Archivio | agosto 21, 2011

Brasile, condannata McDonald’s per impiegato ingrassato 30 chili

Brasile, condannata McDonald’s per impiegato ingrassato 30 chili

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Ha lavorato per dodici anni. Doveva provare giornalmente i prodotti. Cinquanta mila dollari di risarcimento per danni morali, costo del trattamento contro l’obesità e danni estetici

Brasile, condannata McDonald's per impiegato ingrassato 30 chili

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SAN PAOLO – La catena di hamburger McDonald’s è stata condannata da un tribunale brasiliano a pagare 50 mila dollari di risarcimento a un ex impiegato che è ingrassato di 30 chili nei 12 anni durante i quali ha lavorato nella multinazionale americana provando le cibarie. Lo ha deciso oggi il tribunale regionale del lavoro di Porto Alegre.

Edson Zwierzinsky ha denunciato la McDonald’s perchè in qualità di gestore era obbligato a provare gli hamburger varie volte al giorno. “Lo costringevano a provare molti prodotti giornalmente – ha informato il suo avvocato, Vilson Martins – Ingeriva quantità variabili di panini, hamburger, patate fritte e bibite gassate”. Il tribunale ha obbligato la McDonald’s a pagare la cifra per danni morali, costo del trattamento contro l’obesità, e danni estetici.

Non è la prima volta che McDonald’s viene messa sul banco degli imputati. Nel 2002 due ragazze statunitensi citarono in giudizio la catena di fast-food: “se siamo obese è colpa sua”, sostennero davanti ai giudici. La difesa della corporation puntò sul fatto che non c’erano prove che un’alimentazione basata esclusivamente o principalmente sui fast-food avesse effetti simili.

Per contrastare quest’osservazione, il regista statunitense Morgan Spurlock, vegetariano convinto, decise di diventare la cavia di un esperimento: un mese di solo cibo McDonald’s, il tutto davanti ad una telecamera 24 ore al giorno. Il risultato divenne un documentario-denuncia dal titolo ‘Super size me’ dove Spurlock ha mangiato solamente cibo di McDonald’s, tre volte al giorno, ogni giorno – interrompendo contemporaneamente ogni attività fisica – e documentando tutti i cambiamenti fisici e psicologici avvenuti. Risultato: in 30 giorni Spurlock è ingrassato di 11 chili, il colesterolo gli è aumentato dal 168 al 230 e il fegato sembrava quello di un alcolista.

Gli effetti del documentario sono stati immediati: appena uscito il film, McDonald’s ha ridotto le razioni delle patatine fritte e ha cominciato ad offrire nuovi tipi di menù, anche se la catena di hamburger ha negato che i cambiamenti siano stati motivati dal documentario.

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21 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/21/news/brasile_condannata_mcdonald_s_per_impiegato_ingrassato_30_chili-20694093/?rss

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NAZISTI EBREI: quei 150.000 soldati di Hitler che la Storia vuole dimenticare

I 150mila soldati ebrei di Hitler

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gerard du I 150mila soldati ebrei di Hitler

Quei 150 mila soldati ebrei di Hitler di cui nessuno ha mai osato parlare

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UNO SCONVOLGENTE LIBRO DELLO STORICO EBREO BRYAN MARK RIGG

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Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” dedicò la copertina al soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro).

L’ARTICOLO CONTINUA QUI

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Tra i 150.0000 compaiono nomi da brivido… Vediamone alcuni

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Milch con i gradi da feldmaresciallo
Erhard Milch, feldmaresciallo, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia) – fonte immagine
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L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn – fonte immagine
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L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone – fonte immagine
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fonte immagine
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Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler – fonte immagine
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Il Generale Johannes  Zukertort (nella foto) e suo fratello, Generale Karl  Zukertort – fonte immagine
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Picture of General Gotthard Heinrici
General Gotthard Heinrici, who was married to a “Half (BS)-Jew,” meeting Hitler in 1937 – fonte immagine
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Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista – fonte immagine
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Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler – fonte immagine
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Philipp Bouhler (primo a sinistra), Capo della Cancelleria del Fuhrer – fonte immagine
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Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi – fonte immagine
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Il capitano Helmut Schmoeckel – fonte immagine
eccetera eccetera…
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Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich (ebreo da parte di padre), “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann

