Archivio | giugno 10, 2011

Referendum, Bersani spera: ”Il quorum è vicino” – VIDEO: Bersani: Svegliamoci presto e andiamo a votare – Piazza San Pietro in difesa dell’acqua

Caricato da in data 10/giu/2011

htttp://www.youdem.tv ”Il quorum è una montagna che non riusciamo a scalare da 16 anni. Sono convinto che se allunghiamo la mano stavolta riusciamo a raggiungere la vetta”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un’intervista di YouDem a Piazza del Popolo a Roma durante la manifestazione di chiusura della campagna referendaria ”’Io Voto”

Caricato da in data 09/giu/2011

http://www.youdem.tv/ – Sit in a piazza San Pietro a Roma dei missionari Comboniani che chiamano a raccolta il mondo cattolico invitandolo a uscire allo scoperto per andare a votare si ai referendum sull’acqua e sul nucleare il prossimo 12 e 13 giugno. Servizio di Alessandra Dell’Olmo

Referendum, Bersani spera: ”Il quorum è vicino”

Greenpeace srotola dei mega striscioni sui monumenti di Roma, Venezia e Firenze. Napolitano: “Farò il mio dovere”. Le quattro schede

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di Giulia Nitti
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Nell’ultimo giorno di campagna elettorale per il referendum del 12 e 13 giugno, arrivano inaspettati i blitz di Greenpeace sui principali monumenti italiani. Naturalmente, per srotolare i loro enormi striscioni.
Così questa mattina all’alba gli attivisti dell’associazione ambientalista sono riusciti a salire sul Colosseo e hanno srotolato un grande striscione con la scritta: “Italia, ferma il nucleare: vota sì”.
Lo stesso hanno fatto altri a Firenze, dove uno striscione dal contenuto analogo è stato appeso a Ponte Vecchio.
E così anche a Venezia sul campanile di San Marco.
È fallito invece il blitz sulla torre di Pisa, dove non si può salire con gli zainetti.
Intanto il segretario del Pd Pieluigi Bersani continua nella sua mobilitazione pro referendaria: “Raggiungere il quorum è come scalare una montagna. Però il quorum io lo vedo a portata di mano”.
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La festa di piazza del Popolo

Oggi alle 14,30 il comitato promotore ha dato appuntamento ai sostenitori a Piazza del Popolo, nella capitale, per un concerto-maratona che durerà circa 9 ore. Nessun politico sdalirà sul palco. Greenpeace tiene a non dare connotati politici alla manifestazione.
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Berlusconi non voterà

“Penso che non mi recherò a votare: è un diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum”. Così il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi, ha chiarito che diserterà le urne il 12 e 13 giugno.
“Voteranno gli italiani”: replica Bersani a stretto giro.
Un indirizzo, quello indicato oggi dal premier, evidentemente di segno opposto a quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che solo pochi giorni fa aveva invece assicurato: “Sono un elettore che fa sempre il suo dovere”.
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Anche Bossi non vota, ma Zaia e Cota sì

Come Berlusconi, non voterà il referendum neanche Umberto Bossi. Ad annunciarlo il capogruppo della Lega a Montecitorio, Marco Reguzzoni.
Una scelta non proprio scontata, se si considera che solo pochi giorni aveva definito “attraenti” i due quesiti sull’acqua. Ma tant’è. Il “senatur” si schiera nella categoria degli astensionisti.

Direzione comunque non estendibile alla Lega tout court. Anzi. La linea del Carroccio è quella della libertà di coscienza. “Ciascuno – precisa Reguzzoni – decide come meglio crede”. E così faranno i governatori del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota. Entrambi nettamente schierati contro il nucleare.

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Bersani ottimista: “A un passo dal quorum”

Intanto cresce l’ottimismo di Bersani. “Vedo le difficoltà – dice il leader del Pd – ma sono fiducioso: siamo a un passo dal quorum. Con il rush finale siamo a un passo dal miracolo”.
“Io vado a votare alle 10, alle 9 mi metto la sveglia, perché bisogna incoraggiare – ha proseguito Bersani incontrando i giovani dell’iniziativa ‘Italia 110’ -. Sento una sensibilità diffusa a partire dai giovani, la spinta c’è per il merito dei quesiti. Non è una questione pro o contro Berlusconi, che se ne deve andare a casa lo diciamo da tempo. Non è questo il punto. E poi c’è la riscossa civica, una cosa che non riguarda solo gli elettori del centrosinistra”.

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La mobilitazione dei cattolici

Anche il mondo cattolico si mobilita per i referendum. Oggi alle 13, infatti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, sei preti terranno una veglia di preghiera e di digiuno per i referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno.
”Accogliendo l’invito dei padri Adriano Sella e Alex Zanotelli diffuso dalla rivista Nigrizia – dicono don Andrea Bigalli, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro, don Giorgio Tarocchi, don Roberto Tempestini e padre Daniele Frigerio – anche a Firenze sentiamo l’esigenza di proporre un giorno di digiuno e riflessione dedicato a questo tema, perchè ci si senta invitati a partecipare attivamente al voto scegliendo di rifiutare il progetto di privatizzazione dell’acqua, che deve restare bene comune sotto il controllo politico, perchè lo si distribuisca secondo il criterio della necessità di tutti, non solo dell’interesse di alcuni”.
”A questa iniziativa – spiegano i sei sacerdoti in una nota congiunta – invitiamo non solo religiose, religiosi e preti, ma anche tutti coloro che in virtù dell’appartenenza ecclesiale si sentono di condividere questa scelta di tutela dei beni comuni: abbiamo invitato a partecipare anche l’arcivescovo di Firenze, nel pieno rispetto della sua autonomia di giudizio”.
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Domenica aprono le urne: incognita voto all’estero

Domenica e lunedì si vota. Urne aperte dalle 8 alle 22 del 12 giugno e dalle 7 alle 15 del 13. Sono chiamati ad esprimersi più di 47 milioni e 300 elettori in Italia, più 3.236.990 cittadini residenti all’estero. Perché il voto espresso nel referendum sia validoil numero dei votanti dovrà superare quota 25.332.487, vale a dire il 50% degli aventi diritto più uno.

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Il pasticcio delle schede vecchie

Il voto del 12 e 13 giugno rischia però di complicarsi a causa del “pasticcio” dei voti espressi dagli italiani all’estero su uno dei quattro quesiti, quello che riguarda il nucleare. I cittadini residenti fuori dall’Italia hanno già votato (la legge imponeva loro di farlo entro il 2 giugno), ma su una scheda che riporta un quesito formulato in modo diverso da quello che circolerà in Italia, dove è stato modificato dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione. Il contenuto del quesito è lo stesso, ma espresso in maniera diversa. Ci si pone dunque il problema se considerare questi voti validi oppure annullarli.

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Voti da annullare

Se le schede dei residenti all’estero (in discussione sono solo quelle sul nucleare) non fossero conteggiate, questo può falsare l’esito del referendum. I voti di circa 3 milioni di cittadini sarebbero considerati come voti di chi non ha espresso nessuna preferenza, e finirebbero a ingrossare le fila di chi non ha votato.

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Quorum a rischio

Come ha spiegato Antonio Di Pietro, se così fosse il numero di voti necessari per fare considerare valido il quesito del nucleare salirebbe dal 50% + 1 al 58 % (circa 29 milioni anziché 25) . Per questo il leader dell’Italia dei valori ha annunciato che lunedì pomeriggio depositerà ricorso alla Cassazione perché sollevi conflitto d’attribuzione alla Consulta in merito a questa questione. Di Pietro vuole chiedere che venga considerato, ai fini del raggiungimento del quorum, un numero di votanti complessivo al netto dei tre milioni che hanno votato sulla scheda non valida.

