Archivio | settembre 2, 2011

Manovra, Tremonti: nessun condono Salve tredicesime statali e feste laiche / Sallusti querelato dal Pd

Manovra, Tremonti: nessun condono
Salve tredicesime statali e feste laiche

Il governo va sotto in commissione. Dubbi Ue sulla stretta contro l’evasione. La Bce: rispettate impegni. Confindustria critica. Alemanno pessimista Pd: Berlusconi da curare. Casini: giudizio pessimo

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Giulio Tremonti e Antonio Azzollini (foto Giuseppe Lami - Ansa)ROMA – Non ci saranno né condoni né scudi. E’ quanto ha assicurato il ministro dell’economia Giulio Tremonti mentre proseguono al Senato in commissione i lavori sul decreto di Ferragosto. In serata il governo è andato sotto in Commissione Bilancio del Senato. Aveva dato parere contrario ad un emendamento sulla certificazione dei crediti delle imprese con la P.A. Forza del Sud ha votato con le opposizioni e l’emendamento è passato contro il parere del governo.

La manovra «è totalmente solida nei saldi di copertura», ha detto Tremonti in una nota nella quale mette in risalto che «in Italia l’evasione fiscale e contributiva è enorme» e che il testo in discussione prevede «un radicale cambiamento nella strategia di contrasto all’evasione fiscale» consente un recupero di circa 700 milioni nel 2012 e di 1,6 miliardi nel 2013.

I temi portanti della manvora riguardano una stretta nella lotta all’evasione, la pubblicazione dei redditi on line, su cui però il Pdl già frena, e controlli anche sui conti correnti. Critica Confindustria: sì alla lotta all’evasione ma norme dettate da fretta e approssimazione. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: daremo una mano ma serve cambio politico. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro: governo e maggioranza in tilt. Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: testo pasticciato ma saremo responsabili.

Salve le feste del Primo Maggio, del 25 aprile e del 2 giugno ma non le feste patronali. È quanto prevede un emendamento alla manovra approvato dalla Commissione Bilancio del Senato. Lo riferisce Vincenzo Vita del Pd. Le tre feste civili non saranno più accorpate alla domenica. L’emendamento era del Pd ed è stato accolto dal relatore. Salve anche le tredicesime degli statali e la Crusca.

Passa in commissione Bilancio un emendamento “salva tredicesime” dei dipendenti pubblici, presentata da Pasquale Viespoli, capogruppo di Coesione nazionale al Senato. Gli statali non avranno quindi il pagamento ritardato della tredicesima, come previsto in origine dal provvedimento varato dal governo, anche nel caso le rispettive amministrazioni pubbliche non dovessero cogliere gli obiettivi di risparmio fissati con la manovra bis. A “pagare” saranno, in tal caso, i dirigenti responsabili con una «riduzione della retribuzione di risultato nella misura del 30 per cento».

Salvi dalla soppressione dei mini-enti, quelli con meno di 70 dipendenti, quelli della ricerca e le istituzioni culturali. Lo prevede un emendamento alla manovra approvato in Commissione Bilancio del Senato. L’emendamento era stato presentato dal Pd ed è stato accolto dal relatore. Con la misura della manovra, che prevede la soppressione degli enti più piccoli, erano a rischio anche istituzioni come l’Accademia della Crusca o l’Accademia dei Lincei.

Il Pdl frena sui redditi on line. «Le considerazioni del Garante per la Privacy, professor Pizzetti, in merito alla pubblicazione online dei redditi dei cittadini, trovano un riscontro che l’attuale maggioranza non può non ricordare. Fu infatti il centrodestra a dover intervenire con un decreto d’urgenza, il 112 del 2008, affinché il responsabile amministrativo di un’analoga scelta, compiuta dal governo Prodi, non scontasse conseguenze anche penali. È bene che di tutto ciò la maggioranza nelle prossime ore tenga conto». Lo afferma in una nota Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato riferendosi alla stretta contro gli evasori pensat dal governo che prevede anche la pubblicazione dei redditi on line. Secondo Pizzetti la pubblicazione dei dati delle dichiarazioni dei redditi on-line è «un materiale terribilmente pericoloso» che rischia di creare una sorta di «odio sociale, travalicando i limiti e gli obiettivi della nuova norma, se mai dovesse essere approvata».

