Archivio | giugno 11, 2011

B., Craxi e il Bunga Bunga senza fine..

BRIATORE E SANTANCHÈ -INTERCETTAZIONI – BERLUSCONI MALATO

Caricato da in data 11/giu/2011

L’ottavo nano: Trombolo – fonte immagine

Continua il bunga bunga
all’ombra di Craxi

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berlusconi santanchè
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Dunque il bunga bunga continua. Ha solo cambiato sede: “Non più ad Arcore, ma nell’altra villa”. Parola di Flavio Briatore, uno che se ne intende visto che la difesa di Berlusconi l’ha citato come testimone. Ma questa è una telefonata di poco più di due mesi fa, intercettata dalla Guardia di Finanza che indagava su Briatore per evasione fiscale. Una telefonata con un’altra persona di sicura fede berlusconiana, Daniela Santanché.
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http://www.unita.it/polopoly_fs/1.303143.1307804957!/image/1997687150.jpg_gen/derivatives/box_304/1997687150.jpg

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A leggerla (è sul numero odierno di Repubblica) si resta di stucco. Briatore e Santanché sono sinceramente preoccupati per l’incoscienza di Berlusconi. Preoccupati come possono esserlo due persone amici che assistono impotenti alla rovina di un amico. A un certo punto Briatore dice: “Ha ragione Veronica, è malato”. E racconta di una confidenza ricevuta da Lele Mora, anche lui disperato perché si trova costretto a “organizzare tutto”. Come se niente fosse successo.

“Vabbè, ma allora crolla tutto”, è il commento di Daniela Santanché. La stessa Santanché che qualche settimana dopo questa telefonata si è presentata davanti al tribunale di Milano per denunciare la persecuzione di Berlusconi da parte della magistratura. E ha definito Ilda Boccassini “una metastasi”.

Adesso, molto probabilmente, dirà che i giudici hanno violato la sua privacy e che la intercettazioni sono una barbarie. In effetti il contenuto di alcune di esse lo è per davvero. Svela un mondo senza lealtà, senza onore, senza pudore che sta acquisendo la consapevolezza della propria fine: “Ma allora qua crolla tutto”, commenta a un certo punto Daniela Santanché”. E Briatore: “Il problema è che poi la gente comincia a tirare le monete…”

E’ curioso come ricorra sempre più spesso il ricordo della fine di Bettino Craxi.
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11 giugno 2011
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TANGENTOPOLI: CRAXI CONTESTATO CON LANCIO DI MONETINE

Caricato da in data 20/giu/2009

http://news.illecito.com/ – 1993: Bettino Craxi contestato e bersagliato di monetine – La storia è ciclica

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CASO BATTISTI, MESTRE – Simpatizzanti di Fli, l’inno Nazionale e la brutta figura..

fonte immagine

Simpatizzanti di Fli, l’inno Nazionale e la brutta figura..

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https://i1.wp.com/corrieredelveneto.corriere.it/Media/foto/2011/06/11/Mestre%201--190x130.jpg

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Ora, sia chiaro, non ce l’ho con i simpatizzanti di Fli, che non conosco e che probabilmente mai conoscerò. Ma ciò che hanno fatto, spinti da amor patrio e disinformazione, ha un che di grottesco. Ed è pure indicativo.

Mi spiego. Sul caso Battisti si sono versati i classici ‘fiuni d’inchiostro’, con gente che tirava bellamente l’acqua al suo mulino, altri palesemente non padroni della materia e alcuni, pochi, non solo informati ma onesti nell’esposizione dei fatti e nelle conclusioni. Quasi tutti, tra i pochi,bisogna dirlo, in definitiva schierati sulle posizioni a difesa di Battisti. E già questo qualcosa vorrà dire.

Ma tant’è. Ciò che preoccupa è constatare come un manipolo di persone, presumibilmente ritrovatesi al bar sotto casa, dopo altri, presumibili, concitati discorsi di fronte all’ennesimo ‘taj de vin’, abbia deciso di passare alle vie di fatto per esprimere la propria indignazione. Fortunatamente, in questo caso, si è trattato di una manifestazione di dissenso (corredata di strisicone di protesta) dove si è rispolverato il vecchio inno nazionale e si è cantato a squarciagola.

Saranno stati pure solo una trentina, ma una trentina di di individui con le scalmane che urlano a pieni polmoni non sono piaciuti al vecchietto del terzo piano (tanto per dire..) che, giustamente, si è sporto dalla finestra e li ha mandati sonoramente a quel paese. Perché? Perché intanto gli stavano rompendo le scatole. E poi che avevano da urlare che il consolato del Brasile aveva sbaraccato da lì da ben due anni?

Se l’episodio può far sorridere contiene in se, comunque, una riflessione. O più. Primo, che il consolato del Brasile manco sapevano che esistesse e l’avranno cercato sulle pagine gialle di qualche vecchia guida telefonica, desumendone l’indirizzo. Secondo, che si sono mossi spinti da furore e senza prendere UNA MINIMA INFORMAZIONE sulla veridicità dell’esistenza di tale consolato. Terzo, che se questo è stato il ‘modus operandi’ c’è da temere che in quanto a informazioni sul ‘caso Battisti’ siamo a livello poco più che zero. Roba da il Giornale e Libero (avessero letto il Foglio qualcosina in più, anche se poco veritiera, l’avrebbero saputa). Molto qualunquismo, insomma.

Morale: ci sarebbe da ridere non ci fosse da piangere. Questa è la politica di certi italiani, figli della retorica patriottica e del berlusconismo più becero, pronti allo schiamazzo ed alla condanna senza appello, solo perché forti del numero.

mauro

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CASO BATTISTI

Manifestazione di Fli contro il Brasile
ma il consolato è chiuso da due anni

Mestre. Una trentina di simpatizzanti hanno cantato a squarciagola l’inno nazionale e protestato davanti a un palazzo vuoto. Un anziano si è affacciato lamentandosi per le urla

l’articolo qui

Europride: in 500 mila al Circo Massimo. Carri colorati verso il palco di Lady Gaga / VIDEO: Europride . la Polverini contestata. I suoi alleati sono quelli di Casa Pound che aggrediscono i gay

Europride . la Polverini contestata. I suoi alleati sono quelli di Casa Pound che aggrediscono i gay

Caricato da in data 11/giu/2011

Volgare ipocrita-. la sua giunta è sostenuta dalla peggiore destra, quella che ancora saluta romanamente, da Storace che parla ancora di culattoni che senso ha andare all’europride a blaterare balle? Stia a casa che è una vergogna

