Archivio | giugno 25, 2011

P4, indagato il generale Adinolfi, numero 2 della Guardia di Finanza

Per Adinolfi accusa di rivelazione di segreto

P4, indagato generale della Guardia di Finanza

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Il generale Adinolfi, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto arrivare – tramite un’altra persona – notizie riservate sull’inchiesta a Luigi Bisignani, principale indagato per la P4

Michele AdinolfiMichele Adinolfi

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Roma, 25-06-2011

Il capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, generale Michele Adinolfi, e’ indagato dalla procura di Napoli nell’inchiesta P4. I reati ipotizzati nei confronti dell’alto ufficiale sono rivelazione di segreto e favoreggiamento personale.

Il generale Adinolfi, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto arrivare – tramite un’altra persona – notizie riservate sull’inchiesta a Luigi Bisignani, principale indagato per la P4: notizie che gli sarebbero arrivate da un altro generale della Gdf, il comandante interregionale dell’Italia meridionale Vito Bardi, in servizio a Napoli, anche lui indagato e che ha chiesto che si proceda per calunnia nei confronti di Bisignani e di eventuali altre persone che lo accusano.

Il nome del generale Adinolfi sarebbe emerso nel corso di un interrogatorio al deputato del Pdl Marco Milanese da parte dei magistrati titolari dell’inchiesta. Il generale e’ stato gia’ interrogato dai pm e, secondo quanto si apprende, avrebbe negato ogni addebito. Successivamente tra i due vi sarebbe stato anche un confronto.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=154117

BARI – Bari, operaio suicida dal Comune: “Non ne posso più di questa mafia”

Bari, operaio suicida dal Comune: “Non ne posso più di questa mafia”

Il sindaco: «Indagheremo»

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BARI – Un operaio della società Multiservizi di Bari si è suicidato questa mattina buttandosi dal balcone di un ufficio comunale. L’uomo ha lasciando un biglietto in cui spiega: «Non ce la faccio più di questa mafia». Lo ha reso noto sul suo profilo Facebook il sindaco di Bari, Michele Emiliano, che ha annunciato di avere disposto «un’indagine approfondita perchè i fatti potrebbero essere collegati alla difficile situazione ambientale dell’azienda».

L’operaio era addetto ai controlli serali degli uffici comunali e all’alba si è lanciato da un ballatoio dal sesto piano dell’ufficio Lavori pubblici. La Multiservizi è una società mista fra Comune di Bari e Italia Lavoro. «Non lasceremo sola la famiglia, ricercare fino in fondo le possibili cause di questo gesto», scrive Emiliano su Facebook che esprime cordoglio ai familiari dell’uomo e ai suoi compagni di lavoro. «Ricordo a questi ultimi – conclude – che sono sempre a loro disposizione anche solo per parlare un pò tra noi. Sono molto addolorato».

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25 giugno 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/408740/

Siria, esercito sconfina ancora in Turchia. Centinaia in fuga verso il Libano / VIDEO: Deadly clashes in Syria

Deadly clashes in Syria

Caricato da in data 25/giu/2011

A Syrian activist group said fighting across several cities Friday left a total of 20 anti-government protesters dead.
Activist group: 20 anti-government protesters killed across Syria
CNN reporter, briefly in Syria, hears ‘horror’ stories

Siria, esercito sconfina ancora in Turchia
Centinaia in fuga verso il Libano

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ROMA – L’esercito siriano, appoggiato da carri armati e da mezzi di trasporto, è entrato oggi nel villaggio di al-Najia, nei pressi della città di Jisr al-Choughour, al confine con la Turchia. Lo riferisce il capo dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, Rami Abdel Rahmane. «L’esercito è entrato nel villaggio di al-Najia, sulla strada tra Latakia e Jisr al-Choughour», ha indicato Rahmane. L’operazione «rientra nel quadro del dispiegamento dei militari siriani nel governatorato di Idleb».

