Archivio | settembre 14, 2011

NEUROSCIENZE – Inutile l’orgasmo femminile, “Un semplice divertimento”. Mah!..

Orgasm

NEUROSCIENZE

Inutile l’orgasmo femminile
“Un semplice divertimento”

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Continua il dibattito scientifico sulla presunta inutilità dell’orgasmo della donna, secondo la filosofa della scienza Elisabeth Lloyd un mero sottoprodotto dell’evoluzione maschile. Graziottin: “Quello vaginale è fondamentale ai fini della riproduzione”

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di SARA FICOCELLI

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Inutile l'orgasmo femminile "Un semplice divertimento" Il più famoso (finto) orgasmo
della storia del cinema: quello
di Meg Ryan in “Harry ti presento Sally”
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PUO’ essere vaginale, clitorideo o di entrambi i tipi allo stesso tempo. Si può raggiungere per stimolazione fisica o solo mentale. Può arrivare sempre o non arrivare mai, multiplo o solitario, può dare un senso di felicità assoluta (“estasi orgasmica”) o addirittura di depressione. L’orgasmo femminile è complesso quanto le donne. La scoperta del clitoride, avvenuta pochi anni dopo quella dell’America da un anatomista italiano che paradossalmente si chiamava Colombo, ha regalato a ginecologi e sessuologi la sfida più ostica: capire origine e scopo del piacere femminile.

Perché se è lampante che l’uomo, per garantire la riproduzione della specie, ha bisogno di raggiungere il culmine dell’eccitazione, non è altrettanto chiara l’utilità del fenomeno nella donna. La funzione di mera soddisfazione psicologica in natura non sempre è contemplata: in molti animali (le femmine di gibbone, ad esempio) l’orgasmo non esiste, e nella specie umana molte donne non lo provano – il 15%, stando ai dati della giornalista scientifica Sylvia de Béjar nel libro Il piacere è tutto mio.

Gli ultimi a scervellarsi sull’argomento sono stati i biologi dell’Università del Queensland e della Abo Akedemi University, in Finlandia, che con uno studio 1 pubblicato su Animal Behaviour hanno tentato di smontare la provocatoria teoria della filosofa della scienza della Indiana University Elisabeth Lloyd, che nel saggio The Case of Female Orgasm: Bias in the Science of Evolution ha spiegato 2 come il fenomeno sarebbe di per sé “inutile”, un sottoprodotto accidentale dell’evoluzione maschile (che tradotto significa: l’uomo ha l’orgasmo, la donna è biologicamente simile all’uomo, quindi anche lei ha l’orgasmo), precisando, in un’intervista al New York Times, che esso non ha “alcuna funzione evoluzionistica ed esiste solo per il nostro divertimento”.

Per scardinare questa “byproduct theory” (o “teoria del prodotto secondario”) Brendan Zietsch e Pekka Santtila hanno esaminato 1.803 coppie di gemelli di sesso opposto e 2.287 coppie di gemelli dello stesso sesso, chiedendo loro la frequenza e la facilità con cui raggiungano l’orgasmo. Se il piacere femminile fosse evolutivamente collegato a quello maschile – questa la teoria di partenza – i gemelli di sesso opposto, condividendo gli stessi geni, dovrebbero essere simili nel modo in cui provano piacere. E invece secondo gli studiosi non è così, perché dalla ricerca è emerso che gemelli dello stesso sesso hanno orgasmi simili, ma quelli di sesso opposto hanno orgasmi diversi. Da cui la conclusione che non c’è alcuna spiegazione evolutiva nell’orgasmo femminile.

Lo studio ha però già sollevato molte critiche. A partire dalla popolare blogger neuroscienziata Scicurious, che in un post 3 fa notare come i dati raccolti dagli studiosi non riescano a smontare del tutto la teoria del “byproduct”, e come il metodo soggettivo usato non sia all’altezza della delicatezza dell’argomento. Dunque, per quanto provocatoria, la teoria del piacere femminile come “prodotto secondario” ancora non trova smentita, soprattutto considerando il fatto paradossale che un altro studio di Zietsch 4, pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, sosteneva una teoria abbastanza simile a quella della Lloyd.

Secondo il presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica Fabrizio Quattrini, però, la ragion d’essere dell’orgasmo va cercata caso per caso perché “ogni donna ha il suo, e più che un mistero il fenomeno è un mondo da scoprire. Nell’uomo l’aspetto del piacere coincide con quello della riproduzione, ma per entrambi i sessi il coito è un momento di estasi, prima di tutto psicologica”. Per la sessuologa Francesca Romana Tiberi, presidente dell’Associazione italiana di sessuologia e psicologia relazionale, il raggiungimento del piacere nella donna “va comunque considerato molto utile a prescindere da ogni valutazione scientifica: se la sessualità in una coppia con è arricchita dall’appagamento femminile, i tentativi che la donna farà di cercare un’eventuale gravidanza saranno maggiori”.

Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano, spiega che l’orgasmo femminile ha una sua precisa utilità biologica: “Quello vaginale con componente uterina è necessario per la riproduzione perché facilita la fecondazione: la contrazione orgasmica dell’utero risucchia letteralmente lo sperma facilitando la risalita. Quindi questo momento di piacere ha una funzione biologica importantissima”. Sono tanti gli studi, sottolinea, che dimostrano come l’orgasmo vaginale sia il più emotivamente appagante per la donna, perché associato all’aumento dei livelli di ossitocina, il neurormone che attiva gli indicatori di benessere nell’organismo. “L’ossitocina prodotta nel cervello e liberata nel sangue dall’ipofisi posteriore – aggiunge Graziottin – ‘scrive’ inoltre nel cervello il nome della persona che ci ha fatto stare bene e fa sì che nasca con lei un legame di affettività. L’orgasmo vaginale è utilissimo a rafforzare il legame tra amanti e la coppia che si stabilizza rappresenta una garanzia per i piccoli”. Una funzione che, secondo l’esperta, ha giocato e gioca un ruolo chiave nella storia della nostra evoluzione.

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13 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/scienze/2011/09/13/news/orgasmo-21626960/

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RETROSCENA – Ora Berlusconi cerca la sponda di Napolitano

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L’incubo del Premier – fonte immagine
14/09/2011 – RETROSCENA

Ora Berlusconi cerca la sponda di Napolitano

Il Cavaliere al Quirinale per parlare della manovra, con l’inchiesta sullo sfondo

Silvio Berlusconi dopo il varo definitivo della manovra salirà al Colle per riferire al presidente Napolitano

