Archivio | agosto 22, 2011

LIBIA – Mistero su Gheddafi

Insorti avanzano ma ci sono sacche di resistenza

Mistero su Gheddafi

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Dove Gheddafi sia, mentre nella capitale i combattimenti continuano, resta un mistero. Nei labirintici sotterranei della sua cittadella fortificata Bab al-Aziziya secondo qualcuno, nell’ambasciata del Venezuela secondo altri, in fuga verso il deserto del sud del Paese secondo voci piu’ insistite

Muammar GheddafiMuammar Gheddafi

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Tripoli, 22-08-2011

Muammar Gheddafi ha parlato fino a quando la sede delle televisione di stato e’ rimasta in mano ai suoi fedelissimi. Mentre nella capitale libica gli insorti conquistavano un quartiere dopo l’altro e si sentiva dovunque il rumore degli spari e delle mitragliatrici, mentre buona parte della guardia presidenziale lasciava campo libero ai ribelli, mentre tre dei suoi figli – Saif, Saadi e Mohammad – venivano fatti prigionieri, il leader che da 42 anni guidava con il pugno di ferro la Libia ha continuato a lanciare proclami, a scandire con voce ferma che non cedera’, che non c’e’ resa di fronte ai ‘nuovi colonizzatori’. E ha continuato a chiamare la sua gente alla battaglia. Con qualche successo, dato che nel pomeriggio il figlio maggiore Mohammad e’ stato liberato da un gruppo di lealisti ed e’ tornato uccel di bosco. Mentre il figlio minore Khamis, alla testa di fedelissimi, stamane combatteva a difesa del rais e della sua famiglia.

Dove Gheddafi sia, mentre nella capitale i combattimenti continuano pur se non se ne capisce l’intensita’, resta un mistero. Nei labirintici sotterranei della sua cittadella fortificata Bab al-Aziziya secondo qualcuno, nell’ambasciata del Venezuela secondo altri, in fuga verso il deserto del sud del Paese secondo voci piu’ insistite. Verso sera dagli Usa il Pentagono ha fatto sapere di ritenere che il colonnello non abbia lasciato la Libia. Ma non ha detto nulla in merito alla sua presenza o meno a Tripoli.

Che sia ancora nella capitale sembrerebbe invece convinta la Nato che, attraverso gli insorti, ha preannunciato anche per stasera, dopo il tramonto, bombardamenti del compound di Gheddafi. Ieri, aveva contabilizzato la stessa Alleanza Atlantica, sono state compiute 126 missioni aeree, 46 delle quali hanno individuato e colpito gli obiettivi. Proprio da Bab al-Aziziya nel pomeriggio sono usciti alcuni carri armati che, secondo la tv satellitare qatariota al Jazira, hanno bombardato una zona della capitale e hanno preso posizione intorno alla cittadella e nella zona del porto.

Si tratta di parte del 15-20% di area metropolitana che ancora non sarebbe in mano agli insorti e dove i cecchini governativi sono ancora in azione e sparano contro chiunque, anche contro i bambini. I ribelli avrebbero invece preso l’aeroporto internazionale, dove l’arrivo di un aereo sudafricano stamane aveva fatto pensare a un’imminente fuga del colonnello in Sudafrica. Pretoria ha smentito di essere disposta a dargli asilo ma l’aereo potrebbe comunque essere uno di quelli affittati da anni da Gheddafi per ‘trasporti sicuri’ di uomini e mezzi.

Sta di fatto che, mentre la verifica delle informazioni resta estremamente difficile, appare convinzione unanime della comunita’ internazionale che per Gheddafi il tempo sia ormai contato. In linea con le affermazioni del capo del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), Mustapha Abdel Jalil, che in conferenza stampa a Bengasi ha scandito: “L’epoca di Gheddafi e’ finita”, anche se tutto si concludera’ solo “con la sua cattura e con la sua condanna per i crimini che ha compiuto”. Anche il figlio Seif, ha assicurato, “avra’ un giusto processo”.

Nel frattempo a Bengasi, da dove la rivolta e’ partita, si continua a far festa, sventolano le bandiere e veicoli carichi soprattutto di giovani scorazzano nelle strade suonando a ripetizione i clacson. Scene che si ripetono a Zawiah, localita’ situata 50 chilometri a ovest della capitale, dove sui camion di chi festeggia si vedono anche donne e bambini. Sembra certo invece che intensi combattimenti siano ancora in corso nelle citta’ di al Aziziya (50 chilometri a sud di Tripoli) e ad al Khoms, sulla strada che porta a Misurata. Resta saldamente in mano ai governativi Sirte, citta’ natale di Gheddafi e bastione della sua lotta dove, tra l’altro, hanno ripiegato i lealisti costretti ad abbandonare Brega.

La diplomazia internazionale intanto, a seguito dell’accelerazione degli eventi nelle ultime 48 ore, ha fissato una serie di riunioni: domani a Bruxelles si terra’ una riunione degli ambasciatori dei Paesi membri della Nato; giovedi’ a Istanbul si riunira’ il gruppo di contatto sulla Libia a livello di funzionari in vista di un appuntamento ai piu’ alti livelli; entro la fine della settimana si svolgera’ anche un vertice Onu, con la partecipazione dell’Unione Africana e della Lega Araba. Su tutto una sola parola d’ordine, sintetizzata dal discorso serale del presidente americano Barak Obama: “Il regime di Gheddafi ha raggiunto il punto di non ritorno … Restano incognite … ma il futuro della Libia appartiene al popolo libico”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155771

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SULL’ESENZIONE ICI – Vaticano nel mirino sul web. I Radicali: i vescovi spieghino in tv

Vaticano nel mirino sul web.
I Radicali: i vescovi spieghino in tv

Su «FB» in 95 mila aderiscono a un gruppo anti Chiesa sulla manovra. Il partito di Pannella chiede sostegno ma Pd e Idv tacciono

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ROMA — È ancora polemica sulle agevolazioni fiscali concesse alla Chiesa. Con il segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, che dopo aver proposto un emendamento per reintrodurre l’Ici sugli immobili di proprietà del Vaticano, rilancia chiedendo un dibattito televisivo «perché gli italiani possano farsi un’idea».

E invita come controparte Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, quotidiano della Cei, che ieri dedicava ampio spazio alla questione: «Parlare male della Chiesa è una tentazione antica e ritornante, a molti dà fastidio perché sa ascoltare la gente, ne amplifica la voce e le attese, ne è sostenuta e la sostiene». In un editoriale di Patrizia Clementi si spiegava che «l’esenzione Ici non è costruita ad hoc per le istituzioni cattoliche ma riguarda tutte le attività non commerciali di rilevante valore sociale, anche laiche» e che «lo sconto del 50% sull’Ires si applica a soggetti no profit impegnati in opere di beneficenza e assistenza, non solo quelli di ispirazione cattolica», concludendo che «la rinuncia al gettito da parte dello Stato, o dei Comuni nel caso dell’Ici, non costituisce una privazione per la collettività ma il sostegno ad una meritoria opera i cui benefici ricadono sulla stessa comunità» e che altrimenti tornerebbero a carico dell’ente pubblico. Non la pensa così il popolo della Rete che affolla il web di proteste. Su Facebook sono già oltre 95 mila i «Mi piace» accanto al gruppo intitolato: «Vaticano pagaci tu la manovra fiscale». Si calcola che i mancati incassi relativi a Ici e Ires più gli introiti dell’8 per 1000 valgano intorno ai 3 miliardi di euro.

