Archivio | giugno 23, 2011

LA DENUNCIA – Congo, stupri di massa, violenze e razzie. L’ incubo per centinaia di bambini e donne

Doctors Without Borders: Interview Part 1

Caricato da in data 19/mag/2011

Doctors Without Borders details what life is like for Médicines Sans Frontières in the Democratic Republic of Congo, and we spoke to MSF nurse Aisa Fraser about her experiences.

This account of her time there makes for powerful viewing.

Keen to work in medicine from an early age, Aisa volunteered for Médicines Sans Frontières after accruing all the expertise that’s required to work in such testing environments — which included qualifications from The London School of Hygiene and Tropical Medicine — and has since worked in the Sudan and the Democratic Republic of Congo.

Her story details the problems MSF face, the extent of the medical emergencies they deal with, and how vital their work is to the population of these troubled nations.

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LA DENUNCIA

Congo, stupri di massa, violenze e razzie
L’ incubo per centinaia di bambini e donne

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Il rapporto dell’équipe di medici Senza Frontiere dalla regione del sud del Kivu. Una banda di disertori dell’esercito regolare della Rdc si sono accaniti contro gli abitanti di Nyakiele. Giunti a piedi e scortati da mezzi militari gli ex soldati hanno prima circondato il villaggio e poi hanno ordinato a  tutte le donne e i bambini di uscire dalle case. Quindi si sono letteralmente divertiti a vessare le loro vittime per ore

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di DANIELE MASTROGIACOMO

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Congo, stupri di massa, violenze e razzie  L' incubo per centinaia di bambini e donne

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NYAKIELE (Sud Kivu) – Ancora violenze, saccheggi, incendi e razzie di bestiame. Ancora assalti e stupri di massa di donne, bambini e uomini. Dopo un periodo di relativa tranquillità, dal sud del Kivu, regione dell’estremo oriente della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), giungono denunce impressionanti di violenze nei confronti della popolazione civile. Secondo Mèdicins sans frontières 1 (Msf), la Ong presente da anni nella zona, un intero villaggio di un’area isolata e di difficile accesso è stato assaltato da duecento uomini armati. Per due giorni, tra il 10 e il 12 giugno scorsi, una banda di disertori dell’esercito regolare della Rdc si sono accaniti contro gli abitanti di Nyakiele. Giunti a piedi e scortati da mezzi militari gli ex soldati hanno prima circondato il villaggio e poi hanno ordinato a  tutte le donne e i bambini di uscire dalle case. Quindi, come accade in questi casi, si sono divertiti a vessare le loro vittime con una serie di violenze che sono proseguite per ore.

Un inferno per donne e bambini. Di fronte alle armi spianate, gli abitanti di Nyakiele hanno potuto fare poco. Per le donne e i bambini è stato un vero inferno. Ma gli stupri, assieme a soprusi, violenze e percosse, hanno riguardato chiunque accennasse ad una reazione. Ridotta allo stremo, la piccola comunità ha cercato di fuggire verso la boscaglia mentre la banda di ex soldati ha dato fuoco alle case e alle capanne portando via il bestiame. Lo scempio è stato scoperto per caso. Una équipe medica di Msf è arrivata sul posto per sottoporre gli abitanti ad una serie di vaccini contro la malaria e il morbillo. Quando sono giunti nel villaggio, ormai ridotto a cenere fumante, gli abitanti hanno avuto il coraggio di uscire dalla boscaglia. Sono iniziati i racconti ed è cominciata la conta delle violenze e degli stupri. Almeno un centinaio di donne presentava ferite in tutto il corpo e solo dopo un delicato confronto di tipo psicologico hanno avuto la forza di raccontare cosa fosse successo e chi fossero gli autori del brutale assalto.

Vittime oltre 60 donne. Médicins sans frontieres non è in grado di confermare a chi appartenesse la banda di ex militari. Ma secondo il deputato provinciale Jena Marie Ngoma “oltre 60 donne” di questo villaggio sono rimaste vittime degli stupri commessi da “militari dell’armata congolese”, guidati dal colonello Kifaru, ex dirigente delle famigerate milizie Mai-Mai, che avevano disertato da una base militare. Proprio ieri, l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu aveva denunciato una serie di razzie nei villaggi di Kanguli, Abala e Niakiele commessi nella notte tra il 10 e l’11 giugno. Ma non aveva accennato agli stupri. Si era limitato a dire che gli autori erano dei disertori dell’esercito congolese guidati dal colonnello Kifaru. Il portavoce delle Forze armate della Rdc (Fardc) nel sud del Kivu, il colonnello Vianney Kazarama, ha difeso il suo collega e ha smentito che Kifaru fosse coinvolto nei gravissimi episodi di violenza. “E’ falso”, ha detto il protavoce, “non ha mai commesso delle infrazioni. Ci sono delle milizie di Mai-Mai nella zona e anche degli elementi delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda”, i famosi interhawne, estremisti hutu fuggiti dal Ruanda dopo il genocidio del 1994 e da allora in fuga nelle boscaglie dove si abbandonano a violenze, assalti e stupri. Ma è stato lo stesso Kazarama ad ammettere che molti soldati dell’esercito dislocati nella zona si lamentano di “non aver nulla da mangiare e da bere”.

