Archivio | settembre 13, 2011

Tamara Chikunova, Il racconto di una madre coraggio / VIDEO: Tamara Chikunova, dobitnica Nagrade Nadja Maganja

Tamara Chikunova, dobitnica Nagrade Nadja Maganja

Caricato da in data 16/mar/2011

Tamara Chikunova, dobitnica Nagrade Nadja Maganja, je v torek, 22.februarja 2011, obiskala Ljubljano. Predstavitev nagrajenke in nagrade je bila prostorih galerije Družina.

La donna a monaco spiega la sua storia e la platea si commuove

Il racconto di una madre coraggio

Tamara Chikunova è stata torturata in Uzbekistan per far confessare il figlio poi condannato a morte


Тамара Чикунова. Tamara Chikunova  – fonte immagine

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dall’inviato CorSera ANTONIO FERRARI

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MONACO DI BAVIERA – È una storia, la sua, che trafigge il cuore. Mentre racconta, con la calma innaturale di chi cerca di respingere le lacrime, il calvario di una madre che non è riuscita a strappare l’unico figlio alla fucilazione, sembra trasmettere a tutti la sua invincibile voglia di lottare. Se l’Uzbekistan e il Kirghisistan hanno abolito la pena di morte si deve a questa donna, piccola e volitiva, che ha dedicato alla causa tutte le sue energie, quindi la sua vita.

LA CONDANNA DEL FIGLIO – Tamara Chikunova, è questo il suo nome, ha rapito lunedì chi la ascoltava durante uno degli incontri organizzati a Monaco di Baviera dalla Comunità di Sangt’Egidio. Tamara è diventata davvero un’icona del coraggio. A 63 anni, questa russa cristiana, nata a Tashkent, nell’ex repubblica sovietica dell’Uzbekistan, è davvero un ciclone inarrestabile. La forza gliela dà Dimitri, il figlio ventottenne che proprio nella capitale uzbeka, dove guidava – dopo il crollo del comunismo – una piccola industria agricola, fu accusato ingiustamente dell’assassinio di due persone. Condannato a morte. Sentenza eseguita senza attendere neppure l’esito del ricorso. Per estorcere a Dimitri la confessione di un crimine che non aveva commesso, lo costrinsero ad ascoltare, al telefono, le grida e i lamenti di sua madre, sottoposta a tortura. Anche Tamara infatti era stata nel frattempo arrestata. Tipici e spietati sistemi da paesi dell’Est durante il dominio del comunismo. Da quel giorno, la madre ha vinto la disperazione facendosi un punto d’onore di salvare dall’esecuzione capitale tutti i condannati dell’Uzbekistan, e portando anche altrove la sua battaglia per abolire la pena di morte. Essendo un’apprezzata giurista, valore aggiunto della sua ferrea volontà, ha cominciato-instancabile- a girare il mondo, raccontando la sua storia e cercando di scuotere le coscienze.

LE SPERANZE – È stata indubbiamente aiutata, e la Comunità di Sant’Egidio, che dell’abolizione della pena di morte ha fatto una propria bandiera, l’ha adottata. Poco prima di ottenere l’abolizione della condanna capitale in Uzbekistan, Tamara è riuscita a convincere il Kirghisistan, ed ora ha concentrato i suoi sforzi sulla Mongolia. Questa indomita Madre coraggio consegna a chi la desidera copia di una lettera scritta dal figlio prima dell’esecuzione e consegnata a un altro condannato a morte: «Se mia mamma non farà in tempo e io sarò fucilato, rivolgetevi a lei. Lei saprà aiutarvi. Io so che lei potrà proteggervi dalla morte». Forte di questo nobile testamento, Tamara ha visto raddoppiate le proprie energie. Il suo sogno? Dice che «più che un sogno è una certezza. Se abbiamo la forza di agire, tutti insieme, verrà il giorno che la sentenza capitale non esisterà più».

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13 settembre 2011

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_13/madre-coraggio-ferrari_5d4e7162-de10-11e0-aa0f-d391be7b57bb.shtml

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SCUOLA, FINO A QUANDO LA PROPAGANDA? – I dati Ocse e lo “strabismo” della Gelmini

La scuola siamo noi

I dati Ocse e lo “strabismo” della Gelmini

I dati Ocse e lo "strabismo" della Gelmini

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Ma di che sta parlando, ministro Gelmini? L’Ocse, l’Organizzazione dei paesi più industrializzati del mondo, la inviterebbe a proseguire nelle sue politiche “taglia e privatizza”? C’è un limite alle interpretazioni, e alle bugie.
Non è vero, come mette nero su bianco sui dossier distribuiti al ministero della Pubblica istruzione, che in Italia cresce il tempo pieno delle scuole elementari: quelle tabelle mischiano il tempo pieno da 40 ore, per il quale sono garantiti i due maestri, con il tempo prolungato, per il quale non è garantito un bel niente. Ed è facile fare il record storico degli insegnanti di sostegno se si usano, si rottamano per lanciarli nel difficile compito di seguire i portatori di handicap, docenti di geografia e matematica senza  preparazione specifica.

“I dati Ocse indicano alcuni risultati positivi del governo?”, dice lei. Certo, stia a sentire: gli insegnanti italiani hanno visto le loro retribuzioni scendere dell’un per cento in nove anni mentre “gli altri” hanno toccato aumenti del 7 per cento. Che deve fare il suo ministero “per proseguire nelle politiche intraprese”? Comprimere ancora la spesa per gli insegnanti fannulloni, congelare ad libitum gli scatti d’anzianità visto che per i prossimi 30 mila precari assunti non ci saranno avanzamenti automatici per otto stagioni?

