Archivio | agosto 14, 2011

TRE QUARTI DELL’ENERGIA – A2A, Enel, Regioni e Lega: Parte il grande assalto alle dighe

ENERGIA –  Dall’idroelettrico ricavi per 3 miliardi di euro l’anno, la partita interessa anche le Province

A2A, Enel, Regioni e Lega
Parte il grande assalto alle dighe

La Consulta boccia le norme sulle concessioni, caos tra i produttori


Bacino idroelettrico di Vernago in val Senales; alimenta la centrale di  Naturno – fonte immagine

.

MILANO – Nel mondo solo undici Paesi producono più energia idroelettrica dell’Italia. Fino al 1965 fiumi, bacini e condotte forzate hanno coperto più del 50% del fabbisogno elettrico di tutto il Paese, prima di lasciare spazio a petrolio e gas. Ancora oggi soddisfano il 18% della domanda nazionale e generano un fatturato che supera 3 miliardi di euro. Malgrado la grancassa su fotovoltaico e eolico, è da lì che arrivano i tre quarti di tutta l’energia rinnovabile italiana, un fatto certificato dai dati 2010 raccolti da Terna.

Ebbene, da qualche giorno l’intero settore è precipitato, per la seconda volta in pochi mesi, nel caos. Una sentenza della Corte costituzionale del 13 luglio ha annullato la norma introdotta con la manovra di un anno fa che riguardava la proroga delle concessioni relative alle «grandi derivazioni idroelettriche». Cioè alla gestione delle dighe e degli impianti, per i quali si sta giocando da tempo una lotta senza quartiere che coinvolge le Province e le Regioni, interessa moltissimo la Lega di Umberto Bossi e fa gola a chi, come l’Enel, potrebbe approfittarne per arrotondare il proprio portafoglio produttivo. Parecchie concessioni sono già scadute a fine 2010 e altre si concluderanno entro il 2015: naturale quindi che le aziende coinvolte (i primi operatori oltre l’Enel sono A2A, la valdostana Cva, Edison e la tedesca E.On) siano sempre più disorientate.

«È da gennaio 2008 che gli operatori si trovano nella dolorosa impasse di non sapere la scadenza della loro concessione», dice Federico Testa, deputato pd e professore di Economia a Verona. La ricostruzione degli eventi è quasi kafkiana, ma fornice uno spaccato reale degli interessi in campo.
Il punto di partenza è il decreto Bersani del 1999, che aveva concesso alle aziende un «diritto di prelazione» sulle dighe, esercitabile a fine concessione. Di fatto, spiega Giampaolo Russo (ex direttore affari istituzionali di Edison, ora consulente), «una perpetuità sostanziale». Uno stato di cose che però non era piaciuto all’Unione europea, che aveva visto nella prelazione un ostacolo al mercato interno, e aveva aperto una procedura d’infrazione comunitaria. Risultato: dopo un negoziato con Bruxelles nel 2006 il diritto viene rimosso e sostituito da una proroga decennale.

Tutto a posto? Nient’affatto. Le Regioni, con il «pretesto» di non essere state interpellate nella Conferenza unificata con lo Stato, fanno ricorso alla Corte costituzionale, che nel gennaio 2008 abroga la norma. La conseguenza è il caos: senza «certezza di diritto» come e perché fare investimenti? E che fine avrebbero fatto quelli già stanziati nel passato? Qualcuno chiede un tavolo nazionale, ma in tutti questi anni non si fa niente. Il sospetto, sussurrato a bassa voce, è che qualche grande operatore come l’Enel (il decreto Bersani proroga le sue concessioni idro per trent’anni fino al 2029) o i «territori» (come le Province e le Regioni) abbiano remato contro una sistemazione definitiva, per provare a ritagliarsi qualche spazio o accrescere quelli già esistenti.

Insomma, nel vuoto legislativo gli appetiti crescono. Come quelli della Lega, che dopo svariati tentativi riesce a fare inserire nella manovra 2010 un raccapricciante emendamento. La proroga delle concessioni idroelettriche viene portata a 5 anni, allungabili però fino a 12 nel caso le aziende titolari avessero ceduto tra il 30 e il 40% dei loro diritti di sfruttamento a cinque Province: Como, Sondrio, Belluno, Brescia e Verbania. Territori dove il Carroccio conta, eccome. Si decreta insomma una sorta di esproprio, visto che le quote sarebbero state cedute a titolo gratuito in società miste, provviste ovviamente di relativi consigli di amministrazione. E visto anche che le concessioni valgono un giro d’affari di 240 milioni di euro l’anno.

Le Regioni, naturalmente, non ci stanno e si rivolgono nuovamente alla Corte costituzionale: la norma voluta dalla Lega non è passata neppure questa volta dalla Conferenza unificata. La Consulta ha buon gioco a ripetere la sentenza di tre anni prima, e si arriva al giorno d’oggi. Ma non è finita qui, perché in attesa del pronunciamento della Corte è stata la Lombardia di Roberto Formigoni a partire in contropiede. A dicembre 2010 ha varato una legge che riprendeva la sostanza del provvedimento «leghista» inserito nella manovra dell’anno scorso (5 anni di proroga più 7 se si fanno joint venture con le Province), e ha dichiarato la superiorità della sua norma su quella nazionale.

