Archivio | agosto 11, 2011

ALTRO CHE HACKER – Shady RAT: 72 realtà spiate da oltre cinque anni

Shady RAT: 72 realtà spiate da oltre cinque anni


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di Andrea Bai

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Introduzione

Settantadue realtà, da enti governativi, ad aziende, a organizzazioni no-profit sino ad associazioni di ricerca e sviluppo sono state vittime negli ultimi 5 anni almeno di una sistematica compromissione delle proprie misure di sicurezza informatica, volta a recuperare informazioni e dati di valore, il tutto ad opera di un solo attore sconosciuto. Questo è il quadro che emerge da un enorme attività di ricerca e di indagine condotta da McAfee che copre gli ultimi 5 anni, battezzata con il nome di Operazione Shady RAT (dove RAT è l’acronimo di Remote Access Tool) e che la società di sicurezza informatica ha illustrato in questo documento PDF.

Quanto McAfee ha rilevato durante le attività di indagine è un traffico di dati dal volume senza precedenti nella storia. Si tratta non del furto “ordinario” di informazioni finanziarie come conti correnti bancari e carte di credito, bensì delle informazioni più preziose in possesso di una società o di un governo, ovvero documenti “top secret” relativi alla sicurezza nazionale, codici sorgente, database, archivi di e-mail riservate, piani di negoziazione, archivi di documenti, contratti legali, configurazioni SCADA (supervisory control and data acquisition), schemi di progettazione e molto altro.

Si tratta di un fenomeno ben diverso rispetto all’escalation di attacchi dimostrativi, e pubblicamente divulgati, a Sony, Nintendo, gli atenei italiani e tutte le altre realtà che sono salite agli onori della cronaca negli ultimi mesi, portati avanti dagli attivisti di Anonymous e LulzSec. Come spiega Dmitri Alperovitch, Vice President Threat Research per McAfee nonché autore del documento, si tratta di una attività di spionaggio motivata da una reale fame di segreti e proprietà intellettuale, e sostenuta da una assoluta tenacia nel raggiungimento degli obiettivi che il perpetrante si è prefissato. L’utilizzo che viene fatto di questi dati rappresenta una domanda senza risposta. Si tratta tuttavia di una sottrazione di un volume di informazioni tale (si parla di diversi petabyte di dati) che rappresenta una minaccia economica non solo per le eventuali aziende e compagnie vittime, ma anche per paesi e governi, senza tralasciare l’impatto che queste attività hanno sulla sicurezza di una nazione.

La comprensione che il pubblico e l’industria hanno di questi problemi è però piuttosto limitata: rispetto al numero reale di attacchi sono solamente pochi quelli che vengono scoperti dalle vittime, e probabilmente ancor meno quelli che vengono divulgati. Lo scopo che McAfee si propone con la pubblicazione del documento è proprio quello di sensibilizzare il pubblico sui temi della sicurezza delle informazioni. In maniera sarcastica, ma nemmeno troppo irrealistica, Alpertovich afferma: “L’insieme delle realtà presenti nella classifica Fortune Global 2000 si può dividere in due categorie: quelle che sanno di essere state attaccate e quelle che ancora non l’hanno scoperto”.

 

Pagina 1: Introduzione
Pagina 2: L’operazione Shady RAT
Pagina 3: Considerazioni

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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05 agosto 2011

fonte:  http://www.businessmagazine.it/articoli/2935/shady-rat-72-realta-spiate-da-oltre-cinque-anni_index.html

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A Firenze c’è chi onora i cecchini. Il sindaco Renzi: «Assurdo»

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.322292.1313070633!/image/2633771769.jpg_gen/derivatives/landscape_640/2633771769.jpg

A Firenze c’è chi onora i cecchini, Renzi: «Assurdo»

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REPUBBLICHINI 304

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Scoppia la polemica a Firenze per la decisione del centro sociale di destra Casaggì di celebrare oggi, anniversario della liberazione di Firenze, i repubblichini al «sacrario dei caduti della Repubblica Sociale Italiana». «Questa mattina Casaggì – si legge nel sito internet del centro sociale di destra – era a Trespiano» per «ricordare una pagina importante della storia d’Italia e di Firenze, rivendicando il diritto di portare un fiore sulla tomba di chi ha contribuito a scriverla» e «per rendere omaggio a chi ha combattuto una guerra durissima tenendo alta la bandiera italiana».

LA CRONISTORIA PER IMMAGINI DELLA LIBERAZIONE DI FIRENZE

«Questa – ha detto il sindaco Matteo Renzi, nel corso della celebrazione in Palazzo Vecchio – è la cerimonia della libertà di tutti, mentre la contro cerimonia per celebrare chi sparava dai tetti per mantenere il regime nazifascista è assurdo e va respinto con forza: certo c’è bisogno del rispetto dei morti e delle idee, ma credo di poter dire a nome della città questo è un errore clamoroso, diseducativo, che va ad intaccare la dignità di questa città».

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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11 agosto 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/a-firenze-c-e-chi-celebra-i-cecchini-renzi-assurdo-1.322282

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CRISI – Cosa ha detto (in realtà) Tremonti / Il VIDEO integrale

Le comunicazioni di Tremonti in Parlamento

Caricato da in data 11/ago/2011

Crisi, cosa ha detto (in realtà) Tremonti

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CRISI, DOMANI CDM PER IL DECRETO
Potrebbe essere convocato già domani nel pomeriggio il Consiglio dei ministri per il varo del decreto legge contenente le misure anticrisi. Lo si apprende da fonti di Governo. La riunione del cdm dovrebbe seguire a un incontro con le parti sociali.

Il ministro dell’Economia riferisce alle commissioni di Camera e Senato sulle misure urgenti del governo per affrontare la crisi e per metà del tempo parla di riforme costituzionali (degli articoli 41 e 81) che hanno tempi lunghi mesi e anni. Solo in chiusura del suo intervento cita in modo sommario varie possibilità prese in considerazione dal governo. Su singoli temi riferisce dei “suggerimenti” contenuti nella lettera arrivata dalla Banca centrale europea e lo fa per dimostrare quanto possano essere ‘dure’ le misure chieste dall’Europa (libertà di licenziamento, riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici, ecc.), anche se si affretta ad aggiungere che sono provvedimenti sui quali il governo non ha intenzione di assecondare la Ue.

Il giudizio complessivo sull’intervento di Tremonti lo dà uno dei suoi grandi alleati: Umberto Bossi. «Tremonti mi è sembrato fumoso. Il problema è che o tagli le pensioni o tagli i patrimoni. Dunque o i poveri o i ricchi». Così il segretario della Lega Nord, ha commentato il discorso del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante al riunione odierna delle commissioni di Montecitorio sulla crisi». La ‘giustificazione’ del Ministro è stata tecnica: «Il governo ha annunciato che varerà un decreto legge ma è difficile prima di andare dal Capo dello Stato e a mercati aperti essere più precisi. Credo – ha aggiunto Tremonti – sia assolutamente fuori dalle regole in una sede in cui si deve parlare dell’articolo 81 parlare di altro…».

Ecco i singoli punti affrontati da Tremonti

POSSIBILI CONTRIBUTI
DI SOLIDARIETÀ: EUROTASSA?

