Archivio | giugno 21, 2011

GOVERNO – Stop della Camera al trasferimento dei ministeri al Nord, è caos in Aula

Stop della Camera al trasferimento dei ministeri al Nord, è caos in Aula

Pdl e Lega non rischiano il voto
Sì ai testi di Pd, Idv e Terzo Polo
Fini accusa Cicchitto: “Furbata”

Silvio Berlusconi alla Camera con il ministro Giulio Tremonti

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ROMA
Stop della Camera al trasferimento dei ministeri al nord, ma nell’aula di Montecitorio va in scena il caos. Il governo accoglie l’ordine del giorno firmato da Pdl e Lega che recepisce l’accordo tra Berlusconi e Bossi: nessun trasloco di ministeri, al Nord saranno aperte solo sedi di rappresentanza. Ma l’esecutivo, per evitare problemi, dà via libera anche a tutti gli ordini del giorno del Pd, dell’Idv e del Terzo Polo: quello del Pd esclude «ogni ipotesi di delocalizzazione dei ministeri» e nel testo si afferma il “no” anche alla «semplice introduzione di sedi decentrate delle amministrazioni centrali, ipotizzata da alcuni esponenti delle maggioranza». Una scelta, quella di accogliere «coscientemente» ordini del giorno dal contenuto tra loro «contraddittorio», stigmatizzata da Gianfranco Fini, protagonista di uno scontro in aula con il capogruppo del pdl Fabrizio Cicchitto.

Il sì del governo agli ordini del giorno a volte viene ritenuto sufficiente da chi li presenta, e non si arriva alla votazione. Pd, Idv e Terzo Polo, invece, chiedono che l’aula voti ugualmente sui loro documenti. Il Pdl è in imbarazzo. Su quei testi, il Pdl si astiene mentre i deputati della Lega non partecipano alla votazione. C’è confusione in aula; a sorpresa, il Pdl vota l’ordine del giorno del Fli con cui si impegna il governo «a rigettare la richiesta proveniente dalla Lega di spostamento dei ministeri al Nord».

L’atteggiamento del governo viene duramente criticato dal Pd e dall’Udc. «Se per non andare alla votazione, il governo accoglie gli ordini del giorno cui non dà attuazione, si crea un malcostume politico e istituzionale di cui la presidenza si deve far carico», dice il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che chiede a Fini di convocare la Giunta per il regolamento per dirimere la questione. In Aula va in scena una battaglia in punta di regolamento: teoricamente, una volta approvato l’ordine del giorno del Pd, tutti gli altri sarebbero assorbiti, ma Fini decide di far pronunciare l’aula su tutti i testi per i quali si richieda la votazione. Giunti al testo di Pdl e Lega, però, Fabrizio Cicchitto annuncia di «accontentarsi» : il governo ha già dato il suo ok, argomenta, inutile votare.

Il Pd insiste: per andare comunque al voto due deputati democratici provano a far proprio l’ordine del giorno, ma Cicchitto è irremovibile. È qui che va in scena lo scontro con Fini. «Qui non siamo a Bisanzio» dice il presidente della Camera. E poi aggiunge: «Non ho alcuna difficoltà a dire, assumendomene la responsabilità, che considero una furberia tattica l’atteggiamento dell’onorevole Cicchitto che sa perfettamente che qualora venisse posto in votazione l’ordine del giorno correrebbe il rischio di vederlo bocciato». E mentre infuria la protesta della maggioranza, Fini bacchetta anche il governo: «Anche se non è potestà della presidenza valutare l’intima coerenza dei pareri espressi – sostiene – il governo ha espresso coscientemente dei pareri contraddittori tra di loro dando un parere favorevole a ordini del giorno che sostenevano delle opinioni diversificate». Più tardi, in capigruppo, Cicchitto e Fini si chiariscono. Ma il presidente della Camera resta del suo avviso: «Non si è mai visto – commenta con i suoi collaboratori – che il governo dia parere favorevole su tutti gli ordini del giorno pur di non farli votare».

