Archivio | agosto 1, 2011

Anonymous attacca la Vitrociset “Non meritate i soldi pubblici”

Anonymous attacca la Vitrociset
“Non meritate i soldi pubblici”

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L’azienda che gestisce il sistema informatico Interpolizie nel mirino del gruppo. Un’incursione hacker alla “vecchia maniera”, dimostrativa e senza produzione di danni reali, tranne la dimostrazione di poter raggiungere informazioni riservate: “Ci aspettavamo una fortezza, abbiamo trovato un rudere fatiscente”

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di TIZIANO TONIUTTI

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Anonymous attacca la Vitrociset "Non meritate i soldi pubblici"

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ROMA – Stavolta tocca a Vitrociset, a pochi giorni di distanza dall’attacco al Cnaipic 1, il dipartimento per la sicurezza informatica della Polizia. Il gruppo hacker Anonymous prosegue nell’operazione “Antisec” e colpisce i gangli delle infrastrutture digitali italiane. Ma se nel caso del Cnaipic gli hacker volevano arrivare ai documenti, per Vitrociset il trattamento è stato più leggero, nonostante l’azienda gestisca Interpolizie, un sistema di comunicazione multimediale blindato, riservato alle forze dell’ordine. Un leggero “leak” di dati e password, comunque cifrate, ma uno smacco in ogni caso pesante: il “defacciamento” del sito, con la home page sostituita da una dichiarazione insieme preoccupante, incisiva  e ironica del gruppo hacker. E la giornata ha comunque visto il sito vitrociset.it irraggiungibile.

Il messaggio degli hacker.
Poche righe che non lasciano spazio a dubbi. Sotto le immagini di Lulzsec e Anonymous, il messaggio degli hacker dice in sostanza che per un colosso della sicurezza come Vitrociset, ci si aspettava un livello di difesa più alto. E invece gli incursori hanno trovato “un rudere fatiscente” anziché una “inespugnabile fortezza”. Una struttura difensiva che secondo Anonymous, “Anche un bambino dotato del tempo e della voglia necessari sarebbe riuscito a compromettere seriamente”. E per dimostrarlo, il gruppo ha sottratto e diffuso alcuni dati, in forma cifrata.

“Non meritate soldi pubblici”.
Proseguono gli hacker nel messaggio: “E voi (Vitrociset, ndr) dovreste occuparvi di sicurezza e affidabilità delle infrastrutture/sistemi dei più importanti enti e istituzioni del nostro Paese? Rideremmo fino a diventare cianotici se non fosse per il semplice fatto che i soldi che percepite, oltre ad ammontare a cifre incommensurabili, non fossero i nostri”. Un attacco dimostrativo, con una certa eleganza e in uno stile ormai desueto, senza reale danneggiamento o furto di informazioni, più politico che tecnico. Che contiene un invito esplicito a chi di dovere ad “amministrare meglio i nostri soldi”, accoppiato a un augurio di buone vacanze per un’estate particolarmente “calda”.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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01 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/01/news/anonymous_attacca_la_vitrociset_non_meritate_i_soldi_pubblici-19879883/?rss

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La tangentopoli del ‘sistema Sesto’: spunta un file con il nome di Penati

La tangentopoli del ‘sistema Sesto’
spunta un file con il nome di Penati

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Il documento trovato nel computer dell’architetto Renato Sarno indagato con l’ex sindaco
e presidente della Provincia di Milano nell’inchiesta condotta dalla procura di Monza

La tangentopoli del 'sistema Sesto' spunta un file con il nome di Penati Filippo Penati

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Spunta anche un file intitolato ‘Documento finanziamento sig. Penati’ tra il materiale sequestrato 10 giorni fa nello studio di Renato Sarno, l’ architetto indagato, assieme a una ventina di persone tra cui lo stesso Filippo Penati, nell’inchiesta della procura di Monza su un presunto giro di tangenti per operazioni immobiliari sulle ex aree Falck e Marelli e per la gestione del Sitam.

Le ricevute criptate Le mazzette da record L’architetto mediatore Il ‘sistema Sesto’ fa tremare il Pd  L’INCHIESTA Fatture false e società off shore LA SCHEDA Il più grande cantiere d’Europa

Sarno, professionista quotato e stimato al punto da aver ricevuto in passato incarichi anche dal San Raffaele, avrebbe anche contribuito a finanziare la campagna elettorale del 2009 di Penati in corsa per il secondo mandato alla Provincia di Milano. Ma quel file catalogato come “finanziamento Sig.Penati”, trovato in uno dei computer nel suo ufficio assieme ai documenti contabili, come “il libro giornale dal 2006 al 2010”, “i mastrini dal 2001 al 2010”, è ora comunque al vaglio degli inquirenti e degli investigatori per accertare se eventualmente possa fornire nuovi spunti di indagine. Così come le altre carte di lavori e progetti sequestrate all’architetto: cartelline con dentro “varia documentazione” di colore blu o azzurro denominate “Caltagirone”, “Torri Sesto S.G. Soc. Pace (Intini)”, “H.S.R. San Raffaele”, “Serravalle” e “287 Penati Rev.1 Rev.2”, “287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl”, “287 Penati Di Martino”.

Sarno, secondo la Procura,  risulta aver avuto nel 2008 un ruolo tecnico nella stesura del contratto preliminare di compravendita dell’immobile nell’ex area Falck tra Bruno Binasco, l’ amministratore del gruppo Gavio a cui sarebbe legato, e Piero Di Caterina, l’imprenditore sestese che sotto forma di una sorta di ‘finta caparra’ si sarebbe visto restituire, su mandato di Penati, circa due milioni di euro di presunte “dazioni di denaro” che, a suo dire, avrebbe consegnato nel corso di alcuni anni “in cambio di favori” all’ex sindaco di Sesto San Giovanni. Infine, oltre a Di Caterina e Giusppe Pasini, i due imprenditori indagati che hanno denunciato alla magistratura il “sistema Sesto San Giovanni”, ci sarebbe un testimone, Diego Cotti, ex genero di Pasini, che starebbe collaborando con gli inquirenti.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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01 agosto 2011

fonte:  http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/08/01/news/la_tangentopoli_del_sistema_sesto_spunta_un_file_con_il_nome_di_penati-19891805/?rss

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BOLOGNA E DINTORNI – Le stragi di Stato? La verità è tutta qui: Sofismi “democratici” e terrorismo autentico / Quando gli ebrei volevano ‘farsela’ con Hitler..

Sofismi “democratici” e terrorismo autentico

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di Roberto Marrocchesi – 04/06/2010

Fonte: movimentozero [scheda fonte]
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Presidente Emerito, lo chiamano. Francesco Cossiga neanche completò il suo Alto mandato più che altro per poter dare la stura alla smania di dire fuori dei denti quel che gli pareva, con grande scandalo e gran candore, alla faccia delle suorine a destra e soprattutto a sinistra. Il guaio è che troppo pochi lo leggono, nonostante sia pure uscito da poco il suo libro nel quale in sostanza decanta che “Violenza e terrorismo son soprattutto e primamente di Stato, ed è suo dovere usarli” onde proteggersi. Alla facciaccia della democrazia e dei fessi che ancora ci credono, suorine, appunto.

La sconfitta mediatica del vero “stato canaglia” più aggressivo sulla scena mondiale dal 1946 ad oggi è indubbia, ma è un prezzo che può pagare viste le decine di stragi impunite compiute, dal dopoguerra ad oggi, tra migliaia di assassinii mirati (forse cominciò con quello, ben mascherato, addirittura del Segretario Generale dell’ONU nel 1961, lo Svedese Dag Hammarskjoeld che intralciava troppo l’inesorabile conquista della terra dei Palestinesi) e centinaia, letteralmente, di stragi di civili o di difensori armati degli stessi, fossero interi grandi eserciti arabi male armati e presi a tradimento, o altrettanto disorganizzate bande di patrioti poveramente equipaggiati, mentre l’esercito dalla Stella di David o Tsahal viene armato dall’Unica Potenza Imperiale Mondiale di cui è creatura innaturale ma allo stesso tempo anche mentore, come un piccolo pesce pilota alla guida di un grande squalo tigre.

