Archivio | giugno 29, 2011

CINEMA – Passannante, un film da vedere

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Cervello e teschio di Passannante – fonte immagine

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Il film Passannante di Sergio Colabona, con Fabio Troiano, Ulderico Pesce, Andrea Satta, Alberto Gimignani, Bebo Storti, Massimo Olcese, Luca Lionello, Roberto Citran, Ninni Bruschetta, Maria Letizia Gorga, Timisoara Pinto ed altri, per Cinetel, azienda che controlla gli incassi dei film, risulta essere il secondo film visto in Italia nella settimana in base alla media delle copie in uscita e il numero di spettatori avuti. La visione dello stesso film, visti i buoni risultati, sarà prorogata per un’altra settimana al Cinema Empire di Torino e al Cinema Intrastevere di Roma. La pellicola può essere ancora vista nei seguenti cinema:

Cinema Empire TORINO (info 011 19 5604 083)

in programmazione fino al 7 luglio

orari spettacoli 16.30, 18.30, 20.30, 22.30
Cinena Centrale MILANO (info 02 87 48 26)

in programmazione fino al 30 giugno

orari spettacoli 14.30, 16.30, 18.30, 20.30, 22.30
Cinema Ambasciatori NAPOLI (081 76 13 128)

in programmazione fino al 30 giugno

orari spettacoli 18.30, 20.30, 22.30
Cinema Ranieri Tito (PZ) (info 0971 62 94 62)

in programmazione fino al 30 giugno

orari spettacoli 19.00, 21:00
Cine Columbia Francavilla S.S. (PZ) (info 0973 57 44 47)

in programmazione fino al 30 giugno

unico spettacolo ore 21.30
Cinema Intrastevere ROMA (info 06 58 84 230)

in programmazione fino al 7 luglio

orari spettacoli 17.30, 19.10, 20.50, 22.30

 

PASSANNANTE ripercorre le vicende del cuoco anarchico che attentò alla vita di Umberto I con un coltellino. Un attentato dimostrativo che ebbe come risultato una pena ancor più dimostrativa. Condannato a morte, distrutta la casa, rinchiuse in manicomio la madre e la sorella, Passannante si vide poi commutare suo malgrado la pena in carcere a vita da scontare in una minuscola e buia cella sotto il livello del mare. In seguito, su interessamento di un parlamentare, da quella cella venne tirata fuori una larva d’uomo. Cieco e fuori di testa, venne rinchiuso in manicomio, dove morì poco dopo. La sua testa mozzata venne richiesta dal Lombroso, che isolò cervello e cranio per i suoi studi. Esposti poi al Museo Criminale di Roma, i resti di Passannante troveranno riposo nel paese natale, Savoia di Lucania, solo nel 2007 per il lungo e caparbio interessamento di tre idealisti, tre semplici cittadini che hanno incalzato per anni ben quattro ministri dell’interno, fino ad ottenere, contro la stessa volontà del sindaco; la sepoltura di quei miseri resti, e di questa straordinaria vicenda racconta anche il film.

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29 giugno 2011

fonte:  via e-mail

REGIME – 6 luglio, muore il Web italiano


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6 luglio, muore il Web italiano

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F O L L ( i ) A

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Dalla settimana prossima l’Autorità delle comunicazioni avrà il diritto arbitrario di oscurare siti senza un processo. Una norma che non esiste in nessun Paese libero. Fortemente voluta da Berlusconi e da Mediaset

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di Alessandro Longo

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Il 6 luglio arriverà una delibera Agcom, sulla tutela del copyright online, e sarà una forma di censura del web, in nome degli interessi di Mediaset e delle lobby dell’audiovisivo, con il beneplacito del centro destra. E’ questo l’allarme lanciato da un gruppo di associazioni (Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana). Avevano già fatto una campagna contro i rischi di quella delibera, ma speravano ancora di cambiare le cose. Speranze fallite venerdì, dopo aver incontrato Corrado Calabrò, presidente Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). «Abbiamo appreso che non c’è spazio per la mediazione e che Agcom intende approvare la delibera-censura in fretta e furia», dice Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale, associazione di area Radicale. Nel testo definitivo dovrebbe insomma restare il principio di fondo, già presente nell’attuale bozza della delibera: Agcom avrà il potere di oscurare siti web accusati di facilitare la pirateria. Senza passare da un regolare processo, ma solo a fronte di una segnalazione da parte dei detentori di copyright.

