Archivio | luglio 27, 2011

GLI SCUDIERI DEL RE – Nitto Palma, un uomo chiamato cavillo / Anna Maria Bernini: ministro, avvocato e urlatrice in tv

Nitto Palma, un uomo chiamato cavillo

Il prossimo ministro della Giustizia è stato uno dei “falchi” di Forza Italia

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Tutte le volte che c’è stato bisogno di salvaguardare gli interessi giudiziari di Silvio Berlusconi e promuovere l’aggressiva linea del centrodestra in materia di giustizia, Nitto Francesco Palma, in Parlamento dal 2001, non ha fatto mai mancare il suo apporto. E’ uno dei “falchi” del Cavaliere ad essere oggi promosso alla carica di ministro della Giustizia, in sostituzione di Angelino Alfano, Guardasigilli da poco relegato al ruolo di segretario politico di quel Pdl che vuol scrollarsi di dosso il peso dell’ingobrante leadership berlusconiana.

PROMOTORE DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE – Magistrato, ex sostituto della procura di Roma, Palma, eletto per la prima volta a Montecitorio, e poi confermato al Senato nel 2006 e nel 2008, è balzato agli onori della cronaca politica nel luglio 2002, quando ha messo la sua firma ad un emendamento che mirava a congelare i processi contro i parlamentari e rendere la sospensione retroattiva anche per i giudizi già iniziati (quindi anche quelli contro Berlusconi). Una proposta prontamente bollata dalle opposizione come uno “scandalo” o una “vergogna”, un tentativo di scudare il presidente del Consiglio indigesto perfino agli allora fedeli alleati di Udc e di Alleanza Nazionale, ignari delle leggi ad personam che avrebbero caratterizzato il resto del quinquennio 2001-2006 di governo della Casa delle Libertà. Occorre mettere mano in fretta ad una riforma delle immunità parlamentari, era quanto sottolineavano i berluscones facendosi carico delle prerogative del premier. Il provvedimento promosso da Palma rispondeva a questa necessità, ancor prima che gli uomini del premier mettessero nero su bianco Legge Cirami, Lodo Schifani, Legge Pecorella, Lodo Alfano. L’emendamento fu ritirato in un batter di ciglio allo scoppio delle infuocate reazioni di deputati e senatori. Qualche mese dopo, a novembre, fu trasformato in una proposta di legge che si ispirava al “modello spagnolo” e che prevedeva la possibilità di non essere sottoposti a procedimenti penali per la durata del loro mandato per parlamentari, ministri, capo dello Stato e giudici costituzionali. Il “Nitto Palma” fu negli anni a venire preso a modello e più volte rievocato come testo dal quale partire per la reintroduzione dell’immunità parlamentare.

COMMISSIONE SU TANGENTOPOLI – Non è stata quella l’unica occasione per mostrare contingenza con la tendenza del centrodestra di fare delle convenienze di Berlusconi una ragione di vita e di denunciare l’inefficienza di una parte della magistratura per riformare la giustizia a propria immagine e somiglianza. Nel 2003 fu Palma a scrivere un testo per l’istituzione di una commissione di inchiesta parlamentare su Tangentopoli. “L’accertamento riguarderà tutte le indagini condotte sul finanziamento illecito ai partiti, ma anche l’eventuale uso politico della giustizia per fini strumentali al potere”, diceva il prossimo ministro della Giustizia. “Bisognerà capire come mai le indagini abbiano colpito in maniera seria alcuni partiti e solo marginalmente altri”, aggiungeva.

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27 luglio 2011

fonte:  http://www.giornalettismo.com/archives/135159/nitto-palma/

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Massacro in Norvegia: Connessione con le destre ebraiche?

Come si sarà notato, volutamente il titolo lo abbiamo commutato in forma interrogativa, a beneficio di tutti i ‘Roby’ scettici nostrani (il riferimento è a un mio commento ad altro post sull’argomento). Le posizioni dell’ultradestra ebraiche, effettivamente, possono aver ben visto la sciagurata azione con conseguente strage ad Oslo e Utoya, se non altro, come forma di ‘punizione’ per la politica pro palestinesi del Governo norvegese.

mauro

Massacro in Norvegia: La connessione con le destre ebraiche

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https://i0.wp.com/www.comedonchisciotte.org/images/1307033603.jpg

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DI GILAD AZTMON
www.gilad.co.uk

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Grazie allo stimato antisionista Jeff Blankfort (che mi ha fornito un link fondamentale) ho ora appreso che, solo un giorno prima del massacro di venerdì in Norvegia, l’ex trozkista ora neo-con David Horowitz ha pubblicato un articolo di Joseph Klein sulla sua rivista Front Page intitolato “I collaborazionisti in Norvegia”, che potrebbe aver fornito all’omicida seriale Anders Behring Breivik tutte le motivazioni per commettere il suo crimine.

