Archivio | giugno 24, 2011

Rifiuti. Pm: ‘Epidemia colposa, gia’ alcuni indagati’

Rifiuti. Pm: ‘Epidemia colposa, gia’ alcuni indagati’

Decreto in prossimo Cdm, scontro con Lega. Calderoli: ‘Non accetteremo decreti truffa’

.

NAPOLI – Ci sono alcuni indagati nell’inchiesta aperta dalla procura di Napoli per il reato di epidemia colposa, in relazione alla nuova emergenza rifiuti. Lo conferma, rispondendo a una domanda dell’ANSA il procuratore capo Giovandomenico Lepore, ovviamente senza aggiungere dettagli sull’identita’ degli indagati.

BERLUSCONI, DECRETO IN PROSSIMO CDM – ”Si’ certamente. Affronteremo il problema che e’ gia’ sul tavolo da diversi giorni cercando le soluzioni piu’ appropriate”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio Ue, rispondendo a chi gli chiede se al prossimo Consiglio dei ministri sara’ discusso anche un decreto per l’emergenza rifiuti a Napoli.

Metteremo insieme ”delle norme per consentire che ci sia un flusso extra-regionale dei rifiuti”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, offre – parlando con l’ANSA al termine di una riunione con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris – un dettaglio di come sara’ costruito il provvedimento che permettera’ di liberare Napoli dai rifiuti e dai cumuli per strada. ”Si tratta – spiega il ministro – di un provvedimento temporaneo e straordinario solo per la Campania e per liberare Napoli dai rifiuti”.

”Il Governo ha allo studio un provvedimento straordinario per agevolare il trasferimento dei rifiuti napoletani” ha annunciato il ministro dell’Ambiente. La Prestigiacomo ha ”assicurato che si adoperera’ affinche’ al piu’ presto da parte della Regione vengano ripartiti i 150 milioni di euro che sono stati assegnati alla Campania”, e pertanto ”in quota parte anche a Napoli per impianti intermedi e per la raccolta differenziata”. Questo quanto emerge dalla riunione, appena terminata, tra il ministro Prestigiacomo e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Con questo tipo di impegno si tenta cosi’ di affrontare ”la problematica dei fondi per promuovere la raccolta differenziata nel Comune di Napoli”. Ritenuto sia dal ministro che dal neosindaco partenopeo ”un elemento essenziale e decisivo per un corretto ciclo dei rifiuti e per ridurre le quantita’ da smaltire”.

CALDEROLI, NON ACCETTEREMO DECRETI TRUFFA – “Su una cosa vogliamo essere chiari, sulla questione rifiuti non accetteremo decreti truffa, sennò volano le sedie, lo abbiamo detto a Berlusconi e a Letta”: lo ha detto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, interpellato dall’Ansa sulla questione rifiuti a Napoli. “Nessuno pensi di usare trucchi o truffe – ha aggiunto il ministro – altrimenti la risposta che daremo sarà la stessa che abbiamo già dato. Al momento non abbiamo visto alcun testo, ci hanno solo detto che c’é l’emergenza rifiuti ma di cose scritte, di testi, non ne abbiamo visti”.

 NAPOLITANO: IMPEGNO DURO E NON BREVE – Liberare Napoli dai rifiuti ”e’ un impegno duro e non di breve periodo”. Da Lubiana, dove e’ presente ai festeggiamenti per i 20 anni della Repubblica di Slovenia, Giorgio Napolitano torna a parlare dell’emergenza rifiuti a Napoli. Si aspetta una sorpresa a Napoli? ”Si’ – risponde sorridendo il capo dello Stato – liberare la citta’ dalla ‘monnezza’…”.

PRESTIGIACOMO, ROGHI DELITTO PER AMBIENTE – “Chi appicca i roghi compie un delitto contro l’ambiente e la salute dei cittadini”. Questo l’appello del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo – dopo una riunione sulle criticità della Campania nella raccolta dei rifiuti – affinché si fermino i roghi della spazzatura che giace a terra a Napoli. “E’ chiaro che i sacchetti di spazzatura per strada ci sono – osserva il ministro – ma saranno raccolti nelle prossime ore”. Appiccare i roghi – spiega – è “un danno gravissimo perché si sprigionano fumi che sono ancora più dannosi per la salute”, senza contare che “complicano ancora di più la situazione” per la raccolta. “Faremo di tutto – conclude Prestigiacomo – per scongiurare l’emergenza sanitaria che è la cosa che preoccupa maggiormente in queste ore”.

DE MAGISTRIS, ORA RESPONSABILITA’ E’ DEL PREMIER – “La responsabilità adesso – e ancora più di ieri – pesa sulle spalle del presidente del Consiglio e del Governo, perché la disponibilità delle Regioni é dato acquisito e perché senza decreto si vanifica il nostro sforzo, impedendo così anche la possibilità di procedere al meglio con la raccolta differenziata spinta, come previsto dalla delibera approvata la scorsa settimana dalla Giunta”. Lo afferma il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. “Il decreto per garantire la transizione dei rifiuti verso le altre regioni – dice De Magistris in una nota – è infatti una priorità per poter scongiurare un rischio epidemiologico e difendere la credibilità delle istituzioni e della democrazia. L’amministrazione comunale ha messo in atto il massimo sforzo ed ha investito tutte le risorse disponibili per fronteggiare la situazione, andando ben oltre i suoi obblighi istituzionali e cercando l’intesa con la Regione e la Provincia. L’ordinanza varata dal sindaco nasce con tale scopo, tanto che in queste ore il Comune sta procedendo alla raccolta dei rifiuti 24 ore su 24, mettendo in campo tutti i mezzi e il personale disponibili”.

