Archivio | settembre 12, 2011

Madonna, le critiche a Berlusconi e le reazioni dei ‘boiardi’ del Pdl: da morire dalle risate!

L’OPINIONE DI MARILYN

Una volta ogni tanto, riesco a finire una giornata in allegria: leggere i commenti degli ‘indignados’ pidiellini è un qualcosa di così irresistibilmente comico da mettere di buonumore anche un condannato alla ghigliottina.
Santanché: ‘«Esecrabile» l’endorsement della popstar che sposa le critiche dell’Economist al presidente del Consiglio «perché va contro la scelta democratica di milioni di italiani»’. Milioni di italiani, ricordiamo all’amica di Cuneo (neh!), che tuttavia non sono la maggioranza, checché se ne dica. E, ad ogni modo, la scelta democratica della signora Ciccone di poter esprimere la sua opinione dove la mettiamo? Non può? No, con certa gente al governo evidentemente non può. Anzi, non deve. Alla faccia della democrazia.
Giovanardi: ‘«Il suo pensiero politico non conta nulla».«Gli italiani – aggiunge il sottosegretario con delega alla famiglia – sanno che è una supermiliardaria e non è che la gente si lasci irretire da questi satrapi ricchi e viziati»’. Ah, no. Certo che no. Il buon Giova difatti è un volontario della ‘Casa dei Morti’ di Madre Teresa di Calcutta. Come dite? Ho preso una cantonata? Mmmmhh… Mi sa di si. Vabbé, è pur sempre ministro dell’Unto del Signore, no?, che, ad ogni modo, in quanto a miliardi mica scherza.
Il Corsaro ‘vicario’ invece si limita al puro lavoro di manovalanza: scarica i suoi scaffali dalle tonnellate di dischi della Madonna. D’altronde, che se ne fa. Se si frequenta già Gesù…
La più formidabile è, però, la Carlucci: ‘«Evidentemente ha un ufficio stampa comunista che le ha detto di dire così per farla uscire meglio sui giornali comunisti»’. Da scompisciarsi. Gabry, Gabry… ma nemmeno B. parla più dei comunisti. E’ un disco rotto, nemmeno della Madonna. Evidentemente…

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2/09/2011 – BUFERA SULLA REGINA DEL POP

Madonna e le critiche a Berlusconi
Pdl in rivolta: “Boicottiamo il film”

La cantante: condivido il giudizio negativo espresso dall’Economist. La Santanché: offende gli italiani

Madonna manda un bacio ai fotografi che in attesa al Lido di Venezia, dove la popstar ha presentato il suo ultimo lavoro da regista “W.E.”

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ROMA
Che i mercati internazionali non ci riservino un trattamento di riguardo è sotto gli occhi di tutti. Ma vogliamo parlare di Madonna? E infatti nel Pdl c’è chi non lascia passare sotto silenzio un’intervista a Oggi di miss Ciccone.

Le dichiarazioni della cantante e regista («Condivido il giudizio negativo dell’Economist») sono la scintilla di un fuoco di fila di reazioni negative negli esponenti della maggioranza sollecitati da Klaus Davi per la sua KlausCondicio su YouTube. «Boicottiamo il suo film», tuona Daniela Santanchè. «Che vi aspettate da una che è a favore delle famiglie gay», domanda Carlo Giovanardi. Massimo Corsaro spariglia e offre una lettura alternativa a uno dei casi dell’estate 2011, quello legato alla salute del Blasco: solo operazioni pubblicitarie per il lancio di film, come quello di Madonna.

E allora ecco la Santanchè «veramente stupita dalle dichiarazioni che Madonna ha rilasciato contro Berlusconi e gli italiani». Il sottosegretario all’Attuazione del Programma giudica «esecrabile» l’endorsement della popstar che sposa le critiche dell’Economist al presidente del Consiglio «perché va contro la scelta democratica di milioni di italiani che hanno voluto e votato con convinzione questo governo». E allora se dice al settimanale italiano «su Berlusconi la penso come l’Economist che ha già detto tutto», «lei che si dichiara “italiana” così ha offeso milioni di connazionali». «Mi auguro a questo punto che gli italiani – conclude – pensino di lei quello che lei pensa di loro e che, quindi, il suo peraltro stroncatissimo film se lo veda da sola».

«Il suo pensiero politico non conta nulla», assicura Giovanardi: «Gli italiani – aggiunge il sottosegretario con delega alla famiglia – sanno che è una supermiliardaria e non è che la gente si lasci irretire da questi satrapi ricchi e viziati. Tra l’altro – sottolinea l’esponente cattolico – la signora Ciccone è apertamente per le famiglie omosessuali, quindi schierata palesemente contro la nostra cultura e la nostra Costituzione che non prevedono famiglie gay».

«Madonna critica Berlusconi? Vuol dire che toglieremo qualche suo disco dai nostri scaffali». Anche Massimo Corsaro, vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera, mette la «material girl» al rango «dei privilegiati che snocciolano giudizi forse per farsi pubblicità». «È tutta l’estate – osserva chiamando in causa un beniamino della musica nostrana – che parliamo dello stato di salute di Vasco Rossi, e poi scopriamo che deve lanciare il suo film a Venezia. Oggi si fa di tutto per il vile denaro».

«Mi dispiace moltissimo che Madonna abbia avallato le tesi dell’Economist, tra l’altro in un Paese come l’Italia che la adora – afferma Gabriella Carlucci -. Evidentemente ha un ufficio stampa comunista che le ha detto di dire così per farla uscire meglio sui giornali comunisti». «Continuerò – prosegue la deputata del Pdl – a essere una sua grandissima fan e ad apprezzarla artisticamente, ma trovo un errore strategico la sua dichiarazione. È evidente che non sa nulla dell’Italia. È come se io, che sono stata recentemente negli Usa per un gemellaggio con la città di Miami, parlassi male di Obama. Quello di Madonna è un comportamento molto scorretto, da lei non me lo aspettavo. È stata certamente imbeccata».