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di AMEDEO LA MATTINA

INVIATO A STRASBURGO

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Oggi, accompagnato da Gianni Letta, Berlusconi dovrebbe salire al Colle. Ufficialmente con Napolitano non parlerà delle inchieste giudiziarie e dell’inseguimento dei pm napoletani che vogliono ascoltarlo come parte lesa nella vicenda Tarantino. Il premier vuole riferire dei colloqui avuti a Bruxelles e a Strasburgo col presidente del consiglio Ue Van Rompuy e con il capo dell’esecutivo europeo Barroso. Vuole parlare della manovra economica (a mezzogiorno si voterà la fiducia alla Camera e lui dovrebbe varcare il portone del Quirinale subito dopo), della necessità di ridare fiducia ai mercati «infiammati dagli articoli dei giornali e dai comportamenti delle opposizioni nei vari Paesi». Quelle opposizioni che avrebbero voluto contestarlo mentre lui si spostava da un’ala all’altra dell’Europarlamento e che ha sapientemente evitato, imbucandosi in porte secondarie. Ecco, il tema ufficiale è la manovra e i nuovi impegni per il rilancio dell’economia, ma non è escluso che il Cavaliere pieghi l’incontro su ben altro. Su quei magistrati che fanno di tutto per indebolire il governo, su quelli di Napoli in particolare, che vogliono ascoltarlo come parte lesa, ma che gli starebbero tendendo una «trappola». Il capo dello Stato si è sempre tenuto alla larga da questo terreno minato, e quindi dalle parti del Colle è difficile che Berlusconi trovi una sponda. Anche se i berlusconiani mettono in giro la voce che il Quirinale guarda con scetticismo l’inchiesta di Woodcock. Voci di parte, ovviamente, che non hanno riscontri e che magari sono messe in circolazione per screditare i pm partenopei. Ma il punto è: cosa farà il Cavaliere di fronte alla pressante richiesta di essere ascoltato? Non è stato fissato alcun altro incontro ed è molto improbabile che ce ne sarà qualcuno in futuro. Questa è la strategia che Berlusconi ha messo a punto con i suoi avvocati.

Dopo il forfait di ieri per «impegni europei», la procura partenopea ha posto l’ultimatum: entro pochi giorni il Cavaliere dovrà dare la sua disponibilità, altrimenti ci sarà l’accompagnamento coatto. Un’escalation che ha compattato la maggioranza attorno al presidente del Consiglio che torna a Roma con la convinzione che hanno ragione i suoi avvocati, Ghedini e Longo: è meglio sbattere la porta in faccia a Lepore. Berlusconi è un po’ spavaldo e spaccone. Oppure finge sicurezza. Va dicendo che se dipendesse da lui non ci penserebbe un minuto a incontrare i magistrati. «Non hanno nulla in mano e io non ho nulla da nascondere. Ho aiutato una famiglia in difficoltà, come ho fatto con tante altre. Tutti sanno che sono un tipo generoso. Dov’è il reato quando sia io che Tarantini diciamo la stessa cosa?». Nei ragionamenti del premier torna lo spettro dell’avviso di garanzia recapitato durante il vertice del G8: «Le procure stanno tentando l’ultimo attacco, non hanno nemmeno avuto il buon gusto di aspettare domani per parlare di audizione coatta. Non credano di farmi fare la fine del ’94». I suoi difensori continuano ad insistere: non è il caso di prestarsi alla «furbata» dei magistrati di Napoli. Loro – questa la convinzione dei legali – sono pronti ad accusare il premier di falsa testimonianza se il Cavaliere confutasse quei «fatti oggettivi» di cui parla Lepore. Insomma, non vogliono ascoltarlo, ma accusarlo, e tutto questo senza le garanzie e la tutela necessaria. Berlusconi non potrà avvalersi della facoltà di non rispondere e non avrà accanto a sè gli avvocati. Dunque, nessuna data. Tranne se non verranno concordate una serie di cose, a cominciare dalla presenza dei legali di Berlusconi. Questa possibilità rientra nelle facoltà dei magistrati e su questo si sta trattando. Sarebbe una ipotesi di mediazione la presenza di Ghedini e Longo (anche per evitare che il Cavaliere vada in escandescenza nei confronti dei pm). Un’altra condizione per fissare l’incontro è che vengano anticipati tutti i fatti che si vogliono sottoporre all’attenzione del premier, in modo tale da arrivare veramente preparati. Rimane il fatto che Berlusconi non darà alcuna disponibilità a quelli che considera degli accusatori, dei ricattatori, che diffondono le intercettazioni, che interrogano gli avvocati nonostante il segreto professionale, che sono fuori dalla loro competenza territoriale. Un’indagine che fa acqua da tutte le parti, sostiene il premier, e che mette in difficoltà il governo in un momento di terrificante per l’Europa e l’Italia. Chissà se tutte queste cose le metterà nel conto della tenuta del nostro Paese quando arriverà oggi al Quirinale?

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fonte:  http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/420100/

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Somalia, la protesta dei profughi “Gli aiuti a noi non sono mai arrivati” / VIDEO: 60 Minutes: Living Hell

60 Minutes: Living Hell

Caricato da in data 11/set/2011

Reporter: Allison Langdon
Producer: Gareth Harvey

Let’s face it – most of the world has written Somalia off as a basket case.

Tens of thousands of people are dying in the worst famine the world has seen for a hundred years.

Yet, an ongoing civil war means help can’t get to many of those starving.

It’s an epic humanitarian crisis so overwhelming it’s easy to think, ‘what can we do?’

But when you meet the Somali people, as Allison Langdon did, and see the hope that still burns in their eyes, you realize what seems like hell on earth to us is a homeland they are desperate to save.

Somalia, la protesta dei profughi
“Gli aiuti a noi non sono mai arrivati”

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Il flusso migratorio verso il Kenia ha prodotto finora un agglomerato grando come Latina e tutta la sua provincia. Il corteo dei rifugiati a Mogadiscio che accusano il governo provvisorio di mettere le mani sugli aiuti umanitari. Cento deputati si riuniscono in un albergo in segno di protesta: “Il Parlamento ce l’hanno chiuso”. Una cinquantina di giovani somali preferiscono fuggire in Libia che restare nel loro paese

di CARLO CIAVONI

Somalia, la protesta dei profughi "Gli aiuti a noi non sono mai arrivati" Le proteste a Mogadiscio

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ROMA – Visto dai campi profughi nell’area di Dadaab – in Kenia, 95 chilometri a sud ovest del confine somalo,  lungo la Garissa Road – la tragedia infinita dei somali appare da tutto un altro punto di vista. E’ come incrociare lo sguardo di chi è appena fuggito da un inferno, fatto di fame, fatica, violenze, paura, morte, sfiducia per istituzioni corrotte e poco credibili. Il fiume umano che continua a fluire verso il Kenya e i suoi sei campi profughi, nell’area di Dadaab, ha ormai formato un piccolo stato di 540 mila persone in una gigantesca tendopoli grande come Latina e tutti i comuni della sua provincia messi assieme.

La manifestazione dei profughi.
Oggi pomeriggio a Mogadiscio c’è stata una manifestazione spontanea di profughi accampati nei capi allestiti dalle organizzazioni umanitarie, dove sono alloggiati i migranti interni, quelli provenienti dalle zone rurali fuggiti dalla carestia con l’illusione di trovare conforto nella capitale. Dai loro slogan è salita una denuncia esplicita al governo provvisorio, accusato di mettere le mani sugli aiuti umanitari destinati ai rifugiati. “A noi non è arrivato niente”, gridavano.

