Archivio | agosto 18, 2011

PERCHE’ ORA? – Israele, 7 morti in attacchi, scatta rappresaglia / Ma siamo sicuri che sia colpa di Gaza?

Perchè ora?

Proprio in vista del pronunciamento Onu di settembre sul riconoscimento dello Stato Palestinese all’improvviso… la strage. Perché?
E com’è possibile che gli autori del primo attentato all’autobus siano stati uccidi dalle forze armate israeliane ‘prontamente accorse’? Su un’autostrada in mezzo al nulla? Attentatori ben imbecilli, dobbiamo dire, se avevano nei pressi i militari israeliani pronti a colpirli…

mauro

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Israele, 7 morti in attacchi, scatta rappresaglia

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Confine tra Egitto e Israele in foto d”archivio.

REUTERS/Nir Elias

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GERUSALEMME/GAZA (Reuters) – Nel sud di Israele, un commando armato che per le autorità israeliane proveniva dalla Striscia di Gaza, passando per il territorio egiziano, ha ucciso oggi sette persone in una serie di attacchi contro veicoli.

Alcune ore dopo, è scattata la rappresaglia dello Stato ebraico, preannunciata dal premier Benjamin Netanyahu, e in un attacco su Rafah, nel sud della Striscia, i caccia israeliani hanno ucciso, secondo quanto raccontano diverse fonti, il capo dei Comitati di Resistenza Popolare, altri quattro membri dell’organizzazione e bambino di nove anni.

In un comunicato, il premier israeliano Netanyahu ha definito quello di oggi “un grave episodio in cui sono stati colpiti israeliani e la sovranità di Israele. Israele risponderà di conseguenza”.

Le forze armate israeliane hanno detto che la vicenda ha preso avvio quando, sull’autostrada 12, “terroristi hanno sparato contro un bus diretto a Eilat e hanno sparato un razzo anticarro contro un altro veicolo. Nello stesso momento, una pattuglia militare ha urtato un ordigno esplosivo”.

Il servizio ambulanze Magen David Adom ha riferito che sette persone sono state uccise lungo la strada, che scorre a pochi metri dal permeabile confine con l’Egitto. L’esercito israeliano ha indicato in circa 25 il numero di feriti.

Dopo gli attacchi, nell’area sono intervenute le forze speciali israeliane, che si sono scontrate con gli assalitori, mentre la polizia chiudeva le strade attorno a Eilat, località turistica sul Mar Rosso.

Secondo l’esercito, due o forse quattro assalitori sono stati uccisi. Per i media israeliani però il numero è salito a sette.

“E’ stato un grave episodio terroristico che si è snodato in diversi luoghi”, ha detto in un comunicato il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. “Riflette l’indebolimento del controllo dell’Egitto nel Sinai e l’ampliamento delle attività da parte degli elementi terroristici”.

Barak ha definito la Strisca di Gaza, il territorio palestinese controllato dal movimento islamico Hamas, “la fonte delle attività terroristiche” e ha detto: “Agiremo contro di loro con tutta la forza e la determinazione”.

Mark Regev, un portavoce del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ha detto che Israele “dispone di specifiche e precise informazioni secondo cui i terroristi che hanno preso a bersaglio israeliani oggi provenivano dalla Striscia di Gaza”.

Un alto grado militare israeliano ha detto che gli uomini armati, non potendo passare attraverso il confine tra la Striscia e Israele, pesantemente controllato, sono passati per il Sinai e da lì si sono poi infiltrati nel sud di Israele.

RAPPRESAGLIA

Hamas, da Gaza, ha smentito qualsiasi responsabilità nella vicenda e ha detto che non avrebbe risposto in caso di attacchi da parte di Israele. Poco dopo, in effetti è partito il raid israeliano. I Comitati di resistenza popolare, un gruppo indipendente da Hamas, hanno reso noto che nell’azione è rimasto ucciso il comandante Kamal al-Nairab, un suo luogotenente e altri tre membri dell’organizzazione.

Una fonte militare israeliana ha confermato l’attacco aereo, avvenuto a Rafah.

