Archivio | luglio 7, 2011

Trapianto di trachea artificiale: Il nuovo record del prof. Macchiarini. Intervento eseguito a Stoccolma dopo il ‘no’ alla cattedra dell’Università di Firenze

Trapianto di trachea artificiale
Il nuovo record di Macchiarini


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Ma l’università di Firenze non gli dà la cattedra e lui vola a Stoccolma a coordinare l’equipe per questo super intervento

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Un gruppo di chirurghi dell’Istituto Karolinska di Stoccolma ha effettuato il primo trapianto al mondo di trachea totalmente artificiale. Lo ha annunciato il coordinatore dell’intervento Professor Paolo Macchiarini, considerato uno dei maggiori esperti nel settore che ora lavora all’estero. “L’organo – ha spiegato il chirurgo italiano – è stato interamente ricostruito in laboratorio utilizzando materiali frutto di nanotecnologie (polimeri sintetici ultrapiccoli) e cellule staminali che hanno riprodotto i tessuti di rivestimento della trachea. Il trapianto è stato effettuato un mese fa e il paziente, un uomo di 36 anni affetto da un tumore maligno della trachea, è in buone condizioni e sarà dimesso dall’ospedale universitario domani”.
Era stata qualche anno fa il primo trapianto di trachea fatto utilizzando cellule staminali, ed effettuato a Barcellona nel giugno 2008, a far partire una specie di corsa per riportare in Toscana Paolo Macchiarini, 52 anni, nato a Viareggio e laureatosi a Pisa in chirurgia toracica.

Intervistato dai giornali di mezzo mondo Macchiarini aveva riferito di essere fuggito da Pisa per non essere costretto al gioco delle raccomandazioni. All’estero, e in particolare in Spagna ma anche negli Usa e in Gran Bretagna, Macchiarini riceverà presto una serie di riconoscimenti per le tecniche sperimentali che utilizza nei sui interventi sulla trachea.

A chiamarlo e offrirgli la possibilità di operare al policlinico di Careggi, a Firenze, è stato l’attuale presidente della Regione, allora assessore alla sanità della Toscana, Enrico Rossi. Macchiarini ha realizzato i primi interventi a Careggi il 30 marzo 2009.
Più difficile, però, si è rivelata la possibilità di offrire al chirurgo una cattedra come professore ordinario all’Università di Firenze. Anzi, proprio su questo si è aperta una vera e propria diatriba con il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Gianfranco Gensini, e nel luglio 2010, dopo altri importanti interventi su pazienti con tumore alla trachea o affetti da altre patologie, Macchiarini annuncia la sua partenza dall’Italia e l’invito per un incarico universitario e clinico al Karolinska Institutet di Stoccolma.

A bloccare la sua chiamata diretta come professore ordinario sarebbero stati una serie di dubbi rilevati dai saggi nominati dall’Università fiorentina che dovevano analizzare il suo curriculum come docente. Nel dicembre scorso Macchiarini, che continua a lavorare a Firenze, ha avviato una collaborazione con il Karolinska Institute, dove ha ottenuto anche un incarico come professore a contratto.

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07 luglio 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/07/news/trapianto_di_trachea_artificiale_il_nuovo_record_di_macchiarini-18822643/

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SE NON ORA QUANDO? – Siena si prepara ad accogliere il movimento delle donne

Siena si prepara ad accogliere il movimento delle donne

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“Troppo caldo il piazzale, meglio un giardino”. La due giorni si sposta da piazza Duomo al Prato Sant’Agostino. Prevista un’invasione di mille persone per  “Se non ora, quando?”

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dall’inviato di Repubblica LAURA MONTANARI

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Siena si prepara ad accogliere il movimento delle donne

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SIENA – “Spiazzate, ma certo molto contente di questa partecipazione così corale” dice Tatiana Campioni, una delle organizzatrici del primo incontro nazionale di “Se non ora, quando?” a Siena. Sono attese un migliaio di donne, alcune in rappresentanza dei 120 comitati locali, altre che aderiscono a titolo personale. Per la terza volta cambia la location: l’incontro si terrà, non più in piazza Duomo, nè in Santa Maria della Scala, ma nel Prato di Sant’Agostino, un giardino panoramico sui tetti della città. “La piazza era troppo assolata – spiegano le organizzatrici – in Sant’Agostino invece ci sono alberi e ombra, si starà certamente meglio”. Lì del resto mille persone possono entrare dal momento che ad ogni palio il rione della Tartuca tiene lì il suo quartier generale.
L’appuntamento a Siena sarà per il movimento un banco di prova, sia per confrontarsi sui tre temi all’ordine del giorno: il corpo delle donne e la sua rappresentazione, il lavoro, la maternità, sia per capire come un movimento spontaneo così ampio e vario nelle sue componenti si potrà organizzare.

“Sarà l’occasione per fare un bilancio della strada che abbiamo percorso in questi mesi – ha spiegato la regista Cristina Comencini – e l’occasione per rilanciare altre iniziative”.

Il movimento “Se non ora, quando?” nasce dalla manifestazione del 13 febbraio sul dopo Ruby che ha portato nelle piazze italiane un milione di persone. Nei giorni successivi sono nati da lì 120 comitati locali che nel fine settimana saranno rappresentati a Siena.

La manifestazione sarà seguita sul web attraverso Radio Articolo 1, il blog di “SE non ora quando?” e su Twitter. Sono previsti interventi di Tindara Addabbo, Linda Sabbadini, Sabina Castelfranco, Lorella Zanardo, Flavia Perina. Parteciperanno fra le altre: Giulia Bongiorno, Livia Turco, Paola Concia, Susanna Camusso. Sabato alle 19,30 poi, flashmob in piazza del Campo. Poi dalle 22 via alla festa concerto con l’esibizione di gruppi selezionati dall’attrice Lunetta Savino.

