Archivio | agosto 15, 2011

CRISI – FISCO INFERNO

FISCO INFERNO


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DI ALESSANDRA DANIELE
carmillaonline.com

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Come lungamente profetizzato, il tempo è giunto. Le tribolazioni fiscali e le piaghe tributarie sono però solo una parte di quello che ci aspetta. Ciò che il coro degli araldi mediatici preferisce tacere, mentre annuncia l’avvento dell’Anticrisi, è che reca il Marchionne della Bestia.
Ci dicono ”la casa brucia”, in realtà a estendersi come un incendio, sfruttando il vento della crisi, è il Modello Pomigliano-Mirafiori, quell’inceneritore di diritti dei lavoratori che era stato spacciato come eccezione, e che in qualche mese è già diventato la regola.

Il Modello Unico di sfruttamento che il decreto-stangata, immediatamente firmato dal solerte presidente, estende dagli operai FIAT a tutti gli altri lavoratori dipendenti. Come intuibile, il cosiddetto caso isolato era in realtà il paziente zero. Dall’accordo Mirafiori all’esplosione dell’allarme Anticrisi sono infatti passate più o meno 28 settimane.

Ci ripetono ”la casa brucia”, e che tutti dobbiamo portare il nostro contributo liquido per spegnere le fiamme, fosse pure il nostro sangue arterioso. E se ne fingono addolorati, con espedienti da vecchi guitti, dandosi la colpa a vicenda. Non è il loro cuore a grondare sangue però, sono le loro mani.

Stiracchiare smorfie di contrizione fasulla è il loro unico sacrificio. Le false lacrime di collirio che gli rigano il cerone, il loro unico contributo liquido. E nella casa che ci chiedono – anzi, ci ordinano – di salvare dal fuoco che loro stessi hanno appiccato, ci vogliono come schiavi da cortile. Come house negros, che dicono ”la nostra economia”, e trepidano per gli indici di borsa, mentre fanno straordinari sottopagati invece delle vacanze. Che rispondono ai nobili appelli presidenziali alla ”responsabilità”, e si precipitano a salvare dalle fiamme la casa del padrone che è la loro prigione.

Questa non è la nostra economia. È la loro finanza corrotta, nutrita col nostro lavoro, i nostri risparmi, i nostri diritti, il nostro futuro, e che non ne sarà mai sazia, perché non è nella sua natura.

La natura della Bestia è mangiare, consumare risorse e vite umane finché ogni territorio sia un deserto, ogni città una discarica, ogni specchio d’acqua una pozza di liquame, e ogni essere umano superstite sia uno schiavo da cortile, che aspetta disciplinato il suo turno di diventare carne da macello.

Con la Bestia non si contratta.

Dobbiamo fermarla.
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Alessandra Daniele
Fonte: http://www.carmillaonline.com
Link: http://www.carmillaonline.com/archives/2011/08/003993.html#003993
15.08.2011

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fonte:  http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8791

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UMBRIA – Le case del dopo terremoto? Non rispettano le leggi antisismiche

Il comitato degli abitanti: denunciavamo da tempo, i pm ora ci danno ragione

Le case del dopo terremoto?
Non rispettano le leggi antisismiche


La finanza ha apposto i sigilli in tutto il piccolo borgo  – fonte immagine

Inchiesta per frode sulle ristrutturazioni degli immobili danneggiati a Giove di Valtopina: lavori male eseguiti

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Uno scorcio della frazione Giove di Valtopina
Uno scorcio della frazione Giove di Valtopina

GIOVE DI VALTOPINA (Perugia) – Dunque: il terremoto in Umbria ci fu il 26 settembre 1997 e a giugno scorso la signora Maria Antonia Menichelli, oggi 88 anni, ha ricevuto dal sindaco del suo paese, Valtopina, l’allettante proposta, almeno secondo lui, di andare a vivere sotto un tetto delle nuove case popolari, ad «appena» cinque chilometri dal container dove la signora Menichelli, da quasi 14 anni, abita. Capito? La signora Menichelli, perciò, ha riso in faccia al sindaco Giuseppe Mariucci e gli ha detto che preferisce ormai restare qui, nella sua Giove, frazione di Valtopina, sotto al monte Faeto, tra i falchi e le volpi, i gigli della Madonna e i nontiscordardime e dove pure, qualche volta, se si è fortunati, può capitare perfino di riconoscere in lontananza l’ululato del lupo.

