Archivio | luglio 30, 2011

Tel Aviv: Aggrediti filo-palestinesi israeliani in nell’accampamento degli ‘Indignati’ / VIDEO: Israelis Palestinians March for Palestinian State

Israelis Palestinians March for Palestinian State

Caricato da in data 25/lug/2011

The beginning of the protest events in Israel, leading up to the expected declaration of a Palestinian state, was marked in an impressive joint march of Jews and Palestinians in Jerusalem.
“Sheikh Jarrah Solidarity”, which established itself in the past year with their struggle for the rights of the Palestinians in the Jerusalem neighborhood of Sheikh Jarrah, organized the march, which included thousands of people from all over the country.
If until today peace organizations called for renewing negotiations with the Palestinians, this time the protestors were decisive — enough negotiations!

Israel Social TV: http://www.tv.social.org.il

TEL AVIV: AGGREDITI FILO-PALESTINESI IN ACCAMPAMENTO “INDIGNATI”

.

Responsabili dell’attacco sarebbero gli estremisti di destra ma gli «Anarchici contro il muro» non escludono presenza anche di partecipanti alla protesta anti-Netanyahu di viale Rothschild. Stasera in strada decine di migliaia di israeliani contro politica economica del governo

.

Tel Aviv, 30 luglio 2011, Nena News – Presunti estremisti di destra hanno attaccato la scorsa notte a Tel Aviv la tenda contro l’occupazione militare dei Territori palestinesi eretta da “Anarchici contro il muro” nell’accampamento dei cosiddetti «indignati» di viale Rothschild dove da alcune settimane centinaia di famiglie israeliane protestano contro il carovita, il costo elevato delle abitazioni e la politica liberista del governo. «Gli aggressori hanno anche strappato la bandiera palestinese che avevamo issato sulla tenda, ci hanno minacciato ed ammonito dal parlare ancora dei diritti dei palestinesi sotto occupazione», ha detto oggi a Nena News Rozin Bisharat, una degli attivisti aggrediti. «Mi hanno detto che se davvero ho a cuore i diritti dei palestinesi allora farò meglio ad andare via e a trasferirmi a Gaza», ha aggiunto Bisharat non escludendo che tra gli assalitori ci fossero anche alcuni degli israeliani accampati in viale Rothschild, «ma in prevalenza erano estremisti di destra attirati dalla bandiera palestinese che sventolava sulla nostra tenda». Per nulla intimiditi dalle minacce, gli “Anarchici contro il muro” hanno eretto in questi ultimi due giorni altre tende in vari punti di Tel Aviv a sostegno dei diritti dei palestinesi.

Intanto stasera decine di migliaia di israeliani, tra i quali artisti, cantanti ed intellettuali sfileranno alle 21 ora locale (le 20 in Italia) contro il caro-case e per l’aumento dei salari a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Kiryat Shmona, Nazareth Illit, Modiin, Ranana, Beersheva e Ashkelon. Il raduno più imponente è previsto a Tel Aviv, il “cuore” della protesta contro la politica economica del governo. Un corteo attraverserà la città da piazza Habima fino al Museo dove è previsto un concerto. Un’ora prima ciclisti e motociclisti si riuniranno nella città del cine a Glilot per una manifestazione «slow-ride». Nena News

.

Polished Logo

fonte:  http://www.nena-news.com/?p=11888

______________________________________________

 

Libia: raid Nato su stazione tv, uccisi giornalisti

Libia: raid Nato su stazione tv, uccisi giornalisti

Ma l’emittente trasmette ancora, stasera messaggio audio di Gheddafi

.

(ANSA) – ROMA, 30 LUG – Bombe Nato contro la televisione di stato libica per ”ridurre al silenzio il colonnello Gheddafi”, tre giornalisti uccisi e altri 15 dipendenti dell’emittente feriti, la tv che continua a trasmettere con il suo direttore che denuncia ”un atto di terrorismo internazionale”. E stasera Gheddafi ha parlato ancora ripetendo che ”non abbandonera’ mai” la battaglia e avvertendo i suoi nemici che saranno ”sconfitti dalla resistenza e dal coraggio del popolo libico”.

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

Click here to find out more!

.

30 luglio 2011

fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/07/30/visualizza_new.html_760130332.html

_____________________________________________

 

Forte sisma in Giappone, paura anche a Tokyo

Forte sisma in Giappone
paura anche a Tokyo

.

La scossa ha interessato la regione di Honsu, la stessa devastata dal sisma dello scorso 11 marzo. Non vengono riportate notizie di danni a cose o persone e non è stato dato nessun allarme tsunami

Forte sisma in Giappone paura anche a Tokyo Tokyo

.

Un terremoto valutato di magnitudo superiore al 6,4 gradi Richter ha colpito il nord-est del Giappone. Lo scosse hanno fatto oscillare palazzi anche a Tokyo. Secondo l’Usgs, l’Istituto americano di geofisica, la scossa ha interessato la regione di Honsu, la stessa devastata dal sisma dello scorso 11 marzo 1, ed è stata avvertita alle 03:54 di domenica (le 20:54 italiane di oggi).

Al momento non vengono riportate notizie di danni a cose o persone e non è stato dato nessun allarme tsunami.
L’epicentro è stato individuato a una profondità di 43,5 chilometri al largo della regione di Honsu, a 186 chilometri a nord-est di Tokyo. Stando a quanto hanno reso noto le autorità nipponiche, non sono state registrate anomalie di sorta nelle centrali nucleari di Fukushima, Daiichi e Daini dopo la nuova scossa tellurica.

