Archivio | settembre 4, 2011

Libia, Bani Walid si arrende al Cnt. Gheddafi fuggito tre giorni fa dalla città

Libia, Bani Walid si arrende al Cnt
Gheddafi fuggito tre giorni fa dalla città

Tre dei figli del colonnello avevano lasciato ieri la roccaforte


Forze del Cnt nei pressi di Bani Walid (foto Gaia Anderson – Ap)

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ROMA – La stazione radio del Cnt, Libya Hurra (Libia libera), ha annunciato che Bani Walid si è arresa e gli insorti sono entrati in città senza spargimento di sangue. Nella roccaforte non c’è traccia di Gheddafi. Il colonnello avrebbe lasciato la cittadina tre giorni fa. I tuwar hanno raggiunto un accordo con le autorità cittadine consentendo ai ribelli di entrare pacificamente a Bani Walid.

Le forze del Cnt avevano minacciato di attaccare oggi la roccaforte lealista, aprendo però uno spiraglio. «Oggi negozieremo con i capi tribù. Li aspettiamo – ha detto il comandante Abdelrazek Naduri, numero due del Consiglio militare di Tarhuna, a circa 80 km a nord di Bani Walid, sottolineando però che questa è «l’ultima possibilità, non possiamo rinviare l’ultimatum». «In poche ore entreremo, saremo a Bani Walid», aveva detto un portavoce delle milizie che erano a circa 65 km dalla località dove nei giorni scorsi si era diffusa la voce che potesse nascondersi il colonnello Gheddafi. Il portavoce del rais, Moussa Ibrahim, aveva detto all’agenzia Reuters che Bani Walid avrebbe resistito e che la potente tribù dei Warfalla, una delle più importanti del paese, aveva confermato il suo appoggio al colonnello.

Nella notte c’era stato qualche scontro ma non veri combattimenti. «Ieri sera – ha detto Mahmud Abdelaziz, portavoce locale del Consiglio nazionale di transizione – le forze di Gheddafi hanno cercato di uscire. I nostri combattenti hanno risposto; ci sono stati piccoli combattimenti durati qualche minuto». «Ci prepariamo – aveva detto Mohamed Al Fassi, comandante del posto di blocco di Chichan – I negoziati tra gli uomini di Gheddafi e le nostre forze si sono arenati. Quelli non sono seri. Ci hanno fatto due promesse di arrendersi, ma non le hanno rispettate. Hanno oggettivamente approfittato della situazione per proteggersi meglio».

Tre dei figli di Gheddafi, Mutassim, Saadi e Saif al Islam, ieri avrebbero lasciato Bani Walid, scrive il Guardian. Il quotidiano sostiene che, secondo fonti degli insorti, i tre rampolli del rais avrebbero deciso di allontanarsi dopo aver visto sventolare in città alcune bandiere della rivoluzione, segnale che almeno parte della popolazione è ormai dalla parte dei ribelli. Secondo alcuni leader militari del Cnt ieri pomeriggio a Bani Walid sono stati notati movimenti anomali, con alcuni convogli lealisti che lasciavano la zona. Di questi pare facessero parte anche diversi elementi delle Brigate Khamis, il corpo di elite che era guidato da un altro dei figli di Gheddafi che si ritiene sia stato ucciso una decina di giorni fa.

Domenica 04 Settembre 2011 – 14:10    Ultimo aggiornamento: 22:35
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UNIVERSITA’ – Medicina, la carica dei novantamila. In palio poco più di diecimila posti

UNIVERSITA’

Medicina, la carica dei novantamila
In palio poco più di diecimila posti

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Al via la lotteria dei quiz per l’ammissione alle facoltà con il numero chiuso. Ed è record di pretendenti al camice bianco. Che si troveranno davanti un questionario di 80 domande a risposta multipla. Per il consiglio universitario nazionale, bisogna aumentare le immatricolazioini

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di SALVO INTRAVAIA

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Novantamila candidati per poco più di 10 mila posti: parte la lotteria dei test di ammissione all’università. Ed è record di pretendenti al camice bianco. Domani mattina, in tutti gli atenei italiani si svolgeranno le prove di ammissione alla facoltà di Medicina e chirurgia che, quest’anno, varranno anche per l’ammissione alla facoltà di Odontoiatria. Secondo i dati forniti dal Cun (il Consiglio universitario nazionale), quest’anno gli aspiranti medici e odontoiatri sono poco meno di 90 mila. Nel 2009/2010, le prove di ammissione alle due facoltà di sono svolte in giorni diversi e furono 92 mila le domande presentate, ma poi si sedettero a svolgere le prove in 78 mila: parecchi avevano presentato domanda per tutte due le facoltà.

Gli studenti che intendono intraprendere la professione di medico o di odontoiatra saranno chiamati a svolgere un questionario di 80 domande a risposta multipla, con qualche novità rispetto all’anno scorso. “Questo anno  –  dichiara Andrea lenzi, presidente del Cun  –  i quiz di ammissione cambiano: gli 80 quesiti a risposta multipla contengono meno domande di tipo nozionistico e più quiz di logica, di risoluzione dei problemi e di comprensione di test. I quesiti di tipo scientifico fanno inoltre riferimento in modo più guidato a programmi dedotti da quelli delle scuole secondarie”.

I posti a disposizione sono 9.501 per iscriversi a Medicina e 860 per i futuri dentisti. Un numero che il Cun considera insufficiente. “Abbiamo bisogno in media, di 9 mila nuovi medici ogni anno. Da dieci anni  –  spiega Lenzi  –  gli immatricolati ai corsi di laurea in medicina sono, in media, 7 mila e 500 e arrivano alla laurea in 6 mila e 500, ovvero circa l’85 per cento. Oggi il numero dei medici supera ancora la media dei paesi Ocse ma a breve la situazione potrebbe cambiare ed è necessario aumentare le immatricolazioni”. Lo spauracchio che, in assenza di medici a disposizione, il mercato venga saturato dai camici bianchi stranieri è più che concreto.

“Con i circa 9 mila immatricolati di questa tornata  –  continua il presidente del Cun  –  possiamo prevedere, nel 2017, circa 8 mila laureati. L’università italiana ha il potenziale formativo in grado di accogliere 11 mila immatricolati che garantirebbero 10 mila nuovi medici all’anno che sarebbero necessari per essere a regime entro il 2018″. Ma tra il diploma di maturità e l’accesso a Medicina c’è di mezzo il test, che alcuni considerano una lotteria. E dall’indagine condotta dal Cun sugli ammessi degli anni precedenti si scopre che sono favoriti coloro che hanno una buona preparazione in ambito umanistico. La preparazione nelle discipline scientifiche risulta invece carente.

Quaranta degli 80 quiz che si troveranno di fronte domani i 90 mila candidati saranno di cultura generale e ragionamento logico, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica e matematica. “Le prove di selezione a quiz commenta Lenzi  –  hanno il vantaggio fondamentale della prova unica nazionale che premia il merito e si svolge in assoluta trasparenza. Ma non sono sufficienti, le prove vanno riformate. E’ auspicabile inserire delle varianti nella selezione, migliorando il peso del curriculum degli studi precedente. Inoltre è ora di dedicarsi ad un aspetto fino ad oggi trascurato ma fondamentale per le scelte professionali dei giovani: rafforzare l’orientamento pre-universitario”.

