Archivio | giugno 18, 2011

‘L’Unità’, Concita de Gregorio lascia direzione “Tre anni positivi, nonostante le difficoltà”

‘L’Unità’, Concita de Gregorio lascia direzione
“Tre anni positivi, nonostante le difficoltà”

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Una decisione “condivisa, assunta nel pieno rispetto reciproco” scrive la giornalista in una nota insieme all’editore Soru. Che si impegna a mantenere il giornale “un luogo aperto a chi voglia contribuire alla ricostruzione del Paese dopo la troppo lunga stagione del berlusconismo”

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Concita de Gregorio lascia la direzione de ‘L’Unità’. A partire dal primo luglio. Una decisione “condivisa, assunta in autonomia e nel pieno rispetto reciproco riconoscendo l’importante lavoro svolto e i risultati raggiunti”, si annuncia in una nota congiunta del direttore, ormai quasi ex, e dell’editore del quotidiano Renato Soru. Per il momento nessuna indicazione su chi la sostituirà. La de Gregorio era a capo del giornale da tre anni, “l’impegno inizialmente preso” per “dare stabilità” alla testata. Un ciclo definito da entrambi “positivo” ma che direttore ed editore pensano sia il momento di chiudere. “Il direttore continuerà ad esercitare il suo impegno professionale in altre forme”, sta scritto nella nota, smentendo quindi, per il momento, le voci che la volevano di ritorno a ‘La Repubblica’. L’editore, dal suo lato, si impegna “a fare in modo che il giornale resti luogo aperto alla discussione allargata all’intero centrosinistra – si legge – e alle diverse forze vitali che vogliono assumersi l’impegno della ricostruzione del Paese dopo la troppo lunga stagione del berlusconismo“.

Un periodo che non ha risparmiato fatiche anche al giornale, scrivono de Gregorio e Soru, “tra difficoltà economiche e continui attacchi”. Ma di cui i due possono ritenersi soddisfatti perché, spiegano, ha mantenuto l’impegno tradizionale di dare “voce – molto spesso anticipandole – alle principali istanze della società”, “ha mobilitato sui temi cruciali migliaia di persone”, “attraverso la crescita del sito internet ha aperto un dialogo fitto e continuo con i lettori”. Uno scopo primario, che ha contribuito “a sollecitare la nuova volontà di partecipazione dei cittadini alla vita del Paese”. Il tutto, lasciando un giornale “in equilibrio economico nonostante le difficoltà del mercato”, sottolineano.

E in equilibrio anche con la forza politica di riferimento, il Pd, si rivendica nella nota. Un compito da sempre difficile per la testa, che dal 1924 al 1991 è stata organo ufficiale del Partito comunista italiano. ”Abbiamo lavorato in questi anni in sintonia e in piena libertà, in autonomia dal Partito Democratico – concludono Soru e de Gregorio – che in alcune occasioni non ci ha fatto mancare le sue critiche, ma non ha neppure mai preteso di imporre una linea”. Apprezzamento e gratitudine per il lavoro della giornalista è stato espresso in una nota dal portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando. “Per aver fatto de ‘L’Unità’ un riferimento culturale e politico – scrive – in alternativa all’imbarbarimento etico e culturale del berlusconismo e della mortificazione delle donne”.

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18 giugno 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/18/lunita-concita-de-gregorio-lascia-direzionetre-anni-positivi-nonostante-le-difficolta/119474/

Libia, l’SOS dei ribelli: “I soldi sono finiti. Siamo al fallimento completo. O i paesi occidentali non capiscono, o a loro semplicemente non interessa”

Libia, l’SOS dei ribelli: “I soldi sono finiti”

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Il ministro del petrolio del governo transitorio: “Stanno finendo tutte le risorse. Siamo al fallimento completo. O i paesi occidentali non capiscono, o a loro semplicemente non interessa”.