SABATO 11 GIUGNO

Europride: in 500 mila al Circo Massimo
Carri colorati verso il palco di Lady Gaga

Striscioni contro il Papa e Silvio Berlusconi. La pop star giunta a sorpresa a Roma venerdì notte; nel pomeriggio incontra l’ambasciatore Usa David Thorne

Lady Gaga – fonte immagine

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ROMA – Sono arrivati intorno alle 19 al Circo Massimo i partecipanti al corteo dell’Europride 2011 nella Capitale che era partito nel primo pomeriggio da piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini. Secondo gli organizzatori, i partecipanti sono 500 mila: lo hanno urlato interrompendo la musica dal Tir-carro che guidava la parata. Poi hanno aggiunto ironici: «Per la questura siamo 1 miliardo e 300 mila».
Il colorato corteo con 40 carri si è diretto senza incidenti prima verso il Colosseo – percorrendo via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali – poi fino al catino verde del Circo Massimo dove è stato allestito il palco per la grande protagonista della kermesse omosessuale: la pop star Lady Gaga. Il grande numero dei partecipanti è stato confermato dal fatto che, mentre la testa della parata giungeva a destinazione, molti sfilavano ancora in via Cavour.

CARTELLI OFFENSIVI – Destinati a suscitare polemiche e inevitabili critiche alcuni slogan e striscioni pesantemente offensivi. Fra i tanti manifesti nella parata dell’Europride, ce ne sono alcuni che attaccano il Vaticano e la figura del Pontefice Benedetto XVI: uno in particolare dice «Veste Prada ma è amico di Satana», e riproduce un’immagine del Santo Padre con solo le mutande, il reggicalze, e una giacca presumibilmente simile a una creazione del noto stilista. Un altro cartellone espone l’immagine della basilica di San Pietro con un divieto e la scritta: «No vat». Altri cartelloni si riferiscono anche al premier Berlusconi di cui si chiede l’esilio.
Al passaggio del corteo nei pressi del Colosseo alcuni militanti di Forza Nuova hanno srotolato un cartellone dal secondo anello dell’Anfiteatro Flavio con su scritto «Roma capoccia della tradizione», firmato con una croce celtica. Lo striscione, dopo essere stato esposto, è stato immediatamente rimosso dagli stessi manifestanti. La formazione di estrema destra, nei giorni scorsi, aveva più volte criticato la parata gay.

Un costume da Avatar alla parata dell'Europride (Italyphoto)
Un costume da Avatar alla parata dell’Europride (Italyphoto)

ARRIVO NELLA NOTTE – Giacchetta di raso maculata, baschetto nero, capelli verdi e occhiali da sole scuri, la bionda regina del pop è giunta venerdì notte nella capitale italiana, in punta di piedi. Lady Gaga ospite d’onore dell’Europride 2011, è arrivata con un aereo speciale proveniente dall’aeroporto londinese di Luton.
Nel pomeriggio incontrerà l’ambasciatore americano a Roma, David Thorne: proprio il capo della missione diplomatica statunitense si era attivato, nei mesi scorsi, inviando una lettera alla cantautrice, con la quale le chiedeva, per conto delle associazioni Glbt italiane, di prendere parte all’Europride. L’incontro potrebbe avvenire in ambasciata, in via Veneto, non appena Lady Germanotta si sarà alzata (per via dell’orario di arrivo, venerdì notte, aveva comunicato di voler dormire a lungo).

CORONA DI SPINE – Al corteo il carro degli organizzatori diffonde la musica della pop star attesa al Circo Massimo, mentre tanti partecipanti indossano magliette dedicate a lei: «Abemus Gaga». Piume di struzzo, ali di angelo, magliette coloratissime e paillettes e perfino costumi da Avatar tra i carri dell’Europride 2011 che fa dell’eccesso la sua parola d’ordine. C’è anche chi, rifacendosi al video della canzone «Judas», bollata come blasfema da alcune associazioni cattoliche, ha indossato gilet di pelle nera e una corona di spine. Come appunto quella che indossa l’uomo che nella canzone rappresenta Gesù («Gesù è la mia virtù», canta Lady Gaga), al contrario di Giuda («Il demonio a cui mi aggrappo»).

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I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo

I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo I fans di Lady Gaga già dalla mattina al Circo Massimo

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Fan sotto il palco di Lady Gaga al Circo Massimo (Eidon)
Fan sotto il palco di Lady Gaga al Circo Massimo (Eidon)

L’ACCAMPAMENTO DEI FAN – Molti fan della Gemanotta hanno deciso di passare la notte in bianco, sotto il cielo nuvoloso di Roma, pur di accaparrarsi un posto in prima fila al Circo Massimo. Aspettano il loro idolo (che arriverà sul palco alle 21) ma non sembrano curarsi della lunga attesa condita da qualche goccia di pioggia e qualche sprazzo di caldo sole.
Tratto distintivo dei «Gaga little monster», ovvero i «mostriciattoli» come la stessa cantante chiama i suoi fan, il vistosissimo trucco, le parrucche bionde e il look esagerato. Vengono da ogni parte d’Italia, dalla Liguria al Piemonte, dalla Sicilia alle Marche, pur di sentirla cantare anche una sola canzone, pur di vederla per una manciata di minuti in tutto. Ed è intanto Lady Gaga mania: venditori ambulanti espongono magliette, fasce e cappellini colorati con su scritto «Gaga».

«DISCORSO SERISSIMO» – Intanto gli organizzatori fanno sapere che «il discorso di Lady Gaga dal palco del Circo Massimo sarà serissimo». Il presidente di Arcigay Eugenio Patanè spiega che lo staff dell’Europride è «in contatto con i suoi manager e Lady Gaga non si muoverà dall’albergo prima di venire al Circo Massimo». Poi precisa: «La incontreremo prima del suo intervento, per fare conoscenza e parlare di quello che dirà». La pop star ha chiesto al comitato organizzatore dell’Europride documentazione sulla condizione delle persone Glbt in Italia: «Le faremo trovare in camerino studi e documentazione molto approfonditi, alcuni realizzati dall’Agenzia europea per i diritti – aggiunge Patanè – da lei ci aspettiamo un discorso molto forte e non banale».