IL SEQUESTROMa sì, passerà l’ennesimo Ferragosto nel container. Che c’è di male? È tutto un paradosso, questa storia. Perché in realtà la signora Maria Antonia, insieme a una mezza dozzina di famiglie ancora domiciliate nei prefabbricati di latta, aspetta da anni inutilmente di poter rientrare nella sua vecchia casa danneggiata dal sisma del 26 settembre. Epperò la vecchia casa, anzi tutte le 55 case dell’antico borgo di Giove, dopo più di 10 anni di ristrutturazioni e quasi 5 milioni di euro buttati al vento, sono state sequestrate il primo luglio scorso dalla Guardia di Finanza su ordine del gip di Perugia. Il motivo ha dell’incredibile: le case, secondo l’inchiesta portata avanti dai pm perugini Mario Formisano e Paolo Abbritti, sarebbero state ricostruite in violazione delle normative antisismiche. Una follia, se si considera che stiamo parlando dell’Umbria dove la terra non ha mai smesso di tremare.

La signora Maria Antonia Menichelli: vive ancora in un  container
La signora Maria Antonia Menichelli: vive ancora in un container

UN BORGO FANTASMACosì, adesso, un recinto di strisce di plastica biancorosse rende Giove un borgo fantasma e nella piazza assolata dove un tempo sbiciclettavano i nipoti dei contadini si sente solo il rumore del vento. Non c’è nessuno, è tutto chiuso, sbarrato il forno dove Maria Antonia e le altre vecchiette andavano a cuocere la «rocciata», il dolce tradizionale, a base di uvetta, miele, anice e cannella, per il pranzo della domenica. Langue la chiesa di San Giuseppe e dormono pure le storiche fontane, dove un tempo si lavavano i panni e si abbeveravano gli animali e che in futuro invece, secondo un assurdo progetto, dovrebbero lasciare il posto ad un parcheggio. Ecco, almeno questo affronto è stato evitato…

IL COMITATOCon tali premesse, a Giove è nato un comitato che ha già raggiunto oltre 2 mila adesioni su Facebook. L’ha ideato una giovane donna, Valentina Armillei, è lei la pasionaria della Valtopina che combatte da anni per riavere le case del borgo, dopo aver denunciato a colpi di carta bollata le mille stranezze della ricostruzione. «Nonostante i miei esposti nessuno mi ha mai querelato, ci sarà un motivo no? – esordisce spavalda -. Il motivo è semplice: avevo ragione! E finalmente due pm in gamba hanno voluto vedere quello che c’era sotto. Tanti soldi pubblici buttati in cambio di lavori fatti male. Un vero scandalo».

L’INCHIESTAFalso in atto pubblico, truffa allo Stato, frode in pubbliche forniture e violazione delle disposizioni normative previste per l’edificazione in zona sismica: sono queste le contestazioni che i pm muovono ai due indagati, il direttore dei lavori del cantiere («Non ho nulla da dire», taglia corto al telefono) e il legale rappresentante della ditta. Nella perizia eseguita per conto della Procura dal professor Bernardino Chiaia – docente di Scienze delle costruzioni del Politecnico di Torino – e dall’architetto Cristina Zannini, vengono evidenziate «rilevanti criticità». Alcuni esempi? «Probabile mancata realizzazione della parete di intonaco armato su alcuni muri ove essa era stata prevista in progetto», scrivono i periti. E ancora: «Assenza o totale inefficacia di alcuni interventi di miglioramento, in particolare dell’intervento di iniezione nelle murature ai piani terra». L’avvocato perugino Giuseppe Innamorati, che difende la ditta incriminata, la Novatecno, ha già presentato istanza di dissequestro: «Attenzione – dice – Qui stiamo parlando di un’impresa che è subentrata nei lavori solo nel 2006, dopo che un’altra ditta era fallita. E dal 2006 il mio cliente si è strettamente attenuto al nuovo progetto che ha avuto l’incarico di eseguire. Le mancate iniezioni di malta cementizia probabilmente appartengono al periodo precedente. Sono magagne pregresse di cui è ingiusto incolparci. Produrremo, comunque, una consulenza dettagliata per dimostrare l’idoneità statica e antisismica delle case di Giove».

