TARANTO – Ilva, chiesto il sequestro degli impianti “Livelli di inquinamento allarmanti” / VIDEO: Esplosione notturna di fumi e polveri all’Ilva di Taranto

Caricato da in data 05/mar/2011

MI COMUNICANO: “A MEZZANOTTE RIPRISTINIAMO LA LINEA “D” DELL’AGGLOMERATO…” MI APPOSTO CON LA MIA TELECAMERA AD INFRAROSSI E FILMO UNA LUNGA ED IMPRESSIONANTE ESPLOSIONE DI FUMI e DI POLVERI DALL’ILVA DI TARANTO. (fabio matacchiera)

Ilva, chiesto il sequestro degli impianti
“Livelli di inquinamento allarmanti”

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Dalla relazione dei carabinieri del Noe sulle emissioni emerge un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per i sigilli. Nell’inchiesta per disastro ambientale e avvelenamento indagati i vertici dell’azienda

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di MARIO DILIBERTO

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Ilva, chiesto il sequestro degli impianti "Livelli di inquinamento allarmanti"

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I carabinieri del Noe hanno sollecitato il sequestro degli impianti dell’Ilva di Taranto alla luce dell’inquinamento riconducibile agli impianti della grande fabbrica dell’acciaio. La richiesta al gip conclude un corposo rapporto spedito all’attenzione della procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta sulle emissioni nocive dai camini dello stabilimento siderurgico.

I carabinieri del nucleo operativo ecologico per quaranta giorni hanno monitorato l’attività dei reparti del colosso dell’acciaio con tanto di rriscontri filmati e fotografici. E’ emerso un quadro sconcertante che ha convinto a spingere per l’adozione di un provvedimento di natura cautelare.

Il rapporto si inquadra nell’indagine avviata per individuare le fonti dell’inquinamento da diossine, pcb e benzoapirene registrato a Taranto e provincia. L’inchiesta sta vivendo un decisivo incidente probatorio con al centro una maxi perizia che dovrà rispondere ai quesiti posti dai giudici, ma soprattutto ai tanti dubbi che tengono sulla graticola la terza città del Mezzogiorno, costrettta a vivere gomito a gomito con l’industria pesante.

Nell’inchiesta figurano indagati Emilio Riva, patron delle acciaierie, suo figlio Nicola, e i dirigenti Luigi Capogrosso e Ivan Di Maggio. A loro carico sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato e getto di cose pericolose.

Durante l’udienza di ieri il gip Patrizia Todisco ha affidato l’incarico a tre esperti di epidemiologia di fama nazionale (sono la professoressa Maria Triassi, ordinario a Napoli, il dottor Francesco Forastiere, del dipartimento della Asl di Roma, entrambi epidemiologi, e il professor Annibale Biggeri, docente di Statistica Medica a Firenze) per una indagine che dovrà stabilire entro sei mesi (la prima udienza è stata fissata per il 17 febbraio) gli eventuali effetti delle emissioni sulla popolazione residente e sugli operai.

Entro quella data gli esperti dovranno presentare gli esiti dello studio. Circa tre anni fa, dopo il ritrovamento nel latte, nei formaggi e nella carne di tracce di diossina, migliaia di capi di bestiame, in particolare pecore, furono abbattuti in sette allevamenti zootecnici. Subito dopo la Regione Puglia vietò il pascolo in un raggio di 20 chilometri dallo stabilimento. Gli allevatori della zona si sono costituiti in giudizio. Sono già in corso da alcuni mesi anche le indagini di tre chimici e di un ingegnere chimico che stanno effettuando prelievi e campionamenti, ad esempio sugli alimenti. Ma nella loro perizia dovranno occuparsi anche dei tassi di inquinamento ambientale.

In questa fase si sono costituiti in giudizio il Comune e la Provincia di Taranto mentre le associazioni, in particolare le Donne per Taranto, chiedono che lo facciano anche la Regione Puglia e il Ministero dell’Ambiente. Gli epidemiologi nominati, che il 1 luglio faranno le operazioni peritali preliminari a Roma, dovranno rispondere a tre quesiti che riguardano specificamente gli eventuali collegamenti tra l’inquinamento e le patologie croniche e i decessi nel capoluogo jonico.

