Archivio | giugno 20, 2011

Bisignani due ore dal gip nega tutto. Indagato l’ad di Ferrovie Moretti

20/06/2011 – INCHIESTA P4- SENTITO IL FACCENDIERE

Bisignani due ore dal gip nega tutto
Indagato l’ad di Ferrovie Moretti

«Favoreggiamento», è bufera sul manager di Fs. La replica: «Ascoltato solo da testimone»

L’ad di Trenitalia Mauro Moretti durante una conferenza stampa, in una foto del 14 marzo 2011. Mauro Moretti risulta indagato nell’indagine sulla P4. L’iscrizione nel registro degli indagati e’ riportata nella richiesta di arresto (per Bisignani) dei pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che gli constestano il reato di favoreggiamento personale (art 378 cp)

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NAPOLI
Per due ore dinanzi al giudice per le indagini preliminari, Luigi Giordano, l’uomo d’affari Luigi Bisignani si è difeso. Ha risposto alle domande inerenti i tre capi di imputazione per le quali sono stati disposti gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta «P4» ma anche anche a qualche ulteriore domanda fatta dai sostituti procuratori Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Bisignani è giunto a Napoli da Roma accompagnato da uno dei suoi due avvocati, Fabio Lattanzi a bordo di una Merdeces «Classe A». Poi dall’interno del cortile del Palazzo di Giustizia, evitando la folla di giornalisti e cineoperatori assiepati sin dalle prime ore del mattino ai vari ingressi della cittadella giudiziaria, ha raggiunto, al 12mo piano della Torre B, l’ufficio del giudice Giordano.

L’obiettivo di Bisignani, ha detto all’uscita l’altro legale di fiducia, Giampiero Pirolo, è stato quello di ricostruire «i fatti e dare loro corretta qualificazione giuridica». Ma il legale ha anche ricordato che Bisignani è già stato sentito più volte dai sostituti procuratori. «Io ho perso il conto mentre il dottore Woodcock ricorda cinque in tutto» ha detto ancora il legale riferendo ai giornalisti che il giudice per le indagini preliminari è rimasto «sorpreso» dal fatto che Bisignani sia stato sentito «anche dopo la richiesta di custodia cautelare» avanzata nello scorso mese di marzo.

La procura di Napoli contesta all’ex giornalista e uomo d’affari, che ha tante amicizie che contano, tre capi d’accusa in cui sono ipotizzati i reati di favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio. Si tratta dell’acquisizione illegale di notizie riguardanti due procedimenti giudiziari. I filoni dell’inchiesta avviata dalla Procura partenopea, che vede coinvolto anche l’ex magistrato e attuale parlamentare del Pdl, Alfonso Papa, sono diversi. Per alcuni, gli atti sono già stati trasmessi alla Procura di Roma perchè di competenza degli inquirenti della capitale. Intanto, è stato iscritto al registro degli indagati anche l’ad di Ferrovie Moretti. oretti entra nell’inchiesta da una denuncia che l’imprenditore Arcangelo De Martino, coinvolto nell’inchiesta P3, intendeva presentare per presunti illeciti a suo danno commessi da persone di Trenitalia legate all’ad, denuncia poi bloccata dall’intervento di Alfonso Papa del Pdl.

Moretti, hanno fatto sapere i pm, interrogato, ha ammesso di conoscere Bisignani e Papa, ma le motivazioni del contatto con Papa da lui riferite non hanno convinto gli inquirenti. «Trasecolo» è la reazione di Moretti. Al riguardo – aggiunge- posso soltanto dire di essere stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti, di avere collaborato e chiarito quale fosse stato il contenuto della telefonata ricevuta dall’onorevole Papa, il quale si lamentava di un disservizio causato da un controllore su un treno. Ripeto, ho collaborato in modo trasparente: ma ora mi trovo indagato. Purtroppo, di telefonate di quel tenore ne ricevo tutti i giorni. Questo è quanto posso dire – conclude Moretti – per il resto i miei legali chiederanno di approfondire la questione e proveranno la mia totale estraneità a qualsiasi illecito».

Bisignani ha varcato la porta dell’ufficio del gip Giordano qualche minuto dopo le 13,40. Ad attenderlo, oltre al gip, anche i due pubblici ministeri titolari dell’inchiesta. Il tempo di adempiere alle formalità di rito e poi si è entrato nel vivo della materia: sul tappeto quelle tre contestazioni mosse dalla Procura di Napoli per le quali il gip ha firmato l’ordinanza. Ma i sostituti procuratori avrebbero fatto, secondo quanto riferito dall’avvocato Pirolo, qualche domanda nuova alla quale l’indagato «ha risposto». Quale? Il legale però non lo ha voluto dire.

«Bisignani però è tranquillo», ha detto ancora il suo avvocato confessando però un po’ di delusione in merito all’emissione dell’ordinanza perchè «è sempre stata offerta piena collaborazione. Ha sempre parlato di vicende che erano già note».

I due sostituti procuratori titolari dell’inchiesta nell’allontanarsi dall’ufficio del giudice per le indagini preliminari non hanno voluto fare dichiarazioni lasciando però intendere di essere fiduciosi. Il collegio difensivo dell’uomo d’affari ha fatto sapere che solo nelle prossime ore presenterà al gip l’istanza di revoca della misura cautelare e poi valuterà l’eventuale impugnazione davanti al tribunale del riesame. Al momento gli stessi legali non hanno ancora ritirato gli atti integrali allegati alla misura cautelare.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/408034/

Oceani, animali a rischio estinzione

Oceani, animali a rischio estinzione

Gruppo scienziati dimostra evidenza fattori stress

20 giugno, 19:40
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(ANSA) – ROMA, 20 GIU – Gli oceani rischiano di entrare in una fase di estinzione di specie animali senza precedenti. A tracciare la diagnosi e’ un rapporto di un team internazionale di 27 scienziati di 6 Paesi. Riscaldamento, acidificazione ma anche pesca eccessiva e inquinamento rappresentano i fattori di allarme rosso. questi elementi insieme stanno creando le condizioni di distruzione e che tre di essi erano presenti anche in ognuna delle precedenti fasi di estinzione di massa registrate nella storia della Terra.
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Tunisia: Ben Ali e moglie condannati

