Archivio | agosto 25, 2011

I ribelli: «Gheddafi è circondato». Ma il Colonnello parla ad una tv araba: «La Libia sia dei libici, non della Francia, non dell’Italia, non dei colonialisti» / LA VERITA’ CENSURATA

Guerra a Tripoli: la Verità censurata

Caricato da in data 24/ago/2011

Tierry Meyssan del Réseau Voltaire presente a Tripoli, tra l’altro minacciato di morte poichè giornalista indipendente denuncia che la Nato fa strage bombardando di tutto e uccidendo 1.300 persone in poche ore ma Repubblica on line scrive che Gheddafi bombarda la folla. Tripoli e la Libia non si sono mai sollevati, semmai sono stati stremati dai bombardamenti degli aggressori. Anche il giornalista Mahdi Darius Nazemroaya è stato minacciato di morte.

La Libia di Gheddafi:
-Indennità di disoccupazione: 730$ mensili
(in Libia la vita costa 1/3 rispetto a qui)
Pil pro-capite: 14.192$ – DEBITO/PIL: 3.3%
(secondo il sito della CIA al 2010 è il paese meno indebitato al mondo)

-Ogni membro di una famiglia riceve dallo Stato 1000$ annuali
-Per ogni nuovo nato lo Stato dona alla famiglia 7000$
-Gli sposi ricevono 64.000$ per l’acquisto di una casa
-Istruzione ed università all’estero a carico dello Stato
-Prezzi simbolici dei prodotti alimentari base per le famiglie numerose
-Erogazione gratuita di prodotti medicinali e farmaceutici
-1 litro di benzina costa 0,14$ dunque è più economica dell’acqua
-Energia elettrica gratuita
-All’apertura di un’attività personale si riceve un finanziamento statale di 20.000$
-Per l’acquisto di una vettura il 50% è versato dallo Stato
-Prestiti per l’acquisto di un auto o di una casa senza alcun interesse
-Imposte e tasse extra PROBITE

Alcuni video consigliati che documentano l’enorme consenso che il grande Gheddafi riscuote presso il suo grande popolo:
1)Gaddafi – A Libyan Hero
http://www.youtube.com/watch?v=-yUrCkDHguc
2)A Libyan Girl’s Message to Obama & NATO on Their Aggression on Libya
http://www.youtube.com/watch?v=sTKsZsgFTuc
Gaddafi-Rede, Qadhafi speech, 1.7.2011 Tripoli, Libya, engl. subtitles PART 1/3
http://www.youtube.com/watch?v=6U7p9QwJZtM&feature=channel_video_title

Falsificazione della Realtà:
http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/6661-nebbia-di-guerra.html
La piazza dei festeggiamenti dei “ribelli” non si trova a Tripoli.

Il colonello Gheddafi: «Morte o vittoria contro l’aggressore».
L’unica soluzione per arrivare alla pace è che la NATO si ritiri e la smetta di compiere genocidi.

Il leader degli insorti: «Almeno 20mila i morti dall’inizio del conflitto»

I ribelli: «Gheddafi è circondato»
Ma il Colonnello parla ad una tv araba

Il Rais si troverebbe nella capitale: «È in una buca» . Scontri davanti agli hotel Rixos e Corinthia

L'immagine di Gheddafi calpestata. Il Rais non si trova (Photomasi)
L’immagine di Gheddafi calpestata. Il Rais non si trova (Photomasi)

MILANO – Prosegue la caccia a Muammar Gheddafi e ai suoi figli. I ribelli hanno fatto sapere di essere vicinissimi al Raìs. Ma l’ex dittatore non smette di far sentire la sua voce: «La Libia sia dei libici, non della Francia, non dell’Italia, non dei colonialisti», ha detto Gheddafi in un nuovo messaggio audio trasmesso dalla tv al Orouba. Il leader libico ha esortato i connazionali in tutto il Paese a «combattere l’invasione straniera» e ad accorrere a Tripoli, «donne e bambini» compresi, per «affrontare e stroncare gli insorti», e in tal modo «purificare» la capitale. Il Colonnello ha anche rivendicato che «la schiacciante maggioranza» della popolazione è dalla sua parte.
Gli insorti però sostengono di aver circondato un complesso residenziale nella parte centro-sud di Tripoli, non lontano dall’ex roccaforte di Bab al-Aziziyah, all’interno del quale presumono sia nascosto il leader libico Muammar Gheddafi con i suoi figli, scortati da un gruppo di militari a loro fedeli. Secondo quanto riporta Sky News, sul quartiere di Abu Salim sarebbe in corso un bombardamento Nato. La struttura si trova non lontano dal compound. «Loro sono assieme, in una piccola buca», ha detto Muhammad Gomaa, uno degli insorti coinvolti negli scontri. «Sono tutti insieme là dentro – ha detto – la faremo finita. Oggi finiremo il lavoro».