CUMULI IN FIAMME A NAPOLI E PROVINCIA, 55 INTERVENTI
– Ancora cumuli di rifiuti in fiamme, tanti, tra Napoli e provincia: cinquantacinque, la scorsa notte, gli interventi dei vigili del fuoco. Nonostante gli appelli per i gravi rischi alla salute che i roghi provocano, anche nelle ultime ore l’immondizia è stata data alle fiamme, in diversi casi nel pieno centro della città. Secondo quanto conferma la centrale operativa dei vigili del fuoco, gli interventi sono stati messi in atto in strade centrali come via Riviera di Chiaia, via santa Brigida, ma anche in via De Pretis. In periferia, la zona di Pianura è tra le più colpite. Cumuli incendiati anche in provincia, soprattutto a Castellammare di Stabia e Melito.

A NAPOLI TRA PROTESTE E SCORTA ARMATA DEI MEZZI 
– Proteste e blocco della circolazione, nelle prime ore di oggi, nel centro storico di Napoli. E, intanto, è partita, la scorsa notte, la scorta armata dei compattatori che trasportano l’immondizia nei siti di trasferenza. Alcuni cittadini hanno sparpagliato l’immondizia lungo la strada provocando lo stop della circolazione delle automobili, poco dopo le cinque, in via Foria, nel centro storico. Sul posto é intervenuta la polizia mentre l’Asia ha provveduto a rimuovere i sacchetti in modo da consentire il ripristino della circolazione.

NAPOLITANO AL GOVERNO, INTERVENTO E’ URGENTE – Sull’emergenza rifiuti che attanaglia la città di Napoli è intervenuto oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, in una dichiarazione a “Il Mattino”, ha sottolineato che è “assolutamente indispensabile e urgente un intervento per l’aggravarsi della acuta e allarmante emergenza”. Il Capo dello Stato ha richiamato l’attenzione anche sulla “mancata approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, in due successive riunioni, del decreto legge che era stato predisposto”. E, infatti, al momento l’unica soluzione capace di far respirare Napoli, che annaspa tra 2300 tonnellate d’immondizia, è proprio quella che prevede il trasferimento fuori regione al quale, di fatto, la Lega ha imposto lo stop. Intanto, il sindaco De Magistris, parla dell’eventualità di un’emergenza sanitaria e avverte: “La situazione ambientale e sanitaria è grave, c’é un rischio concreto per la salute dei cittadini”. Ma il ministro della Salute Fazio, getta acqua sul fuoco e replica: “E’ estremamente improbabile anche se, è ovvio, l’emergenza va assolutamente risolta”. “Abbiamo incontrato l’Ordine dei Medici e l’Asl di Napoli – ha annunciato il sindaco di Napoli – nei prossimi giorni metteremo su una commissione di sorveglianza sanitaria”. E l’emergenza partenopea è stata oggi oggetto anche di un colloquio telefonico tra il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, e il ministro degli Esteri Franco Frattini. Nel corso della conversazione si è parlato di un’ iniziativa di coordinamento “per monitorare e favorire accordi transfrontalieri con i Paesi che hanno dato disponibilità con i loro impianti”. In sostanza si sta esplorando anche la fattibilità di portare l’immondizia napoletana all’estero. Il sindaco di Napoli, intanto, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato l’individuazione, in città, di altri due siti di trasferenza e accusato il presidente del Consiglio Berlusconi di “fregarsene di Napoli”. “Il Governo si è lavato le mani, facendo come Ponzio Pilato”, ha commentato. De Magistris, poi, è tornato anche a parlare di sabotaggi, annunciando, però, contromisure: “Chiederemo alle forze dell’ordine la scorta armata per gli autocompattatori affinché facciano il percorso di andata e ritorno per scaricare i rifiuti e ripulire la città”. Nel piano illustrato oggi dal primo cittadino, oltre ai siti di trasferenza, figurano anche isole ecologiche, e un impulso alla differenziata. De Magistris ha anche sottolineato le conseguenze dell’ “effetto roghi”: le fiamme trasformano l’immondizia in rifiuti speciali, quindi è più complicato trattarli. Ma l’insofferenza della cittadinanza, ormai, si manifesta quotidianamente: Napoli è pervasa dal cattivo odore che emanano i sacchetti abbandonati, reso ancora più penetrante dal caldo, e si susseguono le proteste con blocchi stradali e azioni di forza. Nella notte i vigili del fuoco sono stati costretti a intervenire su 64 roghi tra Napoli e provincia. L’associazione Codacons ha annunciato che presenterà una denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli in merito alla situazione. L’accordo con le altre province della Campania stipulato ieri non è ancora operativo, il sito di trasferenza di Caivano è stato reso nuovamente disponibile alla spazzatura napoletana ma rappresenta solo una “goccia d’acqua nel deserto”. I due siti di trasferenza di Acerra sono ancora “off limits” e il termovalorizzatore ieri sera ha subito una temporanea battuta d’arresto.

.

24 giugno 2011

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/06/21/visualizza_new.html_814733544.html

Lilian Thuram: Un calciatore contro il razzismo

Un calciatore contro il razzismo

ISBN: 275782032X ISBN 13: 9782757820322

Autore/i: Lilian Thuram

Editore: Points

Prezzo di copertina: € 7.80

Prezzo deastore.com (info) € 8.97

Formato: Libro

Data di pubblicazione: 12 Maggio 2011

Disponibilità (info) 10 giorni lavorativi

.

E’ stato il difensore della Francia campione del mondo. Oggi Lilian Thuram ha una seconda vita: la lotta ai pregiudizi.  Per questo ha una sua Fondazione e ha scritto un libro sull’orgoglio nero. L’intervista

.

di Alessandra Bianchi

.

