Archivio | agosto 24, 2011

Libia, quattro giornalisti italiani sequestrati alle porte di Tripoli / Reportage: Inviato ANSA, Tripoli nel caos

24/08/2011 – LA FARNESINA SI MOBILITA. APPELLO UE: LIBERATELI

Libia, quattro giornalisti italiani sequestrati alle porte di Tripoli

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Aggrediti e derubati dai banditi ora sono nelle mani dei lealisti. La telefonata: «Stiamo bene». Appello Ue: liberateli subito

Domenico Quirico, inviato de La Stampa, in una foto scattata sulla spiaggia di Lampedusa dopo la traversata e il naufragio a cui è scampato per raccontare il dramma dell’immigrazione

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Nel quinto giorno dall’inizio dell’ insurrezione di Tripoli, vengono rapiti in Libia 4 giornalisti italiani.  Si tratta dei due inviati del Corriere della Sera, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina, di Domenico Quirico della Stampa e di Claudio Monici di Avvenire. «Stiamo bene – ha fatto sapere Claudio Monici in una telefonata a Milano  – ma il nostro autista è stato ucciso». In serata è arrivata anche la telefonata di Quirico ai suoi familiari: «Sto bene».

Il console: sono nella capitale
Secondo le ultime notizie, i giornalisti sono trattenuti in un appartamento della capitale libica. L’agguato è avvenuto invece a Zawiyah, nell’est del Paese. L’Unità di crisi della Farnesina ha «attivato tutti i canali per una soluzione Rapida». Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la Presidenza del Consiglio e lo stesso ministro degli Esteri, Franco Frattini, seguono la vicenda minuto per minuto mentre l’Unione Europea ha lanciato un appello per la liberazione immediata. Michael Mann, il portavoce dell’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e la Sicurezza Catherine Ashton ha spiegato quanto sia «importante» che i giornalisti in Libia possano svolgere la loro funzione informativa fondamentale in condizioni di sicurezza. «Per ora non abbiamo altre informazioni rispetto alle notizie provenienti dai media», ha poi detto Mann.

La dinamica del rapimento
A raccontare la dinamica del rapimento e a dare notizie delle condizioni di salute dei reporter è stato l’inviato di Avvenire, Monici. I lealisti gli hanno permesso infatti di fare diverse telefonate, per informare il suo giornale e l’Italia dell’ accaduto. È lui dunque ad aver chiarito che i giornalisti si trovavano insieme a bordo di un’auto, quando qualcuno li ha fermati e dopo averli rapinati e malmenati li ha consegnati ai lealisti. Il console italiano a Bengasi, Guido De Sanctis, dopo essere riuscito a mettersi in contatto con uno dei giornalisti, ha detto che gli inviati «stanno bene» e ha riferito che nella telefonata hanno detto al termine del digiuno quotidiano del Ramadan »sono stati anche rifocillati con cibo e acqua». Dall’appartamento, che si trova fra Bab Al-Aziziya e l’Hotel Rixos, si vede un noto centro commerciale di proprietà della figlia di Gheddafi, Aisha. De Sanctis ha aggiunto che adesso si stabilirà quali siano le prossime mosse da fare. Il fatto che al giornalista sia stato concesso di fare più di una telefonata può essere comunque «interpretato come un buon segno».

La condanna di Amnesty
Il sequestro dei giornalisti italiani in Libia «è l’ennesimo crimine internazionale» perpetuato a danno «di persone che masticano diritti umani e che li raccontano ogni giorno con grande professionalità». Per questo Amnesty International Italia, per bocca del suo portavoce Riccardo Noury, ne chiede «la liberazione » e ribadisce il suo fermo «no» a «usare i giornalisti come merce di scambio». «Si tratta dell’ennesima conferma – dice Noury – che per Gheddafi non possa esserci nessuna impunità o immunità ma un processo per crimini contro l’umanità».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/416819/

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Reportage: Inviato ANSA, Tripoli nel caos

Si spara in periferia

24 agosto, 23:00
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dell’inviato Claudio Accogli

TRIPOLI – “Saif e Khamis? Sono ad Abu Salim. Ho combattuto lì oggi, penso di averne uccisi almeno due”: Mohammed è un cecchino, 35 anni, di Misurata. Prima della rivoluzione lavorava in un circo, si occupava di tigri e leoni. Ora spara per uccidere gli odiati kataheb, le forze d’elite del regime. Le cose per lui sono andate bene oggi, è tornato alla base indenne. Due suoi compagni sono invece rimasti uccisi nel quartiere dove sorge la famigerata prigione teatro della strage del 1986, quando il rais ordinò l’uccisione di 1.300 prigionieri in un solo giorno, secondo i dati forniti da Human Rights Watch. Nel quartiere, circondato dalle forze ribelli, si annidano molti cecchini, ma anche tanti sostenitori del regime: si tratta poi di una vera e propria roccaforte di Gheddafi.