Ma perché gridare alla censura? Come motivate quest’allarme?
«La questione alla base è che il diritto d’autore sul web ha tantissimi ambiti ed è possibile che l’industria del copyright metta in piedi interi uffici dedicati a segnalare presunte violazioni all’Autorità, come avvenuto in altri Paesi. L’Autorità non avrà i mezzi per gestire le decine di migliaia di segnalazioni che arriveranno. Sarà il Far west, ci saranno decisioni sommarie, ai danni di siti anche innocenti. Siamo il primo Paese al mondo a dare ad Agcom questo potere. Calabrò stesso ci ha detto che sa di muoversi in un territorio di frontiera… ».

Però ci si potrà difendere opponendosi all’oscuramento del sito.
«Secondo la delibera, potrà farlo il gestore del sito web, ma non l’utente che carica il contenuto in questione. Sarà un salto nel buio. Il nostro colloquio con Calabrò ci ha confermato che l’Autorità non è preparata a questo».

Perché non lo è?
«Per esempio: abbiamo detto a Calabrò che i provider Internet avranno grosse spese per rimuovere i contenuti dal web e lui ci ha risposto che non lo sapeva, che non gliel’avevano detto. Non ci ha mai risposto con numeri e criteri oggettivi alle nostre critiche».

Ma la censura avrà anche un colore politico?
«Sì e questo rende la cosa ancora più grave. Siamo in un Paese in cui la denuncia per diffamazione è facile ed efficace, per mettere a tacere media. In un sistema politicizzato come il nostro, questo nuovo potere che Agcom potrebbe aggravare il fenomeno. Dalla denuncia per diffamazione all’oscuramento d’Autorità di un sito il passo è breve».

Perché vi è sembrato che Calabrò avesse molta fretta di completare la delibera?
«In precedenza Agcom ci aveva promesso, per tenerci buoni, tanti incontri di mediazione e che il testo definitivo non sarebbe stato subito esecutivo ma che sarebbe stato messo in consultazione. Adesso invece ha deciso che già prima dell’estate, probabilmente il 6 luglio, arriverà a una delibera fatta e compiuta».

Come ti spieghi questa fretta?
«Siamo in un contesto di grossa instabilità politica. In questo momento il clima è ancora favorevole agli interessi di Mediaset, ma Agcom teme che non sarà presto così e quindi vuole chiudere in fretta la vicenda. E’ un altro effetto del conflitto di interesse del presidente del Consiglio».

L’interesse delle lobby del copyright è evidente. Ma di Mediaset? E’ solo quello di tutelare il proprio diritto d’autore sul web (ha denunciato in passato Google per video su YouTube, del resto)?
«Non solo. Lo scopo è forgiare il web in modo simile al mercato che loro conoscono e depotenziandone la minaccia al loro business. Hanno fatto così anche con la delibera sulle web tv».

Che farete se la delibera passa così com’è?
«Faremo ricorso al Tar del Lazio. Se necessario a Bruxelles, ma crediamo che il Tar bloccherà la delibera, che secondo molti esperti è illegittima, poiché viola diritti fondamentali del cittadino. Ma visto che ci sono forti interessi del Presidente del Consiglio a far passare quelle norme, il governo potrebbe intervenire direttamente con un decreto, in caso di blocco al Tar».