Sul lato delle entrate sono possibili «contributi di solidarietà». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione in Parlamento, parlando delle ipotesi allo studio per la manovra.

TRA LE IPOTESI ANCHE
DIRITTO DI LICENZIARE

Sul mercato del lavoro ci sono le ipotesi di mettere in campo «una spinta verso la contrattazione a livello aziendale, il superamento di un sistema aziendale rigido e il licenziamento e la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici», una «sorta di diritto di licenziare», ma «compensato con migliori posti di lavoro». È quanto ha affermato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione alla Camera.

SU RENDITE TASSE A 20%
ANCHE OK SUBITO, NON PER I BOT

«Sulle rendite finanziarie la scelta è stata definita con un allineamento delle aliquote. La scelta è stata fatta in sede di riforma ma non abbiamo nulla in contrario ad un intervento diretto». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione in Parlamento spiegando che «fermi i titoli di Stato, e prevedendo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%».

C’È IPOTESI TAGLIO STIPENDI
PUBBLICI MA NON È CERTA…

C’è l’ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici ma non è certo che il governo intenderà procedere su questa strada. A dirlo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso dell’audizione alla Camera. «C’è l’ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici – ha detto – ma tutto questo non è detto che debba essere oggetto di misure dal governo». «Le direttive europee indicano la libertà di licenziare e la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici. Ne discuteremo…».

SU STATALI E LICENZIAMENTI
CI SONO STATE INDICAZIONI BCE

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha spiegato, nel corso dell’audizione in Parlamento, che la riforma del mercato del lavoro, con anche un più facile diritto a licenziare, così come anche l’ipotesi di taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, sono i suggerimenti della Banca Centrale Europea. La lettera è “strettamente confidenziale e la diffonde chi la manda”, ha aggiunto Tremonti tornando sulle polemiche legate al testo della Bce.

INTERVENTO INCISIVO
SUI COSTI DELLA POLITICA

«Bisogna intervenire con maggior incisività sui costi della politica. Dobbiamo tornare sulla materia non solo sui costi dei politici, non solo su quanto prendono ma anche su quanti sono. C’è un effetto di blocco, di manomorta…». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio
Tremonti, in audizione in Parlamento.

MENO CONTRATTI
A TEMPO INDETERMINATO
Dobbiamo rendere più possibile flessibile il mercato del lavoro, ma senza abusare dei contratti a tempo determinato. La precarietà è negativa per l’economia.

LA CONVINZIONE DEL MINISTRO
LIBERALIZZARE SUBITO TUTTI I SERVIZI PUBBLICI
Ipotesi del governo: cambiare anche l’articolo 41 della Costituzione. Tutte le norme sulle liberalizzazioni devono passare dalla modifica costituzionale. Ora siamo in un nuovo medioevo di norme.

CAMBIARE ARTICOLO 81
DELLA COSTITUZIONE
L’articolo 81 della Costituzione ha fallito, cambiamolo. Sulla crisi io non ho mai dispensato ottimismo… ha detto il Ministro. L’articolo 81 recita: «Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte». La modifica dell’articolo 81 della Costituzione per l’introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è «necessaria». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’informativa davanti alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Camera e Senato. «È evidente che dobbiamo cambiarlo – ha affermato – esiste un vincolo in tutta Europa». «L’articolo 81 – ha spiegato – non costituisce un caso di successo, siamo arrivati a fare il terzo-quarto debito pubblico del mondo, un record che viene avvicinato da altri paesi. Tuttavia la nostra è posizione oggettivamente straordinaria in rapporto al Pil». «È una scelta ragionevole e giusta» quella di costituzionalizzare il vincolo del pareggio di bilancio. È quanto ha ribadito il ministro dell’economia Giulio Tremonti parlando davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato. La scelta di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione è «una scelta che segna la fine di un’epoca nella quale l’Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva». Oggi viviamo in un’ epoca «che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli». Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in audizione in Parlamento.

STUDIAMO FORME
PIU’ FORTI LOTTA EVASIONE

Il governo studia “forme più forti di contrasto all’evasione fiscale, soprattutto nei casi di omessa fattura o scontrino”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione in Parlamento.

TRA IPOTESI PENSIONI
ANZIANITA’ E DONNE

Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato.

ECCO COSA SUCCEDERA’
ALLE TASCHE DEGLI ITALIANI (CLICCA QUI)

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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11 agosto 2011

fonte:  http://www.unita.it/economia/arriva-l-eurotassa-ma-il-governo-si-spacca-1.322129

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DICIAMO NO AL CENTROSINISTRA, SI ALL’UNITA’ DEI COMUNISTI

Per aderire e sottoscrivere, manda una mail a: adesioni22ottobre@gmail.com    con nome, cognome, città ed eventuale partito di appartenenza

UNITI E COMPATTI VINCEREMO! FINO ALL’UNITA’ LOTTEREMO!

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Diciamo no alle alleanze con il centrosinistra, e sì all’Unità dei Comunisti.

Siamo un gruppo di compagne/i appartenenti alla moltitudine dei partiti comunisti e alla diaspora.

La situazione sempre più reazionaria della destra e il comportamento sempre più complice dei partiti borghesi (PD e SEL), la mancata risposta dei partiti comunisti, la poca credibilità e la subalternità al pd e alla nuova sinistra moderata nonchè i comportamenti settari e autoreferenziali, ci impongono di scendere in piazza, subito prima dei due congressi del Pdci e del PRC, rivolgendoci però a tutti i partiti comunisti..

Questa volta la manifestazione la faremo in casa – tra comunisti- e siamo convinti che le dirigenze di tutti i nostri partiti, sensibili alle rivendicazioni, alle richieste ed alle volontà dei loro compagni, non si esimeranno dal darne seguito e risposta.

Dopo quindici anni di tattiche erronee e sempre simili a se stesse, dopo decenni di disfatte e revisionismi, è ora di dire basta con la subalternità al governismo e alle alleanze a tutti i costi col PD. Eliminare la destra del paese è un compito per noi prioritario ed ineludibile ed è per questo che ci battiamo da sempre nelle piazze per raggiungere questo obiettivo che però non può più essere strumentalizzato per sostenere un futuro governo di centrosinistra che flirta con Confindustria, sostiene le missioni militari all’estero ed è in linea con i poteri forti come Vaticano e BCE. Abbiamo ormai un’esperienza e un bilancio chiaro sulle esperienze fallimentari dei governi di centrosinistra che portano tutti a dover riconoscere che questa prospettiva è a sua volta nemica dei lavoratori e del popolo italiano.