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

30 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/30/news/sisma_giappone-19827087/?rss

_______________________________________________

 

Obama e il suo compleanno appeso al debito

Settimana cruciale per l’economia Usa

Obama e il suo compleanno appeso al debito


fonte immagine

Per il presidente Obama, che compira’ il prossimo 4 agosto i suoi primi 50 anni, si apre una settimana cruciale, con gli occhi del mondo puntanti sull’impasse sul debito di Washington, da cui dipende anche la sua rielezione

Barack Obama quando frequentava l'Harvard Law School di Cambridge, MassachusettsBarack Obama quando frequentava l’Harvard Law School di Cambridge, Massachusetts

.

New York, 30-07-2011

Un’economia debole che non riesce a risollevare e un Congresso spaccato sul quale non riesce a imporsi: il risultato – riporta il New York Times – e’ un livello di rischio politico difficile da tenere sotto controllo. Per il presidente Barack Obama, diviso fra economia e politica, si apre una settimana cruciale, con gli occhi del mondo puntanti sull’impasse sul debito di Washington, da cui dipende anche la sua rielezione, sulla quale gia’ pesa un tasso di disoccupazione al 9,2%.

Obama compira’ il prossimo 4 agosto i suoi primi 50 anni, e rischia di passare un compleanno amaro: la sua campagna ha organizzato una festa di raccolta fondi a Chicago, la citta’ del presidente, per il 3 agosto. Ma i festeggiamenti potrebbero saltare: blindato all’interno della Casa Bianca per tutto il fine settimana, Obama segue gli sviluppi in Congresso sull’aumento del tetto del debito. In un modo o nell’altro tutti i presidenti americani si sono trovati divisi, in un momento della propria carriera, divisi fra economia e politica.

Il presidente George W. Bush nel 2008 ha chiesto al Congresso di appoggiare l’impopolare piano salva- banche da 700 miliardi di dollari: Bush non ha avuto bisogno di corteggiare gli elettori perche’ il suo secondo mandato era in scadenza, ma i membri del suo partito in Congresso hanno pagato il prezzo del loro riluttante appoggio al piano quando si sono trovati a rispondere all’ala piu’ conservatrice dei repubblicani.

Il presidente Bill Clinton nel 1995 si e’ scontrato con i repubblicani in Congresso per la chisura del governo. L’elettorato gli ha dato ragione, determinando che il Congresso aveva superato i limiti, ed e’ stato rieletto. Il presidente George Bush negli anni 1990 ha negoziato con i democratici in Congresso una riduzione del debito: il primo accordo raggiunto ha causato una ribellione interna ai repubblicani. Il secondo accordo, piu’ favorevole ai democratici, e’ passato ma le conseguenze poilitiche sono state dure.

Obama non e’ il solo a correre rischi politici. Lo speaker della camera, John Boehner, e’ con lui. Le difficolta’ di Boehner nel controllare i Tea-Party sono state evidenti nei giorni scorsi e hanno messo in dubbio la sua leadership e la capacita’ dei repubblicani a governare. La spaccatura dei repubblicani e’ un altro elemento positivo per Obama. Secondo alcuni osservatori l’impasse che si e’ venuta a creare e’ ‘lose-lose’ dannosa per i repubblicani e Obama.

.

fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155090

___________________________________________

 

BOSSEIDE – Ministeri e Libia, nuovo attacco di Bossi a Napolitano: è lui che ha voluto la guerra

Ministeri e Libia, nuovo attacco di Bossi a Napolitano: è lui che ha voluto la guerra

Il Senatùr dice no al ticket sulla Sanità e sull’argomento rifiuti a Napoli taglia corto: glieli abbiamo messi in quel posto

.


fonte immagine

.

ROMA – In cerca dei consensi perduti, Umberto Bossi continua nella sua linea oltranzista e dalla festa della Lega Nord di Concorezzo, in Brianza, torna ad attaccare su tutti i campi, dai miisteri alla Libia, dalla manovra ai rifiuti.

Bossi non si mostra preoccupato per le critiche di Napolitano sulle sedi dei ministeri al Nord: «Un po’ di pubblicità non guasta». Che sui ministeri si vada avanti non è nemmeno in discussione, tanto che il Senatùr invita la gente ad andarlo trovare alla Villa Reale di Monza, dove le sedi distaccate apriranno a settembre, «la domenica con la famiglia». Non si aspettava che anche Michela Vittoria Brambilla aprisse una sede lì. Invece conosceva la decisione del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di fare altrettanto. «Tremonti – sottolinea – non può abbandonarci. Dove va senza di noi?».

Il secondo affondo contro Napolitano riguarda la Libia: «Berlusconi non voleva la guerra, è il presidente della Repubblica che l’ha voluta, per non fare nomi…».

Argomento propedeutico al tema manovra, perché per Bossi chiudendo le guerre è possibile trovare altre risorse che scongiurino l’aumento delle tasse: «A settembre cessa la guerra in Libia, che è costata un miliardo».

Dichiara guerra, lui sì, al ticket sulla sanità: «Non lo vogliamo» dice chiaramente, proponendo per recuperare quei soldi una tassa sul tabacco. «Secondo me il ticket non passa come lo ha detto Tremonti, piuttosto aumentiamo il costo del tabacco. Di fronte alla sanità, sono disposto a pagare di più un vizio». E aggiunge che le pensioni alle donne «non si possono tagliare».