Tunisia: Ben Ali e moglie condannati

Per appropriazione di fondi pubblici

20 giugno, 22:05
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(ANSA) – TUNISI, 20 GIU – L’ex presidente della Tunisia, Zine El Abidine Ben Ali, e la moglie, Leila Trebelzi, sono stati entrambi condannati a 35 anni di reclusione in contumacia. I due sono stati ritenuti colpevoli di furto e appropriazione di fondi pubblici. La Corte ha, inoltre, condannato la coppia al pagamento di multe per un totale di 91 milioni di dinari tunisini (46 milioni di euro). Il verdetto sulle altre accuse e relative al possesso illegale di droga e armi, sara’ pronunciato il 30 giugno prossimo.
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MILANO – Pisapia, la prima volta in Consiglio “Non viaggeremo più sulle auto blu” / Il popolo arancione in piazza per il consiglio comunale

Pisapia, la prima volta in Consiglio
“Non viaggeremo più sulle auto blu”

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In centinaia davanti a Palazzo Marino per l’insediamento della nuova assimblea consiliare
Rizzo presidente. Il sindaco: “Trovo un bilancio a rischio per il rispetto del patto di stabilità”

Pisapia, la prima volta in Consiglio "Non viaggeremo più sulle auto blu" Il sindaco Giuliano Pisapia

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“Ridaremo speranza a Milano. E’ questa la promessa che il sindaco Giuliano Pisapia ha lanciato alla prima seduta del consiglio comunale. dove dopo 18 anni il centrosinistra è tornato a essere maggioranza. “I milanesi hanno deciso di aprire nella loro città una nuova stagione politica – ha detto il primo cittadino – Milano vuole ritrovarsi unita intorno a un obiettivo comune. Milano vuole trasformare il sogno in realtà. Milano vuole tornare a essere capitale morale ed economica del nostro Paese”. Pisapia ha assicurato una città a misura di bambino, accessibile ai disabili. Una città aperta a tutti, più verde e più amica dell’ambiente come hanno chiesto i concittadini che hanno votato i cinque referendum ecologisti. Una città dove le politiche per la sicurezza sono affrontate con il metodo della prevenzione “senza risse, senza le vesti stracciate del giorno dopo”.

La prima seduta a Palazzo Marino Il popolo arancione in piazza

“Sento di avere una grande responsabilità”, ha ammesso Pisapia. E’ per questo il nuovo sindaco, visibilmente emozionato al punto da sbagliare l’accento sul nome dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi , citato per gratitudine, ha proposto un nuovo patto per la città, indicando quella che si è appena aperta a Palazzo Marino come una “legislatura costituente”. E proprio per avere dalla sua i cittadini il sindaco ha lanciato subito un segnale ‘anticasta’. “Non vi saranno nel nostro Comune auto blu – ha annunciato Pisapia – abbiamo  piccole Punto bianche in condivisione e ne faremo uso con la dovuta sobrietà. Si tratta certo di piccole cose che però possono essere indicative di un rapporto paritario tra cittadini e chi li rappresenta”.

In un clima da primo giorno di scuola, con molti consiglieri di maggioranza a ostentare un capo d’abbigliamento arancio e la piazza, fuori dal municipio, pronta ad applaudire Pisapia a ogni sua parola (un’ovazione ha accolto l’elezione di Basilio Rizzo alla presidenza), il sindaco ha marcato una secca cesura con alcune scelte della vecchia giunta: dalla volontà di valorizzare le scuole civiche (che la giunta Moratti aveva deciso di chiudere) alla decisione di metter mano al nuovo piano regolatore di “una città in cui non vi siano più abitanti senza casa e case senza abitanti”.

Ma il passaggio più duro su quanto ereditato dalla passata amministazione, Pisapia lo ha riservato allo stato delle casse, paventando il rischio concreto di uno squilibrio di bilancio. Proprio su questo aspetto il nuovo sindaco si è guadagnato l’affondo più duro di Letizia Moratti negli inediti panni di regina dell’opposizione in consiglio. “Non vorrei che l’accenno del sindaco al bilancio – ha attaccato Letizia Moratti – sia un modo per mettere le mani avanti e prepararsi nel prossimo futuro ad aumentare le tariffe o introdurre nuove tasse. Se così sarà, da parte nostra ci sarà un’opposizione severa e molto dura”.

L’ex sindaco ha difeso le cifre da lei annunciate nel passaggio di consegne, che parlano di un avanzo di 48 milioni di euro, ha rivendicato il merito di non aver mai messo le mani nelle tasche dei milanesi e ha liquidato la relazione programmatica del sindaco come “generica e retorica”. “Questo programma fa riferimento a una Milano che c’è già – ha aggiunto la Moratti – non capisco i progetti su cui puntate né le linee di sviluppo che proponete alla città”. E’ tornato ainvece  chiedere le dimissioni dell’assessore Bruno Tabacci da parlamentare il consigliere dell’Italia dei valori Raffaele Grassi. “Proprioperché non sono in discussione le sue capacità – ha detto Grassi in aula – è opportuno che si dimetta da parlamentare”.

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20 giugno 2011

fonte: http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/20/news/pisapia_la_prima_volta_in_consiglio_non_viaggeremo_pi_sulle_auto_blu-17981622/?rss

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Palazzo Marino, il popolo arancione in piazza per il consiglio comunale

Palazzo Marino, il popolo arancione in piazza per il consiglio comunale

PHOTOGALLERY

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Il popolo arancione che ha portato Giuliano Pisapia alla vittoria a Palazzo Marino torna in piazza per il primo consiglio comunale. Davanti al maxischermo allestito per l’occasione in piazza San Fedele sono in qualche centinaio. Anche la Sala Alessi, dove è stato posizionato l’altro schermo, è piena e molti cittadini in fila all’ingresso ha preferito desistere e optare per la piazza. Il ristorante Papà Francesco, in via Marino, ha servito gratuitamente l’annunciato risotto arancione alla zucca.

