Archivio | giugno 16, 2011

L’avvocato delle cosche querela Saviano / VIDEO: Roberto Saviano all’Università di Pavia

Roberto Saviano all’Università di Pavia

Caricato da in data 21/dic/2010

Lunedì 4 ottobre Roberto Saviano ha inaugurato la sesta edizione del ciclo “Mafie 2010: legalità e istituzioni”, iniziativa organizzata dal Coordinamento per il diritto allo studio – UDU Pavia e dall’Osservatorio antimafie di Pavia, insieme all’Ateneo pavese. Un incontro a due voci, in cui l’autore di Gomorra ha dialogato con Vittorio Grevi (Direttore del Dipartimento di Diritto e Procedura Penale dell’Università di Pavia) sul tema “Camorra, Mafie e Istituzioni”.

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PER L’INTERVENTO A “VIENI VIA CON ME”

L’avvocato delle cosche querela Saviano

Pino Neri, che per l’accusa è il referente pavese delle ‘ndrine reggine, non ha gradito le parole dello scrittore

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MILANO – Lui era in carcere da quattro mesi, ma quella sera l’eco delle parole di Roberto Saviano è arrivato fin dentro la sua cella nel supercarcere di Opera. Pino Neri, accusato di associazione mafiosa e arrestato nel blitz contro la ‘ndrangheta al Nord lo scorso 13 luglio, non ha gradito. Lui, avvocato classe 1957 originario di Taurianova in provincia di Reggio Calabria, oltre a essere ­– secondo la Direzione distrettuale antimafia di Milano – il referente pavese delle cosche reggine è stato colui che ha traghettato gli equilibri della ‘ndrangheta in Lombardia dopo l’omicidio dello “scissionista” Carmelo Novella.

DIFFAMAZIONE – Ma Neri, per il quale è iniziato da pochi giorni il processo a Milano, non ha gradito i riferimenti dello scrittore napoletano nel suo monologo sul potere della ‘ndrangheta durante al puntata di “Vieni via con me” dello scorso 15 novembre. Così ha dato mandato al suo difensore, l’avvocato Roberto Rallo di Como, di querelare Roberto Saviano per diffamazione. In particolare a turbare il presunto boss, oggi agli arresti domiciliari e in cura presso il San Matteo di Pavia, sono stati i riferimenti al «sogno di Pino Neri – come ha detto Saviano durante la trasmissione -, di indebolire la Calabria e dare della Lombardia l’unico vero centro che governa l’internazionale del narcotraffico». Ma non solo, perché Saviano ha fatto riferimento anche ad un incontro con un «esponente pavese della Lega nord» per chiedere «un favore politico, perché loro hanno bisogno di arrivare ovunque». Incontro avvenuto a Pavia il 23 giugno del 2009 e filmato dalle forze dell’ordine.

Giuseppe 'Pino' Neri in una foto del 13 luglio 2010 (Ansa)
Giuseppe “Pino” Neri in una foto del 13 luglio 2010 (Ansa)

CARTE E STORIE – «Saviano ha parlato per sentito dire, ha fatto sue valutazioni prive di elementi di fatto – spiega al telefono l’avvocato Rallo -. Se ha prove a sostegno del suo ragionamento lo potrà dimostrare nel processo. Saviano stava raccontando una storia, come fanno i cantastorie. Non ha citato fatti o atti degli inquirenti». Eppure l’episodio viene citato anche nelle carte dell’inchiesta: «Da un lato c’è una persona che difende la propria dignità, dall’altro il racconto di chi in quel momento prendeva soldi per stare in trasmissione…». La querela è stata presentata poche settimane fa, da allora l’avvocato Rallo non ha avuto novità: «La giustizia ha molte velocità, vediamo come andranno le cose». Dalla sua Roberto Saviano ha però diverse tonnellate di atti giudiziari e intercettazioni racchiuse in un centinaio di fascicoli in Procura. Carte che finora non hanno affievolito le accuse nei confronti di Pino Neri. In dialisi e indebolito nel fisico, si proclama innocente. Al summit al centro Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano sedeva a capotavola. A lui è toccato officiare il summit dei più importanti ‘ndranghetisti della costa jonica a Milano.

c. giu.
16 giugno 2011

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fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_16/pino-neri-querela-saviano_ce47a570-9840-11e0-843c-2676a120f5f5.shtml

BOLOGNA, QUANDO E’ LA LEGGE A DISCRIMINARE – Il marito diventa donna e la Corte scioglie il matrimonio

Il marito diventa donna
e la Corte scioglie il matrimonio

I coniugi: «Pronti a ricorrere in Cassazione»

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Alessandra Bernaroli, Bologna, Italy

Alessandra Bernaroli – fonte immagini

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Il marito diventa donna e il giudice scioglie il matrimonio. La sentenza della Corte d’Appello di Bologna ha imposto il «divorzio senza consenso dei coniugi» ad Alessandra Bernaroli e a sua moglie perché è venuta meno la diversità sessuale tra i due.