Arrivai in Francia che avevo nove anni. C’era un cartone animato con due mucche, una bianca e una nera. Quella nera era depressa e stupida. Così a scuola mi chiamavano la Noiraude, il nome della mucca nera. Perché, mi dicevo, la mucca stupida deve essere quella nera?… Un ricordo di quelli che lascia il segno. E il segno lo ha lasciato in Lilian Thuram, calciatore, difensore straordinario della Francia campione del mondo, autore di “Mes étoiles noires”, un libro che vende bene, fa discutere e demolisce ogni linguaggio razzista. Perché Thuram, che ha avuto tutto nella sua carriera, non ha mai dimenticato le sue origini e il suo percorso. E ne ha fatto la missione della sua seconda vita.
.
Dopo l’addio al calcio, è impegnato nella lotta contro il razzismo con la sua Fondazione.
“L’ho creata nel 2008, quando giocavo ancora, a Barcellona. In questo momento stiamo preparando una mostra al museo Quai de Branly di Parigi che aprirà a fine autunno. E poi vado nelle scuole e incontro bambini e ragazzi di ogni età. Forniamo un supporto in Dvd che dà spiegazioni agli studenti e ai professori: uno strumento pedagogico e culturale. Credo nel potere del dialogo”.
.
In concreto?
“Partiamo da un concetto: non si nasce razzisti, lo si diventa. Il razzismo è un linguaggio che va demolito. E per farlo bisogna dare degli strumenti ai ragazzi. Occorre capire che cosa ci porta ad avere pregiudizi: sulla religione, sull’omosessualità, sul rapporto uomo-donna. I bambini non li hanno, siamo noi che glieli forniamo. Il condizionamento comincia da giovanissimi. Pensiamo al rapporto uomo-donna, è l’esempio tipico: da secoli è stabilito che l’uomo è superiore. E il nostro modo di parlare riflette questa convinzione. Del resto, l’idea dell’ugaglianza è molto recente. Le donne in Francia hanno potuto votare solo a partire dal 1944, in Italia dal 1946; in certi mestieri guadagnano meno, nei posti di potere ci sono quasi sempre uomini che hanno paura di perdere la loro posizione e quindi è difficile far cambiare loro idea. Da questo punto di vista è molto interessante la mia esperienza, quando vado a parlare nelle scuole”.
.
Racconti.
“Faccio ai ragazzi la seguente domanda: le donne sono spesso considerate inferiori e di conseguenza discriminate, volete che questa visione delle cose cambi? Che ci sia una parità? Tutta la classe risponde di sì. Una delle ultime volte che ho fatto questo giochino c’erano 14 ragazzini maschi. A quel punto ho detto: “Immaginiamo che avete il potere assoluto. Chi di voi lascia il posto a sette delle vostre compagne?” Solo tre hanno alzato la mano. Uno, non troppo convinto, l’ha sollevata a metà. Quando si tratta di essere protagonisti nel cercare di cambiare le cose, non c’è la stessa convinzione. Perché si è condizionati”.
.
Razzismo, condizionamento, linguaggio e potere vanno a braccetto?

“Certo. Il razzismo è complesso di superiorità dovuto all’ignoranza. Non c’è scambio, ognuno resta sulle sue idee, mantiene il suo linguaggio, è chiuso nelle sue paure. Non bisogna avvicinarsi all’altro, non bisogna mischiarsi. Era il concetto della razza ariana di Hitler. E si va avanti con clichés. La cosa più pericolosa è il razzismo incosciente. Quando chiedo ai ragazzi quante razze esistono, mi rispondono: “Quattro: i bianchi, i neri, i gialli, i rossi”. E’ una risposta sbagliata. Esiste una sola razza, quella umana”.
.
Il peso del passato?
“Enorme. A scuola quando si parla di neri, si parla di schiavitù. E se si studia solo in questi termini, si penserà automaticamente sempre allo stesso modo. Quanti sanno che anche i bianchi hanno conosciuto la schiavitù? E a proposito dell’importanza del linguaggio: la parola “schiavo” deriva da una regione dell’Europa, la Slavonia. Bisogna avere il coraggio di guardare la storia e capire Perché abbiamo messo gli occhiali sbagliati per leggerla”.
.
Il suo libro cerca di ristabilire questa verità?
“Ci sono personaggi di cui si ignora addirittura l’esistenza. Ecco, appunto, i neri non sono stati solo “gli schiavi” o come rispondono a scuola i ragazzi alla mia domanda “quelli che sanno ballare bene e che sono i più forti in atletica leggera”. Chi ha mai parlato dei faraoni neri, per esempio? Ho voluto chiamare uno dei miei figli Khephren, come uno dei faraoni dell’antico Egitto, proprio per dimostrare che esiste un modo più vasto di vedere la storia e che la storia del popolo nero non si ferma alla schiavitù. Ci sono stati esploratori, filosofi, scrittori, politici come Dona Beatrice (profetessa congolese del Seicento, ndr.), Aimé Césaire, Frantz Fanon”.
.
Nel calcio, però, se sei forte giochi, al di là del colore della pelle.
“Anche se ti fanno giocare perché sei bravo, non vuole dire che non ci sono i pregiudizi”.
.
Ma il messaggio di uno sportivo è più ascoltato.

“Lo sport non può risolvere tutti i problemi, ma crea legami, attira l’attenzione. Sono convinto che la maggior parte delle persone nel mondo vogliono vivere in pace tra loro. E lo sport può dare un messaggio fondamentale in questo senso. La terra è un battello dove siamo a bordo tutti insieme in mezzo al mare che è l’universo. Non ci sono più differenze: né cinesi, né congolesi, né albanesi, né francesi, né italiani. Ma solo uomini e donne che vogliono dividere delle cose e creare dei legami per andare avanti. Se il battello affonda, si affonda tutti insieme. Lo sport è importante per questo, per creare fraternità, superare le differenze legate alla nazionalità, alla religione e al colore della pelle, alle lingue”.
.
La Federcalcio francese ha evocato la possibilità di mettere quote che limiterebbero al 30 per cento l’accesso di giocatori di colore o arabi nei vivai.

“E’ assurdo. La cosa che mi fa più male è che non si può accettare di discriminare i bambini di 12 anni. E c’è chi si rifiuta di capire che tutto questo è razzismo”.
.
Crede che l’Italia sia pronta a una Nazionale multietnica come lo fu la Francia del 1998?

