Archive | luglio 2011

Salento, la rivolta dei braccianti: gli immigrati stagionali in sciopero

Salento, la rivolta dei braccianti
gli immigrati stagionali in sciopero

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Centinaia di lavoratori incrociano le braccia per chiedere acqua calda, paghe decenti e il rispetto dei loro diritti. E’ la prima protesta auto-organizzata dei migranti, a rischio il raccolto di pomodori

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di CHIARA SPAGNOLO

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Salento, la rivolta dei braccianti  gli immigrati stagionali in sciopero

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È una domenica di campi vuoti quella che trascorre tra i filari di pomodori del Salento. Ultimo scorcio di luglio, in cui centinaia di immigrati, impiegati come raccoglitori, proclamano lo sciopero e si rifiutano persino di salire sui trabiccoli che all’alba dovrebbero condurli al lavoro. È il giorno dopo l’assemblea autogestita alla masseria Boncuri, funestato dalla morte improvvisa di un tunisino di 34 anni, e diverso dai precedenti per la calma surreale che regna nelle campagne. Lì dove il sole arroventa le piante e migliaia di tonnellate di prodotto rischiano di marcire se non vengono raccolte in tempo. Il danno economico derivante dallo sciopero potrebbe essere enorme, perché gli italiani da anni non fanno questo genere di lavoro, gli extracomunitari lo capiscono e, forti di questa certezza, cercano una trattativa con la parte datoriale. L’assemblea di sabato sera, in questo senso, è stata illuminante.

LEGGI S’infiamma la protesta, migranti bloccano la provinciale

Vi hanno partecipato i sindacalisti della Cgil e i volontari che gestiscono la masseria Boncuri, “Finis Terrae” e le “Brigate di solidarietà attiva”, ma i veri protagonisti sono stati i lavoratori. Tra le mura secentesche della struttura trasformata in campo d’accoglienza, si sono mischiate lingue e idee, confrontate esigenze e posizioni molto diverse e, alla fine, è stato stilato un documento che in quattro punti riassume la piattaforma delle rivendicazioni. L’obiettivo dichiarato è il rispetto del contratto provinciale di lavoro per l’agricoltura, che prevede un tariffario preciso per la raccolta di pomodori: 5,92 euro a ora e 38,49 a giornata (6 ore e 30). La realtà, invece, parla di cifre molto diverse: 3,50 euro a cassone, praticamente la metà del previsto.

FOTO NELLA MASSERIA DEGLI IMMIGRATI

Alla paga già ridotta si deve poi sottrarre la mazzetta da versare al caporale per entrare a far parte dei gruppi che quotidianamente vanno sui campi (da 3 a 5 euro) e il prezzo da pagare per essere portati sui luoghi di lavoro (3 euro). Alla miseria retributiva si aggiunge il fatto che gli “ingaggi” legali sono pochissimi (circa 120 contando anche le persone già impiegate nella raccolta delle angurie), che la maggior parte del lavoro viene svolto in nero, che l’assistenza sanitaria è inesistente e i contributi previdenziali pure. La situazione è esplosiva e connotata da profili di evidente illegalità. Questioni su cui la Cgil punta il dito, tramite la segretaria confederale Antonella Cazzato, che stigmatizza “la scarsità dei controlli sui campi” insieme “alla poca disponibilità da parte delle istituzioni e all’evidente disinteresse della politica” rispetto alla questione Nardò. Senza dimenticare una frecciatina all’Asl, “che dovrebbe spiegare come mai non è stato rispettato l’impegno preso a giugno di dotare la masseria Boncuri di acqua calda”, e una ai datori di lavoro “che non hanno contatto con i raccoglitori e affidano ai caporali la completa gestione degli ingaggi”.

Proprio i produttori, del resto, dovrebbero essere i primi interlocutori dei lavoratori, i quali hanno ben chiare le rivendicazioni da fare e i diritti da far rispettare. “In una situazione in cui le irregolarità sono così evidenti  –  aggiunge la Cazzato  –  le testimonianze e le denunce non bastano. Il sindacato può svolgere la funzione di raccordo, tra i lavoratori, le aziende e gli altri soggetti istituzionali. Per questo abbiamo già chiesto la convocazione del Consiglio territoriale per l’immigrazione, affinché ogni soggetto che ha responsabilità spieghi perché gli impegni assunti non sono stati rispettati”. Di impegni, del resto, a inizio stagione ne erano stati presi tanti, amplificati dalle campagne mediatiche e puntualmente disattesi nelle settimane a venire. Quel che accade a metà estate nei campi lo dimostra chiaramente. E il fatto che gli immigrati, che fino a ieri erano disposti a tutto pur di guadagnare pochi euro, scelgano di incrociare le braccia è ancora più significativo. Vuol dire che lo sfruttamento è arrivato al limite massimo. Che le regole esistono solo a parole e che i diritti, quando i lavoratori sono stranieri, non valgono.

Almeno non nei campi di Nardò e dei paesi limitrofi. Lì dove il sole matura i pomodori e in questa domenica di fine luglio nessuno li raccoglie. Dove per la prima volta la parola sciopero rimbalza tra i filari, fino alla masseria Boncuri dove i raccoglitori trascorrono la giornata in attesa che qualcosa si muova. Hanno molto da dirsi ma lo fanno a bassa voce, in segno di rispetto per il “fratello” morto nella notte. A trovarlo, all’alba, sono stati i connazionali con cui divideva la tenda e che hanno dichiarato alla polizia di non essersi accorti di nulla e di non aver ricevuto alcuna richiesta di aiuto. Come è stato riscontrato dal medico legale, il giovane tunisino è morto per cause naturali e il suo corpo è stato trasportato all’ospedale di Vito Fazzi di Lecce, a disposizione dell’autorità giudiziaria, che deciderà se sia necessario effettuare l’esame autoptico.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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31 luglio 2011

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/31/news/nard-19847161/?rss

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e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto

Ecco il numero di agosto,

in edicola da mercoledì 3

CONOSCERE LA STORIA – Il ‘Terrorismo’ praticato da Israele prima di Piombo Fuso (מבצע עופרת יצוקה, Mivtza Oferet Yetzukah)

DUE PESI DUE MISURE

RICONOSCERE IL TERRORISMO DELLO STATO D’ISRAELE

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Immagini della strage di Sabra e Chatila – fonte: web

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di Paolo Barnard

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Cari amici,
sono Paolo Barnard, giornalista di Report RAI 3. Il documento che allego in attachment si intitola “DUE PESI DUE MISURE: RICONOSCERE IL TERRORISMO DELLO STATO D’ISRAELE”. Si tratta di una cronologia che dimostra come il Terrorismo sia stato da sempre uno strumento proprio sia dei sionisti che dello Stato di Israele, e dunque non una prerogativa esclusivamente palestinese e/o islamica.
Come sapete, oggi la “narrativa” ufficiale sul Medioriente non riconosce questa verità storica, e solo ai palestinesi viene ufficialmente chiesto di fermare il Terrorismo. Noi tutti sappiamo quanto questo sia non solo ingiusto, ma anche controproducente per ogni speranza di pace. Non ci sarà pace senza verità.
Purtoppo però tanti di noi, dai giovani attivisti ai semplici cittadini di buon senso, non sono in grado di sostenere queste tesi con argomentazioni inoppugnabili o senza timore di essere accusati di faziosità o, peggio, di antisemitismo.
Il mio documento offre uno STRUMENTO accessibile a tutti per poter sostenere e divulgare senza timore di smentite ciò che sappiamo essere più vicino alla verità e soprattutto più utile alla pace. Si badi bene, il documento non pretende di avere valore storiografico. Non è scritto per l’esperto. È scritto per le persone comuni, e si basa su fonti al di sopra delle parti: l’ONU e Amnesty International principalmente. Queste fonti sono la sua forza.
Ve lo offro sperando che lo divulghiate il più possibile, perchè quella “narrativa” distorta sul Terrorismo in Palestina sta causando tragedie all’infinito. Dobbiamo rettificarla, assolutamente, come primo passo per la pace.
Nell’introduzione troverete maggiori dettagli.
Grazie
Paolo Barnard
email: dpbarnard@tin.it

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Introduzione


In Medioriente dilaga il fenomeno del Terrorismo. A noi è particolarmente noto il Terrorismo palestinese e/o islamico, ma c’è anche il Terrorismo israeliano. Il primo è internazionalmente riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.

