Archivio | giugno 27, 2011

LA CRISI GRECA – «I popoli hanno il potere», striscione sull’Acropoli

«I popoli hanno il potere», striscione sull’Acropoli

Sulla collina del Partenone la protesta dei sindacalisti del Pame contro il piano di austerity del governo

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Members of the Communist trade union Pame hold union flags atop the Acropolis archaeological site on June 27, 2011. The protest by PAME came just ahead of a parliamentary debate on the austerity package, which the government needs to pass if it is to get another package of EU-IMF aid. – fonte

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MILANO – Un mega striscione sull’Acropoli. E una scritta in greco e inglese. «I popoli hanno il potere e non si arrenderanno mai» si legge sulla collina nel centro di Atene sui cui si innalza il Partenone. Lo striscione è stato appeso da un gruppo di militanti del Pame, sindacato vicino al Partito Comunista di Grecia, non nuovo a questo tipo di manifestazioni, in segno di protesta contro il piano di austerità elaborato dall’esecutivo di George Papandreu che il Paese dovrà adottare questa settimana per evitare il fallimento. L’iniziativa del Pame è stata organizzata da circa 300 militanti, che si sono introdotti nell’Acropoli all’alba, mentre l’intera area era ancora chiusa al pubblico.

TENSIONE NEL PAESEIn Grecia è prevista una nuova giornata di tensione. Il Parlamento è chiamato ad esaminare le nuove misure di austerità per circa 28 miliardi di euro e l’opposizione al governo socialista e i sindacati si mobilitano. Uno sciopero di 48 ore è in programma da martedì a mercoledì. Sulla carta il nuovo governo guidato dal premier George Papandreou dispone della maggioranza in Parlamento, ma sono cifre abbastanza tirate visto che ha ottenuto la fiducia con 155 voti favorevoli su 300 parlamentari. E intanto l’opposizione di centro destra – che pure è quella che aveva messo il bilancio in squilibrio tale da far finire il paese sotto le pressioni dei mercati – soffia sul fuoco. Secondo il banchiere centrale della Grecia, George Provopoulos, le uniche misure da adottare per sbloccare una nuova tranche di aiuti al Paese sono proprio i tagli alla spesa pubblica e la lotta all’evasione:. «Le possibilità di aumentare il prelievo presso coloro che già pagano le tasse si sono esaurite», ha affermato Provopoulos in una intervista al Kathimerini.

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Redazione online
27 giugno 2011
fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_27/grecia-striscione-protesta-acropoli_78d986b6-a098-11e0-b2f7-bc745ffd716f.shtml

LIBIA – L’Aja: mandato arresto per Gheddafi “Crimini contro l’umanità”

LIBIA

L’Aja: mandato arresto per Gheddafi
“Crimini contro l’umanità”

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Accolta la richiesta del procuratore Ocampo. Stesso provvedimento anche per il figlio Seif e per il capo dei servizi segreti. Il rais potrebbe essere catturato in qualunque dei 116 paesi sottoscrittori del Trattato costitutivo della Corte penale internazionale

L'Aja: mandato arresto per Gheddafi "Crimini contro l'umanità"

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L’AJA – La Corte penale internazionale ha spiccato il mandato d’arresto per il leader libico Muammar Gheddafi. L’accusa è di “crimini contro l’umanità”, commessi in Libia dopo il 15 febbraio. I sei giudici della Cpi dell’Aja hanno accolto la richiesta del procuratore Louis Moreno Ocampo 1. Analogo provvedimento a carico del figlio Seif al Islam e del capo dei servizi segreti Abdellah Senussi, per omicidio e persecuzione, reati perpetrati dall’inizio delle rivolte.

Gheddafi è il secondo capo di Stato, dopo il sudanese Omar el Bashir, su cui pende una richiesta di arresto internazionale. In teoria il Colonnello e i suoi accoliti dovranno essere arrestati se si recheranno in uno dei 116 Paesi che hanno sottoscritto il Trattato di Roma il 17 luglio 1988 costitutivo della Cpi. Secondo il procuratore Ocampo, l’arresto di Gheddafi potrebbe avvenire entro l’anno.