La storia di Alessandra Bernaroli e di sua moglie è iniziata nel 2009 quando Alessandro ha deciso di operarsi e diventare Alessandra. La donna è poi andata all’ufficio anagrafe di Bologna per farsi cambiare i connotati nella carta d’ identità. E lì i funzionari si sono trovati di fronte a un problema: una volta diventata donna, Alessandra poteva ancora dichiararsi sposata con un’ altra persona di sesso femminile? «Stato civile non documentato», questa la soluzione proposta dall’ufficio anagrafe. A questo punto Alessandra e consorte si sono rivolte al tribunale civile di Modena che ha dichiarato con una sentenza l’impossibilità per un funzionario dell’anagrafe di cancellare un legame giuridico. E ha aggiunto la necessità che un giudice si pronunciasse sulla vicenda. Il testimone è allora passato ai magistrati d’appello per i quali in Italia non vi è riscontro di un matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Unione annullata significa però anche la perdita di tutti i diritti che i Bernaroli avevano come coniugi, dalla comunione di beni al mutuo sulla prima casa, il divorzio imposto creerà necessariamente moltissimi problemi burocratici. Anche per questo Alessandra è pronta a fare ricorso in Cassazione sostenuta dall’associazione radicale Certi Diritti che parla di evidente caso di violazione dei diritti umani. «Vogliamo esprimere alla coppia di Bologna tutta la nostra vicinanza e solidarietà – dicono in una nota – la nostra associazione ha già incardinato alcune iniziative giudiziarie alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a causa di evidenti discriminazioni nei confronti di coppie dello stesso sesso e offrire il suo aiuto e supporto anche alla coppia di Bologna. La strada per la piena uguaglianza dei diritti deve andare avanti. Il tentativo di Stato di ‘normalizzazione’ è un atto impositivo gravissimo e del tutto inaccettabile» concludono.

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Giorgia Ferro
16 giugno 2011

fonte:  http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/16-giugno-2011/marito-diventa-donna-corte-scioglie-matrimonio-190881859308.shtml

Lega a Pontida, attesi in migliaia

Lega a Pontida, attesi in migliaia

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La Lega prepara il raduno di Pontida in un clima di grande attesa. Perche’ dalle parole che domenica pronuncera’ il leader Umberto Bossi potrebbe arrivare quello stimolo a un cambio di passo invocato da piu’ voci nel movimento, dopo la doppia ‘sberla’ delle urne. E soprattutto perche’, questa volta di piu’, il ‘sacro prato’ diventera’ il termometro degli umori della base, tanto in termini di numero quanto in termini di sentimento. Se svolta politica ci sara’ davvero, lo si potra’ giudicare comunque solo domenica. Quel che e’ certo e’ che, a Pontida, l’organizzazione leghista e’ gia’ al lavoro, cullata da un’attenzione particolare. ”E’ la prima volta che vedo cosi’ tante tv venire a fare le riprese dei preparativi”, confida uno dei volontari di lungo corso. Una ‘macchina’ ben rodata sta allestendo in queste ore l’enorme palco dal quale i capi affronteranno il loro popolo: fronte di 50 metri, altezza di 20, impianto audio da 180mila watt.

”Come in un grande concerto”, scherzano. Del concerto, pero’, il tradizionale raduno in provincia di Bergamo avra’ ovviamente ben poco altro. A Pontida il Carroccio sembra preparare infatti l’appuntamento della ‘riscossa’ politica. Bossi – che chiudera’ gli interventi dei suoi colonnelli dopo mezzogiorno – non ha ancora parlato dopo l’esito dei referendum e il suo intervento di domenica assume un peso ancora maggiore, per capire quali siano le intenzioni della Lega con il governo. Fra l’altro sempre a Pontida prendera’ avvio la raccolta di firme per l’iniziativa legislativa sul decentramento dei ministeri. I militanti, attesi a migliaia, chiedono che domenica il ‘Capo’ dia indicazioni chiare per il futuro.

Una parte di loro, forse la piu’ rumorosa finora, si chiede quanto l’alleanza col Pdl e Silvio Berlusconi possa giovare o fare invece danno alla Lega. Al filo diretto su Radio Padania Libera gli interventi sono stati, anche oggi pomeriggio, molto accesi. ”Viaggio spesso per lavoro all’estero, mi accorgo che l’Italia e’ diventata una barzelletta – ha attaccato Paolo da Brescia -. Per me l’errore piu’ grosso di Berlusconi e’ stato di mescolare la politica con la vita privata”. Lella da Milano e’ stata salomonica: ”Il privato di Berlusconi puo’ anche interessare, ma e’ pur sempre privato ed e’ stata la sinistra ad alimentare il pettegolezzo. La Lega stavolta deve essere durissima”.