LO SPECIALE CON LE FOTO, I VIDEO E LA CRONOLOGIA INTERATTIVA

18 giugno, 2011

LIBIA
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Guarda anche:
Guerra in Libia: LO SPECIALE
Guerra in Libia: tutte le immagini
Guerra in Libia: la cronologia

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I soldi, a Bengasi, sono finiti. Per andare avanti, la rivolta libica ha bisogno di risorse, e l’Occidente non starebbe facendo abbastanza.
E’ quello che sostiene, in una intervista alla Reuters, il ministro del Petrolio e delle Finanze del Consiglio nazionale transitorio dei ribelli, Ali Tarhouni, paventando una imminente bancarotta della rivoluzione.
E’ il giorno in cui Barack Obama gioca a golf (guarda le foto) con lo speaker repubblicano della Camera, per affrontare il contenimento del debito americano, finendo sotto accusa, fra l’altro, per aver “bypassato il Congresso” nel conflitto (secondo il New York Times) nonostante il parere opposto dai legali del Pentagono e del Dipartimento della Giustizia.

Il popolo, in Libia, “continua a morire”, quindi nessuna intenzione di mollare, ha spiegato Ali Tarhouni: “Una cosa è certa: non ci arrenderemo mai”.
Servono più fondi, però: “Non abbiamo contanti. Stanno finendo tutte le risorse. Siamo al fallimento completo. O (i paesi occidentali) non capiscono, o a loro semplicemente non interessa”.
Il ministro di Bengasi ha anche spiegato che la produzione petrolifera è ferma a causa dei danni. E questa circostanza spinge i ribelli a tentare di trattare con compagnie petrolifere straniere: Ali Tarhouni cita la tedesca Wintershall e la francese Total. Di fronte al mercato, sottolinea fra l’altro, mostrando che le istanze rivoluzionarie sanno fare i conti col necessario realismo, gli insorti sono disposti a turarsi il naso.

Nessun problema, cioé, se si deve avere a che fare con chi già trattava col governo del rais. “Noi abbiamo bisogno di aiuto. E rispettiamo e ci adattiamo a ogni contratto – ha spiegato -. L’unico nemico che abbiamo è Gheddafi. I suoi sicari, i suoi criminali. Sul mercato e fra le compagnie non ho alcun nemico”.
E’ molto ottimista, invece, sullo scenario libico l’ex ministro degli Esteri del colonnello Abdurrahman Shalgham, oggi rappresentante permanente all’Onu: “Gheddafi è finito, resisterà appena qualche settimana. Praticamente ha già perso tutta la Libia”.
Le intimidazioni delle ore scorse, quando il rais ha rilasciato un messaggio telefonico alla tv di Stato, sostenendo che la Nato sarà sconfitta, dimostrerebbero proprio la sua debolezza, ha aggiunto l’ex ministro, a San Marino per chiedere il riconoscimento del Cnt.

Delle richieste dei ribelli, parleranno i ministro dell’Ue lunedì 20 giugno a Lussemburgo. Sul fronte dell’Alleanza però nuove grane arrivano per il presidente Usa Barack Obama. I legali del Pentagono e della Giustizia lo avevano avvertito di dover sottoporre la missione al voto di Capitol Hill, come previsto da una legge del 1973, la War Power resolution, secondo la quale ogni campagna militare “ostile” ha bisogno della autorizzazione del Campidoglio.
Jah Johnson e Caroline Krass, i due giuristi interpellati sul caso, non sono stati ascoltati però.
Invece per l’interpretazione seguita da Obama, nell’intervento aereo contro Tripoli, basato sulla risoluzione Onu e avviato col consenso della Lega araba, non vi sarebbe l’elemento di “ostilità”.
Un’argomentazione che non convince i repubblicani: è risibile, polemizza John Boehner, il repubblicano invitato al ‘summit del golf’, affermare che non sia ostile una missione per la quale “si spendono 10 milioni di dollari la giorno”, per “inviare droni” e “sganciare bombe sul compound di Gheddafi”.

