Archivio | agosto 9, 2011

MANOVRA – Bersani: “Dal governo massacro sociale”. Altolà di Bossi: “Le pensioni non si toccano” / Il commento di Gramellini: ‘La Colpa di Vivere’

MANOVRA

Bersani: “Dal governo massacro sociale”
Altolà di Bossi: “Le pensioni non si toccano”

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“Se pensano di far pagare il pareggio di bilancio alla povera gente, dovranno vedersela con noi”, tuona il segretario del Pd. “Le anticipazioni che girano sono desolanti: colpiscono i servizi sociali, le detrazioni fiscali per la famiglia, le pensioni, la sanità”. Ma il leader lumbard dalla Padania avverte il governo: “La nostra gente non si tocca”

Bersani: "Dal governo massacro sociale" Altolà di Bossi: "Le pensioni non si toccano" Pier Luigi Bersani, segretario del Pd

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ROMA –  “Apprendo di anticipazioni sconcertanti sulle misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, commenta le anticipazioni che stanno emergendo sulle misure allo studio in queste ore da parte del governo. “L’esecutivo intende toccare pesantemente i servizi sociali, le detrazioni fiscali per la famiglia, tutto l’impianto delle pensioni e incrementare ulteriormente i ticket sanitari, azzerando anche lo Statuto dei Lavoratori – spiega Bersani – Così è solo un massacro sociale”.

Ma dalla Padania arriva l’avvertimento al governo: “Le pensioni dei lavoratori non si toccano”, è il titolo di prima pagina del quotidiano leghista che intima così l’altolà del  Carroccio alla vigilia degli incontri del governo con le parti sociali per individuare le misure anticrisi. Nel sommario le parole del ministro Umberto Bossi che dopo l’incontro con Tremonti rassicura: “Finché c’è la Lega non si mettono in discussione i diritti della nostra gente”. E ancora: “La stabilità non sacrifichi Padania e fasce deboli”.

Il piatto forte delle novità in cantiere dell’esecutivo per anticipare al 2013 il pareggio di bilancio riguarda la delega fiscale e assistenziale la cui scadenza potrebbe essere accelerata al 2012. Ma questi interventi rischiano di non essere sufficienti a realizzare l’obiettivo dell’azzeramento del deficit con un anno in anticipo rispetto alla tabella di marcia sulla quale era stata costruita la manovra. Il governo, quindi, potrebbe essere costretto a mettere mano al capitolo pensioni, non solo per anticipare qualche misura già prevista dalla manovra, ma anche per studiare qualche correttivo.

Nel mirino soprattutto le pensioni d’anzianità e l’età di uscita dal lavoro delle donne nel settore privato, oltre alla possibilità che si rafforzi la stretta sulla rivalutazione delle pensioni. Misure tuttavia non facili da far digerire ai sindacati che domani insieme alle imprese incontreranno ancora il governo per un nuovo confronto sulla strategia anticrisi per mettere a riparo con urgenza l’italia dagli attacchi speculativi sui mercati. Il tavolo di domani sarà decisivo anche per capire se l’esecutivo è pronto con il pacchetto di misure da varare per anticipare l’equilibrio dei conti.

Oltre ai capitoli pensioni e assistenza, se le esigenze finanziarie lo renderanno, necessario potrebbero arrivare anche altre misure straordinarie. Si parla delle patrimoniale e dell’aumento dell’Iva. Rispunta inoltre il progetto di aliquota unica per le rendite finanziarie, probabilmente al 20% con l’esclusione dei titoli di Stato. Nella strada già tracciata dal governo c’è poi l’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione con la modifica dell’articolo 81, i correttivi all’articolo 41 sulla libertà d’impresa e la riforma del mercato del lavoro con lo statuto dei lavori.

Queste le ipotesi allo studio:

Delega fiscale-assistenziale: si punta ad anticipare di un anno il taglio del 5-20% di tutte le agevolazioni fiscali e rivedere l’impianto delle indennità di invalidità e di accompagnamento. Il riordino dovrà garantire 4 miliardi per il 2012 e 20 miliardi per il 2013 se si anticiperà, come annunciato, il pareggio di bilancio al 2013. Nel mirino soprattutto le sovrapposizioni fra le prestazioni sociali e i bonus fiscali.

Pensioni d’anzianità: si studia un intervento sul meccanismo delle quote, fissate fino a fine 2012 a 96 con almeno 35 anni di contributi per i dipendenti e a 97 per gli autonomi. Misura che potrebbe consentire in 3-4 anni un vero e proprio blocco dei ritiri anticipati, con l’allineamento dell’età ai 65 anni necessari per la vecchiaia.

Pensioni-aspettativa vita: potrebbe essere anticipato ulteriormente l’aggancio del momento di pensionamento all’aspettativa di vita media calcolata dall’istat. La manovra attualmente fa scattare il meccanismo al 2013, ma potrebbe essere fissato un anno prima.

Età donne: si potrebbe accelerare sull’età di pensionamento delle lavoratrici private. L’avvio dell’innalzamento progressivo attualmente è fissato al 2020 per arrivare a 65 anni nel 2032 ma tra le ipotesi emerge la possibilità di far scattare l’adeguamento già dall’anno prossimo. Quest’intervento garantirebbe forti risparmi.

Rivalutazioni pensioni
: il congelamento delle indicizzazioni previsto in manovra potrebbe essere esteso agli assegni minori fino a un blocco totale per i prossimi due anni. Attualmente la stretta riguarda le pensioni superiori a cinque volte il minimo inps (2.380 Euro), per le quali si azzera la rivalutazione automatica per il biennio 2012-2013. A questi assegni tuttavia viene riconosciuta una rivalutazione del 70% per la sola quota inferiore a tre volte il minimo (1.428 Euro).

Assegni reversibilità
: allo studio anche novità sugli assegni di reversibilità. Si potrebbe rafforzare il giro di vite sulle pensioni ai superstiti già prevista dalla manovra.

Rendite finanziarie: rispunta il progetto di aliquota unica per le rendite finanziarie, probabilmente al 20% con l’esclusione dei titoli di stato. Il regime attuale prevede il prelievo del 12,5% su obbligazioni, titoli di stato e guadagni di borsa, mentre sui depositi postali si applica il 27%.

Pareggio bilancio in Costituzione: l’obiettivo è quello di riformare l’articolo 81 della Costituzione per introdurre il vincolo del pareggio di bilancio obbligatorio. Già giovedì si riuniranno le commissioni congiunte affari costituzionali e bilancio di camera e senato per un’informativa del ministro dell’economia giulio tremonti. Si punta a far iniziare subito l’iter legislativo per arrivare a una rapida approvazione sia pure a tappe forzate seguendo l’esempio di germania e francia.

Mercato lavoro: le novità in arrivo dovrebbero riguardare lo Statuto dei lavoratori con il nuovo sistema di tutele e il consolidamento degli effetti della contrattazione aziendale così come definita nell’accordo del 28 giugno.

Libertà d’impresa
: tra le misure annunciate anche la modifica dell’articolo 41 sulla libertà d’impresa, cavallo di battaglia di Tremonti che la definisce la “madre di tutte le liberalizzazioni”.

La smentita di Sacconi. Il governo esclude interventi sulla previdenza, ed indica che eventualmente verranno discussi con le parti sociali. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervistato dal Tg1. “Allo stato non c’è nulla a questo proposito – dice – “Guarderemo insieme alla sostenibilità dei conti previdenziali che certamente nel medio-lungo sono a posto, e nel breve termine ne faremo una verifica con le parti sociali”.

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09 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/09/news/bersani_le_misure_del_governo_sono_sconcertanti-20239310/?rss

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IL COMMENTO DI MASSIMO GRAMELLINI

La Colpa di Vivere

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La Colpa Di Vivere by Livio Bonino
La Colpa Di Vivere, a photo by Livio Bonino on Flickr.
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Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita.

E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne? Le ragioni della scelta sono fin troppo facili da comprendere. I pensionandi non hanno una lobby che li tuteli e non godono neppure di simpatia sociale. Come gli anziani in genere. Con il prolungamento della vita media, la società sembra quasi imputare loro la colpa di non voler morire. Di questo passo guadagnerà seguaci la provocazione dello scrittore inglese Martin Amis, che in un’intervista alla Bbc propose di rimettere in ordine i conti dello Stato Sociale sopprimendo i cittadini al compimento dell’ottantesimo anno. Va bene tutto (insomma, quasi tutto). Ma un Paese di privilegiati come il nostro eviti almeno di mettere alla gogna degli individui che hanno la sola colpa di aver creduto nelle leggi.

Massimo Gramellini

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09 agosto 2011

fonte:  http://piove-governoladro.blogspot.com/

C’E’ LA CRISI? SALUTE! – Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati (ma forse potrebbero essere 6)

Terzo valico, dal governo Berlusconi un miliardo in regalo ai privati


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L’esecutivo si è ritirato da un contenzioso quasi vinto con le imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i lavori del Tav. Ora l’arbitrato potrebbe costare alle casse pubbliche una cifra a nove zeri

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di Ferruccio Sansa9 agosto 2011

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“Un regalo da un miliardo ai privati. Davvero non capisco: il governo aveva fatto ricorso alla Corte europea, sembrava sul punto di vincerlo e, all’improvviso, lo ha ritirato. Ora è in corso un arbitrato per il Terzo Valico tra Liguria e Lombardia che rischia di costare allo Stato una cifra a nove zeri”. Il senatore Enrico Musso – eletto nel Pdl, ma passato all’opposizione come rappresentante del Partito Liberale – ha presentato un’interrogazione parlamentare. Oggetto: il comportamento del governo nelle vicende dell’opera pubblica da 7 miliardi di euro. Risultato? “Il governo non mi ha risposto. C’è il rischio che lo Stato debba sborsare una somma enorme”. Nell’interrogazione il senatore ricorda che il governo Berlusconi ha fatto sorridere ripetutamente i privati: prima (nel 2002) ha ripristinato la norma che consentiva di affidare i mega appalti del Tav (e del Terzo Valico) senza gara europea. Poi ha ripristinato gli arbitrati, infine ha rinunciato a un ricorso quasi vinto.

È il 1991 quando il Tav, nato per realizzare l’Alta velocità, indica “i general contractors nella cerchia dei principali gruppi industriali italiani. Venivano scelti (senza gara) i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due, Iricav Uno, Cepav Uno ed erano stipulate con ciascuno le convenzioni”.