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21 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/408199/

Afghanistan, Usa vicini alla svolta “Ritirati 10.000 uomini entro l’anno”

Afghanistan, Usa vicini alla svolta
“Ritirati 10.000 uomini entro l’anno”

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Domani notte l’annuncio ufficiale di Obama, ma la Casa Bianca anticipa: 5000 soldati irimpatriati a luglio, il resto entro il 2011. Entro il 2014 il controllo del Paese passerà al governo di Kabul

Afghanistan, Usa vicini alla svolta "Ritirati 10.000 uomini entro l'anno" Obama in visita alle truppe in una base in Kentucky

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WASHINGTON – Gli Usa sono pronti a ridurre considerevolmente l’impegno militare in Afghanistan: almeno diecimila uomini prima della fine dell’anno. L’annuncio ufficiale arriverà probabilmente nel discorso televisivo alla nazione che il presidente Barack Obama terrà domani sera in prime-time (le 20 negli Usa, le 2 del mattino in Italia), ma già oggi fonti ufficiali della Casa Bianca hanno confermato alle maggiori agenzie di stampa quel che i media stanno ipotizzando da tempo.

Il ritiro si articolerà in più fasi. Un primo scaglione di cinquemila soldati comincerà a lasciare il Paese nel mese di luglio, così come Obama aveva promesso annunciando la sua nuova strategia di difesa nel dicembre del 2009. I restanti diecimila faranno ritorno a casa a fine anno, in un periodo di allentamento dei combattimenti che in Afghanistan si intensificano tra la primavera e l’estate.

Si tratta della prima tranche dei 30.000 militari che entro la fine del 2012 si ritireranno dal Paese asiatico. Entro il 2014, nelle intenzioni di Obama, il controllo dell’intero Afghanistan sarà trasferito nelle mani della sicurezza afgana. “Questo dimostra che il presidente ascolta i suoi consiglieri militari – ha detto una fonte della Casa Bianca alla France Press – Ma anche che rispetta i suoi impegni con il popolo americano e con il presidente Karzai”. Il ritiro dovrebbe raggiungere il culmine nel pieno della campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2012, in cui Obama insegue il secondo mandato. Attualmente gli Usa hanno 99.000 soldati dispiegati in Afghanistan, oltre a 47.000 uomini della Nato.

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21 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/21/news/afghanistan_ritiro_usa-18036336/?rss

GOVERNO – Berlusconi apre alla Lega. Bossi lo gela: “Niente è scontato”

GOVERNO

fonte vignetta

Berlusconi apre alla Lega
Bossi lo gela: “Niente è scontato”

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Il premier a palazzo Madama. “La crisi? Una follia, arriveremo al 2013”. “Le richieste di dimissioni dell’esecutivo sono un mero esercizio di propaganda” “Non voglio stare a palazzo Chigi per sempre”. E annuncia la riforma fiscale: “Le aliquota saranno tre”

Berlusconi apre alla Lega Bossi lo gela: "Niente è scontato"

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ROMA  – “Sono certo che il governo uscirà rafforzato da questo passaggio parlamentare. Le richieste di dimissioni sono un mero esercizio di propaganda, nessuno riuscirà mai a dividerci dalla Lega”. Silvio Berlusconi va in Senato (assenti Bossi e Tremonti) e in 45 minuti affronta così la verifica di maggioranza chiesta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (“condivido il suo appello al senso di responsabilità”) dopo la nomina dei nuovi sottosegretari, l’uscita di Fli e l’arrivo dei Responsabili. Puntando sull’economia e sulla riforma fiscale, riaffermando la sua alleanza con la Lega e rimandando al mittente la richiesta di dimissioni arrivata dall’opposizione. Annunciando, prima della pausa estiva, un disegno di legge costituzionale e rimandando alla riunione Nato di settembre la questione dello stop ai raid in Libia. Ma l’interlocutore principale del Cavaliere, quell’Umberto Bossi che ha blandito fin che ha potuto, non sembra così soddisfatto e, ai giornalisti dice: “Sulla verifica non c’è nulla di scontato, domani alla Camera vedremo”.