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18 giugno 2011

fonte:  http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2011/06/18/libia_rivolta_sos_ribelli_soldi_finiti_bengasi_occidente.html

Montecitorio, tornano in piazza i “Precari uniti contro i tagli”

LA PROTESTA

Montecitorio, tornano in piazza
i “Precari uniti contro i tagli”

Montecitorio, l'indignazione dei precari

Nuovo presidio dei lavoratori a termine della scuola come avevano fatto lo scorso autunno. Una docente in sciopero della fame. Domani (domenica) alle 17 assemblea pubblica, in occasione della “giornata dell’indignazione”

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di SARA GRATTOGGI

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Montecitorio, tornano in piazza i "Precari uniti contro i tagli" La protesta dei precari a Montecitorio

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I precari della scuola sono tornati a presidiare piazza Montecitorio, come avevano fatto lo scorso autunno, per chiedere “ritiro dei tagli iniziati con la legge 133 del 2008” e “l’immissione in ruolo di tutti i precari nel rispetto della normativa europea che impone l’assunzione dopo tre anni di contratto a tempo determinato”. Ad unirli e rappresentarli, la sigla “Precari uniti contro i tagli” e un preciso timore: quello di non poter raggiungere, in futuro, l’agognato contratto a tempo indeterminato.

IL PRESIDIO DEI PRECARI

È questo che ha spinto Monja Marconi, docente di Storia e Filosofia di 42 anni, a cominciare oggi pomeriggio lo sciopero della fame: “Il decreto Sviluppo, che verrà votato la settimana prossima, minaccia di colpire duramente i precari della scuola, escludendoli dall’ambito di applicazione della normativa europea che impone la loro assunzione dopo tre anni di lavoro”.

Monja, originaria di Rimini, è precaria dal 1999 e dal 2005 lavora a Roma con incarichi annuali. Quest’anno ha insegnato nei licei classici Augusto e Benedetto da Norcia, ma il suo contratto scadrà il 30 giugno: “Io ormai dovrei essere vicina al ruolo. Sono dodicesima in graduatoria nella provincia di Roma e ho anche i titoli per il sostegno, ma ora vedo il mio obiettivo allontanarsi, proprio quando stavo per raggiungerlo dopo anni di sacrifici”.

Dalla prossima settimana, Monja sarà impegnata con gli esami di maturità come commissaria esterna al liceo De Santis, ma continuerà a digiunare. Le prossime nottate, invece, le passerà in presidio a Montecitorio, insieme ad altri colleghi che hanno stabilito di continuare a oltranza la protesta.

Domani (domenica) alle 17 i docenti hanno convocato un’assemblea pubblica, in occasione della “giornata dell’indignazione precaria” indetta da associazioni e comitati a Roma e Milano. “Manifestiamo la parte migliore di questo Paese”

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18 giugno 2011

fonte:  http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/06/18/news/la_protesta-17901819/?rss

Bersani: “Non siamo aperti alla Lega. Noi la sfidiamo”

Soddisfatto Vendola: “Così è chiaro”.

Bersani: “Non siamo aperti alla Lega. Noi la sfidiamo”

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“C’è un sommovimento e sta avvenendo dopo le amministrative e i referendum che hanno dato un risultato inaspettato. Questa parola, inaspettato, è stata detta molto frequentemente nelle analisi ma vi chiedo, inaspettato da chi?”. E poi: “Questo governo lascerà l’Italia con il cappio al collo”

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Roma, 18-06-2011

E’ avviata, per Pier Luigi Bersani, una fase di cambiamento: “C’è un sommovimento e sta avvenendo dopo le amministrative e i referendum che hanno dato un risultato inaspettato. Questa parola, inaspettato, è stata detta molto frequentemente nelle analisi ma vi chiedo, inaspettato da chi?”.

Bersani si toglie “un sassolino dalla scarpa” a nome di tutto il partito e ricorda le battaglie operaie dell’autunno, le battaglie della scuola, “la trasmissione di Fazio con Saviano che ha portato 10 milioni di spettatori”, infine piazza San Giovanni “mai così piena” e “la straordinaria risposta, sentimentale e di popolo al centocinquantenario dell’Unità d’Italia”.