Inoltre “Israele” che è stato addirittura riconosciuto come Stato dalle interessatissime “democrazie” occidentali assetate del petrolio arabo pagato al loro prezzo, può contare sulla più formidabile delle campagne mediatiche di mascheramento e stravolgimento della realtà, grazie al possesso in mani filo-sioniste dei più potenti mezzi d’informazione mondiale, ma soprattutto grazie all’incredibile escamotage di legare sottilmente la strage di Ebrei nella seconda guerra mondiale (tutti gli altri morti messi da parte) alla giustificazione del proprio sterminio di Palestinesi come fosse una legittima rivalsa sul nazismo, sui pogrom, sulle persecuzioni subite da parte di molti, ma non certo da parte dei legittimi ex-residenti della Palestina.

La sconfitta vera però, in quest’ultima crisi è quella dei pacifisti. Onoriamo pure le persone che rischiano la vita e la perdono, come comprovato dall’attacco piratesco della notte del 31 maggio, in nome del più elementare diritto di soccorrere un popolo intero racchiuso in un campo di concentramento di fatto e necessitante merci vitali, medicine, cibi o perfino cemento. Onoriamo in loro il coraggio incosciente o la purezza degli ideali caritatevoli, ma scuotiamo il capo alla loro infantile dabbenaggine. Si può ragionar d’umanità con uno squalo o qualsivoglia belva?

Torniamo a Cossiga che ricorda che: “C’è stato uno stato, Israele, nato senz’altro grazie al suo proprio terrorismo; Haganah, banda Stern, Irgun erano terroristi puri e son serviti, eccome! Un grosso politico israeliano ci disse, in privato, di esser stato parte d’un commando che fece completamente saltare la sede diplomatica Britannica a Roma, nel ’46, due grandi esplosioni che massacrarono un sacco di gente, anche un paio d’Italiani….” Esatto. Uno Stato – compreso quello che s’autonomina tale alla faccia del Diritto Internazionale, come Israele – ha tutto il diritto (quello del più forte, ovviamente) di commettere crimini, stragi, terrorismo abbietto sui civili semplicemente per salvaguardare i propri interessi. Inoltre può, poiché ne ha i mezzi, conquistarsi l’opinione pubblica dal pensiero debole con slogan che sfidano il buon senso, ma passano per buoni come niente fosse.

Così il solo soldato di Tsahal prigioniero di guerra diventa un “rapito”che elicita raccolta firme per la liberazione, mentre si tace di migliaia di palestinesi nei lager, catturati senza processo magari ad una manifestazione disarmata, molti dei quali sono restituiti misteriosamente morti, trovati con gli organi espiantati…

I suoi commilitoni equipaggiati alla Robocop son davvero convinti, almeno all’inizio, di andar a combattere terroristi quando bombardano case, asili infantili ed ospedali del nemico: l’istruttore gli ha insegnato di mirare bene alle donne gravide perché si prende un futuro terrorista e la sua fattrice, due nemici con un solo colpo (citazione da testimoni israeliani, 2009). Eppure la divisa che portano è dovuta ai loro nonni e  padri, che crearono il terrorismo moderno negli attentati del King David Hotel (Begin e Golda Meir) nelle stragi d’interi campi profughi con migliaia d’inermi (Sharon). Ma il terrorista è sempre uno solo, il non-sionista, l’arabo che di morti ne ha fatti anche civili, ma infinitamente meno,  in disperata difesa della sua terra rubata per sempre.

Ma Cossiga, o Feltri il non-giornalista sanguinario, da bravi fans dello squalo-tigre e della sua corte di pesi affamati, realisticamente ci dicono che il diritto del più forte è tutto ciò che conta, mentre il pacifismo è vuoto sentimentalismo e quest’ultimo episodio è la sua pietra tombale. Hanno ragione, a modo loro: l’umanità, l’amore fra i popoli, la convivenza civile, i diritti dell’uomo, la pace…belle, insulse fole di quell’ultimo brandello di dignità umana che non ha nulla a che vedere con chi ha capito tutto dell’essenza della modernità, del progresso scientifico, della crescita economica. La realtà e il futuro voluti dai Signori del Denaro son ben saldi nell’ideologia portata avanti dagli USA, da “Israele”, dalla UE di Lisbona e Bruxelles, tutti a loro volta ben guidati da poteri sempre meno occulti, che stiamo imparando bene a riconoscere onde meglio lottare contro di loro. Quella lotta non sarà con ramoscelli d’ulivo, né con bandiere insulse a sei colori, né con le ONG o coi missionari.

Potremmo anche aspettare che le immense contraddizioni interne del Sistema del Denaro (capitalista o marxista che sia) lo facciano auto-implodere com’è inevitabile e già all’orizzonte, ma penso che molti non vogliano più attendere, ed episodi come l’assalto pirata dei terroristi in divisa di Tsahal  mettono fretta, aprono milioni di occhi, perfino quelli dei nostri telespettatori rintronati e bolsi.

Anche solo nel nostro piccolo di Italiani, diciamo a voi signori del Mossad e di Tsahal, della Knesset e del Parco dei Giusti, che vogliamo sapere tutta la verità sulle nostre Stragi di Stato in cui ci sa tanto che avete messo zampino, compresi l’aereo Argo 16, la bomba del treno a Bologna, le BR e quell’Aldo Moro che il vostro amico Henry Kissinger odiava tanto, perché aiutava i Palestinesi.

Potremmo anche tralasciare chiarimenti sulla vera natura degli aerei dell’ 11/09/01, che vi ha fatto un favore così grande –oh com’era bella la bandiera con la stella di David, subito dietro a G. Bush…che c’entrava cogli attentati? E poi che ci dite di migliaia di attentati, bombe, omicidi mirati, attacchi a sorpresa a nazioni vicine, stragi di guerrieri ma soprattutto di civili inermi uccisi consciamente perché “di razza inferiore”?…la vostra pseudo-nazione teocratica, razzista e farcita di bombe atomiche pronte all’uso anche sull’Europa, voi che gridate al lupo come se foste voi l’agnello, voi che siete il bue che dà del cornuto all’asino…è finita la farsa dell’eterna vittima dell’Olocausto, della “unica democrazia di Medio oriente”, quando perfino a migliaia di Ebrei onesti come il nostro Ovadia vi si denuncia come aggressori. Siete sempre più vicini negli atti a quei nazisti di cui i vostri nonni furono vittime, quasi una nemesi storica. La coperta è sempre più corta, ma voi volete fare come Sansone, e portarvi il mondo intero giù nell’inferno atomico, non quello inventato dai vostri e nostri preti, ma uno reale prefabbricato nelle centrali nucleari USA. Non ve lo faremo fare.

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Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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fonte:  http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=32807

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Ci hanno raccontato ‘storie’, ma questa è Storia.
E se penso che a Begin hanno pure dato il Nobel per la pace…

mauro

La ‘nascita’ di Israele  e il terrorismo

 

IRGUN


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Irgun: sionismo terrorista

L’Irgun (ארגון), abbreviazione di Irgun Zvai Leumi (ארגון צבאי לאומי), ebraico per “Organizzazione Militare Nazionale”, è stato un gruppo militante sionista che operò nel corso del Mandato britannico sulla Palestina dal 1931 al 1948.
In Israele questo gruppo è comunemente citato come Etzel (אצ”ל), un acronimo formato appunto dalle sue iniziali ebraiche. Al tempo in cui l’Irgun fu operativo, la gente spesso si riferiva all’Irgun come ‘הגנה ב (Haganah bet, nel senso di quella non ufficiale) o ההגנה הלאומית (Haganah Leumit, difesa nazionale).
L’Irgun è stato classificato dalle autorità della Gran Bretagna e dalla maggior parte delle organizzazioni ebraiche come un’organizzazione terroristica, mentre altri lo considerano un movimento indipendentista, al pari dei movimenti armati palestinesi. La sua associazione politica con il Sionismo revisionista lo rese un movimento anticipatore del moderno partito/movimento israeliano di destra del Likud.