 

Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci, ribadiamo con decisione che non v’è dubbio che per decenni alcuni gruppi palestinesi si siano macchiati, e ancora oggi si macchino, di orrendi crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica nè morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.
Eppure, rimane il fatto che in occidente si fatica ad ammettere che Israele ha praticato e pratica il Terrorismo. Taluni rigettano questa nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera incontrovertibile.

 

Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema di “due pesi due misure”: solo ai palestinesi viene formalmente chiesto di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce continui fallimenti.

 

Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche occidentali. Infatti, alle parole “Terrorismo mediorientale” noi associamo d’istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d’Israele, o quelli dei loro leader politici. Questo è potuto accadere perchè l’Occidente ha intenzionalmente alterato la “narrativa” del conflitto israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell’area. Lo dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili israeliani sono sempre definiti (a ragione) “terroristici”, ma quelli altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i civili palestinesi sono sovente chiamati “di autodifesa”; le azioni dei kamikaze di Hamas sono “massacri”, mentre le centinaia di omicidi extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti “esecuzioni capitali mirate”, e così all’infinito (Chomsky-Fisk-Said et al.). Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l’esistenza del Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che ha causato.
È imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di Israele.
Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.

 

A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell’ONU e di Amnesty International; questo perchè siamo consapevoli che nell’esporre un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo documento centinaia di “atti di Terrorismo israeliani” riportati nella letteratura sul Medioriente.

 

Lo ribadiamo: questo lavoro non è un atto di accusa contro Israele fine a sè stesso, perchè se così fosse sarebbe un’esercizio sterile. Esso vuole aiutare il pubblico a rettificare quella “narrativa” distorta che basandosi su “due pesi due misure” condanna il Medioriente a una violenza senza fine. Ai lettori il giudizio.

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SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO

Al declino dell’impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.

 

Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).

 

Nel 1916 le potenze europee siglarono l’accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l’impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.

 

Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).

 

Nel 1922 l’Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.
I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.
Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. È a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia.

 

Nel 1947 gli Inglesi rinunciano al Mandato e passano la palla all’ONU.

 

Nel Maggio 1948 gli Stati arabi mandano truppe in aiuto ai palestinesi. Ma già le truppe ebraiche avevano conquistato grandi fette di territorio designato dall’ONU come Arabo, provocando la fuga di 300.000 rifugiati palestinesi. Lo Stato d’Israele viene proclamato il 14 maggio 1948. La guerra continua, e all’ inizio del 1949 Israele vince conquistando il 73% della Palestina. I rifugiati palestinesi sono ora 725.000.
Ai palestinesi, alla fine della guerra, rimane Gaza e la Cisgiordania. Nel 1956, Israele attacca l’Egitto conquistando Gaza e il Sinai, ma gli USA li convincono a ritirasi un anno dopo.

 

Nel 1964 gli Stati arabi creano l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

 

Nel Maggio 1967 il presidente egiziano Nasser stringe un patto di difesa con la Giordania. Ma Israele non aspetta, e nel Giugno 1967 attacca l’Egitto. E’ la nota Guerra dei 6 Giorni. In un baleno Israele occupa il Sinai, Gaza, la Cisgiordania, parte del Golan siriano e Gerusalemme Est.
Nel Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna la conquista dei territori da parte di Israele con la risoluzione 242, che specificamente chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nella Guerra dei 6 Giorni.

 

1973, attacco egiziano e siriano a sorpresa contro Israele (guerra del Kippur). Israele è in seria difficoltà, e solo grazie a un massiccio aiuto militare americano si riprende e addirittura avanza nel Golan.
La base della guerriglia dell’OLP si sposta nel Libano del sud. Nel 1978 Israele invade il sud del Libano. Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna l’invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu (UNIFIL).

 

Nel Settembre 1978 il presidente egiziano Sadat va a Camp David negli USA, dove firma i famosi accordi con Israele. Israele in cambio si ritira dal Sinai. Sadat firma a Washington il 26 marzo 1979 la pace con Israele, primo Stato arabo a farlo.

 

Nel 1982 Israele reinvade il Libano, e arriva fino a Beirut. Gli USA mediano nella fuga da Beirut dell’OLP e di Arafat, ma nessuno protegge i civili palestinesi: strage nel campo profughi di Sabra e Chatila. Israele si ritirerà dal Libano (esclusa una fascia al sud) nel 1985.
Dicembre 1987. Nei territori occupati il pugno di ferro di Israele trova ora un fronte unito, e i giovani palestinesi si lanciano nell’Intifada (sollevazione).

 

Nel 1988 Arafat rinuncia ufficialmente al Terrorismo e accetta la risoluzione 242, implicitamente riconoscendo l’esistenza di Israele.

 

1993: a Oslo si svolgono colloqui segreti fra l’OLP e il laborista israeliano Shimon Perez con mediazione norvegese di Joan Jorgen Holst.
Il 9 Settembre 1993 Arafat firma la lettera di riconoscimento dello Stato di Israele, e Israele il 10 Settembre riconosce l’OLP come il legittimo rappresentante dei palestinesi.
Lunedì 13 Settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington firmano una Dichiarazione di Principi, che comprende il mutuo riconoscimento di Israele e dell’OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro 5 anni (accordi di “Oslo”).

 

A partire dal 1999 il premier israeliano Barak concede ad Arafat alcuni territori in più, e a metà del 2000 l’Autorità Palestinese si trova a controllare il 40% della Cisgiordania e il 65% di Gaza. Ma stiamo parlando di pezzetti di territorio palestinese scollegati e interamente circondati da insediamenti ebraici, e controllati giorno e notte da cordoni di militari israeliani.
Nel luglio del 2000 il presidente americano Clinton convince Arafat e il premier israeliano Barak ad andare a Camp David (USA) per finalizzare gli accordi di Oslo. L’incontro naufraga in un nulla di fatto.

 

28 Settembre 2000. Ariel Sharon, leader dell’opposizione israeliana, sfila a piedi presso la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come un oltraggio imperdonabile, e i palestinesi si lanciano nella seconda Intifada.

 

Nel febbraio 2001 il laborista Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del partito Likud.

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IL TERRORISMO SIONISTA

La prima fase dal 1942 al 1947, prima della nascita dello Stato di Israele.
* I testi virgolettati sono traduzioni di documenti originali. Le spiegazioni del redattore sono in corsivo.

1942.”Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale anche la comunità sionista (in Palestina) adottò metodi violenti di lotta. L’uso del Terrorismo da parte loro è descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora”: ‘Nel 1942 un piccolo gruppo di estremisti sionisti, guidati da Abraham Stern, si fece notare per una serie di omicidi e di rapine politicamente motivati’ (1)

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1944. ‘Il Ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo Stern, al Cairo. Sempre nello stesso anno il gruppo fuorilegge sionista Irgun Tzeva’i Leumi distrugge numerose proprietà del governo britannico. Le azioni terroristiche dei gruppi Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunita’ Ebraica.’ (1)

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1946. ‘Il 22/7/1946, la campagna condotta delle organizzazioni terroristiche (sioniste) raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un’ala dell’hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo e il quartier generale britannico, uccidendo 86 impiegati, arabi ebrei e inglesi, e 5 passanti.’ (1)

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1946. ‘Altre attività terroristiche (sioniste) includono: il rapimento di un giudice inglese e di alcuni ufficiali, e l’attentato dinamitardo a un Club di Ufficiali inglesi a Gerusalemme con grave perdita di vite umane.’ (1)

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“Menachem Begin (futuro premier israeliano) fu definito dagli inglesi un ‘leader terrorista’ per aver fatto esplodere l’hotel King David a Gerusalemme, che a quel tempo venne considerato uno dei peggiori atti terroristici del secolo.” (1bis)

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Un altro documento ufficiale britannico del 1946 dichiara: “Il Governo di Sua Maestà britannica è arrivato alle seguenti conclusioni: che il gruppo (sionista) Haganah e il suo associato Palmach lavorano sotto il controllo politico dei membri della Agenzia Ebraica; e che essi sono responsabili di sabotaggi e di violenze…” (2)

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“Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti e a quel tempo Primo Ministro inglese, dichiarò alla Camera dei Comuni: ‘Se i nostri sogni per il sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo.’ (3)

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ALCUNI COMMENTI STORICI SU QUESTO PERIODO.