“E’ lì che si nascondono Saif al-Islam e Khamis, i due figli del rais”, dice sicuro Mohammed. E’ forse una delle nuove leggende metropolitane libiche, una delle tante che si rincorrono da mesi nel Paese. Ma nonostante l’ordine dei superiori sia quello di tacere, “mia mia” (qui va tutto bene), in molti raccontano che le forze del rais, dopo una ritirata strategica dal compound, si sono attestate poco più a sud. Anche in questo caso gli insorti tentano l’accerchiamento. La giustificazione è quella di “non fare stragi”, in realtà le forze ribelli, se si escludono i combattenti delle montagne, sono composte in gran parte da giovani di buona volontà, che dormono sui prati e mangiano pasta e fagioli.

Al mattino presto si svegliano, inizia la giornata di Ramadan e di combattimenti senza bere né mangiare. “I gheddafiani non lo fanno, sono tutti mercenari”, sottolineano in tanti. Nella capitale si tenta di ripristinare l’ordine, nelle caserme e negli accampamenti della città sono arrivate forze fresche. Si tratta di uomini di Bengasi, che hanno ricevuto un addestramento militare agevolato dalla presenza di consiglieri stranieri, americani e britannici soprattutto, ma anche italiani.

Li si nota per una certa disciplina, per l’attenzione che mostrano sui temi della sicurezza. La vera battaglia, oggi, si sarebbe combattuto lungo la airport road, dove i reduci della battaglia per il compound del rais hanno piazzato numerose armi pesanti con le quali martellano gli avversari. L’avanzata degli insorti è chiaramente agevolata dai raid Nato, che oggi hanno fatto segnare una vera e propria escalation: di buon mattino le bombe hanno fatto tremare le mura delle case, anche a chilometri di distanza. Nella notte i jet sono tornati a sorvolare la capitale. I bombardamenti interessano la parte sud orientale della cita”, appunto in direzione di questi nodi strategici.

Si combatte anche verso Zawiah, a Tajoura, in altri villaggi dai nomi impronunciabili, sempre “circondati” ma ancora non espugnabili. Ovunque è un focolaio, e la sera negli occhi di molti Shabab ai check-point si legge il terrore. Capita sempre più spesso di vedersi puntata un’arma addosso. Un tesserino autorizzato per la stampa apre le porte, anche ai benzinai, dove gli autisti dei giornalisti stranieri possono passare avanti alle code chilometriche di chi vuole fare il pieno di benzina. E continuano i black out energetici, anche se come nella Tripoli del rais, la corrente viene assicurata nei media center. In molte zone l’acqua manca da giorni, soprattutto in quelle dove sono accampati i soldati ribelli. Alcune morti sospette per avvelenamento fanno temere azioni sconsiderate del regime che starebbe per crollare. Ma invece, inspiegabilmente, resiste ancora.

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fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/08/24/visualizza_new.html_732596938.html

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Terremoto a Lima Scossa magnitudo 6,9

Terremoto a Lima Scossa magnitudo 6,9

L’epicentro è a Pucallpa, nel centro del Paese, vicino al confine con il Brasile

Terremoti/ Scossa di magnitudo 6,8 registrata in Perù
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24 agosto, 22:00
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LIMA – Un terremoto di magnitudo 6.9 nella scala Richter ha colpito il Perù facendo tremare gli edifici della capitale Lima. L’epicentro è a Pucallpa, nel centro del Paese, vicino al confine con il Brasile.

E’ avvenuto ad una grande profondità, di circa 145 chilometri, il terremoto che questa sera ha colpito il Perù nella zona di Lima. L’epicentro del sisma, di magnitudo compresa tra 6.8 e 7, si trova al confine con il Brasile. “Non stupisce che un terremoto così profondo sia avvenuto in questa zona”, osserva il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Terremoti a queste grandi profondità, spiega l’esperto, sono frequenti in quest’area perché sono legati alla subduzione tra la placca del Pacifico e il continente americano. Vale a dire che la placca continentale del Pacifico che corre lungo le coste di Cile e Perù tende a scivolare al di sotto della zona orientale del sud Americana.

I mezzi di informazione peruviani non riportano notizie di vittime o danni a seguito del sisma che oggi alle 12.46 (19.46 ora italiana) ha investito il Perù. L’epicentro è stato localizzato in prossimità di Pullcapa, nella selva amazzonica, vicino al confine col Brasile, ad una profondità di 145 chilometri. Il sito dell’Istituto geologico statunitense (Usgs) ha stimato la magnitudo in 7,0.