”Sono leghista da sempre – ha spiegato Pietro da Montebelluna – e ritengo che la Lega debba tornare quella che era e abbiamo sempre voluto. Dei rifiuti a Napoli se ne occupino a Napoli!”. Una elettrice del Pdl da Varese si e’ inserita nel dibattito: ”Se continuate a parlare male di Berlusconi, andatevene. Io non votero’ piu’ i vostri candidati, se non la smettete”. ”Restero’ per sempre al fianco del progetto di Umberto Bossi – ha detto Daniela da Bergamo -. Non spero nei miracoli venendo a Pontida, ma spero che si vada avanti con forza”. Umori che, per quanto statisticamente non attendibili, segnano questa vigilia di Pontida. Al raduno i militanti arriveranno in macchina, in treno e con almeno 200 bus privati noleggiati in tutte le regioni del nord Italia, oltre che in Toscana, Umbria e Marche. La prima a partire sara’ la comitiva di Ascoli Piceno: si mettera’ in strada alle 2.30 di notte.

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16 giugno 2011

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/06/16/visualizza_new.html_816584334.html

Maroni gela Berlusconi «Il governo tiene? Rimando a Pontida»

Il senatur mentre lascia Montecitorio per raggiungere Palazzo Chigi

Maroni gela Berlusconi
«Il governo tiene? Rimando a Pontida»

Il ministro: «Il premier ascolterà». E Bossi fa il pollice verso ma poi spiega che non era rivolto al Cavaliere

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MILANO – Prima il pollice verso di Umberto Bossi, poi il gelo di Roberto Maroni. La Lega «accerchia» il presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi continua a mostrarsi sereno, certo del fatto che il governo e la maggioranza attuali siano gli unici possibili per l’Italia. Ma i malumori del Carroccio sembrano crescere. E a dimostrarlo sono, soprattutto, le parole e i gesti del titolare del Viminale.

PREMIER E MINISTROConferenza stampa a Palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri: Silvio Berlusconi ha appena assicurato che con la Lega è tutto a posto e che il pollice verso di Bossi non riguardava il futuro del governo, ma era rivolto ai cronisti, «era una condanna in toto della classe giornalistica». I rapporti tra il capo del governo e la Lega però sono il tema politico più caldo di questi ultimi giorni e per questo una giornalista insiste sull’argomento, girando la domanda a Maroni, che replica secco: «Rimando a Pontida». Uno, due, tre secondi di silenzio assoluto. Il volto del premier sembra contrarsi, prova a dire qualcosa. Poi Maroni aggiunge, stringendo il braccio del presidente del Consiglio: «E Berlusconi ascolterà con attenzione». A quel punto il Cavaliere riprende la parola e rassicura: con la Lega nessuno strappo, «non c’è alternativa a questa maggioranza e a questo governo». Maroni non aggiunge altro.

IL SENATURPrima che il Cdm avesse inizio, era stato proprio Umberto Bossi a far salire la temperatura, con un gesto inequivocabile, quello del pollice verso, corretto subito dopo dalla portavoce. Ai giornalisti che lo attendevano all’uscita dalla Camera e che gli chiedevano se il governo andrà avanti, il leader leghista aveva appunto risposto con il pollice verso. Un significato univoco se non fosse per la correzione successiva. «Era rivolto ai giornalisti, non al governo».

«RILANCIARE L’AZIONE DI GOVERNO» – I riflettori restano inevitabilmente puntati sull’appuntamento di domenica a Pontida, dove si svolgerà il tradizionale raduno della Lega. E dove, per la prima volta in 27 edizioni, a parlare dal palco al popolo del Caroccio sarà solo il Senatùr. «Io avevo dichiarato che se avessimo perso il referendum, il governo sarebbe stato in difficoltà, sono stato facilissimo profeta. È chiaro che il governo è in difficoltà dopo questo uno-due legato alla sconfitta di Milano più il referendum su cui la Lega ha dato libertà di coscienza», ha detto Roberto Castelli. Pontida, ha osservato ancora il viceminsitro, sarà l’occasione per fare un esame insieme ai nostri militanti e rilanciare l’azione della Lega e possibilmente l’azione di governo. «Non sappiamo se gli alleati accetteranno le nostre proposte».