E poi, dice l’Organizzazione per lo sviluppo economico: in Italia la media dei laureati è intorno al 20 per cento, la media Ocse è del 37,4%. Anche sui diplomati siamo dieci punti indietro. Da noi lavora quasi l’ottanta per cento dei laureati, tra chi non ha neppure un diploma si scende al 51,2%: forse un’università che forma e sforna lavoro andrebbe meglio finanziata. Così non è: tagli e tagli. Fra i 34 paesi membri ci sono 2,9 milioni di studenti in movimento, quasi nessuno viene in Italia (l’1,8%, e il dato è in calo). Avanti anche qui con le politiche governative? Da noi l’81,7% degli studenti universitari non prende una borsa di studio, non conosce welfare. Le ha falcidiate lei, per volontà di Giulio Tremonti, le borse di studio o no?

E’ un fatto supportato da un dato: nei paesi più ricchi, democratici e a libero mercato (l’Italia resta dentro queste categorie) gli altri tagliano nella Difesa, negli Interni, ma investono in scuola, università e ricerca. Nella conoscenza. Gli altri. Lei si vanta che dal 2000 al 2008 (quando, per altro, era appena arrivata) la spesa delle scuole per ogni studente sia aumentata del 6%. “Gli altri”, in media, l’hanno aumentata del 34%. Da noi lei, ministro, è riuscita a controfirmare un piano risparmi che assicura tagli alla scuola fino al 2025. E già spendiamo per l’istruzione solo il 4,8% del Pil: siamo al 29° posto sui 30 paesi che hanno offerto i dati. Ministro Gelmini, fino a quando la propaganda?

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13 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/rubriche/la-scuola-siamo-noi/2011/09/13/news/dati_ocse-21629425/

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Tv, Serena Dandini rimane in Rai: “Parla con me” in onda regolarmente

Tv, Serena Dandini rimane in Rai
“Parla con me” in onda regolarmente

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La società di produzione Fandango accetta il compenso chiesto dai vertici di viale Mazzini. Martedì la proposta arriverà in Cda. Sicuro lo slittamento della prima puntata prevista inizialmente per il 27 settembre

Tv, Serena Dandini rimane in Rai "Parla con me"   in onda regolarmente Serena Dandini nello studio di Parla con me

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ROMA- Lieto fine nella querelle tra Serena Dandini e la Rai 1. La conduttrice rimarrà nella squadra di viale Mazzini e il suo programma cult Parla con me andrà regolarmente in onda su Rai3.  La Fandango – società esterna di produzione cui la conduttrice è legata da un contratto in esclusiva – ha infatti accettato la proposta di “taglio” del compenso formulata dal vertice Rai. “Taglio” – stando a fonti di agenzia –  intorno al 5-6 per cento, il doppio di quello che l’azienda risparmierebbe se la produzione fosse tutta interna.

In sostanza la Fandango per mantenere la titolarità di parte della produzione di Parla con me si fa carico di limare i costi in misura maggiore di quanto l’azienda di viale Mazzini otterrebbe da sè. In pratica 3 per cento interno, con la Fandango però che sarebbe rimasta fuori, contro il 5-6 per cento trovato ora.

La partenza del programma sarà comunque in ritardo rispetto a quanto era previsto dal palinsesto della rete, che in origine fissava la ripresa per il 27 settembre. E’ probabile che la proposta formulata dal direttore generale Lorenza Lei venga esaminata giovedì, durante il Cda.

Con l’accordo con Fandango il dg è riuscita a trovare una soluzione che tenesse conto di due esigenze di partenza: ridurre i costi Rai verso la produzione esterna, nel rispetto di una policy aziendale mirata all’ottimizzazione delle spese e ottenere che un nome “forte” come quello della Dandini non sparisse dalla Rai per prendere altre strade (verosimilmente La7) e dunque offrire il fianco a critiche anche di taglio politico.

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13 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/09/13/news/dandini-21621018/?rss

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L’Italia di Berlusconi secondo il NyT “L’agonia e il bunga-bunga”

L’Italia di Berlusconi secondo il NyT
“L’agonia e il bunga-bunga”

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The agony and the bunga-bunga: “L’agonia e il bunga-bunga”. Con questo titolo, ispirato dal libro del 1961 di Irving Stone The agony and the ecstasy il New York Times dedica un ampio editoriale alla situazione economica dell’Italia e agli scandali sessuali che hanno coinvolto il suo “libidinoso imperatore – sorry, primo ministro -” Silvio Berlusconi, che fra “due settimane” compirà gli anni.

“Settembre è stato il mese più incerto per l’Italia”, con il Parlamento impegnato nell’approvazione del “pacchetto di austerità” e le possibili reazioni dell’Europa alla manovra, scrive il Nyt nella sezione del suo sito web ‘Op-Ed Columnist’.

“Ma c’è dell’altro. Quale tipo di celebrazioni sta orchestrando il premier Berlusconi per il suo 75esimo compleanno? Quest’uomo non ha mai avuto timore di saziare se stesso”, osserva ancora l’editoriale evocando le vicende giudiziarie del premier: “Come sappiamo dai processi in cui è coinvolto per aver pagato per fare sesso con una minore, lui riunisce regolarmente degli autentici harem di giovani donne per dei baccanali con un dress-code che si potrebbe definire bizzarro. Li chiama ‘Bunga bunga party’, termine che non ha e non necessita di una traduzione precisa”.