Soldati che diventano banditi sanguinari. La guerra che per anni si è combattuta in Kivu si è conclusa nel 2008 dopo un accordo tra Kinshasa e Kigali. Prevedeva l’arruolamento di tutte le milizie attive nell’area tra le fila dell’esercito regolare della Rdc. Ma il piano non sempre funziona. Mancano i soldi. I soldati restano per mesi senza paga, isolati in aree remote e impervie e alla fine, spesso, decidono di agire come bande autonome. Hanno le armi, le divise, i mezzi di trasporto. Entrano nei villaggi, mangiano, dormono, abusano delle donne, dei bambini. E alla fine, dopo aver dato alle fiamme case e capanne, si disperdono nella giungla portandosi dietro il bottino: piccoli averi e bestiame.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/23/news/stupri_in_congo_mfs-18141119/?rss

DONNE – Pensioni, tre mesi in più al lavoro

Dai tagli a deduzioni e detrazioni fiscali risparmi per 16 miliardi. Meno fondi ai Comuni

Pensioni, tre mesi in più al lavoro

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Per le donne l’ipotesi della soglia dei 65 anni
Salgono i contributi dei precari

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ROMA – Ci sono anche le pensioni nel menù delle possibili misure per il risanamento dei conti del prossimo triennio allo studio dei tecnici del governo. La prima ipotesi sul tavolo è quella di aumentare gradualmente l’età pensionabile delle donne nel settore privato, equiparandola a quella degli uomini (65 anni), la seconda è quella di anticipare al 2013, quindi di due anni, l’agganciamento automatico dei requisiti anagrafici per le pensioni alle aspettative di vita.

Si ragiona anche sull’aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati e su un possibile tetto alle pensioni d’oro, che non verrebbero adeguate al costo della vita. Ma su tutte queste misure non c’è ancora alcun orientamento politico dell’esecutivo. I tecnici le stanno comunque considerando, e non solo sotto l’aspetto del gettito, non altissimo e non immediato. L’innalzamento dell’età di pensione delle donne sarebbe graduale e i risultati concreti si avrebbero alla fine di un quinquennio. L’agganciamento automatico anticipato alle speranze di vita potrebbe portare a un allungamento al massimo di tre mesi dell’età di pensione nel 2013, con un risparmio di circa un miliardo. Ma un nuovo giro di vite sul sistema previdenziale darebbe tuttavia un segnale molto forte di credibilità e di impegno dell’esecutivo nel risanamento dei conti.

Nel pacchetto di misure “possibili” che i tecnici stanno soppesando e che tra un paio di giorni finirà sul tavolo del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per una prima sintesi, ci sono anche nuovi interventi sul pubblico impiego, i Comuni e gli enti locali, la sanità, i tagli ai ministeri e ai costi della politica. Per i dipendenti pubblici si valuta la possibilità di estendere di un anno o due il blocco dei contratti (oltre alla conferma dello stop alle nuove assunzioni), mentre per Regioni e Comuni si considerano altri tagli. Per i Comuni, secondo indiscrezioni, c’è l’ipotesi di un nuovo taglio da 3 miliardi sul 2013-2014, ma anche sui fondi destinati alle Regioni, secondo il ministro Raffaele Fitto, una sforbiciata sarà «inevitabile». Quasi certo anche l’intervento sulla sanità, favorito dall’introduzione dei costi standard.

L’avvio del federalismo fiscale potrebbe rivelarsi una buona leva anche per la riduzione dei costi della politica. La ragioneria dello Stato sarà incaricata di fare un’analisi approfondita della spesa storica dei singoli ministeri e stabilire dei «livelli ottimali di spesa» per funzioni. Un riferimento che servirebbe sia per parametrare la spesa (e tagliare quella eccessiva), che per evidenziare la capacità (o incapacità) dei singoli ministeri, applicando anche a loro il meccanismo del «fallimento politico» che il governo ha messo a punto per gli amministratori locali.

La manovra dovrebbe valere 3 miliardi per il 2011, 5 per il 2012, 20 sul 2013 e altri 15 sul 2014. In tutto, 43 miliardi. Arriverà insieme alla delega per la riforma delle tasse destinata a ridurre le aliquote, anche con la riduzione delle deduzioni e detrazioni fiscali dalla quale, sempre secondo i tecnici, potrebbero scaturire circa 16 miliardi di euro.

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Mario Sensini
23 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_giugno_23/Pensioni-tre-mesi-in-piu-al-lavoro_42292472-9d6a-11e0-b1a1-4623f252d3e7.shtml

NAPOLI – Rifiuti, l’allarme di De Magistris “A rischio la salute dei cittadini”. Napolitano: “Intervenire subito” / VIDEO: De Magistris – Nonostante Berlusconi lavoriamo per liberare Napoli

De Magistris – Nonostante Berlusconi lavoriamo per liberare Napoli

Caricato da in data 23/giu/2011

Rifiuti, l’allarme di De Magistris “A rischio la salute dei cittadini”
Napolitano: “Intervenire subito”

Napoli in tilt, roghi e tensioni. L’appello del Capo dello Stato: “Ora il governo agisca in fretta”. Le Regioni: pronti a intervenire

Un rogo di spazzatura data alle fiamme nel centro di Napoli

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NAPOLI
Proteste, roghi, scorta armata per gli autocompattatori e rifiuti ovunque. Napoli è al collasso.  Il sindaco De Magistris lancia l’allarme: «La situazione ambientale e sanitaria è grave, ma la salute pubblica è messa ancora più a rischio dai roghi che, dolosamente, vengono appiccati».

In serata interviene anche Napolitano. «E’ assolutamente indispensabile e urgente un intervento per l’aggravarsi della acuta e allarmante emergenza», dice il presidente della Repubblica ricordando, in una dichiarazione a Il Mattino, di aver «seguito con crescente preoccupazione (anche cogliendo l’occasione della mia visita del 13 giugno a Napoli) l’aggravarsi della questione rifiuti divenuta nuovamente emergenza acuta e allarmante nella città e nella provincia».

