Archivio | luglio 26, 2011

Rifiuti, summit de Magistris-Berlusconi e il governo va sotto su un odg del Pd

Rifiuti, summit de Magistris-Berlusconi
e il governo va sotto su un odg del Pd

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Il sindaco di Napoli subito dopo l’incontro con il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi: “Usciamo dall’emergenza da soli”.  “Il nostro è un progetto rivoluzionario ma non abbiamo bisogno di leggi speciali. Abbiamo chiesto lo sblocco di 500 milioni che già spettano a Napoli”. Intanto, tonfo dell’esecutivo proprio in tema di rifiuti

Rifiuti, summit de Magistris-Berlusconi e il governo va sotto su un odg del Pd

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“Noi oggi stiamo uscendo dall’emergenza da soli”. Lo dice il sindaco di Napoli Luigi De Magistris alla fine dell’incontro con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi che comunque reputa “proficuo”. Nello stesso tempo, alla Camera il governo va sotto proprio su un emendamento pd che riguarda l’allarme rifiuti di Napoli.

Il sindaco.  “Vogliamo che Napoli sia “il fiore all’occhiello anche di questo governo. Quando non vedrò più un sacchetto per strada, vorrà dire che saremo usciti dall’emergenza”. Per de Magistris sarà questo il segnale che la città di cui è sindaco non è più in crisi per lo smaltimento dei rifiuti. “Il nostro – conclude – è un progetto rivoluzionario ma ordinario”, nel senso che “non ci servono leggi speciali”.

LE IMMAGINI DELL’INCONTRO

L’incontro. E’ durato una ventina di minuti l’incontro tra il primo cittadino di Napoli e il presidente del Consiglio, avvenuto alle 18. Alla riunione hanno partecipato i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e Paolo Bonaiuti.  Sul tavolo i temi principali che riguardano la città partenopea, partendo ovviamente da quello dello smaltimento dei rifiuti. In serata una riunione convocata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che con il presidente della Regione campana, Stefano Caldoro, si è impegnata all’individuazione di una soluzione per i rifiuti.
All’incontro anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro.

Cinquecento milioni per Napoli.
“Al governo abbiamo chiesto lo sblocco di 500 milioni che già spettano a Napoli”. E’ la prima volta, aggiunge il sindaco, che “una grande città del Mezzogiorno chiede di essere direttamente assegnataria dei fondi”. “Non si tratta di un intervento straordinario ma di soldi che ci spettano”, afferma. Se – osserva – “ci dessero questa possibilità sarebbe una prova di senso civico oltre che politico. E devo dire che – conclude – ho trovato sensibilità da parte del governo”. – “Una parte di questi fondi – prosegue de Magistris – saranno destinati agli impianti e all’incremento della raccolta differenziata”. Ma noi – spiega – “teniamo molto anche ad altri progetti” come, per esempio, “il Forum delle culture, per il quale servirebbero 200 milioni, e che riguarda soprattutto il centro storico e l’area di Bagnoli, con 50 milioni, con una serie di opere da inaugurare per Natale”.

Governo sconfitto.  Mentre de Magistris rilasciava queste dichiarazioni, il governo veniva battuto per due voti nell’Aula della Camera su un ordine del giorno del Pd alla legge comunitaria. L’assemblea ha approvato il testo del deputato Alessandro Bratti con 270 sì e 268 no. Il governo aveva espresso parere contrario sull’emendamento. Determinanti  le assenze nei banchi della maggioranza. L’ordine del giorno Bratti è appunto in materia di rifiuti. In base al testo approvato, il governo risulta impegnato “a proporre, con la massima urgenza, ogni iniziativa normativa urgente che consenta il trasporto e lo smaltimento di rifiuti solidi urbani dalla Campania a tutte le regioni italiane; a verificare se gli accordi tra la società A2A e la sua controllata Partenope Ambiente possono consentire lo smaltimento di una parte dei rifiuti urbani campani oltre che quelli speciali nell’inceneritore di Brescia o in altri impianti del Nord gestiti da A2A; a verificare quali altri impianti di smaltimento del Nord Italia possano ospitare e assorbire parte delle giacenze della Provincia di Napoli, nel rispetto del principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni e a tutela della salute dei cittadini”.

Il governo risulta, poi, impegnato “a controllare che immediatamente la Regione Campania in collaborazione con le Province individui, anche attraverso le numerose cave esistenti, alcune discariche per far fronte alla situazione emergenziale e definisca un immediato piano che consenta di riportare la regione nella gestione ordinaria”.

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26 luglio 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/07/26/news/rifiuti_incontro_de_magistris-berlusconi-19656116/?rss

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Omofobia, l’ira delle associazioni “In Italia emergenza democratica”

Omofobia, l’ira delle associazioni
“In Italia emergenza democratica”


fonte immagine

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La Camera approva le pregiudiziali di costituzionalità sulla norma sui gay. Le lacrime di Paola Concia. Mancuso (Equality Italia): “Pubblicheremo una lista di cento politici gay omofobi”. Circolo Mario Mieli: “Parlamento schierato con i violenti”. Appello alla Carfagna: “Presenti una proposta di legge più forte e non boicottabile”

di MARCO PASQUA

Omofobia, l'ira delle associazioni "In Italia emergenza democratica" Concia e Carfagna in Aula

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ROMA – Un “via libera all’omofobia” da parte di un Parlamento in cui “risultano maggioritarie le teorie aberranti del Ku Klux Klan, dei peggiori gruppi dell’estrema destra violenta europea”. Le associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali italiani, dopo la prima bocciatura della legge, nell’ottobre del 2009, erano realisticamente consapevoli che il voto di oggi, alla Camera, avrebbe nuovamente dato il via libera alle pregiudiziali di costituzionalità 1. E poco importa se ieri, attraverso il profilo Facebook di Paola Concia e di alcuni blog Glbt, sia stato fatto partire un mail bombing ai deputati in vista del voto odierno. Voto che ha subito numerosi rinvii, ma il cui esito era già segnato.

VIDEO La protesta davanti a Montecitorio 2

“Ce lo aspettavamo – dice Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia 3 – ciò non toglie che esso rappresenti la vittoria della parte più razzista, omofoba ed escludente della politica italiana”. Mancuso, che la scorsa settimana aveva promesso, in caso di bocciatura della legge, di rendere nota una lista di cento politici gay omofobi, conferma di voler mettere in atto questa eclatante azione di protesta: “Acquisirò l’elenco di tutti i deputati che hanno votato contro la legge. Definirò i siti italiani ed esteri che aderiscono alla mia campagna. Infine, pubblicherò le foto e i profili”, promette. Ancora da definire il giorno esatto, mentre la sua associazione si sta consultando con alcuni legali, anche americani.