SCONTRI VICINO AGLI HOTEL DEI GIORNALISTI – A dare manforte arriva anche la Nato: l’alleanza militare sta fornendo, oltre all’aviazione, anche assistenza per l’intelligence e la ricognizione, secondo quanto riferisce Liam Fox, ministro della Difesa britannico. Intanto la stampa francese e britannica parla di presenza di forze speciali sul territorio libico. In Libia però si continua a sparare: giovedì violenti scontri a Sirte, mentre nella capitale, dopo una mattinata calma, si sono uditi violenti scontri a fuoco davanti agli hotel Rixos e Corinthia, dove ci sono i giornalisti stranieri. «Ci sono pesanti sparatorie proprio davanti ai gradini di ingresso dell’hotel Corinthia, battaglia per strada e fuoco cecchini. L’albergo è sotto attacco», ha comunicato un giornalista della France Presse. Gli scontri a fuoco davanti all’hotel sono durati circa 45 minuti. Dopo aspri combattimenti con le forze fedeli al colonnello Gheddafi, gli insorti libici hanno preso anche il controllo dell’intero aeroporto di Tripoli e sequestrato veicoli militari e mitragliatrici. A Milano, Silvio Berlusconi incontra Muhamad Jibril, presidente del Consiglio nazionale transitorio libico, il quale ha confermato che il Consiglio nazionale transitorio ha spostato il proprio quartiere generale da Bengasi a Tripoli. Per gestire subito l’emergenza, la Libia otterrà dall’Italia 350 milioni di euro da fondi di stato libici «scongelati» dalle banche italiane.

CIRCONDATONel suo messaggio audio, come detto, Gheddafi ha lanciato un appello alla cittadinanza: «Uomini, donne e tribù difendete Tripoli dagli stranieri. Non permettete che i ratti lascino Tripoli ai colonialisti». Gli insorti però sostengono di averlo circondato. Il quartiere in cui si troverebbe il Colonnello sarebbe quello di Abu Salim: uno dei due, insieme al vicino al-Hadhba al-Khadra, nei quali ne è stata segnalata la presenza in questi giorni, seppure finora senza risultati. Un altro esponente degli insorti, Anis Sharif della«Brigata dei Martiri di Tripoli», ha comunque annunciato che in giornata sarà lanciata un’offensiva «decisiva» su Abu Salim. «Disponiamo di informazioni precise a proposito di dove si trovano i resti del regime, e di dove tengono le armi», ha dichiarato a al-Araiya, emittente satellitare di Dubai. Non è la prima volta che i ribelli si trovano vicini all’ex Rais. Muammar Gheddafi sarebbe sfuggito mercoledì per un pelo alla cattura: lo sostiene il sito Internet della rivista francese Paris Match, citando «informazioni confidenziali» dei propri inviati, ottenute da «cellule» di servizi segreti arabi. «Verso le 10 del mattino – scrive Paris Match – i servizi hanno ottenuto un’informazione da una fonte fidata, che ha consentito di localizzare un nascondiglio: una casa della massima discrezione, senza ostentazioni né confort, situata nel cuore di Tripoli. Gheddafi vi ha trascorso almeno una notte». «Il fuggiasco – continua il resoconto – era però già scomparso quando un commando speciale libico ha fatto irruzione nella casa. Sono state trovate prove del passaggio dell’ex dittatore libico». Scovare Gheddafi e i suoi figli sembra essere in queste ore la principale preoccupazione dei ribelli: «Continuiamo a frugare dappertutto per trovarli», ha commentato Mustafa, un giovane ribelle di 23 anni. Il portavoce di Muammar Gheddafi ha affermato che il colonnello «si trova in Libia e guida la battaglia contro i ribelli». Lo riferisce Al Jazeera citando l’agenzia Associated Press.

20MILA MORTI – In poco più di sei mesi il conflitto in Libia è già costato la vita a oltre ventimila persone: ha affermato Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio Nazionale Transitorio che amministra le zone liberate, pur ammettendo di «non disporre della cifra precisa delle vittime». Interrogato sulla possibile esistenza di armi chimiche, Abdel Jalil ha assicurato che non vi è nulla da temere. «Come ex componente del regime di Gheddafi», ha ricordato, «so perfettamente che quelle armi non sono più utilizzabili». Prima di passare dalla parte degli insorti, lo scorso febbraio, il capo del Cnt era ministro della Giustizia.

SCONTRI – Intanto proseguono i combattimenti in tutta la Libia. La Bbc parla di violenti combattimenti a un centinaio di chilometri da Sirte, la città natale di Gheddafi: dopo il lancio di alcuni razzi dalla zona degli scontri tra lealisti del colonnello e ribelli si vedono levarsi colonne di fumo. Anche Sebha, ultima roccaforte di Muammar Gheddafi, abitata dalla sua tribù, subisce l’avanzata degli insorti, che ne hanno conquistato molti quartieri. I mercenari che Gheddafi ha stanziato in gran numero nella città sarebbero fuggiti, mentre gruppi di soldati lealisti continuano a combattere e controllano ancora la locale base aerea. La situazione umanitaria sarebbe grave, con lunghi black-out elettrici e nella fornitura dell’acqua. Dopo che domenica gli insorti sono entrati a Tripoli, in molti hanno ipotizzato che Gheddafi sarebbe fuggito proprio a Sebha. Nella capitale, invece, dopo una mattinata relativamente calma, è scoppiato un violento scontro a fuoco nei pressi dell’hotel Rixos di Tripoli, da dove ieri sono stati liberati 35 giornalisti stranieri. «Posso sentire scontri a fuoco», ha detto il corrispondente di Sky news. L’albergo si trova a meno di un chilometro di distanza dalla residenza-bunker del Rais, conquistata martedì scorso dai ribelli, ma dove si è continuato a combattere fino a mercoledì. Secondo fonti dei ribelli, le forze pro-Gheddafi sono ormai concentrate nei quartieri di Abu Salim e Hatba Charkia. La maggior parte delle truppe, dotate di armi pesanti, si trovano nel primo quartiere, mentre nel secondo si nascondono i cecchini. Proseguono anche le attività in volo della Nato. A riferirlo è sempre il ministro della Difesa di Londra: «La Nato – ha detto Fox – ha intensificato la propria attività la notte scorsa, anche con alcuni jet veloci britannici, perché ci sono delle aree in cui le forze del regime resistono e hanno ancora scorte di armi». Liam Fox, però, non si sbilancia riguardo alle tempistiche: «La Nato potrebbe aver bisogno di tempo: è probabile che ci saranno dei giorni difficili prima che la popolazione libica venga liberata completamente da Gheddafi».