E gli americani “hanno ricavato un gran divertimento da tutto questo, perché è terrificante ma anche rassicurante. La nostra follia politica impallidisce di fronte a questa opera buffa a luci rosse”, scrive il Nyt che però lancia un avvertimento. “Non dovremmo solo restare a bocca aperta e ridere. Il cammino dell’Italia dalla gloria al ridicolo, spianato dalle distrazioni legali e carnali del premier, minaccia la stabilità finanziaria dell’Europa e non beneficia a nessuno. E oltre a ciò, l’Italia presenta una storia ammonitrice per molte democrazie occidentali privilegiate che si sono fatte cullare dal comfort nella compiacenza di sè”, è la conclusione del quotidiano newyorkese.

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13 settembre 2011
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Op-Ed Columnist

The Agony and the Bunga Bunga

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Published: September 12, 2011

Florence, Italy

Earl Wilson/The New York Times

Frank Bruni

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Readers’ Comments

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September has been Italy’s most uncertain month, with questions about whether the Parliament will pass an austerity package, if that package will be stringent enough and how Europe’s fiscal stewards will react.

There’s also this: what sort of celebration will the country’s epically libidinous emperor — sorry, prime minister — orchestrate for his 75th birthday? Silvio Berlusconi’s big milestone is about two weeks away, and you have to assume he’ll pull out all the stops, but you also have to wonder what stops are left to be pulled. The man hasn’t been shy about sating himself.

As we now know, thanks to his current trial on charges of paying for sex with a minor, he regularly assembles veritable harems of young women for bacchanals with a dress code that could be described as whimsical. He calls them “bunga bunga” parties, which has no particular translation and no need of one. The hormonal gist comes through.

The bunga allegations grabbing headlines last week were that Berlusconi, in moments of pulchritudinous piety, was treated to lap dances from women attired as nuns. This followed claims that he received ministrations from women outfitted as nurses. And it’s said that Italy is a chauvinistic society! For Berlusconi, no profession is beyond a woman’s pantomime.

We Americans have found great entertainment in all of this — lengthy Berlusconi exposés appeared recently in The New Yorker and Vanity Fair — because it’s lurid, yes, but also because it’s reassuring. Our own political madness pales beside his triple-X opera buffa.

But we shouldn’t just gape and laugh. His country’s path from glorious to ridiculous, paved in part by his carnal and legal distractions, threatens the financial stability of Europe, and benefits no one. Beyond that, Italy presents a cautionary tale for many immodestly privileged Western democracies that have been lulled by comfort into complacency; have let too much silliness create too much damage; and haven’t held leaders to adequate account.

Our is one of them. America is in some ways a petit guignol version of Italy. We also coast on the accomplishments of yesteryear. Also neglect our infrastructure. Also watch young people struggle. Also waste precious time while lawmakers behave in petty, self-serving fashions. Also let money corrupt politics.

Money is Berlusconi’s lance, his armor, his steed, his everything. A billionaire many times over, he uses it to engender loyalty, and his business empire reaches deep into the image-burnishing and opinion-manipulating realms of television, journalism and publishing. At the end of a long interview years ago, he asked me if a recent book of mine had been distributed in Italy. It hadn’t.

“Would you like it to be?” he said.

But Italians have had his number for a while, and have seen their country’s economy stagnate and debt rise over the last decade. And Berlusconi, in power for much of the last 17 years, has made minimal progress on necessary tax, regulatory and entitlement reforms.

So how does he last? I asked many smart, concerned Italians that question, and was told that Italians have been too slow to take a hard enough look at his shenanigans, and allowed him to entrench himself.

The opposition, meantime, hasn’t mustered the maturity to move past its fractiousness and make him go away.

“The fact remains that there’s no alternative,” Giuliano Pisapia, Milan’s new mayor, told me. Milan is a Berlusconi stronghold, and yet Pisapia unseated a Berlusconi loyalist, proving the prime minister’s vulnerability. But nationally, Pisapia doesn’t see someone poised to supplant Berlusconi.

In a country with such treasure and beauty, maybe hardship is dulled and the situation hasn’t become quite bad enough.

I asked Mario Calabresi, a celebrated Italian journalist, why young Italians, whose unemployment rate is estimated to be about 27 percent, weren’t protesting on the scale of the “indignados,” or indignant, who crowd public squares in Spain. He said it was partly because their parents remain affluent enough to supply them with money for clothes, clubs and beach vacations, at least for now.

“You’re indignado, but not so indignado that you’d rather go to the square than to the restaurant,” he said as we sipped espresso on a cobbled piazza in Turin.

Still he hasn’t given up his belief that Italians will pull it together. Neither has the mayor of Florence, Matteo Renzi, an emerging center-left star.

“If Italians decide they really want to change 20 years of immobility, silence and political scandals, we have a future,” he said Monday in his Palazzo Vecchio office, whose walls and ceiling are covered in magnificent frescoes.

“It’s not easy to work here,” he added, “because you’re surrounded by the past. But I want to believe the most beautiful page in Florence’s history hasn’t been written.” I hope that’s true for all of Italy. For us, too.

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23 SETTEMBRE 2011, Riconoscimento dello Stato Palestinese: E poi? / Israel’s new tactic: Use Cairo embassy attack to argue against Palestinian statehood

 


fonte immagine

Riconoscimento dello Stato Palestinese: E poi?

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L’Autorità Palestinese non ha intenzione di ritrarre la richiesta congiunta all’Assemblea Generale e al Consiglio di Sicurezza ONU. Le conseguenze dell’eventuale riconoscimento dello Stato palestinese rimangono però oscure.

