-Lecce: la partita finì 4-2 ma i flussi delle giocate -confermano i bookmaker italiani- furono regolari. In una situazione in cui il Lecce era a rischio retrocessione e il Genoa senza particolari motivazioni di classifica, il 51 per cento delle puntate si concentrò sul «2» (pagato 4,20), il 41 sulla vittoria della squadra di casa (2,10) e appena il 7 sul pareggio, ritenuto evidentemente improbabile malgrado una quota non elevatissima (2,35).

Fiorentina-Roma:
è il match (terminato 2-2) in cui Totti, con una doppietta, tocca quota 201 gol. Fiorentina favorita in lavagna (2,45 la quota) e 62% delle giocate sul successo viola, 24% sul colpaccio giallorosso (3 contro 1) e solo il 13% sul pareggio, pagato 3,20 in agenzia, vale a dire il risultato con il quale si concluse la partita.

Lecce-Cagliari: una pacchia per il «banco»: le giocate erano divise tra vittoria del Lecce (1,50, poi scesa rapidamente prima della partita), scelta dal 39% degli scommettitori, e quella del Cagliari: la quota per il «2» rossoblù era talmente alta (8 contro 1 in apertura) da attirare addirittura il 51% delle scommesse. Niente di fatto: la partita finì con un rocambolesco 3-3, su cui aveva giocato solo il 10% dei giocatori.

Dopo la serie B anche la Lega Pro ha chiesto di entrare nel procedimento sulle partite truccate in corso alla Procura di Cremona, come parte offesa. La Lega Pro ha annunciato anche che si costituirà parte civile nell’eventuale processo sullo scandalo scommesse. A rappresentare la Lega Pro è l’avvocato Salvatore Catalano. Poco dopo le 12 al tribunale di Cremona è iniziato l’interrogatorio di Marco Pirani, uno degli arrestati nell’inchiesta sulle partite truccate, da parte del procuratore capo Roberto Di Martino. Pirani è una delle figure chiave dell’organizzazione che scommetteva sulle partite.Da quanto si apprende, poi, la procura di Cremona, nei limiti previsti dal Codice, avrebbe intenzione di dare la massima collaborazione alla giustizia sportiva, sia nei confronti della Federcalcio che della Lega Calcio. Nei prossimi giorni infatti è prevista anche una visita del procuratore federale Stefano Palazzi al tribunale di Cremona. La Lega Pro, infine, ha anche deciso di fare una radiografia completa di tutte le scommesse effettuate su tutte le partite del campionato 2010-2011. Lo scopo è verificare che non ci siano ulteriori puntate ‘anomalè oltre a quelle già segnalate da alcune società di scommesse.

Martedì 07 Giugno 2011 – 13:33    Ultimo aggiornamento: 20:34
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FLOTILLA2, CONTINUA IL BOICOTTAGGIO – Israele: Avvertimenti a compagnie marittime “Faremo causa” / VIDEO: Amel Mathlouthi – Naci En Palestina

Amel Mathlouthi – Naci En Palestina

Caricato da in data 31/dic/2008

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FLOTILLA “STAY HUMAN”: Avvertimenti a compagnie marittime

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Nuove mosse per fermare la flottiglia. Il Centro legale israeliano “Shurat HaDin”, farà causa alle compagnie proprietarie delle navi che a fine giugno dovrebbero salpare per Gaza

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di MIC.GIO

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Gerusalemme, 07 giugno 2011, Nena News – Pressioni politiche e uso della forza. E’ questa la strada scelta dal governo Netanyahu per fermare la Freedom Flotilla 2 «Stay Human», la seconda flottiglia pacifista per Gaza, dedicata all’attivista italiano Vittorio Arrigoni. Dietro le quinte il lavoro è ancora più articolato. Il Centro legale israeliano “Shurat HaDin”, ufficialmente una associazione non-profit, ha annunciato che farà causa alle compagnie proprietarie delle navi che a fine giugno dovrebbero salpare per Gaza, tra le quali l’italiana «Stefano Chiarini» che porta il nome del giornalista del manifesto scomparso nel 2007.