AI Jazeera: centinaia di siriani in fuga in Libano. Intanto centinaia di cittadini siriani, alcuni dei quali sono stati ricoverati nell’ospedale di Akkar con ferite d’arma da fuoco, hanno oltrepassato oggi il confine con il Libano in cerca di un rifugio in seguito al perdurare delle violenze nel loro Paese. Lo riferisce una fonte della sicurezza libanese citata dal sito web di Al Jazeera, precisando che gli arrivi al confine sono iniziati dopo che ieri le forze della sicurezza del presidente Bashar al-Assad ieri avevano aperto il fuoco contro i manifestanti, uccidendo 20 persone tra cui due bambini di 12 e 13 anni. La maggior parte delle vittime si è registrata nei dintori di Damasco, a Barzeh, e nel sobborgo di Al Kaswa, come riferiscono i comitati locali di coordinamento delle proteste anti-governative. Secondo le organizzazioni per i diritti umani siriane, sono circa 1.400 le persone uccise da quando è iniziata la rivolta contro il regime di Assad il 18 marzo a Daraa.

Il Libano tra maggio e giugno è stato meta dei viaggi della speranza di migliaia di profughi siriani. La recente repressione militare nel nord ovest della Siria ha invece fatto sì che oltre 11.700 rifugiati si trasferissero nei campi allestiti in Turchia.

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25 giugno 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=153920&sez=HOME_NELMONDO

RICOVERATO A CUBA – Il mistero di Hugo Chavez: sarebbe in gravi condizioni

VENEZUELA

Il mistero di Hugo Chavez: sarebbe in gravi condizioni

A supporter of Venezuela's President Hugo Chavez holds up a sign that reads in Spanish "I want my commander recovered. Rest." during a gathering to wish him a a quick recovery in Caracas, Venezuela, Sunday June 12, 2011. Chavez is recovering well after undergoing surgery on Friday in Cuba for a pelvic abscess, according to Venezuela's Vice President Rafael Ramirez. (AP Photo/Ariana Cubillos)

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Soffrirebbe di tumore alla prostata: ricoverato a Cuba, sarebbe stato raggiunto da moglie e figlia

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Hugo Chávez. tra Fidel (sin.) e Raul Castro
Hugo Chávez. tra Fidel (sin.) e Raul Castro

RIO DE JANEIRO – Sarebbero critiche le condizioni di salute del presidente venezuelano Hugo Chávez, ricoverato dall’inizio di giugno in un ospedale a Cuba. Lo sostiene il sito del quotidiano in spagnolo di Miami Nuevo Herald, solitamemente ben informato sulle vicende della vicina isola caraibica. Fonti dell’intelligence Usa citate dal giornale parlano di “quadro clinico critico”, anche se non grave. E riportano, senza confermarla, la voce che circola da giorni in Venezuela, secondo cui Chávez soffrirebbe di un tumore alla prostata, che sarebbe già stato operato.

TRA FIDEL E RAUL Nei giorni scorsi da Cuba era stata diffusa una foto, che mostrava Chávez in tuta sportiva tra Fidel e Raul Castro. Il lungo silenzio del leader bolivariano è stato poi interrotto ieri da tre brevi messaggi su Twitter, in occasione di una festa patriottica venezuelana, ma senza alcun riferimento alle proprie condizioni di salute. Secondo la versione ufficiale del governo di Caracas, Chávez è stato operato d’urgenza a Cuba per un ascesso pubico lo scorso 10 giugno. Tornerà in Venezuela in pochi giorni, si disse. Qualche ora dopo, invece, il Parlamento emanò un decreto d’urgenza per permettere al presidente di manteneri i pieni poteri anche trovandosi all’estero, senza passarli al suo vice Elias Jaua, come chiedeva l’opposizione.