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fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/06/20/foto/palazzo_marino_il_popolo_arancione_in_piazza_per_il_consiglio_comunale-17979144/1/?rss

Moody’s, sotto osservazione le principali società pubbliche italiane

Moody’s, sotto osservazione
le principali società pubbliche italiane

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L’agenzia di rating, che venerdì ha messo in guardia l’Italia su un possibile taglio, valuterà le principali partecipate. “Si concentrerà sui singoli profili di liquidità e sull’esposizione al contesto macroeconomico italiano”

Moody's, sotto osservazione le principali società pubbliche italiane

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ROMA – Moody’s ha messo sotto osservazione il rating delle principali società pubbliche italiane per un possibile downgrade. Le società coinvolte, si legge in una nota, sono Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna. La decisione dell’agenzia di rating, si legge nel comunicato, è una diretta conseguenza della messa sotto osservazione del rating sovrano dell’Italia di venerdì scorso. I rating attuali delle società poste osservazione sono A2 per Enel, Aa3 per Eni, A3 per Finmeccanica, Aa2 per Poste e A2 per Terna. Oltre che sulle caratteristiche specifiche di ogni società, nella propria valutazione Moody’s, in generale, “si concentrerà sui singoli profili di liquidità e sull’esposizione al contesto macroeconomico italiano”.

Venerdì scorso, Moody’s ha confermato per l’Italia l’attuale valutazione ad Aa2, ma ha avvisato di un possibile taglio in futuro 1 nel caso in cui il Paese non riesca a far fronte ai principali profili di rischio citati dagli analisti dell’agenzia: in particolare le sfide sul fronte della crescita, dovute a debolezze strutturali e una probabile crescita dei tassi di interesse nel prossimo futuro; i rischi collegati all’attuazione dei piani di consolidamento dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l’indebitamento e mantenerlo a livelli sostenibili; e quelli collegati al cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito. A scontare, oggi, la decisione dell’agenzia, è stata la Borsa di Milano 2, che ha lasciato sul terreno un sostanzioso 2%.

Un mese fa, il 20 maggio, la seconda agenzia internazionale, Standard&Poor’s, aveva tagliato da stabile a negativo l’outlook sul debito dell’Italia, citando le attuali deboli prospettive di crescita e l’incerto impegno politico per attuare riforme che stimolino la produttività. Di sviluppo ha parlato anche Moody’s, sottolineando che la “revisione del rating si concentrerà soprattutto sulle prospettive di crescita per l’economia italiana nei prossimi anni, ed in particolare sulla rimozione di importanti e strutturali colli di bottiglia che possono frenare la ripresa economica nel medio termine”. Sotto il faro dell’agenzia di rating finirà anche “l’abilità del governo nel raggiungere ambiziosi obiettivi di consolidamento dei conti pubblici”, anche alla luce del possibile aumento dei tassi di interesse. Nel caso dovesse arrivare un taglio, sarebbe il primo per l’Italia da parte di Moody’s da oltre quindici anni, visto che le ultime due azioni (nel 1996 e nel 2002) avevano portato ad un aumento del rating.

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20 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/06/20/news/moodys_societa-17985198/?rss

LA CADUTA DEL PARRUCCHIERE – Bancarotta fraudolenta, arrestato Lele Mora

Bancarotta fraudolenta, arrestato Lele Mora

Pericolo di fuga, avrebbe distratto oltre 8 milioni di euro dalle casse della sua societa’

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20 giugno, 21:36

ROMA – La Guardia di Finanza di Milano ha eseguito un ordine di arresto nei confronti dell’impresario dello spettacolo Lele Mora per bancarotta fraudolenta.

Ammonta a oltre oltre otto milioni di euro la cifra che Lele Mora, il talentscout arrestato oggi dalla Guardia di Finanza per bancarotta, avrebbe distratto dalle casse della LM Management, la società fallita lo scorso giugno. E’ quanto si evince dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere di un centinaio di pagine firmata dal gip milanese Fabio Antezza su richiesta dei pm Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci.

GIP: PROFESSIONALITA’ CRIMINALE –  Parla di “professionalità criminale” e capacità economica di origine illecita “doppiate” dall’attività di drenaggio di denaro anche successiva alla dichiarazione di fallimento della Lm Management, il gip di Milano Fabio Antezza, nel provvedimento che oggi ha portato in carcere Lele Mora per bancarotta fraudolenta. Per il giudice, inoltre, le esigenze cautelari “possono essere adeguatamente soddisfatte” solamente con il carcere. A suo avvisto Mora, “nonostante condannato con plurime sentenze oltre che in materia di sostanze stupefacenti, per i reati tributari, contro la pubblica amministrazione e contro la fede pubblica, nonché gravato da carichi pendenti in materia tributaria, ricade nel reato tenendo le descritte molteplici e gravi condotte di bancarotta fraudolenta pre-fallimentare patrimoniale, per diversi milioni di euro, e documentale con le evidenziate modalità ‘professionali’ e con ‘gestione imprenditoriale’ caratterizzata da ben collaudate tecniche distruttive”.

PERICOLO FUGA E INQUINAMENTO PROVEUn pericolo probatorio “di rilevante intensita”. E’ quanto scrive il gip di Milano Fabio Antezza in relazione all’arresto di Lele Mora, il talenscout finito sotto inchiesta anche per il caso Ruby e che ora è finito in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo il giudice sussiste anche un rilevante pericolo di fuga in quanto l’impresario vive tra Milano e Lugano e inoltre sussiste anche un rischio di reiterazione del reato. Tra i vari sospetti è che dei circa 3 milioni ricevuti da Silvio Berlusconi, come era emerso nell’inchiesta sul caso Ruby, invece di essere impiegati per salvare la Lm Management siano stati depositati in qualche conto svizzero. Lele Mora è stato arrestato nei suoi uffici di viale Monza a Milano.