Così il pasticcio è completo. Tutti contro tutti: aziende contro Province, Province contro Regioni e Regioni contro lo Stato centrale. Insomma, un bellissimo esempio di «coesione» nazionale.

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

Stefano Agnoli
14 agosto 2011 16:52

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_agosto_14/agnoli_assalto-dighe_f6bca59e-c67d-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml

______________________________________________________

 

Emergenza carceri, il giorno del digiuno: Per oltre duemila sciopero di fame e sete

Emergenza carceri, il giorno del digiuno
Per oltre duemila sciopero di fame e sete

https://i2.wp.com/www.statoquotidiano.it/wp-content/uploads/2010/08/carcere.jpg
fonte immagine

Direttori dei penitenziari, secondini, personale amministrativo, detenuti, ma anche normali cittadini, aderiscono all’iniziativa: chiesta convocazione straordinaria del Parlamento. Pannella ribadisce: “Subito amnistia”. Solidarietà anche da Casini: “Vado al carcere di Lecce”

Emergenza carceri, il giorno del digiuno Per oltre duemila sciopero di fame e sete

.

ROMA – Istituti sovraffollati, diritti umani calpestati, il triste e crescente elenco dei suicidi, in cui non rientrano solo detenuti disperati ma anche secondini in depressione. Il sistema carcerario in Italia è un’autentica emergenza nazionale. E, per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su quanto avviene dietro le sbarre e le mura dei penitenziari, in oltre 2mila oggi hanno aderito allo sciopero della fame e della sete indetto dai radicali.

Tra loro, tanti testimoni in prima persona: direttori penitenziari, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, personale amministrativo, volontari, cappellani, rappresentanti delle istituzioni e di quel mondo dell’associazionismo che cerca di dare uma mano. Senza dimenticare tanti normali cittadini che continuano a credere nella Costituzione e nello Stato di diritto e tanti detenuti “ignoti” insieme alle loro famiglie. A Poggioreale, il carcere di Napoli, aderisce allo sciopero anche Alfonso Papa, il deputato Pdl in galera dal 20 luglio nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “P4”.

A Sky Tg24, Marco Pannella torna a chiedere l’amnistia, in risposta al “no” del ministro della Giustizia, Nitto Palma 1, che nei giorni scorsi si è invecde detto favorevole a un’operazione di depenalizzazione dei reati. “Ma l’amnistia – rileva Pannella – serve per la giustizia, per i magistrati, per i 9 milioni di cittadini che potrebbero aspettare anni per avere giustizia nei tribunali e nei processi. Le iniziative di depenalizzazione noi le chiediamo da 10 anni, ma senza l’amnistia e l’indulto non possiamo fare tutte le altre cose”.

Obiettivo immediato dell’iniziativa, la convocazione straordinaria del Parlamento sull’emergenza carceri. I partecipanti, che si uniscono all’iniziativa nonviolenta portata avanti da tempo da Marco Pannella, chiedono che venga dato seguito alle parole del Presidente della Repubblica che ha definito quella della giustizia e delle carceri “una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile”.

Tra i primi promotori dell’iniziativa anche la vicepresidente del Senato Emma Bonino, la deputata radicale Rita Bernardini, Luigi Manconi presidente di A Buon Diritto, Ornella Favero presidente di Ristretti Orizzonti, Patrizio Gonnella presidente di Antigone, Eugenio Sarno Segretario della UIL-PA Penitenziari, Leo Beneduci Segretario Generale OSAPP (Polizia Penitenziaria) Francesco Quinti responsabile nazionale comparto sicurezza Cgil-Fp, Sergio Stanzani presidente del Partito radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, Mario Staderini segretario di radicali italiani, Sergio D’Elia segretario di Nessuno tocchi Caino, Riccardo Arena conduttore su Radio Radicale della rubrica Radio Carcere, Irene Testa segretaria Associazione radicale “Il Detenuto Ignoto”, Elisabetta Laganà presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Sandro Favi responsabile carceri Pd, Sandro Battisti, responsabile carceri Alleanza per l’Italia.

A Pannella giunge il sostegno del leader Udc, Pier Ferdinando Casini, che su Facebook annuncia: “Domattina visiterò il carcere di Lecce. Sento il bisogno di ringraziare i Radicali Italiani e Marco Pannella dal quale mi dividono tante cose, ma a cui devo onestamente riconoscere una grande coerenza e passione civile, su questa e altre battaglie”.

E sul socialnetwork corre anche la solidarietà ai detenuti dei giovani avvocati italiani, per il loro dover sottostare a “condizioni carcerarie ormai da tempo oltre il limite consentito in un paese civile”, come rilevato più volte “persino dalla Corte europea dei diritti dell’uomo”. Al profilo Facebook dell’Unione Giovani Avvocati Italiani aderiscono più di mille professionisti. E sono loro ad affermare il “sì” alla necessità che “ogni pena venga scontata, ma che ciò avvenga senza violare l’articolo 32 della Costituzione che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, e l’articolo 27 per il quale ‘in nessun caso’ la legge può determinare come pene ‘trattamenti contrari al senso di umanità”.

Significativa la piena adesione allo sciopero della fame e della sete di Giovanni Conso, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia. “Mi riconosco – afferma in una nota diffusa dall’ufficio stampa dei radicali – nelle parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, laddove afferma che i diritti umani negati per le persone ristrette in carcere, rappresentano una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile. Come sempre, il rispetto dei diritti individuali mi è stato a cuore anche in relazione a quanto stabilisce la Dichiarazione universale dei Diritti Umani”.