FIGLIA E MOGLIE A CUBA Da cui il diffondersi delle voci di una situazione clinica ben più seria di quella diffusa ufficialmente. «Basta con i segreti. Nei governi autoritari si mandano fotografie, in democrazia ci vuole informazione», ha protestato un esponente della coalizione di partiti che si oppone al chavismo. Il Nuevo Herald ha aggiunto nella notte un particolare importante. La figlia di Chávez Rosines e la ex moglie Marisabel sarebbero già a Cuba, trasportate in gran segreto da un aereo militare venezuelano.

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Rocco Cotroneo
25 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_25/chavez-gravi-condizioni-cotroneo_ed9c67da-9ef3-11e0-8488-e5128670a364.shtml

TARANTO – Ilva, chiesto il sequestro degli impianti “Livelli di inquinamento allarmanti” / VIDEO: Esplosione notturna di fumi e polveri all’Ilva di Taranto

Caricato da in data 05/mar/2011

MI COMUNICANO: “A MEZZANOTTE RIPRISTINIAMO LA LINEA “D” DELL’AGGLOMERATO…” MI APPOSTO CON LA MIA TELECAMERA AD INFRAROSSI E FILMO UNA LUNGA ED IMPRESSIONANTE ESPLOSIONE DI FUMI e DI POLVERI DALL’ILVA DI TARANTO. (fabio matacchiera)

Ilva, chiesto il sequestro degli impianti
“Livelli di inquinamento allarmanti”

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Dalla relazione dei carabinieri del Noe sulle emissioni emerge un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per i sigilli. Nell’inchiesta per disastro ambientale e avvelenamento indagati i vertici dell’azienda

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di MARIO DILIBERTO

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Ilva, chiesto il sequestro degli impianti "Livelli di inquinamento allarmanti"

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I carabinieri del Noe hanno sollecitato il sequestro degli impianti dell’Ilva di Taranto alla luce dell’inquinamento riconducibile agli impianti della grande fabbrica dell’acciaio. La richiesta al gip conclude un corposo rapporto spedito all’attenzione della procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sulle emissioni nocive dai camini dello stabilimento siderurgico.

I carabinieri del nucleo operativo ecologico per quaranta giorni hanno monitorato l’attività dei reparti del colosso dell’acciaio con tanto di rriscontri filmati e fotografici. E’ emerso un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per l’adozione di un provvedimento di natura cautelare.

Il rapporto si inquadra nell’indagine avviata per individuare le fonti dell’inquinamento da diossine, pcb e benzoapirene registrato a Taranto e provincia. L’inchiesta sta vivendo un decisivo incidente probatorio con al centro una maxi perizia che dovrà rispondere ai quesiti posti dai giudici, ma soprattutto ai tanti dubbi che tengono sulla graticola la terza città del Mezzogiorno, costrettta a vivere gomito a gomito con l’industria pesante.

Nell’inchiesta figurano indagati Emilio Riva, patron delle acciaierie, suo figlio Nicola, e i dirigenti Luigi Capogrosso e Ivan Di Maggio. A loro carico sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato e getto di cose pericolose.

Durante l’udienza di ieri il gip Patrizia Todisco ha affidato l’incarico a tre esperti di epidemiologia di fama nazionale (sono la professoressa Maria Triassi, ordinario a Napoli, il dottor Francesco Forastiere, del dipartimento della Asl di Roma, entrambi epidemiologi, e il professor Annibale Biggeri, docente di Statistica Medica a Firenze) per una indagine che dovrà stabilire entro sei mesi (la prima udienza è stata fissata per il 17 febbraio) gli eventuali effetti delle emissioni sulla popolazione residente e sugli operai.