“Ci vuole tempo. Ma marocchini, tunisini, albanesi resteranno a vivere nel vostro Paese, e faranno parte dell’Italia”.
.
Mario Balotelli è un simbolo contraddittorio del calcio: a volte è insultato per essere di colore ma nello stesso tempo è criticato per via di certi suoi comportamenti.

“Quando ami una persona e ci litighi, non la insulti per il colore della pelle ma per quello che non va. Se si canta a Balotelli: “Un nero non è italiano”, è razzismo. Una persona deve essere giudicata per gli atteggiamenti, non per il colore della pelle. E poi, pensi: i miei figli sono nati in Italia e tifavano Italia. Si sentivano addirittura franco-italiani”.
.
Un altro problema a lei caro è quello delle banlieue. Dal 2005, anno della rivolta, è cambiato qualcosa?
“Anche questo discorso offre una riflessione su tutta la società. Di quale periferia parliamo? Ne esistono tante: quella dei ricchi, quella dei poveri? Nelle banlieue esistono più verità: ma magari si parla solo dei furti, che allontanano dal vero problema. La Francia di oggi è cambiata: c’è un misto di religioni, culture diverso da quello che per esempio c’era nel 18 secolo. I mutamenti creano difficoltà, fanno paura perché manca un linguaggio nuovo per farne fronte”.

Recentemente lei è stato in visita in Terra Santa.

“E’ ancora il problema della paura. C’è un timore, legittimo, di Israele. C’è stato Hitler con il suo concetto di razza superiore e di conseguenza sono stati sterminati sei milioni di ebrei. L’Europa l’ha permesso. Ora gli ebrei non hanno più fiducia nell’Europa. E comunque il razzismo nei loro confronti esiste sempre. Però la cosa migliore per Israele sarebbe di avere vicino uno Stato palestinese. E anche qui lo sport può aiutare. Se, per esempio, si arrivasse a far circolare liberamente gli atleti, si potrebbe arrivare a far circolare liberamente le persone in genere”.

E’ vero che Sarkozy nel 2009 le aveva proposto di entrare nel governo?

“Sì, come ministro della Diversità. Ma non mi interessa”.
Dall’11 aprile in Francia è entrata in vigore la legge che proibisce l’utilizzo del velo nei luoghi pubblici. Cosa ne pensa?
“E’ un enorme passo indietro per il mio Paese il cui motto è Libertà, Fraternità e Uguaglianza. Ma ritorniamo ancora al discorso del linguaggio. Con questa legge si vuole “stigmatizzare” certi comportamenti. Ma non penso che imprimere uno “stigma”, un marchio d’infamia, sia il modo migliore per cambiare le idee delle persone. Anzi. E’ una maniera invece per farle trincerare nella loro identità e nella paura. Un disastro”.
.
24 giugno 2011
.

GIORNATA INTERNAZIONALE – Torture nel mondo, la lista delle tragedie. Dove ancora la polizia indaga seviziando / VIDEO: Dentro Guantanamo – Le torture dei militari USA

Dentro Guantanamo – Le torture dei militari USA – (60 minutes, 2005) parte 1/2

Caricato da in data 12/apr/2010

60 minutes programma d’inchiesta dell’emittente CBS affronta il tema delle presunte torture inflitte ai prigionieri detenuti nella base di Guantanamo a Cuba

parte 2/2

GIORNATA INTERNAZIONALE

Torture nel mondo, la lista delle tragedie
Dove ancora la polizia indaga seviziando

.

Secondo Amnesty International l’80% delle torture si pratica nei paesi del G20. L’esempio del “waterboarding” utilizzato dagli Usa. Mentre in 14 paesi, come l’Afghanistan, l’Iran, l’Iraq, la Nigeria, l’Arabia Saudita, la Somalia e il Sudan, si assiste a mutilazioni e fustigazioni
di LUCA ATTANASIO

Torture nel mondo, la lista delle tragedie Dove ancora la polizia indaga seviziando

.

ROMA – Nel nostro Paese, approdano migliaia di immigrati all’anno. Molti lasciano alle spalle una vita di stenti, povertà endemiche, altri fuggono da guerre, carestie, disastri naturali. Nel migliore dei casi, qualcuno progetta per sé un futuro fatto di studio o cerca un impiego dignitoso. Ma nel mezzo delle cifre e le stime che li quantificano, tra le pieghe dei dati ufficiali, si nasconde un numero enorme di uomini e donne che giungono da noi per salvarsi la pelle, che hanno subito torture, sevizie, abusi di ogni tipo. Non pensano a un futuro migliore, ma a garantirsi il presente.

Il 40% dei rifugiati ha subito torture.
A loro è dedicata la Giornata Internazionale delle Vittime di Tortura, che ricorda l’entrata in vigore, il 26 giugno 1987, della Convenzione Contro la Tortura. Il trattato, ratificato da 145 paesi dei 200 esistenti, (192 appartenenti alle Nazioni Unite), si prefiggeva di allarmare stati e governanti su una misura tanto crudele quanto utilizzata. Sono ormai passati 24 anni, ma il fenomeno sembra ancora godere di grande attualità. Dei rifugiati che giungono in paesi europei fino al 40% è stato almeno una volta torturato. Il dato si fa ancora più inquietante se si legge che per Amnesty International 1 l’80% delle torture e dei maltrattamenti si compiono nei paesi del G20. In almeno 14 paesi, tra cui Afghanistan, Iran, Iraq, Nigeria, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, avvengono mutilazioni o fustigazioni come metodo di risarcimento giudiziario. Se prendiamo l’esempio del più popolato dei continenti, l’Asia, si può dire che a eccezione di Corea del Sud e Hong Kong, in quasi tutti gli altri paesi la tortura è considerata uno dei vari metodi di investigazione criminale.

