Archivio | giugno 10, 2011

Referendum, Bersani spera: ”Il quorum è vicino” – VIDEO: Bersani: Svegliamoci presto e andiamo a votare – Piazza San Pietro in difesa dell’acqua

Caricato da in data 10/giu/2011

htttp://www.youdem.tv ”Il quorum è una montagna che non riusciamo a scalare da 16 anni. Sono convinto che se allunghiamo la mano stavolta riusciamo a raggiungere la vetta”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani in un’intervista di YouDem a Piazza del Popolo a Roma durante la manifestazione di chiusura della campagna referendaria ”’Io Voto”

Caricato da in data 09/giu/2011

http://www.youdem.tv/ – Sit in a piazza San Pietro a Roma dei missionari Comboniani che chiamano a raccolta il mondo cattolico invitandolo a uscire allo scoperto per andare a votare si ai referendum sull’acqua e sul nucleare il prossimo 12 e 13 giugno. Servizio di Alessandra Dell’Olmo

Referendum, Bersani spera: ”Il quorum è vicino”

Greenpeace srotola dei mega striscioni sui monumenti di Roma, Venezia e Firenze. Napolitano: “Farò il mio dovere”. Le quattro schede

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di Giulia Nitti
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Nell’ultimo giorno di campagna elettorale per il referendum del 12 e 13 giugno, arrivano inaspettati i blitz di Greenpeace sui principali monumenti italiani. Naturalmente, per srotolare i loro enormi striscioni.
Così questa mattina all’alba gli attivisti dell’associazione ambientalista sono riusciti a salire sul Colosseo e hanno srotolato un grande striscione con la scritta: “Italia, ferma il nucleare: vota sì”.
Lo stesso hanno fatto altri a Firenze, dove uno striscione dal contenuto analogo è stato appeso a Ponte Vecchio.
E così anche a Venezia sul campanile di San Marco.
È fallito invece il blitz sulla torre di Pisa, dove non si può salire con gli zainetti.
Intanto il segretario del Pd Pieluigi Bersani continua nella sua mobilitazione pro referendaria: “Raggiungere il quorum è come scalare una montagna. Però il quorum io lo vedo a portata di mano”.
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La festa di piazza del Popolo

Oggi alle 14,30 il comitato promotore ha dato appuntamento ai sostenitori a Piazza del Popolo, nella capitale, per un concerto-maratona che durerà circa 9 ore. Nessun politico sdalirà sul palco. Greenpeace tiene a non dare connotati politici alla manifestazione.
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Berlusconi non voterà

“Penso che non mi recherò a votare: è un diritto dei cittadini decidere se votare o meno per il referendum”. Così il premier Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a palazzo Chigi, ha chiarito che diserterà le urne il 12 e 13 giugno.
“Voteranno gli italiani”: replica Bersani a stretto giro.
Un indirizzo, quello indicato oggi dal premier, evidentemente di segno opposto a quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che solo pochi giorni fa aveva invece assicurato: “Sono un elettore che fa sempre il suo dovere”.
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Anche Bossi non vota, ma Zaia e Cota sì

Come Berlusconi, non voterà il referendum neanche Umberto Bossi. Ad annunciarlo il capogruppo della Lega a Montecitorio, Marco Reguzzoni.
Una scelta non proprio scontata, se si considera che solo pochi giorni aveva definito “attraenti” i due quesiti sull’acqua. Ma tant’è. Il “senatur” si schiera nella categoria degli astensionisti.

Direzione comunque non estendibile alla Lega tout court. Anzi. La linea del Carroccio è quella della libertà di coscienza. “Ciascuno – precisa Reguzzoni – decide come meglio crede”. E così faranno i governatori del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota. Entrambi nettamente schierati contro il nucleare.