De Magistris ha puntato l’indice soprattutto sugli incendi dolosi appiccati a cassonetti e cumuli di spazzatura. «Chi li fa, oltre a mettersi di traverso – ha detto – produce un danno all’ambiente e alla salute. Quei rifiuti, infatti, diventano speciali e poi prevedono procedure più lente. Chiederemo alle forze dell’ordine la scorta armata per gli autocompattatori dell’Asia e della Lavajet affinchè facciano il percorso di andata e ritorno per scaricare i rifiuti e ripulire la città». Il rischio per la salute, dunque, «esiste» e nei prossimi giorni sarà istituita una commissione di vigilanza sanitaria proprio per monitorare quanto sta accadendo in città. Poi l’attacco a Berlusconi: «Il premier si disinteressa di cosa accade nel capoluogo campano in materia rifiuti», sostiene De Magistris. «Berlusconi ci ha fatto capire, con gli atti più che con parole, che di Napoli se ne frega – ha aggiunto il sindaco – altrimenti avrebbe fatto altro. Il Governo, fino ad adesso, per quel che consta al sindaco, non ha fatto nulla».

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MULTIMEDIA


VIDEO
Napoli sommersa
dai rifiuti: le foto
ricordo dei turisti

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23 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/408554/

Parlamentari attaccati alla legislatura. Se B. cade, perdono la pensione

Parlamentari attaccati alla legislatura
Se B. cade, perdono la pensione

Da Scilipoti a Belcastro, a Sisto: 350 parlamentari non hanno maturato il diritto al vitalizio e non si possono permettere che le Camere si sciolgano

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Se tra una settimana Francesco Pionati improvvisamente dovesse decidere di far mancare il suo sostegno al governo, molti si chiederebbero perché. Ma la motivazione potrebbe essere ritrovata nella sua anzianità parlamentare: tra esattamente 6 giorni, infatti, matura il diritto alla pensione. O meglio a quello che ora si chiama vitalizio. Stiamo ovviamente ragionando in base a un’ipotesi che in questo momento non sembra essere nell’agenda politica, ma la questione “arrivare al vitalizio” in Parlamento esiste. E non è secondaria per la tenuta del governo. Sono, infatti, 246 i deputati e 104 i senatori (dati elaborati da Openpolis, http://www.openpolis.it) che devono ancora maturare il diritto alla pensione, e quasi tutti lo matureranno solo se finiranno il loro mandato parlamentare e dunque se la legislatura avrà il suo termine “naturale” nel 2013. Eccezion fatta per Pionati e altri 12 deputati, che viceversa avrebbero bisogno di un ulteriore mandato e 5 senatori, di cui uno raggiunge la pensione tra 63 giorni, il Pdl Sanciu, e 4 hanno bisogno di una rielezione.

La pensione? Non prima del 2013
Nel dettaglio si tratta di 84 deputati del Pdl, 36 leghisti, 83 Democratici, 6 dell’Udc, 5 del Gruppo Misto, 12 dell’Idv, 13 Responsabili (quasi il 46% del totale, visto che sono 28) e 7 futuristi. A Palazzo Madama, troviamo in questa situazione 38 senatori del Pdl, 34 Democratici, 11 leghisti, 7 dell’Idv, 6 del Gruppo Misto, 5 dell’Udc, Svp e Autonomie, 2 di Coesione nazionale e uno non specificato. Che si “giocano”, infatti, non solo la loro indennità (così si definisce lo “stipendio” di un parlamentare), che per un deputato equivale a 11.703,64 euro lordi e per un senatore a 12.005,95 (al netto 5.486,58 euro per un deputato e 5.613,63 per un senatore), ma anche la possibilità di avere una pensione. Da sottolineare che questa è la prima legislatura in cui le matricole del Parlamento non arrivano alla pensione, se le Camere si sciolgono anzitempo. Prima, infatti, bastavano 2 anni e mezzo (e le pensioni erano anche più alte). A stabilirlo sono stati i nuovi Regolamenti emanati nel luglio 2007 (durante il governo Prodi), che prevedono che per avere la pensione bisogna aver fatto almeno 5 anni di effettivo mandato e aver compiuto 65 anni. Per ogni anno in più di mandato, diminuisce di un anno l’accesso alla pensione. Oggi, dunque, il vitalizio minimo corrisponde al 20 per cento dell’indennità lorda: quindi 2340,73 euro per i deputati e 2401,1 per i senatori.

Scorrendo la lista dei deputati che devono finire la legislatura per garantirsi la vecchiaia (alla Camera i numeri sono più risicati e la maggioranza più a rischio, dunque i posizionamenti anche individuali hanno più conseguenze) si trovano alcune nuove conoscenze balzate agli onori della cronaca degli ultimi mesi. Immancabile Domenico Scilipoti, tra i voti decisivi per la fiducia a Berlusconi del 14 dicembre. Oppure Souad Sbai, tra le più pronte a tornare dai futuristi al Pdl. Tra i pidiellini appesi alla legislatura va menzionato almeno Francesco Paolo Sisto, l’avvocato che era stato mandato d’ufficio ad Annozero a difendere il premier. O Elio Vittorio Belcastro, passato dall’Mpa ai Responsabili, in soccorso di Berlusconi e poi a Sud, dopo aver mancato la poltrona di sottosegretario. Senza contare il folto drappello di giovani Democratici, portati in Parlamento da Veltroni, da Marianna Madia a Matteo Colaninno.