Il circolo Mario Mieli 4, attraverso la presidente Rossana Praitano, denuncia che chi ha affossato la legge “si è schierato accanto a coloro che minacciano e aggrediscono gay, lesbiche e transessuali. Vi riterremo moralmente responsabili della prossima vittima di vessazioni ed aggressioni, perché, a differenza di quasi tutti i paesi europei, il Parlamento italiano non ha voluto scientemente una legge contro l’omofobia”. La rabbia degli omosessuali arriva fino alla pagina Facebook di Paola Concia, la deputata che, da oltre mille giorni (come ricorda il contatore sul suo sito), si è battuta per l’approvazione di questa legge. Tanti commentatori esortano la deputata ad andare avanti col suo lavoro, altri propongono di organizzare una protesta contro quel Parlamento che si è opposto, di fatto, all’ingresso dell’Italia in nell’Europa dei Paesi che tutelano i diritti delle persone omosessuali.

Un “no”, quello della Camera, che rappresenta un “oltraggio di una maggioranza fatta da uomini mediocri e di bassissimo profilo” per Paolo Patané, presidente nazionale di Arcigay 5: “Denunciamo all’Europa e al mondo civile che in Italia esiste un’autentica emergenza democratica e che in questo Paese una legge che tuteli le vittime dell’omofobia è definita dal Parlamento incostituzionale, mentre esponenti di primo piano di questa stessa maggioranza definiscono giuste e condivisibili  le idee del mostro Breivik 6, l’assassino di Utoya”, attacca il leader dell’associazione. Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center 7, promette battaglia: “La comunità lesbica, gay e trans risponderà non ammainando le bandiere e, in occasione delle prossime elezioni politiche, lavoreremo per un vero e proprio boicottaggio di quei parlamentari che hanno votato a favore delle pregiudiziali di costituzionalità”. “Il rischio concreto per chi, come noi, opera attivamente contro l’omofobia sui territori e nelle città – avverte il leader di Gay Center – in particolare nelle grandi aree metropolitane, è che questa decisione possa passare nell’opinione pubblica come una resa della politica di fronte a fenomeni violenti e discriminatori come l’omofobia che, invece, hanno bisogno della massima attenzione e di decisioni politiche concrete che non isolino e lascino soli anche i sindaci, gli amministratori locali e le associazioni impegnate sul territorio”.

Delusione e sconforto anche da parte di Enrico Oliari, presidente di GayLib 8, associazione di gay vicini al centrodestra: “Nessuna sorpresa. È prevalsa una vergognosa fermezza su posizioni illogiche quanto veteroideologiche che vedono riunita la ex maggioranza di centrodestra di Pdl e Lega, divisa su tutto, con l’ausilio degli ex alleati clericali dell’Udc”. Al ministro Mara Carfagna, l’associazione propone uno “scatto di reni”, che la porti a presentare “una proposta di legge più forte e complessa che tuteli pienamente le unioni gay, non solo contro l’omofobia, come ha chiesto la Corte Costituzionale con la storica sentenza dello scorso anno. Cosicché nessuna pregiudiziale di costituzionalità possa essere più mossa e anche le coppie omoaffettive, ad oggi prive di diritti e sicurezza, possano vivere in un Paese migliore”. “Siamo offesi e disgustati da un Parlamento capace solo di bocciare ogni pur minima proposta su questa materia, e stupisce che i deputati che hanno cancellato questo tentativo non siano altrettanto solerti nel colmare il vuoto normativo nella direzione da essi auspicata, ovvero nella direzione dell’approvazione di una norma più generale contro i reati d’odio”, dice Sergio Rovasio, dell’Associazione radicale Certi diritti 9. Una rabbia che, nel caso della Concia, si è tramutata in lacrime, quando ha lasciato l’aula. Oltre alla solidarietà dei colleghi di partito, la parlamentare lesbica ha ricevuto diverse telefonate da parte di deputati Verdi tedeschi e francesi, che hanno manifestato tutto il loro disappunto per questa nuova bocciatura.

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26 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/07/26/news/omofobia_associazioni-19656004/

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PRESIDIO A OLTRANZA MONTECITORIO – Vero: “L’taliano è bamboccione e pure fannullone”..e l’Italia muore”

Presidio ad oltranza Palazzo Montecitorio: Ileana.mp4

Caricato da in data 26/lug/2011

Vero: “L’taliano è bamboccione e pure fannullone”..e l’Italia muore”

Il presidio ad oltranza, davanti a Montecitorio, disertato dai cittadini, che lo acclamano….a voce

http://www.agoramagazine.it/agora/local/cache-vignettes/L160xH211/arton18396-8921c.jpg

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di Claudio Raccagni

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Il presidio ad oltranza, davanti a Montecitorio, per manifestare sugli sprechi del Governo Italiano; della manovra economica, e sull’inefficienza di molti parlamentari è pressochè disertata, proprio dai cittadini stessi, che aprono bocca per le loro lamentele, ma che poi girano l’angolo e tornano a dormire, come sempre sa fare l’Italiano

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Dal giorno 4 Giugno 2011 Gaetano Ferrieri partecipa al presidio davanti a Montecitoro, praticando lo sciopero della fame, con l’aiuto di altre 4 persone o poco più, per manifestare la stessa cosa che tutti i cittadini italiani, e varie organizzazioni pseudo atapirate per la povertà dell’italiano stesso, dovrebbero fare, ma che invece esaltano a voce, meglio se in televisione, per poi scomparire nel nulla e lasciare quattro pezzenti ad essere presi per il culo dalla politica, anche per conto loro.

Quattro pezzenti, scrivo in modo sarcastico, sottolineando invece come siano solo quattro persone a far la cosa più normale, democratica, e doverosa, da fare oggi, ora!!! Ma come? Il popolo si ribella al Governo, e poi sparisce? I cantanti si riuniscono nella serata “Contro” e poi svaniscono? Il movimento viola si è “sviolato” nel cielo? Il “Se non ora quando”? Erano forse le mogli dei politici, che volevano alzare la voce per una mezza giornata e poi……via a fare compere?

Un popolo urla il suo dissenso al Governo, allo stesso Presidente della Repubblica, a cui si chiedono interventi più decisi, contro i comportamenti antidemocratici, i ribaltoni del Governo e le malefatte politiche, ma poi ci troviamo a dover scrivere e sostenere un gruppo di quattro veri Italiani, che manifestano ad oltranza, in piazza, come, invece, nel resto del mondo, ci sono, in piazza, milioni di cittadini a manifestare per riportare pulizia, dignità, democrazia, controllo, all’interno dei loro governi.