PONTIDAIl primo militante è arrivato giovedì mattina alle 11, in camper, con tre giorni di anticipo sul discorso di Umberto Bossi. Michele Novarina, 60 anni, questo il suo nome, idraulico di Torino, cammina avanti e indietro a pochi metri dal palco che è già montato. «Sono sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarmene – sostiene – Quest’anno ho lasciato a casa la moto e sono venuto in camper. Sto a qui a tenere il posto al gruppo di Alessandria, che arriverà domani». Che cosa si aspetta domenica il signor Michele dalle parole di Bossi? «Ci vuole una scrollata – è la risposta – Bossi dovrebbe guardare meno a Berlusconi e più alla gente. Noi abbiamo un programma e non possiamo più perdere tempo. La sberla? L’ha presa il Pdl, la Lega ha sentito solo il contraccolpo».

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Redazione online
16 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_giugno_16/bossi-pollice-verso_2e8ce432-9813-11e0-843c-2676a120f5f5.shtml

Verifica in Aula, resta il nodo fiducia Berlusconi: «Non ho paura di nessuno»

Conferenza dei capigruppo di Montecitorio

Verifica in Aula, resta il nodo fiducia
Berlusconi: «Non ho paura di nessuno»

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Il dibattito chiesto da Napolitano. Cicchitto: porremo la fiducia solo se l’opposizione presenterà una mozione

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MILANO – I processi non preoccupano Silvio Berlusconi. E neanche i rischi che l’esecutivo possa subire i contraccolpi degli ultimi flop alle urne. È lo stesso premier a spiegarlo. Al giornalista di Ballarò Alessandro Poggi che gli chiedeva se lo preoccupano di più i giudici o la tenuta della maggioranza, il Cavaliere ha risposto con fermezza. «Non ho paura di nessuno, la maggioranza tiene assolutamente», ha detto sotto Palazzo Grazioli, dopo aver incontrato per un vertice Angelino Alfano, Gianni Letta e Niccolò Ghedini.

VERIFICABerlusconi sarà in Aula mercoledì per la verifica parlamentare chiesta dal capo dello Stato, ma resta l’incognita sul possibile voto di fiducia. E restano anche, per il capo del governo, doversi nodi da sciogliere. Primo fra tutti la tensione con il Carroccio, che fa stare in fibrillazione la maggioranza intera. Il 22, comunque, il premier prenderà la parola a Montecitorio alle 11, come ha stabilito la conferenza dei capigruppo, che ha fissato il «timing» di una giornata parlamentare dagli esiti ancora aperti.

LA FIDUCIA – Non si sa infatti se quelle del governo saranno comunicazioni o una semplice informativa. Nel primo caso ci sarebbe un voto di fiducia, ma la maggioranza ha spiegato con Fabrizio Cicchitto che la fiducia verrà posta solo se l’opposizione presenterà un proprio documento. La verifica in programma a Montecitorio mercoledì, ha confermato dal canto suo il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, «lascia la possibilità a maggioranza e opposizione di presentare documenti su cui arrivare al voto». Ma, ha precisato, «la maggioranza non sembra intenzionata» a seguire questa strada. «L’opposizione – ha aggiunto – si riserva di valutare che tipo di conclusione dare a quel dibattito».

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Redazione online
16 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_giugno_16/berlusconi-camera-verifica-parlamentare_d1d49a36-9804-11e0-843c-2676a120f5f5.shtml

Brunetta, il ministro precario che odia i precari. Licenziamolo

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Brunetta, il ministro precario
che odia i precari. Licenziamolo

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  Il precario? “Che o chi ha un rapporto di lavoro temporaneo senza garanzie di stabilità o continuità, legato a un contratto a termine”. Almeno, così è per il dizionario Treccani. La voce di “precario”, aggettivo, recita: “incerto, non sicuro; che è soggetto a subire, da un momento all’altro, un cambiamento, un peggioramento”.

Insomma, il precario non è uno che se la passa bene. Per colpa di altri. A volte, per colpa dello Stato. E parliamo spesso di giovani, laureati.
Il colmo è che a definire i lavoratori precari come “l’Italia peggiore” sia un ministro precario di un governo più che precario considerato tra i peggiori (il peggiore della storia?) dagli italiani. Un precario, il ministro Brunetta, che mantiene precari altri lavoratori, e li insulta, dovrebbe semplicemente ammettere il suo fallimento. Un mondo più giusto dovrebbe permettere ai lavoratori della pubblica amministrazione di poter licenziare il loro ministro nullafacente o quantomeno non all’altezza del proprio compito.
Ma il precario, si sa, non ha molti diritti. Sicuramente non dovrebbe avere quello di insultare i suoi colleghi nemmeno il precario Brunetta, anche se ministro.
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15 giugno 2011
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Bufera su Brunetta dopo insulti ai precari. Avvenire: chi non ascolta prende sberle / VIDEO

Brunetta contestato dai precari della P.A.