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STERN, BANDA
(1942-1948). Formazione terroristica sionista. Prese il nome da Avraham Stern, noto per aver organizzato nel 1939 in Polonia campi paramilitari sionisti destinati a un fantasioso progetto di invasione della Palestina a partire dall’Italia. Stern militò quindi nell’Irgun, da cui uscì con un gruppo di seguaci contrari alla collaborazione con la Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale decisa dai sionisti e accettata dalla stessa Irgun oltre che dalla Haganah. Diversamente da queste ultime, finanziate rispettivamente dall’Agenzia ebraica e da ebrei ricchi della Palestina e degli Usa, il gruppo Stern, privo di risorse, ricorreva alle rapine per procurarsi fondi; braccato da britannici e sionisti, lo stesso fondatore venne ucciso nel 1942. I suoi seguaci si riorganizzarono assumendo ufficialmente il nome di Lokhamei Herut Israel (Combattenti per la libertà di Israele) o Lekhie continuarono le operazioni antibritanniche, arrivando a uccidere in un attentato al Cairo (6 novembre 1944) il responsabile di Londra per il vicino Oriente, lord Moyne. Dopo aver compiuto altre clamorose imprese antibritanniche, nel 1946 la banda Stern partecipò all’eccidio di Deir Yassin. Dopo la nascita dello Stato di Israele la maggior parte dei suoi uomini (un migliaio, rispetto ai trecento del 1944) entrarono nella Haganah.

fonte: http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/s/s178.htm

Ebrei e nazisti a braccetto? Perché no?

!!!

The gang even offered to join the Third Reich’s war effort if the Nazis would agree to establishing a Jewish state in Israel after the war—a proposal that didn’t fit in with Hitler’s eliminationist agenda but which did briefly tempt Der Fuhrer’s assassin-in-chief Heinrich Himmler.

Il documento che comprova l'offerta di collaborazione dei terroristi ebraici con i nazisti. Clicca per ingrandire

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STRAGE DI BOLOGNA – Governo assente al Due Agosto “Lontano dalla storia del Paese”

USTICA E BOLOGNA, IL GRANDE IMBROGLIO

Luigi Cipriani*, Intervento in aula 2 agosto 1990 (anniversario strage di Bologna),

in Stenografici sedute parlamentari X Legislatura

Signor presidente, da quella lapide dobbiamo togliere le parole “strage fascista”, perché ciò è riduttivo e fa parte del depistaggio operato sulla strage di Bologna, diversa dalle altre stragi e che ha molto più a che fare con Ustica e con i rapporti tra Italia, Francia, Stati uniti, i servizi occidentali e le strutture segrete. Dire che sono stati Fioravanti e compagni è stato un depistaggio: su quella lapide bisogna scrivere “strage di stato”!

*DP – Fu un componente molto attivo della commissione parlamentare stragi

Governo assente al Due Agosto
“Lontano dalla storia del Paese”


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Infuria la polemica politica alla vigilia della commemorazione della strage alla stazione di Bologna, che ha provocato 85 vittime e 200 feriti. L’Idv: “L’Esecutivo spieghi perché nessun ministro parteciperà”. Calipari (Pd): “Mancanza di coraggio”. Vendola: “Sdegno per questa indifferenza”

Governo assente al Due Agosto "Lontano dalla storia del Paese"

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Irritazione, rabbia, sdegno. Le polemiche per l’assenza del Governo alla commemorazione della strage alla stazione di Bologna non si placano, anzi si accendono alla vigilia dell’anniversario, il 31esimo, della morte di 85 persone e del ferimento di 200. Il Governo è assente per il secondo anno consecutivo, e per la seconda volta a rappresentare l’esecutivo sarà il prefetto Angelo Tranfaglia, che non parlerà dal palco di piazza Medaglie d’oro ma soltanto nella residenza comunale. La comunicazione è avvenuta tramite comunicato dalla stessa prefettura. L’associazione parenti delle vittime ha puntato il dito contro Palazzo Chigi parlando di “fuga e ritorsione“, il sindaco di Bologna Virginio Merola condanna la decisione come una “mancanza di rispetto verso la città“.

Lo sdegno di Vendola. Parla di “sdegno per l’indifferenza del governo” il leader di Sinistra ecologia e libertà Nichi Vendola, che ricorderà la strage “con la convinzione che il segreto di Stato sia uno dei peggiori cancri della nostra Repubblica”.

Calipari (Pd): “Manca il coraggio”. Rosa Calipari, vicepresidente dei deputati Pd, afferma che il diniego del governo di partecipare in prima persona con un ministro (come accaduto fino al 2009, anno in cui a Bologna arrivò Sandro Bondi) conferma la mancanza di coraggio dei suoi  esponenti. Ricordare le vittime del terrorismo è un dovere da parte di qualsiasi governo perché, onorando la memoria dei morti, si mantiene vivo il ricordo dei fatti e l’impegno a chiarire le responsabilità di chi ha voluto e realizzato le stragi”.

Barducci (Prov. Firenze): “Inammissibile”. Sulla stessa scia il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci: “Domani l’Italia sarà ancora una volta orfana. Negare per la seconda volta la propria presenza, per altro con giustificazioni del tutto futili rispetto all’importanza dell’avvenimento, è come rinnegare una pagina della nostra storia – aggiunge -. E’ inammissibile che il Governo si rifiuti di partecipare a questa giornata per non rischiare di ricevere fischi”.

Mura (Idv): “Vigliacco”. “Se il Governo volta le spalle per la seconda volta consecutiva alla strage terroristica più grave della storia italiana, solo per ritorsione alle contestazioni subite dal ministro Bondi nel 2009 e per la volontà di evitarne di nuove, poiché si tratta di una diserzione vigliacca e sacrilega rispetto a quelli che sarebbero i suoi doveri, almeno abbia il coraggio di dirlo apertamente”, chiede Silvana Mura, deputata e coordinatrice dell’Idv dell’Emilia-Romagna, che aveva chiesto al neoministro bolognese Anna Maria Bernini di partecipare. “Mancano spiegazioni ufficiali”.

Raisi (Fli): “Aprire armadi della vergogna”. “Aprire gli armadi della vergogna, rinviare ogni tipo di segreto di Stato sulle stragi degli anni ’80 e, in particolare, sulla strage di Bologna”, chiede il bolognese Enzo Raisi, Fli.

Diliberto (Pdci)
: “Governo lontano dalla storia”. “L’assenza di uomini del Governo sono la cartina di tornasole di questo esecutivo, lontano come mai nessun altro governo della Repubblica dalla storia recente del nostro Paese. Hanno paura dei fischi? La gente fischia chi, come in questo caso, i fischi li merita per davvero”. Lo dice Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della sinistra.

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01 agosto 2011

fonte:  http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/08/01/news/governo_assente_al_due_agosto_lontano_dalla_storia_del_paese-19881105/?rss

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CONOSCERE PER CAPIRE – ‘Giuliano, i nazifascisti e le bande sioniste’, di Casarrubea-Cereghino

Conoscere il passato per capire il presente

mauro


Il ‘bandito’ Giuliano, l’uomo che sapeva troppo – fonte immagine

Casarrubea-Cereghino: Giuliano, i nazifascisti e le bande sioniste

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di Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino – 26 aprile 2010
Quest’anno si celebra in tutta Italia il 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Una ricorrenza laicamente sacra, di straordinaria importanza per le lotte democratiche di ieri e di oggi.