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27 giugno 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/6-luglio-muore-il-web-italiano/2154694

FINANZIARIA – Manovra, Pdl e Lega infilano il processo breve nella bozza di Tremonti

il corto/circuito
Prescrizione corta, ma processo lungo
Tutti al lavoro per salvare il premier

Manovra, Pdl e Lega infilano il processo breve nella bozza di Tremonti

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giustizia
http://edoardobaraldi.wordpress.com/

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Nelle 83 pagine del documento licenziato durante il vertice di maggioranza, riportati interi stralci della legge ideata per garantire l’impunità al premier

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Ecco perché erano tutti d’accordo, ecco perché dentro questa finanziaria c’è qualcosa che rende coesa la maggioranza e mette fine addirittura alla proverbiale arroganza di Tremonti. Nelle ultime venti pagine della bozza della manovra economica, che il consiglio dei ministri si appresta ad approvare entro giovedì, c’è qualcosa di molto caro a Berlusconi: il processo breve. Ovvero la legge che cancella non solo la maggior parte dei processi del presidente del Consiglio, ma anche altri 100 mila, secondo i dati di Csm e Anm dei mesi scorsi.

Nella bozza sono stati copiati parola per parola interi brani del disegno di legge ammazzaprocessi. Nell’articolato, per esempio, si legge:  “Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di novanta giorni ciascuno.

3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo del periodo di cui al comma 3, lettera a), i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno per ogni successivo grado di giudizio nel caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma”.

Al contrario di quanto scrivono oggi tutti i giornali, insomma, anche il processo penale (e non solo quello civile) secondo la bozza di manovra deve durare sei anni. Ma non basta. Il copia incolla con la norma accantonata (momentaneamente) dopo le violente polemiche di magistrati e opposizioni, prosegue in molti altri articoli. Anche se non è riportato quello che prevedeva l’estinzione del processo in caso di superamento dei termini.

Tutto invece si gioca intorno alla questione dei risarcimenti. Sino a oggi, in base alla legge Pinto sulla equa riparazione, un cittadino aveva diritto a un indennizzo se il processo di primo grado durava più di tre anni. Adesso il termine scende a due e scatta dal momento della richiesta di rinvio a giudizio. Per come è organizzata la macchina della giustizia, dunque, la maggioranza degli imputati potrà chiedere il risarcimento con enormi costi per lo Stato.

Nella manovra c’ è anche una precisa scansione: “Per ciascun giorno di ritardo (del processo ndr) è liquidato un indennizzo di euro 2,50, che può essere equitativamente ridotto fino a euro 2,00 o elevato fino a euro 3,00; l’indennizzo può essere ridotto fino a euro 0,50 quando il procedimento cui l’istanza di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza”. Ma non basta. I risarcimenti potranno essere richiesti a processo in corso. Per esempio, oggi il pm chiede il rinvio a giudizio di un imputato. Dopo un anno e mezzo l’imputato avrà diritto a cominciare a mettere in mora i suoi giudici, dicendo in buona sostanza: sono passati 18 mesi, entro 6 mesi voglio la sentenza. Se non arriva, a quel punto può scattare il risarcimento. E  gli atti del processo non ancora chiuso vengono esaminati da un altro giudice.

La novità è stata evidentemente architetta in previsione dell’introduzione di tutto il processo breve. Con le nuove norme è infatti inevitabile un enorme aumento delle cifre liquidate per la lungaggine dei processi. E ulteriore sovraccarico di lavoro (e confusione) nei tribunali. Con imputati, magari colpevoli, che vengono prima risarciti e poi condannati penalmente.  C’è da chiedersi: è questa la “riforma epocale” annunciata da Silvio Berlusconi?

“C’è un limite oltre il quale la politica diventa criminale e va fermata a ogni costo, prima che sia troppo tardi”, dice Antonio Di Pietro. Sorpreso di trovare nel testo di una manovra economica un pezzo delle norme sul processo breve. “Berlusconi e la sua maggioranza non hanno capito che 27 milioni di italiani hanno detto basta alle leggi ad personam”, aggiunge il leader dell’Idv. “Ci auguriamo che prevalga il senso di responsabilità nei confronti del Paese e che questa maggioranza ritiri questa norma così vergognosa e da criminali. L’Italia dei Valori si opporrà a questo scempio della Costituzione”.