Accordi solo sulla carta. “Quasi tutti i 200 Paesi del mondo – spiega Massimo Corti del direttivo di Acat (Azione dei Cristiani per l’Abolizione della Tortura 2) –  hanno firmato e la gran parte anche ratificato la Convenzione Mondiale contro la Tortura. Ma è semplice inchiostro su carta”. La realtà invece è che in più della metà dei Paesi si pratica sistematicamente la tortura. In alcuni viene utilizzata senza troppi infingimenti. “Basterebbe una veloce carrellata – di nuovo Corti – su Google-immagini alla voce “Tortura paesi” per avere a disposizione un campionario agghiacciante. Ci sono poi Paesi che giocano con i nomi, autorizzando i cosiddetti “interrogatori duri”, come negli USA del precedente governo, o Israele, che accetta una “forza moderata” negli interrogatori. Eufemismi dietro cui si celano, ad esempio, il cosiddetto waterboarding (annegamento controllato con secchiate d’acqua su un corpo sospeso con piedi più in alto della testa) o le “posizioni da stress” praticate dagli Stati Uniti”.

“Vennero a prendermi di notte“. E’ il racconto di Ahmed, un curdo perseguitato nel Kurdistan turco perché oppositore politico. “E mi sbatterono dentro una cella buia. I primi giorni si facevano vivi solo per picchiarmi. Usavano un bastone o mi appendevano per le braccia con una fune lasciandomi così per ore. A distanza di anni, ho ancora forti dolori agli arti superiori”. Senza affrontare la questione dei danni psicologici. Dal punto di vista sanitario, chi subisce tortura presenta un quadro clinico multiplo quanto estremamente complicato. Chi si occupa di loro deve ricorrere a interventi multispecialistici. La psicologa Adela Gutierrez del Servizio Richiedenti Protezione Internazionale, Rifugiati e Vittime di Tortura del San Gallicano-INMP 3:  “Quelli che si rivolgono al nostro servizio per richiedere asilo o protezione internazionale, hanno in stragrande maggioranza subìto torture, e i più disparati abusi. La percentuale è intorno al 90%. Nel nostro centro ci occupiamo della persona nella sua interezza mettendo a disposizione  psicologi, psicoterapeuti, medici, sociologi, antropologi e mediatori culturali”.

Gli incubi di Shirin. “Non dormo più una notte intera, faccio incubi di continuo” dice Shirin, una ragazza iraniana fuggita dalle torture della polizia segreta, mentre mi mostra le stimmate lasciatele sui palmi delle mani dal fil di ferro che gli sgherri usavano per picchiarla sulle mani aperte e legate. “Sono scappata con mia figlia di appena sei anni perché prima o poi avrebbero fatto fuori me e lei”. “Lo chiamiamo KGB – Knar è fuggita dall’Armenia sconvolta dagli scontri politici seguiti alle elezioni del 2008 – è il servizio segreto della polizia. Al termine della grande manifestazione del 1 marzo 2008, hanno cominciato a sparare e poi ci hanno caricato in massa su camion. Io e mia figlia, di 17 anni, siamo finite in una grossa cella assieme ad una cinquantina di altre persone, negli scantinati di un palazzo al centro di Yerevan. Siamo rimaste lì tre giorni”. Una discesa negli abissi con interrogatori ogni 8 ore – anche alla ragazza – e botte con bastoni sulla schiena e sulle gambe.

L’inferno qui in terra. Le torture quando avvengono nel paese di origine sono di tipo “istituzionalizzato” ad opera di governi, polizie, eserciti. Altre avvengono in casa. Ma spesso, si perpetrano nei paesi di transito. “Quelli che arrivano dal mare – aggiunge Gutierrez – passano in grandissima parte per Sudan e Libia.  Quasi tutti riportano di gravissime torture e sevizie di ogni tipo, fin dal primo momento in cui mettono piede in questi paesi. Racconti agghiaccianti, abusi inenarrabili. ” Sono passata per il Sudan – mi dice ancora sconvolta Yergalum, una donna etiope di nemmeno 30 anni – e ho subìto molte violenze, poi ho trascorso dieci giorni nel deserto del Sahara dove sono arrivata a una passo dalla morte. Alla fine sono giunta in Libia”. Il tratto più duro di questa infinita odissea?” “Il prete copto del mio villaggio, diceva sempre che l’inferno esiste già sulla terra. Aveva ragione, è in Libia”.

Le varie forme del supplizio. A scorrere l’elenco ufficiale dei metodi di tortura classificati, si resta senza fiato. Percosse gravi; sospensione; tortura del freddo, caldo; camminare su oggetti taglienti; tortura dei denti, delle orecchie, delle unghie; l’elicottero (appesi a un grossa pala di ventilatore); elettricità; esecuzione simulata; deprivazione sensoriale, percettiva, sociale, dei bisogni elementari; stupro; costrizione in posizione (a volte la persona è cosparsa di sostanze che attirano animali). L’elenco è molto più lungo e crudele e quando si arriva a leggere la descrizione delle torture inflitte ai bambini – in 50 paesi del mondo riguardano anche loro – si preferisce immaginare. Disturbi post traumatici, gravi disturbi del sonno, depressioni, pensieri suicidi, manie di persecuzione, allucinazioni; sono questi i problemi più frequenti da esiti di tortura, riscontrati a un esame oggettivo degli uomini e le donne che si rivolgono ai centri di ascolto. Una lista di tragedie che non lascia dubbi.

Negli inferi per salvare almeno qualcuno. Dubbi, invece, ne lasciano gli occhi delle donne, degli uomini, dei ragazzini intervistati. Ti restano addosso, fissi, ti squassano la coscienza, agitata tra mille domande. Quell’uomo della tua stessa età, col tuo stesso numero di figli e le stesse attese, quella giovane donna, uguale a tua sorella, quella ragazzina, con la stessa felpa di tua figlia, che ama la stessa musica, perché? Difficile, forse impossibile trovare risposte. Per cercarle, quelli del San Gallicano, dell’ACAT o di centinaia di altre associazioni,oltre ad Amnesty International, scendono ogni giorno negli inferi e riemergono portando fuori qualcuno per mano.