Replica Staderini che «nessuno vuole fare pagare l’Ici agli edifici di culto, quanto abolire l’esenzione per le attività commerciali svolte da enti ecclesiastici, come quelle ricettivo- turistiche, assistenziali, didattiche, ricreative, sportive e sanitarie, equiparandoli a chi fa le stesse cose senza insegna religiosa». Il segretario radicale sostiene inoltre che la riduzione Ires «opera a priori, indipendentemente dal fatto che gli enti facciano davvero beneficenza». Inoltre invita «il Pd ma anche Di Pietro e Vendola ad uscire allo scoperto ed esplicitare la propria posizione ». Ma almeno dal Pd per ora non arrivano adesioni. Dopo i no del presidente Rosy Bindi, condiviso dal leader Udc Pier Ferdinando Casini, ieri per i democratici ha espresso contrarietà Giorgio Merlo prendendo le distanze dall’«attacco strumentale alla Chiesa italiana sul tema dei cosiddetti privilegi fiscali» definendolo falso e tendenzioso. «Spiace rilevare che all’interno del Pd, notoriamente partito né anticlericale né laicista, spuntino dirigenti e singolari personaggi che appoggiano questa fantomatica battaglia contro l’azione caritativa e missionaria della Chiesa. Reminiscenza del passato o colpo di sole?».

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Giovanna Cavalli
22 agosto 2011 08:28

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_agosto_22/cavalli_vaticano_mirino_web_75fe4ba0-cc87-11e0-8c25-58bcec909287.shtml

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PAGLIACCIATE – Su Saya istruttoria delle Pari opportunità “No alle camicie nere in piazza a settembre”

Adulti che ‘giocano’ alla guerra come fossero bambini… Ma, siccome bambini non sono, rischiano di farsi molto, ma molto male.

Camicie verdi, nere grigie… Le uniche camicie di colore accettabile sono quelle rosse. Garibaldine, per intenderci, ed anche quelle accettabili per memoria storica e simbolo dell’Unità d’Italia. Riconducibili, cioè, a un’idea di Repubblica e di Popolo quale, nel bene o nel male, tutti ci riconosciamo. O ci dovremmo riconoscere, quantomeno. Il resto è solo aberrazione. La Storia va avanti, non guarda indietro. E se lo facciamo è solo (o dovremmo)  per apprendere insegnamenti dagli errori del passato. E il nazi-fascismo è stato un  ‘errore’ che ha portato ad ‘orrori’. Ricrearlo, sotto qualsiasi forma, è non solo criminale, ma pure anti-storico.

mauro

Su Saya istruttoria delle Pari opportunità
“No alle camicie nere in piazza a settembre”

Camicia bianca e sole nero, i simboli nazi dei nazionalisti

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Sulle affermazioni omofobe e razziste del fondatore del Partito nazionalista indaga l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni. La comunità ebraica pronta alla mobilitazione contro l’adunata delle milizie illegali in programma a Genova il 24 e 25 settembre. Sul piede di guerra anche Pd e Sel

Su Saya istruttoria delle Pari opportunità "No alle camicie nere in piazza a settembre"

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di MARCO PASQUA

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Un’istruttoria dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni (Unar) sulle affermazioni omofobe e razziste 1 di Gaetano Saya, il fondatore del Partito Nazionalista italiano, che ha fatto partire, sul web e sui social network, il reclutamento di volontari per le cosiddette “legioni per la sicurezza e la difesa della Patria”. L’obiettivo dell’ufficio del Ministero delle Pari Opportunità, sollecitato a intervenire dalla deputata lesbica del Pd Paola Concia, è quello di accertare se nel manifesto politico del partito di Saya, con la sua “guerra” dichiarata a immigrati e omosessuali, possano essere ravvisati gli estremi di una denuncia per la violazione della legge Mancino. Al termine dell’istruttoria, l’Unar invierà, nel caso, una segnalazione alla Procura della Repubblica.

La campagna dei nazionalisti: il video 2le foto 3

Ma non è l’unica presa di posizione contro le dichiarazioni xenofobe del nazionalista Saya, che, nonostante le polemiche, continua a difendere e rilanciare le sue folli tesi e ad attaccare Repubblica. Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, si è detto pronto ad organizzare una manifestazione per il 24 e 25 settembre, giorni nei quali dovrebbe avere luogo, a Genova, la prima adunata delle milizie illegali nazionaliste, che ricordano quelle ronde nere create, nel 2009, dallo stesso Saya. “Se entro la data del 24/25 settembre – ha detto Pacifici – il mondo istituzionale rimarrà silente a fronte dell’adunata annunciata dal partito di Gaetano Saya a Genova, noi ebrei faremo sentire la nostra voce facendoci promotori, nello stesso giorno e nello stesso luogo, di una manifestazione contro questa iniziativa di stampo xenofobo e razzista”. In un appello rivolto al sindaco e al questore di Genova, oltre che al ministro dell’Interno, il capo della comunità ebraica di Roma (che, in passato, ha denunciato decine di siti antisemiti e razzisti alla polizia postale di Roma) chiede che vengano “prese tutte le iniziative possibili, a partire dalla norma transitoria della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista, per arrivare, se necessario, alla applicazione della legge Mancino”. “Un personaggio inquietante come Saya – ha concluso Pacifici – dovrebbe far saltare sulle sedie ogni cittadino. Tutto questo impone una reazione ferma, decisa e non superficiale”.

Anche il presidente dei giovani ebrei dell’UGEI, Daniele M. Regard, si dice “seriamente preoccupato per l’adunata di camicie nere. Persone come Saya non fanno bene all’Italia e ai giovani che vogliono fare politica nel nostro Paese. Questo squadrismo non ci piace e siamo pronti a scendere in piazza se sarà necessario. Devo purtroppo constatare che certe ideologie sopravvivono anche dopo gli orrori della Shoah. Noi saremo in prima linea, oggi e sempre”.

In sintonia con quanti ritengono necessario un intervento di prefetto e sindaco per vietare il raduno del 24 e 25 settembre, ci sono i rappresentanti genovesi di Sel e Pd. Alberto Villa, presidente del Pd locale, parlando di “iniziativa antidemocratica da evitare”, ha espresso il suo “sconcerto”: “L’evento, se si tenesse, sarebbe una ferita per tutta la cittadinanza, anche ricordando la medaglia d’oro per la resistenza guadagnata sul campo da tanti valorosi genovesi nel momento più buio del secolo scorso”. D’accordo anche il segretario locale di Sel, Valerio Barbini: “La sicurezza e la difesa della patria non ha bisogno di legioni. Per questo esistono le forze dell’ordine e l’esercito. L’Italia è una democrazia, non il far west degli sceriffi. E il programma che viene presentato è nettamente in contrasto con la Costituzione e i principi democratici. E’ necessaria una risposta veloce e chiara dalle istituzioni e della società civile. Si tratta infatti di una goliardata molto pericolosa. Tutti abbiamo ancora fresca la memoria di Oslo e di Utoya per prendere la cosa alla leggera”.