«I rifiuti di Napoli – attacca ancora Bossi – glieli abbiamo messi in quel posto», anche se con il decreto in commissione «la battaglia è ancora tutta da fare. Non penso che i napoletani buttino i rifiuti dalla finestra. Sono i sindaci che non hanno fatto il loro dovere controllando se i rifiuti venivano portati via dalla strada. Qualcuno ha lasciato correre, ma se i magistrati sono interessati piu alle cose politiche che a chi fa il suo dovere…».

Sul fronte interno Bossi assicura che le cose con il ministro dell’Interno Roberto Maroni vanno bene e non ci sono divisioni nel partito. «È difficile che io litighi con Maroni – dice Bossi -, al massimo gli parlo. Mica litigo perchè lo dite voi», aggiunge ai giornalisti.

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

Sabato 30 Luglio 2011 – 10:22    Ultimo aggiornamento: 18:05

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157992&sez=HOME_INITALIA

_________________________________________________

E’ morto Giuseppe D’Avanzo, grande firma di Repubblica

E’ morto Giuseppe D’Avanzo
grande firma di Repubblica

.

E’ scomparso all’improvviso. Era nato nel 1953. Sue le inchieste che hanno segnato la storia del quotidiano. Dal rapimento di Abu Omar al Nigergate fino alle dieci domande poste a Silvio Berlusconi sui suoi legami con la giovane Noemi Letizia


Tirana, 16 aprile 1997: da sinistra Pierangelo Sapegno (La Stampa), Carlo Bonini (il Manifesto), Aart Heering della radio olandese e Giuseppe D’Avanzo (la Repubblica) – fonte La Stampa

.

.

ROMA – E’ morto improvvisamente, oggi, Giuseppe D’Avanzo. Nato a Napoli nel 1953, era una delle firme principali di Repubblica. Le sue inchieste hanno fatto la storia del quotidiano. Dal Nigergate alla vicenda Abu Omar, dal caso delle escort legate a Giampaolo Tarantini 1 fino alle dieci domande poste al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi 2, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi rapporti con Noemi Letizia, al caso Ruby 3. Aveva scritto Il mercato della paura. La guerra al terrorismo islamico nel grande inganno italiano e Il Capo dei capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina.

LO SPECIALE: LE SUE INCHIESTE 4

LE DIECI DOMANDE: LO SPECIALE MULTIMEDIALE 5

Fu proprio dall’inchiesta pubblicata su Repubblica nel 2005 che prese nome la vicenda del cosiddetto Nigergate. Ovvero la vicenda secondo lui l’allora Sismi – il servizio d’intelligence militare italiano – avrebbe consegnato alla Cia falsi documenti che avrebbero dovuto provare l’importazione di uranio dal Niger da parte dell’Iraq di Saddam Hussein. Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, il materiale sarebbe stato usato dall’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush per provare che il dittatore iracheno stava cercando di procurarsi armamenti nucleari, e giustificare così l’avvio della prima guerra del Golfo 6. All’epoca, il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. Il 31 ottobre del 2005 incontrò il capo della Casa Bianca a Washington, e riferì che Bush aveva negato di aver ricevuto alcuna informazione da Roma.

Un’altra vicenda alla quale D’Avanzo dedicò molto del suo impegno e della sua ostinazione è quella del rapimento e trasferimento in Egitto dell’imam di Milano Hassan Mustafa Osama Nasr 7, estremista islamico e fiancheggiatore del terrorismo, sequestrato da agenti della Cia nel capoluogo lombardo il 17 febbraio del 2003. L’operazione fermò di fatto le indagini che la Procura di Milano stava conducendo riguardo ai legami dell’imam con organizzazioni fondamentaliste islamiche. Un episodio che D’Avanzo collegò con insistenza a un’attività clandestina della Cia in Italia ma anche a un’operazione congiunta degli Stati Uniti con gli 007 italiani del Sismi. Il proseguio dell’inchiesta fece emergere la possibilità che la rilevazione satellitare delle utenze di telefonia mobile del commando che sequestrò Abu Omar indicasse che, sul ouogo del rapimento, vi fossero anche, appunto, degli agenti italiani. Una strada che portò all’individuazione di una sinergia fra Sismi e esperti informatici della Telecom, creata per depistare le indagini svolte fino a quel momento e tenere sotto controllo alcuni personaggi pubblici italiani.

Più recente l’idea delle “dieci domande” 8. Che D’Avanzo decise di porre a Silvio Berlusconi, dalle pagine di Repubblica, per chiedere conto dei suoi legami con la giovane Noemi Letizia, quando il quotidiano pubblicò la notizia della partecipazione del presidente del Consiglio alla festa per il 18esimo compleanno della ragazza di Casoria, il 26 aprile del 2009. Le dieci domande vennero pubblicate il mese dopo, a maggio, in uno speciale multimediale su Repubblica.it, nel quale D’Avanzo esponeva le numerose incongruenze legate alle spiegazioni che il premier aveva dato riguardo ai suoi rapporti con la ragazza e con la sua famiglia. Incoerenze che, appunto, il giornalista sintetizzò in una serie di interrogativi a lungo ignorati da Berlusconi e ai quali, poi, rispose indirettamente nel corso della presentazione di un libro di Bruno Vespa.

.

