Archivio | luglio 20, 2011

Medici aggrediti dai pazienti stressati. La rivolta dei camici bianchi

Medici aggrediti dai pazienti stressati
La rivolta dei camici bianchi


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di Mauro Evangelisti
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ROMA – «Quando lavoravo al pronto soccorso di Ostia un ragazzo, subito dopo la morte della madre, mi lanciò una barella. Proprio così: la sollevò e me la lanciò. Riuscii a schivarla. Quando si calmò, mi strinse la mano e si scusò», racconta Massimo Magnanti, oggi medico al pronto soccorso del San Giovanni e leader del sindacato Spes (professionisti dell’emergenza). «Le reazioni violente dai familiari sono ormai all’ordine del giorno. La settimana scorsa da noi hanno spintonato un infermiere, che non c’entrava nulla con il decesso di una persona. Dieci giorni prima con un pugno un paziente ha spaccato un vetro. La situazione sta degenerando, perché le condizioni di lavoro sono sempre peggiori. Purtroppo i pazienti e i loro familiari, che magari attendono ore prima di essere assistiti, a volte non comprendono che medici e infermieri sono vittime come loro di questo sistema allo stremo», dice Adolfo Pagnanelli, altro dirigente del sindacato Spes e primario del pronto soccorso del Policlinico Casilino «dove non c’è più neppure il posto di polizia e questo non aiuta».

Qualche anno fa fra i medici dei pronto soccorso di Roma fu svolto un sondaggio: solo la metà desiderava restare in prima linea fino alla pensione, tutti gli altri sognavano, in un modo o nell’altro, di andarsene. Altro che George Clooney nel telefilm Er. «Anche dimenticando per un attimo il fatto che il medico del pronto soccorso è quello che guadagna meno – dice Massimo Magnanti, 49 anni da dodici a visitare pazienti nei pronto soccorso – perché quasi mai fa attività privata, c’è da dire che le condizioni del nostro lavoro diventano ogni giorno più logoranti. Turni di dodici ore, quattro o cinque notti di lavoro ogni mese, trenta-quaranta pazienti visitati per ogni turno. Con una aggravante: visto che non c’è posto per i pazienti nei reparti, siamo costretti a tenerli in barella. E’ umiliante perché ci rendiamo conto che non puoi lasciare un paziente in quelle condizioni. Ed è lavoro in più per noi, tempo che rubiamo alle emergenze, perché ovviamente dobbiamo farci carico pure di loro, non solo di quelli che arrivano ora dopo ora. Non sai dove sistemare la gente, ti senti frustrato perché poi i famigliari ovviamente hanno noi come referente e pensano che siamo noi i colpevoli. Allora, immaginatevi i pazienti bloccati sulle barelle, quelli che aspettano molte ore per essere visitati, i familiari che s’innervosiscono e intanto noi che siamo anche costretti a fare i burocrati. Dobbiamo compilare i moduli on line, i certificati, entrare nel sistema per verificare se il paziente è esente dal ticket. Perdiamo tempo fra password e computer e intanto i pazienti aspettano». Pagnanelli: «Sia chiaro, è sbagliato prendersela con i cittadini che affollano i pronto soccorso. Se lo fanno è perché hanno un bisogno reale. E con la crisi economica è sempre peggio, perché in tanti non possono pagare i ticket e allora vengono da noi sperando in una visita e in un esame. L’effetto finale è che gli utenti dei pronto soccorso aumentano, ma la nostra organizzazione è sempre più carente di risorse. Perché spesso non puoi ricoverare, perché devi fare valutazioni in tempi rapidi, perché ormai molte strutture si reggono sui precari». E la violenza dei parenti ha anche in parte una sorta di ragione filosofica e di mutamento della percezione della vita nel mondo contemporaneo: ormai la morte non viene più ritenuta possibile, viene rimossa come possibilità. Ma fra aggressioni, ritmi stressanti, frustrazione perché tieni un ottantenne per giorni su una lettiga, non scatta mai la domanda: ma chi me lo fa fare? Magnanti: «La domanda te la fai mille volte, poi però ti rendi conto che sei davvero colui che dà una prima risposta a tanti cittadini. E questo è importante. Vai avanti, perché in questo lavoro ci credi. Vale per noi medici, vale per gli infermieri». Pagnanelli: «Ti fai spesso quella domanda, anche dopo tanti anni in prima linea. Poi una volta magari salvi la vita a un paziente con un arresto cardiaco e ti dici che vale la pena continuare. Nonostante tutto».

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20 luglio 2011

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156821&sez=HOME_ROMA

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NAPOLI – San Giovanni a Teduccio off limits. Per un bagno si rischia il tifo

San Giovanni a Teduccio off limits
Per un bagno si rischia il tifo


Bagnanti a San Giovanni – fonte immagine

La spiaggia (abusiva) dei poveri nella periferia orientale
Un cartello: «Divieto di balneazione, pericolo di morte»

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NAPOLI -Raggiungi la spiaggia a naso, facendoti guidare dall’olfatto. La brezza porta dal mare un tanfo dolciastro fino alla piazza del Municipio, testimonianza di un’epoca in cui San Giovanni non era un quartiere di Napoli, ma un Comune a sé stante. Puzza di fogna, di liquami. Imbocchi una stradina, lasciandoti sulla sinistra il corso principale, superi le sbarre del passaggio a livello ferroviario e leggi un cartello da brividi. La firma è di Gennaro Nasti, assessore all’Ambiente della penultima giunta comunale, quella guidata dal sindaco Iervolino. «Il divieto di balneazione da Pietrarsa a Vigliena» , recita l’avviso, «ha lo scopo di prevenire e di impedire comportamenti che possono mettere in pericolo la salute delle persone, per la presenza di scarichi cloacali nelle acque marine e dei relativi rifiuti organici» . Prosegue: «Le concentrazioni massicce di batteri fecali che si accompagnano ai numerosi micro organismi patogeni sono all’origine di tifo, salmonella, epatite ed altre malattie infettive» . Passi oltre ed ecco la spiaggia.

Capri lontana all’orizzonte. Sulla sinistra il depuratore di San Giovanni: un impianto obsoleto che dovrebbe essere dismesso da tempo, ma continua a funzionare perchè quello di via de Roberto, che dovrebbe sostituirlo in toto, a sua volta attende da anni gli indispensabili interventi di potenziamento. Davanti agli occhi mare. O, meglio, una distesa giallognola e marrone, oleosa, a tratti ricoperta di rifiuti. I gabbiani planano alla ricerca di escrementi che galleggiano. Sorrette da un palo piantato nella sabbia, le casse di uno stereo rimandano incongrui ritmi brasiliani e canzoni di Raffaella Carrà. Un tipo in costume balla da solo, surreale, sotto il sole e sopra una rena lercia di rifiuti. Dietro di lui un chiosco improvvisato, dove vendono il caffè «a soli 50 centesimi» ed affittano ombrelloni e lettini ad un euro. In prossimità della battigia un signore si appresta a tuffarsi. Lo segui con lo sguardo, lo osservi mentre mette in acqua un piede, poi l’altro. Infine si immerge e azzarda qualche bracciata in quel mare che mare non è. Lo imita, di lì poco, una signora in bikini nero. Avrà trent’anni e si cala fino alle spalle, senza bagnare la testa, in quel liquido maleodorante. Il nuotatore risale. Pensi al cartello, all’avviso di rischio epatite, al tanfo che non può non avvertire chi stia lì, al colore marrone dell’acqua, ai prelievi dell’Arpac secondo cui, proprio in questo punto, enterococchi intestinali ed escherichia coli raggiungono il valore di 24196 unità fecali su 100 millilitri d’acqua, 200 volte oltre i limiti massimi consentiti per la balneabilità. Ti avvicini al signore e gli chiedi perché nuoti in quel posto. Si chiama Peppe, ha 73 anni, ma ne dimostra meno. Ti spiazza: «Oggi è un po’ sporco, ma altre volte è bellissimo» . Stenti a credergli. Ti racconta di quando era bambino, della sua infanzia trascorsa in quel mare oggi distrutto dall’incuria e dal malaffare, dei tuffi rubati al lido Rex, «quando il bagnino veniva a cacciarci e noi scappavamo gettandoci a mare».

Anni cinquanta del secolo scorso. C’era un ristorante dove ora sono ruderi. C’era pure una fabbrica di pomodori, «che ogni tanto scaricava in acqua i prodotti della lavorazione, poi la corrente ripuliva tutto» . Volti le spalle alla spiaggia -frequentata ieri mattina da una ventina di persone -ritorni su corso San Giovanni e, in direzione Napoli, dopo 500 metri, un’altra stradina che porta al mare. Costeggia la centrale elettrica di Vigliena. Spiaggia discarica, tra rifiuti di ogni tipo. Spiaggia maledetta, perché in queste acque sono annegate sei persone in 15 anni. Risucchiate dai vortici creati dai motori dell’impianto. Spiaggia di immemori, perché ancora ieri, proprio in quel tratto, c’e chi si abbronza tra la spazzatura e si immerge in un mare tanto inquinato quanto pericoloso. Ragazzi, mamme, bambini. Cartelli di pericolo di morte, ma controlli inesistenti. Chiedi ad una giovane signora perché vada proprio lì, perché non si spinga almeno fino a via Caracciolo, dove secondo l’Arpac il bagno è consentito e dove non incombe la centrale assassina. Risponde stupita: «Noi siamo di qui e qui veniamo a mare. La centrale è pericolosa? Ma no, basta non fare il bagno proprio lì vicino» .

C’è chi pesca con la canna, chi consuma un panino tra la spazzatura, chi se ne sta steso su una sabbia talmente lurida che anche solo camminarci coi sandali crea un certo imbarazzo. A poca distanza da qui l’alveo Pollena, una bomba ecologica, vomita in acqua ogni sorta di fetenzia. All’orizzonte c’è sempre Capri, ma pare ancora più lontana di prima. Posillipo, con la costa interamente in concessione a lidi esosi, che impongono 10 euro ad ingresso, diventa la rappresentazione stessa dell’ingiustizia di una città di mare che nega il mare ai suoi figli più poveri. Mappatella Beach, perfino Mappatella Beach, al confronto di questo schifo è una spiaggia a 5 stelle. I bambini di San Giovanni crescono immaginando che il mare sia questo, sia la puzza di fogna, sia il colore marroncino delle onde su cui galleggiano assorbenti e plastica, sia il tappeto di sabbia e rifiuti dove si abbronzano.