Caricato da in data 14/giu/2011

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RITRATTO PENOSO DI UN MINISTRO DELLA REPUBBLICA

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Bufera su Brunetta dopo insulti ai precari
Avvenire: chi non ascolta prende sberle

Cgil: dal ministro il segnale di un governo che non dà risposte
Cisl: sgradevole. Fiom: il ministro rispetti chi paga le tasse

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ROMA – «Chi non sa ascoltare le persone – che non sono certo il Paese “peggiore” – oggi si candida solo a ricevere altre sberle. Metaforiche, s’intende. Ma non per questo meno pesanti». Così il quotidiano cattolico Avvenire commenta oggi l’episodio in cui il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha definito alcuni precari della pubblica amministrazioni «l’Italia peggiore».

«Le contestazioni agli esponenti politici sono non di rado dure,
in passato ve ne sono state pure di violente – scrive il quotidiano della Cei in un corsivo non firmato, quindi attribuibile alla direzione – Ma i timori, legittimi, che possano accadere non giustificano gli insulti e le fughe sdegnate di fronte a semplici domande». Secondo Avvenire «per un politico la capacità di ascolto è una delle prime virtù da coltivare. Per un ministro, poi, è addirittura un dovere». Per il giornale dei vescovi, comunque, «ora gli insulti che a sua volta il ministro riceve su internet sono parimenti criticabili». Ma il consiglio che rivolge a Brunetta è che «anziché insistere nell’errore, meglio scusarsi e aprirsi al confronto. Questa sì sarebbe un’Italia migliore».

Camusso: da Brunetta il segnale di chi non sa dare risposte. «Le parole del ministro Brunetta su “la parte peggiore del Paese” – dice il segretario della Cgil, Susanna Camusso – rappresentano il segnale di un governo che capisce che non è più in grado di dare le risposte che vengono chieste dai cittadini e, siccome non è mai stato disponibile a ragionare e al confronto, reagisce in questo modo». A suo giudizio, il ministro Brunetta «non ha più neanche il senso dell’umorismo» e poi, peraltro, occorre ricordare che Brunetta «era il ministro che aveva teorizzato che, in fondo, il lavoro pubblico si poteva cancellare e oggi- si trova di fronte al fallimento della sua ipotesi di riforma».

«È una impressione sgradevole». E’ questa la reazione del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni allo scontro tra Brunetta e i precari della pubblica amministrazione. «Siamo stufi di polemiche su polemiche – dice – Siamo invece molto interessati alle convergenze, chi governa deve lavorare per le convergenze se vogliamo il bene comune».

Fiom: decadenza notevole. «Siamo di fronte ad una decadenza notevole, perché un ministro che fa interventi di questa natura non rappresenta questo Paese – dice il numero uno della Fiom, Maurizio Landini – La precarietà, purtroppo, è un dramma sociale e il governo dovrebbe fare politica per dare un futuro e una prospettiva ai giovani e non per renderli precari sempre. Credo che Brunetta non stia facendo il suo mestiere e poi dovrebbe rispettare maggiormente chi paga le tasse e permette anche a lui di fare il ministro, anche se a volte non è troppo capace».

Giovedì 16 Giugno 2011 – 12:50    Ultimo aggiornamento: 13:42
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“Io firmo. Riprendiamoci il voto” Al via il referendum anti-Porcellum / VIDEO: Bersani: la legge elettorale va cambiata, ecco la proposta del Pd

Bersani: la legge elettorale va cambiata, ecco la proposta del Pd

Caricato da in data 09/giu/2011

“Io firmo. Riprendiamoci il voto”
Al via il referendum anti-Porcellum

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Presentata questa mattina a Roma una nuova campagna referendaria per cancellare i punti più controversi della legge Calderoli. Dalla prossima settimana via alla raccolta delle firme. Obiettivo: 500mila entro la fine di settembre

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di CARMINE SAVIANO

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"Io firmo. Riprendiamoci il voto"  Al via il referendum anti-Porcellum Il manifesto della campagna

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ROMA – Liste bloccate, premio di maggioranza, deroghe alla soglia di sbarramento, obbligo di indicazione del candidato premier. Quattro punti. Quattro disposizioni che fanno del Porcellum, una legge elettorale “da cancellare al più presto”. Dando, attraverso un referendum abrogativo, la parola ai cittadini.

È “Io Firmo. Riprendiamoci il voto” 1, iniziativa del Comitato per il Referendum sulla Legge Elettorale, che stamattina a Roma, ha lanciato una nuova campagna referendaria. Si parte la prossima settimana con la raccolta delle firme per eliminare una delle distorsioni più nocive del sistema politico italiano.