Quelli dello scampato pericolo
Esiste poi un drappello piuttosto nutrito e abbastanza interessante di parlamentari che hanno maturato il diritto al vitalizio nell’appena trascorsa primavera, giorno più, giorno meno: molti di loro infatti provenivano dalla legislatura precedente che è durata solo due anni. Secondo i dati elaborati da Openpolis, sono 103 deputati (39 del Pd, 32 del Pdl, 5 della Lega, 9 dell’Udc, 6 Responsabili, 4 furisti, 2 dell’Idv e 4 del Misto) e 40 senatori (20 del Pd, 8 del Pdl, 6 della Lega, 3 dell’Idv e 3 del Gruppo Misto). Anche qui, andando a scorgere la lista dei deputati che hanno appena scavallato il termine per arrivare al vitalizio, si può avere qualche spunto in più per leggere gli ultimi sommovimenti politici. E infatti troviamo personaggi come Aurelio Misiti, che ha appena guadagnato una poltrona da sottosegretario per passare dall’Mpa al gruppo Misto, a sostegno di Berlusconi. Senza contare Bruno Cesario, altro socio fondatore dei Responsabili alla vigilia della fiducia di dicembre. Oppure Giampiero Catone, recentemente premiato con un sottosegretariato per aver scelto di votare la fiducia di dicembre contravvenendo alle indicazioni di quello che era allora il suo gruppo (Fli). Merita una citazione Remigio Ceroni, che per compiacere Berlusconi voleva persino cambiare l’articolo 1 della Costituzione.

Più anni, più guadagni
Ma in realtà il gioco delle pensioni è ancora più complicato di così: infatti per ogni anno di mandato in più si conquista un 4 per cento del vitalizio. Fino ad arrivare al tetto massimo che si raggiunge ai 15 anni di mandato. 7022,184 euro per gli ex deputati e 7203, 3 per gli ex senatori. Per cui di fatto, ogni parlamentare ha un interesse economico immediato e futuro a restare in Parlamento il più possibile. Che vuol dire anche garantirsi la rielezione con i cambi di casacca e i riposizionamenti più opportuni. Una notazione finale: la Camera spende per pagare i vitalizi degli ex deputati ben 138 milioni e 200 mila euro, mentre il Senato 81 milioni e 250 mila euro.

da il Fatto quotidiano del 23 giugno 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/attaccati-alla-legislatura-se-b-cade-perdono-la-pensione/122989/

La7: Saviano e Fazio nel nuovo palinsesto

La7: Saviano e Fazio nel nuovo palinsesto

Lo scrittore da’ l’annuncio. Stella: con Santoro intesa di massima

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(ANSA) – MILANO, 23 GIU – Saviano e Fazio con ‘Vieni via con me’ migreranno dalla Rai a L7, mentre con Michele Santoro ‘e’ gia’ stata trovata un’intesa di massima’. E’ lo stesso scrittore in occasione della presentazione del palinsesto ad ufficializzare il passaggio. Mentre di Santoro ha parlato l’ad di Telecom Italia Media Giovanni Stella. ‘Spero usciremo presto con l’annuncio e di riuscire a firmare questo contratto’, ha detto Stella che conta, con l’entrata di tanti volti nuovi, di anticipare il pareggio di bilancio.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/06/23/visualizza_new.html_813837896.html

Ecco il bestseller fai da te: l’ebook vale un milione di copie

Ecco il bestseller fai da te
l’ebook vale un milione di copie

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John Locke, ex assicuratore e immobiliarista, ha pubblicato i suoi romanzi in formato digitale su Amazon. In vendita a 99 centesimi l’uno, è il primo autore che si è autopubblicato a superare il milione di copie. E ora Hollywood si interessa a Donovan Creed, il protagonista dei suoi libri

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di JAIME D’ALESSANDRO

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Ecco il bestseller fai da te  l'ebook vale un milione di copie La copertina di Saving Rachel, uno dei libri di John Locke

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JOHN LOCKE ha fatto bingo e ora lo inseguono tutti. No, non il filosofo inglese padre dell’empirismo, passato a miglior vita nel 1704. E nemmeno il personaggio omonimo della serie Lost. Il Locke in questione, nato 60 anni fa a Shreveport, cittadina nel nord della Louisiana, è diventato il primo autore indipendente a vendere un milione di ebook.

Il bello è che ha iniziato la carriera di scrittore appena due anni fa, dopo aver fatto l’assicuratore e l’immobiliarista, e oggi si ritrova in tasca 350 mila dollari. L’annuncio l’ha dato la stessa Amazon: Locke è entrato nel Kindle Million Club, il circolo esclusivo degli autori che hanno superato il milione di libri digitali venduti. Fino a ieri i membri erano solo sette, tutti pesi massimi come Stieg Larsson e James Patterson, Nora Roberts e Charlaine Harris, fino a Lee Child, Suzanne Collins e Michael Connelly.

Locke però è l’unico ad essersi autopubblicato senza passare per un editore, usando il Kindle Direct Publishing, il sistema per diffondere la propria opera in versione ebook su Amazon: “Regala l’opportunità di competere con i giganti di questo settore”, ha raccontato lui. “Anzi: è il miglior amico che un autore possa avere”.

È cominciato tutto nel 2009, con una serie di romanzi di azione dedicati a Donovan Creed, ex sicario della Cia alle prese con mille e una avventura e altrettanti flirt galanti. L’ultimo dei quali, Saving Rachel, segnalato dal New York Times. Prezzo di copertina: 99 centesimi di dollaro. “Ho sempre lavorato in mercati di nicchia”, ha confessato Locke al collega Joe Konrath, altro scrittore di romanzi low cost. “La prima volta che ho visto un Kindle, il lettore di libri digitali, i miei occhi hanno brillato. Perché non offre solo una chance agli autori indipendenti, ma li favorisce”. Nel poter vendere libri a 99 centesimi, guadagnandone 35 secondo il modello di Kindle Direct Publishing, Locke ha trovato l’Eldorado: nessun editore o etichetta musicale ha mai concesso una percentuale simile.