La minaccia a prima vista sembra inconsistente ma la direttrice di “Shurat HaDin”, Nitsana  Darshan-Lettner, ha spiegato al quotidiano Jerusalem Post che l’azione legale verrà avviata negli Stati Uniti dove l’American Neutrality Act consente di procedere contro imprese e società straniere, con uffici negli Usa, che lavorano con le «organizzazioni terroristiche». Tenendo presente che il movimento islamico Hamas, che governa a Gaza, è nell’elenco dei gruppi «terroristici» del Dipartimento di stato, il centro legale israeliano ritiene di poter ottenere facilmente la condanna delle compagnie armatrici che daranno assistenza alla Flotilla 2, nonchè delle compagnie di assicurazione specializzate nel settore marittimo. Per il governo israeliano – e per non pochi dei paesi alleati di Israele – la seconda flottiglia pacifista, così come la prima, è una iniziativa a sostegno dei «terroristi» di Hamas e non della popolazione civile di Gaza sotto un duro embargo da diversi anni. Dopo l’uccisione di nove civili turchi in un blitz israeliano sulla nave Mavi Marmara (parte della prima flottiglia) il 31 maggio 2010, Israele ha puntato con decisione sulla denuncia della componente islamica della Freedom Flotilla per «allertare» i governi amici sul «pericolo fondamentalista». Avvertimenti minacciosi in questi giorni sarebbero stati inviati anche alla “Inmarsat”, la società che garantisce le comunicazioni satellitari alle navi che percorrono il Mediterraneo meridionale. I risultati dei passi fatti dalla “Shurat Ha Din”, ha scritto il Jerusalem Post, già si vedono poiché  i “Lloyd’s” (la più grande compagnia di assicurazione marittima)  e la “International Union of Marine Insurance” avrebbero garantito che non assisteranno la Freedom Flotilla.

Ma ad agire contro la seconda flottiglia per Gaza sono in tanti. La stampa turca ha riferito che gli Stati Uniti avrebbero offerto al premier Erdogan, in cambio di uno stop alla Flotilla, la possibilità di tenere ad Ankara un summit israelo-palestinese, sul modello della Conferenza di Pace di Madrid del 1991 e degli Accordi di Oslo del 1993. «I governi democratici non possono fermare i loro cittadini che intendono far partire un’altra flottiglia di aiuti per Gaza e sfidare un blocco (israeliano) illegale», ha ribadito da parte sua il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu, replicando all’appello ad impedire la partenza della «Stay Human» lanciato dal Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Nena News

questo articolo e’ stato pubblicato il 7 giugno 2011 dal quotidiano il Manifesto.

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=10491

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USA FANNO OFFERTE A TURCHIA PER LO STOP A FREEDOM FLOTILLA2

USA FANNO OFFERTE A TURCHIA PER STOP FLOTILLA

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Il quotidiano turco “Zaman” riferisce di manovre dietro le quinte per bloccare la partenza per Gaza della nuova flottiglia. Washington offre alla Turchia la possibilità di ospitare un summit israelo-palestinese.

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Roma, 04 giugno 2011, Nena News – Gli Stati Uniti sono impegnati in un inteso lavoro dietro le quinte per impedire la partenza per Gaza della seconda flottiglia pacifista, la Freedom Flotilla 2 «Stay Human», dedicata alla memoria dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni. Tra le 15 navi c’è l’italiana «Stefano Chiarini», che porta il nome del giornalista del quotidiano Il Manifesto e specialista di Medio Oriente scomparso prematuramente nel 2007.

Il quotidiano turco “Zaman” – citando un altro giornale “Hurriyet” – riferiva ieri che Washington avrebbe offerto al governo turco, in cambio di uno stop alla Flotilla 2, la possibilità di tenere ad Ankara un summit israelo-palestinese, sul modello della Conferenza di Pace di Madrid del 1991 e degli Accordi di Oslo del 1993. Gli americani tuttavia, aggiungeva il giornale, sanno che la Turchia difficilmente accetterà l’offerta senza aver prima ottenuto le scuse ufficiali di Israele per l’assalto alla Freedom Flotilla del 31 maggio 2010, nel quale vennero uccisi nove civili turchi e feriti molti altrisulla nave Mavi Marmara, abbordata da commando dello Stato ebraico. Le Ong turche sono in prima fila nella organizzazione della Flotilla 2 che, comunque, era e resta una missione internazionale alla quale, quest’anno, dovrebbero prendere parte navi di molti paesi, forse anche statunitensi.