IL DOPPIO CONTAINERValentina Armillei, però, resta scettica. Lei un altro tetto in questi 14 anni se l’è trovato, come pure gran parte dei suoi compaesani, ma ha scelto lo stesso di continuare a battersi per Maria Antonia Menichelli, Oriana Galli e pochi altri, quasi tutti anziani contadini, che vivono ancora nella latta, d’estate e d’inverno, a pochi metri dal borgo sequestrato. Nel ’97 dopo il terremoto i residenti qui erano 75 sistemati in 40 box, ora saranno in tutto una ventina e allevano polli e conigli nei tanti prefabbricati rimasti vuoti: «Voi avete le seconde case, noi il doppio container», scherza Oriana. Ma c’è poco da ridere.

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Adotta a distanza.

 

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Fabrizio Caccia
14 agosto 2011(ultima modifica: 15 agosto 2011 10:50)

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_14/case-sequestrate-giove-valtopina-inchiesta-terremoto_3b572f64-c695-11e0-a5f4-4ef1b4babb4e.shtml

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Siria, Assad bombarda Latakia Migliaia di palestinesi in fuga

15/08/2011 – LA REPRESSIONE

Siria, Assad bombarda Latakia
Migliaia di palestinesi in fuga

Bombe dal mare sulla città di Latakia

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L’esercito attacca la città ribelle, caos al campo profughi di Raml

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Esercito e polizia siriani pattugliano oggi la città costiera di Latakia, sul Mediterraneo, ieri pesantemente bombardata anche dal mare. Un’offensiva che, seppure smentita dall’agenzia di stampa ufficiale Sana, ha costretto a fuggire migliaia di palestinesi dal vicino campo profughi di Raml.

In altre città siriane, in particolare a Homs e Hula, gli oppositori al regime del presidente Bashar al Assad segnalano molti arresti. A Latakia oggi le organizzazioni di difesa dei diritti umani indicano tre morti. E un uomo, ferito venerdì, è deceduto a Deyr Ez Zor. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, più della metà dei 10.000 profughi palestinesi del campo di Raml, a Latakia, sono stati costretti a fuggire a causa degli attacchi delle forze di sicurezza siriane che ieri, nella città portuale, avevano causato la morte di almeno 26 civili.

Un alto dirigente dell’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina) ha definito l’offensiva un «crimine contro l’umanità » rivolto «contro il popolo palestinese e i fratelli siriani». Sul piano della diplomazia internazionale, la Germania oggi ha chiesto nuove sanzioni dell’Unione Europea contro la Siria e ha invocato un nuovo intervento del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ha alzato di nuovo la voce anche la Turchia. Ad Ankara il ministro degli Esteri, Ahmet Davutoglu, ha detto che le operazioni militari di Damasco contro i civili devono finire immediatamente e incondizionatamente. «Queste sono le ultime parole che rivolgiamo alle autorità siriane», ha dichiarato Davutoglu, aggiungendo che se la violenza del regime non si fermerà «non ci sarà più nulla da dire in merito ai passi che potrebbero essere compiuti». E anche la Giordania, attraverso il premier Maaruf Bakhit, ha chiesto la fine «immediata» della violenza.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/415815/

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LA SCOPERTA STORICA – E se Hitler fosse diventato femmina?

La scoperta di uno studioso dell’Università di Cardiff

E se Hitler fosse diventato femmina?

Gli Alleati volevano «doparlo» con ormoni sessuali femminili per renderlo più docile e terminare la guerra

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Adolf Hitler a un'adunata nazista a Norimberga (Ap)
Adolf Hitler a un’adunata nazista a Norimberga (Ap)

MILANO – Alcuni cercarono di eliminare il Führer con le bombe, altri con i proiettili. Gli attentati, come sappiamo, fallirono tutti. Il piano più bizzarro, e decisamente audace, sarebbe tuttavia stato ideato dagli alleati durante la Seconda guerra mondiale e prevedeva di aggiungere di nascosto degli ormoni sessuali femminili nei pasti di Adolf Hitler. Lo scopo: «effeminare» il Führer e renderlo meno aggressivo.