ESECUZIONI SOMMARIE I corpi di oltre 30 uomini, con ogni probabilità soldati lealisti di Gheddafi, sono stati rinvenuti, crivellati da colpi d’arma da fuoco, principalmente in un accampamento militare nel centro di Tripoli, in una delle aree dove negli ultimi giorni si sono concentrati gli scontri. Almeno due erano ammanettati e questo potrebbe significare che gli uomini sono stati «giustiziati». Cinque cadaveri sono stati ritrovati in un vicino ospedale da campo. Uno di loro era legato a una barella in un’ambulanza, con l’ago di una flebo ancora attaccato al braccio. Alcuni dei cadaveri indossavano uniformi militari, ma altri erano in abiti civili A indicare che si trattava di soldati fedeli al rais è il fatto che nell’accampamento c’erano le bandiere verdi del regime e immagini del colonnello. Alcuni dei morti erano uomini di colore, e potrebbe dunque trattarsi di mercenari.

TRUPPE SPECIALI Il ministro della Difesa britannico Liam Fox non ha voluto commentare un articolo del giornale Daily Telegraph secondo cui forze speciali britanniche sarebbero in territorio libico per aiutare i ribelli a catturare il Rais. Fox ha detto che le operazioni Nato continueranno fino all’eliminazione delle sacche di resistenza e questo processo potrebbe richiedere ancora del tempo. Anche la France Press parla di presenza di francesi e britannici in abiti civili al fianco da settimane dei ribelli libici sul fronte orientale del Paese. Lo ha constatato un giornalista della agenzia di stampa francese. Gli stranieri sarebbero accampati in una raffineria a Zuwaytinah, centro di comando dei ribelli per il fronte orientale, situato a circa 150 chilometri a sud-ovest di Bengasi.

EMERGENZA SANITARIA Cresce l’emergenza sanitaria in Libia. All’ospedale di Tripoli mancano materiale chirurgico, farmaci anestetici e presidi diagnostici, mentre in molti casi i morti continuano a restare sulle strade aumentando il rischio di epidemie. Torna a fare il punto della situazione il presidente di Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia). Fonti mediche della capitale libica riferiscono che ieri solo «presso l’ospedale centrale di Tripoli sono stati eseguiti 15 interventi chirurgici per ferite d’arma da fuoco, traumi e fratture». Nelle strutture sanitarie si moltiplicano le persone bisognose di cure e operazioni, «ma manca materiale chirurgico e materiale radiologico per poter eseguire radiografie e completare le diagnosi». Non solo: «Ci sono ancora numerose vittime per le strade, e se i cadaveri non vengono rimossi e sepolti al più presto si rischia l’inizio di epidemie».

APPELLO AL SUDAFRICA Fox ha esortato il Sudafrica a dare il suo via libera alla proposta dell’Onu di sbloccare gli asset libici, per un valore di 1,5 miliardi di dollari, necessari per l’assistenza umanitaria e per sostenere il Cnt. Il Sudafrica ha bloccato la proposta dell’Onu per diverse settimane, contrario a sostenere il governo dei ribelli: «Il Sudafrica ha paura di prendere una posizione. È chiara la posizione dei libici e penso che il governo sudafricano dovrebbe tenerne conto», ha detto Fox alla radio Bbc. Gli Stati Uniti hanno chiesto mercoledì al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di rendere disponibili gli asset libici il prima possibile. La risoluzione non è stata votata ma i diplomatici hanno fatto sapere che il Consiglio di sicurezza potrebbe prendere una decisione tra giovedì e venerdì.

L’UNESCO Si fa sentire anche l’Unesco, che ha lanciato un appello alla Libia perché protegga dai saccheggi «il suo patrimonio culturale dal valore inestimabile» e ha invitato il mercato internazionale dell’arte e degli oggetti antichi a «diffidare degli oggetti provenienti dalla Libia, vista la situazione attuale» perché potrebbero essere rubati. In una nota diffusa giovedì il direttore generale dell’agenzia Onu, Irina Bokova, ha riferito di aver contattato le autorità libiche a questo proposito. In Libia si trovano cinque siti considerati patrimonio dell’umanità: le rovine delle tre città romane di Cirene, Leptis Magna e Sabratha, la città antica di Ghadamès e le pitture rupestri di Tadrart Acacus.

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Redazione online
25 agosto 2011 17:58

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_agosto_25/libia-intelligence-caccia-a-gheddafi_93485954-cefc-11e0-9639-95c553466c70.shtml

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LIBIA – La spartizione del bottino di guerra

Libia, la spartizione del bottino di guerra

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Che la partita in gioco non fossero i destini dei civili, ma le risorse petrolifere, è un dato difficilmente contestabile. Ma quale nuovo quadro emergerà dallo scontro di interessi delle potenze occidentali non e’ ancora chiaro