Perchè l’italiano è bamboccione e fannulone, al limite dell’idiozia, in questo caso? Ci si rende conto di quello che sta succedendo in piazza a Montecitorio, davanti a tutti Voi, e al menefreghismo politico e mediatico delle Tv politicizzate? Quattro persone, supportate in tutto da una decina di altre “grandi” persone, manifestano contro il Governo e la politica malata. Quattro e nulla più! Assurdo pensare, ma reale credere, che i disoccupati di Roma si riuniscano nei bar dei quartieri, per il loro aperitivo pomeridiano, o la loro giocata alle macchinette, magari con i soldi dei genitori, invece di stare un paio di giorni seduti in piazza a guardare negli occhi i politici, che li stanno dissanguando con continue leggi mangiasoldi al cittadino, ma non di certo alla famosa casta politica. Reale pensare che i pensionati autosufficenti, preferiscano una partita a bocce o il loro classico bianchino, piuttosto che passare una giornata a fianco di chi combatte per loro. Dove sono i partigiani? I combattenti che hanno combattuto per l’Italia? Sono forse pronti a sfilare solo per una giornata l’anno? Una ricorrenza? E dove sono i loro figli, i loro insegnamenti? Dove sono le casalinghe senza figli? A parte la loro sempre verde camminata dal parrucchiere, e la spesa quotidiana, sempre più costosa, ma che non porta ancora in piazza?

Pochi giorni fa scrissi:“Rendi un paese povero e avrà solo il tempo per lavorare e non per manifestare” L’italiano è povero! Già ve ne rendete conto, ma non è fattibile che chi non lavori, a causa della crisi economica, o comunque sia a casa e quindi non attivo in altri settori, non abbia la voglia di andare in piazza, a Roma, a Montecitorio, a manifestare concretamente ciò che a voce continua ad esprimere in ogni luogo. Non si può sperare in cittadini lontani, ma di Roma e dintorni è dovuto. Com’è possibile che un cittadino romano non si smuovi da casa o dal bar per andare ad alzare la voce contro ciò che detesta da sempre, cioè lo spreco e le ruberie politiche? Gaetano Ferrieri, l’unico citadino italiano che è passato da un peso corporeo di 89 chili a 68 chili, in poco meno di due mesi. L’unico italiano a continuare uno sciopero della fame, per una battaglia addirittura approvata dalla stragrande maggioranza degli italiani, almeno a voce, ma che, a differenza dell’onorevole Pannella, non è assolutamente ascoltato, ma lasciato alla sua dieta miracolosa. Ci si chiede allora se lo stesso Onorevole Pannella non voglia aggregarsi a questa dieta, visto che a lui il Governo ha sempre riservato ascolti “riservati”. Questo è un invito personale, naturalmente, come è un invito agli stessi politici che, a voce, proponevano una riduzione considerevole dei loro stipendi, ma che poi, in aula e con voto segreto, votavano il contrario.

Dove sono gli studenti, ormai in ferie scolastiche? Dove sono gli universitari? Loro, che la politca la fanno in classe e con i megafoni, sempre e comunque per una giornata o poco più, indossando sempre i soliti segni di riconoscimento. Ho offeso qualcuno, con queste parole, o dovrei essere io l’offeso, a dover essere arrivato a scrivere un articolo per sostenere una rivoluzione popolare, portata avanti da….quattro persone? Dove siete giovani, con il pensiero positivo? Dov’è la giovane politica che vuole lasciare il segno negli anni a venire? Non possiamo credere che la giovane politica, il giovane ragazzo, siano solo figli di papà. E voi ragazze? Giovani donne romane, che Roma l’avete fatta crescere e che, con le vostre idee, spesso caparbietà caratteriale, riuscite a trascinare con voi gli uomini, i vostri amati. Dove siete? Davvero siete figlie di “Se non ora quando” ed il quando non sapete quando è?

Il quando è ora!!!

Se siete di Roma, com’è possibile non vedere? Non sapere?

Un invito duro, deciso, a chi può, ad andare a sostenere il presidio e manifestare per il ripristino della legalità.

Dal giorno 4 Giugno 2011 attraverso lo sciopero della FAME ad oltranza, 4 cittadini sono presenti NOTTE e Dì davanti a Montecitorio per chiedere attraverso l’Art.50 della COSTITUZIONE :

1° RIDUZIONE DELLO STIPENDIO/ 2° ELIMINAZIONE DI RIMBORSI, VITALIZI, PENSIONI D’ORO, 3° RIDUZIONE NUMERO PARLAMENTARI E AMMINISTRATORI PUBBLICI 4° DRASTICA RIDUZIONE DEL PARCO AUTO BLU 5° Nuova Legge Elettorale con scelta diretta del Candidato all’Elettore 6° NUOVE ELEZIONI

e tutta una serie di richieste che il cittadino chiede a coloro che sono lavoratori portati in politica dal cittadino stesso e che quindi non se la “devono tirare”, ma aprire bene le orecchie a quello che il cittadino chiede.

Non bandiere di partito, ma sventolare la bandiera italiana.

Informazioni su Gaetano Ferrieri ed il presidio ad oltranza a Montecitorio su: http://www.presidiomontecitorio.it/

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26 luglio 2011

Agorà Magazine

fonte:  http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article18396

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DIRITTI – Stop a legge contro omofobia “Incostituzionale la norma sui gay” / E’ morta Giò Stajano, icona trans della Dolce vita

DIRITTI

Stop a legge contro omofobia
“Incostituzionale la norma sui gay”

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Con 293 sì, 250 no e 21 astenuti passano in aula alla Camera le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Udc, Pdl e Lega. Concia: “Oggi la maggior parte del Parlamento ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni”. Fini: “Da deputato avrei votato contro”

Stop a legge contro omofobia "Incostituzionale la norma sui gay" Anna Paola Concia

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ROMA – Per la seconda volta la Camera ha fermato la legge contro l’omofobia. L’aula della Camera ha accolto le pregiudiziali di costituzionalità sul ddl contro l’omofobia, affossando così la proposta. La pregiudiziale presentata da Udc, Pdl e Lega è passata con 293 sì, 250 no e 21 astenuti. L’approvazione ‘affossa’ il disegno di legge che mirava a introdurre l’aggravante di omofobia nei reati penali, sostenuto con forza da Anna Paola Concia (Pd). Con Pdl, Lega ed ex Responsabili ha votato l’Udc, che aveva presentato una delle pregiudiziali. Mentre hanno votato contro gli altri partiti di opposizione (Pd, Idv, Fli e Api).

