Archivio | settembre 11, 2011

SEI MESI FA LA TRAGEDIA – ‘Quanto costa un kilowattora da Fukushima?’, Una riflessione importante

Quanto costa un kilowattora da Fukushima?

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In questo articolo vorrei analizzare alcuni punti di un discorso estremamente coraggioso e insolito, quasi “non professionale” ma molto chiaro e categorico

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A cura di Dario Fiorina, Energy Manager Abenergie Rinnovabili

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Plamen Dilkov, il direttore esecutivo di PVB Power Bulgaria ha “tirato le orecchie” ad alcuni rappresentanti del potere nel Paese. Ingegnere e investitore, uomo ed ecologo, Dilkov è cresciuto in Italia e nel corso degli anni è arrivato a intrecciare questi quattro mondi diversi in un’unica lega omogenea. Secondo Plamen Dikov il vero sviluppo su scala mondiale delle tecnologie per la produzione di energia da fonti rinnovabili, è pianificato dai governi centrali delle super potenze, per gli anni successivi al 2025. Ma il futuro non è d’accordo, si ribella ai complotti mondiali.

Dopo il 2025 i grandi monopoli avranno ammortizzato per l’ennesima volta il ciclo di vita degli impianti di estrazione di carburanti fossili, le grandi lobby del nucleare potranno contare su un numero d’impianti sufficiente a giustifi care i parametri finanziari con cui i grandi fondi mondiali danno loro credito e riconoscono valore aggiunto alle loro azioni. La caduta fino a qui, è garantita, anzi, si può certificarne il buono stato.

È tutto qui? Davvero è solo un problema di cifre, di coeffi cienti, di carte, di prodotti fi nanziari, di rapporti geopolitici che ormai nessuno si ricorda esattamente ma in moltissimi ne godono i benefici economici, a diritto e senza averne il diritto?Il futuro nostro e dei nostri figli costa questo? Crescita continua della produzione, a cui va garantita una crescita altrettanto continua di consumi, a qualsiasi prezzo, ambientale, culturale, addirittura economico?Come nel 2006, anche oggi rimaniamo convinti che il migliore megawatt prodotto, il più conveniente, sia il negawatt, cioè quello non prodotto. Un paradosso in bocca a chi produce energia per mestiere, ma ne siete davvero sicuri? L’energia non è solo indispensabile, ma è anche un fattore di sicurezza nazionale. Chi ha energia, ha l’indipendenza, può trattare da posizione di forza, ha influenza politica anche sui Paesi che lo circondano. Quindi, come per una equazione matematica, chi produce megawatt produce potere. Vero, ma in un mondo infestato appunto dai prodotti finanziari dalle provvigioni sulle forniture, dagli scambi politici che non si possono dichiarare, perché ignobili o addirittura vietati dalle convenzioni internazionali, è un po’ difficile razionalmente e coerentemente, sottoscrivere l’equazione. L’equazione rimane vera, ma è inaccettabile per un mondo che si professa democratico.

Ma il futuro spesso non è come lo programmiamo. Lo dimostrano i fatti di Fukushima e il massacro di un popolo serio, ordinato e addirittura cultore, per carattere e per religione, della natura, come quel-lo giapponese. Non avremmo voluto mai sentire che sarebbe potuta succedere una seconda Chernobyl. Adesso speriamo con non sia peggio di Chernobyl. Speriamo inoltre che non si rovesci qualche petroliera in mare, che nessuno incendi pozzi di petrolio e che le stazioni di rilevamento della qualità dell’aria delle metropoli mondiali non registrino valori micidiali per la nostra salute.

Il futuro viene e ci prende per le orecchie, perché lo abbiamo ipotecato. Basandoci su un’equazione matematica e qualche carta, forzata e spesso truccata, abbiamo intrapreso un modello di sviluppo industriale che professa il massimo del consumo e non l’ottimizzazione, che postula la crescita infinita invece che quella sostenibile, e non solo dal punto di vista ambientale, ma anche umano.

Quale poesia intensa o vibrante potrà scrivere un giapponese sul fiore del ciliegio, oggi che una civiltà millenaria rischia il genocidio per colpa dell’atomo e della sua fusione? Rispetto ai giapponesi nel mondo della tecnologia e dell’industria di meglio in generale c’è poco, pochissimo. Quanto costa oggi e in futuro la centrale nucleare di Fukushima? Qualcuno ha aggiornato il business plan? Gli ammortamenti? Il costo di riparazione delle opere era previsto nei costi d’investimento? Chi pagherà per i prossimi secoli i processi industriali necessari per far decadere la radioattività di quanto fuoriuscito? Quanto costa veramente oggi un kilowatt prodotto dalla centrale di Fukushima? Qual è il suo tempo di ritorno? A quanto si avrebbe dovuto vendere un kilowatt prodotto da Fukushima?Forse a questo  potranno rispondere solo i nostri figli.

Adesso vorrei parlare delle energie da fonti rinnovabili che la natura ha generosamente predisposto in tutto il mondo e sicuramente in Europa. All’interno dei nostri confini possiamo per la prima volta partecipare a sviluppare un modello economico alternativo a quello che ci vogliono imporre i soliti noti. Acqua, vento, sole e vegetali vari sono gli stessi qui come in America o in Germania, in Cina e in Francia.

Dappertutto ci viene spiegato che le rinnovabili sono costose, un lusso. Forse sì, le cose in parte stanno così, ma solo perché non esiste un vero dibattito pubblico, non esiste una chiara e consapevole strategia da parte del mondo politico, di tutto il mondo politico. Alcuni governi, in altrettanti Paesi, stanno investendo massicciamente sullo sviluppo del proprio potenziale rinnovabile; investono nella qualità della propria aria e soprattutto nel futuro dei propri figli. L’Italia ha un potenziale rinnovabile da sfruttare, che va pianificato e condiviso.