E gli studenti dell’Udu esortano i colleghi a “non perdere la testa” e ad “affrontare il test in sicurezza”. Si tratta della campagna lanciata dall’Unione degli universitari per evitare i trucchi dei soliti furbetti. Attraverso un vademecum viene “spiegato l’iter che deve avvenire in aula durante l’esame, per evitare eventuali irregolarità lungo lo svolgimento”. Sin dal primo giorno dei test, in più di 30 città italiane, da Brescia a Catania, ci sarà la distribuzione dei moduli e del vademecum da parte dei ragazzi dell’Udu che “esprime forte contrarietà al numero chiuso e all’utilizzo dei test d’ingresso”.

“Non solo perché  –  spiegano gli studenti  –  questi ultimi non rispondono ai criteri di scelta meritocratica cosi tanto decantata dal ministro Gelmini (basta vedere determinate domande banali dei test) ma anche perché sono indice di un altro tentativo del governo di non investire sul mondo del sapere, riducendo il numero degli studenti invece di adeguare e migliorare le strutture universitarie”. Martedì 6 settembre si proseguirà con i test di ammissione a Veterinaria e il giorno dopo con quelli per l’accesso ad Architettura. Per le cosiddette Professioni sanitarie (infermiere, ostetrica, ecc.) i test si svolgeranno l’8 settembre e il 9 sarà la volta di medicina in lingua inglese, che non richiede più la certificazione di conoscenza della lingua.

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04 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/04/news/test-21221887/?rss

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RISCHIA LA LAPIDAZIONE – Ultime ore di carcere per Kate. Anche il web si mobilita per salvarla

Ultime ore di carcere per Kate
Anche il web si mobilita per salvarla

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La giovane nigeriana, che ha scontato 4 anni di reclusione per detenzione di droga, nel suo Paese rischia la lapidazione per essersi rifiutata di sposare un uomo più vecchio di lei e di convertirsi dal cattolicesimo all’islam. Prosegue la raccolta di firme online promossa da Care2, per sottoscrivere la petizione da inviare a Napolitano e non si fermano gli appelli del Movimento diritti civili

Ultime ore di carcere per Kate Anche il web si mobilita per salvarlaKate Omoregbe
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COSENZA – Il tempo della sua detenzione è scaduto. Da ieri Kate Omoregbe, la ragazza nigeriana di 34 anni che si trova nel carcere di Castrovillari, dove ha scontato una condanna a 4 anni di reclusione per droga, può uscire dalla sua cella e tornare in libertà. A trattenerla ancora lì, ricorda l’editoriale dell’Avvenire,qualche piccolo ritardo burocratico e le ferie estive, che hanno bloccato il provvedimento di scarcerazione in qualche ufficio. Eppure per Kate – che potrebbe uscire domani per una riduzione di 90 giorni dovuta a buona condotta – tornare alla vita normale potrebbe significare morte certa. La ragazza, fuggita dalla Nigeria in Italia dieci anni fa perché nel suo Paese rischia la lapidazione, avendo rifiutato di sposare un uomo più vecchio di lei e la conversione dal cattolicesimo all’islam, nonostante dieci giorni fa abbia presentato richiesta di asilo politico alla questura di Cosenza,potrebbe essere espulsa. Infatti la legge prevede per il reato da lei commesso – detenzione di droga – la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione.
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“È una situazione assai complessa,un caso giudiziario di non facile soluzione per l’ostacolo del provvedimento di espulsione, emesso, nel 2008, nei confronti della ragazza insieme alla sentenza di condanna, dal Tribunale di Roma – afferma Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili -. Non è chiaro se domani mattina la giovane immigrata sarà, una volta lasciata la casa circondariale di Castrovillari, una cittadina libera, o se le verrà notificato il provvedimento di espulsione e l’adozione delle misure previste in questi casi, con il trasferimento in un Cie (Centro di identificazione ed espulsione) in attesa che le autorità preposte si pronuncino sulla richiesta di asilo politico presentata una decina di giorni fa dalla ragazza”.
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Per ora non  basta che sul web Care 2,una delle maggiori associazioni mondiali americane per i diritti umani, abbia raccolto più di 1.700 firme per la petizione da inviare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non basta la mobilitazione del Movimento Diritti Civili, che non si stanca di lanciare appelli affinché la ragazza resti in Italia, non basta che ci siano due interrogazioni parlamentari presentate ai ministri dell’Interno e della Giustizia e non basta che un istituto di suore di Lodi si sia dichiarato pronto a dare ospitalità a Kate: la sorte della nigeriana è per ora nelle mani dei giudici del Tribunale di Cosenza, che devono stabilire se dare esecuzione al provvedimento di espulsione o attendere che le autorità competenti valutino la richiesta di asilo.
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E se è vero che per analizzare la domanda ci vorrà del tempo, come dicono gli organismi competenti, e quindi i tempi dell’espulsione potrebbero dilatarsi, è anche vero che la condanna che ha subito per droga potrebbe costarle che la richiesta venga rigettata. Ma non è detto che non sia possibile trovare una soluzione alternativa che potrebbe essere quella di concedere a Kate ‘protezione internazionale umanitaria’, con un permesso di soggiorno appunto per motivi umanitari.
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Intanto la mobilitazione del mondo dell’associazionismo, della politica e del web prosegue. Anche su Facebook è stata aperta una pagina ‘No alla lapidazione di Kate Omoregbe’.
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04 settembre 2011
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SE CHI RUBA E’ DEL PD – ‘Lei non sa chi siamo noi’, ridere amaro con Stefano Disegni

Lei non sa chi siamo noi

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“Gramsci morì senza mai scendere a compromessi”. Papà del Pci e nonno garibaldino, ecco come un militante del Pd, colto con le mani nel sacco, parla della sua diversità morale e cerca di evitare di farsi perquisire.

Clicca sulla tavola per vederla ingrandita

https://i1.wp.com/st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/09/Disegni-Lei-non-sa-chi-siamo-noi.jpg

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fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/04/lei-non-sa-chi-siamo-noi/155233/

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DALLA FRANCIA – Gli spot vergogna con le sexy bimbe atteggiate a prostitute

Gli spot vergogna con le sexy bimbe



Un’azienda francese produce intimo versione “baby” con modelle in pose sexy che non arrivano a dieci anni. Sul web è partito il tam tam degli indignati. Lo spot è già stato segnalato al Giurì per la Pubblicità

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di Caterina Soffici

3 settembre 2011

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Boobs and Bloomers, ovvero tette e mutande. La scelta del nome sarebbe già ridicola se il marchio fosse di indumenti per adulti. Questa, invece, è lingerie sexy per bambine. A giudicare dalle foto avranno otto o nove anni. Truccate come delle piccole Lolite, in pose ammiccanti, aspiranti donne che imparano a usare il proprio corpo, perché visto come gira il mondo è utile capire fin da piccole che “ogni donna è seduta sulla propria fortuna” (come scrisse Piero Ostellino in un dimenticabile articolo sul Corriere della Sera per giustificare le carriere fulminanti di varie ministre e consigliere regionali Pdl).