“Le amministrative che hanno tirato la palla al referendum, ci hanno detto che cambiare è  possibile – ha detto Bersani -. Non so se le amministrative fossero andate diversamente, se ci sarebbe stato quel risultato al referendum. Ma un sommovimento positivo ha dato i suoi frutti”.

Il Pd come unico partito nazionale, come protagonista
Pier Luigi Bersani lo ha polemicamente ricordato, dal palco della Conferenza nazionale sul lavoro a Genova, ai commentatori che “guardano dal buco della serratura” al Pd. Il risultato delle amministrative e dei referendum “per noi non era inaspettato, ci abbiamo lavorato e lo dico perché chi guarda le cose politiche abbia più considerazione, rispetto e attenzione per il solo partito nazionale di questo Paese”, ha detto.

“Il Pd è radicato in ogni luogo, è presente in ogni generazione, ed è nelle piazze, nelle feste e nella Rete”, ha aggiunto: “Ci fanno un baffo gli altri, queste mitologie della Lega radicata, dell’altro che è sulla Rete più di noi. Nessuno sta sulle piazze e nella Rete più di noi”. Dunque, “chi osserva le cose politiche la smetta di guardare il Pd dal buco della serratura e cominci a vederlo per quello che è che conta nel Paese”, ha ammonito, “non siamo il partito del retroscena, siamo il partito della prima fila della scena”.

“Uscire dal berlusconismo”
“Quello che abbiamo di fronte non sarà solo oltrepassare un governo: dobbiamo uscire dal berlusconismo e uscire da una malattia che è entrata nelle vene in questi anni. E’ un’operazione profonda che scaturisce da una diffusa consapevolezza che la deformazione volgarmente personalistica ed esclusivamente comunicativa del nostro sistema democratica si è dimostra impotente davanti al nostro Paese”.

“Non siamo aperti alla Lega, noi la sfidiamo”
Pier Luigi Bersani respinge al mittente, ovvero Nichi Vendola, l’accusa di avere aperto alla Lega. “C’è chi dice dialogo, apertura, alla Lega? Veramente non capisce”, ha detto il segretario del Pd alla Conferenza nazionale sul lavoro a Genova. “Questa è la sfida alla Lega, noi siamo alternativi alla Lega”, ha incalzato Bersani. “E’ la nostra sfida – ha insistito – li abbiamo fatti noi i manifesti con la spada di Alberto da Giussano giù o glieli ha fatti Sel?”.

 Il cappio al collo
“Faccio un pronostico: questo governo lascera’ l’Italia con il cappio al collo”. Lo dice il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, concludendo la conferenza del lavoro a Genova. “Saremo messi di fronte ad un’alternativa del diavolo: o azzardare una rischiosissima ridiscussione con l’Unione europea o avere una ricetta recessiva.
Quindi, faccio questo pronostico: lasceranno l’Italia con il cappio al collo” ha detto.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=153885

NAPOLI, LEGA MAFIOSA – Rifiuti, camion a Caivano ma scoppia la rivolta

Caricato da in data 17/giu/2011

ve la ricordate la minaccia di Berlusconi prima e dopo le elezioni? Che ora il governo non avrebbe aiutato Napoli e Milano? Come fosse cosa sua!! Ed ecco che la Lega per questioni ideologiche ha respinto il decreto che avrebbe consentito di portare i rifiuti fuori regione. In Puglia dove Vendola aveva dato l’assenso.
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Rifiuti, camion a Caivano
ma scoppia la rivolta

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Proteste dei residenti all’arrrivo degli automezzi che trasportano la spazzatura di Napoli in uno dei siti provvisori individuati dal presidente della Provincia, Luigi Cesaro. Il sindaco Antonio Falco accusa: “Per noi è una tegola in testa”. Ferito un carabiniere

Rifiuti, camion a Caivano ma scoppia la rivolta

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Momenti di tensione e proteste accese a Caivano all’arrivo dei primi tre camion con la spazzatura di Napoli. Alcune decine di manifestanti, tra loro diverse donne, si sono radunati in località Pascarola dove, all’interno dei capannoni di proprietà della società Ambiente Energia Caivano, la Provincia ha individuato uno dei siti idonei per parcheggiare la spazzatura di Napoli.