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Bersani ottimista: “A un passo dal quorum”

Intanto cresce l’ottimismo di Bersani. “Vedo le difficoltà – dice il leader del Pd – ma sono fiducioso: siamo a un passo dal quorum. Con il rush finale siamo a un passo dal miracolo”.
“Io vado a votare alle 10, alle 9 mi metto la sveglia, perché bisogna incoraggiare – ha proseguito Bersani incontrando i giovani dell’iniziativa ‘Italia 110’ -. Sento una sensibilità diffusa a partire dai giovani, la spinta c’è per il merito dei quesiti. Non è una questione pro o contro Berlusconi, che se ne deve andare a casa lo diciamo da tempo. Non è questo il punto. E poi c’è la riscossa civica, una cosa che non riguarda solo gli elettori del centrosinistra”.

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La mobilitazione dei cattolici

Anche il mondo cattolico si mobilita per i referendum. Oggi alle 13, infatti, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, sei preti terranno una veglia di preghiera e di digiuno per i referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno.
”Accogliendo l’invito dei padri Adriano Sella e Alex Zanotelli diffuso dalla rivista Nigrizia – dicono don Andrea Bigalli, don Fabio Masi, don Alessandro Santoro, don Giorgio Tarocchi, don Roberto Tempestini e padre Daniele Frigerio – anche a Firenze sentiamo l’esigenza di proporre un giorno di digiuno e riflessione dedicato a questo tema, perchè ci si senta invitati a partecipare attivamente al voto scegliendo di rifiutare il progetto di privatizzazione dell’acqua, che deve restare bene comune sotto il controllo politico, perchè lo si distribuisca secondo il criterio della necessità di tutti, non solo dell’interesse di alcuni”.
”A questa iniziativa – spiegano i sei sacerdoti in una nota congiunta – invitiamo non solo religiose, religiosi e preti, ma anche tutti coloro che in virtù dell’appartenenza ecclesiale si sentono di condividere questa scelta di tutela dei beni comuni: abbiamo invitato a partecipare anche l’arcivescovo di Firenze, nel pieno rispetto della sua autonomia di giudizio”.
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Domenica aprono le urne: incognita voto all’estero

Domenica e lunedì si vota. Urne aperte dalle 8 alle 22 del 12 giugno e dalle 7 alle 15 del 13. Sono chiamati ad esprimersi più di 47 milioni e 300 elettori in Italia, più 3.236.990 cittadini residenti all’estero. Perché il voto espresso nel referendum sia validoil numero dei votanti dovrà superare quota 25.332.487, vale a dire il 50% degli aventi diritto più uno.

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Il pasticcio delle schede vecchie

Il voto del 12 e 13 giugno rischia però di complicarsi a causa del “pasticcio” dei voti espressi dagli italiani all’estero su uno dei quattro quesiti, quello che riguarda il nucleare. I cittadini residenti fuori dall’Italia hanno già votato (la legge imponeva loro di farlo entro il 2 giugno), ma su una scheda che riporta un quesito formulato in modo diverso da quello che circolerà in Italia, dove è stato modificato dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione. Il contenuto del quesito è lo stesso, ma espresso in maniera diversa. Ci si pone dunque il problema se considerare questi voti validi oppure annullarli.

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Voti da annullare

Se le schede dei residenti all’estero (in discussione sono solo quelle sul nucleare) non fossero conteggiate, questo può falsare l’esito del referendum. I voti di circa 3 milioni di cittadini sarebbero considerati come voti di chi non ha espresso nessuna preferenza, e finirebbero a ingrossare le fila di chi non ha votato.

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Quorum a rischio

Come ha spiegato Antonio Di Pietro, se così fosse il numero di voti necessari per fare considerare valido il quesito del nucleare salirebbe dal 50% + 1 al 58 % (circa 29 milioni anziché 25) . Per questo il leader dell’Italia dei valori ha annunciato che lunedì pomeriggio depositerà ricorso alla Cassazione perché sollevi conflitto d’attribuzione alla Consulta in merito a questa questione. Di Pietro vuole chiedere che venga considerato, ai fini del raggiungimento del quorum, un numero di votanti complessivo al netto dei tre milioni che hanno votato sulla scheda non valida.