30 luglio 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/30/news/morto_giuseppe_d_avanzo-19815836/?rss

______________________________________________

 

GLI ‘SCONTRI’ INVENTATI DALLA QUESTURA – Continua la campagna mediatica contro il movimento No Tav. Incredibile disinformazione

Continua la campagna mediatica contro il movimento No Tav. Incredibile disinformazione

.

.

di Marco Barone (sito) sabato 30 luglio 2011

.

Voglio mettermi nei panni di una persona media. Media nel senso che non è politicizzata, che crede ancora che in questo paese è affermata la libertà d’informazione. Legge un quotidiano come Repubblica. Ma anche un quotidiano come ilCorriere. Certamente non orienati a destra.Ecco cosa capirebbe.

Che la scorsa notte, in Val di Susa, ci sono stati violenti scontri contro la polizia. Che è di sei feriti fra le forze dell’ordine il bilancio di circa due ore di guerriglia alla quale hanno dato vita, nel corso della notte, circa 200 manifestanti.

Precisano però che queste sono notizie fornite dalla Questura di Torino. Si precisa che i manifestanti hanno attaccato il cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, alla Maddalena di Chiomonte (Torino). I detti giornali, i più letti in Italia, sostengono che ” aderenti all’area antagonista, di matrice autonoma e anarchica, la maggior parte dei quali con il viso coperto, indossando caschi e maschere antigas hanno lanciato pietre, biglie metalliche, bulloni, petardi, bombe carta, fumogeni e fuochi d’artificio. La Polizia ha risposto con getti d’acqua degli idranti e lanco di lacrimogeni”. Ovviamente tale notizia ha come fonte sempre la Questura di Torino. 

.
.
Si sottolinea anche che nei boschi intorno al cantiere, sono divampati vari roghi di origine dolosa. Sassaiole e lanci di petardi contro le forze dell’ordine si sono avuti anche nella fase di deflusso e allontanamento dei manifestanti dal cantiere.
Non viene riportata la voce del movimento No Tav.
Si prende per buono quanto trasmesso dalla Questura di Torino.
Sembra di assistere alle stesse dinamiche del G8 di Genova.
.
Ed in più in gran risalto, sull’intera area mediatica di Stato, è emerso che il SAP ha avviato… la macchina che portera’ la loro organizzazione a costituirsi parte civile nei confronti degli autori delle violenze e delle devastazioni in Valdisusa.
.
Cosa può pensare l’italiano medio?
Che in Val di Susa ci sono i soliti violenti che attaccano la polizia.
Che la polizia quindi, deve difendersi.
Che quindi, ogni azione repressiva e violenta attuata dalle forze dell’ordine è e sarà giustificata.
Nulla però saprà di cosa pensa il movimento No Tav.
Nulla però saprà di come sono andate le cose realmente.
Ma i media, verrebbe da dire, o ci sono o ci fanno.
Dico ciò perchè hanno linkato i video che ora vi evidenzio:
.

 GUARDA I VIDEO QUI

.
Dovete guardarli.
Perché questi video sono collegati agli articoli che denunciano le presunte violenze dei manifestanti. Rimarrete stupiti…
Perché oltre ad una strombazzata, oltre ad un gioco di specchi, oltre ad una situazione di calma e non certamente da guerra civile, non si vede praticamente nessuno scontro. Nessuna violenza. Niente.
Perché riportare questi video all’articolo ove si parla di scontri?
.
Perché non si dice che gli incendi dolosi….i roghi dolosi, in verità, in base a delle tesimonianze emerse, e trovabili sul sito no tav, sono stati procurati in passato dai lacrimogeni delle forze del loro ordine? Perché non si dice che tali incendi sono stati spenti dalla gente della Valle?
Io la risposta la conosco già. Perché quella della Valle che non si arrende, è una battaglia simbolo contro il capitalismo.
Il potere capitale non la può perdere. Ed allora parte l’accanimento mediatico. False informazioni. Realtà mistificate. E temo, e ripeto temo, gratuite, ancora, violenze nei confronti sia della valle, che dei manifestanti.
Temo che questa volta potrà accadere, ancora, l’irreparabile.
I segnali ci sono tutti. ( Vedi val-di-susa-i-sistemisti-vogliono il morto?)
.
La storia è ciclica, disse qualcuno, e si ripete. Ancora. Soliti schemi. Soliti sistemi.
Confido nei laici anatemi della resistenza della valle che non si arrende.
.
.
.
________________________________________________________________
.

SOFTWARE FREE – Ricerca veloce di file sul pc e sul hard disk per sostituire il trova file di Windows

Ricerca veloce di file sul pc e sul hard disk per sostituire il trova file di Windows

.

Everything

.

La ricerca di file sul computer Windows non sempre è efficace e soprattutto, spesso, è molto lenta e non trova quello che serve al momento.
Windows, da sempre, ha una funzione di ricerca che rimane però molto lenta e poco flessibile.
Il nuovo tool della Microsoft, introdotto nella versione Vista, indicizza tutto il pc e consuma continuamente memoria e risorse, diventando a volte fastidioso.
Il software Google Desktop, personalmente lo considero uno di peggiori programmi sviluppati dai geni di questa azienda, pesante, intrusivo e decisamente sconsigliato.

Questo articolo, quindi, per segnalare, tra gli altri, uno dei più sorprendenti e migliori programmi per cercare file sul disco del pc, un tool da meno da 589 kbyte che nemmeno si installa perchè è una applicazione portatile.

1) Si chiama Everything ed è un programma gratis che consiglio di scaricare ed usare quando si deve fare la ricerca di un file e per conoscere quali file sono modificati e creati per ultimi.