Per Jean-Léonard Touadi, deputato del Pd, le affermazioni di Saya e il manifesto del suo Partito nazionalista, evidenziano, ancora una volta il problema dello “sdoganamento, a livello europeo, delle destre razziste e intolleranti: un tempo l’Europa era una diga, dal punto di vista culturale, etico, dei diritti. Adesso, sembra che non ci sia più un argine a questa xenofobia”.

La Digos di Genova, intanto, segue la vicenda con attenzione e monitora da tempo l’attività virtuale di Saya (anche se, ad oggi, non risultano preparativi concreti per l’adunata). Intanto, la pagina Facebook 4 delle legioni, attraverso la quale era stato lanciato l’appuntamento del 24 e del 25 settembre, è stata resa privata. Continua, invece, la vendita delle divise per gli aspiranti volontari delle ronde nere, liberamente acquistabili sul sito del partito neofascista 5.

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22 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/22/news/reazion_saya-20755160/?rss

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GAZA: Tregua confermata tra Hamas e Israele

Gaza: Tregua confermata tra Hamas e Israele

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Il cessate il fuoco, annunciato ieri sera ma non rispettato fino a questa mattina, è stato confermato prima delle 13. Guarda il VIDEO di Ahmed Shehat, il giovane che ha scalato l’ambasciata israeliana al Cairo per issarvi la bandiera egiziana

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Roma, 22 agosto 2011, Nena News – E’ stata confermata prima di mezzogiorno la tregua tra il movimento islamico Hamas e Israele. Sebbene non si tratti di un accordo formale (come nei casi precedenti, si basa sul fatto che ognuna delle parti afferma di “rinunciare alle ostilità” se lo fa anche l’altra parte), il governo di Hamas ha raggiunto evidentemente un’intesa con le altre fazioni armate palestinesi, responsabili del lancio di razzi su Israele. Secondo quanto riportato dalle agenzie stampa palestinesi, anche il PRC (Palestinian Resistance Committees), il gruppo armato che ha rivendicato il lancio di diversi razzi Qassam e Grad su Be’er Sheva e Ashdod (sud di Israele), ha annunciato di rispettare “temporaneamente” il cessate il fuoco.

Un accordo sul cessate il fuoco era già stato annunciato nella tarda serata di domenica, una tregua però incerta fino a questa mattina, quando un nuovo raid aereo israeliano aveva colpito il nord di Gaza facendo alcuni feriti e nuovi lanci di razzi Qassam e Grad verso il territorio meridionale di Israele si erano registrati (nel corso della notte e anche stamani all’alba). L’accordo é stato raggiunto con la mediazione dell’Egitto, come onfermato da Ghazi Ahmad, viceministro del governo de facto di Hamas a Gaza, per porre fine alla escalation militare cominciata dopo gli attentati di giovedì scorso nel deserto del Neghev in cui sono morti 8 israeliani. Sono almeno 15 invece i palestinesi uccisi dalla rappresaglia israeliana. Più complesso sarà riportare la calma proprio nelle relazioni tra Tel Aviv e il Cairo, vicine alla rottura nei giorni scorsi a causa dell’uccisione da parte di Israele di cinque guardie di frontiera egiziane. Il Consiglio delle Forze Armate che controlla l’Egitto dalle dimissioni dell’ex presidente Mubarak, ieri ha assicurato la delegazione ad altro livello giunta dallo Stato ebraico che i rapporti tra i due paesi restano saldi ma i militari devono fare i conti con i crescenti sentimenti anti-israeliani tra gli egiziani e in buona parte del mondo politico. Al Cairo tutti chiedono l’espulsione dell’ambasciatore di Israele.

E’ perciò divenuto un eroe nazionale Ahmad Shehat, l’«uomo ragno» che sabato ha scalato i 17 piani dello stabile in cui ha sede la missione diplomatica israeliana, ha bruciato la bandiera dello Stato ebraico e l’ha sostituita con il tricolore egiziano. «Ho approfittato della distrazione dei militari per il cambio della guardia – ha raccontato Shehat – e ho superato il servizio di controllo che circonda il palazzo. Quando ho cominciato a scalare l’edificio, un ufficiale di polizia mi ha gridato di tornare indietro ma ha subito rinunciato per la pressione e le grida di festa dei miei compagni». Un’altra impresa anti-Israele è stata compiuta da hackers egiziani, penetrati nel sito web di una radio israeliana sul quale hanno inserito un messaggio per ricordare che «non saranno perdonate le uccisioni da parte di Israele di altri militari egiziani».

Ancora più pesante la reazione della Lega Araba, il cui segretario generale, Nabil El Arabi, ha definito un «crimine di guerra» i raid israeliani contro Gaza ed ha chiesto all’Onu procedure urgenti per fermare l’offensiva. Nena News

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22 agosto 2011

fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12174

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MALCOSTUME – Caro libri, salasso alle superiori: una classe su due sfora il tetto / Ecco i consigli per difendersi

Caro libri, salasso alle superiori: una classe su due sfora il tetto


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di Alessandra Migliozzi
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Libri scolastici usati

ROMA – Tetti di spesa sforati in una classe su due alle superiori. In molte scuole i paletti imposti dal ministero al costo complessivo dei libri di studio sono saltati. Il Messaggero ha analizzato un campione di sessanta classi fra Roma, Palermo, Torino, Firenze, Milano da cui emerge che nel 50% dei casi non sono state rispettate le regole. Si va da sforamenti di pochi euro a oltre cento. Nella Capitale la tendenza è più diffusa, soprattutto nei licei e nelle scuole più ambite. I tecnici e i professionali sono più rispettosi delle regole.

Rispetto al passato gli sforamenti sembrano comunque più contenuti e le classi dove il limite viene superato di 50 o 100 euro sono in calo. Ma il problema resta e rischia di tenere fuori da indirizzi liceali e scuole di pregio chi ha meno soldi. Per entrare in una quarta ginnasio o in una prima dello scientifico (quest’ultima è ambitissima) ci vogliono ormai fino a oltre 500 euro se si tiene conto dei vocabolari. E i famosi libri in formato misto (carta più contenuti elettronici) non stanno dando una mano alle famiglie come promesso dal ministro Gelmini. Nel 2008 la legge 133 ha imposto la transizione al libro tutto elettronico o almeno misto entro il 2012 per «potenziare la fruibilità a costi contenuti dei testi». Ma i libri digitali costano come quelli di prima, se non di più, perché, spiega Michele Lessona, presidente del Gruppo Educativo dell’Associazione italiana editori, «hanno un alto costo di produzione». I prof, comunque, si sono aperti all’innovazione: se i testi in formato solo elettronico non coprono nemmeno l’1% delle adozioni, quelli misti sono ormai l’80% alle superiori e il 95% in prima media.

