Manovra, salta la norma sulle pensioni. Berlusconi: aumento Iva extrema ratio

Manovra, salta la norma sulle pensioni
Berlusconi: aumento Iva extrema ratio

Fonti Pdl: anche il carcere per evasori fiscali. Bersani: è caos, governo vada a casa. Casini: insulto agli italiani, sono in confusione. Ue: ora misure per la crescita. Fli: mancano 7 miliardi. Cgil: totale iniquità

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ROMA – Retromarcia del governo sulle pensioni. Nonostante le dichiazioni di ieri del premier Silvio Berlusconi («sono molto, molto soddisfatto perché adesso la manovra correttiva è stata migliorata, senza modificarne i saldi» ed ora è più «equa e sostenibile»), il provvedimento cambia di nuovo, anche sull’onda della marea montante di proteste per gli interventi sulla previdenza. Il Pd: maggioranza nel caos, governo via.

La norma che prevede l’intervento sulle pensioni, dunque, è saltata. È quanto ha deciso il governo al lavoro sul testo della manovra. In particolare, si apprende da fonti di maggioranza, si starebbe valutando la costituzionalità del provvedimento che riguarda il mancato computo ai fini del calcolo dell’anzianità degli anni di università e del servizio militare. La questione potrebbe essere affrontata «collegialmente» domani, probabilmente a margine della riunione del Consiglio dei ministri.

Berlusconi: «Tranne le pensioni, accordo ok. Iva extrema ratio». «L’accordo di Arcore, ad eccezione delle misure relative alle pensioni che saranno stralciate, resta valido in tutti i suoi punti, compresa l’abolizione del contributo di solidarietà»: così Silvio Berlusconi, secondo autorevoli fonti del Pdl, ha commentato con diversi interlocutori gli ultimi sviluppi sulla manovra. Il capo del governo ha anche rassicurato tutti sul fatto che le coperture per le modifiche decise nel vertice di maggioranza ci sono e che al limite, ma come extrema ratio, è sempre possibile ricorrere alla “scorta” di un possibile aumento dell’Iva.

«Nessun dissidio con Tremonti». Il premier avrebbe ribadito a diversi interlocutori che il ministero dell’Economia sta reperendo le risorse necessarie a coprire tutti i punti dell’intesa di Arcore. Nel ribadire che la coalizione è salda, il capo del governo ha inoltre smentito qualsiasi ipotesi di nuovi dissidi fra lui e Tremonti o altri ministri. È vero, la misura sulle pensioni era sbagliata, ma da un punto di vista del gettito non avrebbe dato, soprattutto nel breve periodo, grandi risorse, ha argomentato il Cavaliere. Ad ogni modo, ha sottolineato Berlusconi, anche qualora le risorse necessarie a finanziare le modifiche alla manovra non risultassero sufficienti vi sarebbe sempre la “scorta” dell’aumento dell’Iva di 1-1,5 punti percentuali. Il capo del governo non è intenzionato a rientrare a Roma a causa di quelle che ha definito piccole modifiche necessarie all’accordo di Arcore, dopo che l’intervento sulle pensioni si è rivelato non realizzabile: non serve un nuovo vertice di maggioranza, se quella misura era sbagliata i fondi necessari si troveranno da altre parti, ha sostenuto Berlusconi. Il premier ha infine sottolineato che gli altri punti dell’accordo di Arcore restano validi, a cominciare dall’abolizione del contributo di solidarietà.

Un inasprimento delle sanzioni contro l’evasione fiscale, fino al ricorso del «deterrente penale» per chi si macchia di gravi reati fiscali. È l’ipotesi a cui, secondo fonti del Pdl, starebbe lavorando il governo in vista delle modifiche alla manovra. «I dettagli ancora non sono definiti, ma si dovrebbe intervenire anche sul versante della deterrenza penale» nel contrasto all’evasione fiscale, spiega un autorevole fonte del Pdl. L’inasprimento delle sanzioni e delle pene, spiega un altra fonte della maggioranza, potrebbe arrivare fino al carcere per chi si macchi di reati particolarmente gravi. Tuttavia, altre fonti parlamentari della maggioranza sottolineano come in merito il premier, Silvio Berlusconi, nutrirebbe qualche perplessità, anche in considerazione dell’estrema complessità del sistema fiscale, Il fatto che si lavori anche sul fronte penale, riferisce un’altra fonte della maggioranza, sarebbe confermato anche dalla presenza del ministro della Giustizia, Nitto Palma, all’incontro che si dovrebbe tenere domani a margine della riunione del Consiglio dei ministri, in cui il governo – alla presenza di Tremonti – dovrebbe mettere nero su bianco gli emendamenti alla manovra. Sempre sul fronte della lotta all’evasione, al Tesoro sarebbero al lavoro su un mix di misure che comprenderebbero controlli più efficaci, con un nuovo redditometro sui beni di lusso e, in caso di evasione, un sorta di concordato che agevoli il rientro delle somme dovute al fisco.