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/419888/

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Borse in profondo rosso, Milano -3,98%. E sui Btp voci di accordo con la Cina / Bank of America annuncia tagli a 30.000 posti di lavoro


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Euro ai minimi sul dollaro. spread a 380 punti. Wall Street apre male, poi riparte

Borse in profondo rosso, Milano -3,98%
E sui Btp voci di accordo con la Cina

Sulle piazze finanziarie altra giornata di passione, innescata dai nuovi timori di default della Grecia

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(Ansa)
(Ansa)

MILANO – L’Italia avrebbe chiesto alla Cina di provvedere a un «significativo» acquisto di titoli di Stato: contatti ci sarebbero stati tra esponenti dell’esecutivo, tra cui il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, i responsabili della Cassa Depositi e Prestiti e Lou Jiwei, presidente della China Investment Corporation, la «Cic», il braccio operativo del governo cinese sui mercati internazionali. L’indiscrezione è stata diffusa nella serata di lunedì dal sito del Financial Times e ha avuto un effetto immediato sugli indici delle Borse americane: Wall Street, che aveva aperto in rosso ed era stata negativa per quasi tutta la seduta, ha messo a segno un recupero nel corso dell’ultima ora di contrattazione sia con il Dow Jones (+0,63%) che con il Nasdaq (+1,11%).

MISSIONE – Tornando alla carta cinese che sarebbe stata giocata dal governo di Roma, il Financial Times sosstiene che ci sarebbe anche stata una missione italiana in Cina, per incontrare gli esponenti della State Administration of Foreign Exchange (Safe), che controlla le immense riserve valutarie messe insieme negli ultimi vent’anni attraverso i saldi di bilancia commerciale dall’ex Celeste Impero. La prospettiva, sebbene non confermata ufficialmente, di un alleggerimento della pressione sul debito di uno dei più grandi Paesi dell’Unione monetaria europea, nonché uno dei principali debitori, ha riportato subito ottimismo sui mercati, dopo quelle che per le Bose europee è stata l’ennesima giornata di passione. I mercati hanno iniziato la giornata entramdo subito in terreno negativo sulla scia delle voci di un possibile default greco. Piazza Affari ha aperto a -3,08%, ha dato segni di sofferenza per tutta la giornata di contrattazioni nonostante qualche accenno di recupero e ha chiuso in forte perdita con l’indice Ftse Mib a -3,98% a 13.474,14 punti.

LE BORSE EUROPEEMale però anche le altre principali Borse europee che, esattamente come Milano, avevano iniziato la giornata con i listini già in discesa: la delusione del G7, dal quale non è emerso alcuna chiara iniziativa per reagire alla crisi, e lo spettro di un default della Grecia sempre più concreto assieme alla minaccia di un possibile downgrade delle banche francesi da parte di Moody’s hanno travolto i listini del Vecchio Continente. Parigi è stata la piazza peggiore, con il Cac40 che ha lasciato sul terreno il 4,03%, tornando sui livelli di aprile 2009, accelerando la discesa dopo la diffusione delle notizie sull’incidente all’impianto nucleare di Marcoule. In rosso anche Madrid (-3,41%), Francoforte (-2,27%) e Londra (-1,63%). Tra l’altro la crisi economica ha spinto l’Unione europea ad avvisare i Paesi in difficoltà ed in particolare l’Italia a tenere alta la guardia.

EURO AI MINIMI, BANCARI NEL MIRINO L’euro in mattinata ha toccato i minimi degli ultimi sette mesi sul dollaro, a 1,3493. Centro della tempesta è stata oggi la Francia, con i titoli dei big del credito a picco: Bnp Paribas ha perso oltre l’11%, Societe Generale e Credit Agricole più del 9%. Sui tre istituti, il cui portafoglio è carico di bond ellenici, incombe l’incognita del possibile declassamento di Moody’s, che a metà giugno aveva messo sotto osservazione i rating e in settimana scadrà la finestra di tre mesi entro la quale l’agenzia tradizionalmente annuncia la sua decisione. A nulla sono valse le rassicurazioni del Governatore della Banca centrale francese. Effetto domino anche sui titoli bancari delle altre piazze europee: a Milano Unicredit è scivolata del 10,9% a 0,686 euro, Intesa Sanpaolo del 9,5% a 0,868 euro.

LO SPREAD CON I BUNDSul fronte italiano, in mattinata alta è stata la tensione sui titoli di Stato italiani, con lo spread tra il Btp decennale e il Bund schizzato a 385 punti. In crescita anche il rendimento dei Buoni del Tesoro, con un netto rialzo per i rendimenti dei Bot a un anno. Nell’asta odierna sono stati collocati titoli a 3 mesi e a un anno per complessivi 11,5 miliardi, ma il Tesoro ha dovuto offrire rendimenti più elevati: per la tranche a 1 anno (da 7,5 miliardi) il tasso medio è balzato al 4,153% dal 2,959% dell’emissione di agosto. Quotazioni in rialzo anche per i credit default swap: il cds italiano a cinque anni ha toccato un massimo storico di 505 punti base.

ACQUISTI BCE – La Banca centrale europea ha fatto sapere di aver comprato la scorsa settimana sul mercato secondario titoli di Stato dell’area euro per 13,96 miliardi di euro, in lieve rialzo dai 13,305 della settimana precedente. Lo comunica la stessa Bce in una nota. Secondo i trader, gli acquisti d’emergenza la scorsa settimana si erano concentrati su Italia e Spagna.

IL CASO GRECIA – Il governo greco annuncia di avere liquidità a sufficienza per finanziare le attività dello Stato solo fino a ottobre. Vola inoltre al nuovo record il rendimento dei titoli di Stato a due anni: il tasso è salito di 60 punti base al 57,57%. Lo spread tra i decennali greci e i Bund tedeschi vola oltre i 2 mila punti base, al livello record di 2.060 punti. E’ allarme quindi sullo stato di salute dell’economia greca, anche se il viceministro dell’Economia, Filippos Sachinidis, punta a sbloccare l’arrivo della nuova tranche dei finanziamenti internazionali. «Abbiamo spazio di manovra fino a ottobre» dice il viceministro. «Stiamo cercando di fare in modo che lo Stato possa operare senza problemi», aggiunge, lasciando però anche intendere che i soldi per pagare stipendi pubblici e pensioni basteranno solo per un altro mese. Domenica Atene ha annunciato una nuova tassa sulle proprietà immobiliari (4 euro a metro quadro) per consentire al governo di centrare gli obiettivi di bilancio di quest’anno. utto dipenderà dall’Europa e in particolare dalla Germania che appare sempre più titubante nel sostegno alla Grecia. «In ultima analisi non si può escludere che la Grecia dovrà o potrebbe volere lasciare l’eurozona» ha commentato la crisi greca il segretario generale del partito liberaldemocratico tedesco (Fdp), Christian Lindner, in un’intervista all’emittente televisiva Zdf. I liberaldemocratici fanno parte della coalizione di governo del cancelliere Angela Merkel. Secondo Lindner, tuttavia, l’obiettivo è quello di mantenere la Grecia nell’eurozona e se Atene continuerà con le misure di austerità il denaro del fondo di salvataggio europeo continuerà ad arrivare.