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Decisione a urne chiuse

Indipendentemente da ciò che farà Di Pietro, l’ultima parola sulle schede “estere” la dirà, a urne chiuse, l’ufficio centrale Referendum della Corte di Cassazione, dopo che la questione sarà esaminata dall’Ufficio centrale per la circoscrizione estero presso la Corte d’Appello di Roma. Qualcuno, come il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, lascia trasparire anche l’ipotesi che i voti vengano considerati validi, in quanto i quesiti vecchi e nuovo hanno la stessa intenzione. Ma tutto resta nel dubbio.

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Problema risolto se i votanti sono in tanti

Il problema, in ogni caso, non si porrà se il quorum verrà ampiamente superato (oltre il 58%), o se il numero complessivo dei votanti sarà ampiamente più basso della metà.

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I quattro quesiti

Quattro in tutto, i referendum popolari su cui gli italiani sono chiamati a esprimersi.

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Scheda rossa e gialla sull’acqua

Promossi dal Comitato referendario “2 sì per l’acqua pubblica”, i primi due referendum riguardano la gestione e la definizione delle tariffe per l’acqua pubblica. Il primo, su cui si voterà su una scheda di colore rosso, riguarda le “Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”. Il quesito prevede l’ abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati.

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Niente tariffe “adeguate” all’investimento


Il secondo è su una scheda gialla. Votando sì si esprime la volontà di abrogare l’articolo della norma che prevede la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore.
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Il nucleare, scheda grigia

Il quesito sul nucleare ha la scheda di colore grigio. Votando sì si chiede di abrogare i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n.75. In sostanza si cancellano le nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.
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Il legittimo impedimento, la scheda verde

E’ quello che interessa più da vicino il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, impegnato in diversi procedimenti penali. Votando sì si chiede l’abrogazione delle norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del presidente del Consiglio dei ministri e dei ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
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Si può votare anche una sola scheda

In tutti e quattro casi, votando no il cittadino esprime la volontà di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum. E’ possibile ritirare, e quindi votare, anche solamente la scheda per uno o per alcuni dei quesiti referendari.

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fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Referendum%2C+Bersani%3A+%27%27Il+quorum+%C3%A8+vicino%27%27&idSezione=11117

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IN VERSILIA – Referendum: “Andate al mare, ma solo dopo aver votato”. L’ombrellone sarà gratis

Referendum: “Andate al mare, ma solo dopo aver votato”. L’ombrellone sarà gratis

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di Emilio Casalini
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“Prima a votare e poi gratis al mare” è lo slogan lanciato da una ventina di stabilimenti della Versilia, tra Viareggio, Lido di Camaiore, Marina di Massa, ma si è aggiunta anche Pisa, e il numero sembra aumentare di ora in ora. Se l’anatema contro i referendum, fin dai tempi di Craxi, è da sempre stato l’invito ad andare al mare, in Versilia ribaltano il concetto invitando tutti quelli che hanno votato a godersi un’intera di una giornata di ombrellone gratis.

Basterà presentarsi all’ingresso dei bagni elencati su questa pagina di Facebook tenendo in mano una scheda elettorale timbrata per avere diritto all’ombrellone senza sborsare un euro.

“Non ci interessa minimamente sapere se si è votato SI o NO”, racconta Laura Botarelli titolare del bagno Il Cavallone, uno dei bagni che hanno lanciato l’iniziativa, “quello che ci importa è che la gente partecipi a questo strumento di volontà popolare. Se grazie al nostro invito stimoleremo anche una sola persona in più a entrare nei seggi, allora avremo raggiunto il nostro scopo”.

Per chi ha il lunedi libero e abita in Versilia – ma magari nel frattempo si uniranno altri stabilimenti in giro per l’Italia – basterà alzarsi un po’ prima, passare al seggio e poi andare in spiaggia. “Qualcuno ha storto il naso perchè teme una connotazione politica all’iniziativa” spiegano Sandra Garuglieri del Bagno Sodini e Nicoletta Vespa del bagno Panoramic1 “ma si sbaglia, perchè argomenti come l’acqua e il nucleare sono importanti per tutti, decidono il futuro dei nostri figli e vanno oltre ogni convinzione o schieramento”.