.

24 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/24/news/torture_nel_mondo_la_lunga_lista_di_tragedie_dove_ancora_la_polizia_indaga_seviziando-18180089/?rss

Siria, proteste in tutto il paese, uccisi 15 manifestanti / VIDEO: Syrian refugees tell of ordeal / HYPOCRISY US

Syrian refugees tell of ordeal

Caricato da in data 23/giu/2011

June 24 – Syrians fleeing a village stormed by troops in a military crackdown speak about their experience after taking refuge in Turkey. Paul Chapman reports.

HYPOCRISY US Removed Iraqi Dictator But Supports Dictators Like Saleh;No Replacement Ready Of

Caricato da in data 23/giu/2011

How To Go To Heaven: http://www.jesus-is-savior.com/how_to_be_saved.htm
http://www.informationclearinghouse.info/article27502.htm
Where’s the American Outrage Against U.S. Support of Dictatorships?

By Jacob G. Hornberger

February 17, 2011 “fff” — Once it became clear that Egypt’s dictator Hosni Mubarak was on the way out, U.S. officials quickly shifted gears and took the side of the demonstrators, the people who had suffered for 30 years under the brutal Mubarak dictatorship. U.S. officials even offered their guidance for moving Egypt toward a democratic political system.

Of course, all this pro-democracy hoopla was designed to disguise the fact that the U.S. government has been the prime partner and enabler of this brutal dictatorship for the entire 30 years under which the Egyptian people have suffered. It has been the U.S. government that has been providing the $60 billion in U.S. taxpayer money to Mubarak and his henchmen in the Egyptian military and secret police. It has been the U.S. government that has been paying the salaries of Egypt’s jailors and torturers for the past three decades. It is the U.S. military that has been training the Egyptian military.

In fact, it’s actually worse than that. Believe it or not, U.S. officials actually cut a deal with Egypt’s torturers to torture people on behalf of the U.S. government. The deal called for the U.S. government to bring people into Egypt, where they would be tortured for information or confession, with the understanding that Mubarak would publicly deny that the prisoners would be tortured.

In that way, U.S. officials could proclaim, “We’re shocked that our prisoner has been tortured because they promised that they wouldn’t torture him.” Of course, it was all a sham, one that would enable U.S. officials to deceitfully express shock over the torture, acquire the information or confession with torture, and then secretly thank their Egyptian partners for employing their torture expertise on their behalf. The torture deal was a testament to the U.S. government’s partnerships with dictatorships.

Supporters of the U.S. Empire might respond, “But Jacob, the U.S. government’s longtime support of the Mubarak dictatorship is an exception because the U.S. government is an exceptional government.”

Well, then explain this paragraph from an article about Yemen in yesterday’s New York Times: “Yemen, one of the poorest nations in the Middle East, has become a cause of concern for the United States as the protests have spread because Mr. Saleh has supported the fight against the Yemeni branch of Al Qaeda.”

In other words, here’s another U.S.-supported dictator in the Middle East, one who has been in power as long as Mubarak—30 years! And the U.S. government, which pro-empire advocates say is exceptional, has been partnering with him, just as it did with Mubarak.

What’s the rationale for the U.S. government’s support of this brutal dictatorship in Yemen? The Yemen dictator has served as a loyal partner in the U.S. Empire’s war on terrorism against al Qaeda. And, as everyone knows, the war on terrorism trumps everything else. As in Egypt, Tunisia, and elsewhere, it doesn’t matter how much U.S.-supported dictators oppress, torture, rape, and brutalize their own people. All that matters is that they are loyal members of the Empire, especially when it comes to the war on terrorism.

The irony, of course, is that it is the U.S. Empire’s support of dictatorships in the Middle East that is one of the principal motivations of al Qaeda and other anti-American groups in the Middle East (along with the U.S. Empire’s presence and meddling in the Middle East, including its unconditional financial and military support of the Israeli government).

So, the U.S. government supports the brutal dictatorships that oppress their own people, which inspires anger and rage not only against the dictatorship but also against the United States, which the U.S. government then uses as a justification for its support of the dictatorship. How’s that for empire logic? And when that anger and hatred materializes in terrorist retaliation against the United States, U.S. officials then use that to justify the same type of anti-terrorist measures against the American people that are employed in the brutal dictatorships that
LINK FOR REST

General David Petraeus Carter Ham Secretary Defense Robert Bob Gates Chairman Joint Staff Michael Mike Mullen Alex Jones Gerald Celente Rand Ron Paul Craig Roberts Webster Tarpley Wayne Madsen Judge Andrew Napolitano Rachel Maddow WikiLeaks Julian Assange Peter Schiff John Pilger Stossel Jon Stewart Stephen Colbert Rush Limbaugh Max Keiser Chris Matthew David Icke Mike Rivero Jeff Rense Ahmadinejad Hugo Chavez North Korea Vladimir Putin China Secessionist Blackwater Xe Rush Limbaugh Michael Savage Glenn Beck Michel Chossudovsky Zbigniew Brzezinski Conspiracy Theory Jesse Ventura Economic Financial Collapse Dollar

Siria, proteste in tutto il paese, uccisi 15 manifestanti

.

Photo

Il presidente siriano Bashar al-Assad durante il suo discorso alla nazione.

REUTERS/Syrian TV via Reuters TV

.

AMMAN (Reuters) – Decine di migliaia di persone hanno manifestato oggi in tutta la Siria per chiedere la fine del regime e denunciare gli attacchi da parte dell’esercito, incaricato di reprimere le rivolte filo- democratiche. Nel corso delle proteste 15 persone sono rimaste uccise, dicono testimoni e attivisti.

I Comitati di coordinamento locale, uno dei principali gruppi siriani per i diritti umani, ha riferito di essere in possesso dei nominativi di 14 civili uccisi tra Homs, città della Siria centrale, Kiswa, a sud di Damasco, e Barzeh, quartiere residenziale della capitale.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, invece, ha detto che un contestatore è stato ucciso anche a Qusair, città che si trova ad ovest di Homs, vicino al confine con il Libano.