In Aula, prima delle secchiate di acqua fredda lanciate da Bossi, Berlusconi aveva assicurato: “Non c’è alternativa a questo governo, le tre o 4 opposizioni sono divise tra loro e non sono in grado di esprimere un leader. Insomma le contraddizioni della minoranza sono più gravi dei travagli della maggioranza”. E’ ai settori centristi dell’opposizione che il presidente del Consiglio si rivolge quando ricorda di avere auspicato “l’ingresso nella maggioranza dei più moderati e di coloro che fanno parte del partito popolare europeo. Ma tra i centristi è prevalso il desiderio di giocare di rimessa e non di governare”. Detto questo il presidente del Consiglio dice di non “disperare” sull’arrivo di altri “moderati” in maggioranza: “Siamo amici della Lega ma non ci chiudiamo nell’autosufficienza”.

Poi il Cavaliere pronuncia parole che sembrano dirette al Senatur che, da Pontida, aveva messo in dubbio la sua premiership in vista del 2013. “Non voglio rimanere per sempre a palazzo Chigi, nè fare per sempre il leader del centrodestra voglio lasciar all’Italia come mia eredità politica un partito ispiri al partito popolare europeo, un baluardo della democrazia e della libertà” dice il premier. Che insiste più volte sulla necessità che il governo non cada. Se ciò accadesse, prefigura il Cavaliere, sarebbe un danno per il Paese. Sarebbe “folle”, sarebbe una “sciagura” rimettere “tutto in discussione con una crisi al buio, proprio ora che dobbiamo riagganciare la crescita”. E non lasciare il Paese in balia delle “locuste della speculazione”.

Berlusconi ribadisce la volontà di rafforzare maggioranza e governo rilanciando i 5 punti qualificanti del programma fino al 2013, dal federalismo fiscale, alla riforma della giustizia, fino all’immigrazione, alla sicurezza ed al piano per il Sud (“che seguirò personalmente”). Divisioni nel governo? Tensioni con Tremonti? “Una cosa surreale e grottesca. Nel governo non c’è nessuno contrasto tra chi vuole aumentare il deficit e chi vuole invece praticare la politica del rigore” dice Berlusconi tra i mugugni dell’opposizione. E proprio sulla riforma fiscale il premier si sofferma. Sostenendo che “non produrrà buchi di bilancio, ma un sistema più equo, benevolo e semplice”. E alla Lega che chiede più “coraggio” e a Tremonti che segue “il rigore”, il premier manda a dire che quella fiscale è una sfida che va affrontata “senza demagogia”. “Prima della pausa estiva attueremo misure necessarie a rispettare gli impegni europei con scelte sostenibili dalla nostra economia”. Ovvero il ridisegno dell’impianto delle aliquote: “Ce ne sarano solo tre e più basse”. Il premier, inoltre, apre ad un’altra delle richieste del Carroccio. Dando il via libera alla “revisione del patto di stabilità interno” per “premiare i comuni virtuosi” e “punire” quelli che non lo sono.

Cauto, invece, sulla richiesta leghista di cessare i raid in Libia: “Condividiamo le preoccupazioni di quanti temono che siano prolungate le operazioni militari. La Nato ha fissato il termine per settembre” glissa Berlusconi. Che in quella sede presenterà “un piano di ulteriore contrazione dei costi e una graduale riduzione dei contingenti, in accordo con gli organismi internazionali”. Resta da vedere se l’offerta del Cavaliere basterà a placare l’alleato.

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21 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/06/21/news/berlusconi_verifica-18018246/

NAPOLI – La Waterloo della monnezza miasmi ovunque, proteste e serrate

La Waterloo della monnezza
miasmi ovunque, proteste e serrate

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In attesa di una soluzione anche temporanea la città soffoca nelle esalazioni nauseabonde. Qualche ristoratore decide di chiudere. Blocchi ed esasperazione ovunque, tricolori fra i rifiuti, mentre  il Pd chiede lo stato di emergenza

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di BIANCA DE FAZIO

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La Waterloo della monnezza miasmi ovunque, proteste e serrate