Da qui prenderanno il via decine di contenziosi che rischiano di prosciugare le casse delle Ferrovie e dello Stato. Racconta Antonio Di Pietro: “Ci sono imprese che guadagnano di più dai contenziosi con lo Stato che dall’esecuzione delle opere”. Ma il sistema Tav, ricostruisce Musso, nel 2001 scricchiola: “Il governo Amato dispone l’applicazione della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici ai lavori delle tratte ad alta velocità, nello specifico per i lavori non ancora iniziati i cui corrispettivi non fossero stati definiti”. Le imprese rischiano di dover fare la gara europea. Ma, ricorda l’interrogazione, il governo Berlusconi corre in soccorso dei privati: addio gare, si torna alla concessione.

La battaglia, però, non è chiusa: nel 2007 il governo Prodi rimette una pezza. Tocca a Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che oggi racconta: “Molte imprese facevano carte false per vincere la gara e poi andare in contenzioso perché il 95 per cento degli arbitrati si concludono a favore del privato”. Ecco la proposta Di Pietro: “L’idea era di eliminare gli arbitrati. In Consiglio dei ministri fu accolta con favore, ma in Parlamento ci trovammo di fronte pressioni fortissime. Risultato: gli arbitrati furono ammessi soltanto per chi aveva già vinto gli appalti. Ma si misero limiti al risarcimento…”. La febbre da arbitrato, per Di Pietro, è alla radice di due mali: “Lo Stato spende molto di più e spesso le opere pubbliche restano bloccate durante il contenzioso”.

Ma la legge del 2007 ha un altro effetto: dispone che vengano revocate le concessioni rilasciate dalle Ferrovie dello Stato a Tav nel 1991 per la tratta Milano-Verona e la sub-tratta Verona-Padova, ma soprattutto quella del 1992 per il Terzo Valico.

Tutto risolto? Per niente. Come ricorda l’interrogazione, nel 2008 arriva il decreto legge del governo Berlusconi: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. In mezzo a decine di articoli, ricorda Musso, passa la norma che “dispone la prosecuzione, senza soluzione di continuità, delle convenzioni siglate da Tav”. Insomma, torna Berlusconi e la palla ripassa ai privati.

Non è finita. L’ultimo capitolo, finora inedito, potrebbe costare caro. Tra le polemiche ha preso il via un contenzioso fra il governo (all’epoca Prodi) e i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due. Dal Tar del Lazio la parola passa alla Corte di Giustizia Europea. Nel 2008 l’Avvocato Generale, Verica Trstenjak, produce il suo parere. Che per i privati non suona favorevole. Primo, si privilegia il mercato: “L’interesse della Comunità ad una situazione di mercato libera da discriminazioni deve essere preso pienamente in considerazione nella valutazione degli interessi contrapposti”. Sembrano poi mettersi limiti ai risarcimenti: “Il beneficiario può opporsi ad una correzione che gli sottrae un vantaggio di cui ha goduto fino a questo momento solo a condizione che sia in buona fede”. L’avvocato generale prosegue: “Non convincono argomenti come quello concernente la tutela del legittimo affidamento invocato dai consorzi”.

Il parere dell’Avvocato non è vincolante, ma di solito apre le porte alla decisione della Corte. Il governo sembra destinato a vincere (risparmiando miliardi). E qui ecco il terzo “regalo” del centrodestra ai privati: “Nel 2008 – conclude Musso – a un passo dalla sentenza, il governo e i privati rinunciano alla causa. Si passa all’arbitrato”. Ma perché il governo Berlusconi ha abbandonato una causa che sembrava vinta dallo Stato? Quanto costerà l’arbitrato? Il Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo al viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ha comunicato di “non essere disposto a rispondere sull’argomento”. Nessuna risposta neanche all’interrogazione dell’onorevole Musso. Ma si sa: l’arbitrato sul Terzo Valico rischia di costare un miliardo.

da il Fatto quotidiano del 9 agosto 2011

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se ne parlava già…

FS verso il fallimento per la TAV

6 miliardi di Euro. Gli arbitrati scaturiti dall’Alta Velocità rischiano di far fallire le Ferrovie dello Stato

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Nel 2006 i costo dell’Alta Velocità sono arrivati alla stratosferica cifra di 32 miliardi di euro. L’Alta Velocità doveva costare meno di 6 (quando è stata progettata nel 1991). Ora 6 miliardi di euro costituiscono solo il costo delle varie vertenze legali
FS  verso  il  fallimento  per  la  TAV
FS verso il fallimento per la TAV

A  rivelarlo  è  un  Memorandum  riservato   delle  FFSS  e due  articoli del  Fatto Quotidiano. Due  articoli  del  Fatto  Quotidiano  che stanno   mandando  letteralmente in  crisi  Mauro  Moretti (Amministratore  Delegato  Ferrovie  dello  Stato  Spa).

– “FS,  Bomba da  6  miliardi”   (FQ – 8  agosto 2010 – Alfredo  Faieta e Stefano  Feltri)

– “Nei  bilanci FS i  costi  nascosti della  TAV. Il  rischio di  perdere gli  arbitrati con  le  imprese minaccia  i  conti” (FQ – 12  agosto  2010 – Stefano  Feltri).

La mega  bugna  degli  arbitrati  sull’Alta  Velocità  è  l’ennesima malversazione di  Mauro  Moretti (di  cui  son corresponsabili in  solido anche i   predecessori Elio  Catania, Lorenzo  Necci & Giancarlo  Cimoli  sia  ben  inteso). Che  il  sistema AV/AC (Alta  Velocità  Alta Capacità) aveva  del  marcio  se  n’erano  già  accorti qualche  anno  fa i  signori dell’A.V.C.P. (Autorità per  la  Vigilanza sui  Contratti Pubblici di  Lavori Servizi  e  Forniture). Lo rivela una  lettera  del 1° agosto  2008 inviata a  Rete   Ferroviaria  Italiana  SpaTav  Spa, Fiat  Spa, Consorzio  Iricav Uno  ad  oggetto: “Sistema  Ferroviario Alta  Velocità/Alta  Capacità. Indagine  relativa  agli  interventi gestiti da  TAV  Spa. Riscontro dei  soggetti  interessati ai  rilievi  formulati dall’Autorità con  risoluzione del  19  dicembre 2007”.

I  due  Consiglieri  Relatori (Alessandro  Botto e Andrea  Camanzi)  e il  Presidente  dell’A.V.C.P. (Luigi  Giampaolino)  hanno  infatti contestato la  committenza  dei  contratti in  esclusiva (a  trattativa  privata  e  senza  alcuna  gara  d’appalto)   ai  tre General  Contractors: ENI, FIATIRI   “Il   Consiglio dell’Autorità nella  seduta  del 19/20 dicembre  2007 ha  approvato  un  atto  di  risoluzione con il  quale in  riferimento alla  realizzazione degli  interventi relativi alle  linee  ferroviarie Roma-Napoli-Bologna-Firenze,  in  corso  di  avanzata  esecuzione,  ha  evidenziato  il  mancato  rispetto dei  principi  che  regolano il  settore  degli appalti  pubblici… Tutti  i  soggetti  interessati  hanno in  primo  luogo  evidenziato come  l’importo che  viene  indicato  come il  Prezzo  Forfetario di  cui  alla  convenzione  originaria fosse  in  realtà  stabilito …  senza  tener  conto  di  una  effettiva  valutazione  dell’opera”.

Tradotto  brutalmente: trasparenza  zero e zero concorrenza. Nella  TAV totale discriminazione del  mercato a  favore  dei soli  3  General  Contractors (Eni,  Fiat  e  Iri) che  si  son  gestiti la  TAV in  regime  di monopolio esclusivo alla  faccia del  libero  mercato  e  della  libera  concorrenza.  Tant’è  vero  che sulla  questione General  Contractors per  la  TAV la  Commissione  Europea  è  intervenuta con  una  procedura  d’infrazione  contro  l’Italia  (in data 30  marzo  2004).

E’  ovvio  che  il  ricorso al  libero  mercato,  alla  sana  concorrenza  tra  le  imprese,   nonchè il  ricorso a  procedure  concorsuali,  avrebbe avuto  un  impatto positivo  sulla  TAV  in  termini di economicità  e d’efficienza.

L’Autorità ha  evidenziato  in  primo  luogo come,  con  successivi atti  integrativi alla  Convenzione  iniziale, sia  sia  affidato  ai  General  Contractors un’opera  sostanzialmente diversa  da  quella prevista  nell’atto  originario …  a  seguito di  definizione di  un  Prezzo  Forfetario notevolmente  superiore a  quello  indicato nelle  Convenzioni  originarie, in  quanto  ipotesi  non contemplata da  dette  Convenzioni, si  conferma  tuttavia  che,  con  gli  Atti  Integrativi, sono  stati  affidati  ai  General  Contractors contratti  di  ben  maggiore  importo rispetto a  quelli  che  inizialmente –  e  sia  pure  di  larghissima  massima – preventivati,  pèr  opere  che, nel  corso  della  redazione  della  progettazione esecutiva sono  state  definite ed  hanno  recepito  sostanziali  nuove  istanze da  parte  del Committente…”.

Tradotto:  In  assenza  di  qualsivoglia  concorrenza Eni,  Fiat  e  Iri si  son  gestiti  la  TAV  come cazzo hanno  voluto gonfiando  i  prezzi  a dismisura ed escogitando l’escamotage  degli  “Atti  Integrativi” per aggirare  e  fottere la  Convenzione  Originaria.

La lettera/schiaffo dell’Autorità di  Vigilanza  sui  Contratti prosegue  su un tono  altero (ci  perdoni  lo  spirito  il  Ministro  dei  Trasporti  Matteoli):

“…TAV  Spa  avrebbe  potuto valutare  di  sciogliere il  contratto, stante  la  rilevante  difformità economica (nel  caso  della  Tratta  BO-FI il  costo  dell’intera  opera con  l’Atto  Integrativo del  7.5.1996 e  l’Accordo  del 20.12.1999  è  quasi  triplicato) applicandosi comunque  le  disposizioni di  carattere  generale relative  alla   risoluzione dei  contratti  ed, in  particolare ravvisandosi  nel  caso  di  specie l’ipotesi  di eccessiva onerosità  sopravvenuta …”.

