GIORNATA INTERNAZIONALE – Torture nel mondo, la lista delle tragedie. Dove ancora la polizia indaga seviziando / VIDEO: Dentro Guantanamo – Le torture dei militari USA

Dentro Guantanamo – Le torture dei militari USA – (60 minutes, 2005) parte 1/2

Caricato da in data 12/apr/2010

60 minutes programma d’inchiesta dell’emittente CBS affronta il tema delle presunte torture inflitte ai prigionieri detenuti nella base di Guantanamo a Cuba

parte 2/2

GIORNATA INTERNAZIONALE

Torture nel mondo, la lista delle tragedie
Dove ancora la polizia indaga seviziando

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Secondo Amnesty International l’80% delle torture si pratica nei paesi del G20. L’esempio del “waterboarding” utilizzato dagli Usa. Mentre in 14 paesi, come l’Afghanistan, l’Iran, l’Iraq, la Nigeria, l’Arabia Saudita, la Somalia e il Sudan, si assiste a mutilazioni e fustigazioni
di LUCA ATTANASIO

Torture nel mondo, la lista delle tragedie Dove ancora la polizia indaga seviziando

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ROMA – Nel nostro Paese, approdano migliaia di immigrati all’anno. Molti lasciano alle spalle una vita di stenti, povertà endemiche, altri fuggono da guerre, carestie, disastri naturali. Nel migliore dei casi, qualcuno progetta per sé un futuro fatto di studio o cerca un impiego dignitoso. Ma nel mezzo delle cifre e le stime che li quantificano, tra le pieghe dei dati ufficiali, si nasconde un numero enorme di uomini e donne che giungono da noi per salvarsi la pelle, che hanno subito torture, sevizie, abusi di ogni tipo. Non pensano a un futuro migliore, ma a garantirsi il presente.

Il 40% dei rifugiati ha subito torture.
A loro è dedicata la Giornata Internazionale delle Vittime di Tortura, che ricorda l’entrata in vigore, il 26 giugno 1987, della Convenzione Contro la Tortura. Il trattato, ratificato da 145 paesi dei 200 esistenti, (192 appartenenti alle Nazioni Unite), si prefiggeva di allarmare stati e governanti su una misura tanto crudele quanto utilizzata. Sono ormai passati 24 anni, ma il fenomeno sembra ancora godere di grande attualità. Dei rifugiati che giungono in paesi europei fino al 40% è stato almeno una volta torturato. Il dato si fa ancora più inquietante se si legge che per Amnesty International 1 l’80% delle torture e dei maltrattamenti si compiono nei paesi del G20. In almeno 14 paesi, tra cui Afghanistan, Iran, Iraq, Nigeria, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, avvengono mutilazioni o fustigazioni come metodo di risarcimento giudiziario. Se prendiamo l’esempio del più popolato dei continenti, l’Asia, si può dire che a eccezione di Corea del Sud e Hong Kong, in quasi tutti gli altri paesi la tortura è considerata uno dei vari metodi di investigazione criminale.

Accordi solo sulla carta. “Quasi tutti i 200 Paesi del mondo – spiega Massimo Corti del direttivo di Acat (Azione dei Cristiani per l’Abolizione della Tortura 2) –  hanno firmato e la gran parte anche ratificato la Convenzione Mondiale contro la Tortura. Ma è semplice inchiostro su carta”. La realtà invece è che in più della metà dei Paesi si pratica sistematicamente la tortura. In alcuni viene utilizzata senza troppi infingimenti. “Basterebbe una veloce carrellata – di nuovo Corti – su Google-immagini alla voce “Tortura paesi” per avere a disposizione un campionario agghiacciante. Ci sono poi Paesi che giocano con i nomi, autorizzando i cosiddetti “interrogatori duri”, come negli USA del precedente governo, o Israele, che accetta una “forza moderata” negli interrogatori. Eufemismi dietro cui si celano, ad esempio, il cosiddetto waterboarding (annegamento controllato con secchiate d’acqua su un corpo sospeso con piedi più in alto della testa) o le “posizioni da stress” praticate dagli Stati Uniti”.