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DI IKA DANO

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Beit Sahour (Cisgiordania), 13 settembre 2011, Nena News. Il 23 settembre l’Autorità palestinese  presenterà ufficialmente domanda per il riconoscimento dello Stato palestinese all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Poco si sa del contenuto del discorso del presidente Abu Mazen, tenuto segreto per “motivi di sicurezza”. Sicuro è il voto negativo di Israele, Stati Uniti e dei loro minuscoli alleati nel Pacifico. Ma l’approvazione di due terzi dei 193 stati membri sarebbe sufficiente al riconoscimento della Palestina  entro le frontiere del 1967 come “osservatore permanente di stato non membro”. Oggi stesso, il deputato Fatah e membro dell’OLP Mohammed Shtayyeh ha ribadito che non si desisterà dal doppio piano di azione: contemporaneamente verrà presentata domanda anche al Consiglio di Sicurezza, dove il solo veto USA basterebbe a far cadere l’iniziativa.

L’occupazione militare dei Territori palestinesi ha creato una realtà indiscutibile di 500 000 coloni, più di 500 checkpoints militari, un muro di separazione lungo 760 km, quasi il doppio di quella che dovrebbe essere la frontiera della Palestina, la Linea Verde dell’armistizio del 1949. I Territori palestinesi non hanno accesso ai Paesi confinanti e neppure controllo delle proprie risorse naturali e finanziarie. Solo negli ultimi mesi, gli impiegati pubblici si sono visti versare solo metà dello stipendio dall’Autorità palestinese, trattenuto al cinquanta per cento sui conti di Israele. Difficile credere che il mero cambiamento di nome da Territori a Stato palestinese possa implicare un cambiamento radicale della realtà.

“La questione non è se lo Stato palestinese verrà riconosciuto o meno. Ció che conta è capire con quale fine e con quale strategia si andrà alle Nazioni Unite” dichiara Nassar Ibrahim, scrittore e ricercatore palestinese. “L’iniziativa di settembre sarebbe dovuta essere il risultato di una riflessione politica e di valutazione del fallimento del processo di pace iniziato con Oslo venti anni fa – continua Ibrahim – Se la scelta di rivolgersi all’ONU, chiedendo l’applicazione delle tante risoluzioni cadute nel nulla, significa uscire una volta per tutte dalla trappola dei negoziati, puó essere un nuovo inizio. Altrimenti rimarrà l’ultima carta da giocare per la leadership in crisi”.

Gli fanno eco diversi esponenti della società civile, sinora all’oscuro della strategia politica dell’Autorità. Insieme ai partiti della sinistra palestinese, al movimento israelo-palestinese Tarabut e al partito comunista israeliano, hanno firmato una dichiarazione di supporto all’iniziativa, a condizione che questo passo non vada a toccare quelle che sembrano essere i punti cardinali della causa palestinese:  che la rappresentanza nelle istituzioni internazionali rimanga all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) –  in cui siedono tutti i partiti politici – e non all’Autorità Palestinese – attuale governo in carica senza legittimazione democratica dal 2010. E che il diritto al ritorno dei sei milioni di rifugiati palestinesi – dichiarato dalla risoluzione ONU 194 – rimanga inalienabile.

Da quando l’iniziativa si Settembre è stata annunciata, il dibattito legale sulle implicazioni di un eventuale riconoscimento della Palestina è dilagato. L’ex consigliere di Arafat, Francis A.Boyle, già impegnato nella dichiarazione di indipendenza della Palestina del 15 novembre 1988, assicura che l’OLP non verrebbe deligittimato e continuerebbe a rappresentare tutti i “cittadini palestinesi”, che siano rifugiati all’estero, residenti dei Territori Occupati o facciano parte del 20% di attuali cittadini di Israele. Il diritto al ritorno alle proprie case, siano queste nello Stato palestinese o israliano, non verrebbe annullato. Altri pareri legali, tra cui quello dell’avvocato Guy Goodwin-Gill di Oxford, mettono in guardia dalle consequenze catastrofiche che un’eventuale Stato palestinese avrebbe, liquidando la questione dei rifugiati e dell’OLP.

Aldilà dei tecnicismi legali, l’eventuale nuovo Stato palestinese sarà confrontato con lo stesso problema: quello della fine dell’occupazione militare che lo rende, comunque, uno Stato non sovrano.

Ai tanti disillusi, prima di tutto tra la popolazione palestinese che sembra aspettare più che altro con uno stanco sorriso i risultati di questa nuova iniziativa fatta più di dichiarazioni e comma che non di cambiamenti concreti, viene in aiuto lo storico israeliano Ilan Pappé. All’eventuale riconoscimento dello Stato palestinese potrebbe seguire una reazione violenta da parte palestinese, frutto dell’ennesima delusione di fronte alla realtà immutata dei fatti. Oppure l’inizio della fine dell’ideologia sionista alla base dello Stato di Israele, che – ora più che mai – dovrà accorgersi  della connessione tra le tensioni interne e l’occupazione militare. Pappé conclude: “Alle Nazioni Unite assisteremo al funerale della soluzione dei due stati”. Nena News

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fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12763

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Israel’s new tactic: Use Cairo embassy attack to argue against Palestinian statehood

Posted: September 13, 2011 by crescentandcross

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Haaretz

Israel’s overseas ambassadors have been instructed by the Foreign Ministry to use last weekend’s attack on the Israeli embassy in Cairo to convince decision-makers in the countries where they serve that United Nations recognition of a Palestinian state will lead to a violent eruption in the West Bank.

Eviatar Manor, head of the ministry’s international organizations branch, sent a telegram to this effect to Israel’s embassies, under the headline “September – an updated assessment and instructions.”