Autofinanziamento. Il movimento è autofinanziato e l’alto numero di adesioni all’incontro di Siena ha alzato notevolmente i costi: da qui la richiesta di versare dei contributi volontari per sostenere le attività (sul blog ci sono tutte le indicazioni:  bonifico sul conto intestato a Associazione Promozione Sociale “Se non ora quando?” Nazionale – IBAN: IT13Y0501803200000000155055 presso Banca Etica, Roma).

Rete di accoglienza. Sono una settantina i posti letto offerti dai senesi che hanno aperto le loro case alle donne di “Se non ora, quando?”. Altri ancora potrebbero servire, pertanto – fanno sapere dall’organizzazione – chi avesse disponibilità può scrivere una mail a donnedel13siena@gmail.com

Dirette e web. Chi non sarà a Siena, potrà seguire l’evento sul web con una diretta streaming di Radio Articolo 1, oppure reportage e servizi su http://www.esemplaretv.com quattro nuovi canali web che debuttano in questi giorni e che si occupano di raccontare l’universo femminile cominciando dalle protagoniste e dai talenti nel campo dell’arte, della scienza, della cultura, della musica e della ricerca. Informazioni e servizi anche sul blog di Se non ora quando e aggiornamenti sulla pagina Facebook e all’account twitter@comitato13febbraio2011.

Museo gratis. Per l’occasione il Santa Maria della Scala resterà aperto gratuitamente sabato 9 luglio dalle ore 18.30 alle ore 23.30.

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07 luglio 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/07/07/news/siena_niente_duomo_tutte_in_piazza_sant_agostino-18813280/?rss

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EGITTO – Lotta operaia al canale di Suez

Lotta operaia al canale di Suez

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L’Autorità del Canale di Suez è una delle maggiori fonti di valuta pregiata del paese ma anche di gravi violazioni dei diritti dei lavoratori. Da tre settimane vanno avanti scioperi e sit-in per aumenti salariali e migliori condizioni di lavoro

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Suez, 07 luglio 2011, Nena News (nella foto dal sito guardian.co.uk, operai in sciopero a Suez) – Piazza Tahrir  al Cairo è il luogo-simbolo delle lotte per i diritti e della costruzione di un nuovo Egitto. Il Canale di Suez invece diventa sempre di più il centro delle lotte operaie per la dignità del lavoro e gli aumenti salariali. Da tre settimane migliaia di dipendenti dell’Autorità del Canale di Suez (Acs) si battono per ottenere significativi aumenti dei salari e la loro battaglia potrebbe aprire una nuova stagione di scioperi simile a quella del 2010 che ha modo anticipato la rivolta di Piazza Tahrir contro l’ex raìs Hosni Mubarak e il suo regime.

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Una nave trainata lungo il canale di Suez

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«Credevamo e pensavamo di avere un  ruolo nazionale e, quindi, di non poter fermare (il canale di Suez), una delle fonti di reddito del nostro paese. Ma ora le cose sono cambiate, siamo consapevoli dei nostri diritti e della piena legalità della nostra lotta», spiega al sito Ahram online Ahmed Ali, 52 anni, uno dei 2.200 operai che oggi cominciano il 23esimo giorno di sciopero. «Quando ti senti umiliato e depresso,  sottopagato e non stimato allora scompare quel sentimento di romantico nazionalismo e ad esso si sostituiscono rabbia e amarezza», aggiunge Ali che parla appoggiato ad un muro dove campeggia uno striscione con la scritta «I lavoratori hanno sempre ragione, non i clienti». Scritta che si riferisce alle 60 navi cargo, grandi e medie, che annualmente si fermano   per manutenzioni e riparazioni alla Suez Shipyard Co., una delle sette grandi compagnie che operano sotto l’Autorità del Canale di Suez che ha generato, tra il 2009 e il 2010, 4,5 miliardi di dollari per le casse statali. Ma il lavoro ora è fermo e cinque grandi navi mercantili e lo yacht  del taycoon egiziano delle comunicazioni Naguib Sawiris attendono da tre settimane di essere riparate. «Un imprenditore siriano proprietario di uno dei mercantili in attesa ci ha offerto 100 mila dollari per farci interrompere lo sciopero ma noi non li abbiamo accettati perché conosciamo i nostri diritti e lottiamo per ottenerli», racconta un altro operaio, Hamdy Saleh.

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Un lavoratore espone le sue richieste (foto di Houssam al Hamalawy)

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L’agitazione è cominciata l’8 febbraio, quando i lavoratori della Acs hanno cominciato a chiedere aumenti salariali sull’onda delle manifestazioni oceaniche anti-Mubarak in corso in tutto il paese e che avevano visto protagonista la città-operaia di Suez. I dirigenti dell’Acs avevano fatto diverse promesse che non sono state mantenute.«L’8 giugno perciò i membri dei consiglio di fabbrica hanno tenuto un riunione d’emergenza per decidere cosa fare. Quindi è stato deciso un ampio sit-in per ribadire le nostre richieste. Infine sono partiti gli scioperi anche a Ismailiya, Port Said e qui a Suez», dice Ali Shaarawy, un portavoce dei lavoratori. «Chiediamo un aumento dei salari del 40 %, un aumento del 7% dei bonus di produzione, il miglioramento della quantità di cibo in mensa e le dimissioni del presidente dell’Acs Ahmed Fadel». Quest’ultimo, che gli operai chiamano «il dio arrogante», ha fatto promesse su promesse, senza alcun esito. Ma il clima nelle fabbriche e nelle rimesse del Canale di Suez è totalmente cambiato dopo la «rivoluzione del 25 gennaio» e oggi gli operai non si accontentano più di parole e di minuscole concessioni da parte dell’Acs.

