Siria, sequestrata la blogger Amina. Campagna sul web per la liberazione

DIFFONDETE!

Stanno spegnendo Internet in Siria per preparare una strage e nasconderla. Diffondete sulle vostre bacheche e su altri social network questi dati, che permettono ai siriani di collegarsi a internet via modem bypassando il blocco: Dial up access for #Syria: +46850009990 +492317299993 +4953160941030 user:telecomix password:telecomix #syria #killswitch by @telecomix

They’re off the Internet in Syria to prepare for a murder and hide it. Spread on your message boards and other social networks such data, which allow the Syrians to connect to Internet via modem, bypassing the block: Dial up access for Syria #: +46850009990 +492317299993 +4953160941030 user: password telecomix: telecomix # # syria by killswitch @ telecomix

un grazie all’amica Doriana Goracci per la segnalazione

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Siria, sequestrata la blogger Amina
Campagna sul web per la liberazione

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Prelevata da agenti della polizia segreta, armati e in borghese, e condotta in una località sconosciuta. Il suo diario online, “La ragazza gay di Damasco”, era diventato fonte di informazione per molti media stranieri e luogo di dibattito su diritti e politica

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di RAFFAELLA MENICHINI

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Siria, sequestrata la blogger Amina Campagna sul web per la liberazione

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Nella blogosfera era diventata uno dei nomi più noti della rivolta civile dei giovani siriani. Ora Amina Arraf è scomparsa, prelevata da uomini armati a Damasco e condotta in un luogo segreto. Il blog di Amina 1 era diventato popolarissimo negli ultimi tempi, grazie agli aggiornamenti in tempo reale sulla rivolta e al tema coraggiosissimo – per una giovane donna araba – del coming out omosessuale: “A gay girl in Damascus” era infatti il titolo del blog in inglese dove Amina raccoglieva appunti privati, notizie e commenti di natura politica in un complesso di certo indigesto per le autorità siriane.

La denuncia del rapimento di Amina è stata fatta sul suo stesso blog con un post dalla cugina di Amina Arraf, più nota come Amina Abdallah, che precisa che Amina è stata fermata da tre agenti in borghese armati e costretta a entrare nella loro auto nei pressi della piazza degli Abbasidi della capitale siriana. “Amina ha colpito uno di loro e ha detto alla sua amica di andare a cerca suo padre. Uno degli uomini allora ha messo la mano sulla bocca di Amina e l’ha trascinata in una Dacia Logan rossa con un adesivo di Basel Assad (fratello del presidente Bashar al Assad, ndr) sul finestrino”. In un aggiornamento sul blog, la cugina di Amina racconta di essere stata al telefono con i genitori della ragazza che non ne hanno notizie e stanno disperatamente cercando di capire dove sia stata condotta. “Purtroppo ci sono almeno di 18 diverse polizie in Siria, oltre a bande e gruppi paramilitari. Non sappiamo chi l’ha presa e dunque a chi chiedere il suo rilascio. E’ anche possibile che stiano cercando di deportarla. Da altri membri della famiglia che sono stati imprigionati, possiamo supporre che verrà rilasciata presto. Se avessero voluto ucciderla lo avrebbero fatto subito. Almeno, questo è ciò che speriamo e per cui preghiamo”.
Figlia di un’americana e di un siriano, Amina ha la doppia cittadinanza e ha vissuto a lungo negli Stati Uniti. Era tornata in Siria nell’estate 2010 e sul suo blog raccontava la vita di una ragazza omossessule in Siria, dove l’omossessualità è considerata un reato come in gran parte dei Paesi arabi. Dallo scoppio delle proteste anti-regime nel marzo scorso e con la conseguente espulsione di gran parte dei giornalisti stanieri dalla Siria, il blog di Amina è diventata una delle fonti di notizie per la stampa internazionale. I suo post si erano fatti via via più diretti e aggressivi e domenica ad esempio scriveva: “Devono andarsene, devono andarsene subito. Non c’è altro da dire”.

Da un mese Amina viveva nascosta, dopo aver ricevuto avvertimenti e minacce. La sua partner Sandra Bagaria, intervistata in Canada dal New York Times, ha raccontato che la Arraf “ha vissuto in quattro o cinque appartamenti in quattro o cinque diverse città” da quando due giovani si sono presentati in casa sua a Damasco qualche settimana fa. “Amina si svegliò nel mezzo della notte e vide suo padre parlare fuori di casa con due giovani di circa vent’anni. Penso che stessero solo eseguendo ordini, non sapevano cosa stessereo facendo”. Quella notte gli agenti lasciarono in pace Amina, ma “da allora fummo sicure che sarebbero tornati per lei, era solo questione di tempo”. Infatti tornarono, mentre lei era in un internet cafè ad aggiornare il blog. Con la Bagaria aveva in programma una vacanza a Roma, ma la donna racconta che Amina non se l’era sentita di lasciare la Siria e magari non potervi fare ritorno: “Voleva incontrare la gente, poter partecipare alle manifestazioni”. Ora il web dove l’attivismo di Amina è nato sta rispondendo con una campagna massiccia per la sua liberazione. Una pagina su Facebook e l’hashtag #freeamina su Twitter sono i canali su cui a centinaia già si stanno mobilitando: “Ora la cosa più importante è che la notizia si diffonda”, scrive la Bagaria. “E’ la nostra unica speranza”.

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07 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/07/news/blogger_rapita-17345230/?rss

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