Il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, dice che «Il mondo delle cooperative, che in periodi di crisi che ha dato lavoro e solidarietà straordinaria, merita un trattamento migliore di quello che gli è stato riservato nella recente manovra economica». Il presidente della Bce Jean Claude Trichet avverte l’Italia: «È essenziale che gli obiettivi annunciati di miglioramento delle finanze pubbliche siano pienamente confermati e concretizzati». La Ue ha preso posizione ufficialmente criticando l’eccessivo peso dato alla lotta all’evasione, mentre la Germania ha espresso piena fiducia nell’Italia.

In manovra non ci sarà nessuna misura di condono perché sarebbe un intervento «una tantum», ha detto Giulio Tremonti. Il ministro «conferma l’intenzione di non procedere a nessuna misura di condono, poiché si tratterebbe di un intervento una tantum che genera introiti di cassa ma che non modifica l’assetto della finanza pubblica».

Il ministro ha anche escluso, a proposito dei rapporti tra Italia e Svizzera per risolvere le controversie fiscali pendenti, il ricorso a nuovi scudi fiscali. «Sussiste l’esigenza di evitare interventi singoli di rimpatrio di capitali che forniscano un gettito solamente una tantum, procedendo pertanto con attenzione e prudenza». Nella manovra, dice Tremonti, non c’è «un eccessivo squilibrio della componente fiscale rispetto alla decurtazione della spesa». La proporzione inizialmente prevista «viene infatti mantenuta e confermata, ove si consideri che il contributo di solidarietà viene sostituito da misure prettamente fiscali, quantunque nella loro gestione vengano inclusi i governi locali».

La Ue: preoccupa il ruolo dato alla lotta all’evasione. La Commissione Europea guarda con preoccupazione alla rilevanza data nella manovra alle misure contro l’evasione fiscale, ha detto Amadeu Altafaj, portavoce del commissario per gli Affari economici e monetari Onli Rehn. A determinare la preoccupazione sono in particolare le difficoltà e le incertezze legate alla valutazione del gettito che può derivare dall’applicazione delle misure antievasione. Altafaj ha ricordato che la Commissione segue da vicino il dibattito politico in corso anche in Parlamento che Bruxelles esprimerà il suo giudizio finale solo dopo l’approvazione definitiva della manovra e che Bruxelles auspica che nei pacchetti dei provvedimenti in discussione trovino più spazio misure destinate a sostenere la crescita e lo sviluppo economico.

«È essenziale che gli obiettivi annunciati di miglioramento delle finanze pubbliche siano pienamente confermati e concretizzati – ha detto Trichet a Il Sole 24 Ore – Le misure annunciate dal governo il 5 agosto sono estremamente importanti per ridurre rapidamente il deficit pubblico e migliorare la flessibilità dell’economia italiana». Questo, prosegue, è «decisivo per consolidare e rafforzare la qualità e la credibilità della strategia italiana e dell’impegno del governo italiano a ripagare i suoi debiti». Per il banchiere devono esser introdotte «tutte quelle misure capaci di permettere nel medio termine al potenziale italiano di esprimersi pienamente», in modo da aumentare «la crescita» di «un’economia ingessata».

Il governo tedesco ha «piena fiducia» che il governo italiano, anche con i recenti cambiamenti alla manovra, «approverà le misure necessarie a rispettare il risparmio previsto per arrivare agli effetti attesi sul bilancio pubblico». Lo ha detto stamani a Berlino Steffen Seibert, il portavoce della cancelliera Angela Merkel.

È urgente che il governo comunichi «chiaramente» le decisioni adottate nella manovra correttiva, ha detto l’economista e presidente della Bocconi Mario Monti. «Mi sembra molto importante e urgente che vengano comunicate le decisioni in maniera chiara, a differenza di quanto avvenuto dagli ultimi giorni. Io ho espresso un parere sostanzialmente positivo sulla versione di metà agosto della manovra». Monti ha aggiunto che «la grande confusione e mancanza di chiari messaggi di questi ultimi giorni temo che possano far risorgere in Europa un senso di diffidenza nei confronti dell’Italia di andare su una strada definita, capace di portarla verso una maggiore crescita e verso l’equilibrio finanziario. La cosa peggiore -sarebbe rinfocolare queste diffidenze dell’Ue e mettere in imbarazzo la Bce, che ha fatto nei confronti di Italia e Spagna il massimo di quello che poteva fare».