L’aumento dei salari non è più rinviabile. Un operaio porta a casa ogni mese tra i 500 e il 1000 pound egiziani (70-140 euro) contro i 1.500-3.000 pound degli impiegati dell’amministrazione e i ben 24.000 pound dei consulenti del presidente del Acs. Una disparità non sopportabile. I lavoratori sono praticamente alla fame di fronte ad un costo della vita in continuo aumento. E non rinunciano all’arma dello sciopero che era e resta la loro più efficace forma di protesta. Secondo “Solidarity with Worker’ s Rights in Egypt”, un rapporto sul mondo del lavoro egiziano pubblicato nel febbraio 2010, tra il 2004 e il 2008, 1,7 milioni operai e manovali hanno partecipato a 1.900 scioperi. Un dato che non comprende la forte ondata di proteste dello scorso anno. Intanto a Suez la lotta si intensifica. Ieri gli operai hanno portato al sit-in permanente anche le loro famiglie. Minacciano inoltre di bloccare l’ingresso meridionale del Canale e quindi di interrompere l’enorme flusso di denaro generato dalle tasse di passaggio che versano le navi delle compagnie marittime di tutto il mondo che transitano per Suez. Nena News

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=11329

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DOMANI A TEL AVIV – In arrivo una “Flotilla” aerea

In arrivo una “Flotilla” aerea

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Venerdì 8 luglio più di 600 attivisti internazionali sono attesi all’aeroporto di Tel Aviv. Mentre Israele ha già iniziato ad aumentare le misure di sicurezza per impedire loro l’ingresso nel paese in quanto “provocatori che vogliono minare la pace e compiere azioni illegali”

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DI MARTA FORTUNATO

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Beit Sahour (Cisgiordania), 07 luglio 2011, Nena News – “Ogni stato ha il diritto di impedire l’ingresso di provocatori all’interno dei propri confini” ha dichiarato mercoledì mattina Benjamin Netanyahu durante un incontro con i capi dei servizi israeliani di sicurezza dell’aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv). E se i cosiddetti “provocatori” sono in realtà 600 attivisti internazionali che arriveranno a Tel Aviv l’8 luglio per partecipare a delle attività di solidarietà col popolo palestinese?

“Come stato democratico sovrano, Israele non permetterà a questi hooligans di fare propaganda, fomentare proteste illegali e minare la pace del paese. Li rispediremo al loro paese di provenienza, secondo le convenzioni ed il diritto internazionale” ha dichiarato ieri il ministro della sicurezza pubblica Yitzhak Aharonovitch. Anche le misure di sicurezza verranno rafforzate: centinaia di poliziotti, compresi i membri dell’unità speciale anti-terrorismo, e personale aggiuntivo presidiano da oggi l’aeroporto per scongiurare qualsiasi imprevisto. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, alcune agenzie governative si stanno preparando per scenari estremi, come ad esempio tentativi da parte degli attivisti di darsi fuoco.

Più di 600 persone sono attese al Ben Gurion venerdì prossimo. La novità è che durante l’interrogatorio a cui verranno sottoposte entrando in Israele, tutte dichiareranno il vero, diranno cioè di andare in Palestina per partecipare all’evento “Welcome to Palestine” che si svolgerà dal 9 al 16 luglio 2011 in diverse città e villaggi della Cisgiordania. Solitamente non si racconta mai la verità: andare nei Territori Palestinesi non è considerato “accettabile” da Israele. Ci si finge pellegrini o turisti.

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Aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv)

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“Lo scopo è quello di incominciare a far capire ad Israele che ci sono moltissime persone che vengono da noi per sostenere la causa palestinese” ha dichiarato a Nena News Mazin Qumsyieh, docente universitario e leader del movimento per la resistenza non violenta in Palestina – Sappiamo che la posta in gioco è alta, c’è un elevato rischio che le autorità israeliane blocchino questi giovani. Ma almeno a livello internazionale si saprà che Israele in un solo giorno ha rispedito illegalmente a casa centinaia di volontari”.

“Questi attivisti pro-Palestina che cercano di entrare via aria in Israele come controparte della Flotilla, non verranno fatti entrare” ha detto Aharonovitch – ci si aspetta che queste persone daranno vita a provocazioni e a manifestazioni illegali minando la legittimità della nostra terra”.

Gli fa eco la risposta di Lubna Masarwa, una delle organizzatrici dell’evento. “Non c’è nessun legame tra la Flotilla e questi giovani” ha dichiarato ad Haaretz “non cerchiamo il confronto con Israele. Lo scopo è solo quello di andare nelle città palestinesi della Cisgiordania e di partecipare ad attività assieme al popolo palestinese”.