“Era quello che mi aspettavo. I crimini contro l’umanità sono evidenti, questo rende ancora più urgente trovare una soluzione politica che senza Gheddafi al potere restituisca alla Libia una prospettiva di sviluppo”, ha commentato il milinistro degli Esteri Franco Frattini. “Questo provvedimento rende chiaro a tutta la comunità internazionale che Gheddafi ormai può essere soltanto arrestato a meno che – ha concluso Frattini – non si rifugi in un paese che non ha sottoscritto lo statuto di Roma”.

 Sempre secondo la Farnesina, la pronuncia della corte penale internazionale “legittima ulteriormente l’assoluta necessità e l’alto valore della missione umanitaria della Nato in libia, su mandato Onu, nel quadro della responsabilità di proteggere che spetta alla comunità internazionale nelle emergenze umanitarie provocate da atti di repressione di dittatori verso il proprio popolo”.

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27 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/27/news/gheddafi_mandato_arresto-18286735/

Vasco si dimette da rockstar, e i fan assaltano il sito

Dichiarazione shock: l’addio, ma non del tutto, di Vasco Rossi 

Caricato da in data 27/giu/2011

Vasco Rossi ha annunciato ai microfoni del Tg1 la sua intenzione di ritirarsi (ma non del tutto) dalla vita da rock star. Sopratutto dalle tournée senza sosta, dall’incessante serie di sold out che ha caratterizzato molti dei suoi live show. “Alla fine di questo tour, dopo trent’anni di carriera, dichiaro felicemente conclusa la mia trentennale attività di rock star”, ha detto Vasco al giornalista Vincenzo Mollica. Tratto dal: Tg1 Rai1 – Andato in onda il: 27/06/2011

Vasco si dimette da rockstar, e i fan assaltano il sito

Ieri l’annuncio al Tg1: “Non si possono fare i tour a sessant’anni”

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Ieri al Tg1 il fulmine a ciel sereno. Vasco Rossi che a un quanto mai placido Vincenzo Mollica rivela: “Mi dimetto ufficialmente da rock star”. Milioni di telespettatori hanno avuto un sussulto, credendo di non avere capito bene, ma lui lo ha ripetuto, ribadito, scandendo le parole, “Finito questo tour, dichiaro felicemente conclusa la mia straordinaria carriera da rock star” (qui il video dell’intervista). Basta con i dischi, con gli stadi pieni, con i fan in delirio. A 54 anni Vasco si ritira, con un tour che ha già fatto il pieno di spettatori.

Lo stiramento alla schiena

Tour non privo di difficoltà. Uno stiramento alla schiena ha fino all’ultimo lasciato in bilico l’ultimo dei quattro concerti in programma a San Siro. Intanto lo attendono due date importantissime, il 1 e il 2 luglio la rock star si esibirà all’Olimpico di Roma, dove i biglietti sono già esuriti. Dopodiché addio al pubblico. “A sessant’anni uno non può fare la rock star”, ha spiegato a Mollica con la sua consueta immediatezza.

“Continuerò a scrivere canzoni”

Il suo non sarà però un addio tout court. “Continuerò a scrivere canzoni, perché mi piace, magari farò qualche apparizione”, è la speranza lasciata ai supporter, che come da copione stanno assaltando la pagina Facebook di Vasco.

I commenti commoventi

Tanti i grazie, decine i “non lasciarci”, ma la cosa più commovente sono i post dei fan che commentano l’accaduto parafrasando i suoi successi. “Odio di lunedì”, scrive stamattina Cinzia, che ha appena appreso la notizia. Giuseppina, invece scrive: “E guardandonti in televisione ho avuto come l’impressione ke mi stessero spaccando il cuore e ke finiva un grande amore e allora ho camminato tanto, e fuori c’erano le stelle e ho pensato ke forse, forse eran tutte balle….balle……”. Come a dire: Non c’è niente di meglio di Vasco, per commentare Vasco.

