Archivio | agosto 2, 2011

REPORTAGE L’ESPRESSO – Così vivremo a impatto zero

Energi Akademiet på Samsø – di Atle Grimsby  Bloggpost  – fonte immagine

Così vivremo a impatto zero

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Ogni casa diventa una piccola centrale. Con i suoi pannelli, le sue pale eoliche, il suo riscaldamento a biomasse. Un’isola norvegese ci sta riuscendo. E i suoi abitanti ci stanno pure guadagnando soldi. Ecco come

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di Stefano Vastano – Foto di Sirio Magnabosco

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(27 luglio 2011)

A vederla dal traghetto, sospesa sulle acque grigio-topo del Baltico, non sembra. Eppure, l’isoletta di Samsø, una striscia di 30 chilometri di fronte alla penisola dello Jutland (Danimarca), è già in una nuova era. Perché i suoi abitanti non scaricano nell’aria dell’arcipelago danese neanche un grammo di CO2. E già per questo record la “Green Insel” richiama nella bella stagione nugoli di turisti e giornalisti da mezzo mondo. Curiosi di vedere come si vivrà in un futuro prossimo venturo.

“Liberarsi dalla CO2 non è un miracolo”, spiega Søren Hermansen: “Ogni città ci può riuscire in pochi anni”. Sprizza orgoglio Hermansen nel raccontare la genesi del miracolo verde di cui è lui l’instancabile profeta. A 52 anni, da contadino nato e cresciuto a Samsø, s’è trasformato nel direttore dell’Accademia dell’Energia dell’isola. Un Centro di ricerca e Museo delle rinnovabili dove, tra biologi, ingegneri, tecnici e grafici, undici cervelli lavorano per rendere l’isola sempre più sostenibile. E dunque sempre più famosa. Perché nell’edificio bianco-panna dell’Accademia (costruita per 1,6 milioni di euro dallo studio danese di Arkitema) ogni anno passano almeno 6 mila pellegrini. “Persino in Corea e Giappone”, dice Hermansen, “ci considerano delle star”.

Il “miracolo verde” ha preso il via nel 1997, quando al governo di Copenaghen venne l’idea di lanciare il concorso: “L’isola più verde della Danimarca”. Senza una corona (e ce ne vogliono 7 per 1 euro) di sovvenzioni statali, un manipolo di contadini guidati da Hermansen prese molto sul serio la lotta alla CO2. E già dal 2000, 11 turbine eoliche installate tra le colline dei villaggi di Brundby e Permelille e alle altri dieci poste davanti alla costa di Samsø, coprono e sopravanzano il fabbisogno energetico dell’isola.
Saliamo con la biologa Lene Skafte sul Vesborg Fyr: il faro del 1857 è la torre panoramica più romantica di Samsø. Da lì sopra, fra barche a vela e mulini a vento in mare, distese di prati fioriti e mucche, Samsø pare una cartolina idilliaca. “Tanta bellezza inganna”, dice la biologa: “In realtà ogni casale e ogni campo sono laboratori energetici”. E il sindaco Jørn Nissen conferma: “Qui tutti fanno a gara a chi investe di più nel Green Business”. Per Nissen, le rinnovabili sono prima di tutto “un affare, e molto promettente”. E comunque, un investimento politicamente neutrale: è stato il Konservativ Partei, il partito di centro-destra al governo di Copenaghen, di cui Nissen fa parte, a decidere che per il 2050 la Danimarca sarà a emissioni-zero. “Noi a Samsø”, promette Nissen, “arriveremo a liberarci completamente dalla CO2 nel 2030”.

Oltre alle turbine eoliche, ci sono ancora 2.500 metri quadrati di pannelli solari installati nel 2002 a Nordby, il Capo Nord dell’isola. Ma per quanti siano, mulini e pannelli “non bastano a compensare tutti i veleni che emettiamo”, calcola la biologa Skafte. E pensa a quelli scaricati dalle 1.600 auto (tra cui dieci autobus e 29 camion) che circolano per le stradine di Samsø. O ai tre traghetti che ogni giorno bruciano il peggior diesel tra il porticciolo di Kalby Kas, a Samsø, e quello di Kalendborg (a due ore di treno da Copenaghen). Per questo nei villaggi di Ballen, Onsbjerg e Tranebjerg, sono state costruite quattro centrali a biomassa: 1.100 famiglie hanno così acqua calda e riscaldamento bruciando fieno. “Usiamo solo il nostro fieno”, spiega Peder Jensen, dell’impianto di Ballen: “D’inverno qui arrivano sino a 15 balle al giorno, da 500 chili ciascuna e riusciamo a produrre sino a 1,6 Megawatt”. Li snocciola a memoria i dati, perché Jensen, 42 anni e due figli, ha investito con altre 200 famiglie nell’impianto termico a biomasse costato 16 milioni di corone (2,2 milioni di euro). Oggi i soldi spesi non solo sono rientrati, ma, spiega Jensen, “riscaldando col fieno risparmiamo 4 mila corone l’anno”.

“Siamo felici d’investire in energia pulita”, ripete anche Jørg Tranberg, probabilmente il contadino più soddisfatto della “miniera verde di Samsø”, come la chiama. Tranberg è stato il primo a investire 6 milioni di corone (circa 1 milione di euro) comprandosi una turbina eolica tutta sua. “I soldi li ho ripresi nei primi sei anni”, racconta. E la soddisfazione per l’energia eolica è tale che lui ha rilevato una quota anche degli impianti sul mare: “E’ un ottimo affare”, sintetizza.

E non il solo. Erik Andersen è l’unico a Samsø che, a 65 anni, si è installato (e per 40 mila corone) un impianto a semi di canola. “Mi dà un’incredibile soddisfazione”, dice, “arare i campi con il trattore che va con i frutti della mia terra”. La pressa di Andersen trasforma ogni anno solo un terzo delle 5 tonnellate di colza che lui stesso coltiva in bio-diesel: buono non solo per il trattore, ma anche per la Volkswagen Passat (provvista di appositi filtri) di sua moglie. Il resto della colza va nel mangime delle 13 mucche, di cui va ancora più fiero.

A differenza degli altri contadini dell’isola, Andersen è orgoglioso di coltivare i suoi campi in modo biologico al 100 per cento. Non per ideologia o scelta etica. “La realtà è che tutte le forme di energia verde sono per me uno sport”, confessa: “E mi tengono in forma”. Poi ci porta in cantina e ci mostra la termostufa che lui e il vicino Leif Hansen stanno montando: un impianto danese che, oltre ai trucioli di legno, brucia tutto, erbe e noccioli di ciliegia compresi.