Aiuto e supporto morale a 4.5 milioni di persone che vivono da troppo tempo sotto occupazione militare, trascurate dai potenti della terra. Come sottolineato in un comunicato stampa diffuso dalle associazioni organizzatrici, gli attivisti durante questa settimana avranno la possibilità di entrare nella vita quotidiana dei palestinesi, visitare i villaggi e i campi profughi, scoprire le difficoltà che affrontano quotidianamente gli abitanti, ma anche venire a conoscenza con la cultura e le speranze di questo popolo. Una campagna per la pace e la libertà. Definita da Israele come provocatoria ed illegale. Nena News

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=11311

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ORRORI – Nella Spagna franchista il supermarket mondiale dei bebè / “Bebés robados en España” en Reporteros Cuatro

Nella Spagna franchista il supermarket dei bebè

La magistratura iberica sospetta che migliaia di bambini di famiglie ostili al regime siano stati sottratti ai genitori e poi rivenduti

Il “caudillo” Francisco Franco

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Per più di 40 anni migliaia di bambini spagnoli sarebbero stati rapiti e poi rivenduti, per ragioni sia politiche che commerciali, facendo del Paese iberico il «più grande supermercato mondiale della vendita di bebè». E’ quanto emerge dalle indagini avviate dal procuratore generale dello Stato Antonio Barroso Berrocal, che ha già aperto 849 fascicoli relativi a casi sospetti che risalgono al periodo della dittatura franchista.

Si tratta di una delle pagine più oscure della Storia spagnola, che ricorda da vicino le barbare pratiche in voga nell’Argentina dei generali. Il giudice Baltasar Garzon, che due anni fa aveva avviato una indagine sugli scomparsi del franchismo, poi archiviata, aveva parlato di 30mila casi potenziali. Le associazioni che si dedicano alla ricerca di familiari scomparsi non escludono che il numero dei bebè rubati possa essere 10 volte più alto.

All’inizio, negli anni 1940-1950, fu uno strumento di repressione politica della dittatura. I bebè venivano tolti alle madri considerate ostili al regime, repubblicane, socialiste, anarchiche, in carcere o al momento del parto, e affidati a famiglie politicamente e religiosamente correttè. La pratica poi si era poi trasformata in una pratica commerciale, prolungandosi per una decina di anni anche dopo la morte del dittatore Francisco Franco nel 1975 e l’avvio della transizione democratica morbida spagnola.

Stando ai primi dati delle investigazioni, spiega Abc, anche «molti cittadini stranieri sono venuti in Spagna per comprare neonati in forma illegale», ma il traffico di bebè si è sviluppato soprattutto all’interno delle frontiere del paese, con la complicità di medici, infermiere, suore, levatrici. In molti casi, spiega Barroso, i compratori venivano ingannati, dicendo loro che pagavano spese mediche, o che i bimbi erano figli abbandonati, di prostitute o di tossicomani. La tattica più frequente era annunciare alla madre dopo il parto che il figlio era morto, indicando un luogo di sepoltura fittizio.

Le donne vittime del macabro imbroglio erano spesso socialmente, economicamente o psicologicamente deboli, meno in grado di reagire. Molti i casi citati dai giornali. Come quello di Dolores Diaz Cerpa, che nel 1973 partorì due gemelli: ma i medici le dissero che solo uno era sopravvissuto. O dello stesso Barroso, 42 anni, cui un amico ha rivelato solo due anni fa che entrambi erano figli adottivi. La donna che considerava sua madre gli ha allora confessato di averlo «comprato» ad una suora.

Centinaia di presunti familiari di bimbi rubati hanno donato campioni di Dna, ora conservati in una banca dati presso l’Istituto nazionale di tossicologia, per contribuire alle ricerche della procura. A Cadice i magistrati negli ultimi giorni hanno ordinato le prime esumazioni nel cimitero di Linea de la Concepcion per verificare se vi erano effettivamente sepolti dei neonati, come affermato dai medici alle madri.

I casi risolti col ritrovamento di figli o fratelli rapiti sono ancora pochi. Ma, spiega Maria Luisa Rodriguez, che ritiene le sia stato «rubatò un figlio» nel 1976 all’ospedale di Malaga, sotto il franchismo «semplicemente non si poteva contestare quanto ti diceva un’ autorita».

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07 luglio 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/410567/

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“Bebés robados en España” en Reporteros Cuatro

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Presas con sus niños
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Esta noche del viernes 12 de noviembre al sábado 13 de  2010 a las 01:17 en Reporteros Cuatro se emite un programa : “Bebés robados en España” ( el mismo reportaje ya sin publicidad será emitido nuevamente a las 16 h. (4 de la tarde) del sábado día 13 por CNN+, y lo volverán a repetir en el mismo formato al día siguiente domingo por CNN+ a las 21’30 de la tarde/noche).

 Sinopsis : Algo se está empezando a mover en los juzgados de España. Después de años de ver archivadas sus denuncias, los afectados por presunto robo y tráfico de bebés en hospitales españoles entre los años 60 hasta bien entrados los 80 están viendo como la justicia mueve ficha. Este jueves se presentarán 2 nuevas denuncias en los juzgados de Cádiz que se van a sumar a las 6 que ya se han admitido a trámite por presunto robo de bebés en los hospitales de la capital gaditana. Estos días la Policía Judicial, a instancias de la Fiscalía de Algeciras, ha empezado a investigar una veintena de casos de mujeres que dieron a luz en los hospitales de LA LÍNEA DE LA CONCEPCIÓN entre los años 60 y 80 pero los cuerpos de los bebés jamás han aparecido. El fiscal jefe de la zona del CAMPO DE GIBRALTAR, JUAN CISNEROS, ha decidido actuar de oficio ante la avalancha de casos que han salido estos últimos meses en los medios de comunicación. También hemos sabido que el juzgado de instrucción número 21 de Madrid acaba de derivar a la AUDIENCIA NACIONAL una denuncia conjunta con 55 casos de presunto robo de bebés en diferentes hospitales españoles. La denuncia se ampliará en pocos días en 25 casos más. A todo ello hay que añadir que se está preparando una gran demanda conjunta desde una asociación capitaneada por dos ¿niños robados¿. El 27 de enero de 2011 ANADIR la presentará a la Fiscalía General del Estado. De momento ya tienen 130 y el número de demandantes crece día a día.