“Oggi la maggior parte del Parlamento – ha denunciato Concia prendendo la parola in aula subito dopo la proclamazione del risultato – ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni….”. Ma l’intervento della leader del movimento omosessuale è stato interrotto per questioni formali dal presidente della Camera Gianfranco Fini: “Capisco il suo stato d’animo e lo spirito del suo interevnto – ha detto, ricordandole che la parola era stata da lei chiesta sull’ordine dei lavori essendosi la Camera già espressa sul merito con il voto – ma sono costretto a interromperla…”.

“Se fossi stato un semplice deputato che può votare e non il presidente, avrei votato convintamente contro le pregiudiziali” di costituzionalità sulla legge contro l’omofobia, ha detto al termine Gianfranco Fini. “D’altro canto avete visto con quanti voti è passata”, ha aggiunto. Per Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl della Camera: “Noi non abbiamo nessun atteggiamento omofobo e la nostra posizione di fondo è quella di considerare i gay come dei cittadini uguali agli altri e proprio per questo contestiamo ogni trattamento giuridico specifico e differenziato che come tale ammetterebbe e accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale”.

Il voto odierno è avvenuto a poco meno di due anni dalla prima bocciatura della legge anti-omofobia, quando, nell’ottobre del 2009, Montecitorio approvò le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’Udc. A maggio scorso, poi, la commissione giustizia bocciò due diversi tentativi di mediazione cui ostinatamente aveva lavorato la deputata del Pd. La pregiudiziale di costituzionalità della Lega, illustrata in aula da Carolina Lussana, afferma che il disegno di legge “offre una protezione privilegiata alla persona offesa in ragione del proprio orientamento sessuale e in particolare discrimina fra chi subisce forme di violenza, perché vi è una tutela rafforzata (sulla base dell’orientamento sessuale, ndr.) Rispetto invece a chi subisce altre forme di violenza”.

Rocco Buttiglione ha illustrato la pregiudiziale dell’Udc, affermando, tra l’altro, che “in altri paesi una norma simile esiste, è vero”. Dopo aver citato il caso della “discriminazione positiva” degli Stati Uniti, il presidente dell’Udc ha proseguito: “Oggi molti giuristi americani preferirebbero non averlo mai introdotto. Una volta iniziato è difficile fermarlo. Ogni gruppo cerca di far approvare norme particolari e la maggioranza dei cittadini finisce col sentirsi discriminata dalle minoranze, con il risultato di maggiore disintegrazione e non integrazione”. Gaetano Pecorella ha esposto, infine, le ragioni del Pdl, presentando una mozione che porta la prima firma di Isabella Bertolini: “La norma – ha detto Pecorella – non è di per sé da rigettare e pone un problema serio che è quello della discriminazione, ma così come è scritta è in contrasto con un principio cardine, quello della parità, e con il principio della chiarezza e della tassatività che deve essere alla base di ogni norma”.

Hanno espresso voto a favore delle pregiudiziali gli ex ‘responsabili’, per bocca di Vincenzo D’Anna, mentre sono intervenuti per annunciare voto contrario Massimo Donadi (Idv), Pino Pisicchio (Api), Flavia Perina (Fli), Francesco Nucara (Repubblicani azionisti) e Dario Franceschini (Pd), che, ringraziando la deputata Concia per l’impegno profuso, ha sottolineato che la norma attuale “non c’entra nulla con la materia delle coppie omosessuali, delle adozioni o altro”, ma prevede solo un’aggravante da aggiungere al codice penale.

“Un copione già visto e anche un esempio di schizofrenia. Perché non si può accogliere il Trattato di Lisbona, che è contro la discriminazione sessuale e poi, a livello nazionale, non considerare una punizione o un’aggravante per i reati di odio commessi nei confronti di gay, lesbiche e trans”, ha detto Vladimir Luxuria, leader storica del movimento gay. Ma la “battaglia non si ferma”, ha detto Concia, “ripresenteremo un testo, magari proporremo una legge di iniziativa popolare”.

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26 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/07/26/news/gay_stop_a_legge_su_omofobia_passa_pregiudiziale_costituzionalit-19651125/?rss

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E’ morta Giò Stajano
icona trans della Dolce vita

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E' morta Giò Stajano icona trans della Dolce vita

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E’ morta oggi a Lecce Giò Stajano, nome d’arte di Gioacchino Stajano Starace e poi Maria Gioacchina Stajano Starace, conosciuta come la prima transessuale pubblicamente dichiarata in Italia. Scrittrice, giornalista e attrice, aveva 79 anni. Suo nonno fu braccio destro di Mussolini, sue furono le prime rubriche a tema gay apparse sulla stampa nazionale. Negli anni ’80, a Casablanca, l’intervento per il cambio di sesso, fino al ritiro spirituale in un convento piemontese. Originaria di Sannicola, nel sud Salento, da tempo era ricoverata in una casa di riposo. Dopo la pubblicazione e il sequestro (perché contrario alla morale) nel 1959 del testo autobiografico ‘Roma capovolta’, in cui raccontava le sue folli scorribande nella Roma della cafè society resa celebre dal film La dolce vita di Fellini, Giò Stajano diventò la trans più famosa d’Italia. Subito dopo, pubblicò Meglio l’uovo oggi, romanzo sulla vita omosessuale di Roma, nel quale si svela sotto veli non troppo difficili da decifrare l’omosessualità di vari personaggi, tra cui l’ex re d’Italia Umberto II. Seguì un altro libro-scandalo, Roma erotica. Anche questi romanzi furono sequestrati poco dopo la loro uscita nelle librerie, ma non senza avere venduto un certo numero di copie, e contribuito ad accrescere ulteriormente la celebrità dell’autrice. Ormai famosa, Giò Stajano aprì un locale, ispirò Fellini facendo il bagno nella fontana di Piazza di Spagna prima che Anita Ekberg lo facesse nella fontana di Trevi, e ottienne una parte nel film ‘La dolce vita’ che però, a causa di un litigio con il regista, non fu inserita nella edizione del film per le sale, ma fu poi aggiunta nelle edizioni restaurate per tv e dvd

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26 luglio 2011

fonte:  http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/26/foto/e_morta_gi_stajano_la_prima_trans_musa_di_fellini-19646345/1/?rss

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L’intervista/ “Quella volta che scandalizzai Andreotti…”. Giò Stajano, antesignano dei trans di oggi, ad Affari