Che dire di queste foto? La prima immediata reazione nel vedere delle bambine conciate così è di infinita tristezza, per la pochezza etica e culturale di adulti che usano il corpo di queste ragazzine in modo così spregiudicato. Poi scatta l’indignazione vera e propria. Perché questa campagna pubblicitaria di reggiseni imbottiti per bambine è doppiamente pericolosa.

Se da una parte veicola un’immagine delle donne fondata solo ed esclusivamente sull’avvenenza sessuale, dall’altro è una chiara incitazione alla pedofilia. Guardatele, sembrano delle bamboline di plastica. Sembrano tratte dal sito porno pedofilo invece che dalla campagna pubblicitaria di una ditta olandese che commercializza i suoi prodotti anche in Italia tramite grandi magazzini come la Coin.

La foto delle ragazzine con l’accappatoio ci è stata mandata da un lettore che ha scattato la foto negli spogliatoi dell’Aquafan di Rimini. È già stata segnalata al Giurì della Pubblicità. E su Internet ha già iniziato a circolare una controcampagna, molte persone indignate stanno tempestando il sito della ditta che infatti ha rimosso le foto (almeno dal Web, non risulta per le affissioni) balbettando giustificazione poco plausibili, del tipo non era nostra intenzione avvicinare il marchio alla pedofilia eccetera.

Negli anni Settanta Elena Gianini Belotti scrisse un testo molto interessante (Dalla parte delle bambine, Feltrinelli) dove denunciava il precoce condizionamento delle bambine e spiegava come l’educazione sociale e culturale all’inferiorità femminile si compiva nel giro dei primi anni di vita tramite i giochi, le pubblicità, addirittura i libri di testo scolastici. Lavoro poi aggiornato nel 2007 da Loredana Lipperini in Ancora dalla parte delle bambine, che raccontava come la situazione non fosse cambiata, ma anzi peggiorata da tutto il nuovo merchandising fatto di bambole sexy, trucchi per preadolescenti, cartoni animati, marketing forsennato.

Nessuna delle due scrittrici poteva immaginare di leggere le cronache che ben conosciamo, con vergini offerte al drago, minorenni che si vendono con una spregiudicatezza inquietante, addirittura madri, padri e fratelli che incitano a prostituirsi.

Ogni giorno c’è nuovo materiale per aggiornare ulteriormente quei testi. Viene da chiedersi se è più la realtà che stuzzica l’immaginario o se i due piani viaggiano di pari passo. Di certo queste bambine, alle quali viene propinato come prodotto normale un sexy push up, non diventeranno adolescenti in grado di capire e difendere l’importanza del proprio corpo. Penseranno che è giusto, oltre che lecito, usarlo (Ostellino docet, sempre lui…). E i loro coetanei maschi – per non parlare di pedofili e malati sessuali di altro tipo – si sentiranno sempre più in diritto di usarlo, quel corpo, a proprio gradimento. In fondo il push up serve a sentirsi desiderate, no? Chi preda sessuale si fa, soprattutto se non ha gli strumenti per capirlo e per difendersi, è facile che poi ne subisca la conseguenze. Così adesso sappiamo chi ringraziare se fanno sesso a 12 anni. Se le violenze contro le donne aumentano. Se a 18 anni vorranno rifarsi il seno.

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DIRITTI AGGIRATI – Contratti, passa la deroga all’Art.18: con l’intesa aziendale si potrà licenziare

Contratti, passa la deroga all’Art.18
con l’intesa aziendale si potrà licenziare


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Approvato in Commissione bilancio l’emendamento della maggioranza. L’accordo locale potrà non cancellare le tutele dello Statuto dei lavoratori. Camusso (Cgil): “Il governo sta cancellando la Costituzione”. Il Pd: “Provvedimento inaccettabile”

 Contratti, passa la deroga all'Art.18  con l'intesa aziendale si potrà licenziare

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ROMA – Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possono derogare ai contratti ed alle leggi nazionali sul lavoro, incluso lo Statuto dei lavoratori, ed alle relative norme, comprese quelle sui licenziamenti. Tradotto in termini volgari, anche le aziende con più di 15 dipendenti potranno ricorrere ai licenziamenti senza giusta causa se questo potere sarà dato loro da un’intesa con i sindacati maggioritari in azienda.

La “rivoluzione” è contenuta nell’emendamento di maggioranza all’articolo 8 della Manovra approvato oggi dalla Commissione bilancio del Senato ed ha immediatamente scatenato le proteste della Cgil e del Pd. Secondo Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, la modifica dell’articolo 8 dimostra le intenzioni del governo di “cancellare la Costituzione”.

La modifica all’articolo 8 – Il provvedimento passato in commissione stabilisce che, “fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro”, le specifiche intese aziendali e territoriali “operano anche in deroga alle disposizioni di legge” ed alle “relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro”. L’emendamento prevede, in aggiunta, che le intese valide saranno non solo quelle “sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” (come già prevedeva il testo della manovra), ma che anche le associazioni “territoriali” avranno la possibilità di realizzare specifiche intese “con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati” su temi come “le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l’orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro”.

Le materie escluse – Restano escluse dalla contrattazione aziendale alcune materie e norme generali a tutela di diritti e interessi superiori. Così non si potranno fare accordi locali su temi quali “il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento”.

Il potere dei sindacatiL’emendamento approvato prevede anche che piccoli sindacati percentualmente più rappresentativi a livello territoriale possano sottoscrivere accordi con le aziende. la modifica all’articolo 8 del decreto stabilisce infatti che possono sottoscrivere le intese o le “associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale”, ovvero le “loro rappresentanze sindacali operanti in aziende”; le intese, inoltre, come già previsto, avranno “efficacia per tutti i lavoratori, a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alla presenze sindacali”.

Le reazioni. “Le modifiche della maggioranza di governo all’articolo 8  – commenta Susanna Camusso – indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l’articolo 18, in violazione dell’articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama”.

“Si fa un passo avanti – dice il senatore del Pd, Giovanni Legnini – perché si recepisce l’accordo interconfederale del 28 giugno. Ma due passi indietro perché si è introdotta in modo esplicito la possibilità di derogare a disposizioni di legge nazionali. Dicevano che non si toccava l’articolo 18, invece ora è possibile e viene scritto espressamente. Tutto questo è inaccettabile”. Con il sì dei sindacati, riassume anche Achille Passoni, senatore Pd, si potrà anche licenziare. Con queste modifiche all’articolo 8 volute dalla maggioranza, aggiunge Passoni, si apre la strada per la “possibile cancellazione in un contratto aziendale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: una pura follia giuridica e politica”.