La protesta dei deputati. Nel frattempo cento deputati somali sono stati costretti a riunirsi in un albergo di Mogadiscio “perché  –  hanno spiegato a giornalisti di quotidiani online  –  il Parlamento è chiuso”. Hanno denunciato gli abusi di potere del presidente Sheik Sharif Sheik Ahmed e lo speaker del Parlamento Sharif Hassan Sheikh Ahmed ai quali viene attribuita la responsabilità della situazione di sbando nel Paese, dell’opacità della loro condotta politica e della mancanza di trasparenza sull’uso dei flussi di denaro per aiuti umanitari che arrivano da tutto il mondo. “Usano il Parlamento come la loro cantina”, hanno detto.

Parola d’ordine: fermare la migrazione.
Il compito principale dei funzionari dell’Unhcr (l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati) è ora quello di fermare questo flusso incontrollato, con aiuti concreti che inducano la gente a non abbandonare i villaggi. Bruno Geddo, responsabile dell’Unhcr in Somalia fa l’elenco delle aree dove sono stati distribuiti i kit di sopravvivenza: a Lower e Middle Juba, Gedo, Hiiraan, tutte zone colpite dalla carestia e amministrate dal movimento islamista Al Shabaab. “Per noi –  dice Geddo – il problema principale è quello di fermare l’esodo verso il Kenia, che potrà sopportare l’ondata migratoria solo fino al gennaio prossimo. Oltre tutto, il prossimo anno in Kenia ci saranno le elezioni e questo, come è facile intuire, non potrà che ingigantire il problema della presenza dei profughi somali, ai quali non si potrà cedere altro territorio”.

Visti da Tripoli. Samuel Chung, un operatore dell’Unhcr a Tripoli: “Ci sono donne e bambini che sono provati dal viaggio. Alcuni sono in in gravi condizioni, uno ha una ferita alla testa altri hanno malattie invalidanti, soffrono parecchio. Li sistemiamo in alloggi privati, temporanei, in modo che l’organizzazione umanitaria possa prendersene cura. Il Cnt (Consiglio Nazionale Tranzitorio) ci ha garantito la loro sicurezza finché non troviamo una soluzione a lungo termine. Speriamo di risolvere la situazione mentre continuiamo a collaborare col governo provvisorio”.

Il fattore Shabaab. Ma il contatto con le popolazioni da dissuadere dal fuggire dalla Somalia, è comunque sempre ostacolato dalle milizie islamiche degli Shabaab. “Non possiamo che affidarci alle Ong locali  – aggiunge Geddo – per entrare in contatto con la gente che vive nelle zone controllate dagli Shabaab. Solo fra somali riescono a trovare un minimo di equilibrio e di accordo, con gli stranieri sembra proprio possibile”. Ma l’opera di dissuasione nei confronti della popolazione somala dal lasciare il paese da parte delle agenzie dell’Onu –  Unhcr, Unicef e Fao, le uniche che, a quanto pare, mantengono seppure indirettamente i contatti con gli Shabaab –  comporta tuttavia un rischio: quello di mettere di fatto a disposizione degli integralisti islamici un “serbatoio” di giovani potenzialmente arruolabili fra le loro fila. Da una parte, dunque, il problema urgente di bloccare il flusso migratorio verso il Kenia, ma dall’altra l’altrettanto grave rischio di alimentare involontariamente le milizie islamiche.

Meglio la Libia che Mogadiscio. A questo proposito c’è da raccontare la storia a margine di 57 ragazzi somali che, pur di fuggire dal loro paese, hanno preferito approdare in Libia, in questo periodo di certo non annoverabile tra i luoghi ideali dove trovare rifugio. “Meglio la guerra che la violenza e la carestia”, avrebbero detto. Tra loro anche donne e bambini, che hanno attraversato il deserto prima di entrare nel paese dove comunque ancora si spara. “Ho lasciato la Somalia perché un gruppo di miliziani islamisti mi voleva imporre  di combattere con loro – racconta Omar Abdelkarim, uno dei rifugiati – la mia famiglia mi ha detto che mi avrebbero ucciso se non lo avessi fatto così ho preferito lasciare il paese. Sapevo che la Libia era in guerra ma ho pensato che non potesse essere più pericolosa della Somalia – ha aggiunto – Da molto tempo la Somalia è molto pericolosa così ho preferito correre il rischio”.

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14 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2011/09/14/news/somalia_cento_parlamentari_protestano-21677913/?rss

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Stato palestinese, Israele contrattacca

14/09/2011 – MEDIO ORIENTE

Stato palestinese, Israele contrattacca

Attesa per la richiesta dell’Anp di un riconoscimento all’Onu.
Lieberman: dure conseguenze.
Scontro per il video su YouTube

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Sale la tensione in vista dell’imminente richiesta che l’Autorità Nazionale Palestinese presenterà all’Onu per il riconoscimento di un proprio Stato. Il documento verrà presentato al Palazzo di Vetro il 22 settembre e il ministro degli Esteri israeliano, l’ultranazionalista Avigdor Lieberman, ha lanciato un nuovo monito, avvertendo che l’iniziativa produrrà «gravi» e «dure» conseguenze.

L’Anp, però, non arretra. Il presidente Abu Mazen ha definito la decisione «irreversibile», promettendo che non verrà fatta alcuna marcia indietro. Il muro contro muro è sconfinato anche in un’irrituale campagna mediatica: Israele ha lanciato su YouTube un video in cui propone la «verità sul processo di pace», affossato dall’«ostinazione araba» e dalla propaganda sulla «cosiddetta occupazione» che sarebbe «smentita dai fatti». Il filmato, ha ribattutto un irritato portavoce dell’Anp, Xavier Abu Eid, è «una caricatura con elementi razzisti» che mira a «nascondere fatti che tutto il mondo conosce come reali».

Pure le diplomazie occidentali e del mondo arabo sono in subbuglio. Il capo della politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, è volata a Gerusalemme, dove ha incontrato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e altri esponenti del governo; ieri aveva fatto tappa al Cairo, dove era intervenuta al vertice della Lega Araba. E proprio dalla capitale egiziana, il premier turco, Recepp Tayyp Erdogan, aveva posto sulle aspirazione palestinesi il sigillo di Ankara, ai ferri corti con Israele per l’incidente della Navi Marmara: «Riconoscere lo Stato palestinese non è un’opzione ma un dovere», aveva tuonato il leader turco, acclamato al Cairo come nuovo “campione” del mondo arabo, lui che arabo non è».

La Russia ha già fatto sapere che appoggerà il ricorso dell’Anp mentre gli Usa, contrari alla proposta, hanno minacciato di usare il veto al Consiglio di Sicurezza. Proprio per questo l’Anp – che conta sull’appoggio di circa 126 Paesi – potrebbe decidere di rivolgersi direttamente all’Assemblea generale dell’Onu, dove occorre il consenso di due terzi dei membri. Si tratterebbe di una votazione senza alcun effetto guridico ma dal notevole impatto morale. Ancora incerto, infine, l’esatto contenuto della risoluzione palestinese: secondo fonti citate dal quotidiano “Yediot Ahronot”, sono in corso negoziati con i delegati europei per smussare il documento e ridurne gli effetti politici. Le modifiche prevederebbero anche un preciso richiamo alla necessità di colloqui di pace tra israeliani e palestinesi: una formula che potrebbe spingere i Paesi Ue a votare a favore e non metterebbe in imbarazzo Washington.