Consci che la eventuale presenza di quattro parlamentari in un parlamento che, al di là dei giochi di ruolo e dei copioni, è compatto a favore dei padroni, non modificherà di una virgola le decisioni filo-capitalistiche e le controriforme dei partiti del cosiddetto “centrosinistra”. Crediamo sia venuto il momento definitivo per ricominciare a costruire un partito alternativo, autonomo ed in opposizione anche al PD e ai suoi accoliti. Un partito che sia avanguardia, che sia riconoscibile nelle lotte e nelle scelte politiche come strumento per la lotta di classe, un partito che non tentenni tra lo stare dalla parte dei lavoratori o degli accordi scandalo sottoscritti in campo sindacale, un partito presente e unitario,che lotti senza compromessi per l’eliminazione del precariato e della legge 30. Un partito dunque che si riconosca nei principi comunisti tutti i giorni e a tutti i livelli. Un partito che non abbia paura a fare opposizione e che lo faccia mettendo sempre al centro gli interessi e i programmi delle classi subalterne che deve rappresentare, che non sia morbido verso le scelte politiche o sindacali solo in prossimità di appuntamenti elettorali,che tralasci gli opportunismi a chi dell’opportunismo è maestro e per questo inviso da noi compagni e compagne. Un partito che sia credibile e non sia oggi contro la TAV senza se e senza ma e che poi invece frena e concede in vista di possibili accordi elettorali futuri con il PD, che non sia a parole per l’acqua pubblica e la sanità pubblica, ma contemporaneamente preghi per l’unità con sinistra e libertà che calpesta queste parole d’ordine a partire dalla Puglia, che non sia per la pace e contro le guerre imperialiste ma contemporaneamente supino alle alleanze con i guerrafondai del centrosinistra e lo supporti nel finanziare le missioni militari.

Tutto questo è film già visto e ci ha portato all’ulteriore declino e frammentazione, se non al vero allontanamento, abbandono e disaffezione di validi compagni all’impegno politico. Chiediamo un atto di coraggio e di discontinuità. La dimostrazione che i comunisti sono diversi e alternativi al modello di società dominante, nella questione morale, nelle lotte, negli obiettivi da perseguire e nella prospettiva di costruire una società diversa. La dimostrazione che il vertice ascolti e incarni i sentimenti politici della base che dovrebbe rappresentare e che si vuole lottare, uniti, per la classe lavoratrice, i precari, le donne, gli immigrati ed i pensionati a basso reddito, e non che si lavora per avere una poltrona con scorciatoie che non modificano nulla degli assetti presenti e che al contrario compromettono la nostra credibilità.

 Non ci interessano le lotte interne, non ci interessano le complicità sottobanco con altri, ci interessa tornare ad essere orgogliosi di definirci tesserati di un “Partito Comunista”. Non accetteremo di nuovo di piegarci ai ricatti della “Grande alleanza democratica” (2004) o di nuove alleanze subalterne variamente dipinte in questi quindici anni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nessuna utilità, nessuna crescita, al contrario,solo disillusione da parte dei compagni che si sentono ogni volta sempre più traditi.

Pertanto, la priorità su cui ricostruire questo Partito non può essere solo quella di tornare in Parlamento, soprattutto se non vincoliamo questo ritorno a un preciso programma tutto a vantaggio della classe e non a sostegno dei poteri forti. Parallelamente chiediamo l’inizio di un percorso condiviso verso una costituente aperta e partecipata, che porti alla realizzazione dell’unità dei comunisti, a un programma minimo anticapitalista e antimperialista e che non sia un progetto calato dall’alto stabilito a tavolino e per quote, ancora una volta lontano dai compagni e da tutte/i le/i comuniste ma frutto di un lavoro e di una discussione seria e costruttiva.

Un percorso condiviso che coinvolga tutte le diverse realtà comuniste disponibili e non solo un’unità tra i vertici di due partiti, ma l’apertura di una reale Costituente Comunista che dia vita ad una concreta opposizione di classe, contro lo squalo capitalista, contro il patto sociale, contro gli accordi truffa, supportati dal centrodestra e dal centrosinistra.

Noi chiediamo con coraggio e convinzione che ci sia una svolta realmente a “sinistra” e dal “basso”.

Per sostenere con forza questi obiettivi diamo appuntamento a tutti i compagni e tutte le compagne, a Roma, sabato 22 ottobre 2011, alle ore 15.00 sotto la sede della Federazione della Sinistra, per far sventolare di nuovo, con orgoglio, tutti insieme la nostra bandiera rossa.

Per aderire e sottoscrivere, manda una mail a: adesioni22ottobre@gmail.com

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prime adesioni:

Gennaro Thiago Nenna, PRC Circolo Fortunato Cava de’ Tirreni (SA)

Costantino Borgogni, PRC Poggibonsi (SI)

Maria Antonietta Garofalo, PRC Castelvetrano ( TP ),

Elena Gaetti, PdCI Pavia

Valentina Marchesini, Circolo PRC Siena,

Fausta Dumano, Circolo PRC Carlo Giuliani Frosinone,

Mario G. Cossellu, Segreteria Circolo PRC/SE “Enrico Berlinguer” Bruxelles,

Mauro Salvi, PdCI Pavia,

Manuela Consogno, PdCi Pavia,

Nicola Iozzo, PDCI Vibo Valentia,

Francesco Andreini, PRC Siena,

Roberta Laura Vannini – Guidonia Montecelio (rm)-pdci

Tea Cernigoi, Torino

Andrea Salutari, coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino

Andrea Zampieri, PRC Mirano Ballan (VE)

Marina Susanna Loi, PRC Sardegna

Filippone Manuela Calamonac,i Rifondazione Comunista Federazione provinciale FdS

Katia Silvestrini, PRC Fabriano (ex segretaria circolo PRC Fabriano)

Massimo Filipponi detto Kolkov, Roma ex dirigente PdCI (non rinnovata la tessera per protesta)

Angelo Caputo, Giovani Comunisti (RC) circolo: Tiburtino III Roma

Anna Cotellessa, ex PdCI (non rinnovata la tessera per protesta)

Luca Furlan, dei Giovani Comunisti di Gorizia (circolo PRC di San Canzian d’Isonzo)

Maria Pina Chessa, (insegnante precaria) Circolo Centopassi PRC Nuoro

Luca Marini, PRC Prato

Angela Bindi – Circolo PRC di Sovicille – Siena

Iole Superchi, Allumiere, Circolo P.R.C di Allumiere

Luisa Monaco, circolo PRC San Lorenzo, Roma

Margherita Bravo, PRC Venezia

Andrea Cristofaro, Circolo PRC Carlo Giuliani Frosinone

Alessandra Aiello PRC Roma

Angelo Silvestri, Segreteria PRC CORI (LT)

Laura Scappaticci- senza tessera ex pdci- Arpino (FR)

Adele Patriarchi, insegnante Roma

Italo Nobile, Circolo Stella San Carlo all’Arena – Napoli

Pino de Luca, San Donaci (BR)

Loretta Mugnaini,  rappresentante PRC di Scandicci

Parissi Piero, Vignoli Mauro, Pucci Parizia, ex PRC non rinnovate le tessere per protesta(Scandicci)

Gianni BASSANI, responsabile provinciale Lavoro del P.R.C. SIENA

Alessandro Perrone, CU Monfalcone/FVG

Mario D’Acunto, Comunisti Uniti Toscana

Simone Servello, PRC Petrizzi CZ

Marina Sartor, operaia, Casole d’Elsa (SI)

Sandro Targetti, PRC – Circolo Ferrovieri Spartaco Lavagnini- Firenze

documento, primi firmatari e aggiornamenti su: http://appello22ottobre.blogspot.com/

fonte: http://www.facebook.com/notes/costantino-borgogni/diciamo-no-al-centrosinistrasi-allunita-dei-comunisti/235004009871385

SULLA CRISI – L’INCONSISTENZA DELLA POLITICA E IL SOGNO DEL CAMBIAMENTO, di Giulietto Chiesa

L’INCONSISTENZA DELLA POLITICA E IL SOGNO DEL CAMBIAMENTO

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DI GIULIETTO CHIESA
cadoinpiedi.it
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Il programma di risanamento è una dichiarazione di guerra nei confronti dei popoli europei. Vogliono farci pagare il disastro creato dalla finanza mondiale, ma non ce la faranno. La gente si ribellerà e si andrà a degli scontri sociali di grandi proporzioni

Veti contrapposti sulla definizione del pacchetto di misure anticrisi che il Ministro Tremonti sta presentando in Parlamento. Anche in una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo la politica non riesce a fare fronte comune e si dimostra inadeguata?