.

.

14 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/14/news/carceri_in_2mila_aderiscono_al_digiuno-20441539/?rss

____________________________________________________

 

CRISI – Manovra, i dissidenti del Pdl: “Non siamo traditori”. Ma preparano la battaglia in Aula

Manovra, i dissidenti del Pdl: “Non siamo traditori”. Ma preparano la battaglia in Aula

.

Con il passare delle ore aumenta il numero dei frondisti all’interno della maggioranza. Tutti nomi di peso del partito che chiedono di emendare il testo con un confronto in Parlamento: dai “nove” capitanati da Crosetto, al ministro Prestigiacomo fino al vice presidente dei deputati azzurri, in molti si schierano contro la stangata bis

Il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto

.

Non bastavano i nove deputati del Pdl – Antonio Martino, Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio Bonciani, Deborah Bergamini, Guido Crosetto, Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio – che ieri, subito dopo l’approvazione della manovra fiscale, hanno attaccato Tremonti bollando il provvedimento come “deludente” (Leggi).  E non bastava neppure la polemica interna alla Lega con lo scontro tra Roberto Calderoli (pro-manovra) e Flavio Tosi (contro) a colpi di botta e risposta sui giornali. Nel giro di 24 ore sono in molti, e tutti dentro al Pdl, ad alzare le barricate contro le “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”.

Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico: “Emendamenti si concordino prima o tutti a casa”. Ha cominciato questa mattina Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega all’energia, minacciando addirittura la caduta del governo: ”Ai colleghi che alzano il dito e dicono ‘non ci sto’ dico ‘basta’. E’ un inutile stillicidio. Tutti sono pronti a dire che la manovra non va ma pochi hanno idee alternative”. “E’ tempo – continua il sottosegretario – di smetterla di giocare. Il Pdl si dimostri partito. Gli emendamenti si devono presentare solo con il consenso del segretario Alfano e del Capogruppo. Se la manovra si può migliorare lo si deve fare stando nel perimetro della maggioranza. Altrimenti tutti a casa”.

Giro, sottosegretario ai Beni culturali: “Si arrivi in Aula uniti”. E la posizione di Saglia è condivisa anche dal sottosegretario ai Beni e attività culturali Francesco Giro: ”Condivido il senso di responsabilità del collega Saglia. Occorre evitare di arrivare in aula con la giostra degli emendamenti. Molte cose dette dai cosiddetti 9 deputati dissidenti posso anche comprenderle. Sono persone che conosco e delle quali apprezzo il rigore e la buona fede ma queste liste dei 9 o dei ’9 e più ‘ servono a poco. Serve piuttosto unità e coordinamento del partito e Alfano che saprà concordare eventuali correttivi alla manovra”.

L’ex Fli Urso: “Si lavori per l’aumento dell’Iva ed età pensionabile”. Tra i “frondisti” si schiera anche l’ex Futuro e libertà Adolfo Urso con una nota pubblicata sul sito fareitalia.com: ”Condivido l’auspicio di Emma Marcegaglia: in Parlamento si agisca per migliorare la manovra sul fronte dello sviluppo, recuperando le risorse su aumento Iva ed età pensionabile e agendo sul fronte delle liberalizzazioni e privatizzazioni. Positive anche le spinte innovative che scuotono il Pdl e la maggioranza, con le iniziative di Crosetto e Martino”, ha scritto Urso su fareitalia.com, il magazine online dell’associazione Fareitalia di cui è presidente. Secondo Urso “servono due patti per la crescita: il primo sullo sviluppo, con un aumento dell’Iva per ridurre le tasse sul lavoro; il secondo sui giovani, destinando ad essi le risorse risparmiate con l’aumento dell’età pensionabile. Sarebbe un gravissimo errore – ammonisce Urso – agire in Parlamento per allegerire la manovra magari riducendo i tagli, occorre fare esattamente il contrario realizzando un ampio fronte innovatore che chieda più riforme, con liberalizzazioni e privatizzazioni, per rilanciare la crescita, investire in innovazione, infrastrutture e impresa”.

Crosetto, il sottosegretario alla Difesa che guida i frondisti. E proprio il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto – che aveva già definito “da psichiatria” le bozze della manovra a fine giugno – è il più accanito oppositore della manovra. Capostipite dei nove “dissidenti” che già ieri annunciavano un pacchetto di emendamenti, fa sapere che anche oggi e domani, sia lui che gli altri otto deputati Pdl “scontenti”, saranno al lavoro sulle misure alternative da avanzare in Parlamento. E già la “prossima settimana metteremo a punto un pacchetto di interventi da proporre ad Alfano e, tramite il Pdl, veicolarle verso il confronto parlamentare”. Crosetto non ci sta a passare da traditore: “Non si tratta di rivoltare la manovra. Non siamo ribelli e il nostro obiettivo non è fare una rivolta. Chiediamo di poter ragionare all’interno del Pdl e vedere se questa manovra può essere cambiata”, sottolinea. Se gli obiettivi, è il ragionamento, sono il risanamento dei conti e il rilancio dell’economia, “se facciamo proposte che vanno in questo senso, e sono meno distruttive per il paese, non capisco perché non possano essere discusse”. Ma, avverte, “all’interno della maggioranza il confronto è legittimo”. “Non vogliamo far cadere il governo e non siamo traditori, anzi saremo, almeno io e Martino, tra gli ultimi che Berlusconi si troverà vicino, perché abbiamo il senso della riconoscenza e dell’onore. Ma non siamo pagati per portare il cervello all’ammasso e abbiamo anche la libertà intellettuale di poter esprimere le nostre opinioni”.