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Fabrizio Geremicca
20 luglio 2011

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/20-luglio-2011/san-giovanni-teduccio-un-bagno-si-rischia-tifo-1901130057043.shtml

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Greenpeace: Il gasolio europeo minaccia il pianeta, perché viene regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi

Greenpeace, le diesel minacciano il pianeta

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Il gasolio europeo viene  regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi, cioè quelli prodotti da colza, soia e olio di palma… “Un danno per il clima incalcolabile”

Greenpeace, le diesel  minacciano il pianeta
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Fare il pieno di diesel in Europa rende gli automobilisti, anche quelli italiani, causa inconsapevole dei cambiamenti climatici, la deforestazione dell’estinzione di specie a rischio come la tigre di Sumatra.  Lo rivela Greenpeace nel rapporto “Metti (l’estinzione di) una tigre nel motore”.
La colpa sembra essere dell’Unione Europea, che spinge per l’adozione cieca dei biocarburanti senza distinguere tra quelli che aiutano il clima e quelli che invece sono un pericolo per il Pianeta.

Greenpeace ha raccolto 92 campioni di diesel in stazioni di servizio delle principali compagnie (Esso, Agip, Shell, ecc) in nove Paesi europei e li ha inviati ad un laboratorio tedesco specializzato nelle analisi dei carburanti. I risultati rivelano che il diesel europeo viene  regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi, cioè quelli prodotti da colza, soia e olio di palma.
Valutazioni ufficiali dell’Unione Europea confermano che la produzione di biocarburanti da queste colture accelera la deforestazione e il cambio d’uso dei suoli indiretto (ILUC): per produrre cibo dovremo comunque deforestare altrove. Questo li rende più dannosi per il clima dei combustibili fossili.
Tra i campioni di diesel raccolti, quelli con la maggiore percentuale di biocarburanti  –  tra il 5 e il 7 per cento- sono stati trovati in Francia, Germania, Italia, Svezia e Austria. Mentre in Francia la coltura più utilizzata è la soia, in Italia è stata riscontrata un’altissima percentuale di olio di palma.

Gli italiani che si preparano per lunghi viaggi in macchina per le ferie estive, senza saperlo, faranno il pieno di cambiamenti climatici, deforestazione ed estinzione di specie – spiega Chiara Campione, responsabile della Campagna Foreste di Greenpeace Italia – servono subito leggi che limitino l’uso di quei biocarburanti che distruggono clima e foreste e favoriscano soluzioni più efficienti.”

Secondo un’analisi dei Piani d’Azione per le Energie Rinnovabili dei governi europei, le politiche comunitarie porteranno, rispetto ai valori del 2008, ad un incremento dell’utilizzo dei biocarburanti di origine vegetale del 170 per cento al 2020. Lo scorso dicembre, la Commissione Europea aveva dichiarato che avrebbe rivisto le opzioni per mitigare gli effetti della produzione dei  biocarburanti entro e non oltre il luglio 2011, sulla base di un approccio precauzionale e utilizzando le migliori conoscenze scientifiche disponibili.

A fronte di tutto ciò Greenpeace chiede l’introduzione di normative vincolanti per aumentare l’efficienza dei motori e ridurre l’uso di ogni tipo di carburante, inclusi i biocarburanti,  una legislazione che obblighi i produttori di energia a calcolare le emissioni dei biocarburanti includendo quelle derivanti dal cambio d’uso dei suoli indiretto e, infine, che per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni stabiliti nei Piani Energetici degli Stati membri non vengano tenuti in considerazione quei biocarburanti che non garantiscono una reale riduzione delle emissioni rispetto ai carburanti convenzionali.

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Irisbus e l’addio di Fiat: 700 lavoratori con il fiato sospeso

Irisbus, solo sospeso l’addio di Fiat
700 lavoratori con il fiato sospeso

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Il “blocco” della dismissione per pochi giorni, sperando che dai ministeri escano subito risorse per il trasporto pubblico: è il risultato del tavolo romano sul caso dello stabilimento irpino. I sindacati preoccupati: “Se il governo non investe, Industrial se ne andrà”. L’ipotesi Di Risio non convince

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di SALVATORE MANNIRONI

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Irisbus, solo sospeso l'addio di Fiat 700 lavoratori con il fiato sospeso Un autobus dell’Atac a Roma: gran parte del parco mezzi dell’azienda è prodotto dalla Irisbus

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ROMA – Una fumata grigia che non soddisfa gli operai e preoccupa i sindacati. Tale è stato l’esito dell’incontro sulla vertenza Irisbus che stamattina a Roma ha messo di fronte le parti sociali, i dirigenti del ministero dello Sviluppo economico e i rappresentanti di Fiat Industrial. La società, nata quest’anno dalla scissione del titolo Fiat, ha annunciato dieci giorni fa l’intenzione di dismettere l’attività dello stabilimento di Valle Ufita, in provincia di Avellino, dove si producono mezzi di trasporto pubblico e che dà lavoro direttamente a 680 operai e impiegati che diventano oltre 1.200 se si considera l’indotto. Centinaia di loro hanno partecipato oggi al presidio organizzato davanti al ministero in attesa dell’incontro.

Il risultato ottenuto dai sindacati al tavolo odierno è stato il blocco temporaneo, fino ad agosto, delle procedure di cessione della fabbrica in attesa di due nuove riunioni in programma nei prossimi giorni: la prima coinvolgerà anche i ministeri delle Infrastrutture-Trasporti e dell’Ambiente, nonché la Conferenza Stato-Regioni, e dovrebbe servire a individuare risorse per alimentare il fondo nazionale per il trasporto pubblico. La seconda, conseguente, dovrebbe servire a rifare il punto con Fiat Industrial.

Tutte le sigle sindacali coinvolte nella vertenza – Fiom, Fim, Uilm e Ugl – restano preoccupate perché l’azienda non ha mostrato alcuna apertura e senza una svolta decisa sul piano delle risorse molto difficilmente cambierà i propri programmi. “E’ chiaro che non siamo soddisfatti – dice Giovanni Sgambati, segretario della Uil Campania – ma rimandiamo una valutazione più attenta alla prossima settimana”. “Il governo – aggiunge Giovanni Centrella, leader dell’Ugl – ha preso l’impegno per l’istituzione di un tavolo per trovare le risorse e costringere così la Fiat a tenere aperto lo stabilimento. Ora dobbiamo vedere se si trovano le risorse, ma la Fiat ha avuto una posizione rigida”.

La Cgil sposta l’attenzione sull’assenza di politiche industriali da parte del governo: “In tutta Europa gli autobus sono costruiti con stanziamenti pubblici – afferma Enzo Masini, responsabile del settore auto della Fiom – : noi chiediamo un piano nazionale dei trasporti che prenda atto che il parco circolante degli autobus italiani è il più vecchio d’Europa”.

I timori, dunque, restano e non smorzano la tensione accumulata dai lavoratori in due settimane nel corso delle quali in Irpinia si sono ripetute proteste, appelli alle istituzioni, scioperi e manifestazioni. La vertenza si è aperta dopo che Fiat Industrial ha preannunciato la dismissione del sito di Valle Ufita – nato negli anni Settanta nel nucleo industriale di Flumeri per la produzione di autobus e pullman – , ritenendo sufficienti per le proprie strategie di mercato nel settore autobus lo stabilimento francese di Annonay, vicino a Lione, dove resta il 65% delle produzioni del marchio Irisbus, e quello di Visokè Myto nella Repubblica Ceca.

L’uscita del Lingotto arriverebbe oltretutto su uno stabilimento che da mesi ha quasi il 70% dei dipendenti in cassa integrazione e a un anno dal contrastatissimo accordo sindacale che accettava una drastica riduzione del personale (attraverso prepensionamenti, dimissioni incentivate e lunghi periodi di cassa) in cambio di nuovi investimenti in tecnologie per 8 milioni di euro.

Davanti al probabile addio di Fiat Industrial, al momento l’unica prospettiva è rappresentata da Massimo Di Risio, imprenditore molisano titolare della DrGroup, azienda che ha sede a Macchia d’Isernia, opera da 25 anni nel settore della commercializzazione dell’auto e di recente ha allargato l’attività alla produzione di Suv e fuoristrada. Nell’ultimo bilancio, DrGroup – 200 dipendenti – ha dichiarato un fatturato di 250 milioni di euro e, anche attraverso una serie di partnership con aziende cinesi del settore auto, punta su prodotti (il Suv DR5, il pickup Troy e l’off road Victory) ispirati soprattutto a modelli giapponesi, adattati a gusti ed esigenze della clientela italiana ed europea.

Ad allarmare i sindacati irpini, però, è il fatto che il segmento autobus sembra essere comunque marginale anche nei progetti futuri immediati di Dr Group e dunque, salvo cambi decisi di strategia, un investimento sulla Irisbus comporterebbe inevitabilmente un pesante ridimensionamento dello stabilimento di Flumeri, che oggi invece è in grado di produrre fino a mille autobus all’anno (anche se negli ultimi anni non ne ha mai prodotti più di 250), e dei suoi organici. Anche per questo gli operai restano al momento fermamente contrari alle ipotesi di cessione.