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la nave turca Mavi Marmara

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Negli ultimi giorni sono state tante le prese di posizione a sostegno della Flotilla 2 da parte di attivisti e dirigenti politici turchi. «I governi democratici non possono fermare i loro cittadini che intendono far partire un’altra flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza e sfidare un blocco (israeliano) illegale», ha affermato in una recente intervista alla agenzia di stampa britannica Reuters il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu, rispondendo indirettamente all’appello ad impedire la partenza della nuova flottiglia umanitaria, rivolto ai governi del mondo dal Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. «Nessun paese democratico può pensare di avere il pieno controllo di queste Ong», ha spiegato Davutoglu riferendosi alle organizzazioni non governative, non solo turche, che si preparano a salpare per Gaza. Davutoglu ha ammonito Israele dal ritentare un’azione di forza: «Nessuno può aspettarsi che la Turchia o altri paesi membri dell’Onu possano dimenticare i nove civili uccisi lo scorso anno. Inviamo un messaggio chiaro alle parti interessate (Israele): quella tragedia non deve ripertersi».

E’ massiccia la mobilitazione intorno alla Flotilla 2. I promotori, in buona parte europei, sono decisi a violare il blocco navale che la Marina militare israeliana attua davanti alle coste di Gaza, ufficialmente per «impedire il traffico di armi». La nuova missione umanitaria è anche una risposta al raid di un anno fa che oltre a provocare nove morti causò il ferimento di numerosi attivisti, pacifisti e giornalisti di diversi paesi. Tra le centinaia di stranieri fermati in mare e rinchiusi per alcuni giorni in prigioni israeliane (prima di essere espulsi) c’erano anche cittadini italiani, tra i quali i giornalisti Angela Lano e Manolo Luppuchini. La strage in mare provocò un forte sdegno e le relazioni tra Turchia e Israele arrivarono al punto di rottura. Nelle settimane successive tuttavia il veto degli Stati Uniti e le posizioni assunte da alcuni governi occidentali, incluso quello italiano, impedirono l’approvazione di risoluzioni di condanna di Israele che pure, per l’assalto alla Freedom Flotilla, è stato duramente criticato dal Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu.

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Sit-it in un porto americano a favore della Freedom Flotilla

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Il governo israeliano da parte sua ha sempre parlato di «legittima difesa» e di «aggressione» subita dai soldati (alcuni dei quali rimasero feriti sulla Mavi Marmara). Ha inoltre incaricato due commissioni «interne» – una civile e l’altra militare – di svolgere inchieste che si sono concluse con l’approvazione dell’operato dei militari e con qualche blanda critica rivolta solo alla pianificazione del raid contro la Flotilla. Il premier Netanyahu ha anche disposto un leggero allentamento del blocco terrestre di Gaza.

La tensione aumenta con l’avvicinarsi del giorno, non ancora annunciato ufficialmente, della partenza della nuova flottiglia pacifista. Fiancheggiato dall’Amministrazione Obama, Netanyahu sta lavorando ai tavoli della diplomazia affinchè la spedizione sia impedita. Ma un’azione di forza contro i pacifisti non viene esclusa neppure stavolta. Secondo quando riferiva qualche giorno fa il quotidiano di Tel Aviv “Haaretz”, il primo ministro ordinerà l’uso del pugno di ferro contro le navi che non obbediranno agli ordini della Marina israeliana. Sono stati richiamati i riservisti e l’intelligence militare sorveglia diversi siti internet.  La Marina israeliana lavora a «misure di contenimento» di eventuali azioni di resistenza passiva degli attivisti, ma una qualche forma di arrembaggio viene ritenuta dai comandi israeliani «ineluttabile». Nena News

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=10367

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Siria, sequestrata la blogger Amina. Campagna sul web per la liberazione

DIFFONDETE!