Lady Gaga all'arrivo a Fiumicino (foto Ansa)
Lady Gaga all’arrivo a Fiumicino (foto Ansa)

COLORI, MUSICA E METRO CHIUSO – Quanto allla parata, l’arcobaleno del primo carro rappresenta il comitato organizzatore, composto da Arcigay, Circolo di cultura omosessuale ‘Mario Mieli”, Mit, Agedo e Famiglia arcobaleno, mentre a seguire gli altri carri sono a cura delle associazioni e realtà provenienti da tutta Italia: dal Veneto all’Emilia-Romagna, dalla Campania all’Abruzzo. Sul famoso carro del Muccassassina le drag rappresenteranno, nella loro maniera scenografica, i Paesi dell’Ue, mentre più in fondo sfilerà anche il trenino delle ‘Famiglie arcobaleno’, composte da due papà, due mamme e dai loro figli. Il concerto serale sarà il culmine della giornata. La fermata Circo Massimo della metro è stata chiusa a partire dalle ore 14. Verranno deviate 41 linee Atac.

Lady Gaga
Lady Gaga

L’OSPITE SPECIALE – Ospite d’onore dell’Europride Stefani Joanne Angelina Germanotta, troverà al suo arrivo al Circo Massimo anche un tir carico di mozzarelle. L’apparizione dell’artista sarà una toccata e fuga: sola, al pianoforte, senza nessuna coreografia, accompagnerà le note di Born This Way, già canzone manifesto dei diritti degli omosessuali di tutto il mondo per la gioia del popolo arcobaleno. Probabile anche che conceda un bis. Alle 21.30 ripartirà, non prima però di aver improvvisato un breve discorso sui diritti delle persone Glbt e sull’identità sessuale, come hanno sottolineato gli organizzatori. Non è la prima volta che la popstar interviene pubblicamente sul tema: lo ha già fatto in altre occasioni, come la National Equity March di Washington nel 2009 e a Portland nel 2010.

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Redazione online
11 giugno 2011

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_11/europride-manifestazione-lady-gaga-190844504151.shtml

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IMMIGRATI – “Quel centro costruito in segreto” La Regione Basilicata chiede chiarezza / Lampedusa, riprendono gli sbarchi. 1500 persone in 24 ore

“Quel centro costruito in segreto”
La Regione Basilicata chiede chiarezza

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Comunicato del governatore Vito De Filippo che vuole un’indagine sulle condizioni dei migranti “reclusi” a Palazzo San Gervasio. Ed emerge un particolare preoccupante: quando il campo venne costruito, la Regione non venne neppure informata. E il Prefetto di Potenza ammise che era stata chiesta riservatezza

"Quel centro costruito in segreto" La Regione Basilicata chiede chiarezza Vito De Filippo, governatore della Basilicata

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POTENZA – Il campo di Palazzo San Gervasio è stato costruito in fretta e furia, in pochi giorni al momento dell’esplosione della crisi africana e, soprattutto, senza che le autorità locali della Basilicata ne sapessero nulla. E’ quanto si evince dal comunicato emesso questa mattina dal governatore lucano Vito De Filippo in seguito al nostro servizio sul Cie (Centro di identificazione ed espulsione). Il racconto del portavoce del governatore, Nino Grasso, è preoccupante: “In quei giorni, forse erano i primi di aprile, venimmo a sapere dagli abitanti della zona della costruzione del campo. De Filippo fece cercare il Prefetto di Potenza che, solo a tarda sera, si fece trovare e spiegò, piuttosto imbarazzato, che avevano ricevuto ordine di allestire il campo senza dir niente a nessuno. Compresa la Regione, a giudicare dai fatti…Comunque, all’inizio era un campo di accoglienza. Poi è stato trasformato in Cie”. La questione, dunque, preoccupava da tempo le autorità lucane e De Filippo in persona aveva visitato Palazzo San Gervasio. Ora, il reportage di “RE Le inchieste” ha riaperto la questione e il governatore in persona chiede un’indagine e immediati provvedimenti. Dall’interno del campo, dai migranti clandestini, intanto, arrivano segnali di paura. Nessun intervento “fisico”, per carità, ma qualche segnale minaccioso (perquisizioni, sequestri di macchine fotografiche) che ha fatto preoccupare i “reclusi” colpevoli di aver fatto uscire il video pubblicato da Repubblica.it. Purtroppo, a causa del divieto di Maroni per il quale i giornalisti non possono entrare nei Cie, è impossibile andare a verificare.

GUARDA IL VIDEO

Ed ecco il comunicato della Regione Basilicata

“Un reportage pubblicato questa mattina sul sito internet del gruppo Repubblica-Espresso paragona il campo profughi di Palazzo San Gervasio ad una sorta di Guantanamo in salsa italiana. La sua lettura – fa sapere il portavoce del governatore lucano, Vito De Filippo – ha provocato un’intima sofferenza e un forte disagio istituzionale in chi guida la Regione Basilicata.

La nostra  –  ha sottolineato il presidente De Filippo  –  è da sempre terra di accoglienza e di grande ospitalità, soprattutto nei riguardi di chi fugge dai paesi africani sconvolti dalla guerra. Siamo stati tra i primi in Italia, nei giorni caldi della rivolta, a manifestare l’intenzione di accogliere i profughi provenienti dalla Libia. Per cui è inaccettabile che un campo di identificazione ed accoglienza (Cie) realizzato e gestito dal Ministero degli Interni, all’insaputa e senza alcun avallo da parte della massima Istituzione democratica lucana, getti  –  se fossero vere le cose denunciate – un’ombra infamante su un intero territorio e sulla sua popolazione.

Per questa ragione, il presidente De Filippo, che ha già avuto modo a suo tempo di visitare il campo di Palazzo San Gervasio mantenendo sempre alta l’attenzione sul sistema di accoglienza posto in essere dalla Protezione Civile nazionale, ha chiesto agli organi competenti di fare la massima chiarezza su quanto riportato dal reportage giornalistico, convocando, se necessario, una riunione urgente con la partecipazione delle Istituzioni democratiche interessate”.

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11 giugno 2011

fonte:  http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/11/news/quel_centro_costruito_in_segreto_la_regione_basilicata_chiede_chiarezza-17545943/?rss

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Lampedusa, riprendono gli sbarchi. 1500 persone in 24 ore

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Dopo alcuni giorni di “tregua”, sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa. Sono sette i barconi giunti finora sull’isola, da stamane all’1.30, per un totale di 1506 migranti tra cui 135 donne e 22 bambini. La nave Excelsior si trova a Cala Pisana per imbarcare e trasferire gli extracomunitari in altri centri di accoglienza ed evitare ammassamenti nel centro di prima accoglienza. Gran partedegli immigrati giunti oggi è di nazionalità tunisina.