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20 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/07/20/news/irisbus_cessione_sospesa-19376158/?rss

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UN PREMIO A PAPA PER LA MIGLIORE BATTUTA – La Camera vota ‘sì’ all’arresto di Papa (Pdl). Tedesco (ex Pd) salvato dal Senato


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Giornata ‘ridanciana’ alla Camera. E’ stato un intrecciarsi di lazzi e mottetti, a quanto sembra nel leggere le cronache. Noi vi sottolineiamo le tre migliori (a nostro insindacabile giudizio, si intende. Se no, che comunisti saremmo? ;-))

1 – Pionati: “Inaccettabile per un cattolico un ‘Papa’ in galera”

2 – Bersani: “Votiamo compatti come una sola donna”

3 – Papa (che aveva iniziato la giornata andando a messa. Mi sa che gli ha portato sfiga…): “Sono sereno però innocente”

Veramente la frase di Papa era più articolata ma il cronista ha colto mirabilmente il senso più profondo: sono sereno (‘come tutti quelli che prima di me sono stati incriminati, politici e non’. Il ‘sono sereno’ è un refrain che ci tormenta da diversi anni, ormai), però innocente…

Tralascio il “mettiamoci tutti la faccia su Papa” di Bocchino, anche se sa tanto di lapsus freudiano.

Berlusconi? Per una volta è rimasto senza parole. Cosa che, se ci pensate bene, fa anche un po’ ridere…

mauro

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La Camera vota ‘sì’ all’arresto di Papa (Pdl)
Tedesco (ex Pd) salvato dal Senato

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Alfonso Papa in carcere. Alberto Tedesco salvato dal Senato. E’ questo l’esito delle votazioni di oggi nei due rami del Parlamento. Per l’arresto del deputato del Pdl, coinvolto nell’inchiesta sulla P4, alla Camera hanno vinto i ‘sì’ per 319 a 293. Mentre per l’ex senatore del Pd (oggi nel gruppo misto), indagato nell’ambito di una delle inchieste sulla gestione della sanità in Puglia, a Palazzo Madama hanno vinto i ‘no’ per 151 a 127. In entrambi i casi si è votato a scrutinio segreto, nonostante le opposizioni avessero chiesto un voto palese

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Segui in diretta streaming la giornata politica dalle 22,30 alle 23,30 con la trasmissione “E’ la stampa bellezza”

19.12 – Alla Camera si arriva quasi alle mani

Si stava per giungere alle mani in Transatlantico tra il deputato del Pdl Enzo D’Anna e l’esponente dell’Udc Angelo Cera, dopo la votazione che ha dato il via libera all’arresto del deputato Alfonso Papa nell’ambito della vicenda P4. Per dividere i due, oltre ad alcuni commessi, è intervenuto Pierferdinando Casini che prendendo sottobraccio Cera se lo è portato via verso uno dei corridoi laterali.Il diverbio è nato sullo strascico di quanto accaduto in Aula poco prima sul voto di arresto per Papa: D’Anna dice di essersi rivolto a Cera ricordandogli che nelle carte relative “alla P4 e a Bisignani, Cesa viene nominato più volte”. A questo punto il deputato del Pdl gli ha chiesto se “qualora dovesse arrivare la richiesta di arresto per Cesa si comporteranno allo stessa maniera”. Tanto è bastato – secondo la ricostruzione di D’Anna – per accendere gli animi.

19.02 – Rissa al Senato

Spintoni, urla, insulti e parapiglia in Senato, subito dopo il voto che ha visto negare l’arresto del senatore Alberto Tedesco, con 151 no, 127 sì e 11 astenuti. Uscendo dall’Aula ci sono stati spintoni tra Domenico Gramazio (Pdl) e il senatore del Pd Paolo Giaretta, sui voti in più che hanno portato al ‘no’ all’arresto.“Vergogna, 24 dei vostri hanno votato contro l’arresto” ha urlato Gramazio, che è venuto poi a spintonarsi con Giaretta.

18.59 – Per Berlusconi l’esito del voto è una vergogna

E’ una vergogna, una vera vergogna. Così Silvio Berlusconi, riferiscono alcuni presenti, avrebbe commentato il sì all’arresto di Alfonso Papa da parte della Camera, parlando con chi lo ha incontrato nella sala del governo di Montecitorio.

18.56 – D’Alema: “Hanno pesato una trentina di voti alla Camera”

Massimo D’Alema non è stupito dall’esito del voto alla Camera che ha dato via libera all’arresto di Alfonso Papa. Ci sono stati una trentina di voti da parte della maggioranza per il sì all’arresto. “Bastava vedere le posizioni dei giorni scorsi per capire che sarebbe andata così. Bastava vedere quello che diceva Maroni “, osserva D’Alema. E quanto pesa Maroni? Chiedono i cronisti. E D’Alema risponde: “Una trentina di voti, appunto”.

18.53 – Bersani: “Camera coerente, maggioranza rotta”

”Si è votato in modo serio valutando nel merito. La Camera ha votato con coerenza e questo rassicura perché dimostra che i tentativi di richiamo all’ordine hanno dei limiti. C’è un risvolto politico in questo voto, la maggioranza rifletta”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, giudica così il sì all’arresto del deputato Alfonso Papa evidenziando che “in altri tempi il richiamo al vincolo di maggioranza avrebbe funzionato ma in questi tempi è evidente che qualcosa si è rotto”.

18.51 – Aula dice ‘no’ ad arresto di Tedesco

L’aula del Senato ha detto no alla richiesta di autorizzazione all’arresto chiesto dalla procura di Bari per il senatore Alberto Tedesco (ex Pd, oggi gruppo Misto) con 151 no, 127 sì e 11 astenuti. Il voto è stato segreto.

18.49 – Cicchitto: “Su Papa voto liberticida”

”E’ stato un voto liberticida, la maggioranza alla Camera si è assunta una grande responsabilità”. Lo afferma il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, lasciando l’Aula di Montecitorio e commentando il voto favorevole alla richiesta d’arresto del deputato del Pdl, Alfonso Papa.

18.46 – Il Senato vota a scrutinio segreto

Il presidente del Senato Renato Schifani ha annunciato che il voto sugli arresti domiciliari di Tedesco avverrà a scrutinio segreto.

18.45 – Berlusconi attonito davanti a verdetto su Papa

Il premier Silvio Berlusconi, seduto al banco del governo è apparso molto stupito dalla decisione dei deputati di concedere l’arresto per Alfonso Papa. Il presidente del Consiglio è rimasto attonito quando sul tabellone è comparso il risultato della votazione. E’ rimasto seduto per qualche minuto in silenzio, poi si è allontanato in fretta con un breve saluto solo alle ministre Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo.

18.45 – Maroni vota ‘sì’ ad arresto di Papa

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha votato sì all’arresto di Alfonso Papa, come del resto annunciato dalla Lega. Maroni, seduto tra i banchi del suo gruppo, ha dato modo ai giornalisti che assistevano dall’alto di vedere che il suo dito premeva il tasto sinistro del suo scranno, quello per il sì. Anche altri deputati del Carroccio, ma non tutti, hanno fatto lo stesso gesto, incluso il capogruppo Marco Reguzzoni, che però a tratti ha tenuto la mano davanti alla pulsantiera, in maniera da coprirla.

18.41 – Pdl chiede voto segreto al Senato

Il Pdl ha chiesto il voto segreto del Senato sulla richiesta di arresto per Alberto Tedesco. E’ stato il vice capogruppo del Pdl a palazzo Madama, Gaetano Quagliarello, a chiederlo nel suo intervento in aula confermando la scelta del gruppo di votare no all’arresto. Poco prima, Anna Finocchiaro aveva chiesto invece il voto palese, confermando il sì del Pd alla richiesta di arresto.

18.40 – Da Camera via libera ad arresto Papa

Con 319 voti a favore e 293 contrari l’Aula della Camera ha concesso l’autorizzazione all’arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa.

18.37 – Fini: “Voto su arresto Papa sarà segreto”L’Aula della Camera voterà a scrutinio segreto sulla richiesta di arresto di Alfonso Papa. Lo ha comunicato all’Assemblea di Montecitorio il presidente Gianfranco Fini.

18.33 – Cicchitto: “Confermiamo voto segreto”

”Confermiamo la richiesta di voto segreto. Il giacobinismo ha fatto tante vittime nel secolo scorso e rischia di farne altre anche in questo secolo”: così il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha risposto alla richiesta di Pd e Udc di rinunciare al voto segreto sull’arresto di Aldonso Papa.

18.30 – Pd e Udc: “Rinunciamo tutti al voto segreto”

Prima l’Udc con Pier FerdinandoCasini, poi il Pd con Dario Franceschini hanno chiesto, in aula alla Camera, a Pdl e Responsabili di rinunciare al voto segretosull’arresto di Alfonso Papa.

18.26 – Il Pd voterà sì all’arresto di Tedesco e chiede voto palese

Il Pd voterà a favore dell’autorizzazione all’arresto chiesto dalla procura di Bari nei confronti del senatore Alberto Tedesco (ex Pd, ora gruppo Misto). Lo ha annunciato in aula al Senato, la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro che ha chiesto di votare in modo palese.

18.18 – Caso Tedesco, Terzo Polo voterà ‘sì’ all’arresto

Il Terzo Polo voterà a favore dell’arresto di Alberto Tedesco. Lo ha annunciato in aula al Senato, Claudio Molinari parlando a nome di Api e Fli.

18.15 – Berlusconi ottimista su voto alla Camera

”Si”. Risponde così il premier Silvio Berlusconi, entrando in Aula alla Camera, ai cronisti che gli chiedono se sia ottimista sull’esito del voto in corso a Montecitorio sulla richiesta di arresto del deputato del Pdl, Alfonso Papa, che vede appunto il Popolo della Libertà contrario.

18.15 – Caso Tedesco, Lega voterà ‘sì’ all’arresto

La Lega voterà a favore dell’arresto di Alberto Tedesco. Lo ha annunciato in aula al Senato il leghista Sandro Mazzatorta, che ha sottolineato che “la richiesta di arresto deve essere negata solo se c’è il sospetto di una volontà persecutoria”. E poi, rivolgendosi al senatore Tedesco, ha chiesto: “Ma se voleva camminare a testa alta perché non si è dimesso? Avrebbe tolto il Senato dall’imbarazzo”.