Ma gli eventi di quegli anni e dell’immediato dopoguerra sono finiti ben presto in una sorta di terra di nessuno, dove chiunque può dire e commentare tutto e il contrario di tutto. Un marasma dentro il quale continuano a generarsi  le deformazioni politiche e pseudostoriografiche che negano persino la validità della lotta partigiana, come tessuto fondamentale della Costituzione del ’48.

Perchè allora quest post? Ciò che accade in Sicilia, tra il ’43 e il ’48 è un esempio di queste deformazioni a tutto campo.  Come nel caso di uno stragista neofascista che gode ancora la nomea di un generoso galantuomo mediterraneo.

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L’hanno sempre dipinto come un bandito “di passo”. Un simpatico furfante che si divertiva a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Un Robin Hood nostrano, impastato di sentimenti romantici e quasi filantropici, circondato da belle donne che avevano perso la testa per lui,  giovanotto  siciliano di montagna deciso a tutto. Bello, impomatato e con la fama di un rustico Casanova.

Complici di questa criminale distorsione della realtà storica sono alcuni pezzi da Novanta del giornalismo internazionale degli anni ’40, a cominciare da quel Mike Stern, sedicente “reporter” americano, il cui nome comparirà addirittura, trent’anni dopo, nelle indagini sulla strage di Bologna.

Ma chi è veramente Salvatore Giuliano ce lo raccontano le carte inglesi, americane, italiane che poco alla volta vengono alla luce a svelarci una verità all’epoca inconfessabile. Come la sua appartenenza organica alle formazioni nazifasciste della Rsi e il ruolo da lui svolto per conto dell’Intelligence Usa dopo il ‘45. Quando gli Stati Uniti d’America scatenano una martellante offensiva mediatica che porterà in breve alla nascita della Guerra fredda tra i blocchi.

Luoghi strategici di questo scontro geopolitico tra superpotenze, che si svolge tra Mediterraneo e Medio Oriente, sono soprattutto la Sicilia e lo Stato di Israele, che nasce nel ‘48. E’ in questo periodo che l’Italia diventa base operativa di primo livello dei flussi migratori ebraici che dall’Europa si riversano verso le coste della Palestina britannica. Operano nella nostra penisola gruppi di “terroristi ebraici” – come scrive l’Intelligence di Londra – che fanno capo a organizzazioni paramilitari come l’Irgum, la banda Stern e l’Haganah. Il tutto sotto l’ombrello protettivo dei servizi Segreti americani, guidati a Roma da James Jesus Angleton e da Philip J. Corso, e la complicità del capo del governo Alcide De Gasperi.

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12 gennaio 1946

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Giuliano non si limita a terrorizzare la Sicilia con sparatorie e attentati a bomba, rivolti soprattutto contro il Pci di Togliatti e le Camere del Lavoro. Su ordini diretti dello spionaggio Usa e con la collaborazione degli apparati dello Stato, accoglie e addestra nella sua formazione paramilitare  centinaia di “elementi ebraici” a Gela, Trapani, Montelepre e nelle campagne della Sicilia centrale. Ne parlano vari documenti desecretati nel 2005 in Gran Bretagna, a Kew Gardens, e ora disponibili presso il nostro Archivio di Partinico (Palermo).

Eccone alcuni, datati rispettivamente 12 gennaio, 18 gennaio, 6 febbraio 1946:

“Le seguenti informazioni provengono dal Battaglione 808° per il Controspionaggio (Sicilia, rapporto del 12 gennaio 1946), tramite il G-2 del Comando Alleato dell’Area di Roma (RAAC). La battaglia [a Montelepre] si è conclusa nella notte tra il 9 e il 10 gennaio. Si riscontrano due morti tra i Carabinieri Reali (CC RR), mentre i feriti sono 13. Nella stessa zona, i banditi hanno attaccato un autoveicolo dei CC RR con a bordo tre carabinieri (uno è morto mentre gli altri due sono rimasti feriti). Si ritiene che anche alcuni banditi siano rimasti feriti. I CC. RR ne hanno arrestato 30. Si conferma che i banditi appartenevano all’Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia (Evis). Si reputa che erano assistiti da elementi jugoslavi antititini e da alcuni elementi ebraici”.

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18 gennaio 1946

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“La battaglia con i separatisti dell’Evis a Montelepre, che era iniziata tra il 9 e il 10 gennaio, si è conclusa il 16 gennaio. Il bilancio definitivo è di 9 morti tra i CC RR e i soldati dell’Esercito. I feriti sono 35. […] Al momento, la guarnigione di Montelepre consta di quattro compagnie del 139° Reggimento di Fanteria. Si conferma che elementi ebraici hanno preso parte alle azioni. Alcuni ebrei sono stati catturati: stiamo cercando di identificare i prigionieri. Segue rapporto definitivo.  Al momento, non si comprende il riferimento agli ebrei. […] In seguito alla suddetta battaglia, un autoveicolo (probabilmente un’autoambulanza) è stato attaccato dall’Evis sulla strada litoranea nei pressi di San Cataldo (a nord di Partinico, in provincia di Palermo), 10 chilometri a ovest di Montelepre. I militi deceduti sono 3. Si riscontrano numerosi feriti”.

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“ Elementi stranieri. Corre voce che un certo  numero di elementi stranieri assista il Movimento separatista. Le ragioni di tale ingerenza rimangono oscure. Vi sono, ad esempio, alcuni francesi e ungheresi che, dall’isola di Lipari, sono soliti arrivare in Sicilia armati e poi tornarsene alla base di partenza. Questo movimento sarebbe promosso dal sindaco di Lipari, Armanzo Luigi, e da suo fratello Vincenzo. Si dice inoltre che alcune centinaia di ebrei giungano armati dalla Palestina, che sbarchino nei pressi di Gela e Trapani e che poi facciano ritorno in Palestina. Per questi elementi, sarebbero stati anche allestiti dei campi [di addestramento]. Corre voce, infine, che un certo numero di elementi jugoslavi antititini combatta assieme ai separatisti”.

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24 gennaio 1946 (a)

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Il 24 gennaio 1946, il console britannico a Palermo, A. Watkins, scrive una lettera al Consolato di Napoli che, a sua volta, la spedisce al Foreign Office, a Londra:

“La seguente questione, sulla quale sto indagando e sulla quale spero in breve di poter fornire delle conferme, può essere di interesse. Mi si dice che nei pressi di Gela (Sicilia) vi sono dai sei ai dodici campi di Ebrei di varie nazionalità; che questi campi hanno la funzione di stazioni di accoglienza e di smistamento; che – mentre si registra un flusso costante di nuovi arrivi – un grande numero di elementi parte per destinazioni sconosciute. Si dice che costoro arrivino da Bari, o da altre zone della Puglia, e che si dirigano verso le spiagge della Calabria. Da qui, a bordo di piccole imbarcazioni, attraversano il mare e sbarcano nottetempo in alcuni punti della costa siciliana. La cosa misteriosa è che mi si dice che detti individui sono armati di tutto punto. Vi è un’altra notizia non confermata, secondo la quale armi e munizioni vengono sbarcate in Sicilia. Secondo queste voci, i carichi d’armi arrivano da Crotone (Calabria).”

Il Foreign Office si preoccupa, indaga e, nell’aprile ‘46, in un lungo rapporto classificato segreto, scrive che all’Evis aderiscono “ebrei ed elementi monarchici jugoslavi provenienti dal campo di Eboli (Salerno)”.