Otras noticias:

El TS decidirá quién debe investigar el robo de niños durante la dictadura

Un tercer juez devuelve a la Audiencia Nacional casos de crímenes del franquismo

http://lamemoriaviva.files.wordpress.com/2010/11/decreto_de_23_de_noviembre_de_1940_01.jpg?w=450&h=636

Á. VÁZQUEZ / D. BARCALA MADRID 05/11/2010 08:00 Actualizado: 05/11/2010 08:25

La jueza de Instrucción número 21 de Madrid, María Concepción Rodríguez Acevedo, a la que correspondió investigar el caso iniciado por el Baltasar Garzón por el robo de niños de familias republicanas durante la dictadura franquista, considera que debe ser la Audiencia Nacional la que investigue este delito.

Se trata del tercer magistrado que, de alguna manera, ha dado la razón a Garzón al considerar que los crímenes que el ex titular del juzgado número 5 comenzó a investigar en 2008 corresponden a la Audiencia Nacional y no a los juzgados territoriales. Los anteriores fueron la jueza de Granada a la que correspondería investigar el crimen del poeta Federico García Lorca y el de San Lorenzo de El Escorial, bajo cuya jurisdicción se encontrarían los enterramientos de republicanos en el Valle de los Caídos.

La última palabra sobre estas devoluciones la tendrá el Tribunal Supremo porque fue el propio Garzón quien les remitió el caso, cuando comprobó que los autores del golpe de Estado contra el Gobierno de la II República habían fallecido, y ser el delito que ellos cometieron en ese momento el que le permitió declararse competente para investigar el franquismo.

Cuando dos juzgados discrepan sobre cuál de los dos es competente para investigar un delito se plantea una cuestión de competencia que resuelve el Supremo.

Contradictorio y beneficioso

Pero no deja de resultar curioso, que pese a contradecirle, la decisión que estos tres jueces han adoptado puede servirle a Garzón para defenderse cuando sea juzgado por el propio Supremo por haber abierto la primera causa penal para investigar los crímenes franquistas.

El robo de niños a las madres republicanas aparecía ya en el auto en el que el magistrado se declaró competente para investigar el plan sistemático de exterminio del régimen franquista.

El juez citaba al Consejo de Europa, en su condena del 17 marzo de 2006 a la dictadura, cuando instó en una resolución de la Asamblea Parlamentaria a la necesidad de que el Estado español abriera una investigación por los niños robados en las cárceles a las presas, arrancados de las republicanas para su adopción en familias afines a los golpistas, secuestrados en Francia por parte del Servicio Exterior de Falange o recluidos en instituciones del Estado.

“Esta declaración nos pone ante hechos verdaderamente graves”, decía Garzón en su auto. Es el momento de “indagar esta peculiar forma española de desaparición legal de personas durante la guerra y más especialmente en la posguerra (…) a través de un andamiaje pseudojurídico que, presuntamente, dio cobertura a la sustracción sistemática de niños”, añadió.

Garzón aportó como pruebas los testimonios recabados en sus investigaciones por el historiador Ricard Vinyes en Irredentas. Las presas políticas y sus hijos en las cárceles franquistas (Temas de hoy). “En la prisión de Saturrarán, en 1944, funcionarios y religiosas ordenaron a las presas que entregaran a sus hijos y, tras los forcejeos y resistencias, fueron introducidos, en número indeterminado en un tren clandestino”, describe Vinyes, según el testimonio de Teresa Martín.

Esta presa prestó también su recuerdo en Los niños perdidos del franquismo, (Plaza y Janés) escrito por Vinyes junto con Montse Armengou y Ricard Belis. “Algunos fueron recuperados pero otros muchos no porque no tenían familia. La familia estaba toda en la cárcel Se los llevaban ellos adonde fuera. Han tenido distintos apellidos”, relata Martín.

Franco creó en 1940 una ley para legalizar el robo de los hijos de las presas. La ley permitía a las reclusas permanecer junto a sus hijos sólo tres años. Después se hacía cargo el Estado. Un año después, Franco firmó otra ley para niños abandonados. El “Nuevo Estado” se haría cargo de “los niños que los rojos obligaron a salir de España” durante la guerra.

http://www.publico.es/espana/345068/el-ts-decidira-quien-debe-investigar-el-robo-de-ninos-durante-la-dictadura

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Otras noticias presentadas esta semana en Antena 3: Reportaje “La Fabrica de bebés”

http://www.antena3.com/videos-online/noticias/sociedad/elsa-lopez-perdio-hija_2010110300054.html

http://www.antena3.com/videos-online/noticias/sociedad/manuel-gonzalez-busca-hijo_2010110300052.html

http://www.antena3.com/videos-online/noticias/sociedad/avance-reportaje-fabrica-bebes_2010110300049.html

 Nota de la redacción de La Memoria Viva: Es posible que, a la lectura de las tres informaciones (Reporteros de  La Cuatro, Público y Antena 3.com) aquí arriba reflejadas, alguien pueda pensar en cierta confusión al mezclarlas en un mismo post. Los comentarios a esta entrada están disponibles para reflejar vuestras opiniones. Esperamos que seaís numerosos en hacerlo.