18.13 – Papa: “Sono innocente”

“Nel prendere la parola in uno dei momenti più drammatici della mia esistenza, non ritengo di dover fare una difesa in Parlamento – ha detto il deputato del Pdl Alfonso Papa durante il dibattito alla Camera -. Perché io sono innocente ed estraneo a tutte le accuse che mi vengono rivolte. Davanti alla mia coscienza, a dio, agli uomini ritengo che la verità non ha bisogno di difensori: si manifesta da sola nel tempo, per il suo stesso essere. Affronto questa prova che arriva dopo diversi mesi di travaglio, che non auguro a nessuno ma che vivo con intima serenità e pace interiore. Sono turbato unicamente dal pensiero dei miei figli a cui questa notte ho dovuto spiegare per la prima volta che questo fine settimana potrei non tornare a casa”. ”Sono impegnato in una battaglia di libertà, che condurrò qualunque sia la mia condizione. Starà a voi decidere se potrò farlo da uomo libero o dalla prigione, ma lo farò con la stessa tranquillità e serenità, sicuro che la verità emergerà da sola”. “Restituire al mio nome l’onore distrutto negli ultimi sei mesi sarà il mio vero obiettivo di vita d’ora in poi qualunque sia la decisione, la accetterò. Ma posso assicurare che non ho la possibilità di reiterare i reati di cui sono accusato, di alterare le prove o di fuggire”. Al termine dell’intervento di Papa solo il Pdl ed i membri del governi hanno applaudito, a partire dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Immobili, invece, i deputati della Lega così come quelli dell’opposizione. Berlusconi per tutto l’intervento è stato zitto: ha guardato in alto, con gli occhi rivolti al Velario dell’Aula e poi si è portato più volte le mani alla faccia.

18.10 – Paniz: “Non si ceda a giustizialismo”

“Accettando la richiesta d’arresto si cede al giustizialismo, e soprattutto si calpesta un pilastro della nostra Costituzione: la presunzione di innocenza”. Lo ha detto il deputato del Pdl Maurizio Paniz, intervenendo nell’Aula della Camera nel dibattito sulla richiesta d’arresto nei confronti di Alfonso Papa avanzata dalla Procura di Napoli. “Indaga Napoli, ma nessun fatto contestato è avvenuto nella competenza territoriale di quella procura. Gli inquirenti in questa vicenda non sono una garanzia. Lo dico con dispiacere – ha proseguito -. Va portato rispetto alla magistratura, ma altrettanto va portato alla libertà e alla funzione parlamentare. Privare ora Papa della libertà è un eccesso. Votando no all’arresto non difendiamo un privilegio, ma solo il rispetto di un diritto sacrosanto”.

18.05 – Caso Tedesco, Idv e Udc voteranno ‘sì’ all’arresto

L’Idv e l’Udc voteranno a favore della richiesta di arresto per Alberto Tedesco. Lo hanno annunciato in aula Luigi Li Gotti per l’Italia dei Valori e Achille Serra per l’Udc.

18.02 – Caso Tedesco, Coesione nazionale voterà ‘no’ all’arresto

Coesione Nazionale voterà ‘no’ alla richiesta di arresto per Alberto Tedesco. Lo ha annunciato in aula al Senato Franco Cardiello (Cn) che però ha chiesto a Tedesco “per quale motivo non si è dimesso. Oggi è venuto in aula a difendersi – ha osservato – ma ha ancora la possibilità di farlo”.

17.46 – Senatori del Pdl esortano Tedesco a dimettersi

L’autodifesa del senatore ex Pd Alberto Tedesco nell’aula del Senato chiamata a pronunciarsi sui suoi arresti domiciliari, avviene di fronte a un’assemblea che lo segue con grande attenzione e rispetto, non senza qualche punta di imbarazzo da parte della maggioranza che vede un collega dell’opposizione chiedere l’unanime voto a favore dei suoi arresti domiciliari. La voce del senatore ex Pd, specialmente verso la sua conclusione del suo intervento, è incrinata dall’emozione in particolare quando concludendo cita la frase di Pietro Nenni “si faccia ciò che si deve, accada quel che può”. Dalla maggioranza, in particolare dai banchi del Pdl, diversi senatori vorrebbero allontanare il ‘calice’ di una scelta lacerante, in quanto pur trattandosi di un avversario, il Senato non ha mai datoparere favorevole alla concessione di una misura cautelare. Senza contare, inoltre, quanto accade alla Camera dove proprio un deputato Pdl rischia di finire in carcere. Da diversi banchi del Pdl, dunque, si sentono le grida di senatori che esortano Tedesco a lasciare: “Dimettiti”, “Perchè non dai le dimissioni…?”. Alla fine del suo intervento, comunque, a Tedesco si avvicina la presidente del gruppo Pd, di cui lui faceva parte prima di sospendersi, e i due scambiano qualche parola. Dopodiché il senatore ex Pd, come liberato da un peso, pallido in volto, resta seduto ad ascoltare gli interventi dei colleghi degli altri gruppi e, sostanzialmente, in attesa degli eventi.

17.46 – Lega: “Voteremo a favore dell’arresto di Papa”

“La Lega voterà a favore dell’arresto di Papa”. Lo ha detto in aula alla Camera la deputata del Carroccio Carolina Lussana. “Se si è giunti a questo risultato – ha aggiunto l’esponente leghista – è grazie all’atteggiamento della Lega nella Giunta per l’autorizzazione”. La Lussana ha anche condannato l’istituto della carcerazione preventiva”, lamentando anche la mancanza del ‘giusto processo’, auspicando “che si vada avanti con le riforme, anche e soprattutto per quanto riguarda la responsabilità civile dei giudici”.

17.38 – In bagni Camera scritta ‘Papa in galera’

”Cosentino camorrista, Papa in galera”. E’ la scritta che è comparsa questo pomeriggio alle ‘maioliche’, i bagni del piano Aula a Montecitorio nei confronti del coordinatore regionale del Pdl e del deputato per il quale l’Aula si accinge alla Camera a votare sulla richiesta di arresto nell’ambito dell’inchiesta P4. La frase è stata scritta su una porta in legno con un pennarello nero. Le ‘maioliche’ sono frequentate non solo dai deputati ma anche dai dipendenti della Camera e dai giornalisti parlamentari.

17.30 – Tedesco chiede arresto e voto palese al Senato

Il senatore Alberto Tedesco è intervenuto nell’Aula del Senato per chiedere all’assemblea di rispondere affermativamente alla domanda della magistratura di arresti domiciliari. Il senatore del Gruppo misto ha anche chiesto che non si ricorra al voto segreto, ma al voto palese. ”Sommessamente ma fermamente vi invito a dire sì alla richiesta di arresto che la magistratura barese ha avanzato nei miei confronti e vi chiedo di farlo in modo trasparente, mettendoci le facce, senza ricorrere al voto segreto”. Con queste parole Alberto Tedesco ha chiesto, in aula al Senato, che i colleghi si esprimano a favore della richiesta di arresto nei suoi confronti. “Siamo coscienti di rinunciare oggi ad un pezzo dei nostri diritti ma questi risalteranno maggiormente quando si sarà chiuso questo iter”. “La sede naturale per dimostrare la mia estraneità ai fatti contestatimi è la sede del processo”, ha concluso il senatore del gruppo misto.

17.23 – Tedesco: “Estraneo ai fatti che mi vengono contestati”

“Ribadisco la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati”. Lo ha detto intervenendo in aula al Senato, Alberto Tedesco (ex Pd, ora gruppo misto) nel corso del dibattito che precede il voto sulla richiesta di arresto nei suoi confronti avanzata dal gip di Bari.   Tedesco si è detto anche “rammaricato di dover costringere il Senato ad occuparsi di questa questione”.

17.17 – Bossi assente alla Camera

Sono in corso alla Camera le dichiarazioni di voto sulla richiesta di arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa. Manca in aula il leader della Lega, Umberto Bossi, mentre il ministro Roberto Maroni non si è seduto accanto ai colleghi nei banchi del governo, ma tra le file dei parlamentari leghisti

17.17 – Pera: “Seduta al Senato su Tedesco poco trasparente”

”La procedura adottata in questa seduta dell’assemblea del Senato è poco trasparente”. Lo ha detto Marcello Pera, intervenendo nel dibattito a Palazzo Madama e sottolineando che la giunta per le elezioni e le immunità non è arrivata a nessuna conclusione sul caso Tedesco. L’ex presidente del Senato si è chiesto su cosa l’assemblea sia chiamata a votare: “Si tratta di una procedura cavillosa, della quale bisogna chiedere conto alla giunta”.

17.13 – Berlusconi alla Camera per voto su Papa

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è arrivato alla Camera dove l’Aula a breve si esprimerà sull’arresto di Alfonso Papa.

16.55 – Laboccetta (Pdl): “Non ci sono requisiti per arresto Papa”

”Per chi come me è stato ingiustamente in carcere, ospite del ‘Grand Hotel Poggio reale’, quella della libertà personale è questione da affrontare con sensibilità e senza urlare. Per me, dopo aver letto tutta la documentazione, non sussistono i requisiti per l’arresto di Papa”. Lo ha detto nell’Aula della Camera Amedeo Laboccetta del Pdl.

16.51 – Iniziato al Senato dibattito su arresto Tedesco

La seduta del Senato è cominciata alle 16,30 per discutere la richiesta della magistratura di arresti domiciliari per il senatore Alberto Tedesco, dimessosi dal gruppo del Pd ed ora nel gruppo Misto. Luigi Li Gotti (Idv), relatore della Giunta per le autorizzazioni a procedere è il primo ad intervenire per illustrare gli orientamenti e le conclusioni della Giunta. Tedesco è presente sin dall’inizio della seduta nella penultima fila dell’emiciclo, al suo solito posto, accanto ai senatori del Pd.

16.34 – Saro (Pdl): “Al senato chiedermo voto segreto”

”Alla fine chiederemo anche il voto segreto”. Giuseppe Saro, senatore del Pdl e componente della giunta per le autorizzazioni a procedere spiega la posizione del Pdl che ieri sera ha deciso di votare contro l’arresto ai domiciliari del senatore Alberto Tedesco, oggi componente del gruppo misto. “Ieri – spiega Saro – c’è stata una riunione del gruppo parlamentare, e con decisione unanime, abbiamo deciso di votare contro l’arresto del senatore Tedesco”.