Ma la stangata resta e fra moduli, moduletti, cd-rom e dvd usufruire dell’usato è difficile. Ci sono classi come la Prima A del liceo Avogadro di Roma dove solo per i testi i genitori dovranno spendere 423 euro contro i 315 massimi previsti dal ministero. Fanno 108 euro in più, vocabolari esclusi. Nello stesso liceo, in Prima C, se ne spendono 403 per i libri per cui è richiesto l’acquisto, poi c’è un testo consigliato che porta più su il conto di 30 euro. Il testo consigliato è spesso l’escamotage per non alzare la spesa complessiva o tenerla ai bordi dei limiti ministeriali. Al liceo Morgagni di Roma diverse classi sono sul filo dello sforamento e hanno due o più testi che sono indicati come consigliati. Al liceo Tasso, sempre a Roma, in Prima A, un terzo anno, la lista della spesa ammonta a 412 euro contro i 376 previsti dal ministero. Al Berchet di Milano c’è la regola della trasparenza: gli elenchi sono on line con prezzo finale in chiaro ed entro i limiti ministeriali.

All’Albertelli di Roma diverse classi superano i paletti con sforamenti fra i 13 e i 37 euro. Spese in eccesso più contenute allo scientifico capitolino Righi dove in alcune sezioni si sfora di 15 euro così come al Pasteur, si arriva a 74 al Kennedy. «Difficilmente i libri potranno costar meno – chiude Lessona-. Intanto molte case editrici sono in crisi con i lavoratori in mobilità. O si allarga il tetto di spesa o lo Stato dà qualche soldo alle scuole per comprare loro i libri e prestarli ai ragazzi».

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pubb

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Lunedì 22 Agosto 2011 – 13:30    Ultimo aggiornamento: 13:38
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Scuola, caro-libri inevitabile
Ecco i consigli per difendersi

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LIBRI GRATIS è una iniziativa del Codacons. Approfittane! – fonte immagine

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Dai mercatini ai siti web dedicati, dal baratto agli e-book. E poi alcune grandi catene che fanno operazioni discount anche per le obbligazioni. I consigli del Codacons che aggiunge: “Informatevi sui tetti ministeriali”

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di GIULIA CERINO

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E’ forse la spesa più importante che attende le famiglie e gli studenti universitari al rientro dalle vacanze estive. Non si tratta di tasse, ma dei costi che saranno costretti a sostenere per l’acquisto dei libri di testo. La riforma Gelmini prevede che “un libro può essere cambiato ogni cinque anni per la scuola elementare e ogni sei per la scuola media e superiore”. I prezzi dei testi però dipendono dal mercato. E’ infatti “impossibile ipotizzare il congelamento – sostiene in un’intervista Ulisse Jacomuzzi, presidente del Gruppo Educazione dell’Aie, l’Associazione italiana degli editori  –  perché il prezzo di un libro non può restare fermo, poiché intervengono molte variabili. Se, per esempio, nel 2008 ho stampato le copie di un libro, che poi devo ristampare l’anno successivo o due anni dopo, dovrò tenere conto dei nuovi prezzi di mercato delle materie prime”. Tradotto il caro-libri è un’eventualità più che probabile.

Come fare a sfuggire agli aumenti? A fornire qualche indicazione ci pensa il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) che in un vademecum offre qualche utile suggerimento.

“Fate attenzione alle nuove edizioni”. Se l’istituto adotta una nuova edizione di un libro, il consiglio è di confrontare il testo nuovo con il precedente per accertarsi che effettivamente ci siano stati dei cambiamenti tali da giustificare la sostituzione. Spesso succede infatti che le differenze tra le due edizioni  siano determinate solo dall’aggiunta di qualche immagine o riferimento bibliografico. Di solito – spiegano dal Codacons – nel testo aggiornato sono indicate tutte le modifiche. Prima di comprare alla cieca, quindi, date un’occhiata alle ultime pagine.

Largo ai libri usati. Rispolverare i vecchi libri, è meglio. Optando per l’usato si può infatti risparmiare il 50% sul prezzo di copertina. Per gli universitari, la convenienza è assicurata. Individuare i luoghi dove si vendono i libri di seconda mano è semplice perché spesso sono gli studenti stessi a venderli fuori dagli istituti ed università. Di più. Il Codacons consiglia di cercare nelle bacheche di compra-vendita online. Per le superiori ce ne sono a centinaia: Libridea è il sito è rivolto a chi è “stanco di pagare ogni anno prezzi sempre più cari per i libri dei propri figli” e cerca un modo per risparmiare. Dopo essersi registrati al sito, si può accedere ai numerosi annunci di libri scolastici usati per trovare quelli di cui si ha bisogno. Studenti.it, invece, mette a disposizione un forum dove lanciare e ricevere annunci, Il Libraccio offre la possibilità di effettuare una ricerca in base alla propria scuola di appartenenza ed ordinare i testi direttamente online mentre su ComproVendoLibri gli studenti che vendono saranno messi direttamente in contatto con quelli che cercano libri usati, senza intermediari. Anche per gli universitari il web è un prezioso alleato: su UniLibro, nella sezione “usato”, si vendono e comprano testi che verranno poi spediti direttamente a casa mentre su Testi Usati, la compravendita è gratuita. Acquitare libri online, quindi, conviene. Anche perché a differenza di quanto si pensi i testi usati sono spesso in ottime condizioni.

“Informarsi, informarsi, informarsi”. Alcuni istituti favoriscono il “baratto” dei libri tra studenti. Prima di immaginare di acquistare un testo in un negozio, Codacons consiglia di informarsi se nella scuola sono presenti bacheche che raccolgono gli annunci di scambio e compravendita o se l’istituto organizza giornate ed iniziative di “baratto”.

Occhio ai tetti ministeriali. Controllare il rispetto del tetto di spesa che il ministero dell’Istruzione fissa sui libri di testo è fondamentale. Nel momento in cui la scuola diffonde la lista dei testi per l’anno scolastico, ogni consumatore deve assicurarsi che la spesa per l’acquisto rientri nel tetto massimo fissato. Non sempre accade. Nel 2009, infatti, l’associazione Altroconsumo denunciava un aumento della spesa delle famiglie italiane di 14 milioni di euro l’anno a causa dei continui sforamenti nei prezzi dei libri di testo nelle scuole. In caso di irregolarità c’è solo una cosa da fare: denunciare l’abuso al Ministero stesso, al Provveditorato agli studi o direttamente al Codacons.

E-book. Scaricare libri online, non è illegale. In questo caso, infatti, si tratta di acquistare versioni elettroniche dei libri di testo da consultare direttamente sul desk del computer. Tutto è cominciato con la ormai storica circolare numero 16 del 10 febbraio 2009, con cui il ministro Gelmini avviava l’introduzione del libro in versione online. “Gli studenti dell’era digitale – diceva – sono molto diversi dai figli di Gutenberg. Una novità, questa, con cui la scuola e i processi di insegnamento dovranno misurarsi”. Ecco questa è l’occasione per abituare i ragazzi alla multimedialità e per risparmiare. I costi sono infatti generalmente inferiori perché non si paga la stampa. Purtroppo però, non tutti i libri di scuola sono disponibili nella versione elettronica. Il consiglio è quindi quello di informarsi presso il proprio istituto se i testi adottati esistono anche online. Che così fosse, gli studenti potrebbero studiare a casa direttamente sul computer e stampare soltanto i capitoli di cui hanno effettivamente bisogno.