Una sesta vittima, raccontano abitanti palestinesi di Rafah, è un bambino di nove anni che si trovava nella stessa casa dei militanti colpita dal bombardamento.

Le autorità israeliane avevano espresso preoccupazione per la possibilità che i gruppi militanti del Sinai potessero sfruttare il vuoto politico seguito alla destituzione del presidente egiziano Hosni Mubarak nel febbraio scorso.

I timori provocati dall’attacco hanno fatto precipitare la borsa israeliana e lo shekel ha perso terreno contro il dollaro.

L’Egitto, che nel 1979 ha firmato un trattato di pace con Israele, ha recentemente rafforzato le misure di sicurezza nel deserto del Sinai, che confina sia con lo Stato ebraico che con la Striscia di Gaza.

Fonti della sicurezza egiziana hanno detto oggi che un raid militare contro gruppi armati nel Sinai settentrionale ha portato alla cattura di quattro militanti islamici che preparavano un attentato contro un gasdotto.

Ma dopo l’attacco di oggi, le fonti della sicurezza egiziana dicono che è improbabile che l’imboscata abbia preso le mosse dal lato egiziano della frontiera.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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18 agosto 2011

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE77H07D20110818?sp=true

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ISRAELE: ATTACCHI NEL SUD, PER BARAK LA COLPA E’ DI GAZA

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Attacchi armati nel sud di Israele, 7 vittime e decine i feriti. Prima ancora che siano chiarite le dinamiche di quanto avvenuto, il ministro della Difesa Barak si affretta ad accusare Gaza

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Gerusalemme, 18 Agosto, Nena News – foto Channel 10 –  E’ alta la tensione nel Sud di Israele, dopo che tre attacchi (l’agenzia Ynet ne riporta 4) sono stati lanciati tra mezzogiorno e l’una di questa mattina, a pochi chilometri dalla città di Eilat,  prima contro un bus di linea Egged e poi contro un’auto privata.

Sono 7, secondo i media israeliani le vittime e decine i feriti: un primo attacco è stato lanciato ad un autobus della linea Egged,la linea 392, diretto da Be’er Sheva a Eilat, intorno a mezzogiorno. In seguito sono stati sparati colpi di mortaio dall’Egitto verso Israele e contro le forze armate israeliane giunte sul posto e un razzo è stato lanciato contro un’automobile privata e un altro bus di linea.

Immediate le dichiarazioni del Ministro della Difesa Ehud Barak secondo cui “l’origine dell’attacco terroristico è attribuibile a Gaza”, e che ha aggiunto “agiremo con tutta la forza necessaria”, secondo quanto riportato dall’agenzia Ynet. E gli analisti militari prevedono fin d’ora che la reazione militare nei confronti della Striscia sarà particolarmente dura. Barak ha anche addossato le colpe di quanto avvenuto alla mancanza da parte egiziana di attuare un controllo efficace sul Sinai; accuse subito smentite da fonti del Cairo

Le forze armate israeliane hanno immediatamente aperto le indagini sulla natura degli attacchi, nei quali due dei quattro responsabili sono stati uccisi dalle forze militari arrivate sul luogo del primo attacco.

Dai microfoni di Israel Radio, fonti ufficiali dell’esercito hanno chiarito inizialmente la dinamica del primo attacco:tre uomini armati hanno aperto il fuoco su un bus pubblico diretto a Eilat, sul quale viaggiavano molti soldati israeliani in licenza. Secondo la ricostruzione fatta dall’autista ma finora non ancora confermata, i componenti del commando erano vestiti come soldati egiziani; secondo altre fonti invece indossavano uniformi dell’IDF (esercito israeliano). Il quotidiano israeliano Yediot Ahranot riporta che “dopo gli attacchi al bus sono esplosi una serie di ordigni piazzati sul ciglio della strada e alcuni razzi sono stati lanciati contro i soldati israeliani di guardia al confine con l’Egitto provocando altri morti”. Sempre secondo fonti militari gli attacchi sarebbero coordinati tra loro e pianificati, al fine forse di rapire soldati israeliani. Nena News

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18 agosto 2011

fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12098

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SORPRESA! – L’origine del debito pubblico italiano? Brunetta, Tremonti e Sacconi consulenti di Craxi

L’origine del debito pubblico italiano? Brunetta, Tremonti e Sacconi consulenti di Craxi

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3nding scrive: “a metà degli anni ‘80 il governo Craxi aveva tre consulenti economici di alto livello che aprirono la voragine del debito pubblico italiano passato dal 73% del Pil nel 1984 al 96% del 1988. I loro nomi? Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, e soprattutto Giulio Tremonti.”