“Il grande umanista sionista Ahad Ha’am lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): ‘E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina ? Erano servi nelle terre della Diaspora e d’improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un’inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose.’ (4)

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Dichiarazione di Lord Sydenham alla Camera dei Lord di Londra sul Mandato britannico in Palestina (1922): “Il danno prodotto dall’aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più… Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allarghera’.” (5)

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Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929: “… prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza… negli 80 anni precedenti (alla Grande Guerra) non ci sono memorie di scontri violenti (come quelli iniziati nel 1920).” (6)

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“L’espansione territoriale (sionista) attraverso l’uso della forza produsse un grande esodo di rifugiati (palestinesi) dalle zone degli scontri. I palestinesi sostengono che questa era un politica precisa che mirava all’espulsione degli arabi per far posto agli immigrati (sionisti) e citano, fra le altre, le dichiarazioni del leader sionista Theodor Herzl”: ‘Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra… Sia il processo di espropriazione che l’espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione…’ (7)

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Da un documento delle Nazioni Unite: “La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l’Amministrazione (ONU) a reprimere il Terrorismo (sionista), e cita come ragione il fatto che le politiche dell’Amministrazione sarebbero contrarie agli interessi ebraici.” (8)

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IL TERRORISMO SIONISTA-ISRAELIANO:

La seconda fase, dal 1947 al 1977, attraverso la nascita dello Stato di Israele.

“Uno dei piu’ scabrosi atti di Terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra, secondo fonti palestinesi ma anche secondo altre fonti, nell’aprile 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme scrive in proposito”: ‘Il 9 aprile abbiamo subito una sconfitta morale, quando le due gang Stern ed Etzel (sionisti) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin… Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche. Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si è trattato di un atto di puro Terrorismo… Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire… e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate, secondo l’Alto Comitato Arabo… Quell’evento fu un disastro in tutti i sensi… (le gang) si guadagnarono la condanna della maggioranza degli ebrei di Gerusalemme.” (9)

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Alcuni leader sionisti negarono la strage di Deir Yassin, ma anche nella negazione ammisero esplicitamente di aver usato l’arma del Terrorismo psicologico, che non è meno letale. Scrisse Menachem Begin (futuro premier di Israele): “Il panico travolse gli arabi nella Terra di Israele e iniziarono a fuggire in preda al terrore. Non ciò che accadde a Deir Yassin, ma ciò che fu inventato su Deir Yassin ci aiutò a vincere… in particolare nella conquista di Haifa, dove le forze ebraiche avanzarono come un coltello nel burro mentre gli arabi fuggivano nel panico gridando ‘Deir Yassin!’.” (10)

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Menachem Begin fu però ritenuto uno dei responsabili della strage di Deir Yassin: “Il 9 aprile un’atrocità di enormi proporzioni fu perpetrata a Deir Yassin… furono massacrate 254 persone da membri della gang di Menachem Begin. Alcuni uomini del villaggio furono trascinati attraverso Gerusalemme prima di essere uccisi.” (11)

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“Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l’allora Ministro israeliano dell’agricultura, Aharon Cizling, ad affermare: ‘Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa… Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti… Ma devono essere indagati.’ (12)

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1948. “Folke Bernadotte fu nominato mediatore (in Palestina) dall’Assemblea Generale dell’ONU… ma prima che l’ONU potesse considerare le sue osservazioni fu assassinato dalla gang (sionista) Stern, una delle tante organizzazioni terroristiche le cui azioni erano diventate più spudorate dalla fine del Mandato (britannico). Il rapporto delle Nazioni Unite sull’assassinio disse che il governo provvisorio di Israele doveva assumersi la piena responsabilità di queste uccisioni… Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU chiese al governo di Israele di indagare e di presentare un rapporto, ma nessun rapporto fu mai presentato… Gli assassini di Bernadotte vestivano uniformi dell’esercito israeliano.” (12 bis)

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Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14/05/1948) e durante il trentennio successivo il Terrorismo israeliano nei territori occupati si esprime in una miriade di atti criminosi, in particolare rivolti alla popolazione palestinese dei territori occupati, al punto da richiedere nel 1977 l’intervento ufficiale e indignato dell’ONU con una risoluzione di condanna che parla chiaro: “L’Assemblea Generale ha ripetutamente votato risoluzioni che criticano le azioni di Israele nei territori occupati. La risoluzione votata nel 1977, che riflette i toni di quelle precedenti, dichiara che l’Assemblea”: ‘Condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: a)… b)… c) L’evacuazione, deportazione, espulsione, e trasferimento degli abitanti arabi dei territori occupati e la negazione del loro diritto di ritorno – d) L’espropriazione e confisca delle proprieta’ arabe nei territori occupati – e) La distruzione e demolizione delle case (arabe) – f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba – g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)…”(La Commissione dell’ONU per i Diritti Umani) deplora ancora una volta le continue violazioni da parte di Israele delle norme della legalità internazionale nei territori arabi occupati… in particolare le gravi violazioni di Israele della Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra, che sono considerate crimini di guerra e un affronto all’umanita’.’ (13)

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IL TERRORISMO ISRAELIANO:

La terza fase, dal 1977 al 1988.

Israele, col pretesto di combattere il Terrorismo palestinese, bombarda e attacca il sud del Libano dal 1973 al 1978, causando enormi sofferenze fra i civili e la fuga verso Beirut di centinaia di profughi shiiti. (14) Poi, nel 1978, alcuni terroristi palestinesi provenienti dal Libano meridionale si infiltrano in Israele e massacrano trentasette turisti israeliani su una spiaggia di Haifa. In reazione a questo crimine Israele invade il sud del Libano, causando circa 2000 morti, la maggioranza civili. (15) Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna l’invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu ONU (UNIFIL). L’UNIFIL però dovrà fare i conti con la presenza nell’area libanese sotto occupazione israeliana delle spietate milizie mercenarie della South Lebanese Army, che erano interamente sotto il controllo di Israele e che per conto di Israele conducevano azioni militari e ogni sorta di atto terroristico, come quello qui descritto: “I soldati irlandesi (dell’UNIFIL) Derek Smallhorn, Thomas Barrett e John O’Mahony stavano scortando due osservatori dell’ONU all’interno della zona di Haddad (leader della South Lebanese Army). Caddero in una imboscata di miliziani cristiani e furono portati a Bent Jbail, dove O’Mahony riusci’ a fuggire… Smallhorn e Barrett furono visti da un osservatore americano dell’ONU mentre, terrorizzati, venivano sospinti su un’auto… un’ora più tardi venivano assassinati con un singolo colpo alla nuca… Gli Israeliani, che controllavano la zona, negarono di essere al corrente delle uccisioni… Ma ciò che infuriò gli ufficiali del 46esimo Battaglione irlandese (dell’UNIFIL) fu che ricevettero informazioni riservate secondo cui un agente dello Shin Bet (servizi segreti israeliani) era presente all’assassinio di Smallhorn e Barrett… il suo nome in codice era Abu Shawki… Una indagine dell’ONU identificò gli assassini… Ma Israele, che si definisce il cacciatore di ‘Terroristi’, non volle consegnarli, e non li condannò come ‘Terroristi’; al contrario, li aiutò a lasciare il Libano, attraverso Israele, e a stabilirsi a Detroit (Usa)”. (16)

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Nel 1982 Israele invade il Libano; il ministro della difesa di allora è Ariel Sharon (futuro premier). Uno dei più atroci crimini di guerra (e atto di Terrorismo) degli ultimi 50 anni accade proprio sotto gli occhi e con la connivenza piena delle truppe israeliane. (17) Parliamo del massacro di Sabra e Chatila, i cui esecutori materiali furono le milizie falangiste libanesi sotto il pieno controllo di Israele. (17) “Il 15 settembre 1982 Bashir Gemayel, presidente del Libano, fu assassinato… Lo stesso giorno le forze israeliane avanzarono su Beirut ovest. Il 16 di settembre gli israeliani arrivarono a controllare quasi tutta Beirut ovest e circondarono i campi profughi palestinesi. Il giorno seguente il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condannò la mossa di Israele con la risoluzione 520… Il 17 settembre giunse notizia che gruppi armati erano entrati nel campo profughi di Sabra e Chatila di Beirut ovest e ne stavano massacrando la popolazione civile. Il 18 settembre fu confermato che una strage immane era stata compiuta. Centinaia di cadaveri di uomini donne e bambini furono scoperti, alcuni mutilati, altri apparentemente uccisi mentre tentavano di fuggire; molte case erano state fatte saltare in aria con dentro gli occupanti.” (18)