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fonte:  http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420226/

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CHI BEN COMINCIA.. – Aule senza sedie (le presta il parroco). E bagni chiusi per risparmiare bidelli

Scuola: Ritorno al Futuro…

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ANNO SCOLASTICO AL VIA

Aule senza sedie (le presta il parroco)
E bagni chiusi per risparmiare bidelli

La mappa dei disagi. Record a Milano: 56 in classe

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MILANO – Il viaggio nella scuola italiana 2011 comincia da un liceo scientifico di Marcianise, provincia di Caserta. Mancano le sedie, e per il primo giorno di lezione all’Isiss Novelli si corre il rischio di un girotondo collettivo: tutti giù per terra. Come nel resto d’Italia, i soldi per gli arredi sono terminati prima ancora di cominciare l’anno scolastico. Il preside allora ha giocato la carta della carità cristiana. Ha alzato il telefono ed ha chiamato il parroco del duomo. Che nella sua infinita bontà ha messo a disposizione delle classi sguarnite le panche della cattedrale (momentaneamente chiusa per lavori).

La protesta dei precari Ata a Palermo (Ansa)
La protesta dei precari Ata a Palermo (Ansa)

SOLO POSTI IN PIEDI – Prendendo spunto dai colleghi campani, a Roma potrebbero rivolgersi al Vaticano. All’Istituto Manzi (elementari e medie) avevano bisogno di 60 sedie e venti banchi. La prima richiesta risale all’anno scorso. L’hanno ripetuta periodicamente fino allo scorso 29 agosto. A oggi hanno ricevuto dieci tavolini singoli e venti sgabelli. In molte scuole, in tutta Italia, si sopperisce alla mancanza di sedie usando altri banchi. Ma non è il massimo della comodità. Si potrebbe ovviare portandosi da casa le poltrone del soggiorno, come del resto già si fa con carta igienica e materiale di cancelleria. A Palermo le scuole hanno chiesto banchi e sedie per 650 mila euro ma il Comune almeno fino a questo momento riesce a stanziarne solo 18 mila. A Latina e provincia le associazioni dei consumatori hanno calcolato che le famiglie concorrono alle spese degli istituti scolastici sostenendo fino al 50 per cento dei costi. Alle elementari Novelli di Pisa, invece, ci sono sia banchi, che sedie, persino moltissimi gessetti. Però la scuola cade a pezzi. Quando al primo giorno di scuola sono cominciati a crollare gli intonaci, i genitori si sono ripresi i bambini.

SENZA PROFESSORI – Risolto il problema di dove sedere, si passa a quello forse anche più importante: che fare? Di solito a scuola si fa lezione, ma se mancano i professori… Tra i nodi più critici del ritorno in classe c’è la disabilità. O meglio, il numero di insegnanti di sostegno. Il ministro Gelmini dice di averne assunti 3500. Per molti non è abbastanza, anzi le associazioni denunciano una carenza di almeno 65mila docenti, e mercoledì protesteranno a Montecitorio. Secondo i calcoli dei sindacati, in Calabria per ogni insegnante ci sono 4 alunni disabili, anche se per legge dovrebbero essere al massimo due. «In questa situazione ci sono bambini che possono usufruire del sostegno solo 5 ore alla settimana», spiega Gianfranco Trotta, segretario Cgil scuola a Cosenza. Altrimenti capita quello che è successo a Palermo, dove un ragazzo con gravi disabilità si è allontanato da scuola da solo, senza che qualcuno dell’istituto aspettasse i genitori.

Alla scuola di via Muzio a Milano i genitori tinteggiano le aule
Alla scuola di via Muzio a Milano i genitori tinteggiano le aule

SENZA BIDELLI – Dalla Sicilia alla Calabria. Tra i grandi problemi elencati c’è l’assenza di personale scolastico. In provincia di Cosenza, una sessantina di dirigenti sono scesi in piazza. Il motivo? «Non c’è abbastanza personale per aprire gli edifici». E sono partite le diffide all’Ufficio scolastico Regionale. Situazione simile anche per tre istituti a Giovi, Sant’Angelo e San Mango, provincia di Salerno, che sono rimasti chiusi. In questo caso i presidi hanno presentato un esposto in procura. Esempio seguito anche da altri dirigenti scolastici a Roma. Eppure la forza lavoro non manca. Anzi aumentano gli esuberi. A Palermo i bidelli disoccupati hanno cominciato uno sciopero della fame a oltranza. «Per dare da mangiare ai nostri figli, abbiamo venduto le fedi nuziali», spiega Filippo La Spisa, 52 anni e quattro figli. A Bari invece impennata di richieste di invalidità del personale Ata: più 70%. Si arriva così al paradosso di scuole con 400 studenti e 4 collaboratori scolastici. E i bagni chi li pulisce? In una delle medie del capoluogo pugliese il preside è stato costretto chiuderli dalle 10 alle 12. Tranne, naturalmente, le «urgenze».

POLLAIO RECORD: 56 IN CLASSE Milano, per ora, detiene il record. Nelle classi serali del Bertarelli, in pieno centro, si arriva fino a 56 alunni in una IV, 44 in II. E come se non bastasse c’è una lunga lista d’attesa. A Roma c’è il liceo San Francesco d’Assisi del quartiere di Centocelle che vanta una terza classe composta da 42 studenti. Segue l’Itc di Fucecchio, in provincia di Empoli: in una classe sono ben 41. E martedì, sostenuti dalle famiglie, hanno deciso di incrociare le braccia e non entrare in classe. La situazione, dicono però i sindacati, «è simile in tutta Italia». Gli edifici sono obsoleti. E ci sarebbe bisogno di ristrutturazioni. Lavori che secondo l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, sarebbero dovuti ammontare a 18 miliardi di euro. Il governo non ha stanziato uno. E sono arrivati solo 450 milioni.

IL FINANZIAMENTO FAI DA TE – Per far fronte alle spese non basta mungere i genitori degli studenti. Non resta che l’autofinanziamento. Qualche idea prova a darla il blog NoiMamme, dalla pubblicità sulle fontanelle ai pasti sponsorizzati. A Modena si punta sul bar interno, ma anche su lotterie e bancarelle. Nulla in confronto all’intraprendenza di alcuni Comuni liguri che si autotassano per pagare il tempo pieno alla maestra (che altrimenti se ne va). Al Liceo Manzoni di Palermo hanno attivato un servizio di noleggio dei libri di testo. Mentre il preside del liceo scientifico Newton di Roma Mario Rusconi ha proposto e ottenuto che il personale della sua scuola doni allo Stato un’ora di lavoro a settimana. Volontariato «non retribuito – spiega – per dare al Paese il nostro contributo in un momento difficile».

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www.FamigliaCristiana.it
Noi mamme
Confronta le tue esperienze sul sito di Famiglia Cristiana!