DA «FÜHRER» A «FRÄULEIN» La rivelazione arriva dallo studioso inglese Brian Ford dell’Università di Cardiff che si è dedicato in particolare ai numerosi tentativi preparati per sconfiggere il dittatore. L’attentato nel quartier generale di Rastenburg, nella Prussia orientale, in cui Hitler scampò miracolosamente alla bomba piazzata sotto il tavolo dal colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, non fu altro che l’ultimo di una serie di attentati mal congegnati, mal eseguiti o sventati prima della loro attuazione. Le spie britanniche cercarono invece un metodo meno aggressivo per eliminare il Führer del Terzo Reich: mischiare dosi di estrogeno nel suo cibo per renderlo meno bellicoso e più simile a Paula, la «docile» sorella minore impiegata come segretaria fino agli anni Venti.

PRIVO DI SAPORE Le spie che lavoravano per i britannici si sarebbero difatti trovate abbastanza vicine al dittatore per mettere a punto il piano, ha spiegato ai media inglesi il professore che ha rivelato il complotto. Lo studioso e divulgatore scientifico è venuto a conoscenza dei piani spulciando tra le pile di carte segrete della Seconda guerra mondiale recentemente declassificate. I principali ormoni sessuali femminili sarebbero stati scelti perché insapori e per il loro effetto lento ma costante. Inoltre, gli steroidi sessuali non sarebbero stati avvertiti nemmeno dagli assaggiatori che controllavano i cibi del Führer.

«HER HITLER» L’«operazione estrogeno» viene descritta da Ford nel libro di prossima uscita Secret Weapons: Technology, Science And The Race To Win World War II (Armi segrete: tecnologia, scienza e la corsa per vincere la Seconda guerra mondiale). Ma era solo una delle tante idee stravaganti concepite a suo tempo per eliminare il despota e le truppe naziste e giungere così ad una conclusione più rapida del sanguinoso conflitto. Spiega Ford: la Gran Bretagna aveva considerato addirittura di lanciare delle scatolette piene di serpenti velenosi sull’esercito tedesco o di bombardare i soldati con la colla per appiccicarli al suolo. Nel raccontare la vicenda i media inglesi non mancano di ironizzare: il tabloid Mirror ha usato il programma di fotoritocco Photoshop per raffigurare un Hitler «effeminato»; «Her Hitler!», è invece il gioco di parole usato dal Mail.

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Elmar Burchia
15 agosto 2011 17:08

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_15/hitler-alleati-cercarono-combatterlo-con-ormoni-femminili_0f872fa0-c745-11e0-8ab9-b687ebb5f78f.shtml

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La protesta dei detenuti continua. Polemica su Nitto Palma a Roma

La protesta dei detenuti continua
Polemica su Nitto Palma a Roma

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Il Guardasigilli applaudito dai sindacati di polizia penitenziaria per la visita “a sorpresa” a Rebibbia, attaccato per quella “annunciata” a Regina Coeli. Il giorno dopo lo sciopero della fame e della sete, la politica si interroga su amnistia o depenalizzazione. Casini: “In Parlamento provvedimenti veri”

La protesta dei detenuti continua Polemica su Nitto Palma a Roma Il ministro della Giustizia Nitto Palma

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ROMA – Il giorno dopo lo sciopero della fame e della sete 1 dentro e fuori le carceri su iniziativa dei radicali per richiamare l’attenzione sul sovraffollamento, la protesta dei detenuti va avanti. E la politica si interroga sulle misure da adottare, sollecitata anche dal richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E le sigle dei sindacati di polizia penitenziaria si dividono sulla visita del ministro della Giustizia, Nitto Palma, agli istituti di pena romani di Rebibbia e Regina Coeli.

Fra Rebibbia e Regina Coeli. Il Guardasigilli in mattinata si è presentato in forma “privata” a Rebibbia, dove ha visitato il braccio maschile e quello femminile, dove ha ricevuto applausi. L’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) promuove la visita “a sorpresa” di Palma a Rebibbia, perché ha evitato al personale l’impegno a Ferragosto per l’allestimento di una passerella annunciata.