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E’ ancora in corso a Palazzo Santa Lucia, sede della giunta regionale della. Campania, un vertice straordinario sulla crisi dei rifiuti di Napoli. All’incontro partecipano gli assessori all’Ambiente del Comune di Napoli e della Regione Campania, Tommaso Sodano e Giovanni Romano;
coinvolti nell’incontro anche i rappresentanti delle altre  province della Campania, di persona o in teleconferenza. Dal vertice in Regione si attende una soluzione anche temporanea al dramma dei rifiuti. Ma Napoli è ormai sepolta dai cumuli e avvelenata da miasmi nauseabondi. Anche nelle strade più larghe i marciapiedi sono spariti sotto cumuli di immondizia che diventano, di volta in volta, barricate e micce della protesta sociale, monumenti all’incapacità della politica e manifestazione di sgomento dei cittadini.

C’è chi, come il gestore della trattoria Antica Capri nei Quartieri Spagnoli, è stato costretto a chiudere bottega per l’impossibilità di lavorare, sotto l’assedio dei sacchetti. Il tutto a  poche centinaia di metri da piazza Trieste e Trento, il cuore del cuore della città, a un passo dal Teatro San Carlo: anche la centralissima piazza s’è arresa all’immondizia delle viuzze che la circondano. Lo ha fatto chiudendo le vie di fuga, o di accesso, e piazzando transenne: da un lato i cumuli, dall’altro le auto che nelle vie ingombre di quei cumuli non possono più transitare.

In questo stato di cose il Pd di Napoli chiede al Governo nazionale lo stato di emergenza. “I parlamentari campani del Pd hanno presentato una proposta di decreto legge per dichiarare lo stato di emergenza per i rifiuti a Napoli e in Campania”, si legge in una nota del partito. “E’ necessario intervenire con urgenza per evitare una catastrofe e per tutelare la salute dei cittadini. Governo, Regione, Province e Comuni facciano la propria parte e decidano per le proprie responsabilità. Il Pd sosterrà lo sforzo per trovare le soluzioni e non aggravare ulteriormente la situazione”.

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21 giugno 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/06/21/news/la_waterloo_della_monnezza_aria_irrespirabile_proteste_e_saracinesche_gi-18023940/?rss

Così Bisignani controllava la politica. Letta: mi disse dell’inchiesta. La Prestigiacomo a Bisignani: sei intercettato? Mi rovini

L’inchiesta p4: le carte

Così Bisignani controllava la politica
Letta: mi disse dell’inchiesta

La Prestigiacomo a Bisignani: sei intercettato? Mi rovini

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Luigi Bisignani (Imagoeconomica)
Luigi Bisignani (Imagoeconomica)

ROMA – Si comporta come un ministro o un sottosegretario, un capogruppo parlamentare, un leader di partito. Invece non è niente di tutto questo, né riveste alcun incarico. Ma dà tanti e tali ordini, consigli e indicazioni di voto che per i pubblici ministeri di Napoli è al centro di un’associazione segreta «diretta a interferire sulle funzioni di organi costituzionali, amministrazioni pubbliche, enti pubblici» e altro ancora. Come? Gestendo informazioni e conoscenze. Spiega ai magistrati il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: «Luigi Bisignani è persona estroversa, brillante, e ben informata… È amico di tutti, è l’uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è un uomo di relazione».

Niente di strano se non ci fosse quel principio – ricordato dagli inquirenti nella loro richiesta d’arresto per il manager dai mille legami – secondo cui «conoscere e avere informazioni che altri non hanno è la premessa indispensabile per esercitare il potere». Anche quello occulto gestito dall’uomo d’affari che quasi ogni giorno interferiva sulla politica di istituzioni e partiti, secondo la prospettazione dell’accusa. Le informazioni riservate di Bisignani riguardano anche il presidente del Consiglio, come si evince dalla telefonata tra lui e la deputata del Pdl Michaela Biancofiore la sera di domenica 16 gennaio 2011. Lui, tifoso laziale, comincia a parlare di calcio, e subito dopo lei accenna a «una cosa importante» che riguarda il figlio di Ilda Boccassini, il procuratore aggiunto di Milano, titolare dell’inchiesta per concussione e prostituzione minorile a carico del premier. Sembra l’anticipazione di una notizia che pochi giorni dopo uscirà su Il Giornale, tanto che i pm chiosano: «Bisignani è riconosciuto come un punto di riferimento al quale riconnettersi affinché determinate informazioni, per così dire infanganti, possano trovare un canale attraverso cui essere propalate».