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Fonti della sicurezza egiziana: Israele sta progettando la rioccupazione del Sinai

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ZioNazi Medal? Zionist Star with Swastika on Opposite side – fonte immagine

Non che vi siano mai stati dubbi. Israele, come da programma, sta facendo ripartire l’operazione ‘Piombo Fuso’. Quegli attacchi subiti alla frontiera con l’Egitto, capitati a ‘fagiolo’ in vista della richiesta di riconoscimento dello Stato Palestinese che Israele vuole fermamente negare, hanno dato il destro ai ‘falchi’ israeliani per muovere guerra (ma l’hanno mai cessata?) all’inerme popolazione palestinese.

Inerme, si. Perché credete forse che quei pochi missili lanciati da Hamas costituiscono una minaccia per Israele e il suo super-armato esercito? Certo, fanno danni e provocano morti che non sono accettabili, ma non sono che la risposta disperata di una piccola parte di un popolo altrettanto disperato che sopravvive a stento in quella prigione a cielo aperto che è la Striscia.

I guerrafondai israeliani hanno da sempre avuto come obiettivo ultimo la ‘liberazione’ della Palestina da tutti i palestinesi. Un obiettivo ben chiaro, e messo nero su bianco dagli stessi Padri della Patria israeliani. Basta andare a leggersi i documenti storici. ‘Liberazione’ fisica, con l’allontanamento dalle terre di loro diritto o la soppressione violenta là dove non possibile altrimenti. ‘Liberazione’ di quel popolo che con la sola esistenza ricorda loro che SONO I DISCENDENTI DIRETTI DEGLI EBREI DEI TEMPI DI MOSE’, e quindi i veri aventi diritto, mentre il cosidetto Popolo Ebreo è storicamente UN FALSO, solo un’accozzaglia di genti diverse e provenienze diverse accomunate da un unico credo. ( Cari Ebrei, mi spiace dirlo, ma la vostra DIASPORA NON E’ MAI ESISTITA. Mosè non è MAI USCITO dall’Egitto, perché la Palestina FACEVA PARTE dell’Egitto. Informatevi, se non ci credete.)

Ne consegue che i veri usurpatori sono gli abitanti di Israele, una Nazione inventata dalla diplomazia internazionale e dai capitali ebrei, con la connivenza di altri Stati e altri capitali. Una Nazione che, non contenta di ciò che era stato loro ‘regalato’ sottraendolo agli aventi diritto (i Palestinesi) ha subito messo in atto le sue mire espansionistiche col terrore e la violenza cercando di sterminare un intero popolo con i metodi che tutti conosciamo. Il nazismo non è molto lontano dalla mentalità ebrea, perché, oggi, i nazisti sono loro.E non stupisce, visto i rapporti tenuti con Hitler che ha messo in atto la ‘soluzione finale’ ‘privilegiando’ gli ebrei orientali mantre manteneva un occhi di riguardo verso i ‘ricchi’ ebrei occidentali. Gli stessi ebrei che lo avevano SOSTENUTO con successo con i loro milioni di dollari nella sua ascesa al potere (leggi http://www.rense.com/general82/nzzi.htm). Gli stessi ebrei che trattavano con Hitler (e i fascisti) le partenze delle navi dall’Italia per la nuova Terra Promessa.

Bufale? Allora leggiamo anche quest’altro articolo del Times (scusate se è poco!): Adolf Eichmann’s list – It is one of the enduring mysteries of the second world war. More than 800 Jews based in this hospital in the middle of Nazi Berlin survived the war, seemingly — and bizarrely — protected by Adolf Eichmann, the architect of the Final Solution. So who were they and why were they saved?

mauro

Fonti della sicurezza egiziana: Israele sta progettando la rioccupazione del Sinai

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Il muro della vergogna – fonte immagine

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Pal.info. Esperti di sicurezza egiziana avvertono che Israele sta progettando di prendere il controllo di una parte della penisola del Sinai con il sostegno degli Stati Uniti.

