LIBIA – Cnt: “Pronto team per arrestare Gheddafi”. Parigi conferma “armi alla popolazione”

LIBIA

Cnt: “Pronto team per arrestare Gheddafi”
Parigi conferma “armi alla popolazione”

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Al Alaqi, responsabile della Giustizia nel Consiglio degli insorti: “Il commando agirà quando entreremo a Tripoli, dove già operano nostri gruppi. Sarebbe meglio giudicare qui il Colonnello, ma lo consegneremo alla Corte dell’Aja”. Stato Maggiore francese: “Paracadutati fucili perché potessero difendersi”. Il regime si appella alla “solidarietà islamica”. Obama: “Impegno Usa limitato nel tempo e nell’obiettivo”

Cnt: "Pronto team per arrestare Gheddafi" Parigi conferma "armi alla popolazione" Muhammar Gheddafi

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ROMA – I ribelli del Cnt (Consiglio di Transizione) libico stanno allestendo “una squadra speciale”, un “commando per catturare Gheddafi e consegnarlo alla Corte internazionale penale” dell’Aja. Lo annuncia Mohammed Al Alaqi, ministro della giustizia del Cnt, in un’intervista al quotidiano arabo Al Hayat, edito a Londra. Intanto, dagli Usa il presidente Obama ribadisce la richiesta a Gheddafi perché “faccia un passo indietro” e ricorda come l’impegno americano sia “limitato” nel tempo e nell’obiettivo, che la sua amministrazione si è consultata con il Congresso durante le operazioni e che non è mai stato violato il War Powers Act, la legge del 1973 sui poteri in tempo di guerra, ma che l’intervento è necessario per “aiutare molte persone. Finché comanda Gheddafi, tanta gente è in pericolo”. Obama, infine, riconosce che gli alleati della Nato “hanno preso un grosso peso” sulle loro spalle nell’intervento in Libia, per quale gli Usa non hanno assunto la leadership.

Ad Al Hayat, Al Alaqi spiega che l’operazione per la cattura di Gheddafi scatterà “appena i ribelli entreranno a Tripoli”, questione di “qualche settimana”. Attraverso lo stesso quotidiano, il procuratore generale della Corte penale internazionale, Moreno Ocampo 1, raccomanda a Gheddafi” di consegnarsi per dimostrare la sua innocenza”. Due giorni fa, Ocampo si era invece rivolto ai fedelissimi di Gheddafi, perché siano loro a consegnare il leader.

Ieri esponenti di primo piano del Consiglio di transizione sono stati all’Aja per rendersi disponibili a collaborare all’arresto di Gheddafi e dei due suoi più stretti collaboratori: il secondogenito Saif al-Islam e il genero del Colonnello, capo dei servizi segreti libici, Abdullah al-Senussi. Al quotidiano Al Hayat Al Alaqi conferma il possibile ruolo del Cnt nell’arresto del Rais e dei due fedelissimi, su cui pesano i tre mandati di cattura 2 spiccati dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità.

“Quando le forze dei ribelli entreranno a Tripoli, il commando agirà”, spiega Al Alaqi rivelando che “gli insorti controllano oggi il 75% del territorio libico” e soprattutto che già esistono “gruppi di insorti che compiono operazioni specifiche all’interno di Tripoli”. Per il l’esponente del Cnt “sarebbe meglio giudicare Gheddafi a Tripoli, perché le leggi libiche sono più adatte ai crimini da lui commessi ma una volta arrestato sarà consegnato alla Corte dell’Aja”.

L’ottimismo e le certezze di Al Alaqi sulla prossima caduta del regime libico sono di certo frutto anche del salto di qualità nel rapporto tra gli insorti e l’Allenza occidentale anti-Gheddafi, avvalorato dalla notizia anticipata stamattina da Le Figaro e confermata dallo Stato maggiore francese: all’inizio di giugno le forze aeree di Parigi hanno paracadutato armi leggere destinate ai ribelli e alla popolazione libica sulle montagne di Djebel Nefusa, a sud di Tripoli. Spiega un portavoce dello Stato maggiore francese: “Le condizioni di sicurezza si erano degradate, abbiamo completato le forniture umanitarie con delle armi. Abbiamo fornito armi e mezzi per permettere (agli insrti, ndr) di difendersi, essenzialmente munizioni”. Si trattava precisa il portavoce, di “armi che potessero essere maneggiate dai civili, armamenti leggeri di fanteria di tipo fucile”. Nessuna conferma, invece, sulla fornitura, come scrive Le Figaro, di lanciarazzi, mitragliatrici e missili anticarro.

Se gli insorti dialogano con l’Occidente, il regime di Gheddafi fa appello alla solidarietà e alla “responsabilità islamica” approfittando del summit dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (Oci) ad Astana. Elmahdi M. Emberesh, inviato di Tripoli, ha ricordato ai colleghi il Codice dell’organizzazione: “Rispettare la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati membri, non interferire negli affari interni”. Per la legge islamica “i musulmani sono fratelli, come un unico corpo, se una parte soffre tutte dolgono”, ha detto ancora Emberesh, scagliandosi contro l’intervento straniero: “La Nato è andata ben oltre la risoluzione Onu 1973-1970, sulla no fly zone, schierandosi coi ribelli, uccidendo innocenti, distruggendo il Paese e dichiarando l’intenzione di eliminare Gheddafi e cambiare il regime con la forza”.

Sul fronte della situazione umanitaria, l’inviato di Tripoli ha sottolineato che “le regioni sud e ovest sono isolate, mancano cibo e medicine”, ribadendo che il regime libico chiede lo stop ai combattimenti, il ritorno a negoziati senza precondizioni e un dialogo guidato da “persone sagge” e “patrioti”. “Il popolo libico è l’unico che può decidere del proprio futuro e mettere fine al bagno di sangue”, ha concluso Emberesh.

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29 giugno 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/29/news/libia_commando_per_arrestare_gheddafi-18402667/?rss

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