A capeggiare la rivolta c’è il sindaco del comune alle porte di Napoli, Antonio Falco: “L’ordinanza di Cesaro – ha detto all’Ansa il primo cittadino – ci è cascata addosso come una tegola in testa. Io stesso non sono stato avvisato. E lo hanno fatto di sabato, per impedirci di fare ricorso al Tar fino a lunedì. Ho chiamato Cesaro (il presidente della Provincia, ndr) per chiedere l’apertura di un tavolo entro 48 ore: mi ha detto che non è dipeso da lui e che l’ordinanza è frutto della volontà della prefettura. Dalla prefettura mi dicono invece che solo Cesaro ha il potere di ritirarla. Siamo al solito scaricabarile. La gente è esagitata, Caivano è un comune che ha già dato, che ospita un impianto Stir, e adesso ci vogliono far ingoiare altre 5000 tonnellate che, oltretutto, finiranno col bloccare l’attività della società Ambiente Energia che si occupa dello smaltimento creando ulteriori problemi di natura igienico-sanitaria al nostro comune”.

All’arrivo dei camion i manifestanti hanno cercato di impedirne l’ingresso nel capannone ma sono stati fronteggiati dalle forze dell’ordine, una cinquantina tra poliziotti e carabinieri, e nella ressa è volato qualche spintone. I cittadini hanno annunciato di voler aspettare l’arrivo degli altri camion e stanno allestendo un presidio permanente in un clima di tensione che rimane alto.

Quando sono giunti gli altri camion carichi di spazzatura, i manifestanti hanno cercato di impedire l’ingresso dei veicoli nell’area Asi in qualche caso danneggiandoli con calci e pugni. Successivamente sono entrati in contatto con le forze dell’ordine e nella ressa che si è sviluppata un carabiniere ha riportato una ferita al sopracciglio.

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18 giugno 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/06/18/news/rifiuti_camion_a_caivano_ma_scoppia_la_rivolta-17897210/?rss

LEGA..TELI! – Vigilia di fuoco per Pontida, Bossi: “Quattro ministeri in Lombardia”

Vigilia di fuoco per Pontida, Bossi: “Quattro ministeri in Lombardia”

ultimo aggiornamento: 18 giugno, ore 19:35
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Bergamo – (Adnkronos) – Il Senatur anticipa quelle che saranno le richieste del Carroccio dal ‘sacro prato’: ”A Milano, quello del Lavoro, e tre a Monza, quelli di Calderoli, Bossi e Tremonti”. Ma, assicura, ”di sorprese ce ne saranno altre”. E a chi gli chiede se il governo va avanti risponde: ”E’ una domanda cattiva”. Il ministro della Semplificazione: “La riforma fiscale va fatta subito”.SU IGN LA DIRETTA VIDEO DA PONTIDA
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Bergamo, 18 giu. – (Adnkronos) – “Domani a Pontida chiederemo quattro ministeri: uno a Milano, quello del Lavoro, e tre a Monza, quelli di Calderoli, Bossi e Tremonti”.
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Umberto Bossi anticipa, intervenendo a Bergamo alla presentazione della nuova sede della Scuola superiore della Magistratura, alcune delle richieste che arriveranno domani dal ‘sacro prato’. Nel corso del suo intervento, il Senatur torna a parlare del decentramento dei ministeri, sottolineando come quello del Lavoro debba per forze essere in Lombardia perché, ha sottolineato, “chi è che lavora di più se non i lombardi? Qui ci sono le imprese che ragionano in maniera diversa ed è quindi giusto che ci sia anche la loro testa”.
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“Io ho firmato per il mio ministero e Calderoli per il suo”, annuncia. E a chi gli domanda se anche Tremonti sia d’accordo, replica con un laconico “secondo te?” Mentre per quanto riguarda il premier Berlusconi “penso di sì”, aggiunge il leader della Lega.
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Ma da Pontida ”di sorprese ce ne saranno altre”, assicura il leader del Carroccio. “Non è pace con Berlusconi ma è solo portare fuori Roma un po’ di ministeri. Servono altre cose come quelle sull’economia come i provvedimenti sul fisco”.
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Quindi a chi gli chiedeva se il governo va avanti o no ha risposto sibillino: “La tua è una domanda cattiva”.
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Quanto alla scuola per la magistratura inaugurata oggi, Bossi afferma: “Io mi sento più sicuro se vado a farmi giudicare da un magistrato che capisce il mio dialetto”.
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“Vieni, ti hanno preparato la cassoeula..” – Corrado Guzzanti /Umberto Bossi – L’Ottavo nano VIDEO