Prosegue  la  lettera/mazzata:

“…per  quanto  attiene alla differenza  dei  costi,  nei  tratti  affidati ad  imprese  terze,  tra  il  corrispettivo all’impresa  esecutrice ed  il  corrispettivo erogato  da TAV  ai General  Contractors … si  osserva  che gli  elementi  forniti dagli  interessati,  generici  e non sopportati da  elementi analitici, non  hanno  consentito  di  operare un  confronto, neanche  di  larghissima approssimazione. E’  evidente come  l’assenza  di  un  confronto in  tal  senso  lasci del  tutto  inalterate  le  osservazioni circa  la  diseconomicità della  procedura  attuata rispetto  ad  una  procedura  concorsuale,  sviluppata  sulla  base di  adeguata  progettazione, che  avrebbe  rimesso al  mercato  la  definizione del  prezzo  dell’opera…”

Semplificando:  i  General  Contractors laddove  hanno  subappaltato i  lavori hanno lucrato  di  brutto dando  le  briciole alle  imprese  subappaltatrici  facendo  delle  creste  mostruose sugli appalti. Un  vero  furto  con  destrezza. Le  imprese  che  materialmente hanno eseguito le  opere hanno  preso  quattro  soldi ed  i  General  Contractors  senza  muovere  un  dito  si  son  presi  la  fetta  più  consistente della  torta. Questo  dimostra  che  l’opera  in  realtà  poteva  costare  molto  di  meno. Se TAV/FS  avessero  baypassato di  General  Contractors e  avesse  affidato  i  lavori  direttamente  alle  imprese  esecutrici (tramite appalti ad  evidenza  pubblica  come  avviene  in  tutti  i  paesi del  mondo  civilizzato) lo  Stato avrebbe  risparmiato  una  montagna  di  soldi (i quattrini sottratti  con  destrezza  dai  General  Contractors).

TAV Spa ha  replicato  in  modo  serafico a questa  valanga  di  contestazioni dicendo: “… al  riguardo  TAV ha  assicurato  che  porrà la  massima  attenzione alla  definizione dei  contenziosi  in corso,  affinché  con  i  general  contractors non  siano  alterate di  fatto  le  statuizioni contrattuali…”.

Infatti  ora pende  una  mannaia  di  oltre  6  miliardi  di  euro  su TAV/FS per  gli  arbitrati  sull’alta  velocità (prudenzialmente si  stima  che  almeno  il  70 %  di  questo  ammontare  sarà  certamente  da  pagare). Il  problema  è  che  se  FS dovrà  sborsare  sti  quattrini (o  dovesse  diventare  insolvente) saremmo  tutti  noi  a doverne  pagarne  le  spese.

In  quest’evenienza … Buon  TAV  a  tutti!

http://piemonte.indymedia.org/../attachments/jan2010/berlusconi_brinda.jpg

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19 agosto, 2010

fonte:  http://piemonte.indymedia.org/article/9699

Londra ha paura, teme un’altra notte di saccheggi e violenza / VIDEO: Il ‘perché’ e le violenze

Regno Unito in fiamme. Il diario delle violenze

Pubblicato in data 09/ago/2011 da

Cameron: «faremo sentire la forza della legge»

Londra ha paura, teme un’altra notte di saccheggi e violenza

https://i2.wp.com/www.ilsecoloxix.it/r/IlSecoloXIXWEB/mondo/foto/2011/08/09/2007cde926a10662950598449a1f945a-018.jpg

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Londra – Nuovi dettagli emergono sulla morte di Mark Duggan, il pregiudicato 29enne ucciso dalla polizia giovedì scorso nel quartiere di Tottenham, dove sono nati i primi scontri che poi si sono diffusi a macchia d’olio in diversi quartieri di Londra.

«Al momento non ci sono prove che indichino che la pistola rinvenuta sul luogo della morte di Mark Duggan abbia esploso dei colpi. Una pistola non della polizia è stata rinvenuta sulla scena del crimine ed era carica. Mark Duggan è stato ucciso da un singolo proiettile che lo ha colpito al petto. Porta inoltre i segni di una seconda ferita d’arma da fuoco sul braccio destro».

«Un agente della CO19 – unità speciale della polizia britannica – ha sparato due colpi e il proiettile rinvenuto nella radio di un agente della Metropolitan Police è compatibile con quelli in dotazione della polizia». Questo l’esito del rapporto preliminare della Independent Police Complaints Commission, l’ente che sta indagando sull’accaduto.

Intanto dopo gli scontri della scorsa notte, migliaia di poliziotti si preparano a scendere nelle strade di Londra per impedire il ripetersi dei saccheggi e devastazioni che hanno colpito parti della capitale nelle ultime tre notti. I leader delle comunità locali hanno cercato di spiegare le violenze, le più gravi a Londra negli ultimi decenni, come il prodotto della crescente diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza e nelle opportunità nella grande città multietnica. Ma molti londinesi sono stati sorpresi dall’ampiezza dei saccheggi con bande di giovani che hanno preso d’assalto negozi, arraffando vestiti, scarpe, prodotti di elettronica e dando alle fiamme diverse auto in aperta sfida alla polizia.

Questa sera un gruppo di 200 ragazzi con il volto coperto ha rotto alcune vetrine a West Bromwich, nel nord ovest di Birmingham.

Dal canale YouTube del Secolo XIX la terza notte di scontri a Londra:

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«Questa è criminalità pura e semplice» ha detto oggi ai giornalisti fuori dal suo ufficio di Downing Street il premier David Cameron, rientrato in Gran Bretagna dopo aver interrotto le vacanze in Italia. «Le persone non dovrebbero avere dubbi sul fatto che faremo tutto ciò che è necessario per ripristinare l’ordine nelle strade britanniche», ha concluso Cameron, precisando che stasera saranno impiegati nelle strade di Londra 16.000 agenti. Un 26enne che era stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre era in macchina a Croydon, zona sud di Londra, durante gli scontri di questa settimana è morto, diventando la prima vittima delle violenze che si sono allargate ad altre città della Gran Bretagna.

Completamente distrutto dalle fiamme il magazzino della Sony ad Enfield, a nord di Londra, un edificio a tre piani per un totale di 20 mila metri quadri di superficie. Si tratta dell’unico deposito di Cd e Dvd del gruppo in Gran Bretagna. Secondo un portavoce della Sony «sarà inevitabile un impatto negativo sulle consegne di Cd e Dvd» nel Paese. Infatti come annunciato poco fa il nuovo singolo degli Arctic Monkeys, The Hellcat Spangled Shalalala, è andato completamente distrutto e la canzone sarà disponibile solo sul sito della band.

Nel video il magazzino della Sony in fiamme:

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Partite di calcio cancellate – A causa dei disordini è stata cancellata l’amichevole Inghilterra-Olanda in programma domani, come ha fatto sapere oggi la English Football Association. Cancellate anche una serie di partite della English League Cup previste per oggi, tra cui West Ham United-Aldershot Town e Charlton Athletic-Reading.

La polizia ha detto di avere arrestato oltre 200 persone nel corso della notte, 450 in totale nei tre giorni di disordini. Si sono registrate violenze anche a Bristol, nel sudovest, e a Liverpool, nel nordovest.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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09 agosto 2011

fonte:  http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/08/09/AO9rfns-londra_saccheggi_violenza.shtml

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DAL SITO DI REPUBBLICA

GLI SCONTRI

 Inghilterra,  quarta notte  di rivolta   muore un ragazzo: è  prima vittima

Inghilterra, quarta notte di rivolta
muore un ragazzo: è prima vittima

Scotland Yard: “Duggan non sparò a polizia”
La fotografia Il salto nel vuoto / La sequenza
Video Ferito e derubatoFoto Prima e dopo

È un ragazzo di 26 anni ferito ieri. Cameron: “Sono criminali, nella capitale 16 mila agenti” (video). Primi clamorosi risultati dell’inchiesta sull’uccisione del giovane nero che ha originato la rivolta: “Non fece fuoco contro gli agenti”. Guerriglia in varie città. Annullata amichevole con l’Olanda. Centinaia di arresti. Contestato Johnson (video) di M. SMARGIASSI  / Commenta

FOTORACCONTO LondraEnfieldBirmingham
I saccheggi Ricercati  Suoni Mappa Il dossier
Una donna sfida i rivoltosi “Io, pestata dalla polizia”
I social network ‘dentro’ la rivolta di C. SAVIANO e P.PISA

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SIRIA – Assad gela la Turchia: “Lotta senza quartiere contro i terroristi”

Syrian Military Open Fire in Idlib

Caricato da in data 08/ago/2011

Amateur videos posted on a social media website shows heavy gunfire in the Syrian city of Idlib and a funeral attack by security forces on August 7.

Witnesses have said they that dead bodies can be seen on the streets as demonstrations continue calling for an end to the regime of President Bashar Al-Assad.

A second video shows mourners passing the Idlib Governorate building towards security line, before heavy gunfire breaks out forcing them to flee in the opposite direction.

Activist told reporters that eight people had been killed overnight in Idlib after protests at evening prayers.

The reported killings in Idlib come on the day that Syrian troops killed at least 38 people in a tank assault on the eastern city of Deir Al-Zor.

However, this cannot be verified by Al Arabiya.

The Syrian government has banned foreign media since the start of the uprising against the regime, making it difficult to verify statements from residents and authorities.

By:
Ikram Al Yacoub
Al Arabiya With Agencies

09/08/2011 – NON SI ARRESTA LA REPRESSIONE DEL REGIME: 47 CIVILI UCCISI NELLE ULTIME 24 ORE

Assad gela la Turchia: “Lotta senza quartiere contro i terroristi”

Infruttuosa la missione a Damasco del ministro degli Esteri di Ankara. L’Egitto: «Siamo verso un punto di non ritorno». Giallo sulla sorte del generale Ali Habib

Il presidente siriano Bashar al-Assad (a sinistra) ha ricevuto oggi a Damasco il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu

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Il presidente siriano Bashar al-Assad si è detto determinato a combattere contro «i gruppi di terroristi», accusati di seminare il caos nel paese. «Non diminuiremo la pressione contro i gruppi terroristici», ha affermato Assad durante l’incontro con il capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa di regime, Sana. Nel corso dell’incontro, in base a quanto riferiscono i media turchi, Davutoglu ha intimato ad Assad di porre fine alla repressione nei confronti della popolazione civile del suo paese. Il governo siriano si rifiuta tuttavia di riconoscere la vastità e le ragioni della contestazione e accusa dei «gruppi armati» non meglio definiti di essere i responsabili della rivolta in corso nel paese dal 15 marzo.

Il fallimento della missione diplomatica turca non sembra scoraggiare nuove iniziative internazionali per fermare la repressione. Il sottosegretario agli esteri brasiliano, Paulo Cordeiro, è a Damasco dove per colloqui domani con le autorità di Damaasco insieme a rappresentanti della missione Ibas (gruppo che include Brasile, India e Sudafrica) per cercare una soluzione negoziata alla crisi nel Paese. Lo annuncia oggi l’organo dello stato brasiliano, Agencia Brasil. Cordeiro è stato inviato in Siria dal ministro degli esteri brasiliano, Antonio Patriota, a cercare una soluzione negoziata. Il governo brasiliano infatti respinge ogni ingerenza o sanzione contro la Siria. Ieri la presidente Dilma Rousseff si è espressa sul caso siriano ricordando che l’uso della forza «deve essere sempre l’ultimo ricorso: il Brasile è un paese che crede nel valore del dialogo». Si dichiara scettico invece il ministro degli Esteri egiziano, che non nasconde il timore che la situazione in Siria sia diretta «verso un punto di non ritorno», chiedendo la fine immediata di ogni forma di violenza.