I balneari, in mobilitazione permanente contro l’applicazione delle norme europee sulla libera concorrenza che dal 2015 mette all’asta le loro concessioni demaniali, invece di essere lo specchietto per le allodole per disertare i seggi, diventano così un’attrattiva proprio per chi, tra domenica e lunedì, alle urne ci sarà andato davvero. Magari per festeggiarne insieme l’esito in spiaggia la sera stessa.

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/10/referendum-tutti-al-mare-ma-solo-dopo-aver-votato-e-gratis/117367/

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SPAGNA – Gli “indignados” smobilitano. Domenica chiude l’occupazione alla Puerta del Sol

Gli “indignados” smobilitano. Domenica chiude l’occupazione alla Puerta del Sol

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Potrebbe finire domenica prossima, in Spagna, l’occupazione di Puerta del Sol cominciata tre settimane fa. Una decisione in tal senso è stata presa al termine di una lunga assemblea, durata fino a notte fonda. Un piccolo gruppo di manifestanti tuttavia ha detto di voler continuare l’occupazione a oltranza, ma resta da stabilire con quali modalitâ.

Gli animatori delle iniziative, come questa ragazza, si dicono soddisfatti dei risultati ottenuti. “Ormai si è creata una rete di sostegno nei quartieri, lì stanno lavorando e il movimento continua la sua attività”.

“Forse chi vorrebbe restare accampato avrà difficoltà a farlo, con tutte queste pressioni a dover dire si o no”.

Oltre che a Madrid, anche a Barcellona la scelta è quella di chiudere con l’occupazione, che molti hanno definito “uno strumento” e non un fine in sè. Tutti però ripetono che il movimento che ha rimesso il destino dei giovani spagnoli al centro dell’agenda politica, non si ferma.

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10 giugno 2011

fonte:  http://it.euronews.net/2011/06/08/gli-indignados-smobilitano-domenica-chiude-l-occupazione-alla-puerta-del-sol/

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RAPPORTO ILO – La Giornata contro il lavoro minorile. Sono milioni i bambini sotto padrone / VIDEO (impressionanti): Short film for child labour in India – (Filippine): Hey Kid! An Adult too soon!

VIDIYAL

Caricato da in data 10/giu/2011

short film for child labour in india………..

Bata..bata..kay ‘aga mong tumanda (Hey Kid! An Adult too soon!)

Caricato da in data 05/giu/2011

A documentary film produced by an urban poor group for the education and awareness of their own ranks, both children and parents, on the plight of the Filipino working child, their very own children. For others, we should realize tha a big portion of our economy is carried on the shoulders of these poor and exploited children. Children and women working in sweatshops, trafficked, actually; working in miserable conditions, low wages. We should stand up, fight, and put an end to Child Labour.

RAPPORTO ILO

La Giornata contro il lavoro minorile
Sono milioni i bambini sotto padrone

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Che lavorano nelle miniere senza la minima protezione e con paghe da fame. O che comunque sono costretti a svolgere mansioni inadatte alla loro età. E’ il quadro che emerge dallo studio dell’International Labour Organization dell’Onu dedicato al lavoro minorile pericoloso. Le aree dove è più diffuso sono quella asiatica con 48 milioni di baby lavoratori e quella dell’Africa sub-sahariana che ne conta quasi 39 milioni

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di VITTORIO LONGHI

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La Giornata contro il lavoro minorile Sono milioni i bambini sotto padrone

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ROMA – C’è una miniera d’oro in Africa occidentale dove, si dice, i rischi sono tanti ma la paga è buona. Il lavoro è duro, infatti, e il pericolo di incidenti è costante. I tunnel hanno strutture di sostegno leggere e non sono previsti i piani di sicurezza in caso di fughe di gas. Non ci sono maschere protettive e molti sono costretti a lavorare a mani e piedi nudi. Anche le condizioni di vita sono pessime. L’acqua scarseggia, non ci sono ospedali, né bagni, né polizia.