Stanno spegnendo Internet in Siria per preparare una strage e nasconderla. Diffondete sulle vostre bacheche e su altri social network questi dati, che permettono ai siriani di collegarsi a internet via modem bypassando il blocco: Dial up access for #Syria: +46850009990 +492317299993 +4953160941030 user:telecomix password:telecomix #syria #killswitch by @telecomix

They’re off the Internet in Syria to prepare for a murder and hide it. Spread on your message boards and other social networks such data, which allow the Syrians to connect to Internet via modem, bypassing the block: Dial up access for Syria #: +46850009990 +492317299993 +4953160941030 user: password telecomix: telecomix # # syria by killswitch @ telecomix

un grazie all’amica Doriana Goracci per la segnalazione

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Siria, sequestrata la blogger Amina
Campagna sul web per la liberazione

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Prelevata da agenti della polizia segreta, armati e in borghese, e condotta in una località sconosciuta. Il suo diario online, “La ragazza gay di Damasco”, era diventato fonte di informazione per molti media stranieri e luogo di dibattito su diritti e politica

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di RAFFAELLA MENICHINI

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Siria, sequestrata la blogger Amina Campagna sul web per la liberazione

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Nella blogosfera era diventata uno dei nomi più noti della rivolta civile dei giovani siriani. Ora Amina Arraf è scomparsa, prelevata da uomini armati a Damasco e condotta in un luogo segreto. Il blog di Amina 1 era diventato popolarissimo negli ultimi tempi, grazie agli aggiornamenti in tempo reale sulla rivolta e al tema coraggiosissimo – per una giovane donna araba – del coming out omosessuale: “A gay girl in Damascus” era infatti il titolo del blog in inglese dove Amina raccoglieva appunti privati, notizie e commenti di natura politica in un complesso di certo indigesto per le autorità siriane.

La denuncia del rapimento di Amina è stata fatta sul suo stesso blog con un post dalla cugina di Amina Arraf, più nota come Amina Abdallah, che precisa che Amina è stata fermata da tre agenti in borghese armati e costretta a entrare nella loro auto nei pressi della piazza degli Abbasidi della capitale siriana. “Amina ha colpito uno di loro e ha detto alla sua amica di andare a cerca suo padre. Uno degli uomini allora ha messo la mano sulla bocca di Amina e l’ha trascinata in una Dacia Logan rossa con un adesivo di Basel Assad (fratello del presidente Bashar al Assad, ndr) sul finestrino”. In un aggiornamento sul blog, la cugina di Amina racconta di essere stata al telefono con i genitori della ragazza che non ne hanno notizie e stanno disperatamente cercando di capire dove sia stata condotta. “Purtroppo ci sono almeno di 18 diverse polizie in Siria, oltre a bande e gruppi paramilitari. Non sappiamo chi l’ha presa e dunque a chi chiedere il suo rilascio. E’ anche possibile che stiano cercando di deportarla. Da altri membri della famiglia che sono stati imprigionati, possiamo supporre che verrà rilasciata presto. Se avessero voluto ucciderla lo avrebbero fatto subito. Almeno, questo è ciò che speriamo e per cui preghiamo”.
Figlia di un’americana e di un siriano, Amina ha la doppia cittadinanza e ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. Era tornata in Siria nell’estate 2010 e sul suo blog raccontava la vita di una ragazza omossessule in Siria, dove l’omossessualità è considerata un reato come in gran parte dei Paesi arabi. Dallo scoppio delle proteste anti-regime nel marzo scorso e con la conseguente espulsione di gran parte dei giornalisti stanieri dalla Siria, il blog di Amina è diventata una delle fonti di notizie per la stampa internazionale. I suo post si erano fatti via via più diretti e aggressivi e domenica ad esempio scriveva: “Devono andarsene, devono andarsene subito. Non c’è altro da dire”.