Confindustria: «Siamo sconcertati per le misure di contrasto all’evasione fiscale previste nell’emendamento presentato dal Governo – si legge in una nota – Confindustria ha da tempo condiviso l’obiettivo di una seria ed efficace lotta all’evasione fiscale e contributiva. Le misure presentate ieri risentono però della fretta e dell’approssimazione con cui è stato predisposto l’emendamento, non sono coerenti anche sul piano tecnico e dovranno necessariamente essere riviste. Le norme sono poco efficaci rispetto all’obiettivo di una seria lotta all’evasione e rischiano di penalizzare le imprese corrette nel rapporto con il fisco. Due esempi per tutti: innanzitutto la misura che considera presuntivamente società di comodo le imprese in perdita per tre anni consecutivi. In questi anni di seria e diffusa crisi economica sono molte le imprese che si trovano in questa situazione e non per questo possono essere ulteriormente penalizzate considerandole a priori società non operative. Con riguardo alle misure in materia di reati tributari, in particolare quelle previste per l’infedele dichiarazione, per sanzionare penalmente tale condotta, l’illecito va rapportato all’effettiva entità dell’evasione e al dolo specifico altrimenti si rischia solo di ingolfare ancor di più una giustizia già lenta e appesantita, generando crescente incertezza per tutte le imprese. Siamo stupiti che il Governo non abbia preso in considerazione misure più efficaci di contrasto all’evasione come la nostra proposta di abbassare la soglia per l’uso del contante a 500 euro».

«Non posso dire di essere ottimista ma dobbiamo insistere per un cambiamento sostanziale della manovra – ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno – Il nostro obiettivo non è quello di fare astratte rotture ma di ottenere modifiche sostanziali. Su questo ci battiamo mantenendo l’unità di tutte le realtà locali senza guerre fratricide». Il sindaco, ha anche confermato che lunedì ci sarà una manifestazione congiunta di Comuni, Regioni e Province e un incontro con i capigruppo del Senato ed il presidente Schifani. Secondo Alemanno «è anche interesse del centrodestra che la manovra venga corretta in maniera sostanziale. Sia io che Osvaldo Napoli avevamo indicazioni chiare di una riduzione molto più forte dei tagli agli enti locali».

«I diritti sociali sono parte integrante della democrazia sostanziale e l’impegno a rispettarli non può dipendere meramente dall’andamento delle borse e dei mercati», ha ammonito il cardinale Bertone, dopo aver chiesto un trattamento migliore per le coop. Bertone ha parlato di »civilizzazione dell’economia in contrapposizione alla forte tendenza speculativa. Un’economia civile non può trascurare la valenza sociale dell’impresa e la corrispettiva responsabilità nei confronti delle famiglie dei lavoratori, della società e dell’ambiente. Nel contesto della crisi, l’incertezza del lavoro e delle sue condizioni riporta a difficoltà personali e cosiali gravi».

«Al capo dello Stato diciamo che siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. Il Pd può anche correre un rischio politico mettendosi a fare i responsabili, invece di stare alla finestra ad aspettare. Non mi sfugge che in questo modo mi posso mettere nei guai, ma faremo comunque fino in fondo il nostro dovere». Così si è espresso Bersani. «Serve una compagine di governo che sia percepita – ha sottolineato il leader del Pd – come una cosa seria in campo nazionale e internazionale. A questo scopo sono pronto a considerare tutte le opzioni. Stare all’opposizione, ma anche nella maggioranza». Bersani si è poi detto convinto che se ci fosse questo passaggio politico «i Mercati ci darebbero il tempo necessario per attuare le misure necessarie, perché se vedono uno spiraglio avranno interesse ad aspettarci».

Finocchiaro: Berlusconi o è irresponsabile o va curato. «Le dichiarazioni del premier Berlusconi su un’opposizione che perturberebbe i mercati e attizzerebbe la speculazione si prestano a due sole possibili deduzioni: o è un assoluto irresponsabile o va curato – ha detto il presidente Pd del Senato – Quel che è certo è che, in entrambi i casi, non può continuare a governare un Paese che peraltro, come risulta tristemente, disprezza o inganna».

Casini: «Noi abbiamo un giudizio pessimo su questa manovra, non la condividiamo ma abbiamo un dovere di serietà. Cercheremo quindi di collaborare per evitare guai peggiori. Siamo sull’orlo di un baratro, cerchiamo di non finirci dentro – ha detto il leader dell’Udc – Per tutti questi motivi il voto contrario non deve essere interpretato come una posizione aventiniana o di ostruzionismo al governo». Casini ha poi commentato il provvedimento sull’evasione fiscale: «C’è una lotta all’evasione fiscale che segna un’inversione di rotta di questo governo. Certo, la Banca Centrale Europea aveva chiesto misure strutturali e riforme importanti che nella manovra non ci sono. Questo è un testo pasticciato, più volte rivisto, ma nella lotta all’evasione speriamo che non cambino opinione».