Intanto non si arresta la spirale di violenza del regime. Sarebbero quasi 50 i civili uccisi oggi in diverse regioni della Siria dalle forze di sicurezza e dai militari governativi. Lo riferiscono diverse piattaforme di attivisti siriani in patria e all’estero. Secondo le fonti, 26 persone sono state uccise nei pressi di Soran, a nord di Hama. Tra queste figurerebbero cinque bambini freddati da non meglio precisati cecchini. Altre 17 persone sarebbero morte a Dayr az Zor, capoluogo della regione orientale al confine con l’Iraq, da giorni teatro di una massiccia offensiva militare. Almeno quattro civili, tra cui un bimbo, sarebbero inoltre stati uccisi a Binnish, località sulla strada tra Idlib e Aleppo, nella regione nord-occidentale al confine con la Turchia.

Nel frattempo si tinge di giallo la sorte di Ali Habib. Secondo i siti dell’opposizione siriana il generale, rimosso ieri dal presidente siriano Bashar al-Assad dal suo ruolo di ministro della Difesa, è stato trovato morto nella sua abitazione. Proprio ieri l’agenzia di stampa ufficiale Sana riferiva del peggioramento delle condizioni di salute di Habib, sostituito nel suo incarico dal generale Dawood Rajha. Al momento la notizia della morte di Habib non è stata confermata.

Secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche al giornale arabo “al-Sharq al-Awsat”, «il ministro della Difesa uscente era uno dei più accesi oppositori della campagna militare contro Hama e ha espresso più di una volta la sua contrarietà». L’ex ministro era anche contrario «al ruolo affidato all’esercito, che era quello di reprimere la popolazione siriana. Questo ruolo a suo avviso aveva provocato anche delle piccole defezioni tra i militari».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/415191/

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LA NAVE SEQUESTRATA – Prigionieri della Savina Caylyn, foto choc. Gli imbarazzi della Farnesina / Ascolta

LA NAVE SEQUESTRATA

Prigionieri della Savina Caylyn, foto choc 
Gli imbarazzi della Farnesina / Ascolta

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L’Unità di crisi della Farnesina ammette in una drammatica telefonata a uno dei parenti dei marinai: “Da oltre 50 giorni non abbiamo nessun contatto diretto con la nave e i suoi occupanti”. Il sequestro lo scorso 8 febbraio

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di IRENE DE ARCANGELIS

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 Prigionieri della Savina Caylyn,  foto choc      Gli imbarazzi della Farnesina /  Ascolta

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NAPOLI – Nessuno sa cosa sta succedendo a bordo della motocisterna Savina Caylyn da cinquantacinque giorni. Non lo sa l’armatore (Fratelli D’Amato), ma non lo sa neanche la Farnesina, come si evince dalla telefonata tra uno dei familiari e un funzionario dell’Unità di crisi del ministero degli Esteri.

Circa otto minuti di conversazione in cui Nicola, il figlio del direttore di macchina Antonio Verrecchia, tenta disperatamente di aggrapparsi ai silenzi e alle risposte vaghe per cercare di capire se suo padre e gli altri quattro italiani dell’equipaggio sequestrato lo scorso 8 febbraio sono ancora vivi. L’Unità di crisi non sa rispondere, rimanda il problema al ministero della Difesa che, si deduce, non fornisce risposte.

A sei mesi e un giorno dal sequestro da parte dei pirati somali a largo delle coste della Somalia, si stanno moltiplicando gli appelli dei familiari che però non vedono una svolta nel rapimento. La società armatrice, per tramite del suo intermediario inglese, ha offerto una cifra per il riscatto ai sequestratori molto più bassa della loro richiesta (sedici milioni di dollari) ma i pirati si sono dichiarati pronti a lasciare le cose come sono oggi. Hanno detto di essere ricchi e poter aspettare anche due anni.

La lettera a Repubblica   Il sequestro lo scorso 8 febbraio

L’equipaggio a bordo, però, non ne può più. Scarso il cibo, alcuni marittimi sono malati ma non ci sono le medicine per curarli. Qualche giorno fa sulle pagine di Repubblica la famiglia Guardascione (Costanzo è il terzo ufficiale) aveva scritto una lettera carica di ironia che ringraziava lo Stato italiano per essersi presa cura dei suoi connazionali. Ma il pungente documento non ha provocato reazioni da parte del ministero degli Esteri.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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09 agosto 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/08/09/news/i_sequestrati_della_nave-20220895/?rss

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L’INCHIESTA – P4: “Esiste associazione a delinquere”. Bisignani in carcere, ma misura sospesa

L’INCHIESTA


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P4: “Esiste associazione a delinquere”
Bisignani in carcere, ma misura sospesa

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Si aggravano le accuse contro il deputato del Pdl Papa e il faccendiere: il Riesame ribalta la decisione del gip sul reato associativo. Deciso anche l’arresto del consulente, ma il provvedimento è sospeso fino alla decisione della Cassazione

P4: "Esiste associazione a delinquere" Bisignani in carcere, ma misura sospesa Alfonso Papa

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NAPOLI – Sussistono gli elementi a sostegno dell’accusa di associazione per delinquere contestata dai pm nei confronti degli indagati dell’inchiesta sulla cosiddetta P4. È quanto ha deciso il tribunale del Riesame di Napoli che ha depositato l’ordinanza accogliendo la richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio relativa alla sussistenza del reato associativo. La decisione ribalta quella del gip, che nelle ordinanze di custodia aveva escluso tale accusa. Il provvedimento riguarda, tra gli altri, l’uomo d’affari Luigi Bisignani, attualmente agli arresti domiciliari, e il deputato del Pdl Alfonso Papa, che è detenuto nel carcere di Poggioreale.

In particolare, il tribunale del Riesame ha accolto il “capo A” della richiesta dei pm Curcio e Woodcock, in cui si sostiene che Bisignani, Papa e La Monica “promuovevano, costituivano e prendevano parte (unitamente ad altri soggetti appartenenti alle forze di polizia in corso di identificazione) a un’associazione per delinquere, organizzata e mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l’amministrazione della giustizia”.

I tre, secondo la Procura di Napoli, avrebbero acquisito sia “notizie e informazioni riservate e segrete inerenti a procedimenti penali in corso” sia “notizie e informazioni inerenti a ‘dati sensibili’ e strettamente personali e riservati, riguardanti in particolare esponenti di vertice delle istituzioni e alte cariche dello Stato”. Notizie che “venivano utilizzate in modo indebito” per “commettere una serie indeterminata di delitti di favoreggiamento”, per “ottenere denari, favori e utilità” da imprenditori coinvolti nelle indagine e per “infangare ovvero per poter poi ricattare ed esercitare indebite pressioni sui medesimi esponenti delle istituzioni”.

Papa, Bisignani e La Monica, concludono i pm nel capo di imputazione, “promuovevano e partecipavano a una struttura associativa vietata dall’art.18 della Costituzione, in seno alla quale venivano svolte attività dirette a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubblica – e in particolare della giustizia – anche a ordinamento autonomo, di enti pubblici, anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali anche di interesse nazionale”.

Nella sua ordinanza, il tribunale del Riesame ha accolto anche la richiesta contenuta nel “capo B” della richiesta dei pm, tentativo di corruzione, ma solo nei confronti di Bisignani e Papa, e quella nel “capo V”, ricettazione delle schede telefoniche, per tutti e tre.

Come richiesto dai pm, il Riesame ha anche disposto la detenzione in carcere di Luigi Bisignani  e del carabiniere Enrico La Monica, che è latitante in Africa. Per quanto riguarda Bisignani, l’esecuzione della misura cautelare è sospesa: il faccendiere resta ai domiciliari fino al pronunciamento della Cassazione, dato che i legali hanno già annunciato il ricorso.

Soddisfazione in Procura. Grande soddisfazione per la decisione del Riesame del procuratore della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore: “Esce rafforzata la tesi della procura in merito alla sussistenza del reato di associazione per delinquere. Tutta la tesi accusatoria ha trovato accoglimento attraverso la decisione del Riesame che ha ritenuto fondato il nostro appello dimostrando la validità dell’impianto accusatorio”.

Difesa Papa: “Ce lo aspettavamo”. “Una decisione più che naturale, in un certo senso attesa”. Così Giuseppe D’Alise, uno degli avvocati del parlamentare Pdl Alfonso Papa, commenta la decisione del Riesame che ha ravvisato anche l’associazione a delinquere, inizialmente esclusa dal gip, nei confronti del suo assistito.
“Era ovvio – dice il legale – che il Riesame accogliesse la tesi accusatoria una volta rigettate le istanze sia di Bisignani che di Papa. Ci riserviamo di leggere le motivazioni per proporre ricorso in Cassazione. Ripeto – conclude D’Alise – era intuibile che avrebbero accolto l’appello del pm”.

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09 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/09/news/p4_associazione_delinquere-20221109/?rss

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DIRETTA – Borse, Piazza Affari chiude a +0,52%. Allarme Fed: tassi bassi fino al 2013

Diretta

Borse, Piazza Affari chiude a +0,52%
Allarme Fed: tassi bassi fino al 2013

Borse, Piazza Affari chiude a +0,52% Wall Street sale, attesa per la Fed

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Dopo il crollo dei listini europei e il tonfo di Wall Street, rimbalzano le borse europee: l’indice Ftse Mib segna un +0,52%. Salgono Londra e Parigi. Obama ha provato a rassicurare i mercati ma non è riuscito a fermare le vendite. Si aspettano le decisioni della Fed, ma New York cresce nell’attesa

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(Aggiornato alle 21:24 del 09 agosto 2011)

21:24 Trani: indagati 6 esponenti di Moody’s e S&P 81 – Alcuni analisti delle agenzie di rating Standard & Poor’s e Moody’s avrebbero pesantemente fuorviato il mercato con “giudizi falsi, infondati o comunque imprudenti”. E’ quanto si legge nell’ordinanza di esibizione degli atti firmata dalla Procura di Trani. Gli indagati sono sei e secondo il pm “elaboravano e diffondevano” tra maggio e luglio scorsi “anche a mercati aperti” notizie “non corrette (dunque false anche in parte) comunque esagerate e tendenziose sulla tenuta del sistema economico-finanziario e bancario italiano, concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari”.

20:53 Petrolio in deciso calo 80 – Il petrolio Ha chiuso in deciso calo, scivolando al di sotto della soglia degli 80 dollari al barile, dopo la decisione della federal reserve di lasciare il costo del denaro ai minimi storici, livello dove dovrebbero restare fino a metà 2013. I future sul greggio con scadenza a settembre hanno finito in calo a 79,30 dollari, 2,01 dollari, il 2,5%, in meno rispetto alla chiusura di ieri.