Ma in quella telefonata c’è dell’altro. Berlusconi è appena apparso in tv per dire che nelle sue feste ad Arcore non accadeva niente di male, annunciando di avere «uno stabile rapporto di affetto» con una donna dopo la separazione dalla moglie. Commenta Bisignani: «Adesso io spero che su questa fidanzata, così come abbiamo detto stasera, cada proprio il silenzio assoluto, che non si deve sapere mai chi è la fidanzata… Noi dobbiamo assolutamente preservare la privacy di questa signora». La Biancofiore avverte che la caccia è già cominciata, e mostra di conoscere l’interessata. Ancora Bisignani, riferito al videomessaggio di Berlusconi: «Se non ci fosse stata ‘sta cosa della fidanzata era perfetto». Poi di nuovo un accenno – secondo chi intercetta – alla vecchia storia del figlio della Boccassini, utile a screditare il magistrato. La Biancofiore dice: «Poi domani ti dico quell’altra cosa che vabbè… me ne sono pentita, però… Sai com’è. Come dire (ride)… Uffa (ride)… Ciao».

Con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, Luigi Bisignani mostra confidenza e «una notevole capacità di influenza sulle stesse modalità di esercizio delle sue funzioni ministeriali», accusano gli inquirenti. A lei, nel dicembre scorso, l’uomo d’affari rivela che il pm napoletano Woodcock lo controlla. Lei domanda perché, e lui: «Non saprei». Reazione della Prestigiacomo: «Se ti controlla ti segue, ti da… Mamma mia!! Ma come si può vivere così? Se escono le intercettazioni con me mi rovini!». Bisignani prova a rassicurarla: «Io cerco di stare sempre attentissimo al telefono».
Nonostante la prudenza, però, alcune sue conversazioni ritenute interessanti dai pm restano incise, sia con il ministro – per la quale ha segnalato al prefetto di Roma «la presenza di cinghiali all’interno di una scuola frequentata dalla figlia», ma il prefetto l’ha dirottato sulla Guardia forestale – sia con alcuni suoi amici.

Come l’onorevole Italo Bocchino, al quale in un messaggio telefonico del 4 novembre scorso Bisignani diceva: «Sui parchi mi raccomando in commissione, ora». E Bocchino: «Tranquillo». C’era il problema di votare un emendamento per il finanziamento dei parchi, che interessava la Prestigiacomo, alla commissione Bilancio della Camera, e Bisignani chiama anche l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino il quale – spiega alla persona che ha davanti a sé – «governa quelli dell’Udc in commissione». E quando l’ex potente democristiano risponde, Bisignani quasi ordina: «C’è l’emendamento Fallica… sui parchi. Perciò parla con quello perché è una cosa importante… che deve passare». Cirino Pomicino: «Eh… Mò chiamo». In una conversazione dell’11 novembre, Bocchino dice a Bisignani che Berlusconi «si deve dimettere… mò deve decidere lui, come e quando», ma poi promette: «Risolvo Tremonti e Prestigiacomo». Con i pubblici ministeri lo stesso Bocchino ha ammesso di aver assecondato le richieste del manager: «Non ebbi difficoltà ad accogliere le sue indicazioni poiché coincidevano con l’interesse politico del gruppo Futuro e libertà, e cioè mettere in difficoltà il Pdl facendone venire a galla i contrasti interni. Bisignani caldeggiava gli interessi di alcuni ministri non “tremontiani”, cioè la Gelmini, la Prestigiacomo e Frattini».