Da un mese Amina viveva nascosta, dopo aver ricevuto avvertimenti e minacce. La sua partner Sandra Bagaria, intervistata in Canada dal New York Times, ha raccontato che la Arraf “ha vissuto in quattro o cinque appartamenti in quattro o cinque diverse città” da quando due giovani si sono presentati in casa sua a Damasco qualche settimana fa. “Amina si svegliò nel mezzo della notte e vide suo padre parlare fuori di casa con due giovani di circa vent’anni. Penso che stessero solo eseguendo ordini, non sapevano cosa stessereo facendo”. Quella notte gli agenti lasciarono in pace Amina, ma “da allora fummo sicure che sarebbero tornati per lei, era solo questione di tempo”. Infatti tornarono, mentre lei era in un internet cafè ad aggiornare il blog. Con la Bagaria aveva in programma una vacanza a Roma, ma la donna racconta che Amina non se l’era sentita di lasciare la Siria e magari non potervi fare ritorno: “Voleva incontrare la gente, poter partecipare alle manifestazioni”. Ora il web dove l’attivismo di Amina è nato sta rispondendo con una campagna massiccia per la sua liberazione. Una pagina su Facebook e l’hashtag #freeamina su Twitter sono i canali su cui a centinaia già si stanno mobilitando: “Ora la cosa più importante è che la notizia si diffonda”, scrive la Bagaria. “E’ la nostra unica speranza”.

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07 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/07/news/blogger_rapita-17345230/?rss

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LIBIA, NUOVI RAID NATO – Gheddafi: noi più forti dei vostri missili / VIDEO: Children Libya Tell me why

Children Libya Tell me why

Caricato da in data 07/giu/2011

Nuovi raid della Nato nella capitale: fumo dal compound del Colonnello

Gheddafi: noi più forti dei vostri missili

Messaggio audio in tv. E Obama promette: la pressione aumenterà fin quando il Colonnello non andrà via

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Le colonne di fumo a Tripoli (Ap)
Le colonne di fumo a Tripoli (Ap)

MILANO- «Resterò a Tripoli, vivo o morto». Il compound di Muammar Gheddafi è stato anche martedì bersaglio dei raid Nato ma il Colonnello, attraverso un messaggio audio diffuso dalla tv di Stato, ha fatto sapere che non ha intenzione di lasciare il suo Paese. «Non abbiamo paura. Siamo più forti dei vostri missili» ha detto il Raìs, esortando i lealisti a radunarsi nei pressi della caserma di Bab Aziziya, suo quartiere generale più volte bombardato, per «dimostrare il coraggio del popolo libico». «Non ci inginocchieremo, non ci arrenderemo» ha aggiunto il leader libico, avvisando la Nato che è pronto a combattere fino alla morte e che le «tribù sconfiggeranno le bande armate». E quasi una immediata replica alle parole di Gheddafi è arrivata dal presidente degli Usa Barack Obama. La pressione sul leader libico si intensificherà fino a quando non lascerà il potere, ha promesso l’inqUilino della Casa Bianca. A Tripoli è arrivato intanto l’inviato speciale delle Nazioni Unite Adbel-Elah Al Khatib per una visita che non era stata annunciata.

BOMBARDAMENTII bombardamenti a Tripoli proseguono e nuove esplosioni sono state udite anche dopo la diffusione del messaggio di Gheddafi. Una potente deflagrazione ha scosso in giornata il centro della capitale. Dalla zona dove si trova la residenza del leader libico Gheddafi si è alzata una spessa colonna di fumo. La televisione di Stato libica ha confermato che gli attacchi aerei della Nato hanno colpito il compound del Colonnello. La prima esplosione si è sentita alle 10 e 45, seguita poco dopo da altre tre. Un altro raid sulla capitale libica si era già registrato nella notte. Secondo la tv libica, gli aerei Nato avevano colpito il quartiere di Al Karama poco prima della mezzanotte. Colpita, secondo le prime testimonianze, la caserma della guardia popolare, che si trova proprio di fronte alla residenza del Colonnello. Un portavoce del governo, Mussa Ibrahim, ha riferito che la caserma è stata «nuovamente colpita dai raid aerei nato» e che vi sono state vittime. In totale sembra ci siano stati 11 attacchi aerei successivi. Testimoni li hanno descritti come i più pesanti su Tripoli dall’inizio delle operazioni occidentali in Libia. Particolare che conferma quanto sostenuto, nei giorni scorsi, dagli esponenti dell’Alleanza atlantica che aveva annunciato l’intenzione di intensificare la campagna militare per spingere Gheddafi a lasciare il potere.