La mossa sarebbe un passo da parte degli israeliani dopo la cacciata dell’alleato ed ex presidente egiziano Hosni Mubarak.

L’ex generale maggiore Sameh Seif El-Yezel, esperto di sicurezza nazionale e dell’intelligence, ha detto che Israele sta progettando di attraversare le frontiere egiziane e occupare tra i cinque ei sette chilometri di penisola del Sinai per rendere sicuri i propri confini. Egli ha sottolineato che le potenze mondiali sosterranno Israele nel caso in cui ciò dovesse accadere.

Un altro esperto di sicurezza, Ibrahim Salah, ha affermato che il piano era trapelato durante la rivoluzione egiziana del 25 gennaio scorso. Egli ha detto che Israele è riuscito a convincere gli Usa che la rimozione di Mubarak potrebbe minacciare la stabilità delle sue frontiere con l’Egitto e che è nel suo interesse garantire quei confini occupando il Sinai con ogni mezzo necessario.

Il giornale egiziano “Al-Masri Al-Yawm” ha citato fonti della sicurezza egiziana che affermano che la situazione nel Sinai è diventata seria, poiché sono aumentate le tensioni sia in patria sia all’estero. Ha spiegato che da un lato vi è un conflitto interno in tutta la penisola tra elementi delle forze armate egiziane e gruppi armati, e d’altra parte, con gli israeliani che hanno attaccato nella parte nord, confermando i timori che Israele ha intenzione di trasferirsi nella penisola.

La fonte ha dichiarato che Israele vuole dimostrare che l’Egitto non è in grado di controllare la sicurezza nel Sinai e che le sue frontiere con quel Paese non sono sicure. Essa ha aggiunto che c’è la possibilità che, nel prossimo futuro, Israele possa chiedere che forze armate internazionali vengano impiegate per controllare i suoi confini con l’Egitto.

Nel frattempo, il ministro della guerra israeliano, Ehud Barak, ha ordinato di assumere altre imprese per accelerare la costruzione di una barriera di sicurezza sui suoi confini con l’Egitto in seguito agli attacchi Eilat. Il nuovo piano è il muro costruito entro la fine del 2012 invece del 2013, come previsto inizialmente.

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20 agosto 2011

fonte:  http://www.infopal.it/leggi.php?id=19157

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LIBIA – Tripoli, battaglia decisiva

Attacco coordinato con la Nato

Tripoli, battaglia decisiva

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Nuove esplosioni oggi a Tripoli, la capitale libica dove oggi i ribelli hanno annunciato che si combatterà la “battaglia decisiva” con la sollevazione anche della popolazione locale contro il regime. Le forze del Cnt avanzano su tre fronti, mentre Muammar Gheddafi, con un messaggio audio, ha lanciato un appello alla resistenza

Ribelli libici a TripoliRibelli libici a Tripoli

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Tripoli, 21-08-2011

Nuove esplosioni oggi a Tripoli, la capitale libica dove oggi i ribelli hanno annunciato che si combatterà la “battaglia decisiva” con la sollevazione anche della
popolazione locale contro il regime. Le forze del Cnt avanzano su tre fronti, mentre Muammar Gheddafi, con un messaggio audio, ha lanciato un appello alla resistenza.
Non trova conferma la notizia che Muammar Gheddafi avrebbe lasciato Tripoli, di fronte all’avanzata dei ribelli

Attacco coordinato ribelli Nato
Punta a isolare Muammar Gheddafi e a costringerlo alla resa o alla fuga l’Operazione ‘Sirena’, lanciata ieri dai ribelli libici per conquistare Tripoli: lo ha precisato Ahmed Jibril, portavoce del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi, sottolineando che all’offensiva, oltre alle milizie dello stesso Cnt e a quelle degli insorti della Tripolitania, partecipano anche le forze Nato, con le quali essa è “coordinata”.