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Decisione a urne chiuse

Indipendentemente da ciò che farà Di Pietro, l’ultima parola sulle schede “estere” la dirà, a urne chiuse, l’ufficio centrale Referendum della Corte di Cassazione, dopo che la questione sarà esaminata dall’Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d’Appello di Roma. Qualcuno, come il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, lascia trasparire anche l’ipotesi che i voti vengano considerati validi, in quanto i quesiti vecchi e nuovo hanno la stessa intenzione. Ma tutto resta nel dubbio.

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Problema risolto se i votanti sono in tanti

Il problema, in ogni caso, non si porrà se il quorum verrà ampiamente superato (oltre il 58%), o se il numero complessivo dei votanti sarà ampiamente più basso della metà.

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I quattro quesiti

Quattro in tutto, i referendum popolari su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi.

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Scheda rossa e gialla sull’acqua

Promossi dal Comitato referendario “2 sì per l’acqua pubblica”, i primi due referendum riguardano la gestione e la definizione delle tariffe per l’acqua pubblica. Il primo, su cui si voterà su una scheda di colore rosso, riguarda le “Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Il quesito prevede l’ abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati.

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Niente tariffe “adeguate” all’investimento


Il secondo è su una scheda gialla. Votando sì si esprime la volontà di abrogare l’articolo della norma che prevede la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore.
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Il nucleare, scheda grigia

Il quesito sul nucleare ha la scheda di colore grigio. Votando sì si chiede di abrogare i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n.75. In sostanza si cancellano le nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.
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Il legittimo impedimento, la scheda verde

E’ quello che interessa più da vicino il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, impegnato in diversi procedimenti penali. Votando sì si chiede l’abrogazione delle norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
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Si può votare anche una sola scheda

In tutti e quattro casi, votando no il cittadino esprime la volontà di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum. E’ possibile ritirare, e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni dei quesiti referendari.

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fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Referendum%2C+Bersani%3A+%27%27Il+quorum+%C3%A8+vicino%27%27&idSezione=11117

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IN VERSILIA – Referendum: “Andate al mare, ma solo dopo aver votato”. L’ombrellone sarà gratis

Referendum: “Andate al mare, ma solo dopo aver votato”. L’ombrellone sarà gratis

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di Emilio Casalini
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“Prima a votare e poi gratis al mare” è lo slogan lanciato da una ventina di stabilimenti della Versilia, tra Viareggio, Lido di Camaiore, Marina di Massa, ma si è aggiunta anche Pisa, e il numero sembra aumentare di ora in ora. Se l’anatema contro i referendum, fin dai tempi di Craxi, è da sempre stato l’invito ad andare al mare, in Versilia ribaltano il concetto invitando tutti quelli che hanno votato a godersi un’intera di una giornata di ombrellone gratis.

Basterà presentarsi all’ingresso dei bagni elencati su questa pagina di Facebook tenendo in mano una scheda elettorale timbrata per avere diritto all’ombrellone senza sborsare un euro.

“Non ci interessa minimamente sapere se si è votato SI o NO”, racconta Laura Botarelli titolare del bagno Il Cavallone, uno dei bagni che hanno lanciato l’iniziativa, “quello che ci importa è che la gente partecipi a questo strumento di volontà popolare. Se grazie al nostro invito stimoleremo anche una sola persona in più a entrare nei seggi, allora avremo raggiunto il nostro scopo”.

Per chi ha il lunedi libero e abita in Versilia – ma magari nel frattempo si uniranno altri stabilimenti in giro per l’Italia – basterà alzarsi un po’ prima, passare al seggio e poi andare in spiaggia. “Qualcuno ha storto il naso perchè teme una connotazione politica all’iniziativa” spiegano Sandra Garuglieri del Bagno Sodini e Nicoletta Vespa del bagno Panoramic1 “ma si sbaglia, perchè argomenti come l’acqua e il nucleare sono importanti per tutti, decidono il futuro dei nostri figli e vanno oltre ogni convinzione o schieramento”.

I balneari, in mobilitazione permanente contro l’applicazione delle norme europee sulla libera concorrenza che dal 2015 mette all’asta le loro concessioni demaniali, invece di essere lo specchietto per le allodole per disertare i seggi, diventano così un’attrattiva proprio per chi, tra domenica e lunedì, alle urne ci sarà andato davvero. Magari per festeggiarne insieme l’esito in spiaggia la sera stessa.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/referendum-tutti-al-mare-ma-solo-dopo-aver-votato-e-gratis/117367/

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SPAGNA – Gli “indignados” smobilitano. Domenica chiude l’occupazione alla Puerta del Sol

Gli “indignados” smobilitano. Domenica chiude l’occupazione alla Puerta del Sol

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Potrebbe finire domenica prossima, in Spagna, l’occupazione di Puerta del Sol cominciata tre settimane fa. Una decisione in tal senso è stata presa al termine di una lunga assemblea, durata fino a notte fonda. Un piccolo gruppo di manifestanti tuttavia ha detto di voler continuare l’occupazione a oltranza, ma resta da stabilire con quali modalitâ.

Gli animatori delle iniziative, come questa ragazza, si dicono soddisfatti dei risultati ottenuti. “Ormai si è creata una rete di sostegno nei quartieri, lì stanno lavorando e il movimento continua la sua attività”.

“Forse chi vorrebbe restare accampato avrà difficoltà a farlo, con tutte queste pressioni a dover dire si o no”.

Oltre che a Madrid, anche a Barcellona la scelta è quella di chiudere con l’occupazione, che molti hanno definito “uno strumento” e non un fine in sè. Tutti però ripetono che il movimento che ha rimesso il destino dei giovani spagnoli al centro dell’agenda politica, non si ferma.

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10 giugno 2011

fonte:  http://it.euronews.net/2011/06/08/gli-indignados-smobilitano-domenica-chiude-l-occupazione-alla-puerta-del-sol/

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RAPPORTO ILO – La Giornata contro il lavoro minorile. Sono milioni i bambini sotto padrone / VIDEO (impressionanti): Short film for child labour in India – (Filippine): Hey Kid! An Adult too soon!

VIDIYAL

Caricato da in data 10/giu/2011

short film for child labour in india………..

Bata..bata..kay ‘aga mong tumanda (Hey Kid! An Adult too soon!)

Caricato da in data 05/giu/2011

A documentary film produced by an urban poor group for the education and awareness of their own ranks, both children and parents, on the plight of the Filipino working child, their very own children. For others, we should realize tha a big portion of our economy is carried on the shoulders of these poor and exploited children. Children and women working in sweatshops, trafficked, actually; working in miserable conditions, low wages. We should stand up, fight, and put an end to Child Labour.

RAPPORTO ILO

La Giornata contro il lavoro minorile
Sono milioni i bambini sotto padrone

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Che lavorano nelle miniere senza la minima protezione e con paghe da fame. O che comunque sono costretti a svolgere mansioni inadatte alla loro età. E’ il quadro che emerge dallo studio dell’International Labour Organization dell’Onu dedicato al lavoro minorile pericoloso. Le aree dove è più diffuso sono quella asiatica con 48 milioni di baby lavoratori e quella dell’Africa sub-sahariana che ne conta quasi 39 milioni

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di VITTORIO LONGHI

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La Giornata contro il lavoro minorile Sono milioni i bambini sotto padrone

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ROMA – C’è una miniera d’oro in Africa occidentale dove, si dice, i rischi sono tanti ma la paga è buona. Il lavoro è duro, infatti, e il pericolo di incidenti è costante. I tunnel hanno strutture di sostegno leggere e non sono previsti i piani di sicurezza in caso di fughe di gas. Non ci sono maschere protettive e molti sono costretti a lavorare a mani e piedi nudi. Anche le condizioni di vita sono pessime. L’acqua scarseggia, non ci sono ospedali, né bagni, né polizia.