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CRISI – La manovra fa litigare “Famiglia cristiana” e CL. F.C.: “Il Governo? Un serial killer” / Quei “tesoretti” intoccabili

La manovra fa litigare “Famiglia cristiana” e CL

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di Raffaele Carcano

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Il governo? “Un serial killer”. E’ il duro giudizio che Famiglia cristiana dà della manovra economica. In un editoriale dal titolo Quei “tesoretti intoccabili il settimanale paolino si scaglia contro l’esecutivo, sostenendo che “anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza che è la famiglia. Unico vero patrimonio del Paese”. Secondo Famiglia cristiana, “le indicazioni su alternative fiscali, come una tassa sui grandi patrimoni, non mancano. Di “tesoretti” intoccabili ve ne sono tanti. A cominciare dai centoventi miliardi annui di evasione fiscale”. L’articolo lamenta anche il fatto che, “ancora una volta, i politici cattolici stanno alla finestra. Insignificanti e a corto di idee. Si confondono nel mucchio, per non disturbare i “manovratori”. In entrambi i campi. Spettacolo, anche questo, avvilente”.

Frasi che non sono piaciuti al leader ciellino Maurizio Lupi (PDL). Intervistato dal Tg1, ha dichiarato che “non è assolutamente vero” quanto addebitato al governo, aggiungendo che “a volte Famiglia Cristiana si comporta peggio del Fatto. Per noi la famiglia e il lavoro sono le priorità”.
Famiglia cristiana non chiede comunque di intervenire sui privilegi di cui gode la Chiesa cattolica: anzi, in un altro articolo di Francesco Anfossi parla di Ici e Chiesa, la campagna col trucco. Anfossi sostiene che, “se si vuole un esempio di provocazione laicista all’insegno dell’oscurantismo e della “disinformatia”, allora si può prendere quella allestita contro l’esenzione dell’Ici, la tassa sugli immobili, da parte degli istituti ecclesiastici dediti alle attività religiose, culturali e assistenziali”.

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24 agosto 2011

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Quei “tesoretti” intoccabili

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Anticipiamo il “Primopiano” del n. 35 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 24 agosto. In un Paese senza timoniere, la manovra assesta alla famiglia colpi micidiali

23/08/2011

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La Manovra economica di luglio e la Manovra- bis di Ferragosto hanno assestato alla famiglia una serie di colpi micidiali. Un serial killer non avrebbe potuto fare meglio. Anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza che è la famiglia. Unico vero patrimonio del Paese. È una politica miope, da “statisti” improvvisati, che non hanno un’idea sul futuro del Paese. Tanto meno pensano al bene comune. Unica loro preoccupazione soddisfare il proprio elettorato. Unico orizzonte le prossime elezioni. Nel frattempo, il Paese va alla deriva e perde credibilità. Una nave senza timoniere.

La stretta economica che si preannuncia provocherà collassi ovunque. Una situazione già insostenibile, che fa scivolare il ceto medio nella povertà. A pagare saranno i soliti noti. Ci si accanisce, ancora una volta, sui lavoratori dipendenti e sugli statali. Questi si vedono, addirittura, minacciata l’abolizione della tredicesima. A pagare un prezzo altissimo è chi ha già dato. Sonni tranquilli, invece, per i più ricchi, gli evasori e i grandi speculatori. Questi ultimi, tra l’altro, sono tra i principali responsabili della crisi finanziaria che sta devastando i mercati e incrementando paurosamente i debiti sovrani dei Paesi dell’Occidente.

Eppure, le indicazioni su alternative fiscali, come una tassa sui grandi patrimoni, non mancano. Di “tesoretti” intoccabili ve ne sono tanti. A cominciare dai centoventi miliardi annui di evasione fiscale. Una cifra definita «impressionante» dal cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani. E che ha spinto anche Giorgio Napolitano, al Meeting di Rimini, a lanciare un appello: «Basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione, di cui l’Italia ha ancora il triste primato». Per non parlare, poi, dei sessanta miliardi spesi in corruzione e dei novanta miliardi “fatturati” dalla criminalità organizzata. Su cui poco si è intervenuto.

Mentre è in corso l’esame della Manovra economica, è partito l’assalto alla diligenza. Ognuno ha qualcosa da salvare. O da proteggere. I sacrifici si scaricano su chi non ha “santi in paradiso”. O, meglio, nelle Aule parlamentari. Senza equità nei sacrifici, e se non si mira al bene delle famiglie e del Paese, difficilmente ne verremo fuori. Soprattutto se chi può dare un “elevato” contributo troverà modo di sfilarsi dalla solidarietà nazionale. Come i calciatori (ignobili!). Ma anche la casta politica, che danza allegramente sulle macerie del Paese. Vanta sacrifici e riduzioni, ma non dà un taglio risoluto a costi e privilegi, ingiustificati e immorali.