PROSPETTIVE – Sui bombardamenti «sempre più aggressivi e intensi» ha espresso preoccupazione il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli che, intorno alle 11, stava incontrando una decina di giornalisti. Martinelli ha spiegato che «l’incontro con la stampa internazionale è stato positivo per cercare di capire» le prospettive della Libia. E ha aggiunto: «Non so cosa potrà accadere, anche se tutto è possibile. La situazione comunque non è calma. Spero solo che qualcosa accada sul fronte diplomatico per bilanciare almeno quello che sta accedendo su quello militare».

DIPLOMAZIA RUSSA – La capitale libica negli ultimi giorni è stata fatta bersaglio di un’escalation di raid, con attacchi che si alternano ogni ora. I bombardamenti lunedì avevano colpito il quartier generale dell’intelligence militare. E mentre la Nato sembra avere sempre più chiaramente il Raìs nel mirino, a Bengasi è giunto l’inviato speciale del Cremlino, Mikhail Margelov. Si tratta della prima visita di un responsabile russo nella roccaforte dei ribelli a oltre tre mesi dall’inizio della sommossa contro il regime. È un segnale politico e diplomatico importante, proprio quando a Bengasi sono arrivati anche i diplomatici cinesi. Margelov, emissario del presidente Dmitry Medvedev, è la prima autorità russa ad arrivare nella roccaforte, dove incontrerà, tra gli altri, Mustafa Abdul Jalil, presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, il governo-ombra istituito per amministrare le zone liberate della Cirenaica. «Siamo venuti a Bengasi per facilitare il dialogo tra le due parti», ha detto, al suo arrivo in aeroporto. «La Russia è in una posizione unica perché ha sempre un ambasciatore a Tripoli e ora incontreremo la leadership dei ribelli». L’inviato del Cremlino incontrerà tutti i leader dell’opposizione: oltre a Jalil, anche il capo degli affari militari, Omar el-Hariri, e il numero due della rivolta, il premier del Cnt, Mahmoud Jibril.

IL RUOLO DELLA CINA – Le relazioni diplomatiche continuano a Pechino, dove è arrivato il ministro degli Esteri libico, Abdelati Obeidi. Un diplomatico cinese era stato nei giorni scorsi nella roccaforte dei ribelli. A Bengasi la Cina ha cercato di vere un ruolo più attivo per contribuire alla fine del conflitto. Il ministro degli Esteri libico Abdelati Obeidi sarà in Cina fino a giovedì come «inviato speciale» per il suo governo, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei aggiungendo che Obeidi avrà colloqui con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi. «Entrambe le parti si scambieranno i relativi punti di vista sulla Libia e sulla ricerca di una soluzione politica alla crisi libica», ha detto Hong. Giorni fa la stessa Cina aveva fatto sapere che il suo ambasciatore in Qatar ha incontrato Mustafa Abdel Jalil, il leader politico di fatto degli insorti, nel primo contatto ufficiale con i ribelli, aggiungendo che Pechino si sta attivando maggiormente per contribuire alla fine del conflitto. La Cina ha anche fatto passi in avanti per rinforzare i legami con i governi emergenti in Egitto e Tunisia, dopo le rivolte che hanno portato alle dimissioni dei leader storici.

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Redazione online
07 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_07/esplosione_centro_tripoli_c82c276a-90e8-11e0-9c7b-81ce3178052c.shtml?fr=box_primopiano

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VIA, A CALCI NEL SEDERE! – Ministeri al Nord, Lega all’attacco: proposta di legge depositata in Cassazione

Ministeri al Nord, Lega all’attacco
proposta di legge depositata in Cassazione

Calderoli: dal 19 giugno raccolta firme. Pd: si sfiduci. Idv: stop buffonate. Udc: a tutto c’è un limite. Polverini: è un affronto

fonte immagine

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ROMA – Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha depositato oggi all’ufficio centrale elettorale della Cassazione la richiesta per una« proposta di legge sulla territorializzazione dei ministeri e delle altre amministrazioni centrali». La raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare partirà, come ha annunciato Calderoli, da Pontida il 19 giugno. Servono almeno 50mila firme.