L’ultimo barcone è arrivato in porto alle 13.45 con 214 persone di cui 16 donne e 2 bambini. Alle 12.50 un altro natante con 240 extracomunitari, tra cui 37 donne e 5 bambini era arrivato sull’isola.

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11 giugno 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/11/lampedusa-riprendono-gli-sbarchi-settecento-migranti-nella-notte/117505/

ACQUA – Dialogo tra un referendario e un non so. Votare? Non votare? Che fare?

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Dialogo tra un referendario e un non so

Votare? Non votare? Che fare?

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colloquio di Marco Gastoni con Luca Martinelli

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Alla luce del grande dibattito apertosi in Italia sulla risorsa idrica a seguito dell’iniziativa referendaria, abbiamo ritenuto di aprire un confronto su questi temi per stimolare i libertari ad una riflessione rispetto a questa iniziativa. Senza dogmi e con molto pragmatismo in modo che ciascuno possa decidere in modo più informato come affrontare la questione.
Il nostro collaboratore Marco Gastoni dialoga con Luca Martinelli, giornalista della rivista Altreconomia (www.altreconomia.it), autore del libro “L’acqua non è una merce” (Altreconomia, 2011) e membro del Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune”.

MG: I referendum abrogativi della legge che obbliga gli enti pubblici a privatizzare la gestione del servizio idrico si dovrebbero tenere a giugno. Ci puoi spiegare brevemente quali sono gli obiettivi dei referendum?
LM: Si tratta, formalmente, di un referendum “contro la privatizzazione dell’acqua”, in quanto l’obiettivo è l’abrogazione di norme che la rendono non solo possibile ma praticamente certa. Ma è anche, secondo il punto di vista del Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune” (www.referendumacqua.it), di un referendum propositivo. I due quesiti guardano, infatti, alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. È per questo che andando a votare, e votando “sì”, gli italiani contribuiranno ad aprire scenari di radicale cambiamento, verso una gestione partecipata del servizio. I due referendum – che tra il 25 aprile e l’inizio di luglio del 2010 sono stati sottoscritti da 1,4 milioni di cittadini italiani – hanno per questo motivo una portata storica, che in questo dialogo cerchiamo di analizzare, guardando all’aspetto economico, politico e sociale.

MG: Com’è composto il Comitato promotore e qual è il rapporto fra i comitati referendari e i partiti politici?
LM: All’interno del comitato referendario non c’è spazio per i partiti politici. Alcuni partiti (nell’area del centro-sinistra e della sinistra) hanno scelto di sostenere il comitato referendario, a partire dall’azione di raccolta firme, ma lo hanno fatto dall’esterno e – in ogni caso – senza ostentare segni di appartenenza (come le bandiere) ai gazebo.

MG: Che tipologia di persone è attiva in questi comitati e qual è la visione prevalente?
LM: L’attività del Forum, in questi anni, si è sviluppata in particolare sui territori attraverso la creazione di comitati. Coloro che partecipano a questi ambiti hanno dato vita ad esperienze di formazione/autoformazione significativa in merito alle modalità di gestione del servizio idrico integrato. I lavoratori delle società che gestiscono il servizio idrico integrato sono i maggiori conoscitori dei sistemi di rete, coloro che detengono il sapere relativo ad un patrimonio collettivo. Secondo il disegno che immaginiamo, questi soggetti avranno un ruolo fondamentale nel nuovo modello di gestione del servizio idrico integrato che non è “statalista” ma pubblico e partecipato. La differenza sta nell’idea di “bene comune”: l’acqua non è un bene nella disponibilità dello Stato (e quindi dei burocrati e dei partiti) ma della collettività, con un ruolo di primo piano dei cittadini.

Privatizzazione o liberalizzazione

MG: Una delle principali giustificazioni adottate per promuovere la privatizzazione della gestione dell’acqua realizzata in Italia riguarda la necessità di rendere più efficiente la gestione della risorsa idrica. Come giudichi questa posizione?
LM: Massimo Giannini, vice direttore del quotidiano La Repubblica, ha scritto in un editoriale “C’è una realtà pratica, che vuole l’acqua pubblica mal gestita, se è vero che sulla rete idrica nazionale si disperde quasi il 50% della risorsa complessiva”. Per rispondere, dovremmo porci una domanda: è, davvero, la riduzione degli sprechi uno degli obiettivi perseguiti dai gestori del servizio idrico integrato negli ultimi sedici anni, da quando con la legge Galli (l. 36/1994) venne attuata l’ultima importante riforma nel settore? La risposta a questa domanda è no. La riduzione degli sprechi non è nemmeno un tema “dibattuto” all’interno dei consigli di Federutility, l’associazione di categoria dei gestori industriali dei nostri acquedotti. Nessuno si gloria di aver “tappato i buchi”.
Le parole sono “confermate” dai dati del rapporto del centro studi Mediobanca sulle società controllate dai maggiori Comuni italiani, che certifica che il peggior acquedotto d’Italia, in termini di perdite di rete, sia quello romano. A Roma c’è Acea, una multiutility quotata in Borsa (il primo azionista privato, dopo il Comune di Roma, è Francesco Gaetano Caltagirone) che probabilmente ritiene strategico e prioritario allargare il proprio mercato piuttosto che tappare i buchi nell’acquedotto della capitale. Non si spiegherebbe altrimenti una strategia che ha portato la società a “partecipare” attivamente (direttamente o attraverso società controllate) nella gestione del servizio idrico integrato in una dozzina almeno di Ambiti territoriali ottimali, dalla Toscana alla Campania, passando per l’Umbria e – ovviamente – il Lazio.