Vi consiglio di leggere l’intero articolo qui.

Potete trovare alcune delle “perle” prodotte da questa rivista della destra ebraica bellicista solo poche ore prima che Behring Breivik avesse preso i suoi fucili e iniziato il suo viaggio letale:

“L’infame collaborazionista norvegese Vidkun Quisling, che ha aiutato i nazisti tedeschi a invadere il suo paese, dovrebbe essere riverito sulla tomba […] Nell’ultimo esempio di collaborazione norvegese col nemico degli ebrei, il Ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Stoere ha dichiarato la scorsa settimana in una conferenza stampa, a fianco del presidente palestinese Mahmoud Abbas, che “la Norvegia ritiene perfettamente legittimo che il presidente palestinese si rivolga alle Nazioni Unite” per ottenere il riconoscimento della Palestina come stato indipendente.”

“Durante l’occupazione nazista della Norvegia, quasi tutti gli ebrei furono deportati nei campi della morte o spediti in Svezia o altrove. Oggi la Norvegia è in effetti occupata dalla sinistra antisemita e dai radicali musulmani e sembra voler rendere effettiva la distruzione dello stato ebraico di Israele.”

“Il parlamentare norvegese del Partito Laburista Anders Mathisen è andato oltre e ha pubblicamente negato l’Olocausto. Ha detto che gli ebrei “hanno esagerato i loro racconti” e che “non ci sono prove che le camere a gas e le fosse comuni siano mai esistite.” Anche se l’establishment politico e gli opinionisti potrebbero non aver raggiunto questo livello di follia, hanno comunque la tendenza a considerare i musulmani vittime dell’oppressione israeliana, come se i musulmani fossero nelle stesse condizioni delle vittime ebree e i nazisti di oggi fossero gli israeliani.”

“La leader socialista Kristin Halvorsen sta guidando il boicottaggio nei confronti di Israele. Quando era ministro delle Finanze della Norvegia, era tra i dimostranti di una protesta anti-israeliana, nella quale fu esposto un cartello (tradotto): “Il più grande asse del male: USA e Israele”. Tra gli slogan gridati più volte alla manifestazione c’era (tradotto) “Morte agli ebrei!”

“Lo scorso anno il governo norvegese ha deciso di interrompere gli investimenti con due organizzazioni israeliane che lavorano nella West Bank. Il fondo sovrano norvegese ha tolto il finanziamento all’impresa israeliana Elbit perché stava lavorando sul muro di sicurezza israeliano che tiene a distanza gli attentatori suicidi. A Israele è stata anche impedito di fare offerte sui contratti per la difesa norvegese.”

[…] Parte della motivazione per questo antisemitismo è l’afflusso in Norvegia negli ultimi decenni di masse di musulmani dal Pakistan, Iraq e Somalia tra gli altri. Il multiculturalismo ha insegnato all’élite norvegese ad avere un approccio acritico, talvolta ossequioso, verso ogni aspetto della cultura e delle credenze musulmane. Quando i leader musulmani si scagliano contro Israele e gli ebrei, la risposta incondizionata dell’élite multiculturalista è quella di unirsi alle loro farneticazioni. Questa viene chiamata solidarietà.”

La verità che sta alla base di tutto questo è ben chiara: sono i palcoscenici della destra bellicista israeliana come FrontPage Magazine, Daniel Pipes, Harry’s Place e altri che seguono il loro esempio, che coscientemente, apertamente e in modo ambiguo coltivano una cultura di odio e di islamofobia.

Behring Breivik era un seguace di FrontPage Magazine o dell’ugualmente odioso e adescante Harry’s MAS Place? Non ne siamo sicuri, ma speriamo di scoprirlo al più presto.

Comunque, il messaggio dovrebbe essere urgente e chiaro a tutti noi: la polizia, i servizi di intelligence e le forze dell’ordine di tutto il mondo dovrebbero certamente investigare e reprimere immediatamente questi fomentatori d’odio. Le loro motivazioni, intenzioni e attività devono essere scrutinate e poste sotto osservazione. Per il bene della pace e della sicurezza di tutti, i legislatori in Europa e in America farebbero bene a istituire velocemente le misure necessarie per restringere le attività di questi guerrafondai sionisti che sono in mezzo a noi.