16.30 – Donadi: “Voteremo con indice mano sinistra”

”Siamo molto soddisfatti della decisione del Pd di accogliere il nostro appello e rendere, di fatto, palese il voto. Rinnoviamo l’appello alle altre opposizioni ed anche alla Lega affinchè voti come Idv e Pd, con l’indice della mano sinistra in modo visibile e riconoscibile”. Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

16.24 – Alla Camera l’Idv voterà in modo riconoscibile, non segreto

”L’Idv ritiene che sia improprio il ricorso al voto segreto: e voteremo in modo riconoscibile”: lo ha annunciato nell’Aula della Camera Leoluca Orlando dell’Idv durante l’esame della richiesta di arresto per Alfonso Papa (Pdl).

16.19 – Gruppo Udc ribadisce sì ad arresto su Papa

Una riunione del gruppo Udc per fare il punto prima dell’inizio della seduta sull’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa, si è svolta alle 15 nelle stanze del gruppo centrista a Montecitorio.L’incontro con i deputati si è aperto con una relazione di Pierluigi Mantini, mentre Pier Ferdinando Casini ha tratto le conclusioni. Secondo quanto si apprende, l’Udc ribadisce la compattezza del gruppo sul voto a favore dell’arresto.

16.08 – Pronta richiesta voto segreto per Papa, firmano i ‘responsabili’

Saranno i deputati ‘responsabili’ a presentare al presidente della Camera, Gianfranco Fini, la richiesta di voto segreto sull’autorizzazione all’arresto di Alfonso Papa (Pdl). La richiesta è pronta e ha in calce le firme dei deputati di Popolo e territorio, più il deputato del gruppo Misto Mario Pepe. Piccolo diverbio, però, sul finale. Uno dei 29 parlamentari Responsabili, Michele Pisacane, ha cancellato la sua firma: “E’ stata messa da un altro – si lamenta – ma che modo è questo?”. La trentesima firma necessaria a presentare la richiesta di voto segreto, comunque, sarebbe in arrivo. “Qualcuno lo troveremo”, dice ottimista Pepe.

16.05 – Alla Camera inizia esame arresto su Papa

E’ iniziato nell’Aula della Camera l’esame della richiesta di arresto nei confronti del deputato del Pdl Alfonso Papa nell’ambito dell’inchiesta sulla P4. La Giunta per le Autorizzazioni presieduta da Pierluigi Castagnetti propone che l’autorizzazione all’arresto venga concessa. La seduta si apre con la relazione del relatore in Giunta, Federico Palomba. Alfonso Papa è arrivato leggermente in ritardo ed ha preso posto al suo banco da deputato.

16.04 – Franceschini: “Deputati Pd voteranno con dito mano sinistra”

”I deputati del Pd voteranno con l’indice della mano sinistra”. E’ la tecnica a prova di trasparenza di voto che il capogruppo Pd Dario Franceschini annuncia in vista del voto della Camera sulla richiesta di arresto per il deputato Pdl Alfonso Papa. Votando con l’indice sinistro, mima Franceschini in Transatlantico ai cronisti, è impossibile non schiacciare un unico tasto, quello a favore dell’arresto.

16.01 – Alfano: “No impunità, sì uso saggio custodia cautelare”

Il Parlamento è chiamato a esprimersi con il voto non sull’impunità ma sulla misura cautelare prima del processo e quindi sull’arresto prima del giudizio: noi non siamo favorevoli all’impunità ma a un uso più saggio della custodia cautelare. E’ il ragionamento che, secondo alcuni presenti, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha svolto durante l’incontro a Palazzo Grazioli con Silvio Berlusconi e i coordinatori regionali del partito. Alfano ha sottolineato che i magistrati non hanno alcun limite a indagare, processare ed eventualmente condannare chi è sotto inchiesta. Il segretario del partito di via dell’Umiltà, riferiscono le stesse fonti, non ha mai citato il nome di Alfonso Papa nel corso di questo ragionamento. Poco prima, Alfano aveva sottolineato con orgoglio il ruolo svolto dal Pdl: dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo e difendere la nostra storia.

15.59 – Bersani ai suoi: “Votiamo compatti come una sola donna”

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha riunito i deputati in vista del voto imminente sulla richiesta di arresti per il deputato Pdl Alfonso Papa. Ed è sicuro della tenuta del gruppo: “Votiamo compatti… Come una sola donna” è l’espressione che il leader Pd ha usato per galanteria verso le parlamentari. Il voto, ha aggiunto Bersani, sarà per l’arresto “perchè siamo convinti nel merito”. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni Luigi Castagnetti e la deputata Marilena Samperi hanno illustrato le carte inviate dal gip alla Camera e, come ha spiegato il capogruppo Dario Franceschini, “non c’è fumus persecutionis e ci sono prove documentali”. Quindi, assicura lapidario Franceschini, “non ci sono deputati suicida nel Pd’’.

15.50 – Tedesco: “Chiederò voto palese e sì all’autorizzazione”

“Interverrò in aula per chiedere che ci sia un voto palese, per evitare strumentalizzazioni, e un sì all’autorizzazione”. Lo annuncia lo stesso Alberto Tedesco alla vigilia della voto al Senato sul suo caso. “Sono sereno”, dice il senatore spiegando che il suo obiettivo è che “si vada rapidamente a un processo che mi consenta di difendermi”. Tedesco dice ancora: “Se il voto sarà palese voterò anche io, se sarà segreto non parteciperò alla votazione. Chiederò il sì per andare rapidamente al processo così la Procura di Bari non avrà più alibi”. A chi ha ipotizzato uno scambio Papa-Tedesco, lo stesso senatore replica: “Boiate”.

15.33 – Pionati: “Inaccettabile per un cattolico un ‘Papa’ in galera”

“Voterò contro l’arresto perché per un cattolico vedere un ‘Papa’ in galera è inaccettabile”. Lo afferma Francesco Pionati, Segretario Nazionale dell’Alleanza di Centro e portavoce del gruppo Popolo e Territorio, in seguito all’incontro tra i lavoratori dell’IrisBus ed esponenti del Ministerodello Sviluppo Economico che si è tenuto questa mattina nella sededel Ministero stesso. “Qui non si tratta di fermare un processo che andrà avanti comunque – continua Pionati – ma di dire no ad un arresto ingiustificato, che nessun cittadino, nelle stesse condizioni, meriterebbe. Papa – precisa il portavoce di PT – non deve essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto”.     “Dietro la richiesta di arresto è più facile intravedere unregolamento di conti tra magistrati della procura di Napoli, in guerra tra loro dai tempi di Cordova”, conclude.

15.06 – Caso Tedesco, Finocchiaro: “La maggioranza rinunci al voto segreto”

Il Partito Democratico chiederà che la maggioranza rinunci al voto segreto in Senato sulla richiesta di arresto di Alberto Tedesco.”Faremo l’inferno perché si voti in modo palese, chiederò che ritirino la richiesta perché davanti all’Italia ciascuno si deve assumere le proprie responsabilità”, ha spiegato la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, a margine della presentazione di un libro. Sarà lo stesso Tedesco, ha poi preannunciato, “a chiedere in Aula che sia concessa l’autorizzazione”. Questo, ha sottolineato, “farà cogliere la differenza tra le persone”. Finocchiaro ha poi respinto con sdegno l’accusa che il Pd abbia scambiato la salvezza di Tedesco con quella di Alfonso Papa. “E’ un’accusa offensiva e oltraggiosa”, ha detto.

14.41 – Fiano (Pd): “La Lega non abbia paura del voto palese”

“Noi democratici ci opporremo con tutte le nostre forze alla richiesta di voto segreto sull’autorizzazione per l’arresto di Papa. Noi non abbiamo nessuna paura di mostrare la nostra chiara volontà politica agli italiani. Vedremo se La Lega avrà lo stesso coraggio di opporsi palesemente in Aula alla richiesta di voto segreto e vedremo se è ancora quella di Roma ladrona oppure se le poltrone romane sono così comode che conviene salvare Papa per salvare quello che ancora rimane della maggioranza di governo”. Lo afferma Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd.

14.19 – Moffa: “Su Papa chiederemo noi il voto segreto”

“Saremo noi a chiedere il voto segreto per Alfonso Papa”. Lo rivela all’Agi il capogruppo dei Responsabili (che ora si chiamano Popolo e Territorio).” Anche Cicchitto – spiega Moffa – e’ di questo avviso, comunque noi siamo disponibili a farlo perche’ io ritengo chesia non solo opportuno, ma necessario”.

13.46 – Cicchitto: “Nessuno scambio tra Lega e Pdl”

”Nessuno scambio tra noi e la Lega. Sui rifiuti è emersa semplicemente una valutazione diversa all’interno della maggioranza derivante da interessi territoriali diversi che sono assolutamente rispettabili”. Così il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha rigettato in aula le accuse del capogruppo del Pd Dario Franceschini su uno scambio tra Pdl e Lega per ottenere dal Carroccio il no all’arresto di Alfonso Papa. Cicchitto ha definito Franceschini “scrittore di romanzi neri” e ha aggiunto: “state giocando una cinica partita strumentale e questo è assolutamente vergognoso”. “Sull’autorizzazione all’arresto rivendichiamo il voto segreto – ha concluso – perchè è giusto che sulla libertà di una persona ogni deputato sia messo di fronte alla propria coscienza”.

13.43 – Papa: “Sono sereno però innocente”

”Vivo queste ore con grande serenità, perché sono innocente. Dimostrerò nel tempo la mia innocenza nel processo”. E’ al centro della scena politica, il deputato del Pdl Alfonso Papa. Questo pomeriggio alla Camera si voterà l’autorizzazione all’arresto nei suoi confronti, ma lui si dichiara tranquillo. Prende parte alla seduta mattutina ed è in Aula, seduto silenzioso nel suo banco, quando il capogruppo Pd Dario Franceschini accusa il Pdl di uno “scambio” con la Lega: il no ai rifiuti in cambio del no all’arresto di Papa. Ma lui, il deputato del Pdl coinvolto nell’inchiesta sulla P4, non vuole replicare. E non vuole neanche commentare la concomitanza del voto che lo riguarda, con il voto a palazzo Madama sul senatore del Pd Alberto Tedesco. “Mi sento sereno – ribadisce Papa a chi lo interpella – perché innocente rispetto a tutte le accuse che mi vengono rivolte. Questo è un valore assorbente rispetto a qualunque altra considerazione”.