Poveri e invisibili. Miniere come questa producono un quinto dell’oro mondiale, così come i preziosi per i gioielli o i minerali rari che finiscono nei nostri telefoni cellulari. Sono spesso dislocate e nate abusivamente, eppure alcune funzionano a pieno ritmo. Ciò che colpisce maggiormente è che una buona parte della forza lavoro è costituita da bambini, sia maschi che femmine. Bambini poveri che lavorano per portare pochi soldi alle famiglie, che scavano, che trasportano, che spaccano pietre e ne respirano le polveri. L’inalazione di sostanze tossiche come il mercurio, ad esempio, ha effetti disastrosi sulle capacità cognitive e muscolari. Una lunga esposizione può portare a danni gravi del sistema nervoso centrale, che conducono spesso al delirio e al suicidio.

Il lavoro pericoloso. Quello delle miniere è solo uno dei tanti casi di lavoro minorile “pericoloso”, secondo la definizione dell’ International Labour Organisation 1, ILO, agenzia ONU. Ed è uno degli esempi citati nello studio “I minori nel lavoro pericoloso: che cosa sappiamo e che cosa dobbiamo fare”. Il rapporto, appena pubblicato dall’ILO per la Giornata Mondiale contro il lavoro minorile 2 del 12 giugno, analizza le ultime tendenze sia nei paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati, contiene le statistiche sui minori impegnati in attività pericolose, sui rischi per la loro salute in agricoltura, nelle estrazioni minerarie, nelle costruzioni, nell’industria, nel lavoro domestico e della raccolta dei rifiuti. Il fenomeno riguarda oltre la metà dei 215 milioni di bambini lavoratori nel mondo e sembra che sia in crescita nella fascia di età tra i 15 e i 17 anni, con una prevedibile maggioranza di maschi, mentre diminuisce tra quelli più piccoli (5-14 anni).

Le norme internazionali.
Gli standard internazionali del lavoro stabiliti dall’ILO per la protezione dell’infanzia hanno fissato dei criteri che individuano innanzitutto chi può essere considerato “minore”. Secondo le due Convenzioni di riferimento, quella sull’età minima (la 138 del 1973) e quella sulle peggiori forme di lavoro (la 182 del 1999), l’età consentita dovrebbe sempre essere 18 anni. Tuttavia, per motivi culturali ed economici, molti governi hanno la facoltà di abbassare a 13 anni il limite per i lavori leggeri e a 15 per il lavoro ordinario. Riguardo alla lunga lista di attività pericolose, però, sono sempre necessari 18 anni. Queste attività sono intese come rischiose sia per gli aspetti legati a salute e sicurezza del minore sia per quelli morali, come nel caso della prostituzione.

I costi sociali ed economici. Le aree in cui il lavoro minorile pericoloso è più diffuso sono ancora quella asiatica, in valore assoluto, che conta circa 48 milioni di baby lavoratori e quella dell’Africa sub-sahariana che ne conta quasi 39 milioni ma ha il massimo valore relativo. La crisi economica ha ridimensionato l’impegno dei governi a eliminare il fenomeno entro il 2016, come previsto dall’ultimo piano d’azione dell’ILO. Pertanto l’Organizzazione in questa giornata rinnova l’esortazione a intervenire presto e in modo radicale, perché impegnare bambini e ragazzi nel lavoro anziché mandarli a scuola non è solo moralmente inaccettabile, ma è anche economicamente svantaggioso. Le occupazioni pericolose portano ad ammalarsi presto e più facilmente, causando un costo sociale considerevole. Inoltre, sostituendo la scuola con il lavoro, si abbassano i livelli di istruzione e questo, nel lungo periodo, non può che incidere negativamente sulla produttività di tutto il paese.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/10/news/rapporto_lavoro_minorile-17504851/?rss

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FERMATE QUESTO ORRORE! – Mucca clonata produce latte “umano”, il “brevetto” conteso da Cina e Argentina

Mucca clonata produce latte “umano”
il “brevetto” conteso da Cina e Argentina

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fonte immagine
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Gli scienziati argentini hanno alterato il Dna del bovino aggiungendo i geni che producono due sostanze protettive tipiche del latte materno. Pechino rivendica: “Abbiamo una madria intera di esemplari transegenici simili”. La Lav all’Ue: “Fermate questo orrore”