Combattimenti in città
Da ieri sera, quando è scattata la battaglia per la conquista di Tripoli, sarebbero già almeno 31 i militari governativi libici uccisi in combattimento, mentre ammonterebbero a 42 quelli catturati dai ribelli all’offensiva nella capitale: lo ha riferito l’emittente satellitare pan-araba ‘al-Jazira’, senza indicare le fonti delle cifre rese note ne’ specificare dati relativi a eventuali perdite tra le file insurrezionali.

Mohammed al-Harizi, rappresentante per Tripoli del Consiglio dei ribelli, spiega che le forze di opposizione stanno circondando quasi ogni quartiere della capitale libica, e che i combattimenti più violenti sono in corso a Fashloum, Tajoura e Souq al-Jomaa. Questi tre quartieri hanno visto crescere lo scontento fin dall’inizio del conflitto e hanno pagato il prezzo più alto in termini di morti durante le proteste contro Gheddafi.

L’ex premier Jalloud invita alla rivolta
L’ex numero due del regime libico e braccio destro del colonnello Muammar Gheddafi, Abdessalem Jalloud – fuggito venerdì da Tripoli e attualmente in Italia – ha lanciato un appello alla tribù di Gheddafi perchè rinneghi “il tiranno”. In una dichiarazione diffusa dalla tv panaraba al Jazira, Jalloud ha anciato un appello agli abitanti della capitale a unirsi ai ribelli: “Tocca agli abitanti di Tripoli, che rappresentano un quarto degli abitanti della Libia, sollevarsi in massa…E’ suonata l’ora, non abbiate piu’ paura”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155715

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BIODIVERSITÀ – Specie in fuga dal caldo “Migrazioni più veloci” / DOCUVIDEO: Counting the Cost – The cost of climate change

BIODIVERSITÀ

Specie in fuga dal caldo
“Migrazioni più veloci”

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Studio su Science: lo spostamento di animali e piante verso altitudini più elevate e temperature più fresche è costante e due-tre volte più rapido del previsto. È la risposta ai mutamenti climatici, in una tendenza chiara negli ultimi 40 anni destinata a non fermarsi

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di ALESSIA MANFREDI

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Specie in fuga dal caldo "Migrazioni più veloci"

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È UNA FUGA costante, senza tregua, verso l’alto e dove fa più fresco. E molto più rapida di quanto non si pensasse fino ad ora: piante ed animali scappano dagli effetti dei mutamenti climatici, in cerca di temperature meno calde e di altitudini più elevate. In Svizzera le piante, nello stato di New York gli uccelli, ma anche le farfalle in Finlandia, o gli squali che mai si sono spinti così a nord nelle acque gelide dell’oriente russo, attaccando l’uomo, come osservato ora dagli scienziati, sconcertati.

VIDEO Gli squali attaccano l’uomo 1

A tracciare un quadro di come la natura si stia difendendo di fronte all’aumento globale delle temperature è uno studio su Science 2, che ha preso in esame oltre duemila reazioni di animali e piante, arrivando alla conclusione che in media queste si sono spostate verso l’alto di 12,2 metri a decade e verso latitudini più fresche di 16,6 chilometri ogni dieci anni. Il che equivale ad un allontanamento dall’equatore “di 20 cm ogni ora, ogni ora del giorno, per ogni giorno dell’anno”, riassume il professor Chris Thomas, docente di Conservation biology all’università di York, in Gran Bretagna e leader del progetto di ricerca. Una marcia silenziosa ma inesorabile, che ha segnato gli ultimi 40 anni e non è destinata a fermarsi.

La ricerca, guidata anche da I-Ching Chen, dell’Academia Sinica di Taipei, a Taiwan, mostra per la prima volta senza ambiguità che dove il clima si è fatto più caldo e afoso, piante ed animali si sono spostati maggiormente verso zone più adatte alla loro sopravvivenza. E’ il surriscaldamento globale il motore di questa migrazione, “che fa spostare le specie verso i poli e verso elevazioni più alte”, conferma Chen.

