Archivio | agosto 2, 2011

REPORTAGE L’ESPRESSO – Così vivremo a impatto zero

Energi Akademiet på Samsø – di Atle Grimsby  Bloggpost  – fonte immagine

Così vivremo a impatto zero

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Ogni casa diventa una piccola centrale. Con i suoi pannelli, le sue pale eoliche, il suo riscaldamento a biomasse. Un’isola norvegese ci sta riuscendo. E i suoi abitanti ci stanno pure guadagnando soldi. Ecco come

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di Stefano Vastano – Foto di Sirio Magnabosco

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(27 luglio 2011)

A vederla dal traghetto, sospesa sulle acque grigio-topo del Baltico, non sembra. Eppure, l’isoletta di Samsø, una striscia di 30 chilometri di fronte alla penisola dello Jutland (Danimarca), è già in una nuova era. Perché i suoi abitanti non scaricano nell’aria dell’arcipelago danese neanche un grammo di CO2. E già per questo record la “Green Insel” richiama nella bella stagione nugoli di turisti e giornalisti da mezzo mondo. Curiosi di vedere come si vivrà in un futuro prossimo venturo.

“Liberarsi dalla CO2 non è un miracolo”, spiega Søren Hermansen: “Ogni città ci può riuscire in pochi anni”. Sprizza orgoglio Hermansen nel raccontare la genesi del miracolo verde di cui è lui l’instancabile profeta. A 52 anni, da contadino nato e cresciuto a Samsø, s’è trasformato nel direttore dell’Accademia dell’Energia dell’isola. Un Centro di ricerca e Museo delle rinnovabili dove, tra biologi, ingegneri, tecnici e grafici, undici cervelli lavorano per rendere l’isola sempre più sostenibile. E dunque sempre più famosa. Perché nell’edificio bianco-panna dell’Accademia (costruita per 1,6 milioni di euro dallo studio danese di Arkitema) ogni anno passano almeno 6 mila pellegrini. “Persino in Corea e Giappone”, dice Hermansen, “ci considerano delle star”.

Il “miracolo verde” ha preso il via nel 1997, quando al governo di Copenaghen venne l’idea di lanciare il concorso: “L’isola più verde della Danimarca”. Senza una corona (e ce ne vogliono 7 per 1 euro) di sovvenzioni statali, un manipolo di contadini guidati da Hermansen prese molto sul serio la lotta alla CO2. E già dal 2000, 11 turbine eoliche installate tra le colline dei villaggi di Brundby e Permelille e alle altri dieci poste davanti alla costa di Samsø, coprono e sopravanzano il fabbisogno energetico dell’isola.
Saliamo con la biologa Lene Skafte sul Vesborg Fyr: il faro del 1857 è la torre panoramica più romantica di Samsø. Da lì sopra, fra barche a vela e mulini a vento in mare, distese di prati fioriti e mucche, Samsø pare una cartolina idilliaca. “Tanta bellezza inganna”, dice la biologa: “In realtà ogni casale e ogni campo sono laboratori energetici”. E il sindaco Jørn Nissen conferma: “Qui tutti fanno a gara a chi investe di più nel Green Business”. Per Nissen, le rinnovabili sono prima di tutto “un affare, e molto promettente”. E comunque, un investimento politicamente neutrale: è stato il Konservativ Partei, il partito di centro-destra al governo di Copenaghen, di cui Nissen fa parte, a decidere che per il 2050 la Danimarca sarà a emissioni-zero. “Noi a Samsø”, promette Nissen, “arriveremo a liberarci completamente dalla CO2 nel 2030”.