Mucca clonata produce latte "umano" il "brevetto" conteso da Cina e Argentina Rosita, la vitellina clonata, tra un ricercatore e il ministro argentino dell’agricoltura Julian Dominguez

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ROMA – In Argentina è nata la prima mucca al mondo in grado di produrre latte materno grazie ad alcuni geni umani inseriti nel Dna. L’annuncio è stato dato dal National Institute of Agrobusiness Technology, secondo cui il latte ‘potenziato’ contiene due sostanze protettive contro le infezioni che non si trovano in quello prodotto naturalmente dall’animale.

“La mucca clonata si chiama Rosita – si legge nel comunicato del laboratorio argentino – è nata il 6 aprile con un parto cesareo dovuto al fatto che alla nascita pesava 45 chilogrammi, il doppio di un bovino normale, e quando sarà adulta produrrà latte simile a quello materno umano”.

Gli scienziati argentini, coordinati da Adrian Mutto, hanno inserito nel Dna della mucca i geni che producono la lattoferrina, una proteina che rinforza il sistema immunitario, e il lisozima, un’altra sostanza antibatterica.
“Il nostro obiettivo era quello di aumentare il valore nutrizionale del latte di mucca con l’aggiunta di questi due geni umani che forniscono ai neonati protezioni antibatteriche e antivirali”, ha spiegato Mutto

Anche se i ricercatori dell’università di San Martin affermano che questo è il primo caso del genere al mondo, in realtà anche dalla Cina è venuto un annuncio simile pochi giorni fa: gli scienziati della Chinàs Agricultural university di Pechino hanno affermato di avere un’intera mandria di 300 mucche transgeniche che già producono un latte simile a quello umano di cui si stanno testando le caratteristiche.

“La clonazione animale – commenta la biologa Michela Kuan, responsabile Lav vivisezione – è una materia sulla quale esistono gigantesche criticità sia dal punto di vista scientifico che etico: tutte ottime ragioni per opporsi a un simile orrore”. La Lav chiede alla Ue che vieti simili esperimenti: “Le applicazioni commerciali di tale latte sono dubbie – aggiunge Kuan – , andando probabilmente ad alimentare un business tipico dei Paesi ricchi e non andrà a tamponare situazioni di grave denutrizione nelle fasce del mondo più povere. Inoltre, il problema legato ai primi giorni di allattamento e il conseguente trasferimento della barriera anticorpale tra madre e figlio, non sarebbe ovviato; anzi, si introdurrebbero problemi di possibili virus silenziosi ed effetti indesiderati non preventivati”.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2011/06/10/news/mucca_clonata_d_latte_umano-17506914/?rss

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Siria, l’esercito contro i ribelli. Emergenza profughi da Damasco

Siria, l’esercito contro i ribelli. Emergenza profughi da Damasco

Giustiziati i militari che rifiutano di sparare ai manifestanti. La Turchia: “Atrocità dal governo”

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DAMASCO
Il regime di Bashar al Assad ha mandato l’esercito con l’obiettivo di “ristabilire la sicurezza” a Jisr al-Shughur, città settentrionale a 12 chilometri dal confine turco. Lo ha annunciato la tv di Stato siriana, rilanciata dalla Bbc. Il primo ministro turco, Tayyip Erdogan, ha accusato il regime siriano di atrocità nei confronti dei manifestanti. Lo riferisce l’agenzia di stampa turca Anadolu.

Nei primi giorni della settimana il governo di Damasco aveva annunciato 120 morti fra le forze di sicurezza negli scontri avvenuti nella città, nota soprattutto perché nel 1980 una rivolta antigovernativa fu repressa nel sangue dall’allora presidente Hafiz al-Assad. L’annuncio, e il posizionamento dei militari nella zona, ha scatenato il flusso di centinaia di profughi verso la vicina Turchia.