Ancora una volta, i politici cattolici stanno alla finestra. Insignificanti e a corto di idee. Si confondono nel mucchio, per non disturbare i “manovratori”. In entrambi i campi. Spettacolo, anche questo, avvilente.

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fonte:  http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/quei-tesoretti-intoccabili_230811161905.aspx

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INTOLLERABILE – Eilat: gli attentatori erano egiziani ma Israele bombardò preventivamente Gaza / Gaza, aereo israeliano uccide militante nonostante armistizio

Eilat: gli attentatori erano egiziani ma Israele bombardò preventivamente Gaza

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di Mazzetta (sito) mercoledì 24 agosto 2011

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La settimana scorso un gruppo di armati ha attaccato obbiettivi israeliani nei pressi di Eilat, vicino al confine egiziano. Poche ore dopo i jet israeliani bombardavano Gaza, nonostante da Gaza avessero negato decisamente la paternità degli attacchi. Il primo ministro Netanyahu ha dichiarato di essere certo della porvenienza degli attaccanti da Gaza, richiesto di dettagli, un portavoce dell’IDF ha affermato che la prova che venissero da Gaza, era nel fatto che avessero usato dei Kalashnikov (???).

Dall’Egitto, che non avrebbe nessun interesse a sostenere una tesi diversa da quella che punta il dito su Gaza, giungono ora le identificazioni degli attaccanti uccisi dalle truppe d’Israele in territorio egiziano (insieme ad alcuni soldati egiziani uccisi per errore) e dicono che si tratta d’egiziani, noti “terroristi” della zona del Sinai, uno dei quali fuggito dalle prigioni di Mubarak durante la rivoluzione egiziana. Nessuna notizia sulle identificazioni di quelli morti in territorio israeliano, ma c’è da scommettere che se fossero risultati abitanti di Gaza (che Israele ha schedato uno per uno), il governo israeliano lo avrebbe reso noto. La conclusione è quindi che il governo israeliano abbia condotto una rappresaglia (già di suo illegale) contro Gaza, che non c’entrava niente, facendo una strage e rompendo una tregua che durava ormai da due anni, per motivi che nulla hanno a che fare con l’attacco. Segnatamente per mostrare i muscoli e mettere il paese in allarme, silenziando le enormi proteste sociali contro il governo che da settimane stanno mettendo in croce l’esecutivo.

Ancora ieri Netanyahu ha giocato il ruolo della colomba nel corso di una riunione del governo nella quale molti ministri propugnavano un attacco pesantissimo contro Gaza, ma già sapeva che l’attacco era di matrice egiziana e che a Gaza c’erano solo le vittime di un crimine che ricade sotto la sua totale responsabilità. Gaza che quindi è stata attaccata senza che il governo israeliano avesse alcuna prova per supportare le sue affermazioni sul coinvolgimento d’estremisti provenienti dalla Striscia, ben sapendo che tanto non se ne sarebbe lamentato nessuno. Infatti anche oggi, nonostante sia emersa la verità, non si sono levate proteste internazionali e i principali media danno ancora più spazio ai “missili” sparati in risposta all’attacco da Gaza che al violento e ingiustificato attacco israeliano. Che a tutti gli effetti è da classificare come un crimine contro l’umanità, trattandosi dell’ennesima rappresaglia, una punizione collettiva per di più condotta scriteriatamente senza che ci fosse neppure un labile nesso tra i bombardati e il crimine che Israle intendeva vendicare. Non ci saranno scuse israeliane per i morti di Gaza e questa notizia probabilmente non raggiungerà mai il grosso delle opinioni pubbliche occidentali, nessuno chiederà giustizia per i morti palestinesi e nessuno la offrirà. Sono morti per niente, morti per motivi di politica interna israeliana come quelli che spinsero Olmert a lanciare l’operazione Piombo Fuso. Che fece oltre mille morti per niente, visto che poi il partito di Olmert perse comunque le elezioni perché gli israeliani preferirono politici ancora più duri nei confronti dei palestinesi, quegli estremisti che oggi deportano e fanno strage di palestinesi a loro piacimento, senza che alcuno al mondo o in patria chieda loro conto di questo comportamento criminale.

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Gaza, aereo israeliano uccide militante nonostante armistizio

mercoledì 24 agosto 2011 08:41
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GAZA (Reuters) – Alcuni attacchi aerei israeliani hanno ucciso oggi un comandante del gruppo militante Jihad Islamica nella Striscia di Gaza, ferendo anche due militanti che avevano lanciato razzi su Israele, nonostante l’armistizio iniziato due giorni fa.

Lo hanno detto funzionari israeliani e palestinesi.