Proprio a Bocchino, Bisignani attribuisce la prima fuga di notizie che lo mise in guardia sull’inchiesta napoletana a suo carico. Su questa vicenda, che per i magistrati è centrale, tutti gli interessati negano. Almeno finché possono. Nell’interrogatorio del 14 febbraio, Stefania Prestigiacomo ha detto: «Escludo che il Bisignani mi abbia mai potuto riferire di aver appreso di essere intercettato da parte del dottor Woodcock», ma appena lette le trascrizioni delle conversazione intercettate s’è dovuta correggere: «Ricordo che il Bisignani mi disse di aver appreso di essere intercettato…». E il sottosegretario Letta, dopo aver garantito che «con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia, che io gestisco in modo istituzionale e corretto, come con ogni altro», informato delle intercettazioni ha messo a verbale: «Non escludo che mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell’autorità giudiziaria; sicuramente non mi ha detto che era intercettato, e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto al Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo».

Dal governo nazionale, a quello locale. Interrogato come testimone, l’ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Alemanno, Maurizio Basile – oggi amministratore delegato dell’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici – ha dichiarato: «Non c’è dubbio che Alemanno ascoltasse le indicazioni del Bisignani, compresa la mia nomina, tuttavia non so spiegare come mai il Bisignani potesse vantare tale indubbio “potere contrattuale” sul suddetto Alemanno». L’ex braccio destro del sindaco del centrodestra ricorda che durante una cena «Bisignani fece parlare al telefono Alemanno e Briatore, e ho potuto apprendere da tale conversazione che il Briatore spiegò ad Alemanno che non c’era alcun interesse reale delle società costruttrici di auto a fare il Gran premio di Roma… In un’altra occasione il Bisignani mi chiese di dare il numero di Briatore ad Alemanno, e si parlò della valorizzazione delle aree dell’Eur che doveva conseguire a tale Gran Premio».

Ma tra tanti affari gestiti su scala nazionale e locale, il chiodo fisso degli interessi dell’uomo d’affari sembrano sempre le notizie sulle inchieste giudiziarie. Quelle che riguardano lui e quelle sulle persone con cui si «relaziona». In un’intercettazione con l’ex magistrato oggi deputato del Pdl Alfonso Papa, Bisignani parla del «toscano», e ai pubblici ministeri ha spiegato: «È sicuramente l’onorevole Verdini… Ripeto che il Papa si era impegnato a interessarsi e a prendere informazioni sulle vicende giudiziarie riguardanti il Verdini medesimo». Così tanto impegnato che in un colloquio del settembre scorso col carabiniere Enrico La Monica, oggi latitante, Papa lo striglia: «Mettiti insomma, questo ramo napoletano della P3 così… tiriamo in ballo pesantemente anche Caliendo (sottosegretario alla Giustizia, indagato nell’indagine romana chiamata P3, ndr)… Noi dobbiamo cercare di sapere quanto più è possibile…Tu questa settimana ti devi proprio concentrare al massimo su questa storia… È importantissimo, hai capito?». La Monica ripete più volte: «Va bene»; ma Papa insiste: «Mi raccomando, Benevento e questa cosa napoletana».

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Giovanni Bianconi
21 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_21/bianconi-cosi-controllava-la-politica-letta_0a6a2ce2-9bc7-11e0-b47c-4c6664789138.shtml

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«REPORT» – La Rai conferma i programmi. Gabanelli senza tutele: «Vado dall’avvocato»

«REPORT»

La Rai conferma i programmi
Ira di Gabanelli: «Vado dall’avvocato»

Battaglia legale sulla bozza di contratto che secondo la giornalista non offre tutele. Serie tv al posto di Santoro

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ROMA – Signore e signori, vi presentiamo il programma «che ancora non c’è». Nel materiale stampa distribuito ieri alla presentazione dei palinsesti Rai agli inserzionisti pubblicitari Sipra, nell’opuscolo Raitre a pagina 2 si parla chiaro. Tra i programmi definiti «di punta» dalla rete diretta da Paolo Ruffini ci sono «Report» (si specifica lo share medio del 13,04%, con un aumento rispetto alla scorsa stagione di 0,75 e 3.301.000 spettatori) e «Parla con me» (share medio 8,22%, +0,61%, 1.277.000 spettatori). Peccato che i contratti, rispettivamente con Milena Gabanelli e Serena Dandini, non siano stati ancora firmati. Anzi, sembrano in altissimo mare.