Una mobilitazione trasversale, che nasce nella società civile, per mettere un freno ai danni prodotti dal Porcellum: trasformismo, frammentazione, coalizioni disomogenee e ingovernabili. Per questo, secondo Stefano Passigli, “ogni tentativo di modifica della legge è destinato a fallire”, e l’unico modo per eliminarne i difetti è “tagliare i quattro punti più discussi”. E il ricorso ai cittadini è il modo per superare l’impasse parlamentare: “Se il Parlamento riuscirà a trovare un accordo, tanto meglio. Altrimenti il referendum è inevitabile”.

Numerosi gli interventi. Tutti tesi a sottolineare gli orrori del Porcellum. Per Giovanni Sartori, “il premio di maggioranza dato a una minoranza è il vizio maggiore della legge”. Perché “questo falsa tutto il sistema politico: le leggi elettorali trasformano i voti in seggi e questa legge li trasforma male”. Poi l’indicazione dei modelli che potrebbero essere importati in Italia: “il doppio turno alla francese o quello tedesco sarebbero i due sistemi che andrebbero bene”. E sulle motivazioni del referendum: “È il rimedio contro l’inerzia dei partiti in materia di legge elettorale”.

Per Enzo Cheli, “dopo la legge Acerbo, è la peggiore legge elettorale della storia italiana”. E ancora: “Al di là delle conseguenze, come le intere aree sociali buttate fuori dal Parlamento, il premio di maggioranza dato ad una coalizione al di là di una soglia minima è a rischio di costituzionalità”. Non solo: con il Porcellum, sono saltate tutte le “soglie di ragionevolezza”. Da qui l’esigenza di intervenire sulla legge “per ragioni di manutenzione costituzionale”. Non manca la preoccupazione per il tipo di legge che verrebbe fuori se il referendum riuscisse ad ottenere il quorum: “Se passa, resta in piedi una legge proporzionale. E, soprattutto, una legge funzionante”.

L’obiettivo è raggiungere, entro settembre, le 500mila firme valide necessarie a presentare il referendum alla Corte di Cassazione. Tra le prime adesioni nomi molto noti della cultura italiana: Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack.

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16 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/06/16/news/referendum_anti-porcellum-17778068/?rss

Chi si prenderà le barre radioattive di Fukushima?, di Yoichi Shimatsu

Chi si prenderà le barre radioattive di Fukushima?

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di Yoichi Shimatsu

4th Media Beijing

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Lo smantellamento della centrale nucleare 1 di Fukushima è ritardato da un solo problema: dove smaltire le barre di combustibile di uranio? Molte di queste sono estremamente radioattive e parzialmente fuse, alcune contengono plutonio, un elemento altamente letale.

Assieme al combustibile fissile all’interno dei sei reattori, ci sono più di sette tonnellate di barre esaurite che devono essere rimosse e poste in un sito di stoccaggio permanente prima che i lavoratori seppelliscano sotto il cemento l’impianto di Fukushima. Le barre non possono essere stoccate in modo permanente in Giappone perché i nuovi centri nel nord-est di Honshu sono costruiti su terreni non idonei. Le fondamenta dell’impianto di riprocessamento di Rokkasho e l’unità di stoccaggio di Mutsu sono state lesionate dagli sprofondamenti nel terreno fangoso.

La sepoltura delle barre all’interno del reattore 1 di Fukushima comporta rischi enormi, perché le fondamenta della discarica non possono sopportare il peso delle barre, del reattore e dell’acqua di raffreddamento, il tutto all’interno delle mura in cemento che sono state previste. Il combustibile meno radioattivo dovrebbe essere tenuto all’interno di cisterne raffreddate ad aria. Ma i forti terremoti che spesso colpiscono la regione di Tohoku ne mineranno la struttura, provocando perdite radioattive che si verseranno senza sosta nell’Oceano Pacifico. Le barre dovranno essere spedite in un altro paese.

Malafede Americana

In base al Trattato di Non Proliferazione (NPT) firmato dal Giappone nel 1970, i negoziatori americani hanno stabilito che il combustibile nucleare usato dai reattori giapponesi deve essere spedito per legge negli Stati Uniti per lo stoccaggio o il riprocessamento, al fine di prevenire lo sviluppo di una bomba atomica. Washington non è stata in grado di adempiere ai suoi obblighi contrattuali con Tokyo a causa della pubblica protesta contro la costruzione di un impianto di stoccaggio a Yucca Mountain, vicino Las Vegas.