“Con le modifiche all’articolo 8, maggioranza e governo usano spudoratamente la manovra come cavallo di Troia per lanciare l’ennesimo gravissimo attacco ai diritti dei lavoratori”, ha detto il capogruppo dell’Italia dei valori al Senato, Felice Belisario. “Siamo a un assalto senza precedenti, all’offensiva finale contro lo Statuto dei lavoratori. Non era mai successo che con la scusa del pareggio di bilancio un governo cancellasse i contratti nazionali. Una ragione in più per scendere in piazza martedì”.

Il ministro – “Le modifiche all’articolo 8 introdotte dalla Commissione bilancio contengono utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacità dei contratti aziendali e territoriali – afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi – . I soggetti abilitati a firmarli sono quelli comparativamente più rappresentativi e le loro rsa o rsu secondo quanto dispongono leggi e accordi interconfederali, compreso quello recente del giugno. Viene così accolta la richiesta espressa da Cisl e Uil a che fossero certamente evitati accordi ‘pirata’ con soggetti di comodo o senza rappresentatività”.

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04 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/09/04/news/contratti_aziendali_derogano_legge_nazionale_commissione_bilancio_approva_emendamento-21216434/?rss

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No, ministro Maroni. Nonostante le sue minacce, questa TAV non si farà. Né ora né mai.

Maroni: i No Tav violenti pagheranno

Alla Festa della Lega, blindata per l’arrivo del ministro, si parla dell’alta velocità: è una priorità, la faremo

«La Tav – dice Maroni – è una grande opportunità per l’economia di tutta l’Italia, e faremo tutto ciò che serve perché venga fatta»

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Travaglio: fermeremo questa Tav di ladri e cialtroni

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Si è arrivati ai manganelli, al lancio di oggetti tra una popolazione esasperata da una minaccia così catastrofica come quella di un cantiere di 15/20 anni che avvelenerà chiunque abiti nei dintorni e i poliziotti che sono stati purtroppo mandati a presidiare ditte private che hanno vinto appalti tutt’altro che in maniera trasparente, affinché possano iniziare i lavori in tempo per non perdere i preziosi finanziamenti europei, come se i finanziamenti europei li dovessimo prendere per forza, se l’Europa un giorno decidesse di finanziare una fabbrica che spara merda sulla gente noi cosa facciamo, soltanto per prendere i finanziamenti europei spariamo merda sulla gente?

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Marco Travaglio

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Che senso ha questo totem dei finanziamenti europei? Bisognerebbe andare a vedere i finanziamenti per cosa, se ci servono, se lo scopo ci interessa o non ci interessa, gli abitanti hanno deciso che non vogliono quell’opera. Gli italiani, se chiamati a un referendum e debitamente informati, non vorrebbero quell’opera, ormai è chiaro qual è l’orientamento degli italiani a proposito di questo modello di sviluppo che risale agli anni 70/80 fatto di opere elefantiache, fatto di cemento, di asfalto, di progetti faraonici che non hanno più alcun senso nel terzo millennio, eppure questo governo di morti e questa finta opposizione di morti, continuano a far combattere le loro guerre dagli altri, continuano come diceva Ricucci “a fare i froci con il culo degli altri”, con quello dei poliziotti costretti a atteggiarsi in assetto antisommossa e dall’altra parte la popolazione è costretta a scontrarsi con questi poliziotti; sono entrambi vittime di una guerra che nessuno che abbia un minimo di cervello vuole, tranne coloro che hanno interessi a prendere quei soldi e forse a spartirseli.

Spesso capita che si dia per scontato che si fa una certa opera pubblica e come avviene nel 90% dei casi in Italia quando parte un’opera pubblica ci sono le tangenti, se poi quell’opera pubblica per qualche intoppo si blocca, chi ha preso le tangenti è beh, o la restituisce oppure deve garantire che quell’opera riparta, non vorrei che in futuro si scoprisse che anche per il Tav, come in tanti altri casi è accaduto questo, da un certo punto di vista me lo auguro che sia accaduto questo, perché almeno avremmo una spiegazione logica sul perché, a proposito di un’opera così assurda, così impopolare tutti i partiti si accaniscono al costo di militarizzare una valle per anni, a sostenere una cosa che tanto varrebbe lasciar perdere, che interesse c’è a trasformare la Maddalena, la Valle di Susa, le zone del Tav in un campo di battaglia permanente?

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Chiomonte, lacrimogeni contro i valsusini

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Che interesse possono avere i partiti a far menare la gente che protesta, a farla sgomberare, non ora, tante altre volte in passato e chissà quante altre volte in futuro? Che altro interesse possono avere? O sono stupidi oppure c’è qualcosa che non ci dicono, l’idea che siano innamorati del progetto del Tav è un’offesa troppo sanguinosa all’intelligenza media delle persone perché ci possono credere, sia come sia a rappresentare nei tavoli istituzionali le ragioni del Tav c’è tra gli altri un certo Paolo Comastri che non è mica un passante, è il direttore generale della società che vuole costruire il tunnel dentro la montagna, la società si chiama Ltf (Lyon Turin Ferroviaire); questo Paolo Comastri un mese fa è stato condannato a 8 mesi di reclusione in Tribunale in primo grado a Torino per turbativa d’asta per avere cercato di pilotare l’appalto per la costruzione della discenderia di Venaus che è una delle cose propedeutiche alla costruzione del tunnel; questo Comastri per conto della Ltf ha dato delega ai suoi legali per chiedere i danni in sede civile a alcune persone che si oppongono da anni alla costruzione di quel mostro, pare che abbia chiesto loro 228 mila euro.

Bene, uno che viene condannato per turbativa d’asta, dovrebbe scomparire dai tavoli istituzionali; nessun politico, nessun sindaco, nessun rappresentante del governo, della Regione, della Provincia, del comitato di quartiere dovrebbe più sederglisi accanto, perché? Perché non è stato mica condannato per furto di bestiame, è stato condannato in primo grado per il momento, sulla base di intercettazioni telefoniche che se andate a cercare il pezzo di Barbacetto sul sito di “Società civile” sono molto eloquenti, riguarda proprio l’appalto per il Tav – truccato – e quindi come possono i politici e gli amministratori pubblici discutere di queste cose con uno che ha fatto queste cose? Vedete che c’è qualcosa che non ci viene spiegato ma che ragionando e mettendo insieme qualche collegamento, qualche nesso, collegando i puntini, il disegno viene fuori e molto spesso è un disegno a forma di mazzetta, o almeno di turbativa d’asta.

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sgombero 1

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Naturalmente bisognerebbe sempre mantenere i nervi saldi, bisognerebbe che tutte le migliaia di persone che manifestano tenessero le mani a posto; non è facile, devo dire, per chi vive in quei posti e per chi vede minacciata la vita propria e dei propri figli e dei propri nipoti restare tranquilli, noi dobbiamo sempre raccomandare a tutti di stare tranquilli per non dare pretesti e per non far male a nessuno, ma un giorno o l’altro a qualcuno potrebbe anche venire il dubbio che lanciare qualche oggetto faccia meno male che provocare tumori o dissesti polmonari con un cantiere che disperderà non si sa ancora quali sostanze minerali scavando 50 chilometri dentro una montagna e altri 20 chilometri dentro altre montagne in uno spazio molto ristretto di poche decine di chilometri. Quindi non bisogna lanciare i sassi, ma bisogna fare di tutto perché quel tunnel non si faccia, io credo che quel tunnel non si farà mai e credo anche che questa sia la migliore dimostrazione che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca, come diceva un politico infame ma molto navigato.