Sappiamo quanta energia servirà tra 20 o 30 anni al nostro sistema? Abbiamo contabilizzato quali sono i potenziali risparmi a seguito di maggiore efficienza degli impianti e delle nostre industrie e abitazioni? Quale sarà il modello economico nel futuro? Acqua, vento e sole non costano, a differenza di ogni altro combustibile necessario alla generazione di energia.

Abbiamo contabilizzato i costi di approvvigionamento dei combustibili, la loro reperibilità sul mer-cato, la loro sicurezza, il loro smaltimento, gli effetti della loro combustione? Abbiamo valutato e contabilizzato lo sviluppo demografico del nostro paese, le sue peculiarità, esigenze specifiche, necessità di sviluppo in termini di infrastrutture minime, di creazione di ricchezza? Mi riferisco alla poten-zialità concreta, per le municipalità, di par-tecipare direttamente al futuro, a generare energia dalle risorse che la natura ha generosamente messo a disposizione, affi nché nessuno venga preso per le orecchie da qui a poco, grazie ad un modello di Smart-Grid come quello danese.

Il giorno che verrà realmente valutato il costo di un kilowatt prodotto da rinnovabile e da convenzionale, contabilizzando tutti i fattori, anche le rinnovabili avranno una loro sostenibilità economica dignitosa, con ritorni dell’investimento calcolati su periodi brevi.

Il futuro ha bussato alla nostra porta nel 1994, quando a Kyoto politici e governi il-luminati crearono le basi per un progresso civile alternativo ed erede alla rivoluzione industriale ottocentesca. Con quanto sta accadendo in Giappone, oggi il futuro ha sfondato le porte: guai a non voler cogliere l’opportunità del cambiamento.Alla base dell’energia nucleare vi è un’equazione matematica. Anche alla base di quella idroelettrica, di quella fotovoltaica e di quella eolica. Stessa scienza, pari dignità.

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09 settembre 2011

fonte:  http://www.businessgentlemen.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2688&catid=42&Itemid=59

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CRONACHE DA FIRENZE

La copertina del mensile di settembre

INIZIATA LA GUERRIGLIA – Bruciati i camion usati contro i No Tav

L’OPINIONE DI MARILYN

Inutile dire che non mi sento di condividere l’incipit dell’articolista. Definire terroristi chi protesta per un cantiere economicamente inutile ed ecologicamente disastroso, seppur con metodi poco ortodossi e violenti nei confronti delle proprietà altrui, a me sembra decisamente fuorviante e di non chiara lettura. E’ lo Stato ad aver imposto con violenza un progetto che la gente della valle non condivide; ad aver occupato, abusivamente, un territorio privato calpestando ogni diritto; ad aver impedito il naturale svolgimento della vita quotidiana di tantissima gente per il ‘vezzo’ di voler imporre, ad ogni costo, una visione politica che fa dell’uso della forza un grimaldello per scardinare ogni principio democratico. Chi è il terrorista? In questo gioco al massacro l’unico perdente, in qualsiasi modo finisca tutta la vicenda, è lo Stato; perché lo Stato (così com’è oggi) rappresenta solo se stesso, la parte cioè degli interessi privati dei pochi a discapito dell’interesse pubblico dei molti.
Qualcuno l’ha iniziato, questo gioco. E non sono certo gli abitanti della valle di Susa.

NO TAV – ASSEDIO NOTTURNO IN CLAREA 09-09-11

Caricato da in data 10/set/2011

Assedio notturno del movimento No tav al fortino del non-cantiere di chiomonte di venerdi 9 settembre 2011, e taglio delle recinzioni, sotto una pioggia incessante di lacrimogeni sparati ad altezza uomo.

Bruciati i camion usati contro i No Tav

Escavatori e altri mezzi impiegati nello sgombero

Bombe carta, lancio di sassi e di chiodi, lacrimogeni e idranti. Quella di venerdì è stata l’ennesima notte pesante a Chiomonte

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di massimo numa
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CHIOMONTE – L’attentato in stile terroristico che ricorda le modalità della lotta contro l’alta velocità in atto nei Paesi Baschi è ora al centro di un’indagine dei carabinieri. Questa mattina gli inquirenti hanno compiuto un lungo sopralluogo nella cava di Susa di una delle aziende i cui titolari hanno lavorato per la costruzione della Torino-Lione. Gli ignoti attentatori hanno prima sabotato l’impianto elettrico poi, utilizzando combustibile, hanno semidistrutto due escavatori e due camion. Le indagini per il momento non sono indirizzate verso soggetti precisi ma l’attentato sembra ricollegarsi ad un incendio precedente ai danni dell’Italcoge e all’attentato subito dal sindaco di Chiomonte Renzo Pinard.

Domani ci sarà l’udienza di convalida in Tribunale e, alle 18, un presidio di solidarietà in piazza Castello per le due attiviste No Tav arrestate nel corso degli scontri avvenuti la notte tra venerdì e sabato. Sono entrambe incensurate e senza precedenti di polizia specifici. Marianna Valenti, vent’anni, studentessa originaria di Rovereto ma residente a Torino, non è mai stata neppure identificata nel corso degli incidenti, iniziati a Chiomonte il 23 maggio scorso, e non risulta una sua appartenenza a quei gruppi antagonisti.