Calderoli: “Chi critica la manovra si dimetta”. Crosetto interviene anche sulla polemica con il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, uno dei padri della manovra fiscale che oggi, in un’intervista a La Padania, ha attaccato duramente invitandoli alle dimissioni, quanti all’interno della maggioranza si oppongono alle nuove misure fiscali: “Per loro la porta è aperta. Mi riferisco a chi sta all’interno e all’esterno della Lega, anche ai ministri”. “Bisogna rendersi conto delle conseguenze che ci sarebbero state se non avessimo fatto questa manovra” e “chi non comprende tutto questo non dovrebbe occuparsi di amministrare la cosa pubblica e andarsene a casa. L’istituto delle dimissioni – ricorda Calderoli – è sempre valido”. La risposta di Crosetto arriva a stretto giro di posta: “Le minacce sono il modo peggiore per ragionare. Non siamo traditori. Evitiamo i toni da insulto”, soprattutto, avverte il sottosegretario, “se arrivano da esponenti di altri partiti”. “Sono stupito dai toni molto duri utilizzati da alcuni. Io non ho problemi a mettere insieme il pranzo con la cena, non ne ho mai avuti… Alcuni di quelli che parlano ne avrebbero… Non bisogna scambiare la mitezza con la paura, le minacce sono il modo peggiore per ragionare”.

Alemanno: “Bene Crosetto, in Aula ci sia spazio per emendamenti”. Sulla scia di Crosetto si inserisce anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “L’iniziativa di Guido Crosetto e degli altri parlamentari è da seguire con grande attenzione e deve essere chiaro che la manovra firmata dal capo dello Stato può essere blindata nei saldi ma non nei contenuti. L’Anci presenterà presto un proprio pacchetto di emendamenti per rendere la manovra più equa e sostenibile. Nessuno deve permettersi di rispondere a queste iniziative con discorsi da caserma”, ha detto il primo cittadino capitolino riferendosi senza nominarlo a Calderoli. “In Parlamento il dibattito deve essere ampio ed esauriente per giungere ad una modifica sostanziale della manovra”.

Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente: “Manovra da rivedere, così è un regalo alle ecomafie”. Il ministro dell’ambiente ha rilasciato tre interviste – su Repubblica, Il Mattino, La Stampa – per esprimere tutto il suo sdegno per l’abolizione del Sistri, il sistema sulla tracciabilità dei rifiuti: “La norma va emendata, eliminare il Sistri è un regalo alle ecomafie”.  In questa vicenda, “se hanno sconfessato me”, allora “hanno sconfessato anche il presidente del Consiglio”. Pur difendendo la manovra nell’insieme – adottata per fare fronte a al “serio pericolo di un assalto speculativo nei confronti del nostro Paese” – il ministro non ci sta a essere di fatto commissariata dalla Lega, promotrice dell’eliminazione della sua creatura: “il testo “si potrà e si dovrà migliorare in parlamento senza perdere però di vista gli obiettivi complessivi di riassetto dei conti pubblici”.

Napoli, vicepresidente dei deputati Pdl: “Si abolisca il contributo di solidarietà”. Contro il contributo di solidarietà sui redditi sopra i 90mila euro si scaglia il vicepresidente dei deputati Pdl Osvaldo Napoli secondo cui “andrebbe abolito”. In alternativa, propone Napoli, “per evitare il sospetto che resti per sempre, andrebbe versato in due o tre tranches da versare entro il 2012″. “Il punto è questo – spiega il deputato –  ai cittadini che non credono alla durata triennale del contributo di solidarietà, il governo deve proporre il versamento in due o tre tranches secche, da versare entro il 31 dicembre 2012, del 5 o del 10% dovuto sui rispettivi redditi e chiudere la pratica entro quel termine. E’ il modo migliore per fugare il sospetto, per non dire la certezza, che quel prelievo possa continuare “provvisoriamente per sempre”. Ma la cosa migliore, naturalmente rimane l’abolizione del prelievo stesso che va a colpire l’elettorato di riferimento del centrodestra e del Pdl. Anche il vice presidente dei deputati Pdl non ci sta a passare da dissidente e dice: Capisco, tutti nella maggioranza finiremo per comprendere la drammaticità del momento, ma avvertire il timoniere che per questa via il Pdl va a sbattere è un atto doveroso e la migliore testimonianza della lealtà che ci lega a Berlusconi”.

Santanché: “Tremonti? Non indispensabile”. Non poteva mancare poi la stoccata di Daniela Santanchè che, intervistata da Klaus Davi, dopo aver massacrato il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, che ha criticato (in un’intervista a Il Corriere della Sera) la manovra aggiuntiva del governo, ha definito Tremonti “non indispensabile”: ”I cimiteri sono pieni di persone indispensabili, ne tragga lei le conclusioni“, ha risposto sarcastica il sottosegretario.

.