Una volta scaricato Everyhing, si estrae dal pacchetto compresso zip e si lancia il file direttamente, senza doverlo installare sul computer.
Everything si apre con una finestra completamente bianca e vuota ma inizia subito a lavorare e a fare la scansione dell’ hard disk.
Davvero si rimane stupiti nel vedere con che velocità questo piccolo tool fa la scansione e trova tutti i file e le cartelle presenti sul computer, ma la cosa più sorprendente è che, dopo la scansione globale dei file sui dischi, la ricerca dei nomi dei files, diventa in real time, immediata e velocissima.
Inizando a scrivere una parola infatti, si vede come la lista dei file cambia e vengono visualizzati solo quelli che contengono la parola che viene digitata.
Praticamente funziona come Google Suggest, la funzione del motore di ricerca che dà suggerimenti per la ricerca su internet, in questo caso però, non sono suggerimenti ma è la ricerca vera e propria.
Everything consuma tra i 10 e i 20 MB di memoria nel task manager e direi che non è male.
Durante la scansione del disco, viene creato, nella cartella dove è stato estratto il programma, un file che contiene il Database memorizzato di Everything.

Come detto prima, è velocissimo a scansionare tutti i file e le catelle del pc, ci mette circa un minuto per trovare un milione di files; una installazione di Windows nuova, ne ha meno di 20.000.
La ricerca dei file si può effettuare tramite diversi operatori logici molto utili che, una volta imparati, rendono veloce e accurata la ricerca di file specifici (si possono trovare nelle FAQ di Everything).

Tra le opzioni visibili al menù, Strumenti –> Preferenze si può notare quanto è customizzabile e flessibile questo strumento.
Si può quindi scegliere se avviare Everything all’avvio del pc, se deve rimanere in background per essere richiamato velcemente e se si possono aprire più finestre del programma contemporaneamente.
Dal menu di opzioni si nota che Everything funziona soltanto con volumi NTFS che costituisce ormai lo standard di formato degli hard disk grandi.
Vengono però escluse le chiavette USB con formato FAT o FAT32.
Nel menu “Esclusioni” si può decidere di escludere alcuni file o cartelle otipologie di files dal monitoraggio e dalla ricerca.
ETP/FTP è una funzione che consente la ricerca su filesystem remoti ossia su computer connessi in rete; per questa funzione si trovano maggiori informazioni sul sito.
HTTP invece dà la possibilità di aprire un web server sul proprio pc e di fare le ricerche sul computer usando il browser internet.
Questa funzione permette di cercare file sul computer anche da qualsiasi posto nel mondo semplicemente usando la rete internet.
Se poi si configurasse anche un server FTP, questi file si potrebbero anche prelevare dall’esterno ma per questa configurazione rimando alle guide di uso del prodotto.

Scaricando il file “language pack” si ottiene una interfaccia in lingua italiana.
Per finire, un altro importante utilizzo di Everything sta nel trovare i file che sono stati creati e modificati per ultimi, basta infatti ordinare tutti i file del disco per “Data di modifica” o per “Data di creazione” per poter fare subito una verifica sui file, nei casi di problemi sul pc.

2) Simie ad Everything è super veloce è anche il programma di ricerca file Quick Search che ha una comoda interfaccia, risultati ordinabili, filtro per tipo di file.

3) Simile ed egualmete efficace è anche Locate32 che, come Everything, crea un database dei file in modo che le ricerche di file siano molto rapide e veloci

4) In alternativa, citiamo anche il software portable SearchMyFiles, un file di appena 40 Kbyte da copiare anche su una penna usb perchè non necessita di installazione.
Funziona in modo davvero veloce per la ricerca dei file ed è dotato di una parametrizzazione da ricerca avanzata adatta a trovare, ad esempio, gli ultimi file creati in una settimana o i file più grandi e cosi via.
Ogni ricerca può essere salvata in un report che si può consultare in un secondo momento oppure archiviare.

5) Ultimo programma, forse il più veloce è Ultra Search che si può installare su Windows oppure usare come programma portatile.
Esso opera senza indicizzazione dei file costante lavorando in background.
Potrebbero essere necessari alcuni secondi prima che tutti i risultati corrispondenti al termine di ricerca si trovino, ma è subito possibile lavorare con i file già trovati in quel momento.
Ogni risultato viene visualizzato con il suo nome, il percorso del file, dimensione, data di ultimo accesso e modifica.
I risultati della ricerca possono essere anche salvati in txt, csv o in formato Microsoft Excel e, quindi, anche stampati.

Per usare il programma di ricerca scelto al posto del trova file predefinito di Windows e avviarlo anche dal menu Start, si può usare Reroute xp Search per Windows Xp, Vista e Windows 7.

.

Navigaweb.net

fonte:  http://www.navigaweb.net/2009/03/ricerca-veloce-di-file-sul-pc-e-sul.html

______________________________________________________

 

STATO PALESTINESE, L’INTERVISTA – La politica che fa Muro

L’INTERVISTA

La politica che fa Muro

Il ministro cisgiordano Ghnieli sul futuro Stato palestinese.

.

di Gea Scancarello

da Ramallah

.

La tomba di Harafat a Muqata.La tomba di Harafat a Muqata.

.

L’appuntamento è vicino alla Muqata, lo storico palazzo di Yasser Arafat, nel quartiere generale di Ramallah.
Dell’antica fortezza in cui il padre della Palestina fu assediato dai carri armati israeliani per settimane non è rimasto molto. Al suo posto oggi c’è un mausoleo tirato a lucido, ricoperto di corone di fiori e presidiato notte e giorno da due sentinelle commosse.