Il fatto che siano tutti e tre nell’attuale Governo in una crisi del genere è spaventoso. Questa infografica chiarisce poi meglio chi ha creato, attenuato ed aperto il debito pubblico italiano negli anni:

https://i2.wp.com/dariosalvelli.com/wp-content/uploads/2011/08/debito-pubblico-pil.jpg
clicca sull’immagine per ingrandire

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E di chi è il debito pubblico italiano, 1577 miliardi di euro? Il 15% delle banche italiane, il 14,6% dei gruppi assicurativi esteri e fondi comuni europei, il 14% di investimenti privati, il 12,3% di banche estere, l’11,4% di compagnie assicurative italiane, l’11,1% di altri investitori internazionali.

Eppure secondo l’Economist rispetto agli altri debiti pubblici non siamo messi poi così male.

Casa originale di questo articolo

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Autore

Dario Salvelli

Dario SalvelliDario Salvelli, 27 anni, blogger e freelance, studia ingegneria elettronica alla Seconda Università di Napoli. Collabora con Nòva 24 de Il Sole 24 ore, WIRED, Excite Italia, Tekneco. Segue i temi legati all’innovazione e all’ICT e si occupa di comunicazione, marketing e consulenze per i social media.

Profilo personale, articoli e statistiche

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18 agosto 2011

fonte:  http://www.agoravox.it/L-origine-del-debito-pubblico.html

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CRISI – Milano in rosso (-6,1%) , paura recessione. Wall Street in picchiata

Mor. Stanley rivede al ribasso le stime sulla crescita mondiale. Anche Wall St. in picchiata

Milano in rosso (-6,1%) , paura recessione


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Il Wsj: «La Fed sta monitorando il livello di funding degli istituti di credito europei». Dow Jones a -4%

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MILANO – A oltre metà seduta, dopo la chiusura positiva di mercoledì (vedi i listini), Piazza Affari in picchiata (-6,1%). Vendite su tutti i comparti ma a risentirne sono soprattutto Fiat e le banche. Il FtseMib scivola del 6,1%. A Francoforte il Dax30 è in calo del 6,54%, a Parigi il Cac40 del 5,52%, a Londra il Ftse100 del 4.94% e a Madrid l’Ibex35 del 5,22%. Sugli scambi pesano, secondo gli analisti, i timori di rallentamento dell’economia in Europa e negli Stati Uniti, non attutite dal vertice franco-tedesco di martedì, con l’ipotesi di una Tobin Tax (tassa sulle transazioni finanziarie) rilanciata dalla Merkel e da Sarkozy. Intanto apre in forte calo anche la Borsa di New York: il Dow Jones perde il 3%, il Nasdaq il 4%. Intanto il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, cerca di spargere acqua sul fuoco: «Non c’è una recessione in vista», ha detto aggiungendo che «ci vorrà del tempo per ristabilire la fiducia».

TITOLI – Risultano congelati per eccesso di ribasso Buzzi, Fonsai, Lottomatica, Saipem e Mediolanum, mentre Fiat (-9,08%) e Fiat Industrial (-10,46%) indossano la maglia nera insieme a Intesa Sanpaolo (-7,28%). Sotto pressione anche Unicredit (-6,01% a 0,96 euro), che si mantiene sotto quota 1 euro.