Perché lo sanno anche i politici che difendono a spada tratta il Tav, che quel Tav non si farà mai, a meno che non pensino che lo Stato italiano possa militarizzare la Maddalena, la valle di Susa e tutte le località coinvolte nel tracciato per i 15/20 anni del cantiere, cosa assolutamente impossibile: anche le missioni di guerra in Iraq e in Afghanistan (una è già finita in Iraq, l’altra finirà l’anno prossimo in Afghanistan) non reggono per più di 10 anni: potete immaginare che noi avremmo l’esercito, i cacciabombardieri, gli elicotteri che volteggiano, i carri armati per proteggere le ruspe a dispetto della popolazione locale? Mi auguro, dato che siamo dei democratici, che la gente si ricordi i nomi e i cognomi e le sigle di partito di quelli che hanno plaudito alla militarizzazione della valle, costringendo i poliziotti e i cittadini a farsi del male in una guerra che non è la loro, combattuta da altri sulla loro pelle.

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Chiomonte, poliziotti in azione

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Che si ricordino il Pdl, che si ricordino il Pd, che si ricordino l’Udc e il Polo di centro e che si ricordino la Lega, quella “padroni a casa nostra”, quella “il popolo sovrano” quella “il federalismo”: bene, questi cialtroni stanno sputando sul popolo sovrano, sulle piccole patrie, sulle comunità locali imponendo da Roma, se non da Bruxelles, una cosa che si dovrebbe fare solo e esclusivamente con il consenso delle popolazioni. Prima si trova il consenso delle popolazioni, poi si fa l’opera esattamente come hanno fatto i francesi dall’altra parte delle Alpi: prima hanno convinto le popolazioni, hanno ascoltato le popolazioni, hanno dato alle popolazioni ciò che si poteva dare loro e con il loro consenso hanno iniziato a costruire.
Senza il consenso delle popolazioni queste opere non si possono fare, non c’è niente da fare!

Non è la sindrome Nimby, non è il non in casa nostra, perché se c’è bisogno per la nostra vita di un qualcosa che pure ci dà fastidio è giusto che si faccia anche in casa nostra, per questa opera non c’è alcun bisogno, o almeno nessuno ne ha sentito il bisogno, salvo alcuni burocrati e temo alcuni tangentisti, l’unica cosa che si può fare è stare con gli occhi aperti e possibilmente essere vicini alle popolazioni che protestano, magari dato che sono pure bei posti, organizzando dei bei weekend, dei bei viaggi, andare a portare la solidarietà per uno, per due, per tre giorni a chi sta lì a presidiare anche per conto nostro, su gente ci sarà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, più è improbabile che questo governo di morti e questa opposizione di morti abbiano il coraggio di continuare con i manganelli e le ruspe.

(Marco Travaglio, estratti da “Tav in val Susa, né ora né mai: lo Stato contro i cittadini”, dal blog di Beppe Grillo e da Il Fatto Quotidiano del 28 giugno 2011).

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fonte:  http://www.libreidee.org/2011/06/travaglio-fermeremo-questa-tav-di-ladri-e-cialtroni/

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RICATTI A B. – L’ex modella, il castello e i ricatti. Lavitola: una contropartita per Gianpi / Chi è Walter Lavitola

Le intercettazioni

L’ex modella, il castello e i ricatti
Lavitola: una contropartita per Gianpi

La moglie di Tarantini: «Silvio non ci vuole ricevere? Qui sta per succedere un putiferio»

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L'imprenditore barese Giampaolo Tarantini in una foto di due anni fa (Ansa)
L’imprenditore barese Giampaolo Tarantini in una foto di due anni fa (Ansa)

NAPOLI – Non c’erano soltanto l’imprenditore e il giornalista faccendiere a pressare Silvio Berlusconi per ottenere soldi in contanti e consulenze dalle aziende di Stato. Quando i dirigenti di Finmeccanica decidono di licenziare la ex modella brasiliana Debbie Castaneda, definita nell’ordinanza «amica del Presidente», la donna protesta e decide di rivolgersi subito al capo del governo. Per farlo contatta sul cellulare la sua segretaria personale Marinella Brambilla.
Le carte processuali sulla presunta estorsione da 500 mila euro di Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e sua moglie Nicla delineano una sorta di «corte dei miracoli» che si muove intorno al premier. Persone che frequentano le sue residenze e poi vengono beneficiate con denaro e favori, ma soprattutto che mostrano di poter accedere alla sua vita privata senza troppi ostacoli, disponendo anche dei telefoni privati dei suoi collaboratori più stretti. E tra loro emerge proprio il ruolo di Lavitola che mostra di poter gestire numerosi affari con colossi come Finmeccanica ed Eni, e di trattare i fondi Fas con il ministro Raffaele Fitto. Ma anche di essersi occupato, nell’estate 2010 del castello di Tor Crescenza e soprattutto di guidare i comportamenti dei coniugi Tarantini. In una telefonata con Nicla – che lui chiama affettuosamente Ninni – del 6 luglio scorso, quando lei dice di sperare «che questi si “attivano”», lui risponde: «Si deve fare il processo e da quel giorno noi stiamo a posto. Se proprio lo costringono a patteggiare, Gianpaolo deve chiedere una contropartita».

«Parla con “lui”»
Annota la polizia sul brogliaccio di una telefonata del 30 giugno scorso: «Paolo Pozzessere (dirigente di Finmeccanica ndr ) chiama Debbie (Castaneda) e dice che deve risolvere il problema con quella persona che conosce anche lei e se non ci andrà la cosa non può sbloccarsi. Debbie dice che provvederà a contattarlo personalmente e chiariranno la situazione una volta per tutte. Pozzessere dice che lo hanno chiamato per dei contratti e ha saputo che il suo non c’è. Debbie esterna il suo malcontento alla notizie e chiede spiegazioni in quanto lei ha un contratto. Pozzessere dice che anche se è lui che fa i contratti, ad autorizzarli è Guarguaglini e in questo caso Orsi e loro come Finmeccanica non vogliono andare avanti. Debbie ribadisce che “lui” non ha detto che la cancellasse dal contratto e Pozzessere dice che comunque gli ha detto di stare attenti. Pozzessere dice che la cosa migliore è parlare con “lui” e trovare insieme a lui una soluzione. Debbie dice che lo chiamerà personalmente in quanto non ha nulla da perdere… Debbie dice che chiamerà Marinella e gli riferirà che ha necessità di parlare con “lui” urgentemente e di fissare un appuntamento. Debbie continua riferendo che poi dovrà essere “lui” a dire che non potrà lavorare più in Finmeccanica perché ha fatto qualcosa di male». Gli investigatori sono convinti che il “lui” sia proprio Berlusconi e la conferma arriva cinque minuti dopo. È scritto nell’informativa: «Debbie chiama Marinella e le dice che ha bisogno urgente di parlare con lui anche se sa che è molto impegnato. Marinella le dice che lei è a Milano per cose sue, mentre lui è a Roma a palazzo Chigi e deve provare tra un’oretta. Debbie dice che tra un’ora chiamerà palazzo Chigi. Marinella le chiede se ha il numero di Roma e Debbie risponde di sì».