13.32 – Casini: “Ovvio che c’è scambio Pdl-Lega”

Uno scambio tra il Pdl e la Lega per ottenere dal Carroccio il voto contrario all’arresto di Alfonso Papa? “E’ ovvio che c’è”. Così il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che afferma di condividere quanto detto in aula alla Camera dal capogruppo Pd Dario Franceschini a proposito dell’atteggiamento mostrato sul tema dei rifiuti dalla maggioranza.

13.26 – Bersani: “Lega smentisca scambio e chieda voto palese”

”Hanno capito anche i bambini come è andata la cosa. Sui rifiuti c’è un appeasement sulle posizioni della Lega, che lascia intendere quale sia stato lo scambio. Se così non è stato la Lega si metta di traverso sul voto segreto per Papa. Noi siamo contro il voto segreto, e loro? Convincano il Pdl come lo hanno convinto sul dl rifiuti, io su questo tappezzerò il Nord di manifesti”. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, lasciando l’aula della Camera, sfida il Carroccio in vista oggi pomeriggio del voto sulla richiesta di arresto per il deputato Pdl Alfonso Papa.

13.13 – Bocchino: “Su Papa ognuno ci metta la faccia”

”Sull’arresto di Alfonso Papa gli italiani devono sapere come voterà ognuno di noi”: lo dice nell’Aula della Camera, Italo Bocchino di Fli, che, subito, viene apostrofato dai deputati della lega che gli gridano “scemo, scemo!”. “I leghisti hanno un accordo sottobanco per il voto segreto, così da poter votare contro la loro base. Noi – conclude – avanziamo formalmente e politicamente la richiesta a tutti i gruppi perché non si chieda il voto segreto. Ognuno metta la faccia e spieghi agli italiani da che parte sta”. Tra i deputati della lega e quelli di Fli, a un certo punto, c’è stato un momento di tensione, sedata immediatamente dai rispettivi capigruppo.

13.11 – Di Pietro: “Su Papa e Tedesco il voto sia palese”

”Mi auguro un gesto di responsabilità da parte della Camera e del Senato. Noi dell’Italia dei Valori vogliamo fermamente che si voti in modo palese, e non a scrutinio segreto, perché bisogna avere il coraggio delle proprie azioni, non nascondersi e salvare la Casta”. Così il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, rispondendo ai cronisti a Montecitorio.

13.10 – Reguzzoni: “Pd mette mani avanti”

”Mi ha offeso l’insinuazione del capogruppo Franceschini” su uno scambio tra Pdl e Lega perché i leghisti votino contro l’arresto di Alfonso Papa. “In realtà Franceschini mette le mani avanti perché sta preparando il voto dei suoi parlamentari contro l’arresto”. Lo ha detto il capogruppo della Lega Marco Reguzzoni in aula alla Camera, replicando al presidente dei deputati del Pd Dario Franceschini.“La posizione chiara della Lega è stata espressa oggi su tutti i giornali – ha sottolineato Reguzzoni – mentre voi state mettendo le mani avanti dopo l’avviso di garanzia ricevuto dal vostro Penati”. Mentre pronunciava queste parole, dai banchi dell’opposizione, si è levato il grido “buffone, buffone”.

13.02 – Franceschini: “Voto segreto copre vigliaccheria Lega”

”Colleghi della Lega, siate voi a dire di no al voto segreto che coprirà la vostra ipocrisia di cui i padani non si dimenticheranno”. Lo ha detto, tra gli applausi dell’opposizione, il capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, parlando in aula rivolto ai deputati del Carroccio.Franceschini ha ribadito a più riprese che nella maggioranza si sta verificando in queste ore uno scambio: “I rifiuti di Napoli in cambio del voto della Lega contro l’arresto di Papa”. E, ha aggiunto, il voto segreto sull’arresto questo pomeriggio servirà a coprire “la vigliaccheria dei padani”.

12.54 – Franceschini: “Pdl cerca sostegno Lega su Papa”

”Qualcuno dovrebbe informare il ministro Prestigiacomo che la maggioranza sta votando contro i suoi pareri” sulle mozioni in materia di rifiuti “per avere il voto della lega su Papa”. Così il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, che ha chiesto la parola in Aula, per sottolineare che in più occasioni sulle mozioni mentre il ministro Stefania Prestigiacomo dà parere favorevole, il Pdl e la Lega si astengono. Questo atteggiamento rientrerebbe, secondo Franceschini, nell’ambito di un tentativo del Pdl di convincere la Lega a votare contro l’arresto di Alfonso Papa, bocciando le posizioni sui rifiuti di Napoli cui il Carroccio è contrario.

10.24 – Papa inizia giornata a Messa

”Aspettiamo tutti” il voto. Il deputato del Pdl Alfonso Papa. Ed esclude fino all’ultimo l’ipotesi di dimettersi da parlamentare, prima che la Camera si esprima sul suo arresto. Inizia la sua giornata con una messa, nella stessa chiesa in cui si era raccolto in preghiera, nelle ore dell’inchiesta che lo avrebbe costretto a lasciare, il governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Ma Papa non si fa impressionare dalla coincidenza: “Se uno è cristiano non è superstizioso”. E’ una giornata decisiva, per il magistrato (sospeso dalla funzione) e parlamentare del Pdl, coinvolto nell’inchiesta sulla P4. L’Aula della Camera potrebbe infatti dare alla procura di Napoli l’autorizzazione al suo arresto. E in attesa del verdetto, il deputato decide di raccogliersi in preghiera nella chiesa dei Santi Claudio e Andrea, nella centrale piazza San Silvestro. A pochi metri da Montecitorio.

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20 luglio 2011
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Eni dichiara guerra ai carburanti low cost Conad. Il colosso chiede aiuto a Napolitano

Eni, è guerra ai carburanti low cost Conad
Il colosso chiede aiuto a Napolitano

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Motivo del contendere l’apertura di un solo distributore di benzina a Cesena: “Concorrenza sleale e concessione illegittima”. Ma si tratta di un confronto impossibile: l’azienda petrolifera possiede 4542 impianti, il consorzio di cooperative che si occupa prevalentemente di generi alimentari solo 11. Pochi, ma quanto basta per scomodare addirittura il capo dello Stato

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di Ilaria Giupponi20 luglio 2011

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Eni, la società petrolifera italiana colosso nel settore degli idrocarburi, ha fatto ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il Comune di Cesena e la Provincia di Forlì-Cesena per bloccare l’apertura di un distributore di benzina targato Conad, appellandosi ad un uso corretto della concorrenza.

Il colosso contro il topolino. Quando si dice Eni, si parla di una società che solo su territorio italiano e nel solo specifico settore possiede 4.542 distributori di carburante, mentre Conad è una cooperativa di imprenditori indipendenti associati conosciuta per la catena di distribuzione alimentare da poco entrate nel business dei carburanti, con appena 11 distributori, aperti dal 2005 al 2011, risultato finale di infinite difficoltà burocratiche da superare, con decine di domande per l’apertura di nuovi impianti ancora inevase sui tavoli di tante Regioni, dal nord al sud.

C’è da dire che, secondo gli ultimi bilanci e statistiche, Conad con i propri carburanti a marchio garantisce alle famiglie risparmi importanti: nel portafoglio degli automobilisti, in sei anni, sono rimasti 16,5 milioni di euro, senza tralasciare le ricadute positive sul costo del trasporto delle merci e dei beni di largo consumo. Né va dimenticato che ogni impianto Conad ha una produttività superiore ai 10,5 milioni di litri rispetto alla media della rete italiana dei distributori, ferma a 1,6 milioni di litri.

Una concorrenza piccola, ma che riesce a disturbare il colosso petrolifero. E’ stato così che l’Eni ha chiesto la sospensione degli effetti della delibera che introduce una modifica al Piano regolatore generale di Cesena, perché considera l’apertura dell’impianto, parliamo di un solo impianto, non tollerabile per il mercato: “L’Eni ha chiesto la sospensione degli effetti della delibera perché dagli atti emerge l’illegittimità della variante al Programma integrato di intervento con riferimento alla realizzazione dell’impianto di carburante per autotrazione … e considerata in particolare la distorsione della concorrenza determinata da una previsione urbanistica a beneficio esclusivo e privilegiato di soggetti privati, posto che da tale previsione deriva ad Eni un gravissimo pregiudizio nell’operatività concorrenziale degli impianti di distribuzione di carburante in Cesena…”, racconta Conad. “Un distributore di carburante che, nei fatti, Eni valuta una proposta di concorrenza sleale, distorsiva per il mercato. Ciò accade in un Paese che invece avrebbe bisogno di modernizzazione e liberalizzazioni per rilanciare il sistema Italia e difendere il potere d’acquisto delle famiglie, messo sempre più in crisi, e in cui il costo dei carburanti continua a crescere in modo incontrollato quanto esagerato”, aggiunge Conad.

Ma c’è una differenza fondamentale da rilevare, che spiegherebbe in cosa consiste il “gravissimo pregiudizio all’attività concorrenziale” che ha tanto indignato il gigante petrolifero: la vendita. A quanto risulta dai prezzi medi mensili pubblicati dal ministero dello Sviluppo economico al 18 luglio 2011, la differenza tra i prezzi medi della rete degli impianti Conad e quelli media Italia è: -8,7 centesimi di euro al litro per la benzina, -7,9 centesimi di euro al litro per il gasolio e -7,3 centesimi di euro al litro.