“Totalmente inadeguata. Sostanzialmente i partiti politici italiani sono come i polli di Lorenzo nel Romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni che si beccano l’uno con l’altro senza capire che stanno finendo entrambi in padella.

Questo progetto di risanamento è una dichiarazione di guerra dei governi e del Governo europeo nei confronti dei popoli europei, questa è l’unica definizione possibile. Stanno pensando e progettando di far pagare alla gente europea, a tutti i popoli europei, in primo luogo ai greci, a noi, agli spagnoli, ai portoghesi, il disastro che la finanza mondiale ha compiuto. Non ci sono più dubbi in merito. La finanza mondiale ha letteralmente spolpato la ricchezza del pianeta a cominciare da quella americana, seguita naturalmente e fedelmente dalle posizioni assunte dalla Banca centrale europea, la quale ha, insieme alla Federal Reserve americana, praticamente salvato tutte le banche che erano andate in fallimento nel 2007/2008, indebitando tutti gli stati oltre ogni limite. Quindi, sostanzialmente noi stiamo pagando il disastro creato da Wall Street e dalle banche di investimento mondiali, tra cui molte banche europee e adesso pretenderebbero di imporci un programma di risanamento che significa letteralmente “spolpare” i redditi e il welfare state, o quello che ne resta, delle popolazioni europee: questa è la vera spiegazione e non ci dovrebbero essere discussioni in merito. In realtà, i partiti e i governi che hanno autorizzato questo disastro, sono tutti corresponsabili: questo non è un programma di risanamento, questa è la guerra dei finanzieri, della finanza, contro le popolazioni, si chiama così, questa è una dichiarazione di guerra della finanza europea e internazionale contro le popolazioni.
La mia proposta è molto semplice, non accettare questo ricatto, perché chi deve pagare sono i responsabili. Ci hanno detto e ci hanno ripetuto fino alla nausea che il mercato ha delle leggi, se queste leggi valgono, loro devono pagare perché avendo fatto male i banchieri ed essendo andati in fallimento, devono rispondere, non siamo noi che dobbiamo rispondere, prima di tutto perché non siamo noi cittadini che abbiamo preso queste scelte perché non sapevamo nulla di quello che stavano facendo, prima questione fondamentale. In secondo luogo, poiché nessuno era informato di ciò che è accaduto, loro hanno potuto fare quello che volevano, e adesso non possono chiedere a noi di pagare. Aggiungo questo piccolo dettaglio, noi siamo stati tutti educati negli ultimi 30 anni a consumare e a dilapidare tutte le risorse perché ci hanno detto che bisognava consumare e indebitarsi, adesso ci accusano di esserci indebitati e di avere consumato? Ma se ogni giorno da ogni televisione ci viene ripetuto che dobbiamo continuare a oltranza a consumare, come possono chiedere a noi di essere responsabili del fatto che milioni di persone hanno consumato? Io sto parlando dell’Europa ma l’America è 10 volte peggio da questo punto di vista, l’America è costretta di fatto a essere ormai in bancarotta, perché? Ma perché hanno consumato molto di più di quello che potevano consumare, è molto semplice, quindi tutta questa è una grande commedia, è una grande commedia che viene recitata in parte da veri e propri farabutti che sono i grandi detentori della finanza mondiale, veri e propri criminali, lo dico senza mezzo termine a cominciare da Alan Greenspan, che dopo avere trascinato il mondo intero nel disastro ha detto in un’intervista al New York Times circa un anno fa: “Scusatemi mi sono sbagliato”. Se si è sbagliato una volta bisognerebbe dirgli di non parlare più per favore, questa gente dovrebbe andare tutta in galera direttamente.
Peraltro, i governi hanno consentito alle banche di emettere denaro più di quello che ne avevano, le banche non hanno nessun obbligo di mantenere delle riserve adeguate, prestano soldi che non hanno e su questi soldi che non hanno, chiedono l’interesse e in questo modo le banche hanno moltiplicato e ingigantito, parlo delle grandi banche naturalmente, la massa monetaria, interamente falsa. Noi stiamo vivendo la crisi che loro hanno creato letteralmente minuto per minuto negli ultimi 10 anni, quindi la gente deve essere capace di rispondere e di reagire organizzandosi, rifiutando di pagare e quindi anche ricorrendo a tutte le forme di difesa della propria esistenza e del proprio territorio, come stanno facendo per esempio quelli che si difendono contro l’alta velocità in Val di Susa, faccio questo esempio specifico che è esattamente la stessa cosa, è proprio questo che bisogna fare, bisogna dirgli: voi siete una manica di irresponsabili, noi non accettiamo le vostre decisioni e difendiamo la nostra vita e il nostro territorio, il nostro cervello, le nostre vite, i nostri corpi, la nostra salute, l’educazione dei nostri figli, i nostri ospedali, le nostre città. Noi questo dobbiamo dire, tutti insieme, e questa è una proposta politica.

Anche in Italia, come a Londra, c’è il rischio di uno scontro sociale?

Io sono certo che questo scontro sociale sta per esplodere perché fino adesso noi non abbiamo ancora visto niente. Ho letto un editoriale di un certo Sensini, un economista, il quale addirittura dice: “Beh, bisogna abolire le pensioni di anzianità“. Questa gente ci sta dichiarando guerra sul serio, stanno dichiarando che devono togliere le pensioni di anzianità a milioni di persone, il che vuol dire che praticamente un terzo della popolazione verrà gettata sul lastrico, se arrivano a fare queste proposte, vuol dire che sono convinti di potercela fare, bisogna spiegargli che non ce la faranno.
Io ritengo che quello che è successo e sta succedendo in Grecia è soltanto l’inizio, quando la gente a milioni verrà posta di fronte a condizioni insostenibili, si ribellerà, è evidente che si ribellerà, in che forma avverrà non lo so, a Londra sta avvenendo nella forma di una jacquerie assolutamente senza obiettivo, perché sfortunatamente non ci sono forze politicamente capaci di guidare questo movimento, dal momento che tutte le forze politiche sinistra, destra e centro sono tutte implicate in questa operazione. Quindi, siccome non ci sono forze politiche che guidano in modo responsabile un movimento di protesta, sfortunatamente questa protesta sarà violenta. Io non propongo di fare proteste violente, ma temo fortemente che quando queste misure verranno messe in atto, ci saranno risposte violente perché la gente non essendo organizzata e diretta, reagirà in modo immediato e spontaneo e quindi si andrà a degli scontri sociali di grandi proporzioni. La politica della Bce e dei governi centrali che sostengono quella linea sta incendiando l’Europa, le conseguenze sono interamente nelle loro mani e la loro responsabilità è in questo senso assoluta.”