Oltre alle turbine eoliche, ci sono ancora 2.500 metri quadrati di pannelli solari installati nel 2002 a Nordby, il Capo Nord dell’isola. Ma per quanti siano, mulini e pannelli “non bastano a compensare tutti i veleni che emettiamo”, calcola la biologa Skafte. E pensa a quelli scaricati dalle 1.600 auto (tra cui dieci autobus e 29 camion) che circolano per le stradine di Samsø. O ai tre traghetti che ogni giorno bruciano il peggior diesel tra il porticciolo di Kalby Kas, a Samsø, e quello di Kalendborg (a due ore di treno da Copenaghen). Per questo nei villaggi di Ballen, Onsbjerg e Tranebjerg, sono state costruite quattro centrali a biomassa: 1.100 famiglie hanno così acqua calda e riscaldamento bruciando fieno. “Usiamo solo il nostro fieno”, spiega Peder Jensen, dell’impianto di Ballen: “D’inverno qui arrivano sino a 15 balle al giorno, da 500 chili ciascuna e riusciamo a produrre sino a 1,6 Megawatt”. Li snocciola a memoria i dati, perché Jensen, 42 anni e due figli, ha investito con altre 200 famiglie nell’impianto termico a biomasse costato 16 milioni di corone (2,2 milioni di euro). Oggi i soldi spesi non solo sono rientrati, ma, spiega Jensen, “riscaldando col fieno risparmiamo 4 mila corone l’anno”.

“Siamo felici d’investire in energia pulita”, ripete anche Jørg Tranberg, probabilmente il contadino più soddisfatto della “miniera verde di Samsø”, come la chiama. Tranberg è stato il primo a investire 6 milioni di corone (circa 1 milione di euro) comprandosi una turbina eolica tutta sua. “I soldi li ho ripresi nei primi sei anni”, racconta. E la soddisfazione per l’energia eolica è tale che lui ha rilevato una quota anche degli impianti sul mare: “E’ un ottimo affare”, sintetizza.

E non il solo. Erik Andersen è l’unico a Samsø che, a 65 anni, si è installato (e per 40 mila corone) un impianto a semi di canola. “Mi dà un’incredibile soddisfazione”, dice, “arare i campi con il trattore che va con i frutti della mia terra”. La pressa di Andersen trasforma ogni anno solo un terzo delle 5 tonnellate di colza che lui stesso coltiva in bio-diesel: buono non solo per il trattore, ma anche per la Volkswagen Passat (provvista di appositi filtri) di sua moglie. Il resto della colza va nel mangime delle 13 mucche, di cui va ancora più fiero.

A differenza degli altri contadini dell’isola, Andersen è orgoglioso di coltivare i suoi campi in modo biologico al 100 per cento. Non per ideologia o scelta etica. “La realtà è che tutte le forme di energia verde sono per me uno sport”, confessa: “E mi tengono in forma”. Poi ci porta in cantina e ci mostra la termostufa che lui e il vicino Leif Hansen stanno montando: un impianto danese che, oltre ai trucioli di legno, brucia tutto, erbe e noccioli di ciliegia compresi.

Ma la combinazione ecologica più curiosa in tutta Samsø la scopriamo nella fattoria di Leif Hansen. Forse per competere con l’amico e vicino Andersen, lui e sua moglie, i due ex maestri elementari locali, hanno cominciato con l’installare un impianto solare da 2,5 kilowatt. Nel giardino, dove gironzolano sei gatti, Hansen ha interrato a 90 centimetri di profondità un sistema geotermico che risucchia l’energia dal suolo. Agli Hansen l’impianto della Volund, con la centralina piazzata in cucina, è costato 150 mila corone. “Sono tutti i nostri risparmi”, spiega l’ex maestro: “Che non recupereremo più nella nostra vita, ma che mi rendono felice. Perché mi dà soddisfazione il non dover dipendere dal petrolio degli sceicchi e lasciare ai miei figli un’isola più verde e più ricca”. In tutti i sensi: gli agricoltori di Samsø per lo più non amano il bio, ma l’isola è così famosa e di moda che ogni anno l’arrivo delle Nye Kartofler, le loro prelibate patate novelle, è in prima pagina sui giornali danesi. E poi a forza di cimentarsi nelle tecnologie verdi, “il valore delle nostre case e terreni sale”, conclude orgoglioso il sindaco Nissen: “Così possiamo reinvestire in vecchi e nuovi edifici”.
A partire dai 3 milioni di euro che il borgomastro sta ora spendendo per la ristrutturazione del municipio (con pannelli fotovoltaici sul tetto). E futuri progetti come il primo hotel sostenibile dell’isola che produrrà più energia di quanta i clienti ne consumino. E un impianto termico a biogas in cui tutti i Samsingers sono chiamati a investire da una martellante campagna di raccolta fondi che gli 11 cervelli dell’Energy Akademy portano avanti da mesi. “Siamo pieni di belle mucche, campi e abbiamo già una fabbrica di marmellate”, spiega la biologa Skafte: “La fermentazione di residui organici sarà il futuro dell’energia pulita”.