Ma la combinazione ecologica più curiosa in tutta Samsø la scopriamo nella fattoria di Leif Hansen. Forse per competere con l’amico e vicino Andersen, lui e sua moglie, i due ex maestri elementari locali, hanno cominciato con l’installare un impianto solare da 2,5 kilowatt. Nel giardino, dove gironzolano sei gatti, Hansen ha interrato a 90 centimetri di profondità un sistema geotermico che risucchia l’energia dal suolo. Agli Hansen l’impianto della Volund, con la centralina piazzata in cucina, è costato 150 mila corone. “Sono tutti i nostri risparmi”, spiega l’ex maestro: “Che non recupereremo più nella nostra vita, ma che mi rendono felice. Perché mi dà soddisfazione il non dover dipendere dal petrolio degli sceicchi e lasciare ai miei figli un’isola più verde e più ricca”. In tutti i sensi: gli agricoltori di Samsø per lo più non amano il bio, ma l’isola è così famosa e di moda che ogni anno l’arrivo delle Nye Kartofler, le loro prelibate patate novelle, è in prima pagina sui giornali danesi. E poi a forza di cimentarsi nelle tecnologie verdi, “il valore delle nostre case e terreni sale”, conclude orgoglioso il sindaco Nissen: “Così possiamo reinvestire in vecchi e nuovi edifici”.
A partire dai 3 milioni di euro che il borgomastro sta ora spendendo per la ristrutturazione del municipio (con pannelli fotovoltaici sul tetto). E futuri progetti come il primo hotel sostenibile dell’isola che produrrà più energia di quanta i clienti ne consumino. E un impianto termico a biogas in cui tutti i Samsingers sono chiamati a investire da una martellante campagna di raccolta fondi che gli 11 cervelli dell’Energy Akademy portano avanti da mesi. “Siamo pieni di belle mucche, campi e abbiamo già una fabbrica di marmellate”, spiega la biologa Skafte: “La fermentazione di residui organici sarà il futuro dell’energia pulita”.

Tutta qui, conclude Søren Hermansen, il direttore dell’Akademi di Samsø, la differenza tra energie verdi e quelle nucleari. Le prime, spiega, “hanno un notevole impatto estetico. Le odori e le senti nell’aria, le vedi al sole, e le capisci al volo. Il nucleare invece è inodore e invisibile: non lo capisci e non sei tu a gestirlo”. Ma se per disgrazia lo vedi, è sempre, come a Fukushima, troppo tardi. Meglio allora vivere, felici e furbi come fanno i danesi sull’isola di Samsø.
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Vide o’ mare quant’è bello! – Santa Sede e Croazia sull’orlo di una crisi diplomatica

Santa Sede e Croazia sull’orlo di una crisi diplomatica

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Cittanova, di cui la tenuta di Daila fa parte – fonte immagine

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CITTA’ DEL VATICANO – In arrivo nuovi grattacapi per Benedetto XVI. Non bastava la burrasca diplomatica con l’Irlanda e la minaccia di una class action delle vittime della pedofilia in Belgio; ora un’altra cattolicissima nazione, la Croazia, minaccia di aprire un contenzioso diplomatico con la Santa Sede, accusandola di essere entrata a gamba negli Accordi di Osimo che furono presi a suo tempo con l’Italia.

Tutta colpa dei monaci benedettini di Praglia, in Veneto, che vorrebbero rientrare in possesso di vecchi terreni situati a Daila, oggi appartenenti alla diocesi di Pola, peraltro già oggetto di risarcimenti dopo il Trattato (un miliardo e 700 milioni di lire, in applicazione ai patti).

La questione era destinata a risolversi senza troppi clamori, una delle tante beghe tra ordini religiosi e diocesi, se a un certo punto non fosse entrato a gamba tesa il Vaticano dando ragione ai monaci, prima con una lettera autografa di Benedetto XVI, poi con il mandato del nunzio apostolico di Zagabria che, alcuni giorni fa, si è recato dal vescovo di Pola sollevandolo dall’incarico giusto in tempo per firmare le carte necessarie per procedere al passaggio di proprietà. Apriti cielo. Il vescovo che ha dalla sua l’intera conferenza episcopale, si è opposto con tutte le sue forze a quella che ha interpretato come una prevaricazione, anche perché adesso la diocesi istriana si trova sull’orlo della bancarotta.

A Zagabria il governo e le autorità civili, esterrefatte, decidevano di intervenire a livello diplomatico con un atto formale di protesta. Ivan Jakovcic, prefetto della Regione Istriana ha accusato apertamente non ben precisati ambienti politici ed ecclesiastici italiani, affermando che strumentalizzano la reputazione del Santo Padre per ottenere il controllo degli accordi tra la Repubblica Italiana e l’ex Jugoslavia.

«Questa iniziativa è inaccettabile. E’ un tentativo clamoroso del Vaticano di rivedere accordi presi dalla Croazia e dalla Slovenia con l’Italia». La premier Jadranka Kosor, vista la piega degli eventi, ha deciso di scendere in campo in prima persona chiedendo spiegazioni alla Santa Sede, con una lettera al cardinale Tarcisio Bertone che in questi giorni è a Vercelli a festeggiare il suo 20esimo anniversario episcopale.

In Croazia è opinione diffusa che i frati benedettini non avrebbero diritto a nessun secondo risarcimento, dopo il primo ammontante a 1,7 miliardi di vecchie lire. Nel frattempo anche il ministro degli Esteri croato, Gordan Jandrokovic ha comunicato che convocherà a breve il nunzio apostolico, monsignor Mario Cassari per ricevere spiegazioni. Dalle ferie è stato poi richiamato l’ambasciatore croato presso la Santa Sede, Filip Vucar.

Viste le premesse la bufera che si profila all’orizzonte è densa di incognite. Il presidente della Regione istriana, Jakovic non ci vede chiaro e si chiede anche «perché i benedettini vogliono a tutti i costi tornare in possesso di quelle terre?» aggiungendo che presso un ufficio notarile di Pola sarebbe stata aperta una srl, chiamata “Abbazia”, per far trasferire i beni contesi che, al valore attuale, ammontano a circa 30 milioni di euro. Si tratta di un’area sul mare molto bella, che si presterebbe per essere sfruttata a fini turistici.