20:48 Wall Street torna in negativo 79 – Wall Street gira in negativo dopo la Fed. Il Dow Jones perde l’1,41% a 10.670,21 punti, il nasdaq cede lo 0,36% a 2.352,15 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,60% a 1.112,69 punti.

20:33 Wall Street limita i guadagni 78 – Wall Street lima i suoi guadagni dopo il comunicato finale della Fed, secondo cui l’economia Usa sta crescendo meno del previsto e la ripresa sarà lenta. Il Dow Jones sale dello 0,22% e il Nasdaq dell’1,57%.

20:31 Wall Street torna in positivo 77 – Wall Street: forti oscillazioni dopo Fed: torna in positivo

20:30 Fed: Pronti a varare nuove misure a sostegno economia 76 – La Federal reserve ha segnalato di essere pronta a “varare altre misure a sostegno dell’economia” e di volere “continuare con la politica di reinvestiemnto nei titoli di stato americani”. E’ quanto si legge nel comunicato che accompagna la decisione di lasciare i tassi fermi al minimo storico compreso tra lo 0 e lo 0,25 per cento.

20:27 Fed: ripresa più lenta del previsto 75 – La crescita dell’economia Usa fino a questa prima parte dell’anno è stata “considerevolmente più bassa del previsto”. E’ quanto emerge dal comunicato finale della Fed. La banca centrale si aspetta “nei prossimi trimestri” un “passo della ripresa più lento”. Anche il mercato del lavoro è stato “più debole delle aspettative”.

20:26 Fed: sui tassi decisione non unanime 74 – Come ampiamente previsto, la Federal Reserve, al termine della riunione del Fomc (il braccio di politica monetaria della banca centrale), ha deciso di lasciare i tassi di interesse a un range tra lo 0 e lo 0,25%, il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008. Diversamente dal meeting precedente, non è prevista un conferenza stampa del presidente Ben Bernanke. La decisione non è stata unanime: 7 governatori a favore e 3 contrari.

20:25 Fed: rischi al ribasso Usa aumentano 73 – La Fed: I rischi al ribasso sulle prospettive economiche Usa sono aumentate.

20:25 Wall Street gira in negativo 72 – Dopo l’annuncio della Fed, Wall Street gira in negativo

20:24 La Fed: Tassi bassi fino al 2013 71 – I tassi di interesse resteranno eccezionalmente bassi almeno fino alla metà del 2013. Lo afferma la Fed.

19:23 Standard & Poor’s: “Giusto declassare gli Usa” 70 – Il presidente di Standard & Poor’s non ci sta e, per l’ennesima volta, ha difeso la scelta della sua agenzia di declassare il rating sul debito sovrano degli Stati Uniti da AAA a AA+ con outlook `negativò. In un’intervista all’emittente Cnbc, il direttore generale dell’agenzia di rating Deven Sharma, ha spiegato che la scelta di tagliare il rating dell’America lo scorso venerdì è maturata dopo un’attenta analisi delle finanze Usa.

18:22 Wall Street continua il trend positivo 69 – Wall Street continua la corsa positiva. Il Dow Jones sale dell’1,97% a 11.022,56 punti, il Nasdaq accelera e cresce del 3,47% a 2.439,60 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un rialzo del 2,68% A 1149,44.

18:14 Standard & Poor indagata dalla procura di Trani 68 – Sono tre gli analisti di Standard & Poor indagati dalla procura di Trani per aver “elaborato e diffuso” giudizi “falsi, parzialmente infondati o comunque imprudenti, tendenziosi e scorretti” sul sistema economico-finanziario e bancario italiano: si tratta di Eilen Zhang, Frank Gill e Moritz Kraemer, quest’ultimo responsabile per il debito europeo.

18:10 Aliquota al 20% per le rendite finanziarie 67 – Armonizzazione delle rendite finanziarie sui livelli europei: cioè aumento dell’aliquota dal 12,5% al 20%. Esclusi, ovviamente, i titoli di Stato. E’, da quanto si apprende, una delle ipotesi sulle quali si starebbe lavorando per raccogliere risorse da destinare al pareggio di bilancio anticipato.

18:02 Ecco le proposte della Cgil anticrisi per il tavolo di domani a Palazzo Chigi 66 – Un piano strutturale di lotta all’evasione fiscale e al sommerso, un imposta sui grandi immobili e una ordinaria sulle grandi ricchezze, l’armonizzazione a livello europeo della tassazione sulle rendite finanziarie, la riduzione dei costi della politica e l’aumento della tassa di successione per avviare un intervento di natura straordinaria per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Queste in estrema sintesi le proposte che la Cgil avanzerà al tavolo di domani a Palazzo Chigi.

18:01 Domani vertice Pdl sulla crisi 65 – “Domani, al termine dell’incontro del governo con le parti sociali, il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, ha convocato, presso la sede del partito, in via dell’Umiltà a Roma, un vertice sulla crisi internazionale e sulle misure allo studio dell’esecutivo. Sono stati invitati a partecipare i capigruppo, i coordinatori e i ministri che hanno preso parte all’incontro con le parti sociali”. Lo rende noto un comunicato del partito.

17:49 Orfini, Pd: “La Rai apra programmi di approfondimento sulla crisi” 64 – “Di fronte alla gravissima situazione internazionale e alla crisi del nostro Paese evidentemente la Rai non ritiene di svolgere la propria funzione di servizio pubblico. O davvero il presidente Garimberti e il dg Lei ritengono i pochi approfondimenti trasmessi in questi giorni sufficienti?”. Lo ha dichiarato Matteo Orfini, della segreteria Pd, responsabile Cultura e informazione.

17:38 Borse europee in rialzo: cala solo Madrid 63 – A Londra l’indice Ftse 100 avanza dell’1,89%. Anche il Cac 40 di Parigi sale, dell’1,63%. Bene anche il Dax di Francoforte, in leggero rialzo dello 0,1%, dopo aver ceduto in mattinata oltre il 5%. Madrid cala dello 0,36%, mentre Atene avanza dello 0,42%

17:34 Borse, Piazza Affari chiude a +0,52% 62 – A Piazza Affari riesce il rimbalzo e chiude positiva, con l’indice Ftse Mib che segna un +0,52% a 15.721 punti

16:58 Wall Street, il Nasdaq vola oltre il 3% 61 – La borsa Usa continua a salire, con il Nasdaq che sale del 3,24%. Il Dow Jones sale del 2,17%, sopra 11 mila punti. I listini Usa aspettano alla riunione della Fed

16:26 Milano non segue Wall Street 60 – Niente da fare per piazza Affari, che non riesce a seguire il rimbalzo di Wall Street. Dopo aver azzerato le perdite, Ftse Mib -0,84% e All Share -0,68%.

16:13 Putin: “Se serve metteremo liquidità sui mercati” 59 – Le autorità finanziarie russe, “se necessario, potranno fornire ai mercati la liquidità necessaria”. Lo ha detto il primo ministro Vladimir Putin

16:11 Dow Jones a 11mila punti 58 – Il Dow Jones estende il rimbalzo e riguadagna quota 11mila punti, a 11.002 (+1,78%), con un massimo infraday di 11.031,22.

16:09 Borse europee di nuovo in negativo 57 – Restano molto volatili le Borse europee, che tornano a virare in negativo. Londra cede lo 0,16%. Milano fallisce il rimbalzo e scende dell’1,10%. Francoforte riduce le perdite e si attesta a -1,09%. Parigi cede lo 0,15% e Madrid l’1,49%.

15:43 Wall Street torna in rialzo dopo il dietrofront 56 – Dopo i rialzi delle prime battute di scambi, che avevano portato le blue chip a guadagnare l’1,2% circa e il nasdaq il 2%, i listini riducono i guadagni, in una giornata che si preannuncia segnata da fortissima volatilità. Il dow jones, che era sceso appena sopra la parità, acquista 40,64 punti, lo 0,38%, a 10.883,71 Punti, il nasdaq avanza di 17,25 punti lo 0,75%, a 2.375,19 Punti e lo s&p cresce di 9,70 punti, lo 0,87%, a 1.129,16 Punti.

15:41 Wall Street apre positiva 55 – Rimbalzano gli indici Usa. Wall Street apre positiva e poi migliora, in attesa del vertice della Fed di stasera. Il Dow Jones sale dello 0,57% a 10.871 punti e attualmente avanza dell’1,26%. Lo Standard and Poors cresce dello 0,85% a 1.128,92 punti e ora sale dell’1%. Il Nasdaq guadagna il 2,04% a 2.405 punti.

15:27 Bond sopra i 280 54 – I titoli di Stato italiani dopo aver aperto a 301.54 punti tornano sopra i 280 punti. Dopo aver raggiunto un nuovo minimo a 275.78, attualmente lo spread fra il Bund tedesco e i Btp si attesta a 286 punti (-5,487%).

15:26 Salgado: “Riunione eurogruppo sicuramente a inizio settembre” 53 – Una riunione a livello europeo si terrà “senza dubbio nei primi giorni di settembre”. Lo ha affermato il ministro spagnolo dell’economia Elena Salgado in un’intervista all’emittente radiofonica spagnola Onda Cero.

14:38 Piazza Affari ancora in calo 52 – Piazza Affari torna in calo in attesa di Wall Street e degli esiti della riunione della Federal reserve statunitense. A circa due ore e mezza dalla chiusura delle contrattazioni, malgrado i futures prevedano un rimbalzo del listino Usa dopo il tonfo di ieri, l’indice Ftse Mib amplia le perdite e segna un -1,43% a 15.417 punti, mentre l’All Share cede l’1,28%.

14:06 Casini: “Udc è e rimane all’oposizione” 51 – “E’ avvilente che, davanti a una opposizione che si occupa delle sorti del Paese in un momento drammatico, ci sia chi strumentalizza con le solite logiche di palazzo. Siamo e rimaniamo all’opposizione di Berlusconi e continuiamo a operare solo per l’Italia e gli italiani”. Lo scrive il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini sulla sua pagina Facebook.

14:04 Vice della Merkel propone stress test su competitività 50 – Il ministro dell’Economia tedesco, Philipp Roesler, ha proposto oggi l’introduzione di stress test nei paesi dell’eurozona per verificare la loro competitività, oltre all’inserimento nelle rispettive Costituzioni dell’obbligo del pareggio di bilancio. “Questo invierebbe ai mercati un segnale forte e positivo”, ha detto Roesler, che è anche vice cancelliere della Germania. Gli stress test, secondo il leader dei liberaldemocratici (Fdp), dovrebbero riguardare – tra l’altro – il mercato del lavoro, la capacità di innovazione e la certezza del diritto di un Paese. Inoltre, ha concluso, un nuovo Patto di stabilità dovrebbe prevedere sanzioni automatiche che non siano influenzate dalla politica.