NELLE NUOVE STANZE DEL POTERE. Gli uffici dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) sono stati spostati qualche centinaia di metri più in là, in anonimi edifici circondati da soldati distratti. Anche i progetti di lotta e resistenza di Arafat, giusti o sbagliati che fossero, sono stati rimpiazzati. Nelle nuove stanze del potere si tessono le fila della diplomazia: accordi, negoziati, compromessi.

VERSO LA DISCUSSIONE ALL’ONU. Automobili con vetri scuri entrano ed escono dal nuovo compound a tutte le ore, usando l’accesso sul retro. La discussione alle Nazioni Unite per il riconoscimento dello Stato palestinese, fissata per settembre, si avvicina: le trattative, dalla Cisgiordania all’Europa passando per i Paesi arabi freschi di rivoluzione, sono in corso.

L’INCONTRO CON IL MINISTRO. Maher Ghnieli, ministro per il Muro e la colonizzazione della Cisgiordania, ci riceve infatti dopo una lunga anticamera. È un uomo di mezza età, laureato in ingegneria in Siria e specializzato a Parigi.
Ha trascorso tutta la vita tra il tentativo di dare alla Cisgiordania acque e strade e gli uffici di Fatah, il partito politico che fu di Arafat, oggi guidato da Abu Mazen. Negli ultimi 15 anni ha ricoperto ogni incarico, tecnico e politico, fino a diventare ministro.
Tre guardie del corpo, tutt’altro che prestanti, controllano il suo ufficio. Prima che si aprano le porte dello studio, fanno in tempo a dirci quante persone, ogni giorno, si affaccino qui per chiedere al ministro di trovare una soluzione al conflitto.

«NON SONO INSEDIAMENTI MA COLONIE». Ghnieli lo sa: il suo ufficio elegante è circondato da cartine che evidenziano i confini dello Stato e la barriera di sicurezza. Il pensiero non gli dà tregua. Dopo una stretta di mano, in un inglese affannato, esordisce infatti prendendo la rincorsa: «Dovete smetterla di chiamarli insediamenti. Sono colonie. Gli israeliani sono partiti da piccoli villaggi e poi si sono presi tutto: e nel 1948 è arrivata la fine per noi».

.

DOMANDA. Ministro, siamo ancora al 1948?
RISPOSTA.
No, purtroppo. Il peggio, se possibile, è arrivato dopo: dal 1967 Israele ha occupato anche la West Bank e Gaza. E ora stanno provando a toglierci anche questo.

D. La politica del muro?
R. Gli israeliani hanno un progetto. Usano ragioni di sicurezza per tagliare i palestinesi dalla loro terra. Vogliono impedire la creazione del nostro Stato.

D. Ora, però, c’è l’Onu.
R. All’assemblea generale possiamo contare sul supporto di almeno 120 Paesi amici. Lì si può fare qualcosa.

D. Ma in Consiglio di sicurezza l’America ha già detto che metterà il veto.
R.
Il Consiglio di sicurezza vale poco. Ci sono molte altre decisioni che non sono state rispettate e che avrebbero evitato tutto questo. La risoluzione 242 e la 181 hanno stabilito i confini, ma tutti sanno che fine hanno fatto.

D. Se gli americani bloccano la discussione al Palazzo di Vetro il processo di pace ha ancora una chance?

Guarda l'articolo in versione completa

_________________________________________________________________________________________________________________________________

_________________________________________________________________________________________________________________________________

30 luglio 2011

fonte:  http://www.lettera43.it/politica/22089/il-muro-della-politica.htm

_____________________________________________________

 

LA DIRETTA – Fiori sulla rete e silenzio alla marcia dei “No Tav”

LA DIRETTA

Fiori sulla rete e silenzio
alla marcia dei “No Tav”

.

Diecimila persone secondo gli organizzatori hanno sfilato da Giaglione a Chiomonte senza incidenti. I ribelli della Valle: “Ma quando in autunno aprirà il cantiere vero noi ci saremo”. Il ministro Maroni: “Abbiamo già in mente nuove misure, a settembre decideremo come e quando applicarle”

.

di DIEGO LONGHIN E ERICA DI BLASI

.

.
LA DIRETTA

.
Le foto della manifestazione

.

Fiori, in segno di pace, sui cancelli dell’area archeologica, dove una settimana fa c’erano stati scontri con le forze dell’ordine. E poi silenzio davanti alle reti che proteggono l’area del cantiere della Tav dove sette giorni fa volarono insulti e parole grosse: sono questi i due momenti simbolici della manifestazione che ha visto diecimila No Tav (quattromila secondo la questura) sfilare da Giaglione a Chiomonte per ribadire l’opposizione al treno ad alta velocità. Una manifestazione che tutti temevano alla vigilia e che aveva spinto il ministro Maroni a definirla una giornata clou e molti sindaci “No Tav” a rinunciare per la prima volta a sfilare con il loro striscione “amministratori della Valle di Susa”. E invece tutto è filato liscio e ora il movimento gongola: “Lo abbiamo detto subito: oggi non saranno necessari le maschere anti-gas né i caschi e così è stato. Siamo noi ad aver deciso così, il senso della giornata di oggi è un altro. Domani smantelleremo il campeggio e comincerà un presidio permanente della valle che proseguirà fino a settembre-ottobre, quando apriranno il cantiere vero e proprio di Clarea, e noi saremo là”.
Passata la paura anche il ministro Roberto Maroni, che dice di aver seguito in stretto contatto con il questore e il prefetto di Torino, l’evolversi della giornata, sposta l’attenzione a settembre: “Tornerò a Torino per fare il punto della situazione, studiare e attuare misure che fossero necessarie: le abbiamo già in mente. Il cantiere, intanto, è partito e procede nonostante gli atti di violenza e le intimidazioni: continuerà sotto la tutela delle forze dell’ordine”.