Un libro per tanti. Studiate in compagnia?  Se la risposta è affermativa, questo suggerimento è diretto a voi. Il consiglio è di acquistare i libri in collettività per suddividere la spesa. Il sistema è semplice: è sufficiente preparare gli esami o fare i compiti in gruppo o studiare singolarmente: prima uno, poi l’altro.

Il peso del sapere. “Questo è un mattone”, è una delle frasi più pronunciate dagli studenti. E non si tratta di una metafora. Spesso, i libri di testo sono pesanti e causano mal di schiena. Il Codacons lancia una proposta: i libri potrebbere essere suddivisi in fascicoli da acquistare singolarmente. Un modo, questo, per salvare le spalle ma anche per risparmiare. In caso di nuove edizioni, infatti, con la divisione del libro in fascicoli si possono acquistare solo le nuove edizioni dei capitoli realmente aggiornati.

La scuola al discount. Acquistare i libri all’ingrosso permette agli studenti di comprarli ad un prezzo “scontato”. Gli ipermercati dove acquistare testi a prezzi da magazzino sono Auchan, Bennet, Carrefour, Ipercoop, Iper, Leclerc. Prenotando i libri scolastici negli ipermercati si può beneficiare del 15% di sconto sul prezzo di copertina, alcune volte del 20% per chi ha una carta fedeltà. Uno sconto che si traduce spesso in un buono spesa. L’associazione dei consumatori suggerisce: ” Se la vostra scuola non ha adottato una simile politica proponetela voi al Consiglio d’istituto”. (07 agosto 2010)

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fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2010/08/07/news/risparmi_libri_testo-6133152/

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NATURE HAIR STYLIST – Filippine, l’aquila rara dalla cresta spettinata

Filippine, l’aquila rara dalla cresta spettinata

Filippine, l'aquila rara dalla cresta spettinata
Beh?

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Arriva dalle Filippine il Mindanao, l’aquila rara dalla cresta spettinata fotografata nella riserva di Davao. Alcuni esemplari dell’animale, a rischio estinzione, stanno per essere reintrodotti nel loro ambiente naturale grazie al lavoro del centro di conservazione filippino

GUARDA LA GALLERY

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22 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/22/foto/aquila-20728069/1/?rss

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e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto
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Ecco il numero di agosto, in edicola

Napoli, allarme fantasmi al Museo Archeologico. Ma la direttrice smentisce: “Pura fantasia”

Napoli, allarme fantasmi all’Archeologico
Ma la direttrice smentisce: “Pura fantasia”

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Un architetto del ministero segnala strani fenomeni all’interno del museo nazionale. Circola anche una foto con la sagoma di una bambina. Ma la direzione getta acqua sul fuoco. “Noi qui aspettiamo solo turisti in carne ed ossa”

Napoli, allarme fantasmi all'Archeologico Ma la direttrice smentisce: "Pura fantasia"

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Prima l’allarme di alcuni operai: “In questo cantiere succedono cose strane”. Poi, cose strane per davvero: oggetti spostati, secchi che dovevano essere pieni e che sono stati trovati vuoti. Poi, una foto che proverebbe che nel Museo archeologico Nazionale di Napoli ci sono in fantasmi.

Fatto sta che a breve dovrebbero arrivare dei veri e propri ‘ghostbuster’ e far luce, così, su una storia che ha parecchi lati oscuri. Secondo quanto racconta il quotidiano Il Mattino, la vicenda dura già da qualche mese. A ‘raccontarla’ è l’architetto Oreste Albarano, nominato dal ministero per i Beni Culturali come responsabile dei lavori al Museo. Lui, ai fantasmi, dice di non credere. Dopo le sollecitazioni di alcuni operai, si è recato personalmente al Museo.

Ha fatto alcune foto con il suo cellulare e, da qui, la ‘sorpresa’: sullo sfondo la sagoma di una bimba che, secondo quanto è stato accertato, non è la figlia di nessuno degli operai. Da qui il coinvolgimento di alcuni esperti, docenti universitari, che a settembre dovrebbero arrivare a Napoli: a caccia di fantasmi.

Ma la direttrice smentisce. “Altro che fantasmi, qui aspettiamo solo turisti in carne ed ossa” commenta Valeria Sampaolo, la direttrice  dell’Archeologico di Napoli. “Sono notizie prive di qualsiasi fondamento, pura fantasia – racconta abbastanza divertita l’archeologa che appena rientrata dalle ferie si è trovata  a gestire la più imprevista delle ‘emergenze’ mediatiche – faremo un comunicato ufficiale di smentita anche se ci farebbe piacere se del Museo si parlasse per la sua attività”.

“Nonostante la crisi del turismo che sta vivendo Napoli abbiamo avuto una buon affluenza in agosto, il 14, 15 e 17 circa mille presenze al giorno, manteniamo i dati dello scorso anno quando siamo stati visitati da 300mila persone – aggiunge – Siamo ottimisti, la città sta risalendo la china ed oggi è pulita, a breve annunceremo un ricco programma di iniziative.
Posso aggiungere solo che questa famosa foto è in giro da più di un anno, tempo fa me l’hanno anche mostrata: per me non ha alcun significato. D’altra parte con le tecnologie oggi si può fare di tutto. E naturalmente smentisco assolutamente che siano in arrivo degli acchiappafantasmi, ci mancherebbe…”.

Intanto giornalisti e telecamere affollano il Museo, forse alla ricerca di un effetto ‘Belfagor’ Fantasma del Louvre o della versione femminile del tradizionale ‘monaciello’, il dispettoso fantasmino delle antiche case napoletane: “Chissà cosa sperano di ripredendere….Al momento nessun turista ci ha chiesto del fantasma, qui di cose davvero meravigliose da vedere ce ne sono tante”, conclude la Sampaolo.

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22 agosto 2011

fonte:  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/08/22/news/allarme_fantasmi_al_museo_archeologico_in_arrivo_i_ghostbusters-20734550/?rss

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Ecco il numero di agosto, in edicola

IL CONSIGLIO DI.. GABINETTO – Salute: studio, 10 prugne secche al giorno per bloccare osteoporosi

Uhmm..

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La prospettiva di passare molto tempo in ‘seduta’, sebbene possa avere risvolti piacevoli (per i molti come me, almeno, che i servizi igienici di casa li usa come gabinetto di lettura), non mi sembra la strada corretta per preservarsi dall’osteoporosi. Posto che l’osteoporosi è un processo naturale della fisiologia umana (esattamente come l’arteriosclerosi, che inizia da che nasciamo) ci sono altri modi per contenerla. Il più sano e sicuro è di assumere calcio attraverso gli alimenti (e questi possibilmente di origine biologica) e NON in farmacia: difatti i prodotti di sintesi hanno un’efficacia che dire scarsa è essere generosi. Altro accorgimento: se proprio non potete farne a meno, bevete latte di capra e non di mucca, perché quello di capra è il latte, per composizione, più simile a quello umano. E se volete il latte di mucca preferite quello fresco: difatti quello pastorizzato, o a lunga conservazione, ha la pessima caratteristica di SOTTRARRE CALCIO alle nostre ossa e non di addizionarlo! Questo ve lo dico come Naturopata.