Il cardinale Jozip Bozanic, di Zagabria, intanto, mantiene la bocca cucita anche se in Vaticano qualcuno fa sapere che lui stesso ha fatto parte della commissione cardinalizia che l’anno scorso ha analizzato il contenzioso. La commissione ha stilato un documento a favore dei benedettini, la cui richiesta si ispira proprio a questo disco verde. Il clima idilliaco tra il Vaticano e la Croazia che si era misurato due mesi fa durante la visita a Zagabria di Benedetto XVI sembra ormai appartenere a un’altra epoca.

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Martedì 02 Agosto 2011 – 12:05    Ultimo aggiornamento: 15:35

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=158308&sez=HOME_NELMONDO

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Immigrati, il decreto sui rimpatri è legge. Opposizione: incostituzionale e xenofobo

Immigrati, il decreto sui rimpatri è legge
Opposizione: incostituzionale e xenofobo

Sì del Senato con 151 voti a favore e 129 contrari
Si allunga da 6 a 18 mesi la permanenza nei Cie

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ROMA – L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato con 151 voti favorevoli e 129 contrari il decreto legge con il quale il governo ha attuato le normative Ue sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e sul rimpatrio degli extracomunitari irregolari. La maggioranza ha sempre «tenuto», anche quando è stato votato qualche emendamento a scrutinio segreto. Tutte le opposizioni hanno votato contro. Il decreto è convertito in legge perchè già approvato dalla Camera. «Con questa norma ci mettiamo al pari dell’Unione europea e rintroduciamo nell’ordinamento strumenti indispensabili e più efficaci di prima per contrastare l’immigrazione clandestina – C’è la grossa novità anche delle nuove norme di rigore dei cittadini comunitari».

Tra le misure principali, il testo prevede l’espulsione immediata degli immigrati irregolari che vengano considerati pericolosi e allunga la permanenza nei centri di identificazione ed espulsione (Cie) da 6 a 18 mesi. Viene allungato da 5 a 7 giorni il termine entro il quale lo straniero deve lasciarel’Italia su ordine del questore, qualora non sia stato possibile il trattenimento presso i centri. Il decreto introduce il permesso di soggiorno per motivi umanitari e anche il “rimpatrio volontario assistito” che potrebbe sostituire, in alcuni casi, il rimpatrio coatto degli immigrati clandestini. In questo caso l’immigrato può ottenere dal prefetto un termine da 7 a 30 giorni per il ritorno in patria. Espulsione immediata con provvedimento delle autorità di polizia, invece, per gli stranieri considerati pericolosi per ragioni di ordine pubblico, per la sicurezza nazionale o per il rischio di fuga.

Pd: 18 mesi in Cie è reclusione. «Stare 18 mesi nei Cie è un’operazione di reclusione che riteniamo sbagliata ed ingiusta – dice il vicepresidente del Senato Vannino Chiti (Pd) – In Europa non si parla di immigrazione clandestina ma di immigrazione non regolare. Si tratta di un decreto che per alcuni aspetti non è costituzionale».

Idv: decreto incostituzionale e xenofobo. «Incostituzionale e xenofobo – dice il capogruppo dell’Idv al Senato Felice Belisario – E questo già basta ed avanza per capire di come il governo viva di ricatti incrociati con una Lega razzista. I Cie sono carceri senza garanzia in cui gli immigrati si ritrovano senza che nessuno abbia commesso dei reati. Questa non è una politica di accoglienza».

Sit-in della Cgil: il decreto ci allontana sempre più dall’Europa. Un sit-in per dire no al decreto Maroni che estende fino a 18 mesi la permanenza degli immigrati nei Cie (centri di identificazione). Sono diverse decine i manifestanti che con bandiere rosse alla mano hanno partecipato alla protesta indetta dalla Cgil questo pomeriggio in Piazza Navona a Roma. «Un obbrobrio giuridico del governo e del Parlamento che ci fa allontanare sempre di più dall’Europa»: così la Cgil ha definito il decreto: «Pestaggi a Ponte Galeria, disordini a Lampedusa, scontri a Bari e tensioni a Crotone, questa la situazione dei Cie – ha detto il responsabile immigrazione della Cgil, Pietro Soldini – Sono dei veri e propri luoghi di detenzione dei cittadini immigrati che stanno in queste ore esplodendo. Oltre ad essere un decreto dannoso, perché aumenta il contenzioso con l’Europa, è anche costoso: lo Stato versa 50 euro al giorno per ogni immigrato. Serve investire su reti di accoglienza».

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Martedì 02 Agosto 2011 – 20:17

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=158373&sez=HOME_INITALIA

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Disperde le ceneri del fratello, ucciso da un fulmine sulla montagna

L’UOMO, TRIESTINO DI 41 ANNI, LASCIA LA MOGLIE E UN FIGLIO

Disperde le ceneri del fratello,
ucciso da un fulmine sulla montagna

Federico Dean morto sul Montasio, cima delle Alpi Giulie

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Lo Jôf di Montasio
Lo Jôf di Montasio

MILANO – Aveva scalato la montagna per dare l’ultimo addio al fratello. E invece è morto anche lui. Federico Dean, triestino, di 41 anni, era andato sul Montasio, la più bella cima delle Alpi Giulie, per disperdere le ceneri del fratello minore – morto in un incidente stradale l’11 giugno scorso in Messico – ma è stato colpito da un fulmine sulla scala Pipan che conduce alla vetta del monte. L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì. Lo ha raccontato il compagno di cordata di Dean, Federico Franco, di 35 anni, inizialmente sotto choc.

LA CIMA PIÙ AMATA – Federico, che lascia la moglie e un figlio, aveva scelto lo Jôf di Montasio perché era la cima più amata dal fratello. Dopo aver deposto una piccola targa ricordo e scattato alcune foto, aveva iniziato a scendere dalla scala Pipan. Un fulmine però lo ha colpito in pieno, strappandolo dalla parete. È precipitato per un centinaio di metri morendo all’istante per le ferite riportate alla testa e in varie parti del corpo. La salma di Dean è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria che ha disposto l’autopsia.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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Redazione online
02 agosto 2011 15:23

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_02/ceneri-montagna-morto_d061bfa0-bd00-11e0-b530-d2ad6f731cf9.shtml

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CRISI USA – Il Senato vota l’accordo sul debito. Il compromesso che evita il default è legge

Il Senato vota l’accordo sul debito. Il compromesso che evita il default degli Stati Uniti è legge

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Il senatore Mitch McConnell (Afp)Il senatore Mitch McConnell (Afp)

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Il Senato americano ha approvato l’accordo sull’aumento del tetto del debito pubblico e i tagli al deficit con 74 sì e 26 no. Un «compromesso» – raggiunto dal presidente Barack Obama e i leader repubblicani e democratici del Congresso – che ora, con la firma del presidente, diventerà legge e servirà ad evitare il default almeno fino al 2013. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera dei rappresentanti lunedì con 269 sì e 161 no.