La perdita del gettito di circa 1,5 miliardi (500 milioni nel 2013 e 1 miliardo nel 2014) derivante dalla non adozione della norma sulle pensioni, che avrebbe interessato una platea di 665.000 persone, verrà compensata da un’aumento della lotta all’evasione fiscale, con provvedimenti già allo studio. E che dovrebbero prevedere un inasprimento delle norme ed un coinvolgimento dei Comuni. È quanto si apprende da fonti di maggioranza.

I saldi, dopo le modifiche stabilite l’altro ieri ad Arcore, non sarebbero in ogni caso – come denuncia l’opposizione – garantiti mancando all’appello tra i 4 e i 5 miliardi di euro. E per ottenere il pareggio di bilancio lo stesso governo e la maggioranza stanno vagliando nuove ipotesi, fra cui di nuovo c’è anche l’aumento dell’Iva.

Dopo le furibonde polemiche scatenate dagli interventi sulle pensioni, stamani al ministero dell’Economia (assente il titolare Giulio Tremonti) c’è stato un incontro tra il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, quello della Semplificazione, Roberto Calderoli, e i tecnici di via XX settembre sulla manovra. Al centro del confronto proprio il nodo che riguarda il riscatto degli anni dell’università e del servizio militare.

«Manovra in discussione». Era stato questo il titolo di apertura scelto per oggi da La Padania, l’house organ della Lega, che ammette anche che «la manovra partorita dal vertice di Arcore avrà bisogno di un’ulteriore riflessione», in particolare per approfondirne l’impatto sociale e finanziario» degli interventi sulle pensioni.

«Da molto tempo – dice Pier Luigi Bersani, segretario del Pddiciamo che maggioranza e Governo non sono in grado di portarci fuori dai pericoli, ma solo di aggravarli. Una conferma inequivocabile viene dal caos di questi giorni, che espone il nostro Paese a rischi davvero seri. A questo punto, il Parlamento prenda in mano la situazione con un’assunzione di responsabilità alla quale, pur dall’opposizione, ci rendiamo disponibili con le nostre proposte. Poi, il Governo prenda finalmente atto della sua condizione e passi la mano».

«Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso. C’è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste», afferma Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato. «Siamo di fronte a un esecutivo incapace. Visto che resistono norme come quella sul tfr e la tredicesima, chiedo di sapere quando hanno intenzione di rompere il patto che hanno evidentemente stretto con evasori e privilegiati».

«Ci troviamo di fronte a un governo totalmente imbambolato, rincretinito, nel pallone, smentito dalla sua stessa maggioranza che ha presentato 600 emendamenti e che ancora non riesce a presentare una manovra che sia credibile». Così il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, parlando con i cronisti a Montecitorio. «Insomma, abbiamo un governo incapace di intendere e di volere. L’unica soluzione è mandarlo a casa. Questo Parlamento non ci riesce, i cittadini sono pregati di farlo al più presto», aggiunge Di Pietro.

«Il governo cambia idea ogni giorno, è veramente un insulto agli italiani che avrebbero bisogno prima di tutto di serietà». A dirlo il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che bolla come «ormai senza padri e senza madri e senza copertura
finanziaria» la manovra. Il governo, ha aggiunto, «è in stato confusionale e ha già cambiato opinione quattro volte nel giro di 15 giorni: sulle Province, sul contributo di solidarietà e oggi sulle pensioni. E per fortuna, perchè era un’ulteriore baggianata». Casini
ha quindi aggiunto: «Noi vogliamo collaborare, ma su che cosa?», si è chiesto, spiegando che «questa manovra cambia testo ogni minuto».

«Berlusconi ha poco da brindare davanti a una manovra come questa, che è ancora senza numeri e introduce inaccettabili discriminazioni tra i cittadini, come quella clamorosa sulle pensioni. La realtà è che questa maggioranza è in stato confusionale e si prepara all’ennesimo cambio di rotta», dice il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa in una nota.