MG: Un altro mito è quello della concorrenza capace di portare ad un miglioramento del servizio. Cosa è successo in pratica nelle esperienze di liberalizzazione italiane finora?
LM: La dicotomia tra “privatizzazione” e “liberalizzazione” rappresenta un falso mito che vale la pena approfondire. Coloro che sono contrari al referendum parlano di “liberalizzazione” del settore. E “l’insegnamento” ci arriva sempre da Acea, e dalla lettura di un interessante sentenza con cui nel 2007 l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha multato la ex municipalizzata romana e la francese Suez (secondo azionista privato di Acea, oggi, dietro Caltagirone, ma il primo al tempo) per un accordo di cartello (una sorta di “patto di non belligeranza”) nell’ambito del quale le due aziende avrebbero sostanzialmente eliminato la concorrenza in buona parte della gare del servizio idrico integrato che si sono svolte in Italia dal 2002 all’avvio dell’indagine Antitrust (la sentenza è reperibile, integralmente, sul sito agcm.it, ed è una lettura istruttiva). In una situazione del genere, quando si ha la certezza che la gara sia truccata stiamo solo trasferendo un monopolio naturale ad un soggetto di natura privatistica. Stiamo, in poche parola, privatizzando un monopolio, lasciando libero arbitrio al gestore.
Da quest’analisi discende necessariamente una considerazione “amara”: da un affidamento non si torna indietro. Nonostante la ricca documentazione che accompagna la sentenza dell’Antitrust (che pure non ha sollevato l’indignazione della politica), Acea e Suez continuano a gestire a braccetto, e lo faranno almeno per i prossimi vent’anni, gli acquedotti di mezza Toscana. La legge Fitto-Ronchi non tocca assolutamente il nodo del “come si svolgono le gare”. E questo è preoccupante, ed è un invito a votare sì – intanto – al primo dei due quesiti referendari, quello che abroga la legge che rende obbligatorie questo tipo di gare per l’affidamento.

Quale gestione pubblica?

MG: E cosa riguarda il secondo quesito?
LM: Il secondo quesito referendario, invece, pone l’accento sulla tariffa del servizio idrico integrato. Spaventa molti tra i politici e i commentatori perché scopre un nodo irrisolto, mai dibattuto con la dovuta cura sui media. Quali sono le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato? Possibile che debba essere lasciato totalmente al mercato, e alle tasche dei cittadini? Eppure è così, dal 1994. Da quando è stato introdotto il modello del full recovery cost paghiamo in bolletta anche tutti i costi d’investimento (una “tassa occulta”) e un tasso di remunerazione del capitale investito (ovvero anche gli interessi sui mutui accesi per realizzare le opere). Ma il modello non funziona: gli ultimi sedici anni hanno palesato una riduzione assoluta degli investimenti sulla rete, e – in termini relativi – il Comitato di vigilanza sulla risorse idriche presso il ministero dell’Ambiente certifica che poco più della metà degli investimenti programmati sono stati effettivamente realizzati. Che fare di fronte a questa situazione? Federutility chiede finanziamenti pubblici a fondo perduto a favore dei gestori privati del servizio. Il Comitato referendario chiede invece di riflettere seriamente sul modello e sulla composizione della tariffa. E invita, indirettamente, a ridiscutere l’esigenza di una finanza pubblica, ruolo cui istituzioni che pure esistono come la Cassa depositi e prestiti paiono aver abdicato.

MG: Molti libertari temono che la formula della gestione “pubblica” sia un sinonimo di “lottizzazione partitica” vecchio stile. Da persona che non è mai stata iscritta a nessun partito, come rispondi a questi timori? E quali sono gli strumenti per assicurarsi un’effettiva partecipazione?
LM: Fin qui, abbiamo affrontato le ragioni contro la privatizzazione del servizio idrico integrato. Guardando però alla ripubblicizzazione, l’azione e l’analisi del Comitato referendario hanno già elaborato modelli gestionali “alternativi” al ritorno alla gestione pubblica del Ventesimo secolo, quella lottizzata dai partiti. Si tratta di “gestione pubblica e governo partecipato del servizio idrico integrato”, secondo quanto descritto nel disegno di legge in discussione presso il Consiglio regionale della Regione Puglia. Come si legge nella relazione che accompagna il testo di legge, l’articolo 8 prevede infatti la presenza, nel consiglio di amministrazione, di tre rappresentanti eletti da un’assemblea di sindaci dell’ambito territoriale ottimale; inoltre l’articolo 6 assicura ai cittadini, singoli e associati, la partecipazione alle principali decisioni, in osservanza del principio di sussidiarietà orizzontale sancito dall’art. 118 della Costituzione, e la sorveglianza e il controllo, anche attraverso meccanismi di sorveglianza e di consultazione in ordine ai livelli di servizio erogati”. Questo disegno di legge è frutto di un “tavolo tecnico” cui hanno partecipato anche esperti nominati dal Comitato pugliese “Acqua bene comune”, ed è l’esemplificazione di quanto descritto anche nel testo della legge d’iniziativa popolare che, dal luglio 2007, giace nei cassetti della commissione ambiente della Camera.
L’iter travagliato (o, meglio, mai avviato) di questa “legge” per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, sottoscritta nei primi sei mesi di quattro anni fa da 406mila cittadini italiani, è – infine – l’espressione più evidente del fatto che tanto il Forum italiano dei movimenti per l’acqua (www.acquabenecomune.org) quanto il Comitato referendario “2 sì per l’acqua bene comune” non hanno padrini politici. Le due realtà – il Forum che è nato nel 2006, e il Comitato referendario formatosi nei mesi scorsi –, sono un’aggregazione di associazioni, organizzazioni sindacali, ambientaliste, e di centinaia di comitati spontanei cittadini, nati dall’Alto Adige alla Sicilia. L’espressione di un movimento dal basso e di base, popolare. Capace di ottenere il più grande successo referendario nel nostro Paese sfruttando la ricchezza della propria capillarità, senza alcun sostegno dei media di massa. Anche per questo, la sfida del 12 giugno ha una portata epocale.

Speranze deluse?

MG: Per quanto si cerchi d’introdurre il concetto di “governo partecipato” l’impressione anche basata su esperienze similari è che gli strumenti utilizzati (posti riservati a rappresentanti delle amministrazioni locali nei CdA, leggi d’iniziativa popolare, etc) siano ampiamente insufficienti per ottenere il risultato che sulla carta si rincorre. I movimenti per l’acqua hanno in qualche modo cercato di inserire il concetto di autogestione del servizio idrico come possibilità concreta di controllo da parte dei cittadini?
LM: Numerose esperienze che rimandano all’autogestione, praticata soprattutto nei comuni di montagna, attraverso forma di cooperazione tra utenti, sono parte integrante del percorso del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Dal trentino alle montagne del biellese, a Varzi (Pavia). A queste esperienze guardiamo come ad un modello interessante, realizzabile in contesti non complessi. È molto difficile realizzare un modello di questo tipo in contesti urbani o metropolitani.