IL PUNTO – Libia: Il mondo delle Favole

Libia: Il mondo delle Favole

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La didascalia della foto di al-Jazeera dice inavvertitamente tutto: “Combattenti ribelli libici portano il loro comandante in trionfo dopo aver creduto di aver respinto di nuovo le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi.”

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di VICTOR KOTSEV
atimes.com

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Nell’ultima settimana, le assurdità della guerra libica hanno raggiunto un nuovo massimo. I funzionari americani, dicono i fedelissimi di Gheddafi, vogliono negoziare la sua uscita; Gheddafi dalla sua dice che vuole morire come un martire. In realtà, la NATO sta cercando da un bel po’ di accontentarlo a suon di bombe ma sembra proprio che non riescano a raggiungere l’obbiettivo.

I ribelli stanno incontrando molte difficoltà sulla loro strada, un gran numero di perdite e pochi successi militari.

L’International Criminal Court (ICC) vorrebbe aggiungere alle varie accuse mosse contro Gheddafi anche gli “stupri di massa”. La Turchia continua a garantire che presto Gheddafi farà un passo indietro. Nel mentre, sono finite nel dimenticatoio tutte le giustificazioni che hanno avviato la guerra: l’intervento umanitario e la sovranità popolare.

Credete quello che volete, ma la verità è che in futuro ricorderemo questa guerra soltanto per come finirà; del resto la storia è scritta sempre dai vincitori, no? Comunque nel futuro ravvicinato, non sembrano esserci vincitori, ma solo piccoli scontri e massacri. Sono i punti ciechi della storia.

Per la Libia di sicuro è un momento buio, non solo a livello umanitario ma anche come prospettive storiche.

Stratfor, influente membro di un think-tank americano, sostiene che Gheddafi sembra essere economicamente in una situazione di stallo.

In una recente intervista, Stratfor ha scritto:

Gheddafi ha perso ogni possibilità di riunificare la Libia sotto il suo controllo, ma continua a nutrire la speranza di poter sopravvivere ai bombardamenti della NATO. La verità, però, è che è impossibile da prevedere se lui sia in grado o no di riconquistare le aree perse sino ad ora.

Sicuramente se Gheddafi riuscirà a resistere ancora per mesi, strapperà un accordo alle forze occidentali per la ripartizione del territorio, per quanto sgradevole potrà sembrare ai ribelli che speravano nella difesa ad oltranza della NATO. Pubblicamente Gheddafi nega la divisione del suo territorio, ma visto che la vittoria assoluta è fuori discussione, questo è ciò che di meglio il leader libico può auspicare per il suo futuro.

Molti dei combattimenti più recenti si sono svolti nei pressi di importanti terminal petroliferi, e alcune voci dicono che gli scontri tra Gheddafi e i ribelli ora si stanno spostando sulla capacità di produrre il petrolio.