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di GERALDINA COLOTTI

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Roma, 25 agosto 2011, Nena News – Quanto vale la Libia nello scenario energetico internazionale ora che la Nato ha spinto gli insorti al cuore di Tripoli e la sorte di Muammar Gheddafi sembra segnata? Che la partita in gioco non fossero i destini dei civili, ma le risorse petrolifere, è un dato difficilmente contestabile. Ma quale nuovo quadro emergerà dallo scontro di interessi delle potenze occidentali? Il Consiglio nazionale degli insorti fa sapere che ricompenserà adeguatamente i paesi che lo hanno appoggiato, mentre nei confronti di «Russia, Cina e Brasile, che non hanno appoggiato le sanzioni contro il regime libico» vi saranno «differenze». Le grandi compagnie presenti scalpitano. Dopo vent’anni di isolamento economico e di sanzioni internazionali contro il regime del Colonnello, in pochi anni erano accorse in Libia tutte le più grandi compagnie petrolifere occidentali: l’italiana Eni, la francese Total e i giganti anglosassoni Bp, Shell e ExxonMobil. Ora la Francia sgomita e fa la voce grossa, la Russia si vede fuori dal gioco («Abbiamo perso la Libia, le nostre imprese dovranno andarsene perché la Nato ci impedirà futuri accordi»); la Cina – grande nemico da battere, costretta a far fagotto – chiede la tutela dei propri interessi. L’Italia, prima per bocca del ministro Frattini, poi per bocca dell’Eni, sostiene addirittura che «in futuro sarà la numero uno».

Secondo Margherita Paolini, coordinatrice scientifica della rivista Limes, non bisogna però fermarsi alla cronaca e alle dichiarazioni. Certo, per quanto riguarda il petrolio, è la Cina che perde e la Russia che non guadagna le alleanze utili per fare marketing col prezzo del petrolio sui mercati internazionali. I primi cartelli comparsi all’entrata delle concessioni petrolifere dicevano infatti: fuori la Russia e la Cina. L’interesse di Usa e Francia era di sbattere fuori la Cina. E poi ci sono quelli del Qatar, per conto dei paesi del Golfo, che hanno un greggio pesante e devono miscelarlo con quello leggero della Libia per piazzare quote di petrolio. Il Qatar, che ha postazioni in Europa, ha fatto l’operazione per i paesi del Golfo e fa da broker per loro sui mercati. Tuttavia – dice Paolini al manifesto– è ancora presto per fare previsioni serie. «Sul mercato energetico internazionale la situazione libica oggi conta meno di quanto si pensi. Al di là di altalene e ripresine, il petrolio di riferimento del Brent si è assestato comunque al di sopra dei 100, purtroppo è rimasto alto. E non può decrescere per merito del mercato libico perché, comunque vadano le cose, anche nella migliore delle ipotesi, quel mercato non può ritornare a produrre quello che produceva prima della guerra se non fra almeno due o tre anni». In concreto, gli osservatori petroliferi dicono: cautela. Tra l’altro – afferma la studiosa – la produzione petrolifera libica era arrivata a un punto di stand by perché nella Sirte, i bacini del centro est e sud est erano ormai bacini maturi per cui si stavano preventivando e pianificando – ecco tutto il grande giro di grandi contratti che aveva fatto l’ultimo Gheddafi – grandi interventi basati su nuove tecnologie per mantere a est livelli produttivi consistenti (la parte che oggi è sicuramente sotto controllo della parte del Cnt). La parte ovest era quella in piena espansione, che avrebbe dovuto dare subito un grosso innalzamento, naturalmente con i grossi investimenti in ballo». Quasi l’80% delle riserve storiche di petrolio libico si trova nella parte orientale.

E ieri Sirte, città natale di Gheddafi e una delle ultime roccaforti ancora in mano alle forze lealiste, ha messo in atto una resistenza «inattesa» per la Nato. Ieri, i ribelli impegnati nell’offensiva sono andati avanti di parecchi chilometri verso Ovest conquistando il porto petrolifero di Ras Lanuf e spingendosi fino a Bin Jawad, a 50 chilometri a est di Sirte. Importanti terminali di esportazione del petrolio della Sirte. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), prima dello scoppio della guerra, il paese -membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opep) in cui era nono su 12 membri – era tra le più grandi economie petrolifere al mondo (la quarta), possedeva all’incirca il 3,5% delle riserve mondiali, oltre il doppio di quelle degli Stati uniti. La sua produzione era di circa 1,6 milioni di barili al giorno, quasi il 2% di quella mondiale: fra le più importanti riserve petrolifere dell’Africa, con 44 miliardi di barili, molto avanti la Nigeria (37,2miliardi) e all’Algeria (12,2). Ma, con le nuove tecnologie, le sue riserve avrebbero potuto triplicarsi. Esportava l’80% dell’oro nero verso l’Europa, in particolare in Italia e in Francia. Nel 2010, l’Italia ne ha comprato il 28%, la Francia il 15%, la Cina l’11%, la Germania il 10%, al pari della Spagna. Gli Stati uniti ne hanno acquistato il 2%. Un greggio ambito, perché poco ricco in zolfo e ad alta resa di prodotto. In qualche anno, il paese ha anche raddoppiato le esportazioni di gas naturale, da 5,4 miliardi di metri cubi nel 2005 a oltre 10 miliardi l’anno: grazie anche a un nuovo gasdotto verso l’Italia, ora fermo. Le riserve di gas sono valutate a 1.540 miliardi dimetri cubi. «E infatti – dice Paolini – se oggi la partita è il petrolio, domani sarà il gas. Per l’Europa e per l’Italia. E per noi le cose non vanno lisce, visto che i nostri giacimenti sono a ovest, dove la situazione è incerta». Anche sul piano interno, «non si è trattato di una guerra per la democrazia, ma di un conflitto dell’est per le risorse dell’ovest. Al di là di Gheddafi, la contrapposizione territoriale conterà nel resettaggio politico dell’incerta partita». Nena News

questo articolo e’ stato pubblicato il 25 agosto 2011 dal quotidiano Il Manifesto