In the cable, Manor told the envoys to continue their efforts to convince senior foreign officials not to support the Palestinians’ statehood bid at the United Nations, and to convey the message that, “What we saw in Cairo demonstrates that, despite the declarations by Abu Mazen [Palestinian Authority President Mahmoud Abbas] and other senior Palestinians that they are not planning a violent confrontation, the violence could also come from the street.”

Manor also wrote in the cable that although the Palestinians have stated publicly that they are approaching the UN secretary-general about being recognized as a full UN member state, the Foreign Ministry maintains its assumption that this is a tactical ploy.

“The Palestinians are selling their willingness to compromise on an application to the Security Council in exchange for getting support for having the General Assembly upgrade their status to a state that isn’t a full member,” Manor wrote.

Full members can only be approved by the Security Council, where the United States has threatened to veto the move.

But Manor stressed that applying to the General Assembly isn’t really a compromise, because the Palestinians know that full membership isn’t realistic – and not just because of an American veto.

“We must stress the fundamental issue of the Palestinians trying to determine the results of negotiations through the United Nations and diplomatic warfare against Israel,” Manor wrote. “The Palestinians are trying to convince people that this move will advance the peace process, while we expect exactly the opposite.”

According to the ministry’s information, the Palestinians may finish the draft of the resolution that they hope to advance in the General Assembly by the end of this week.

“A debate on the Palestinian request is expected to take place on September 27 or later,” with a vote not expected until October, Manor wrote.

Manor told the envoys to warn their interlocutors that giving the Palestinians the status of an observer state will also enable them to join international organizations and conventions, which they would leverage to censure Israel in various forums, such as the International Criminal Court in the Hague. They would also use the new status to try to impose measures of sovereignty in the West Bank, Manor wrote.

“This will lead to confrontation and put our economic, security and humanitarian cooperation at risk,” he wrote.

Prime Minister Benjamin Netanyahu met yesterday with German Foreign Minister Guido Westerwelle and stressed the importance of bilateral talks, while also decrying Palestinian unilateral moves.

Last week he spoke by phone to Spanish Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero and German Chancellor Angela Merkel to express the same concerns.

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fonte:  http://theuglytruth.wordpress.com/2011/09/13/israels-new-tactic-use-cairo-embassy-attack-to-argue-against-palestinian-statehood/

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I DATI – La crisi morde le aziende in crescita (+10 %) i fallimenti

I DATI

La crisi morde le aziende
in crescita (+10 %) i fallimenti

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I casi di bancarotta dei primi sei mesi dell’anno toccano quota 6.400. Le più colpite ora sono le imprese attive nel settore delle costruzioni e nel terziario. Aumento maggiore nel centro-sud

La crisi morde le aziende in crescita (+10 %) i fallimenti

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MILANO – La crisi ha ripreso a mordere: dopo un breve periodo di miglioramento dei trend, nel primo semestre dell’anno i fallimenti di imprese in Italia sono cresciuti del 10,3% rispetto allo stesso periodo del 2010.

Secondo Cerved Group, tra aprile e giugno, in particolare, si sono contati in Italia circa 3.400 ‘default’, pari a un aumento del 13,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dopo la frenata osservata tra la fine del 2010 e gli inizi del 2011, i fallimenti segnano decisamente un’inversione di tendenza: dopo due trimestri consecutivi con il segno negativo i dati su base destagionalizzata sottolineano un aumento dell’8,8% sui tre mesi precedenti.

I casi di bancarotta dei primi sei mesi dell’anno toccano quota 6.400 (+10,3% rispetto allo stesso periodo del 2010): soffrono soprattutto le società di capitale, tra le quali il fenomeno prosegue a ritmi maggiori se paragonati a quelli osservati tra le società di persone (+12,8% contro +3,5%) e nelle altre forme giuridiche (+5,7%).

Se nel 2009 e nel 2010 la corsa dei fallimenti veniva guidata dall’aumento dei default delle imprese manifatturiere e, in un secondo luogo da quelle attive nell’edilizia, nel corso del 2011 il fenomeno sta cambiando rotta. L’industria – pur rimanendo il comparto con la frequenza di fallimenti maggiore (insolvency ratio pari a 21,8 nel primo semestre 2011) – evidenzia un calo di fallimenti del 2,1 % rispetto allo stesso periodo del 2010.

In crescita invece il settore delle costruzioni (+7,1%) e aumentano a ritmi elevati i casi nel terziario (+16,4%). Nei primi sei mesi del 2011 – evidenzia l’Osservatorio Crisi d’Impresa Cerved Group – i casi di default sono cresciuti in misura maggiore nel Centro-Sud (registrando un aumento dell’11,1%) rispetto al resto del Paese (+10,3% nel Nord Ovest e +8,7% nel Nord Est). Il dato è particolarmente influenzato dagli incrementi osservati in Molise (+93%), nel Lazio (+32%), in Puglia (+23%), in Sardegna (+18%) e in Campania (+17%). Il Nord-Est, a differenza di quanto osservato l’anno scorso, fa registrare una crescita delle procedure fallimentari più contenuta (+8,7%), grazie soprattutto al calo osservato in Veneto (-1,5%).

Un piccolo miglioramento su fronte dei concordati preventivi: con 513 domande presentate tra gennaio e giugno di quest’anno, il fenomeno riporta un calo del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2010. I segnali positivi arrivano soprattutto dall’industria, dove per il quinto trimestre consecutivo le domande di concordato risultano in calo.