L’esercito israeliano ha riferito in una nota di aver compiuto un attacco alla città di Rafah nella Striscia di Gaza contro un militante, accusato di aver preso parte alle operazioni in Egitto, sul Sinai, dove uomini armati hanno organizzato la settimana scorsa un attentato contro Israele uccidendo otto persone.

I medici palestinesi hanno detto che il militante è morto nell’esplosione della sua macchina, colpita dall’attacco. Altre due persone sono state ferite.

Secondo l’esercito israeliano, due uomini armati che stavano lanciando razzi contro Israele sono stati feriti in un secondo attacco.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE77N01H20110824

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LA MANOVRA E LA CRISI – Casta, nessuno tocchi gli onorevoli privilegi: La ‘stangata’ non tocca la classe politica

Casta, nessuno tocchi gli onorevoli privilegi

Dall’eurotassa ai doppi stipendi, la stangata non scalfisce la classe politica. Nessuno stop per chi ha più di una carica. E le Province si organizzano per salvare gli uffici

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Nessuno, zero, neanche l’ultimo dei sottosegretari. La commissione Affari Costituzionali del Senato esamina la manovra economica e nessun esponente del governo si presenta in aula (leggi l’articolo). Tanto da suscitare l’ira del presidente Carlo Vizzini, che pure è del Pdl: “La commissione intera – scrive in una nota – ha espresso il proprio fermo disappunto e l’assoluto stupore per la circostanza che nessuno dei 60 componenti dell’esecutivo riesce a garantire una presenza anche allo scopo di fornire risposte e spiegazioni ai rilievi mossi da tutti i gruppi”. Intanto la lettura della relazione tecnica riserva una sorpresa. Il governo ha predisposto i tagli ai piccoli comuni, ma non ha idea di quanto potrà ricavarci: “Effetto che allo stato attuale non si è in grado di quantificare” (articolo di Thomas Mackinson). E i tagli ai costi della politica? Dall’eurotassa ai doppi stipendi, la stangata scalfisce appena la Casta. E i provvedimenti sono quasi tutti rimandati alla prossima legislatura (articolo di Caterina Perniconi)

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di Caterina Perniconi24 agosto 2011

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Lacrime, sudore, sangue. Lo chiese Winston Churchill agli inglesi di fronte alla guerra mondiale. L’ha chiesto nel 2011 Giulio Tremonti agli italiani, di fronte alla crisi economica. Ma, a differenza del primo ministro britannico, ha dimenticato di dire che lui e il suo esercito di parlamentari in battaglia non sarebbero mai scesi. I tagli previsti nella manovra non toccheranno infatti la Casta, se non marginalmente.

SOLIDARIETÀ Gli onorevoli possono dormire tranquilli: il contributo di solidarietà a loro richiesto è sì il doppio di quello dei cittadini, cioè il 10% per i redditi sopra i 90 mila euro e il 20% per quelli sopra i 150, ma l’articolo 13 della manovra, dal titolo “riduzione dei costi degli apparati istituzionali”, specifica che “a seguito di tale riduzione il trattamento economico non può essere comunque inferiore a 90 mila euro lordi l’anno”.

INCOMPATIBILITÀ Il comma b3 dello stesso articolo introduce anche l’incompatibilità della carica parlamentare con qualsiasi altra carica pubblica elettiva. Quindi sindaci, presidenti di Provincia e Regione, ma anche consiglieri. Perderanno allora il doppio incarico gli 86 deputati e senatori che mantengono più poltrone? Assolutamente no. Per non agitare nessuno l’incompatibilità si applicherà “a decorrere dalla prima legislatura successiva all’entrata in vigore del presente decreto”.

DOPPIO LAVORO Sarà allora impedito di fare un doppio lavoro mentre si siede in Parlamento? Assolutamente no. Sempre l’articolo 13 stabilisce che “l’indennità parlamentare è ridotta del 50 per cento per i parlamentari che svolgano qualsiasi attività lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell’indennità medesima”. Ci si aspetta quindi un taglio di circa 7 mila euro, la metà dello stipendio di un parlamentare. Ma non è così: l’indennità non è l’intero stipendio (formato anche da rimborsi per collaboratori, viaggi, spese telefoniche, ecc.) ma per i deputati ammonta a 5 mila 486 euro. La “stangata” per i 446 doppiolavoristi ammonta quindi a 2743 euro netti. Che a fronte di redditi da 100 mila euro in su, sono briciole. Ma dai diretti interessati, nessun commento.