Poveri e invisibili. Miniere come questa producono un quinto dell’oro mondiale, così come i preziosi per i gioielli o i minerali rari che finiscono nei nostri telefoni cellulari. Sono spesso dislocate e nate abusivamente, eppure alcune funzionano a pieno ritmo. Ciò che colpisce maggiormente è che una buona parte della forza lavoro è costituita da bambini, sia maschi che femmine. Bambini poveri che lavorano per portare pochi soldi alle famiglie, che scavano, che trasportano, che spaccano pietre e ne respirano le polveri. L’inalazione di sostanze tossiche come il mercurio, ad esempio, ha effetti disastrosi sulle capacità cognitive e muscolari. Una lunga esposizione può portare a danni gravi del sistema nervoso centrale, che conducono spesso al delirio e al suicidio.

Il lavoro pericoloso. Quello delle miniere è solo uno dei tanti casi di lavoro minorile “pericoloso”, secondo la definizione dell’ International Labour Organisation 1, ILO, agenzia ONU. Ed è uno degli esempi citati nello studio “I minori nel lavoro pericoloso: che cosa sappiamo e che cosa dobbiamo fare”. Il rapporto, appena pubblicato dall’ILO per la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile 2 del 12 giugno, analizza le ultime tendenze sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati, contiene le statistiche sui minori impegnati in attività pericolose, sui rischi per la loro salute in agricoltura, nelle estrazioni minerarie, nelle costruzioni, nell’industria, nel lavoro domestico e della raccolta dei rifiuti. Il fenomeno riguarda oltre la metà dei 215 milioni di bambini lavoratori nel mondo e sembra che sia in crescita nella fascia di età tra i 15 e i 17 anni, con una prevedibile maggioranza di maschi, mentre diminuisce tra quelli più piccoli (5-14 anni).

Le norme internazionali.
Gli standard internazionali del lavoro stabiliti dall’ILO per la protezione dell’infanzia hanno fissato dei criteri che individuano innanzitutto chi può essere considerato “minore”. Secondo le due Convenzioni di riferimento, quella sull’età minima (la 138 del 1973) e quella sulle peggiori forme di lavoro (la 182 del 1999), l’età consentita dovrebbe sempre essere 18 anni. Tuttavia, per motivi culturali ed economici, molti governi hanno la facoltà di abbassare a 13 anni il limite per i lavori leggeri e a 15 per il lavoro ordinario. Riguardo alla lunga lista di attività pericolose, però, sono sempre necessari 18 anni. Queste attività sono intese come rischiose sia per gli aspetti legati a salute e sicurezza del minore sia per quelli morali, come nel caso della prostituzione.

I costi sociali ed economici. Le aree in cui il lavoro minorile pericoloso è più diffuso sono ancora quella asiatica, in valore assoluto, che conta circa 48 milioni di baby lavoratori e quella dell’Africa sub-sahariana che ne conta quasi 39 milioni ma ha il massimo valore relativo. La crisi economica ha ridimensionato l’impegno dei governi a eliminare il fenomeno entro il 2016, come previsto dall’ultimo piano d’azione dell’ILO. Pertanto l’Organizzazione in questa giornata rinnova l’esortazione a intervenire presto e in modo radicale, perché impegnare bambini e ragazzi nel lavoro anziché mandarli a scuola non è solo moralmente inaccettabile, ma è anche economicamente svantaggioso. Le occupazioni pericolose portano ad ammalarsi presto e più facilmente, causando un costo sociale considerevole. Inoltre, sostituendo la scuola con il lavoro, si abbassano i livelli di istruzione e questo, nel lungo periodo, non può che incidere negativamente sulla produttività di tutto il paese.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/10/news/rapporto_lavoro_minorile-17504851/?rss

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FERMATE QUESTO ORRORE! – Mucca clonata produce latte “umano”, il “brevetto” conteso da Cina e Argentina

Mucca clonata produce latte “umano”
il “brevetto” conteso da Cina e Argentina

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fonte immagine
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Gli scienziati argentini hanno alterato il Dna del bovino aggiungendo i geni che producono due sostanze protettive tipiche del latte materno. Pechino rivendica: “Abbiamo una madria intera di esemplari transegenici simili”. La Lav all’Ue: “Fermate questo orrore”

Mucca clonata produce latte "umano" il "brevetto" conteso da Cina e Argentina Rosita, la vitellina clonata, tra un ricercatore e il ministro argentino dell’agricoltura Julian Dominguez

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ROMA – In Argentina è nata la prima mucca al mondo in grado di produrre latte materno grazie ad alcuni geni umani inseriti nel Dna. L’annuncio è stato dato dal National Institute of Agrobusiness Technology, secondo cui il latte ‘potenziato’ contiene due sostanze protettive contro le infezioni che non si trovano in quello prodotto naturalmente dall’animale.

“La mucca clonata si chiama Rosita – si legge nel comunicato del laboratorio argentino – è nata il 6 aprile con un parto cesareo dovuto al fatto che alla nascita pesava 45 chilogrammi, il doppio di un bovino normale, e quando sarà adulta produrrà latte simile a quello materno umano”.

Gli scienziati argentini, coordinati da Adrian Mutto, hanno inserito nel Dna della mucca i geni che producono la lattoferrina, una proteina che rinforza il sistema immunitario, e il lisozima, un’altra sostanza antibatterica.
“Il nostro obiettivo era quello di aumentare il valore nutrizionale del latte di mucca con l’aggiunta di questi due geni umani che forniscono ai neonati protezioni antibatteriche e antivirali”, ha spiegato Mutto

Anche se i ricercatori dell’università di San Martin affermano che questo è il primo caso del genere al mondo, in realtà anche dalla Cina è venuto un annuncio simile pochi giorni fa: gli scienziati della Chinàs Agricultural university di Pechino hanno affermato di avere un’intera mandria di 300 mucche transgeniche che già producono un latte simile a quello umano di cui si stanno testando le caratteristiche.

“La clonazione animale – commenta la biologa Michela Kuan, responsabile Lav vivisezione – è una materia sulla quale esistono gigantesche criticità sia dal punto di vista scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore”. La Lav chiede alla Ue che vieti simili esperimenti: “Le applicazioni commerciali di tale latte sono dubbie – aggiunge Kuan – , andando probabilmente ad alimentare un business tipico dei Paesi ricchi e non andrà a tamponare situazioni di grave denutrizione nelle fasce del mondo più povere. Inoltre, il problema legato ai primi giorni di allattamento e il conseguente trasferimento della barriera anticorpale tra madre e figlio, non sarebbe ovviato; anzi, si introdurrebbero problemi di possibili virus silenziosi ed effetti indesiderati non preventivati”.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2011/06/10/news/mucca_clonata_d_latte_umano-17506914/?rss

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Siria, l’esercito contro i ribelli. Emergenza profughi da Damasco

Siria, l’esercito contro i ribelli. Emergenza profughi da Damasco

Giustiziati i militari che rifiutano di sparare ai manifestanti. La Turchia: “Atrocità dal governo”

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DAMASCO
Il regime di Bashar al Assad ha mandato l’esercito con l’obiettivo di “ristabilire la sicurezza” a Jisr al-Shughur, città settentrionale a 12 chilometri dal confine turco. Lo ha annunciato la tv di Stato siriana, rilanciata dalla Bbc. Il primo ministro turco, Tayyip Erdogan, ha accusato il regime siriano di atrocità nei confronti dei manifestanti. Lo riferisce l’agenzia di stampa turca Anadolu.

Nei primi giorni della settimana il governo di Damasco aveva annunciato 120 morti fra le forze di sicurezza negli scontri avvenuti nella città, nota soprattutto perché nel 1980 una rivolta antigovernativa fu repressa nel sangue dall’allora presidente Hafiz al-Assad. L’annuncio, e il posizionamento dei militari nella zona, ha scatenato il flusso di centinaia di profughi verso la vicina Turchia.

L’esecutivo di Bashar ha attribuito le morti ai gruppi armati dell’opposizione, ma secondo alcuni attivisti le cose sarebbero andate diversamente: il governo avrebbe ordinato alle forze di sicurezza di stroncare le rivolte nella città, e alcuni poliziotti hanno disertato per unirsi ai manifestanti e sono stati uccisi.