DANDINI E GABANELLI – Per quanto riguarda Dandini, alla società produttrice «Fandango» (con cui la conduttrice lavora in esclusiva) dicono ciò che già sostenevano alla fine della settimana scorsa. Cioè che la documentazione tecnica è nelle mani del direttore generale Lorenza Lei. Che i costi industriali sono rimasti quelli dello scorso anno. Ma che da Viale Mazzini non sono ancora arrivate risposte di alcun genere. Ancora più complessa la vicenda Gabanelli. La conduttrice di «Report» ha respinto venerdì una bozza di contratto che lei definisce «irricevibile», priva della clausola della cosiddetta «manleva» con cui la Rai assicura di farsi carico di ogni possibile contenzioso legale. Ieri Gabanelli ha aggiunto solo un particolare molto eloquente: «Per la prima volta nella mia vicenda Rai, mi sono affidata a un legale. Fino a oggi mi sono sempre mossa da sola. Ma adesso mi sembra che il gioco sia più complicato. Meglio appoggiarsi a un avvocato».

I DIRITTI DI FERRARA – Il consigliere Rai di area Pd, Nino Rizzo Nervo, attacca: «Alla Gabanelli si chiede di rinunciare alla tutela legale da parte della Rai. Eppure è la stessa assicurata molto giustamente ai giornalisti interni Rai, ai direttori di testata. Se passasse la richiesta alla Gabanelli, si creerebbe un assurdo precedente e i giornalisti interni Rai potrebbero rinunciare alle inchieste più delicate, perché «pericolose» in un’azienda pronta a cambiare opinione in materia contrattuale». E poi, aggiunge Rizzo Nervo, c’è un altro punto: «Mi chiedo perché dalla Gabanelli si esiga la rinuncia alle stesse garanzie che sono state assicurate nel contratto di Giuliano Ferrara. E aggiungo, a scanso di equivoci, molto giustamente. Il diritto alla tutela deve rimanere un diritto, ma uguale per tutti. Noto che l’ex direttore generale Mauro Masi con la mano sinistra ha sempre cercato di negare a Gabanelli questa sicurezza mentre, con la mano destra, la sottoscriveva per Giuliano Ferrara. La questione «Report» assume contorni preoccupanti alla luce delle recenti vicende giudiziarie, penso al ruolo del signor Bisignani e alla percezione di un’azienda di servizio pubblico eterodiretta soprattutto sui contratti più politicamente «sensibili».

IL CAPITOLO RAIDUE – Lunedì il direttore Massimo Liofredi ha dovuto «firmare» un palinsesto privo di Michele Santoro. Ciò significa nessun approfondimento giornalistico in prima serata. E la rinuncia a un appuntamento che, nella stagione scorsa, ha garantito 15,5 milioni di euro di pubblicità e ha chiuso a una media stagionale del 21% di share in una rete che naviga, sempre in media, sull’8-9%. Liofredi il 14 giugno ha manifestato la sua preoccupazione in una lettera a Lorenza Lei: «Le modalità con cui è stata cancellata la trasmissione “Annozero”, senza nessun preavviso, sono state tali da non consentire di studiare per tempo formule e soluzioni alternative». Per ora al posto di «Annozero» è prevista la serie «Criminal Minds», ma il problema della Rai è ora intercettare il pubblico «in libera uscita» da una trasmissione di approfondimento giornalistico che ha chiuso l’ultima puntata col 32,29% di share e un ascolto medio di 8 milioni e 839 mila telespettatori, con punte di nove. Resisterà Raidue nell’oceano degli ascolti? Sicuramente se ne parlerà oggi alle 14 in commissione di Vigilanza, convocata per volere del presidente Sergio Zavoli per ascoltare sia il direttore generale della Rai, Lorenza Lei, che il presidente Paolo Garimberti.