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Ada Sereni

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Una conferma della collaborazione paramilitare tra gruppi sionisti, Decima Mas e intelligence Usa nel dopoguerra, ci arriva dal volume “Solo per la bandiera” dell’ex colonnello agli ordini del principe Borghese nella Rsi, Nino Buttazzoni (Mursia, 2002): “Vengo invitato a prendere contatto con il centro di coordinamento dei servizi israeliani [sic] a Roma – rivela Buttazzoni – . E’ diretto dalla signora [Ada] Sereni, con la quale ho un lungo colloquio. E’ alla ricerca di una persona esperta che assuma l’incarico di organizzare e addestrare alle armi e alla guerriglia i numerosi ebrei provenienti dalle regioni orientali dell’Europa e decisi a raggiungere i territori del Medio Oriente per creare una loro nazione. L’incarico mi attira, anche perché significa misurarsi ancora con gli inglesi, decisi ad opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina. […] Rinuncio ma suggerisco di avvicinare vari ufficiali dei Nuotatori-Paracadutisti, sia del Nord sia del Sud. Alcuni vengono ingaggiati per condurre imbarcazioni, come il capitano Geo Calderoni, che riuscirà più volte a beffare con abilità  e coraggio la stretta sorveglianza degli inglesi.”

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24 gennaio 1946 (b)

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Ma partirà anche Fiorenzo Capriotti, classe 1911, ex ufficiale della Decima Mas. All’inizio del ’48, a Roma, è avvicinato dal capo del Servizio informazioni e sicurezza (Sis), Agostino Calosi. “Si trattava – ricorda Capriotti – di inviare in Israele due operatori di mezzi d’assalto, di cui uno per i subacquei. Era il sottotenente di vascello Nicola Conte, che aveva lavorato con gli inglesi. L’altro sarei stato io.”

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Alcide De Gasperi

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Accordi segreti, questi, di cui è perfettamente al corrente anche il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nell’aprile ’48, un mese prima della nascita ufficiale di Israele, De Gasperi incontra a Trento la signora Ada Sereni, rappresentante in Italia del Mossad, il neonato servizio segreto ebraico. La Sereni chiede al capo del governo di chiudere un occhio sul traffico d’armi dall’Italia verso la Palestina. De Gasperi acconsente.

Sa troppe cose scottanti. Dalla fine della guerra – come scrive Stefania Limiti nel volume “L’Anello della Repubblica” (Chiarelettere, 2009) – è a capo del  “Noto Servizio”, o “Anello”, una struttura occulta che svolgerà un ruolo decisivo nella storia del nostro Paese. I suoi obiettivi sono ben definiti: ostacolare le sinistre e condizionare il sistema politico con mezzi illegali, ma senza sovvertirlo. Non è una meteora: opera fino agli inizi degli anni Ottanta alle “informali” dipendenze del Presidente del Consiglio. E De Gasperi è a capo del governo italiano – e lo sarà per lunghi anni – dal dicembre ‘45.

Le formazioni sioniste dell’Haganah – il nucleo del futuro Esercito israeliano – e, soprattutto, dell’“Irgum Zwai Leumi”, agiscono in Europa e in Medio Oriente e scatenano una guerriglia senza quartiere contro il “Protettorato britannico” in Palestina. Il 31 ottobre ‘46, l’“Irgum” fa esplodere una bomba nell’edificio che ospita l’ambasciata di Sua Maestà a Roma, a due passi da Porta Pia. E’ un periodo in cui si fanno sempre più marcati i dissensi tra Stati Uniti e Gran Bretagna sulle nuove strategie da adottare in Europa e nel Mediterraneo. Londra si oppone con forza alla creazione dello Stato di Israele, che è invece appoggiata da Washington e dalle potenti organizzazioni ebraiche americane.

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Militi della V Brigata Osoppo

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Il fronte anticomunista clandestino voluto da Angleton dall’estate ‘46 (subito dopo il Referendum istituzionale del 2 giugno) è molto vasto. Comprende gli ex uomini della Decima Mas, la Brigata Osoppo (ex partigiani “bianchi”), il generale Raffaele Cadorna e il suo vice Enrico Mattei (ex capi del Cln), l’Unione patriottica anticomunista (Upa, costituita da carabinieri del Sim, il Servizio informazioni militare), l’ex “Gruppo Franchi” del capo partigiano Edgardo Sogno, gli ex Ustascia (fascisti croati) e i monarchici jugoslavi che hanno trovato rifugio in Italia alla fine della guerra.

Le formazioni paramilitari nere più agguerrite sono le Squadre armate Mussolini (Sam), l’Esercito clandestino anticomunista (Eca) e i Fasci di azione rivoluzionaria (Far). A guidarle troviamo Fortunato Polvani (Brigate Nere), ex federale di Firenze e all’epoca capo a Palermo del Fronte antibolscevico su scala nazionale; Nino Buttazzoni (Np/Decima Mas); Pino Romualdi (ex vice segretario del Partito Fascista Repubblicano della Rsi).

I legami sotterranei tra gruppi sionisti e neofascisti italiani, in Sicilia, passano anche dalla cosiddetta banda Giuliano. Come leggiamo in vari documenti dei servizi segreti italiani, “la banda è da ritenersi a completa disposizione delle Formazioni Nere”.

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6 febbraio 1946 (a)

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In un lungo rapporto del 25 giugno ’47, ritrovato dallo storico Aldo Sabino Giannuli, leggiamo che “al bandito Giuliano doveva essere demandato il compito di provvedere all’evasione di [Junio Valerio] Borghese, relegato a Procida, perchè soltanto l’ex capo della Decima Mas era ritenuto in grado di assumere militarmente il rango di capo militare delle formazioni clandestine dell’isola. Negli ambienti dei Far, si ammette che l’azione della banda Giuliano è in relazione con l’ordine testè impartito di ‘accelerare i tempi’ [per il previsto colpo di Stato della primavera 1947]”.

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Pino Romualdi

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Quella di Giuliano non è, dunque, una banda di pastori ribelli che rubano e ammazzano spinti dalla fame. La catena di comando terroristica è chiara. Ai vertici troviamo il quartiere generale delle Forze armate americane nel Mediterraneo, guidate dal generale John H. Lee, assieme ai Servizi di Intelligence di Angleton. Alle loro dirette dipendenze, in via Sicilia 59 a Roma, vi sono i carabinieri dell’Upa, che a loro volta coordinano le azioni di Far, Eca e Sam. Di queste ultime, è elemento organico la banda monteleprina, attiva in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, cioè l’area controllata dal principe nero Valerio Pignatelli, calabrese di origine.

E’ qui che il principe organizza, dall’agosto ‘43, su mandato dei Servizi segreti nazisti di Roma guidati da Herbert Kappler ed da Karl Hass, una rete paramilitare che ha il compito di opporsi all’avanzata degli Alleati, ma soprattutto alla diffusione del “bolscevismo”. A Cosenza, non a caso, opera Luigi Filosa, uno dei luogotenenti più in vista del principe calabrese, incaricato di organizzare vere e proprie operazioni di guerriglia nazifascista in tutto il Meridione. E il centro operativo della banda Giuliano si trova proprio a Cosenza come ci svela il rapporto Sis del 25 giugno ‘47. E’ qui che il “re di Montelepre”, tra l’altro, sarà processato per l’uccisione del carabiniere Antonio Mancino avvenuta il 3 settembre ‘43.

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6 febbraio 1946 (b)

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Calabria e Sicilia sono luoghi strategici per il terrorismo nero.  Da qui passano le armi che arrivano clandestinamente dalla Jugoslavia e dall’Albania, destinate alla banda Giuliano, ai gruppi armati anticomunisti jugoslavi e, fatto clamoroso, alle formazioni sioniste che operano nell’isola.