Nessuno sembra insomma orientato a arretrare di un passo, ma dopo settimane di guerriglia infinita, con attacchi quasi quotidiani, la Valsusa ha vissuto un giorno di tregua e tirano un sospiro di sollievo anche gli operatori turistici che vedono in questo stillicidio di incidenti la causa principale del calo delle presenze turistiche, più del maltempo che pure ha compromesso parecchio il mese di luglio: “Chi viene da fuori non sa che tutto accade in un’area molto limitata e isolata di Chiomonte e che altrove c’è la solita pace. Quando ci telefonano ci chiedono: ma siete in guerra?” dice la presidente dell’Acom di Susa Patrizia Ferrarini.

.

Ore 18.45. La maggior parte dei partecipanti ha raggiunto l’area del campeggio a Chiomonte. Anche la questura, in un comunicato, sostiene che “la manifestazione si è svolta “in modo pacifico” e il deflusso dei manifestanti verso Giaglione e in direzione di Chiomonte si sta svolgendo in maniera regolare. Nel gruppo c’erano anche circa trecento antagonisti”.

Ore 18.15.  “Mi pare che già oggi il segnale che viene dai sindaci della Val di Susa, che hanno preso la distanze dai violenti sia importante”: E’ il commento del ministro dell’interno Roberto Maroni sull’andamento della marcia di Chiomonte. “Noi siamo pronti e determinati – ha aggiunto Maroni – per garantire la legalità e contrasteremo, come abbiamo fatto, ogni forma di violenza (…) auspico che i manifestanti, che hanno tutto il diritto di esprimere il loro dissenso, isolino i violenti che fanno un danno prima di tutto a loro e poi a tutto il sistema (…) dialogo sì,  però nessuna tolleranza per atti di violenza sino a quando l’opera non sarà realizzata”.

Ore 17.38. Nei boschi attorno al cantiere e alle vigne di Chiomonte è un grande ingorgo di No Tav. La marcia procede a passo d’uomo lungo i sentieri.

Ore 17.10. Il primo gruppo è arrivato al campeggio, ma lungo i sentieri nei boschi è una lunga catena umana che lentamente si dirige verso Chiomonte per la festa finale.

Ore 17.02. La testa del corteo è arrivata al campeggio No Tav di Chiomonte, vicino alla centrale elettrica. Il resto dei manifestanti è lungo i sentieri attorno al cantiere e sta raggiungendo il campeggio. Davanti al cancello quattro dell’area archeologica i No Tav hanno improvvisato un coro alpino e stanno cantando “Bella Ciao”

Ore 16.20.
I manifestanti No Tav raccolgono dei fiori (foto) e li mettono nel cancello come segno di pace per le forze dell’ordine.

I fiori sulla recinzione del cantiere  di Chiomonte

Ore 16.13. La testa del corteo
è arrivata al cancello quattro, quello dell’area archeologica di Chiomonte, teatro di scontri una settimana fa. Nessun problema. La gente sfila, il servizio d’ordine attraverso i megafoni invita ad andare avanti, a non parlare, a stare tranquilli. (foto)

Ore 16.05. Il corteo continua a passare
davanti alle forze dell’ordine e alla recinzione. I manifestanti urlano: “andatevene via”. Il servizio d’ordine del movimento, composto anche da Alberto Perino che si è messo davanti alla recinzione, regge. La questura teme che l’ala dura possa chiudere la marcia.

LA BANDA DEI NO TAV

Ore 15.52. La corsia dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia è stata chiusa in via precauzionale, in direzione Torino, nel tratto da Oulx ovest a Susa, nel tratto che si trova vicino al percorso che seguirà il corteo che manifesta contro la Tav in Val Susa. Il corteo – riferisce la Questura di Torino – è aperto dalla componente moderata del movimento No Tav. Quella antagonista si trova in coda al corteo che sta percorrendo le strade e i sentieri che da Giaglione conducono al presidio No Tav della Maddalena di Chiomonte, nell’area del cantiere per la linea ferroviaria Torino-Lione.

Ore 15.44.
  La testa del corteo ha raggiunto dopo circa 40 minuti di marcia la baita No Tav del vecchio presidio contro la costruzione della linea ferroviaria alta velocita’ Torino-Lione. Ad attenderli un gruppo di No Tav. Ora la marcia presegue lungo il sentiero che passa di fianco alle reti del cantiere verso il campeggio di Chiomonte.

Ore. 15.36 Il Movimento No Tav dicono che in corteo sono diecimila: “Grazie Maroni”, “Grazie Ferrentino”. Nessun problema dopo il primo contatto tra marcia e forze dell’ordine al cavalcavia dell’autostrada. Il serpentone che sta arrivando alla baita e’ lungo, diverse migliaia di persone.

Ore 15.33. La testa del corteo ha raggiunto il cavalcavia dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Sul cavalcavia le camionette della polizia. La marcia sta passando sotto il cavalcavia e sta per raggiungere la vecchia baita del presidio, passando sotto.l’A32.