*********************************************Fonte: http://www.gilad.co.uk/writings/gilad-atzmon-massacre-in-norway-more-about-the-jewish-right.html

25.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8684

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Valentino Parlato: “Politici, il potere vi fa ladri”

QUESTIONE MORALE

Politici: il potere vi fa ladri

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Parlato: «Il Pd è meno corrotto solo perché non governa».

https://i2.wp.com/www.lettera43.it/upload/images/07_2011/valentino-parlato-fondatore-110726165707_medium.jpg

(© LaPresse) Valentino Parlato, fondatore de Il Manifesto

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di Gabriella Colarusso

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Articolo in versione breve

La questione morale? È l’eclissi della politica. Perchè solo una politica che «non ha più idee» può ripiegare sul terreno delle «accuse privatistiche, dei comportamenti dei singoli e non del confronto tra i grandi ideali».

DEFICIT DI MORALITÀ BIPARTISAN. A quel punto, certo, il deficit di moralità «riguarda tutti, a destra come a sinistra», ha detto Valentino Parlato, 80 anni, giornalista e padre storico della sinistra italiana. L’eretico del Pci, che fu tra i fondatori de Il Manifesto, guarda con amarezza alle vicende di queste settimane (su «Papa mi sarei astenuto o avrei votato contro», ha detto) che stanno mettendo in profondo imbarazzo anche il Partito democratico, con l’affaire Penati, il caso Tedesco e i guai giudiziari di Franco Pronzato.

IL LIMITE AL POTERE E IL LIMITE ALLA CORRUZIONE. E pur difendendo una certa “superiorità morale” della sinistra, contro una destra che è invece «corrotta e corruttrice», ammette però che è soprattutto una cosa a fare la dirrenza tra i due maggiori partiti italiani, Pd e Pdl: «La destra è al potere, al governo, la sinistra no. E il limite al potere è anche un limite alla corruzione».

Mercoledì, 27 Luglio 2011

Guarda l'articolo in versione completa

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fonte:  http://www.lettera43.it/politica/21907/parlato-il-pd-e-meno-corrotto-solo-perche-non-governa_breve.htm

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Valsusistan. Una ‘guerra’ costosa ed inutile

Valsusistan


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“Valsusistan, l’abbiamo ribattezzato, in quanto sono 2.000 i poliziotti, carabinieri, finanzieri, alpini, forestali impegnati in Valsusa, contro i 4.000 presenti in Afghanistan. Il Movimento No TAV ha calcolato che, mentre lo scavo della galleria geognostica e di servizio de La Maddalena costerà almeno 143 milioni di Euro per 56 mesi di lavoro, la presenza dei militari costerà 186 milioni all’anno, quindi in totale 868 milioni (6 volte il valore dell’opera, oltre due volte il valore del finanziamento a fondo perduto che la UE ha promesso all’Italia, 417,4 milioni). E non sono stati considerati i costi diretti e indiretti dei veicoli e degli elicotteri, il costo dei lacrimogeni e le spese generali degli ufficiali di comando non sono dislocati sul campo.

Nel video potete vedere come intendono la gestione dell’ordine gli uomini mandati dal morsicatore di caviglie Maroni, del partito incostituzionale Lega Nord. Così hanno ridotto un fotografo, sparando ad altezza uomo.” MoVimento 5 Stelle Piemonte

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26 luglio 2011

fonte:  http://www.beppegrillo.it/2011/07/valsusistan/index.html

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Omofobia, Ue ribadisce: “Violazione della Carta dei diritti”

Dopo la bocciatura alla Camera della legge sull’omofobia

Omofobia, Ue ribadisce: “Violazione della Carta dei diritti”

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La Commissione Ue non commenta la bocciatura da parte della Camera della legge che avrebbe considerato l’omofobia un’aggravante nei reati penali in Italia, ma ribadisce – con le parole pronunciate dalla Commissaria Ue Viviane Reding il 17 maggio scorso – che l’omofobia “è una palese violazione della dignità umana ed è incompatibile con i principi sulla cui base la Ue è fondata”

Viviane Reding Viviane Reding

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Roma, 27-07-2011

La Commissione Ue non commenta la bocciatura da parte della Camera della legge che avrebbe considerato l’omofobia un’aggravante nei reati penali in Italia, ma ribadisce – con le parole pronunciate dalla Commissaria Ue Viviane Reding il 17 maggio scorso – che l’omofobia “è una palese violazione della dignità umana ed è incompatibile con i principi sulla cui base la Ue è fondata”.