Se il discorso è valido in generale, nell’ambito delle singole specie la questione si fa più sfaccettata. La fuga non è univoca: alcune specie si sono spostate più lentamente rispetto alle previsioni, alcune sono rimaste ferme, a fronte di altre che hanno accelerato la loro marcia, forse perché sensibili ad un particolare aspetto o conseguenza del riscaldamento o perché altri mutamenti ambientali ne hanno condizionato la risposta. E’ il caso della argynnis adipe, in Gran Bretagna: la farfalla non si è spostata a nord verso la Scozia, come era logico aspettarsi se il riscaldamento globale fosse stato l’unica causa in ballo. “Invece, si è ritirata perché il suo habitat è andato perduto”, ha spiegato il dottor David Roy, co-autore dello studio.

Al contrario, un’altra farfalla molto diffusa in Gran Bretagna, la Polygonia c-album, si è mossa verso Edimburgo dall’Inghilterra centrale, coprendo in vent’anni 220 chilometri, sottolinea ancora lo scienziato. Alcune falene nel Borneo, poi, in media sono avanzate verso l’alto di 67 metri, sul monte Kinabalu.

I ricercatori hanno raccolto tutti i dati disponibili su come fosse mutata la distribuzione delle varie specie negli ultimi decenni e li hanno messi a confronto. Il quadro che emerge dall’analisi è vario, visto che non tutte si sono comportate alla stessa maniera: alcune specie si sono ritirate dove le condizioni climatiche sono diventate proibitive per il troppo caldo, altre si sono espanse dove non fa più così freddo come in passato, a latitudini ed elevazioni più alte. Altre ancora sono rimaste al loro posto, proliferando nelle zone più fresche, declinando invece in quelle più calde.

In generale, però, la risposta di fronte ai mutamenti del clima è stata due-tre volte più rapida di quanto non ci si aspettasse, spiegano gli autori dello studio. E la lotta per adattarsi ad un nuovo ambiente vede nuovi vincitori e vinti: “Dove le condizioni climatiche si stanno deteriorando, molte specie sembrano dirette a passi rapidi verso l’estinzione”, sintetizza il professor Thomas. Ma esiste l’altra faccia della medaglia: altre specie si muovono invece verso aree che sono diventate più adatte alla loro sopravvivenza.

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21 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/21/news/animali_piante_in_fuga_dal_caldo-20588371/?rss

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Counting the Cost – The cost of climate change

Caricato da in data 17/giu/2011

There has been some pretty extreme weather recently – is climate change the culprit? In India the cost of living is running higher than anywhere else in Asia – interest rates are on the rise and growth is likely to decline. We look at the people most affected. Plus, Qatar’s big Libyan adventure – but could it be a step too far for the Gulf emirate as it seeks a bigger global role?

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GAZA, VERSO UNA SECONDA PIOMBO FUSO / Video: Hamas quits ceasefire with Israel after airstrikes on Gaza August 20 2011

GAZA, VERSO UNA SECONDA PIOMBO FUSO

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Riunione la scorsa notte del gabinetto di sicurezza israeliano. Si va verso l’escalation. Pronti i carri armati. Le Forze Armate autorizzate ad intensificare gli attacchi aerei contro Gaza. Nuovi lanci di razzi verso il sud di Israele. Almeno 120 palestinesi arrestati in Cisgiordania

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di CHIARA CRUCIATI

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Gerusalemme, 21 agosto 2001, Nena News – Ieri terzo giorno di bombardamenti: la Striscia di Gaza è una polveriera. Il bilancio è salito ieri a 15 morti e almeno 44 feriti. Tra le vittime un ragazzo di 13 anni, un bambino di cinque e uno di due. È la risposta israeliana all’attacco di giovedì ad Eilat, dove un commando palestinese ha aperto il fuoco contro un autobus e due auto provocando otto vittime. Le autorità di Tel Aviv non retrocedono: la responsabile è Hamas, Gaza va punita. E mentre Apache e F-16 dell’aviazione israeliana proseguono nei bombardamenti a tappeto, distruggendo case, fabbriche, parchi gioco, Hamas si prepara a reagire. Il gruppo ha annunciato ieri la fine del cessate il fuoco, in vigore da due anni. Le Brigate Al-Qassam, braccio armato del partito che controlla la Striscia, riprendono la lotta: «Non esiste più alcuna tregua con l’occupante israeliano di fronte al massacro commesso contro la popolazione palestinese senza alcuna giustificazione. Chiamiamo tutti i gruppi ad unirsi nella lotta contro i crimini d’Israele».