La legge che garantisce immediatamente al Tesoro la possibilità di aumentare di 400 miliardi l’indebitamento, potrà essere firmata da Barack Obama entro la mezzanotte di oggi. Il presidente Obama ha parlato subito dopo l’approvazione.

Gli indici di Wall Street appesantiscono le perdite dopo il voto del Senato per approvare il piano per l’innalzamento del tetto del debito pubblico americano. Il Dow Jones scende sotto la soglia dei 12mila punti e si attesta in calo dell’1,18% a 11.989,26 punti, mentre il Nasdaq arretra dell’1,31% a 2.708,05 punti e lo S&P 500 lascia sul terreno dell’1,46% a
1.267,37 punti.

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02 agosto 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-02/senato-vota-accordo-debito-180422.shtml?uuid=AaXzhDtD

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Kfor chiede l’invio di truppe supplementari in Kosovo – VIDEO

Missione Ue per al confine serbo-kosovaro

Pubblicato in data 01/ago/2011 da

Al confine serbo-kosovaro è arrivata una delegazione dell’Unione Europea. Primo incontro in programma quello con il ministro serbo per il Kosovo Goran Bogdanovic.

Le barricate erette dai serbo-kosovari ai posti di frontiera sono ricomparse nonostante da giovedi le truppe della Kfor siano dispiegate a pochi metri dai manifestanti


http://it.euronews.net/

Ashton: “Ue impegnata per superare lo stallo”

Kfor chiede l’invio di truppe supplementari in Kosovo

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La forza Nato in Kosovo (Kfor) ha chiesto l’invio di truppe supplementari dopo l’escalation di violenza della scorsa settimana

Catherine AshtonCatherine Ashton

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Bruxelles, 02-08-2011

La forza Nato in Kosovo (Kfor) ha chiesto l’invio di truppe supplementari dopo l’escalation di violenza della scorsa settimana.

“Stiamo chiedendo più truppe, non posso specificare i numeri, ma si trattera’ di un battaglione”, ha dichiarato Dieter Wichter, portavoce della Kfor, precisando che la forza Nato ha comunque “la capacità di controllare la situazione”.

Il Kosovo del nord, dove vive la minoranza serba, è teatro di una escalation di violenza dopo la decisione delle autorità.

Ashton: “Ue impegnata per superare lo stallo”
Belgrado e Pristina devono ristabilire la calma dopo gli scontri avvenuti negli scorsi giorni nel nord del Kosovo. L’Unione europea “è pronta a fare la propria parte”, ed è per questo che il mediatore Robert Cooper si è recato nella regione. E’ quanto ha riferito Michael Mann, portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton. “Ieri Cooper ha incontrato i rappresentanti serbi e oggi è a Pristina, dove avrà alcuni colloqui con le autorità kosovare”, ha spiegato Mann.

“L’Ue è impegnata a dare il suo contributo per superare lo stallo e far tornare a dialogare la Serbia e il Kosovo”. Il portavoce di Ashton ha ricordato che “è responsabilita’ di entrambe le parti far tornare la calma, evitando azioni unilaterali”. La crisi fra Belgrado e Pristina è stata causata dal tentativo kosovaro di prendere il controllo dei valichi doganali al nord e di bloccare le importazioni dalla Serbia.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155149

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FOLLIA SENZA LIMITI – Il cannibale slovacco e le sue vittime. S’indaga su 30 ragazze italiane scomparse

Il cannibale slovacco e le sue vittime
S’indaga su 30 ragazze italiane scomparse

La polizia ha chiesto ai colleghi prove biologiche e test sui reperti ritrovati in casa di Matej Curko

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Matej Curko

MILANO – Sono circa trenta le ragazze italiane scomparse tra l’inizio del 2009 e il maggio del 2011 il cui profilo — età intorno ai 25-28 anni e corpo mai ritrovato — potrebbe coincidere con quello della vittima consenziente del cannibale slovacco Matej Curko. A rivelarlo è una fonte della Polizia che sta seguendo il dossier dopo la segnalazione dell’Interpol. Le indagini del Nucleo operativo e della Scientifica non sono semplici, non solo per la delicatezza dell’argomento ma anche per gli scarsi elementi per ora nelle mani degli investigatori: la notizia di una vittima italiana era emersa da un contatto via email tra Curko, morto il 12 maggio scorso dopo uno scontro a fuoco con la polizia slovacca, e una potenziale vittima consenziente che si era pentita all’ultimo momento, lo svizzero Markus Dubach. Ma nella corrispondenza in formato digitale si parlava solo della nazionalità italiana e dell’età. Questo giustifica il perimetro molto ampio delle ricerche allargato infatti a trenta casi di cronaca nera o comunque irrisolti nel periodo in cui sembra aver operato Curko. Inoltre la Scientifica, messa sotto pressione negli ultimi tempi dagli errori nella raccolte di prove del caso Meredith, vuole essere sicura prima di dare qualunque riscontro sul caso del cannibale.

L’ARCHIVIO FRIGORIFERO DELL’ORRORE – In realtà alcuni casi — uno in particolare — sembrano offrire maggiori indizi. La polizia ha già richiesto ai colleghi slovacchi delle prove biologiche e dei test sui reperti che sarebbero stati trovati nell’archivio «frigorifero» dell’orrore di Curko. Il cannibale aveva l’abitudine di conservare oltre a delle informazioni anche delle parti di corpo umano. L’obiettivo è ottenere dei test del Dna per poterli confrontare con quelli delle famiglie delle ragazze scomparse. Sembra dunque che gli investigatori slovacchi abbiano trovato altri corpi o parti di essi rispetto ai due già identificati, quelli di Lucia Uchnarova e Elena Gudjakova, le ragazze slovacche la cui scomparsa risaliva al 2010.