Entro quella data gli esperti dovranno presentare gli esiti dello studio. Circa tre anni fa, dopo il ritrovamento nel latte, nei formaggi e nella carne di tracce di diossina, migliaia di capi di bestiame, in particolare pecore, furono abbattuti in sette allevamenti zootecnici. Subito dopo la Regione Puglia vietò il pascolo in un raggio di 20 chilometri dallo stabilimento. Gli allevatori della zona si sono costituiti in giudizio. Sono già in corso da alcuni mesi anche le indagini di tre chimici e di un ingegnere chimico che stanno effettuando prelievi e campionamenti, ad esempio sugli alimenti. Ma nella loro perizia dovranno occuparsi anche dei tassi di inquinamento ambientale.

In questa fase si sono costituiti in giudizio il Comune e la Provincia di Taranto mentre le associazioni, in particolare le Donne per Taranto, chiedono che lo facciano anche la Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente. Gli epidemiologi nominati, che il 1 luglio faranno le operazioni peritali preliminari a Roma, dovranno rispondere a tre quesiti che riguardano specificamente gli eventuali collegamenti tra l’inquinamento e le patologie croniche e i decessi nel capoluogo jonico.

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25 giugno 2011

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/06/25/news/ilva-18223327/?rss

PER 29 GIORNI – A piedi da Barcellona a Madrid, la marcia degli Indignados

SPAGNA

A piedi da Barcellona a Madrid
La marcia degli Indignados

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Un cammino lungo 29 giorni con altrettante tappe in città del Paese. Lo scopo dei partecipanti è quello di raccogliere altri compagni: sarà “una nuova iniziativa per far recepire l’indignazione”. Il 24 luglio una grande manifestazione nella capitale

A piedi da Barcellona a Madrid La marcia degli indignados Una delle manifestazioni degli ‘indignados’

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BARCELLONA – Non si sono lasciati spaventare dal caldo afoso e, zaino in spalla, hanno iniziato il loro cammino verso la capitale. Una cinquantina di ‘indignados’ spagnoli hanno lasciato stamani Barcellona per raggiungere Madrid a piedi: 652 chilometri in 29 giorni per ritrovarsi, insieme ad altre marce partite da Valencia e Cadice, nella capitale spagnola per una grande manifestazione il 24 luglio.

Nel loro viaggio attraverso la Spagna, i giovani di Barcellona si fermeranno in 29 città e paesini per raccogliere altri compagni: sarà “una nuova tappa per far recepire l’indignazione”, ha detto David, uno degli organizzatori. In questa prima giornata di cammino, i ragazzi catalani, partiti alle 7 tra gli applausi dei passanti, si fermeranno a Esplugues de Llobregat e hanno previsto di passare la notte a Vallirana. Ogni sera, ad ogni tappa, si terrà un’assemblea, sottolinea un comunicato distribuito dagli ‘indignados’ di Barcellona, “perché crediamo che camminare sia un modo per scambiarsi idee, ascoltare, costruire dei domani allo stesso tempo numerosi e diversi, uniti dalla stessa indignazione”.

Il gruppo è assistito da un’equipe composta da un medico e da un’infermiera disoccupati. “Ci siamo preparati a ogni tipo di emergenza”, ha spiegato il dottor Alvaro, con “medicine e tutto quello che può servire sopratutto a prevenire”.

Ispirato dalla primavera araba, il movimento dei giovani ‘indignati’ è nato spontaneamente il 15 maggio 1 per denunciare la corruzione della politica e rivendicare il diritto al lavoro e le proprie aspirazioni per un futuro migliore. E dopo lo smantellamento, il 12 giugno scorso, del loro accampamento alla Puerta del Sol a Madrid, i giovani “indignados” vogliono consolidare il loro movimento attraverso assemblee popolari e manifestazioni periodiche. Domenica scorsa almeno 200 mila persone hanno manifestato in tutta la Spagna, nella prima grande mobilitazione del movimento, contro la disoccupazione e la crisi economica.

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25 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/25/news/a_piedi_da_barcellona_a_madrid-18225737/?rss

Rifiuti, la Lega insiste: «Mai al Nord». De Magistris: la camorra dietro ai roghi / VIDEO: Lavajet (in subappalto per Asìa) invece di raccogliere i rifiuti li sversa!