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Salute: studio, 10 prugne secche al giorno per bloccare osteoporosi

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Roma, 19 ago. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Non solo tanto calcio e vitamina D. Ora per proteggere e rafforzare le ossa contro il rischio osteoporosi basta mangiare circa 10 prugne secche al giorno. Si rischiera’ di passare qualche minuto in piu’ la bagno, ma ne guadagnera’ la densita’ dello scheletro. Lo spiegano i ricercatori delle universita’ americane Florida State e Oklahoma State, che hanno scoperto come le donne in menopausa possano tenere lontane le fratture semplicemente mangiando una manciata di questi frutti secchi ogni giorno.

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fonte:  http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Salute-studio-10-prugne-secche-al-giorno-per-bloccare-osteoporosi_312367849882.html

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Alimenti che contengono Calcio

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In ordine crescente o decrescente

Il calcio è il minerale più largamente rappresentato nell’organismo umano. In un adulto il contenuto di calcio dello scheletro è dal 99% e il rimanente è nei dei denti. Nelle ossa il calcio svolge un ruolo strutturale come componente dell’idrossiapatite e costituisce una riserva per il mantenimento della concentrazione plasmatica, che varia entro stretti limiti intorno a 2,5 mmol/l (10 mg/dl) grazie alla azione omeostatiche svolte dagli ormoni calcio – regolatori che sono il paratormone,il calcitriolo (1,25 OH – colecalciferolo) e la calcitonina. Altre funzioni del calcio sono l’attivazione enzimatica, la trasmissione dell’impulso nervoso, la contrazione muscolare, la permeabilità delle membrane, la moltiplicazione e la differenziazione cellulare.

L’assorbimento del calcio avviene attraverso due meccanismi: il trasporto attivo transcellulare (saturabile) e la diffusione passiva paracellulare (non saturabile). L’assorbimento transcellulare avviene nell’intestino prossimale, mediante una proteina legante il calcio che trasferisce il minerale attraverso l’enterocita verso la membrana basale o laterale, dove viene espulso dalla calcio/magnesio ATPasi. Una piccola quota di calcio può essere assorbita nell’ intestino distale. Solo il 35 – 45 % del calcio della dieta (apportato dagli alimenti) viene assorbito. La quota assorbita dipende dallo stato fisiologico del soggetto e dalla interazione con altri componenti della dieta. Oltre all’influenza favorevole sull’assorbimento esercitata dalla Vitamina D, la biodisponibilità del calcio alimentare può essere aumentata dalla presenza di zuccheri, in particolari di lattosio, di alcuni aminoacidi (lisina, arginina) e da un aumento del pH intraluminale.

La biodisponibilità viene diminuita da alcuni costituenti dei vegetali: ossalati, fitati, fosfati ed alcune frazioni della fibra alimentare (acidi ironici).

Il periodo della vita in cui si richiede un più alto fabbisogno di questo minerale è nell’infanzia, adolescenza e gravidanza, e il tasso di assorbimento è molto più alto in quei momenti particolari della vita. Il calcio viene eliminato dall’organismo attraverso tre vie: feci, urine e sudore. Con le feci si perde oltre alla quota di calcio alimentare non assorbita, una quota endogena (100 – 200 mg/die) rappresentata dai secreti intestinali, l’eliminazione urinaria presenta ampie variazioni inter e intraindividuali, in relazione anche al concomitante apporto di proteine, sodio e fosforo, le perdite con il sudore sono risultanti recentemente superiori a quanto finora ritenuto.

Sono rari casi di eccesso di calcio per via alimentare. Ci sono casi in cui la persona riceve una inappropriata somministrazione di Vitamina D, e ciò può provocare nefrolitiasi e nefrocalcinosi. Un apporto elevato di calcio con la dieta sembra essere in grado di inibire l’assorbimento intestinale di altri minerali quali il ferro e lo zinco. In alcuni studi un elevato apporto di calcio con la dieta è stato associato al riscontro di più bassi valori pressori, in altri, tali riscontri non sono stati confermati. Si ritiene che una deficienza cronica di calcio alimentare nella fase di accrescimento corporeo possa in seguito determinare una ridotta densità minerale dell’osso rispetto al picco di massa ossea, raggiunto tra i 20 e 30 anni (maturità scheletrica). Dopo questo picco si verifica, qualunque sia il livello di assunzione di calcio, una graduale riduzione della densità minerale dell’osso. La migliore protezione nei riguardi di questa riduzione consiste dell’ottenere un picco di massa ossea il più possibile vicino a quello geneticamente programmato.

Fabbisogno di Calcio

Bambini: Fra 1 e 10 anni la quota giornaliera media va da 70 a 150 mg, ma in realtà l’assorbimento è solo del 35%. Quindi la raccomandazione è un apporto superiore, fra 400 – 500 mg/die1.

Adolescenti: Fra i 12 e 17 anni l’apporto di calcio deve essere il più alto visto che è il picco più alto di crescita del osso. il fabbisogno dell’ adolescente è di 1000 – 1300 mg/die.

Adulti: I soggetti che hanno più bisogno di calcio sono le donne, essendo esse più a rischio di osteoporosi, come anche le persone con antecedenti familiari di problemi ossei tipo artrosi. Il fabbisogno dell’ adulto è di circa 800 mg/die.

Gravidanza: Durante la gravidanza e soprattutto nel terzo trimestre il fabbisogno di calcio aumenta, per la necessità di trasferirne al feto 200 – 250 mg/die. Analoghe quantità sono perse dalla madre durante l’allattamento: infatti, il contenuto di calcio del latte materno è di 320 mg /l. Il fabbisogno della donna in gravidanza è quindi di 1500 mg/die.

Anziano: Nell’ anziano si registra una riduzione dell’assorbimento, dovuto a una ridotta sintesi di 1,25 (OH)2 colecalciferolo. Il fabbisogno ideale è di 1000 mg/die.

Tutti i valori si riferiscono a 100 grammi di alimento

Alimenti Quantità di Calcio
Lievito per prodotti da forno 5876 mg
Basilico essiccato 2240 mg
Santoreggia 2132 mg
Siero di latte, acido, evaporato 2054 mg
Maggiorana, essiccata 1990 mg
Timo essiccato 1890 mg
Aneto in polvere 1784 mg
Semi di sedano 1767 mg
Salvia, fresca 1652 mg
Origano 1597 mg
Semi di aneto 1516 mg
Menta essiccata 1488 mg
Semi di papavero 1438 mg
Cerfoglio secco 1346 mg
Rosmarino secco 1280 mg

PER VEDERE LA TABELLA COMPLETA DI TUTTI GLI ALIMENTI CLICCA QUI

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fonte:  http://www.valori-alimenti.com/cerca/calcio.php

Libia, crolla il regime: Tripoli ai ribelli. Ma si combatte vicino al bunker del rais. Almeno 1300 morti

Libia, crolla il regime: Tripoli ai ribelli
Ma si combatte vicino al bunker del rais

«Catturati i figli di Gheddafi». Il governo: almeno 1.300 morti
Mistero sulla sorte del colonnello. Folla in festa nelle strade


Folla in festa a Tripoli

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Video
 Con la pistola in tv minaccia i ribelli
 Ribelli a Tripoli, la folla festeggia

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ROMA – Tripoli è quasi tutta in mano ai ribelli e i figli del leader libico Muammar Gheddafi sono stati arrestati, ma combattimenti violenti sono ancora in corso attorno alla residenza del colonnello Gheddafi. Nella notte si sono diffuse voci, poi smentite, anche della cattura del rais sulle cui sorti è mistero.