En este blog hemos publicado numerosas informaciones sobre el tema de “Los niños robados por el franquismo” pinchando en los enlaces siguientes podréis leerlas:

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2009/10/27/los-ninos-el-auxilio-social-y-la-iglesia/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/01/26/presentacion-de-los-libros-%e2%80%9cel-papel-de-la-iglesia-en-el-auxilio-social%e2%80%9d-y-%e2%80%9cninos-invisibles-en-el-cuarto-oscuro%e2%80%9d-de-francisco-gonzalez-de-tena/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2009/06/30/aviso-importante-y-peticion-de-colaboracion-sobre-desapariciones-de-recien-nacidos-en-madrid-maternidad-de-o%c2%b4donell-desde-1940/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/09/02/murcianos-dados-en-adopciones-irregulares-se-suman-a-la-denuncia-ante-la-fiscalia/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/08/01/crimenes-del-franquismo-los-ninos-robados-iglesia-y-medicos-complices-de-un-crimen-de-lesa-humanidad/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/07/25/mi-vida-es-una-mentira/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/07/09/les-dijeron-que-habian-enterrado-a-la-nina-en-una-caja-de-zapatos/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/06/23/ociedad-la-fiscalia-de-algeciras-abre-diligencias-por-los-ninos-robados-del-franquismo/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/06/22/los-ninos-robados-del-franquismo/

http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/06/20/nadie-en-el-ataud-blanco/

PV. RdC. R.

Un saludo fraternal.

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http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQAd5FU9AI_gKf3qIeYoW9SUEDKvTg9PGozclHVz-cFdGjCzc3z

fonte:  http://lamemoriaviva.wordpress.com/2010/11/12/bebes-robados-en-espana-en-reporteros-cuatro/

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No Tav: Convalidati gli arresti per i fermati domenica 3 luglio in Val di Susa. Qui l’indirizzo per esprimere solidarietà

No Tav: Convalidati gli arresti per i fermati domenica 3 luglio in Val di Susa

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La notizia della convalida degli arresti con la disposizione della misura cautelare in carcere per tutti e quattro i compagni fermati, è giunta nella tarda mattinata. Il Giudice per le indagini preliminari ha così accolto la richiesta del pubblico ministero, decidendo per il dispositivo peggiore di tutti quelli, elencati nelle richieste della difesa, possibili. Niente arresti domiciliari, o misure alternative alla segregazione carceraria: secondo le motivazioni addotte dal magistrato, di fatti “troppo gravi” si tratta.
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A ben vedere i fatti della Val Susa, effettivamente, sono gravissimi. Un’intera popolazione, in virtù di quella logica che antepone gli interessi e i profitti di pochi affaristi a capo di oligarchie industriali e finanziarie che arrivano fino ai vertici dei partiti maggiori rappresentati in Parlamento, è stata attaccata militarmente, brutalizzata, privata di ogni diritto costituzionale e democratico. L’Alta Velocità che devasta la Valle, definita persino dall’ex ministro Burlando del Pd ‘un’opera inutile e dannosa, che non si porterà mai a termine”, è in realtà una “Grande Tangente”. Come lo sono tutte quelle faraoniche imprese di dubbia utilità sociale, ma di indiscussa capacità di drenare soldi pubblici verso conti correnti privati.
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Gianluca Ferrari, attivista del centro sociale Rivolta, come gli altri tre manifestanti detenuti, ha avuto la sfortuna di cadere nelle mani di quelle civilissime persone che con manganelli, lacrimogeni e altri corpi contundenti, hanno dato prova già altre volte del loro coraggio: quanto fegato ci vuole per sparare gas addosso a famiglie intere, compresi bambini, che abitano quelle terre? Quanta etica e moralità traspare dal torturare persone ferite, sottoponendole come nel caso di Fabiano Di Berardino, preso anche lui come ostaggio durante la manifestazione, a ore di pestaggio, a getti di urina, allo sfondamento con un tubo di ferro del setto nasale? Quanto “Stato” e quanto “Diritto” alberga in pubblici ufficiali che mirano ragazze che hanno le mani alzate per colpire con granate da mezzo chilo piene di gas venefici? O per cercare di uccidere con uno di questi colpi sparando da un metro al torace di uno studente di ventanni, come Jacopo Povelato di Mestre? Ce lo dica il Presidente Napolitano se è questa la “legalità” che si dovrebbe rispettare.
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Gianluca è ora rinchiuso nel carcere delle Vallette di Torino. Nonostante le prove a suo carico dimostrino al massimo la sua presenza sul posto, come uno di quei settantamila che hanno voluto esserci, è stato deciso da questa “legge” che non bastano le vessazioni e i soprusi esercitati su un’intero popolo, ma bisogna anche accanirsi sui singoli per impartire lezioni a tutti. Non si tratta di “capro espiatorio”, logica spesso applicata quando bisogna trovare colpevoli di crimini commessi da mani nascoste. Qui tutti i valsusini l’hanno detto e ripetuto: l’assedio al cantiere del 3 luglio è stato fatto da tutti e tutte, è stata la legittima risposta di un popolo violentato in nome di qualcosa che è fuori dalle regole e deciso attraverso procedure non democratiche. Credete che a qualcuno verrà mai in mente di sottoporre a referendum tra gli abitanti della Valle, ciò che dovrebbe cambiare per sempre la loro terra e le loro vite? Credete che quei 20 miliardi di euro che l’Alta Velocità si mangia dalle tasche di tutti gli italiani e gli europei, non avrebbero, proprio in tempi di crisi come questi, miglior destinazione? No, non sono capri espiatori i compagni e la compagna in arresto. Sono “prigionieri di guerra”, vittime della logica della rappresaglia che anima gli atti militari dell’occupazione di terre da ricondurre al dominio.
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E’ una guerra, quella contro la Val di Susa, che hanno deciso a Roma e portato avanti contro i civili. E come in tutte le sporche guerre che non hanno ragioni dalla loro parte, bisogna creare una legittimazione degli atti più infami, come appunto le violenze contro le persone. E allora ecco la campagna mediatica contro Gianluca e gli altri, contro i “Black Block” che oggi suona come quell’antico “Banditen” con il quale il nazifascismo bollava i partigiani che hanno costruito la Repubblica. Gianluca è in una galera sovraffollata, sporca, come lo sono quelle che i direttori degli istituti di pena chiamano le “discariche sociali”. Dobbiamo e vogliamo tirare fuori lui e tutti gli altri. Gli avvocati hanno già depositato la richiesta di riesame al Tribunale, e questo significa che al massimo tra quindici giorni ci sarà un’altra possibilità. Mentre i ricconi della casta compiono i crimini che più gli piacciono godendo dell’impunità, mentre i capi e i gregari della stessa polizia che macella la Val di Susa hanno già fatto quello che hanno fatto a Genova dieci anni fa, e mai nessuno si è sognato nemmeno di sospenderli anche dopo le condanne per torture, violenze e costruzione di prove false, Gianluca è lì. Attorno ha tutti noi, ha le migliaia e migliaia di persone che hanno deciso, tramite la rete, di informarsi da sole su ciò che era accaduto, ha soprattutto un’intero popolo della Val di Susa, che lo abbraccia. La vergogna delle loro azioni, invece, li porterà ad una solitudine schiacciante, a loro e a chi li usa, e non potranno mai raccontare a testa alta cosa hanno fatto. Gianluca, e tutti noi, invece si.