Si muove anche Fatah. Ieri il presidente dell’Autorità nazionale  palestinese, Mahmoud Abbas, ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu una riunione d’urgenza. Il funzionario dell’Olp, Saeb Erekat, ha fatto sapere che Abbas ha autorizzato l’inviato palestinese all’Onu, Riyad Mansour, a domandare un incontro urgente per fermare «la pericolosa escalation contro la Striscia di Gaza e l’uccisione di civili». L’Anp ha chiesto un meeting anche alla Lega araba, incontro che si terrà oggi a mezzogiorno con la partecipazione dei membri permanenti. Un portavoce di Fatah, Fayiz Abu Aita, ha detto ieri che il partito prenderà tutte le misure necessarie a difendere la popolazione di Gaza, chiamando le fazioni palestinesi ad unirsi «contro il massacro di bambini, donne e anziani». «Il governo israeliano vuole superare così la sua crisi politica e ostacolare l’accordo di riconciliazione tra Fatah e Hamas».

Un attacco, quello israeliano, senza quartiere e senza tregua: l’aviazione sta colpendo innumerevoli target a Gaza City, a sud al confine di Rafah e a Khan Younis, a nord a Beit Hanoun. Distrutti due tunnel usati dai miliziani, secondo Israele, per lanciare razzi e un magazzino di armi, mentre i Qassam dei Comitati di resistenza popolare hanno centrato Be’er Sheva e Ashdod, provocando il ferimento di tre lavoratori palestinesi e otto israeliani. Secondo la radio israeliana, sarebbero 35 i missili Grad e Qassam lanciati da giovedì oltre il confine, di cui 12 rivendicati dall’ala militare del Fronte popolare di liberazione della Palestina. Critica la situazione negli ospedali: tra i feriti 11 bambini e 10 donne. Fonti mediche parlano di strane lacerazioni riscontrate sui feriti: oltre alle ustioni provocate dalle bombe, la pelle è strappata. Un indizio che ricorda le lesioni delle vittime dell’Operazione Piombo Fuso, quando Israele utilizzò bombe al fosforo, considerate illegali dalle convenzioni internazionali.

Ieri sono scoppiate proteste contro l’attacco anche in Cisgiordania. A Ramallah un gruppo di dimostranti si è ritrovato in Manara Square sventolando bandiere palestinesi e condannando l’operazione. Un’escalation di violenza che Mustafa Barghouti, attivista democratico palestinese candidato al Nobel per la pace nel 2010, ha definito la soluzione perfetta ai problemi interni del governo israeliano: «Israele ha pianificato l’attacco alla Striscia di Gaza per sfuggire alla crisi sociale in atto nel paese e alla crisi diplomatica con gli Stati uniti».

Ai crucci interni del premier Netanyahu, va aggiunta l’imminente scadenza di settembre, quando l’Anp chiederà ufficialmente all’Assemblea Onu il riconoscimento dello Stato di Palestina. Insormontabili i no già annunciati, ma Israele non può permettersi di correre rischi e prepara il terreno. Ieri ilministro degli esteri, Avigdor Lieberman, ha accusato l’Anp di sponsorizzare il terrore a sud di Israele: «Gli eventi degli ultimi giorni lo dimostrano: la retorica palestinese, per cui professano di aver abbandonato il terrorismo in favore della diplomazia, è distante dalla realtà quanto Ramallah è lontana dal Palazzo di vetro a New York». Nena News

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12148

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Hamas quits ceasefire with Israel after airstrikes on Gaza August 20 2011

Caricato da in data 20/ago/2011

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