In un documento dei Servizi americani del 18 aprile ‘46 leggiamo: “Calabria: abbiamo ricevuto numerosi rapporti sul contrabbando di armi in questa regione (provengono dalla Jugoslavia attraverso l’Adriatico). Corre voce che arrivino soprattutto a Molfetta e a Crotone. Si ritiene che una parte di queste armi sia inviata alla banda Giuliano (Sicilia) per fomentare la causa del separatismo. Altri carichi finiscono nelle mani di una squadra armata in Calabria, composta soprattutto da elementi slavi.”

Il porto di Molfetta compare più volte anche nella storia dell’emigrazione ebraica in Palestina. Da qui passano migliaia di profughi che, a bordo di navi italiane e straniere, arrivano al porto di Haifa. Piroscafi che trasportano anche carichi d’armi. Il 10 aprile ‘48, nel mare Adriatico, è affondata la nave “Lino”, salpata da Fiume (Jugoslavia) e diretta proprio a Molfetta.

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Maria Cyliacus

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La “giornalista” svedese Maria Cyliakus, che nel gennaio ’49 pubblica sul settimanale “Oggi” un’intervista in quattro puntate a Salvatore Giuliano, realizzata nelle montagne di Montelepre, è in realtà una spia internazionale al servizio della neonata Cia. Viene infatti incaricata, nel ’48, di organizzare un traffico d’armi clandestino destinato ai gruppi sionisti in Palestina. Ma la donna è arrestata a Roma dal controspionaggio britannico mentre sta fotografando alcuni aerei della Royal Air Force (Raf) all’interno di una base militare.

Ecco perchè il capobanda monteleprino, su ordini superiori, permette alle formazioni sioniste di farsi le ossa in Sicilia, per rafforzare la guerra di guerriglia  ormai in atto contro le truppe inglesi in Palestina e in Transgiordania. Un intrigo internazionale dai risvolti inquietanti.

L’Evis, quindi, di separatista ha ben poco. E’ una formazione terroristica attiva dal ‘44, definita “neofascista” dai dispacci dell’Intelligence Usa in Sicilia. Nel settembre ‘45 ne assume il comando il “colonnello” Turiddu Giuliano, con una solenne investitura sulle montagne di Sàgana, nei pressi di Montelepre, alla presenza dei massimi dirigenti del sedicente Movimento per l’indipendenza della Sicilia (Mis). Ma, come dimostrano decine di rapporti alleati resi pubblici negli ultimi anni, l’Evis ha le sue origini nei servizi Segreti della Rsi e nei commandos della Decima Mas. E’ un fronte della guerra che i neofascisti hanno dichiarato ai governi di Badoglio e  di Bonomi dopo l’8 settembre ‘43.

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18 aprile 1946 (a)

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Nell’aprile ‘45, poche settimane prima della disfatta nazifascista nell’Italia settentrionale, 120 militi della Brigata Nera “Raffaele Manganiello”, di stanza a Montorfano (Como), raggiungono la Sicilia per continuare la “resistenza fascista” al Sud. Fanno parte del battaglione “Vega”, un corpo di èlite di 350 uomini voluto dal principe Borghese nell’estate ‘44 e addestrato dal tenente di vascello Mario Rossi. Gli uomini del “Vega” provengono in gran parte dalle fila degli Nuotatori paracadutisti (Np) del colonnello Buttazzoni. Negli elenchi stilati dal colonnello Hill-Dillon del controspionaggio statunitense nell’aprile  ‘45, compaiono, non a caso, i nomi del “tenente Giuliano” e di altri futuri componenti della cosiddetta “banda” del monteleprino, come il parà Giuseppe Sapienza.

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James Jesus Angleton

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A Como, gli uomini della “Manganiello” sono guidati da Polvani. Nell’autunno del ‘45, da Palermo (dove rimarrà fino alla primavera ‘47), l’ex federale di Firenze entra in contatto con il capitano Angleton e assume il coordinamento delle squadre armate  neofasciste per tutta l’Italia, a cominciare dalle Sam. A coprire questo magma eversivo in Sicilia, troviamo l’ispettore generale di Pubblica sicurezza Ettore Messana, ricercato nel 1945 dalle Nazioni Unite per i crimini di guerra da lui commessi in Slovenia tra il 1941 e il 1943. Confidente numero uno di Messana in Sicilia nel dopoguerra è Salvatore Ferreri, luogotenente di Giuliano nella banda. Dal ’44 è stato agli ordini di uno dei capi del controspionaggio della Rsi, Tommaso David, responsabile dei Sabotatori-Attentatori nella guerra segreta oltre le linee.

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18 aprile 1946 (b)

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Giuliano coordina il terrorismo delle Sam a livello nazionale. Ce lo conferma un rapporto Sis del giugno ‘46, ritrovato da Giannuli: “A Venezia, Milano e nella Calabria ferve il lavoro delle Sam, le quali sono sovvenzionate da Giuliano e il suo aiutante è lo Scugnizzo”. Dove per “Scugnizzo” deve leggersi Salvatore Ferreri, alias Fra’ Diavolo, la cui storia è ampiamente trattata nel nostro libro “Lupara nera” (Bompiani, 2009).

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Mossad

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Non stupisce, quindi, che sia proprio Romualdi, capo dei Far, a consegnare all’Irgum l’esplosivo necessario a far saltare per aria l’ambasciata britannica a Roma, nell’ ottobre ‘46. Come scrive il giornalista Eric Salerno nel suo recente volume “Mossad base Italia” (Il Saggiatore, 2010).

Angleton – che all’inizio degli anni ’50 diventerà il responsabile a livello mondiale del controspionaggio della Cia – sfrutta bene l’avversione che gli uomini di Borghese nutrono nei confronti degli inglesi. Tra il ’40 e il ’43, le azioni della Decima si concentrano infatti contro obiettivi inglesi nel Mediterraneo, in Egitto, Malta e Gibilterra. In Italia, i Servizi inglesi stanno creando non poche grane a Angleton e soci. Nell’estate ’46, gli 007 di Sua Maestà raccolgono le prove che gli Usa hanno fatto i patti con i neofascisti di Salò per scatenare il terrorismo contro il Pci, con l’obiettivo di realizzare un colpo di Stato. La conferma arriva da Londra (Foreign Office) e da altre fonti dell’Intelligence. Tra queste, un neofascista siciliano delle Sam catturato a Trieste, Mario Cocchiara, che decide di “cantare”.

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17 aprile 1946 (a)

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A sorpresa, viene fuori anche un traffico di cocaina tra l’Austria e il Nord Italia. Serve a finanziare le operazioni delle Sam. Il referente di Cocchiara nel Friuli Venezia Giulia è il capitano Huppert, un ufficiale italo-americano del Counter Intelligence Corps (Cic) che lavora per Angleton e Corso. Huppert, da Trieste, mantiene i contatti anche con Buttazzoni, clandestino a Roma.

A fine ottobre ’46, un’altra azione clamorosa – l’uccisione del generale inglese Robert De Winton, comandante del Governo militare alleato a Pola, in Istria – salta all’ultimo minuto per un’improvvisa fuga di notizie all’interno della sede dell’Intelligence Usa, a Milano. A fermare l’azione è un ufficiale dei Servizi italiani, Toni Usmiani. Un ex membro dei Servizi segreti della Decima Mas, Maria Pasquinelli, aveva organizzato l’attentato per il 28 ottobre ‘46, anniversario della Marcia su Roma, assieme ad altri neofascisti delle Sam (l’attentato mortale avverrà poi il 10 febbraio ‘47. Sul tema, vedi il nostro saggio “Le iene del neofascismo” in questo blog). A Trieste, il referente della Pasquinelli è, guarda caso, il capitano Huppert (Cic).