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LIBERTA’ PER GIANLUCA FERRARI E PER TUTTI GLI ARRESTATI/E

LIBERTA’ PER LA VAL DI SUSA

PER LA RICONQUISTA DEI BENI COMUNI, NO TAV!

Centro sociale Rivolta – Marghera
Laboratorio Morion – Venezia
Sale Docks – Venezia
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Per inviare messaggi di solidarietà agli arrestati l’indirizzo è:
Casa Circondariale di Torino Lorusso e Cutugno, Via Pianezza, 300, Torino
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07 luglio 2011
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La Corte dei Conti contro la Tav

La Corte dei Conti contro la Tav

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Manifestazione No-Tav del 3 luglio 2011. La ‘fedelissima’ invita gentilmente la popolazione a farsi manganellare.. – fonte immagine

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07 Luglio 2011. Incredibile: la Corte dei Conti dice NO TAV

1) l’opera è caratterizzata da CARENZE metodologiche del PROCESSO DECISIONALE che hacondotto all’adozione della complessa operazione: NESSUNO studio di fattibilità attendibile aveva quantificato la VANTAGGIOSITA’ di tale operazione rispetto al sistema creditizio tradizionale per realizzare gli investimenti

2) emergono elementi di forte rischio dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo Stato: complesse clausole finanziarie PENALIZZANO spesso la parte PUBBLICA

3) è IMPOSSIBILE acquisire… alcun riferimento utile a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le generazioni di utenti e contribuenti interessati

4) l’opera PREGIUDICA L’EQUITA’ INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali.

5) i contratti attuativi si basavano su stime di flussi e di ritorni economici dell’opera non solo ALEATORI, ma anche IRREALISTICI e sostanzialmente INESISTENTI…” segnalazione di manuela bellandi

Scarica, leggi e diffondi il documento della Corte dei Conti sulla Tav

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fonte:  http://www.beppegrillo.it/2011/07/la_corte_dei_conti_contro_la_tav/index.html

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La Ue: progetto Tav in ritardo, una parte dei finanziamenti andrà persa

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Afghanistan, raid Nato fa strage di bimbi: otto i minori uccisi a Khost, 14 le vittime

Afghanistan, raid Nato fa strage di bimbi: otto i minori uccisi a Khost, 14 le vittime

L’Alleanza: abbiamo eliminato 4 talebani. Aperta inchiesta

Un bimbo afghano con la mamma a Herat (foto Jalil Rezayee – Epa)

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ROMA- Un raid Nato nella provincia orientale di Khost, in Afghanistan, ha causato una strage di bambini. Quattordici i civili morti nei bombardamenti, secondo la polizia locale citata da Al Jazeera: tra di essi 8 bambini. La Nato ha precisato di aver ucciso 4 talebani e di aver aperto un’inchiesta sulle notizie di vittime civili.

Il raid arriva il giorno dopo un altro bombardamento aereo che ha provocato due morti nella provincia sudoccidentale di Ghazni. L’uccisione di civili da parte delle truppe straniere è la maggior fonte di attrito tra il presidente afghano Hamid Karzai e gli occidentali. Nelle scorse settimane si è verificata un’altra strage di bambini (nove) in seguito ad un raid della Nato. Un incidente che spinse lo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama ad esprimere «profondo rincrescimento» per le uccisioni.