Esattamente la critica che al ministro muove il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria, l’organizzazione più rappresentativa della categoria con oltre 12mila iscritti, per la visita di Palma a Regina Coeli, accompagnato dal sottosegretario Gianni Letta. Donato Capece e Giovanni Passaro, segretario generale e segretario provinciale di Roma del sindacato, giudicano “inopportuno” l’annunciato arrivo del Guardasigilli tra le mura del carcere trasteverino, per il quale “è stato richiamato in servizio il personale di polizia penitenziaria, sopprimendo  giorni di ferie e riposi settimanali”.

“Per la conferenza stampa dell’onorevole ministro – si legge ancora nella nota – il carcere ha subito pulizie straordinarie, è stato ornato con piante e tappeti. Il tutto, con dispendio di svariate ore di lavoro straorinario, che chissà quando saranno retribuite a causa degli scarsi fondi. E poi, ci si lamenta dello sperpero di risorse della pubblica amministrazione”. “Sarebbe stato responsabile – conclude la nota del sindacato – visitare la struttura penitenziaria senza alcun preavviso, in modo tale da prendere coscienza della criticità ed emergenza delle carceri, dove si ha un rapporto 1/200 agenti/detenuti e le garanzie poste dalla Costituzione sono calpestate”.

Il Guardasigilli per ora non replica, preferendo annunciare, nel corso della conferenza stampa al Viminale 2 al termine della riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che  “il premier Berlusconi ha escluso che la manovra comporterà tagli all’edilizia carceraria”. Più tardi, a Regina Coeli, Palma e Letta ringraziano Napolitano, Marco Pannella e tutto il personale della polizia penitenziaria. Il ministro, in particolare, dice di sentirsi “confortato dall’attenzione” con cui il capo dello Stato segue la questione carceri. Nell’occasione, Palma annuncia la nomina di Simonetta Matone, ex pm della procura per i minorenni di Roma, a nuovo vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Ma alle oltre duemila persone che ieri hanno aderito allo sciopero della fame e della sete non basta. Bisogna trovare il modo di alleggerire la pressione demografica negli istituti. Un’emergenza per la quale il presidente della Repubblica ieri ha invocato l’urgente intervento del Parlamento. Mentre cresce il dibattito tra chi, come il leader radicale Marco Pannella, chiede al più presto un’amnistia e chi, come lo stesso ministro Palma, pone allo studio misure di depenalizzazione.

Il dibattito politico. Come annunciato ieri, il leader Udc Pier Ferdinando Casini si è recato in visita alla casa circondariale di Borgo San Nicola di Lecce. “Dobbiamo accettare la giusta provocazione radicale di occuparci di più delle carceri italiane e arrivare con dei provvedimenti veri in Parlamento, come quelli su cui ha già incominciato il  ministro della Giustizia” ha detto Casini, che nel dibattito non si schiera. “Bisogna fare tutto – afferma il leader Udc -, nuove carceri, una strategia di misure alternative e forse bisogna depenalizzare alcuni reati. Soprattutto, più della metà degli ospiti del carcere di Lecce, sono detenuti in attesa di giudizio definitivo. Questa è un’altra cosa vergognosa, intollerabile, incivile. Ci siamo occupati di processi brevi, processi lunghi: occupiamoci finalmente di snellire queste procedure infinite, che sono indegne di un paese civile”.

Il coordinatore Pdl Fabrizio Cicchitto spinge per una regolarizzazione della custodia preventiva “che talora viene usata in termini molto estensivi e anche per costringere gli imputati alle confessioni”, depenalizzazione dei reati minori ma no all’amnistia, “una via oggi impraticabile”. Secondo Cicchitto, “gli ultimi esempi negativi sono quello riguardante da un lato l’onorevole Papa, ristretto in carcere per un evidente fumus persecutionis e proprio per la sua qualità di deputato, e dall’altro il guidatore ubriaco che ieri l’altro ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre cinque”.

Un maggior ricorso agli arresti domicialiari è la misura suggerita al ministro Palma da un altro sindacato, Ugl Polizia Penitenziaria. “Siamo convinti – afferma il segretario Giuseppe Moretti -, come già evidenziato dal Guardasigilli, che sia più giusto seguire la strada della  depenalizzazione dei reati minori, rispetto all’amnistia o all’indulto”, ma “bisogna fare presto” e “un maggior ricorso all’istituto degli arresti domiciliari rappresenterebbe una tra le tante soluzioni che potrebbero migliorare la situazione”.