PRODUZIONE INDUSTRIALE – Intanto la produzione industriale italiana a luglio è scesa dello 0,7% (dato destagionalizzato) rispetto a giugno e ha registrato una diminuzione dell’1,6% su base annua, considerando il dato corretto per gli effetti di calendario. Si tratta del primo calo tendenziale dal dicembre del 2009. Lo rileva l’Istat.

BORSE ASIATICHE – Giornata negativa anche per le Borse asiatiche. Al termine delle contrattazioni della prima seduta settimanale il Nikkei, l’indice dei 225 titoli guida della Borsa di Tokyo, ha registrato una flessione del 2,31% a 8.535,67 punti, 201,99 in meno rispetto a venerdì.

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La ceramica si trova a Cersaie

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Redazione Online
12 settembre 2011 22:43

fonte:

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Sforbiciata massiccia anche se inferiore a recenti ipotesi

Bank of America annuncia tagli a 30.000 posti di lavoro

Piano di ristrutturazione che si tradurrà in risparmi sui costi di 5 miliardi di dollari l’anno entro il 2013

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Brian Moynihan, Ceo di Bank of America  (Ap)
Brian Moynihan, Ceo di Bank of America (Ap)

NEW YORK Pesantissimi tagli occupazionali a Bank of America, da settimane investita da accentuate tensioni in Borsa lunedì ha annunciato la soppressione di 30.000 posti di lavoro, poco più del 10% del totale. Una cifra elevata anche se inferiore ai 40.000 posti precedentemente ipotizzati da indiscrezioni di stampa.

IL PIANO – Brian Moynihan, Ceo di Bank of America, apre così la nuova era e presenta un piano di ristrutturazione che si tradurrà in risparmi sui costi di 5 miliardi di dollari l’anno entro il 2013, circa il 18% delle spese infrastrutturali e legate alle attività retail. Il piano, chiamato «Project new Bac», si articola in due fasi. Per l’appunto la prima prevede il taglio di 30.000 posti. A Wall Street il titolo Bofa guadagna lo 0,7%, in controtendenza rispetto al -0,5% del Dow Jones.

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Redazione Online
12 settembre 2011 17:38

fonte:  http://www.corriere.it/economia/11_settembre_12/tagli-bank-america_772a091a-dd53-11e0-a93b-4b623cb85681.shtml

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NON BASTAVANO I NOSTRI – I neonazisti inglesi di Blood & Honor vogliono aprire una sede a Roma

I neonazisti di Blood & Honor vogliono sbarcare a Roma

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ROMA – Il gruppo neonazista inglese Blood & Honor vuole sbarcare a Roma e aprire una sede nello stabile di in via Monte Bianco, zona Nomentana, occupato dal 2008 dai militanti del gruppo di estrema destra CasaPound.

Blood & Honour crede nella supremazia della razza bianca, è antisemita e fa uso di svastiche, croci celtiche. L’associazione che occupa lo stabile dove dovrebbe sbarcareil gruppo, Casa Italia Colleverde, però smentisce l’arrivo dei neonazi inglesi: «L’occupazione di Colleverde non è sede della Blood and honour né di movimenti transnazionali di alcun genere. L’associazione diffida formalmente chiunque dall’affermare simili falsità».

Gli apparati di prevenzione, riferiscono all’agenzia Adnkronos fonti della sicurezza, stanno intanto monitorando la situazione per verificare ogni possibile risvolto legato all’ordine pubblico, considerando soprattutto le polemiche che l’iniziativa potrebbe generare nella capitale. Anche perché la data scelta per l’inaugurazione della sede non è certo casuale: il 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma. Il timore, insomma, è che la prevedibile confluenza verso la capitale di centinaia di militanti delle formazioni skinhead di ispirazione neonazista possa dar luogo a contrapposizioni frontali con gli esponenti dei gruppi antifascisti e antagonisti in attività sulla scena romana.

«Questa roba non può e non deve entrare a Roma. Blood&Honour è una sigla che evoca brutte storie e il peggio della cultura estremista e c’è la nostra massima determinazione a evitare che possa in qualche modo attecchire a Roma. Su questo faccio appello a tutte le forze politiche e sociali e a gli organi inquirenti perché non si verifichi nessuna infiltrazione nella nostra città», ha affermato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

«Non è neanche pensabile che si permetta nel nostro territorio l’apertura di una sede di un gruppo che fa riferimento alla gioventù hitleriana. In democrazia tutti hanno diritto di parola e di organizzazione, eccetto coloro che, per esistere, devono negare il diritto di vivere ed esistere degli altri», ha dichiarato in una nota il presidente della
provincia di Roma, Nicola Zingaretti. «Ovviamente fondamentale è la battaglia culturale e di idee – aggiunge – ma non è possibile nessun tentennamento o omertà a Roma e in Italia. Chi è portatore e promotore di una cultura di odio e discriminazione deve essere combattuto e bisogna soprattutto prevenire il rischio concretissimo di un aumento della tensione».

«La ventilata apertura per il prossimo 28 ottobre – anniversario della Marcia su Roma – di una sede di Blood & Honour è un oltraggio alla città. Si tratterebbe di un atto indecente, dell’ennesima regressione fascista che la città sta subendo da quando Alemanno è sindaco. Diciamo di no a questa vergogna e incalzeremo in ogni modo il sindaco affinché non diventi complice di questa ennesima ferita per la Capitale», ha sottolineato Marco Miccoli, segretario del Pd Roma.