Sono circolate anche voci che parlano di un ammutinamento al quartier generale delle forze di sicurezza: alcuni militari avrebbero rifiutato di sparare contro i manifestanti e sarebbero stati giustiziati. Gli attivisti hanno scritto che gli elicotteri del regime hanno sparato contro i civili e che le ripetute incursioni militari nella zona hanno spinto gli abitanti a rifugiarsi in Turchia.

Il governo turco sostiene che finora abbiano varcato il confine oltre 2mila siriani. Le rivolte contro il presidente Bashar al Assad sono iniziate a metà marzo. Da allora, stando alle organizzazioni per i diritti umani, sarebbero stati uccisi oltre 1.100 civili e ci sarebbero stati almeno 10mila arresti. I giornalisti stranieri non sono ammessi in Siria, giornali e agenzie di stampa possono solo basarsi solo sui racconti di testimoni senza poterne verificare l’autenticità.

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MULTIMEDIA


FOTOGALLERY
La protesta anti
Assad supera
i confini siriani

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10 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/406500/

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Valter, l’orgoglio gay di un rom musulmano. Sabato all’Europride, e prima anche dal Papa

Valter, l’orgoglio gay di un rom musulmano
Sabato all’Europride, e prima anche dal Papa

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Perù: drag queen sfilano nel Giorno dell’Orgoglio Gay indossando abiti dell’epoca del Vicereame. (Foto: MANNOVER su Flickr, ripresa con licenza Creative Commons BY-NC-ND 2.0) – fonte immagine

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Halilovcic ha 32 anni, è nato a Torino e fa il mediatore culturale. L’infanzia da “nomade del Nord” con i genitori e le sorelle. Ora vive in una casa popolare. “Nella nostra comunità essere gay è un tabù. Non esiste nemmeno la parola, sono sinonimi volgari. Io sto bene perché mi sono accettato abbastanza presto”

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di PAOLO HUTTER

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Valter, l'orgoglio gay di un rom musulmano Sabato all'Europride, e prima anche dal Papa Valter Halilovic

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VALTER Halilovic sta per partire da Torino per Roma, per partecipare all’Europride. All’ultimo momento viene a sapere che dalla sua comunità torinese parte una folta delegazione per l’incontro con il Papa, e riesce a trovare posto. Alle 12 di sabato in Vaticano con i Rom ricevuti da Benedetto XVI. Alle 16 in piazza all’Europride, dove si aspetta di sfilare con altri gay Rom. “Si era parlato persino di fare un carro zingaro, ma per questa volta non credo che ci sarà”.

Ho incontrato Valter perché avevo chiesto a conoscenti operatori rom se a loro volta conoscessero uno “zingaro musulmano omosessuale”. L’avevo chiesto quasi per scherzo, per polemizzare coi manifesti milanesi sul rischio della “zingaropoli islamica” e coi titoli di Libero sulla “mecca gay” che Pisapia avrebbe propugnato. “Certo che esiste – mi avevano risposto – e non è un timido emarginato, è un mediatore culturale.” Ed eccomi a parlare con questo 32enne dall’accento completamente italiano, nato a Torino ma di nazionalità bosniaca, e di matrice musulmana.

VIDEO L’intervista a Valter Halilovic 1

Non è un po’ strano, per un musulmano, andare dal Papa e poi all’Europride?
“In effetti mia nonna, che era la più religiosa della famiglia e che faceva le preghiere e il Ramadan, si rivolterebbe nella tomba. Io non sono religioso, e osservo che in generale i Rom non lo sono molto e conservano tracce di varie religioni contemporaneamente. Quanto al Papa, ci vado per curiosità e perché per noi questo incontro in Vaticano è comunque un riconoscimento e un riscatto”.

E omosessuale lo sei apertamente nella tua comunità?
“Lo sanno tutti, benché io non vada in giro a dire ‘sono gay’, anche perché la parola in romanè non esiste, si usano sinonimi più volgari. Però non ho mai nascosto niente e ho sempre molto ironizzato. Con l’ironia, scherzando, ho evitato di essere messo in difficoltà. Del resto mi rispettano perché sono uno dei più informati e attivi nella difesa dei nostri diritti. L’ho preso un po’ da mia madre, che sa tante lingue e che è stata una dei leader della nostra comunità”.

Vieni quindi da una famiglia rom privilegiata, integrata?
“Mia madre ha messo al mondo 12 figli, e in 10 siamo vivi. Ho 4 fratelli e 5 sorelle. Quando sono nato non vivevamo neanche nel campo rom, ma in giro da soli e basta. Eravamo girovaghi, nomadi per tutto il Nord, e vivevamo sostanzialmente di elemosina. Poi abbiamo cominciato ad abitare in campi e, noi più piccoli, ad andare a scuola. Ci hanno dato una casa popolare solo pochi anni fa”.

Ti sentivi omosessuale già da piccolo?
“In un certo senso sì. Tra l’altro a sette, otto anni giocavo con le bambole con le mie sorelline. I miei genitori pensavano che fosse una fase. Poi, a undici anni sono stato iniziato al sesso da un parente lontano un po’ più grandicello, ne aveva quindici. Non ti scandalizzare, noi a quell’età siamo più ‘grandi’ di voi. A 11-12 anni sei già adolescente, a 15 sei un giovane. A 16 ti sposi, nel senso che fai il rito rom, che poi è fidanzamento e matrimonio assieme”.

E tu come hai fatto a evitare la convenzione sociale eterosessuale?
“Non l’ho evitata del tutto. A 17 anni mi sono sposato con una ragazza, non ero sicuro di come ero, volevo provare. E poi ho capito abbastanza presto che non era la mia strada, ci siamo separati da buoni amici. Da allora ho avuto anche varie relazioni, con maschi sia rom che italiani”.

Immagino che fra i rom l’omosessualità sia un tabù…
“Sì, ufficialmente lo è ma in realtà… se prendi l’iniziativa quasi tutti ‘ci stanno’. L’importante è essere sicuri dentro di sé, e io sono stato bene perché mi sono accettato abbastanza presto. Ne conosco altri che non ti parlerebbero mai della loro omosessualità come sto facendo ora con te. Adesso vediamo chi c’è al Pride…”.

Pensi che i campi rom debbano e possano essere eliminati e che tutti dovrebbero avere una casa popolare come quella in cui vivi adesso con la tua famiglia?
“Organizzare si, eliminare no: non so se sia possibile e non so neanche se sia giusto eliminare i campi. Ti confido una cosa: non sempre sono felice di abitare in casa. I campi rom, quando si risolvono i problemi di riscaldamento e docce, sono una bella situazione, simpatica. E’ un po’ come stare in campeggio. E poi a me piace la stufa a legna”.

Come sei diventato mediatore culturale?
“Da una disavventura che poi alla fine si è rivelata positiva. Una sera, ancora minorenne, ero in giro con dei ragazzi un po’ più grandi e spregiudicati di me, avevano rubato un’auto e io sono rimasto con loro. Così hanno arrestato anche me. Il Tribunale dei minori mi ha concesso il perdono giudiziario a patto che io frequentassi dei corsi professionali. Adesso aiuto col mio lavoro anche altra gente, non solo rom, per esempio i profughi del Darfur”.

E che cosa ne pensi della destra che parla contro gli zingari, gli islamici, i gay?
“Mamma mia, se avessero vinto le destre di nuovo, avrei pensato di cercare lavoro all’estero. La sinistra? A Torino, anche se non posso votare, ho appoggiato una candidata del Pd, Ilda Curti. Però, sai, la ‘zingaropoli islamica’ e la ‘mecca gay’, per me sarebbero una manna dal cielo”.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/10/news/europride-17497107/?rss

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“SCORIE” DI ORDINARIA FOLLIA… – Le Balle Nucleari: 10 buone ragione per ambire ad un FUTURO “SENZA SCORIE”

“SCORIE” DI ORDINARIA FOLLIA…

“BALLE NUCLEARI”!
10 BUONE RAGIONI PER AMBIRE AD UN FUTURO “SENZA SCORIE”…

“DISINFORMAZIONE NUCLEARE”

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Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull’atomo.
Per chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi,  riconfermando il proprio orientamento di voto.
Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un’opinione” su un tema così complesso e delicato.

Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell’informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
“insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
“contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di “verità”?);
e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l’impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).

Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.
In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:
1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un’opportunità e quanto una minaccia per l’Italia?
2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese?

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https://i2.wp.com/www.nonsai.it/public/autori/UMBERTO%20ROMANIELLO/2011031610Fusioni.jpg

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NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA!
ECCO “10” MOTIVI PER ESSERE CONTRARI ALLA “RISPOSTA ATOMICA”…

PRIMO:
IL NUCLEARE E’ “PERICOLOSO”!

Non esiste (e probabilmente non esisterà mai…) alcun nucleare “sicuro”!
A sostenerlo è un italiano d’eccezione, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per il quale vi è addirittura un calcolo delle probabilità per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”!

Il 26 aprile 1986 l’Umanità intera ha conosciuto il volto peggiore dell’energia atomica: il più grande incidente nucleare della storia, l’unico di livello massimo ad oggi verificatosi (livello 7 nella scala INES).
Tutti, allora, hanno potuto vedere con i propri occhi (per il tramite delle immagini sconvolgenti che le televisioni trasmettevano da Cernobyl) gli effetti di un’esplosione nucleare: la fuga di nubi di materiali radioattivi da un reattore, con conseguente contaminazione dell’ambiente circostante (reso irreparabilmente “invivibile” per migliaia di anni!).
Le nubi di Cernobyl, spinte dai venti, hanno addirittura raggiunto i cieli di mezza Europa: l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia!

Secondo il rapporto 2006 del “Cernobyl Forum” (organismo dell’Onu comprendente, tra le altre, l’IAEA, la FAO, la Banca Mondiale e l’OMS), sarebbero legati con ragionevole certezza all’esplosione di Cernobyl almeno:
– 65 morti dirette;
– 4.000 casi di tumore alla tiroide (sviluppatisi tra il 1987 ed il 2005 nella sola popolazione compresa tra i 0 e i 18 anni);
– ed altri 4.000 casi di tumori e leucemie (che si stima si svilupperanno ancora nell’arco dei prossimi 80 anni).

Il gruppo del Partito dei Verdi Europeo, in realtà, ha contestato tali dati e stilato un rapporto alternativo, denominato TORCH (ovvero “The Other Report on Chernobyl”), il quale stima ulteriori 9.000 morti presunte:
– 4.000 fra i liquidatori, gli evacuati e la popolazione di Cernobyl;
– e 5.000 fra la popolazione residente in aree più debolmente contaminate.

Un rapporto di Greenpeace, invece, fornisce addirittura la stima di 100.000/270.000 vittime, fino ad arrivare alla cifra di “6 milioni” di morti per tumore fra tutta la popolazione mondiale!
I più accesi sostenitori del nucleare tendono a “sminuire” queste apocalittiche stime e a sottolineare, in ogni caso, come le vittime dirette dell’incidente sarebbero poche decine (solo 65), mentre la grandissima parte dei pazienti che hanno effettivamente contratto tumori sarebbero ancora vivi (come a dire: “c’è sempre di peggio che ammalarsi di tumore!”).
Ma l’adozione del semplice “principio di precauzione” non imporrebbe una maggiore cautela nel propagandare certe “sicurezze” sul nucleare?

Dal 1987 i difensori dell’atomo hanno propagandato la tesi per la quale un’altra Cernobyl sarebbe stata “irripetibile”: tutte le centrali del mondo, difatti, sarebbero state dotate di nuovi e rafforzati sistemi di sicurezza sviluppati proprio sulla base degli errori umani e tecnici commessi nell’ex centrale sovietica.

La tragedia giapponese di Fukushima del marzo scorso, purtroppo, è l’amara controprova di una incontestabile verità: non esiste alcuna tecnologia nucleare al momento in grado di escludere “in termini assoluti” il rischio di incidenti (legati a errori umani, a disfunzioni tecniche, a calamità naturali… o ad atti terroristici!).
Come dubitarne, del resto, nel momento in cui persino l’avanzatissimo Paese del Sollevante si è trovato del tutto “impreparato” di fronte ad uno dei tanti terremoti che lo colpiscono frequentemente (ma più intenso del comune…) e ad una delle tante onde anomale che lo tormentano da sempre (ma più alta del previsto)?!
A Fukushima la concomitanza di due calamità naturali (un terremoto ed uno tzunami) hanno reso “ingovernabili” ben tre reattori: ad oggi si è reso impossibile persino il recupero dei corpi delle vittime presenti nelle aree più vicine alla centrale a causa degli eccessivi livelli di radioattività!

I nuclearisti ripetono a piè sospinto che l’altissima densità di reattori già presenti sul territorio francese e su quello inglese testimonia come si possa convivere con il nucleare con tutta tranquillità…
Cernobyl prima, Fukushima adesso, in realtà, sono soltanto gli episodi più eclatanti di una lunga catena di incidenti susseguitesi nell’arco della breve storia del nucleare: ogni anno (senza che se ne dia nemmeno notizia alla pubblica opinione, trattandosi di notizie spesso tenute segrete dalle autorità) sono innumerevoli gli incidenti di minore portata che avvengono negli oltre 400 reattori disseminati in tutto il mondo!
Per l’esattezza, negli ultimi 50 anni sono stati ben “130” gli incidenti nucleari verificatisi!
Nella vicina Francia solo nel luglio del 2008 si sono verificati ben 4 incidenti che hanno comportato rilascio di sostanze radioattive nell’ambiente o contaminazioni ad esseri umani, dovuti a una catena di malfunzionamenti e di negligenze umane (fonte: UNEP Year Book 2009, United Nations Environment Programme).

Dopo i fatti dell’11 settembre e l’escalation terroristica mondiale, poi, un interrogativo dovrebbe destare la massima “allerta”: gli impianti nucleari sono davvero “sicuri” contro ogni possibile attacco terroristico?
Se la British Nuclear Fuel definisce semplicemente “inimmaginabile” lo scenario di un aereo che si schianta su una centrale, il MIT (“Massachusetts Institute of Technology”), invece, si è mostrato di diverso parere, affermando che il livello a cui gli impianti nucleari possano essere in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato!

La propaganda nuclearista si fa forte della constatazione per cui le cd. centrali nucleari di quarta (o ultima) generazione sarebbero molto più sicure che quelle costruite in passato.
Quello che si omette “volutamente” di ricordare, però, è che:
– le centrali che il Governo vorrebbero costruire in Italia non sono affatto di quarta generazione, bensì solo di terza;
– anche la centrale di Cernobyl, a suo tempo, era considerata “sicura”;
– anche il Giappone, prima dell’incidente di Fukushima, era considerato una delle potenze nucleari più “affidabili”;
– il rischio statistico di incidenti, anche se ridotto grazie ai progressi della tecnologia, è in sé “ineliminabile”;
– e le centrali di ultima generazione, anche se riducono il rischio di incidenti, nel caso questi si verificassero produrrebbero effetti ancora più “disastrosi” che le vecchie centrali! Lo denuncia un’inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”, che ha rivelato il contenuto di alcuni documenti di natura industriale provenienti dalla azienda francese Edf (la stessa che ha sottoscritto un accordo con l’Enel per la costruzione di centrali nucleari in Italia) in base ai quali le centrali di quarta generazione, nel caso di incidente, causerebbero una fuoriuscita di radiazioni più consistente e pericolosa che in passato (si stima che le perdite umane potrebbero essere “doppie” rispetto a quelle di  Cernobyl!).