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27 giugno 2011

fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Vasco+si+dimette+da+rockstar%2C+e+i+fan+assaltano+il+sito&idSezione=11336

LA GUERRA E’ INCOMINCIATA – Val di Susa, scontri polizia-no Tav: 50 feriti / VIDEO: NoTav_ScontriManifestante

NoTav_ScontriManifestante

Caricato da in data 27/giu/2011

Il popolo alla difesa del territorio contro la devastazione.
Forte tensione questa mattina al presidio anti-Tav di Chiomonte, Torino, dove le forze dell’ordine hanno sfondato la barricata eretta dai manifestanti che protestano contro la realizzazione del cantiere per la linea Torino-Lione. Venticinque agenti e 4 manifestanti sono rimasti feriti in maniera non grave. In molti sono rimasti intossicati dal fumo dei lacrimogeni. Dopo la rimozione dei blocchi, la Polizia ha consegnata alla ditta l’area su cui sara’ realizzato il primo cantiere Tav. ‘Abbiamo perso un round, non la guerra’, ha commentato, dopo lo sgombero dell’accampamento dei No-Tav a Chiomonte, del leader del movimento, Alberto Perino. ‘Oggi – dice – e’ andata come si pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell’ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti’. I manifestanti, dopo l’intervento delle forze dell’ordine, si sono rifugiati nei boschi. L’Unione Sindacale di Base del Piemonte ha proclamato lo sciopero immediato e a tempo indeterminato per tutti i settori di lavoro pubblico e privato per i Comuni della Val di Susa interessati dalla Tav. Lo sciopero – continua l’Usb – e’ stato indetto ‘in solidarieta’ con la popolazione della Valsusa che resiste alla devastazione del proprio territorio contro la costruzione di un’opera del tutto inutile e dannosa’.

FonteVideo: Repubblica.it

No Tav – La guerra dimenticata dai media – Val Di Susa, Maddalena Di Chiomonte

Caricato da in data 27/giu/2011

http://www.byoblu.com/post/2011/06/27/NO-TAV-La-guerra-dimenticata-dai-media…. Un anno e mezzo fa io e Piero Ricca siamo stati invitati a fare due chiacchiere con i valsusini. Siamo stati loro ospiti per la notte e abbiamo fatto il giro dei presidi. Quello è territorio di guerra, e loro sono soldati. Difendono la loro terra e non solo: difendono il futuro di tutti gli italiani, giacché è poco noto che i costi della TAV ricadranno sulle nostre teste, su quelle dei nostri figli e su quelle dei figli dei nostri figli. L’Europa infatti potrebbe non metterci il becco di un quattrino, perché il commissario europeo per le infrastrutture ha chiaramento detto che, senza la benevolenza delle popolazioni locali, nessuna grande opera è possibile e nessuna grande opera verrà finanziata. Dunque quello che vuole Maroni è un trasferimento di denaro dalle tasche degli italiani alle tasche delle infiltrazioni mafiose che già da tempo avrebbero prelazionato gli appalti per la realizzazione. E per cosa, esattamente? Per una ferrovia che c’è già e che non è utilizzata che per un terzo della sua capacità. Tremonti non ha niente da dire al suo collega di partito? Quante finanziarie lacrime e sangue si potrebbero evitare, in futuro, senza la TAV? Quanto potremmo risparmiare, in termini di finanza pubblica, rispetto alle risorse che saranno necessarie alla sanità per curare i malati di tumore che lieviteranno, in maniera proporzionale ai soldi che finiranno nei conti in banca delle grandi imprese che realizzeranno l’opera, bucando montagne piene di amianto e di uranio? Le misure di sicurezza per neutralizzare questi terribili elementi forse esistono, ma credete che nel paese dei vabbuò verrebbero scrupolosamente attuate?