«L’ipotesi di un’apertura a Roma sede del gruppo neo-nazista Blood&Honour è, laddove confermata dai fatti, assolutamente inaccettabile. E non solo per le nostre coscienze ma anche per lo Stato italiano che, in base alle legge Mancino, la vieta», ha osservato il responsabile sicurezza del Pd Emanuele Fiano. «Permettere a Blood&Honour di insediarsi in Italia – sottolinea – significa ammettere un gruppo ispirato all’ideologia hitleriana e che, in base alla delirante convinzione di una supremazia razziale bianca, negli ultimi anni è stato protagonista di gravissimi episodi di razzismo e antisemitismo, così gravi che è stato bandito sia in Inghilterra che in Germania. Per capire quale sia l’effettiva possibilità di un insediamento in Italia di Blood&Honour rivolgeremo un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno e lo inviteremo a fare tutto quanto la legge consente per impedire di importare una formazione razzista e xenofoba di cui il nostro Paese non ha certo bisogno».

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pubb

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Lunedì 12 Settembre 2011 – 20:24    Ultimo aggiornamento: 20:32

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162810&sez=HOME_ROMA

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Copyright musicale fino a 70 anni, il Consiglio d’Europa protegge gli artisti

Copyright musicale fino a 70 anni
il Consiglio d’Europa protegge gli artisti

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I Paesi membri dell’Unione hanno ora due anni di tempo per recepire la direttiva. Commenti positivi da Abba e U2. La misura era stata sollecitata, negli ultimi mesi, da una petizione firmata da 40 mila musicisti. Ma alcuni esperti del diritto d’autore sono scettici

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di ALESSANDRO LONGO

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Copyright musicale fino a 70 anni il Consiglio d'Europa protegge gli artisti Nella foto, Bono Vox. Gli U2 hanno accolto con favore la decisione del Consiglio d’Europa

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GIANNI MORANDI, Mina e Adriano Celentano possono star tranquilli: continueranno a percepire i diritti sui dischi realizzati nei primi anni ’60, per vent’anni ancora. E’ l’effetto di quanto deciso oggi dal Consiglio d’Europa 1: ha portato a 70 anni il copyright in favore di interpreti e produttori di musica, rispetto agli attuali 50 (calcolati dalla data d’incisione del disco). Adesso i Paesi membri dell’UE hanno due anni di tempo per recepire la direttiva. L’Italia non indugerà: è stata tra quelli che ha votato a favore.

“Non rischierò più di vedere la nostra musica usata negli spot televisivi senza autorizzazione”, ha commentato Björn Ulvaeus degli Abba. È tra i 40 mila artisti che nei mesi scorsi ha fatto una petizione a favore di questa direttiva. Applausi anche dagli U2. L’effetto principale della direttiva è quindi che la musica del passato sarà protetta più a lungo; il rovescio della medaglia è che nascono nuovi paletti contro la libera circolazione delle opere musicali, visto che bisognerà aspettare vent’anni in più per poterle usare.

La direttiva però include una clausola che cerca di bilanciare questa restrizione d’uso. Costringe le case discografiche a una scelta: mantenere in commercio un’opera o permettere all’artista di riacquisirne i diritti. Combatte il fenomeno del “fuori catalogo”: alcune opere non sono più disponibili nei negozi, ma gli artisti non possono offrirle al pubblico perché ne hanno ceduto i diritti alla casa discografica.

La direttiva guarda quindi così alle potenzialità di Internet, dove le opere possono trovare nuovi canali di vendita. Tuttora alcune di quelle non più in commercio sono reperibili su Internet, ma solo illegalmente. L’estensione del copyright a 70 anni serve invece – a quanto dichiarato dal Consiglio – per proteggere gli artisti in tarda età. Quelli che hanno cominciato a fare musica da giovanissimi rischiavano di trovarsi scoperti, negli ultimi anni della propria vita, perdendo il copyright sulle prime opere. Che in certi casi sono state anche quelle di maggiore successo, com’è capitato appunto a molti artisti degli anni ’60.

L’intento della direttiva è anche protezionistico. Vuole evitare che la produzione musicale si sposti ancora di più negli Usa, dove il copyright è più esteso (95 anni). Ricordiamo invece che il copyright a favore dei compositori di musica è ben più generoso: scade 70 anni dopo la loro morte.

Applaude quindi ovviamente l’industria. “si tratta di un passo fondamentale per la tutela della creatività europea e soprattutto per gli artisti che rappresentano la produzione europea”, dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana). “Siamo anche grati all’Italia che ha giocato un ruolo fondamentale nella costruzione del consenso necessario a Bruxelles per ottenere questo importante risultato”, aggiunge.

Ci sono dubbi però che l’estensione del copyright possa frenare l’emorragia dei ricavi. Quelli dalla vendita di Cd e altri supporti fisici si sono dimezzati, negli ultimi dieci anni, in Italia (secondo Fimi-Confindustria). E la crescita dei ricavi online ancora non riesce a compensare questo calo.

Scettici, sui benefici della direttiva, sono alcuni esperti di diritto d’autore come Marco Ricolfi del centro Nexa e l’avvocato Fulvio Sarzana (promotore della campagna di protesta contro la delibera Agcom sul copyright). Concordano che la direttiva servirà solo a proteggere quegli artisti anziani le cui opere hanno ancora un mercato dopo oltre 50 anni. Grandi artisti, quindi, non certo interpreti minori e ormai dimenticati. Per i due esperti il solo effetto sarà quindi un ulteriore paletto alla diffusione della musica, già affossata da norme obsolete rispetto ai tempi.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/09/12/news/copyright_europa_70_anni-21559286/?rss

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LA SENTENZA – Ustica, ministeri condannati: 100 milioni a favore dei familiari

LA SENTENZA

Ustica, ministeri condannati
100 milioni a favore dei familiari

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Risarcimento record per i parenti delle 81 vittime della strage del Dc9 del 1980. Condannati Difesa e Trasporti, colpevoli di “omissioni, negligenze e depistaggi”. La pronuncia potrebbe ora aprire nuovi percorsi di indagine sull’incidente. Veltroni: “Sentenza importante”

Ustica, ministeri condannati 100 milioni a favore dei familiari

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PALERMO –  Una sentenza che definisce un risarcimento record: 100 milioni di euro, più interessi e oneri accessori. A pagarlo ai parenti delle 81 vittime della strage di Ustica saranno i ministeri della Difesa e dei Trasporti, colpevoli di “omissioni e negligenze”, nonché dei depistaggi che furono intentati nell’inchiesta sulla strage di Ustica. La pronuncia è arrivata dal giudice Paola Protopisani, della terza sezione civile di Palermo.