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13 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/09/13/news/la_crisi_morde_le_aziende_in_crescita_10_i_fallimenti-21619743/?rss

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I pm: «Il premier si presenti a Napoli». Scontro sull’accompagnamento coatto. Il Pdl grida al golpe / I soldi di B. a Tarantini vìolano le norme antiriciclaggio

Audizione di Berlusconi come «persona offesa» per il caso Tarantin

I pm: «Il premier si presenti a Napoli»
Scontro sull’accompagnamento coatto

Indicate 4 date possibili. In caso di rifiuto, i pm potrebbero rivolgersi alle Camere. Il Pdl: velleità golpiste


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MILANO – I pm di Napoli hanno chiesto al premier Silvio Berlusconi di presentarsi in procura in una di quattro date possibili, da giovedì 15 settembre a domenica 18, per l’audizione in qualità di persona offesa, nell’ambito dell’inchiesta ai suoi danni sulla presunta estorsione da parte dell’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Altrimenti, i magistrati partenopei potrebbero avviare la procedura per l’accompagnamento coatto del testimone. In questo caso, i pm potrebbero «solo rivolgersi al Parlamento», come ha spiegato il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore. La mossa della procura partenopea ha fatto andare su tutte le furie il Pdl, che con Osvaldo Napoli, accusa i magistrati di «velleità golpiste». I deputati Enrico Costa e Manlio Contento hanno depositato un’altra interrogazione a Montecitorio per chiedere al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma di mandare subito gli ispettori di via Arenula negli uffici della Procura di Napoli.

«MEMORIA DIFENSIVA NON BASTA» – Un primo faccia a faccia tra il Cavaliere e i pm napoletani era in programma per oggi, ma è saltato a causa degli impegni in Europa del capo del governo. I legali del presidente del Consiglio hanno depositato la memoria difensiva scritta dal Cavaliere. Ma questa «non basta ad evitare il faccia a faccia coi magistrati», ha detto Lepore, intervenuto a «24 Mattino» su Radio 24. E proprio queste parole hanno “scatenato” la reazione dei parlamentari del Pdl. «Non è un memoriale ma una memoria difensiva. Ma non basta, anche se va letto ciò che c’è scritto e bisogna tenerne conto ai fini processuali. Va sentita la parte lesa, noi abbiamo elementi per pensare che ci sia un’estorsione e la vittima, il premier, nega l’estorsione, quindi dobbiamo sapere i particolari. La memoria difensiva non basta perché – ha aggiunto Lepore – è una versione unilaterale, vanno fatte le domande e ci sono fatti specifici da contestare. Le controdeduzioni con domande da parte dei magistrati sono necessarie per fare chiarezza, non per senso di persecuzione nei confronti di qualcuno. Nessun cittadino si può sottrarre a suo piacimento all’esame da parte dei magistrati. Lo stesso presidente della Repubblica può essere sentito come teste, con prerogative come quella di essere sentito al Quirinale, ma non si può sottrarre». «Non credo che il premier stia fuggendo dai magistrati, comunque non si è presentato», ha anche aggiunto Lepore.

«HO AIUTATO UNA FAMIGLIA» – Berlusconi ha sempre sostenuto che l’elargizione di denaro a Tarantini era un aiuto a una famiglia in difficoltà economiche. Per i magistrati è ancora valida l’esigenza di una testimonianza diretta del premier. Tempi stretti invece per la decisione sulla competenza territoriale dell’inchiesta. La difesa di Tarantini ha sollevato la questione ritenendo che il fascicolo debba passare ai magistrati di Roma. In giornata scadrebbe il termine di dieci giorni e si attende una risposta da parte dei pm di Napoli.

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Redazione Online
13 settembre 2011 16:09
fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_13/berlusconi-procura-napoli_d7b6e342-ddf4-11e0-aa0f-d391be7b57bb.shtml

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I pm: soldi di Berlusconi a Tarantini
violate le norme antiriciclaggio

Nuove accuse della Procura di Napoli. Nei prossimi giorni potrebbe essere ascoltato anche Guarguaglini

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di Leandro Del Gaudio
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NAPOLI – Accertamenti amministrativi sui soldi regalati da Silvio Berlusconi a Lavitola e Tarantini. Da vittima di una presunta estorsione al rischio di una sanzione amministrativa, in materia di antiriciclaggio. È uno dei possibili sbocchi dell’inchiesta napoletana sul presunto ricatto imposto a Silvio Berlusconi dai coniugi Tarantini, grazie alla triangolazione del giornalista Valter Lavitola.

Le regole sono chiare e sono state scritte di recente da questo governo: dopo una certa somma (il tetto è di quattromila euro) bisogna segnalare il tracciato dei quattrini per evitare circuiti sospetti. E in questa storia il giro di denaro è vorticoso. I conti sono stati aggiornati di recente: in un anno, Berlusconi avrebbe regalato circa 850 mila euro all’imprenditore pugliese Giampaolo Tarantini e alla moglie Angela Devenuto (da ieri ai domiciliari), almeno la metà dei quali sarebbero finiti sui conti correnti del faccendiere Lavitola (tuttora latitante).

Passaggi di mano che impongono accertamenti di natura amministrativa, anche alla luce di quanto dichiarato da Marinella Brambilla, segretaria del premier ascoltata a Napoli come persona informata dei fatti: la donna ha chiarito che non aveva accesso a conti correnti e che i soldi da dare a Lavitola (le ormai famose «foto da stampare») le arrivavano in contanti. E non è tutto. Dopo aver ascoltato quasi tutti i protagonisti di questa storia, la Procura è convinta che Berlusconi possa aver versato somme addirittura più alte di quelle finora riconosciute nel corso degli interrogatori. Un fiume di denaro, in cambio di scelte di basso profilo processuale (un patteggiamento, ndr) da parte di Tarantini, nel corso del processo barese sulle escort ospiti a Palazzo Grazioli.