L’esecutivo di Bashar ha attribuito le morti ai gruppi armati dell’opposizione, ma secondo alcuni attivisti le cose sarebbero andate diversamente: il governo avrebbe ordinato alle forze di sicurezza di stroncare le rivolte nella città, e alcuni poliziotti hanno disertato per unirsi ai manifestanti e sono stati uccisi.

Sono circolate anche voci che parlano di un ammutinamento al quartier generale delle forze di sicurezza: alcuni militari avrebbero rifiutato di sparare contro i manifestanti e sarebbero stati giustiziati. Gli attivisti hanno scritto che gli elicotteri del regime hanno sparato contro i civili e che le ripetute incursioni militari nella zona hanno spinto gli abitanti a rifugiarsi in Turchia.

Il governo turco sostiene che finora abbiano varcato il confine oltre 2mila siriani. Le rivolte contro il presidente Bashar al Assad sono iniziate a metà marzo. Da allora, stando alle organizzazioni per i diritti umani, sarebbero stati uccisi oltre 1.100 civili e ci sarebbero stati almeno 10mila arresti. I giornalisti stranieri non sono ammessi in Siria, giornali e agenzie di stampa possono solo basarsi solo sui racconti di testimoni senza poterne verificare l’autenticità.

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MULTIMEDIA


FOTOGALLERY
La protesta anti
Assad supera
i confini siriani

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10 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/406500/

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Valter, l’orgoglio gay di un rom musulmano. Sabato all’Europride, e prima anche dal Papa

Valter, l’orgoglio gay di un rom musulmano
Sabato all’Europride, e prima anche dal Papa

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Perù: drag queen sfilano nel Giorno dell’Orgoglio Gay indossando abiti dell’epoca del Vicereame. (Foto: MANNOVER su Flickr, ripresa con licenza Creative Commons BY-NC-ND 2.0) – fonte immagine

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Halilovcic ha 32 anni, è nato a Torino e fa il mediatore culturale. L’infanzia da “nomade del Nord” con i genitori e le sorelle. Ora vive in una casa popolare. “Nella nostra comunità essere gay è un tabù. Non esiste nemmeno la parola, sono sinonimi volgari. Io sto bene perché mi sono accettato abbastanza presto”

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di PAOLO HUTTER

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Valter, l'orgoglio gay di un rom musulmano Sabato all'Europride, e prima anche dal Papa Valter Halilovic

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VALTER Halilovic sta per partire da Torino per Roma, per partecipare all’Europride. All’ultimo momento viene a sapere che dalla sua comunità torinese parte una folta delegazione per l’incontro con il Papa, e riesce a trovare posto. Alle 12 di sabato in Vaticano con i Rom ricevuti da Benedetto XVI. Alle 16 in piazza all’Europride, dove si aspetta di sfilare con altri gay Rom. “Si era parlato persino di fare un carro zingaro, ma per questa volta non credo che ci sarà”.

Ho incontrato Valter perché avevo chiesto a conoscenti operatori rom se a loro volta conoscessero uno “zingaro musulmano omosessuale”. L’avevo chiesto quasi per scherzo, per polemizzare coi manifesti milanesi sul rischio della “zingaropoli islamica” e coi titoli di Libero sulla “mecca gay” che Pisapia avrebbe propugnato. “Certo che esiste – mi avevano risposto – e non è un timido emarginato, è un mediatore culturale.” Ed eccomi a parlare con questo 32enne dall’accento completamente italiano, nato a Torino ma di nazionalità bosniaca, e di matrice musulmana.

VIDEO L’intervista a Valter Halilovic 1

Non è un po’ strano, per un musulmano, andare dal Papa e poi all’Europride?
“In effetti mia nonna, che era la più religiosa della famiglia e che faceva le preghiere e il Ramadan, si rivolterebbe nella tomba. Io non sono religioso, e osservo che in generale i Rom non lo sono molto e conservano tracce di varie religioni contemporaneamente. Quanto al Papa, ci vado per curiosità e perché per noi questo incontro in Vaticano è comunque un riconoscimento e un riscatto”.