Mentre Angela Napoli, capogruppo di Futuro e Libertà in commissione Giustizia alla Camera, definisce “grave, scandaloso e inaccettabile quanto sembrerebbe emergere dalla bozza della manovra finanziaria, circa l’nserimento sotto il titolo ‘Processo civile ed altre disposizioni per la maggiore efficienza della giustizià, disposizioni relative al cosiddetto ‘processo breve, cui la maggioranza aveva detto di rinunciare”, ha detto.  ”La manovra non configura tagli, non presenta misure per lo sviluppo, tuttavia rispuntano norme ‘ad personam’, che nel corso della legislatura corrente sono apparse sempre quale unica ossessione del premier. L’efficienza della giustizia la si promuove attraverso adeguati interventi finanziari, utili a sensibilizzare l’informatizzazione dei servizi, ed attraverso l’adeguamento di organici e mezzi, non sicuramente attraverso provvedimenti che non rendono uguali tutti i cittadini di fronte alla legge”.

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29 giugno 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/29/manovra-pdl-e-lega-infilano-il-processo-breve-nella-bozza-di-tremonti/129979/

LIBIA – Cnt: “Pronto team per arrestare Gheddafi”. Parigi conferma “armi alla popolazione”

LIBIA

Cnt: “Pronto team per arrestare Gheddafi”
Parigi conferma “armi alla popolazione”

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Al Alaqi, responsabile della Giustizia nel Consiglio degli insorti: “Il commando agirà quando entreremo a Tripoli, dove già operano nostri gruppi. Sarebbe meglio giudicare qui il Colonnello, ma lo consegneremo alla Corte dell’Aja”. Stato Maggiore francese: “Paracadutati fucili perché potessero difendersi”. Il regime si appella alla “solidarietà islamica”. Obama: “Impegno Usa limitato nel tempo e nell’obiettivo”

Cnt: "Pronto team per arrestare Gheddafi" Parigi conferma "armi alla popolazione" Muhammar Gheddafi

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ROMA – I ribelli del Cnt (Consiglio di Transizione) libico stanno allestendo “una squadra speciale”, un “commando per catturare Gheddafi e consegnarlo alla Corte internazionale penale” dell’Aja. Lo annuncia Mohammed Al Alaqi, ministro della giustizia del Cnt, in un’intervista al quotidiano arabo Al Hayat, edito a Londra. Intanto, dagli Usa il presidente Obama ribadisce la richiesta a Gheddafi perché “faccia un passo indietro” e ricorda come l’impegno americano sia “limitato” nel tempo e nell’obiettivo, che la sua amministrazione si è consultata con il Congresso durante le operazioni e che non è mai stato violato il War Powers Act, la legge del 1973 sui poteri in tempo di guerra, ma che l’intervento è necessario per “aiutare molte persone. Finché comanda Gheddafi, tanta gente è in pericolo”. Obama, infine, riconosce che gli alleati della Nato “hanno preso un grosso peso” sulle loro spalle nell’intervento in Libia, per quale gli Usa non hanno assunto la leadership.

Ad Al Hayat, Al Alaqi spiega che l’operazione per la cattura di Gheddafi scatterà “appena i ribelli entreranno a Tripoli”, questione di “qualche settimana”. Attraverso lo stesso quotidiano, il procuratore generale della Corte penale internazionale, Moreno Ocampo 1, raccomanda a Gheddafi” di consegnarsi per dimostrare la sua innocenza”. Due giorni fa, Ocampo si era invece rivolto ai fedelissimi di Gheddafi, perché siano loro a consegnare il leader.

Ieri esponenti di primo piano del Consiglio di transizione sono stati all’Aja per rendersi disponibili a collaborare all’arresto di Gheddafi e dei due suoi più stretti collaboratori: il secondogenito Saif al-Islam e il genero del Colonnello, capo dei servizi segreti libici, Abdullah al-Senussi. Al quotidiano Al Hayat Al Alaqi conferma il possibile ruolo del Cnt nell’arresto del Rais e dei due fedelissimi, su cui pesano i tre mandati di cattura 2 spiccati dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.