“Non facciamo commenti sul voto dell’Italia o di altri paesi, perché la Commissione non commenta le legislazioni nazionali”, ha precisato il portavoce della commissaria, Mattew Newman. “Certamente, l’omofobia è grave e più volte la commissaria Reding ha fatto dichiarazioni per denunciarla. Inoltre – ha aggiunto il portavoce – gli Stati membri si sono impegnati a lottare contro le discriminazioni e in particolae contro l’omofobia. Ma le leggi degli stati sono un affare nazionale”.

Un’altra portavoce, Karolina Kottova, ha ricordato che “la discriminazione fa parte della Carta dei diritti Ue e rappresenta la base di tutte le azioni della Commissione europea”.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=154982

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PALERMO – Il dramma del superpentito, Marino Mannoia tenta il suicidio: “Lo Stato ci ha abbandonati”

Il dramma del superpentito Marino Mannoia
tenta il suicidio: “Lo Stato ci ha abbandonati”

Venerdì scorso si era ucciso un altro collaboratore. I fondi per il servizio di protezione sono stati dimezzati negli ultimi 5 anni

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di SALVO PALAZZOLO

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Il dramma del superpentito Marino Mannoia tenta il suicidio: "Lo Stato ci ha abbandonati" Francesco Marino Mannoia

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È stato uno dei mafiosi più temuti di Cosa nostra. E poi uno dei pentiti più importanti della lotta alla mafia, grazie al giudice Giovanni Falcone. Oggi, Francesco Marino Mannoia si vede solo e disperato: alcuni giorni fa, ha tentato di suicidarsi, ingerendo un cocktail di farmaci, ma sua moglie è riuscita a salvarlo in extremis, portandolo in ospedale. Era già accaduto un’altra volta, un mese fa. E qualche giorno dopo Mannoia aveva affidato il suo sfogo al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, che era andato a interrogarlo per una vecchia inchiesta: “Sono deluso, amareggiato, dopo tutto quello che ho fatto per la lotta alla mafia, dal 1989”.

Mannoia, che oggi ha 60 anni, ha vissuto a lungo sotto protezione negli Stati Uniti. Poi, ad aprile, ha deciso di tornare in Italia, perché la moglie e i due figli non si sono mai integrati oltreoceano. Ma è stato l’inizio di altri problemi: l’ex chimico delle cosche, grande esperto nella raffinazione della cocaina, si è ritrovato senza una casa, e oggi è ancora più preoccupato per il futuro dei suoi due figli.

LEGGI Marino Mannoia è tornato in Italia, riceverà mille euro al mese

Oggi, suonano come una drammatica profezia le prima parole di Mannoia che Falcone mise a verbale, l’8 ottobre 1989: “Il mio pentimento è un gesto di fiducia nelle istituzioni, anche se non noto un vero impegno dello Stato nella lotta alla mafia”. Due mesi dopo, Cosa nostra uccise la madre, la sorella e la zia del neo pentito. Mannoia disse a Falcone: “Non mi fermeranno, voglio cambiare vita”. Ma dei rapporti fra mafia e politica parlò solo dopo la morte di Falcone. Svelò che nel 1980 Giulio Andreotti aveva incontrato a Palermo il boss Stefano Bontade. E la Cassazione gli ha creduto (anche se l’accusa è stata dichiarata prescritta). Così Mannoia, che è stato sempre assistito dall’avvocato Carlo Fabbri, è diventato il pentito più attendibile della storia della lotta alla mafia. Ha già scontato una condanna a 17 anni, oggi è un uomo libero.

Ma questo è un momento difficile per i collaboratori: qualcuno è stato anche sfrattato da casa, perché lo Stato non ha i soldi per pagare l’affitto. Tutta colpa dei tagli al servizio di protezione: nel 2006, c’erano 70 milioni per lo strumento principale dell’Antimafia, i collaboratori. Oggi, i fondi per i pentiti e i loro legali sono stati dimezzati. Ecco perché alcuni collaboratori hanno già iniziato una singola protesta, denunciando nelle aule di tribunale le carenze del sistema di protezione.

Venerdì, un pentito si è impiccato. Giuseppe Di Maio, 33 anni, ex esattore del pizzo della cosca palermitana della Guadagna, viveva un personale dramma della solitudine dopo essere stato abbandonato dalla moglie, che non aveva condiviso la sua scelta. Adesso, un altro pentito di mafia, Manuel Pasta, accusa: “Lo Stato non fornisce assistenza in nulla ai collaboratori, limitandosi allo stretto indispensabile, che si esprime in un tetto, un sussidio quando arriva e le spese per gli impegni di giustizia. Si poteva evitare quel suicidio – scrive Pasta, anche lui ex esattore del pizzo, in una lettera aperta – Di Maio aveva già tentato di togliersi la vita in cella, nel momento in cui è uscito bisognava dargli assistenza psicologica”.