E omosessuale lo sei apertamente nella tua comunità?
“Lo sanno tutti, benché io non vada in giro a dire ‘sono gay’, anche perché la parola in romanè non esiste, si usano sinonimi più volgari. Però non ho mai nascosto niente e ho sempre molto ironizzato. Con l’ironia, scherzando, ho evitato di essere messo in difficoltà. Del resto mi rispettano perché sono uno dei più informati e attivi nella difesa dei nostri diritti. L’ho preso un po’ da mia madre, che sa tante lingue e che è stata una dei leader della nostra comunità”.

Vieni quindi da una famiglia rom privilegiata, integrata?
“Mia madre ha messo al mondo 12 figli, e in 10 siamo vivi. Ho 4 fratelli e 5 sorelle. Quando sono nato non vivevamo neanche nel campo rom, ma in giro da soli e basta. Eravamo girovaghi, nomadi per tutto il Nord, e vivevamo sostanzialmente di elemosina. Poi abbiamo cominciato ad abitare in campi e, noi più piccoli, ad andare a scuola. Ci hanno dato una casa popolare solo pochi anni fa”.

Ti sentivi omosessuale già da piccolo?
“In un certo senso sì. Tra l’altro a sette, otto anni giocavo con le bambole con le mie sorelline. I miei genitori pensavano che fosse una fase. Poi, a undici anni sono stato iniziato al sesso da un parente lontano un po’ più grandicello, ne aveva quindici. Non ti scandalizzare, noi a quell’età siamo più ‘grandi’ di voi. A 11-12 anni sei già adolescente, a 15 sei un giovane. A 16 ti sposi, nel senso che fai il rito rom, che poi è fidanzamento e matrimonio assieme”.

E tu come hai fatto a evitare la convenzione sociale eterosessuale?
“Non l’ho evitata del tutto. A 17 anni mi sono sposato con una ragazza, non ero sicuro di come ero, volevo provare. E poi ho capito abbastanza presto che non era la mia strada, ci siamo separati da buoni amici. Da allora ho avuto anche varie relazioni, con maschi sia rom che italiani”.

Immagino che fra i rom l’omosessualità sia un tabù…
“Sì, ufficialmente lo è ma in realtà… se prendi l’iniziativa quasi tutti ‘ci stanno’. L’importante è essere sicuri dentro di sé, e io sono stato bene perché mi sono accettato abbastanza presto. Ne conosco altri che non ti parlerebbero mai della loro omosessualità come sto facendo ora con te. Adesso vediamo chi c’è al Pride…”.

Pensi che i campi rom debbano e possano essere eliminati e che tutti dovrebbero avere una casa popolare come quella in cui vivi adesso con la tua famiglia?
“Organizzare si, eliminare no: non so se sia possibile e non so neanche se sia giusto eliminare i campi. Ti confido una cosa: non sempre sono felice di abitare in casa. I campi rom, quando si risolvono i problemi di riscaldamento e docce, sono una bella situazione, simpatica. E’ un po’ come stare in campeggio. E poi a me piace la stufa a legna”.

Come sei diventato mediatore culturale?
“Da una disavventura che poi alla fine si è rivelata positiva. Una sera, ancora minorenne, ero in giro con dei ragazzi un po’ più grandi e spregiudicati di me, avevano rubato un’auto e io sono rimasto con loro. Così hanno arrestato anche me. Il Tribunale dei minori mi ha concesso il perdono giudiziario a patto che io frequentassi dei corsi professionali. Adesso aiuto col mio lavoro anche altra gente, non solo rom, per esempio i profughi del Darfur”.

E che cosa ne pensi della destra che parla contro gli zingari, gli islamici, i gay?
“Mamma mia, se avessero vinto le destre di nuovo, avrei pensato di cercare lavoro all’estero. La sinistra? A Torino, anche se non posso votare, ho appoggiato una candidata del Pd, Ilda Curti. Però, sai, la ‘zingaropoli islamica’ e la ‘mecca gay’, per me sarebbero una manna dal cielo”.

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10 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/10/news/europride-17497107/?rss

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