Inchiesta allo snodo cruciale, si attendono gli esiti di nuovi accertamenti e interrogatori. Questa mattina, salvo cambi di programma, a Napoli è atteso l’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini. Un incontro con il procuratore aggiunto Francesco Greco (titolare delle indagini assieme ai pm Curcio, Woodcock e Piscitelli) per stabilire la data dell’interrogatorio del capo del governo. Tecnicamente si tratta di una «escussione testimoniale», come persona informata dei fatti, che non richiede la presenza di un avvocato o di un assistente legale. Il resto è storia di accertamenti contabili, di verifiche e ancora di nuovi interrogatori. Nei prossimi giorni potrebbe essere ascoltato anche Pierfrancesco Guarguaglini, ai vertici di Finmeccanica, a proposito degli affari vantati da Lavitola come consulente commerciale del colosso imprenditoriale.

Inevitabili domande sulla telefonata tra il direttore commerciale Pozzessere e la fotomodella Debbie Castaneda, che sembra andare su tutte le furie dopo il mancato rinnovo del contratto di consulente per Finmeccanica. Uno stop deciso da Guarguaglini, che la spinge così a contattare la segretaria di Berlusconi per far valere le sue ragioni.

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Lunedì 05 Settembre 2011 – 10:53    Ultimo aggiornamento: Martedì 06 Settembre – 13:34

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=161943

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Legge Brunetta alla Consulta “Trasforma la malattia in un lusso”

Legge Brunetta alla Consulta
“Trasforma la malattia in un lusso”

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Giudice del lavoro di Livorno solleva la questione di legittimità della norma quando prevede la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia dei dipendenti pubblici

Legge Brunetta alla Consulta "Trasforma la malattia in un lusso"

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“Di fatto la malattia diventa un ‘lusso’ che il lavoratore non potrà più permettersi e ciò appare in contrasto con l’articolo 36 della Costituzione che prevede che sia garantita una retribuzione proporzionata ed in ogni caso sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa”. Il giudice del lavoro di Livorno Jacqueline Monica Magi ha sollevato con un’ordinanza la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 71 della legge 133/2008, la legge cosiddetta Brunetta, che prevede per i dipendenti pubblici una decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di malattia.

L’ordinanza è del 5 agosto ma è stata resa nota oggi da Unicobas della Toscana che tramite l’avvocato Claudio Altini assiste 50 tra docenti e lavoratori Ata della provincia di Livorno, alcuni dei quali avevano avuto una riduzione della busta paga dopo periodi di malattia, che hanno fatto ricorso al tribunale, sollevando eccezione di costituzionalità poi accolta. Secondo il segretario toscano di Unicobas Claudio Galatolo, “è la prima pronuncia in Italia. E’ la dimostrazione che lottare per i propri diritti alla fine paga”.

Per il giudice la norma presenta profili di incostituzionalità con riferimento agli articoli 3, 32, 36 e 38 della Costituzione. In particolare, riguardo all’articolo 3, nell’ordinanza si rileva “un’illegittima disparità di trattamento nel rapporto di lavoro dei lavoratori del settore pubblico rispetto a quelli del settore privato”. Sul “diritto alla salute” di cui all’articolo 32 la norma “crea di fatto un abbassamento della tutela della salute del lavoratore che, spinto dalle necessità economiche, viene di fatto indotto a lavorare aggravando il proprio stato di malattia, creando così un vulnus a se stesso e al Paese”. Con riferimento all’articolo 36 in sostanza con la decurtazione il guadagno, “dati gli stipendi che percepiscono ad oggi i lavoratori del comparto pubblico, diventa tale da non garantire al lavoratore una vita dignitosa”. “Privare durante la malattia un lavoratore di parte dello stipendio e della retribuzione globale di fatto – scrive infine il giudice con riferimento all’articolo 38 – integra esattamente quel far venire meno i mezzi di mantenimento e assistenza al cittadino in quel momento inabile al lavoro”.

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13 settembre 2011

fonte:  http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/09/13/news/legge_brunetta_alla_consulta_fa_diventare_la_malattia_un_lusso-21610719/?rss

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Abusi dei sacerdoti, le vittime chiedono all’Aia di indagare Papa Benedetto XVI “per crimini contro l’umanità”


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Abusi sacerdoti, vittime chiedono all’Aia di indagare Papa

martedì 13 settembre 2011 15:14
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AMSTERDAM (Reuters) – Gli avvocati delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti hanno chiesto alla Corte penale internazionale (Icc) di indagare Papa Benedetto XVI e tre alti prelati per crimini contro l’umanità, per aver consentito stupri e abusi sessuali su minori.

Assieme al gruppo newyorkese Center for constitutional rights (Ccr), il gruppo Survivors network of those abused by priests (Snap) ha presentato una denuncia all’Icc in cui sostiene che prelati del Vaticano hanno tollerato e consentito crimini sessuali.

“I crimini contro decine di migliaia di vittime, per lo più bambini, vengono coperti da prelati al più alto livello del Vaticano. In questo caso, è davvero il caso di dire che tutte le strade portano a Roma”, ha detto il rappresentante legale del Ccr, Pam Spees.

La Chiesa cattolica è stata scossa da una serie di scandali sessuali sia in Europa che negli Stati Uniti negli ultimi anni.

Un portavoce del Vaticano ha detto che per il momento non ci sono commenti. Non parla neppure l’ufficio del procuratore.

E’ comunque improbabile che l’Icc apra il caso, poiché non ha giurisdizione sul Vaticano, che non ha ratificato il trattato istitutivo del tribunale dell’Aia.