E così, mentre gli altri scrittori alle prime armi consideravano assurdo proporre un ebook sotto i tre dollari, lui vendeva 800 copie al giorno. Sfornando volumi a un ritmo infernale: tre nel 2009 e quattro nel 2010, più un saggio appena uscito intitolato How I Sold 1 Million eBooks in 5 Months, ovvero “Come ho fatto a vendere un milione di ebook in cinque mesi”: una guida pratica all’autopromozione nell’era dell’editoria digitale.

“Mi ha appena contattato un agente letterario e una major hollywoodiana vorrebbe fare un film su Donovan Creed”, chiosa l’ex assicuratore. “E pensare che un anno fa nessuno mi dava retta”. Peccato, vien da dire, che la sua sia una favola squisitamente americana. Da noi infatti, come nel resto d’Europa, gli ebook stentano o non decollano proprio. Prima di vedere un John Locke italiano dovranno passare chissà quanti anni.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/06/23/news/bestseller_faidate-18098013/?rss

Maturità, oggi la seconda prova. Esce Seneca al liceo classico

Maturità, oggi la seconda prova. Esce Seneca al liceo classico

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ultimo aggiornamento: 23 giugno, ore 09:50
Roma – (Adnkronos/Ign) – Sulla fanpage Facebook di Skuola.net si parla del brano ‘Il vero bene è la virtù’, lettera a Lucilio. Allo scientifico uno studio di funzione. Di nuovo sui banchi oggi i 495.771 studenti. I consigli per le prove di matematica, italiano e latino. Piace il tema sul cibo, lo sceglie il 43%. E’ piaciuto anche Warhol. Da Dario Fo a Franca Rame, la maturità dei volti noti. Gelmini: un enorme in bocca al lupo (VIDEO). Panico per 2 studenti su 3. Acqua e nucleare tra le tesine più gettonate. Maturandi sui libri meno di un’ora al giorno (VIDEO)

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Roma, 23 giu. (Adnkronos/Ign) – Di nuovo sui banchi oggi i 495.771 studenti italiani che dopo il primo scritto di ieri con la prova di italiano affrontano oggi la prova specifica per ogni indirizzo di studio: latino al liceo classico, matematica al liceo scientifico, lingua straniera al liceo linguistico, pedagogia al liceo pedagogico, disegno geometrico, prospettiva e architettura al liceo artistico.

Secondo le prime indiscrezioni sarebbe un brano di Seneca, in particolare la lettera 74 a Lucilio ‘Il vero bene è la virtù’, quello proposto ai maturandi al classico. Dopo le prime indiscrezioni sull’autore e sul brano compare anche il testo della versione di Seneca proposta ai maturandi. Sulla fanpage Facebook di Skuola.net parlano del brano di Seneca ‘Il vero bene è la virtù’, lettera a Lucilio.

Ecco il testo: Quicumque beatus esse constituet, unum esse bonum putet quod honestum est; nam si ullum aliud existimat, primum male de providentia iudicat, quia multa incommoda iustis viris accidunt, et quia quidquid nobis dedit breve est et exiguum si compares mundi totius aevo. Ex hac deploratione nascitur ut ingrati divinorum interpretes simus: querimur quod non semper, quod et pauca nobis et incerta et abitura contingant. Inde est quod nec vivere nec mori volumus: vitae nos odium tenet, timor mortis. Natat omne consilium nec implere nos ulla felicitas potest. Causa autem est quod non pervenimus ad illud bonum immensum et insuperabile ubi necesse est resistat voluntas nostra quia ultra summum non est locus. Quaeris quare virtus nullo egeat? Praesentibus gaudet, non concupiscit absentia; nihil non illi magnum est quod satis. Ab hoc discede iudicio: non pietas constabit, non fides, multa enim utramque praestare cupienti patienda sunt ex iis quae mala vocantur, multa impendenda ex iis quibus indulgemus tamquam bonis. Perit fortitudo, quae periculum facere debet sui; perit magnanimitas, quae non potest eminere nisi omnia velut minuta contempsit quae pro maximis vulgus optat; perit gratia et relatio gratiae si timemus laborem, si quicquam pretiosius fide novimus, si non optima spectamus.

E puntuali dopo la prova di latino arrivano le indiscrezioni sulla prova di matematica allo scientifico. Al sito Skuola.net sono arrivate le foto delle prove di matematica. I candidati devono rispondere a un problema tra due proposti, il primo di geometria analitica e il secondo è uno studio di funzione con una parte numerica inusuale al liceo scientifico tradizionale. Vengono quindi proposti anche 10 quesiti che vanno dal calcolo combinatorio alla storia della matematica.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Maturita-oggi-la-seconda-prova-Esce-Seneca-al-liceo-classico_312163378814.html

CAPOLAVORI LASCIATI IN FRANTUMI – Assisi, la preghiera dei frati “Ridateci Giotto e Cimabue”

Giotto ad Assisi – fonte immagine

Assisi, la preghiera dei frati
“Ridateci Giotto e Cimabue” 

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Viaggio tra gli ultimi capolavori lasciati in frantumi. L’appello dei francescani: “Aiutateci a restaurarli”. I frammenti più piccoli vanno prima ricomposti al computer, ma manca il software

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di ORAZIO LA ROCCA

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Assisi, la preghiera dei frati   "Ridateci Giotto e Cimabue"  L’archivio dei frammenti ad Assisi

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ASSISI – Vanno salvati gli ultimi dieci affreschi di Giotto e Cimabue ridotti in frantumi dal terremoto che nel 1997 colpì l Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi. Opere sbriciolate in oltre 80 mila pezzi dal sisma e che, lamentano i frati del convento dove da ottocento anni è sepolto il Poverello, non vengono restaurati per mancanza di fondi.