FEDE: ‘VEDREMO, GIUSTIZIA FARA’ SUO CORSO’ –  “Conosco e stimo Lele Mora. Quello che è accaduto è la prova che aveva ricevuto quell’aiuto da Berlusconi e basta. Se continuava a girare per guadagnare magari cinquemila euro, evidentemente non ha avuto altri sostegni”. E’ la testimonianza di Emilio Fede all’ANSA dopo l’arresto dell’agente per bancarotta fraudolenta. “Anch’io ho cercato di aiutarlo in passato e mi ha sempre restituito tutto”, ricorda Fede. “Avrei voluto fare di più. Una volta gli chiesi quanto denaro gli servisse per salvarsi dalla bancarotta: mi rispose ‘dai 7 ai 9 milioni’. Non è facile trovare tutti questi soldi”. Fede si augura che “almeno ora gli concedano i domiciliari, anche perché è molto malato, anche se non mi ha mai detto fino a che punto. So che ha avuto collassi e forti sbalzi di pressione, che era sotto cure. Ma nonostante questo continuava ad andare in giro a lavorare: questo mi darebbe la certezza che non abbia conti segreti, altrimenti quei soldi li avrebbe tirati fuori in qualche modo. Ma si tratta solo di mie considerazioni personali, toccherà ai magistrati fare il loro lavoro”. Sono lontani i tempi d’oro, “quando è stato l’agente di tante star, da Simona Ventura a Costantino, e i personaggi facevano la fila per lavorare con lui”, ricorda Fede. “E’ stato anche il mio manager, ma come tale a me non ha chiesto mai un euro. Quando poi c’é stato da aiutarlo, l’ho aiutato”. Più di recente, dice ancora il direttore del Tg4, “con Lele parlavamo con amarezza di quanto stava accadendo. Anzi, pensavo che fosse più delicata l’altra faccenda, il caso Ruby: si è parlato di sfruttamento della prostituzione, ma so solo che aiutava le ragazze da impresario”, ribadisce Fede, anch’egli indagato, come l’imprenditore dei vip, per i presunti festini di Arcore. “Mi dispiace, sono garantista: quando penso alla gente in carcere, che non siano assassini, stupratori, pedofili – conclude – mi viene un minimo di malinconia”.

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Monsanto denunciata dagli agricoltori americani: una storia esemplare

Monsanto denunciata dagli agricoltori americani: una storia esemplare

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di LUCA SCIALO

Fonte: TUTTOGREEN

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Davide contro Golia. Una storia che si ripete da secoli, con il primo che a volte è riuscito anche a spuntarla. E’ il caso degli agricoltori americani nei confronti del colosso della genetica alimentare Monsanto, che detiene negli States il brevetto dei geni contenuti nel 95% dei semi di soia e nell’80% del mais.

Oltre al quasi totale monopolio, Monsanto ha sovente fatto causa agli agricoltori per l’uso improprio dei suoi brevetti; anche quando ciò è avvenuto in maniera del tutto involontaria e all’insaputa degli stessi coltivatori. Ci sono stati casi in cui, sulle colture di campi contigui a quelli gestiti dal colosso agricolo, si sono posate accidentalmente sostanze contenenti geni da essa elaborati (ad esempio per minuscole particelle trasportate dal vento), e dunque le piccole aziende sono state costrette a pagarle un risarcimento.

Grazie a queste cause, la Monsanto ha ricavato oltre 15 milioni di dollari.

Ma c’è una speranza che possa essere messa fine alla prepotenza di questa multinazionale alimentare, da sempre nell’occhio del ciclone per un’etica quanto meno dubbia (vedere il bellissimo libro e documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Marie-Monique Robin). E’ stata infatti fatta partire una class action promossa dalla Organic Seed Growers & Trade Association, et al. contro l’azienda, con i primi che includono 12 aziende produttrici di semi, 26 aziende agricole e 22 associazioni agricole. L’oggetto della causa riguarda proprio il diritto o meno della Monsanto di citare in giudizio gli agricoltori per violazioni dei brevetti, anche quando le sementi geneticamente modificate finiscono accidentalmente sulla loro proprietà.

Inoltre, gli agricoltori biologici chiedono giustizia anche per il fatto che tali sostanze che si depongono casualmente sui loro prodotti, sono anche dannosi per essi, asserendo che i semi geneticamente modificati hanno effetti negativi sulla salute. Pertanto i loro prodotti biologici, anziché trarne beneficio, finiscono perfino per risultarne danneggiati.

Dunque, la Public Patent Foundation (PUBPAT) che ha elaborato la causa, punta non solo a far ottenere giustizia agli agricoltori che pagano ingiustamente per uso improprio di un brevetto, ma anche a far decadere il brevetto stesso, visto che i geni della Monsanto non arrecano alcun beneficio tanto salutare quanto economico ai prodotti agricoli.

La causa non poteva arrivare in un momento migliore per l’agricoltura biologica. Il Governo americano ha difatti recentemente approvato alcune norme che ledono la genuinità di alcuni prodotti agricoli. Infatti, è stato approvato l’uso di GM per l’erba medica, una coltura il cui polline può viaggiare, se c’è vento, fino a cinque miglia. O ancora, l’uso dei Gm anche per la barbabietola da zucchero, con seri e facili rischi di contaminazione per le piantagioni biologiche situate nei pressi delle colture GM.

Riuscirà anche questa volta a spuntarla miracolosamente Davide su Golia? Noi ci speriamo.

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09 giugno 2011

fonte:  http://www.laleva.org/it/2011/06/monsanto_denunciata_dagli_agricoltori_americani_una_storia_esemplare.html

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Il mondo secondo Monsanto

Il docu-film è visibile per intero qui

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10-11-09Descrizione  –  La storia di una delle più potenti e pericolose multinazionali per il futuro dell’umanità. Monsanto è la maggior produttrice di OGM nel mondo, ha sempre prodotto prodotti pericolosi per la salute, a partire dalla famosa diossina già nel dopoguerra della seconda guerra mondiale fino all’ormone della crescita bovina. L’RGBH, o ormone della crescita bovina, usato per far produrre maggior latte alle mucche, provoca alle stesse mastite, la quale è curata con antibiotici, che poi vengono rilevati in alta concentrazione nel latte prelevato sulle nostre tavole, quindi in procinto di essere consumato. Non è tutto tra i suoi prodotti il famigerato “Agente orange” il defoliante usato nella guerra del Vietnam, il mais transgenico e il cotone con insetticida incorporato, tutti prodotti studiati , analizzati e risultati se non dannosi direttamente, dannosi nelle conseguenze che il loro uso comporta. La forte influenza politica a livello internazionale, direi globale, la consistenza di capitali a disposizione in continuo aumento e una rete organizzata di studiosi stipendiati e con contratti profumatamente ricchi in corso con Monsanto, rendono più che facile la disinformazione e la falsificazione di analisi. Ma quelli non sono gli unici sistemi usati da Monsanto, la quale non disdegna trucchi da laboratorio, passaggio di propri dirigenti a ruoli dirigenziali di organi di controllo governativi, licenziamento di studiosi eticamente corretti, ottenendo diversi vantaggi come l’approvazione di prodotti ancora in fase d’indagine scientifica, prolungare le indagini e quindi le risoluzioni a fenomeni innescati da suoi prodotti e nel contempo far proseguire l’invasione del globo da parte di organismi OGM. Lo scopo principale, neanche tanto occulto, della Monsanto è innescare o completare il processo irreversibile di dipendenza da suoi prodotti, cosicché possa avere in mano il controllo globale dell’alimentazione e dell’agricoltura, realizzando enormi profitti. Resterete. sconcertati guardando il film.Infine è facile l’equazione che ne deriva dalle operazioni Monsanto, cioè che controllo sul cibo uguale controllo delle masse, non l’unico ma di certo uno degli strumenti più efficaci.