Ottantuno è il numero delle vittime della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. E 81 sono anche parenti che nel 2007 si sono rivolti al tribunale di Palermo. Dopo la conclusione dei tre gradi di giudizio, assistiti da tre diversi avvocati, i familiari decisero di chiedere il risarcimento danni per via civile.

Secondo la Corte, le istituzioni condannate hanno provocato “danni morali e psichici notevolissimi ai familiari delle vittime”. Il 30 maggio 2007, il tribunale di Palermo aveva condannato i due ministeri a versare 980.000 euro a una quindicina di familiari. Poi, nel giugno 2010, la sentenza venne confermata portando il risarcimento a un milione e 390.000 euro. Infine oggi, la sentenza definitiva con il maxi-risarcimento.

“La sentenza – dicono gli avvocati – è stata depositata all’esito di una lunga ed articolata istruttoria, durata circa tre anni, nella quale il Tribunale ha avuto modo di apprezzare e valutare tutte le emergenze probatorie già emerse nel procedimento penale”. Secondo i legali dei parenti delle vittime della strage di Ustica, “il risultato della vicenda processuale rende giustizia per la ultratrentennale tortura che i parenti delle vittime hanno dovuto subire ogni giorno della loro vita anche a causa dei numerosi e comprovati depistaggi di alcuni soggetti deviati dello Stato”.

Nuovi percorsi di indagine. La sentenza potrebbe inoltre aprire apre un nuovo percorso per la ricerca della verità. Infatti, sempre secondo i legali, fu un missile – probabilmente di nazionalità francese o statunitense – ad abbattere il volo del DC9 Itavia, come alcuni testimoni, tra cui l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, hanno affermato durante il processo. “Ci si auspica vivamente – proseguono gli avvocati – che chi di dovere, nell’ambito delle proprie attribuzioni parlamentari, avvii ogni opportuna, ed a questo punto indefettibile, azione nei confronti della Francia e degli Stati Uniti affinchè sia finalmente ammessa, dopo più di un trentennio, la responsabilità per il gravissimo attentato”. I legali auspicano inoltre che “in concomitanza della caduta del regime di Gheddafi, la nazione sia direttamente informata del contenuto degli archivi dei servizi segreti libici nei quali si ha ragione di ritenere che siano contenuti ulteriori documentazioni rilevanti sul fatto. E ciò consentendosi un accesso diretto da parte dell’Italia senza alcuna manomissione”.

Veltroni: “Sentenza importante”. Walter Veltroni commenta la decisione del tribunale di Palermo: “La sentenza civile sulla tragedia di Ustica è importante e positiva: importante perché mette in luce le responsabilità dei ministeri in una lunga storia di depistaggi e di omissioni, di pubbliche menzogne e di insabbiamenti. Positiva perché ridà slancio e sostanza alla battaglia che i parenti delle vittime da sempre portano avanti perché sia fatta piena luce e siano individuate le responsabilità anche in sede penale”.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/12/news/ustica_ministeri_condannati_100_milioni_a_favore_dei_familiari-21571285/?rss

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CONTINUATE A MORIRE TRANQUILLI – Esplosione in sito nucleare: Un morto e 4 feriti in Francia. Nessuna fuga radiottiva (dicono) / VIDEO

Caricato da in data 12/set/2011

12/09/2011 Ultim’ora – Un morto e quattro feriti. E’ questo il bilancio provvisorio dell’esplosione di un forno per il trattamento di scorie radioattive avvenuta questa mattina nella regione del Gard nel sud della Francia. L’incidente si è verificato all’interno del sito nucleare di Marcoule che si trova a 257 km in linea d’aria da Torino.
Riferendosi a una possibile fuoriuscita di materiale radioattivo un portavoce del Commissariato dell’Energia Atomica ha dichiarato che “al momento non c’è stata fuga verso l’esterno”. I vigili del fuoco giunti sul posto hanno comunque eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale. Complice la vicinanza al confine italiano, la nostra Protezione Civile si è subito attivata mettendosi in contatto con l’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, per verificare eventuali rischi per il nostro Paese. La centrale nucleare di Marcoule è la più vecchia presente in Francia. Tratto dal Tg3 del 12/09/2011 – http://www.tg3.rai.it

Esplosione in sito nucleare
Un morto e 4 feriti in Francia

L’incidente è avvenuto per un incendio all’interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La zona  si trova a 242 chilometri in linea d’aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova. Secondo il portavoce della commissione energia atomica: “In questo momento non vi è rilascio verso l’esterno”

Esplosione in sito nucleare  Un morto e 4 feriti in Francia Il sito nucleare a Marcoule

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PARIGI – Alle 11:45 locali, c’è stata un’esplosione nel forno di un sito nucleare a Marcoule, nella regione del Gard a sud della Francia (MAPPA 1). L’incidente è avvenuto a causa di un incendio all’interno di un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. L’esplosione ha causato un morto e quattro feriti, di cui uno “molto grave” trasferito in elicottero all’ospedale di Montpellier. Il corpo della vittima è stato trovato carbonizzato. Le altre persone sono state invece ricoverate all’ospedale di Bagnols-sur-Ceze. Il bilancio è stato confermato dall’ente nazionale per l’energia elettrica, Edf, mentre i vigili del fuoco hanno eretto un perimetro di sicurezza intorno alla centrale. Secondo un portavoce di Edf: “Si tratta di un incidente industriale, non un incidente nucleare”.

Quelle centrali che fanno paura all’Europa 2La mappa dei siti 3

L’esplosione è avvenuta nel sito Centraco della società Socodei, controllata del gruppo Edf, a Codolet, un comune francese di 558 abitanti che si trova nel dipartimento del Gard nella regione della Linguadoca-Rossiglione. “In questo momento – ha affermato il funzionario – non vi è rilascio verso l’esterno”. Fonti del commissariato per l’agenzia atomica hanno confermato: “Al momento non c’è stato un travaso all’esterno di materiale radioattivo”.