FOTO L’archivio dei frammenti
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Un vero e proprio grido d’allarme, quello dei frati, rivolto a istituzioni pubbliche e private affinché finanzino i restauri e, soprattutto, per sensibilizzare gli enti di ricerca a progettare un programma informatico con cui “leggere, codificare e ricomporre” su un monitor quel che resta delle figure frantumate: il passo iniziale per ricomporle realmente.

Le opere da riportare in vita sono un San Matteo realizzato da Cimabue sulla volta dell’altare maggiore, un San Girolamo e altre otto figure di santi (Francesco, Chiara, Benedetto, Domenico, Rufino, Victoriano, Antonio, Pietro Abate) dipinti da Giotto nella volta all’ingresso della Basilica. Tutti affreschi di enorme pregio, spezzettati in migliaia di minuscoli frammenti variopinti, gelosamente custoditi da quattordici anni in due stanze blindate nel laboratorio di restauro diretto dal maestro Sergio Fusetti, 59 anni, nativo di Galatina (Lecce), restauratore capo della basilica francescana.

Capolavori che nessuno ha più potuto ammirare perché ridotti a una sorta di indecifrabile grande puzzle tenuto sotto chiave in decine di cassette sigillate e codificate. Frammenti rigorosamente suddivisi per colori, forme e stili, e che sono ancora in attesa di essere ricomposti “per completare il recupero di tutte le immagini della basilica”, auspica padre Giuseppe Piemontese, custode del sacro convento, nel suo appello lanciato attraverso il mensile del convento, “San Francesco patrono d’Italia”.

“Un appello non più procrastinabile, se veramente vogliamo recuperare quasi tutti gli affreschi della basilica”, aggiunge Fusetti. Il quale, nel ricordare il terremoto, tradisce un filo di emozione. Quella mattina del ’97, Fusetti fu gravemente ferito dalla frana della volta della basilica mentre eseguiva un sopralluogo sull’altare maggiore. Sotto le macerie trovarono la morte due frati e due tecnici della Sovrintendenza. “Mi considero un miracolato e, anche per questo, sento un po’ come casa mia la basilica e tutto quanto vi si può ammirare, a partire da Giotto e Cimabue”.

Furono circa 300 mila – ricorda ancora il tecnico – i frammenti degli affreschi recuperati dopo il sisma. “Finora ne sono stati restaurati 220 mila. Grazie all’opera di 500 restauratori volontari, spinti dalla passione e dalla competenza del commissario dei restauri, Antonio Paolucci, il risanamento della basilica iniziò col piede giusto e ben presto produsse ottimi risultati”. Un’impresa, precisa Fusetti, “che si deve anche ai tecnici dell’Istituto centrale di Restauro, alla Sovrintendenza dell’Umbria, ai professionisti dei Beni culturali della Tuscia diretti dalla professoressa Maria Andaloro, ma anche alla determinazione dell’allora ministro dei Beni culturali Walter Veltroni”.

Ma ora occorre intervenire pure per gli affreschi di Giotto e Cimabue ancora sotto chiave. “C’è bisogno” conclude Fusetti “di un programma informatico in grado di poter “leggere” sia i piccoli frammenti già catalogati, sia le immagini degli affreschi precedentemente fotografati, per poter ricomporre le intere figure non manualmente. Un progetto del genere è stato già allestito dall’università di Bari, ma funziona no con pezzi non minuscoli. Per la nostra basilica serve un programma più sofisticato. Ma senza fondi non andremo da nessuna parte”.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/23/news/assisi_la_preghiera_dei_frati_ridateci_giotto_e_cimabue-18098288/?rss

NANI E BALLERINE – Bisignani: Le telefonate e le lotte intestine al Pdl

Bisignani

Le telefonate e le lotte intestine al Pdl

Le ira del ministro Gelmini: «Cicchitto è un imbecille»

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Luigi Bisignani.

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Sono tanti i politici con cui il faccendiere Luigi  Bisignani si sente con assiduità e scambia opnioni e favori. Quindici i politici che avevano rapporti più frequenti. A individuarli è stata la Guardia di finanza, che ha inserito i loro nomi in un’informativa inviata ai pubblici ministeri. I contatti maggiori erano con il sottosegretario Daniela Santanchè e con il ministro Franco Frattini. Seguono, nella classifica dei suoi frequentatori: Lorenzo Cesa, Raffaele Fitto, Mario Baccini, Salvatore Nastasi, Alfonso Papa, Stefania Prestigiacomo, Elisabetta Gardini, Denis Verdini, Michaela Biancofiore, Alberto Michelini, Clemente Mastella, Giuseppe Galati, Roberto Sambuco.
Una rete di relazioni che consente al faccendiere di orientare le scelte del governo, anche in materia economica, grazie all’aiuto di Alfonso Papa, l’ex magistrato eletto in Parlamento che «spia» per suo conto ogni situazione. Ai due si aggiunge il maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, oggi latitante, che completa il quadro di una vera associazione a delinquere.
Una piramide massonica, con  «modalità operative tipiche delle associazioni mafiose», hanno scritto i pubblici ministeri. Sono infatti le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte da Henry John Woodcock e Francesco Curcio a rivelarlo, facendo emergere anche le lotte interne alla maggioranza.

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Gelmini a Bisignani: «Non mi faccio trattare come Bondi»

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Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini (Lapresse).