Un comitato convocato dall’amministrazione Obama ha appena raccomandato la costituzione di una rete di siti di stoccaggio negli Stati Uniti, una proposta che sicuramente rianimerà i sentimenti antinucleari nella prossima campagna elettorale. L’industria nucleare americana ha giacenze di oltre 60.000 tonnellate di combustibile esaurito, senza contare i rifiuti dei reattori usati per fini militari e di ricerca, e questo lascia poco spazio per lo smaltimento delle barre di Fukushima nel sito in allestimento in Nevada, se mai questo verrà aperto.

In Asia Continentale

La Tokyo Electric Power Company (Tepco) ha stanziato 1 trilione di yen (12 miliardi di dollari) per lo smaltimento dei rifiuti nucleari. La monopolista nucleare francese Areva ha collaborato con la Tepco per localizzare un sito di stoccaggio oltre oceano. Fino ad ora, il team Tepco-Areva ha preso contatti in silenzio con tre paesi asiatici – Kazakistan, Cina e Mongolia – per allestire un centro di “riprocessamento”, un eufemismo per discarica nucleare.

Dei tre, la Cina è stata la scelta migliore per l’istituzione nucleare Giapponese, che ha fiducia nella capacità di Pechino di nascondere i segreti nucleari anche ai suoi cittadini e ai suoi massimi dirigenti. L’agenzia spaziale giapponese, che osserva via satellite 24 ore su 24 ogni complesso nucleare cinese, possiede i dati completi delle fughe delle radiazioni sul posto. Dal momento che Pechino nasconde questi dati al proprio pubblico, la controparte giapponese ha pensato di avere le carte in regole per poter parlare con le autorità nucleari cinesi.

Anche se i burocrati del nucleare erano vogliosi di riscuotere montagne di yen, la proposta è stata spazzata via dalla corsa al sale che ha travolto la Cina. Nelle due settimane dopo i meltdown di Fukushima, milioni di persone hanno svuotato gli scaffali dei supermercati per le voci secondo cui il sale iodato poteva prevenire il cancro alla tiroide provocato dalle radiazioni. Il pubblico cinese è giustamente spaventato dagli scandali riguardanti la salute dopo la scoperta della melamina nel latte, un ormone della crescita nei maiali, dei pesticidi nei vegetali, degli antibiotici nei pesci e ora dal fallout radioattivo sui terreni agricoli.

Un accordo di smaltimento di rifiuti nucleari avrebbe richiesto il transito di camion carichi di materiale radioattivo attraverso città portuali densamente popolate, forse Tianjin o Ningbo, nel cuore della notte. Ma le spedizione segrete sarebbero state notate dalla popolazione locale e filmata con gli smartphone, provocando un esodo di massa da ogni città, paese o villaggio lungo la strada per le discariche della Cina occidentale. Così, l’ombrosità dei cittadini Cinesi ha fermato il più semplice dei piani malvagi.

Principio di Recupero Industriale

Una scelta più logica per lo stoccaggio oltremare è quella di paesi scarsamente popolati che forniscono uranio al Giappone, in particolare Australia e Canada. Come esportatori di uranio, Canberra e Ottawa sono i responsabili ultimi dello stoccaggio dei rifiuti nucleari secondo il principio giuridico del recupero industriale.

La pratica del recupero industriale è già ben consolidata nell’elettronica di consumo e negli elettrodomestici, dove ai produttori viene richiesto in un numero sempre maggiore di paesi di ritirare e riciclare i vecchi televisori, i computer e i frigoriferi.

Per questo principio, i giganti dell’ estrazione dell’uranio, come Rio Tinto e CAMECO, sarebbero tenuti a prendersi indietro l’uranio esaurito. Il costo dello stoccaggio dei rifiuti verrebbe allora conteggiato nei prezzi di esportazione dell’uranio minerale. Il costo aggiuntivo è passato dalle società produttrici ai consumatori con gli aumenti in bolletta. Se il mercato rifiuta di accettare il prezzo maggiorato dell’uranio rispetto agli altri combustibili, allora l’energia nucleare farà la fine della macchina a vapore.

I politici australiani e canadesi sono tenuti ad opporsi in modo opportunistico al ritorno dell’uranio esaurito, dato che ogni spedizione da Fukushima sarebbe accolta da una folla di manifestanti al grido di “non a casa mia”. L’unico modo che ha Tokyo di convincere i politici locali per proseguire in silenzio è minacciare di pubblicare online una lista dei parlamentari che hanno riscosso tangenti e che in precedenza avevano sostenuto le miniere di uranio per conto degli interessi giapponesi.