Il forno esploso oggi – non distante da Avignone e Nimes -, si trova a 242 chilometri in linea d’aria da Ventimiglia, 257 da Torino 4, 342 da Genova, dove è stata allertata la Protezione civile su tutto il territorio della regione Liguria. Il dipartimento della Protezione civile nazionale è in contatto con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) per monitorare e verificare gli eventuali rischi per l’Italia. I vigili del fuoco hanno una rete di rilevamento della radioattività pronta a segnalare anomalie.

L’impianto in cui è avvenuta l’esplosione è utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della società Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche. Il sito fa comunque parte del più ampio centro nucleare Marcoule, un’istallazione industriale gestita da Areva e dal Cea, prima centrale nucleare francese. Nella zona di Marcoule furono costruiti i reattori nucleari a uso militare per le ricerche destinate alla costruzione della bomba atomica francese. Il titolo di Edf, quotato alla borsa di Parigi, è arrivato a perdere il 6% dopo la diffusione delle prime notizie sullo scoppio.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/12/news/centrale_francia-21553391/?rss

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INDIGNATI – Verso la giornata di mobilitazione del 15 ottobre

Verso la-giornata di mobilitazione del 15 ottobre


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TERZO FRONTE – Italia

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Scritto da Rete Italiana del Forum Sociale Mondiale
Lunedì 12 Settembre 2011 10:16

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Pubblichiamo qui sotto la Lettera aperta approvata dalla Rete italiana del forum sociale mondiale nella sua riunione del 4 settembre scorso. La proposta centrale è quella di organizzare anche in Italia una grande giornata di mobilitazione il prossimo 15 ottobre, in sintonia con gli Indignatos spagnoli. Notiamo che su questa proposta convergono, sia la FIOM che il sindacalismo radicale, di cui Cremaschi è di sicuro la figura di spicco, che si sono autoconvocati in assemblea il 1 ottobre prossimo. Non solo noi sosteniamo l’idea di fare del 15 ottobre una grande giornata di lotta. Ci auguriamo che essa spinga alla massima unità nell’azione e che aiuti a porre fine allo smembramento delle opposizioni anticapitaliste.

Perché quest’unità è tanto difficile? Per le note ostilità di parrocchia, per le dispute su chi sta davanti e chi sta dietro. La questione dei contenuti sta invece sullo sfondo, quando tutti dovremmo concentrarci nel definire una piattaforma unitaria per dare vita ad un fronte comune. Da questo punto di vista salta agli occhi l’astrattezza della Lettera aperta di ciò che resta del Forum sociale, l’assenza di proposte chiare, semplici e nette. Come si può pensare di costruire un grande movimento di massa senza unità e senza obbiettivi espliciti su come combattere le misure del governo? Senza indicare soluzioni e  misure alternative a quelle che ci vengono proposte?

Saremo pedanti, ma proporre giornate di mobilitazione senza obbiettivi politici certi, ci pare sia il solito “movimentismo”, che sgancia i mezzi dai fini. Questo ci pare un limite grave, perché questa volta siamo dentro una crisi sistemica gravissima, e non si può pensare di cavarsela con la solita retorica anticapitalistica.

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RETE ITALIANA DEL FORUM SOCIALE MONDIALE – PRIMA RIUNIONE A ROMA, 4 SETTEMBRE 2011:

LETTERA APERTA SUL 15 OTTOBRE – GIORNATA DI MOBILITAZIONE EUROPEA E INTERNAZIONALE

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Gli indignad@s spagnoli invitano a scendere in piazza, diversi/e e insieme, per dare vita a una grande manifestazione europea e internazionale il 15 ottobre. Nel nostro continente, come in altre aree del mondo, nel Mediterraneo e anche nel nostro paese, tanti e tante stanno raccogliendo e rilanciando il loro appello perché, nella tremenda crisi in cui siamo, nessuno può salvarsi da solo.

Non è tollerabile la distruzione sociale e democratica che ci viene imposta con il ricatto del debito, a livello europeo e nazionale, da istituzioni subalterne alle banche, alla finanza, alle multinazionali, a pochi gruppi di privilegiati.  Abbiamo bisogno di rafforzare le alleanze, la capacità della cittadinanza europea di opporsi e di conquistare una vera alternativa.
In Italia bisogna fermare Governo e Confindustria, questa manovra e i suoi effetti devastanti. Ancora una volta e sempre di più, mantiene intatte rendite e privilegi e aggrava l’impoverimento della maggioranza della popolazione.

Bisogna impedire le ulteriori privatizzazioni che negano la volontà popolare espressa con i referendum, lo smantellamento della Costituzione e la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Bisogna opporsi alla cancellazione dei diritti e delle garanzie sociali, alla precarizzazione del lavoro e della vita delle persone. Bisogna respingere l’aggressione alle rappresentanze sindacali e ai diritti del lavoro, la cancellazione del contratto nazionale e dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Bisogna fermare la distruzione di beni comuni, di ambiente e territorio, di relazioni sociali, di cultura e istruzione. Bisogna contrastare il razzismo, fermare le guerre, le spese militari e la militarizzazione.

Non intendiamo lasciare il nostro futuro nelle mani di una classe politica privilegiata e schiava dei mercati finanziari. Dobbiamo riconquistare il nostro potere di cittadinanza, una democrazia reale in cui donne e uomini, comunità, lavoratrici e lavoratori abbiano il diritto di decidere liberamente sulle scelte che riguardano tutte e tutti. Le alternative esistono e vanno conquistate, insieme. In tanti e tante, diversi e diverse, uniti. E’ il solo modo per vincere.

La Rete Italiana del FSM, al termine del suo primo incontro a Roma il 4 settembre, propone a tutte le organizzazioni, le reti, le alleanze, i gruppi e le persone interessate di verificare la possibilità di una grande convergenza unitaria nella giornata europea e internazionale di mobilitazione del 15 ottobre e di costruire insieme un “Comitato Unitario 15 ottobre”.
Propone quindi a tutti e a tutte di incontrarsi martedì 13 settembre alle ore  11.00 in Via dei Monti di Pietralata 16 a Roma.