LA PISTA TELEMATICA – L’altra pista che gli investigatori stanno battendo è quella delle tracce telematiche: in rete Curko, un tecnico di computer, era contattabile dalle vittime all’email segreta kanibm@volny.cz. Il nickname kanibm (il cannibale Matej) lasciava poco all’immaginazione. Fino ad ora le ricerche hanno già portato al ritrovamento delle due vittime locali. Ma l’archiviazione dei provider è a tempo e dunque le tracce per contatti e crimini avvenuti prima del 2009 potrebbero essere state cancellate per sempre. Altri indizi o piste potrebbero dunque emergere dall’analisi delle e-mail delle ragazze scomparse. Al vaglio anche eventuali viaggi o spostamenti delle vittime: fino ad oggi le persone di cui si è avuta notizia certa erano tutte in Slovacchia. Anche allo svizzero Dubach (che risultava comunque avere un indirizzo di posta locale con lo stesso provider usato da kanibm) Curko aveva dato l’appuntamento «finale» il 10 maggio nella zona dove viveva e operava, il bosco di Kysak. Al suo posto il cannibale aveva però trovato un poliziotto che, sebbene ferito, lo aveva colpito con cinque proiettili. Nel bosco gli investigatori locali hanno anche trovato una sorta di altare cerimoniale dove probabilmente Curko uccideva le proprie vittime, prima di asportare delle parti che consumava cotte (esistono delle fotografie) e occultare i cadaveri. Sembra improbabile che il cannibale possa aver viaggiato in Italia.

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Massimo Sideri
02 agosto 2011 07:45

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_02/cannibale-sideri-vittime_327e4c36-bcc9-11e0-b530-d2ad6f731cf9.shtml

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Vittime consenzienti
il particolare più tragico

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Lucia Uchnárová zo Sniny
Lucia Uchnárová – fonte immagine

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Una delle vittime è Lucia Uchnárová, una bella ragazza che, via via, si è persa nelle nebbie della follia. Ad osservare le foto viene spontaneo rilevare come da persona sana (fisicamente) si ritrovi in uno stato di anoressia evidente. Questa ragazza, dalla vita apparentemente normale, era già stata protagonista, nel 2008, di un tentativo di suicidio ripreso da tutti i media del suo Paese. Nuda, ha minacciato a lungo di buttarsi giù dal tetto di un palazzo. Non trovando il coraggio, o la forza, in seguito ha scoperto su internet, e poi preso contatti, col cannibale che gli ha poi dato la tanta sospirata morte.

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Lucia Uchnárová zo Sniny
Zdroj: facebook.com  – fonte immagine

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Lucia chcela skoncovať so životom už v roku 2008 – fonte immagine

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Quello che angoscia, al di là dell’orrore per l’intera vicenda che si impernia su Matej Curko, è scoprire come tante persone si riducano a vivere una vita alla deriva, per i motivi più disparati, sicuramente tutti validi e nemmeno tutti dipendenti dalla volontà del singolo, fino a cercare, in fondo al vortice della propria disperazione, ‘aiuto’ da un estraneo per porre fine alle proprie sofferenze.
Voglio pensare, almeno, che il cannibale slovacco, nella sua follia, sia stato tanto misericordioso da porre fine alle loro sofferenze in modo rapido e indolore, prima di porre mano a quei poveri corpi per squartarli, cuocerli e mangiarli. Ma non ne sono così tanto sicuro…

mauro

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Operaio Fiat tenta il suicidio dopo la lettera della cassa integrazione

Operaio Fiat tenta il suicidio dopo la lettera della cassa integrazione

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L’uomo ha cercato di uccidersi nel bagno della sua casa dopo aver ricevuto la lettera dell’azienda che lo informava degli ulteriori due anni di cig, ammortizzatore sociale del quale usufruiva già da quasi tre anni. E’ stato trovato, in una pozza di sangue, dalla moglie

Operaio Fiat tenta il suicidio dopo la lettera della cassa integrazione Una manifestazione di operai dello stabilimento Fiat
di Pomigliano d’Arco (Napoli)

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E’ ricoverato in gravi condizioni un operaio dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli. L’uomo ha tentato il suicidio dopo aver ricevuto la lettera dell’azienda che lo informava degli ulteriori due anni di cassa integrazione, ammortizzatore sociale del quale usufruiva già da quasi tre anni.

Carmine P., 44 anni, questo il nome dell’operaio, si è chiuso nel bagno della propria abitazione in via Bakù, nel quartiere Scampia di Napoli, dove si è procurato diverse ferite con un oggetto da taglio. E’ stato trovato, in una pozza di sangue, dalla moglie, che ha subito chiamato un’ambulanza.

Il 44enne è ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, in prognosi riservata. L’uomo ha due figli, di 18 e 11 anni e in questi giorni ha ricevuto la lettera della Fiat con la quale l’azienda sta informando i propri dipendenti della cig di due anni per cessazione attività dello stabilimento Giambattista Vico. Lo stabilimento chiuderà per lasciare il posto alla newco Fabbrica Italia Pomigliano, dove si produrrà il modello della nuova Panda.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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02 agosto 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/08/02/news/operaio_fiat_tenta_suicidio-19911443/?rss

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Israele pronto a discutere su confini, ma no a ritorno a quelli del 1967

Israele pronto a discutere su confini

Ma resta contrario a ritorno ai confini del 1967


fonte immagine

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(ANSA) – GERUSALEMME, 2 AGO – Il premier israeliano Benyamin Netanyahu e’ disposto a discutere un pacchetto di proposte, contenente anche una ‘formula’ sui futuri confini tra Israele e uno stato palestinese per facilitare gli sforzi della diplomazia Usa e Ue per rilanciare i negoziati di pace. Lo dice una fonte nell’ufficio del premier, citata da media locali. Secondo la fonte il premier ”e’ disposto ad accettare un pacchetto che includa una formula sui confini”, ma resta contrario al ritorno ai confini del 1967.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/08/02/visualizza_new.html_759318468.html

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LA DIRETTA – Bologna, 31 anni dalla strage “Qui si proteggono i mandanti”. Anche Agnese Moro nel corteo

LA DIRETTA

Bologna, 31 anni dalla strage
“Qui si proteggono i mandanti”


fonte immagine

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La bomba alla stazione fece 85 vittime e 200 feriti. L’incontro in Comune fra il prefetto e i parenti delle vittime, il corteo verso la stazione, le parole di Merola e Bolognesi dal palco, il minuto di silenzio. Il governo assente BENNI “Il mio ricordo” DIRITTI “La nostra preghiera” LO SPECIALE Per i 30 anni della strage I GIORNALI DELL’EPOCA “Un massacro”

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di MARCO CONTINI e MICOL LAVINIA LUNDARI

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Bologna, 31 anni dalla strage "Qui si proteggono i mandanti"

Bologna, 31 anni dalla strage "Governo, strategia del silenzio" Farhana, 11 anni, e Marco, 14, leggono la poesia di Roberto Roversi

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11.20 Si attendono le stime della Questura sulla partecipazione dei cittadini alla commemorazione della strage alla stazione, ma l’impressione visiva di chi era in piazza Medaglie d’oro è che questoi 31esimo anniversario sia stato addirittura più partecipato di quanto accadde un anno fa per i trent’anni dalla strage

11.09 Fra il pubblico anche il regista Giorgio Diritti che effettuava delle riprese

11.06 Alle 11.15 parte dalla stazione il treno speciale per San Benedetto Val di Sambro in ricordo delle stragi dell’Italicus e del Rapido 904. E’ il segno che la cerimonia si avvia a conclusione.