RISTORANTE Anche gli onorevoli stomaci non hanno risentito della manovra. Ad agosto, convocati d’urgenza a Roma per discutere le misure economiche, i senatori hanno trovato il ristorante di Palazzo Madama aperto e pronto a saziarli. Naturalmente allo stesso prezzo di prima delle vacanze, e senza cenno in merito all’interno delle 38 pagine “lacrime e sangue”. I primi piatti restano a 1,60 euro, i secondi tra 2,60 e 5, 23 euro (per filetto di carne o di pesce, prezzo massimo), e i dolci al carrello valgono ben 70 centesimi.

PROVINCE E COMUNI L’annuncio del ministro dell’Economia era quello dell’eliminazione di 36 province (quelle sotto i 300mila abitanti) e l’accorpamento di un migliaio di piccoli comuni (quelli sotto i 100 abitanti). Naturalmente il processo inizierà dopo le prossime amministrative e previo censimento da cominciare nell’autunno 2011. Ma non potrà andare come annunciato da Tremonti: le province a rischio si stanno già organizzando per accorpamenti con le attigue, per mantenere gli uffici già presenti nelle due località. Per farlo basterà superare i 500mila abitanti. Sarà eliminata solo qualche poltrona, anche se province più grandi consentiranno una moltiplicazione degli incarichi. Per quanto riguarda i Comuni la guerra interna alla maggioranza è appena cominciata: ieri il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha dichiarato che sarà in piazza con i piccoli Comuni il 29 agosto perché “non sono contrario all’accorpamento delle funzioni ma questo non ha nulla a che vedere con la cancellazione dei comuni stessi”.

VOLI ONOREVOLI Una misura su cui Tremonti punta per dimostrare l’abbattimento dei vantaggi della Casta è quella dell’utilizzo dei voli in classe economica da parte di parlamentari, amministratori pubblici e dipendenti dello Stato. Mentre i ministri, al contrario della precedente legislatura guidata da Prodi, continueranno a far volare i loro privilegi sugli aerei di Stato.

da Il Fatto Quotidiano del 24 agosto 2011

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NO-TAV – ALLARME CLAREA [SEGUI IN DIRETTA] / VIDEO: Interviste NO TAV durante il TG di TV8 Mont Blanc

No Tav – il non cantiere – 24 agosto 11

ALLARME CLAREA [SEGUI IN DIRETTA]

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ore 19,13 – La attivista Minnie, fermata stamattina dalla polizia è stata liberata alcuni istanti fa. Dopo essere stata fermata, Minnie, è stata trasportata presso il commissariato di Polizia di Bardonecchia e trattenuta per tutta la giornata. Ora è libera ed è tra noi!!!
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ore 18,15 – E’ giunta solo ora la notizia che intorno alle 15, alcuni attivisti sono riusciti nell’intento di abbattere diversi metri di recinzione. In questa fase la polizia ha risposto con un nutrito lancio di lacrimogeni e secondo la testimonianza dei presenti anche con l’ausilio di pietre. Purtroppo a causa dei momenti convulsi, è mancata l’informazione in tempo reale. Ricordiamo l’assemblea di stasera prevista per le 19.00 presso la baita Clarea.
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ore  16.01 – In questo momento la situazione è stabile e la recinzione è stata chiusa. La No Tav che era salita sul braccio dell’escavatore e ridiscesa incolume, ma non abbiamo ancora notizie della attivista in stato di fermo catturata in mattinata. Ad ora lungo le reti vi sono diversi capannelli di No Tav che controllano la situazione. Ricordiamo a tutti l’assemblea di stasera presso la baita Clarea, prevista per le ore 19.00.
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ore  15.01 E’ notizia di pochi minuti fa, una attivista, eludendo la sorveglianza della polizia è riuscita ad inerpicarsi sul braccio dell’escavatore che posiziona le reti, di fatto bloccando le operazioni degli operai. Polizia sempre più nervosa. rinnoviamo l’appello a salire in clarea.
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ore  14.33  – Continua serrato il confronto con le forze di polizia che continuano, scudi e manganello in mano, a cercare di spingere ed allontanre i manifestanti. Fortunatamente il numero dei No Tav presenti è aumentato, ma continuiamo a sollecitare tutti quelli che possono a raggiungere la baita Clarea, portantosi anche acqua e cibo. Intanto al momento la ragazza fermata stamattina ed accompagnata all’interno del fortino, non è ancora stata rilasciata, nonostante le promesse dei dirigenti.
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ore 13.27Una trentina di manifestanti che si trova all’interno della recinzione in costruzione, sono stati bloccati ed ora sono circondati e controllati a vista dalle forze dell’ordine, alcuni attivisti sono stati presi di peso ed allontanati. E’ più che mai indispensabile la presenza di tutti/e alla baita Clarea. Chi riesce salga immediatamente.
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ore  13.20 – Situazione per il momento stabile. E’ confermata l’Assemblea di stasera presso la baita Clarea alle ore 19.00. Al momento risultano presenti almeno 250 attivisti. Chi riesce salga a dare man forte ai resistenti.
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ore 12.10 – ANCORA LACRIMOGENIla pressione dei no tav ora si sposta lungo tutto il perimetro delle reti e la polizia ha iniziato un importante lancio di lacrimogeni
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ore  12.01 – I No Tav hanno aggirato le reti e ora sono a ridosso del fortino e a pochi metri dalla ruspa. La polizia che si è spostata con la guardia di finanza continua il fronteggiamento. Sui social network é partita la proposta per chi non può salire in valle di recarsi in Piazza Castello per presidiare davanti alla regione contro quanto sta accadendo in valle.
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ore 11.10 i no tav sono arrivati alle reti aggiunte questa mattina. La polizia le difende stando fuori dal perimetro e fronteggiando con gli scudi chi si avvicina.
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ore 10.45 In Clarea é in corso una piccola assemblea per fare il punto. Circa una mezzoretta fa é stata fermata una ragazza che cercava di salire su una ruspa. Pare sia ancora in stato di fermo.