LA FEDERAL RESERVELe autorità federali americane stanno monitorando da vicino i livelli di finanziamento delle filiali negli Stati Uniti dei grandi istituti bancari europei a conferma dei crescenti timori sul reale stato di salute del sistema finanziario del vecchio continente. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, funzionari della Fed di New York si sono incontrati nel corso delle ultime settimane con i vertici delle filiali americane delle banche europee restando anche in stretto collegamento con le autorità di controllo dei rispettivi paesi di provenienza. Oggi gli occhi sono puntati sui dati in arrivo dagli Stati Uniti, con le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, il superindice economico e l’indice della Fed di Filadelfia.

MORGAN STANLEY Gli esperti di Morgan Stanley hanno rivisto in netto ribasso le loro stime sulla crescita economica mondiale di quest’anno, a +3,9% dal +4,2% indicato precedentemente. Più marcata la correzione delle previsioni sul Pil del 2012, a +3,8% da +4,5%. Nel 2011, secondo la banca d’affari, la crescita economica dei dieci principali Paesi al mondo dovrebbe essere di appena l’1,5%, stima corretta dall’1,9%, Performance che poi dovrebbe accelerare al 2,4% nel 2012.

BORSE ASIATICHE – Borse asiatiche generalmente negative di oltre un punto percentuale: i mercati dell’area scontano la forza dello yen, che frena le esportazioni giapponesi, e i segnali di rallentamento della crescita cinese. Tokyo è così una delle piazze finanziarie più deboli della giornata, con un calo finale dell’1,25%. Male anche le Borse cinesi, che generalmente si muovono in controtendenza, così come Seul, in ribasso finale di quasi due punti percentuali.

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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO

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Redazione online
18 agosto 2011 16:32

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_agosto_18/borsa-mercati-giovedi_ba8db57a-c968-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml

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Dalla Nigeria all’ Italia, ecco cosa c’è dietro il traffico di donne e bambini

Con i soldi delle attività illegali si finanzia il boom edilizio di Benin City

Dalla Nigeria all’ Italia, ecco cosa c’è dietro il traffico di donne e bambini

Il nostro Paese è «legato» a quello africano sul fronte della prostituzione e delle adozioni illegali


fonte immagine

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Children abandoned, littered along roadsides, hacked with machetes, doused with acid, nails driven into their skulls, slashed, maimed, or poisoned, as punishment, to extract confessions, or to exorcise demons. And these are the lucky ones, mere outcasts — ostracized, beaten, rejected, but with warm blood still pumping through their tiny hearts.


Omicidio rituale di un bambino in Nigeria – fonte immagine

Read the whole story here:

http://mikemccormack.blogspot.com/2009/01/nigerian-child-witches-hate-and-hope.html

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La video inchiesta di Al Jazeera English

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Due poliziotte nigeriane collaborano con la nostra polizia di frontiera (Eidon)
Due poliziotte nigeriane collaborano con la nostra polizia di frontiera (Eidon)

BENIN CITY (NIGERIA) – Nigeria, Abia state. Lungo le strade che attraversano quello che oggi è lo stato nigeriano a maggior rischio rapimenti sfrecciano le macchine del NAPTIP, l’agenzia antitraffici nigeriana, in una folle corsa che termina davanti al portone di una vecchia abitazione. Qui, tra le mura grigie, scrostate, di un edificio decadente e invaso dagli insetti venivano tenute oltre trenta donne, costrette a partorire bambini destinati a sparire, «nella migliore delle ipotesi per il circuito delle adozioni illegali,» spiega Ijeoma Okoronkwo, referente NAPTIP della zona.

IL CASO – La baby factory, così viene chiamato l’edificio, è solo uno dei quaranta casi oggi aperti tra Benin City e Aba per traffico di minori, un crimine inquietante che apre nuovi scenari in un territorio già martoriato dalla continua emorragia di migliaia di donne trafficate ogni anno verso l’Europa. «Possiamo affermare con certezza che molti di questi bambini vengono trafficati all’estero, ma stiamo investigando l’ipotesi che non si tratti solo di adozioni, quanto di bambini destinati agli omicidi rituali,» prosegue Okoronkwo. Donne che si vergognano per queste nascite fuori dal matrimonio, famiglie e trafficanti che si arricchiscono tramite passaggi di bambini, il tutto all’interno di una società sfaldata, dove il traffico di esseri umani è diventato il terzo crimine per diffusione e profitti. Il principale, quello di donne. L’UNODC, agenzia ONU per la lotta al crimine organizzato, ha rilasciato numeri scioccanti: oltre 6.000 donne nigeriane vengono portate ogni anno in Europa a scopo di sfruttamento sessuale, per un giro d’affari annuo di oltre 228 milioni di dollari. «L’organizzazione di questo traffico è, a suo modo, perfetta» spiega Igri Edet Mbang, ufficiale dell’unità di intelligence nigeriana. «Hanno quelli che chiamano agenti, i trolleys e le madam. Gli agenti hanno il compito di reclutare le vittime. Le conoscono. Conoscono le loro famiglie, la loro storia e il linguaggio giusto per ingannarle».