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Benedetta Argentieri
Antonio Castaldo
14 settembre 2011 16:03

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_14/viaggio-scuole-tagli_2b1012ee-deb7-11e0-ab94-411420a89985.shtml

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‘CONGRATULAZIONI’ DA MARCEGAGLIA – Crotone, operai da due giorni sulla ciminiera. E mogli e figli si incatenano ai cancelli

Biomasse Cutro lavoratori su ciminiera.mpg

Caricato da in data 12/set/2011

Cutro, 12 Settembre 2011.
Clamorosa protesta dei lavoratori di Biomasse Cutro, centrale del Gruppo Marcegaglia, in cassa integrazione da Maggio ed ancora in attesa di conoscere il destino dell’impianto. L’intervista a Mimmo Basile, Segretario Generale Filctem del comprensorio di Crotone.

Crotone, operai da due giorni sulla ciminiera

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Da due giorni sono sospesi nel vuoto a 56 metri di altezza, a 40 gradi di temperatura. In 24 su un camminamento largo appena 60 centimetri sulla ciminiera della centrale a biomasse Eta di Cutro, di proprietà del gruppo Marcegaglia, per chiedere certezze sul loro futuro. E stamani mogli e figli, bambini con un’età compresa tra i 4 ed i 9 anni, si sono uniti alla protesta e si sono incatenati al cancello. Non sono mancati momenti di tensione, quando un operaio ha cercato di far salire con sè il figlio, ma è stato fatto desistere dagli altri lavoratori.

All’origine della manifestazione l’incertezza sul futuro dell’impianto che a maggio doveva essere sottoposto a lavori di adeguamento tecnico che non sono mai cominciati. Da allora i 44 dipendenti sono in cassa integrazione ed ora temono per il proprio futuro. Anche perchè, lamentano, nessuna spiegazione è giunta dal Gruppo Marcegaglia ed ogni tentativo di mettersi in contatto con i dirigente finora è fallito. Da qui la decisione di salire sino alla sommità della ciminiera per richiamare l’attenzione, anche a rischio della vita.

Tra i colleghi a terra col passare delle ore cresce la preoccupazione. «I vigili del fuoco – spiega il capo turno Leonardo Mittica – hanno detto che la piattaforma non è idonea ad ospitare tutte quelle persone, ma nessuno sta cercando di dissuaderli dalla protesta. Non siamo così irresponsabili da esporci a rischi senza motivo». Due operai hanno anche avuto bisogno del medico, uno per un colpo alla mano ed uno per il gran caldo, ma stanno bene. Quello che agli operai appare incomprensibile è perchè il Gruppo Marcegaglia non ha dato seguito all’accordo su lavori di adeguamento e la successiva ripresa del lavoro.

«Questa – spiega Mittica – è una tra le centrali più produttive, tanto che ogni mese ricevevamo fax di congratulazioni. Adesso è da luglio che non si vede nessuno. Quando c’è stato da prendere 30 milioni dell’Ue per avviare lo stabilimento erano presenti. Così come erano presenti per gli incentivi statali». L’impegno degli enti locali e delle istituzioni, dicono i lavoratori, c’è stato. Oggi il Consiglio comunale di Cutro ha approvato all’unanimità un documento in cui chiede al Gruppo Marcegaglia di tenere fede all’accordo con i lavoratori. Però la situazione non si è sbloccata. Intanto, denunciano gli operai, il Gruppo sta assumendo nella centrale di Manfredonia che ha la stessa sede sociale di quella di Cutro. «Cosa dobbiamo fare, andare a rafforzare la ’ndrangheta? – si chiede Mittica -. Non lo vogliamo perchè non è nel nostro dna. Il nostro obiettivo è solo quello di lavorare».

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14 settembre 2011

fonte:  http://multimedia.lastampa.it/multimedia/in-italia/lstp/79821/

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Manovra, sì della Camera alla fiducia. Confindustria attacca: non risolve problemi

Caricato da in data 14/set/2011

Manovra, sì della Camera alla fiducia
Confindustria attacca: non risolve problemi

Colloquio Napolitano-Berlusconi, il capo dello Stato: consolidare l’euro
Bersani: impensabile continuare così. Alemanno: mobilitati per cambiarla. Striscione anti-Lega in Aula. Contestato Ronchi

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ROMA – L’Aula della Camera conferma la fiducia al governo sulla manovra economica. I sì sono stati 316 , i no 310. Il via libera definitivo di Montecitorio alla manovra è previsto in serata.

Il premier Silvio Berlusconi si è recato stamani al Quirinale per riferire al capo dello Stato Giorgio Napolitano l’esito dei colloqui di ieri a Bruxelles e Strasburgo sulla manovra. Berlusconi era accompagnato dal sottosegretario di alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Il presidente del Consiglio è poi andato in Aula alla Camera per votare la fiducia sulla manovra.

«Il consolidamento dell’euro è una priorità essenziale per l’Europa ma costituisce anche un interesse vitale per l’economia mondiale»: è quanto scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della riunione romana del “Forum Eu-Us Legal Economic Affairs”.

Confindustria all’attacco contro la manovra. La leader degli industriali Emma Marcegalia parla di «balletto imbarazzante» nella messa a punto della manovra economica, «tra varie manovre e varie iniziative che avevano lo spazio di un giorno». «È una cosa che ha fatto un grave danno alla credibilità dell’Italia perché un Paese sotto attacco dovrebbe mostrare un fronte compatto, non i conflitti interni».

«Questa manovra non è come l’avremmo voluta noi, non risolve i problemi dell’Italia: se non torniamo a crescere sarà insufficiente, e la manovra non ha nulla per la crescita», ha poi aggiunto. La manovra non ha nulla di strutturale se non poche cose. È tutta tasse. È chiaro che è depressiva». Servono «riforme profonde», o «il Paese rischia molto». «Non lo so, vediamo», ha risposto poi la presidente degli industriali a chi le chiede se ha fiducia nella possibilità che il Governo vari le misure per la crescita invocate dagli industriali. «Quello che so è che non c’è più tempo. Bisogna fare subito riforme profonde. Vediamo, o le fanno o non le fanno, il tempo è molto breve».

«E’ impensabile andare avanti così, serve un gesto politico, come hanno fatto in Grecia e in Spagna». Lo afferma il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani che, nonostante la manovra teme «che avremo ancora molto da fare». «Abbiamo alle spalle circa 14 decreti tutti “targati” per il risanamento o la crescita» ricorda il leader del Pd secondo il quale, ancora una volta, «siamo con questa manovra alle spalle ma con davanti altri guai». «Da italiano allora dico: serve un gesto politico come hanno fatto altri paesi. Solo noi non dobbiamo farlo?» si chiede Bersani secondo il quale «i mercati queste manovre le hanno già viste con chiarezza e non le trovano condivisibili perché non sono manovre giuste, né sono di stimolo alla crescita. Anzi – ha concluso – sono interventi fortemente depressivi».