ore 10.30 il corteo partito da Giagione è arrivato ora alla baita Clarea superando senza problemi il blocco della polizia posto sotto il cavalcavia dell’autostrada A32

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ore 10.20 Un corteo di circa un centinaio di persone é partito dal campo sportivo di Giaglione da circa 10 minuti per andare alla baita di Clarea. I numeri sono in crescita. La recinzione del cantiere pare sia stata allargata di circa 50/60 metri, coloro che si erano avcicinati sono stati gasati. In questo momento la situazione alle reti pare essere tranquilla, le strade per ora sono tutte libere, quindi l’invito rimante quello di recarsi immediatamente in val clarea!

ore 09.50 il corteo da Giaglione è partito e sta raggiungendo la baita clarea per dare aiuto e sostegno ai presidianti impegnati

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ore 08.40Le forze del disordine e gli operai del non cantiere stanno tentando di allargare la recinzione in prossimità delle vasche appena sotto l’area archeologica, sotto e oltre il viadotto lato Clarea. E’ importante salire a Chiomonte e dare supporto a chi resiste da stamani presto. le forze del disordina hanno già lanciato i lacrimogeni e stanno tentando di respingere ed allontanare  i resistenti. Per tutti/e l’appuntamento è previsto per le ore 09.30 al campo sportivo di Giaglione per dare supporto!!!

…fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!!! …ADESSO!!!

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24 agosto 2011

fonte:  http://www.notav.info/top/allarme-clarea-appuntamento-alle-0930/

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Interviste NO TAV durante il TG di TV8 Mont Blanc

Caricato da in data 22/ago/2011

Telegiornale del canale TV8 Mont Blanc con interviste durante la manifestazione NO TAV francese del 21 agosto al Moncenisio.

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CALCIO ALLE TASSE – Serie A Lega-Aic, niente accordo. Si va verso lo sciopero / Contributo di solidarietà: chi paga?

Serie A

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Lega-Aic, niente accordo
Si va verso lo sciopero

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Non c’è intesa tra i club e i giocatori sul contributo di solidarierà (che le società vogliono totalmente a carico degli atleti) e l’articolo 7, quello sui fuori rosa. ”Accordo bocciato a larga maggioranza”. Tommasi: ”Al momento non ci sono le condizioni per giocare”

Lega-Aic, niente accordo Si va verso lo scioperoMaurizio Beretta

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ROMA – La serie A corre verso lo sciopero. A meno di clamorose sorprese la prima giornata del massimo campionato non si disputerà nel prossimo week end. “L’assemblea della Lega di Serie A, con voto a larghissima maggioranza, 18 a 2, ha respinto di aderire al testo del contratto collettivo proposto dall’Assocalciatori”. L’annuncio del presidente Maurizio Beretta arriva nel primo pomeriggio dopo una mattinata passata in consiglio federale in cui erano state dispensate notevoli dosi di ottimismo. “Il testo firmato dall’Assocalciatori non può essere sottoscritto se non c’è l’integrazione dei due punti sui quali già ci eravamo espressi”, ha spiegato Beretta al termine dell’assemblea dei club.