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Giovedì 07 Luglio 2011 – 15:26    Ultimo aggiornamento: 18:41

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=155314&sez=HOME_NELMONDO

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P4 – Chiesto l’arresto di Marco Milanese, deputato Pdl, ex consigliere politico e amico di Tremonti

Chiesto l’arresto di Marco Milanese (Pdl), amico di Tremonti

Corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere per il deputato


fonte immagine

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Sempre più nei guai Marco Milanese (Pdl), l’ex consigliere politico di Tremonti al ministero del Tesoro. Nei suoi confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Il provvedimento, emesso su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli della sezione Criminalità economica della Procura di Napoli, è stato trasmesso oggi alla Camera dei Deputati per l’autorizzazione all’arresto.
Le accuse contestate sono di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere.
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Coinvolto nell’inchiesta P4

Lo scorso 26 giugno Milanese si era dimesso dall’incarico di consigliere politico del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, a causa della diversa inchiesta sulla P4 in cui aveva reso testimonianza come persona informata di fatti, per “salvaguardare l’ufficio in un momento così delicato per la stabilità economica e politica del paese – aveva spiegato annunciando le dimisioni- dalle polemiche sollevate da una doverosa testimonianza”.

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07 luglio 2011

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in edicola
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fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Chiesto+l%27arresto+di+Marco+Milanese+%28Pdl%29%2C+amico+di+Tremonti&idSezione=11486

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è a carico di Milanese”

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Londra, chiude il News of the World «SPIATI ANCHE I FAMILIARI DEI SOLDATI UCCISI IN IRAQ E AFGHANISTAN»

«SPIATI ANCHE I FAMILIARI DEI SOLDATI UCCISI IN IRAQ E AFGHANISTAN»

Londra, chiude il News of the World

Il tabloid travolto dallo scandalo intercettazioni Murdoch: «Domenica l’ultimo numero»


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Rupert Murdoch
Rupert Murdoch

MILANO- Domenica uscirà l’ultimo numero del tabloid britannico News of the World. Lo ha annunciato James Murdoch, figlio del miliardario australiano. Il giornale è stato travolto dallo scandalo intercettazioni illegali. Tanto che rischiano l’arresto cinque giornalisti e diversi dirigenti. E le manette potrebbero scattare a breve secondo quanto scrive il quotidiano The Times. La stampa britannica è scatenata sulla vicenda. Il Telegraph rivela che l’investigatore privato che lavorava per il tabloid, Glenn Mulcaire, avrebbe intercettato anche i telefoni dei familiari dei soldati britannici morti in Iraq e Afghanistan. Per un totale, secondo Scotland Yard, di 4mila persone.

IL PASSO INDIETRO – «Abbiamo sbagliato» James Murdoch, a capo dei giornali europei del gruppo, non usa giri di parole quando annuncia la chiusura del giornale in stampa da 168 anni. Il guadagno dell’ultimo numero «andrà tutto in beneficenza». Murdoch ha poi difeso la redazione: «I giornalisti che lavorano a News of the World oggi pagano per le trasgressioni di altri». Ma intanto la decisione è stata presa anche perché c’è stato un calo importante di pubblicità e autorevolezza della testata. Al momento dell’annuncio Rebekah Brooks, ex direttore e amministratore delegato del gruppo, è scoppiata in lacrime.

LO SCANDALO – Mercoledì il gruppo di Rupert Murdoch che pubblica, tra gli altri, il tabloid News International ha fatto sapere di essere vicino all’identificazione di quanti hanno autorizzato le intercettazioni. Sulla questione è intervenuto lo stesso magnate australiano difendendo la testata e la stessa Rebekah Brooks. «I sospetti di intercettazioni telefoniche e pagamenti alla polizia avanzati verso News Of The World sono vergognosi e inaccettabili – ha dichiarato Murdoch in una nota – ho già dato disposizioni perché la nostra azienda collabori appieno e in modo attivo con la polizia in tutte le indagini. Questo è esattamente quello che News International sta facendo e continuerà a fare sotto la guida di Rebekah Brooks».

LE INTERCETTAZIONI – I dati sulle famiglie di militari caduti in guerra negli ultimi anni sarebbero stati trovati fra i file custoditi da Glenn Mulcaire, l’investigatore privato condannato per aver violato i cellulari di celebrità per conto di News of the World. La polizia sta raccogliendo denunce di ogni tipo di persone intercettate per conto del tabloid di proprietà del magnate dell’editoria Rupert Mordoch, dai familiari di vittime del terrorismo – come quelle degli attentati di Londra del 7 luglio 2005 – e del crimine e ragazze scomparse fino alle vittime di disastri naturali.

CAMERON – Il governo di Londra rinvierà al prossimo autunno la decisione sull’acquisto del pieno controllo della tv satellitare British Sky Broadcasting (BskyB) da parte del gruppo News Corporation di Robert Murdoch, travolto dallo scandalo. La decisione era attesa entro il mese, ma fonti vicine al primo ministro Cameron hanno fatto sapere che sarà rinviata almeno fino all’autunno, considerata la sollevazione generale. Nel dibattito parlamentare, il leader dei laburisti, Ed Miliband, ha avvertito Cameron: «L’opinione pubblica reagirà con scetticismo se la prossima settimana verrà presa la decisione di andare avanti con questo accordo, in un momento in cui News International è sotto inchiesta». Davanti ai Comuni, il premier ha poi replicato che il governo ha il dovere di seguire «i processi legali corretti».

LA PROTESTA SUL WEB -Le presunte intercettazioni effettuate dal tabloid News of the World ai danni di una ragazzina scomparsa e ritrovata morta nel 2002 e dei parenti delle vittime dell’attentato del 7 luglio 2005 hanno scatenato un’ondata di proteste su internet, che ha portato a quasi 400.000 rimostranze al governo.

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Redazione online
07 luglio 2011 18:33

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_luglio_07/murdoch-intercettazioni-arresti_7960c512-a869-11e0-ad5c-15112913e24f.shtml

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