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All’attentato di Pola avrebbe partecipato anche un non meglio identificato “Giuliano”. La scrittrice triestina Rosanna Giuricin, nel suo libro “La giustizia secondo Maria” (Del Bianco Editore, 2008) rivela: “Non era Maria che avrebbe dovuto sparare. Il compito era stato assegnato a Giuliano. Chi poi fosse Giuliano non si sa. La trattazione si ferma all’ipotesi secondo la quale all’ultimo momento, ‘Giuliano’, preso dagli scrupoli, avesse passato la pistola alla Pasquinelli.”

Non è azzardata l’ipotesi che il Giuliano di cui si parla, sia proprio il “re di Montelepre”. Nel giugno ‘46, infatti, il controspionaggio italiano segnala la presenza a Trieste di “due militanti Evis provenienti da Catania: Tullio Di Mauro, nato a Trieste nel 1923, ed Enzo Finocchiaro, nato a Catania nel 1925”.  Il cosiddetto Evis, dunque, è una copertura delle bande neofasciste armate delle Sam. A capirlo è anzitutto il Comando alleato di Roma che nel gennaio ‘45, durante i moti del “Non si parte” in Sicilia, scrive: “La responsabilità dei separatisti è pari allo zero. Con ogni probabilità, gli incidenti sono stati fomentati da elementi fascisti e da agenti della Rsi che hanno recentemente attraversato la linea del fronte [la linea Gotica].”

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17 aprile 1946 (b)

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Non è casuale che il Sim, nel dicembre ‘45, segnali la presenza del principe Borghese a Udine, in “uniforme americana”. L’ex capo della Decima Mas è in Friuli per contattare una banda di fascisti della Rsi guidati da Spollero, attiva sulle montagne di Remanzacco (Tarcento).   E’ un’area, questa, vitale per le sorti del neofascismo italiano. A confermarlo ai Servizi inglesi è Cocchiara.

Nel settembre ’46, a Trieste, il neofascista delle Sam vuota il sacco: “Risulta che Cocchiara sta organizzando un gruppo paramilitare di destra sotto gli auspici del Sim [composto da carabinieri]. Sostiene inoltre di essere in rapporti diretti con i gruppi delle Sam in Lombardia e nei dintorni di Milano. I Carabinieri Reali partecipano al movimento. Cocchiara si è messo in contatto il 19 agosto ‘46 con i gruppi della resistenza nazista che operano nelle Alpi bavaresi. Per ottenere fondi, i gruppi nazisti hanno allestito un ampio traffico di cocaina verso l’Italia. Qui, i loro emissari vendono cocaina di tipo ‘Merck’, genuina. In Italia, le organizzazioni neofasciste traggono profitto dall’acquisto di cocaina, garantendo così i finanziamenti alle loro attività.  A Merano, il contatto di Cocchiara è Cosulich (hotel Bristol). Le comunicazioni tra Milano e Merano sono garantite da Comelli.”

Un traffico, questo, confermato anche da un bravo e coraggioso giornalista dell’epoca, Riccardo Longone. Su “l’Unità” del 14 febbraio ’47, in un articolo intitolato “I camerati delle Sam”, svela il narcotraffico che i nazifascisti hanno messo in piedi tra Milano, l’Alto Adige e l’Austria (l’inchiesta di Longone è consultabile nel nostro sito).

Che ci siano delle connessioni inconfessabili tra la Sicilia di Giuliano, Roma e il Nord, con il suo arcipelago di terroristi neri, è confermato dal fatto che all’indomani della strage di Portella della Ginestra e degli assalti contro le Camere del Lavoro (maggio-giugno ’47), sono scoperti sulle montagne monteleprine alcuni “continentali”. Fermati e identificati dai carabinieri, vengono rispediti a casa in fretta e furia: “Un gruppo di settentrionali composto da Giancarlo Celestini, 20 anni da Milano, Enzo Forniz, 18 anni da Pordenone e Bruno Trucco, un ragazzo di Genova”.   A quale appello hanno risposto? Tra il 10 luglio e il 14 agosto ‘47, sono poi intercettati sulle montagne di Montelepre undici misteriosi individui nativi di Cava dei Tirreni (Francesco Lambiase e Vincenzo di Donato); Sicaminò, in provincia di Messina (Francesco Minuti); Taranto (Cosimo Vozza, Pietro Capozza, Cataldo Sorrentino, Santo Balestra); Cagliari (Carlo De Santis); Vicenza (Gaetano Dalconte e Edoardo Affollati); Ragusa (Giuseppe Ferma).

Ecco chi è il “romantico” bandito Giuliano: un criminale, uno stragista pronto a tutto, anche a trafficare in armi e altro in nome del dio denaro. Agli ordini delle alte gerarchie dello Stato, dei neofascisti e delle spie americane, si sente padrone del mondo e pensa alla Sicilia come al suo regno assoluto: una realtà in mano a Cosa Nostra e al terrorismo anticomunista.

Ma sessant’anni fa, la notte fra il 4 e il 5 luglio ’50, è “eliminato” in un conflitto a fuoco mai esistito. Siamo alla vigilia del processo per la strage di Portella della Ginestra. Nei palazzi molti temono che, messo all’angolo, possa rivelare quelle verità scottanti che i documenti americani e inglesi ci vanno restituendo in questi ultimi anni.

Alla faccia di chi continua a negare una realtà storica sotterrata per troppi decenni. Nel nome degli equilibri geopolitici nati sessant’anni fa con la Guerra fredda.

Tratto da: casarrubea.wordpress.com

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fonte:  http://www.antimafiaduemila.com/content/view/27737/78/

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Milano, Pdl-Lega: consulenze e tangenti. Ecco il secondo tempo della corruzione

Milano, l’architetto mazzetta
Il secondo tempo della corruzione

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fonte immagine

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Da settimane i magistrati di Milano stanno interrogando l’architetto Michele Ugliola coinvolto in un giro di mazzette nel comune di Cassano d’Adda. Le sue dichiarazioni, però, vanno oltre e adesso minacciano di terremotare importanti esponenti regionali di Lega e Pdl

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Da settimane ormai un uomo viene interrogato dai magistrati di Milano. Si chiama Michele Ugliola, pugliese di San Severo, classe 1958, professione architetto, ma soprattutto mediatore di tangenti e uomo cerniera tra l’impresa e la politica. Questo sostengono i pm, i quali, il 25 maggio scorso, lo hanno messo agli arresti domiciliari. Motivo: un giro di mazzette che ha azzerato i vertici del Comune di Cassano d’Adda, sindaco in testa.
La storia, tutt’altro che chiusa, adesso promette di terremotare buona parte della politica lombarda. Ugliola, infatti, ex socialista, poi vicino a Forza Italia, già finito in guai giudiziari assieme all’ex assessore comunale del Pdl Giovanni Terzi, è uomo dai tanti contatti che vanno ben oltre la piccola realtà di Cassano. Di questo sta parlando con i pm. Di amicizie, denaro e politici. Insomma, sul tavolo della procura non c’è solo l’affare Penati. Ci sono diversi verbali segretati e soprattutto il secondo tempo della corruzione che coinvolge importanti esponenti regionali di Pdl e Lega nordSulla figura di Ugliola, infatti, si concentrano due tronconi d’indagine: il primo confluisce nell’inchiesta sulle bonifiche di Giuseppe Grossi e sulle speculazioni immobiliari di Luigi Zunino, compresa quella per l’ex area Falck a Sesto San Giovanni. Il secondo, invece, parte da Cassano e si incardina sulle dichiarazioni di Ugliola e del cognato Gilberto Leuci. Il sistema è lineare: Leuci batte cassa dagli imprenditori ritirando mazzette in contanti anche di 500 mila euro. Quindi passa il denaro all’architetto che lo distribuisce ai politici.Il nome di Ugliola, titolare della Tema Consulting con sede in via Zuretti a Milano, emerge per la prima volta il 21 settembre 2009. I pm Laura Pedia e Gaetano Ruta, titolari dell’inchiesta sul re delle bonifiche Giuseppe Grossi, lo accusano di avere emesso fatture false per circa 800 mila euro all’Immobiliare Cascina Rubina (Icr) controllata dalla Risanamento di Zunino e proprietaria dei terreni dell’area Falck. Durante le perquisizioni spunta una scrittura privata in cui a Ugliola viene conferito un incarico proprio in relazione alle aree di Sesto San Giovanni. In sostanza l’architetto deve interfacciarsi con l’amministrazione pubblica per conto dei privati. Gli accertamenti successivi mostrano che le consulenze sono state affidate a Ugliola direttamente da Risanamento e non da Icr. Secondo i finanzieri mancano elementi certi per dimostrare che l’attività sia stata svolta effettivamente. E dunque, se così è, a cosa sono serviti gli 800 mila euro?