“Quando le forze dei ribelli entreranno a Tripoli, il commando agirà”, spiega Al Alaqi rivelando che “gli insorti controllano oggi il 75% del territorio libico” e soprattutto che già esistono “gruppi di insorti che compiono operazioni specifiche all’interno di Tripoli”. Per il l’esponente del Cnt “sarebbe meglio giudicare Gheddafi a Tripoli, perché le leggi libiche sono più adatte ai crimini da lui commessi ma una volta arrestato sarà consegnato alla Corte dell’Aja”.

L’ottimismo e le certezze di Al Alaqi sulla prossima caduta del regime libico sono di certo frutto anche del salto di qualità nel rapporto tra gli insorti e l’Allenza occidentale anti-Gheddafi, avvalorato dalla notizia anticipata stamattina da Le Figaro e confermata dallo Stato maggiore francese: all’inizio di giugno le forze aeree di Parigi hanno paracadutato armi leggere destinate ai ribelli e alla popolazione libica sulle montagne di Djebel Nefusa, a sud di Tripoli. Spiega un portavoce dello Stato maggiore francese: “Le condizioni di sicurezza si erano degradate, abbiamo completato le forniture umanitarie con delle armi. Abbiamo fornito armi e mezzi per permettere (agli insrti, ndr) di difendersi, essenzialmente munizioni”. Si trattava precisa il portavoce, di “armi che potessero essere maneggiate dai civili, armamenti leggeri di fanteria di tipo fucile”. Nessuna conferma, invece, sulla fornitura, come scrive Le Figaro, di lanciarazzi, mitragliatrici e missili anticarro.

Se gli insorti dialogano con l’Occidente, il regime di Gheddafi fa appello alla solidarietà e alla “responsabilità islamica” approfittando del summit dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oci) ad Astana. Elmahdi M. Emberesh, inviato di Tripoli, ha ricordato ai colleghi il Codice dell’organizzazione: “Rispettare la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati membri, non interferire negli affari interni”. Per la legge islamica “i musulmani sono fratelli, come un unico corpo, se una parte soffre tutte dolgono”, ha detto ancora Emberesh, scagliandosi contro l’intervento straniero: “La Nato è andata ben oltre la risoluzione Onu 1973-1970, sulla no fly zone, schierandosi coi ribelli, uccidendo innocenti, distruggendo il Paese e dichiarando l’intenzione di eliminare Gheddafi e cambiare il regime con la forza”.

Sul fronte della situazione umanitaria, l’inviato di Tripoli ha sottolineato che “le regioni sud e ovest sono isolate, mancano cibo e medicine”, ribadendo che il regime libico chiede lo stop ai combattimenti, il ritorno a negoziati senza precondizioni e un dialogo guidato da “persone sagge” e “patrioti”. “Il popolo libico è l’unico che può decidere del proprio futuro e mettere fine al bagno di sangue”, ha concluso Emberesh.

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29 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/29/news/libia_commando_per_arrestare_gheddafi-18402667/?rss

Governo battuto alla Camera due volte. L’opposizione attacca: dimissioni

Governo battuto alla Camera due volte
L’opposizione attacca: dimissioni

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L’esecutivo va sotto sulla legge comunitaria: bocciato l’art.1 con 270 no e 262 sì. Pdl e Lega: incidente percorso

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ROMA – Governo e maggioranza in sofferenza alla Camera durante l’esame della legge comunitaria. La prima votazione, sulla proposta di stralciare l’articolo 8 (il governo ha chiesto lo stralcio di 12 articoli), è finita in parità e quindi lo stralcio chiesto dal centrodestra è stato bocciato. Successivamente sono passate le proposte di stralciare altri articoli, ma in due casi per un solo voto, mentre il centrodestra ha superato altre quattro votazioni per tre, cinque, sette e tre voti il centrodestra ha superato poi quattro successive votazioni.

Sono state le assenze della maggioranza a far sì che il governo venisse battuto. Il governo aveva chiesto lo stralcio di questo come di altri 11 articoli del testo, cui si era aggiunta da parte del Pd la ulteriore richiesta di stralcio dell’art. 18, quello sulla responsabilità civile dei giudici. L’articolo 8, inserito in commissione alla Camera, si riferisce all’attuazione di due direttive comunitarie relative all’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari.