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12238

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Tripoli “siamo minacciati di morte” : Trasmettiamo in Rete per la vita anche di Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya

Tripoli “siamo minacciati di morte” : Trasmettiamo in Rete per la vita anche di Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya

23 agosto 2011 (memorizza/diffondi/invia questo articolo)

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https://i0.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b1/Thierry_Meyssan_Axis_for_Peace_2005-11-18_n1.jpg/800px-Thierry_Meyssan_Axis_for_Peace_2005-11-18_n1.jpg

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Tra le tante false e vere notizie che condiscono Giornate di guerra senza fine, mi è arrivato tramite messaggio su Facebook, l’articolo dal blog di Silvia Cattori, in merito alla guerra a Tripoli: “Ordre a été donné par des “journalistes” US d’abattre Mahdi Darius Nazemroaya et Thierry Meyssan“. In italiano significa che i  giornalisti Thierry Meyssan e Mahdi Darius Nazemroaya sono minacciati di morte a Tripoli.

L’OTAN massacre des civils en Libye avec Thierry Meyssan, è un video di immagini crude e informazione diretta di Thierry Meyssan, il 22 agosto.

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Thierry Meyssan ci ha inviato questa “nuova terrificante” il  22 agosto. La trasmissione è un modo per proteggere  i nostri colleghi a rischio. Conosciamo i nomi di questi cosiddetti “giornalisti” che hanno pronunciato la minaccia. A tempo debito,  riveleremo  se necessario (SC)”

In un recentissimo video si dice:  CIA MI6 journos in Tripoli Rixos hotel outside NATO loses ground

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Da Réseau Voltaire:  “A Tripoli, i bombardamenti non sono mai cessati e nella mattinata del 22 agosto la NATO ha cercato obiettivi sempre più precisi, con  scontri  ripresi intorno al Rixos Hotel dove si trovano alcuni dirigenti libici e e la stampa straniera. Al Rixos , alcuni sedicenti “giornalisti” statunitensi hanno dato l’ordine di uccidere i giornalisti Mahdi Darius Nazemroaya e Thierry Meyssan di Global Research e del Réseau Voltaire.Tre Stati hanno offerto la loro protezione diplomatica ai collaboratori del Réseau Voltaire. Tuttavia, intrappolati nella città, i giornalisti non hanno modo alcuna possibilità di raggiungere le rispettive ambasciate.”

Chi sono:

  Thierry Meyssan

(Talence, 18 maggio 1957) è un giornalista e attivista politico francese. Nato e cresciuto in una famiglia cattolica tradizionalista. Ha fatto coming out dichiarandosi gay a circa vent’anni e da allora è stato un attivista per i diritti degli  omosessuali. La sua notorietà la deve al suo controverso libro: L’Effroyable Imposture, in cui contesta la versione ufficiale degli eventi degli attacchi terroristici dell’11 settembre, dando una lettura degli eventi in chiave marcatamente complottista.È l’autore di inchieste sulla destra estrema francese (specialmente sulle milizie del Front National, che sono oggetto di un’indagine parlamentare ed hanno causato una scissione del partito di estrema destra), così come sulla Chiesa cattolica (ad esempio sull’Opus Dei).

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Mahdi Darius Nazemroaya

Sociologo canadese, è ricercatore associato del Centre for Research on Globalization (CRG). Si occupa in particolare di studiare le dinamiche geopolitiche e le relazioni internazionali nel Vicino e Medio Oriente. Attualmente si trova in Libia nell’ambito d’una missione indipendente per appurare sul terreno i fatti legati all’esplosione della guerra civile ed all’intervento straniero.

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Non conoscevo affatto nessuno dei due giornalisti, conosco pochissimo la storia di Tripoli, se non attraverso quanto da piccola mi hanno raccontato in famiglia per vissuto personale: Tripoli ti giunga dolce questa mia canzon perché c’è un caldo e piove! Certo erano mesi  freddi, in cui Gheddafi parlava da sotto l’ombrello  e Vittorio Arrigoni mandava un video e un commento che riporto testualmente “Free Libya: http://www.facebook.com/pages/Vittorio-Arrigoni/290463280451
Fuori di testa, con l’ombrellino aperto mentre fa piovere bombe sulla popolazione civile libica, a bordo di un ridicolo Tok Tok così si è appena mostrato sulla tv libica Gheddafi.”

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Avverto una puzza di bruciato globale. L’Occupazione continua, la chiamano Liberazione e Pace, da sempre.

Doriana Goracci

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fonte:  http://www.reset-italia.net/2011/08/23/tripoli-minacciati-morte-vita-thierry-meyssan-mahdi-darius-nazemroaya/

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Gianpaolo Rosso ci ha lasciato

Ringraziamo la nostra lettrice Elisa per averci segnalato la scomparsa, per suicidio, dell’amico Gianpaolo, avvenuta l’8 agosto e di cui eravamo del tutto all’oscuro. Gianpaolo, a suo tempo, ci aveva scritto, a noi come ad altri, postando un commento dove raccontava la sua storia, davvero tragica, e lanciava il suo grido di aiuto. Lasciava in calce il suo numero di cellulare per gli eventuali contatti (“Collegato lavoro”, ingiustizia è fatta).
Devo confessare che restai molto colpito da ciò che scriveva, tanto da esprimergli sul blog la nostra solidarietà e annunciargli che ci saremmo attivati, in qualche modo per dargli un aiuto. L’aiuto non glielo abbiamo dato. E, col tempo, subissati da eventi e storie che si intrecciavano col nostro personale, di lui ci siamo scordati.
Forse non potevamo fare nulla, non vogliamo accollarci colpe che non abbiamo, ma un po’ più di ascolto non avrebbe fatto male.
Una cosa è sicura: su queste pagine, d’ora in avanti, non si prometterà più niente. Se si potrà fare, si farà, perché la solidarietà si esprime a fatti, non a parole. Che, di quelle, ne diciamo anche troppe.