Pasta esprime senza mezzi termini il disagio dei collaboratori: “Forse, c’è una volontà superiore affinché questo fenomeno del pentitismo sia disincentivato”, dice. “Ci sono tanti Di Maio che vanno aiutati”, è il suo appello: “Il nucleo di protezione non riesce ad affrontare l’enorme lavoro con un numero esiguo di personale, e spesso non c’è nemmeno un protocollo da seguire, se non quello dell’anima”.

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27 luglio 2011)

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/07/27/news/il_dramma_del_superpentito_marino_mannoia_tenta_il_suicidio_lo_stato_ci_ha_abbandonati-19673695/?rss

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FIAT – Marchionne: “Che peccato se l’Italia ci costringe ad abbandonare”

“Che peccato se l’Italia ci costringe ad abbandonare”

L’ad: se non ci vogliono, pronti ad andare via

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat

+ Fiat-Crysler, sale l’utile netto 

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di TEODORO CHIARELLI
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TORINO
«Se il sistema Italia non ci aiuta trarremo le conseguenze». Va avanti per la sua strada Sergio Marchionne, confortato dal sostegno compatto del consiglio di amministrazione Fiat presieduto da John Elkann, riunito a Belo Horizonte, in Brasile. E non si può certo dire che la lontananza dall’Italia riesca ad ammorbidirne i toni. Parlando in conference call con gli analisti, non si sottrae ai temi di attualità e punta dritto alla recente sentenza del tribunale di Torino. L’Ad di Fiat e Chrysler conferma che gli investimenti per la Panda vanno avanti regolarmente: «Produrremo la vettura a Pomigliano a prescindere da come procederà la vertenza e quali saranno le motivazioni del tribunale». Ma ribadisce che «Fiat non riaprirà alcun confronto sul contratto di Pomigliano: non ci faremo minacciare, non ridiscutiamo niente».

Lui ne è convinto, semmai non si capacita di non essere capito: «Servono garanzie per gestire bene gli stabilimenti italiani». Perciò gli altri investimenti di Fabbrica Italia a Mirafiori e Grugliasco restano congelati e insiste: «La Fiat prenderà le opportune decisioni se il sistema Italia non sosterrà i suoi progetti. Abbiamo un chiaro impegno in questo Paese a dare un contributo di industrializzazione e modernizzazione, e non possiamo fare di più. Se il sistema non vuole questo, allora Fiat eserciterà le sue opzioni, ma non ci faremo coinvolgere in un continua rinegoziazione di questioni già decise e avviate». Poi la stoccata: «Sarebbe un peccato se il sistema ci portasse ad abbandonare. Queste opportunità non si verificano tutti i giorni. La Fiat non si farà minacciare o mettere in una condizione di soggezione».

E ancora: «Fiat non decide le condizioni del mercato, ma deve adattarsi ed è difficile agire se le relazioni industriali non sono stabili. Crediamo che un accordo che è stato negoziato dalle parti e accettato e ratificato dalla maggioranza dei lavoratori non possa essere rimesso in discussione da una minoranza. È una cosa che non accade da nessuna parte e Fiat non intende risedersi al tavolo negoziale. Abbiamo fatto più di quanto si possa chiedere razionalmente a un’azienda, non abbiamo intenzione di fare altri passi».

Dalle problematiche vicende italiane a quelle, per lui più rasserenanti, degli Usa. Marchionne fa rendere pubblica la lettera inviata ieri a tutti i dipendenti Chrysler. «Il secondo trimestre scrive – è stato storico per Chrysler, ma non possiamo fermarci. La sfida è quella di continuare a far crescere la società con la stessa attenzione ai dettagli e la forte passione che ci hanno portato così lontano. L’alternativa è essere lasciati indietro ed essere oscurati dalla concorrenza». Quindi un moto d’orgoglio: «Quando abbiamo presentato il nostro piano per rimettere i conti in ordine e rinnovare la maggior parte della linea prodotti in un periodo di tempo breve, molti analisti e giornalisti hanno reagito con incredulità. Il secondo trimestre è ora nei libri contabili, e continuiamo a confondere gli esperti che erano pronti a darci per spacciati».

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campiavventura.it

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27 luglio 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/413226/

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