L’Aula della Camera ha poi bocciato l’articolo 1 della legge alla ripresa pomeridiana della discussione. L’articolo 1 è stato bocciato con 270 no, 262 sì e un astenuto. Dall’opposizione si è gridato «dimissioni, dimissioni».

Dopo la bocciatura del primo articolo il relatore Gianluica Pini (Lega) ha chiesto una sospensione dell’esame del testo ed una immediata convocazione del comitato dei nove. «Questo articolo è un fondamento dell’intera legge comunitaria: così non possiamo andare avanti», ha detto il presidente della commissione Politiche Ue della Camera Mario Pescante specificando che «a questo punto è impossibile procedere con l’esame».

Bindi: la maggioranza non c’è più. «Il governo ha scelto di non fare una manovra ma di fissare la data delle elezioni anticipate. E il voto sulla legge Comunitaria lo dimostra: non hanno più la maggioranza nè in Parlamento nè nel Paese – afferma la vicepresidente della Camera – L’Italia è nelle mani di un esecutivo miope e inaffidabile, che scarica sulla futura maggioranza la risposta ai disastri accumulati in questi tre anni. Il berlusconismo non poteva che finire così: con una irresponsabile fuga dalle proprie responsabilità».

Della Vedova: governo incapace. «Quello che è successo oggi è per l’incapacità del governo di nominare un ministro per le Politiche comunitarie: una dimostrazione di assoluta presunzione», ha detto il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova contestando il «clima di sbraco totale della maggioranza».

Bossi e Cicchitto: incidenti di percorso. «Non sottovalutiamo la serietà del voto di oggi, ma non ci arrendiamo. C’è stato nei giorni scorsi un voto di fiducia e oggi c’è stato solo un incidente parlamentare – ha commentato Fabrizio Cicchitto – Noi rimaniamo in campo, ci batteremo provvedimento per provvedimento e dimostreremo che c’è una maggioranza parlamentare». Dal canto suo Umberto Bossi si è limitato a dire che «c’è gente che è andata al mare». La maggioranza che è andata sotto è un segnale? «Non sono un mago. C’è gente che non viene a votare. È gente che va al bar, è gente che si stanca. Anche io sono uscito e poi sono rientrato».

Al momento del voto erano 43 i vuoti tra i banchi dei deputati del Pdl, 16 di questi classificati sui tabulati dell’aula come assenti giustificati e 27 non giustificati. Quattro gli assenti della Lega (due giustificati perchè in missione e due no), 8 invece i deputati di Iniziativa Responsabile che non erano in aula al momento del voto (2 in missione e 6 non giustificati) e 12, infine, i vuoti nelle file del gruppo Misto.

Mercoledì 29 Giugno 2011 – 15:44    Ultimo aggiornamento: 19:12
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LA BOZZA DELLA MANOVRA – Tassa su auto potenti, salve le piccole. Età pensione donne innalzata solo dal 2020

LA BOZZA DELLA MANOVRA

Tassa su auto potenti, salve le piccole
età pensione donne innalzata solo dal 2020

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Le norme previste dal governo per il risanamento dei conti. Imposta sui veicoli oltre i 170 cavalli, ma anche sul trading speculativo. Tagli a comuni, province e regioni dopo il 2013. Il monito di Napolitano: “Ognuno prenda sue responsabilità”. Camusso: “Mobilitazione”

Tassa su auto potenti, salve le piccole età pensione donne innalzata solo dal 2020 Berlusconi, Tremoniti e Bossi

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ROMA – Nuove imposte su auto potenti e speculazioni finanziarie, tagli agli enti locali, rinvio dell’aumento dell’Iva e dell’età pensionabile a 65 anni per le donne: sono le ultime indiscrezioni sulla bozza di manovra economica a cui sta lavorando il governo.

Una fetta importante di fondi per il rientro dal debito sarà recuperato con nuovi tagli agli enti locali e alle regioni: per il governo saranno 9 miliardi di euro nel biennio 2013-2014. Le riduzioni dovrebbero essere suddivise in circa 3,5 miliardi di euro nel 2013 e 5,5 miliardi nel 2014. Prevista anche una norma che salvaguarda dai tagli i comuni “virtuosi”.