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fonte:  http://www.campoantimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1721:verso-la-giornata-di-mobilitazione-del-15-ottobre&catid=13:italia-cat&Itemid=21

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CRISI – Ue chiede nuove misure a stati sotto attacco. Italia e altri 7: tagliare il bilancio europeo. Milano perde il 3,6%

Ue chiede nuove misure contro la crisi
Italia e altri 7: tagliare bilancio europeo

Giù Borse per paura default Grecia. Parigi -4,1%. Milano perde il 3,6%. Sale il differenziale Btp-Bund, in forte rialzo i tassi dei Bot. Manovra approvata in commissione senza modifiche


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ROMA – Partono malissimo le borse europee, che avevano chiuso la scorsa settimana con un venerdì nero. Incidono i timori del possibile default della Grecia e della sempre più difficile risoluzione della crisi del debito Ue, visti anche i dissensi tra i vari paesi. Intanto l’Italia e altri sette paesi chiedono di tagliare il bilancio Ue 2014-2020, mentre la Commissione invita gli stati sotto attacco a proseguire negli sforzi e a preparare, se necessario, nuove misure, con riferimento particolare all’Italia se le entrate saranno sotto le attese. Nel frattempo è stata approvata in commissione alla Camera, senza modifiche, la manovra varata dal Senato.

Pesante Piazza Affari, con il Ftse Mib che dopo aver aperto in calo del 2,9%, cede il 3,6%. Unicredit (-8,38% a 0,7 euro) è maglia nera dopo un congelamento al ribasso nel corso della mattinata. Il titolo sconta i timori di un possibile taglio al rating dei colossi francesi Credit Agricole, Societè Genberale e Bnp da parte di Moody’s, a seguito dei rinnovati timori sulla situazione della Grecia. Sotto pressione anche Intesa Sanpaolo (-6,57%).

Parigi, -4,1%, è la peggiore in Europa, particolarmente colpita sui timori che per la Grecia il fallimento sia ormai alle porte, nonostante le misure straordinarie approvate nel fine settimana dal governo di Atene. Proprio l’esposizione sui titoli di stato ellenici affonda i titoli di Bnp Paribas (-10,23%), Credit Agricole (-10,14%) e Societè Generale (-8,97%), insieme all’assicurativo Axa (-8,12%) e a Natixis (-6,4%). A Francoforte il Dax perde il 2,97%; Lisbona perde il 2,93%; Amsterdam lascia sul terreno il 2,76%; Madrid registra una perdita del 3,32%; Bruxelles -2,69%; Zurigo -2,31%; Londra – 1,42%.

Intanto l’Italia, insieme ad Austria, Germania, Finlandia, Francia, Olanda, Svezia e Gran Bretagna, con l’aggiunta informale della Danimarca, ha chiesto una riduzione delle spese previste nelle nuove prospettive economiche e finanziarie della Ue per il periodo 2014-2020. L’iniziativa è stata presentata con una lettera degli otto paesi al Consiglio Affari Generali della Ue. La proposta «giunge in un momento in cui gli stati membri stanno facendo sforzi finanziari considerevoli per sostenere l’Europa mentre sono sotto sforzo di consolidamento», scrivono gli otto partner, indicando che «le spese pubbliche europee non possono restare esenti da questi considerevoli sforzi nazionali».

«La proposta della Commissione è troppo alta», dichiarano gli otto, facendo riferimento alla proposta di Bruxelles che prevede per il periodo 2014-2020 impegni per 1.025 miliardi di euro, pari all’1,05% del Pil Ue, e 972 miliardi in pagamenti. Secondo i paesi promotori dell’iniziativa, gli aumenti delle spese previste «sono significativamente in eccesso rispetto a ciò che serve per stabilizzare il bilancio europeo». Il nuovo piano finanziario «non deve portare ad un aumento nei contributi nazionali al budget Ue. Pertantole spese totali per il periodo 2014-2020 devono essere sostanzialmente più basse allo scopo di soddisfare questo criterio». Gli otto chiedono al tempo stesso che le nuove prospettive finanziarie coprano «le spese in modo completo e trasparente», bocciando così la parte della proposta della Commissione che prevede la di fuori del piano finanziario le spese per progetti importanti, come Iter e Galileo, e il Fondo per l’aiuto alla globalizzazione. «Abbiamo bisogno di usare al meglio il bilancio europeo per creare migliori condizioni per la crescita e creare un’Europa più competitiva. Abbiamo bisogno di spendere meglio, non di spendere di più».

I tagli prospettati dagli otto paesi più la Danimarca potrebbero aggirarsi tra i 50 e i 100 miliardi di euro, si dice nei corridoi del palazzo Justus Lipsius, dove è in corso il consiglio Ue degli affari generali. «Non sono state indicate cifre – ha precisato il sottosegretario degli esteri Alfredo Mantica – Ma se facciamo una battaglia, su un bilancio pluriennale di 1.083 miliardi (1025 più 58 miliardi fuori budget, ndr) la conclusione non potrà essere un arrotondamento a 1.080» In dicembre, l’Italia non aveva firmato la lettera con cui Gran Bretagna, Francia e Germania volevano chiedere il congelamento del bilancio Ue fino al 2020, in quanto erano stati accolti alcuni suoi emendamentì destinati a sottolineare la necessità di dare maggiore attenzione alla qualità della spesa e non solo alla quantità. «C’è stata un’evoluzione – ha detto Mantica – Direi che c’è una maturazione anche da parte degli altri. L’idea di questo gruppo di nove infatti è anche di allargarsi ad altri. La posizione dell’Italia guarda più ai saldi, ai suoi 5 miliardi di contribuzione netta, che vogliamo assolutamente ridurre. Ma abbiamo detto chiaramente che la nostra partecipazione al gruppo informale non significa che noi condividiamo tutto con tutti gli altri», ha precisato Mantica, citando il controverso rebate (sconto) britannico sul quale l’Italia ha una posizione critica. «Deve essere chiaro che nella discussione non saremo assolutamente allineati con gli altri laddove i nostri interessi nazionali saranno confliggenti con la visione di altri. Sulla Pac (politica agricola) saremo probabilmente più d’accordo con la Francia che con la Gran Bretagna».

