LIBIA – Mistero su Gheddafi

Insorti avanzano ma ci sono sacche di resistenza

Mistero su Gheddafi

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Dove Gheddafi sia, mentre nella capitale i combattimenti continuano, resta un mistero. Nei labirintici sotterranei della sua cittadella fortificata Bab al-Aziziya secondo qualcuno, nell’ambasciata del Venezuela secondo altri, in fuga verso il deserto del sud del Paese secondo voci piu’ insistite

Muammar GheddafiMuammar Gheddafi

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Tripoli, 22-08-2011

Muammar Gheddafi ha parlato fino a quando la sede delle televisione di stato e’ rimasta in mano ai suoi fedelissimi. Mentre nella capitale libica gli insorti conquistavano un quartiere dopo l’altro e si sentiva dovunque il rumore degli spari e delle mitragliatrici, mentre buona parte della guardia presidenziale lasciava campo libero ai ribelli, mentre tre dei suoi figli – Saif, Saadi e Mohammad – venivano fatti prigionieri, il leader che da 42 anni guidava con il pugno di ferro la Libia ha continuato a lanciare proclami, a scandire con voce ferma che non cedera’, che non c’e’ resa di fronte ai ‘nuovi colonizzatori’. E ha continuato a chiamare la sua gente alla battaglia. Con qualche successo, dato che nel pomeriggio il figlio maggiore Mohammad e’ stato liberato da un gruppo di lealisti ed e’ tornato uccel di bosco. Mentre il figlio minore Khamis, alla testa di fedelissimi, stamane combatteva a difesa del rais e della sua famiglia.

Dove Gheddafi sia, mentre nella capitale i combattimenti continuano pur se non se ne capisce l’intensita’, resta un mistero. Nei labirintici sotterranei della sua cittadella fortificata Bab al-Aziziya secondo qualcuno, nell’ambasciata del Venezuela secondo altri, in fuga verso il deserto del sud del Paese secondo voci piu’ insistite. Verso sera dagli Usa il Pentagono ha fatto sapere di ritenere che il colonnello non abbia lasciato la Libia. Ma non ha detto nulla in merito alla sua presenza o meno a Tripoli.

Che sia ancora nella capitale sembrerebbe invece convinta la Nato che, attraverso gli insorti, ha preannunciato anche per stasera, dopo il tramonto, bombardamenti del compound di Gheddafi. Ieri, aveva contabilizzato la stessa Alleanza Atlantica, sono state compiute 126 missioni aeree, 46 delle quali hanno individuato e colpito gli obiettivi. Proprio da Bab al-Aziziya nel pomeriggio sono usciti alcuni carri armati che, secondo la tv satellitare qatariota al Jazira, hanno bombardato una zona della capitale e hanno preso posizione intorno alla cittadella e nella zona del porto.

Si tratta di parte del 15-20% di area metropolitana che ancora non sarebbe in mano agli insorti e dove i cecchini governativi sono ancora in azione e sparano contro chiunque, anche contro i bambini. I ribelli avrebbero invece preso l’aeroporto internazionale, dove l’arrivo di un aereo sudafricano stamane aveva fatto pensare a un’imminente fuga del colonnello in Sudafrica. Pretoria ha smentito di essere disposta a dargli asilo ma l’aereo potrebbe comunque essere uno di quelli affittati da anni da Gheddafi per ‘trasporti sicuri’ di uomini e mezzi.

Sta di fatto che, mentre la verifica delle informazioni resta estremamente difficile, appare convinzione unanime della comunita’ internazionale che per Gheddafi il tempo sia ormai contato. In linea con le affermazioni del capo del Consiglio nazionale di transizione (Cnt), Mustapha Abdel Jalil, che in conferenza stampa a Bengasi ha scandito: “L’epoca di Gheddafi e’ finita”, anche se tutto si concludera’ solo “con la sua cattura e con la sua condanna per i crimini che ha compiuto”. Anche il figlio Seif, ha assicurato, “avra’ un giusto processo”.

Nel frattempo a Bengasi, da dove la rivolta e’ partita, si continua a far festa, sventolano le bandiere e veicoli carichi soprattutto di giovani scorazzano nelle strade suonando a ripetizione i clacson. Scene che si ripetono a Zawiah, localita’ situata 50 chilometri a ovest della capitale, dove sui camion di chi festeggia si vedono anche donne e bambini. Sembra certo invece che intensi combattimenti siano ancora in corso nelle citta’ di al Aziziya (50 chilometri a sud di Tripoli) e ad al Khoms, sulla strada che porta a Misurata. Resta saldamente in mano ai governativi Sirte, citta’ natale di Gheddafi e bastione della sua lotta dove, tra l’altro, hanno ripiegato i lealisti costretti ad abbandonare Brega.

La diplomazia internazionale intanto, a seguito dell’accelerazione degli eventi nelle ultime 48 ore, ha fissato una serie di riunioni: domani a Bruxelles si terra’ una riunione degli ambasciatori dei Paesi membri della Nato; giovedi’ a Istanbul si riunira’ il gruppo di contatto sulla Libia a livello di funzionari in vista di un appuntamento ai piu’ alti livelli; entro la fine della settimana si svolgera’ anche un vertice Onu, con la partecipazione dell’Unione Africana e della Lega Araba. Su tutto una sola parola d’ordine, sintetizzata dal discorso serale del presidente americano Barak Obama: “Il regime di Gheddafi ha raggiunto il punto di non ritorno … Restano incognite … ma il futuro della Libia appartiene al popolo libico”.

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fonte:  http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=155771

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