Marianna è stata catturata dai carabinieri del Nucleo Informativo proprio davanti al varco 4, oggetto di un lancio di sassi, pallini d’acciaio, bombe-carta. Subito dopo, è stata accompagnata, in manette, nel piazzale davanti al museo, nel quartiere generale del presidio interforze. Da mesi si dedica alla protesta No Tav, anche partecipando ai presidi di Torino, organizzati da esponenti della Resistenza Viola. Molto conosciuta, invece, la donna arrestata dalla Digos. Si tratta di Elena «Nina» Garberi, 40 anni, madre di tre figli, infermiera e volontaria del 118. Il suo compagno, Maurizio A., ha legami di parentela con uno dei leader (ala anarchica) della protesta.

In prima fila nelle ultime manifestazioni, anche per aiutare gli attivisti nei momenti di emergenza, sotto il lancio di lacrimogeni e durante gli scontri, grazie alle sue conoscenze mediche. Anche lei è stata arrestata quando i reparti anti-sommossa, stanchi di fare da bersaglio ai black-bloc appostati davanti alle recinzioni, hanno aperto i cancelli a caccia dei violenti. Elena «Nina», tutta vestita di nero, è stata bloccata e ammanettata dalla Digos. Anche lei è rimasta una ventina di minuti, in manette, nel piazzale del cantiere. E ieri i carabinieri e la Digos hanno sequestrato chiodi a tre punte, scudi di plexiglas, cesoie per tagliare le reti, bombe-carta. E prima ancora, nei depositi scoperti nei boschi, molotov, ordigni agganciati a pietre e bulloni, mortai e contenitori pieni di ammoniaca.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/419624/

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La copertina del mensile di settembre

El Salvador, individuato dopo 31 anni il killer di monsignor Oscar Romero / GUARDATE IL VIDEO: Massacre in El Salvador during Oscar Romero’s funeral

Massacre in El Salvador during Oscar Romero’s funeral

Caricato da in data 04/dic/2008

Snipers from the National Army fire from the top of buildings during Romero’s funeral in 1980 in the central San Salvador park. And yes, this is how OUR people suffered, thanks in part to the US’ involvement in Salvadorian affairs! The US supported the then-bloodthirsty junta with financial aid and arms. They only stopped helping the Salvadorian junta after the 4 nuns were murdered, only to resume their aid a few days later. The US has been responsible for literally millions of deaths throughout the 20th century via illegal coups, establishing dictatorships in 3rd world countries and CIA-backed private wars.

El Salvador, individuato dopo 31 anni il killer di monsignor Oscar Romero

E’ Marino Samayoa Acosta, faceva parte della disciolta Guardia nazionale. Procede la causa di beatificazione

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di Franca Giansoldati
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CITTA’ DEL VATICANO – Lentamente, dal passato, la verità sulla morte di Oscar Romero, l’arcivescovo di San Salvador ucciso dagli squadroni della morte, si sta facendo largo. Il quotidiano salvadoregno, Diario CoLatino, ha pubblicato una inchiesta su quel capitolo oscuro, dando finalmente un volto all’uomo che nel 1980 sparò contro quel vescovo coraggioso che non aveva paura di denunciare i crimini e sfidare apertamente la giunta militare.

L’assassino che lo uccise faceva parte della scomparsa Guardia Nazionale. Il suo nome è Marino Samayoa Acosta, è nato l’8 ottobre 1949. Il quotidiano spiega che il killer era membro del corpo di sicurezza del Presidente della Repubblica, il colonnello Arturo Armando Molina, e che sarebbe stato ‘assoldato’ direttamente dal figlio del Presidente, Mario Molina. La rivelazione ha subito fatto il giro del mondo.

Diario CoLatino afferma che pubblicherà prossimamente altre informazioni provenienti da “ambienti vicini al maggiore dell’Esercito Roberto D’Aubuisson”, che da sempre e da più fonti, dentro e fuori il Paese centroamericano, è indicato come il mandante dell’omicidio.

Il vescovo fu crivellato di colpi all’altare, mentre stava celebrando la messa nella cappella di un ospedale della capitale. Amado Antonio Garay Reyes, l’uomo che guidava l’auto che portò il killer sul luogo del crimine, ha confermato la storia, spiegando che entrambi provenivano dalla residenza dell’imprenditore Roberto Daglio dove si ultimarono i preparativi finali del crimine. Il quotidiano salvadoregno che da oltre 25 anni si occupa della vicenda, ha sottolineato che in questo modo verrebbero confermate le dichiarazioni rese ai giudici nel 2006 dagli altri due militari che presero parte nell’operazione: Alvaro Rafael Saravia ed Eduardo Avila Avila (ucciso in circostanze non ancora chiarite).

Se la giustizia terrena va avanti, allo stesso modo procede anche la causa di beatificazione aperta nel 1997 in Vaticano. Il postulatore della causa, monsignor Vincenzo Paglia ha affermato di recente che l’iter avanza senza problemi di sorta anche se occorrono i tempi tecnici per poter riconoscere il martirio di monsignor Romero.

Sulla vita di questo coraggioso prelato gravava, infatti, un’ombra: la sua presunta vicinanza alla Teologia della Liberazione, corrente teologica considerata dalla Chiesa profondamente sbagliata e per questo messa al bando agli inizi degli anni Ottanta. «Romero non era un vescovo rivoluzionario, ma un uomo della Chiesa, del Vangelo e quindi dei poveri» ha chiarito monsignor Paglia, aggiungendo che semmai fu vittima della «polarizzazione politica che non lasciava spazio alla sua carità e pastoralità». Romero avversava con coraggio sia la violenza espressa dal governo militare, sia quella della guerriglia.