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Le responsabilita’ israeliane per quel massacro sono documentate oltre ogni dubbio. La commissione di inchiesta dello stesso governo israeliano, la Commissione Kahan, nel suo rapporto dell’8 febbraio 1983 dichiara: “Menachem Begin (allora premier di Israele) fu responsabile di non aver esercitato una maggior influenza e consapevolezza nella questione dell’introduzione dei falangisti nei campi (profughi). Ariel Sharon (Min. Difesa di Isr.) fu responsabile di aver ignorato il pericolo di strage e di vendetta quando diede il permesso ai falangisti di entrare nei campi (profughi), ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage… la nostra conclusione è che il Ministro della Difesa è personalmente responsabile. Il Capo di Stato Maggiore (israeliano) Eitan non diede i giusti ordini per prevenire il massacro. La Commissione chiede che il Ministro della Difesa rassegni le sue dimissioni.” (19)

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L’invasione israeliana del Libano nel 1982 fu approvata dagli Stati Uniti (20), e costò la vita a circa 17.000 civili innocenti. (21)

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Fra i crimini terroristici e di guerra dello Stato di Israele vi è anche la continua violazione di quasi tutte le fondamentali norme della legalità internazionale. Le seguenti parole esprimono una condanna agghiacciante della condotta di Israele nei territori occupati attraverso tutti gli anni ’80: “In particolare, le politiche (di Israele) e le sue azioni nei territori occupati continuano a costituire violazioni evidenti di una serie di precise norme di legalità internazionale. Queste norme sono: la Carta delle Nazioni Unite – la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra del 12 agosto 1949 – la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Prigionieri di guerra del 12 agosto 1949… Le politiche di deportazione, le torture dei detenuti, gli arresti di massa, la demolizione delle case (palestinesi), i pestaggi arbitrari e gli omicidi di persone innocenti – fra cui bambini donne e anziani – oltre alle umiliazioni inflitte ai palestinesi nella loro vita quotidiana, sono state sistematicamente applicate dalle autorità israeliane nei territori occupati. Tutto ciò è stato aggravato dalla crescente violenza dei coloni (ebrei) armati contro la popolazione palestinese disarmata.” (22)

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Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lancia le stesse accuse a Israele, aggiungendovi la condanna dell’odiosa pratica delle truppe israeliane di espellere i civili palestinesi dalle loro abitazioni e di murarne le entrate, nonchè la pratica di confiscare arbitrariamente le loro terre e dichiararle proprietà di Israele. (23)

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Le condanne internazionali di Israele si susseguono in un coro continuo, ma Israele le ignora totalmente. Come già nel 1977, nel 1985 di nuovo la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione (1985/1A) di forte condanna in cui si legge: “…Israele si rifiuta di permettere al Comitato Speciale di avere accesso ai territori occupati… la Commissione conferma la sua dichiarazione secondo cui le violazioni israeliane della Quarta Convenzione di Ginevra sono crimini di guerra e un insulto all’umanità.” (24)

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Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele: “Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture… e i rapimenti di bambini palestinesi.” (25)

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Nel corso dell’anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati… culminando con l’assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell’OLP… Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adotto’ la risoluzione 611… in cui si condanna Israele per l’aggressione contro la sovranità e l’integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta.” (26)

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“L’assassinio di Khalil al-Wazir… corrispondeva perfettamente alla definizione del Dipartimento di Stato americano di cosa sia il ‘Terrorismo internazionale’, ma nessun dipartimento del governo USA suggeri’ che Israele fosse colpevole di Terrorismo.” (27)

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ISRAELE E L’USO DELLA TORTURA.

Come si è già visto, nei rapporti della Commissione dell’ONU per i Diritti Umani si accusa spesso Israele di praticare la tortura, che è uno strumento di Terrore universalmente condannato. Lo Stato di Israele non solo pratica la tortura, ma è persino arrivato a legalizzarla, unica fra le democrazie mondiali. Lo afferma Amnesty International: “Lo Stato di Israele ha a tutti gli effetti legalizzato la tortura, nonostante sia un firmatario della Convenzione Contro la Tortura (dell’ONU). Israele ha fatto questo in tre modi: primo, l’uso da parte dello Shin Bet (Servizio di Sicurezza) di ‘quantitativi moderati di pressioni fisichè (sui detenuti) fu permesso dal rapporto della Commissione Landau nel 1987 e approvato dal governo… secondo, dall’ottobre 1994 il Comitato Ministeriale di Controllo dello Shin Bet, organo del governo di Israele, ha rinnovato il diritto di praticare (sui detenuti) un uso ancor maggiore della forza fisica… e terzo, nel 1996 la Suprema Corte di Israele ha emesso una sentenza che permette a Israele di continuare nell’uso della forza fisica contro specifici detenuti.” (28)

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B’Tselem, forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d’Israele, scrive: “Nel 1995 un detenuto palestinese è morto a causa degli ‘strattonamenti’ (sotto interrogatorio). Il Primo Ministro di allora, Yitzhak Rabin, affermò in quella occasione che quel metodo di pressione fisica era stato usato contro 8.000 detenuti… Neppure la morte di quel detenuto convinse il governo a proibire quei metodi brutali durante gli interrogatori.” (29)

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“Esiste una montagna di prove sull’uso israeliano della tortura. Chiunque ne dubiti dovrebbe chiedere di avere accesso al ‘Complesso Russo’ dei servizi segreti israeliani a Gerusalemme, oppure ai prigionieri della prigione di Khiam, nella (ex) zona occupata da Israele nel sud del Libano.” (30)

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ISRAELE E GLI OMICIDI POLITICI, LE DEMOLIZIONI, IL TERRORISMO MILITARE, FINO AI NOSTRI GIORNI.

Lo Stato di Israele ha legittimizzato la pratica di ammazzare presunti o sospetti “terroristi” senza neppure arrestarli, senza dunque sottoporli ad alcun procedimento legale, senza diritto di difesa o di appello. Semplicemente li ammazza. Scrive Amnesty International: “L’uso degli omicidi politici. Israele non solo ha praticato la condanna a morte extragiudiziale per trent’anni, ma ha anche ufficialmente approvato questa pratica. Dal 9 dicembre 1987 al 13 settembre 1993 circa 1.070 civili palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati… il tentato omicidio di Khaled Mesh’al ad Amman è una flagrante violazione del diritto alla vita… ma il rapporto della commissione di inchiesta del governo israeliano (su questo evento) è scioccante nel suo disprezzo per la legalità… Continua a esserci una impunità quasi totale per gli omicidi extragiudiziali inflitti ai palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane. Le forze di sicurezza israeliane che praticano la condanna a morte extragiudiziale non portano prove di colpevolezza (delle vittime), nè concedono il diritto di difesa.” (31)

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Questo è l’amaro commento su queste pratiche dell’organizzazione israeliana per i Diritti Umani B’Tselem: “Gli omicidi sono stati parte integrante delle politiche di sicurezza israeliane per molti anni. Israele è l’unic nazione democratica che considera legittime queste pratiche.” (32)

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Abbiamo già parlato della distruzione arbitraria di abitazioni civili palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati. Questo crimine è continuato fino ai giorni nostri, al punto che Amnesty International nel 1999 ha pubblicato un rapporto dove la durezza della condanna espressa èmarcatamente superiore al passato: “Dal 1967, anno dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte… si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele è basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun’altra ragione a parte il fatto di essere palestinesi. Nel fare ciò gli Israeliani hanno violato la Quarta Convenzione di Ginevra.” (33)

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“Nell’ambito dell’operazione militare israeliana denominata “Grapes of Wrath”, l’esercito di Israele ha attaccato la sede ONU di Qana con la morte di 102 civili.” (34)