Un testimone ha raccontato che cecchini hanno ucciso almeno tre contestatori a Barzeh mentre sparavano contro i manifestanti che invocavano la fine del regime.

“La ‘Amn’ (la polizia politica) ha lanciato gas lacrimogeni. Poi hanno cominciato a sparare dai tetti, mentre continuavano gli slogan contro Assad. Tre giovani sono stati uccisi e ho visto persone colpite alla testa e al petto”, ha detto un residente di Barzeh, che ha detto di chiamarsi Hussam.

Secondo attivisti e testimoni, sono decine di migliaia le persone che oggi hanno protestato in tutto il Paese, dove da 13 settimane i manifestanti chiedono la fine del governo di Assad.

“Di’ al mondo che Bashar (al-Assad) è privo di legittimità”, hanno gridato diverse migliaia di contestatori a Irbin, quartiere di Damasco, ha riferito un testimone oculare, con le grida che riecheggiavano al telefono.

A Homs e Hama, città della Siria centrale, i contestatori hanno gridato “la gente vuole la caduta del regime”, mentre a Deraa, culla della rivolta, i manifestanti hanno mostrato striscioni di rifiuto nei confronti della vaga promessa di dialogo fatta dal presidente Assad in un discorso questa settimana.

Proteste simili sono scoppiate lungo la costa, a Deir al-Zor e Qamishli, provincie orientali, e lungo il confine con la zona sunnita dell’Iraq.

CLINTON: USA PREOCCUPATI

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto oggi che gli Stati Uniti sono preoccupati per le notizie secondo cui la Siria sta concentrando i suoi soldati vicino al confine con la Turchia – mossa che potrebbe far degenerare la crisi nella zona – e ne stanno parlando con i dirigenti turchi.

Le truppe siriane sono state schierate vicino al confine turco, secondo quanto riferito da testimoni, acuendo le tensioni con Ankara.

La Turchia ha fatto sapere che i responsabili degli Esteri dei due paesi si sono consultati al telefono e che l’ambasciatore siriano ad Ankara è stato in seguito convocato dal ministero degli Esteri.

Clinton ha precisato che la decisione della Siria di circondare e prendere di mira la città di Khirbat al-Joz, a soli 500 metri dal confine con la Turchia, segna una nuova preoccupante fase nei tentativi di Damasco di sedare le proteste anti-governative.

“Se fosse vero, quest’azione così aggressiva potrebbe solo esacerbare la già difficile situazione dei rifugiati in Siria”, ha detto Clinton.

“Se le forze siriane non cesseranno subito i loro attacchi e le loro provocazioni assisteremo a un’escalation del conflitto nella zona”.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

.

24 giugno 2011

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE75N0CM20110624?sp=true

Rifiuti, il governo pronto al decreto. La Lega: niente trucchi o volano sedie

L’ANNUNCIO – Napolitano insiste: «Impegno duro»

fonte immagine

Rifiuti, il governo pronto al decreto
La Lega: niente trucchi o volano sedie

Ma Calderoli avvisa: «Non accetteremo truffe, il Cavaliere lo sa»

.

I vigili sgomberano le strade dai rifiuti (Ansa)
I vigili sgomberano le strade dai rifiuti (Ansa)

ROMA – «Sì certamente. Affronteremo il problema che è già sul tavolo da diversi giorni cercando le soluzioni più appropriate». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio Ue, rispondendo a chi gli chiede se al prossimo Consiglio dei ministri sarà discusso anche un decreto per l’emergenza rifiuti a Napoli. Il decreto sui rifiuti approderà in Cdm probabilmente martedì.

CALDEROLI – Ma la Lega non è d’accordo. «Su una cosa vogliamo essere chiari, sulla questione rifiuti non accetteremo decreti truffa, sennò volano le sedie, lo abbiamo detto a Berlusconi e a Letta» ha detto il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, interpellato dall’Ansa. «Nessuno pensi di usare trucchi o truffe – ha aggiunto il ministro – altrimenti la risposta che daremo sarà la stessa che abbiamo già dato. Al momento non abbiamo visto alcun testo, ci hanno solo detto che c’è l’emergenza rifiuti ma di cose scritte, di testi, non ne abbiamo visti».

NAPOLITANO – In precedenza anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è tornato sull’argomento a margine degli incontri istituzionali a Lubiana per celebrare il ventennale dell’indipendenza slovena. Liberare Napoli dai rifiuti «è un impegno molto duro e non di breve periodo» ha detto ai cronisti che gli chiedevano se si aspettasse qualche sorpresa da Napoli. Napolitano ha poi aggiunto: «Sì, liberare la città dalla “monnezza”».

PRESTIGIACOMO – E dopo l’appello del presidente della Repubblica, il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo annuncia un intervento straordinario. In particolare, il governo punta ad agevolare il trasferimento dei rifiuti napoletani in altre regioni. L’annuncio di Prestigiacomo si associa alla nota congiunta del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, venerdì a Roma nella sede del dicastero di Largo Goldoni.

IL PIANO DI GOVERNO E COMUNE – Prima dell’annuncio di Berlusconi, il sindaco di Napoli, De Magistris, ha convenuto con la Prestigiacomo sull’opportunità che la questione rifiuti venga risolta dagli enti locali, attraverso il ritorno alle procedure ordinarie senza far ricorso a nuove procedure emergenziali. Il governo offrirà comunque un sopporto nelle fasi di transizione, e soprattutto per uscire dalla lunga emergenza degli anni scorsi. «La Campania può e deve farcela da sola», ha commentato il sindaco appena eletto al posto di Rosa Iervolino.