11.04. Emozionatissimo il sindaco Merola che cita la Bibbia: “C’è il tempo giusto per ogni cosa. Se non sarà per noi, sarà per i nostri figli. Perché nessuno di noi dimenticherà. La città attraverso i ragazzi di Marzabotto ha chiesto: Mai più, lo chiede questa città medaglia d’oro della Resistenza e della giustizia”.

11.02 Merola: “I cittadini mi chiedono ogni giorno che sia applicata la legge, le regole, la Costituzione. Io credo che non sarà impossibile, non dovrà essere impossibile”

10.59 Merola ricorda l’impegno dei partigiani per la libertà. “La democrazia non è un meccanismo perfetto, è l’aspirazione alla perfezione, è lotta per la libertà: e noi bolognesi siamo questo, è fare sì che chi non ha vissuto quegli anni sappia cosa è accaduto per evitare in futuro che si ripeta. Si lavori con le scuole per mantenere viva la memoria. Mentre noi siamo impegnati nel ricordo, ripeto, dispiace, colpisce il comportamento del governo. Si possono anche non avere risposte nuove, ma non si può mancare di rispetto ai famigliari e alla città. Si deve avere il coraggio delle proprie responsabilità, che il prefetto ha qui saputo rappresentare. E’ vero che ci sono sempre stati fischi, ma Paolo Bolognesi ha sempre chiesto da questo palco che non vi fossero. Ora che la nostra città è tornata con le elezioni alla meritata normalità democratica, sono certo che il Consiglio comunale vorrà impegnarsi per dare risposte alle richieste dell’associazione”, come le pensioni ad alcuni dei famigliari che ancora attendono, “e per l’abolizione del segreto di Stato”.

10.58 Merola: Bologna ha sempre pagato un prezzo troppo alto: le stragi sui treni (Italicus e 904), Ustica e l’omicidio Biagi. Noi cittadini di Bologna abbiamo saputo rispondere in modo attivo e consapevole, chiedendo che la giustizia facesse il suo corso. Per questo siamo sempre in tanti in questa piazza per pronunciare quelle due parole: verità e giustizia. Bologna fa ricorso ai giovani, alla cultura, alla capacità di stare insieme nella democrazia. E ognuno torna a raccontare dov’era quel giorno e cosa ha potuto fare. Qui è il senso profondo di questa manifestazione. E’ non aver l’intelligenza del cuore non vedere come questo giorno sia sentito dai bolognesi“: è un attacco al governo assente.

10.55 Merola:
“Guardando negli occhi i parenti delle vittime in Consiglio comunale e ora qui a pochi passi dall’orologio, ricordo che il 2 agosto ’80 avevo 25 anni, ero un precario delle Poste. Le emozioni di oggi ci uniscono tutti contro il terrorismo, di qualsiasi matrice sia: contro il fascismo di destra, quello delle Brigate rosse, del fondamentalismo religioso, tutti vanno respinti. Manifestiamo il nostro cordoglio al popolo norvegese, ricordiamo le stragi di Madrid, Londra e New York”

10.53 E’ il primo discorso del 2 agosto per il neoeletto Virginio Merola.
“Memoria ancora viva, solidarietà ben radicata a Bologna. Ancora qui e ancora in tanti per ricordare i morti; tante persone venute da fuori Bologna che hanno perso amici o parenti nell’odiosa strage o che semplicemente vogliono testimoniare l’importanza di rifiutare ogni forma di violenza e chiedere verità e giustizia. Ringrazio l’amico fraterno Michele Emiliano sindaco di Bari (applausi ndr), città colpita dalla strage della stazione seppur distanti geograficamente. Due città che si stringono in un giorno doloroso. La ricerca della verità e della giustizia saranno alla base del gemellaggio fra Bologna e Bari”.

10.52. E’ il momento del sindaco Virginio Merola.

10.51 Bolognesi. “Nella nostra battaglia civile abbiamo sempre avuto a fianco tanti cittadini che come noi non intendono dimenticare, persone come voi che da quel 2 agosto 1980 avete partecipato e ci dimostrate che non ci lasciate soli. a voi tutti grazie”

10.51 Bolognesi prosegue: “Sarebbe indice della volontà di far cadere ogni complicità istituzionale e di far affermare la democrazia”

10.50 Bolognesi: “Arrivare ai mandanti della strage è possibile, basta mettere in fila i fatti con buon senso e mettendo fine al segreto di Stato”

10.49 Bolognesi: “Mesi fa abbiamo portato in Procura un memoriale sulla rete composta da terroristi e massoneria”

10.49 Bolognesi: “La nostra battaglia non è finita, vogliamo i nomi dei mandanti”


10.48
“Nel manifesto di quest’anno abbiamo scritto: l’associazione compie trent’anni, la nostra battaglia civile non è ancora compiuta”. “Sotto gli occhi di tutti il muro di omertà dello Stato”.

10.47 Bolognesi ringrazia “la dolcezza degli infermieri
che ci accompagnavano a riconoscere quel che restava dei nostri cari, la vicinanza dei bolognesi”

10.47 Bolognesi: “Noi non dimentichiamo. Non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare”.

10.45 Il governo assente. Bolognesi: “Strategia del silenzio, volontà di dimenticare”.

10.44 Nuovo attacco a Berlusconi, che non ha dato seguito alle sue parole del 9 maggio sulla volontà di aprire “gli armadi della vergogna”

10.43 Bolognesi: “Per troppo tempo il Parlamento è stato impegnato ad approvare leggi per aggirare la giustizia”

10.42 Bolognesi cita Tina Anselmi.
“Nel 1982 scriveva: le P2 occupano spazio per creare P3 e P4”.

10.41 Bolognesi attacca Berlusconi: “Siamo convinti che non vi sia alcun pulpito da cui un esponente della Loggia massonica P2 possa esprimere giudizi sulle istituzioni”

10.39 Bolognesi cita l’impegno per la verità del giudice Mario Amato che “ha pagato con la vita”. La nipote Sara è presente.