Le soluzioni proposte da alcuni esponenti dell’opposizione, come le elezioni anticipate o un governo di responsabilità nazionale, sono strade valide e percorribili?

“Questa intanto non è un’opposizione, perché non fa opposizione a niente. In sostanza cosa dice? Dice che, se dovessero sostituire l’attuale governo, faranno esattamente le cose che gli sono state imposte dall’Unione Europea e da Francia e Germania, questo è quello che dicono. Quindi se va al governo un’altra coalizione, farà esattamente le stesse cose che ha fatto questa, probabilmente le farà addirittura con maggiore spregiudicatezza, fidandosi del fatto che potranno dire di avere “il consenso” popolare, quindi non ho nessuna fiducia nell’opposizione e nelle loro proposte.
Naturalmente non ho neanche nessuna fiducia nei confronti di questo governo, la mia proposta è: via tutti questi cialtroni dalla direzione politica del Paese: ci vuole un gruppo di saggi al quale venga affidato il compito di gestire il rapporto con la popolazione italiana, di gestire il patto sociale che si regge sulla Costituzione, rifiutando innanzitutto le modifiche costituzionali che ci vengono imposte da questa Europa che è l’Europa dei banchieri. La soluzione politica in questo contesto, con queste forze non c’è, quindi bisogna trovare un’altra coalizione, un’altra forza politica che sia espressione della volontà popolare. E non mi si venga a dire che l’opposizione che dovesse andare al governo al posto di Berlusconi rappresenta questa forza popolare, perché non la rappresenta.”

Giulietto Chiesa
Fonte: www.cadoinpiedi.it
Link: http://www.cadoinpiedi.it/2011/08
/11/linconsistenza_della_politica_e_il_sogno_del_cambiamento.html#anchor

11.08.2011

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fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8770

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Ecologia valore economico: Vi spieghiamo quanto vale

© Oxford University Press: Natural Capital: Theory and Practice of Mapping Ecosystem Services Permalink: http://amzn.com/0199589003

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Ecologia valore economico
Vi spieghiamo quanto vale

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Il NatCap, un progetto delle università di Standford e Minnesota in collaborazione con Wwf e Nature Conservancy, cerca di monetizzare la salvaguardia ambientale

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di CRISTINA NADOTTI

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Ecologia valore economico Vi spieghiamo quanto vale

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IN TERMINI estetici una foresta ha più valore, almeno agli occhi di chi ama la bellezza, di un terreno agricolo. E se il valore non fosse soltanto teorico, ma quantificabile, e si potesse monetizzare un ecosistema come si fa per i beni e i servizi? C’è chi questi calcoli li sta facendo, ha già raggiunto delle cifre affidabili e sta mettendo a punto un sistema sempre più efficace per aiutare imprese e governi a capire se disboscare un dato tratto di terreno, magari per costruirci sopra, sia davvero la scelta economicamente più vantaggiosa.

Il sistema si chiama Natural Capital Project, “NatCap”, in breve, ed è stato avviato nel 2006 dalle università di Stanford e Minnesota insieme con due tra le maggiori organizzazioni per la salvaguardia dell’ambiente, il Wwf e Nature Conservancy. L’anima di questo progetto è Gretchen Daily, una biologa di Stanford emigrata negli Stati Uniti dalla Germania, dove ha vissuto nell’ex Ddr e toccato con mano i disastri ambientali degli anni dell’industrializzazione ad ogni costo.

La storia della monetizzazione della salvaguardia ambientale va di pari passo con la storia professionale della dottoressa Daily. La biologa ha avuto la possibilità di studiare dal 1991 un ecosistema ricco come quello del Costa Rica, dove ha condotto un progetto, insieme al  governo locale, di finanziamento ai proprietari terrieri perché preservassero la foresta pluviale piuttosto che abbatterla. Osservare gli effetti avuti dal mantenimento della foresta pluviale, a paragone con le aree nelle quali è stata abbattuta, ha consentito a Daily e al Costarica di verificare i benefici venuti all’economia locale in termini di protezione dalle inondazioni, impollinazione dei raccolti e qualità dell’aria. Al momento, questi benefici non sono ancora valutati economicamente, non hanno un prezzo di mercato, ma secondo la dottoressa Daily è giusto e finanziariamente proficuo assegnarglielo, come si fa per i servizi.

“Fino a oggi – ha dichiarato al New York Times la biologa – una foresta viene valutata in termini di quantità di legname o cellulosa, cioè si calcola da cosa e quanto si può guadagnare abbattendola. Ma esiste un valore economico anche nel lasciarla intatta insieme al suo ecosistema ed è quel valore che vogliamo quantificare”.

Per farle ciò sono necessari nuovi strumenti, capaci di convincere un mercato della possibilità di trarre profitto nell’investire in “ecosistemi”. Uno di questi strumenti è un software, chiamato InVest (cioè “Integrated Valuation of Ecosystem Services and Trade-off”, “valutazione integrata dello scambio e dei servizi dell’ecosistema”) in grado di individuare e valutare i beni ambientali e i servizi che essi possono rendere (per esempio, la prevenzione di inondazioni come nel caso delle foreste di mangrovie). Non sono soltanto i partner di NatCap a credere nellla possibilità di creare e usare a fini economici questi strumenti. Il software InVest presto sarà portato sulla piattaforma di Google Earth, grazie alla collaborazione con Google.org, il braccio filantropico di Google.

Ci vorrà qualche tempo perché NatCap diventi una realtà economica, ma i primi passi sono già stati fatti e il progetto collabora con governi in America Latina, Africa, Asia. In Cina, per esempio, NatCap sta lavorando con il governo in un progetto ambizioso di riqualificazione e protezione del “capitale naturale”. Dopo le alluvioni causate nel 1998 dalla deforestazione, Pechino sta investendo 100milioni di dollari per riconvertire vaste aree di terreni agricoli in foreste. Il software InVest verrà messo alla prova per quantificare in termini economici il valore che verrà alla riqualificazione ambientale, considerando per esempio che la foresta servirà a controllare le inondazioni, fornirà nuove possibilità di irrigazione, darà riserve di acqua potabile, produrrà energia idroelettrica, accrescerà la biodiversità e stabilizzerà il clima.