MG: Ipotizziamo i due scenari di vittoria e sconfitta dei referendum. Cosa succede dopo nei due casi? Come ritieni che i comitati referendari possano mantenere un ruolo e magari crescere anche dopo il referendum al fine di continuare ad esercitare una forte pressione sulla politica?
LM: In caso di vittoria referendaria, l’obiettivo sarà senz’altro l’approvazione delle Legge d’iniziativa popolare del 2007. In caso di sconfitta, senz’altro si aprirà una fase di riflessione all’interno del comitato referendario e del forum italiano dei movimenti per l’acqua. Quel che è certo, è che non sarà uno stop, per quanto brusco, a frenare l’attività della rete di comitati: negli ultimi cinque anni (il Forum è nato a Roma nel 2006) questo movimento ha saputo articolarsi e crescere in modo esponenziale (basti pensare a due dati numerici: 406 mila firme in 6 mesi nel 2007, in calce alla Legge d’iniziativa popolare; 1,4 milioni in due mesi e dieci giorni nel 2010).
L’arroganza degli eletti che non hanno nemmeno discusso la legge d’iniziativa popolare nell’arco di tre anni, non è stato un deterrente alla crescita del movimento. Che ha già, in qualche modo, modificato la mentalità la politica, determinato l’agenda della politica: la parola “privatizzazione”, un mantra fino a cinque anni fa, oggi viene sussurrata sottovoce. Anzi, i politici sottolineano che con questa legge non privatizzano l’acqua, ma solo la sua gestione.

MG: Ringrazio Luca per la chiacchierata che spero possa contribuire a informare i nostri lettori riguardo al referendum. Dal mio punto di vista, il referendum così come le leggi d’iniziativa popolare sono strumenti largamente insufficienti per un cambiamento. Soltanto l’impegno diretto dei cittadini nell’esercitare una pressione crescente nei confronti della politica e degli affari potrebbe consentire un miglioramento effettivo della situazione, non solo in questo campo. Ma la volontà di partecipazione dei cittadini va adeguatamente supportata perché possa svilupparsi e il contesto politico attuale, invece, deprime qualsiasi tentativo d’iniziativa autonoma. Ritengo che l’iniziativa referendaria abbia contribuito e possa ancora contribuire a costruire le condizioni per una maggiore informazione e consapevolezza dei cittadini riguardo a queste tematiche. Se questa consapevolezza porterà ad un coinvolgimento ed impegno crescente dei cittadini nei comitati popolari per controllare la gestione delle risorse idriche, allora il referendum avrà avuto un effetto positivo a prescindere dalla vittoria o sconfitta alle urne. Se, invece, i cittadini delegheranno agli esperti ed ai politici “amici” l’iniziativa dopo il referendum, le speranze di cambiamento saranno deluse come troppe volte è avvenuto in passato.

Marco Gastoni / Luca Martinelli

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fonte:  http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/362/26.htm

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guarda con noi – DOCUFILM, INEDITO PER L’ITALIA: UN GRILLO PER LA TESTA – “Lo zaino ecologico” e il “punto di non ritorno”

fonte immagine

Un Grillo per la testa

Caricato da in data 06/giu/2011

Beppe Grillo realizza per la TSI, Televisione della Svizzera Italiana, il documentario UN GRILLO PER LA TESTA – “Lo zaino ecologico” e il “punto di non ritorno”, vincitore del “Premio Gran Paradiso” al Canavese International Ecofilm Festival. Il documentario alterna gli interventi comici di Beppe Grillo con interviste ad esperti qualificati che descrivono il concetto di “zaino ecologico” e di “sviluppo sostenibile”. Il documentario non è ancora stato trasmesso in Italia ed è stato pubblicato in VHS dalla EMI, Editrice Missionaria Italiana.

Titolo originale: Un Grillo per la testa – “Lo zaino ecologico” e il “punto di non ritorno”
Lingua originale: Italiano
Paese: Svizzera
Anno: 1995
Durata h/m/s: 00:50:18
Colore: Colore
Audio: Sonoro
Rapporto: 1,33:1 (4:3)
Genere: Documentario
Produzione: R.T.S.I. TELEVISIONE SVIZZERA
Distribuzione: EMI – Editrice Missionaria Italiana

Giuseppe Piero Grillo: http://it.wikipedia.org/wiki/Beppe_Grillo
Blog di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/
Biografia di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/tour.php
R.T.S.I. TELEVISIONE SVIZZERA: http://www.rsi.ch/home.html
EMI – Editrice Missionaria Italiana: http://www.emi.it/

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NO TAV – Valsusa, indagati Beppe Grillo e Perino / VIDEO: La Valsusa resiste alla Tav

La Valsusa resiste alla Tav

Caricato da in data 08/giu/2011

Valsusa, indagati Beppe Grillo e Perino

Il leader dei ribelli sotto accusa per i blocchi di Chiomonte di due settimane fa. Il comico genovese nei guai per aver tolto i sigilli della Maddalena. Una decina gli altri sotto inchiesta

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di MARCO TRABUCCO

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Valsusa, indagati Beppe Grillo e Perino

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Sul movimento No Tav arriva l’offensiva della magistratura: una pioggia di avvisi di garanzia e notifiche di chiusura indagine per almeno tre degli episodi che negli ultimi due anni hanno caratterizzato le lotte della val Susa. E tra gli indagati ci sono anche nomi illustri: quello del comico Beppe Grillo finito sotto inchiesta per aver violato, il 5 dicembre scorso, i sigilli della casetta costruita dal movimento alla Maddalena di Chiomonte e posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria come abusiva.

E quello del portavoce del movimento contro il supertreno Alberto Perino. Per lui sono almeno due gli episodi che lo hanno messo nel mirino della Procura torinese: il primo riguarda i carotaggi all’autoporto di Susa (necessari per studiare la geologia del luogo) che erano stati impediti dai No Tav, nel gennaio 2010. Per quel fatto nei giorni scorsi sono stati recapitati a una decina di esponenti del movimento valsusino gli avvisi di chiusura indagini. Atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio da parte dei magistrati che conducono l’indagine (i sostituti procuratori Giuseppe Ferrando e Manuela Pedrotta e il procuratore aggiunto Andrea Beconi per i reati di violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale. Tra coloro che hanno ricevuto l’avviso, una decina di persone, c’è Perino.