Ore 15.26. “Anche noi – dice una ragazza Comitato 3 e 32 Com dell’Aquila – abbiamo avuto una militarizzazione e sappiamo cosa vuol dire non poter muoversi sul proprio territorio. Siamo qui per dire no alle grandi opere inutili, come la Tav e il Ponte di Messina. Per noi – conclude – sono ben più necessarie opere quali la ricostruzione dell’Aquila e la messa in sicurezza del territorio nazionale”.

Ore 15.13. La coda del corteo e’ ancora a Giaglione dove sono arrivati gli ultimi gruppi di manifestanti. In prossimità del viadotto autostradale un gruppo di No Tav ha intavolato una trattativa (foto) con la polizia, garantendo che non ci saranno attacchi durante il passaggio del corteo

Ore 15.03.  “Non saranno necessari le maschere anti-gas nè i caschi – hanno aggiunto alcuni rappresentanti dei Centri sociali che si trovano nei pressi dei banchetti No Tav nel piazzale di Giaglione – Siamo noi ad aver deciso così, il senso della giornata di oggi è un altro”. Domani – hanno sottolineato i rappresentanti dei Centri sociali – smantelleremo il campeggio e comincerà un presidio permanente della valle che proseguirà fino a settembre-ottobre, quando apriranno il cantiere vero e proprio di Clarea, “e noi – hanno aggiunto – saremo là”.

Ore 14.54. Al momento la situazione al cantiere è tranquilla. Circa 600 uomini delle forze dell’ordine, tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e alpini, si stanno preparando per difendere il sito da eventuali attacchi. L’elicottero della polizia sta monitorando la situazione anche dall’alto. I primi manifestanti sono già stati avvistati nei boschi vicino alle recinzioni, ma al momento non ci sono stati lanci di oggetti

Ore 14.46. La marcia inizia a muoversi dal campo sportivo di Giaglione, un serpentone che si incammina verso la baita dei No Tav e il cantiere della Maddalena attraverso i sentieri e le mulattiere. Quasi tre mila persone radunate dietro lo striscione “No Tav, fuori le truppe”

Ore 14.39. A Giaglione si sono radunate più’ di due mila persone. Perino, leader No Tav, dice: “Passeremo davanti alle recinzioni in silenzio”. Il corteo sara’ aperto dallo striscione: “No Tav, fuori le truppe”

Ore 14.35. Alla marcia partecipano anche rappresentanti dei comitati del terremoto dell’Aquila per denunciare la” militarizzazione subdola della loro citta’” che aspetta di essere ricostruita.

Ore 14.30. Continua ad arrivare gente a Giaglione per questo gli organizzatori hanno posticipato di qualche minuto la partenza. Il movimento ha ringraziato il ministro Maroni e Ferrentino “che hanno gufato contro questa manifestazione e il Pd che hanno invitato i Valsusini a non venire. Siamo in tanti, siamo sempre di più'”. Perino, leader dei No-Tav,  dice che “non toccheremo le reti perche’ non ci interessano e perche’ dentro il fortino ci sono solo poveri cristi”

Ore 14.15. I No Tav hanno schierato lungo il percorso della marcia un servizio d’ordine per evitare tensioni e scontri nei punti in cui il corteo tocca le recinzioni del cantiere della Maddalena, presidiato dalle forze dell’ordine e dall’esercito

Ore 14. La tensione e l’attenzione sono alte. Ancora questa mattina i social network legati al movimento riportavano pareri contrastanti sulla manifestazione. In molti vogliono che resti un corteo pacifico, tutti a volto scoperto pronti a punire gli autori di eventuali violenze: resta però una parte che non pensa si possa più tornare indietro: “Il cantiere va ripreso e con la forza”. Tutto dipenderà da quanto i No Tav riusciranno a contenere le frange più violente, legate all’area anarchica e arrivate anche da fuori Italia. L’ordine e’ quello di arrivare a Chiomonte senza scontri.  Nell’attesa, la notte prima del corteo è trascorsa tranquilla nel cantiere della Maddalena.

Ore 13.45. L’atmosfera è tranquilla, nonostante gli scontri che ci sono stati nella notte fra giovedì e venerdì. In ogni caso, ha ribadito ieri Maroni, le forze dell’ordine sono “pronte a contrastare ogni tipo di violenza” nel giorno in cui dovrebbe terminare il ‘campeggio’ dì Chiomonte. Dopo la marcia potrebbe esserci anche una fiaccolata. La polizia, dopo gli scontri del 3 luglio e quelli dei giorni scorsi, teme che siano possibili nuovi disordini, anche perché afferma di aver rilevato vendite insolite di caschi e maschere antigas nei negozi di edilizia.

Ore 13.30. Si stanno riunendo a Giaglione, in Val di Susa, i manifestanti che marceranno fino a Chiomonte per protestare contro la realizzazione della Tav. Vicino al campo sportivo del piccolo centro montano ci sono sia abitanti del luogo sia giovani provenienti da ogni parte d’Italia, per un corteo in quella che ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha definito una giornata clou. Attorno al piazzale sono presenti alcune centinaia di persone che sfoggiano magliette e banidiere con slogan contro l’alta velocità.

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

30 luglio 2011

fonte:  http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/07/30/news/i_no_tav_sar_una_marcia_pacifica_ma_resta_l_allarme_black_bloc-19810978/?rss

_____________________________________________________