Tutta qui, conclude Søren Hermansen, il direttore dell’Akademi di Samsø, la differenza tra energie verdi e quelle nucleari. Le prime, spiega, “hanno un notevole impatto estetico. Le odori e le senti nell’aria, le vedi al sole, e le capisci al volo. Il nucleare invece è inodore e invisibile: non lo capisci e non sei tu a gestirlo”. Ma se per disgrazia lo vedi, è sempre, come a Fukushima, troppo tardi. Meglio allora vivere, felici e furbi come fanno i danesi sull’isola di Samsø.
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Vide o’ mare quant’è bello! – Santa Sede e Croazia sull’orlo di una crisi diplomatica

Santa Sede e Croazia sull’orlo di una crisi diplomatica

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Cittanova, di cui la tenuta di Daila fa parte – fonte immagine

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CITTA’ DEL VATICANO – In arrivo nuovi grattacapi per Benedetto XVI. Non bastava la burrasca diplomatica con l’Irlanda e la minaccia di una class action delle vittime della pedofilia in Belgio; ora un’altra cattolicissima nazione, la Croazia, minaccia di aprire un contenzioso diplomatico con la Santa Sede, accusandola di essere entrata a gamba negli Accordi di Osimo che furono presi a suo tempo con l’Italia.

Tutta colpa dei monaci benedettini di Praglia, in Veneto, che vorrebbero rientrare in possesso di vecchi terreni situati a Daila, oggi appartenenti alla diocesi di Pola, peraltro già oggetto di risarcimenti dopo il Trattato (un miliardo e 700 milioni di lire, in applicazione ai patti).

La questione era destinata a risolversi senza troppi clamori, una delle tante beghe tra ordini religiosi e diocesi, se a un certo punto non fosse entrato a gamba tesa il Vaticano dando ragione ai monaci, prima con una lettera autografa di Benedetto XVI, poi con il mandato del nunzio apostolico di Zagabria che, alcuni giorni fa, si è recato dal vescovo di Pola sollevandolo dall’incarico giusto in tempo per firmare le carte necessarie per procedere al passaggio di proprietà. Apriti cielo. Il vescovo che ha dalla sua l’intera conferenza episcopale, si è opposto con tutte le sue forze a quella che ha interpretato come una prevaricazione, anche perché adesso la diocesi istriana si trova sull’orlo della bancarotta.

A Zagabria il governo e le autorità civili, esterrefatte, decidevano di intervenire a livello diplomatico con un atto formale di protesta. Ivan Jakovcic, prefetto della Regione Istriana ha accusato apertamente non ben precisati ambienti politici ed ecclesiastici italiani, affermando che strumentalizzano la reputazione del Santo Padre per ottenere il controllo degli accordi tra la Repubblica Italiana e l’ex Jugoslavia.

«Questa iniziativa è inaccettabile. E’ un tentativo clamoroso del Vaticano di rivedere accordi presi dalla Croazia e dalla Slovenia con l’Italia». La premier Jadranka Kosor, vista la piega degli eventi, ha deciso di scendere in campo in prima persona chiedendo spiegazioni alla Santa Sede, con una lettera al cardinale Tarcisio Bertone che in questi giorni è a Vercelli a festeggiare il suo 20esimo anniversario episcopale.

In Croazia è opinione diffusa che i frati benedettini non avrebbero diritto a nessun secondo risarcimento, dopo il primo ammontante a 1,7 miliardi di vecchie lire. Nel frattempo anche il ministro degli Esteri croato, Gordan Jandrokovic ha comunicato che convocherà a breve il nunzio apostolico, monsignor Mario Cassari per ricevere spiegazioni. Dalle ferie è stato poi richiamato l’ambasciatore croato presso la Santa Sede, Filip Vucar.