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25 giugno 2011

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/06/25/news/ilva-18223327/?rss

Una risposta a “TARANTO – Ilva, chiesto il sequestro degli impianti “Livelli di inquinamento allarmanti” / VIDEO: Esplosione notturna di fumi e polveri all’Ilva di Taranto”

  1. gianni tirelli dice :

    COME GLI SCHIAVI DELL’ILVA DI TARANTO

    “La terra, è il vero potere; il solo potere al quale possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani, per noi sarà un altro giorno, un giorno nuovo, pieno di aspettative e di speranze, di sana fatica e sereno riposo”.

    Come si possono bruciare otto ore del proprio tempo, ogni santo giorno, fra miasmi velenosi, rumore e frustrazione, nell’occupazione di un lavoro senza sbocchi, privato di ogni passione e di crescita umana? Sarebbe meglio farla finita per sempre! Il nostro tempo e la qualità della vita, sono i beni più preziosi che abbiamo e li dobbiamo custodire gelosamente, e nessuno ce li può sottrarre; tanto meno ad un prezzo così alto.

    La vita dell’uomo “dell’Ilva di Taranto” non ha alcun senso e valore. Non conta un cazzo! Domani, dopo trentacinque anni di inutile e duro lavoro (se mai ci arriverà), non sarà altro che uno fra i milioni di minchioni che hanno sacrificato la loro esistenza sull’altare dell’Industrialesimo ateo e idolatra.

    L’uomo “dell’Ilva di Taranto”, ha una percentuale altissima di ammalarsi di cancro, e quindi, di morire. Per lui, sarebbe il male minore, ma per i suoi cari, una vera tragedia.

    Un uomo, può donare la sua vita per nobili ideali, ma non per gli sporchi interessi di quattro papponi ignoranti e inquinatori.

    L’uomo ragionevole, muore per un calcio sferrato dal suo cavallo o per essere caduto ubriaco dal fienile o, colpito da un fulmine in una notte di tempesta, mentre cerca di radunare il suo gregge di pecore. L’uomo ragionevole, muore annegato, dopo essere caduto con la sua bicicletta in un fossato, di notte, tornando dall’osteria verso casa – muore di fatica, dopo avere dissodato, con la sola forza delle sue braccia, un campo di patate. L’uomo ragionevole, muore soffocato dall’ultimo boccone della sua cena o, avvelenato dalla puntura di una vipera – muore per un colpo di pugnale al cuore, sferratogli dal suo acerrimo nemico, per una parola di troppo. L’uomo ragionevole, muore da uomo, perché la memoria delle sue azioni, sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato.

    La morte dell’uomo “dell’Ilva di Taranto”, si consuma dentro il vuoto, di un’esistenza inutile e, la sua memoria, non é che un brivido freddo dentro il cuore dei suoi famigliari.

    L’uomo ragionevole cerca l’autonomia e la libertà, in una condizione di autenticità e di qualità della vita. Non c’è motivo al mondo, tale da costringerlo a lavorare all’Ilva di Taranto. Meglio sarebbe per lui, vivere di espedienti e trovare ristoro, nel freddo di una baracca di lamiera e cartone. Meglio sarebbe per lui, che fosse la carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.

    Io amo l’uomo dell’Ilva di Taranto, e nutro per lui un’infinita pena, ma non sarà certo questo mio romantico e cristiano sentimento, che potrà riscattare la sua esistenza. Conosco e comprendo perfettamente, i motivi che l’hanno spinto ad una scelta tanto estrema, ma alla fine, non lo posso e non lo voglio giustificare.

    L’uomo dell’Ilva, si deve ribellare e riappropriare dell’unica cosa che è capace di produrre miracoli, e in grado di riesumare autentiche passioni e vere motivazioni: la terra.

    La terra, è il vero potere; il solo potere al quale possiamo serenamente sottometterci sapendo che, domani, per noi sarà un altro giorno, un giorno nuovo, pieno di aspettative e di speranze, di sana fatica e sereno riposo. L’uomo della terra, ha il potere di riconvertire la schiavitù in libertà, il lavoro in fatica, la frenesia in pace, lo smarrimento in consapevolezza e la morte nella vita. Oggi, il suo respiro è profondo, e i suoi nervi scattanti. Armonia ed equilibrio, fanno danzare la sua anima, fra campi di grano e prati erbosi, e la vita, nel sentimento della fede, si riconcilia con il mistero della morte.

    L’uomo dell’Ilva di Taranto deve decidere adesso, se essere uno schiavo del nulla, o un uomo libero della terra. Domani, sarà per lui, troppo tardi.

    Gianni Tirelli

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