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Paolo Conti
21 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_giugno_21/conti-rai-conferma-i-programmi_d0fd29c2-9bc7-11e0-b47c-4c6664789138.shtml
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‘NDRANGHETA – Smantellata rete di ‘ndrine, 19 arresti nel basso Piemonte

‘NDRANGHETA

Smantellata rete di ‘ndrine
19 arresti nel basso Piemonte

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 Operazione dei carabinieri del Ros ad Asti, Alessandria e Cuneo, tra gli arrestatti Bruno Franco Pronestì, indicato come il capo della locale, e un consigliere comunale di Alessandria del Pdl, Giuseppe Caridi. Lo scorso 8 giugno in una analoga operazione nel torinese e inCalabria furono arrestate 151 persone

Smantellata rete di 'ndrine 19 arresti nel basso Piemonte L’arrivo dell’ex sindaco di Leinì, Nevio Coral, a Bardonecchia dopo l’estradizione dalla Francia. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa

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Operazione all’alba dei carabinieri del Ros che hanno eseguito 19 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Torino, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei riguardi di altrettante persone ritenute esponenti di vertice delle cosche della ‘ndrangheta nel basso Piemonte.

Bruno Francesco Pronestì, uno degli arrestati, sarebbe l’esponente di vertice della ”locale” del ”basso Piemonte” a cui appartiene anche, sempre secondo le accuse, un consigliere comunale di Alessandria, Giuseppe Caridi, anch’egli arrestato. La ”locale” riproduceva il modello organizzativo delle ‘ndrine calabresi, attivo ad Asti, Alba (Cn), Sommariva Bosco (Cn) e Novi Ligure (Al). In base alla ricostruzione degli inquirenti, Pronestì, con il ruolo di ”capo società”, dirigeva e organizzava il sodalizio assumendo le decisioni più rilevanti, comminando sanzioni agli altri associati a lui subordinati, dirimendo i contrasti interni ed esterni al sodalizio e curando i rapporti con le altre articolazioni dell’organizzazione.

Per chi indaga, le prime prove dell’esistenza di una ”locale di ‘ndrangheta” sul territorio piemontese sono emerse nel 2009 ai tempi dell’operazione ”Crimine”, nel corso della quale era stato documentato un incontro avvenuto all’interno di un agrumeto di Rosarno tra il ”Capo Crimine” Domenico Oppedisano e i due indagati, Rocco Zangrà e Michele Gariuolo. Era stata ipotizzata anche la costituzione di una nuova ”locale” di ‘ndrangheta, da insediare ad Alba. Proprio in quel frangente è emerso il ruolo di vertice della struttura piemontese di Pronestì, che non condivideva la creazione di un’altra struttura territoriale, ma il cui assenso era ritenuto necessario da Oppedisano.

La nuova indagine, che oggi ha portato all’operazione ”Maglio”, delinea nel dettaglio l’esistenza e l’operatività di una locale di ‘ndrangheta nel basso Piemonte, caratterizzato da tutti gli elementi tipici dell’organizzazione di riferimento: struttura verticistica, ordinata secondo una gerarchia di poteri, di funzioni e di una ripartizione dei ruoli degli associati; pratica di riti legati all’affiliazione dei membri dell’associazione ed all’assegnazione di ”doti” o ”cariche”; comunanza di vita e di abitudini, scandita dall’osservanza di ”norme interne”; forza di coesione del gruppo che assicura omertà e solidarietà nel momento del bisogno, nonché assistenza agli affiliati arrestati o detenuti e sussidi economici ai loro familiari; impermeabilità verso l’esterno ottenuta anche con l’utilizzo di linguaggi convenzionali; disponibilità di armi. L’ingresso e il conferimento di gradi all’interno dell”’onorata società” avveniva attraverso l’attribuzione delle cosiddette ”doti”, il cui conseguimento è espressione di potere e di prestigio in seno all’organizzazione.

Lo scorso 8 giugno un’analoga operazione, denominata “Minotauro”, aveva portato all’esecuzione di 151 ordinanze di custodia cautelare in tutta Italia per la presenza della ‘ndrangheta nella sola provincia di Torino. Gli arresti effettuati furono 146; cinque persone sono tuttora latitanti.

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21 giugno 2011

fonte:  http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/06/21/news/_ndrangheta_19_arresti_in_tutto_il_piemonte-17996319/?rss