Gianni Alemanno considera «inaccettabile» la proposta Calderoli. Parlando con i giornalisti a Washington il sindaco di Roma ha detto che «non è pensabile che un ministro della repubblica prenda una iniziativa in contrasto con gli accordi con le altre forze politiche e che è una offesa a Roma capitale». Alemanno ha detto che «chiederà con molta forza al Pdl di reagire a questo atteggiamento: Roma sarà promotrice di una iniziativa trasversale che blocchi questa proposta di legge, che rappresenta la dimostrazione del fallimento del tentativo della Lega di far passare per via amministrativa, senza voti parlamentari, questa inaccettabile idea».

«L’iniziativa del ministro Calderoli è inaccettabile – dice anche il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini – un affronto alla Capitale dove i ministeri hanno sede da sempre. Questa ostinazione alimenta solo divisioni nel Paese e distrae l’attenzione da questioni più urgenti e serie per i cittadini che devono essere affrontate. Come se non bastasse, questa proposta di legge va contro quel progetto di federalismo che ci vede tutti impegnati, una riforma per cui proprio la Lega si è battuta in tutti questi anni e che oggi, a quanto pare, vuole ridurre al mero trasferimento di uffici ministeriali da Roma al Nord».

Miccoli: grave l’apertura di Alemanno al ricatto della Lega. «È davvero molto grave che il sindaco Alemanno abbia aperto al ricatto della Lega sullo spostamento di uffici ministeriali a Milano, mentre dal presidente della Regione, Polverini, e dal presidente della Provincia, Zingaretti, sono arrivate parole chiarissime ed inequivocabili contro questo folle patto tra la Lega e Berlusconi, il sindaco Alemanno sembra aderire a questo accordo che impoverirebbe Roma e le farebbe perdere il ruolo di Capitale d’Italia. Probabilmente ora Alemanno ragiona più come leader nazionale del Pdl che come sindaco di Roma: in questo contesto gli è utile assecondare il partito di Bossi e le sue scandalose richieste. Ma la Capitale d’Italia non può diventare merce di scambio tra Alemanno e il Carroccio».

Saltamartini: il ruolo di Roma Capitale non si tocca. «La sinistra – dice Barbara Saltamartini, vicepresidente Pdl alla Camera – continua demagogicamente a strumentalizzare le parole del sindaco Alemanno che ha più volte ribadito la sua contrarietà al trasferimento dei ministeri. Perciò, prima di parlare, si leggano bene le dichiarazioni che vengono rilasciate. Ribadisco ancora una volta che su questo argomento non si scherza: è fuori luogo e altresì controproducente trasferire i ministeri al Nord. La sede e la titolarità dei dicasteri deve assolutamente rimanere nella Capitale».

Montino: anche le corbellerie diventano proposte di legge. «Anche le corbellerie diventano proposte di legge – commenta Esterino Montino, capogruppo Pd alla Regione Lazio – La Lega ne ha appena presentata una per decentralizzare i ministeri. Con buona pace dei cittadini di Roma, colpevoli soltanto di avere un sindaco impalpabile disposto a cedere pezzi della Capitale per garantire la tenuta della maggioranza del centrodestra in Parlamento. Eppure Alemanno, solo qualche giorno fa, davanti a questa ridicola ipotesi di fare uno spezzatino dei ministeri, aveva riferito di aver ricevuto garanzie assolute sulla permanenza delle sedi a Roma. Garanzie avute da Berlusconi e dal Pdl. Aveva bollato la proposta dello spostamento dei ministeri come una colossale balla. Oggi, invece, Calderoli dimostra chi è il vero contaballe e anche che la Lega non se la passa tanto bene. Di queste trovate anche il nord ne ha piene le tasche, come hanno dimostrato le splendide vittorie di Torino e Milano».