Addio Gianpaolo. Ti auguriamo, là dove sei, e se ne hai coscienza, di aver ritrovato la tua serenità e dato, definitivamente, un calcio alle tue sofferenze. E, perdonaci, se puoi.

Un abbraccio da tutti noi.

mauro

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8 agosto 2011

Gianpaolo Rosso ci lascia

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La sezione operativa della Guardia di Finanza di Sellia Marina, dove ha prestato servizio Gianpaolo Rosso, con l’immagine del suo profilo su facebook

Ecco la lettera che Gianpaolo Rosso, ex basco verde della Finanza di Sellia Marina, mi ha inviato ieri sera. Abbiamo provato a rintracciarlo, non ci è stato possibile. Speravamo che fossero solo parole, parole e parole, le sue, le stesse che rimprovera a chi lo ha abbandonato. Abbiamo sperato invano. Si è tolto la vita gettandosi sulle rotaie di un treno in corsa a Roma.
Arrivederci Gianpaolo.
Carissimi,
sono Gianpaolo, il famoso giudicato e condannato da voi. In questo momento che scrivo ho le lacrime agli occhi e sono disperato, ma deciso. Scrivo a TUTTI coloro che sanno della mia vita. Ormai sono al termine, tra non molto andrò via perchè sono deluso da tutti. E non auguro a nessuno di passare quello che ho passato io in questi anni. Ho combattuto da solo senza avere aiuto da nessuno. Mi HANNO ABBANDONATO TUTTI E GIUDICATO DA TUTTI, ma solo DIO mi può giudicare e sa. Hanno scritto cose diffamanti e… tante altre cose che tu Emilio non hai voluto pubblicare. In questi anni sono rimasto onesto e pulito come si vede dai miei precedenti, non mi sono gettato né nell’alcol, né nella droga e né ho rubato. Dopo l’abbandono della finanza, di mia moglie, dei miei colleghi, amici e…, ora anche la mia compagna (…) L’amore subito è finito. Non giudico, ma sono stanco di tutti, parole parole e parole. (…) Ormai sono solo dopo che ho combattuto da solo senza l’aiuto di nessuno per ottenere la pensione che a giorni mi avrebbero dato. Io ho lottato, no lei. Lei che mi ha consigliato di scriverti come la mia carissima Daniela che non ho chiesto e avuto mai nulla e sanno….Meno male che non ho chiesto nulla a nessuno. né écollette o altro. Ho preferito la strada. Volevo solo giustizia e basta. Ho combattuto per nulla per ritrovarmi criticato e giudicato. Vabbene così. Che cose brutte che ho letto sul mio conto. Ora capisco Zazzà. Ho combattuto solo con i fantasmi e alla fine avete vinto voi. Siete ora tutti contenti. Non ringrazio a nessuno proprio a nessuno. Ringrazio solo ai miei figli che mi hanno amato e mi amano. Emi, dispiace per loro per quello che farò stasera, almeno raggiungo il mio carissimo suocero e il mio vero amico Giovanni. Che ha fatto bene a fare quello che ha fatto per non passare le pene di Cristo che ho passato io. Non sono venuto al funerale perché non sono falso ma ho pregato per lui, e ho fatto dire una messa a Roma. Volevo tanto bene a lui ed era l’unico collega e amico che sentivo e so molto. Le persone si vogliono bene in vita no quando sono morte. E aiutarle, non distruggerle. Ma voi sapete giudicare e parlare. Ora rido, ahahahaah. E’ finita per me, tra non molto, meno male sono troppo stanco. Stasera farò di tutto per morire che è meglio. Come desiderano molti. Come la mia ex compagna che sa e non se ne frega niente. Farò felici molti, la mia ex moglie, genitori, fratelli etc. Anche se la vita è bella gli altri la rovinano.
P.S.: avanzo soldi da Onorato BATTISTA 70.620,00 euro, che ho venduto il mio locale e aiutato e spero che dia ai miei figli con gli interessi. Mastroianni Bruno 6.200,00, che gli ho prestato e Andrea il “Bombolaro” che mi deve 1.500,00 che la mia ex conosce a tutti e tre e voglio che quando li avranno li diano ai miei figli. Come la mia metà della mia casa, e i soldi della mia pensione andranno tutto ai miei figli che amo.
GRAZIE A TUTTI, VI DEDICO LA CANZONE DI MORANDI .
ADDIO A TUTTI.
E grazie a tutti
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NE PREPARINO MOLTI PERCHE’ SAREMO IN TANTI – “Giornalista, c’è un cappio pronto per te” Le intimidazioni del Partito nazionalista

SOLIDARIETA’ AL GIORNALISTA MARCO PASQUA DI NOI DI ‘SOLLEVIAMOCI’ E DI TUTTA L’INFORMAZIONE DEMOCRATICA

A Saya ed ai suoi quatro gatti rimbambiti, se davvero vogliono risolvere la questione col cappio consiglio di procurarsene molti, perché saremo in tanti ad aspettarli. E quando dico tanti, dico TANTI, in numero da paura… Siamo pronti all’appuntamento, disarmati e pacifici, con i piedi ben puntati a terra.

mauro

“Giornalista, c’è un cappio pronto per te”
Le intimidazioni del Partito nazionalista

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Sul sito del gruppo di estrema destra guidato da Saya minacce e insulti al nostro collega Marco Pasqua. Colpevole di aver denunciato con un articolo su Repubblica.it le idee xenofobe e omofobe del movimento. La solidarietà del sindacato dei giornalisti

"Giornalista, c'è un cappio pronto per te" Le intimidazioni del Partito nazionalista Gaetano Saya

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ROMA –  Feccia, omuncolo viscido e puzzolente, frocio dai gusti torbidi, pezzo di animale. Per il quale, ciliegina sulla torta, c’è pronto un “cappio al collo”.