Alemanno: mobilitati con i sindaci per cambiare la manvora. «Saremo in mobilitazione accanto a tutti i sindaci d’Italia fino a quando non ci sarà una sostanziale correzione della manovra». È quanto ha dichiarato il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «La nostra non è una protesta fine a se stessa, non è una protesta polemica, ma è una protesta istituzionale – ha proseguito – finalizzata a una correzione». E, in merito alla mobilitazione di giovedì, giorno in cui tutti i sindaci rimetteranno, simbolicamente, le deleghe all’anagrafe, Alemanno ha voluto puntualizzare che «non ci sarà interruzione di servizio ma dobbiamo avvertire i cittadini perché capiscano che ci sono servizi realmente a rischio».

«Tra Pil fermo al palo e debito pubblico ai massimi storici, arrivato a ben 1911,8 mld, che l’Idv aveva facilmente previsto, il governo sarà costretto a varare un’altra manovra che graverà sulle spalle degli italiani onesti. Tutto questo mentre l’Aula del Senato è ferma, costretta a discutere di Ruby Rubacuori e delle avventure galanti del presidente del consiglio». Lo dichiara il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario.

La contestazione arriva dalla tribuna di Montecitorio riservata al pubblico, quando sta intervendo il capogruppo del Carroccio, Marco Reguzzoni. Lo striscione srotolato da un gruppetto di ex-deputati, tra i quali anche alcuni esponenti della Lega, recita “Basta Lega, basta Roma, basta tasse”. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invoca l’intervento degli assistenti parlamentari che tolgono letteralmente dalle mani dei contestatori lo striscione e li fanno allontanare.

Insulti e gavettone d’acqua in piazza Montecitorio per l’ex ministro delle Politiche europee Andrea Ronchi. Ronchi, questo pomeriggio, è uscito dall’ingresso principale di Montecitorio ed è subito stato contestato da alcune persone che stanno manifestando in piazza contro la manovra del governo Berlusconi; i manifestanti lo hanno invitato ad avvicinarsi insultandolo più volte.

L’ex ministro si è diretto verso il piccolo gruppo di persone che era dietro le transenne arrivando faccia a faccia con un manifestante: «Io guadagno in un anno quello che tu guadagni in un mese non ti vergogni?» lo ha incalzato uno dei manifestanti. «È venuto qui a provocarci – ha continuato a gridare più volte una manifestante – e ci ha anche detto “cialtroni di m….siete la vergogna d’Italia”. Poi è partito il coro di ‘buffone!’ diretto a Ronchi che è stato colpito da un getto d’acqua probabilmente proveniente da una bottiglietta; Ronchi, visibilmente irritato, è poi stato scortato via da alcuni agenti della polizia.

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Mercoledì 14 Settembre 2011 – 10:22    Ultimo aggiornamento: 18:10

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162949&sez=HOME_ECONOMIA

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Eco, anatema contro il governo “Una barbarie colpire la cultura”

Eco, anatema contro il governo
“Una barbarie colpire la cultura”

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Violenta requisitoria contro i tagli all’istruzione, e in particolare a quella umanistica: “Scuola e università sono centri dove si insegna a criticare. Ecco perché stanno cercando di ucciderle”

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DI SARA SCHEGGIA

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Eco, anatema contro il governo "Una barbarie colpire la cultura"

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“La politica in atto, che deprime finanziariamente le facoltà umanistiche, mette in questione l’interdisciplinarietà dei saperi: è una nuova forma di barbarie e di dipendenza coloniale da altre culture e paesi. Non solo a livello produttivo, ma anche dal punto di vista creativo”. Ad lanciare l’anatema contro il governo, in difesa della cultura, è Umberto Eco in persona, intervenuto ad un seminario all’Università di Bologna.

Eco lancia poi una provocazione: si parla tanto, dice, dei poteri forti. Che certamente sono identificabili nella televisione e nella radio (“Qualche giorno fa ho visto il film ‘Silvio Forever’ su La7“, rivela): “Ma sono anche – avverte – le scuole e le università. Sono centri dove si insegnano punti di vista, e dove si insegna poi a criticare quei punti di vista. Ecco perché si sta cercando di uccidere le facoltà umanistiche, mentre bisognerebbe umanizzare ancora di più quelle scientifiche”

Nel suo intervento, Eco ha parlato poi dei due diversi modelli di formazione, solo in apparenza non comunicanti: quello umanista e quello scientifico. E ha più volte sottolineato come i filosofi e gli uomini di lettere siano indispensabili nelle scienze esatte, soprattutto per la vena creativa e per la capacità di cogliere tutte le potenzialità della tecnologia.

Per dimostrare che il sapere umanistico oggi è ancora fondamentale per la scienza, Eco ricorda che proprio un gruppo di scienziati dell’Università di Bologna ha riscoperto qualche mese fa l’importanza dell’opera di un filosofo del 1600, il “Mundus subterraneus” di Attanasio Kircher. Tanto che l’opera in questione è stata rieditata dal Dipartimento di Scienze della Terra.

“Oggi ci si lamenta dei troppi iscritti alle facoltà umanistiche, sostenendo che si dovrebbe disincentivare l’accesso a quelle umanistiche e spronare invece le iscrizioni a Geologia  – spiega Eco –. Avere altri insegnanti precari di filosofia non interessa a nessuno. Credo però che un buon filosofo sia ancora importante per un geologo”.

“Nella società odierna – ha concluso – i due saperi, quello umanistico e quello scientifico, sono ugualmente importanti. E’ chiaro, però, che gli umanisti vanno anche usati bene. Se Bush avesse saputo usare gli storici non si sarebbe impantanato in Afghanistan. Così come Hitler: se avesse letto due libri, avrebbe capito che non ce l’avrebbe mai fatta ad arrivare a Mosca prima dell’inverno”.

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14 settembre 2011

fonte:  http://bologna.repubblica.it/cronaca/2011/09/14/news/eco_anatema_contro_il_governo_una_barbarie_colpire_la_cultura-21662708/?rss

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AVELLINO – La Fiat chiude lo stabilimento dell’Irisbus: Mille posti di lavoro a rischio

I lavoratori Irisbus manifestano a Roma

Caricato da in data 31/ago/2011

http://www.ilfattoquotidiano.it – Da 60 giorni sono in sciopero con un presidio davanti alla fabbrica, da ieri aspettano a Roma con un sit-in di fronte alla Camera dei deputati l’incontro di oggi pomeriggio con governo, sindacati e Fiat. In 695 rischiano il posto di lavoro più gli operai dell’indotto (quasi 2 mila). Sono i lavoratori dell’Irisbus, azienda del gruppo Iveco, galassia Fiat. Lo stabilimento di Flumeri, in Valle Ufita, provincia di Avellino, rischia la chiusura. di Nello Trocchia

La Fiat chiude lo stabilimento dell’Irisbus
Mille posti di lavoro a rischio

La decisione dopo la rinuncia di De Risio all’acquisto
Cgil e Pd: il governo intervenga subito


Operai Irisbus (foto Cesare Abbate – Ansa)

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ROMA – Chiude lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino. Lo ha stabilito la Fiat dopo la rinuncia del Gruppo De Risio all’acquisto della fabbrica di autobus che impiega oltre mille persone. Il gruppo dell’imprenditore molisano aveva annunciato ieri l’intento di rinunciare all’acquisto.