Tradotto: entrambi i fronti sono alla ricerca di una fonte stabile di reddito a lungo termine, in previsione di una prolungata situazione di stallo che richiederà un riarmo costante. Grazie alle potenti reti di contrabbando di armi che hanno già preso piede in Libia, l’embargo di armamenti, continuamente violato da entrambe le parti, è poco più che un fastidioso moscerino.

Nella Libia occidentale il governo sta facendo ricorso alla stessa strategia che era stata usata in precedenza per forzare la situazione di stallo a est. Le tattiche di Gheddafi e le sue attrezzature militari demoralizzano e infliggono pesanti perdite ai ribelli.

Il ponderoso tributo di civili serve a dividere e a istigare l’odio tra i sostenitori di Gheddafi e i ribelli, così da fortificare il conflitto e consolidare la base di appoggio del colonnello.
(Il Tribunale Penale Internazionale ha intenzione di incriminare Gheddafi per crimini di guerra contro la popolazione civile, mentre la NATO intensifica i suoi attacchi aerei, ma i morti provocati dalla NATO sono soltanto “danni collaterali”.) 

Militarmente, Gheddafi si trova ad affrontare una milizia da poco arruolata, formata da uomini della città portuale di Misurata, la principale roccaforte dei ribelli in quella parte del paese e l’epicentro di pesanti combattimenti negli ultimi due o tre mesi. Oltre i bombardamenti NATO contro le forze governative, uno dei principali fattori dietro i recenti progressi dei ribelli risiede nella disponibilità di combattenti e di armi leggere di contrabbando che arrivano via mare.

Un’inchiesta della BBC spiega che: “[I Ribelli di Misurata] hanno una grande riserva di volontari”, “più di 300 mila persone si sono opposte al Colonnello Gheddafi durante quello che i leader della parte occidentale hanno definito un “assedio medievale”[1]”.

I ribelli sono forti nei combattimenti in città, sull’approvvigionamento e nella comunicazione in un territorio a loro familiare. Una volta che devono avanzare verso la capitale Tripoli, come hanno ripetutamente cercato di fare nelle ultime due settimane, la loro mancanza di disciplina e di formazione di base diventa un grave handicap.

Cadono facilmente nelle trappole e nelle imboscate delle milizie di Gheddafi, nascoste in luoghi difficili da scoprire e da bombardare dallo spazio aereo. Questo è ciò che è successo sul fronte orientale tra le città di Agedabia e Brega un paio di mesi fa [2]; in effetti, è successo anche domenica, quando un attacco dei ribelli a Brega è stato respinto con più della metà delle forze ferite o uccise [3].

La linea del conflitto odierna è tra Misurata e le città che si trovano a ovest e sembra molto simile alle linee di battaglia “fluide” presenti a est nei primi giorni della campagna NATO.

I ribelli hanno spinto le truppe governative di Misurata e sono avanzati in direzione di Tripoli, con pesanti combattimenti nelle città di Zlitan e Zawiya.

Successivamente, le forze di Gheddafi sono passate al contrattacco e per la fine della scorsa settimana i combattimenti erano di nuovo attorno Misurata, con decine di ribelli uccisi e un numero imprecisato di feriti. Domenica scorsa, il governo ha fatto fare un breve tour ai giornalisti stranieri al centro di Zawiya [4]. Lunedì, i rapporti dicevano che i ribelli erano avanzati nuovamente verso la città.

Una milizia berbera ribelle ha occupato la città di Yafran, ma i rapporti sostengono che hanno incontrato pochissima resistenza, ed i berberi non sembrano interessati a raggiungere Tripoli.

Secondo alcune fonti, Gheddafi tiene il meglio delle truppe scelte di riserva; attualmente, sembra fare affidamento su una strategia di guerra di movimento e di contrattacchi per ritardare la campagna e consolidare il suo controllo oltre il suo territorio.