Viste le premesse la bufera che si profila all’orizzonte è densa di incognite. Il presidente della Regione istriana, Jakovic non ci vede chiaro e si chiede anche «perché i benedettini vogliono a tutti i costi tornare in possesso di quelle terre?» aggiungendo che presso un ufficio notarile di Pola sarebbe stata aperta una srl, chiamata “Abbazia”, per far trasferire i beni contesi che, al valore attuale, ammontano a circa 30 milioni di euro. Si tratta di un’area sul mare molto bella, che si presterebbe per essere sfruttata a fini turistici.

Il cardinale Jozip Bozanic, di Zagabria, intanto, mantiene la bocca cucita anche se in Vaticano qualcuno fa sapere che lui stesso ha fatto parte della commissione cardinalizia che l’anno scorso ha analizzato il contenzioso. La commissione ha stilato un documento a favore dei benedettini, la cui richiesta si ispira proprio a questo disco verde. Il clima idilliaco tra il Vaticano e la Croazia che si era misurato due mesi fa durante la visita a Zagabria di Benedetto XVI sembra ormai appartenere a un’altra epoca.

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Martedì 02 Agosto 2011 – 12:05    Ultimo aggiornamento: 15:35

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=158308&sez=HOME_NELMONDO

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Immigrati, il decreto sui rimpatri è legge. Opposizione: incostituzionale e xenofobo

Immigrati, il decreto sui rimpatri è legge
Opposizione: incostituzionale e xenofobo

Sì del Senato con 151 voti a favore e 129 contrari
Si allunga da 6 a 18 mesi la permanenza nei Cie

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ROMA – L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato con 151 voti favorevoli e 129 contrari il decreto legge con il quale il governo ha attuato le normative Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio degli extracomunitari irregolari. La maggioranza ha sempre «tenuto», anche quando è stato votato qualche emendamento a scrutinio segreto. Tutte le opposizioni hanno votato contro. Il decreto è convertito in legge perchè già approvato dalla Camera. «Con questa norma ci mettiamo al pari dell’Unione europea e rintroduciamo nell’ordinamento strumenti indispensabili e più efficaci di prima per contrastare l’immigrazione clandestina – C’è la grossa novità anche delle nuove norme di rigore dei cittadini comunitari».

Tra le misure principali, il testo prevede l’espulsione immediata degli immigrati irregolari che vengano considerati pericolosi e allunga la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) da 6 a 18 mesi. Viene allungato da 5 a 7 giorni il termine entro il quale lo straniero deve lasciarel’Italia su ordine del questore, qualora non sia stato possibile il trattenimento presso i centri. Il decreto introduce il permesso di soggiorno per motivi umanitari e anche il “rimpatrio volontario assistito” che potrebbe sostituire, in alcuni casi, il rimpatrio coatto degli immigrati clandestini. In questo caso l’immigrato può ottenere dal prefetto un termine da 7 a 30 giorni per il ritorno in patria. Espulsione immediata con provvedimento delle autorità di polizia, invece, per gli stranieri considerati pericolosi per ragioni di ordine pubblico, per la sicurezza nazionale o per il rischio di fuga.

Pd: 18 mesi in Cie è reclusione. «Stare 18 mesi nei Cie è un’operazione di reclusione che riteniamo sbagliata ed ingiusta – dice il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) – In Europa non si parla di immigrazione clandestina ma di immigrazione non regolare. Si tratta di un decreto che per alcuni aspetti non è costituzionale».

Idv: decreto incostituzionale e xenofobo. «Incostituzionale e xenofobo – dice il capogruppo dell’Idv al Senato Felice Belisario – E questo già basta ed avanza per capire di come il governo viva di ricatti incrociati con una Lega razzista. I Cie sono carceri senza garanzia in cui gli immigrati si ritrovano senza che nessuno abbia commesso dei reati. Questa non è una politica di accoglienza».