Sul fronte delle nuove entrate, una nuova misura in arrivo sarebbe un’imposta del 35 per cento sulle attività di trading speculativo svolte dalla banche, da cui il governo avrebbe escluso i titoli di debito e gli oicr (organismi d’investimento collettivo di risparmio). E sempre tra le nuove tasse, il governo pensa anche a una tassa sui veicoli con potenza maggiore di 170 cavalli 1. Prevista anche l’imposta di bollo dello 0,15 per cento sulle transazioni finanziarie.

Arriva anche una stretta sulle scommesse, sportive e non sportive, che prevede sanzioni penali per le attività che non hanno la licenza in regola. Le sanzioni andranno da una multa da 20 a 50mila euro fino alla reclusione da tre a sei anni. Prevista anche la chiusura dell’attività e il sequestro del locale, in caso di condanna le attrezzature vengono confiscate.

Sull’aumento dell’età pensionabile delle donne arriva un sostanziale rinvio: l’ipotesi più accreditata al momento è un innalzamento fino a 65 anni che partirebbe dal 2020 e arriverebbe a regime solo 10 anni dopo. Tramontata la possibilità di un aggravio sui contributi previdenziali dei lavoratori con Co.co.co che, nelle prime simulazioni, sarebbero dovuti salire dal 26,7 al 33 per cento.

Altra norma assai contestata è l’annunciato incremento di un punto percentuale dell’Iva, ma il governo ora fa dietrofront anche su questa misura: l’aumento, previsto per le aliquote del 10 e del 20 per cento, non sarà inserito in manovra e non scatterà da subito. La norma sarà nel disegno di legge di riforma fiscale che quindi richiederà un’attuazione successiva. Nella stessa delega sono anche previste le tre aliquote Irpef del 20, 30 e 40% e la cancellazione dell’Irap dal 2014.


Le altre norme previste nella bozza 2

Napolitano: “Chi decide oggi ha responsabilità su domani”. Di manovra parla anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Non c’è dubbio che chi prende delle decisioni oggi sulla situazione economica si prende delle responsabilità anche per domani”. Napolitano ha continuato: “Bisogna avere fiducia per creare le condizioni per uno sforzo necessario a costruire una manovra di rientro dal debito entro il 2014. Vedremo che cosa arriverà dal governo”.

Il 7 giugno scorso, ha ricordato Napolitano, “un documento molto puntuale della Commissione Europea dice che lo sforzo fatto dall’Italia rende credibile la vigilanza sui conti pubblici fino al 2012, ma occorrono misure addizionali per il 2013-2014”. Il presidente della Repubblica ha invitato a tenere conto di questa “raccomandazione”.

Camusso: “Una manovra insostenibile, ci mobiliteremo”. Il segretario della Cgil contro la bozza di manovra. “E’ di carattere recessivo” e per questo la Cgil ha intenzione di mettere in campo forme di mobilitazione. “Siamo molto preoccupati dell’impatto della manovra sul Paese, recessiva per la difficoltà di ripresa dell’attività e dell’occupazione e la bassa crescita che provocherà un continuo inseguimento del debito”. Il rischio, continua la Camusso, è lo spostamento del peso della manovra “sul fisco e sull’assistenza”. “C’è un’idea di depressione del Paese e di peggioramento delle condizioni sociali dei più deboli. Per questo impegneremo nel prossimo mese le nostre strutture in forme di mobilitazione. Una manovra così rappresenta per il Paese delle forme di insopportabilità sociale”.

I consumatori: “Sarà una stangata”. Le stime sul peso della manovra nelle tasche delle famiglie italiane variano, ma le associazioni dei consumatori sono tutte sulla stessa lunghezza d’onda: le misure graveranno sui conti per centinaia di euro. Secondo Federconsumatori e Adusbef, le nuove norme valgono 729 euro a famiglia, e peseranno soprattutto sui pensionati – che saranno penalizzati dall’automatismo della rivalutazione per 300-600 euro l’anno – sui dipendenti pubblici – che avranno una diminuzione annua di circa 1.300 euro.