Quando si parla di esigenze economiche i governi sono sempre più rapidi nelle risposte, perciò riuscire ad esprimere in valuta i benefici della natura potrebbe dare un impulso enorme alla salvaguardia degli ecosistemi. C’è il solo dubbio che guardare alla natura in maniera tanto pratica, e da un punto di vista prettamente antropocentrico, possa far dimenticare che una foresta o una spiaggia hanno un valore estetico in sé, separato da ogni valutazione economica.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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11 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/11/news/natura_economia-20299696/

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CAMERA – Crisi, Tremonti annuncia: “Manovra dura tasse sulle rendite e licenziamenti facili”

CAMERA

Crisi, Tremonti annuncia: “Manovra dura
tasse sulle rendite e licenziamenti facili”

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Il ministro dell’Economia davanti alle commissioni parlamentari per illustrare la strategia anti-crisi del governo: “L’articolo 81 va cambiato, serve spirito costituente”. “Il decreto è pronto, andiamo da Napolitano”. “Interventi sulle pensioni e anche un contributo straordinario di solidarietà”. Il capo dello Stato interrompe le vacanze e nel pomeriggio incontra il premier. Bersani: “Chi ha di più deve dare di più”. Bossi: “Temo ci sia un tentativo per far saltare il governo. La lettera della Bce è stata scritta a Roma e Draghi è sempre a Roma”

Crisi, Tremonti annuncia: "Manovra dura tasse sulle rendite e licenziamenti facili"

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ROMA – Tocca a Tremonti. Che prende la parola davanti alle commissioni parlamentari per illustrare la strategia anti-crisi 1 del governo. E, senza scendere nei dettagli, tratteggia le misure che il governo ha messo in decreto legge “discutibile
In parlamento”, dopo la lettera della Bce.  Sul tavolo, tra le varie cose, interventi sul mondo del lavoro, la modifica dell’articolo 81 della Costituzione, più tasse sui titoli. Senza escludere “un contributo di solidarietà”. Una ricetta dura che il segretario del Pdl, Angelino Alfano, prova a mitigare: “Non tutto quello che ci viene chiesto dalla Bce verrà fatto..”. Pessimista Umberto Bossi che boccia Tremonti: “Un discorso fumoso”. Controreplica del ministro: “Abbiamo annunciato un decreto legge. E’ difficile, prima di andare dal capo dello Stato e a mercati aperti, essere più precisi di come sono stato io”. Poi, riferito alla lettera della Bce, il Senatur dice di temere “un tentativo per far saltare il governo”. E tira in ballo l’attuale presidente della Bce Mario Draghi: “Temo che quella lettera sia stata fatta a Roma e lui da qui è andato in Europa ma è sempre a Roma”.

Dopo che dal confronto fra esecutivo e parti sociali 2di ieri non sono emersi dettagli sulle misure urgenti che saranno adottate la prossima settimana, Tremonti ci riprova. Stavolta con i parlamentari. E la situazione è seria al punto che Giorgio Napolitano è rientrato in anticipo dalle vacanze a Stromboli. Nel pomeriggio il capo dello Stato vedrà Berlusconi per fare il punto sulle misure che il governo intende mettere in campo per fronteggiare la crisi. Mentre Il decreto legge sulle misure anticrisi chieste all’Italia dalla Banca centrale europea sarà anticipato al 16 agosto.

Tremonti. Premessa: “la crisi ha preso un corso diverso, non ancora finito e non facile da prevedere nella sua dinamica”. Ricette? Eccole. A partire dall’articolo 81 della Costituzione (che disciplina le regole del bilancio dello Stato ndr): “Non costituisce un caso di successo e va cambiato anche perché c’è un vincolo europeo. Ora abbiamo il terzo quarto debito pubblico nel mondo – dice il ministro davanti alla commissioni – La situazione del debito pubblico Italiano e’ oggettivamente straordinaria”. Per questo, continua Tremonti l’introduzione del vincolo obbligatorio del pareggio di bilancio è “necessaria”. Una scelta che segna “la fine di un’epoca nella quale l’Occidente poteva piazzare titoli ai valori che voleva”. Oggi viviamo in un’ epoca, continua il ministro, “che costringe a scelte di maggior rigore: non puoi spendere più di quello che prendi soprattutto se con riluttanza prendono i tuoi titoli”. Un lavoro che necessita “di uno spirito costituente” e un “disarmo unilaterale”.  Partendo dalla proposta di riforma dell’articolo 81 dell’ex parlamentare del Pd Nicola Rossi.

Il ministro, poi, torna a legare l’accelerazione della crisi al brusco cambiamento delle mosse del governo. Passato dal voto della Camera sul decreto che poneva il pareggio di bilancio al 2014 – a metà luglio – alla necessità di correre ai ripari in tempi brevissimi: “Da allora l’ intensificazione verticale della crisi, l’anticipo del pareggio di bilancio (dal 2014 al 2013) e le richieste delle parti sociali hanno modificato il corso delle nostre attività”. Per questo “dobbiamo fare una manovra molto forte sul 2012 e 2013”.

Sul lato della crescita, continua il ministro, serve “la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali”. Inoltre il governo ipotizza di “accorpare sulle domeniche le festività” e si dice disponbile ad un intervento sulle rendite. Ovvero più tasse sui titoli:   “Fermi i titoli di Stato, prevediamo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, mentre tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%”. Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore privato (che, nella maggioranza, la Lega osteggia anche se Bossi ipotizza “un compromesso”).

Per il mercato del lavoro l’ipotesi da mettere in campo è “una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido” ma anche “il licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici”, una sorta di “diritto di licenziare. D’altro lato bisigna evitare l’abuso dei contratti a tempo determinato” annuncia Tremonti. Che rivela come tra i suggerimenti all’Italia formulati dalla Bce ci sia  anche la riduzione degli stipendi nel pubblico impiego (“ma non lo faremo” dice Tremonti nella replica). Solo un accenno al taglio dei costi della politica: “Dobbiamo intervenire perchè ci sono eccessi”.

Le ipotesi in campo.
Al momento l’unico punto fermo sembra essere la decisione del governo di convocare un consiglio dei ministri la prossima settimana per varare un decreto con gli interventi per anticipare il pareggio di bilancio al 2013. Nessuna indicazione certa ancora nel merito dei contenuti del provvedimento, ma difficilmente si riusciranno a recuperare le risorse necessarie soltanto con l’accelerazione di alcune norme previste dalla manovra varata a luglio. Le ipotesi che si rincorrono sono tante. A partire da un’eurotassa 3per i redditi al di sopra dei 60-100mila euro. Le più contestate sia dai sindacati che da alcune parti della stessa maggioranza sono l’eventuale nuova stretta sulle pensioni e l’introduzione della tassa patrimoniale (“roba di sinistra” per Berlusconi e Bossi). Si parla poi dell’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie con l’esclusione dei titoli di stato.