“Vennero a prendermi di notte“. E’ il racconto di Ahmed, un curdo perseguitato nel Kurdistan turco perché oppositore politico. “E mi sbatterono dentro una cella buia. I primi giorni si facevano vivi solo per picchiarmi. Usavano un bastone o mi appendevano per le braccia con una fune lasciandomi così per ore. A distanza di anni, ho ancora forti dolori agli arti superiori”. Senza affrontare la questione dei danni psicologici. Dal punto di vista sanitario, chi subisce tortura presenta un quadro clinico multiplo quanto estremamente complicato. Chi si occupa di loro deve ricorrere a interventi multispecialistici. La psicologa Adela Gutierrez del Servizio Richiedenti Protezione Internazionale, Rifugiati e Vittime di Tortura del San Gallicano-INMP 3:  “Quelli che si rivolgono al nostro servizio per richiedere asilo o protezione internazionale, hanno in stragrande maggioranza subìto torture, e i più disparati abusi. La percentuale è intorno al 90%. Nel nostro centro ci occupiamo della persona nella sua interezza mettendo a disposizione  psicologi, psicoterapeuti, medici, sociologi, antropologi e mediatori culturali”.

Gli incubi di Shirin. “Non dormo più una notte intera, faccio incubi di continuo” dice Shirin, una ragazza iraniana fuggita dalle torture della polizia segreta, mentre mi mostra le stimmate lasciatele sui palmi delle mani dal fil di ferro che gli sgherri usavano per picchiarla sulle mani aperte e legate. “Sono scappata con mia figlia di appena sei anni perché prima o poi avrebbero fatto fuori me e lei”. “Lo chiamiamo KGB – Knar è fuggita dall’Armenia sconvolta dagli scontri politici seguiti alle elezioni del 2008 – è il servizio segreto della polizia. Al termine della grande manifestazione del 1 marzo 2008, hanno cominciato a sparare e poi ci hanno caricato in massa su camion. Io e mia figlia, di 17 anni, siamo finite in una grossa cella assieme ad una cinquantina di altre persone, negli scantinati di un palazzo al centro di Yerevan. Siamo rimaste lì tre giorni”. Una discesa negli abissi con interrogatori ogni 8 ore – anche alla ragazza – e botte con bastoni sulla schiena e sulle gambe.

L’inferno qui in terra. Le torture quando avvengono nel paese di origine sono di tipo “istituzionalizzato” ad opera di governi, polizie, eserciti. Altre avvengono in casa. Ma spesso, si perpetrano nei paesi di transito. “Quelli che arrivano dal mare – aggiunge Gutierrez – passano in grandissima parte per Sudan e Libia.  Quasi tutti riportano di gravissime torture e sevizie di ogni tipo, fin dal primo momento in cui mettono piede in questi paesi. Racconti agghiaccianti, abusi inenarrabili. ” Sono passata per il Sudan – mi dice ancora sconvolta Yergalum, una donna etiope di nemmeno 30 anni – e ho subìto molte violenze, poi ho trascorso dieci giorni nel deserto del Sahara dove sono arrivata a una passo dalla morte. Alla fine sono giunta in Libia”. Il tratto più duro di questa infinita odissea?” “Il prete copto del mio villaggio, diceva sempre che l’inferno esiste già sulla terra. Aveva ragione, è in Libia”.

Le varie forme del supplizio. A scorrere l’elenco ufficiale dei metodi di tortura classificati, si resta senza fiato. Percosse gravi; sospensione; tortura del freddo, caldo; camminare su oggetti taglienti; tortura dei denti, delle orecchie, delle unghie; l’elicottero (appesi a un grossa pala di ventilatore); elettricità; esecuzione simulata; deprivazione sensoriale, percettiva, sociale, dei bisogni elementari; stupro; costrizione in posizione (a volte la persona è cosparsa di sostanze che attirano animali). L’elenco è molto più lungo e crudele e quando si arriva a leggere la descrizione delle torture inflitte ai bambini – in 50 paesi del mondo riguardano anche loro – si preferisce immaginare. Disturbi post traumatici, gravi disturbi del sonno, depressioni, pensieri suicidi, manie di persecuzione, allucinazioni; sono questi i problemi più frequenti da esiti di tortura, riscontrati a un esame oggettivo degli uomini e le donne che si rivolgono ai centri di ascolto. Una lista di tragedie che non lascia dubbi.

Negli inferi per salvare almeno qualcuno. Dubbi, invece, ne lasciano gli occhi delle donne, degli uomini, dei ragazzini intervistati. Ti restano addosso, fissi, ti squassano la coscienza, agitata tra mille domande. Quell’uomo della tua stessa età, col tuo stesso numero di figli e le stesse attese, quella giovane donna, uguale a tua sorella, quella ragazzina, con la stessa felpa di tua figlia, che ama la stessa musica, perché? Difficile, forse impossibile trovare risposte. Per cercarle, quelli del San Gallicano, dell’ACAT o di centinaia di altre associazioni,oltre ad Amnesty International, scendono ogni giorno negli inferi e riemergono portando fuori qualcuno per mano.

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24 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/06/24/news/torture_nel_mondo_la_lunga_lista_di_tragedie_dove_ancora_la_polizia_indaga_seviziando-18180089/?rss

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