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È l’8 ottobre scorso. Bisignani chiama il ministro dell’Istruzione e parlano della lite con «Fortunato» che dovrebbe essere il capo di gabinetto di Giulio Tremonti.
«Guarda non è finita, io non mi faccio trattare come Bondi, mi dispiace». È lo sfogo che il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha al telefono con Bisignani, nell’ottobre del 2010. L’arrabbiatura del ministro è nei confronti del capo di gabinetto del ministro Tremonti, Vincenzo Fortunato.
A chiamare è Bisignani. Ecco il testo della telefonata:
Bisignani: «Ti volevo dare solo un bacio perché ieri ti ha fatto arrabbiare Tremonti… hai fatto bene a trattare a pesci in faccia Fortunato, sei stata proprio brava’.
Gelmini: «Guarda grazie… ma non è finita… questo Fortunato è un cafone, maleducato e anche impreparato perché alla fine, cioé, siccome non studia i dossier e non sa i tagli che ho fatto e i risparmi che ho fatto, lui si è permesso, dopo che io mi ero praticamente prostituita per costruirmi un rapporto con Tremonti, lui è andato a dirgli che io facevo la furba e stavo facendo emendamenti per moltiplicare… e quindi figurati Tremonti… è impazzito».

IL CASINO BERLUSCONIANO. Lo sfogo della Gelmini prosegue con Bisignani che ascolta in silenzio.
Gelmini: «Lui resta il capo di un gabinetto, io sono un ministro, come è che mi tratta come se fossi… cioé non va proprio bene e secondo me sbaglia anche Gianni (Letta, ndr) a dargli questa… cioé, tu capisci, che al netto del ‘casino berlusconiano’ però in una qualunque organizzazione aziendale se una persona come Gianni Letta, che è come l’amministratore delegato, consente che un capoufficio si comporti così, viene meno l’autorevolezza dell’amministratore delegato».

ATTENZIONE PER MONTEZEMOLO. Il discorso tra il ministro e Bisignani si sposta poi su Luca Cordero di Montezemolo che secondo al Gelmini è pronto ad entrare in politica. Gelmini: «Dobbiamo stargli addosso, perché politicamente è un po’ inesperto… ed è lusingato sia da sinistra che da Casini».
Bisignani: «Però mi ha detto che Casini se si è… i sondaggi gli vanno subito giù, hai visto?».
Gelmini: «Teniamolo un po’ agganciato perché l’uomo ha una voglia matta di scendere in campo e se lo lasciamo coltivare agli altri richiamo di ritrovarcelo in qualunque schieramento».
Proprio quel giorno Gelmini racconta a Bisignani di aver incontrato Luca Cordero di Montezemolo: «Mi è molto simpatico e mi pare che si sia instaurato un rapporto, è nata una simpatia, un’intesa se vuoi. Ormai vuole fare politica, allora l’ho messo in guardia perché era molto critico sul berlusconismo di questi giorni. Insomma sulla Santanchè, Il Giornale, un po’ le cose che diciamo tutti».

QUELL’IMBECILLE DI CICCHITTO. I due parlano ancora il 21 ottobre di un articolo uscito su Il Giornale che critica la fondazione Liberamente. La Gelmini si lamenta, dice che «è una porcata», chiede «di dare un retroscena tramite Dagospia per far capire chi è il mandante di questa cosa», e aggiunge: «Ho affrontato un incontro con quaranta parlamentari impazziti che volevano la testa di Verdini e dei coordinatori e dei capigruppo… io ho detto è il momento della responsabilità, della coesione, dobbiamo stare uniti. La verità è che abbiamo siglato un patto di non belligeranza con gli ex an, stiamo puntellando Verdini nell’ottica di tenere unito il partito in un momento difficile, se però il giornale di partito scrive che siamo perdenti te lo faccio vedere io che non siamo perdenti. In tre minuti salta non Verdini ma quell’imbecille di Cicchitto… Anche ieri ha perso un’occasione per stare zitto, perché Frattini ha fatto un intervento serio, dialogante ma dicendo che bisogna tutelare Forza Italia perché comunque non è che ci sono gli ex an… allora questa gente qua che li prendiamo a calci in culo perché Frattini sta in piedi con Gasparri e La Russa? Perché Cicchitto sta in piedi con Gasparri e La Russa? Cioè il senso era questo, questo con livore ha evidenziato quello che è il suo disegno e siccome non ha le truppe si è venduto a questi di Alleanza Nazionale e in questo modo sta in piedi, ma voglio dire dovrebbe essermi grato per il lavoro che sto facendo…»

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La stampa del Nord e Santanchè sottosegretario

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Silvio Berlusconi bacia Daniela Santanchè (foto Ansa)

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Al sottosegretario Daniela Santanchè Bisignani ha consigliato invece una serie di investimenti nell’editoria per conquistare tutto il mercato del nord. Bisignani le ha fatto consigliare da un amico: «L’acquisto delle edizioni locali per il Piemonte, la Lombardia e il Veneto, dei quotidiani Metro, News e anche Epolis per un fatturato di 10 milioni di euro» commentando, «Così controllerai tutte le linee del nord».

L’AIUTO DI RONCHI E BOCCHINO E LA RUSSA. Ma quella di Bisignani non è stata solo una mano data nel campo degli affari editoriali: «Mi sono speso oltremodo per far ottenere la nomina a sottosegretario a Daniela Santanchè», ha ammesso Bisignani nell’interrogatorio del 28 marzo scorso davanti ai pm di Napoli che indagano sulla P4 e ha aggiunto di aver agito su componenti del governo e della maggioranza per far sì che l’ex candidata premier della Destra, poi passata al Pdl, entrasse nel governo Berlusconi.
«Confermo che nella prima fase, e cioè fino al maggio 2009, ho cercato di dare una mano alla società di pubblicità della Santanché», premette Bisignani, che poi aggiunge: «Confermo di essermi speso oltremodo per far ottenere la nomina a sottosegretario della Santanché, soprattutto chiesi a Bocchino, a Ronchi e a La Russa di far cadere il ‘veto’ di Fini sulla nomina».