Arriva «un putiferio»
Sono continue le richieste di Nicla, la moglie di Tarantini, a Lavitola affinché arrivino soldi a suo marito. L’11 luglio intima: «Ricordati che lui ha un’indagine per bancarotta. Io te l’ho detto dal principio: “guarda che lui deve avere uno stipendio alto!”». E tre giorni dopo, quando Lavitola le dice che Berlusconi non vuole incontrarli, lei inveisce minacciosa: «C’ha pure il coraggio di dire una cosa del genere? Forse tu non hai capito, sta per succedere un putiferio qua… quando uscirà tutta la merda…». Lavitola cerca di tenerla buona, si propone ancora una volta come mediatore nei rapporti con il presidente del Consiglio. Ha sempre mostrato di avere con lui grande dimestichezza come emerge nella telefonata del 6 luglio quando racconta che fu proprio lui ad occuparsi della gestione del castello di Tor Crescenza che Berlusconi aveva preso in affitto e dove organizzò cene e feste.
Annotano gli investigatori: «Valter dice che Gianpaolo è affascinato da Berlusconi cosa confermata da Ninni che a sua volta manifesta l’insofferenza di Gianpaolo nel non poter avere più un rapporto stretto con Berlusconi. Valter dice che Berlusconi teneva il rapporto solo per le f… e quando lui (Valter) stava facendo la cosa del castello di Torre in Pietra veniva chiamato da Berlusconi di continuo, e continua dicendo che a lui (Berlusconi) quello che gli interessa di più è quella cosa della f… Ninni dice che lui per la f… si è rovinato la vita. Valter dice che ora non deve succedere che per una stupidaggine di rassicurazione devono far saltare tutto, perché se quello si vede pressato li manda aff… Lavitola continua dicendo che non vuole vedersi chiudere tutte le porte in faccia per cui non può dire che è innamorato di Nicla, visto ciò lo sta tenendo a bada per questo motivo. Valter dice che è indeciso se dirgli che loro due (Valter e Nicla) stanno insieme». Riferendosi a Berlusconi la donna afferma: «Il problema non era Gianpaolo che a 33 anni non gli ha saputo dire di no perché è un superficiale e un amorale… ma le persone che gli dicono come ti sei fidato (di Gianpaolo) non ci credo, perché lo sanno che il verme marcio è proprio lui».

Le modelle Fininvest
Sono molteplici gli affari che Lavitola gestisce e tra i più redditizi c’è quello dell’editoria che porta nelle casse dell’ Avanti! milioni di euro, fondi gestiti proprio da un dipartimento di palazzo Chigi. In un’intercettazione sostiene di avere venticinque società, in un’altra afferma che «l’unica cosa che adesso mi interessa è l’Eni» e si capisce che anche Tarantini aspetta di chiudere affare con il colosso degli Idrocarburi: «Mi ha detto entro la fine di giugno». Ma soprattutto sostiene di essere stato incaricato di effettuare un casting per la holding di Berlusconi. L’11 luglio, mentre è al telefono con Nicla, le spiega di essere all’estero «e deve fare la selezione di modelle per la Fininvest».

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04 settembre 2011 09:43

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fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_settembre_04/sarzanini-inchiesta-tarantini_ef6cdd78-d6c6-11e0-8117-f5a7da88e267.shtml

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Per feste o dossier chiamate Valterino


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Chi è veramente il direttore dell’Avanti al centro del caso Montecarlo-Santa Lucia? Massone, grande amico di Cicchitto, procacciatore di ragazze per le feste di Silvio, con molti business in Centro America

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di Emiliano Fittipaldi

(30 settembre 2010)