Carri armati di Gheddafi, che hanno lasciato lasciato Bab al-Aziziya, il compound del colonnello a Tripoli, avrebbero sparato in strada e cannoneggiato nella zona dopo che gli insorti avevano tentato un assalto alla residenza. Nella zona di Bab al-Aziziya continuerebbero i combattimenti tra i lealisti e i ribelli, che avrebbero il controllo dell’85% della capitale. Forti esplosioni sarebbero state avvertite nei pressi del bunker di Gheddafi, nella zona centrale della città. Violenti combattimenti sarebbero ancora in corso nella zona sud della capitale.

Gheddafi è ancora nella sua residenza di Bab Al-Aziziya a Tripoli, ha detto un diplomatico nella capitale libica che lo ha incontrato nelle ultime due settimane. «È sempre a Tripoli e si trova nel suo bunker di Bab Al-Aziziya», ha detto il diplomatico che ha voluto mantenere l’anonimato. In piena notte, a infittire il mistero che circonda il rais assediato, c’era stato l’atterraggio di due non meglio precisati “aerei sudafricani”. Colloqui sarebbero infatti in corso tra l’entourage del colonnello e il Sud Africa (che però ha smentito di aver inviato un aereo) con l’obiettivo di individuare un esilio per il leader libico.

Almeno 1.300 persone sarebbero morte nelle ultime 24 ore di combattimenti in Libia tra i ribelli e i lealisti del colonnello, ha riferito Moussa Ibrahim, portavoce di Tripoli. Ibrahim ha quindi sottolineato che 5.000 persone sono rimaste ferite nella battaglia per il controllo della capitale nordafricana e ha indicato la Nato come responsabile del «bagno di sangue». Il portavoce ha infine affermato che il paese
ha ancora bisogno di Gheddafi e che i libici dovrebbe essere incoraggiati a combattere in sostegno del colonnello.

Tripoli comunque dopo oltre 40 anni di regime è quasi tutta in mano ai ribelli, ai quali nella notte si sono arresi la Guardia repubblicana di Gheddafi e almeno due, forse tre dei suoi figli, fra i quali Seif al Islam. Nella frammentarietà delle notizie che in nottata hanno cominciato ad accavallarsi a ritmo vertiginoso, emerge il quadro di una capitale che tranne poche sacche di resistenza ha smesso di combattere, che non offre resistenza agli insorti, che hanno cominciato a entrare a ondate in città domenica al tramonto, con la fine del digiuno giornaliero del Ramadan.

Appostati da giorni a pochi chilometri attorno alla capitale, i ribelli domenica sono entrati da est dopo aver preso la base aerea di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura, dove si combatteva duramente da ieri. Sono entrati in città anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, dove a notte fonda l’agenzia Ansa ha constato l’afflusso continuo di mezzi carichi di ribelli. Sono penetrati anche via mare, arrivando da Misurata, per unirsi ai loro fratelli di Tripoli. Sulla strada dei combattenti, dopo la violenza e le centinaia di morti, non sembrava esserci nessuno ad opporsi. A tarda sera di domenica i ribelli hanno dichiarato, «siamo nella Piazza Verde», simbolo della «rivoluzione» di Gheddafi e teatro di tante sue uscite pubbliche, anche in piena guerra, che i ribelli hanno ribattezzato “piazza dei martiri”.

«Sono felice, siamo liberi», ha detto un uomo in strada a Tripoli all’inviata di Al Jazira. Ovunque le folle festanti sono scese in piazza ad accogliere gli insorti. Poco prima, annunciata dal tam-tam dei blogger prima, e poi confermata dallo stesso Cnt, il governo provvisorio degli insorti a Bengasi, la notizia che la famigerata Guardia repubblicana del Colonnello, i suoi pretoriani, si sono arresi, deponendo le armi. Subito dopo gli annunci clamorosi, tutti fatti dal Cnt, degli arresti di tre dei figli del rais: Mohammad, che non aveva cariche ufficiali nel regime, e soprattutto Saif al Islam, imprenditore televisivo ed ex «voce moderata del regime», divenuto poi, con l’inizio della rivolta, uno delle voci più forti a sostegno del rais: la notizia della cattura di quest’ultimo è stata data di persona dal presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, che ha citato «notizie certè parlando in diretta al canale satellitare Al Jazira.

Poi la conferma della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja, che ha incriminato lui, come il padre, di crimini contro l’umanità e contro di lui ha emesso un mandato di cattura internazionale. Mentre non ci sono per ora conferme sulla cattura – la notizia è apparsa brevemente su Al Jazira – di Saadi, famoso per aver militato come calciatore nel campionato di serie A in Italia.

Intanto per le strade di Tripoli cominciava la festa e per le strade
di Bengasi esplodeva di nuovo il giubilo, il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, andato in onda sulla tv di regime, ha lanciato un ultimo appello ai ribelli: «Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt», ha detto in una conferenza stampa, chiedendo ai ribelli e alla Nato di sospendere le loro operazioni su Tripoli e parlando di 1.300 morti e 5.000 nella capitale solo nelle ultime 11 ore. Immediata la risposta del “governo” ribelle da Bengasi: pronti a cessare subito le ostilità, a patto che Gheddafi annunci la sua partenza.

Per ora del rais, che domenica sera si presume sia rintanato nel bunker di Bab al-Azizia, nessuna traccia, se non un breve messaggio audio andato in onda sulla tv di regime.

«Non mi arrenderò mai e non me ne andrò», aveva ribadito oggi il leader libico in un messaggio audio alla tv di Stato, dopo che si erano diffuse nuove voci su una sua fuga. Ghedafi ha poi aggiunto: ho paura che Tripoli brucerà e ha invitato i libici a venire nella capitale da tutte le regioni per combattere i ribelli. Il leader libico ha poi sostenuto che uscirà «vittorioso dalla battaglia di Tripoli».

In nottata, con le truppe nel centro della capitale e i figli arrestati, Gheddafi aveva nuovamente fatto appello ai suoi partigiani perché «ripuliscano» la capitale dai ribelli. Gli abitanti di Tripoli, ha detto, «devono uscire subito per ripulire la capitale. Non c’è spazio per gli agenti del colonialismo a Tripoli e in Libia».

«Il regime di Gheddafi sta chiaramente crollando» e «la Nato è pronta a lavorare con il popolo libico e con il Consiglio nazionale di transizione, che ha una grande responsabilità». È quanto ha affermato il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen in una dichiarazione diffusa a tarda notte a Bruxelles.