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Una dei più gravi atti terroristici israeliani, in violazione di ogni norma morale e di legalità internazionale, è l’indiscriminato attacco armato agli operatori medici e paramedici che vanno in soccorso ai civili e ai militari palestinesi feriti o uccisi durante gli scontri. Questa ignobile pratica èdocumentata oltre ogni dubbio: “Le Forze di Difesa israeliane hanno sparato sui veicoli che tentavano di raggiungere gli ospedali, con conseguenti morti e feriti. Medici e personale paramedico sono stati uccisi da colpi di arama da fuoco (israeliani) mentre viaggiavano sulle ambulanze, in chiara violazione della legalita’ internazionale. (35)

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“Durante l’operazione “Grapes of Wrath”, l’esercito di Israele, secondo il nostro rapporto, ha attaccato un’ambulanza che trasportava civili, uccidendone sei.” (36)

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“E’ stata mostrata in televisione la morte di Muhammad al-Dura, di 12 anni (palestinese), colpito a morte all’incrocio Netzarim il 30 settembre a Gaza, mentre il padre tentava di proteggerlo. L’ambulanza che ècorsa a soccorrere Muhammad al-Dura e suo padre fu bersagliata di colpi d’arma da fuoco e l’autista fu ucciso.” (37)

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Anche la Croce Rossa Internazionale è duramente intervenuta nel condannare questi atti di Terrorismo militare: “Il 2 aprile 2002 il Comitato Internazionele delle Croce Rossa ‘…urgentemente e solennemente fa appello a tutti coloro che fanno uso di armi di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra.” (38)

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La negazione di soccorso medico urgente alla popolazione palestinese da parte dell’esercito di Israele non si limita all’attacco alle ambulanze in situazioni di conflitto. Ai posti di blocco israeliani, disseminati su tutti i territori occupati, avvengono fatti gravi. La denuncia è sempre di Amnesty International: “Altri ostacoli sono stati messi al diritto dei pazienti palestinesi di recarsi in ospedale, con ritardi ai posti di blocco o con il rifiuto di passare imposto dai soldati israeliani… secondo B’Tselem (forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d’Israele) ciò ha prodotto dei decessi. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra è stata continuamente violata dall’esercito di Israele.” (39)

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“Almeno 29 sono stati i decessi in seguito al rifiuto (da parte dei soldati israeliani ai posti di blocco) di concedere il passaggio verso i centri medici, o a causa dei ritardi… ci sono stati diversi casi di parto ai posti di blocco.” (39 bis)

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GLI ULTIMI GRAVI SVILUPPI NEI TERRITORI OCCUPATI. ISRAELE DI NUOVO SOTTO ACCUSA PER GRAVI VIOLAZIONI E PER TERRORISMO MILITARE.

A conclusione di questa inquietante cronologia di eventi, che dimostra ampiamente l’uso israeliano, sia come Stato che come individui, del Terrorismo, proponiamo alcuni spezzoni relativi agli ultimi tragici sviluppi nei territori occupati. Sono tratti anche dai media internazionali e non pretendono di dare un quadro completo delle presunte atrocita’ commesse da Israele in questi giorni, per due motivi: perchènon sono state ancora indagate ufficialmente e perchèl’offensiva israeliana èancora in corso.
Commenti sui fatti di questi giorni (aprile 2002): “In ogni caso, le Forze di Difesa israeliane hanno agito come se il loro principale scopo fosse quello di punire tutti i palestinesi. Le Forze di Difesa israeliane hanno compiuto atti che non avevano nessuna importanza militare ovvia; molti di questi, come gli omicidi extragiudiziali, la distruzione delle case (palestinesi), la detenzione arbitraria (di palestinesi) e le torture, violano i Diritti Umani internazionalmente sanciti e la legalita’ internazionale… L’esercito di Israele, oltre a uccidere i palestinesi armati, ha anche colpito e ucciso medici e giornalisti, ha sparato alla cieca sulle case e sulla gente per la strada… I delegati di Amnesty International che dal 13 al 21 di marzo hanno visitato i territori occupati hanno visto una scia di devastazione… Le Forze di Difesa israeliane hanno deliberatamente tagliato l’elettricità, l’acqua, i telefoni, lasciando isolate intere aree per almeno 9 giorni. Hanno negato l’accesso alle agenzie umanitarie dell’ONU che volevano portare soccorso, e persino ai diplomatici che volevano rendersi conto dell’accaduto… Hanno vietato alle ambulanze, incluse quelle del Comitato Internazionale delle Croce Rossa, di muoversi, o hanno causato loro ritardi che mettevano in pericolo la vita dei pazienti. Hanno sparato ai medici che tentavano di aiutare i feriti, che sono morti dissanguati per le strade.” (40)

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“Scrive Aviv Lavie sul giornale Ha’aretz (israeliano): ‘Un viaggio attraverso i media israeliani mette in mostra un enorme e imbarazzante vuoto fra quello che ci viene raccontato e quello che invece il mondo vede, legge e sente. Sui canali televisivi arabi, ma non solo su quelli, si possono vedere le immagini dei soldati israeliani che invadono gli ospedali (palestinesi), che distruggono i macchinari medici, che danneggiano i farmaci, e che rinchiudono i medici lontano dai loro pazienti.’ (41)

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Zbigniev Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente USA Jimmy Carter, ha detto: “La realtà è che i morti palestinesi sono tre volte quelli israeliani, e fra loro un numero realtivamente piccolo erano veramente guerriglieri. La maggior parte erano civili. Alcune centinaia erano bambini.” (42)

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“Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l’esercito ‘ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l’esercito tedesco combattènel Ghetto di Varsavia’. A giudicare dal recente massacro dell’esercito di Israele nella Cisgiordania – ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi “per sport” (scritto da Chris Hedges, New York Times, ex capo della redazione al Cairo), ha rastrellato, ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati i numeri di riconoscimento sulle braccia, ha torturato indiscriminatamente, ha negato l’acqua, l’elettricità, il cibo e l’assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all’interno – sembra che l’esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell’ufficiale. Ma se gli israeliani non voglio essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.” (43)

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“I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore. Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime, così che paghino un prezzo pesante.” (dichiarazione dell’attuale Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, a una conferenza stampa del 5 marzo 2002.)

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Bibliografia.
1. ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p.30)
1 bis. Robert Fisk, “Pity the Nation”, Oxford University Press, 1990, p. 280
2. ONU: La questione palestinese. British Government, Palestine: Statement relating to acts of violence, Cmd. 6873 (1946), p.3
3. ONU: La questione palestinese. British Government, survey of Palestine, vol. 1, p.73
4. ONU: La questione palestinese. Kohn, Hans, “Ahad Ha’am: Nationalists with a difference” in Smith, Gary (ed.): Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974), pp. 31-32
5. ONU: La questione palestinese. British Government, Hansard’s reports, House of Lords, 21 june 1922, p. 1025
6. ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p.150
7. ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodore, “The complete diaries” (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88
8. ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p.28
9. ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, “The Faithful City” (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72
10. ONU: La questione palestinese. Begin, op. cit., pp. 164-165
11. David McDowall, “Palestine and Israel”, I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.194
12. David McDowall, “Palestine and Israel”, I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.195
12 bis. ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018
13. ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 december 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (III) of 15 february 1977
14. David McDowall, “Palestine and Israel”, I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 33
15. & 16 Robert Fisk, “Pity the Nation”, Oxford University Press, 1990, p. 123 & p.p. 151-152
17. Rapporto della Commissione d’Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
18. The Origins and Evolution of the Palestine Problem, United Nations, N.Y. 1990
19. Rapporto della Commissione d’Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)
20. Ze’ev Schiff, “Green Light, Lebanon” Foreign Policy, Spring 1983
21. Robert Fisk, “The Awesome Cruelty of a Doomed People”, The Independent, 12/09/2001, p.6
22. ONU: La questione palestinese. Report of the Special Committee to Investigate Israeli practices affecting Human Rights of the population of the Occupied Territories (A/43/694), paras.499 and 619
23. ICRC Annual Reports: 1984, pp. 66-68; 1985, pp. 72-73; 1986, pp. 71-72; and 1987, pp. 83-85
24. ONU: La questione palestinese. 41esima Sessione a Ginevra della Commissione ONU per i Diritti Umani, febbraio 1985
25. ONU: La questione palestinese. Commissione ONU per i Diritti Umani, rapporto alla 44esima Sessione, marzo 1988
26. Consiglio di Sicurezza dell’ONU, 21-25 aprile 1988, risol. 611
27. Robert Fisk, “Pity the Nation”, Oxford University Press, 1990, p. 441
28. Amnesty International Reports, London. 53rd UN Commission on Human Rights (1997): Statements and press releases by AI
29. B’Tselem, Israel, “Legitimizing Torture”, Special Report,January 1997
30. Robert Fisk, “Pity the Nation”, Oxford University Press, 1990, p. 403
31. 54th UN Commission on Human Rights (1998): Statements and Press Releases issued by Amnesty International. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES State assassinations and other unlawful killings 02/2001
32. Israeli Assassination Policy : extra-judicial executions. Written by Yael Stein, B’Tselem, Israel
33. Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES “Demolition and Dispossession”
34. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
35. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, “Attacks on health personnel and disrupted health care”
36. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002
37. Amnesty International Reports, London. 11/2000 MEDICAL LETTER WRITING ACTION, “Killing and disrupted helth care in the context of the palestinian uprising”
38. Amnesty International Reports, London. MEDICAL LETTER WRITING ACTION, “Update on attacks on health personnel and disrupted health care”, ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES/PALESTINIAN AUTHORITY
39. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, “Attacks on health personnel and disrupted health care”
39 bis. Marton R., Weingarten M. Response from Physicians for Human Rights-Israel
40. Amnesty International Reports, London. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES, “The heavy price of Israeli incursions”, 12/04/2002
41. Alexander Cockburn, “Sharon’s wars”, American Journal, 09/04/2002
42. Zbigniev Brzezinski, intervistato al Lehrer News Hour, PBS, USA
43. Norman G. Finkelstein, “First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine”, 14/04/2002 & Ha’aretz, 25/01/2002, 01/02/2002