Nell’autunno del 2010, il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini (indagato dalla Procura di Monza), risponde a un’interrogazione dei Verdi sulla presenza di Ugliola in comune. “A volte gli incontri erano tra diverse persone e qualcuno di noi dice: magari era assieme agli altri”. La risposta non risolve. Una cosa è certa: Ugliola ottenne l’incarico da Zunino di mediare con la politica sestese, per questo emise fatture fino a 800 mila euro, ma nessuno lo vide mai in comune. Un dato che non sfugge agli investigatori consapevoli di trovarsi davanti a un protagonista assoluto della scena politico-affaristica lombarda

E del resto la caratura dell’architetto emerge già il 13 ottobre 1998 quando finisce in carcere per una tangente da 250 milioni di lire all’allora consigliere comunale di Milano Giovanni Terzi, già assessore all’Urbanistica a Bresso. Anche qui il gioco è quello delle consulenze che Ugliola incassa senza fornire prestazioni. Sarà lui stesso a raccontarlo ai pm: “Quello era un incarico professionale che di fatto costituiva uno schermo per la mia attività di raccordo tra i privati e l’amministrazione di Bresso”. Dopo queste dichiarazioni l’architetto viene rimesso in libertà. E assolto definitivamente nel 2005. In quello stesso anno la Finanza trasmette un’informativa ai pm che indagano su Antonveneta. La nota, che non avrà rilevanza penale, rivela che il commercialista Salvatore Randazzo, siciliano di Paternò, professionista di riferimento della famiglia La Russa, “è il depositario delle scritture contabili di Michele Ugliola”.

Sei anni dopo sul tavolo ci sono le modifiche del Pgt a Cassano d’Adda. Ugliola va a braccetto con il sindaco Pdl Edoardo Sala, che impone il suo architetto di fiducia all’imprenditore Fausto Crippa per la riqualificazione dell’ex Linificio Canapificio nazionale, uno dei più grandi d’Europa. “Ugliola – racconta Crippa – mi disse che se volevo l’approvazione del progetto era necessario elargirgli del denaro”. Di più: Crippa firma una scrittura privata in cui si impegna a versare a Ugliola un milione e mezzo di euro per consulenze. “Le richieste di Ugliola – dice – erano motivate dalla necessità di dover pagare non meglio specificati politici”.

E di politici l’architetto ne conosce molti. Tra questi c’è il leghista Marco Paoletti, anche lui indagato nell’indagine di Cassano. I due sono molto amici. Ed è lo stesso rappresentante del Carroccio, ex assessore locale e consigliere provinciale a Milano, a svelare il vero mestiere dell’architetto. Siamo nell’agosto 2009, Paoletti parla con Crippa. “Ugliola – dice – è più un mediatore, un intrallazzatore”. E ancora: “Quando bisogna mediare tra imprenditori, tecnici e politici ci vogliono anche questi personaggi”. Insomma il malaffare di oggi non è diverso da quella di ieri quando, racconta Leuci ai pm, Ugliola con il cognato e due dirigenti Esselunga mette in piedi un comitato d’affari. Il progetto (che non avrà rilievo penale): individuare aree dove costruire, ottenere i permessi corrompendo un funzionario del Comune di Milano, quindi proporne l’acquisto a Zunino, il quale a sua volta avrebbe girato l’affare all’ignaro Bernardo Caprotti. L’escamotage: la presenza di dirigenti Esselunga conniventi. La storia, dunque, sembra ripetersi con declinazioni diversi e identici risultati. Intanto la voce della collaborazione di Ugliola è già girata nei Palazzi della politica. E molti, ora, temono il peggio.

da Il Fatto Quotidiano del 31 luglio 2011

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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CISGIORDANIA – Forze armate di Tel Aviv irrompono nel campo profughi di Qalandya: uccisi due palestinesi

CISGIORDANIA: UCCISI DUE PALESTINESI

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Le forze armate di Tel Aviv hanno fatto irruzione all’alba nel campo profughi di Qalandya. I soldati hanno aperto il fuoco indiscriminatamente dopo il lancio di pietre. A restare a terra due giovani palestinesi, colpiti alla testa e allo stomaco.

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di EMMA MANCINI

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Beit Sahour (Cisgiordania), 1 agosto 2011, Nena News (nella foto, uno dei due giovani uccisi dall’IDF. Fonte Ma’an News) – Due giovani palestinesi sono stati uccisi questa mattina nel campo profughi di Qalandya, vicino Ramallah in Cisgiordania. Ad ammazzarli sono state le forze armate israeliane, entrate nel campo nel tentativo di arrestare alcuni giovani residenti.

Gli scontri sono scoppiati dopo il raid israeliano contro alcune case del campo e  durato per ore: all’alba i soldati sono penetrati nelle abitazioni e le hanno perquisite e vandalizzate. Subito, sono esplosi gli scontri tra i palestinesi residenti e l’esercito. I soldati hanno aperto il fuoco indiscriminatamente e hanno colpito i due giovani, uccidendoli.

A restare a terra un giovane di soli 22 anni, Mutasin Issa Udwan, colpito alla testa da un proiettile. Il ragazzo è morto all’istante. Ali Khalifa, l’altro giovane ucciso, è stato centrato allo stomaco ed è morto all’ospedale di Ramallah. Un terzo giovane, Maamoon Awwas, è stato ferito alla schiena. L’esercito israeliano ha infine arrestato due ragazzi, Wajih Ayman Al-Khatib e Anas Manasrah.

Immediata la reazione della’Autorità Palestinese che ha condannato duramente gli omicidi a Qalandya. Il portavoce dell’AP, Nabil Abu Rudeina, ha definito il raid come un tentativo da parte del governo di Tel Aviv di esasperare la situazione in vista di settembre e della domanda di riconoscimento dell’indipendenza dello Stato palestinese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Un portavoce delle forze di sicurezza ha detto all’agenzia palestinese Ma’an News che l’operazione ha seguito le normali procedure di arresto: i soldati hanno aperto il fuoco dopo che cinque di loro sono stati colpiti con delle pietre. Sassi contro proiettili, gli ennesimi martiri. Nena News.

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Cultura

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“CONTROCULTURA” SIRIANA

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DI MIRIAM GIANNANTINA Damasco, 28 Luglio 2011 – Nena News – Anche questa “strana” rivoluzione siriana, profondamente diversa dai moti tunisini e egiziani, sta lasciando il proprio segno nella cultura. Oltre ad organizzare e coordinare le proteste, i giovani hanno espresso la propria resistenza al regime attraverso produzioni artistiche e contro-cultura. Nei poster, negli slogan, nelle […]

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AIUTACI A SALVARE LA VITA DEI BAMBINI PALESTINESI

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=11894

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e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto
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Ecco il numero di agosto, in edicola da mercoledì 3