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fonte immagine

PAKISTAN – Fermata bambina kamikaze di 9 anni rapita e costretta a indossare espolsivo

PAKISTAN

Fermata bambina kamikaze di 9 anni, prima rapita e poi costretta a indossare espolsivo

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Bambini in Pakistan che ‘giocano’ a fare i kamikaze – fonte immagine

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La piccola era stata sequestrata sabato scorso dalla città di Peshawar ed era stata sedata e convnta a premere il bottone per attivare l’ordigno. È stata bloccata non lontano da un posto di controllo a Islam Dara

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ISLAMABAD – Appena nove anni. Era una bambina la kamikaze bloccata in un checkpoint di paramilitari nel distretto di Lower Dir, nel nordovest del Pakistan, ha riferito il capo della polizia locale, Salim Marwat. La bambina era stata rapita sabato dalla città di Peshawar ed era stata obbligata dai suoi sequestratori ad indossare un giubotto esplosivo. La piccola, di nome Suhana Ali, è stata bloccata non lontano da un posto di controllo a Islam Dara, quando un agente ha notato sul suo corpo un innaturale rigonfiamento. Un controllo ha permesso di appurare che la ragazzina aveva indosso un giubbotto esplosivo pronto per essere attivato.

L’operazione di polizia, e l’età della piccola, sono stati confermati da un ufficiale della polizia. “Sushana – ha spiegato – viene dall’area di Hashtnagri vicino a Peshawar ed è stata sequestrata da quattro persone, uomini e donne. Suo padre è disabile e povero, mentre la madre è una sarta”. Durante l’interrogatorio la bimba ha detto che i suoi rapitori le hanno somministrato sedativi. “Mi hanno ordinato di premere il bottone – ha infine detto – al momento di passare nel posto di controllo, ma la polizia mi ha fermato prima che io vi arrivassi”.

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20 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/20/news/fermata_bimba_kamikaze_di_9_anni_stava_per_mettere_a_segno_attentato-17952343/?rss

LEGA – I tabù di Pontida / Può l’Italia fare la fine della Jugoslavia?

I tabù di Pontida

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Bossi ha dettato la sua agenda al governo e siglato una tregua con il suo popolo. Ma non ha strappato il legame con Silvio Berlusconi. Ma tra le tante cose dette, forse le più importanti sono rimaste sullo sfondo. La legge elettorale e la successione al leader dei lumbard

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Leghisti a Pontida

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di Marco Esposito

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Lo strappo non è arrivato. Da Pontida, come avevamo anticipato, sono arrivati una serie di ultimatum nei confronti del governo, molto colore, toni molto alti. Ma il governo Berlusconi è ancora in piedi. Certo, la Lega è tornata a dettare l’agenda: conflitto in Libia, patto di stabilità, spostamento dei ministeri a Monza. Tutte cose importanti e alle quali il premier cercherà di dare una risposta nel suo discorso in Parlamento. Ma i due temi più importanti, quelli che sono realmente sul tavolo, nessuno ha avuto il coraggio di toccarli: la legge elettorale e la successione ad Umberto Bossi. Sì, perché mentre il popolo leghista, dal pratone, tornave ad urlare a gran voce “Secessione Secessione”, quello che in molti pensavano, sul palco e tra i giornalisti, era che si stesse, per la prima volta, materializzando, senza mai nominarla, la successione del gran capo.

A nessuno è sfuggito, in mezzo a tante camice verdi e tanti richiami simbolici, la sobria eleganza di Roberto Maroni. Giacca, cravatta, abito “istituzionale”. Vestito da “governo”, in mezzo a molti senatori e ministri, vestiti con i colori della “lotta”.

“Maroni è una delle persone più amate dalla base, dai sindaci e dai presidenti di Regione” spiega all’Espresso David Parenzo, giornalista, gran conoscitore della Lega e del nord Italia. “Non dimentichiamoci che gli amministratori locali rappresentano la spina dorsale del Carroccio”. Questa parte della classe dirigente penso a Zaia, Tosi e Attilio Fontana, sindaco di Varese, sono dei ‘maroniani’ di ferro. Dall’altra parte c’è Calderoli, in mezzo il cosiddetto ‘cerchio magico’ di Bossi”.

Il leader lumbard ha stuzzicato il ministro degli Interni: “Dopo qualche battutina, l’ha fatto salire sul palco, l’ha fatto parlare e si sono abbracciati”. Quel che è certo è che olte ad essere stato l’unico “colonnello invocato a gran voce”, Maroni è stato accolto anche da un mega striscione che lo voleva presidente del consiglio. “La Lega – prosegue Parenzo – è un partito ancora ‘vero’ oserei dire leninista. Se quegli striscioni erano là è perché Bossi non solo sapeva della loro presenza, ma li tollerava”.

La questione successione, però, è di difficile interpretazione: “Esattamente come nel caso di Berlusconi, il dopo è impossibile da definire. E’ vero che la Lega è un partito come quelli di una volta, ma il sistema politico è liquido è impossibile immaginare ora la costruzione delle leadership. Oggi abbiamo un partito carismatico incentrato sulla leadership di Bossi. A Pontida – conclude Parenzo – la partita non era chi viene dopo Bossi, ma far tornare la Lega a guadagnare consenso e dettare l’agenda. Questo appuntamento apre la stagione estiva, delle feste sul territorio. Il leader del Carroccio userà questi mesi per capire se il governo torna in carreggiata. Poi a settembre, a Venezia, si cercherà di capire se glli ultimatum sono state disattesi, e si detterà la linea”.