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Domenica 11 Settembre 2011 – 13:41

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162647&sez=HOME_NELMONDO

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CRONACHE DA FIRENZE

La copertina del mensile di settembre

Artico: ghiacci al minimo storico

Battuto dello 0,5% il «primato» del 2007

Artico: ghiacci al minimo storico

L’8 settembre coprivano una superficie di 4,24 milioni di chilometri quadrati

L'estensione dei ghiacci artici il 9 settembre 2011 (da Nasa-Nsdic)
L’estensione dei ghiacci artici il 9 settembre 2011 (da Nasa-Nsdic)

MILANO – Nuovo minimo assoluto per l’estensione dei ghiacci del polo Nord, che da quando esistono registrazioni accurate (1972) non hanno mai raggiunto una superficie così esigua. Lo ha reso noto Georg-Christian Heygster dell’Istituto di fisica ambientale dell’Università di Brema, capo del gruppo di ricercatori tedeschi che ha effettuato la rilevazione. «L’8 settembre l’estensione del ghiaccio marino artico era pari 4.240.000 chilometri quadrati, il nuovo minimo storico», ha spiegato Heygster. Si tratta di mezzo punto percentuale in meno rispetto al precedente record che risaliva al 16 settembre 2007.

RITIRO – In quarant’anni l’area artica ricoperta dal ghiaccio durante l’estate, quando se ne registra la massima diminuzione, è calata del 50%. «Il ritiro dei ghiacci non può più spiegarsi con la sola variabilità naturale da un determinato anno a quello successivo, provocata dall’influenza del tempo atmosferico», ha ammonito Heygster. «I modelli climatici dimostrano piuttosto», ha spiegato, «che un tale calo è legato al surriscaldamento globale causato dall’uomo, il quale nell’Artico è particolarmente pronunciato». Secondo il centro americano specializzato nell’osservazione della neve e del ghiaccio (Nsidc) il precedente record negativo invece era di 4,1 milioni di kmq. La differenza dipende dai sistemi di calcolo.

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Redazione Online
11 settembre 2011 17:17

fonte:  http://www.corriere.it/ambiente/11_settembre_11/ghiaccio-artico-minimo-storico_52ab23ea-dc85-11e0-a4d3-b67952ef5c68.shtml

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CRONACHE DA FIRENZE

La copertina del mensile di settembre

AFGHANISTAN, UNA GUERRA SPORCA, di Luca Galassi

INTERVISTA AGLI AUTORI DI ‘VOI LI CHIAMATE CLANDESTINI’ VIDEO

MOSTRA FOTOGRAFICA EMERGENCY, PROGRAMMA ITALIA VIDEO

LIBIA, IL MESTIERE DELLE ARMI
di C.Elia

OLTRE LA GUERRA
di A.Miotto, G.Battaglia, S.Spinelli

LE MOLTE IMMAGINI DELLA GUERRA,
di G.Battaglia

RIVOLTE ARABE. LAMIS ANDONI: ‘INDIETRO NON SI TORNA’
di C.Elia

EMERGENCY TV: INTERVISTA A LAMIS ANDONI
di C.Elia

COME TI INVENTO UN NEMICO VIDEO. LE INTERVISTE
di C.Elia

F-35 O UN ASILO NIDO? VIDEO. LE INTERVISTE
di A.Grandi

CONOSCERE PER CAPIRE – Poteri forti: nomi e cognomi dei signori della globalizzazione

Poteri forti: nomi e cognomi dei signori della globalizzazione

“The Network of Global Corporate Control”, uno studio che permette di “vedere” l’influenza delle grandi corporation

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In occasione della tempesta finanziaria che sta attraversando le borse delle principali nazioni del Mondo, si è sentito parlare spesso di poteri forti. I riferimenti restano sempre indefiniti, vaghi, fornendo, tra l’altro, argomento per facili ironie pour cause al riguardo.

Arriva ora uno studio che aiuta a qualificare ed a comprenderne meglio la natura e, soprattutto, identifica gli attori principali che vengono raccolti in tale definizione.

Un gruppo di economisti svizzeri ha pubblicato “The Network of Global Corporate Control” identificando la struttura ed il “network” di influenza di grandi imprese ed istituzioni finanziarie. La desk research ha individuato quali organizzazioni sono collegate ad altre organizzazioni e le relazioni tra la proprietà delle stesse.

Emerge un nocciolo duro costituito da 787 grandi corporation che controllano l’80 per cento delle più importanti imprese del mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi che controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta.

Si evidenzia dunque una forte concentrazione nella struttura di controllo caratterizzata da una elevatissima presenza di banche ed istituzioni finanziarie, come illustrano il grafico e la tabella sottostante con le indicazioni sul ranking e il peso percentuale sul totale delle prime 50 organizzazioni.

Sotto il profilo strettamente economico – finanziario, gli autori dello studio spiegano che tale concentrazione durante le fasi si crescita dell’economia risulta vantaggiosa per la stabilità del sistema mentre in tempi di crisi si contagia rapidissimamente amplificando velocità ed effetti per la concomitanza tra fattori scatenanti ed interessi. Si tratta di quello che viene volgarmente definito “effetto domino” di cui siamo testimoni [e vittime] dagli inizi di agosto.

Per quanto riguarda direttamente la realtà del nostro Paese, oltre alla citazione di Unicredito Italiano Spa tra i primi 50 gruppi di controllo, viene effettuata un’analisi specificatamente dedicata alla struttura del gruppo Benetton che esemplifica ottimamente le diramazioni del controllo della capogruppo alle subsidiaries, alle consociate a livello internazionale.

Risulta evidente che un tale trama, letteralmente internazionale, eserciti direttamente ed indirettamente, attraverso azioni più o meno lecite di lobbying, pressioni a proprio favore, come testimoniato in maniera lampante dalla corsa di aiuto al salvataggio delle banche a livello internazionale al quale abbiamo assistito nell’ultimo triennio.