«L’inevitabile retromarcia sulle pensioni è l’ennesima brutta figura di una maggioranza ormai allo sbando, con la conseguenza che il buco passa da cinque a sette miliardi, obbligando il governo o all’aumento dell’Iva o a un’ulteriore manovra entro la fine dell’anno». Lo dichiara in una nota il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. «Si conferma quindi – sottolinea Bocchino – il nostro giudizio negativo su un impianto che non dà alcuna garanzia sui saldi e che non coinvolge l’opposizione, in particolare chi, come Fli e il Terzo Polo, ha avanzato proposte ragionevoli e condivisibili».

La Ue: attenzione a misure per la crescita. Nell’analizzare i contenuti della manovra italiana, la Commissione europea dedicherà «particolare attenzione» alle «misure strutturali» destinate «ad agevolare e sostenere» la crescita per verificare che esse rispettino i «parametri» fissati nelle raccomandazioni rivolte dall’Ue all’Italia lo scorso giugno. Lo ha sottolineato oggi Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn precisando che Bruxelles «segue con attenzione» il dibattito in corso sulla composizione della manovra.

«La manovra è costruita in modo tale che chi ha di più non paga che chi evade continua ad evadere, che i lavoratori pubblici sono quelli direttamente penalizzati. Non si fa nessuna operazione che guardi agli investimenti, alla crescita e all’occupazione, in particolare dei giovani». Lo ribadisce la leader della Cgil, Susanna Camusso. «Il segno di questa manovra – prosegue – è chiaro. Poi ci sono i guastatori all’opera che si riuniscono nelle ville e riescono a peggiorare ulteriormente – sottolinea – una manovra che aveva già un segno di totale iniquità». «Ci si inventa poi – spiega – l’idea, ad esempio con l’intervento sulle pensioni, che bisogna convincere i cittadini di questo Paese che non bisogna fidarsi dello Stato».

«Mi dispiace per la Camusso e per la Cgil che con lo stralcio delle norme sulle pensioni ottenuto grazie alla pressione in queste ore di Cisl e Uil, vede scomparire l’assist per fare uno sciopero generale, peraltro già discutibile e dannoso in questo momento per la situazione economica del paese», ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni in un passaggio del suo intervento al comitato esecutivo della Cisl, in corso a Roma, commentando le dichiarazioni del segretario della Cgil che aveva bollato con un «bentornati tra di noi a Cisl e Uil», la notizia della mobilitazione delle due confederazioni.

«Ecco come si vince anche senza fare scioperi»: è quanto afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Il Governo ha ascoltato le nostre ragioni – afferma – e ha cancellato quell’assurda norma sulle pensioni. Le nostre pressioni e le nostre argomentazioni hanno avuto buon gioco. Siamo riusciti a convincere senza costringere i lavoratori a perdere soldi con astensioni dal lavoro di dubbia efficacia. Ora la nostra mobilitazione prosegue, a partire dal presidio di domani davanti al Senato, per ottenere ulteriori miglioramenti della manovra».

«Il rischio è che, stavolta, la toppa crei un buco. Nella “quantità” della manovra-bis d’agosto e per la “qualità” di alcune abbozzate correzioni». Lo denuncia il quotidiano della Cei Avvenire in un editoriale di oggi. «Il cosidetto patto di Arcore, che ha ridisegnato l’intervento di finanza pubblica, infatti, pare aver convinto pochi, scontentato tanti e allarmato ed esacerbato ancora più italiani», rileva il quotidiano dei Vescovi. Avvenire registra ancora che «soprattutto nel Paese si è subito levata un’ondata di protesta per le modifiche al regime pensionistico e tra i lavoratori pubblici anche per la persistenza del contributo di solidarietà e delle altre misure che mettono a rischio la tredicesime e i salari». Avvenire fa notare che «anzichè riformare l’età pensionabile in maniera graduale (come pure sarebbe necessario e naturale, visto l’allungamento della vita media) si è operato – in emergenza e, a quanto si intuisce, senza valutare a pieno le conseguenze – per “tappare” il buco creato dalla cancellazione del contributo di solidarietà inizialmente previsto a carico dei contribuenti sopra i 90 o i 150 mila euro di reddito». Insomma, «la preoccupazione di non “mettere le mani nelle tasche degli italiani” in modo diretto si sta rivelando una consigliera infida – osserva il qutodiano della Cei -. Le mani si possono mettere in modo obliquo. E il risultato, come si vede, non è ancora equo ed è altrettanto pesante».

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Mercoledì 31 Agosto 2011 – 09:42    Ultimo aggiornamento: 22:50
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