«Fidarsi di Berlusconi sulla lotta all’evasione è come fidarsi di Dracula per la gestione di un pronto soccorso – ha detto Antonio Di Pietro – Sentirlo dire da Berlusconi è come sentire dire che una delle principali persone che si sono avvantaggiate delle leggi a favore degli evasori voglia punire se stesso». Per l’ex magistrato «una cosa è fare gli annunci, altro è passare ai fatti concreti e questo Governo per ora ha fatto solo provvedimenti che hanno favorito gli evasori. Ormai il governo è totalmente imbambolato e rincretinito e ogni giorno che passa dimostra la sua inadeguatezza e di non saper governare il Paese». Secondo il leader Idv la manovra finanziaria all’articolo 1 dovrebbe riportare la frase: «Ci dimettiamo perchè incapaci di intendere e di volere». Il leader Idv ha ricordato che il suo partito ha presentato una ipotesi di manovra finanziaria che «toglie soldi a chi finora non ha pagatoe non invece a quelli che hanno sempre pagato le tasse e che per questo ora vengono pure puniti da questo governo».

Quando Berlusconi descriveva l’Italia come «un Paese di merda, evidentemente si era guardato allo specchio e descriveva se stesso – ha attaccato ancora Di Pietro – Avere come presidente del Consiglio una persona che ha una valutazione così meschina del proprio Paese è come vivere in un Paese del terzo mondo». Ma per Di Pietro «siccome l’Italia non è come la descrive Berlusconi, evidentemente si era guardato allo specchio e descriveva se stesso».E’ il premier che sta facendo male all’Italia e che ha usato il governo a fini personali».

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Venerdì 02 Settembre 2011 – 10:11    Ultimo aggiornamento: 21:29
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Media & regimeSallusti attacca
su tutta linea
Il Pd lo querela 
Ospite del tg3 linea notte, assieme ad Antonio Padellaro (direttore de Il Fatto), il direttore de il Giornale si scatena. Giustifica le parole del premier (“vado via da questo paese di merda”), loda la manovra e attacca sulle tangenti si Sesto

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9-11 Cospirazione e propaganda (quinta puntata)

9-11 Cospirazione e propaganda (5)

Dieci anni dopo gli attentati dell’11 settembre, un’inchiesta per ripercorrere la genesi del mito, le storie degli scettici e la diffusione del dubbio di massa

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(Segue dalla quarta puntata)

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Un piccolo riassunto dell’atto precedente: la Commissione ufficiale sull’11 settembre concluse che 19 attentatori islamici avevano centrato tre su quattro dei loro obiettivi, e che questo era stato possibile anche a causa di una serie di errori, inefficienze e, con le parole di Condoleezza Rice, “mancanza di immaginazione”. Tuttavia nessuno venne indicato come responsabile. La commissione è stata criticata dai suoi stessi componenti, e il rapporto finale manca completamente di fornire un resoconto per diversi argomenti rilevanti.

Ora, che cosa succede quando la ricostruzione ufficiale di un evento lascia aperte troppe domande? Nell’era di internet succede che le risposte arrivano lo stesso, anche se non hanno nulla di ufficiale e non sono necessariamente frutto di indagini accurate e imparziali.
Le teorie del complotto iniziano da questo punto. Gli studiosi del fenomeno le dividono in due categorie: Lasciato accadere apposta (Lihop) (32) e Fatto accadere apposta (Mihop) (33). Ma entrambe le versioni presuppongono che il governo avesse conoscenza preventiva della minaccia e l’intenzione di sfruttare gli attentati per intraprendere una serie di azioni che, senza l’evento traumatico, non sarebbero state accettate dalla popolazione.

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I sostenitori di queste teorie hanno avuto vita facile in questo senso, poiché l’utilità di “un evento catalizzatore” come Pearl Harbour per accrescere massicciamente le spese militari dopo la fine della guerra fredda, l’intenzione di attaccare l’Iraq per mettere al sicuro gli approvvigionamenti di petrolio, o la necessità di costruire nuove basi militari in tutto il mondo, erano scritte chiaramente in diversi libri e documenti pubblicati, prima del 2001, dal Think Tank Neocon chiamato Progetto per un Nuovo Secolo Americano (Pnac), fondato da Dick Cheney, Donald Rumsfeld e diversi altri che sarebbero poi entrati nell’amministrazione Bush (34).