IL TRAFFICO – E ad essere ingannate sono tante, ragazze di città, ragazze che abitano nei villaggi circostanti. Gloria Erobaga ha ventiquattro anni e, dopo due anni sulle strade italiane come prostituta, è stata rimpatriata. In questo giorno piovoso, che inzuppa le strade battute dei dintorni di Benin City, Gloria racconta di essere una sopravvissuta, che all’epoca si è fatta convincere «perché mi promettevano un lavoro onesto. Ma la vita sulla strada faceva molta paura. Loro giravano continuamente per controllarci, per raccogliere i soldi e per uccidere le ragazze che non pagavano. So di donne nigeriane che in Italia sono state uccise, tagliate e gettate in sacchi neri, così, come spazzatura» spiega con un filo di voce. Lo snodo principale dello sfruttamento, quello che costringe psicologicamente le donne a rimanere schiave, è il rapporto con la madam, la donna che ha il compito di costringerle a lavorare in strada o in appartamento, che chiede i soldi quotidianamente e, allo stesso tempo, provvede alla casa e a risolvere eventuali controversie. Le madam sono ovunque a Benin City e contattarle non è difficile. Filmata con telecamera nascosta, una madam spiega che nulla è possibile senza di lei. «Ho il contatto giusto in Italia. Questo è il business vero, dove si guadagna, il resto è tutto una copertura. Però voglio solo ragazzine inesperte e, soprattutto, è necessario esaminare la spiritualità della ragazza, prima di procedere». Parole che introducono l’elemento che crea e sancisce la schiavitù fisica e psicologica, il voodoo, chiamato juju, rito tradizionale utilizzato per creare un legame tra la vittima e i trafficanti. Le donne, sottoposte a un giuramento durante il quale donano peli pubici, sangue e indumenti intimi, vengono portate da santoni della religione tradizionale o dai nuovi pastor delle chiese pentecostali che hanno invaso le strade di Benin City, disposti a celebrare il rito previo pagamento e a rendersi complici di un circuito criminale di cui ormai il juju è considerato in Nigeria ed Europa parte integrante. E come se non bastasse, «il juju possiamo anche recapitarlo via posta, tramite DHL. Lo spediamo dalla Nigeria all’Italia,» afferma la madam filmata in segreto.

LEGAME SPECIALE – Un legame «speciale» con l’Italia sancito anche da un recentissimo report della Banca Mondiale sul ruolo di Western Union e delle rimesse. «Western Union possiede la fetta di mercato maggiore in Nigeria (70-80%) e un contratto in esclusiva con First Bank of Nigeria per il trasferimento di soldi» recita il rapporto «ma soprattutto è il maggiore veicolo di trasferimento delle rimesse, che provengono principalmente dall’Italia a Benin City, dove i soldi vengono investiti nel crescente business edilizio». Sono soldi, molti soldi quelli che entrano in Nigeria ed escono tramite la tratta. «Ma noi nutriamo qualche speranza,» afferma ancora Okoronkwo. «Oggi abbiamo delle donne, che hanno venduto i propri bambini o le proprie figlie, che sono venute a denunciare, che parlano. Abbiamo anche messo mano alla legge sulle adozioni e cominciato a mappare le zone a rischio. C’è speranza, almeno per noi».