La NATO nel frattempo ha intensificato i suoi bombardamenti. I quartieri generali di Gheddafi a Tripoli sono ormai vuoti, anche se ricolmi di bombe NATO. Questa sembra essere una strategia per demoralizzare i fedelissimi del colonnello con la speranza che ci possa essere un tradimento interno. Il segretario di stato Hillary Clinton ha recentemente dichiarato che ci sono “diverse e continue” offerte da parte di personaggi vicini al colonnello che vorrebbero negoziare per un suo ritiro [5].

Nonostante che alcuni stretti collaboratori di Gheddafi siano stati uccisi, feriti, o deferiti, la strategia non sembra funzionare. Gheddafi insiste che resterà nel suo paese (il che significa, in qualsiasi maniera) fino alla fine ed è improbabile che la sua cerchia interna, costituita da suoi parenti e persone le cui fortune sono strettamente intrecciate con la sua, lo tradisca.


L’offerta della Turchia di garantire per lui, contro la sua presumibile persecuzione, sembra inapplicabile. Soprattutto alla luce della dichiarata intenzione della Corte Penale Internazionale di accusare il colonnello per crimini di guerra. L’esempio della Nigeria, che è tornata sui suoi passi dopo le garanzie offerte all’ex presidente liberiano, Charles Taylor, poi estradato nel 2006, è probabilmente vivido nella mente di Gheddafi.

Lo stallo potrebbe essere interrotto da uno di questi due possibili sviluppi [6]: o nel caso in cui Gheddafi e i suoi fedelissimi venissero uccisi oppure se la NATO inviasse forze di terra per occupare la Libia. Molti bombardamenti della NATO negli ultimi mesi sembrano essersi avvicinati al primo di questi possibili sviluppi.

In uno di questi sarebbe rimasto ucciso un figlio di Gheddafi, Saif al-Arab, e molti dei nipoti del colonnello.

In un colpo di scena ironico, la figlia di Gheddafi ha recentemente intentato una causa per crimini di guerra contro la NATO sulla base di questo incidente.

Anche se è difficile dire quante persone, oltre a Gheddafi, avrebbe dovuto uccidere la NATO per far cadere il suo regime, alcuni suoi funzionari hanno già iniziato a tergiversare (piuttosto che smentire), non specificando se Gheddafi sia ancora un obiettivo ufficiale della campagna.

“Mentre l’uccisione di leader stranieri è generalmente malvista e raramente ammessa, Gheddafi probabilmente non dovrebbe avere appoggi legali che lo proteggano”, ha concluso Joshua Keating in una recente analisi legale di politica estera [7].

Un’invasione di terra è una scelta molto rischiosa, e il segno che la NATO ha considerato fallimentari tutte le restanti ipotesi. Ci sono alcune indicazioni secondo cui l’alleanza sta gettando le basi per una guerra di terra in Libia, con l’uso di elicotteri e con il conseguente aumento di crimini di guerra da parte della NATO.

Oltre a queste due opzioni, sembra che ci sia poco da fare per rimuovere il regime di Gheddafi.

Dovremmo forse considerare alcuni ritiri tattici del colonnello alla luce di queste minacce. Nel caso in cui non si realizzassero, una situazione di stallo in Libia sembra essere praticamente sicura. Comunque il risultato per ora è solo caos e confusione.

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NOTE:

1. Misrata: City under siege, BBC, 10 maggio 2011.
2. Colonel Gaddafi goes Mao, Asia Times Online, 30 marzo 2011.
3. Gaddafi forces repel rebels at Libyan oil town, Reuters, 12 giugno 2011.
4. Zawiyah’s heart a ghost town after rebel advance, Reuters, 12 giugno 2011.
5. Clinton: Gadhafi associates say potential for Libya transition of power, Ha’aretz, 9 giugno 2011.
6. Gadhafi’s daughter files war crimes lawsuit against NATO, Ha’aretz, 8 giugno 2011.
7. Is It Legal to Try to Kill Qaddafi?, Foreign Policy, 10 giugno 2011.

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Victor Kotsev 

Fonte: http://atimes.com/atimes/Middle_East/MF14Ak03.html

15.06.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di LUIGI FABOZZI

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17 giugno 2011

fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8469