Il primo a infilarsi in questo filone di indagine fu un giornalista francese, Thierry Meyssan (35) che esordì nel 2002 con il libro La spaventosa impostura, che divenne un best seller tradotto in 27 lingue e gli valse la qualifica di persona non grata negli Stati Uniti. Sull’onda del successo, prima ancora che la Commissione sul 9/11 avesse concluso i lavori, Meyssan pubblicava un secondo volume intitolato Pentagate in cui, sulla base delle immagini dell’incidente al Pentagono, sostenne che ciò che aveva colpito l’edificio più sicuro della Terra non poteva essere un Boeing 757.

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Ma il pioniere del complotto come intrattenimento di massa è stato certamente il regista Michael Moore, che nel 2004 vinse la Palma d’Oro al festival di Cannes con il film Fahrenheit 9/11, distribuito con grande successo in tutto il mondo prima di apparire sui grandi schermi negli Usa. Moore puntava il dito sui legami storici tra la famiglia Bush e i Bin Laden, e creò l’icona del presidente Bush-tontolone (36), mostrandolo con lo sguardo smarrito mentre siede in un’aula di scuola elementare, durante gli attacchi. Fahrenheit 9/11 incassò 222 milioni di dollari e divenne il documentario più redditizio di tutti i tempi. E Moore fu anche il primo a sperimentare la gogna pubblica del “complottista”. In pochi mesi la stampa pubblicò decine di articoli (37) che contestavano la fondatezza delle tesi del film “Unfairenheit”, e accusavano Moore di fare propaganda anti patriottica. Il 5 ottobre, in contemporanea con la commercializzazione del Dvd, usciva anche il contro-documentario FahrenHYPE 9/11, col sottotitolo: “Svelando la verità su Fahrenheit 9/11 e Michael Moore”. La partita era solo all’inizio, e come nello slogan delle guerre in Afghanistan e Iraq, anche negli Stati Uniti l’obiettivo era la conquista dei cuori e delle menti.

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Nella primavera del 2002, un giovane film-maker di 19 anni, Dylan Avery, stava lavorando a una sceneggiatura immaginaria sugli attacchi del 9/11. Ma le ricerche lo spinsero sempre più a fondo, fino a convincersi che gli eventi di quel giorno fossero un auto-attentato, un Inside Job. Tre anni dopo prendeva forma Loose Change, un altro documentario da record, questa volta per il numero di spettatori. La prima versione era costata duemila dollari, usando materiale d’archivio dei Network Tv, voce narrante e il groove di Dj Skooly. La distribuzione gratuita su internet ha fatto il resto e, ad oggi, il documentario è stato visto da oltre dieci milioni di persone. L’accumulazione di argomenti proposti per sostenere la teoria del Mihop attirò molte critiche anche da parte del Truth Movement, che l’accusò di sostenere tesi troppo fantasiose senza prove concrete. Partita chiusa? Neanche per sogno. Dylan ripropose il documentario aggiornato, tenendo conto delle critiche nel 2005, e poi ancora nel 2006 e nel 2007 nella versione Final Cut (38). Ma già nel 2009 usciva l’ennesima revisione, questa volta con un budget di 1milione di dollari e la consulenza di due autorità del complotto-show: il professore di teologia David Ray Griffin e il conduttore radiofonico Alex Jones. Il fenomeno Loose Change ha persino ricevuto l’attenzione del Dipartimento della Difesa Usa, che nel maggio 2009 ne ha pubblicato una recensione intitolata: Loose Change confutato: “Loose Change si basa su ricerche superficiali e contiene molti errori. Tuttavia, questo non gli ha impedito di diventare straordinariamente popolare” (39).
(Domani la sesta puntata)

Naoki Tomasini
Note:
32. Let It happen On Purpose.
33. Made it happen on purpose.
34. http://www.newamericancentury.org/
35. http://www.voltairenet.org/_Thierry-Meyssan_?lang=it
36. http://www.youtube.com/watch?v=0rO3F6mZUaE
http://www.documentarywire.com/fahrenheit-911
37. http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=fahrenheit-2777
38. http://www.documentarywire.com/loose-change-final-cut
39. “Loose Change is researched very shoddly, making numerous mistakes of fact and judgement. Nevertheless, this has not prevented it from becoming extraordinarily popular”.

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fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/30244/9-11+Cospirazione+e+propaganda+%285%29

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PARADOSSO A CALTANISSETTA – Assunta dopo 37 anni di precariato, tra 2 va in pensione

IL PARADOSSO A CALTANISSETTA

Assunta dopo 37 anni di precariato,
Tra 2 va in pensione

L’intervista

Vincenza Amico ha 63 anni ed è docente di educazione artistica. Quando le hanno conferito l’incarico ha pianto

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CALTANISSETTA – Se non è un piccolo record poco ci manca: dopo 37 anni di precariato, Vincenza Amico, insegnante di educazione artistica, ha ottenuto la cattedra di docente di ruolo. Oggi la donna ha 63 anni, tra due andrà in pensione. Ma anche quel sogno d’una vita l’ha coronato in ritardo non riesce a trattenere la commozione.