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Chiara Caprio
18 agosto 2011 12:06

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_18/nigeria-traffico-donne-chiara-caprio_956aad1a-c97d-11e0-a66c-10701cdb9ebd.shtml

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SE NON ORA QUANDO – «In pensione a 65 anni. E niente in cambio?»


Donne lavoratrici? Per il welfare potenziali badanti – fonte

LA CRESCITA E’ IMPOSSIBILE SE NON SI AFFRONTA LA QUESTIONE FEMMINILE

«In pensione a 65 anni.
E niente in cambio?»

La manovra è iniqua: tutte le risorse disponibili vanno investite per riequilibrare le discriminazioni


fonte immagine

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Caro direttore
Nell’articolo sul Corriere del 17 agosto (Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovra) Letizia Moratti presenta delle modifiche dirette a favorire le donne e lo fa a partire da un’analisi condivisa in larga parte dal movimento Se non ora quando. Il testo identifica infatti tra i punti più gravi della situazione italiana la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e gli inesistenti servizi pubblici per la conciliazione di tempo e lavoro; tra i problemi dell’attuale politica economica i tagli lineari alla spesa che provocheranno ulteriori abbandoni delle donne nei settori produttivi. Appare inoltre molto pertinente l’esempio della Germania, che ha saputo incrementare massicci interventi a favore del lavoro delle donne rilanciando così lo sviluppo dell’intera economia. Del resto si tratta solo di uno degli argomenti che si possono portare a dimostrazione del fatto che la condizione delle donne è il primo metro della modernità e della civiltà di un paese.

Alle proposte avanzate da Letizia Moratti, che riguardano soprattutto interventi per favorire l’imprenditorialità femminile, vanno aggiunte però secondo noi molte altre questioni vitali. Letizia Moratti pone giustamente il problema della destinazione del risparmio nei costi previdenziali ottenuto con l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, ma dimentica che il risparmio già accantonato, e destinato per legge alle donne, ci e’ stato appena «scippato» dal governo. Lo stesso governo che, tra le sue prime misure, ha anche abrogato una legge che aveva reso impossibile l’imposizione delle dimissioni in bianco per le lavoratrici in attesa di un bambino. Il ripristino delle legge contro le dimissioni in bianco e la restituzione alle donne, attraverso misure ad hoc, del risparmio dovuto all’innalzamento dell’età pensionabile, sono state richieste ferme del movimento delle donne, a cui questo governo è rimasto sordo.

Il welfare delle donne, che nel nostro paese tocca livelli non degni di un Paese europeo, andrebbe invece messo al primo posto di un’agenda politica che non risponda solo alle emergenze ma pensi a grandi riforme per un nuovo Paese. Tutte le risorse disponibili vanno investite oggi al servizio della crescita e del riequilibrio di discriminazioni e inefficenze che non ci permettono di sviluppare i talenti e le capacità che il nostro Paese possiede. Prime fra tutte quelle delle donne italiane, che sostengono il peso di tutto il lavoro di cura, fuori e dentro casa. Come ha, con beata innocenza, detto un importante esponente della maggioranza, l’on. Reguzzoni della Lega Nord, le donne italiane «sono il welfare» e dunque conviene che vadano presto in pensione per fare, non pagate, il lavoro sociale che puntella l’intero paese. A chi conviene? Certo non alle donne per evidenti motivi e non al Paese, che così non cresce economicamente e civilmente. Il 13 febbraio abbiamo chiarito a tutti che non si potrà più governare senza di noi. Non si può più governare contro le donne e questo è quello che sta facendo il governo con una manovra che, profondamente iniqua e ridotta a inseguire l’emergenza, non si assume la responsabilità dei veri cambiamenti richiesti. Le donne lo hanno capito e sono pronte ad assumersi la responsabilità del loro futuro, a mobilitarsi per realizzarlo, nell’interesse di tutti.