E’ solo un breve estratto del testo 1 comparso sul sito del Partito Nazionalista del Popolo italiano 2, quello guidato da Gaetano Saya. Testo in replica ad un articolo 3 del nostro collega Marco Pasqua pubblicato da Repubblica.it il 21 agosto scorso. Nel quale Pasqua, che da tempo fa della sua professione anche una denuncia delle tante sacche di razzismo, omofobia e discriminazione ancora presenti in Italia, parlava della campaga di adesioni del gruppuscolo di estrema destra basata su un programma scarno ma chiarissimo: cacciata di immigrati e omosessuali, riprisitno della pena di morte e censura preventiva della stampa.

Al nostro collega la solidarietà del nostro giornale e quella del sindacato dei giornalisti. “Pasqua ha l’unica colpa di aver fatto il suo mestiere indagando sulle posizioni e sulle intenzioni del gruppo capeggiato da Saya – dice in una nota l’associazione della Stampa romana -. E per questo si è visto diffamare sul sito del Partito Nazionalista, dallo stesso Saya, con pesanti allusioni alla sua vita privata e, cosa ancora più grave, si è visto rivolgere minacce di morte”.

L’Asr chiede l’immediato intervento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, e segnala che “da tempo in Italia assistiamo a una deriva antidemocratica permessa dallo sdoganamento del peggior armamentario dell’eversione nazifascista. La tolleranza di cui hanno goduto questi signori ne ha aumentato la tracotanza e il senso di impunità. E’ ora di sanzionare questi individui con tutti i mezzi che le leggi democratiche mettono a disposizione”.

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25 agosto 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/25/news/giornalista_c_un_cappio_ronto_per_te_le_intimidazioni_del_partito_nazionalista-20858256/?rss

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‘FERMATE’ ISRAELE – Raid su Gaza: almeno 5 morti. Due dispersi e una ventina di feriti, tra cui donne e bambini

DICIAMO NO ALLA DISINFORMAZIONE SIONISTA


Zionism lies and steals and murders. This is Zionism’s unholy trinity – fonte immagine

“La dozzina di terroristi palestinesi”, è stato accertato, erano in realtà egiziani, per cui i palestinesi c’entrano nulla. Israele continua a colpire in modo indiscriminato, seminando morte e terrore, nella speranza di innescare una nuova escalation di violenze che giustifichi un nuovo ‘Piombo Fuso’, e poter dire al mondo: “Guardate, quanto sono cattivi questi palestinesi, altro che riconoscimento. Noi vogliamo vivere in pace.”
Come no, togliendo le terre che sono loro di diritto, impedendogli di curarsi (bloccando l’invio di medicinali), di provvedere al loro sostentamento (facendo al tiro a segno sui contadini che coltivano la loro terra; impedendo alle barche di uscire in mare oltre le 5 miglia, cannoneggiandole, benché il tratto di mare palestinese si estenda almeno alle 20 miglia e quindi di raggiungere le acque più pescose), di dedicarsi agli studi, giacché impediscono il transito agli studenti che vorrebbero frequentare le Università, che non esistono nel loro Paese, ecc. ecc.
Hanno rinchiuso, di fatto,  in un lager un intero popolo nella speranza che si consumi e si estingua come una candela.
Fino a quando sarà accettabile, per il Mondo, una simile spaventosa crudeltà?
Sbandierano la Shoa ad ogni piè sospinto, come una bandiera che serva a coprire, e giustificare, questo eccidio. Proprio loro, che si definiscono ebrei, che al tempo di Hitler hanno collaborato col nazismo stesso all’eliminazione di milioni di confratelli (ricordiamoci dei 150.000 ebrei che militavano nell’esercito tedesco, dei molti caporioni, anche nelle alte sfere, che erano ebrei o comunque figli di ebrei, COMPRESO IL BRACCIO DESTRO DI HITLER). Proprio loro, che oggi si accaniscono sui palestinesi con gli stessi metodi e gli stessi fini dimenticando che I PALESTINESI SONO I DISCENDENTI DIRETTI DEGLI EBREI DI PALESTINA, e questo per fatto incontrovertibilmente storico, accertato da storici ebrei ed insegnato all’Università di Tel Aviv.

mauro

Ancora scontri tra Israele e l’enclave palestinese

Raid su Gaza: almeno 5 morti

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Almeno cinque morti e una ventina di feriti: drammatico il bilancio dei bombardamenti israeliani su diverse zone della Striscia di Gaza nelle ultime ore

Raid arerei a GazaRaid arerei a Gaza

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Gaza, 25-08-2011

Hanno causato almeno cinque morti e una ventina di feriti i bombardamenti israeliani su diverse zone della Striscia di Gaza nelle ultime ore. A Beit Lahia, nel nord dell’enclave, almeno due bombe, secondo quanto riferito da testimoni, hanno colpito un centro sportivo, uccidendo un palestinese e ferendone almeno venti.

Il portavoce dei servizi di emergenza di Gaza, Adham Abu Selmeya, ha riferito che tra i feriti ci sono donne e bambini. Altri due palestinesi sono morti e cinque sono rimasti feriti in un altro raid che ha preso di mira un tunnel illegale nel sud. Il raid ha causato anche due dispersi.