Più che un intreccio un intrigo internazionale i cui contorni sono ora meglio definiti grazie all’ottimo lavoro del gruppo di ricercatori finalmente reso possibile, facilitato, come dichiarano loro stessi, dai mezzi e dalla disponibilità di informazioni maggiormente accessibili grazie al Web.

Non resta che augurarsi che la Rete, e le persone che la popolano, continui ad essere di ausilio come strumento di verifica dell’informazione, di verità e di contrasto a ben altre reti che, per restare nella metafora, spesso pescano in acque torbide.

Pier Luca SantoroIl Giornalaio

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09 settembre 2011

fonte:  http://it.peacereporter.net/articolo/30376/Poteri+forti%3A+nomi+e+cognomi+dei+signori+della+globalizzazione

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AFGHANISTAN, UNA GUERRA SPORCA, di Luca Galassi

INTERVISTA AGLI AUTORI DI ‘VOI LI CHIAMATE CLANDESTINI’ VIDEO

MOSTRA FOTOGRAFICA EMERGENCY, PROGRAMMA ITALIA VIDEO

LIBIA, IL MESTIERE DELLE ARMI
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OLTRE LA GUERRA
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LE MOLTE IMMAGINI DELLA GUERRA,
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RIVOLTE ARABE. LAMIS ANDONI: ‘INDIETRO NON SI TORNA’
di C.Elia

EMERGENCY TV: INTERVISTA A LAMIS ANDONI
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F-35 O UN ASILO NIDO? VIDEO. LE INTERVISTE
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MIRABELLO – Fini :”Berlusconi, fine di un regno. Manovra economica degna di Fregoli”

MIRABELLO

Fini :”Berlusconi, fine di un regno
Manovra economica degna di Fregoli”

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Il presidente della Camera torna sul palco della festa di Futuro e libertà un anno dopo aver lasciato il Pdl. “Rifarei tutto, i fatti ci hanno dato ragione”, dice, auspicando che il Terzo polo diventi “guida per il governo”. E invita a firmare per il referendum contro il “Porcellum”

Fini :"Berlusconi, fine di un regno Manovra economica degna di Fregoli" Gianfranco Fini

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MIRABELLO – Gianfranco Fini torna a Mirabello a un anno dallo strappo con il governo Berlusconi e il Pdl. E dal palco della festa di Futuro e libertà, il leader Fli parla al presente ma pensa al domani: “I fatti ci hanno dato ragione, rifarei tutto quello che ho fatto. Il berlusconismo è giunto al termine, nessuno sa quando calerà la tela, ma siamo già alla fine di un regno”, dice il presidente della Camera. E aggiunge: “Per questo si deve creare un’alternativa ad un sistema bipolare che è primitivo, una specie di ordalia fra chi sta con Berlusconi e chi è contro”.

Sul governo, Fini è chiaro: “L’Italia ha bisogno di nuovo esecutivo e di un nuovo premier. Di un capo del governo che non dica ‘resistere, resistere, resistere’  ma che 24 ore su 24 pensi a ‘governare, governare governare’.

Il leader Fli aggiunge di “Non auspicare alcun tipo di ribaltone. Il Pdl ha vinto le elezioni e il diritto di governare, ma deve capire che non può difendere l’indifendibile, non può asserragliarsi nel bunker in attesa che passi la nottata. Serve una svolta, con un nuovo assetto, e ci auguriamo che nella maggioranza ci siano coloro in grado di trovare il coraggio di esprimere pubblicamente quello che dicono in privato”.

“Manovra degna di Fregoli”. Sulla manovra economica e i suoi cambamenti prima dell’approvazione, Fini dice: “Non si può in un mese cambiare volte l’abito della manovra, in una sorta di gioco del  Monopoli che alla fine ha riportato al punto di partenza”. E aggiunge: “Con la sua quarta versione questa manovra economica è più degna di Fregoli che di chi ha a cuore l’interesse generale”.

“Crisi, c’era già un anno fa”. “Nessuno può imputare a Berlusconi di essere la causa della crisi. Ma nessuno può dire che il Governo abbia fatto qualcosa per chiarirla, denunciarla e arginarla”, dice Fini dal palco. “La situazione economica del Paese non era il Mulino Bianco descritto da Berlusconi: già un anno fa c’erano i segnali della crisi”. Per il leader di Fli quella del Governo è stata “una sottovalutazione colpevole”.
Il presidente della Camera si sofferma sulla questione dei costi della Politica: “Rinnovamento significa fare le
riforme troppe volte auspicate. Fli e il Terzo Polo dovranno essere alla testa di quelle campagne parlamentari per abolire davvero le Province, e non cambiargli nome, e per dimezzare veramente il numero dei parlamentari”.

Terzo polo si candidi a guida del governo. Nel discorso di Fini c’è spazio anche per il Terzo polo, che secondo il leader di Fli dovrebbe essere “il riferimento per l’Italia maggioritaria, profonda, laboriosa, che crede nei valori e nei comportamenti conseguenti”. “Il Terzo polo si candidi a guidare il paese o altrimenti non farà breccia nel cuore del paese”, dice Fini, esortando Fli “ad essere movimento più che partito, perchè il suo successo dipenderà non tanto dall’organizzazione ma dalla sua capacità di smuovere idee nuove e spiazzare gli avversari”.  “Fli deve essere alla testa di questo movimento finalizzato a dare voce all’Italia che voce non ha”, aggiunge Fini, “un’Italia per certi versi anonima, che non riempie le piazze, ma che chiede di costruire un Paese più pulito e decoroso, combattendo l’illegalità diffusa ed evitando che tante storie più o meno squallide finiscano con il rappresentare il biglietto da visita dell’Italia nel mondo”.