E sempre Perino, il Bové della val Susa, è stato iscritto al registro degli indagati anche per il più recente degli incidenti: la sassaiola contro gli operai e le forze dell’ordine che nella notte tra il 23 e il 24 maggio cercarono di aprire il cantiere della Maddalena. In realtà le ipotesi di reato contestate a Perino e a un’altra decina di esponenti del movimento (in gran parte appartenenti al mondo dei centri sociali), danneggiamento aggravato, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale non riguarderebbe tanto il lancio dei sassi, quanto la costruzione delle barricate e dei blocchi che quella notte impedirono a chiunque di accedere all’area della Maddalena. Barricate costruite con alberi, ma anche con pezzi di guard rail staccato dall’autostrada, traversine ferroviarie e pietre. Quanto a Grillo, la sua iscrizione era scontata visto che la “violazione dei sigilli” è ripresa addirittura in un video che è ancora in rete su You Tube.

Ieri intanto Mario Virano, commissario per la Tav Torino – Lione ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. “Abbiamo fatto il periodico aggiornamento della situazione e confermato i tempi: entro fine giugno partiranno i cantieri a Chiomonte. I lavori per l’opera principale cominceranno nel dicembre 2013 e finiranno nel 2023”.

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11 giugno 2011

fonte:  http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/11/news/valsusa_indagati_beppe_grillo_e_perino-17533073/?rss

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Tokyo, manifestazione anti-nucleare. Tre mesi fa il sisma e lo tsunami

Al Jazeera’s Marga Ortigas on the anti-nuclear protests in Japan

Caricato da in data 10/giu/2011

Al Jazeera’s Marga Ortigas reports from Sendai on the anti-nuclear protests in Japan.

Protesters in Tokyo held mass demonstrations Saturday against the use of nuclear power, as Japanese marked the three-month anniversary of the powerful earthquake and tsunami that killed tens of thousands and triggered one of the world’s worst nuclear disasters.

GIAPPONE

Tokyo, manifestazione anti-nucleare
Tre mesi fa il sisma e lo tsunami

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Nella capitale e nelle altre città un minuto di silenzio in memoria delle vittime del cataclisma. Il premier Naoto Kan visita gli evacuati di Fukushima. Greenpeace e altre organizzazioni in piazza per puntare l’indice contro la gestione della crisi nucleare da parte del governo e di Tepco

Tokyo, manifestazione anti-nucleare Tre mesi fa il sisma e lo tsunami

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TOKYO – Alle 14.46 (le 6.46 del mattino in Italia) il Giappone si è fermato per ricordare il sisma che tre mesi fa 1 ha sconvolto il Paese generando il devastante tsunami che ha innescato la crisi nucleare della centrale di Fukushima. Migliaia di persone, attivisti e semplici cittadini, riunti a Tokyo e nelle altre città, hanno osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime della catastrofe, oltre 23.000 comprese le 8.000 persone ancora ufficialmente disperse. Ma anche per puntare l’indice contro il modo in cui il governo e la Tepco hanno reagito alla crisi nucleare, la peggiore della storia.

APOCALISSE IN GIAPPONE: LO SPECIALE 2

IL FOTORACCONTO 3

La grande manifestazione di Tokyo, organizzata da Greenpeace e da altri gruppi anti-nucleare, ha coniugato la denuncia al cordoglio delle altre celebrazioni. Perché la crisi nucleare di Fukushima non è finita. Basti pensare che solo nei giorni scorsi il governo giapponese ha fornito nuovi dati che raddoppiano la quantità di sostanze radioattive fuoriuscite dall’impianto nucleare nella prima settimana successiva all’incidente, che è stato del grado 7 della scala che misura la gravità di eventi di questo tipo, lo stesso del disastro di Chernobyl.

Tre mesi dopo il disastro, il primo ministro Naoto Kan, 64 anni, ha vissuto l’ennesima giornata difficile. Mentre si moltiplicano nei suoi confronti le richieste di dimissioni, il premier giapponese ha visitato le zone più colpite, nel nord-est del Paese, dove 90mila persone sono state evacuate, oggi vivono nei rifugi e disperano di poter tornare un giorno nelle loro case. Quindi ha partecipato a un convegno organizzato a Kamaishi più per migliorare le condizioni di vita dei sopravvissuti che per organizzare la ricostruzione.

Molti giornali giapponesi in questi giorni hanno criticato il modo in cui il governo sta gestendo l’emergenza. “L’assistenza data alle zone colpite dal disastro è stata insufficiente – si legge oggi in un editoriale sullo Yomiuri Shimbun – ci sono stati ritardi nella rimozione delle macerie, e la costruzione di alloggi temporanei per gli evacuati non è ancora terminata”.

Per la ricostruzione nella zona costiera di Tohoku, ricoperta da 25 milioni di tonnellate di detriti e qualche milione di tonnellate di fango, ci vorranno – secondo gli esperti – anni e centinaia di miliardi di euro. La zona intorno alla centrale di Fukushima è stata resa inaccessibile nel raggio di 20 chilometri, ma i centri abitati e i villaggi prossimi al “confine” continuano a essere esposti a radioattività.

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11 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/11/news/giappone_manifestazione_anti-nucleare-17533367/?rss

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RIFORME – Tremonti: non si può fare la riforma in deficit

Il tempo della prudenza non è finito

Tremonti: non si può fare la riforma in deficit

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“I fattori di instabilita’ e di crisi che si sono manifestati 3-4 anni fa sono tutti in essere”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nell’intervento al convegno dei Giovani di Confindustria.Emma Marcegaglia ha chiosato: “Giù le tasse per chi tiene in piedi il Paese”

Giulio TremontiGiulio Tremonti

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Genova, 11-06-2011

“I fattori di instabilita’ e di crisi che si sono manifestati 3-4 anni fa sono tutti in essere”. Lo ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nell’intervento al convegno dei Giovani di Confindustria.

Il tempo della prudenza non è finito
“La politica che abbiamo fatto e’ stata giusta nella crisi. La crisi non e’ finita. Credo che sia il caso di fare ragionamenti di precauzione e prudenza perche’ il tempo della prudenza non e’ finito”.

La riforma fiscale non può essere fatta creando deficit di bilancio
“Abbiamo alcuni vincoli – ha detto Tremonti – il primo è il bilancio. Non possiamo fare riforme in deficit, non possiamo fare una riforma che crea deficit”.