13:42 Domani pre-vertice tra imprese e sindacati 49 – Pre-vertice tra imprese e sindacati, domani, prima dell’incontro con il governo a palazzo Chigi. Obiettivo della riunione, tra le 18 sigle firmatarie del documento comune sulla crisi, quello di fare il punto anche alla luce delle proposte con cui il governo intenderebbe anticipare il pareggio di bilancio.

13:38 Scommesso un miliardo contro gli Usa, sospetti su Soros 48 – George Soros ne avrebbe fatta un’altra delle sue. Sono molti in queste ore a chiedersi se sia lui l’investitore “misterioso” che il mese scorso ha scommesso quasi un miliardo di dollari contro gli Stati Uniti sul taglio del rating AAA (eventualità data 10 a 1), guadagnando una vera e propria fortuna. Le voci che si susseguono, riportate dal Daily Mail, parlano del miliardario ottantenne, famoso come “l’uomo che mise in ginocchio la Banca d’Inghilterra”, come quasi sicuramente coinvolto nell’operazione.

13:26 Commissione Ue: “Non si può parlare di recessione” 47 – “Non possiamo dire se l’economia stia andando o meno verso un periodo di recessione da questi pochi giorni di instabilità dei mercati”: lo ha detto oggi un portavoce della Commissione Ue. “Le nostre analisi sono migliori di ciò che testimoniano i mercati”, ha spiegato il portavoce, ricordando come occorra guardare “ai fondamentali economici e alle misure che hanno preso Paesi come Spagna e Italia”.

13:25 Piazza Affari + 1,37% 46 – Piazza Affari tenta il rimbalzo complice l’indice S&P 500 che segna un progresso dell’1,37% e fa bene sperare per un avvio in rialzo del Dj. L’indice Ftse Mib guadagna l’1,40% a 15.859 punti.

13:18 Milano migliore in Europa 45 – Continua il recupero della borsa Milanese. Piazza affari ora segna un guadagno dello 0,5% ed è l’unica borsa europea in territorio positivo. Il ftse mib guadagna lo 0,7% a 15.733 Punti, ftse all share +0,34%, ftse star -0,96%.

13:17 Francoforte contiene le perdite 44 – Borse europee sempre in balia della volatilità. Francoforte, che in mattinata è arrivata a accusare un tonfo del 7%, è riuscita a contenere drasticamente le perdite e ora il dax 30 scivola del 2,26%.

13:04 Borse europee ai livelli del 2009 43 – Ottavo giorno, la più lunga sequenza perdente dal 2003, per le Borse in Europa strette dalla preoccupazione per l’economia che sta rallentando ma, secondo alcuni operatori, soprattutto sottopressione per il dominio incontrastato dei derivati. Lo Stoxx Europe 600 Index cede l’1,6%, toccando il livello più basso da agosto 2009.

12:46 Piazza Affari in positivo 42 – Piazza affari gira in positivo e a trascinare al rialzo il listino milanese sono soprattutto i titoli bancari che dopo aver trascorso le ultime sedute in calo oggi respirano e arrivano a guadagnare anche quattro punti percentuali.

12:05 Nuovo record per l’oro 41 – Non si arresta la corsa del prezzo dell’oro. A Londra il metallo prezioso con consegna immediata ha toccato i 1.780,10 dollari l’oncia (superando per la prima volta il prezzo del platino), per poi riportarsi a 1.767,10 dollari.

12:01 Milano riduce le perdite 40 – E’ il comparto finanziario che consente a milano di limitare le perdite e attestarsi come miglior piazza in europa. Il ftse mib cede l’1,2% a 15.443, Ftse all share -1,38%, ftse star -2,68%.

11:53 Mosca -7,4% 39 – In calo la Borsa di Mosca con l’indice micex che cede poco più del 7,4% e l’rts l’8,3%, mentre il rublo continua a perdere terreno.

11:47 Milano, raffica di sospensioni 38 – Raffica di sospensioni sul listino milanese. Gli stop hanno colpito principalmente i titoli industriali. Fiat è sospesa (-8,18% teorico), fiat industrial perde il 6,37%, autogrill sospesa, -6,01% teorico, -4,02%, sospesa e tornata agli scambi anche stm (-0,44%), autogrill (-5,95%), prysmian (-3,13%).

11:34 La Fed oggi decide sui tassi 37 – Con i mercati mondiali in tempesta e l’impegno del g7 a fare tutto il possibile per dare stabilità al sistema finanziario globale i riflettori si spostano oggi su Washington e sulla riunione della Federal reserve.

11:33 Mosca – 6,15% 36 – Nuovo crollo per la borsa di Mosca, in linea con tutte le piazze europee. Dopo un avvio altalenante, alle 13.10 Locali – le 11.10 In italia – segnava una pesantissima discesa per entrambi i listini: micex a in arretramento del 3,92%, rts a – 6,15%, secondo i dati forniti dalla borsa moscovita all’agenzia ria novosti.

11:26 Piazza Affari a -3% 35 – Continua a peggiorare l’andamento della Borsa milanese a poco più di due ore dall’avvio delle contrattazioni. Gli indici di piazza affari sono arrivati a cedere oltre tre punti percentuali, trascinati al ribasso da un andamento fortemente negativo delle principali piazze europee, arrivate in alcuni casi ad una perdita di oltre 5 punti percentuali.

11:17 Nuovo record dell’oro 34 – l prezzo dell’oro, bene rifugio in tempi di crisi, ha toccato un nuovo record. Lo spot gold di Londra ha raggiunto un massimo storico di 1.775,29 dollari l’oncia, con un rialzo del 3,4% da inizio seduta.

10:51 Cala il prezzo del petrolio 33 – I prezzi del petrolio continuano ad affondare: quelli della qualità wti fino ai minimi degli ultimi 16 mesi, quelli del greggio di riferimento del mare del nord dalla fine di gennaio scorso.

10:49 Juncker: “L’Italia acceleri le riforme” 32 – L’Italia deve fare i passi necessari per portare avanti il suo programma di riforme. Lo ha detto il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in una intervista al giornale lussemburghese Wort citata da Bloomberg. “L’Italia dovrebbe implementare il piano di riforme per il 2013 e il 2014” ha dichiarato Juncker.

10:42 Francoforte a -7% 31 – Francoforte in caduta libera. L’indice dax 30 precipita del 7%

10:35 Piazza Affari sprofonda 30 – Piazza Affari sprofonda dopo lo sprint nella prima mezz’ora di contrattazioni. A circa un’ora e mezzo dall’apertura, l’indice Ftse Mib segna un -3,22% a 15.141 punti, nuovo minimo dell’anno, mentre l’All Share cede il 3,17%. In netto calo i bancari, Tenaris, Pirelli e la galassia Agnelli sospesi per eccesso di volatilità (nove in tutto i titoli sospesi).

10:32 Parigi in rosso 29 – Accelera la discesa dei mercati verso il profondo rosso. Parigi, Amsterdam e Stoccolma arrivano a perdere oltre il 3 per cento.

10:25 Francoforte cede il 5% 28 – Il tonfo di Wall Street, la paura di una nuova recessione e le difficoltà dell’Eurozona pesano sui listini del Vecchio Continente. Francoforte cede il 5,14% dopo il dato sulle esportazioni, in rosso Londra (-3,94%), Parigi (-2,80%) e Milano

10:15 Spread sotto la soglia dei 280 punti 27 – Si raffredda ancora lo spread Btp-Bund che torna sotto la soglia dei 280 punti. Il differenziale di rendimento si è ridotto a 277,7 punti con il rendimento del decennale italiano sceso al 5,09%. Lo spread dei Bonos spagnoli con il Bund è a 269,4 punti e il tasso del decennale di Madrid è in calo al 5,01%.

10:14 Trichet: “Noi scriviamo a tutti i Paesi” 26 – “Noi mandiamo di continuo messaggi per tutti i paesi europei”. Il presidente della bce, Jean-Claude Trichet ha risposto così sulla lettera che l’eurotower ha inviato all’esecutivo italiano per chiedere un’accelerazione sull’accelerazione delle misure contro deficit e debito.

10:10 Hong Kong chiude a -5,66% 25 – Chiusura in forte calo per la borsa di Hong Kong, nonostante l’indice Hang Seng nel finale delle contrattazioni aveva risalito la china arrivando a toccare -2%. L’ex colonia britannica ha chiuso la giornata a -5,66%, bruciando 1.159,87 punti, finendo sotto la soglia psicologica dei 20.000 punti, a 19.330,7. L’Hang Seng aveva aperto superando il 6% di perdite, toccando i minimi da due anni.

10:09 Borse schizofreniche 24 – Le borse europee sono in preda alla volatilità più sfrenata con gli indici che registrano un andamento schizofrenico. Milano, che pochi secondi fa è arrivata a perdere oltre il 2,4%, adesso ha ridotto le perdite all’1,57%. Francoforte rimane la peggiore, accusando un ribasso del 3,1%. Va male anche parigi, in ribasso del 2,26%. Anche lo spread tra titoli di stato a dieci anni italiani e tedeschi si amplia a riduce momento dopo momento, influenzando a sua volta la performance delle borse: adesso è pari a 278 punti base.

10:07 Ftse Mib -2,28% sui minimi anno 23 – Nuova scossa per Piazza Affari che porta il Ftse Mib in calo del 2,28% a 15.277, nuovo minimo dell’anno. Maglia nera del listino sono Saipem (-5,5%), Fiat Industrial (-5,19%) ed Exor (-5,49%).

10:00 Milano segna -2,4% 22 – Indici Europa ampliano perdite,. A milano gli indici principali in meno di un’ora sono passati da un recupero del 2% a un tonfo del 2,59%. In dettaglio il ftse mib accusa un calo del 2,45% mentre l’indice ftse all share cede il 2,42%.