Giò Stajano

MILANO – GdF: “Dossier per far eleggere Bossi jr”. Blitz negli uffici della leghista Rizzi

“Dossier per far eleggere Bossi jr”
blitz negli uffici della leghista Rizzi

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La guardia di finanza ha perquisito anche l’abitazione dell’assessore regionale lombardo
L’inchiesta riguarda una serie di documenti per colpire ‘nemici’ fuori e dentro il Carroccio

"Dossier per far eleggere Bossi jr" blitz negli uffici della leghista Rizzi L’assessore regionale Monica Rizzi

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La casa e gli uffici dell’assessore regionale a Giovani e sport della Lombardia, la leghista Monica Rizzi, sono stati perquisiti da agenti della polizia giudiziaria. Le perquisizioni, ha spiegato il suo legale Alessandro Didd, sono state affettuate per “ricercare tracce di una ipotizzata attività di dossieraggio” su richiesta della Procura di Brescia. Non è ancora noto l’episodio o gli episodi ai quali si riferisce l’inchiesta. Nei mesi scorsi, comunque, un ex collaboratore dell’assessore, Marco Marsili, aveva presentato una denuncia nei confronti della Rizzi alla Procura di Brescia per trattamento illecito di dati personali. Dossier, ha spiegato Marsili, che sarebbero serviti poi per colpire ‘nemici’ fuori e dentro la Lega Nord assicurando anche il miglior risultato elettorale possibile alle scorse regionali a Renzo Bossi detto ‘il Trota’, figlio del leader leghista Umberto.

“Io sono stato sentito dalla guardia di finanza – ha detto Marsili – Una con un minimo di decenza sarebbe andata a casa da un pezzo”. “L’assessore Rizzi non si dimetterà – ha spiegato in una nota l’avvocato Didd – essendo consapevole di non aver nulla da temere e di potere confidare nella serenità della magistratura, che certamente non si farà ingannare da queste manovre”. L’avvocato Didd parla di una vera e propria “delegittimazione” nei confronti dell’assessore Rizzi. “Avendo intuito l’organizzazione di queste operazioni – ha aggiunto – avevo richiesto all’autorità giudiziaria di Brescia di conoscere se la stessa fosse o meno indagata. Il pm mi ha anticipato nel fornirmi la risposta notificando all’assessore l’avvio dell’indagine”. Già in settimana il legale ha detto che prenderà contatti con il pm Fabio Salamone “perché in tempi brevissimi possa ascoltarla”.

“E’ stato un atto dovuto”, ha commentato l’assessore Rizzi. “Sono serena e, anzi, contenta che siano venuti a controllare se c’erano carte collegate a dossieraggi, non hanno trovato nulla”. “In Lega non funziona il metodo dei dossier, ci si candida in altri modi e si viene esclusi per altre ragioni”, ha aggiunto “Un po’ mi sono sentita sotto tiro da parte di qualcuno e penso che qualcuno dovrà risponderne in un secondo tempo”.

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26 luglio 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/26/news/dossier_per_far_eleggere_bossi_jr_blitz_negli_uffici_della_leghista_rizzi-19642398/?rss

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LA STRAGE IN NORVEGIA – La polizia sapeva il nome del killer da prima dell’arresto

La polizia sapeva il nome del killer da prima dell’arresto

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fonte immagini

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di Paul Joseph Watson – Prison Planet.com

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Un giornalista britannico chiede come mai le autorità fossero a conoscenza dell’identità di Breivik in anticipo. Nonostante dai media sia considerata inetta a causa del troppo tempo che le è occorso per raggiungere l’isola di Utøya, è ora emerso che la polizia conosceva il nome del killer Anders Behring Breivik prima ancora che lo arrestasse, un’ammissione sorprendente che ha spinto uno dei principali anchormen del giornalismo televisivo britannico a chiedersi come mai le autorità fossero a conoscenza dell’identità del killer in anticipo.

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jonsnow

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Durante la sua trasmissione Channel 4 News trasmessa venerdì sera, il conduttore Jon Snow ha chiesto «perché la polizia conosceva il nome del killer nel momento in cui era arrivata sull’isola?», ha riferito il live blog del Telegraph.

«Si è arreso al momento in cui la polizia ha chiamato il suo nome tre minuti dopo essere arrivata. Quel che non sappiamo è come la polizia conoscesse il nome del terrorista, prima che lo arrestasse», ha detto Snow, che è riconosciuto come uno dei più attendibili giornalisti televisivi della Gran Bretagna, e non può essere liquidato come un “teorico della cospirazione”.

Snow ha posto la domanda anche sulla sua pagina ufficiale di Twitter.

Come facessero le autorità a conoscere l’identità del killer prima della sua strage dei giovani norvegesi sull’isola di Utøya, addirittura prima che essa fosse giunta al termine, e mentre la congettura stravincente era ancora incentrata sui terroristi islamici, rimane un mistero, così come la questione del perché la polizia non abbia sparato immediatamente a Breivik.

È anche nettamente in contrasto con il punto di vista dell’«incompetenza» su cui hanno fortissimamente calcato il tasto i media del potere per spiegare perché ci siano voluti oltre 90 minuti per la polizia per raggiungere l’isola, un lasso di tempo che ha contribuito in modo significativo a far sì che Breivik arrivasse al punto di poter rivendicare un numero così elevato di vittime .

Alcuni hanno ipotizzato che Breivik possa avere avuto dei complici, e anche se la polizia ha ignorato la presenza di più sparatori nell’isola, durante la testimonianza sul suo caso in tribunale oggi, Breivik ha ammesso che lui era solo una parte di un’organizzazione che includeva almeno altre due “cellule” che stavano progettando futuri attentati.

«Credo che ci fossero due persone che stavano sparando», ha riferito il sopravvissuto Alexander Stavdal al giornale norvegese VG, mentre altri testimoni oculari hanno riferito di aver sentito colpi di pistola da «due posti diversi sull’isola, contemporaneamente.»

 

Fonte: http://www.prisonplanet.com/police-knew-gunmans-name-before-arrest.html.

Traduzione per Megachip a cura di Elena Tattaboi.

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fonte:  http://www.megachip.info/finestre/zero-11-settembre/6525-la-polizia-sapeva-il-nome-del-killer-da-prima-dellarresto.html

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QUELLO CHE NON CI DICONO – Alcuni Paesi del mondo hanno dato l’alt all’export. Andiamo verso la guerra delle risorse?

STOP EXPORT. VERSO LA GUERRA DELLE RISORSE ?