Marcegaglia: teniamo in piedi il paese, giù le tasse
In una fase come quella attuale – ha detto la Marcegaglia che ha spiegato di aver discusso di questo con Tremonti – “è utile fare una riforma a parità di pressione fiscale ma serve una riforma che tagli le tasse a chi tiene in piedi il paese, le imprese e il lavoro dipendente”. Inoltre la Marcegaglia ha apprezzato quanto detto dal ministro di usate gli introiti da evasione alla riduzione della pressione fiscale.

Le manovre correttive “da 35-40 miliardi” per il pareggio di bilancio nel 2014 vanno fatte subito, senza aspettare un nuovo governo dopo le elezioni. Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Le manovre vanno fatte subito – ha detto – non possiamo fare finta che non ci sia questo problema e non si può neanche pensare che tutta la manovra venga fatta quando magari ci sarà un nuovo governo, quando ci saranno nuove elezioni”.

Non tasseremo la prima casa
La riforma fiscale non toccherà la prima casa e il risparmio delle famiglie. “Il governo – ha detto Tremonti – non ha la minima intenzione di tassare la prima casa e il risparmio delle famiglie”.

Da studiare l’innalzamento delle aliquote
“L’innalzamento delle aliquote Iva per trasferire la tassazione dalle persone alle cose, e’ una questione che dobbiamo studiare”.

Abuso di contratti a tempo determinato
“C’e’ stato un abuso eccessivo di forme di tempo determinato”. “Il nostro sistema produttivo – ha osservato – sarebbe piu’ moderno se fosse piu’ aziendale nella contrattazione e, per compensazione sociale, meno arbitrario nella sequenza del determinato. Servirebbe un limite a quegli strumenti contrattuali. Un conto e’ la flessibilita’, un altro l’abuso”.

“Con questo ventennio finisce l’eta’ della stabilita’, l’eta’ in cui il bene sembrava la regola e il male l’eccezione, le buone azioni erano l’esistente, le cattive azioni il margine”.

“Questo ventennio -ha detto ancora- finisce con tre crisi, economica, geopolitica ed energetica”. Le nuove regole del sistema finanziario mondiale sono una “colossale presa in giro” per mantenere in piedi il vecchio sistema.

“Non conta l’eta’ in se’ e neppure le idee sull’eta’ ma l’eta’ delle idee” ha detto Tremonti.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=153673

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SABATO 11 GIUGNO – Tutti i colori dell’Europride: 40 carri e finale con Lady Gaga

SABATO 11 GIUGNO

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Tutti i colori dell’Europride: 40 carri e finale con Lady Gaga

Appuntamento per la sfilata al via all 13,30. Per il grande pubblico in piazza della Repubblica alle 15

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Il nuovo allestimento dell'Europride Park (Foto Jpeg)
Il nuovo allestimento dell’Europride Park (Foto Jpeg)

ROMA – Sette drag-queen di diversi colori per formare il «rainbow» dell’orgoglio omosessuale saranno sul primo carro ad aprire la sfilata. E poi ne seguiranno 40, tra musica e allegoria. E’ il corteo dell’Europride 2011 che partirà sabato alle 13,30 da piazza della Repubblica di Roma per sfilare su via Cavour, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, fino al Circo Massimo.

COLORI, MUSICA E ALLEGORIE – L’arcobaleno del primo carro rappresenta il comitato organizzatore, composto da Arcigay, Circolo di cultura omosessuale ‘Mario Mieli”, Mit, Agedo e Famiglia arcobaleno, mentre a seguire gli altri carri sono a cura delle associazioni e realtà provenienti da tutta Italia: dal Veneto all’Emilia-Romagna, dalla Campania all’Abruzzo. Sul famoso carro del Muccassassina le drag rappresenteranno, nella loro maniera scenografica, i Paesi dell’Ue, mentre più in fondo sfilerà anche il trenino delle ‘Famiglie arcobaleno’, composte da due papà, due mamme e dai loro figli. Il concerto serale sarà il culmine della giornata

Lady Gaga (Ap)
Lady Gaga (Ap)

LADY GAGA, OSPITE SPECIALE – Ospite d’onore dell’Europride quest’anno sarà Stefani Joanne Angelina Germanotta, la popstar meglio nota come Lady Gaga che arriverà con un tir carico di mozzarelle. L’apparizione dell’artista sarà una toccata e fuga: giungerà nella capitale l’11 sera con un aereo privato e alle 21 verrà portata direttamente al Circo Massimo. Dietro il palco sarà allestito un mega camper, scelto da Lady Gaga come suo camerino personale. Sola, al pianoforte, senza nessuna coreografia, accompagnerà le note di Born This Way, già canzone manifesto dei diritti degli omosessuali di tutto il mondo per la gioia del popolo arcobaleno. Probabile anche che conceda un bis. Alle 21.30 ripartirà, non prima però di aver improvvisato un breve discorso sui diritti delle persone Glbt e sull’identità sessuale. Non è la prima volta che la popstar interviene pubblicamente sul tema. Lo ha già fatto in altre occasioni, come la National Equity March di Washington nel 2009 e a Portland nel 2010.

«FESTA DI LIBERTA’» – «Andrò all’Europride come ho sempre fatto tutti gli anni nella convinzione che è una festa di libertà per tutti» fa sapere l’assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D’Elia. «La sua dimensione europea è un’occasione per mostrare il volto moderno del nostro Paese e il cuore aperto di Roma. La Provincia di Roma ha sostenuto l’EuroPride sin dall’inizio e in particolare ha contribuito alla realizzazione del Pride Park a piazza Vittorio – spiega D’Elia – La scelta di questo spazio simbolico e concreto di incontro tra le culture e i popoli ha significato rimarcare quanto il valore di tutte le differenze sia parte integrante del mondo inclusivo che vogliamo creare e di cui abbiamo tutti bisogno».

SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO – Si basa sulla «discrezione dei servizi» e sull’attento monitoraggio dell’area interessata dall’Europride 2001 il piano messo a punto dalla Questura di Roma. Occhio alla gay parade e al Circo Massimo con l’intervento di Lady Gaga: le riunioni tra le forze dell’ordine e gli organizzatori, «hanno consentito di definire il programma dell’evento – spiega la Questura – anche all’insegna di alcuni correttivi che sono stati apportati di concerto con i promotori».

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Redazione online
10 giugno 2011(ultima modifica: 11 giugno 2011)

fonte:  http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_10/europride-sfilata-190839723592.shtml

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GayNights.it

!EuroPride 2011 Roma!

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