I sostenitori del nucleare, puntando tutto sullo spirito di “rassegnazione” della pubblica opinione, ripetono ossessivamente che, nonostante l’Italia abbia chiuso col nucleare dal 1987, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km!), tra la Francia, la Svizzera, la Germania e la Slovenia.
Tutto vero, purtroppo…
Ma ha senso immaginare di reagire alla paura di incidenti nucleari oltreconfine costruendo centrali anche in casa nostra, così finendo col rendere questa tragica possibilità ancor più statisticamente probabile?!

Inoltre va considerato anche il fatto che:
a- le conseguenze di un incidente nucleare si riducono all’aumentare della distanza dalle centrali (come dimostra il caso Fukushima, dove è stata disposta l’evacuazione della popolazione solo entro i 50km dall’incidente!);
b- ed, inoltre, in caso di incidente oltreconfine le nostre Alpi (come dimostrato dal caso Cernobyl) rappresentano comunque una parziale barriera naturale contro l’avanzamento di nubi radioattive!
Perché privarsi anche di quest’ultimo, flebile “baluardo”?!

 

SECONDO:
IL NUCLEARE PRODUCE SCORIE “INELIMINABILI”!

I nuclearisti considerano l’atomo una fonte d’energia “pulita” (un’ottima alternativa ai combustibili fossili) per il semplice fatto che non produce “gas serra”.
Ciò è vero, fatto salvo il particolare di non poco conto per cui le centrali atomiche generano anch’esse prodotti di scarto: le “scorie nucleari”, elementi altamente nocivi per l’uomo e per l’ambiente che possono conservare alti livelli di radioattività per migliaia di anni!
Verrebbe, così, da dire che, se il nucleare è una fonte d’energia che non ha futuro, le sue scorie di futuro (radioattivo) ne hanno fin troppo!

Attualmente non esiste alcuna soluzione valida e definitiva al problema dello stoccaggio e della gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo (la scienza non è in grado né di distruggerle né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività).
Nonostante tutto il problema resta: le scorie prodotte vanno in ogni modo conservate per migliaia di anni!

La soluzione per cui hanno optato gli Usa è l’immagazzinamento delle scorie in profondità, in appositi depositi (vere e proprie “discariche nucleari”) scavati tra le rocce a 5 km di profondità.
Tappezzare il Pianeta di “discariche radioattive” sotterranee, però, non può essere la soluzione definitiva, non offrendo adeguate garanzie di sicurezza: in un Pianeta in continua trasformazione quale il nostro e sottoposto a incessanti stravolgimenti, cosa ci rende sicuri del fatto che le cave sotterranee così create rimarranno indenni ed intatte per millenni?

Alcuni geologi americani, piuttosto, hanno lanciato un preoccupato allarme in merito alla sicurezza di tali depositi sotterranei: l’innalzamento esponenziale ed inarrestabile della temperatura del sottosuolo rischierebbe, nel medio-lungo termine, di causare un’esplosione dei fusti nucleari dovuta al loro eccessivo surriscaldamento!
Questo è un rischio (anche solo potenziale) che possiamo correre?!

Anche l’Italia ha una sua “eredità nucleare”: “60 mila metri cubi” di scorie frutto dell’attività delle sue vecchie centrali, tutte chiuse negli anni ’80.
Ancor oggi gli Italiani pagano un prezzo per l’avventata scelta nuclearista fatta a suo tempo dal Paese: “50 milioni di euro” è il costo annuo a carico dello Stato italiano per la loro conservazione delle sue scorie (costo che paghiamo  tutti alla voce A2 della bolletta dell’Enel!).
Come immaginare un “ritorno al nucleare” quando in Italia è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei rifiuti delle centrali degli anni ‘60?!

TERZO:
IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E’ DESTINATO AD ESAURIRSI!

L’uranio è il principale “combustibile nucleare” (l’elemento naturale alla base del processo nucleare).
Purtroppo è un elemento (al pari dei combustibili fossili) “limitato” in natura, perciò destinato ad esaurirsi negli anni (ad un ritmo crescente all’aumentare della domanda nucleare).
Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, secondo un rapporto dell’“Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni (entro il 2050!).

A questo insanabile inconveniente i sostenitori della scelta nucleare obiettano che:
1– i reattori di quarta generazione (“autofertilizzanti”) sarebbero in grado di moltiplicare la capacità di utilizzo dell’uranio;
2– e i reattori al “torio 232” utilizzano come combustibile un elemento naturale ampiamente diffuso sulla superficie terrestre, tanto da permettere un’autonomia energetica di oltre 200 anni.

Resta, in ogni caso, un’ovvia constatazione da fare: le centrali nucleari la cui costruzione è prevista in Italia sono solo di terza generazione (niente a che vedere, dunque, con le centrali di ultima generazione -che non entreranno in servizio prima che tra trent’anni- o con quelle al torio -che esistono solo in forma sperimentale!-).
E’ razionale, lungimirante, conveniente, allora, elaborare piani energetici futuri sulla base di una materia prima “senza futuro”?!

QUARTO:
IL NUCLEARE E’ “ANTIECONOMICO”!

Prescindendo dai rischi e pericoli connessi a tale scelta, investire sull’energia nucleare è economicamente conveniente (e sostenibile)?
Se analizziamo gli enormi costi connessi la risposta è una sola: “No”!

Quando si parla di “costo del nucleare”, difatti, spesso si commette un imperdonabile errore (o “mistificazione!): riportare un solo dato, ossia il costo attuale di 1 KW di energia elettrica prodotto tramite il nucleare (che risulterebbe più conveniente rispetto a un pari KW prodotto tramite qualsiasi altra fonti di energia rinnovabile…).
Questo dato, però, rivela solo una mezza (per non dire “falsa”!) verità: fa riferimento ai soli costi “attuali” (di costruzione e funzionamento delle centrali) senza tener conto anche dei costi “futuri” che la scelta nucleare ineluttabilmente comporta, quali:

1- il costante e progressivo aumento del prezzo del combustibile nucleare, legato al progressivo esaurirsi in natura dell’uranio (di contro, il costo dell’energia rinnovabile, oggi elevato, potrà considerevolmente ridursi negli anni grazie alla sua diffusione su larga scala, ad adeguate politiche governative di incentivo ed all’utilizzo di nuovi impianti funzionanti con tecnologie oggi solo in fase di sviluppo ma domani possibilmente disponibili!);

2- ed i costi futuri di dismissione e smantellamento degli impianti nucleari e di gestione e conservazione delle scorie prodotte!

Per farsi un’idea, basti pensare che:
smantellare una centrale può costare da 400 milioni di euro (per un reattore raffreddato ad acqua da 1000 MW) fino a “2 miliardi di euro” (per i reattori raffreddati a gas);
– mentre smaltire le scorie radioattive è costato ad oggi agli Stati Uniti qualcosa come “5,4 miliardi di euro” soltanto in studi e progetti di fattibilità per individuare i siti di stoccaggio adeguati (mentre si prevede che la ricerca, costruzione e messa in opera del sito individuato finora, nel deserto del Nevada, costerà diverse “decine di miliardi di euro”, secondo le stime del Dipartimento dell’Ambiente degli Stati Uniti).

L’industria nucleare, in conclusione, è un’impresa “anti-economica” (destinata ad operare “in perdita”), essendo elevatissimi:
I- sia i costi “preliminari” (di  realizzazione degli impianti, stimati in almeno 5 miliardi di euro per ogni centrale);
II- sia i costi “attuali” (di gestione delle centrali);
III- sia i costi “futuri” (di smantellamento e bonifica degli impianti al termine della loro breve attività e di gestione e deposito delle scorie).

Tutti costi, per intendersi, destinati a pesare sulle tasche della collettività (sulle generazioni future!), non essendo sostenibili da nessuna azienda privata (l’intervento dello Stato a copertura delle spese risulta inevitabile!).
Qual è il vantaggio per le famiglie, allora, di ricorrere al nucleare?!