«Di fronte all’impossibilità di portare a termine l’unica soluzione individuata, che consentiva l’avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale ed industriale per assicurare continuità al sito – spiega Irisbus Italia, società dell’Iveco, che fa capo alla Fiat – l’azienda sarà costretta, suo malgrado, ad avviare le procedure consentite dalla legge per cessare le attività dello stabilimento». Irisbus Italia «si rammarica del fatto che le strumentalizzazioni sviluppatesi su questa vicenda non abbiano nemmeno consentito la verifica della nuova soluzione industriale delineata, che avrebbe garantito prospettive di occupazione e di reddito».

La società ricorda poi di avere subito «molto duramente gli effetti della grave crisi che ha colpito il
mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni si sono drammaticamente ridotte. Ciò ha determinato una progressiva e costante contrazione dei volumi produttivi dello stabilimento, che sono passati dai 717 veicoli del 2006 ai soli 145 autobus, di cui meno di 100 urbani, dei primi sei mesi del 2011. Due mesi di approfondimenti ed incontri, anche mediante l’istituzione di tavoli tecnici ad hoc, hanno confermato – conclude Irisbus Italia – che la situazione attuale delle gare e le previsioni per il medio periodo continuano ad evidenziare un trend di forte contrazione della domanda, peraltro fortemente condizionata, nell’attuale congiuntura, dalla scarsità di
fondi pubblici, che non consente di mantenere un’offerta competitiva e di proseguire l’attività industriale dello stabilimento di Valle Ufita».

«Come previsto la Fiat non attende un secondo per creare ulteriore tensione nello stabilimento Irisbus annunciando la cessazione dell’attività e le procedure conseguenti», commenta il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere. Per il dirigente della Cgil «adesso in questa situazione c’è bisogno che il governo si assuma tutte le responsabilità: palazzo Chigi convochi l’incontro nel più breve tempo possibile e rifletta sul favore che fa con l’articolo 8 alla Fiat che ripaga il Paese con la chiusura di uno stabilimento importante, l’unico che produce autobus in Italia», conclude Scudiere.

«L’Irisbus non può, non deve chiudere. La Fiat non può disimpegnarsi dallo stabilimento di Valle Ufita senza contribuire ad individuare una soluzione che garantisca la continuità industriale e l’occupazione. La grave congiuntura economica e di finanza pubblica non può giustificare il sacrificio di un’azienda competitiva ed importante per il Mezzogiorno». Lo afferma Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria nazionale del Pd. «L’Italia – prosegue Fassina – non può permettersi di perdere un altro tassello industriale, tanto più in un territorio così segnato dalla disoccupazione. L’inconsistenza dell’offerta di Di Risio era nota da tempo ed è grave la responsabilità del governo e, in particolare del Ministro dello Sviluppo, per aver trascinato la discussione in modo burocratico e rituale. Chiediamo alla Presidenza del Consiglio di convocare urgentemente un incontro con l’azienda, le organizzazioni sindacali e i governi territoriali per individuare una soluzione in grado di rilanciare il futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento e del suo indotto».

«Riteniamo gravissima la scelta della Fiat di dichiarare stamane la cessazione di attività dell’Irisbus di Flumeri, dopo la rinuncia di De Risio a rilevare l’azienda», dichiarano il coordinatore regionale Sel Campania, Arturo Scotto, e il coordinatore di Sel Avellino, Giancarlo Giordano, che sottolineano come «1500 lavoratori della Valle Ufita perderanno l’occupazione ed un’intera area precipiterà ancora di più in una crisi drammatica». Scotto e Giordano si dichiarano «convinti, come ha detto Nichi Vendola due giorni fa a Flumeri, che le regioni del Sud debbano necessariamente fare sistema per superare la crisi e difendere l’apparato industriale. Cosa dice la regione? Cosa dice il governo nazionale? È urgente un tavolo per salvare la fabbrica e rilanciare il settore dei trasporti, strategico per la Campania ed il Paese», concludono.

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Mercoledì 14 Settembre 2011 – 12:14    Ultimo aggiornamento: 14:04

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162978&sez=HOME_ECONOMIA

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POLIZIOTTI CONTRO LA CASTA – Lettera-choc del Coisp ai politici «Voglia di tirarvi i lacrimogeni» / COMUNICATO STAMPA DEL COISP SULLA VICENDA

Poliziotti contro la «Casta»


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Lettera-choc del Coisp ai politici
«Voglia di tirarvi i lacrimogeni»

I pranzi scontati dei parlamentari suscitano l’ira di un sindacato degli agenti: «Così vediamo se il gas fa male»

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(Ansa)
(Ansa)

MILANO – Lamelle di spigola con radicchio e mandorle: 3 euro. Penne all’arrabbiata: 1,60. Filetto alla griglia: 5,23 euro. Stipendio di un parlamentare: 14mila euro (al netto dei benefit). Quello di un poliziotto: 1.500 (e in servizio generalmente a centinaia di chilometri da casa). L’articolo sul sito del Corriere della Sera “Tutti a pranzo al Senato” un mese fa aveva suscitato un vespaio di polemiche, con la rivolta del popolo del web contro i privilegi «culinari» riservati a deputati e senatori nei ristoranti romani ubicati nelle immediate vicinanze dei palazzi dei Potere. E ora tra gli infiniti sentieri dei social network spunta una lettera «al veleno» del Coisp (una delle più rappresentative sigle sindacali all’interno della Polizia di Stato) indirizzata al ministro degli Interni, Roberto Maroni, per protestare contro i privilegi della Casta, descritti nel libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo.

LA FRASE – «Viene voglia di venire sotto palazzo Madama e Montecitorio e spararvi all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione, così si coglierebbero due piccioni con una fava: si otterrebbe lo sgombero immediato di certi ristoranti da politici mediocri e si testerebbero su questi ultimi gli effetti dei nuovi artifici lacrimogeni in dotazione alle forze di polizia». Tralasciando i preoccupanti (?) effetti dei nuovi lacrimogeni a disposizione degli agenti «la cui lesività – rincara la nota del Coisp – è sempre stata tenuta nascosta da Lor Signori» (chiaro il riferimento ai politici), l’affermazione – al netto del suo contenuto chiaramente provocatorio – non rischia di sfociare quasi in un’istigazione a delinquere, animando qualche testa calda, stanca di dover sbarcare il lunario con poco più di mille euro al mese? «È una pura provocazione – dice Franco Maccari, segretario generale Coisp –. Rigettiamo ogni accusa, soprattutto non abbiamo usato affermazioni anche più grevi di autorevoli ministri della Repubblica che invitavano a prendere i fucili o ci definivano fannulloni. È solo una bieca strumentalizzazione da parte di chi ignora i tagli lineari fatti dal governo alle forze dell’ordine, nonostante l’attuale esecutivo proprio sul tema sicurezza aveva speso parole importanti durante l’ultima campagna elettorale». Certo è che il Coisp – interpretando gli umori della sua base nei confronti della classe politica spesso percepita come attenta esclusivamente al suo interesse – ha ritenuto di dover urlare che «la misura è colma, poiché guadagnare 14mila euro al mese e pagare un luculliano pranzo al prezzo di otto euro, prepara le rivolte del pane, accende gli animi, legittima lo strepitus fori».