.
.
.
__________________________________________________________________

Yvonne, la mucca in fuga da due mesi per la libertà / APPELLO – Race To Save Yvonne, The Runaway Cow

Yvonne, la mucca in fuga idolo dei social network

Yvonne, la mucca in fuga idolo dei social network
Col cavolo che torno!

.

Caccia a Yvonne, la mucca bavarese in fuga da due mesi dopo essere caduta da un camion trasporto diretto a un macello. Per recuperarla ora scende in campo il toro Ernst. Come riporta il quotidiano tedesco Bild, la sorella Waltraut e il tenero vitellino Waldi non sono riusciti ad attirare la Primula Rossa fuori dalla foresta bavarese in cui si nasconde, ragion per cui gli animalisti hanno deciso di convocare il toro prima dell’arrivo dei cacciatori assoldati dalle autorità. E intanto la storia di Yvonne conquista il web e su Facebook crescono le pagine a lei dedicate

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

Scopri come aiutarlo.

La sua vita è in pericolo.
Con l’adozione a distanza avrà il cibo e le cure che merita.
Scopri come aiutarlo.

.

14 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/14/foto/yvonne_la_mucca_in_fuga_idolo_dei_social_network-20434336/1/?rss

______________________________________________________________________________________________________________

The Animal Welfare Cause

Race To Save Yvonne, The Runaway Cow

https://i2.wp.com/dingo.care2.com/pictures/causes/2856/2855820.large.jpg

.

.

Animal activists are racing against time to save a runaway cow named Yvonne from hunters and police who are aiming to shoot her. The cow has been happily wandering in the woods and along a Bavarian highway evading her captures since May, but her recent antics have put a bounty on her head.

Yvonne is an Austrian cow escaped from a farm where she was being “fattened up for slaughter.” Since then she has outsmarted authorities and an animal rescue group that has tried to round her up.

Yvonne appears to be so intelligent she even taught herself to graze at night, like a deer, so she can’t be easily seen.

According to ABC News International, Yvonne recently made a move that changed how authorities view her free roaming spirit. The cow walked onto the highway and almost caused an accident with a police car.

Law enforcement branded her a threat to drivers and ordered her to be brought in “dead or alive.”

The town assigned two hunters with tranquilizers and guns to track down Yvonne.

Animal activists from the Gut Aiderbichl Animal Sanctuary have been looking for Yvonne since her escape, but have now stepped up their efforts. The rescue group bought the cow for $988 from the town and plans to take her back to their sanctuary in nearby Salzburg; if they can find her.

They are combing the woods in all-terrain vehicles with infrared cameras, but may turn to a tranquilizer gun, if time runs out. According to Fox News they came close to capturing Yvonne, but she quickly “darted back into the bushes.”

If stalking the cow at night doesn’t reel her in, the rescuers may use another approach and appeal to her emotional side.

Hans Wintersteller, manager of the sanctuary told NBC, “His colleagues have purchased Waltraud, a former stall-mate of Yvonne’s, and a calf named Waldi, and hope the cow will see them and be drawn to them by a need for companionship. They also hope to appeal to Yvonne’s maternal instincts.”

Wintersteller’s team also put out a trap with food, hoping to entice Yvonne. He said there are multiple obstacles in capturing her.

“We see her two to three times a day,” Wintersteller said to Deutsche Presse-Agentur. “But this is thick forest with very, very tight spaces. That’s where she’s hidden herself.”

“She’s also got brains. She is clever in all sorts of ways. She is so smart she doesn’t emerge from her hiding place unless she knows the coast is clear.”

We hope Yvonne will able to tell who is trying to help her and who is trying to hurt her, but for now she continues to elude both her rescuers and hunters.

Related Stories:

Young Activist Creates Animal Freedom Day

Two Teens Charged With Animal Torture

One Cow Can Change An Entire Community

Read more: , , , , ,

Photo fromfuzzworks via flickr.

.

______________________________________________________________________________________________________________

 

L’INTERVISTA – Luca Cordero di Montezemolo: «Scelte deboli contro l’emergenza. Stanno asserragliati nei Palazzi»

L’intervista – «C’è bisogno di un’operazione verità sullo stato del Paese. Serve una nuova ricostruzione. Ma i saldi vanno assicurati, altrimenti sarebbe un disastro»

«Scelte deboli contro l’emergenza Stanno asserragliati nei Palazzi»

Siamo arrivati qui dopo che per mesi ci hanno raccontato che tutto andava bene. A ogni dato negativo seguiva una rassicurazione del governo


fonte immagine

Luca Cordero di Montezemolo Montezemolo: meglio una patrimoniale su noi ricchi Non guardano il Paese reale Ultima chance per il governo, altrimenti si voti. La priorità è tagliare il debito. Uno scandalo il prelievo oltre i 90 mila euro

.

«Stanno asserragliati in due chilometri quadrati nel centro di Roma, rinchiusi nei Palazzi della politica e non si rendono conto di quello che il Paese reale sta attraversando…». La domanda è lì, scende o non scende in politica, ma Luca Cordero di Montezemolo allarga il campo: «Non è questo il punto, adesso. Adesso è il momento di uscire dall’emergenza. Di ricostruire questo Paese. Di smetterla con il vizio antico della classe politica di rimuovere i fatti, anche la memoria di come si è arrivati a questo punto drammatico, pur di rimanere in sella. Non abbiamo mai sentito pronunciare da un politico una sola frase di assunzione di responsabilità».