E’ possibile realizzare una grande opera, ma io dico anche una media o piccola opera, o perfino un buco nella sabbia con la punta di un ombrellone, senza la benevolenza di decine di migliaia di cittadini per il bene dei quali la stessa grande opera dovrebbe essere realizzata? E’ ammissibile manganellarli, vincerne la resistenza con le ruspe, disperderli con tonnellate di lacrimogeni, espropriarli di tutti i loro terreni solo perché, a torto o a ragione, non sono d’accordo? E’ questa la democrazia, o non assomiglia forse di più alla tirannide di una maggioranza silente nei confronti di una minoranza destinata a soccombere?

L’alta Val di Susa ora è come l’Afghanistan e i valsusini sono come afghani: conoscono il territorio, si muovono sulle loro montagne meglio di chiunque altro, non si arrenderanno mai e sono disposti a tutto pur di respingere Maroni l’invasore. I media non li aiutano, hanno solo internet. E hai detto niente!

Ho telefonato a Marco Scibona: un pericoloso terrorista disperso sulle montagne. Nel video il suo resoconto degli avvenimenti di questa notte e di questa mattina.

p.s. Le immagini che scorrono sono tratte da un mini-documentario che ho girato in Val di Susa e che non ho mai trovato le risorse per realizzare ed il tempo di pubblicare. Forse è venuto il momento di pianificare un bel progetto, sponsorizzarlo e realizzarlo insieme.

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Val di Susa, scontri polizia-no Tav, 50 feriti

lunedì 27 giugno 2011 18:38

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TORINO (Reuters) – Lacrimogeni, cariche di polizia, sassaiole e rimozione di decine di barricate hanno accompagnato oggi l’avvio dei lavori di insediamento del cantiere per la realizzazione della galleria alla Maddalena, in Val di Susa, lungo la prevista linea ferroviaria ad alta velocità (Tav) Torino-Lione.

Dopo alcune ore di scontri con i manifestanti “no Tav”, che hanno provocato una cinquantina di feriti secondo il 118, le forze dell’ordine hanno consegnato il cantiere della Maddalena di Chiomonte alle ditte appaltatrici. L’obiettivo delle autorità era quello di fare iniziare ufficialmente i lavori entro la fine del mese di giugno, pena la decadenza degli attesi finanziamenti da parte dell’Unione europea per la linea.

Dopo gli scontri con le forze dell’ordine, i dimostranti si sono sparpagliati nella zona, ricca di boschi, e hanno dato vita ad alcuni blocchi stradali, dicono testimoni e radio Blackout, emittente vicina al movimento contrario alla costruzione della linea Tav. Poi, nel pomeriggio, manifestazioni si sono svolte in molte località del Piemonte e anche a Roma.

La polizia ha detto di aver risposto con cariche e lacrimogeni al lancio di sassi, pece, petardi, polvere di estintori da parte di alcune centinaia di dimostranti che volevano impedire agli agenti l’accesso all’area del cantiere, e che hanno dato anche fuoco a balle di fieno intrise di nafta.

Negli scontri, dice il 118, sono rimaste ferite una cinquantina di persone: oltre 40 agenti e apparentemente solo due manifestanti, anche se sono gli stessi operatori sanitari a dire che il numero dei no Tav bisognosi di cure è probabilmente più alto, ma che il timore di essere identificati o fermati dalla polizia potrebbe avergli suggerito di non chiedere aiuto.

In precedenza Radio Blackout aveva parlato di quattro manifestanti feriti.

Secondo Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, “l’ordine regna a Chiomonte. Con un intervento militare che ha impegnato migliaia di agenti il governo ha sgomberato stamattina il presidio No Tav di Chiomonte”.

“Si tratta di un successo puramente militare, indegno di un paese civile, che non sposta di una virgola il problema politico e cioè che la maggioranza della popolazione della valle è contraria a quest’opera dannosa per l’ambiente e assurda per le finanze pubbliche, visto il costo di 20 miliardi della stessa”.