Lavitola, chi era costui? Mezza Italia si fa questa domanda. Lavitola, indicato dai finiani come il faccendiere che ha brigato per produrre dossier sulla casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani, è l’uomo del momento. Difficile catalogarlo: direttore ed editore dell'”Avanti”, imprenditore ittico, nato a Salerno ma residente in Basilicata, iscritto a una Loggia massonica di Napoli (come ha scoperto due anni fa “La voce delle voci”) con numero progressivo 13.462, grande amico di Fabrizio Cicchitto e di Sergio De Gregorio, di sicuro in poco più di un anno è riuscito a diventare “il preferito” di Silvio Berlusconi. “Nel cuore del premier”, racconta una fonte vicina a Palazzo Chigi, “Lavitola ha sostituito Giampaolo Tarantini in tutto e per tutto. Insieme hanno passato molte serate a Tor Crescenza”, il castello affittato dal presidente del Consiglio, posto fantastico lontano dal centro di Roma e da occhi indiscreti.
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Valter si vanta della sua amicizia, ma non è un mitomane: è talmente vicino al premier che qualche mese fa alcuni imprenditori friulani, conoscendo la sua passione per la caccia, prima di invitarlo a una battuta si sono premuniti di comprare dei cervi dalla vicina Slovenia, in modo da fargli trovare prede adeguate al suo nuovo rango di favorito del sultano.
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Nel cerchio ristretto di Silvio il nome circolava da tempo, accompagnato spesso da smorfie che dissimulano invidia e, soprattutto, preoccupazione. Gianni Letta, Paolo Bonaiuti, Niccolò Ghedini e Valentino Valentini non lo amano troppo, ma Berlusconi, si sa, fa di testa sua. Così il nome di Lavitola spunta per la prima volta a fine giugno, quando il capo del governo è in Brasile in visita di Stato. I giornali locali lo identificano come il “rappresentante della presidenza del Consiglio per Brasile e Panama”, e come organizzatore di un festino in onore del Cavaliere. Protagoniste assolute sette ballerine di lap dance. Due mesi e mezzo di silenzio, poi la nuova ribalta a causa delle accuse di Italo Bocchino, (pare) supportate da prove raccolte da un investigatore privato che per conto dei finiani ha fatto una controinchiesta sul campo.
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Nessuno sa se il capo di Futuro e Libertà ha in mano documenti schiaccianti sulle attività di dossieraggio di Valter, che ha già annunciato querela. “L’espresso” ha però contattato due autorevoli fonti vicine al Cavaliere, che fanno notare come Lavitola, per sua stessa ammissione, negli ultimi mesi ha viaggiato tra Brasile, Santa Lucia e Panama. Proprio lo staterello dell’istmo sarebbe lo snodo fondamentale della presunta connection. “In Centroamerica Berlusconi e Lavitola arrivano il 30 giugno, il giorno dopo la festa nell’albergo di San Paolo: il premier doveva inaugurare i lavori d’ampliamento del Canale”, un affare miliardario dove sono riusciti a entrare anche le italiane Impregilo e Finmeccanica. “Sia Lavitola che Berlusconi conoscono bene il presidente di Panama Ricardo Martinelli”, raccontano all’unisono le fonti, che chiedono di rimanere anonime. “Martinelli è un imprenditore italo-panamense che ha fatto i soldi nella grande distribuzione, un conservatore che ha buoni rapporti con il governo della vicina isola di Santa Lucia”.
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Impossibile dire oggi, chiosano le fonti, “se Lavitola abbia chiesto a Martinelli di fare pressioni sul governo del paradiso fiscale per scrivere la lettera che incastrerebbe Giancarlo Tulliani e Gianfranco Fini, ma nella storia non s’è mai visto un documento così insolito”. Come è insolito il comportamento tenuto negli ultimi giorni da Lavitola e dal ministro Francis, autore della nota sull’effettivo beneficiario (che sarebbe Tulliani) delle due società (la Timara e la Printemps) che hanno comprato la casa di Montecarlo: entrambi, parlando di una e-mail di James Walfenzao (il gestore delle società) che avrebbe dato il via all’inchiesta, si sono ingarbugliati sulle date in cui ne sarebbero venuti in possesso. Lavitola prima ha dichiarato di averla avuta a giugno, poi si è corretto e ha parlato di agosto, mentre Francis ha spiegato di avere iniziato l’inchiesta, grazie anche all’e-mail, tra marzo e giugno. Nella missiva, ha scritto proprio Lavitola sull'”Avanti”, Walfenzao avrebbe scritto di essere preoccupato per “uno scontro tra Fini e Berlusconi basato sulla proprietà di un immobile”: peccato che il caso sia scoppiato molto più tardi, il 28 luglio. L’imprenditore, nonostante le voci e le contraddizioni, è tranquillo. Il giorno successivo le accuse di Bocchino, è andato a caccia, in seguito è stato ricevuto dall’amico Silvio a Palazzo Grazioli. Chi lo conosce da tempo non si aspettava da lui una scalata al potere così repentina.
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Nato nel 1966, figlio di uno psicologo che fu anche perito del boss Raffaele Cutolo (Valter racconta che il padre definiva il camorrista “un vero e proprio pazzo”), laureato in scienze politiche alla Sapienza, iscritto ai Giovani socialisti e chiamato da De Michelis “Valterino”, Lavitola riesce nel 1996 a comprarsi la testata “Avanti” (senza L) insieme a De Gregorio. Un colpaccio: il giornale, quasi clandestino, prende circa 2,5 milioni di contributi statali l’anno. All’inizio ci scrivono socialisti e pezzi da novanta come Brunetta, Boniver e Cicchitto, ma “dopo un po’” ricorda Giuliano Cazzola “Lavitola ha mandato via tutto il comitato direttivo. Un tipo strano, voleva comandare lui”.
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La sua chance politica se la gioca nelle Europee 2004, quando è primo dei non eletti per Forza Italia al Sud, mentre nel 2009 non riesce a farsi mettere in lista. Poco male, Lavitola ha mille risorse. Oltre alle attività di import-export in Sudamerica e a quelle di editore, il rampante che vanta l’amicizia di Bettino Craxi è stato negli anni amministratore e socio di 14 società, che spaziano dall’immobiliare all’agricoltura (La Beccaccia), dalla silvicoltura al tessile: nel 2003 l’imprenditore ha messo in piedi un consorzio per partecipare alla gara del ministero della Difesa per la fornitura di vestiti e stivali dell’esercito. L’ultima avventura è di giugno, poco prima della partenza per il Brasile: Lavitola ha fondato una società di consulenza, la VL Consulting, di cui è socio unico e amministratore. Ora, è “difficile accettare che Valterino sia il centro di un complotto che fa traballare un governo e un partito”. spiega l’ex sottosegretario socialista Mauro De Bue, che ben conosce Lavitola. “Non so neppure se i suoi rapporti con i Servizi di cui si è sempre vantato corrispondano a verità. Ma se fosse così, è proprio il caso di affermare: siamo proprio caduti in basso”.
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Manovra e buio sul lavoro: La Fiom organizza le notti bianche / Camusso: “Noi non ci rassegniamo”

Manovra e buio sul lavoro
La Fiom organizza le notti bianche

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Domani il sindacato dei metalmeccanici va in piazza. Tutti in piedi aspettando lo sciopero del 6 settembre. Manifestazioni alla Borsa di Milano, alla Ducati di Bologna, all’Ilva di Taranto e a Torino

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di Salvatore Cannavò

3 settembre 2011

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Lo sciopero è una cosa seria e la Fiom cerca di offrire alla mobilitazione indetta dalla Cgil per il 6 settembre un contributo che allarghi la partecipazione e l’impatto della protesta. E così, i metalmeccanici guidati da Maurizio Landini cominciano un giorno prima, il 5 settembre con un’iniziativa inedita: “Le notti bianche”. L’espressione può sembrare un po’ “radical”, richiamandosi alle notti di festa inaugurate dal sindaco di Parigi Delanoë e poi riprese con successo in Italia dall’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni. La Fiom, invece, le propone come nottate di mobilitazione e di “indignazione” “contro una manovra che cancella per legge i Contratti nazionali, che permette alle imprese di licenziare liberamente, che fa pagare interamente alle lavoratrici e ai lavoratori i suoi costi”. Del resto, durante l’ultimo sciopero dei metalmeccanici ad Ancona si svolse “la notte rossa” e fu un successo.

Così, per il 5 settembre sera la Fiom sta preparando dei presidi in luoghi simbolici di quattro città italiane: la Borsa di Milano, la Ducati Motor di Bologna, azienda simbolo del tessuto industriale di quella città, l’Ilva, Taranto, a rappresentare il rapporto tra lavoro e ambiente e poi a Torino davanti a Palazzo Carignano che ospitò il primo Parlamento Subalpino a simboleggiare un confronto con i luoghi del potere. “Manifestiamo davanti ai luoghi che la crisi l’hanno determinata”, spiega al Fatto, Maurizio Landini. “Si tratta di rimettere al centro il lavoro svalorizzato dalla crisi contestando l’idea che la finanza possa sostituire la produzione. Anzi, dalla crisi occorre uscire con un diverso modello di sviluppo”. Le iniziative della Fiom non si fermano però nella notte del 5, ma proseguiranno il 6 dopo le manifestazioni dello sciopero, con un presidio “nazionale” in Piazza Navona, davanti al Senato: “Mentre nel Parlamento discuteranno della manovra noi vogliamo dare voce alle alternative possibili”. Al presidio parteciperanno movimenti e associazioni, dai comitati per l’Acqua agli studenti, da Arci a Libera, da personalità della cultura a giornali, tra cui il Fatto.