«Meglio tardi che mai – commenta – Ma sono contenta così. La vita va presa con filosofia e in questo modo ho potuto lavorare godendomi la famiglia». Assieme ad altre colleghe precarie, la donna, originaria di Mussomeli (Caltanissetta), ieri s’è presentata negli uffici dell’ex provveditorato accompagnata dal marito Fortunato Tuzzeo. Quando le hanno comunicato il traguardo raggiunto, è scoppiata in lacrime per l’emozione.

L’anno scorso aveva insegnato alla scuola media «Pietro Leone», prima ancora negli istituti di Marianopoli, Santa Caterina, Mussomeli, Villalba, Acquaviva e Sutera. «Sono arrivata a questa età conservando la qualifica di precaria a causa delle strane norme della burocrazia scolastica – racconta la donna – Ho fatto per tanti anni l’insegnante migrante, senza mai poter mettere radice da qualche parte o in qualche scuola. Sono rimasta precaria per 37 anni. Adesso sarò di ruolo, anche se presto andrò in pensione. Vengo immessa in ruolo in un periodo di grave crisi: considero ciò una fortuna e mi viene da pensare a quelli che questo traguardo, con i tempi che corrono, rischiano di non raggiungerlo mai».

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Corriere del Mezzogiorno Catania è online

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Redazione online
01 settembre 2011
(ultima modifica: 02 settembre 2011)

fonte:  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/cronaca/2011/1-settembre-2011/dopo-37-anni-precariato-insegnantericeve-cattedra-tre-2-anni-va-pensione-1901415703947.shtml

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Borse a picco con la disoccupazione Usa

Mercati in tempesta. Sale di nuovo lo spread Btp-Bund

Borse a picco con la disoccupazione Usa

https://i2.wp.com/www.realnewsreporter.com/wp-content/uploads/2011/06/usa-dees-260x300.jpg
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A Piazza Affari la maglia nera in Europa: -3,9%
Affonda anche Francoforte. Male anche Parigi e Madrid

MILANO – Momenti difficili, ancora una volta, per i mercati finanziari. Nella seconda parte della giornata, in Europa, dopo la pubblicazione del dato sulla disoccupazione Usa in agosto, che si conferma sopra al 9% come prevedevano gli analisti, le Borse del Vecchio Continente peggiorano sensibilmente, fino a chiudere in forte ribasso.

PIAZZA AFFARI IN ROSSO – A Piazza Affari la maglia nera d’Europa, con l’indice Ftse Mib che chiude a -3,89% a 15.060 punti. A -3,36% Francoforte, -3,59% Parigi, -2,34% Londra, -3,4% Madrid. Lo Stoxx 600, l’indice che fotografa l’andamento dei principali titoli del Vecchio continente, registra un calo del 2,95%, che equivale a circa 186 miliardi di capitalizzazione bruciata. Di questi circa 13,7 bruciati a Piazza Affari. Fra gli istituti di credito i big Intesa Sanpaolo e Unicredit perdono rispettivamente il 4,82% e il 5,33%, Ubi Banca il 6,48%. Nell’energia Saipem chiude in calo del 4,47% e Enel del 3,97%; fra gli industriali crolli per Pirelli (-5,47%) e Buzzi Unicem (-6,47%). Male anche Prysmian (-5,68%), Fiat (-4,98%), Generali (-4,85%). Piazza Affari è penalizzata anche dal differenziale tra Btp e Bund tedeschi salito a oltre 330 punti, il livello più alto dall’inizio degli acquisti della Bce, lo scorso 8 agosto (nei giorni scorsi si era attestato sotto i 300 punti).

WALL STREET NEGATIVA – Giornata negativa anche al di là dell’Atlantico: a Wall Street il Dow Jones e il Nasdaq perdono entrambi quasi due punti percentuali.