09:41 Negative tutte le piazze europee 21 – Mezz’ora dopo l’inizio della seduta, tutte le piazze europee sono in calo. Francoforte perde l’1,27%, Londra l’1,41%, Milano lo 0,77%, Parigi lo 0,74%, Madrid lo 0,53%

09:33 Dopo sprint iniziale Milano ripiega 20 – Dopo l’euforia delle prime battute, l’indice Ftse Mib ripiega in territorio negativo e segna un calo dello 0,3% tornando sotto i 16.000 punti

09:31 Trichet: Italia e Spagna accelerino 19 – Trichet: “Negli ultimi giorni, abbiamo chiesto in modo molto chiaro al governo italiano di attuare un certo numero di decisioni che sono state prese, e in particolare di accelerare sul ritorno a una situazione di bilancio normale. La stessa cosa è stata chiesta al governo spagnolo”

09:27 Si restringe ancora lo spread 18 – Si restringe in apertura lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi, al momento su quota 279 punti base. Effetto dell’incoraggiante apertura dei mercati nonostante i segnali negativi che erano arrivati ieri sera da Wall Street e il fatto che sia stato immesso immediatamente denaro sui periferici. Scende anche lo spread tra Bonos spagnoli e Bund, segnalato a 268 punti base

09:16 Piazza Affari accelera, come Parigi 17 – Piazza Affari amplia i guadagni: l’indice Ftse Mib sale del 2,6% e torna sopra i 16.000 punti, mentre l’All Share sale del 2,4%. Parigi è in progresso di oltre due punti

09:13 Trichet: “Ora i governi facciano il loro lavoro” 16 – Trichet: “Ciò che ci aspettiamo, è che i governi facciano quello che noi consideriamo essere il loro lavoro, all’altezza delle loro responsabilità. Quello che noi chiediamo è che tutte le decisioni prese nell’incontro del 21 luglio siano rese effettive il prima possibile”. Un messaggio rivolto in particolare a Spagna e Italia

09:12 A Milano corrono le banche e Fiat rimbalza 15 – Le azioni Fiat rimbalzano in Borsa in avvio di seduta dopo la sbandata di ieri. Il titolo ‘Industrial’ sale nelle prime battute di scambi del 2,37%, Fiat guadagna il 3,25% ed Exor l’1,83 per cento. Il sostegno agli indici arriva però dalle banche che corrono con Intesa Sanpaolo in testa: +4,86 per cento. Bene anche Unicredit (+4,59% ), Mediobanca (+2,77%), Bpm (+5,73%), Banco Popolare (+1,97%), Mps (+1,66%)

09:11 Lo spread scende a 282,8 punti 14 – E’ ancora in discesa lo spread tra i titoli decennali italiani e tedeschi. Il differenziale fra Btp-Bund è a 282,8 punti. Ieri si era riposizionato a 300 punti base dopo aver oscillato poco sopra i 290 punti in seguito all’avvio di Wall Street. Il premio di rischio dei Bonos spagnoli viaggia a quota 267,3 punti

09:08 Piazza Affari accelera 13 – Milano e Madrid segnano le performance migliori, con il Ftse Mib che sale dell’1,8% e l’Ibex del 2%. Bene anche Parigi (+1%). Francoforte, dopo un avvio in calo, ha virato al rialzo e segna un +0,59%. Volano le banche e recuperano i titoli industriali

09:04 Parigi in lieve recupero, Francoforte e Londra in ribasso 12 – Parigi apre in progresso dello 0,21% mentre Francoforte perde in avvio lo 0,3% e Londra lo 0,55%

09:03 Milano apre in rialzo dello 0,5% 11 – Apertura in rialzo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib guadagna lo 0,5%. L’All Share si muove con cautela poco sopra la parità (+0,07%)

08:58 Petrolio ancora in calo 10 – Il petrolio subisce la perdita più consistente in due giorni degli ultimi due anni a New York. Il greggio con consegna a settembre perde il 6,9% a 75,71 dollari al barile negli scambi elettronici di New York. Il Brent per settembre è risalito a 101,07 dollari al barile dopo aver perso il 4,8% a 98,74 dollari sul mercato di Londra

08:35 Trichet: “Problema di fiducia” 9 – L’economia mondiale si trova a dover affrontare un problema di fiducia. Lo afferma il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, in un’intervista all’emittente radiofonica France Europe 1

08:15 Nuovo record per l’oro 8 – Oro sempre sugli scudi per la paura di una nuova caduta in recessione a livello mondiale. Nel corso della mattinata in Asia il metallo giallo ha toccato il nuovo record di 1.772,09 dollari l’oncia

08:14 Euro stabile sul dollaro 7 – Euro pressoché stabile sul dollaro. La moneta unica viene scambiata a quota 1,4245 dollari, mentre ieri, secondo l’indicazione della Bce, veniva scambiata a 1,4225

08:10 Tokyo recupera e chiude a -1,68% 6 – Tokyo recupera nei minuti finali della seduta e chiude in calo dell’1,68%. Seul ha ceduto il 3,64%; Taiwn lo 0,79%; Giakarta il 2,67% e Bangkok il 2,45%. Pesante Hong Kong, che ha lasciato sul terreno oltre il 5%. In rialzo Sydney, che ha guadagnato l’1,2%. Shanghai a -0,03%

07:15 Tokyo accentua le perdite 5 – A metà seduta Tokyo perde oltre il 4%, Hong Kong è arrivata a toccare – 7,2% poco dopo l’apertura, Sydney viaggia intorno al -5% mentre Seul è scesa fino a -4,2%. Anche Shanghai ha aperto in territorio negativo con -2,33%, Mumbai cede il 3%

02:42 Hong Kong apre a -6% 4 – La Borsa di Hong Kong ha aperto le contrattatazioni a -6,05 per cento

02:41 Seul sotto del 3% 3 – La Borsa di Seul ha aperto oggi in netto calo, perdendo il 3,29% nei primi scambi

02:32 Male anche Sydney 2 – La Borsa di Sydney ha iniziato le contrattazioni in calo del 2 per cento

02:32 Tokyo apre in ribasso 1 – La Borsa di Tokyo ha aperto oggi in forte ribasso, perdendo il 3,46% nei primi scambi: l’indice Nikkei ha ceduto 311,90 punti, a quota 8.785,66.

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09 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/08/09/dirette/borse_il_panico_non_si_ferma_le_asiatiche_aprono_in_rosso-20203296/?ref=HREA-1

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Scontri Gb, primo morto a Londra, Cameron convoca Parlamento

Scontri Gb, primo morto a Londra, Cameron convoca Parlamento

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Un negozio in fiamme durante una notte di violenze e saccheggi a Woolwich, nella zona sudorientale di Londra.

REUTERS/Jon Boyle

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LONDRA (Reuters) – Un 26enne — che era stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco mentre era in macchina a Croydon, zona sud di Londra, durante gli scontri di questa settimana — è morto, diventando la prima vittima delle violenze che stanno scuotendo la Gran Bretagna. Lo ha detto oggi la Bbc.

Intanto, il primo ministro britannico David Cameron ha annunciato oggi che convocherà giovedì il parlamento nonostante la chiusura estiva per una informativa sulle sommosse.

“Questa è criminalità pura e semplice”, ha detto oggi ai giornalisti fuori dal suo ufficio di Downing Street Cameron, rientrato in Gran Bretagna dopo aver interrotto le vacanze in Italia.

“Le persone non dovrebbero avere dubbi sul fatto che faremo tutto ciò che è necessario per ripristinare l’ordine nelle strade britanniche”, ha concluso Cameron, precisando che stasera saranno impiegati nelle strade di Londra 16.000 agenti.

Intanto i quartieri teatro dei disordini nella capitale britannica sono stati ripuliti da vetri rotti, bottiglie e mattoni, mentre i rinforzi di polizia riprendono il controllo delle strade dai giovani che hanno coordinato le violenze attraverso cellulari e social media.

A causa dei disordini è stata cancellata l’amichevole Inghilterra-Olanda in programma domani, come ha fatto sapere oggi la English Football Association. Cancellate anche una serie di partite della English League Cup previste per oggi, tra cui West Ham United-Aldershot Town e Charlton Athletic-Reading.

Politici e polizia attribuiscono i disordini – i più gravi in Gran Bretagna da decenni – a criminali e teppisti. Ma gli abitanti delle zone interessate e alcuni commentatori attribuiscono le violenze a tensioni locali e alla rabbia per la situazione economica, in una città dove cresce la distanza tra classi sociali.

“NE’ LAVORO NE’ DENARO”

“Non abbiamo lavoro né denaro. Abbiamo sentito che altre persone stavano prendendo le cose senza pagare, quindi perché non anche noi?”, chiede un ragazzo, E.Nan, ad Hackney, una zona multietnica nella parte est di Londra e una delle più colpite dalle violenze.

I disordini iniziati tre giorni fa a Londra stanno mostrando una faccia completamente diversa della capitale britannica a meno di un anno dalle Olimpiadi del 2012.

“Non si tratta semplicemente di razza, fede e classe sociale”, commenta il professor Mike Hardy, direttore esecutivo dell’Institute of Community Cohesion. “Uno dei motori più potenti riguarda chi ha e chi non ha. Riguarda coloro che sono esclusi”.

La Farnesina – attraverso il suo sito http://www.viaggiaresicuri.it – “raccomanda di evitare nuovi, eventuali assembramenti di piazza avendo cura di mantenersi informati sull’evolvere della situazione”.

Nella notte, mentre le violenze scemavano, automobili cariche di merci di vario genere sfrecciavano per le strade di Londra. Si parla di numerosi casi di furti d’auto da parte di gruppi di saccheggiatori.

La polizia ha detto di avere arrestato 334 persone a Londra e circa 100 a Birmingham e nella regione inglese del Midlands. Si sono registrate violenze anche a Bristol, nel sudovest, e a Liverpool, nel nordovest.

A un certo punto, a Londra, i vigili del fuoco hanno detto di non avere più mezzi per spegnere gli incendi appiccati, e la polizia ha fatto sapere di avere chiamato 1.700 agenti di rinforzo.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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09 agosto 2011

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE77800720110809?sp=true

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Governo, interventi sulle pensioni. Il nodo dei tagli alle Regioni


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Modestamente, noi 15 miliardi di euro li abbiamo già trovati… Mica difficile. Che ne dite dei 131 caccia militari F-35 che il nostro Paese (si, proprio noi) ha deciso di comprare per la modica cifra di 15 miliardi? Non ci sembra che l’Italia abbisogni di una simile flotta di aerei, che più che distruzione e morte non possono portare. Oltretutto, per conto terzi.
La crisi è appena cominciata, e porterà a una ‘rivoluzione’ epocale. Almeno, noi lo speriamo. Una rivoluzione di idee e valori, di pace, solidarietà, fraternità fra tutti i popoli. Non sarà una rivoluzione indolore, purtroppo. Gli antichi egoismi e la vocazione alla rapacità degli uomini esigerà il suo prezzo in lacrime e sangue. Ma starà a noi mantenere ferma la fede nel cambiamento, nella nascita di una umanità migliore. E questo si, a tutti i costi.

mauro

Governo, interventi sulle pensioni
Il nodo dei tagli alle Regioni

Tremonti e Calderoli al lavoro sui conti per trovare i 20 miliardi

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ROMA — L’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 si rivela un’impresa difficile. Non solo bisognerà trovare soldi «veri» più rapidamente del previsto, ma anche dal punto di vista della tecnica legislativa l’operazione è complicata. Non si tratta di infatti di anticipare al 2013 gli interventi del 2014, ma di spostare indietro di un anno quasi tutte le norme previste dal decreto dello scorso luglio per l’intero triennio 2011-2014. E di incastrarle con quelle stabilite dal decreto 78 del 2010, che impattavano sia sul 2011 che sul 2012. Ragion per cui, al momento, non sono previste né riunioni del Consiglio dei ministri né, tantomeno, provvedimenti da approvare. Anche se nel frattempo, con la triangolazione d’emergenza in corso tra governo e parti sociali, sta prendendo corpo per l’autunno un pacchetto di norme molto forti, che riguarderanno anche la previdenza e, forse, il Fisco.