“Il nord non ha bisogno di camice verdi”. Il presidente della Camera ha criticato anche gli atteggiamenti della Lega Nord: “Mai era accaduto che la divergenza nord-sud diventasse una bandiera che non mortifica solo il sud, ma anche il nord che non ha bisogno di ampolle, Padania e camicie verdi”, dice Fini. Atteggiamenti che, nell’ambito delle celebrazioni del 150/0 anniversario dell’Unità d’Italia, il leader di Fli definisce “volgari provocazioni in nome di inesistenti identità di carattere culturale”. Coesione nazionale, secondo Fini, significa anche “cancellazione di ogni egoismo di tipo geografico”.

“Via il Porcellum”.
“Non ci piace il ritorno al “Mattarellum”, ma se per togliere di mezzo l’attuale legge elettorale l’unica via è firmare il referendum, allora non si abbia alcun timore, alcuna prudenza”. Fini si scaglia così contro il “Porcellum”, la legge elettorale firmata dal ministro Calderoli, che secondo Fini “ha aumentato il fossato tra la società civile e il palazzo”.

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11 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/09/11/news/fini_a_mirabello-21526662/?rss

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TV – Santoro lancia “Comizi d’amore”

Santoro lancia
“Comizi d’amore”

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25 puntate, forse sul digitale e su Sky, “contro ogni censura”. “Non ho firmato per la 7 perché non voglio stare dentro il recinto”

 Santoro lancia "Comizi d'amore"  Michele Santoro

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MARINA DI PIETRASANTA (LU) – “Il mio nuovo programma si chiamerà ‘Comizi d’amore”
annuncia Michele Santoro alla festa de ‘Il Fatto Quotidiano’. L’iniziativa sarà sostenuta da un’associazione che garantirà l’assenza totale di censura di nome “Servizio pubblico”. “Se voi ci darete 10 euro – ha proseguito – ‘Servizio pubblico’, con l’aiuto di impenditori che sono qui, come Sandro Parenzo, Etabeta e con l’aiuto del Fatto che ha aperto la strada dell’indipendenza, manderà in onda il programma. Sarà una grande manifestazione televisiva, basterà mettersi davanti allo schermo. Se riusciremo a far vivere sul digitale e sui canali Sky che ospiteranno la trasmissione questo progetto e se milioni di persone saranno lì, allora noi ci saremo avvicinati alla possibilità di trasformare la televisione italiana”.

Il giornalista ha accennato anche del piano economico. “Faremo 25 puntate, non ho ancora deciso il giorno e l’orario, ma mi piacerebbe andare contro Vespa”. Ogni puntata costa circa 250 mila euro, confermata la squadra di Annzoero, a eccezione di Formigli, passato alle 7. “Ci sono i nostri investimenti, ma serviranno le offerte degli associati, ma raccoglieremo anche pubblicità”.

Santoro ha ha anche ricostruito il mancato accordo con la 7. “Ci lavorano amici come Lerner, che fanno le cose migliori della tv”. Ha ironizzato sulla proposta economica: “Delle proposte talmente buone che, coi soldi che avremmo fatto fare loro, ci avrebbe anche pagato”. Il punto di rottura sulle condizioni del contratto, una serie di obblighi e controlli, “che nessun giornalista serio può sottoscrivere”.

Il conduttore tv ha ricordato: “Alla notizia del mio passaggio alla 7, il titolo Telecom è impazzito. “Ma loro volevano in anticipo le “scalette”. Allora ridateci Masi, che perlomeno ci faceva ridere”. “Dentro il recinto, con qualcuno che mi dice questo sì e questo no, non ci so stare. Ma è stata un’occasione persa per il mercato e il servizio pubblico” ha concluso.

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11 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/09/11/news/santoro_lancia_comizi_d_amore-21527360/?rss

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RETROSCENA – La trasferta-rifugio che imbarazza la Ue. B.: “Io quei giudici non li voglio vedere”

Il retroscena

La trasferta-rifugio che imbarazza la Ue
“Io quei giudici non li voglio vedere”


fonte immagine

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Il Cavaliere tentato di inviare un memoriale invece di farsi interrogare. Il “patto” di fine legislatura offerto da Casini alletta i big del Pdl. “È il momento di offrirgli il Quirinale, Silvio dovrebbe convincersi”

La trasferta-rifugio che imbarazza la Ue "Io quei giudici non li voglio vedere"

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di FRANCESCO BEI

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SONO i pubblici ministeri di Napoli, non l’attacco all’euro, lo scontro interno alla Bce o la paura per il debito italiano ad avere indotto palazzo Chigi a comporre il numero del presidente della Commissione europea. A dare certezza ai dubbi sollevati dall’imprevisto tour del Cavaliere tra Bruxelles e Strasburgo sono le voci che arrivano proprio dalla capitale comunitaria, dove gli uffici di Barroso confermano che è stato Berlusconi a richiedere l’incontro. Di più lo staff del presidente della Commissione Ue non rivela. Ma ci vuol poco a scoprire che la telefonata è partita da Roma mercoledì scorso, proprio lo stesso giorno in cui i legali del premier e la procura di Napoli avevano fissato (per martedì prossimo, appunto) l’interrogatorio di Berlusconi a palazzo Chigi. Una coincidenza.

E tuttavia basta riavvolgere il nastro della settimana scorsa per rendersi conto che mercoledì 7 settembre, il giorno in cui palazzo Chigi fa “pressante” richiesta a Barroso per una visita lampo per discutere della crisi finanziaria e della manovra, sui mercati internazionali non accade nulla che possa giustificare tanta fretta. Anzi. Le dimissioni dell’arcigno Juergen Stark dal board della Bce sono ancora di là da venire e saranno rese note dalla Reuters solo due giorni dopo. L’Italia, al contrario, ha faticosamente varato la sua manovra e, per una volta tanto, i risparmiatori possono tirare un sospiro di sollievo. La Borsa di Milano quel giorno addirittura svetta fra le piazze europee e arriva a chiudere con un sonoro +4,24%. Persino lo spread fra Btp e Bund manda a dormire tranquilli gli uomini del Tesoro, con una discesa a 330 punti, una cinquantina in meno rispetto al giorno prima.