Sit-in della Cgil: il decreto ci allontana sempre più dall’Europa. Un sit-in per dire no al decreto Maroni che estende fino a 18 mesi la permanenza degli immigrati nei Cie (centri di identificazione). Sono diverse decine i manifestanti che con bandiere rosse alla mano hanno partecipato alla protesta indetta dalla Cgil questo pomeriggio in Piazza Navona a Roma. «Un obbrobrio giuridico del governo e del Parlamento che ci fa allontanare sempre di più dall’Europa»: così la Cgil ha definito il decreto: «Pestaggi a Ponte Galeria, disordini a Lampedusa, scontri a Bari e tensioni a Crotone, questa la situazione dei Cie – ha detto il responsabile immigrazione della Cgil, Pietro Soldini – Sono dei veri e propri luoghi di detenzione dei cittadini immigrati che stanno in queste ore esplodendo. Oltre ad essere un decreto dannoso, perché aumenta il contenzioso con l’Europa, è anche costoso: lo Stato versa 50 euro al giorno per ogni immigrato. Serve investire su reti di accoglienza».

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Martedì 02 Agosto 2011 – 20:17

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=158373&sez=HOME_INITALIA

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Disperde le ceneri del fratello, ucciso da un fulmine sulla montagna

L’UOMO, TRIESTINO DI 41 ANNI, LASCIA LA MOGLIE E UN FIGLIO

Disperde le ceneri del fratello,
ucciso da un fulmine sulla montagna

Federico Dean morto sul Montasio, cima delle Alpi Giulie

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Lo Jôf di Montasio
Lo Jôf di Montasio

MILANO – Aveva scalato la montagna per dare l’ultimo addio al fratello. E invece è morto anche lui. Federico Dean, triestino, di 41 anni, era andato sul Montasio, la più bella cima delle Alpi Giulie, per disperdere le ceneri del fratello minore – morto in un incidente stradale l’11 giugno scorso in Messico – ma è stato colpito da un fulmine sulla scala Pipan che conduce alla vetta del monte. L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì. Lo ha raccontato il compagno di cordata di Dean, Federico Franco, di 35 anni, inizialmente sotto choc.

LA CIMA PIÙ AMATA – Federico, che lascia la moglie e un figlio, aveva scelto lo Jôf di Montasio perché era la cima più amata dal fratello. Dopo aver deposto una piccola targa ricordo e scattato alcune foto, aveva iniziato a scendere dalla scala Pipan. Un fulmine però lo ha colpito in pieno, strappandolo dalla parete. È precipitato per un centinaio di metri morendo all’istante per le ferite riportate alla testa e in varie parti del corpo. La salma di Dean è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria che ha disposto l’autopsia.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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Redazione online
02 agosto 2011 15:23

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_02/ceneri-montagna-morto_d061bfa0-bd00-11e0-b530-d2ad6f731cf9.shtml

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CRISI USA – Il Senato vota l’accordo sul debito. Il compromesso che evita il default è legge

Il Senato vota l’accordo sul debito. Il compromesso che evita il default degli Stati Uniti è legge

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Il senatore Mitch McConnell (Afp)Il senatore Mitch McConnell (Afp)

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Il Senato americano ha approvato l’accordo sull’aumento del tetto del debito pubblico e i tagli al deficit con 74 sì e 26 no. Un «compromesso» – raggiunto dal presidente Barack Obama e i leader repubblicani e democratici del Congresso – che ora, con la firma del presidente, diventerà legge e servirà ad evitare il default almeno fino al 2013. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera dei rappresentanti lunedì con 269 sì e 161 no.

La legge che garantisce immediatamente al Tesoro la possibilità di aumentare di 400 miliardi l’indebitamento, potrà essere firmata da Barack Obama entro la mezzanotte di oggi. Il presidente Obama ha parlato subito dopo l’approvazione.

Gli indici di Wall Street appesantiscono le perdite dopo il voto del Senato per approvare il piano per l’innalzamento del tetto del debito pubblico americano. Il Dow Jones scende sotto la soglia dei 12mila punti e si attesta in calo dell’1,18% a 11.989,26 punti, mentre il Nasdaq arretra dell’1,31% a 2.708,05 punti e lo S&P 500 lascia sul terreno dell’1,46% a
1.267,37 punti.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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02 agosto 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-02/senato-vota-accordo-debito-180422.shtml?uuid=AaXzhDtD

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Kfor chiede l’invio di truppe supplementari in Kosovo – VIDEO

Missione Ue per al confine serbo-kosovaro

Pubblicato in data 01/ago/2011 da

Al confine serbo-kosovaro è arrivata una delegazione dell’Unione Europea. Primo incontro in programma quello con il ministro serbo per il Kosovo Goran Bogdanovic.