BRIATORE: LEI È SPIETATA. Ma nonostante il sostegno dato alla Santanchè, Bisignani appare critico nei suoi confronti, come dimostra una telefonata con Flavio Briatore del 18 agosto scorso. I due commentano la scelta di Silvio Berlusconi di darle un ruolo all’interno del governo.
Briatore: …lei è una spietata
Bisignani: Pazzesco
Briatore: Ma io te l’ho sempre detto ricordi? Guarda io la conosco da trent’anni… lei anche se fa una roba per te la fa in funzione che te un giorno la fai il doppio per lei… lei è una brava, poi è intelligente…
Bisignani: Ha fatto questa intervista l’altro giorno contro Fini, dicendo che Fini è un uomo di mer… Ma non si fa così…
Briatore: Ma quello che mi fa strano è che il presidente l’ha messa lì
Bisignani: Di quella te la racconto tutta io la storia, quella te la racconto fino nei dettagli perché l’ha messa lì e quello che è stato fatto perché andasse lì
Briatore: Comunque non va bene, è una che non te la levi più di torno… io credo che lei gli telefonerà 27 volte al giorno, poi che lui la richiami una volta al mese è diverso, sono sicuro che lei chiama
Bisignani: E la roba con Sallusti, con Il Giornale, Il Giornale così violento contro tutti. Finisce malissimo ‘sta storia
Briatore: Adesso lei sta con Sallusti, è ufficiale… Perché mi ha detto che Sallusti al Twiga con lei, l’altro giorno con i bambini tutti assieme
Bisignani: Che poi lì si incazza Feltri come una pantera di ‘sta cosa

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Fini non vuole le elezioni, dialoghi con Ronchi

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(© LaPresse) Andrea Ronchi.

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Le intercettzioni ricostruiscono momento per momento i travagli della maggioranza proprio nel momento di maggior tensione. L’11 novembre, quando i rapporti tra Berlusconi e Gianfranco Fini sono ormai vicini alla rottura, viene intercettata una conversazione tra Bisignani e Andrea Ronchi, all’epoca fedelissimo del presidente della Camera.
Ronchi: Che dici? Io ti ho cercato
Bisignani: Eh si io pure ti ho provato a chiamare, adesso sto a Milano, ma che succede… Voi vi dimettete lunedì? Martedì?
Ronchi: Adesso vediamo, dipende da Berlusconi quando torna dalla Corea… Comunque la proposta della Lega era molto grossa eh
Bisignani: Sì, però un minimo di coerenza, l’unica cosa è che non si vada a un governo Tremonti
Ronchi: No, questo no
Bisignani: Eh perché quello sarebbe un…
Ronchi: O c’è un Berlusconi bis o si va a votare… Tu che dici?
Bisignani: Che dico, quello ha paura del passaggio, del periodo di interregno tra un incarico e un altro
Ronchi: No ma l’inculata non gliela dà Fini
Bisignani: No, mica Fini, ma figurati. Fini non gliela dà sicuro, figurati Fini non penso proprio. Ha tutto l’interesse di quello che ha più interessi di tutti a non andare a votare è proprio Fini
Ronchi: Esatto. Ma tu hai parlato con qualcuno?
Bisignani: Sì, sì come no
Ronchi: Beh che dicono? Ma Gianni che dice, scusa, io no l’ho mica capita
Bisignani: beh no «incazzatissimo» per la Finanziaria ma ha fatto come gli pareva Tremonti, ha fatto come voleva, cioè come ormai superministro unico di tutti, eh capito?… Secondo me alla fine si fa un Berlusconi bis
Ronchi: Infatti, ero convinto anche io di questo
Bisignani: Perché alla fine lui quando ha paura perché ha questo spettro di Craxi, però alla fine come non fa a non accettare, come fa a dire che non fa il passaggio parlamentare no? Secondo me…
Ronchi: Sono d’accordo con te, ma quando torni? Domani ci sei?
Bisignani: Domattina
Ronchi: Così ci parliamo un attimo con calma…

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Anna Maria Bernini la sconosciuta voluta dal premier

Ma  qualcosa sfugge anche al faccendiere. Come dimostra la conversazione con Papa sulla possibile nomina di Anna Maria Bernini alla commissione Giustizia voluta da Silvio Berlusconi, Bisignani mostra di non sapere chi sia.
Bisignani: E chi è questa?
Papa: È Bernini, la figlia di Bernini ti ricordi il ministro
Bisignani: Ma perché lei è parlamentare in commissione Giustizia… di prima nomina pure lei no?
Papa: sì quella… esce di tanto in tanto in televisione, è una secca secca, alta, con il viso molto spigoloso
Bisignani: Ma tu da chi l’hai saputo?…
Papa: Oggi è stato qua e poi si sono avvicinati tutti i parlamentari per salutarlo no io, pure io, e lui è stato molto affettuoso, molto cordiale, poi dopo sono andate tutte le ragazze… come al solito
Bisignani: oggi è il compleanno della
Papa: esatto e lui gli ha fatto il regalo, gli ha fatto gli auguri così e poi parlando lui mi ha detto, ha detto allora preparatemi una donna alla commissione Giustizia e nominiamo la Bernini, poi quando è uscita lei ha fatto vicino a me e mi nomina la Bernini presidente della commissione Giustizia io ovviamente non ho battuto ciglia, e lui ha fatto, vabbè tanto quella, a te ti va di fare il sottosegretario…». Quella nomina non è mai passata.

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23 giugno 2011

fonte:  http://www.lettera43.it/politica/19398/le-telefonate-e-le-lotte-intestine-al-pdl.htm