“Il lancio di lacrimogeni, da due differenti lati, l’uso coatto di ruspe per la rimozione del materiale con il quale è stata costruita una barriera a difesa del territorio, vedere centinaia di manifestanti rifugiarsi nei boschi, donne, ragazzi, uomini con i conati di vomito -taluni svenuti- ed accecati dal gas, è un altro, palese, segno di mancanza di democrazia…”, dice in un comunicato il MoviMento 5 Stelle vicino a Beppe Grillo, che in Piemonte ha eletto propri consiglieri regionali e che contesta anch’esso la Tav.

Ma il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, a margine di una cerimonia a Rosignano Marittimo, ha detto che “lo Stato non può assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari. La Tav è considerata una priorità da parte dello Stato. I lavori inizieranno ed andranno avanti”.

Di “spiacevolissimi avvenimenti” ha parlato il segretario Pd Pier Luigi Bersani, il cui partito è favorevole alla Tav.

“C’è molta amarezza per questa vicenda da parte nostra… Voglio sottolineare che nel movimento no Tav ci sono anche delle frange violente, e negare questo significa assolverle, e io non sono d’accordo”, ha detto il leader democratico.

“Minimizzazione dell’impatto sì, bloccare l’avvio di questi cantieri no”, ha ribadito il leader democratico, che ha però anche invitato le forze dell’ordine a “tenere presente il carattere di un’azione che deve al massimo possibile attenuare ridurre la portata di questi incidenti”.

SCIOPERI E MANIFESTAZIONI

L’operazione di polizia ha provocato critiche e proteste tra movimenti ambientalisti e di sinistra. L’Unione sindacale di base (Usb) ha indetto in Val di Susa “uno sciopero a oltranza a sostegno della popolazione valsusina”, dice un comunicato. A Susa è prevista per domani sera un corteo di protesta, mentre sono state convocate manifestazioni a Torino e in altre località piemontesi, ma anche a Bologna, a Vicenza, a Cagliari.

A Roma è stato organizzato un sit-in a piazza Colonna, vicino alla sede del governo, grazie a un appello rilanciato anche su Facebook e altri social network.

I manifestanti hanno brevemente protestato anche davanti alle sedi nazionali del Pd e del Pdl, lanciando fumogeni, e hanno bloccato via del Corso.

Il movimento “no Tav” è contrario ai lavori per la realizzazione della linea ferroviaria veloce, di cui sostiene l’inutilità e la pericolosità. Alla realizzazione della linea sono invece state sempre favorevoli sia Regione, Provincia e Comune di Torino che il governo centrale, sia di centrodestra che di centrosinistra.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE75Q01W20110627?sp=true

Freedom Flotilla 2 pronta a salpare “Gli israeliani non ci fermeranno”

Freedom Flotilla 2 pronta a salpare
“Gli israeliani non ci fermeranno”

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L’appuntamento è al largo di Creta fra giovedì e venerdì. Dieci battelli di attivisti filo-palestinesi cercheranno di forzare il blocco per portare aiuti a Gaza. Dopo i tragici eventi dello scorso anno, quando furono uccise nove persone, il governo Netanyahu si prepara a bloccarli “riducendo al minimo lo scontro”

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dal  corrispondente di Repubblica FABIO SCUTO

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Freedom Flotilla 2 pronta a salpare "Gli israeliani non ci fermeranno" Attivisti durante la conferenza stampa ad Atene

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GERUSALEMME – Partiranno tra due-tre giorni – l’appuntamento è fissato al largo di Creta fra giovedì e venerdì – i battelli degli attivisti filo-palestinesi della “Freedom Flotilla” intenzionati a forzare il blocco navale israeliano e raggiungere la Striscia di Gaza. La partenza della missione, ridotta nel numero dei partecipanti e dei battelli dopo la “ritirata” degli attivisti turchi dell’Ihh, è stata ritardata di settimana in settimana. La data della partenza esatta della Flotilla è in qualche modo tenuta “coperta” dagli organizzatori. Da giorni in Israele c’è allarme per la nuova missione, dopo gli avvenimenti tragici 1 che segnarono quella dello scorso anno in maggio, quando i commandos israeliani assaltarono il traghetto Mavi Marmara provocando nove morti fra i passeggeri che ingaggiarono una battaglia sul ponte con i soldati determinati a impedire l’arrivo delle imbarcazioni nella Striscia sotto assedio da tre anni.