Il premier ha detto che questa manovra gronda sangue, sacrifici per tutti...
«Farei un piccolo passo indietro. Siamo arrivati qui dopo che per mesi ci siamo sentiti raccontare che tutto andava bene. Ad ogni dato negativo seguiva sempre una rassicurazione del governo. Che bisognava solo far passare la nottata. Il ministro dell’Economia ha dispensato lezioni a tutti, economisti, imprenditori, sindacati e persino alla Banca d’Italia. Ed ecco dove siamo».

Certo, anche l’opposizione ci ha messo del suo…
«Ho sentito dall’opposizione teorizzare la propria superiorità morale e poi ho letto fatti di cronaca e tangenti. Ho sentito spiegare che i problemi dell’Italia iniziano e finiscono con Berlusconi, senza il quale vivremmo in un paradiso terrestre. Ma dimenticano anche loro gli anni non certo felici del centrosinistra. E tanto per fare un esempio: proprio il Pd ha votato contro l’abolizione delle province. Neppure la Lega fa eccezione, ha voluto la duplicazione degli uffici ministeriali nella Reggia di Monza».

Finalmente qualcosa si è mosso però, via una trentina di province e un bel po’ di privilegi.
«A Novembre? Dopo un censimento? Speriamo che sia cosi».

Almeno cominciano.
«Le sembra che abbiamo molto tempo davanti? La sensazione è che la gestione della crisi da parte del governo sia stata confusa e pasticciata. Liti personali, annunci, promesse di taglio delle tasse, la Lega che difende le poltrone. La maggioranza sembra un Circo Barnum».

Meno male che è arrivata la lettera della Bce…
«A nessuno piace farsi commissariare, ma ce la siamo cercata. L’intervento della Bce è stato fondamentale. La manovra di luglio era da minimo sindacale, chiaramente insufficiente. Sta accadendo una cosa importante: chiediamo all’Europa una governance comune ma in cambio vengono chieste a noi, e a tutti gli Stati membri, regole di comportamento rigorose. Uno scambio equo, direi. Per questo la proposta di Nicola Rossi sul pareggio di bilancio in Costituzione è fondamentale».

Dopo quella lettera la manovra è salita alla cifra record di 45 miliardi. Potranno bastare?
«Il decreto andava fatto, urgentemente. Abbiamo rischiato seriamente di entrare nel circolo vizioso greco. Ma non è all’altezza dell’emergenza in cui si trova il Paese. E soprattutto non affronta i veri nodi strutturali. Ancora una volta è un rimedio insufficiente».

Ma come? Età più alta per il pensionamento delle donne, prelievo sopra i 90 mila euro, addizionale per gli autonomi. Tfr congelato due anni per gli statali…
«Mi sembra positivo l’innalzamento a 65 anni per le donne ma è stato un errore gravissimo non toccare le pensioni di anzianità. Quello del prelievo sui redditi oltre 90 mila euro è invece uno scandalo puro e semplice».

Sono i redditi medio-alti…
«Non scherziamo, colpiscono chi vive di stipendio e paga quasi il 50% di tasse e vede persone intorno a sé che guadagnano molto di più dichiarando poco o nulla».

Ma il governo che strade aveva davanti?
«Vendere e dismettere e, se non fosse stato sufficiente, un vero contributo di solidarietà da chi se lo può davvero permettere».

Quale?
«Meglio varare un’imposta una tantum sui patrimoni superiori ai 5 o ai 10 milioni di euro, andando a colpire in questo modo anche gli evasori».

Una patrimoniale?
«Una cosa è chiedere un contributo di solidarietà a me o a Berlusconi, una cosa è colpire un dirigente con famiglia a carico».

Ma siamo sempre allo stesso punto, con un debito pari al 120% del Prodotto interno lordo risanare è un’impresa impossibile…
«Non credo proprio. Prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini bisogna ribaltare il rapporto: lo Stato deve assumersi l’80% dell’onere di questo risanamento. E solo dopo aver dato l’esempio può chiedere il 20% ai cittadini. Come? Vendendo, dismettendo, tagliando. Succede invece esattamente l’opposto. Uno slogan: prima vendete la Rai, poi venite a chiedere soldi».

Nel decreto ci sono le privatizzazioni delle municipalizzate e le liberalizzazioni.
«Al momento sembrano esserci solo indirizzi generici. Poco più che qualche buona intenzione. Non è quello di cui c’è bisogno. Ci sono tre priorità assolute che vanno messe in cima all’attività di governo: aggredire drasticamente il debito pubblico e riportarlo sotto il 100% del Pil, diminuire i costi di gestione del Paese. Rimuovere tutti gli ostacoli allo sviluppo delle imprese».

Su questo il governo vuole modificare l’articolo 41 per togliere lacci e lacciuoli…
«Quando sento Tremonti parlare di liberalizzazioni con la vuota retorica sull’articolo 41 mi viene da sorridere. Assieme ad altri abbiamo investito un miliardo per poter competere con le Ferrovie nell’Alta velocità e ogni volta ci troviamo davanti qualche ostacolo. Il ministero dell’Economia ha lasciato mano libera al monopolista».

Qui però lei ha un interesse privato, le Fs un interesse pubblico.
«Ah si? Io credevo che l’interesse pubblico fosse quello di far crescere l’economia, l’occupazione e la concorrenza. Ma come pensiamo di attrarre investimenti esteri se sono intralciati anche quelli italiani?».