Molto più netto il giudizio di Lucia Annunziata: “Oggi Bossi non esiste più, non solo la sua linea politica, ma anche il suo corpo. La Pontida di oggi ha mostrato le polveri bagnate, è stata la chiusura del priimo ciclo. Si è chiusa l’era di Bossi”. Per l’ex presidente della Rai, c’è un solo possibile successore: “Roberto Maroni sembra essere l’unico credibile. Era vestito normale. Lui è la figura che ha portato a Roma una presenza non compromissoria. La Lega sta cadendo proprio sui compromessi. L’uomo del compromesso con Roma è Calderoli, il quale fa solo delle grandi sparate, ma poi tratta. Invece Maroni è entrato a Roma, ha fatto la sua strada, ha avuto dei successi importanti nella lotta alla malavita, ed è l’unico che non ha abbassato la testa con Berlusconi”.

A Pontida, in questo enorme rito, anche i simboli, secondo l’Annunziata, raccontavano qualcosa: “Il vecchietto (Bossi) non ce la faceva più e accanto a lui c’era il suggeritore, Calderoli. Maroni non era un caso fosse vestito in maniera ‘istituzionale’, normale. Fisicamente rappresentava già la nuova Lega, un partito normale. Un partito che farà a meno di questa chincaglieria, non appena Bossi e Berlusconi non ci saranno più”.

Di tutt’altro avviso, invece, Maurizio Belpietro, secondo il quale il tema della successione a Bossi non è ancora in discussione: “Ha chiamato Maroni sul palco per dire in sostanza che il ministro dell’Interno risponde ancora a lui”. Per il direttore di Libero, dal raduno leghista “arriva la risposta a chi pensava che si volesse strappare, invece si va avanti così. Il leader della Lega per ora ha scelto di stare a vedere e pungolare il governo”.

Quel che è certo è che se a settembre il Carroccio vorrà rompere con Berlusconi, dovrà trovare il modo di dar vita ad una nuova legge elettorale, che le consenta di poter andare libera alle eventuali elezioni: “La legge elettorale potrebbe essere un oggetto di negoziato di attività parlamentare” spiega Salvatore Vassallo, deputato del Pd e costituzionalista. “La Lega mi appare confusa – precisa – si percepisce una certa confusione, imbarazzo e attendismo. C’è stato un tentativo di prendere le distanze dal governo, senza rompere. Delle due l’una: o il centrodestra cambia relativamente in fretta la leadership o la Lega romperà e cambierà”. Difficilmente, avverte Vassallo, la Lega potrebbe essere interessata al cosiddetto modello Ungherese perché ha “effetti abbastanza imprevedibili”.

“La Lega potrebbe essere disposta” ragiona Vassallo “a parlare di un sistema con effetti chiari e prevedibili. In Parlamento non c’è una maggioranza proporzionale, quindi il Carroccio potrebbe essere interessato ad un sistema di tipo spagnolo, con qualche elemento maggioritario, una legge che aiuterebbe i partiti rappresentati fortemente in un determinato territorio. Un sistema elettorale che le consenta di sganciarsi dal PdL, ma che non sia completamente proporzionale”. Tutto questo, spiega il professore, a patto che la strategia sia quella di prendere le distanze dall’esecutivo e tornare all’opzione del ’96. “Invece – conclude – l’uninominale secca favorirebbe il centrosinistra, con la Lega che rimarrebbe fuori dalle alleanze, quindi è lecito pensare che sarebbe meno attraente per loro”.

Chi è pronto a fare da sponda, limitatamente al tema della legge elettorale, al carroccio è l’Udc. “Siamo disposti a dialogare con chiunque voglia dare una legge elettorale decente a questo paese” chiarisce Rocco Buttiglione. “Un sistema che magari dia vita ad un altro bipolarismo che porti all’evoluzione di due partiti di centrodestra e di centrosinistra che competono per la leadership. Due partiti che oggi non ci sono, e che certamente non sono il Pd e il PdL di oggi”.

Il professore richiama un concetto caro a Veltroni: “Sì, possiamo dire due a vocazione maggioritaria. Però per arrivare a ciò è necessario un lavoro politico, non è una cosa che si impone con una legge elettorale”. Secondo Buttiglione “Sono forti e provengono da molte parti le pressioni per cambiare la legge elettorale. Questo bipolarismo nasce intorno a Berlusconi e finisce con Berlusconi. Senza Berlusconi non ha senso”.

“E’ chiaro” spiega Buttiglione “che nel momento in cui venisse proposto un nuovo sistema elettorale sarebbe come denunciare l’alleanza con il PdL . Non lo farà fino a che non è decisa la nuova strategia. Il problema della Lega è che vuole rompere con Berlusconi ma non vuole le elezioni anticipate. Per questo motivo è costretta ad allungare il credito nei confronti di Berlusconi. E’ chiaro che quando finirà il credito aumentaranno le probabilità di un governo di larghe intese”.

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20 giugno 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/i-tabu-di-pontida/2154228/

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PUO’ L’ITALIA FARE LA FINE DELLA JUGOSLAVIA?

«Il leghismo, la casta e il destino dell’Italia come stato nazione»

pubblichiamo qui sotto un articolo di analisi del leghismo comparso su http://sollevazione.blogspot.com il 28 aprile 2010