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http://www.comedonchisciotte.org/images/terrerarecina.jpg

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DI GIULIETTO CHIESA
megachip.info

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Piccolo ma significativo esempio di come le notizie importanti non vengono date o, quando vengono date, sono nascoste in modo che non si vedano. Per esempio non mi risulta che alcun giornale italiano, per non parlare dei telegiornali, abbia dato rilievo alle cose che seguono. Recentemente il WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio – uno dei tre membri della sacra autorità del Consenso Washingtoniano, insieme al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale – ha pubblicato un rapporto speciale il cui titolo tecnico è apparentemente anodino e concerne le restrizioni alle esportazioni. Da questo emerge che ben 30 nuove restrizioni sono sorte, in diversi paesi, che impediscono o limitano l’esportazione di determinate materie prime. E si tratta di materie prime in quasi tutti i casi cruciali: generi alimentari, carbone, minerali di ferro, terre rare.

Le cifre dicono che tra ottobre 2010 e aprile 2011 i casi sono arrivati a 30 e si va da aumenti delle tasse di esportazione, fissazioni di prezzi fuori mercato, limitazioni di quote, veri e propri divieti completi. Protagonisti in questa svolta sono la Cina, l’India, il Vietnam l’Indonesia. Ma anche gli Stati Uniti praticano questi metodi avendo imposto restrizioni su una decina di materie prime che ritengono strategiche.

Il punto è proprio questo. Che queste limitazioni non rispondono a criteri economici di corto respiro e sono invece, in molti casi, frutto di considerazioni strategiche. La Cina, ad esempio, controlla circa il 97% delle esportazioni mondiali di terre rare (che sono un elenco di materie prime tutte variamente collegate alla produzione di raffinate tecnologie della comunicazione).

Ovvio che, trovandosi in una posizione quasi monopolistica, la Cina sia in condizione di imporre i suoi prezzi. Cosa che ha fatto tranquillamente fino all’anno scorso. Ma da due anni la Cina non sembra interessata a guadagnare, anche dilapidando le sue risorse preziose. Adesso se le vuole tenere.

Il perchè è presto detto, ma nemmeno uno dei pochissimi giornali del mondo che ha commentato la notizia, l’International Herald Tribune (IHT, 21 luglio), è stato capace di spiegarlo propriamente. In un breve articolo in pagine interne si è limitato a individuare l’egoismo dei paesi del terzo mondo. Ma con spiegazioni di questo tipo non si va lontano. Perchè oggi, improvvisamente?

È cominciata l’epoca della penuria. Per generi di consumo generale, come il petrolio, il “picco” è già stato raggiunto da almeno quattro anni (cioè se ne produce sempre meno e se ne produrrà sempre meno), ma nessuno lo dice per evitare il panico e il contingentamento. Delle terre rare nessuno parla perchè quasi nessuno sa cosa sono e a che cosa servono.

Ma i governanti di Pechino, come è bene non stancarsi di dire, guardano lontano. E cominciano a preferire di risparmiare piuttosto che guadagnare vendendo, perchè quando non ce ne sarà più sarà molto più difficile crescere.

Ecco il punto: è cominciata, in sordina per ora, la guerra delle risorse.

Basta capirlo per prevedere che alle piccole onde attuali seguiranno i marosi nei prossimi anni.

Il signor Patra, capo della società indiana “Terre Rare” – citato appunto da IHT – dice: «per molto tempo l’Occidente ha preso le risorse naturali a basso prezzo dall’Est. In futuro non sarà più così». Perentorio e soprattutto vero. A quelli che, ignorando i sintomi del problema, continuano a biascicare le giaculatorie della crescita, queste notizie bisognerebbe squadernargliele davanti al naso. Ma chi investirebbe se sapesse come stanno davvero le cose?

Giulietto Chiesa
Fonte: www.megachip.info
Link: http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/6526-stop-export-verso-la-guerra-delle-risorse.html
26.07.2011

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fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8680

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Anti-Tav, picchettata l’Italcoge a Susa. Un video denuncia la violenza della polizia

Val Susa: No tav Ferito gravemente

Caricato da in data 25/lug/2011

Pronto Soccorso di Susa, 25/07/2011 ore 1
Ecco il risultato degli “eroi” di Maroni prodotto sparando in faccia a poca distanza grossi lacrimogeni: fratture naso e mandibola, lacerazioni interne a palato e gengiva, maschera antigas dilaniata. E se non avesse avuto la maschera?

Testimonianza di A. attivista NO TAV ferito gravemente in pieno volto da un lacrimogeno sparato da distanza molto ravvicinata. Il grave incidente è avvenuto verso le 20 del 24.07.2011 durante la carica della polizia in occasione della manifestazione degli alpini NO TAV… A. stava semplicemente scattando foto per documentare. Come spesso sta capitando a Chiomonte ci sono uomini delle forze dell’ordine che pare prendano di mira con particolare accanimento coloro che filmano o fotografano. In ogni caso si spara anche ad altezza uomo senza rispettare regolamenti e norme di sicurezza.
La prognosi è al momento riservata.
La TAC ha rilevato fratture multiple alla mandibola, al palato e al setto nasale; inoltre 2 grosse ferite lacero contuse al labro superiore interno ed esterno. Domani l’uomo dovrà essere operato al CTO di Torino. L’impatto sul volto è stato talmente forte da buttare a terra di schianto un uomo alto e di robusta costituzione.

Fonti:
http://www.notav.info/

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Anti-Tav, picchettata l’Italcoge a Susa
Un video denuncia la violenza della polizia

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Bloccati per due ore operai e mezzi impegnati nel cantiere di Chiomonte. Poi i manifestanti ammainano il tricolore da un monumento a Susa. Su Youreporter la tesimonianza di un attivista ferito: “Mi hanno sparato un lacrimogeno in faccia”

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di Redazione Il Fatto Quotidiano26 luglio 2011

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E’ un bollettino quotidiano quello della rivolta anti-Tav in Val Susa. Stamattina intorno alle sei un centinaio di manifestatnti guidati dal leader Alberto Perino, si è radunata a Susa davanti alla sede della ditta Italcoge, impegnata nel cantiere di Chiomonte, per bloccare l’uscita di mezzi e operai, colpevoli della “devastazione del territorio valsusino”. Sul pennone dell’azienda è stata issata una bamdiera “No Tav”. Secondo una note della Questura di Torino, “al momento dell’uscita dei mezzi, oggetto di ripetuti sputi, i manifestanti hanno sottratto il tappo dei serbatoi del carburante di alcuni autocarri, non si esclude tentando di introdurvi corpi estranei”.

