CRISI – Ue chiede nuove misure a stati sotto attacco. Italia e altri 7: tagliare il bilancio europeo. Milano perde il 3,6%

Ue chiede nuove misure contro la crisi
Italia e altri 7: tagliare bilancio europeo

Giù Borse per paura default Grecia. Parigi -4,1%. Milano perde il 3,6%. Sale il differenziale Btp-Bund, in forte rialzo i tassi dei Bot. Manovra approvata in commissione senza modifiche


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ROMA – Partono malissimo le borse europee, che avevano chiuso la scorsa settimana con un venerdì nero. Incidono i timori del possibile default della Grecia e della sempre più difficile risoluzione della crisi del debito Ue, visti anche i dissensi tra i vari paesi. Intanto l’Italia e altri sette paesi chiedono di tagliare il bilancio Ue 2014-2020, mentre la Commissione invita gli stati sotto attacco a proseguire negli sforzi e a preparare, se necessario, nuove misure, con riferimento particolare all’Italia se le entrate saranno sotto le attese. Nel frattempo è stata approvata in commissione alla Camera, senza modifiche, la manovra varata dal Senato.

Pesante Piazza Affari, con il Ftse Mib che dopo aver aperto in calo del 2,9%, cede il 3,6%. Unicredit (-8,38% a 0,7 euro) è maglia nera dopo un congelamento al ribasso nel corso della mattinata. Il titolo sconta i timori di un possibile taglio al rating dei colossi francesi Credit Agricole, Societè Genberale e Bnp da parte di Moody’s, a seguito dei rinnovati timori sulla situazione della Grecia. Sotto pressione anche Intesa Sanpaolo (-6,57%).

Parigi, -4,1%, è la peggiore in Europa, particolarmente colpita sui timori che per la Grecia il fallimento sia ormai alle porte, nonostante le misure straordinarie approvate nel fine settimana dal governo di Atene. Proprio l’esposizione sui titoli di stato ellenici affonda i titoli di Bnp Paribas (-10,23%), Credit Agricole (-10,14%) e Societè Generale (-8,97%), insieme all’assicurativo Axa (-8,12%) e a Natixis (-6,4%). A Francoforte il Dax perde il 2,97%; Lisbona perde il 2,93%; Amsterdam lascia sul terreno il 2,76%; Madrid registra una perdita del 3,32%; Bruxelles -2,69%; Zurigo -2,31%; Londra – 1,42%.

Intanto l’Italia, insieme ad Austria, Germania, Finlandia, Francia, Olanda, Svezia e Gran Bretagna, con l’aggiunta informale della Danimarca, ha chiesto una riduzione delle spese previste nelle nuove prospettive economiche e finanziarie della Ue per il periodo 2014-2020. L’iniziativa è stata presentata con una lettera degli otto paesi al Consiglio Affari Generali della Ue. La proposta «giunge in un momento in cui gli stati membri stanno facendo sforzi finanziari considerevoli per sostenere l’Europa mentre sono sotto sforzo di consolidamento», scrivono gli otto partner, indicando che «le spese pubbliche europee non possono restare esenti da questi considerevoli sforzi nazionali».

«La proposta della Commissione è troppo alta», dichiarano gli otto, facendo riferimento alla proposta di Bruxelles che prevede per il periodo 2014-2020 impegni per 1.025 miliardi di euro, pari all’1,05% del Pil Ue, e 972 miliardi in pagamenti. Secondo i paesi promotori dell’iniziativa, gli aumenti delle spese previste «sono significativamente in eccesso rispetto a ciò che serve per stabilizzare il bilancio europeo». Il nuovo piano finanziario «non deve portare ad un aumento nei contributi nazionali al budget Ue. Pertantole spese totali per il periodo 2014-2020 devono essere sostanzialmente più basse allo scopo di soddisfare questo criterio». Gli otto chiedono al tempo stesso che le nuove prospettive finanziarie coprano «le spese in modo completo e trasparente», bocciando così la parte della proposta della Commissione che prevede la di fuori del piano finanziario le spese per progetti importanti, come Iter e Galileo, e il Fondo per l’aiuto alla globalizzazione. «Abbiamo bisogno di usare al meglio il bilancio europeo per creare migliori condizioni per la crescita e creare un’Europa più competitiva. Abbiamo bisogno di spendere meglio, non di spendere di più».