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di Moreno Pasquinelli

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Ha suscitato scalpore l’intervista di Enzo Bettiza al Corriere della sera  del 26 aprile. Non solo e non tanto perché il prestigioso intellettuale di area liberal-conservatrice ha ammesso di aver votato per la Lega Nord, quanto per le ragioni di questo sostegno. Premesso che Bettiza vede nel leghismo, oramai messi da parte i riti celtici alle sorgenti del Po, un erede della “buona amministrazione asburgica”, ha confessato di non considerare disdicevole il commiato dall’Italia come stato unitario e la rinascita del Lombardo-Veneto come entità geopolitica a sé stante.
Tutto assurdo? Meno di quanto si pensi.
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Quantomeno un campanello d’allarme per la casta politica romana (una casta che ha assunto da tempo tutte le caratteristiche della curia cardinalizia vaticana, decisa a conservare il monopolio nella scelta del clero politico, dal Papa fino ai vescovi delle diocesi) perché mostra che i “buzzurri” della Lega stanno facendo proseliti tra le élites culturali e intellettuali.
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Che il sopraggiungere della globalizzazione e del turbo-capitalismo abbiano minato alle fondamenta gli stati-nazione, questo lo si sapeva. Decisive prerogative vennero sottratte alla potestà degli stati per essere sequestrate da gruppi oligopolistici transnazionali che poterono infine porli sotto tutela grazie alla trasformazione delleélites politiche nazionali in loro comitati d’affari. La nascita dell’Unione europea, pur sorta per opporre agli oligopoli un contropotere di pari consistenza, ha tuttavia finito per rafforzare la tendenza sovranazionalista, togliendo agli stati-nazione ulteriori decisive prerogative per affidarle ai (renani) centri nevralgici di Francoforte, Bruxelles e Strasburgo. A questo va aggiunto che l’Italia si è presentata agli appuntamenti con la globalizzazione e l’Unione come stato-nazione-zoppo, visto che uscì dalla seconda guerra, al di là della retorica repubblicana e  antifascista, col sigillo di uno stato a sovranità limitata, ovvero sottoposto al rispetto della giurisdizione imperiale nord-americana.
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Non è il leghismo quindi che ha determinato la crisi dello stato-nazione italiano ma, al contrario quest’ultima che ha causato il leghismo. Non è forse vero che se l’Europa riuscisse a trasformarsi in una solida costruzione politica gli stati-nazione evaporerebbero? E in questo caso non sorgerebbero forse al loro posto delle macro-regioni proprio come certe frazioni “progressiste” del grande capitale teorizzavano agli inizi degli anni ’90?
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C’è quindi una malcelata ipocrisia negli anatemi che la curia romana lancia contro il leghismo e la sua spinta anti-nazionale: si tratta dello stesso centro oligarchico di potere che ha cantato le sorti progressive della globalizzazione e che perorava e tutt’ora apertamente invoca la fondazione di un’Europa come definitiva unione statuale che rimpiazzi l’attuale sgangherata configurazione. Il dissidio tra la Lega Nord e la curia, non consiste dunque che gli uni vorrebbero sbarazzarsi dello stato-nazione mentre gli altri ne sarebbero indefessi paladini. Il dissidio, entrambi essendo interni all’orizzonte strategico europeista ed euro-atlantico, consiste solo in due differenti visioni dell’oltrepassamento.
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Per essere più precisi il contrasto dipende da diverse considerazioni riguardo alla distribuzione dei costi e dei ricavi che l’unificazione europea implica (di qui le tensioni sul “federalismo fiscale”). Il capitalismo padano, di cui la Lega è oramai l’interfaccia politico, punta all’integrazione europea, da cui avrebbe teoricamente tutto da guadagnare non avesse la palla al piede del Mezzogiorno. L’orizzonte strategico padano-leghista è quello di agganciarsi alla motrice euro-renana come macro-regione fortemente autonomizzata da Roma. Una prospettiva che la curia romana potrebbe  accettare ove ciò non implicasse la sua marginalizzazione, visto che il peso di Roma, privata di Milano, sarebbe prossimo al nulla o, se vogliamo, di poco superiore a quello di Atene o Lisbona.
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Non fosse sopraggiunta questa crisi epocale del capitalismo occidentale, non sarebbe stato da escludere un compromesso, un accordo d’interesse tra la borghesia padana e la casta politica sacerdotale romana (di cui Fini si pone ormai come Segretario di stato). C’è chi lo ritiene ancora possibile, ovvero ritiene probabile, visto il crepuscolo del berlusconismo, un nuovo salto della quaglia di Bossi e un accordo di reciproca convenienza con la curia. La qual cosa avrebbe una sua plausibilità, poiché non si vede per quale ragione la Lega dovrebbe impiccarsi per salvare Berlusconi rinunciando ad un accordo vantaggioso col centro-sinistra, il quale non vedrebbe l’ora di siglarlo.
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In effetti, se facessimo finta per un attimo che la crisi economico-sistemica non ci fosse, e quindi la tendenza all’unificazione europea, pur tra alti e bassi, marciasse, la Lega avrebbe solo dei vantaggi a siglare un patto con la curia. La mossa di Fini cosa dimostra a Bossi? Che i cardinali, che non hanno mai digerito Berlusconi, ovvero che gli fosse sottratta la prerogativa di eleggere il Papa, stanno schierando le loro truppe per la battaglia finale per defenestrarlo. La curia, con alle spalle i grandi gruppi economici oligarchici, va infatti conformando un CLN, una Santa alleanza, nella  quale appunto spera di agganciare la borghesia padana, quindi la lega.
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Attenti dunque alla fronda finiana: la lotta per spezzare l’asse Belusconi-Bossi, condotta apparentemente in nome di un italianismo anti-padano, è in realtà una lotta per far fuori il Cavaliere e  costringere la Lega ad un compromesso. Chi ritiene che non ci siano margini di accordo per un modello federale condiviso tra il blocco oligarchico e curiale di centro-sinistra e la borghesia padana si sbaglia di grosso. Il collegio cardinalizio, da Fini a D’Alema, conosce infatti molto bene i suoi “polli capitalisti padani” e sa che questi non rinuncerebbero ad un accordo vantaggioso e Bossi, che  li conosce meglio di tutti, non avrebbe altra scelta che adeguarsi, cantando vittoria come gli si addice, magari pagando lo scotto di qualche fibrillazione interna.
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Alla domanda di Maurizio Tropeano: “Presidente cosa vorrebbe mettere in risalto del dossier 150esimo?» Il Neoletto presidente della regione Piemonte Cota risponde: «Il federalismo che avevano in testa Cavour e Minghetti e che non è mai stato realizzato da allora. Mi piacerebbe mettere in evidenza quella parte del pensiero di Cavour, su cui solo oggi si stanno alzando i veli di un’interpretazione a senso unico, che parla di una gestione della macchina burocratica basata sul decentramento visto come strumento per eliminare le differenze. (…) La repubblica partigiana dell’Ossola è un messaggio più che attuale perché solo il federalismo può tenere unito questo stato». (LA STAMPA del 25 aprile)
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Chi ha orecchie per intendere intenda. Non più secessionismo, e nemmeno il federalismo di Cattaneo, bensì quello… di Cavour. Con queste premesse anche gli ultimi seguaci del neoguelfismo cattolico (fatta salva l’eliminazione di Berlusconi) potrebbero trovare un accordo, ovvero un modello federativo che veda Roma, alleata di Milano, ben salda come capitale di uno Stato formalmente unitario. Bossi si riallaccia non a caso ad Alberto da Giussano, che fu, a difesa della supremazia milanese sul resto della Lombardia, combattente guelfo e filo-papalino. Si potrebbe risalire alla “Pataria” del secolo precedente e che ebbe Milano come epicentro. Movimento popolare ribelle che prese sì di mira la canina stercora  dell’alto clero locale, i suoi privilegi, la sua corruzione ma, cattolico quant’altri mai, invocò e ottenne l’appoggio del Papa e di Roma, per poi diventare carburante prezioso alla grande riforma restauratrice e centralista gregoriana.
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Ma… c’è un ma. La sopraggiunta crisi storico-sistemica del capitalismo occidentale, e anzitutto di quello europeo. Una crisi che mette in forse sia l’unificazione europea che la “dolce morte” degli stati-nazione. E’ sotto gli occhi di tutti che le forze centrifughe, a causa di questa crisi globale, sono oggi decisamente più forti di quelle centripete. Lo sconquasso finanziario e monetario mondiale, il molto probabile scoppio del bubbone greco e l’eventualità che con i “Piigs” tutta l’Eurozona venga travolta, ingarbugliano terribilmente le cose a tutti i protagonisti della scena italiana, Bossi compreso.
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Checché ne dica Tremonti-Pinocchio, il debito pubblico italiano continua a crescere e la possibilità che l’Italia venga da un giorno all’altro declassata da qualche agenzia dirating per essere poi aggredita dal capitalismo predatorio internazionale, diventa altamente probabile. E ove davvero la barca economica nazionale rischiasse di affondare, salterebbero non solo i disegni della curia romana, ma verrebbe interdetta alla Lega la possibilità di ottenere un accordo vantaggioso con un nuovo salto della quaglia a sinistra. Salterebbero perché a quel punto le forze sociali che stanno dietro alla Lega, precisamente il blocco corporativo che vede uniti padroni, operai e bottegai padani, sarebbe davvero tentato di compiere lo strappo, ovvero abbandonare la barca italiana in affondamento per salire sul vascello carolingio franco-tedesco (ammesso che questo resista al terremoto tenendo fermo l’Euro come moneta forte).
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Nell’eventualità di una catastrofe nazionale lo scenario che evoca Bettiza, del risorgere di un’entità lombardo-veneta sarebbe tutt’altro che peregrino. Ma a quel punto nulla sarebbe indolore, un simile esito implicherebbe passare attraverso la porta stretta dello scontro civile, o di un conflitto che deciderebbe in modo cruento le sorti dell’Italia come stato unitario. Non diversamente, appunto, della Jugoslavia, dove certo i fattori di attrito tra le diverse nazionalità covavano da tempo, ma dove l’innesco della disgregazione fu rappresentato dalla profondissima crisi economica e dal peso di un debito estero e pubblico stellare che ogni repubblica cercava di scaricare sulle spalle degli altri. La Jugoslavia è stata cancellata e al suo posto abbiamo sì una serie di staterelli, ma con la Slovenia nell’Unione europea e la Croazia in procinto di entrarci, mentre le altre repubbliche sono sprofondate nel pantano balcanico.
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Si spiega così perché il tatticista Bossi non abbia ancora mollato Berlusconi. Egli se lo tiene ancora stretto poiché gli è funzionale in entrambi i casi. E’ un’arma di ricatto per strappare il massimo risultato (federalismo fiscale) al tavolo negoziale con la curia. Ma potrebbe essere un alleato indispensabile ove la crisi, conoscendo una precipitazione, facesse saltare il tavolo della trattativa e spingesse il paese verso ilredde rationem.
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SCIENZA & CULTURA – Cinque sensi e differenze uomo-donna: i falsi miti sul nostro cervello