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Comitato Promotore SeNonOraQuando
17 agosto 2011(ultima modifica: 18 agosto 2011 11:34)

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_agosto_17/comencini-manovra-al-femminile_4b40e120-c90d-11e0-a392-b95dcb34082b.shtml

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Lanciagranate contro autobus in Israele: morti e feriti. Uccisi gli aggressori / VIDEO: Multiple Dead, Hurt in Israel Bus Attacks

Inutile dire che questi sono metodi di lotta che non condividiamo. Anzi, non sono metodi di lotta ma assassinii a sangue freddo. Solo una curiosità: non vedo gli effetti del lanciagranate… ma fori di pallottole, quelle si.

mauro

Multiple Dead, Hurt in Israel Bus Attacks

Pubblicato in data 18/ago/2011 da

Gunmen opened fire on two Israeli passenger buses traveling near the southern border with Egypt on Thursday. At least five people were critically hurt. (Aug. 18)

Lanciagranate contro autobus in Israele:
morti e feriti. Uccisi gli aggressori

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ROMA – Sangue in Israele. È compreso fra quattro e sei morti il bilancio dell’attacco a un bus vicino a Eilat (Mar Rosso) nel sud del Paese. Il mezzo sarebbe stato colpito con un lanciagranate e l’azione sarebbe stata seguita da «un conflitto a fuoco fra terroristi e forze di sicurezza». Fra i morti, si contano almeno due aggressori e alcuni passeggeri, stando alla radio pubblica israeliana. Poco prima un altro autobus diretto a Eilat, centro turistico sul Mar Rosso era stato attaccato: una persona è morta e quattro persone sono state ferite.

La situazione appare al momento ancora confusa, con scontri segnalati a più riprese fra aggressori e forze di sicurezza in prossimità del confine con l’Egitto. Mentre una vasta zona è stata isolata e ircondata. A quanto si era appreso in precedenza, le forze israeliane stavano dando la caccia a un commando composto da almeno tre persone vestite di blu a bordo di una berlina. Ma non si esclude che a condurre gli attacchi possano essere stati più gruppi. Sul primo autobus attaccato, in movimento da Beersheva a Eilat, viaggiavano anche alcuni militari in libera uscita.

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Giovedì 18 Agosto 2011 – 12:59    Ultimo aggiornamento: 13:03
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Coltivava marijuana in caserma, arrestato comandante dei carabinieri

Coltivava marijuana in caserma
arrestato comandante dei carabinieri

Viterbo, la caserma della marijuana

A Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Il maresciallo in manette al termine di un interrogatorio durato tutta la notte. Nell’alloggio di servizio i militari hanno trovato 17 piante di “erba”. Il suo nome era emerso nel corso di una indagine sullo spaccio di stupefacenti nella zona di Acquapendente. Fermato anche il fratello

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Coltivava marijuana in un locale attiguo alla sua abitazione, all’interno della caserma dei carabinieri di Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Per questo motivo, al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, è stato arrestato il maresciallo Angelo Benfante, 46 anni, da circa 10 anni comandante della stazione del piccolo paese, fermato ieri sera dai suoi colleghi.

Insieme con lui è stato arrestato suo fratello di 36 anni, residente ad Acquapendente. Il comando provinciale dei carabinieri di Viterbo, con una nota diffusa in mattinata, ha reso noto che il sottufficiale “è stato immediatamente sospeso dal servizio”.

La caserma

Durante una perquisizione domiciliare nell’alloggio di servizio del militare, i carabinieri hanno trovato e sequestrato 17 piante di marijuana. Il nome di Benfante era emerso nel corso di un’indagine sullo spaccio di stupefacenti nel comprensorio di Acquapendente.

Sono così scattati una serie di appostamenti e di pedinamenti nei confronti del fratello del maresciallo, dai quali è emerso che si recava frequentemente nella caserma di Grotte di Castro. Da qui la perquisizione, il ritrovamento della piantagione e il fermo dei due fratelli. Dopo alcune ore di interrogatorio, per entrambi è scattato l’arresto, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.

“Nonostante le indagini condotte abbiano coinvolto un proprio collega – dice ancora la nota del comando provinciale dei carabinieri – tutte le operazioni volte a garantire il rispetto della legalità sono state eseguite con la massima celerità, imparzialità e determinazione”.

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18 agosto 2011

fonte:  http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/coltivava_marijuana_in_caserma_arrestato_comandante_dei_carabinieri-20572759/?rss

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