La protesta è poi proseguita al mercatodella cittadina piemontese, con volantinaggi e la scalata al monumento ai Caduto del mare in piazza d’Armi: i no Tav hanno tirato giù il tricolore italiano e hanno issato, anche qui, il loro vessillo. L’operazione è stata ostacolata da alcuni degli ambulanti presenti. “E’ in corso l’analisi dei documenti raccolti sugli episodi della mattinata”, continua la nota della Questura, che, insieme all’attività informativa e investigativa, permettera’ di denunciare all’autorità giudiziaria chi ha commesso reati”.

La notte del 24 luglio un mezzo dell’Italcoge era andato a fuoco, mentre oggi è comparso su Youreporter il video di un manifestante gravemente ferito, “ricoverato d’urgenza” all’una del mattino del 25 luglio all’ospedale di Susa “dopo esser stato colpito in pieno volto da un lacrimogeno sparato a distanza molto ravvicinata”, si legge nella presentazione del filmato. “La prognosi è riservata. L’incidente è avvenuto durante la carica delle forze dell’ordine di fronte al check point di Chiomonte verso le 19,30 del 24 luglio”.

Le proteste di stamattina hanno suscitato un’indignazione bipartizan. Il blocco della Italcoge, tolto verso le nove, “è l’ennesimo, gravissimo episodio di violenza contro la realizzazione di un’opera necessaria e regolarmente autorizzata nelle sedi democratiche preposte”, commenta Emanuele Fiano, presidente forum Sicurezza del Partito Democratico, in una nota firmata insieme al deputato Stefano Esposito, deputato Pd. “Chiediamo alle autorità competenti che venga ripristinata la legalità immediatamente”.

Per il Pdl, il vicepresidente del gruppo alla Camera Osvaldo Napoli si avventura in un parallelo con il caso Papa: “Una democrazia normale non può esistere immaginando la carcerazione preventiva per un deputato della Repubblica, e dall’altra parte escludendo il carcere per chi va in giro fracassando la testa ad agenti, carabinieri e lavoratori. La magistratura non trova il tempo per processare i violenti magari ritenendo più urgente perseguire altre fattispecie di reato”.
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Anche file genovesi tra le rivelazioni di Anonymous. Spunta una lettera: si chiede di ‘sigillare’ documenti su Profumo, Ucraina e Russia

Presunti illeciti con Egitto, Ucraina e Australia

Anche file genovesi tra le rivelazioni di Anonymous


fonte immagine

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Genova – Gli hacker attaccano la cyberpolizia italiana, accusandola di abusi, di operazioni illegali con agenzia e ministeri stranieri. E’ stato preso di mira il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC).

Secondo il comunicato firmato da Anonymous e diffuso su pastebin.com, i membri della polizia informatica hanno l’obiettivo di «soddisfare la loro brama di potere e denaro». Il furto di dati è stato rivendicato dal gruppo di pirati informatici LulzSecITA, imparentato con Anonymous. E non si escludono collegamenti con gli attacchi che, nel 2010, subirono i siti della Procura genovese e il Tribunale dei Minori.

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L’architettura del CNAIPIC in un’immagine diffusa in rete dal gruppo di Anonymous

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Il tutto sarebbe provato, secondo gli hacker, da 8 giga byte di file rubati al CNAIPIC, in cui gli abusi delle autorità risulterebbero palesi. Gli affari illeciti riguarderebbero il Ministero della Difesa australiano, l’Egitto (Ministero dei Trasporti e della Comunicazione), la Atomstroyexport, la Sibneft e la Gazprom e altri file che toccano Bielorussia, Ucraina, Nepal, Cipro e le Isole Cayman.

Come si vede dalle immagini, i file riguardano temi delicati. Molti sono dedicati a relazioni con istituti bancari. “Convenzione Unicredit”, “Lettera a banca d’Italia”, “Convenzione Intesa San Paolo”. Due pdf recano invece il nome “Manganelli”.

Da una lettera al Ministero degli Interni, scritta da un dirigente dell’Unicredit, spunta il nome dell’allora amministratore delegato dell’azienda Alessandro Profumo. Si legge della premura di «sigillare i documenti che riguardano Gianfranco Gutti e Alessandro Profumo (riciclaggio di denaro) e di tutto ciò che riguarda Ucraina e Russia».
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Sopra, la lettera di Unicredit. Sotto, la lista di pdf rubati dagli hacker

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Proprio Unicredit, secondo una lettera del 2006 inviata dal CNAIPIC al capo della polizia, Unicredit figura tra gli istituti che collaborano, con corsi di formazione e fornendo software e hardware, ad un progetto di aggiornamento della polizia informatica.
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I file di Anonymous

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Potrebbe essere dunque l’inizio di un cyber-gate per le autorità italiane. Ma potrebbe trattarsi anche di una vendetta degli hacker nei confronti del CNAIPIC, i cui agenti avevano identificato i pirati del Web che avevano preso di mira siti istituzionali italiani. Nei giorni scorsi, erano stati 3 gli arresti di hacker italiani.

Tra gli attacchi degli anni passati, c’era stato quello all’archivio della Procura della Repubblica di Genova. In quella circostanza si era pensato anche alla possibilità di una fuga di informazioni avvenuta dall’interno.
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La lettera spedita al capo della polizia Manganelli. Si parla dell’indagine in corso sull’attacco ai siti genovesi

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Nel luglio del 2010, all’ombra della Lanterna, le carte del Comune erano finite su internet, chissà come, dopo un blitz informatico. E non solo. I materiali copiati riguardavano il progetto “City pricing”, risalente al 2008 ma poi riscoperto, e scambi di opinioni fra il sindaco ed Enrico Musso, senatore Pdl ed elemento di spicco dell’opposizione. Sul sito di Indymedia, comparve una lettera riservatissima scritta da uno dei più conosciuti avvocati genovesi, Vincenzo Roppo, al sindaco Marta Vincenzi. Un episodio non casuale, poiché nei mesi scorsi proprio Roppo aveva segnalato l’intrusione informatica di qualche hacker nel suo sistema. Indagando sui computer craccati, gli inquirenti risalirono a Pietro Altana, ex collaboratore dei servizi segreti, in passato protagonista di azioni analoghe.

Al momento, la polizia postale sta eseguendo una serie di verifiche tecniche per accertare i motivi della pubblicazione su Internet di documenti «apparentemente riconducibili» al Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche.

L’ORGANIZZAZIONE IN DUE VIDEO
Da YouTube, ecco due filmati, che sono un po’ uno spot in Rete dell’attività di Anonymous in Italia.