«DISOCCUPAZIONE INACCETTABILE» – Sul tasso di disoccupazione degli Stati Uniti, il dato che ha depresso ulteriormente i listini, peraltro tutt’altro che tonici, è intervenuta la Casa Bianca con un commento che suona laconico: il dato è «alto in modo inaccettabile» ed è necessaria «una più rapida crescita del mercato del lavoro». Agosto è stato il primo mese da settembre 2010 in cui non sono stati creati posti di lavoro. «Chiaramente, una crescita più rapida è necessaria per recuperare i posti di lavoro persi durante la crisi finanziaria», ha detto Katharine Abraham, membro del Council of Economic Advisers della Casa Bianca in una nota. Nessun commento invece dal presidente Barack Obama, che rimanda tutto alla prossima settimana quando, l’8 settembre, presenterà al Congresso a camere riunite il suo piano per rilanciare l’economia e l’occupazione. Alla luce dei dati odierni, è prevedebile che dalle fila repubblicane l’opposizione si faccia ancora più forte, dopo lo sgarbo sulla data del discorso: per la prima volta in vari anni il presidente della Camera si è opposto alla richiesta del presidente e ha suggerito un giorno differente. Obama voleva parlare il 7 settembre, giorno del dibattito dei candidati repubblicani alla Casa Bianca, il presidente della Camera Boehner ha respinto la richiesta, proponendo appunto il giorno successivo.

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Redazione Online
02 settembre 2011 19:21

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_settembre_02/borse-calo-disoccupazione-usa_6269a79e-d563-11e0-b96a-5869f8404a57.shtml

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Usa: banche, torna a colpire spettro subprime, pronte cause milionarie

18:50 02/09/2011

Usa: banche, torna a colpire spettro subprime, pronte cause milionarie

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New York, 02 set – La Federal Housing Finance Agency, l’autorita’ federale che gestisce i giganti dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac (finiti sotto il controllo del Governo a seguito della crisi finanziaria), si prepara a fare causa ai maggiori istituti finanziari per obbligazioni collegate ai mutui (i cosiddetti subprime), nel tentativo di recuperare miliardi di dollari di perdite derivate a investimenti rivelatisi fallimentari. Come riporta il Wall Street Journal, nel mirino della autorita’ potrebbero finire anche Bank of America, JpMorgan Chase, Goldman Sachs e Deutsche Bank, con la Fhfa che potrebbe presentare i documenti per avviare le cause gia’ nei prossimi giorni. Secondo l’accusa, le banche avrebbero intenzionalmente ingannato i clienti sulla qualita’ dei prestiti. La prima banca a finire nel mirino delle autorita’ federali era stata Ubs, alla quale erano stati chiesti danni per 900 milioni di dollari, ma molte altre potrebbero appunto. Il direttore dell’agenzia Edward DeMarco ha rifiutato di commentare sui fatti, sottolineando soltanto che “molto deve ancora accadere”. A24 02-09-11 18:49:43 (0297) 5

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fonte:  http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Usa-banche-torna-colpire-spettro-subprime-pronte-cause-milionarie/02-09-2011/1-A_000243334.shtml

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Freedom Flotilla: LaTurchia espelle ambasciatore israeliano

Flottiglia Gaza,Turchia espelle ambasciatore israeliano

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L’attacco militare israeliano alla nave turca Marmara, a maggio del 2010 – fonte immagine

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ANKARA (Reuters) – La Turchia ha espulso oggi l’ambasciatore israeliano e ha sospeso gli accordi militari con lo stato ebraico, dopo i dettagli emersi dal rapporto Onu sul raid, compiuto da militari israeliani sull’imbarcazione diretta a Gaza.

Irritata dal rifiuto di Israele, che non si è scusata formalmente né ha risarcito le famiglie dei nove turchi uccisi, come richiesto invece da Ankara, la Turchia ha annunciato che intende limitare ulteriormente i rapporti con lo stato ebraico. Ankara aveva chiesto anche di porre fine al blocco sull’enclave di Gaza, dove vivono due milioni di palestinesi.

Il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu ha detto oggi che la Turchia sta riducendo la propria presenza diplomatica in Israele e sospendendo gli accordi militari, bollando come inaccettabili alcuni comportamenti rilevati dal rapporto pubblicato sul sito web del New York Times.

“Le relazioni diplomatiche tra Turchia e Israele sono state ridotte al secondo livello di segreteria. Tutto il personale al di sopra del secondo livello di segreteria sarà mandato a casa al massimo entro mercoledì”, ha detto Davutoglu in conferenza stampa ad Ankara.

Un funzionario governativo israeliano ha risposto sostenendo che lo stato ebraico spera in una ripresa dei rapporti con Ankara.

Il rapporto Onu sul raid, reso pubblico ieri dopo una lunga attesa, ha concluso che il blocco navale israeliano sulla striscia di Gaza è legale, ma che lo stato ebraico ha fatto un eccessivo uso della forza.