10.38 Bolognesi: “Mentre Mambro e Fioravanti vengono premiati per il loro silenzio, Calore, che parlò, è stato ucciso barbaramente nell’ottobre scorso”.

10.35 Attacco ad Alemanno. Citando Parentopoli, Bolognesi attacca il sindaco di Roma Gianni Alemanno “che ha premiato i neofascisti” con un posto nelle aziende partecipate

10.33
Bolognesi. “Denunciamo lo scandalo del trattamento privilegiato degli esecutori materiali che oggi sono in linbertà”: Ciavardini, Fioravanti e Mambro, “premiati col silenzio dei mass media” sui loro pluriomocidi

10.32 Bolognesi: “Si depistò fin dal primo minuto, Si continua ancora oggi”.
Il presidente dell’associazione dei famigliari elenca i nomi contro cui punta il dito: Fioravanti, Mambro, Licio Gelli

10.30 Bolognesi ricorda alcune tragiche scene di quel giorno: le urla di disperazione di chi cercava i parenti sotto le macerie.

10.30 Prende la parola Paolo Bolognesi.

10.28 In un passaggio Napolitano scrive:
Il ricordo di quella strage è scolpito nella coscienza della Nazione e sollecita ogni giorno l’impegno civile della intera collettività nel prevenire qualsiasi rigurgito di intolleranza e di violenza e nel difendere e consolidare i valori fondanti della nostra democrazia”.

10.27 Viene data lettura del messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La gente lo accoglie con un applauso.

10.26 Il fischio del treno e l’applauso commosso della piazza.

10.25 IL MINUTO DI SILENZIO anticipato dai tre sibili

10.21 Il testo di Roberto Roversi. Due ragazzini leggono un testo del poeta Roberto Roversi: “I treni ridevano, cantavano, erano felici”. “All’improvviso il treno si è fermato. Stesi per terra uomini donne bambini mentre il sangue cadeva dal cielo”. “Le novole erano rosse di sangue, nere di fumo”. 2I morti sono ancora con noi, in partenza col treno, al mare, in montagna”. Gli 85 ragazzi rispondono: “Mai più”

10.15 Il messaggio di Fini.“Nel ricordo di quel barbaro attentato – scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini – si rafforzi la cultura democratica manifestando ogni possibile forma di solidarietà ai superstiti e ai parenti delle vittime”. Pare un attacco al governo assente e un richiamo alle legge 206 in aiuto dei superstiti.

10.12. Il telegramma di Napolitano. Il Capo dello Stato ha scritto a Paolo Bolognesi esprimendo “gratitudine e apprezzamento per la passione civile con cui l’associazione si batte per l’ulteriore accertamento della verità storica e processuale su quel folle episodio”, di cui resta “immutata memoria”. “Il ricortdo della strage”, scrive Giorgio Napolitano, “è scolpito nella coscienza della nazione”.

10.11 La nipote del giudice Amato. Per la terza volta Sara, la nipote del giudice Amato, prende parte alla commemorazione. “Non è descrivibile, è Inspiegabile perché Francesca Mambro e Giusva Fioravanti hanno avuto agevolazioni mai concesse a nessuno, quando hanno fatto cose mai fatte da nessuno. Non si spiega perchè abbiano potuto scontare la pena in così poco tempo”. Non solo, “tendono a stare sulla cresta dell’onda e a cercare di trovare spazio”

10.10 Dal palco si rinnova l’invito ai portatori di gonfaloni di sistemarsi in modo da lasciare la visuale al pubblico, “perché siamo davvero in tanti questa mattina”

10.08 Il messaggio di Schifani. Le agenzie battono il messaggio del presidente del Santo Renato Schifani: “Vorrei rivolgermi ai parenti delle vittime, all’Associazione familiari, presieduta da Paolo Bolognesi, e ringraziarli per la lotta all’oblio nel nome della verità a cui hanno dedicato la loro vita in questi anni. La commemorazione che ogni anno il 2 agosto si tiene a Bologna rappresenta un’occasione indispensabile perchè tutti, e le nuove generazioni in particolare, non dimentichino quella terribile strage e continuino a chiedere che venga accertata la verità dei fatti e venga fatta giustizia, affermando con forza in ogni momento i principi fondanti della nostra Repubblica”

10.06 Dal palco si chiede ai gonfaloni di sistemarsi in modo che la gente possa vedere

10.04 Paolo Bolognesi è sul palco. Con lui alcuni ragazzi

10.03Il palco inizia a popolarsi. Per ora vi sono soprattutto uomini in divisa.

10.02 E’ una giornata piuttosto calda,
come trentun anni fa. La gente cerca riparo dalle pensiline degli autobus ma al contempo vuole assicurarsi una postazione con vista sul palco.

10.01 Sta entrando il gonfalone del Comune di Bologna. Applausi.

10.00 Il corteo sta lentamente entrando nella piazza. Le autorità saliranno sul palco. Le telecamere delle tv si stanno posizionando per riprendere i discorsi, che si interromperanno alle 10.25 per il minuto di silenzio.

9.55 La testa del corteo è in piazza Medaglie d’oro: scatta l’applauso di chi era arrivato già qui per attendere i discorsi dal palco. Lo ricordiamo: interverranno soltanto il sindaco di Bologna Virginio Merola (alla sua prima partecipazione alla commemorazione del 2 agosto) e Paolo Bolognesi presidente dell’associazione famigliari delle vittime). Poi lo spazio ai giovani

9.51 La testa del corteo è all’altezza dell’autostazione. Cento metri e sarà in piazza Medaglie d’oro, davanti all’orologio che segna ancora le 10.25, momento dell’esplosione.

9.50 Al momento non si incontrano lungo la sfilata politici di caratura nazionale.

9.48. I politici bolognesi. Presenti il presidente della Provincia Beatrice Draghetti, moltissimi assessori della giunta Merola, la vicepresidente della Regione Simonetta Saliera, Simona Lembi, presidente del Consiglio comunale.