— Sul sito http://www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su http://www.twitter.com/reuters_italia

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fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78C0DR20110913

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ALIMENTAZIONE – Gli storioni di Calvisano. Ottimi, ma…

Gli storioni di Calvisano

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di Alex Guzzi

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Da epoca immemorabile il caviale (il termine si riferisce esclusivamente alle uova di storione, secondo quanto stabilito nel luglio 2010 dal Codex Alimentarius) viene estratto, conservato e spedito in tutto il mondo come preziosa prelibatezza. Ma lo storione, presente un tempo in tutto l’emisfero settentrionale, è in drammatico calo e il prelievo di caviale è contingentato dal Cites, l’ente internazionale che vigila sulle specie a rischio d’estinzione. In tutta la Russia, ad esempio, si possono prelevare quest’anno solo 70 tonnellate di preziose uova. Se la penuria di caviale preoccupa i paesi produttori, per qualcuno si consolida un business, frutto di investimenti e paziente lavoro. E’ il caso di Agroittica di Calvisano (BS), che da sola produce quasi 24 tonnellate di caviale l’anno,  un terzo dell’intera Russia. Ma il vero punto di forza è la qualità dell’azienda italiana, che garantisce un prodotto finale difficilmente eguagliabile. Agroittica nasce nel 1970, ma il suo know-how si forma negli anni ’80, con Gino Ravagnan, uno dei padri dell’acquacoltura italiana, in contatto con l’Università di Davis in California, che studia lo storione del Pacifico, allevato dall’azienda bresciana. Negli anni ’90 Agroittica produce il primo caviale di altissima qualità, che la induce ad ampliare l’allevamento ad altre varietà di storione (Siberiano, ibrido Siberiano/storione del Po, Oscietra Royal e Oscietra Classic, Beluga). Il caviale, per ora è un fiore all’occhiello, mentre il core-business è la produzione di pesce per la tavola. E’ nel 1998, con il crollo della produzione di caviale da pesca e la conseguente impennata del prezzo, che l’azienda di Calvisano decide di investire nelle uova di storione. Oggi la struttura raggiunge 60 ha di superficie, tra vasche e laboratori, cui si aggiungono 20 ha di allevamento di storioni nel Parco Ticino  in joint-venture con un’azienda agricola milanese, cui Agroittica ritira e commercializza il caviale col proprio marchio Calvisius.

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E’ migliore il caviale “selvatico” o quello allevato? Per capirlo bastano alcune informazioni di base. Il sesso dello storione non si distingue a vista: in allevamento la “sessazione” avviene mediante ecografia e si marca il soggetto con microchip. In natura prima si pesca e poi si vede. La femmina adulta produce uova ogni 2 anni, da ottobre a marzo: queste sono in stato ottimale per 30 giorni, poi perdono volume e vengono riassorbite. In allevamento le femmine sono marcate e monitorate con ecografia: l’età e il momento giusto per l’estrazione si stabilisce con esattezza. In natura si pesca solo per un breve periodo (autunno e primavera): per giungere ad una femmina con uova appetibili si scartano gli storioni maschi (50%) e le femmine prive di ovario o con ovario immaturo (25%). In pratica su 10 esemplari catturati, solo 2,5 sono di interesse commerciale! Il prezzo altissimo del caviale, inoltre, alimenta una pesca di frodo ben più ampia di quella ufficiale, con un mercato nero, controllato dalle mafie locali. Questo spiega il declino vertiginoso degli storioni e la non-tracciabilità del caviale “selvatico”. Inutile sottolineare, poi, la scarsa igiene dei mezzi da pesca, la conservazione nel trasporto (centinaia di km) ai luoghi di lavorazione, mentre in allevamento questa avviene subito, in ambiente sterile, a temperatura controllata.

Agroittica, insignita nel 1998 con il riconoscimento Friend of the Sea, per la tecnica di acquacoltura che tutela la specie con la nascita di storioni in cattività , è oggi la più grande realtà produttiva mondiale di caviale,  per quantità e per le varietà prodotte, con un export che copre il 95%. Per il mercato italiano l’azienda bresciana ha ideato la “verticale”, ovvero una serie di confezioni piccole (10 g) da degustazione, che permettano di portare ad un pubblico più ampio e ad un prezzo accessibile un prodotto di qualità garantito, totalmente produced in Italy.

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IL COMMENTO

ottimo, ma…
26.08 | 11:07 telovende

Buonissimo confermo, vorrei ricordare che esiste anche uno spaccio aziendale in loco che vende i prodotti.
Per dovere di informazione, essendo del posto, vorrei anche precisare che le vasche di allevamento sono adiacenti alle Acciaierie di Calvisano (necessita’ di riscaldamento delle acque?), che purtroppo non si vedono in foto…
certo un bell’esempio del nostro made in italy, a noi purtroppo non tanto evidente: fumo, odori sgradevoli, rumore, piu’ che caviale.
Senza parlare di qualita’ dell’aria e dell’ acqua, cosa a noi ignota: non esiste infatti acquedotto comunale e la locale centralina Arpa qui sembra ferma da anni.
per farvi una idea ecco una panoramica dell’ambiente circostante visto da Google Maps
http://maps.google.it/maps?q=calvisano&hl=it&ll=45.368986,10.333221&spn=0.007492,0.020256&sll=41.442726,12.392578&sspn=13.038742,24.741211&vpsrc=6&t=h&z=16
grazie

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25 agosto 2011

fonte:  http://foodandgo.corriere.it/2011/08/25/gli-storioni-di-calvisano/

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CRONACHE DA FIRENZE

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