Per ridurre il debito cosa bisognerebbe fare?
«A parte cedere le municipalizzate e quello che resta delle aziende non strategiche, bisogna accelerare la vendita del patrimonio, soprattutto immobiliare, che oggi non è messo a reddito. Anche scelte impopolari ma eque. Un gigantesco piano di dismissioni. Caserme, tribunali. Le faccio un esempio: a Napoli il molo San Vincenzo, una delle darsene più belle del mondo, è abitato da pochi militari».

Ma chi comprerebbe il nostro patrimonio immobiliare?
«Penso a un’agenzia pubblico-privata che ne curi il collocamento. Gli investitori non mancherebbero. Siamo a un momento decisivo, all’ultima chiamata».

Con l’anticipo del pareggio la situazione dovrebbe rimettersi a posto?
«Magari. Non basta. Abbiamo bisogno di un’operazione verità sullo stato del Paese. Direi che c’è bisogno di una nuova ricostruzione. I provvedimenti non sono quelli di cui l’Italia aveva bisogno ed è la prova che l’esecutivo sta finendo la benzina. Quel che è peggio è che la situazione dei mercati non ci consente di rimettere tutto in discussione. I saldi vanno assicurati per evitare il disastro».

Una ritirata dello Stato?
«Un cambio di passo. Ridefinire il rapporto tra Stato e cittadini è un problema con cui si stanno confrontando tutti i grandi Paesi. Oggi abbiamo uno Stato debole ma pervasivo, dobbiamo trasformarlo in uno Stato fortissimo nel suo core business – welfare, sicurezza, giustizia, scuola, difesa – che deve uscire da tanti settori dove crea spese, inefficienze e corruzione. La Cassa depositi invece di investire miliardi in fondi che rilevano aziende e persino aereoporti privati e reti elettriche, dovrebbe vendere. Vendere. Vendere e casomai costruiamo qualche infrastruttura».

Ma per fare questo forse bisognerebbe tornare ai governi tecnici degli anni Novanta?
«Non c’è bisogno di salvatori della Patria. Nell’emergenza dobbiamo per forza sostenere il governo, che pure ha completamente deluso. Ma se il governo continuerà a dimostrarsi non all’altezza dell’emergenza, allora è necessario che la parola torni rapidamente ai cittadini con le elezioni. Alla fine di questa legislatura bisogna voltare pagina».

Lei parla di ricostruzione…
«Dico che ci son molte persone per bene che vogliono impegnarsi, è necessaria una ricostruzione anche etica. I bizantinismi non hanno più spazio. Persino nella finanza e nell’industria personaggi che sembravano inamovibili sono tramontati, assieme a rituali vecchi e tutti italiani. Nella politica non è ancora successo e il bilancio della Seconda repubblica appare già fallimentare».

Si prepara lei per la Terza?
«Ognuno dovrà fare la sua parte nei diversi settori della vita civile, solo così un Paese pieno di eccellenze potrà risollevarsi».

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

Nicola Saldutti
14 agosto 2011 10:10

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_agosto_14/saldutti-montezemolo-emergenza_aec1aa32-c646-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml

______________________________________________________

 

EVERSORI DI STATO – Trento, Bossi rispolvera la “secessione” e i “fucili bergamaschi”

Trento, Bossi rispolvera la “secessione” e i “fucili bergamaschi”


fonte immagine me_gustas_tú

.

Sono passate poche ore dal varo della manovra fiscale che “fa grondare sangue” a Silvio Berlusconi. Ma il Senatur invece di essere a Roma, segue il dibattito dalle montagne trentine. E in un comizio tira fuori i suoi cavalli di battaglia

.

Sono passate poche ore dal varo della manovra fiscale che “fa grondare sangue” a Silvio Berlusconi. Ma Umberto Bossi non è a Roma, segue a distanza l’evolversi della situazione e preferisce muoversi tra le montagne. E così, disertata la finale di Miss Padania a Ponte di Legno per dissapori con l’ala maroniana del partito (Leggi), il Senatur  sceglie un comizio in Trentino per rispolverare i suoi cavalli di battaglia, dalla secessione agli ormai celebri fucili bergamaschi. “Se non vogliamo essere travolti e sprofondare anche noi”, ha detto Bossi, l’indipendenza della Padania “è la via obbligata: esser padroni a casa nostra”.

L’argomento centrale è la manovra appena varata e già emanata dal capo dello Stato, ma l’occasione è ghiotta per solleticare e placare l’ira dei padani. Bossi sa perfettamente quanto gli amministratori locali siano contrari ai tagli a Province e Comuni. Lo ha detto chiaro il sindaco di Verona Flavio Tosi in un’intervista al Corriere della Sera incorrendo nelle ire del ministro Calderoli. E ancora prima dell’approvazione, lo ha detto ancora più chiaro il presidente leghista della Provincia di Sondrio (città natale di Tremonti, ndr) Massimo Sertori che è arrivato a lanciare l’idea di un referendum per unirsi alla Svizzera in caso di abolizione del suo ente (Leggi). E allora il Capo – pur scomunicando indirettamente Tosi attraverso Calderoli – interviene e spiega: “Le Province soppresse sono solo quelle piccolissime e per lo più del centro e del nord”, ha detto. Anche perché “se vai a tagliare la Provincia di Bergamo, quei bergamaschi prendono i fucili“. E poi, “non serve a niente tagliare le Province perché chi lavora in Provincia, se le tagli, non va a casa, va a lavorare in Regione”.