E dunque perché questa maratona a sorpresa fra Strasburgo e Bruxelles in un solo giorno, con il faccia a faccia con il presidente permanente del consiglio Ue, Herman Van Rompuy e poi, nel pomeriggio a Strasburgo, con il presidente della commissione Barroso e persino con il presidente del Parlamento Buzek? Tanta sollecitudine per evitare l’incontro con i pm di Napoli oltretutto ha rischiato di ficcare il premier in un serio caso internazionale, visto che il galateo comunitario impone ai capi di governo in visita a Strasburgo di presentarsi davanti al Parlamento riunito in seduta plenaria. Un’audizione in piena regola insomma, che avrebbe tuttavia messo il premier di fronte a personaggi poco duttili, come il capogruppo dei socialisti Martin Schulz. Da qui l’affannosa ricerca di una via d’uscita diplomatica per salvare la forma e la faccia del premier, che alla fine incontrerà soltanto “in visita privata di cortesia” il presidente dell’Assemblea Jerzy Buzek.

Tante capriole e forzature sono imposte dall’angoscia con cui il capo del governo sta vivendo il possibile incontro-scontro de visu con gli uomini della procura di Napoli. “Dovete trovare voi il modo di non farmeli vedere” ha ingiunto a Ghedini e Longo. A qualsiasi costo. L’ultima idea è quella di spedire un memoriale ai pm, senza presentarsi. E se la procura obietterà, Berlusconi contesterà l’obiezione. A qualsiasi costo, appunto pur di “guadagnare tempo e cercare un’altra via d’uscita”.
Ma la tenaglia giudiziaria che, da Napoli a Bari, lo stringe alla gola minaccia di avere conseguenze catastrofiche anche sulla tenuta del governo. Ai capi del Pdl, convocati ieri a palazzo Grazioli per discutere dei prossimi congressi locali del partito, il Cavaliere si è mostrato determinato a resistere. E ha lasciato intendere di voler vendere cara la pelle: “Non vi preoccupate, ci vogliono buttare gambe all’aria ma io sto lavorando ad allargare la maggioranza. Presto saprete… Ci saranno nuovi ingressi”.

L’aver risentito il tormentone dell’allargamento della maggioranza, mentre fuori “Roma brucia”, ha contribuito tuttavia a deprimere ulteriormente i presenti. I più sono infatti convinti che soltanto l’arrivo di Casini nel centrodestra possa ormai salvare la situazione. Tanto che alcuni uomini di punta del Pdl hanno preso accordi con il leader centrista per un incontro segreto, da tenersi lunedì, per cercare di capire cosa davvero abbia in mente Casini. Le parole pronunciate ieri in chiusura della festa Udc di Chianciano fanno sperare i big di via dell’Umiltà. Che stanno cercando di convincere in tutti i modi il premier a imbarcare Casini, con un’offerta che il leader centrista farebbe fatica a rifiutare: il Quirinale. “Il Pdl, il partito più grande, non può rinunciare a candidare un suo uomo a palazzo Chigi – argomenta un ministro del Pdl – e poi la Lega non accetterebbe la leadership di Casini. Invece, per il Quirinale, Pier sarebbe perfetto”.

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11 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/09/11/news/non_voglio_vederli-21498019/?rss

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CINEMA – Il ruggito del Leone

Festival 2011: FAUST trailer

Caricato da in data 23/ago/2011

Il ruggito del Leone

“Al film non serve lo spettatore. E’ lo spettatore che ha bisogno del film”, dice il maestro Sokurov. Che ringrazia Aronofsky: “Siamo stati capiti, non accade spesso”


fonte immagine

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Come da protocollo, è l’ultimo tra i vincitori del Festival ad incontrare la stampa. E lo fa senza mezze misure: “Siamo venuti qui per far vedere il film, non per essere premiati. Per me era una questione di principio che il film venisse visto, che arrivasse alla gente. Poi è successa una cosa incredibile, straordinaria: siamo stati capiti. Non accade spesso”. Il Leone d’Oro Aleksandr Sokurov, regista di Faust, ringrazia il presidente di giuria Darren Aronofsky per la “fatica della comprensione: è molto difficile comprendere un’altra persona, e ancor più difficile comprendere i risultati del lavoro altrui”.Poi è la volta di un appello, alle istituzioni, agli Stati, affinché non si verifichi quello che già accade in molti paesi del mondo: “L’assenza dei Ministeri della Cultura in alcune nazioni è il segno che lo Stato si sia fatto assente dal processo culturale del paese. Dobbiamo fare il possibile per difendere la cultura, che non è un lusso ma la base per lo sviluppo della società”.Acquistato per l’Italia dalla Archibald, Faust sarà distribuito nelle nostre sale, non in quelle russe: “Non intendo spendere soldi o fatica per organizzare eventi e far vedere il film, per promuoverlo a livello commerciale – dice ancora Sokurov -. A chiunque lo vorrà vedere, però, sarò lieto di mostrarlo: al film non serve lo spettatore, è lo spettatore che ha bisogno del film”. Concetto che il cineasta russo rende ancor più esplicito quando parla dell’attuale struttura dei Festival internazionali: “Prima di venire a Venezia ero confuso, ragionavo sul senso del ‘sistema Concorso’ dei Festival, concetto che ormai ritengo superato. Dovrebbe essere una Mostra, non la fiera delle vanità. Voi giornalisti, le tv, fate fatica ad accettarlo, però credetemi: la minoranza a volte dimostra di aver ragione”. Leone d’Oro.