La Turchia ha ritirato il suo ambasciatore in Israele l’anno scorso, subito dopo il raid contro la flottiglia umanitaria.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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02 settembre 2011

fonte:  http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78107320110902

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MIRAFIORI – Fiat, la Fim-Cisl attacca Marchionne “La stessa sindrome del governo”

MIRAFIORI

Fiat, la Fim-Cisl attacca Marchionne
“La stessa sindrome del governo”

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Si incrina il rapporto fra l’Ad e il fronte sindacale che aveva sostenuto senza remore il Progetto Italia. Contestato il ventilato trasferimento della produzione Suv da Torino agli Usa: “La storia del cambio euro-dollaro non sta in piedi. Qui si pone un problema di credibilità”

Fiat, la Fim-Cisl attacca Marchionne "La stessa sindrome del governo" L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne

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TORINO – “Marchionne sembra vittima della stessa sindrome del governo: il giorno dopo sconfessa ciò che decide il giorno prima”. La dichiarazione non viene dalla Fiom, ma dal segretario nazionale della Fim Cisl, Bruno Vitali, e indica che qualcosa si sta incrinando nel fronte sindacale che finora ha sostenuto senza remore e dubbi il Progetto Italia della Fiat e gli investimenti annunciati da Pomigliano a Grugliasco e Mirafiori.

Vitali oggi ha commentato duramente l’ipotesi sempre più concreta che Mirafiori veda sfumare la produzione dei Suv 1 a marchio Jeep ed Alfa Romeo, sostituiti da una citycar (nuova Topolino o TrepiUno che si chiami): “Sorge un problema di credibilità dei vertici del lingotto con l’eventuale spostamento della produzione dei Suv in America”.

“Il 23 dicembre scorso – dichiara il segretario dei metalmeccanici della Cisl – abbiamo firmato con la Fiat un accordo preciso, approvato dalla maggioranza dei lavoratori di Mirafiori che prevedeva la costruzione del Suv a Torino. A questo punto si porrebbe il problema dell’affidabilità dei vertici del Lingotto”. Non solo, Vitali contesta anche le ragioni con cui la Fiat giustificherebbe la scelta: “Secondo alcune indiscrezioni – dice il dirigente Fim – l’indecisione Fiat sarebbe dovuta al cambio sfavorevole euro-dollaro, ma il discorso non regge. Oggi siamo sugli stessi livelli di cambio di quando firmammo l’accordo. E anche allora era chiaro che il principale mercato di sbocco per le produzioni di Mirafiori sarebbe stato quello del nord America”.

“Forse Fiat teme che la perdurante crisi economica freni le vendite, ma ciò non è sufficiente né giustifica un cambio delle carte in tavola. Se così fosse – dice Bruno Vitali – dovremmo concludere che Marchionne è vittima della stessa sindrome del governo che sconfessa il giorno dopo ciò che decide il giorno prima”. I sindacati hanno chiesto un incontro urgente ai vertici del Lingotto per avere chiarimenti sul futuro di Mirafiori e sulle voci di questi giorni.

Il caso Irisbus – Sui rapporti fra il sindacato e il gruppo ieri sera è arrivata un’altra ragione di attrito dal fallimento della mediazione del ministero sulla vertenza Irisbus. Fiat Industrial ha deciso la cessione dello stabilimento di Flumeri (Avellino) dove si producono gli autobus da città. I sindacati hanno chiesto all’azienda di congelare il piano ed al governo investimenti sui trasporti pubblici. L’azienda ha invece confermato la decisione di dismettere l’attività produttiva e cedere l’azienda al gruppo molisano Di Risio, dando tempo fino al 30 di ottobre per valutare i programmi produttivi e le misure a salvaguardia dei lavoratori, come il ricorso alla cassa integrazione e i pre-pensionamenti incentivati. Così si è arrivati alla rottura e oggi sindacati e i circa 700 lavoratori hanno proclamato lo sciopero e un’assemblea permanente.

Mercato Usa, bene la 500 – Crysler registra un forte aumento delle vendite negli Usa e agosto segna anche il record per la Fiat 500 dal lancio sul mercato a stelle e strisce. Nell’ultimo mese le vendite complessive hanno superato le 130mila unità mettendo a segno un balzo del 31% rispetto ad agosto dell’anno scorso, una performance superiore alla media del mercato americano. Della 500 ad agosto sono stati invece venduti oltre 3 mila esemplari con un +2% su luglio e 11mila unità vendute dal lancio avvenuto a marzo.

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01 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/09/01/news/fiat_la_fim_e_marchionne-21121280/

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