EMERGENZA MUNNEZZA A NAPOLI – Lavajet (in subappalto per Asìa) non raccoglie i rifiuti!!!

Caricato da in data 25/giu/2011

La questione dei rifiuti a Napoli è molto complessa perché strettamente connessa con la camorra che non è solo quella dei morti ammazzati per strada ma sopratutto quella dei colletti bianchi che siedono alle poltrone delle varie amministrazioni.
L’uomo che fa la differenza in questa storiaccia è Tommaso Sodano, neo vicesindaco e assessore all’Ambiente che conosce per filo e per segno la situazione. Ha denunciato i nomi e cognomi dei responsabili dello scempio napoletano nel suo libro La Peste e ora se li ritrova di fronte in qualità di interlocutori nella risoluzione del problema rifiuti. Queste le premesse.

Dunque se un errore di De Magistris c’è è di tipo politico: mai dare scadenze.
De Magistris allo scadere dei 5 giorni che si era dato per risolvere l’emergenza ha dichiarato: “La soluzione era stata trovata grazie ad un accordo fra Prefettura, Regione, Provincia e Comune. Avrebbe consentito di liberare Napoli dai rifiuti in 5 giorni, prevedendo anche la realizzazione di un sito di trasferenza nella stessa città. Questa soluzione purtroppo sta naufragando e non per responsabilità del Comune di Napoli. L’accordo c’era. Poi nessuno può mettere in preventivo che arrivino atti illegittimi da parte delle istituzioni”

Comunque il video caricato sul mio canale youtube apre uno scenario diverso rispetto ai servizi giornalistici che girano sul mainstream: pizza, Sole, mandolino, putipù e munnezza allegramente fatta pascere per le strade partenopee. Vi lascio il commento di chi ha realizzato il video: “L’Asìa (società di raccolta rifiuti di Napoli) invece di caricare sul proprio camioncino quanti più rifiuti, si limita a riaccantonarli per strada, addirittura svuotando per terra alcuni contenitori pieni che erano stati rovesciati per protesta. La guerra tra il Comune di Napoli, e la Lavajet (azienda di raccolta in subappalto) di proprietà di un responsabile PDL di Savona, continua. In palio c’è far vincere il Porta a Porta contro chi a livello nazionale vuole buche e forni dove smaltire rifiuti locali e quelli industriali nazionali…”

NON LASCIAMO SOLO DE MAGISTRIS E NON ABBANDONIAMO NAPOLI, UNA DELLE PIU’ BELLE ED AFFASCINANTI CITTA’ D’ITALIA!!!

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La Lega si oppone alla legislazione d’urgenza, tensione con il Pdl

Rifiuti, la Lega insiste: «Mai al Nord»
De Magistris: la camorra dietro ai roghi

Il sindaco: subito un decreto. Prestigiacomo: allo studio provvedimento serio. Bersani: governo paralizzato

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(Fotogramma)
(Fotogramma)

NAPOLI – «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». Lo denuncia il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Incremento della differenziata e appalti puliti: su questi due punti, ha fatto capire il primo cittadino partenopeo c’è l’ostilità della criminalità. Il business, a sentire de Magistris, è enorme e «per questo c’è qualcuno che ci vuole ostacolare». Chi? «Sarà la magistratura ad accertarlo», spiega il sindaco. La Lega, nel frattempo, tiene il punto contro il decreto sui rifiuti. Il partito guidato da Umberto Bossi non pare intenzionato a dare il via libera nel Cdm di giovedì prossimo ad un provvedimento che serve per trasformare i rifiuti urbani di Napoli in rifiuti speciali. Questo perché ciò significherebbe che la spazzatura può essere sposta ada Napoli ad altre regioni senza benestare preventivo. A quel punto, i rifiuti speciali dovrebbero essere smaltiti in impianti specializzati che – viene fatto notare da fonti del Carroccio – sarebbero tutti in mano ai privati e questo sarebbe costosissimo. Intanto, Pier Luigi Bersani, chiede a gran voce un immediato intervento dell’esecutivo sull’emergenza della Campania. «È intollerabile – attacca il leder del Pd – che venga rifiutata la solidarietà dalla stessa forza politica, la Lega, che la richiese e la ottenne a metà degli anni ’90 in giornate di emergenza che riguardarono Milano. Se il governo si paralizza in situazioni del genere, significa che il governo non c’è più». Martedì a ora di pranzo si terrà un vertice di maggioranza con Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. La riunione servirà proprio a fare il punto sul decreto rifiuti in vista del Cdm di giovedì prossimo.