«Gli Stati membri sotto la pressione dei mercati devono continuare a lavorare sui loro obiettivi di consolidamento delle finanze e, se necessario, prendere ulteriori misure»: questa la raccomandazione contenuta nel rapporto 2011 sulle finanze pubbliche della Ue, che segnala come il debito pubblico della zona euro continui a salire e raggiungerà l’88,7% del pil nel 2012, un aumento di oltre 20 punti dal 2007, quando era a quota 66,3%.

L’Italia deve essere pronta a prendere «misure aggiuntive qualora le entrate derivanti dal fisco siano minori di quanto previsto e se vi fossero difficoltà a tagliare la spesa come stabilito», rileva il rapporto della Commissione Ue.

«Le ipotesi che la Grecia possa fallire a causa del debito pubblico sono cresciute di nuovo – sostiene in una nota Melanie Bowler, analista di Moody’s – la crisi dovuta al debito sovrano dell’area dell’euro è ancora lontana da trovare una soluzione». L’analista aggiunge che «la sospensione dei colloqui sul salvataggio della Grecia tra l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana non ha fatto bene al mercato dei titoli di stato». Il quadro complessivo, inoltre, risente delle «preoccupazioni per i dati deboli sul terzo trimestre attesi nel corso della settimana».

In altalena lo spread Btp-Bund: superati i 380 punti base, dopo un’apertura a 362,62, lo spread si raffredda riportandosi sui 374 punti. Il rendimento del Btp decennale è calato al 5,47%. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali spagnoli e tedeschi è tornato sotto i 350 punti (349,4).

Netto rialzo per i rendimenti dei Bot a un anno: nell’asta odierna il Tesoro ha collocato titoli a 3 mesi e a un anno per complessivi 11,5 miliardi ma ha dovuto offrire rendimenti più elevati. Per la tranche a 1 anno (da 7,5 miliardi) il tasso medio è balzato al 4,153% dal 2,959% dell’emissione di agosto. Per la tranche a 3 mesi (da 4 miliardi) il tasso medio è salito all’1,907% dall’1,034% dell’asta di marzo.

Via libera della Commissione Vigilanza della Camera al decreto legge della manovra economica. Il testo è stato approvato senza modifiche così come uscito dal Senato. La Commissione ha votato il mandato al relatore Remigio Ceroni di referire in Aula. L’Aula è convocata alle 15 per iniziare la discussione sul provvedimento.

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http://aste.legalmente.net ASTE GIUDIZIARIE
Il sito delle vendite giudiziarie all’incanto
Ricerca per Città o per Tribunale

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Lunedì 12 Settembre 2011 – 09:19    Ultimo aggiornamento: 13:55

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162704&sez=HOME_ECONOMIA

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Nairobi, esplode un oleodotto: oltre 100 morti nella bidonville / VIDEO: First video of deadly Kenya blast site, over 100 killed in pipeline fire

First video of deadly Kenya blast site, over 100 killed in pipeline fire

Caricato da in data 12/set/2011

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About 100 people have reportedly been killed by a fire at a gasoline pipeline in Kenya’s capital of Nairobi. More than 80 were injured and rushed to nearby hospitals. Witnesses said the pipeline that passes through a local slum burst on Monday morning. Officials suspect some of the victims may have been draining fuel from the pipe when the fire started.

Nairobi, esplode un oleodotto
oltre 100 morti nella bidonville

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Le vittime arse vive. In base a una prima ricostruzione stavano cercando di recuperare della benzina fuoriuscita da una cisterna che poi ha preso fuoco.

Nairobi, esplode un oleodotto oltre 100 morti nella bidonville

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NAIROBI – Paura in Kenya. Sarebbero oltre cento i morti e altrettanti i feriti nell’esplosione e nel successivo incendio di un oleodotto in una bidonville di Nairobi. Lo ha annunciato Thomas Atuti, un responsabile della polizia, precisando che la maggior parte delle persone sono morte bruciate.

In base alle prime informazioni, le persone coinvolte stavano cercando di rubare della benzina fuoriuscita da una cisterna nella zona industriale di Lunga Lunga, alla periferia della capitale. Poi, probabilmente entrando in contatto con un mozzicone di sigaretta, il combustibile ha preso fuoco e le fiamme non hanno dato scampo alle persone che si trovavano nella bidonville di Sinai, a ridosso dell’area produttiva.

Per la polizia il bilancio delle vittime è destinato ad aggravarsi.

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/12/news/oleodotto_kenya-21548584/?rss

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AAA Appuntamento anti-giudici cercasi

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AAA Appuntamento anti-giudici cercasi

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berlusconi, messaggio audio

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di Federica Fantozzi

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Tra la partita di scacchi e la corsa ad ostacoli. Contro il tempo. La visita europea di Berlusconi per evitare l’interrogatorio dei pm di Napoli sulla vicenda Tarantini-Lavitola si fa sempre più affannosa. Una maratona: Bruxelles in mattinata per incontrare «improrogabilmente» il presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, poi Strasburgo nel pomeriggio con il presidente della Commissione Barroso e da ultimo «in visita privata di cortesia» il presidente del Parlamento Jerzy Buzek. Una giornata densa di colloqui.

Senonché la gimkana si complica: Buzek ieri pomeriggio ha cortesemente declinato l’impegno con il premier italiano. Nel pieno del semestre di presidenza polacco dell’Unione, proprio quel giorno riceverà una delegazione istituzionale del suo Paese guidata dal presidente della Repubblica Komo- rowski, con tanto di cerimonia di gala. Non ha tempo per “collaterali”. Palazzo Chigi è stato informato, ed è subito partito un pressing per riuscire a far coincidere entrambi gli eventi. Lo conferma indirettamente Mario Mauro, capogruppo della delegazione Pdl: «A me l’appuntamento non risulta, ma non so se c’è stata una richiesta italiana in tal senso. Noi a livello parlamen- tare non l’abbiamo inoltrata». Poi precisa: «Il gabinetto di Buzek po- trà confermare l’appuntamento solo se avranno risolto i problemi con la concomitante visita di Komorowski. So che stanno valutando». Si vedrà…

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12 settembre 2011

fonte:  http://www.unita.it/italia/aaa-appuntamento-anti-giudici-cercasi-1.331085

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