La Nato ieri ha confermato di aver attaccato 22 obiettivi, ma il portavoce, colonnello Roland Lavoie, ha negato che vi sia stato uno sforzo coordinato tra le forze dell’Alleanza e quelle dei ribelli. Secondo il corrispondente da Tripoli della tv al Jazira la Nato ha bombardato il compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya e ha colpito anche l’aeroporto di Mitiga.

Quella che viene considerata l’offensiva finale degli insorti è cominciata sabato sera nella zona di Tajoura, sobborgo orientale della capitale libica, e in altri quartieri, mentre la folla – secondo le testimonianze di alcuni residenti – cominciava a scendere in strada per rivoltarsi contro il regime. «E’ l’ora zero» hanno gioito i ribelli di Bengasi, roccaforte dell’insurrezione contro il rais, mentre il regime assicurava che Tripoli «è circondata da migliaia di persone che la difendono», invitate da un sms del governo a «scendere nelle piazze ed eliminare gli agenti armati». La città «è salva», ha quindi assicurato il portavoce del regime Mussa Ibrahim.

«La rivoluzione è ufficialmente iniziata sabato sera, dall’interno di Tripoli, in diverse zone della citta – ha affermato un portavoce dei ribelli citato dalla Cnn, Jumma Ibrahim – Ora si attende che si espanda in tutta Tripoli».La dichiarazione, sottolinea l’emittente televisiva Usa sul sito on line, è arrivata poco prima che il portavoce del governo di Gheddafi, Mussa Ibrahim, affermasse, al contrario, che la capitale «è salva» e che resta sotto il controllo del regime.

Festa a Bengasi: è l’ora zero. Domenica migliaia di persone si sono radunate a Bengasi, roccaforte dei ribelli libici nell’est del Paese, per festeggiare il “sollevamento” di Tripoli contro il Gheddafi. Per gli insorti, con gli scontri di stanotte nella capitale, si è segnata l’ora zero. «Arrivederci Gheddafi! Dio è grande!», hanno scandito i manifestanti nell’assembramento avvenuto proprio sul lungomare della città, laddove è stata lanciata la rivolta a metà febbraio. La gente in strada – per lo più uomini, ma anche intere famiglie – ha manifestato sostegno alla rivolta della capitale sventolando i colori della bandiera della rivoluzione, rosso nero e verde, al posto di quella nazionale. La gente ha improvvisato un “concerto” di clacson, scandendo slogan antiregime e non sono mancati i fuochi d’artificio sulla folla esultante, mentre si attendevano le ultime notizie da Tripoli su uno schermo gigante che diffondeva le informazioni del canale televisivo dell’emittente Al-Jazeera in lingua araba.

«Stiamo assistendo agli ultimi momenti del regime di Gheddafi», per questo l’Ue invita il rais a «farsi da parte senza indugio ed evitare un ulteriore bagno di sangue». Lo ha affermato l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton.

Il regime del colonnello Gheddafi ha raggiunto «il punto di non ritorno» e il «tiranno» libico se ne deve andare per evitare un bagno di sangue. Lo ha affermato il presidente americano Barack Obama, che è stato aggiornato sugli sviluppi della situazione anche in vacanza sull’esclusiva isola di Marthàs Vineyard. Obama ha invitato poi i ribelli a rispettare i diritti umani, preservare le istituzioni dello Stato e il cammino verso la democrazia.

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Lunedì 22 Agosto 2011 – 07:49    Ultimo aggiornamento: 11:05
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BUONGIORNO – L’estate morale (e la Signora Realtà), di Massimo Gramellini

BUONGIORNO

L’estate morale


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di Massimo Gramellini

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Dove sono finite le berluschine di Villa Certosa, le suffragette di Gheddafi, la casa di Montecarlo del cognato di Fini, il cognato di Fini medesimo? E le feste oltraggiose dei ricchi volgari, i dibattiti sul nulla pieno di vuoto, il cazzeggio elevato a nobile arte? Nell’estate del nostro scontento ci riscopriamo più sobri e più seri.

E’ impressionante come cambi in fretta l’umore di un popolo. Ancora l’estate scorsa ci distraevamo dalla crisi incombente con una dose massiccia di pettegolezzi sul Potere. E anche chi, a parole, si indignava per lo scadimento del dibattito pubblico non riusciva a sottrarsi alla tentazione di sbirciare dal buco della serratura. Ora la crisi ha rimesso tutte le cose al loro posto. Le scemenze, anche se politicamente o penalmente rilevanti, retrocedono al rango di scemenze. E i giornali e le chiacchiere da ombrellone si riempiono di numeri, di fatti, di cose concrete.

Persino la paura ha cambiato segno: non più quella vaga, e agitata ad arte, di batteri killer o attentati terroristici in serie, ma il realistico spavento che attanaglia chi rischia di perdere un lavoro o un benessere lungamente sudato.

Il processo di luglio a un giornale scandalistico inglese, reo di usare il gossip come strumento di lotta politica, è stato l’evento simbolico di questo mutamento di clima. L’anticipo di quanto sarebbe successo ad agosto con il crollo delle Borse, le fiamme nichiliste di Londra, la Manovra Succhiasoldi. La signora Realtà che invade il palinsesto delle nostre vite per ricordarci che la ricreazione è finita. Anche per i ricchi, che si vergognano a ostentare la loro ricchezza, chiamando pudore quella che per molti di loro è solo paura. E anche per la Casta: sempre più elevata a capro espiatorio dell’impotenza collettiva, però redenta almeno in parte dalla necessità di occuparsi finalmente di temi alti. Oggi non ci si divide più sul bunga bunga, ma sugli eurobond. E nessuna macchina del fango avrebbe più il potere di orientare l’opinione pubblica, interessata alle tasse e molto meno alle risse.

Qualche bastiancontrario in malafede accuserà questo articolo di tessere l’elogio della crisi e il suo autore di rosibindismo: come osa esaltare gli effetti moralizzatori dell’impoverimento collettivo? Nessuna esaltazione. Sarebbe meraviglioso essere tutti benestanti, occupati e al tempo stesso evoluti ed equilibrati. Ma intanto è un fatto che in un’epoca che respinge i valori spirituali e trema di imbarazzo anche solo a parlarne, l’improvvisa disintegrazione delle certezze materiali stia producendo un riassestamento delle gerarchie interiori. L’amore recupera il posto che gli spetta: il primo. Mentre la terra trema sotto i nostri piedi, tutti hanno bisogno di certezze e i «ti amo» di questo ferragosto hanno un peso più forte del solito. Sono quasi un patto di sostegno reciproco. Chi credeva timidamente in qualcosa, una fede o un suo sogno profondo, ricomincia a farlo con la solennità dei momenti speciali. C’è la sensazione diffusa di essere usciti dalle pagine del gossip per piombare nella storia. Una gran brutta storia, per ora. Ma i cambi di stagione cominciano sempre così. Con un bisogno inaudito di serietà, che sta a noi non confondere con la sorella più bieca: la pesantezza.

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21 agosto 2011

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1035&ID_sezione=56

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