Elezioni Piemonte, due condanne per firme false. Bresso: voto falsato

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Elezioni Piemonte, due condanne
per firme false. Bresso: voto falsato

Due anni e otto mesi al consigliere regionale Michele Giovine. I Verdi: Cota si dimetta, si regge sull’illegalità

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ROMA – Il consigliere regionale piemontese Michele Giovine, eletto nella Lista Pensionati per Cota, è stato condannato a due anni e 8 mesi per le irregolarità nelle firme per l’accettazione delle candidature alle ultime elezioni regionali. Giovine è stato sospeso per due anni dai pubblici uffici e per cinque dai diritti elettorali. Al padre Carlo, anche lui imputato, sono stati inflitti due anni e due mesi, interdetto dai pubblici uffici per un anno e sei mesi.

Il giudice Alessandro Santangelo, ha dichiarato la falsità di tutte le 17 firme. Michele e Carlo Giovine sono stati condannati anche pagamento di provvisionali per circa 70mila euro. I due dovranno versare 20mila euro per l’ex presidente Bresso, 10mila euro ciascuno per i Verdi e i Radicali, 12mila euro a testa per Francesco Romanin, rappresentante della lista Insieme per Bresso, e Staunovo Polacco, della lista Pensionati per Bresso, più il pagamento delle spese processuali. Per i due, presenti in aula, le parti civili avevano chiesto un totale di quasi 700mila euro di risarcimenti. Il pm Patrizia Caputo aveva chiesto tre anni e 6 mesi per Michele Giovine, 2 anni e 6 mesi per suo padre Carlo più pochi euro di multa.

Bresso: elezioni falsate. «È stata riconosciuta la falsità di una lista determinante per la vittoria delle ultime elezioni regionali. Si è accertato che le elezioni sono state falsate – ha detto l’ex presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso – Mi auguro che l’intero procedimento giudiziario faccia coincidere il diritto con la realtà politica».

«Il presidente Cota tragga le conseguenze di questa sentenza e si dimetta – dice Angelo Bonelli, leader dei Verdi, costituitosi parte civile – La maggioranza di Cota si regge sull’illegalità. Il presidente deve dimettersi: sarebbe un gesto di rispetto verso i piemontesi». Bonelli ha anche detto che il rischio, in caso di mancate dimissioni, è che «ogni atto potrebbe essere dichiarato illegittimo».

«Sono scoraggiato e non so se farò ricorso. Alla luce di quello che è successo rischierebbe di essere completamente inutile», commenta Giovine alla lettura del dispositivo. L’avvocato Cesare Zaccone, uno dei suoi difensori, si è invece detto più possibilista.

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Giovedì 30 Giugno 2011 – 10:38    Ultimo aggiornamento: 18:21
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