Quest’anno le autorità israeliane non si sono fatte prendere alla sprovvista e diverse esercitazioni sono state fatte in mare per simulare il blocco delle imbarcazioni senza l’uso di armi letali. La riunione del Gabinetto ristretto israeliano presieduto dal premier Benjamin Netanyahu ha impartito direttive precise al comando navale: fermare “con risolutezza la Freedom Flotilla 2” e agire “per quanto possibile, riducendo al minimo lo scontro con coloro che si trovano a bordo delle navi”. Quindi Israele non intende modificare la sua posizione: al convoglio navale sarà impedito l’accesso via mare alla Striscia.

E’ trapelata la notizia che il governo israeliano ha raggiunto un accordo con quello egiziano per “dirottare” i battelli verso il porto di El Arish (50 chilometri dal confine con Gaza) per poi eventualmente far proseguire gli aiuti umanitari verso la Striscia via terra attraverso il valico di Rafah. O in alternativa si appresta a offrire alla Flottiglia di raggiungere il porto israeliano di Ashdod (10 chilometri da Gaza), dove gli aiuti potrebbero essere sbarcati per essere controllati e poi autorizzati a entrare attraverso il valico di frontiera di Erez – l’unico rimasto in funzione.

La volontà degli attivisti sembra essere quella di forzare il blocco navale di Gaza, come confermato durante una conferenza stampa tenuta ad Atene. “Le navi sono pronte”, hanno fatto sapere gli organizzatori, precisando di aver ricevuto molte pressioni non solo da Israele ma anche dall’amministrazione Usa, ma “siamo ottimisti poiché abbiamo dalla nostra la volontà della gente”. “Stiamo per salpare, abbiamo dieci navi e non ci fermeranno. Se cercheranno di bloccarci fisicamente, ci riproveremo di nuovo e poi ancora di nuovo”, ha assicurato Dror Flyer, capo della missione svedese. Il giallista svedese Henning Mankell che sarà a bordo di una delle imbarcazioni ha aggiunto che gli attivisti non daranno comunque informazioni dettagliate fino a quando non saranno in alto mare. “Un buon mago – dice lo scrittore – non rivela mai i suoi trucchi fino all’ultimo momento”. Gli attivisti italiani che partecipano alla missione sono in tutto una decina, tra loro il vignettista Vauro e il fotografo Tano D’Amico, viaggeranno a bordo della “Stefano Chiarini”, dove saranno imbarcati anche olandesi e tedeschi.

In aperta polemica col governo, il quotidiano Haaretz ha consigliato nel suo editoriale di autorizzare il transito della Flottiglia. Il giornale scrive che Israele ha in parte ragione quando sostiene che gli aiuti umanitari possono essere inoltrati a Gaza via terra e che dunque l’impatto della Flottiglia è essenzialmente simbolico. Ma stando così le cose Israele sbaglia a vedervi un “casus belli” e farebbe bene – conclude il quotidiano – a lasciare che le imbarcazioni passassero indisturbate.

E’ stata rivista anche la decisione di punire i giornalisti imbarcati sulla Flottiglia, ai quali in un primo momento l’ufficio stampa del primo ministro aveva comunicato che sarebbero stati banditi per dieci anni da Israele. Dopo una decisa lettera di protesta all’ufficio di Netanyahu firmata da tutti i corrispondenti stranieri in Israele, il governo ha annunciato che  “il premier ha deciso di riconsiderare la decisione”, di fatto annullando la minaccia.

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27 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/27/news/freedom_flotilla-18309109/?rss