Cinque sensi e differenze uomo-donna: i falsi miti sul nostro cervello

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Why Men are More Likely To Be Porn Addicts? – un ironico articolo sul cervello maschile

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Usiamo solo il 10% del nostro cervello, abbiamo cinque sensi, perdiamo colpi dopo i 40 anni. Sono tanti i luoghi comuni sul nostro cervello. Ecco una divertente una top ten dei miti su questo organo, pubblicata sulla rivista ‘Smithsonian’

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1. Usiamo solo il 10% del nostro cervello: falso. Il cervello necessita di molta energia per svilupparsi e lavorare. In termini evoluzionistici non avrebbe senso portarsi dietro un surplus di tessuto cerebrale. Abbiamo delle riserve visto che se perdiamo tessuto cerebrale, continuiamo a funzionare.

2. Le memorie a flash sono precise: i ricordi di eventi drammatici ci sembrano sempre vivi. Ci ricordiamo dov’eravamo e cosa stavamo facendo in quel momento. Ma dimentichiamo dettagli importanti e ne aggiungiamo altri errati.

3. C’e’ un decadimento dopo i 40 anni (o 50, 60, 70): e’ vero, alcune competenze cognitive peggiorano con l’invecchiamento, ma con l’eta’ migliora il vocabolario, si e’ piu’ bravi a giudicare i caratteri e dirimere conflitti.

4. Abbiamo 5 sensi: oltre vista, udito, olfatto, gusto e tatto, ce ne sono altri. Come la propriocezione, il senso della posizione del nostro corpo, o la nocicezione, senso del dolore.

5. Il cervello e’ come un computer: falso. Il cervello non ha una capacita’ di memoria che aspetta di essere riempita, non fa calcoli come un pc, e non ha una percezione visiva passiva.

6. Il cervello e’ determinato geneticamente: si’ nel senso che e’ organizzato in modo standard, ma le neuroscienze hanno scoperto che il cervello e’ molto plastico e sa adattarsi.

7. Un colpo alla testa puo’ causare amnesia: falso. Esistono 2 tipi di amnesia, anterograda (nuovi ricordi) e retrograda (eventi passati). Ma una lesione non fa dimenticare solo parti della memoria, legate a una singola persona.

8. Sappiamo cosa ci fara’ felici: in realta’ tendiamo a sovrastimare cio’ che ci puo’ fare felici, come soldi o tempo libero, mentre sottostimiamo il piacere delle relazioni sociali. Inoltre cio’ che temiamo non e’ cosi’ tremendo come pensavamo.

9. Vediamo il mondo come e’: falso. Non siamo recipienti passivi di informazioni che entrano dai nostri organi di senso, ma le trasformiamo per adattarle alle nostre aspettative.

10. Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere: le donne non parlano piu’ degli uomini e gli uomini non sono insensibili. Uomini e donne sono sovrapponibili per capacita’.

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