Zingaretti: i parlamentari laziali sfiducino il governo. «Con la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare da parte del ministro per la Semplificazione è ufficiale che il governo Berlusconi vuole portare via da Roma i ministeri – sostiene Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma – Il fatto ancora più grave è che inizia una raccolta di firme che avrà, inevitabilmente, un sapore di discriminazione verso i cittadini del nostro territorio. A questo punto chiedo a tutti i parlamentari di Roma e del Lazio di associarsi alla richiesta di dimissioni di questo governo che a Roma ha promesso tanto e invece ora finisce per togliere quello che abbiamo da sempre come Capitale del Paese. La trovata dello spostamento dei ministeri rappresenta il fallimento dell’ipotesi federalista: federalismo è decentramentro dei poteri e delle risorse. Dopo tre anni non è accaduto nulla: rimane uno stato centralista che ora vuole solo spostare uffici. Sulle risorse, inoltre, si sono solo tagliati i trasferimenti agli enti locali, autorizzandoli a tartassare con nuovi tributi cittadini e imprenditori. Questo non è federalismo, ma l’ennesimo pasticcio che dobbiamo fermare».

Gasbarra: sì a sfiducia governo. «La proposta del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, è utile e necessaria – dice il deputato del Pd, Enrico Gasbarra – Sottoscrivo da subito la mozione di sfiducia al governo e mi auguro facciano altrettanto tutti i deputati del Lazio. L’iniziativa merita però l’impegno diretto di tutto il gruppo parlamentare del Pd e delle altre forze di opposizione. Questo governo non può continuare a giocare con le istituzioni del nostro Paese».

Ciocchetti: a tutto c’è un limite, no secco alla proposta. «A tutto c’è un limite e a questa proposta di legge voglio esprimere e ribadire un secco no – dice il vice presidente della Regione Lazio, Luciano Ciocchetti, dell’Udc – È proprio vero al male non c’è mai peggio. I cittadini del nord Italia e lo hanno dimostrato chiaramente quelli di Milano, non credono più a questa falsa e irresponsabile politica degli spot. Il governo nazionale avrà una dura e ferma risposta se l’obbiettivo prefissatosi sarà quello davvero di mortificare Roma, moltiplicando i costi di funzionamento dei ministeri, pur di dare un trofeo alla Lega. Non esiste nessuna ragione, per procedere a trasferimenti».

Belisario: il governo mette tutto in burletta. «La Lega fa finta ancora una volta di incassare le caramelle, questa vicenda della delocalizzazione dei ministeri non ha senso – commenta il capogruppo dell’Idv al Senato, Felice Belisario – Ma vi immaginate? E’ come se Obama decidesse di spostare un ministero a Los Angeles o a Chicago, ma che significa? A che serve? Questo governo butta tutto in burletta. Ma vorrei ricordare a Calderoli che qui purtroppo non siamo su “Scherzi a parte”».

Donadi: basta buffonate. «Basta con le buffonate – dice il presidente del gruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi – I cittadini del Nord, come quelli del Centro e del Sud, vogliono che il governo affronti i problemi reali dell’Italia, che si occupi in particolare della crisi economica e del lavoro, non certo dello spostamento di ministeri. Se davvero Calderoli e il governo intendono fare qualcosa di utile, cerchino di migliorare la produttività dei ministeri, che è questione più importante della loro collocazione geografica. La campagna elettorale è finita, la smettano con le proposte insulse e pensino ai veri problemi degli italiani».

Fli: Lega massacra sussidiarietà. «La Lega getta la maschera: dietro il tanto sbandierato federalismo si annida soltanto un folklore che mira a massacrare la sussidiarietà – sostiene il capogruppo di Fli al Consiglio regionale del Lazio Francesco Pasquali – Come avevamo annunciato lo spostamento degli uffici dei ministeri è solo un primo passo».

Storace: volgare presa in giro contro la Capitale.
«La Lega – dice Francesco Storace, segretario nazionale di La Destra – annuncia una proposta di legge su cui raccogliere firme popolari per trasferire i ministeri da Roma. Pensavo che il federalismo volesse significare trasferire poteri dai ministeri al territorio, non il loro trasloco. E’ semplicemente una volgare presa in giro, sempre la stessa, contro la Capitale che è simbolo dell’unità della Nazione».

Martedì 07 Giugno 2011 – 10:04    Ultimo aggiornamento: 18:06
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