In Israele un bambino di nove mesi è stato ferito da schegge di vetro nell’esplosione di un razzo della Jihad Islamica che ha centrato un kibbutz, vicino alla citta’ di Ashkelon, causando inoltre danni ingenti.

Il nuovo ciclo di violenze è cominciato una settimana fa quando una dozzina di terroristi palestinesi, divisi in quattro gruppi, hanno attaccato civili e militari in Israele a nord di Eilat, causando l’uccisione di otto persone. Negli scontri con l’esercito, oltre ad alcuni attaccanti, sono stati uccisi cinque militari egiziani. Sulle circostanze della morte di questi ultimi è ora in corso un’inchiesta.

Stamane in tutta l’area sui due versanti del confine tra Israele e la Striscia di Gaza regna una calma tesa in attesa di nuovi tiri di razzi e dei raid israeliani di risposta. La difesa civile israeliana, per prudenza, ha vietato l’indizione di eventi con grande partecipazione di pubblico in tutte le aree sotto minaccia dei razzi.

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Washington: Crepe dopo il terremoto, chiude l’obelisco sul Mall. Danneggiate dighe e centrali nucleari

Caricato da in data 24/ago/2011

Seattle sits on the type of ground that would amplify the effects of an earthquake. Scientists can’t offer a firm prediction when the next one will happen… only the certainty that it will.

Crepe dopo il terremoto
chiude l’obelisco sul Mall

Washington, la scossa ha danneggiato monumenti, dighe e centrali nucleari

A ovest del Mall sorge il monumento a Washington, costituito da blocchi di marmo, granito e arenaria

+ “Si pensava ad un attentato”
+ Terremoto, paura negli Stati Uniti Evacuati il Pentagono e il Congresso

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di MAURIZIO MOLINARI
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NEW YORK
Una crepa sull’obelisco intitolato a George Washington e danni alle guglie della National Cathedral: sono i monumenti della capitale federale ad aver subito il maggiore impatto del più violento terremoto avvenuto sulla costa orientale degli Stati Uniti dal 1944. La scossa di magnitudo 5.8 con epicentro nella piccola località di Mineral nei pressi di Richmond, in Virginia, ha infatti causato una evidente crepa sulle pietre che sono in cima al Washington monument, intitolato al primo presidente americano e situato al centro del Mall. Ad accorgersi di quanto avvenuto sono state le squadre di emergenza del National park service che subito dopo la scossa hanno ispezionato l’obelisco di marmo bianco con degli elicotteri, riscontrando che il danno si è verificato nella parte più alta, dove le ultime pietre terminano componendo una piccola piramide.

La decisione immediata è stata di evacuare il monumento a Washington e chiuderlo a tempo indeterminato, al fine di appurare il rischio di eventuali crolli come anche i metodi possibili per tentare di riparare il danno. «Abbiamo verificato l’esistenza della crepa, si trova in una delle pietre più alte e saranno necessari nuovi controlli da parte degli ingegneri per capire quali interventi dovremo apportare» ha spiegato Bill Line, portavoce del National park service, sottolineando la difficoltà logistica di operare a 169 metri di altezza per intervenire su un obelisco del peso di 91 mila tonnellate di marmo del Maryland. La scossa ha ferito anche la National Cathedral dove la scossa durata oltre 20 secondi ha fatto cadere in terra tre delle quattro guglie in cima alla torre, menomando l’immagine di uno dei luoghi di culto più importanti della città, dove ad esempio avvennero i funerali del presidente Ronald Reagan.

Poiché la Cattedrale si trova sul punto più alto di Washington, le guglie sono a loro volta il punto più alto della città. Cadendo hanno lasciato numerosi detriti sul terreno che sono stati raccolti da un team di esperti già al lavoro per ipotizzare i necessari interventi di riparazione. «Ci troviamo di fronte ad un danno molto serio anche se non massiccio» ha spiegato Sam Loyd, guida spirituale della Cattedrale episcopaliana, spiegando che «si sono verificate delle crepe anche all’estremità orientale della navata che è poi quella che ospita in genere funerali ed eventi commemorativi per i presidenti». A Washington alcune centinaia di abitanti dei sobborghi hanno scelto ieri di rimanere in centri di accoglienza in attesa che si completino gli accertamenti sugli edifici danneggiati mentre più a sud, in alcune località della Virginia vicino Richmond, alcune strade sono state chiuse.

Craig Fugate, amministratore della Fema, l’equivalente della Protezione civile, si è recato sui luoghi più colpiti facendo notare come «quanto avvenuto deve farci ricordare che mentre noi ci preoccupiamo sempre della prevenzione dei danni provocati da uragani e tornado ci dobbiamo proteggere anche i terremoti, che non rispettano alcuna stagione e non sono una prerogativa della costa occidentale». Ironia della sorte vuole che Fugate in queste ore si stia occupando proprio dell’allarme nella regione sud-atlantica per l’uragano Irene, di categoria tre. Danni minori dovuti al terremoto sono stati registrati anche all’interno dell’aeroporto Reagan di Washington e del Congresso, dove ieri si sono svolte le prime riparazioni, mentre rimangono chiuse le sedi dei ministeri dell’Agricoltura, degli Interni e della Sicurezza interna in ragione dei timori di crepe nelle strutture. I controlli continuano anche in due centrali nucleari in Virginia, che restano chiuse, mentre in Tennesse la maggiore preoccupazione è relativa alla tenuta delle grandi dighe.

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24 agosto 2011

fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/416857/

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