L’opposizione.
Ad ascoltare il ministro, d’altronde, c’erano tutti i big dell’opposizione e della maggioranza. E dal leader del Pd Pier LuigI Bersani arrivano i primi messaggi al ministro. Il primo è politico: “La situazione politica italiana è il cuore del problema”. Poi: “Al governo non deve tremare il polso: per noi chi ha di più deve dare di più”. Chiaro anche l’atteggiamento verso il governo: “Se dobbiamo discutere di cose e proposte sì, se dobbiamo fare dei balletti comunicativi, questo non è il mio mestiere”. Infine la proposta del Pd: “Dimezziamo il numero dei parlamentari”. Antonio Di Pietro chiede al governo cosa voglia fare “di concreto”. “Noi siamo disponibili ad aiutare il governo senza preconcetti, ma castelli di sabbia non ne vogliamo più vedere” dice il leader dell’Italia dei Valori.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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11 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/08/11/news/tremonti_camera-20304673/

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RIDERE PER NON PIANGERE – TG1: la crisi spiegata dal commercialista

Gianni Lepre, lo strano economista che si affaccia sul Tg di Minzolini

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Mentre altrove parlano i Nobel, l’ammiraglia dell’informazione Rai concede una rubrica al professore della Libera Università del Mediterraneo di Bari. Ultimo in Italia nella classifica del Sole-24 Ore, l’ateneo è stato fondato da un politico di Forza Italia. Ora lo guida il figlio, coinvolto in un’inchiesta per riciclaggio

Gianni Lepre, professore della Libera Università del Mediterraneo di Bari

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L’Italia affonda nella crisi e occorre dar voce ai massimi esperti per capire che cosa sta succedendo e, soprattutto, come se ne esce. Così ieri sera il Tg2 ha intervistato Michael Spence, premio Nobel per l’economia nel 2001 e professore all’università di Stanford.

E il Tg1, testata ammiraglia dell’informazione Rai? Il Tg1 Economia, quotidiana appendice dell’edizione delle 13,30, da tempo si affida al professor Gianni Lepre, della Libera università Mediterranea (Lum) di Casamassima, in provincia di Bari. Che la classifica di Il Sole-24 Ore colloca all’ultimo posto nella classifica degli atenei non statali italiani – con 237 punti su un massimo di 900 – in base ai dati forniti dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario. Nella testata diretta da Augusto Minzolini, Lepre è titolare di una rubrica fissa, “Il punto”.

Dal curriculum si apprende che il titolare dell’autorevole ribalta mediatica è un commercialista, autore del volume “L’Industria orafa italiana e internazionale” nonché fondatore del Lepre Group, con “oltre 500 clienti presso le sedi di Napoli e Marcianise”. Ha anche fondato la newsletter “Lepre Giornale”, notiziario on line sul mondo dell’oreficeria-gioielleria e del fashion.La Libera Università del Mediterraneo, o Lum, è stata fondata nel 1995 da Giuseppe Degennaro, politico di Bitonto (Bari), parlamentare dal 1979 al 2004 – anno in cui è deceduto – prima per la Democrazia cristiana e poi per Forza Italia. La carica di rettore è quindi passata al figlio Emanuele detto Lello, anche lui impegnato in politica con il centrodestra. Nel 2005 si candidò alle elezioni suppletive indette per coprire il seggio lasciato dal padre, ma fu sconfitto da Nicola Latorre, dalemiano del Pd.

Recentemente, riporta l’edizione barese di Repubblica, gli uffici di Emanuele Degennaro sono stati perquisiti dal Gico della Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine per riciclaggio contro il clan mafioso Parisi-Stramaglia.

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10 agosto 2011
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CAPIRE LA CRISI (O CERCARE DI FARLO) – Dietro le agenzie di rating gli interessi della finanza mondiale

Dietro le agenzie di rating gli interessi della finanza mondiale

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Tra gli azionisti di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch ci sono gli stessi grandi investitori che non esitano ad attaccare Stati e imprese quando si diffondono voci su possibili downgrade. Le valutazioni sono affidabili? Lehman Brothers ha continuato ad avere il rating “A” fino al 15 settembre del 2008, il giorno del suo fallimento

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di Mauro Meggiolaro

11 agosto 2011

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Sarkozy torna dalle vacanze. In giro circolano voci che anche la sua Francia sarebbe pronta a perdere la tripla A, il voto più alto assegnato dalle agenzie di rating. “La Francia sente la pressione sugli obiettivi del debito pubblico”, titolava ieri il Financial Times. “I mercati sono alla ricerca del prossimo paese che potrebbe perdere la tripla A”.

Venerdì scorso il declassamento del debito – per la prima volta nella storia – era toccato agli Stati Uniti, costretti a scendere di uno scalino da AAA a AA+, secondo la valutazione di Standard & Poor’s (S&P). Tre giorni fa Barack Obama è intervenuto per ribadire che “l’America è, è stata e sarà sempre” un paese da tripla A. Il tesoro americano ha anche evidenziato gravi errori di S&P nelle proiezioni sul debito USA. Ma non c’è stato verso: i mercati hanno cominciato a sparare contro gli Stati Uniti.

Il 16 giugno scorso i riflettori erano stati puntati da un’altra agenzia di rating, l’americana Moody’s, sull’Italia. Il rating Aa2, che corrisponde all’AA di S&P (due gradini sotto la tripla A), era stato confermato, ma con molte riserve e il nostro paese era stato posto sotto osservazione per un possibile futuro declassamento. L’uscita di Moody’s era stata anticipata a fine maggio da una decisione analoga da parte di Standard & Poor’s.

I destini economici di interi paesi e delle imprese che si indebitano emettendo obbligazioni pendono dalle labbra di tre agenzie di rating: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Una loro decisione negativa può far alzare il costo dell’indebitamento di miliardi di euro e scatenare il tiro al piccione in borsa da parte di fondi, assicurazioni e banche. Ma quanto sono affidabili le tre sorelle del rating e chi le controlla?

Per chi ha la memoria corta la prima domanda trova una rapida risposta semplicemente ricordando due semplici fatti: ancora nel luglio del 2007 moltissime obbligazioni strutturate basate su pezzi di mutui subprime erano considerate “tripla A” da buona parte delle agenzie. Prodotti a rischio minimo, paragonabili ai titoli di Stato. Solo un mese dopo si sono trasformati negli insaccati finanziari che ben conosciamo: carta straccia che pesa ancora sui bilanci delle banche, nonostante numerose operazioni di “cosmesi contabile”. La stessa banca Lehman Brothers ha continuato a mantenere il rating “A” fino al 15 settembre del 2008, il giorno del suo fallimento, mentre alcuni prodotti di Lehman, come i derivati e i fondi, erano valutati addirittura con la tripla A, al pari dei Bund tedeschi.

La questione del controllo è più complessa da risolvere. S&P’s e Moody’s sono ad azionariato diffuso: le azioni sono in mano “ai mercati”. A chi in particolare? Partiamo da Standard & Poor’s, che è una divisione del colosso americano dell’editoria e dell’informazione Mc Graw Hill. La schermata di Bloomberg sulla società ci informa che il 100% del capitale è “flottante”, disponibile alla negoziazione sui mercati. Tutti possono comprare tutte le azioni della società, ma alcuni investitori ne hanno già in portafoglio percentuali molto rilevanti. Capital World Investors, il primo azionista e uno dei primi gestori indipendenti di fondi negli Usa, ha il 12,45%. Seguono altre società di asset management come State Street (4,39%), Vanguard (4,22%), BlackRock (3,89%), Oppenheimer Funds (3,84%), T. Rowe (3,36%), un gestore “activist” di fondi hedge come JANA Partners (2,95%), e Ontario Teachers’ Pension Plan Board, il fondo pensione degli insegnanti dell’Ontario, con il 2,27%. Il signor Mc Graw (Harold III) mantiene invece una quota del 3,96% ed è presidente e amministratore delegato della società. In consiglio di amministrazione siedono anche Sir Winfried Bischoff del Lloyds Banking Group, professori universitari, presidenti o ex amministratori di società come Coca Cola, British Telecom ed Eli Lilly e altri esponenti del mondo finanziario.