Il discorso si fa poi più istituzionale anche se non è mancata la stoccata contro un’Italia “da succhiare” (sopportare, ndr) : “Se la Banca centrale europea non avesse deciso di comprare i titoli di Stato italiani, avremmo rischiato il fallimento”, ha sostenuto. “Che il Paese non vada molto bene lo sanno tutti”, ha aggiunto, “avete voluto l’Italia, adesso succhiatevela”.

Sulle pensioni “c’è stata una battaglia lunga tra me e Berlusconi – ha spiegato ancora Bossi – E’ venuta fuori la storia delle pensioni delle donne e io gli ho detto ‘Silvio le donne sono più importanti degli uomini, perché son quelle che tiran su i figli”, ha raccontato. “Alla fine, gli ho proposto di fare un patto: gli ho detto facciamo il ’16′ – con riferimento al 2016 per l’anticipo dell’età pensionabile delle donne del settore privato – Facciamo il ’16′ che porta fortuna, dammi la mano e prometti che non tocchi più le pensioni”.

Il tasto pensioni è un tasto dolente. Lo stesso che nel 1994 portò alla spaccatura tra la Lega e il primo governo Berlusconi. E Bossi, nel comizio trentino lo racconta: “Questa volta le pensioni si son salvate, la memoria ce l’ha anche lui”, ha detto riferendosi al presidente del Consiglio. E dopo aver ripetuto alla folla di leghisti l’incipit del suo discorso alla Camera, quello che provocò la crisi di governo, il leader della Lega Nord ha poi aggiunto che oggi “non c’è alternativa a tenere in piedi il governo”. La Lega lo ha dovuto fare, ha spiegato, per “salvare i risparmi della gente”. “Facile fa Casini, come fa la sinistra…”.

Circa la telefonata di Bankitalia, Bossi ha quindi reso noto di aver detto a Brunetta “se le tagliamo ti faccio un manifesto a Venezia” aggiungendo poi “vedrai quanti voti in più riceverai…”.

Infine, il Senatur ha anticipato “tre progetti per il rilancio dal basso dell’economia”. Una trovata di Tremonti che, “ha anche trovato un’idea sul Tfr per il raddoppio dello stipendio dei lavoratori. Un’idea per far rinascere l’economia dal basso perché quando i lavoratori hanno più soldi una parte certamente li mettono in banca ma una parte li spendono rimettendo così in moto l’economia”, ha spiegato Bossi. “Il tfr Mussolini lo inventò dopo la crisi del ’29 – ha aggiunto Bossi – quando molte fabbriche chiudevano e Mussolini, per evitare gli scontri in piazza, fece in modo di far avere il tfr ai lavoratori che perdevano il posto di lavoro. Poi logicamente – ha aggiunto – gli imprenditori il tfr lo usavano per le loro fabbriche. Ora Tremonti ha trovato la via per sostituirlo e dare ai lavoratori un doppio stipendio mensile”.

.

.

.
14 agosto 2011
.
.
________________________________________________________________
.

Lampedusa, in 24 ore sbarcati in 1.600 avvistate altre due carrette con centinaia di profughi

Lampedusa, in 24 ore sbarcati in 1.600
avvistate altre due carrette con centinaia di profughi

.

Non c’è tregua negli arrivi, il mare calmo è un’autostrada per la fuga dal nordafrica. Gli ultimi due avvistamenti a poche miglia a sud dell’isola. Al momento sono oltre 2.100 i migranti nel centro di accoglienza

Lampedusa, in 24 ore sbarcati in 1.600  avvistate altre due carrette con centinaia di profughi

.
Due barconi con centinaia di migranti a bordo sono stati avvistati a sud di Lampedusa da aerei della Finanza e della guardia costiera. Verso il primo, a sette miglia dall’isola, stanno dirigendosi motovedette della capitaneria di porto di Lampedusa. Il secondo si trova a circa 50 miglia a sud dell’isola, in acque maltesi, e anche per questo natante sta dispiegandosi il dispositivo di soccorso italiano.

Solo ieri nell’isola erano sbarcati oltre 1.200 clandestini e altri 450 clandestini sono giunti tra la notte e l’alba di stamani. L’ultima imbarcazione era stata soccorsa a circa 20 miglia dall’isola.

Prosegue così la nuova ondata di arriva, grazie alle favorevoli condizioni meteorologiche e gli arrivi della notte e dell’alba si sono svolti con le consuete procedure.

Poco dopo la mezzanotte sono stati soccorsi e portati sull’isola 223 migranti, tra cui 210 uomini e 13 donne. Alle 7.40 il secondo sbarco con 227 profughi, tra cui29 donne e 4 bambini. Al momento sono oltre 2.100 i migranti presenti a Lampedusa. Questa mattina è attraccata intanto la nave ‘Moby Fantasy’ che entro questa sera salperà dall’isola per trasferire i primi profughi in altre regioni italiane

.

LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

.

14 agosto 2011

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/08/14/news/lampedusa_sbarchi_senza_fine-20429692/?rss

_______________________________________________________

 

e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto
.

Ecco il numero di agosto, in edicola