TENSIONI SUL DECRETO – «L’unica speranza è che il Consiglio dei ministri sia convocato il prima possibile. Napoli sta vivendo una situazione drammatica e non può attendere ancora», è l’auspicio di de Magistris, convinto del fatto che dietro ai roghi di spazzatura giacente sulle strade – che si sono rinnovati anche nella scorsa notte – ci sia una «precisa regia» e facendo riferimento in questo senso a manovre della criminalità organizzata. Il sindaco di Napoli si è comunque augurato che il governo nazionale approvi prima possibile il decreto per trasferire fuori Regione i rifiuti che ormai assediano città e provincia. «La sicurezza igienico-sanitaria e la dignità della terza città d’Italia non possono essere subordinate ai giochi di equilibrismo politico interni alla maggioranza», ha detto l’ex pm. La Lega Nord ha ingaggiato un braccio di ferro con il presidente del Consiglio e il Pdl sul provvedimento per portare in altre Regioni la spazzatura. «Niente truffe o volano le sedie» ha detto il ministro Roberto Calderoli. «Neppure un sacco» dei rifiuti di Napoli deve arrivare in Lombardia, è la ferma posizione del presidente del Consiglio regionale, Davide Boni. Sulla stessa linea Luca Zaia. «I rifiuti di Napoli non li vogliamo, ma siamo disposti ad offrire tecnici disposti a dare una mano per impostare una raccolta differenziata» ha detto il governatore del Veneto, ricordando la posizione della Regione da lui guidata rispetto all’emergenza rifiuti nella città campana. «Abbiamo al riguardo 10-11 anni di storia alle spalle – ha ricordato Zaia – e per questo siamo infatti riusciti ad eliminare le discariche». Nel frattempo, la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per «epidemia colposa» riguardo ai pericoli sanitari legati alla mancata raccolta dei rifuti.

«MISURE SERIE» – Sul decreto si è espressa anche il ministro dell’Ambiente: «Per la Campania il governo sta studiando un provvedimento serio», ha assicurato Stefania Prestigiacomo – La situazione ha assunto proporzioni e problematiche che impongono una intervento capace di indicare una soluzione chiara, ancorché straordinaria e provvisoria, per il trasferimento dei rifiuti in altre Regioni. Sono convinta – ha aggiunto – che Napoli debba in tempi ragionevoli raggiungere l’autosufficienza nel ciclo dei rifiuti e per questo le istituzioni locali, governo regionale, provincia e comune, devono impegnarsi con la massima incisività. Ma oggi è nostro dovere responsabilmente affrontare una situazione che potrebbe presentare, se non adeguatamente e sollecitamente risolta, profili preoccupanti anche sotto il profilo della sanità pubblica». «Il governo sta lavorando responsabilmente per trovare la soluzione giusta per l’emergenza rifiuti a Napoli. E’ un dovere a cui non ci siamo mai sottratti. Anche questa volta sapremo dare le risposte giuste» dichiara invece in una nota il ministro per l’Attuazione del Programma, Gianfranco Rotondi.

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Redazione online
25 giugno 2011

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_25/rifiuti-napoli_cd51ac0c-9f15-11e0-8488-e5128670a364.shtml