 QUINTO
LOCALIZZARE IMPIANTI NUCLEARI IN ITALIA RISULTA UNA “MISSION IMPOSSIBLE”!

L’Italia (stretta penisola densamente popolata, altamente sismica e geologicamente instabile) risulta un territorio idoneo all’installazione di impianti nucleari “in piena sicurezza”?
Prima di Fukushima, probabilmente, si sarebbe detto di si pensando all’esempio del Giappone…
E adesso?

Secondo gli esperti, l’unica regione sismicamente sicura d’Italia risulterebbe la Valle Padana.
Ma il popolo della Lega sarà disponibile a trasformare le proprie verdi valli in una “polveriera nucleare”?!

I cittadini italiani sarebbero disponibili ad accettare la realizzazione di centrali alla periferia delle proprie città?
Ricordando le veementi proteste di popolo avutesi in Campania contro la costruzione di nuove discariche, a Vicenza contro l’ampliamento di una base militare ed in Val d’Aosta contro la costruzione della Tav (che hanno richiesto finanche l’intervento dell’esercito!), qualcuno osa immaginare come reagirebbero le comunità locali alla notizia della costruzione di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive?!

Infine, gli amministratori locali di quegli stessi partiti di governo fautori del “ritorno all’atomo” sarebbero disponibili, come logica coerenza, ad accogliere nei propri territori un impianto nucleare?!
E’ stato sufficiente, in realtà, che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, prefigurasse la probabilità di costruire una centrale in Lombardia perché si alzasse una “levata di scudi” da parte dei governatori Formigoni (Pdl) e Cota (Lega), seguiti a ruota da tutti gli altri presidenti di regione del centrodestra!
Ma come può il Governo credere di convincere gli Italiani della “bontà” della propria scelta nucleare se non appare in grado nemmeno di convincere i propri rappresentanti nel territorio?!

SESTO:
LA REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE RICHIEDE TEMPI LUNGHISSIMI!

L’IAEA stima i tempi di costruzione di una centrale nucleare in 5 anni.
Tale dato, però, non deve trarre in inganno: il tempo “effettivo” di realizzazione degli impianti è molto maggiore!
Aggiungendo il tempo necessario a ottenere permessi, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale nonché quello per i lavori di connessione alla rete elettrica, difatti, i tempi reali si attestano in media sui “200 mesi” (16,6 anni!).

Se, dunque, il 12/13 giugno non prevalessero i “Si” al Referendum e, conseguentemente, il Paese spianasse la strada ai “piani nucleari” del Governo, le quattro centrali preannunciate (sempre che fossero rispettati dalle imprese esecutrici i tempi previsti per la consegna dei lavori ed i costi preventivati) entrerebbero in funzione “non prima del 2027”!
Il tutto per soddisfare solo il “5/6% del fabbisogno energetico nazionale”!
“Cui prodest”?!
Bastano questi numeri per ritenere il piano nucleare del Governo una pura e semplice “follia”!

SETTIMO:
IL NUCLEARE NON GARANTISCE ALCUNA “INDIPENDENZA ENERGETICA”!

Anche qualora il nucleare si realizzasse, l’Italia:
1– continuerà ad aver bisogno d’importare dall’estero petrolio per i trasporti e gas per i riscaldamenti
(il nucleare, difatti, produce solo elettricità e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti ed il riscaldamento degli edifici. Lo dimostra il fatto che la Francia, leader nel settore nucleare, ha consumi pro-capite di petrolio addirittura superiori a quelli italiani!);
2– e, per di più, diverrebbe “totalmente dipendente” dall’estero anche per l’approvvigionamento di uranio e per la tecnologia nucleare (dal nostro Paese ormai del tutto abbandonata…).

 OTTAVO:
IL NUCLEARE NON COMPORTA ALCUNO SVILUPPO OCCUPAZIONALE!

Il settore nucleare genera minori benefici in termini occupazionali (quindi sociali) rispetto al comparto delle energie alternative.
Una centrale in costruzione, difatti, produce solo “3.000” posti di lavoro (che si riducono a “300” nella fase di esercizio!).
Greenpeace, invece, stima che l’occupazione indotta dallo sviluppo delle energie rinnovabili sia 10/15 volte maggiore rispetto a quella indotta dal nucleare:
– la Germania può vantare in soli 10 anni “350.000” addetti nel settore delle rinnovabili (contro i 30 mila delle sue 17 centrali nucleari!);
– mentre l’Italia
, pur essendo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, nel solo settore fotovoltaico ha già prodotto “120 mila” nuovi posti di lavoro negli ultimi anni (e, secondo l’“Asso Energie Future”, potrebbe creare all’incirca “200 mila” posti di lavoro nei prossimi 9 anni!).

In un Paese in cui 1 giovane su 3 non trova lavoro ed il settore delle rinnovabili appare forse l’unico “dinamico” nonostante la crisi economica, perché non investire sulla “green economy” quale volano di crescita e sviluppo?
Perché non scommettere su un nuovo “Rinascimento verde”?

NONO:
IL NUCLEARE E’ UN’OPZIONE POLITICAMENTE “SENZA FUTURO”!

Mentre il Governo italiano si mostra impegnato a giustificare le ragioni di un “ritorno al passato”, il resto del mondo (sostanzialmente con la sola eccezione della Cina) viaggia “controcorrente”, guardando con più attenzione alle energie del futuro:

1- il presidente Barak Obama ha vinto le elezioni americane promettendo il miracolo di una “green economy” (nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione si è spinto a promettere che entro il 2035 l’80% dell’elettricità americana proverrà da fonti di energia pulita ed entro il 2015 gli Usa diverranno il primo paese ad avere 1 milione di veicoli elettrici su strada!);

2- il governo spagnolo di Zapatero ha incentivato uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite” (tale da renderle competitive con le fonti tradizionali!);

3- la cancelliere Merkel ha deciso lo stop di tutti i reattori entro il 2022 (promettendo che entro il 2050 l’80% dell’energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico!);

4- il governo svizzero ha annunciato l’intenzione di abbandonare progressivamente il programma energetico nucleare;

5- e persino il Giappone, ovviamente dopo il disastro di Fukushima, ha comunicato di voler rinunciare presto al nucleare (il Primo Ministro, Naoto Kan, sta considerando l’ipotesi di imporre a tutti gli edifici di nuova costruzione l’installazione di pannelli solari entro il 2030!).

Cosa spinge, allora, il Governo italiano a continuare a puntare lo sguardo sull’atomo?
Quale senso avrebbe investire risorse per costruire centrali che entrerebbero in funzione solo quando le restanti centrali di mezza Europa saranno in fase di smantellamento?!
Se davvero il nucleare fosse una fonte d’energia “conveniente”
, inoltre, come mai solo il 6% dell’energia mondiale viene prodotta dall’atomo?
E se sul serio il ritorno al nucleare fosse una scelta “obbligata”, perché mai la più grande potenza industriale d’Europa, la Germania, potrà farne a meno?

L’Italia è stata tra i primi paesi industrializzati ad uscire dall’atomo, in un periodo nel quale il resto del mondo guardava “con interesse” a tale fonte di energia.
Se oggi è il resto del mondo a guardare “con sospetto” al nucleare, perché mai l’Italia dovrebbe proseguire la sua “politica del gambero”?

 

DECIMO:
IL NUCLEARE E’ STATO “BOCCIATO” DAI CITTADINI!

Gli italiani hanno già detto la loro sul nucleare, con la plebiscitaria consultazione referendaria del 1987.
Ancor oggi
, inoltre, tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza della pubblica opinione è rimasta contraria alla scelta nucleare!
Ecco perché la volontà governativa di imporre al Paese il nucleare pur in contrapposizione ad una volontà popolare di segno dichiaratamente opposto risulta essere una scelta politica eversiva, “antidemocratica”!