Le barricate erette dai serbo-kosovari ai posti di frontiera sono ricomparse nonostante da giovedi le truppe della Kfor siano dispiegate a pochi metri dai manifestanti


http://it.euronews.net/

Ashton: “Ue impegnata per superare lo stallo”

Kfor chiede l’invio di truppe supplementari in Kosovo

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La forza Nato in Kosovo (Kfor) ha chiesto l’invio di truppe supplementari dopo l’escalation di violenza della scorsa settimana

Catherine AshtonCatherine Ashton

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Bruxelles, 02-08-2011

La forza Nato in Kosovo (Kfor) ha chiesto l’invio di truppe supplementari dopo l’escalation di violenza della scorsa settimana.

“Stiamo chiedendo più truppe, non posso specificare i numeri, ma si trattera’ di un battaglione”, ha dichiarato Dieter Wichter, portavoce della Kfor, precisando che la forza Nato ha comunque “la capacità di controllare la situazione”.

Il Kosovo del nord, dove vive la minoranza serba, è teatro di una escalation di violenza dopo la decisione delle autorità.

Ashton: “Ue impegnata per superare lo stallo”
Belgrado e Pristina devono ristabilire la calma dopo gli scontri avvenuti negli scorsi giorni nel nord del Kosovo. L’Unione europea “è pronta a fare la propria parte”, ed è per questo che il mediatore Robert Cooper si è recato nella regione. E’ quanto ha riferito Michael Mann, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton. “Ieri Cooper ha incontrato i rappresentanti serbi e oggi è a Pristina, dove avrà alcuni colloqui con le autorità kosovare”, ha spiegato Mann.

“L’Ue è impegnata a dare il suo contributo per superare lo stallo e far tornare a dialogare la Serbia e il Kosovo”. Il portavoce di Ashton ha ricordato che “è responsabilita’ di entrambe le parti far tornare la calma, evitando azioni unilaterali”. La crisi fra Belgrado e Pristina è stata causata dal tentativo kosovaro di prendere il controllo dei valichi doganali al nord e di bloccare le importazioni dalla Serbia.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155149

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FOLLIA SENZA LIMITI – Il cannibale slovacco e le sue vittime. S’indaga su 30 ragazze italiane scomparse

Il cannibale slovacco e le sue vittime
S’indaga su 30 ragazze italiane scomparse

La polizia ha chiesto ai colleghi prove biologiche e test sui reperti ritrovati in casa di Matej Curko

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Matej Curko

MILANO – Sono circa trenta le ragazze italiane scomparse tra l’inizio del 2009 e il maggio del 2011 il cui profilo — età intorno ai 25-28 anni e corpo mai ritrovato — potrebbe coincidere con quello della vittima consenziente del cannibale slovacco Matej Curko. A rivelarlo è una fonte della Polizia che sta seguendo il dossier dopo la segnalazione dell’Interpol. Le indagini del Nucleo operativo e della Scientifica non sono semplici, non solo per la delicatezza dell’argomento ma anche per gli scarsi elementi per ora nelle mani degli investigatori: la notizia di una vittima italiana era emersa da un contatto via email tra Curko, morto il 12 maggio scorso dopo uno scontro a fuoco con la polizia slovacca, e una potenziale vittima consenziente che si era pentita all’ultimo momento, lo svizzero Markus Dubach. Ma nella corrispondenza in formato digitale si parlava solo della nazionalità italiana e dell’età. Questo giustifica il perimetro molto ampio delle ricerche allargato infatti a trenta casi di cronaca nera o comunque irrisolti nel periodo in cui sembra aver operato Curko. Inoltre la Scientifica, messa sotto pressione negli ultimi tempi dagli errori nella raccolte di prove del caso Meredith, vuole essere sicura prima di dare qualunque riscontro sul caso del cannibale.