LA BASE – Che gli animi siano parecchio esacerbati lo dimostra la proposta-provocazione dell’agente Patty nel forum del sindacato: «Adottiamo un parlamentare per un giorno. Portiamolo a mangiare nelle nostre mense, forniamogli i generi di conforto per la giornata (bottiglietta di acqua calda ed una merendina schiacciata), portiamolo in piazza con un casco in testa per otto ore a farsi sputare, lapidare ed insultare dai cittadini. Riportiamolo in mensa e poi a nanna nelle nostre simpatiche e fresche camerate da quattro letti con bagno in comune».

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Fabio Savelli
13 settembre 2011 16:20

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_settembre_13/savelli-lettera-coisp_8fa4c0f2-ddee-11e0-aa0f-d391be7b57bb.shtml

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Alla cortese attenzione degli organi di stampa
e delle testate giornalistiche
COMUNICATO STAMPA
DEL 13 SETTEMBRE 2011

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Oggetto:

Il Coisp al centro di una bufera mediatica: “Esperimento
riuscito! Preoccupa di più la palese provocazione di un Sindacato, del
vilipendio alla bandiera di un europarlamentare o di un premier che
definisce il suo come un Paese di merda! L’ipocrisia non ha limiti…

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“Siamo veramente colpiti da tanta attenzione, non c’è che dire. Anzi una cosa da dire c’è: esperimento pienamente riuscito! Grazie ad alcuni organi d’informazione attentissimi, e forse solo un pochino lenti a divulgare le notizie, abbiamo la prova provata che entusiasmi, falsa indignazione ed altre reazioni varie agli eventi che ci circondano sono solo buffonate studiate ad arte per una sapiente gestione mass mediatica della vita pubblica e politica di questo Paese a proprio piacimento!”.

Inizia così un intervento di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, nel giorno in cui lui stesso e l’intero Sindacato sono finiti al centro di una pseudo bufera mediatica per via di un comunicato del Coisp, divulgato nientemeno che ad agosto, che adesso è “saltato fuori” da qualche cassetto ed è finito su Dagospia, per poi essere ripreso da qualche giornale nazionale. In entrambi i casi la palese e clamorosa provocazione contenuta nel comunicato diretto a criticare gli smodati privilegi della casta dei politici, in cui si leggeva la frase “viene voglia di venire sotto Palazzo Madama e Montecitorio, magari il giorno di ferragosto, e spararvici all’interno i nuovi lacrimogeni in dotazione…” (il seguente riferimento allo “sgombero” di un buon ristorante non lasciava dubbi circa il tenore dell’affermazione!), è stata bollata come progetto di golpe o minaccia, generando una reazione a catena che ha indotto anche altri organi di informazione ad occuparsi in vario modo dell’annosa e seria faccenda.

“C’è da restare a bocca aperta – aggiunge Maccari -, ma in Italia ha più seguito semplicemente chi la spara più grossa! Parliamo e scriviamo seriamente di questioni importanti tutti i giorni, argomentando con motivazioni fondate ed equilibrate le critiche severe e durissime che rivolgiamo ai nostri politici e governanti, e quasi mai la cosa suscita le giuste e sacrosante discussioni. Decidiamo di fare la prova con piccolo e malcelato fuoco d’artificio e, dopo solo un mese, qualcuno ci scopre come i sovversivi più pericolosi d’Italia. E’ davvero troppo prevedibile come passo falso da parte dei nostri detrattori. Il Coisp oramai da tempo si è fatto conoscere bene da tutti come un interlocutore serio e coscienzioso, libero ed indipendente, responsabile ed equilibrato. Il confronto con la politica e con altre realtà della vita pubblica e sociale italiana ci vede sempre più spesso coinvolti, e le nostre iniziative, anche clamorose ma sempre estremamente rispettose delle regole di cui noi Poliziotti siamo i garanti, ci hanno portato al centro della ribalta nazionale. E davvero dovremmo meravigliarci, adesso, che qualcuno tenti di farci passare come i brutti e cattivi della situazione, come quelli che vogliono sovvertire l’ordine democratico, come quelli di cui avere paura? Suvvia… siamo seri”.

“La riflessione che invece si impone – afferma ancora il Segretario del Coisp -, specialmente alla luce del nostro piccolo esperimento, è un’altra: ma veramente qualcuno pensa che siamo tutti senza cervello? Non può essere altrimenti, perché solo se gli italiani vengono ritenuti un popolo di senza cervello si può pensare che nessuno si accorga del fatto che non suscitano altrettanto scandalo, tanto quanto un’ironica e lapalissiana esagerazione di un Sindacato di Polizia, le esternazioni serissime di ben altri esponenti delle Istituzioni italiane. A partire dal vilipendio alla bandiera in cui si esibisce un Europarlamentare della Lega, che vuole usare il tricolore per difendere il balcone dalla cacca dei piccioni, passando per un Ministro che apostrofa i Poliziotti Servitori dello Stato come ‘panzoni’ e buona parte dei cittadini italiani meno fortunati come “la parte peggiore del Paese”, e poi attraverso la diffamazione e la calunnia da parte di un Parlamentare nei confronti di un intero Corpo giudiziario accusato di collusioni con la mafia, fino al tripudio di un Presidente del Consiglio che, evviva evviva, apostrofa l’Italia come Paese di merda! Che poesia, che stile! Questi sono solo alcuni degli esempi possibili che avremmo potuto fare, esempi di semplici dichiarazioni, perché volutamente tralasciamo, in questa sede, i fatti concludenti con i quali ci viene dimostrato tutti i giorni che degli uomini e delle donne della Polizia di Stato non importa proprio nulla a chi di dovere.

Esempi che però – conclude Maccari -, già bastano per dire che in realtà, a ben vedere, da cotanti maestri noi piccoli sovversivi di provincia abbiamo solo da imparare, e che se l’informazione vuole veramente preoccuparsi delle insidie che corre questo Paese e del baratro in cui rischiamo di sprofondare definitivamente senza possibilità di risalire, allora deve guardare decisamente da un’altra parte. Perché gli idioti che scrivono sono quelli che si ispirano a ben altri modelli, modelli di civiltà, di senso dell’onore e del dovere, di coraggio e di spirito di sacrificio, modelli che per l’enormità del loro valore, troppo spesso sono stati spazzati via, magari da tonnellate di tritolo.

Gli idioti che scrivono sono quelli che ancora, nonostante tutto, scendono nelle strade a prendersi pallottole nel petto nel peggiore dei casi e bottigliate in faccia nel migliore, per tenere in piedi questa nostra democrazia”.

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Con gentile richiesta di pubblicazione e diffusione

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fonte:  http://www.coisp.it/ultimissime11/LACRIMOGENI%20AL%20SENATO!!%20DOPO%20UN%20MESE%20DECIDONO%20DI%20CHIAMARLO%20GOLPE!!%20IL%20COISP%20AL%20CENTRO%20DI%20UNA%20BUFERA%20MEDIATICA%20-%20ESPERIMENTO%20RIUSCITO!.pdf

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