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10 settembre 2011

fonte:  http://cinema.ilsole24ore.com/film-brevi/2011-09-10/ruggito-leone-00020020.php

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Si torna sui banchi di scuola tra proteste e dure polemiche

Savona, insegnanti di sostegno in attesa delle supplenze

Caricato da in data 29/ago/2011

Una mattinata con i precari delle scuole primarie e dell’infanzia in attesa dell’assegnazione delle supplenze. Anni di studio, sacrifici e sogni infranti dinanzi ai tagli che hanno colpito negli ultimi anni il mondo della scuola

La scuola che vorrei_ADARTE Chiara Pistoia.wmv

Caricato da in data 26/ago/2011

Video documentario a cura del Centro Teatrale per L’espressione della Cittadinanza Attiva – di San Giuliano Terme

con il sostegno di Regione Toscana, Ministero per i Beni e le Attivivtà Culturali, Comune di San Giuliano Terme, Fondazione Sipario/La Città del Teatro e dell’Immaginario Contemporaneo

in collaborazione con istituto comprensivo G.B. Niccolini, Istituto comprensivo L. Gereschi

regia di Chiara Pistoia

due anni di laboratorio teatrale condotto nelle scuole primarie e secondarie inferiori del comune di San Giuliano Terme dalle compagnie Adarte/Chiara Pistoia e Teatro del Montevaso/Francesca Pompeo. Oltre cinquecento gli alunni coinvolti, sessanta docenti e numerosi operatori che insieme riflettono sulla scuola e sulla società contemporanea.
I temi:
La scuola che vorrei
Uniti da un filo
Sul filo dei diritti
L’albero delle idee nel giardino di Socrate
Il Sensopensiero

Si torna sui banchi di scuola
tra proteste e dure polemiche

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Mancano gli insegnanti di sostegno, il personale non docente “decimato” dai tagli. E il primo giorno in classe si caratterizzerà anche per le iniziative di lotta degli studenti: “Faremo i conti a questo governo che non sa contare”

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di SALVO INTRAVIA

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Si torna sui banchi di scuola tra proteste e dure polemiche

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ROMA – Lezioni al via per 4 milioni di alunni italiani. Domani mattina, in 13 regioni e province autonome –  Calabria, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano – suonerà la prima campanella. Il giorno dopo, martedì 13 settembre, toccherà agli alunni abruzzesi e l’indomani a quelli campani e toscani. In Puglia, Sardegna e Sicilia l’ingresso in classe è previsto per giovedì prossimo: 15 settembre. Gli ultimi ad entrare in classe, quest’anno, saranno gli alunni di Basilicata ed Emilia Romagna, lunedì 19 settembre.

L’anno scolastico si apre tra proteste e polemiche. Le ultime settimane di agosto sono state contrassegnate dallo sciopero della fame dei precari siciliani contro il taglio imposto agli organici dalla coppia Tremonti-Gelmini. Ma, ad aule ancora chiuse, le proteste hanno interessato tutte le componenti della scuola: docenti, alunni e genitori. Questi ultimi, hanno protestato per classi sovraffollate, sostegno che manca e caro-libri. Il sostegno a favore degli alunni disabili è sempre al centro di una contesa. A Torino sono stati nominati docenti di sostegno senza la specializzazione e le mamme hanno protestato. A Pavia le lezioni inizieranno senza gli insegnanti di sostegno perché il provveditorato non ha fatto in tempo a nominarli e a Genova ne mancano all’appello almeno 500.

In Veneto la situazione è esplosiva, tanto che giovedì scorso l’onorevole Simonetta Rubinato è intervenuta durante il question time alla Camera per denunciare l’emergenza che riguarda gli insegnanti di sostegno in Veneto. Nelle scuole venete quest’anno ci  sono 14.910 alunni disabili, con un aumento di 1.097 unità rispetto all’anno precedente e sono stati richiesti 755 posti in deroga rispetto agli attuali 5.960. “Ma a quattro giorni dal ritorno in aula di insegnanti e studenti – ha ribadito la Rubinato – non è ancora stata disposta alcuna deroga. Al momento, ogni docente di sostegno ha in media 2 alunni e mezzo. Mentre in provincia di Genova non si sa come fronteggiare i 480 alunni disabili in più “non previsti”.

Ma le polemiche riguardano i tagli del personale scolastico che lasceranno a casa per il terzo anno consecutivo migliaia di precari e lasceranno corridoi e spazi scolastici incustoditi per mancanza di bidelli. E gli studenti non mancheranno di fare sentire la propria voce. “Il primo giorno di scuola la Rete degli studenti medi – dichiara Sofia Sabatino – sarà davanti alle scuole in tutte le città d’Italia per svegliare questo governo presentandogli il conto, per mostrare che l’Italia che conta non è quella di Berlusconi, Bossi e Tremonti. Noi siamo l’Italia che conta, loro l’Italia che non sa contare”.

“Lunedì sarà il primo giorno di scuola nella maggior parte delle scuole del paese, ma anche quest’anno in troppe scuole l’anno scolastico inizierà senza diritti”, dichiara Mariano di Palma, coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti”. E’ questo l’allarme lanciato dal sindacato studentesco Unione degli Studenti. Gli studenti lamentano la mancata distribuzione ai ragazzi del superiore dello Statuto degli studenti. “Per protestare e informare gli studenti dei propri diritti diffonderemo lo statuto con volantinaggi in tutte le scuole dal primo giorno di scuola”.

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11 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scuola/2011/09/11/news/si_torna_sui_banchi_di_scuola_tra_proteste_e_dure_polemiche-21507401/?rss

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