Se da un lato l’iniziativa intende richiamare attenzione e visibilità alla specifica lotta della Fiom – che è impegnata non solo contro la manovra ma anche contro le giravolte di Marchionne in Fiat e per il rinnovo del contratto metalmeccanico – nondimeno si tratta di un supporto allo sciopero. Che Landini giudica “importantissimo e che avrà, a giudicare dai segnali che abbiamo in questi giorni, un risultato straordinario. Però non deve essere solo di testimonianza, deve proseguire”. Su come farlo Landini non va oltre. Le manifestazioni del 5 e del 6, ci tiene a precisare, “finiscono lì” e quindi non viene avanzata nessuna idea di accampamento “alla spagnola”. Però la Fiom, insieme a molte altre associazioni, sindacati di base, forze politiche e sociali, sta lavorando per lanciare una manifestazione nazionale il 15 ottobre, giorno in cui gli “indignados” hanno promosso una mobilitazione europea. Se ne parlerà domenica a Roma e poi ancora, dopo lo sciopero, al Comitato centrale della Fiom che si terrà il 7 settembre in preparazione dell’assemblea nazionale dei metalmeccanici del 21 e 22 settembre.

Se ne discuterà, probabilmente, anche al direttivo che la Cgil ha convocato per il 9 settembre in cui l’organizzazione diretta da Susanna Camusso farà il punto sullo sciopero e sulle iniziative da intraprendere nel futuro (oltre che discutere della propria strategia). Ieri la Cgil ha invece ricordato il caso delle crisi aziendali irrisolte e che la manovra renderà ancora più problematiche con un impatto critico su almeno 225 mila persone. Tanti sono, infatti, i lavoratori il cui futuro lavorativo attende l’esito dei 187 tavoli di crisi aperti presso il Ministero dello Sviluppo economico. Secondo la Cgil le situazioni di crisi che continuano a colpire i macro settori produttivi sono “allarmanti”. Vengono citate “le numerose vertenze legate alla Chimica, all’Itc (Information and communications technology), al settore Farmaceutico, Navalmeccanico, degli Elettrodomestici, della Ceramica, del mobile imbottito e dei Trasporti”. Nella nota diffusa ieri, infine, il sindacato di Corso Italia fa l’elenco di 20 casi che rappresentano vecchie e nuove possibili future vertenze. Si scorrono i nomi di crisi note – Eutelia, Vynils, Eurallumina, Omsa, Fiat, Fincantieri, – ma appaiono situazioni nuove e altrettanto pesanti: Alenia, Basell, Pfizer, Magona, Irisbus, Porto di Gioia Tauro. Solo per queste principali vertenze i posti a rischio sarebbero 25 mila.

da il Fatto quotidiano del 3 settembre 2011

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Noi non ci rassegniamo

CINEMA, VENEZIA 2011 – Pescatori e migranti, dimenticati d’Italia: Applausi e consensi al film di Crialese

Pescatori e migranti, dimenticati d’Italia
Applausi e consensi al film di Crialese

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Piace “Terraferma”, prima pellicola italiana in concorso. Il regista: “Sul tema immigrazione inadeguati sia lo Stato che certa informazione”. E respinge le accuse di politically correct: “Non so cosa significa…”

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dall’inviato di Repubblica CLAUDIA MORGOGLIONE

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Pescatori e migranti, dimenticati d'Italia Applausi e consensi al film di Crialese
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VENEZIA  –  La solidarietà tra due donne  –  una isolana, una immigrata  –  che il nostro Paese, in modo diverso, non vede e non riconosce. Un luogo di frontiera affacciato sul mare, approdo di sbarchi di extracomunitari, diviso tra tentativi di far finta di nulla per non perdere turisti e cultura dell’accoglienza trasmessa dai pescatori. L’atteggiamento ottuso delle forze dell’ordine, che arrivano per far applicare la norma per cui essere clandestini è reato. E al centro di tutto, lo sguardo  –  prima ingenuo, spaesato, poi sempre più consapevole  –  di un adolescente che tra quegli scogli, e quel mare, è sempre vissuto.

E’ tutto questo “Terraferma” di Emanuele Crialese (dal 7 settembre al cinema), primo attesissimo film italiano in concorso, di scena oggi qui alla Mostra. Accolto bene, con applausi e commenti positivi, sia al termine della proiezione stampa mattutina, sia all’arrivo di regista a cast in conferenza stampa. Un ottimo inizio. Per un film che va dritto al cuore della nostra contemporaneità: “Per noi  –  spiega l’autore  –  la cronaca è stata fonte di ispirazione, ma anche tentazione da evitare. Volevamo una storia che uscisse dal linguaggio televisivo o da quello documentaristico”. E che sottolineasse, aggiunge, “le responsabilità sia dello Stato che di certa informazione”.

Protagonista della storia è Filippo (Filippo Pucillo, bravissimo, già scelto da Crialese per “Respiro” e “Nuovomondo”), ventenne orfano di padre, figlio e nipote di pescatori, che vive su un’isola che sembra proprio Lampedusa – anche se il film è girato nella vicina Linosa. Sua madre (Donatella Finocchiaro) capisce che di pesca non si vive più, e cerca di seguire l’esempio di suo cognato Beppe Fiorello, cercando di tirare su qualche soldo coi turisti. Ma l’isola è blindata per i continui sbarchi di migranti: Filippo e suo nonno (Mimmo Cuticchio), usciti per mare, ne salvano un gruppo. E nascondono a casa una donna (Timnit T, una vera immigrata salvata da un naufragio in cui morirono quai 70 persone) con un figlio e che sta per partorirne un altro. La mamma di Filippo all’inizio le è ostile: ma l’ancestrale solidarietà femminile, quasi suo malgrado, diventerà più forte. E la vita di tutta la famiglia cambierà…

Ma l’avventura del film si intreccia anche con la storia, reale, di una delle sue interpreti. “Ho letto la vicenda di Timnit sui giornali, nel 2009: era sopravvissuta insieme a sole quattro persone a uno sbarco, dopo tre settimane alla deriva in mare. Il suo volto, il suo sguardo, il suo sorriso mi hanno colpito. Sono riuscita a incontrarla. Lei non voleva raccontarmi la storia, allora le ho detto: ‘re-inventiamola insieme, questa tu esperienza’. Da lei emana una grandissima dignità: così come da tanti immigrati che ho incontrato”. Poi l’affondo: “La risposta dello Stato, di fronte e fenomeni come questo, è completamente inadeguata: far morire la gente in mezzo al mare è segno di grandissima inciviltà. Le persone hanno un po’ perso la rotta, colpa anche del bombardamento mediatico: la responsabilità è pure di un certo tipo di informazione”.

E nella sua foga, comprensibile, nel difendere il suo film, Crialese in conferenza stampa quasi perde le staffe. Ad esempio, quando viene accusato di essere troppo politicamente corretto: “Non so che vuol dire questa parola, me la spiegate?”. E a chi gli contesta che nessuna legge italiana impedisce i salvataggi in mare, ricorda che “ci sono pescherecci che sono stati sequestrati perché avevano raccolto migranti portandoli in porto: bisognerebbe informarsi bene… Perché il mio non è un film a tesi, racconto una storia nel modo più semplice e diretto possibile. Il mio pubblico ideale è un bambino di sette anni”. Fine della polemica.

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04 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/edizione2011/2011/09/04/news/crialese-21210406/?rss

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