L’ARCHIVIO FRIGORIFERO DELL’ORRORE – In realtà alcuni casi — uno in particolare — sembrano offrire maggiori indizi. La polizia ha già richiesto ai colleghi slovacchi delle prove biologiche e dei test sui reperti che sarebbero stati trovati nell’archivio «frigorifero» dell’orrore di Curko. Il cannibale aveva l’abitudine di conservare oltre a delle informazioni anche delle parti di corpo umano. L’obiettivo è ottenere dei test del Dna per poterli confrontare con quelli delle famiglie delle ragazze scomparse. Sembra dunque che gli investigatori slovacchi abbiano trovato altri corpi o parti di essi rispetto ai due già identificati, quelli di Lucia Uchnarova e Elena Gudjakova, le ragazze slovacche la cui scomparsa risaliva al 2010.

LA PISTA TELEMATICA – L’altra pista che gli investigatori stanno battendo è quella delle tracce telematiche: in rete Curko, un tecnico di computer, era contattabile dalle vittime all’email segreta kanibm@volny.cz. Il nickname kanibm (il cannibale Matej) lasciava poco all’immaginazione. Fino ad ora le ricerche hanno già portato al ritrovamento delle due vittime locali. Ma l’archiviazione dei provider è a tempo e dunque le tracce per contatti e crimini avvenuti prima del 2009 potrebbero essere state cancellate per sempre. Altri indizi o piste potrebbero dunque emergere dall’analisi delle e-mail delle ragazze scomparse. Al vaglio anche eventuali viaggi o spostamenti delle vittime: fino ad oggi le persone di cui si è avuta notizia certa erano tutte in Slovacchia. Anche allo svizzero Dubach (che risultava comunque avere un indirizzo di posta locale con lo stesso provider usato da kanibm) Curko aveva dato l’appuntamento «finale» il 10 maggio nella zona dove viveva e operava, il bosco di Kysak. Al suo posto il cannibale aveva però trovato un poliziotto che, sebbene ferito, lo aveva colpito con cinque proiettili. Nel bosco gli investigatori locali hanno anche trovato una sorta di altare cerimoniale dove probabilmente Curko uccideva le proprie vittime, prima di asportare delle parti che consumava cotte (esistono delle fotografie) e occultare i cadaveri. Sembra improbabile che il cannibale possa aver viaggiato in Italia.

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Massimo Sideri
02 agosto 2011 07:45

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_02/cannibale-sideri-vittime_327e4c36-bcc9-11e0-b530-d2ad6f731cf9.shtml

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Vittime consenzienti
il particolare più tragico

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Lucia Uchnárová zo Sniny
Lucia Uchnárová – fonte immagine

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Una delle vittime è Lucia Uchnárová, una bella ragazza che, via via, si è persa nelle nebbie della follia. Ad osservare le foto viene spontaneo rilevare come da persona sana (fisicamente) si ritrovi in uno stato di anoressia evidente. Questa ragazza, dalla vita apparentemente normale, era già stata protagonista, nel 2008, di un tentativo di suicidio ripreso da tutti i media del suo Paese. Nuda, ha minacciato a lungo di buttarsi giù dal tetto di un palazzo. Non trovando il coraggio, o la forza, in seguito ha scoperto su internet, e poi preso contatti, col cannibale che gli ha poi dato la tanta sospirata morte.

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Lucia Uchnárová zo Sniny
Zdroj: facebook.com  – fonte immagine

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Lucia chcela skoncovať so životom už v roku 2008 – fonte immagine

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Quello che angoscia, al di là dell’orrore per l’intera vicenda che si impernia su Matej Curko, è scoprire come tante persone si riducano a vivere una vita alla deriva, per i motivi più disparati, sicuramente tutti validi e nemmeno tutti dipendenti dalla volontà del singolo, fino a cercare, in fondo al vortice della propria disperazione, ‘aiuto’ da un estraneo per porre fine alle proprie sofferenze.
Voglio pensare, almeno, che il cannibale slovacco, nella sua follia, sia stato tanto misericordioso da porre fine alle loro sofferenze in modo rapido e indolore, prima di porre mano a quei poveri corpi per squartarli, cuocerli e mangiarli. Ma non ne sono così tanto sicuro…

mauro

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