NIENTE INTESA
Sono due i nodi. L’articolo 4 che riguarda il contributo di solidarietà che secondo i club deve essere totalmente a carico dei giocatori e l’articolo 7 che secondo la Lega deve prevedere l’assoluta autonomia dello staff tecnico di organizzare gli allenamenti dei giocatori. L’assemblea ha votato a larga maggioranza per il no (solo Cagliari e Siena erano favorevoli alla firma) “respingendo l’idea di aderire al testo già firmato dall’Aic considerandolo non sufficiente”. I club hanno controproposto le loro modifiche ai due articoli sui quali si è bloccata di nuovo la trattativa. Sull’articolo 4.2 le società vogliono che venga così emendato: “Non è ammesso il patto contrario. Eventuali contributi straordinari, quale quello previsto dal

Dl 14 agosto 2011 o analoghi provvedimenti, saranno comunque esclusivamente a carico del calciatore”. Quanto all’articolo 7.2 la correzione del testo così come vogliono i club dice: “Quanto previsto al precedente comma non impedisce allo staff tecnico della società di organizzare allenamenti differenziati per tutto il tempo ritenuto necessario a soddisfare le esigenze tecniche stimate dallo staff”.

COSI’ NON SI GIOCAUna scelta, quella della Lega, bocciata da alcuni presidenti (Cellino: ”L’Assocalciatori sta dimostrando più responsabilità e molta più maturità di quanta se ne sia vista nell’assemblea di Lega di Serie A”) e che ha sorpreso Damiano Tommasi, presidente dell’assocalciatori. ”Al momento non ci sono le condizioni perché si giochi – ha detto – Sono allibito che domenica non si giochi, o che ci sia il forte rischio che non si giochi-. Le modifiche proposte per noi non erano accettabili, ma chi le ha proposte non ha lasciato la delega per la firma e ha chiuso l’assemblea. Non giocare non fa bene a nessuno, ma qualcuno ha interesse che non si cominci”.

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24 agosto 2011
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Contributo di solidarietà: chi paga?

Solidarietà per i campioni

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Con 9 milioni di ingaggio il suo contributo sarà di 1.5 milioni in tre anni (Getty Images)
Con 9 milioni di ingaggio il suo contributo sarà di 1.5 milioni in tre anni (Getty Images)

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Prendendo spunto da un articolo de “Il Sole 24 Ore” piccolo approfondimento sul contributo di solidarietà che sembra creare non poco scompiglio ai calciatori di Serie A.

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Una delle misure più contestate del cosiddetto “Decreto di Ferragosto”, è il prelievo sui redditi sopra 90mila euro, che oltre a creare dubbi sulla Costituzionalità dello stesso prelievo coattivo (in primis la parzialità dei soggetti colpiti dalla supertassa, che sembra scontrarsi con l’Art. 53 “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” -, poi la contestata retroattività della stessa imposta straordinaria che dovrebbe partire già da quest’anno) crea scompiglio anche nel mondo del calcio.
E dalle prime  righe dell’articolo di venerdi di Maria Rosa Gheido sul giornale economico più letto d’Italia si evince chiaramente qual è il problema; la giornalista scrive: “E’ senza dubbio lecito partecipare ad uno sciopero contro un’imposta che si avverte iniqua, non è pero consentito pretendere che altri si assumano gli obblighi tributari che la legge addossa al contribuente”. Difatti è proprio questo il problema, i calciatori di Serie A, più che protestare contro il decreto del Governo, si lamentano perché, a loro avviso, il contributo deve essere pagato direttamente dalla Società, ma non da loro stessi.
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Tutto questo in base ad un “patto di netto” che è ormai consuetudine nel mondo del calcio, ovvero un accordo che prevede che i calciatori “contrattino” con i propri club direttamente l’importo netto dello stipendio e non, come accade, giustamente, in tutti i rapporti di lavoro, il lordo, con poi le trattenute in “busta paga”.
Questa diversità di trattamento è stata sempre tacitamente accettata nel mondo del pallone, ma ora con il contributo di solidarietà, il problema si ripresenta e c’è ancora oggi il rischio sciopero per la prima giornata di Campionato (non è solo questo l’argomento di discussione tra associazione calciatori e Presidenti di Lega, ma comunque è un punto importante di scontro).
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Il vicepresidente dell’Aic, Leonardo Grosso, afferma che “I calciatori sono lavoratori subordinati e devono sì rispettare le stesse regole. Ma, se nel contratto c’è scritto che i compensi sono calcolati al netto, il contributo va pagato dalla società. Se invece il contratto conferma il contrario, allora il contributo spetta al giocatore. Il problema, in pratica, va affrontato caso per caso”.
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Vediamo come si evolverà il tutto, attualmente però i Presidenti delle squadre di Serie A confermano che non c’è patto di netto che tenga e che loro non hanno la minima intenzione di accollarsi il contributo dovuto dai loro dipendenti, anzi dalle parole di Galliani si evince una presa di posizione indissolubile; l’ad del Milan afferma difatti che  “I calciatori possono dire ciò che vogliono ma, nel caso il provvedimento fosse confermato, quei soldi non verranno sicuramente sborsati dalle società. Su questo tema sono intransigente, possono scioperare anche per tutta la vita, vorrà dire che manderemo in campo la Primavera”. 
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