Com’è possibile? La causa è un misto fra self service e l’erogazione continua che permette di mantenere bassi i prezzi. In un momento in cui ogni persona deve risparmiare il centesimo, e in cui per evidenti cause di politica economica internazionale il costo dei carburanti continua a crescere, il contenimento dei prezzi dovuto alla concorrenza non è un dettaglio. Lo dimostra il fatto che alle pompe di benzina Conad alle 02 di notte, troviamo la coda. La liberalizzazione del mercato, attuata da Bersani nel 2007 consente anche questo: prezzi competitivi che il vadano incontro al potere d’acquisto dei consumatori.

Secondo il direttore generale di Conad, Francesco Pugliese, la reazione dell’Eni preoccupa ancor più perché cade in un momento di forti difficoltà economiche per le famiglie. Impedire o cercare di porre un veto alle liberalizzazioni quando la stessa Comunità europea ne reclama la corretta attuazione è un controsenso. Fino ad oggi, nei nostri impianti, gli automobilisti hanno risparmiato 20,2 milioni di euro; è un risultato che non accettiamo sia mascherato accusandoci di concorrenza distorsiva”.

Entro la fine dell’anno, Conad ha in cantiere l’apertura di nuovi impianti (48 in giacenza) in Piemonte, Sardegna, Lazio, Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna, dove per ora se ne trovano tre: Baggiovara (Modena), Faenza (Ravenna), Bibbiano (Reggio Emilia).

L’Eni, interpellata sull’argomento, al momento non ha risposto. Nonostante la richiesta, nella giornata di ieri, dagli uffici relazioni con la stampa non è stata fornita nessuna versione sulla vicenda contenzioso Conad.

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Attori, hacker e giornali: quanti cacciati da Google+ / E alla fine nacque AnonPlus il social network degli hacker

Attori, hacker e giornali
quanti cacciati da Google+


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Dopo l’ex capitano Kirk William Shatner e il gruppo di pirati informatici Anonymous, anche il profilo di Repubblica.it è stato chiuso. Il motivo è sempre lo stesso: violazione delle regole della comunità

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di JAIME D’ALESSANDRO

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 Attori, hacker e giornali quanti  cacciati da Google+

ROMA – Dopo William Shatner, il capitano Kirk della prima serie televisiva Star Trek, e dopo il gruppo di hacker Anonymous 1, anche Repubblica.it è stata cacciata da Google+. Il social network appena lanciato in versione sperimentale dalla multinazionale di Mountain View, continua a fare vittime e sempre con la stessa motivazione: i contenuti proposti violerebbero le regole della comunità online.

Shatner, che oltre a far l’attore e il musicista è un fervente appassionato di tecnologia con oltre 600 mila seguaci su Twitter, aveva semplicemente salutato entrando in Google+. “Ho detto: Ciao a tutti. E a quanto pare si tratta di una violazione delle regole. Forse avrei dovuto dire: arrivederci?”. Aveva commentato a caldo l’attore, che però il giorno dopo è stato riammesso sul social network. “Non so ancora cosa sia successo -ha scritto poche ore fa l’ex capitano Kirk-, ma per un po’ non saluterò nessuno. Tanto per non correre rischi”.

Nel caso di Repubblica.it, la cacciata è altrettanto misteriosa. Sul nostro account i contenuti sono gli stessi che appaino su Facebook, una selezione di articoli e video che provengono dal sito. Anzi, su Google+ i commenti, che spesso possono farsi accesi, sono di meno. Eppure, leggendo le famose regole della community, si parla di chiusura del profilo in casi di utilizzo di materiali a carattere esplicitamente sessuale, argomenti che istigano all’odio, pubblicazione di informazioni private e riservate, violazione del copyright o peggio attività illecite.

Google+, è stato notato da alcuni, è ancora in divenire. Ormai veleggia verso i 20 milioni di utenti e continua ad aggiungere nuove funzioni. Forse il sistema automatico che individua le infrazioni non è all’altezza della situazione. Anzi, stando ad alcuni blogger, non funziona proprio. Sarebbe infatti una misura che scatta automaticamente dopo un certo numero di segnalazioni fatte degli utenti. Shatner quindi potrebbe esser stato vittima di delazioni ingiustificate. E pensare che l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin sta preparando una campagna acquisti per convincere le celebrità di Hollywood 2 ad entrare sul suo social network.

Ma stando alle voci di corridoio Google avrebbe già pronta la soluzione. O qualcosa che le somiglia molto. Ovvero la possibilità data a personalità in vista di creare account verificati. In questo modo gli utenti avrebbero la sicurezza di seguire davvero una determinata celebrità. E questo teoricamente dovrebbe anche portare alla sospensione delle cancellazioni automatiche. A seguire le pagine dedicate alle aziende. Sembra infatti che le multinazionali americane, Ford e Dell in testa, stiano facendo pressione perché Google+ apra al business.

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20 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/07/20/news/cacciati_da_google_il_nuovo_social_network_continua_a_fare_vittime-19366457/?rss

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E alla fine nacque AnonPlus
il social network degli hacker

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Dopo esser stato cacciato da Google+, il gruppo responsabile di una infinità di attacchi a multinazionali e enti governativi, annuncia di voler creare una propria comunità online per condividere informazioni e contenuti

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di JAIME D’ALESSANDRO
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E alla fine nacque AnonPlus il social network degli hacker

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ROMA – Il gruppo di hacker Anonymous 1non trova pace. E dopo gli ultimi furti di dati ai danni di multinazionali di ogni tipo e dimensione, comprese alcune italiane, ora ha deciso di aprire un suo social network. Tutto per colpa di Google, che ha cacciato il gruppo dal suo Google+. Si erano iscritti come Your Anon News violando però, secondo Mountain View, le regole della comunità.

E così ecco l’idea: AnonPlus, un nuovo social network dove né paura né censura potranno mai entrare. Un progetto, spiegano gli hacker, aperto a tutti. “Tutti abbiamo sentito storie di attivisti cacciati da Facebook, Twitter, YouTube, ma quei giorni stanno finendo”. La pagina web con l’annuncio, la vedete nell’immagine, è stata cancellata. La voce però si è sparsa comunque per Internet.

Per ora si tratta solo di un progetto, ma sul loro forum del gruppo si sta già studiando l’interfaccia e i loghi. Nel frattempo continua la normale routine fatta di attacchi e dati che vengono resi pubblici. L’ultima vittima è la  Monsanto, multinazionale di biotecnologie agrarie con un fatturato di 8,5 miliardi di dollari.

Anonymous ha messo online i dati di 2,500 dipendenti e sostiene di aver attaccato i sistemi dell’azienda per ben per due mesi riuscendo poi a sottrarre centinaia di documenti che proverebbero la “corruzione della Monsanto, la sua condotta non etica e le sue pratiche scorrette”. A breve, ha promesso Anonymous, la pubblicazione dei documenti.

Intanto i senatori Usa Harry Reid e Mitch McConnell, chiedono l’istituzione di una commissione per far luce sui recenti furti di dati. Fra i quali quello di 90 mila file relativi a personale militare dell’esercito sottratti alla Booz Allen Hamilton. Uno dei maggiori fornitori delle forze armate americane. Come dire, siamo solo a uno dei tanti capitoli di una storia che ormai sembra infinita.

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20 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/07/20/news/nasce_anoniplus_il_social_network_degli_hacker-19289163/

Fanghi tossici in campi e frutteti. A Vibo Valentia 18 indagati

Fanghi tossici in campi e frutteti
A Vibo Valentia 18 indagati

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Secondo al Guardia di Finanza, l’azienda Fornace Tranquilla sotterrava rifiuti pericolosi invece di trattarli per il reimpiego in edilizia. Il prefetto vieta il consumo e la vendita dei prodotti agricoli raccolti nei dintorni

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Il blitz della GdF all’azienda Fornace Tranquilla – fonte immagine

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Dovevano trattare fanghi industriali tossici per reimpiegarli nell’edilizia, invece li sotterravano nei campi. E’ l’accusa della procura di Vibo Valentia contro una presunta associazione a delinquere che ruotava intorno alla ditta Fornace Tranquilla srl di San Calogero, in provincia di Vibo. La Fornace Tranquilla riceveva i fanghi inquinati da una serie di imprese calabresi e pugliesi, che a loro volta li raccoglievano da una “società nazionale leader nella produzione di energia elettrica”, al momento non specificata dagli inquirenti.

Il trattamento, però, avveniva soltanto sulla carta, e in realtà i fanghi – contenenti tra l’altro nichel e vanadio – finivano sotto terra, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, in campi agricoli e frutteti. Tanto che il prefetto di Vibo Valenzia ha ordinato la distruizione di tutti i prodotti agricoli raccolti intorno alla Fornace.

L’operazione Poison (veleno), condotta dalla Guardia di finanza, conta 18 indagati, a cui sono stati consegnati altrettanti avvisi di fine indagine. Tra loro ci sono due dipendenti dell’amministrazione provinciale di Vibo Valentia, che alla Fornace Tranquilla avrebbero rilasciato autorizzazioni non conformi. Il titolare, Giuseppe Romeo, era stato arrestato nel 2009.

I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di oltre 135 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, al disastro ambientale con pericolo per l’incolumità pubblica, dall’avvelenamento di acque e di sostanze alimentari alla falsità ideologica, oltre all’attività di gestione dei rifiuti senza autorizzazione. Il giro d’affari dell’organizzazione sarebbe stato di 18 milioni di euro, mentre alla Fornace è contestata l’evasione della tassa sullo smaltimento dei rifiuti per 1,4 milioni.