I tagli prospettati dagli otto paesi più la Danimarca potrebbero aggirarsi tra i 50 e i 100 miliardi di euro, si dice nei corridoi del palazzo Justus Lipsius, dove è in corso il consiglio Ue degli affari generali. «Non sono state indicate cifre – ha precisato il sottosegretario degli esteri Alfredo Mantica – Ma se facciamo una battaglia, su un bilancio pluriennale di 1.083 miliardi (1025 più 58 miliardi fuori budget, ndr) la conclusione non potrà essere un arrotondamento a 1.080» In dicembre, l’Italia non aveva firmato la lettera con cui Gran Bretagna, Francia e Germania volevano chiedere il congelamento del bilancio Ue fino al 2020, in quanto erano stati accolti alcuni suoi emendamentì destinati a sottolineare la necessità di dare maggiore attenzione alla qualità della spesa e non solo alla quantità. «C’è stata un’evoluzione – ha detto Mantica – Direi che c’è una maturazione anche da parte degli altri. L’idea di questo gruppo di nove infatti è anche di allargarsi ad altri. La posizione dell’Italia guarda più ai saldi, ai suoi 5 miliardi di contribuzione netta, che vogliamo assolutamente ridurre. Ma abbiamo detto chiaramente che la nostra partecipazione al gruppo informale non significa che noi condividiamo tutto con tutti gli altri», ha precisato Mantica, citando il controverso rebate (sconto) britannico sul quale l’Italia ha una posizione critica. «Deve essere chiaro che nella discussione non saremo assolutamente allineati con gli altri laddove i nostri interessi nazionali saranno confliggenti con la visione di altri. Sulla Pac (politica agricola) saremo probabilmente più d’accordo con la Francia che con la Gran Bretagna».

«Gli Stati membri sotto la pressione dei mercati devono continuare a lavorare sui loro obiettivi di consolidamento delle finanze e, se necessario, prendere ulteriori misure»: questa la raccomandazione contenuta nel rapporto 2011 sulle finanze pubbliche della Ue, che segnala come il debito pubblico della zona euro continui a salire e raggiungerà l’88,7% del pil nel 2012, un aumento di oltre 20 punti dal 2007, quando era a quota 66,3%.

L’Italia deve essere pronta a prendere «misure aggiuntive qualora le entrate derivanti dal fisco siano minori di quanto previsto e se vi fossero difficoltà a tagliare la spesa come stabilito», rileva il rapporto della Commissione Ue.

«Le ipotesi che la Grecia possa fallire a causa del debito pubblico sono cresciute di nuovo – sostiene in una nota Melanie Bowler, analista di Moody’s – la crisi dovuta al debito sovrano dell’area dell’euro è ancora lontana da trovare una soluzione». L’analista aggiunge che «la sospensione dei colloqui sul salvataggio della Grecia tra l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale la scorsa settimana non ha fatto bene al mercato dei titoli di stato». Il quadro complessivo, inoltre, risente delle «preoccupazioni per i dati deboli sul terzo trimestre attesi nel corso della settimana».

In altalena lo spread Btp-Bund: superati i 380 punti base, dopo un’apertura a 362,62, lo spread si raffredda riportandosi sui 374 punti. Il rendimento del Btp decennale è calato al 5,47%. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali spagnoli e tedeschi è tornato sotto i 350 punti (349,4).

Netto rialzo per i rendimenti dei Bot a un anno: nell’asta odierna il Tesoro ha collocato titoli a 3 mesi e a un anno per complessivi 11,5 miliardi ma ha dovuto offrire rendimenti più elevati. Per la tranche a 1 anno (da 7,5 miliardi) il tasso medio è balzato al 4,153% dal 2,959% dell’emissione di agosto. Per la tranche a 3 mesi (da 4 miliardi) il tasso medio è salito all’1,907% dall’1,034% dell’asta di marzo.

Via libera della Commissione Vigilanza della Camera al decreto legge della manovra economica. Il testo è stato approvato senza modifiche così come uscito dal Senato. La Commissione ha votato il mandato al relatore Remigio Ceroni di referire in Aula. L’Aula è convocata alle 15 per iniziare la discussione sul provvedimento.

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Lunedì 12 Settembre 2011 – 09:19    Ultimo aggiornamento: 13:55

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162704&sez=HOME_ECONOMIA

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