Una norma di legge introdotta dal Governo Berlusconi nel 2009 prevede finanche “l’uso dell’esercito” per realizzare le previste centrali nucleari (per imporre alle comunità locali la costruzione di futuri impianti).
Si tratta della volontà di “forzare la mano”, di una scelta quantomeno “irresponsabile”, destinata a generare inevitabili conflitti istituzionali e sociali qualora venisse attuata!
Una ragione in più perché il prossimo 12/13 giugno i cittadini si rechino alle urne per confermare con un “Si” il loro “No” al nucleare!

Gaspare Serra
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10 giugno 2011

fonte:  http://www.disinformazione.it/scorie_di_ordinaria_follia.htm
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ED ORA GLI USA MINACCIANO GLI ALLEATI – “La pazienza dei contribuenti americani è finita”

Monito USA agli alleati Nato

“La pazienza dei contribuenti americani è finita”

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Il ministro della Difesa americano Robert Gates avverte gli alleati: chi lesina dollari e munizioni mette a rischio l’efficacia delle azioni dell’Alleanza atlantica

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Roma, 10-06-2011 – Le “lacune” della Nato, materiali o politiche, potrebbero “compromettere” l’efficacia della missione dell’alleanza in Libia. Il ministro della Difesa americano Robert Gates avverte gli alleati: chi lesina dollari e munizioni mette a rischio l’efficacia delle azioni dell’Alleanza atlantica.

“Non si può continuare a lasciare sulle spalle dei contribuenti americani” il 75% del peso delle spese per l’Alleanza atlantica ha aggiunto Gates. “La pazienza americana sta finendo” nella conclusione del suo discorso in cui ha ricordato che
l’amministrazione Usa deve affrontare “dolorosi tagli”. Incitando i leader europei a farsi carico di maggiori investimenti Gates ha ammonito: “Altrimenti non è possibile un futuro per la Nato”. “Non è troppo tardi, ma serve volontà politica” ha detto Gates.

“Per quanto riguarda l’operazione della Nato in Libia, è diventato dolorosamente ovvio che le lacune – in capacità e volontà – hanno il potenziale di compromettere la capacità dell’Alleanza di una campagna integrata, efficiente e sostenibile in aria e mare “, ha detto Gates in un think-tank a Bruxelles, dopo un incontro con i suoi pari grado di 28 paesi membri della NATO.

Gates ha messo in guardia contro “una alleanza a due livelli”, con alcune nazioni in campo solo per le operazioni umanitarie mentre altri dovrebbero sostenere le operazioni di combattimento. “Non è una preoccupazione ipotetica ed è inaccettabile “, ha sottolineato Gates. La NATO potrebbe avere un “futuro oscuro”, se gli alleati dovessero rinunciare agli investimenti militari, è necessario fermare “e invertire queste tendenze”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=153636

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B. E LE TASSE – Solo fumo

Solo fumo

Disinformazia. Berlusconi nega l’evidenza: «Nessun contrasto con Tremonti e Bossi. Riforma del fisco entro l’estate». Ma l’accordo su manovra e aliquote non c’è

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di Alessandro De Angelis

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«Con Bossi e Tremonti siamo d’accordo: il governo varerà la legge delega sulla riforma del fisco prima dell’estate». Silvio Berlusconi, al termine del consiglio dei ministri, piomba in sala stampa per annunciare che la quadratura sul fisco è stata trovata, che non ci sono contrasti con «Giulio».
È colpa della solita stampa se si parla di duelli epici all’interno del governo: «I giornali – ringhia il premier – fanno disinformazione. Io nemmeno li leggo più».
L’obiettivo è alzare una cortina fumogena sullo scontro durissimo tra palazzo Chigi e Tesoro. E l’obiettivo, neanche tanto dissimulato, è far vedere che almeno in apparenza le resistenze di Tremonti sulla riforma fiscale sono state piegate. Ecco l’annuncio sulla legge delega. Ecco che il Cavaliere, in versione rassicurante, quasi minimizza sulla manovra di lacrime e sangue da varare entro qualche mese: «Prima dell’estate interverremo con un’opera di manutenzione del bilancio, che sarà di qualche miliardo, probabilmente intorno ai 3 miliardi». Dall’emergenza alla manutenzione. Miele anche per il futuro: «Negli anni a venire, provvederemo sempre con gli stessi interventi già prodotti negli anni passati». Snocciola numeri, il Cavaliere, per dimostrare che non c’è ragione di dipingere quadri a tinte fosche: «Non si tratta di nulla di preoccupante, state tranquilli». Un quadro che renderebbe possibile una legge delega che impegna il governo a riformare il fisco, entro la fine della legislatura. Il che rappresenta un segnale a quel mondo che ha scelto di punire nelle urne il governo. Ma anche un modo per mostrare che il governo ha una missione da compiere, al di là della necessaria e banale sopravvivenza.

Un fiume di dichiarazioni ottimistiche. Per confondere, prendere tempo, superare le varie nottate che si annunciano già affollate di incubi. Come il referendum, visto che secondo gli ultimi sondaggi il quorum è davvero a un soffio. Come la verifica, visto che ogni giorno porta guai. L’ultimo, l’annuncio di Miccichè: formerà gruppi autonomi, in funzione anti-Lega. E non è un caso che il premier si è limitato a tirarsi fuori dalla prima tenzone («Io non andrò a votare»). E ha mostrato una calma olimpica sul passaggio parlamentare: «Non crediamo ci sarà il voto di fiducia. Napolitano nella sua lettera parlava solo di verifica ma nel caso ci fosse il voto di fiducia non abbiamo timore di nulla. Andremo avanti fino al 2013». I due appuntamenti potrebbero trasformarsi in due scosse fatali. Tali da far saltare la convergenza degli equivoci che si è stabilita ieri con Tremonti.

Già, una convergenza degli equivoci. Perché Berlusconi, con l’annuncio sul fisco, ha buttato la palla avanti, poi si vedrà. Il superministro invece ha incassato l’impegno sulla linea del rigore. E c’è un motivo se i duellanti, rientrati nei rispettivi quartier generali dopo il consiglio dei ministri hanno commentato con le stesse parole l’esito della giornata. Queste: «Ho vinto io». L’accordo non c’è, l’equivoco sì. E la distanza tra i due si è manifestata, per l’ennesima volta, nel faccia a faccia che ha preceduto la riunione di governo. Teso, come nei giorni scorsi. Pure sull’operazione risanamento. Berlusconi pensa a uno schema in due tempi, prima una manovrina per il 2011, e il resto spalmato con una manovrona. Il titolare del Tesoro vuole, da subito, un segnale forte per Europa e mercati: una manovrona senza se e senza ma.

Su queste premesse, il capitolo fisco è carico di incognite: «La legge delega – dice un ministro azzurro – va ancora scritta, Tremonti non ci ha fatto vedere un solo numero, non ci crede né ci ha messo la testa. Ammesso poi che si faccia ci sono due anni per i decreti attuativi. Se ne parlerà seriamente dopo la fiducia». Epperò il Cavaliere è convinto che l’assedio è iniziato e che prima o poi «Giulio» sarà costretto a mollare. È vero: è un cavallo di razza, l’unico che riesce davvero a resistere. I suoi mondi che contano, poi, si sono messi in movimento. E pure i suoi estimatori parlamentari se il Terzo polo ha fatto ben capire, fiutata l’aria in vista della verifica, che un governo Tremonti lo sosterrebbe da subito. Insomma costringerlo alle dimissioni come nel 2004 è impossibile. Per piegarlo Berlusconi confida nella tenaglia di Bossi. Sta pensando a come stringerla. I ben informati a palazzo Chigi raccontano che nelle pieghe dei bilanci, il premier ha a disposizione un tesoretto di una decina di miliardi. Per spenderli non serve l’esame del Tesoro. Ebbene l’idea è di usarli per consentire a Bossi di fare un annuncio, a Pontida, di una qualche misura a favore delle imprese, che parli a una base sul punto della rivolta.

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09 giugno 2011

fonte:  http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/398692/

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