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I SEGRETI DELLA CASTA – Spider Truman smentisce: ”Mai fatto un video”

Spider Truman smentisce: ”Mai fatto un video”


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In rete un filmato con i dossier sui politici. Ma l’autore de “I segreti della casta” nega

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Spider Truman non ci sta. E dalla sua pagina Facebook, “I segreti della casta di Montecitorio“, smentice di aver mai pubblicato un video: “Non sono quel cialtrone di gianfranco mascia che si spaccia per Spider Truman, nè tantomeno sono un attivista viola. non ho fatto alcun videomessaggio”.
Pochissime righe per smentire tutto. E il mistero si infittisce.
Stanotte in rete era infatti spuntato un video (qui su YouTube il filmato di Clandestinoweb), in cui un presunto Spider Truman mostrava fascicoli (o “dossier”, che la parola va tanto di moda) su Fini, Casini, Bossi, Bersani, Di Pietro.
“Il primo video di Spider Truman”: dice lui, voce contraffatta e viso coperto da una maschera bianca (accanto l’immagine). “Votate il politico di cui volete sapere i segreti e domani vi svelerò tutto”.
Un video evidentemente inquitante, il cui autore non sarebbe dunque il noto “Spider”.

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Montecitorio risponde a Spider Truman

Intanto Montecitorio si difende dagli attacchi di Spider Truman. Con una nota del Capo ufficio stampa della Camera Giuseppe Leone, ha risposto su diversi punti a quanto l’ex-collaboratore licenziato dopo 15 anni di precariato ha denunciato su Facebook.
Relativamente al tema della locazione di Palazzo Marini, il capo ufficio stampa della Camera fa presente che “l’autore afferma che la Camera dei deputati pagherebbe 25 milioni annui per l’affitto dell’intero Palazzo, sede degli uffici dei deputati, pari a 2 milioni di euro al mese. Al riguardo, ove ci si riferisca al cosiddetto Palazzo Marini 1, è stata già comunicata dalla Camera dei deputati alla proprietà la volontà di esercitare il diritto di recesso a partire dal 1 gennaio 2012. Da tale data, il risparmio annuo sarà pari a circa 14 milioni. Quanto agli altri tre Palazzi Marini esiste un vincolo contrattuale, senza facoltà di recesso, con scadenze rispettivamente nel 2016, 2017, 2018 e che pertanto non potranno essere, fino ad allora, annullabili né modificabili da parte della Camera”.
“Si sostiene – contesta ancora Montecitorio a Spider Truman – che esisterebbe una polizza assicurativa che coprirebbe per intero il danno recato dal furto di beni, facendosi intendere che di tale possibilità sia stato fatto anche un uso illegittimo. Si tratta, in realtà, di una polizza assicurativa attivabile esclusivamente in presenza di danni o furti subìti nei Palazzi di Montecitorio, esclusivamente in quei luoghi sottoposti alla diretta vigilanza della Camera, come ad esempio il guardaroba.
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I barbieri e le scorte

L’autore afferma nella pagina Facebook che i barbieri della Camera guadagnerebbero 11 mila euro al mese e che la loro provenienza geografica sarebbe la stessa di un ex Presidente della Camera. “Va in primo luogo ricordato – mette nero su bianco Leone- che gli addetti al reparto barberia sono attualmente sette e che la loro retribuzione media netta mensile è di circa 2.400 euro. Inoltre, come per le altre professionalità dell’amministrazione di Montecitorio, anche questa è selezionata attraverso concorso pubblico, l’ultimo dei quali bandito nel 2003 ed espletato nel 2005 nel corso della XIV legislatura. La provenienza geografica dei sette addetti è, in realtà, assai diversificata, variando dalle province di Roma, Napoli, Rieti, Salerno e Catania”.
“Quanto alla ‘costruzione materiale’ di falsi documenti recanti minacce a deputati al fine di accedere al servizio di scorta personale, va evidenziato che l’attribuzione della scorta, lungi dal configurare qualunque ruolo o competenza dell’organo parlamentare – sottolinea Montecitorio – è rimessa esclusivamente alle valutazioni del Comitato nazionale o provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.
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L’aggiornamento precedente: chi è Spider Truman?

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Oltre 300mila fan, cresciuti al ritmo di 140 al minuto. Sono i numeri strabilianti de “I segreti della casta di Montecitorio” (qui la pagina su Facebook), ovvero la vendetta del precario licenziato da Montecitorio che fa tremare la politica ed esplodere i social network.
Rigorosamente anonimo, di lui concosciamo al momento solo il nickname (si firma “Spider Truman”),  e le poche informazioni che ha rivelato di sè (“Licenziato dopo 15 anni di precariato a Montecitorio, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta”).
Sul web (e non solo) tutti si chiedono chi sia. Lui scrive che nei corridoi di Montecitorio sono già in molti a dargli “la caccia”.
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La somiglianza con  Leonida Maria Tucci

In rete circola una sola domanda: chi è? Qualche indizio in più arriva oggi dal Corriere della Sera.
Il quotidiano di via Solferino rivela che la storia del blogger “licenziato dopo 15 anni di precariato” somiglia molto alla vicenda di un altro precario, questa volta con un nome e cognome.
Si chiama Leonida Maria Tucci, ha 41 anni, due figlie e più di quattordici anni  di precariato al Senato. Tucci ha lavorato prima all’ufficio stampa di Alleanza nazionale, poi nel gruppo del Pdl (anche se per pochi mesi).
Ha smesso di prestare servizio a Palazzo Madama nell’aprile del 2008 e da lì è iniziata una vicenda processuale contro il partito: danni per mobbing e il riconoscimento della differenza contributiva e retributiva.
La moglie di Leonida, Giulia Ruggeri, ha creato una pagina Facebook per denunciare la situazione del marito (metodo identico al “nostro” Spider).
La diretta interessata – in realtà – smentisce. Ma non nasconde le ipotesi: “Può darsi che l’autore sia una persona a noi vicina, magari un parente o un amico che ha preso a cuore la nostra situazione”. Ancora: “Potrebbe essere un collega anche lui precario”.
Certo, Leonida lavorava al Senato mentre Spider Truman dice di essere stato a Montecitorio. Ma in sostanza, in effetti, non cambia poi molto.
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“Ecco la mia identità: sono ovunque”

Io sono Spider Truman: oggi ho deciso di svelare la mia vera identità“: questo il titolo con cui ieri Spider Truman aveva acceso le speranze dei più curiosi. Ma nel contenuto c’era solo un evocativo elenco che si prende gioco di quanti lo cercano con sempre maggiore inistenza.
“Spider Truman – scrive – è lì vicino a voi. Spider Truman è ovunque”. “Spider Truman è ogni disoccupato che non trova lavoro perchè non ha santi in paradiso. Spider Truman è ogni precario che viene struttato per 900 euro al mese e poi dopo anni e anni buttato in mezzo a una strada. Spider Truman è ogni cassintegrato che deve sudare per arrivare a fine mese. Spider Truman è ogni operaio sfruttato e malpagato per 40 anni alla catena di montaggio per un salario e una pensione da fame…”.
E per chiudere: “Spider Truman è uno, nessuno e centomila”.
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I segreti della casta: è già “fenomeno”

Grazie a Facebook la storia è diventata il fenomeno mediatico dell’ultimo weekend: se al momento della pubblicazione, avvenuta sabato scorso, la pagina aveva raccolto appena 28 “like”, ad oggi l’indice di gradimento (corrispondente al grado di indignazione) ha raggiunto gli oltre 200mila contatti, migliaia di commenti e centinaia di condivisioni.
D’altronde la tempistica è delle più favorevoli: proprio all’esordio di una manovra che (ancora una volta) rinvia gli annunciati tagli alla politica rimandandoli alla prossima legislatura.
Gli argomenti sono diversi: dall’abuso delle auto blu, i voli di Stato per parenti e amici, le agevolazioni per le tariffe telefoniche, gli sconti per l’acquisto delle macchine.
Il tutto documentato con foto di documenti e allegati.
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Pericolo censura: anche un blog e Twitter

L’autore ha anche aperto un blog e un account su Twitter.

“Per sicurezza – spiega – in caso la pagina Facebook dovesse scomparire da un momento all’altro”. Il precario denuncia così i favori di cui godono i deputati di Palazzo con tanto di documenti allegati: e si va dalla tariffe telefoniche agevolate ai biglietti aerei nazionali per far viaggiare gratis amici e parenti, e ai prezzi di favore per l’acquisto di autovetture.
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I commenti: tutti in piazza

Una valanga di commenti ai suoi post. C’è chi invoca la piazza: “Perché non indiciamo una manifestazione in ogni piazza d’Italia, anche del più piccolo paese e ci mettiamo a battere con i cucchiai dentro le pentole come hanno fatto in Argentina qualche anno fa?”. “Dobbiamo portare la protesta e il nostro malcontento su tutte le piazze d’Italia”, aggiunge un altro. E ancora: “Manifestazione collettiva Milano- Roma- Palermo? Stesso giorno, stessa ora? Tutti con bollette nelle mani? Basta commenti. Siamo tutti d’accordo. Ora agiamo!”.

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20 luglio 2011

fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=%27%27I+segreti+della+casta%27%27%3A+chi+c%27%E8+dietro+Spider+Truman%3F&idSezione=11626

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MILANO – Corruzione, Penati (Pd) indagato a Monza su area Falk

Corruzione, Penati indagato a Monza su area Falk

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MILANO (Reuters) – Il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, Filippo Penati del Pd, è indagato dalla procura di Monza per corruzione e concussione, per presunti illeciti della gestione dell’area Falk, oltre che per illecito finanziamento ai partiti.

Lo riferiscono fonti investigative e una nota della Gdf.

L’inchiesta — coordinata dai pm Walter Mapelli e Franca Macchia — è nata con l’invio a Monza di parte della documentazione, per competenza territoriale, dell’indagine della procura di Milano sulla mancata bonifica dell’area di Santa Giulia e le presunte irregolarità fiscali della società Risanamento.

Al momento non è stato possibile raggiungere Penati — ex-presidente della Provincia di Milano e membro della segreteria politica di Pierluigi Bersani — per un commento.

Una nota della Gdf spiega che in queste ore sono in corso diverse perquisizioni in abitazioni private, sedi di società ed alcuni uffici del Comune di Sesto San Giovanni.

“Secondo l’ipotesi accusatoria — si legge nel comunicato — sarebbero state corrisposte, o promesse, somme di denaro per agevolare il rilascio di alcune concessioni o per impostare secondo determinati criteri il Piano di governo del territorio”.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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20 luglio 2011

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE76J03T20110720

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