Costo-Efficenza del Nucleare

La questione allora è se l’energia nucleare, con il relativo stoccaggio a lungo termine degli scarti, sia competitiva rispetto agli investimenti destinati all’energia rinnovabile come l’eolico, il solare, l’idroelettrico e lo sfruttamento delle maree. L’energia rinnovabile probabilmente ha il vantaggio di non produrre rifiuti. Il prezzo da battere rimane quello del gas naturale che è disponibile in abbondanza. In un libero mercato privo di sovvenzioni occulte, il nucleare è destinato a fallire.

Per mancanza di professionalità, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) non ha mai ritenuto lo smaltimento dei rifiuti nucleari un problema di tipo industriale. Sulla base delle scorte di barre di combustibile nucleare usato all’interno delle strutture nucleari, ci sono circa 200.000 tonnellate di scorie altamente nucleari nei 453 impianti nucleari civili nel mondo. Eppure non è stato ancora aperto un singolo sito di stoccaggio permanente.

Il dilemma di Fukushima 1 mostra che i problemi del rapporto costo-efficienza e della fattibilità tecnologica non possono essere rinviati o ignorati ancora a lungo. Le agenzie di rating riportano che il debito di Tepco è salito oltre i 90 miliardi di dollari, il che significa che non può coprire i costi futuri per lo stoccaggio delle barre usate dagli impianti di Kashiwazaki e Fukushima 2. Il debito del governo giapponese è salito al 200% del PIL. Nessuno dei due può permettersi gli incrementi di costo dell’energia nucleare.

L’incapacità della Tepco o del governo di pagare per lo smaltimento delle scorie nucleari pone la responsabilità finanziaria interamente sulle spalle delle compagnie partner e sui fornitori, tra cui General Electric, Toshiba, Hitachi, Kajima Construction e specialmente le fonti di uranio, CAMECO e Rio Tinto e i governi di Canada e Australia. Le regole fondamentali del capitalismo e del diritto civile dicono che qualcuno deve pagare.

Ultima Fermata

Dato che Australia e Canada non hanno alcuna fretta di riprendersi le scorie radioattive, lasciano al Giappone e al suo partner per contratto, gli Stati Uniti, con una sola opzione di smaltimento rapido, la Mongolia.

Ulan Bator accetta miniere a cielo aperto di carbone e rame, nient’altro che giganteschi siti tossici, quindi perché non prendere le scorie nucleari? Il suo PIL, il 136° al mondo, è stimato a 5,8 miliardi di dollari per il 2010. Così, 12 miliardi di dollari sono una somma inimmaginabile per un buco in più nel terreno.

Dato che il carico nucleare passerebbe tramite l’estremo est russo, la Mongolia non otterrebbe la totalità dell’importo. A differenza dei cinesi salutisti, la popolazione di Nakhodka e Vladivostok è abituata a giocare d’azzardo con i materiali radioattivi e la vodka.

Anche se la mafia che gestisce il trasporto chiedesse un prezzo sproporzionato, i tre milioni di abitanti della Mongolia sarebbere più che felici di guadagnare circa 2.000 dollari a testa, più dello stipendio medio annuo, nel caso in cui i soldi venissero divisi equamente dopo i costi di costruzione della discarica.

Realisticamente, è improbabile che il popolo mongolo riceva un solo centesimo, dal momento che i soldi andranno in un fondo fiduciario destinato ai costi di manutenzione. Questo perché i 12 miliardi spalmati su 700 milioni di anni – l’emivita dell’uranio – sono equivalenti a una rendita annuale di 17 dollari. Questa cifra non copre nemmeno le crocchette per il cane da guardia, figuriamoci il sistema di raffreddamento. Nessuno starà lì a contarli, dal momento che quando l’uranio sarà decaduto fino a livelli di sicurezza, i fossili saranno la sola traccia della vita umana sulla Terra.

L’avidità illusoria e miope trionferà sicuramente in Mongolia, e questo lascia una questione di responsabilità morale per il resto di noi. La comunità mondiale prova rimorso per lo scarico di monnezza nucleare su una antica cultura che ha inventato il montone bollito, il latte di cavalla fermentato e Genghis Khan? Per i diplomatici tormentati dai sensi di colpa di Tokyo e Washington che ottenevano suadenti lo sporca affare ad Ulan Bator, ecco qui il rifiuto: L’ eroe nazionale, il gran Khan, ha mai versato lacrime o sofferto di rimorsi? Non c’è bisogno di un esame di coscienza. La soluzione è a portata di mano.

Yoichi Shimatsu, ex direttore del Japan Times Weekly, con sede ad Hong Kong è uno scrittore ambientalista ed editor-at-Large per 4th Media, Cina.

Titolo originale: “Who Will Take the Radioactive Rods from Fukushima?”

Fonte: http://en.m4.cn
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30.05.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

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15 giugno 2011

fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8455