Magistratura Indipendente, la corrente più moderata delle toghe, dice “no” all’amnistia, “sì” a una strategia complessiva che comprenda tra l’altro la depenalizzazione , ma anche la revisione dell’ex Cirielli, “nella parte in cui in modo automatico si escludono dai benefici i recidivi”. Bisogna interrogarsi, aggiungono i magistrati, “sull’alto numero dei ristretti in attesa di giudizio”, e dunque sull’uso dello strumento della custodia cautelare in carcere, afferma il segretario Cosimo Ferri,” misura certamente utile, ma che deve essere applicata con particolare attenzione e nel pieno rispetto dei presupposti”. Altro problema da risolvere “è quello dell’alto numero dei soggetti ristretti stranieri. Gli accordi internazionali non vengono applicati, le misure alternative non vengono utilizzate per la popolazione extra comunitaria, eppure, il 40% dei detenuti è formata da extra-comunitari”.

A Trieste “Fratelli d’Italia”. Nelle carceri la protesta non si è fermata, rilanciata se mai dalla visibilità offerta ieri dallo sciopero della fame e della sete. “Fate qualcosa per noi. Andare avanti così è impossibile” è l’appello che diversi detenuti del carcere delle Sughere, a Livorno, hanno fatto al garante dei detenuti Marco Solimano e al senatore del Pd Marco Filippi che stamani hanno visitato la casa circondariale livornese. Enrico Sbriglia, direttore del carcere di Trieste, che ieri ha digiunato, racconta che le sue detenute hanno protestato cantando “Fratelli d’Italia”, mentre i detenuti sbattevano pentole gridando “amnistia e libertà”. “Noi direttori, invece, insieme agli altri operatori di una sicurezza di regola senza armi, non possiamo ‘gridare’, però possiamo denunciare con un linguaggio burocratico le cose che non vanno”, conclude Sbriglia.
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15 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/15/news/carceri_palma_a_rebibbia-20469553/?rss

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VOLONTARIO DI EMERGENCY RAPITO IERI – Nessuna notizia di Francesco Azzarà dal Darfur

Nessuna notizia di Francesco Azzarà dal Darfur

Ieri è stato rapito il volontario di Emergency

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Roma, 15 ago 2011 – Ancora nessuna novità di rilievo per Francesco Azzarà (34) rapito il pomeriggio del 14 a Nyala, capitale del Darfur del sud, Sudan meridionale. Il volontario di Emergency, l’organizzazione umanitaria fondata da Gino Strada, al momento del rapimento era in auto, viaggiando verso il locale aeroporto. Azzarà è logista del Centro pediatrico aperto nel luglio 2010 da Emergency, ed è alla sua seconda missione nella capitale.

Lo stesso Gino Strada si è detto sorpreso di questo sequestro, mentre la famiglia si dice fiduciosa.

Si è appreso da un comunicato che Emergency «ha  immediatamente attivato in Darfur e a Khartoum tutti i contatti a sua disposizione ed ha altresì informato il Ministero degli Affari Esteri italiano». L’organizzazione ha anche informato che un proprio «team sta seguendo gli sviluppi della situazione ed è in costante  contatto  con la famiglia, le autorità sudanesi e quelle italiane. Emergency chiede la liberazione immediata di Francesco Azzarà ed auspica piena collaborazione di tutti coloro che possano aiutare ad arrivare a un esito positivo di questa vicenda».

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Hnyala
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A Nyala, Emergency ha aperto un centro ospedaliero pediatrico, parzialmente finanziato attraverso l’operazione dell’Sms solidale La nostra idea di pace condotta da Emergency nell’autunno 2008. Nel centro, medici ed infermieri dell’organizzazione curano bambini fino a 14 anni e svolgono attività di informazione e prevenzione per le famiglie, circa l’igiene e la nutrizione dei bambiniIl centro fa parte del Programma regionale di pediatria e cardiochirurgia: presso il centro di Nyala  cardiologi internazionali di Emergency individuano bambini e adulti da operare presso il centro Salam di cardiochirurgia avviato a Khartoum nel 2007 ed effettuano le necessarie visite post operatorie.

Aggiornato al 15/08/2011 21:10
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