Se a questo si aggiungono le misure decise in queste settimane sull’innalzamento della soglia di usura (120 euro in più l’anno) e sull’aumento delle accise sui carburanti (78 euro di aggravio) la somma degli aumenti è di 198 euro per una perdita di potere di acquisto complessiva di 927 euro annui.

Stime un po’ più basse per Adiconsum (tra cinquemila e seimila euro l’anno). “La manovra – spiega il segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano – impatterà pesantemente ma in maniera differenziata sulle famiglie italiane. Pagheranno gli stessi di sempre, a partire da dipendenti pubblici e pensionati”. E solo l’aumento dell’Iva, secondo il Codacons, “si tradurrebbe in una tassa annua di almeno 290 euro a famiglia”.

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29 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/06/29/news/napolitano_manovra-18405897/?rss

Egitto, torna la guerriglia piazza Tahrir. La polizia carica i manifestanti: 600 feriti / VIDEO: Interview: Tahrir square clashes

Interview: Tahrir square clashes

Caricato da in data 29/giu/2011

Al Jazeera correspondent in Cairo Ayman Mohyeldin talks about the ongoing clashes in Tahrir Square.

“The original dispute happened between families of the martyrs of the revolution as they were trying to attend an event [and were denied access].

Egitto, torna la guerriglia piazza Tahrir
La polizia carica i manifestanti: 600 feriti

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IL CAIRO – Sono ripresi gli scontri scoppiati nella notte in piazza Tahrir, al Cairo, tra manifestanti e polizia. Secondo quanto riporta il sito egiziano ‘Youm al-Sabaà, migliaia di persone si stanno radunando in una via laterale di piazza Tahrir, dove si trova la sede del ministero dell’Interno. La polizia sta caricando i dimostranti e sparando gas lacrimogeni per allontanarli dalla zona. Intanto, secondo il ministero egiziano della Salute, è salito a 201 feriti il bilancio delle persone rimaste vittima degli scontri notturni.

Ritornano improvvisi gli scontri a piazza Tahrir, a quasi due mesi dal 9 aprile, quando morirono due persone. La dinamica degli scontri, scoppiati in nottata e che finora hanno causato quasi 600 feriti, soprattutto per contusioni e soffocamento da gas lacrimogeni, è frammentaria e contraddittoria. Secondo varie fonti la miccia è stata innescata ieri sera quando un gruppo di famiglie dei martiri della rivoluzione del 25 gennaio, che ha deposto l’ex rais Hosni Mubarak si sono riunite in una teatro nel centro città per commemorare i loro familiari. Un gruppo di persone – alcuni dicono familiari di altri ‘martirì, altri dicono facinorosi e provocatori – ha tentato di assaltare lo stabile e di muovere verso il ministero dell’Interno, provocando l’intervento delle forze dell’ordine. In piazza Tahrir per tutta la mattinata si sono susseguiti piccoli tafferugli che sono diventati più violenti quando i manifestanti hanno tentato di assaltare il vicino ministero dell’Interno.

Un manifestante in piazza ha raccontato di avere partecipato alla rivoluzione, ma di non capire chi siano le persone che stanno dando vita alle manifestazioni di oggi. »Nessun partito ha dato il suo sostegno nessuno di sbilancia, io non capisco chi sono«, ha detto Samir, mentre un altro si è avvicinato per ripetere lo slogan ritmato dai manifestanti »fuori fuori« spiegando che nel mirino c’è Hussein Tantawi, il capo del consiglio militare che regge il paese dalla caduta di Mubarak. Il consiglio militare ha condannato gli scontri e le forze dell’ordine hanno fatto sapere che sono nove le persone arrestate per gli incidenti. Nel frattempo la Federazione calcio egiziana ha deciso di rinviare il derby previsto per stasera fra el Ahly e il Zamalek.

Mercoledì 29 Giugno 2011 – 12:20    Ultimo aggiornamento: 19:02
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