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23 Apr 2002
Ricerca e stesura di Paolo Barnard, giornalista di Report, RAI 3 – <dpbarnard@tin.it>. Distribuzione in formato elettronico a cura di PeaceLink – <www.peacelink.it> – <info@peacelink.it>
Le opinioni espresse in questo testo non coincidono necessariamente con quelle dell’associazione PeaceLink.

<http://lists.peacelink.it/news/msg02212.html>

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fonte:  http://www.vho.org/aaargh/ital/cronobar.html

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Israele: chi vuole cancellare chi…

“Il 16 agosto 1989, apparve su “Ha’aretz”, il quotidiano più prestigioso d’Israele la seguente poesia, versione laica di una preghiera che, incorniciata, era esposta nell’edificio della pubblica amministrazione israeliana (eufemismo per “occupazione militare”) della striscia di Gaza.
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“«Sì, è vero che odio gli arabi
E che voglio cancellarli dalla carta geografica.
È questo il mio lavoro
E passo la vita piacevolmente:
ogni pallottola che sparo vola via una testa.
Che gioia quando si fa centro!
Entra nella testa e la spacca.
Allora mi sento liberato
E provo grande gioia
A vedere come vola via la testa.
Nei territori ci sono tanti bei posti.
C’è il mare, ci sono le belle spiagge
E tanti palmizi…
Peccato che ci siano anche gli arabi…».
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“Negli Stati Uniti, nessuno all’infuori di ALEXANDER COCKBURN (“The Nation”, 28 agosto 1989) l’ha pubblicata. Joel Brinkley de “The New York Times”, al quale sicuramente traducono il quotidiano “Ha’aretz” tutte le mattine quando fa colazione, non ha ritenuto opportuno parlarne, il che vuol dire che più del 90% della stampa americana sa che non ne deve parlare”.
Non mi sembrano necessari ulteriori commenti.
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e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto

Ecco il numero di agosto,

in edicola da mercoledì 3

STRAGE DI OSLO – Anders Breivik: l’uomo che sapeva troppo?

Anders Breivik: l’uomo che sapeva troppo?


fonte immagine

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di Massimo Mazzucco

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Il documento più “bollente” che circola in rete in queste ore è certamente il “manifesto” del bombarolo-killer norvegese Anders Breivik, l’uomo che avrebbe piazzato la bomba di Oslo e poi massacrato i turisti sull’isola di Utoya.

Centinaia di siti lo stanno analizzando e ripubblicando, anche se molto difficilmente qualcuno lo avrà letto da cima a fondo. Si tratta infatti di un vero e proprio libro dalla lunghezza impressionante (ca. 1500 pagine), perfettamente organizzato e indicizzato, che vuole chiaramente apparire come il “testamento politico” di un uomo che si appresta a compiere una missione senza ritorno.

Ad una prima scorsa – ripeto, è impensabile leggerlo tutto – si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte ad un altro “caso Shakespeare”. Non nel senso di genio letterario, ma anzi del suo opposto, ovvero dell’impossibilità di esserlo (molti sanno che il vero Shakespeare era quasi sicuramente un prestanome, poichè non poteva possedere un decimo delle conoscenze che aveva il vero autore delle sue opere).

Per quanto appena trentenne, Breivik tratta con grande dimestichezza argomenti di portata storica assoluta, dal revisionismo storico al femminismo americano, dalla riforma protestante alla filosofia del marxismo, dalla storia delle crociate all’influenza della sharia nel mondo islamico.

Anche Hitler, da giovane, aveva scritto qualcosa di altrettanto voluminoso …

… – mutatis mutandis, ovviamente – ma il futuro leader nazista si trovava in prigione, e non mancava certo di tempo libero, mentre il nostro Breivik negli ultimi anni avrebbe fatto di tutto e di più: leggendo le note autobiografiche, troviamo che Breivik è stato “investitore, direttore, manager e fondatore di diverse società”, ed ha lavorato nei settori di “marketing, vendite e analisi finanziaria” nel corso degli ultimi anni. Lui stesso nel suo diario scrive (pag. 1403) “lavori 9-10 ore al giorno, torni a casa, mangi, fai ginnastica un paio d’ore per tenerti in forma, fai il tuo ciclo normale di abbronzatura, palestra e Botox, e non è che ti rimanga poi molto tempo.”

Certo che no. Anzi, con una routine del genere io schiatterei dopo una settimana.

La seconda cosa che salta all’occhio, leggendo il suo libro, è la assoluta padronanza della lingua inglese. Non solo non c’è il minimo errore nell’uso dei termini e della punteggiatura – la seconda è tutt’altro che facile da imparare, per qualunque straniero – ma la costruzione della frase è chiaramente quella di un madrelingua (ve lo dice chi si cimenta quasi quotidianamente con traduzioni da e per l’inglese, e so bene di cosa parlo).

Talmente naturale, precisa e scorrevole è la prosa, che ho voluto provare a prendere alcune stringhe del testo e fare una ricerca su Google. Ho così scoperto che quasi tutte le frasi più colte e significative sono citazioni prese da altri autori. In realtà Breivik, pur non citando le fonti, riconosce di aver scritto “circa la metà di questo compendio”, ma rimane comunque il gigantesco lavoro di ricerca, analisi, rielaborazione ed organizzazione dei materiali esterni, che avrebbe fatto interamente da solo. Oltre ovviamente alla stesura delle rimanenti 700 pagine (forse il segreto sta tutto nel Botox).

Ma veniamo all’ideologia, che naturalmente è l’argomento centrale del suo libro. Per quanto abbia attinto da mille fonti diverse, e si sia spinto ad analizzare nel dettaglio argomenti storici estremamente complessi, l’intera ideologia del nostro “unabomber” si può riassumere nell’odio profondo che certe persone provano in Europa centrale per il cosiddetto “multikulti”, ovvero il tentativo di integrazione della cultura islamica e di altre culture non-europee nella nostra società (avevamo già trattato l’argomento in precedenza).

Altri la chiamerebbero, molto più semplicemente, “islamofobia”.

Naturalmente, il “biondo nordico” Breivik, perfetta quintessenza dell’archetipo “ariano”, diventa il candidato ideale per rappresentare questo tipo di fobia, e per rendere quindi credibile il suo gesto contro l’unico paese europeo che ancora abbia la forza di spezzare ogni tanto una lancia in favore dei palestinesi.