LA DIFFERENZIATA – Nel corso dell’incontro si è parlato anche dei fondi per promuovere la raccolta differenziata, elemento essenziale e decisivo per innescare un corretto ciclo dei rifiuti, per ridurre le quantità da smaltire. Il ministro ha assicurato che si adopererà affinchè al più presto da parte della Regione vengano ripartiti i 150 milioni di euro che sono stati assegnati alla Campania e quindi in quota parte anche a Napoli per gli impianti intermedi e, appunto, per la raccolta differenziata.

.

Redazione online
24 giugno 2011
fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_24/napoli-rifiuti-ambiente_992b9b60-9e55-11e0-b150-aadf3d02a302.shtml

La ‘nuova’ loggia: le mani di CL sulla P4

La ‘nuova’ loggia: le mani di CL sulla P4

.

https://i1.wp.com/www.articolo10.com/wp-content/uploads/2011/06/20110616_bisignani-400x300.jpg

.

Il legame “storico” tra Bisignani e Letta, gli appalti di Policoro e la lista Formigoni alle regionali del 2010. Tutti gli incroci tra Comunione e Liberazione e la loggia P4

.

L’ombra di Comunione e Liberazione sulla “nuova” Loggia.Quella che fino a qualche giorno fa era solo un’ipotesi senza fondamento sembra trovare sempre più riscontri nell’indagine sulla P4.L’indagine dei pm Woodcock e Curcio sta lentamente alzando il velo sul coinvolgimento di esponenti del movimento fino ad ora considerato estraneo. Ma andiamo con ordine. L’indagine ha portato finora all’arresto dell’imprenditore Luigi Bisignani e del deputato Alfonso Papa.

Secondo gli inquirenti, Alfonso Papa avrebbe rivelato a Bisignani informazioni coperte da segreto di indagine su procedimenti penali a carico di Mauro Masi, Gianni Letta e Denis Verdini. Del primo si è detto e scritto già tutto durante le sue ultime settimane da dirigente RAI. Concentriamoci allora su Letta e Verdini, due figure chiave legate a filo doppio sia a Bisignani che a CL.

Partiamo dal sottosegretario di Stato. Appena è uscito il suo nome, Gianni Letta si è detto estraneo ai fatti: “Non so cosa Papa possa aver acquisito su di me, cado dalle nuvole. Non ho mai parlato con lui di presunte inchieste a mio carico, non sapevo nemmeno che esistessero.”

Le inchieste esistono. Eccome. Dal novembre 2008, Gianni Letta risulta indagato per i reati di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e truffa aggravata. L’accusa? Favori per l’affidamento dell’appalto per il centro di assistenza per richiedenti asilo (CARA) di Policoro alla holding “La Cascina”.

“La Cascina” è il consorzio delle cooperative legate a Comunione e Liberazione. Il presidente della holding è Angelo Chiorazzo. Il nome vi è nuovo? Anch’egli compare nel registro degli indagati legati alla P4.

Chiudiamo il cerchio con Denis Verdini. Ricorderete le polemiche legate alla lista civica “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni nel corso delle regionali del marzo 2010. Nel luglio dello stesso anno vennero arrestati Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, con l’accusa di aver esercitato pressioni per la riammissione della lista Formigoni, successivamente eletto governatore della regione.

Ebbene, l’incontro tra Carboni, Martino e Dell’Utri del 23 settembre 2009 – elemento chiave al centro dell’inchiesta – si tenne proprio presso l’abitazione di Denis Verdini.

Una serie di coincidenze? Difficile, ma possibile. Quel che è certo è che, giorno dopo giorno, CL e la P4 somigliano sempre più alle due facce della stessa medaglia, anima e corpo della massoneria italiana.

.

17 giugno 2011

fonte:  http://www.articolo10.com/le-mani-di-cl-sulla-p4/

LA LETTERA – “Il tempo stringe: cambiamo la legge elettorale”

LA LETTERA

“Il tempo stringe: cambiamo
la legge elettorale”

fonte immagine

.

Augusto BARBERA, Arturo PARISI, Mario SEGNI

.

Caro direttore,
non conosciamo gli autori di “Valigia blu”, ma vogliamo congratularci con loro. La battaglia contro il”Porcellum” è sacrosanta. E’ assurdo che il cittadino, che ormai in Italia può scegliere il sindaco, il governatore, e che vota per il governo, non possa scegliersi il deputato o il senatore, e debba avallare una decisione  del capopartito. Ne siamo tanto convinti che qualche anno fa, assieme ad un nutrito gruppo, abbiamo promosso un referendum per smantellare questa legge infame. Perdemmo, purtroppo, ma la battaglia era giustissima e vogliamo continuarla.

DAVANTI AL PARLAMENTO: IL VIDEO 1

E il momento è questo. Siamo entrati nell’ultima parte della legislatura. Per cambiare la legge elettorale prima del voto ci sono al massimo  due anni scarsi. Un soffio, con la lentezza del Parlamento e con tutte le cose da fare. Ma la cosa è possibile se ci impegniamo. C’è una proposta di legge, già firmata da centocinquanta parlamentari, che cancella la “porcata” e ripristina la legge voluta dai cittadini col referendum del 93, per cui in ogni collegio viene eletto il più votato. E’ il sistema inglese, della più vecchia democrazia del mondo, e anche da noi ha funzionato egregiamente. E’ una legge di due articoli, semplicissima, che può essere approvata in un lampo. Ma da due anni è chiusa in un cassetto.

Coraggio amici, costringiamo il Parlamento  a discuterla, se qualcuno ha idee migliori si faccia avanti, ma non lasciamo le cose come stanno. L’Italia si è svegliata, ha voglia di cambiare, il cittadino vuole riprendersi i suoi diritti. E’ il momento di mobilitarsi. Perciò amici di “Valigia blu” continuate. E vedrete che la prossima volta, dentro e fuori il Parlamento, saremo in tanti.

Augusto BARBERA, Arturo PARISI, Mario SEGNI

.

24 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/06/24/news/il_tempo_stringe_cambiamo_la_legge_elettorale-18176752/?rss