Il primo risale a qualche giorno fa e spiega il “piano” di Anonymous. Il secondo è invece di oggi e tratta dell’operazione a carico del già citato Cnaipic.

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25 luglio 2011

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/magazine/2011/07/25/AO4mvCo-anonymous_rivelazioni_genovesi.shtml

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Chi sono gli Anonymous e che cos’è “il piano” – http://www.whatis-theplan.org

Caricato da in data 23/lug/2011

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Il secondo è invece di oggi e tratta dell’operazione a carico del già citato Cnaipic:

#Antisec – Anonymous Affonda CNAIPIC

Caricato da in data 25/lug/2011

Crediti produzione video: FadeToBlack
Song: Beast 1333 – Anonymous
Anonymous con altri gruppi globali che collaborano nell’operazione #Antisec affondano il CNAIPIC, oggi abbiamo avuto accesso al “Vaso di Pandora” 8GB di dati “sequestrati”, 5600 libra circa di prove della corruzione in italia. Finalmente #AntiSec è arrivata anche qui in italia.

Link Utili
http://www.whatis-theplan.org/t7098-phase-1-italy-organization
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Blog:
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Webchat IRC:
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BLUFF IN ‘SALSA VERDE PADANA’ – Ministeri a Monza, le sedi fantasma: gli uffici inaugurati sabato sono già chiusi

Ministeri a Monza, le sedi fantasma: gli uffici inaugurati sabato sono già chiusi

Nella Villa Reale a Monza nessuna indicazione sui dicasteri di Bossi, Calderoli, Tremonti e Michela Brambilla


fonte immagine

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di Alberto Gentili
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ROMA – Un bluff in salsa verde padana. Un’inaugurazione tarocca. I quattro uffici di rappresentanza aperti in pompa magna sabato da Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Giulio Tremonti e Michela Brambilla, sono chiusi. Sbarrati. Senza un custode o segretaria che dia uno straccio di informazione. Senza neppure un cartello che indichi l’esistenza in vita delle sedi che hanno messo a soqquadro la maggioranza e fatto traballare il governo.

I ministeri nordisti sono un fantasma. Uno spettro che si aggira per Monza.

E pensare che sabato Calderoli aveva parlato «di sogno realizzato». Bossi aveva promesso «più posti di lavoro per la nostra gente». E Roberto Cota, governatore piemontese accorso all’inaugurazione, con un filo di commozione che gli incrinava la voce aveva aggiunto: «Questo è un tassello di un processo che porterà lo Stato più vicino ai cittadini».
I leghisti l’avevano detto: «La sede sarà operativa da settembre». Ma non hanno avuto la delicatezza (l’accortezza?) di lasciare indicazioni sulla palazzina di Villa Reale. Un «ripassate a settembre». Almeno un «chiuso per ferie». Tanto meno una bacheca con affisse le informazioni per il pubblico. Orari, funzioni, servizi, giorni di apertura. Anche in città, perfino sul viale che conduce alla nuova sede, non compare alcun cartello segnaletico che certifichi l’esistenza degli uffici voluti da Bossi. Che dica: «Per i ministeri si va di là».

«E’ stata una specie di caccia al tesoro», racconta l’esponente dell’Udc Luca Volonté: «Ero in Brianza per alcuni impegni familiari e ho deciso di fare una deviazione per scoprire quali servizi sono offerti dalle nuove sedi di rappresentanza ai cittadini e agli imprenditori. Nessuno ha saputo dirmi nulla. Alla fine, per fortuna, ho trovato alcuni operai che facevano lavori di manutenzione e sono stati loro a indicarmi la palazzina. Credevo di avercela fatta, invece nisba».
La porta ministeriale era sbarrata. Delle targhe in ottone mostrate con orgoglio sabato da Calderoli, «Ministero delle riforme», «Ministero dell’Economia», «Ministero del Turismo», «Ministero della Semplificazione», nessuna traccia. Volonté ha esplorato, metro dopo metro, i muri esterni di Villa Reale per scovare un’entrata secondaria. Ancora nulla. Ha cercato un campanello, un citofono. «Speravo che qualcuno mi potesse dire se, e quando, avrei potuto ottenere le informazioni che cercavo. Un altro buco nell’acqua».

Insomma, una specie di set di Cinecittà. In cartapesta. Finto e tarocco. Neanche una segretaria. Neppure un citofono. Tanto meno un custode. I tre locali arredati di tutto punto con scrivanie, poltrone in pelle, salottini, foto di Giorgio Napolitano, Bossi e l’arazzo dell’eroe padano Alberto da Giussano, chiusi con tre mandate di chiave. Fatta la festa gabbato lo santo.

Eppure, in occasione dello show lumbàrd, non era stato risparmiato nulla ai giornalisti. Con i suoi pantaloni verde padano, calice di spumante in pugno e nell’altra mano una manciata di patatine, Calderoli aveva mostrato dove avrebbe alloggiato Bossi: «Per lui un ufficio tutto suo. Io, Tremonti e Brambilla, invece staremo nella stessa stanza. Nella terza lavoreranno le segretarie».

Che fosse un bluff, però, non era poi così difficile capirlo. «Per ora c’è un solo computer», aveva ammesso il Calderoli medesimo con un filo di imbarazzo. «Telefoni? Per adesso non ci sono ancora». Ma Bossi, imperterrito: «In un Paese dove non si vuole cambiare niente, abbiamo dovuto partire da qualcosa. I cittadini verranno qui e avranno il loro sportello, senza dover fare tanti chilometri per niente».

I chilometri che ha percorso inutilmente Volonté. «Ho visto una desolazione assoluta, questa storia dei ministeri al Nord è una grottesca pantomina», dice il rappresentante centrista. «Mi viene da suggerire ad Alemanno di concentrarsi su Roma. A Monza, stia tranquillo, non c’è proprio nulla».

E del nulla si ciba la polemica padana. L’altra notte a Calderoli è scappata di nuovo la frizione: «Credo che i ministeri debbano stare vicino al territorio in ragione delle proprie competenze», ha detto arringando un drappello leghista. «Ha senso il ministero dello Sviluppo economico a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla». Stefano Caldoro, governatore del Pdl della Campania non l’ha presa bene: «Calderoli dice il falso e offende. Non solo i napoletani sanno bene cos’è il lavoro, ma il lavoro è voluto, cercato, preteso da chi non ce l’ha». Un po’ come i ministeri a Villa Reale. Ci sono, ma non ci sono.

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Martedì 26 Luglio 2011 – 10:16    Ultimo aggiornamento: 12:09

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157514&sez=HOME_INITALIA

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