Bisogna però riconoscere che questa persona “c’era” davvero, non era uno che “ci faceva” e basta: nessuno infatti si sognerebbe mai di mettere insieme una “compilation” di materiale ideologico così vasta ed approfondita, solo per “costruire” una facciata ideologica al patsy di turno. (Al massimo, quando i ragazzi della CIA mandavano l’antrace ai senatori che chiedevano un’indagine sull’11 settembre, aggiungevano un bigliettino con su scritto “Muori maledetto infedele – Allah è grande”. Tanto, per le masse, questo basta e avanza.)

Qui siamo invece di fronte ad un classico caso di “reclutamento a posteriori” – se non addirittura di indottrinamento completo – di una persona che è effettivamente convinta di quello che scrive.

O che altri hanno scritto per lui.

Ma a questo punto non fa molta differenza: l’unica cosa che nella storia non cambia mai, infatti, è la regolare frequenza con cui un “pazzo isolato” si assume l’onere di risolvere problemi diecimila volte più grandi di lui. Oswald, apparentemente senza volerlo, ha fatto un piacere supremo ai militari, ai banchieri, alla CIA e alla mafia in un colpo solo. Sirhan Sirhan, senza volerlo, ha fatto un piacere immenso chi temeva che Robert Kennedy riaprisse le indagini sull’omicidio di suo fratello. Timothy McVeigh, senza volerlo, ha fatto un piacere immenso a chi temeva le indagini sui fatti di Waco Texas, la cui documentazione si trovava casualmente nel Murray Building di Oklahoma City. Osama bin Laden, sempre senza volerlo, ha fatto un piacere immenso ai petrolieri, ai banchieri e ai guerrafondai di questo secolo. E adesso abbiamo questo unno con la faccia da fotomodello che sta facendo un piacere immenso a tutti coloro che leccano il culo ad Israele.

Avanti il prossimo …

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26 luglio 2011

fonte:  http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3799

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Rompe una gamba a operaio senegalese: «Non capiva il dialetto veneto»

Rompe una gamba a operaio senegalese: «Non capiva il dialetto veneto»

Il pestaggio in centro a Vittorio Veneto, arrestato un 45enne

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ROMA – Infastidito dal fatto che non capiva il dialetto, un pregiudicato trevigiano ha aggredito e spezzato una gamba ad operaio senegalese ed è stato arrestato dai carabinieri.

A denunciarlo è stata la vittima del pestaggio, avvenuto venerdì sera in piazza Medaglie d’oro, nel centro di Vittorio Veneto. L’allarme è stato dato da un passante che ha allertato i carabinieri. Il senegalese, 49 anni, residente in città, ha riferito ai militari di essere stato pestato da uno sconosciuto irritato dal fatto che non riusciva a capire il dialetto veneto.

Poco dopo i carabinieri hanno individuato e arrestato per lesioni aggravate Roberto Ziliani, 45 anni, residente a Pieve di Soligo (Treviso), cui potrebbe essere anche contestato il movente razzista. E’ stato anche denunciato per la violazione del divieto di metter piede in un territorio comunale in cui era già stato protagonista di azioni violente. «Non capiva cosa gli dicevo quando mi esprimevo in veneto», avrebbe ribadito l’aggressore alla pattuglia. L’aggredito è stato giudicato guaribile in una trentina di giorni. L’arrestato, che si trova nel carcere di Santa Bona a Treviso, sarà processato lunedì per direttissima.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

pubb

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Domenica 31 Luglio 2011 – 13:43    Ultimo aggiornamento: 13:48

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=158109&sez=HOME_INITALIA

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LA FINE E’ IL MIO INIZIO, il film che tutti, prima o poi, dovremmo vedere

La fine è il mio inizio – la recensione

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L’essere umano, grumo di sangue e carne, complesso organismo tra le specie viventi di questo pianeta. L’unico a possedere un dono che è la sua condanna: la coscienza. Coscienza di sé, delle cose intorno, del tempo e dello spazio, della vita e dell’ingegno, del mistero, della scienza, della morte. La morte, appunto.

Sono poche righe di divagazione esistenziale improvvisata, senza particolare spessore. Qualcosa del genere, in modo più o meno vago, assiduamente o sporadicamente, attraversa la mente di ogni persona cosciente. La fine è il mio inizio è una rara occasione per conoscersi osservando silenziosamente il culmine di un’altra vita, una vita densa come quella di Tiziano Terzani. Filosofo, stimato giornalista per anni corrispondente dalla Cina, Terzani ha vuotato il sacco a poche settimane dalla morte avvenuta nel 2004. Lo ha fatto di fronte al figlio Folco che ha registrato quelle riflessioni diventate l’ultimo acclamato libro dell’autore. Un sacco dal quale pescare a piene mani, pagine contenenti un’eredità che appartiene a tutti, una profondità di pensiero ed una saggezza che sembrava impossibile immaginare al cinema. Un film (non un documentario), mai come in questo caso, è stato capace di superare la sua stessa definizione raggiungendo l’impatto che soltanto la parola scritta può dare. Siamo oltre il cinema, siamo nella mente di Tiziano Terzani.

Un lungo dialogo tra padre e figlio che appoggia interamente sulla magistrale prova di Bruno Ganz. La presenza di Elio Germano, nella parte di puro supporto del figlio, dimostra ulteriormente intelligenza e sensibilità per aver preso parte al progetto di questo nostro giovane attore di cui essere fieri. In una sequenza i due salgono sulle cime più alte dell’Orsigna, nell’appennino tosco-emiliano. È il momento in cui La fine è il mio inizio riceve la benedizione di Dio, di Terzani stesso, di qualunque entità sovrannaturale voi veneriate, ma più probabilmente di Madre Natura, presentando un paesaggio mozzafiato. L’Orsigna si trasforma per qualche ora nell’Himalaya, dove Terzani si era ritirato per alcuni mesi in meditazione. Un mare di nubi si distende al di sotto del promontorio verde sul quale svetta la sagoma degli attori. La profondità dei pensieri fino a quel momento pronunciati trova miracolosamente concretezza in ciò che più quegli stessi pensieri celebrano, la vita.

Cari lettori/spettatori, non serve farsi un’opinione. Non vedere questo film è sbagliato. Non serve nemmeno precipitarsi, ma sarà un’utile risorsa prima o poi, quando vi troverete soli a fare i conti con la vostra coscienza. Accadrà. La sicurezza degli oggetti, del denaro, del cibo non saranno più d’aiuto e a quel punto sarà necessario un quantitativo straordinario di coraggio. Terzani non era un dio, però di coraggio ne aveva da vendere. Era malato, prossimo alla morte che considerava come parte di un’esperienza meravigliosa durata tutta la sua vita, non certo un’interruzione, ed è stato capace di godere dei suoi ultimi giorni camminando, forse più di quanto avesse mai fatto prima correndo. Fermate la vostra corsa per almeno un’ora e mezza. La fine è il mio inizio vi offre un illuminante passaggio, lo accettate?

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31/03/2011

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RAPPORTO EUROPARLAMENTO – I sussidi per l’ambiente? Un disastro ecologico

Rapporto Europarlamento: “I sussidi Ue per l’ambiente favoriscono pratiche dannose”

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Secondo uno studio di Bruxelles il 49% del budget destinato alla salvaguardia di territorio e paesaggio è destinato alla costruzione di strade per sviluppare il trasporto su gomma, mentre solo il 2,8% è destinato al contrasto del surriscaldamento globale


fonte immagine

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di Andrea Bertaglio

30 luglio 2011

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Mobilità su gomma, agricoltura intensiva, incenerimento dei rifiuti, nucleare: i sussidi elargiti dall’Unione europea risultano dannosi per l’ambiente. I settori maggiormente agevolati dagli aiuti pubblici comunitari sono ancora lontani dal promuovere la sostenibilità ambientale. A denunciarlo è un nuovo rapporto della commissione Ambiente del Parlamento Europeo, che mostra come nel vecchio continente si continuino a stanziare decine di miliardi di euro per sussidi che, invece di promuoverne la salvaguardia, incentivano pratiche molto dannose per l’ambiente.