Il lavoro tecnico per l’anticipo del pareggio è appena iniziato. Giulio Tremonti, Roberto Calderoli e gli altri ministri, per le materie di loro competenza, stanno passando in rassegna tutte le misure previste dall’ultima manovra per ricollocarle in un arco di tempo più breve. Ma è già emerso un problema serio, ad esempio, per gli enti locali. Sommando i tagli decisi nel 2010 con quelli varati quest’anno, per Regioni, Comuni e Province i sacrifici che dovrebbero fare nel 2012 rischiano di essere decisamente pesanti.

L’incastro, insomma, è difficile, e per risolvere il puzzle al governo serviranno almeno due settimane. L’ipotesi di varare immediatamente un decreto con le misure che possono essere già anticipate si scontra, poi, con il calendario parlamentare. Presentare un decreto oggi, alla vigilia della chiusura estiva di Camera e Senato, accorcerebbe di oltre un terzo i tempi d’esame e di discussione. Ma soprattutto, prima che l’intervento di legge prenda corpo, il governo dovrà aver trovato anche la quadratura dei conti, cioè le risorse necessarie per arrivare al pareggio.

Che la riforma dell’assistenza non possa da sola garantire i 20 miliardi che servono, ormai, è dato per assodato. E si fa sempre più strada l’ipotesi di un nuovo intervento parallelo sulla previdenza. A cominciare dall’abolizione, il blocco o la forte disincentivazione, delle pensioni di anzianità, passando per l’età pensionabile delle donne nel settore privato, e le pensioni di reversibilità a favore dei coniugi e dei figli superstiti. Un piano nel quale troverebbe spazio anche l’ulteriore anticipo, in questo caso dal 2013 al 2012, dell’agganciamento dell’età di pensione alle speranze di vita.

Qualche sondaggio informale con le parti sociali il governo lo ha già fatto. Convincendosi che i sindacati accetterebbero una nuova riforma delle pensioni solo a fronte di interventi drastici sui costi della politica e le strutture burocratiche dello Stato (il ministro Roberto Calderoli ci sta già lavorando), sul Fisco, con la tassazione delle rendite, l’aumento dell’Iva, e la tassazione dei grandi patrimoni. Misure difficili da digerire per un governo liberista, ma che in un pacchetto d’emergenza, se dovesse servire, potrebbero bilanciare i nuovi sacrifici sulle pensioni e l’assistenza.

Meno difficile è, invece, il lavoro per le modifiche della Costituzione. Le proposte di legge che il governo metterà in campo saranno due. La prima con la modifica dell’articolo 41 sulla libertà d’impresa e il nuovo articolo 81 per prevedere espressamente il vincolo del pareggio di bilancio. Esistono delle tracce dei testi di legge che dovrebbero essere approfonditi questa settimana nel corso di una riunione ristretta tra i ministri. La seconda proposta di legge riguarda invece la riforma dell’assetto istituzionale dello Stato, con la riduzione del numero dei parlamentari, la trasformazione del Senato in organismo di rappresentanza federale. Per le due proposte di legge di modifica della Carta i tempi non saranno brevissimi, ma neanche troppo lunghi. I testi potrebbero infatti essere messi a punto nel mese di agosto e presentati alla riapertura delle Camere. Mario Sensini

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Mario Sensini
09 agosto 2011 08:27

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_agosto_09/sensini_governo-interventi-pensioni-nodo-regioni_ca0473c2-c24c-11e0-80c8-eb6607a7b6a7.shtml

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VENTI DI GUERRA – Il re saudita condanna la repressione in Siria. La Turchia mette in moto la macchina militare

Syria – Night Terror in Damascus as Assads Thugs Terrorize Moadimya 7-Aug-11

Caricato da in data 07/ago/2011

Syria – Terror in the Night as these young woman film Assad’s Gangs of Thugs who are lurking in the Moadimya neighborhood of Damascus. August 7, 2011
One of the Shabiha has a white band on his clothing so they can be distinguished from the army. She says a lot of the shabiha are not in the government but are people who join up.
The girl says but there are no “terrorists” there are no “germs” here (referring to Assad’s name for protesters )
Gunfire breaks out and one girl says maybe that is army defectors
the other one “i don’t think so”
“What is that sound”
“something is going on in Alrouda street – sounds like bombing”
“they are firing on a building –God help!”
“they are destroying the city”
“they bombed the whole building
Allah albar — they blew up the whole building”
But the Building is not terrorist or germs”

Il re saudita condanna la repressione in Siria

Riad ritira l’ambasciatore e chiede a Assad di fermarsi (pensando a Teheran)

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Secondo l’agenzia di stampa siriana, ad Hama si è conclusa la missione militare per riportare «sicurezza e stabilità»

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di LUCIA ANNUNZIATA
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IL CAIRO
All’ombra della crisi economica che lacera l’Occidente, nelle pieghe della paralisi che blocca la superpotenza americana, un nuovo gioco di guerra si è riaperto in Medioriente – con la Siria, come ci si aspettava, a far da potenziale miccia. Con una decisione che ha lasciato di stucco anche i più esperti osservatori della regione, ieri l’Arabia Saudita si è mossa. E ha gettato il suo enorme peso, fatto di denaro, petrolio, alleanze e malefici intrecci e competizioni contro la Siria, ritirando il suo ambasciatore da Damasco. In poche ore seguiva a ruota un identico annuncio da parte della famiglia reale del Kuwait. «Un intervento altamente drammatico», lo ha definito da Beirut Jim Muir della Bbc, il più attento commentatore di cose mediorientali. Il «Regno», come semplicemente è chiamata la Casa saudita, esercita infatti il suo ruolo nel mondo avvolto in una strategia di segretezza, preferendo il fruscio del denaro pagato a intermediari nei club londinesi e le indicazioni finanziarie nelle Borse agli incontri diplomatici e alle marce degli eserciti. La forza della famiglia saudita è nei silenzi con cui copre le sue strategie, i suoi desideri e i suoi scopi. Persino quando, come negli ultimi decenni, è più volte scesa al fianco dell’alleato americano nel caso della guerra in Iraq, o in quello della lotta contro il più dannato e «célèbre» dei suoi cittadini, Osama bin Laden, lo ha sempre fatto con la misura di chi non dice completamente tutto, e nasconde sempre qualche altra carta.

Si può dunque capire la portata dello scossone avvertito nel mondo arabo quando il re Abdullah direttamente ha dato un ultimatum alla Siria con una dichiarazione definita «storica», letta in diretta domenica dalla tv Al Arabyia. «Ogni sano arabo e musulmano sa che tutto questo non ha nulla a che vedere con la religione, l’etica o la morale: spargere sangue degli innocenti, qualunque sia la ragione, non porta da nessuna parte. Il Regno dell’Arabia Saudita chiede la fine di ogni eccidio e versamento di sangue e invita a un atto di saggezza, prima che sia troppo tardi». Che sia un ultimatum è chiaro: «Ci sono solo due opzioni per la Siria: scegliere da sola la strada della saggezza, o cadere trascinata nella profondità del caos e della sconfitta».

La discesa in campo dei sauditi è stato il picco di due giorni di intense attività di condanna degli Assad di Siria. La Lega Araba aveva appena espresso in un comunicato il suo «allarme» – la Lega è fatta di 22 nazioni.
Si era appena mosso sabato anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo, composto dai sei Paesi che costituiscono la maggiore cassaforte petrolifera del mondo, che ha condannato «l’eccessivo uso della forza» in Siria. Nelle stesse ore la Turchia ha messo in moto la sua macchina militare, e ancora ieri Erdogan , il capo del governo di Ankara, ha presieduto una riunione di emergenza con il nuovo capo della sicurezza. La Turchia ha anche annunciato che invierà oggi il suo ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu a Damasco, per portare al governo siriano «un duro messaggio».

Per molti commentatori la decisione saudita si allinea alle richieste fatte dal segretario di Stato americano Clinton, che ieri ha salutato le parole del re come «un altro chiaro segno dell’isolamento di Damasco».
Ma la verità è che la mossa di re Abdullah disegna uno spostamento di alleanze destinato ad avere un impatto sull’intero Medio Oriente, e che ha dall’altra parte come avversario non tanto (o solo) la Siria, quanto l’Iran. Infatti da una parte ci sono a questo punto le maggiori potenze regionali governate da sunniti, e dall’altra il Paese degli ayatollah che è il vero potere dietro cui si nasconde e si legittima l’arroganza degli Assad di Siria. Questo riallineamento va considerato un ulteriore effetto imprevedibile delle rivolte arabe degli scorsi mesi.

Il corso interventista di re Abdullah non è di oggi, ed è in effetti iniziato proprio come atto di «riequilibrio» delle insurrezioni nazionali: pochi mesi fa, con una decisione anche questa senza precedenti, i sauditi inviarono il proprio esercito in Bahrein per aiutare la casa regnante locale, anche questa sunnita, a sedare con la forza la rivolta popolare. In Bahrein, come in altri Paesi, la base popolare delle rivolte è sciita, ed è dunque potenziale veicolo di rinascita della influenza iraniana. Il risveglio nazionalista sciita si aggiunge alla sorprendente conclusione della seconda guerra irachena – conflitto finanziato e sostenuto dall’Arabia Saudita e dalle maggiori case regnanti del Golfo, e finito con una imprevista riaffermazione dell’influenza dell’Iran. Paese che oggi manovra la politica irachena, e quella del Libano e della Striscia di Gaza, attraverso la Siria. Le rivoluzioni che tanto piacciono all’Occidente nel contesto orientale hanno anche questo volto: hanno riaperto non solo la via della libertà ma anche quella della tensione interreligiosa, e infine la vecchia e storica inimicizia fra Arabia Saudita e Teheran.

Più che la preoccupazione per i diritti umani dei siriani, re Abdullah si è mosso per sfidare questa espansione iraniana. Far cadere gli Assad significa infatti tagliare l’accesso di Teheran a una buona parte del Medio Oriente.
La Siria sta dunque rapidamente diventando la nuova frontiera su cui si è spostata la lotta per il controllo del potere nell’area più volatile del mondo. Per ora siamo alle prime mosse – e si spera che l’Occidente, attanagliato dalla sua crisi economica, riesca a rendersi conto di quanto sta avvenendo.

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09 agosto 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/415082/

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