CINEMA – Squillo sul Web, il film choc


fonte immagine – se ti interessa vedere il film puoi scaricarlo qui con u-torrent

Squillo sul Web, il film choc

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Una studentessa francese su dieci si prostituisce per mantenersi agli studi. Trovando i clienti via Internet. Ora una dura pellicola di Emmanuelle Bercot prova a raccontare questo fenomeno crescente e sommerso

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di Roberto Escobar

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“C’è chi si vende e c’è chi lo compra”, dice Joe (Alain Cauchi) a Laura (Déborah François). I due sono in una camera d’albergo, seduti sul letto. Lei ha appena compiuto 19 anni, e studia lingue all’università. Lui le ha detto d’averne 50, di anni, ma è più vicino ai 60. Si sono “incontrati” su Internet, mesi prima. Joe aveva bisogno di un po’ di fantasia erotica e di ragazze giovani – così le aveva scritto – e Laura invece di qualche centinaio di euro per mangiare e pagarsi l’affitto. Niente di immorale, insiste ora il suo cliente: tutto è consumo e mercato, ed è giusto che lo sia.

Non è questo il momento più crudo di “Student Services” (“Mes chères études”, Francia, 2010, 103′), che Emmanuelle Bercot ha scritto e girato per la televisione francese. Ben altre sono le umiliazioni cui Laura s’adatta, e che il film non ci risparmia. Eppure la misera ideologia liberistica di Joe è, o sarebbe potuta essere, il cuore di questa storia triste.

Sostiene la Bercot che, per mantenersi all’università, molte studentesse francesi (il 10 per cento) si prostituiscono. Il suo film parte dunque da un interesse statistico e sociologico. E come per lo più non si sa, la sociologia è una pessima compagna del cinema. Lo porta a banalizzare, a ridurre a numero e quantità quanto è individuale, singolare. E individuali e singolari sono o dovrebbero essere le speranze, le decisioni, i compromessi, le angosce di Laura, e certo anche la sofferenza e lo squallore degli incontri con i suoi clienti.

E’ una prostituta, o non lo è? E potrebbe mai aiutarla, il suo Benjamin (Mathieu Demi)? Questo si domanda Laura, man mano che s’adatta a vendersi. Più d’una volta, la macchina da presa della Bercot sa cogliere e mostrare le ombre che attraversano il viso e l’anima della sua protagonista. Insieme fragile e decisa, Laura non è solo una vittima. In fondo, e nonostante la miseria dei suoi incontri, resta padrona se non del proprio corpo almeno – così sembra – del proprio futuro.

Potrebbe essere duro e profondo, il film della Bercot. Ma glielo impedisce il pregiudizio statistico da cui si muove. Che cosa sente Laura? Che cosa vuole Laura? Quali fantasmi incatenano Laura all’ideologia di Joe? In tutte queste domande, e soprattutto nell’ultima, quel che conta è Laura, appunto. E però, più che a lei e alla sua singolarità, la Bercot finisce per interessarsi al “10 per cento” cui lei dovrebbe appartenere. La sociologia può funzionare (forse) in televisione, ma è una pericolosa compagna del cinema.

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22 agosto 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/squillo-sul-web-il-film-choc/2158749

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