Lo studio (“EU Subsidies for polluting and unsustainable practices) si focalizza su agricoltura, politiche di coesione, trasporti, energia e pesca, i settori che traggono i maggiori benefici dagli aiuti pubblici, ma che allo stesso tempo sono collegati ai principali effetti indesiderati in termini di ambiente e salute. Ritenuti dagli autori del rapporto un “fenomeno pervasivo”, i sussidi comunitari stanziati per l’ambiente, ad esempio, promuovono soprattutto i trasporti su gomma: il 49% dei fondi sono usati infatti per la costruzione di strade e autostrade, mentre alla mobilità urbana sostenibile rimane il 7% degli stanziamenti.

Per contrastare il surriscaldamento globale, invece, dal 2007 al 2013 si utilizzerà solo il 2,8% di un budget di circa 344 miliardi di euro, vale a dire il 9% di tutti i fondi destinati all’ambiente. Va ancora peggio alle energie pulite, sulle quali si investe solamente il 2,6% del budget. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, invece, di questi 344 miliardi ne verranno usati circa 4.

Dello stesso budget va alla salvaguardia della biodiversità un misero 1,5%, mentre per la ricerca sulle tecnologie verdi rimane lo 0,7%. Uno schiaffo morale alle intenzioni europee di essere leader mondiale in questo campo, soprattutto se si considera che, mentre alle fonti rinnovabili rimane un 4%, da dividersi con le rimanenti fonti tradizionali, alla ricerca sulla fusione nucleare va il 14% dei fondi, a cui si aggiunge un altro 12% destinato al settore nucleare nel suo complesso.

Altro esempio di “pratica insostenibile” agevolata dai sussidi europei è quello dell’incenerimento dei rifiuti. Con gli oltre 100 inceneritori finanziati in tutta Europa, infatti, si stanno bloccando “fondi preziosi per soluzioni più sostenibili ed economiche come la raccolta differenziata, il riciclaggio o il compostaggio”. Un esempio su tutti è quello della Polonia, dove si prevede la realizzazione di 12 nuovi inceneritori: lì i fondi “bruciati” ammonterebbero a 1,2 miliardi di euro, il 66% di tutti i finanziamenti destinati allo smaltimento dei rifiuti.

Se si parla di agricoltura e sviluppo rurale, le cifre si gonfiano ulteriormente. I 42,5 e 14,4 miliardi di euro stanziati nel 2011 per questi due settori, infatti, secondo EU Subsidies for polluting and unsustainable practices, favoriscono soprattutto l’agricoltura intensiva. Questa, legata esclusivamente a una logica di produttività e ben lungi dal considerare la salvaguardia del territorio, risulta essere fra i fenomeni maggiormente inquinanti, sia per il suo massiccio uso di protesi chimiche che per gli effetti che queste possono avere sulla salute umana.

Insomma, l’Ue non sembra proprio sulla strada giusta. Secondo il rapporto della commissione Ambiente, “c’è ancora molto da fare per gestire il budget Ue in modo compatibile con gli obiettivi della EU2020 Strategy”, il piano che vorrebbe trasformare quella europea, entro la fine di questo decennio, in un’economia “intelligente, sostenibile e inclusiva”.

Ma le cose potrebbero cambiare. Per Connie Hedegaard, commissaria per l’Azione per il Clima, l’Europa investirà (solo per il clima) il 20% del nuovo budget totale per gli anni 2014-2020. Del resto, “se si chiede ai cittadini del vecchio continente non ci sono dubbi”, osserva Hedegaard: “Un recente sondaggio mostra che quasi nove europei su dieci sono favorevoli a destinare più fondi alle attività collegate al clima e all’ambiente”. Il problema, però, è che “starà soprattutto agli Stati membri e al Parlamento europeo mantenere tali ambizioni”.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/i-sussidi-ue-per-lambiente-favoriscono-pratiche-dannose/148940/

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Siria, carri armati irrompono ad Hama civili presi a cannonate, è strage / VIDEO: Hama – Chaos, Fires and Gunfire as Dictator attacks – Assad Must Hang! 7-31-11

Hama – Chaos, Fires and Gunfire as Dictator attacks – Assad Must Hang! 7-31-11

Caricato da in data 31/lug/2011

Chaos and Terror in Hama as Dictator Bashar Assad invades and bombs this tragic city at Dawn today. . Hama is a stronghold of the pro Democracy Movement in Syria and is the 3rd largest city in Syria. So many people hate the Regime and support the Democracy movement in Hama that the Dictator avoided invading it for the past few weeks and instead invaded and destroyed other cities instead, such as Homs, the nation’s 4th largest city which he partially destroyed last week.
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Reuters news update:
By Khaled Yacoub Oweis

AMMAN | Sun Jul 31, 2011 12:28pm IST

AMMAN (Reuters) – Syrian tanks stormed the city of Hama at dawn on Sunday, killing at least 24 civilians, residents said, after besieging it for nearly a month to crush some of the biggest demonstrations against President Bashar al-Assad’s rule.

A doctor, who did not want to be further identified for fear of arrest, told Reuters that the city’s Badr, al-Horani and Hikmeh hospitals had received 19, three and two dead bodies respectively.

There were scores of wounded people and a shortage of blood for transfusions, he said by telephone from the city, which has a population of around 700,000.

“Tanks are attacking from four directions. They are firing their heavy machineguns randomly and overrunning makeshift road blocks erected by the inhabitants,” the doctor said, the sound of machinegun fire crackling in the background.

“The casualties are higher. There are bodies uncollected in the streets,” said another resident, adding that army snipers had climbed onto the roofs of the state-owned electricity company and the main prison.

Tank shells were falling at the rate of four a minute in and around northern Hama, residents said, and electricity and water supplies to the main neighbourhoods had been cut — a tactic used regularly by the military when storming towns to crush protests.

فلاش-حماة

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1-7 والدبابات تقصف الأحياء

Siria, carri armati irrompono ad Hama civili presi a cannonate, è strage

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Durissimo attacco armato contro la città teatro nei giorni scorsi di manifestazioni contro il presidente Assad. Acqua ed elettricità tagliate, spari da ogni direzione. Fonti mediche riferiscono di moltissimi corpi lasciati per le strade

Siria, carri armati irrompono ad Hama civili  presi a cannonate, è strage  Proteste nel centro di Hama contro il regime di Assad

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AMMAN (Giordania) – E’ salito a 61 morti – secondo la Cnn – il numero provvisorio dei civili uccisi nella città siriana di Hama, attaccata all’alba da carri armati, che avanzano da quattro direzioni sparando con i cannoni e con le mitragliatrici.

Testimoni riferiscono che le granate sparate dai tank dell’esercito piovono su e attorno alla città – dove nei giorni scorsi si sono svolte massicce manifestazioni di piazza contro il presidente Assad – a un ritmo di almeno quattro al minuto. Acqua ed elettricità verso i principali quartieri di Hama sono stati tagliati: una tattica, questa, abitualmente usata dai militari nelle operazioni di repressione.

Un medico che non ha voluto essere identificato ha detto di aver visto almeno 19 cadaveri e altre decine di persone ferite solo nell’ospedale Badr, mentre nell’ospedale Al-Horani vi sarebbero almeno tre corpi e due all’Hikmeh. Ma diversi corpi, dice la fonte, “giacciono abbandonati nelle strade” e che cecchini si stanno appostando sui tetti dell’edificio della compagnia elettrica e della prigione.

“I carri armati stanno attaccando da quattro direzioni. Stanno sparando a casaccio con le mitragliatrici pesanti e travolgendo le barricate stradali erette dagli abitanti”, ha detto la fonte medica al telefono.

Il regime siriano tenta da diverse settimane di soffocare la protesta che ad Hama, 210 chilometri a nord di Damasco, ha visto uno dei suoi centri più attivi con fino a 55mila persone scese in piazza, sottolinea Abdel Rahmane, direttore dellOsservatorio siriano per i diritti dell’uomo.

Hama è tra l’altro una città simbolo della lotta contro il regime in Siria da quando, nel 1982, la durissima repressione di una rivolta ispirata dal movimento dei fratelli musulmani – bandito nel Paese – contro l’allora presidente Hafez al-Assad, padre di Bashar, provocò la morte di 20mila persone.

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31 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/31/news/siria_carri_armati-19832065/?rss

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