L’analisi degli azionisti di Moody’s dà più o meno lo stesso risultato: la società è controllata da grandi investitori finanziari e colossi dell’asset management. In testa a tutti, con il 12,42%, c’è Berkshire Hathaway di proprietà di Warren Buffett, “l’oracolo di Omaha”, uno dei più ascoltati e controversi investitori americani. Buffett, che il 30 agosto compirà 81 anni, è il terzo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio stimato di 47 miliardi di dollari, ma nel 2008, grazie al balzo in borsa di Berkshire Hathaway e a una serie di investimenti azzeccati, è saltato addirittura al primo posto, superando Bill Gates. Dopo Buffett tra gli azionisti di Moody’s c’è ancora Capital World Investors (12,33%) e quindi il gestore ValueAct Capital (6,06%), e di nuovo T. Rowe (5,92%), Vanguard (3,35%), State Street (3,35%) e BlackRock (3,27%). Una quota dell’1,81% è detenuta da TIAA-Cref (1,81%), fondo pensione di insegnanti e accademici americani. Nel consiglio di amministratore di Moody’s siedono ex dirigenti in pensione di big del mondo bancario come Citigroup e ING, professori di finanza ed ex direttori di grandi corporation americane. Il presidente e direttore generale è Raymond Mc. Daniel Jr, che ha iniziato a lavorare per Moody’s nel 1987.

Fino a qui il messaggio è chiaro. Standard & Poor’s e Moody’s, le maggiori società di rating del mondo, che con un downgrade possono scatenare reazioni a catena nei mercati e portare a scelte politiche con pesanti effetti economici e sociali, sono controllate dagli stessi grandi investitori che non esitano ad attaccare Stati e imprese quando si diffondono anche solo voci su possibili tagli dei rating. Nonostante S&P’s e Moody’s non smettano di rimarcare la loro indipendenza dagli azionisti e l’estrema rigorosità delle loro metodologie, fino a che punto possono essere definiti “indipendenti”?

Il quadro si completa con Fitch, che spesso svolge la funzione di arbitro tra S&P’s e Moody’s. La terza sorella del rating è anche la più piccola e l’unica non americana. E’ controllata (al 60%) dalla finanziaria francese Fimalac, fondata e diretta da Marc Ladreit de Lacharriere, un imprenditore francese di 71 anni, che “dopo aver passato l’infanzia nel castello di famiglia” è stato dirigente e amministratore di numerose società francesi come L’Oréal, Crédit Lyonnais, Air France e France Télécom. Oggi siede nel board di Casino, L’Oréal e Renault, è membro del Comitato Consultivo della Banca di Francia e, per gli amanti della teoria del complotto, presidente della sezione francese della Bilderberg.

Ieri, mentre si stavano diffondendo insistentemente le voci su un possibile downgrade della Francia, Fitch è uscita per prima confermando il rating tripla A della Francia, con un outlook stabile. Che si tratti di un caso?

(ha collaborato da Parigi Yves Hausmann)

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MA E’ POI VERO CHE NON FA MALE? – La Disney presenta un nuovo sistema: il “surround tattile”

La Disney presenta un sistema per provare sul corpo le sensazioni di quello che succede sullo schermo

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di Paolo Magliocco

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(Afp)(Afp)
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Si chiama Surround Haptics , ovvero “surround tattile”, ed è la nuova realtà virtuale presentata dalla Disney alla International Conference on Computer Graphics and Interactive Techniques di Vancouver.

E’ una tecnologia che promette di riprodurre sul nostro corpo la sensazione fisica di quello che vediamo sullo schermo, dal sasso sulla strada che fa sobbalzare l’auto fino alla velocità. Infatti il prototipo che è stato mostrato in Canada, sviluppato in collaborazione con la Carnegie Mellon University, che lavora molto sulle nuove tecnologie, le neuroscienze e le interfaccia uomo-macchina, e il Black Rock Studio , il centro di ricerca inglese della Disney specializzato nella realizzazione di videogiochi, è proprio un simulatore di guida: poco più di una sedia, all’apparenza, in grado però di ricreare sul corpo di chi ci sta seduto le sensazioni che si provano durante la guida come risposta alle sollecitazioni esterne. Compreso lo schianto contro un ostacolo.

Ti siedi sulla sedia con in mano un volante come quello del Kinect davanti a uno schermo e da quel momento, grazie ai sensori della sedia, è come se tu fossi davvero alla guida dell’auto virtuale. Insomma Surround Haptics sembra scavalcare in un colpo molti confini tra il mondo al di qua e al di là di uno schermo, promettendo di proiettare le persone in un’esperienza di realtà virtuale del tutto nuova. “Questa tecnologia può facilmente essere inclusa nei vestiti, nei guanti, negli attrezzi sportivi o in un apparecchio elettronico”, spiega Ivan Poupyrev, lo scienziato del Disney Research Pittsburgh, che insieme al collega Ali Israr ha inventato Surround Haptics. “Le possibilità sono infinite, anche come sensazioni che possiamo riprodurre, dal bruco che cammina sulla pelle fino alla caduta”. Significa che con questo sistema si potrà fare di tutto, correre e saltare sentendo sul corpo la forza di gravità, lottare sentendo la mano dell’avversario. Senza mai farsi male.

Una nuova ondata di videogames, consolle e accessori vari potrebbe essere pronta a sommergerci. In realtà i ricercatori della Disney confessano di aver solo raggiunto un altissimo grado di controllo su un sistema che è noto da tempo nel mondo di chi si occupa di realtà virtuale. I dispositivi che ricreano la sensazione tattili sono chiamati attuatori , piccoli meccanismi che trasmettono un movimento e sono conosciuti da più di 50 anni. Un attuatore è anche quello che fa vibrare il telefonino per dirci che qualcun ci sta chiamando senza far rumore, ma, appunto, nessuno è mai riuscito ad andare molto oltre la semplice vibrazione. Il passo avanti è rappresentato da un algoritmo che è capace di controllare un certo numero di attuatori reali fino a creare un “attuatore virtuale”, che Poupyrev descrive come qualcosa che sta in mezzo tra i dispositivi fisici e che non ce ne fa sentire nessuno.

E’ per questo che la percezione diventa continua e realistica. Per mettere a punto l’algoritmo, ovviamente, sono stati necessari lungi studi e test psicofisici, per capire quale sensazione viene trasmessa davvero dai minuscoli meccanismi. Il surround tattile è stato creato apposta per i videogiochi , ma potrebbe arrivare anche al cinema. E in realtà potrebbe avere applicazioni molto più ampie e “nobili”, dagli apparecchi per aiutare i ciechi a sistemi di allerta per certe categorie di lavoratori. Oltre a svelarci ancora molto sul modo in cui funziona il nostro modo di percepire il mondo e le illusioni di cui siamo vittime.

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11 agosto 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-08-11/disney-presenta-sistema-provare-114243.shtml?uuid=AaSRoUvD

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