9.45 Agnese Moro in corteo. Fra le persone sfila anche Agnese Moro, figlia di Aldo: “Sarebbe stato importante che il governo fosse venuto, avrebbe visto il Paese straordinario in cui abita. C’è qui tanta gente che avrebbe potuto essere in vacanza, invece partecipa composta e partecipe”.

9.37 La testa del corteo ha quasi raggiunto l’incrocio con via Irnerio. Due terzi del percorso.

9.34 Lungo il corteo Michele Emiliano, sindaco di Bari, è alla sinistra del primo cittadino di Bologna Virginio Merola. Entrambi hanno la fascia tricolore. Alla destra di Merola il prefetto Angelo Tranfaglia.

9.29 Via Indipendenza si sta riempiendo: al centro della strada i parenti e chi segue il corteo, ai lati chi semplicemente vuole essere vicino alla città

9.28 E’ evidente la partecipazione emotiva della città. Nonostante siano trascorsi 31 anni da quel 2 agosto, lacrime agli occhi dei bolognesi al passaggio dei famigliari delle vittime e dello striscione “Bologna non dimentica”

9.25 Il gonfalone del Comune di Bologna che apre la strada ai parenti delle vittime ha appena sostato davanti alla cattedrale di San Pietro

9.24 Il corteo è ripartito e sfila lungo via Indipedenza. Al passaggio gli applausi dei bolognesi

9.23 Sono arrivati anche gli 85 ragazzi fra i 7 e i 17 anni che saranno il cuore della commemorazione. Hanno con sé “gocce di memoria”, oggetti da dedicare alle 85 vittime. L’applauso scrociante della folla lungo via Indipendenza

9.20 Il corteo si è fermato per ricomporsi. La maggior parte dei gonfaloni è ancora in piazza Nettuno. 

9.17 I parenti delle vittime sfilano in corteo con la gerbera bianca appuntata al bavero della giacca.

9.12 Il corteo è partito regolarmente alle 9: direzione il piazzale della stazione. In testa lo striscione “Bologna non dimentica”. Il primo gonfalone a sfilare è quello di Roma, poi vi sono quelli di Bari, Fifrenze, Genova, Milano, Verona, Como, Perugia, Torino, Parma, Livorno, Reggio Emilia, Pesaro, Brescia, di altre città e delle Regioni

9.08. Bolognesi su Berlusconi. “Quattordici stragi e nemmeno un mandante”. Poi la polemica con il premier Silvio Berlusconi, che Bolognesi non nomina mai: “Non voglio soffermarmi sulla mancanza dei ministri, il problema vero sono le prese in giro, le promesse non mantenute sui risarcimenti e sulla verità. Il 9 maggio il premier disse: bisogna aprire gli armadi della vergogna. Ma da allora nulla, non una singola carta è uscita. Quella era una frase fatta solo per andare sui giornali”.

9.02 Bolognesi: si proteggono i terroristi.
Dalla sala del Consiglio comunale parla il presidente dell’associazione famigliari delle vittime Paolo Bolognesi: “Siamo un paese particolare: siamo in guerra con il terrorismo in Afghanistan ma proteggiamo i mandanti del terrorismo nostrano”, scatta l’applauso dei parenti. Bolognesi insiste sulla richiesta di verità: “La stagione del terrorismo cominciata in piazza Fontana non è ancora terminata perché manca la verità su questa strage”. E porta un esempio: “La commissione Mitrokhin ha letto le carte che arruvavano dall’est europeo ma sarebbe stato meglio leggere i documenti degli archivi italiani”.

9.01 Il sindaco di Bari Emiliano ha parlato del destino di Bologna
e della capacità “di rispondere in maniera democratica agli eventi traumatici”.

8.58
Alla commemorazione della strage è presente anche il sindaco di Bari Michele Emiliano. Bari è gemellata con Bologna ed è la seconda città per numero di vittime della strage

8.55 Mentre il prefetto parla ai parenti delle vittime in piazza Nettuno, contigua a piazza Maggiore dove si trova il palazzo del Comune, si stanno già preparando i gonfaloni delle città per il corteo che sfilerà lungo via Indipendenza fino al piazzale della stazione

8.48 Tranfaglia. Il prefetto parla anche a nome del Governo: “C’è bisogno di conoscere fino in fondo quello che è accaduto” il 2 agosto 1980. “Bisogna avere fiducia che si arrivi a una verità più completa, lo si deve ai parenti delle vittime, alla città, al Paese. fiduvia nella capacità di ricreare un clima di coll tra ist e ciuttà che possa superare le incompr che hanno accompagnasyto le celebraziuoinbu”

8.42 Merola. Prende la parola il sindaco Virginio Merola: “La cosa più importante è che questa città si ritrova e si riconosce in questa occasione da 31 anni a questa parte”. Ora prende la parola il prefetto Angelo Tranfaglia.

8.36 Dalla Sala Rossa alla Sala del Consiglio comunale
per il discorsi ufficiali. Dal palco alla stazione parleranno soltanto il sindaco Merola e Paolo Bolognesi.

8.34 Si è già svolto, nella Sala Rossa di Palazzo D’Accursio, il saluto privato delle autorità ai parenti delle vittime. Erano presenti il sindaco Virginio Merola, il governatore della Regione Vasco Errani, il consigliere Pd Maurizio Cevenini, il prefetto Angelo Tranfaglia, il presidente dell’associazione dei famigliari Paolo Bolognesi.

8.31 Fra le polemiche, nessun rappresentante del governo prenderà parte alla commemorazione. L’Esecutivo, per il secondo anno consecutivo, ha delegato il prefetto Angelo Tranfaglia, che non parlerà dal palco ma incontrerà i parenti delle vittime a Palazzo D’Accursio, la residenza comunale. Poi sfilerà il corteo lungo via Indipendenza fino alla stazione. Sul palco di piazza Medaglie d’oro prenderanno la parola solo il sindaco Virginio Merola e il presidente dell’associazione famigliari delle vittime Paolo Bolognesi. Ottantacinque ragazzi ricorderanno le vittime. Due giovanissimi leggeranno i nomi dei morti

8.30 Bologna non dimentica. Sono passati 31 anni da quel boato a metà mattina di un sabato di partenze e arrivi alla stazione centrale: 85 morti, 200 feriti. Lo strazio, le sirene, il sangue, il dolore, il silenzio. Trentun anni dopo i parenti delle vittime, la città intera chiede verità e giustizia. Inizia la commemorazione della strage

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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02 agosto 2011

fonte:  http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/08/02/news/due_agosto_31esimo_anniversario-19899320/

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