Archivio | settembre 16, 2011

Bossi: Italia a picco? C’è la Padania, Governo fino al 2013? Troppo lontano

Solito, inutile, polpettone di proclami, insulti e analisi politiche da bar


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Il senatùr alla Festa dei popoli padani: «Troveremo il modo di aiutare i Comuni»

Bossi: Italia a picco? C’è la Padania
Governo fino al 2013? Troppo lontano

Il leader della Lega: «Bisogna finirla di intercettare la gente. Un decreto? Napolitano non lo vuole»

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Umberto Bossi sul Monviso per il rito dell'ampolla (Foto Stefano Cavicchi)
Umberto Bossi sul Monviso per il rito dell’ampolla (Foto Stefano Cavicchi)

MILANO – Umberto Bossi, molto affaticato e con una vistosa fasciatura al braccio, ha esordito salutando i militanti del Carroccio alla Festa dei popoli padani, a Pian del Re, sul Monviso. «Siamo venuti anche se un po’ acciaccati. Speriamo che l’acqua del Po ci porti fortuna». Il Senatùr ha poi raccolto l’ampolla d’acqua alle sorgenti del Po. La folla lo ha accolto con il coro «noi siamo l’esercito padano». «Lo so, lo so – ha risposto Bossi – ci sono milioni di persone che aspettano un segnale in tutte le regioni bagnate dal Po». INTERCETTAZIONI – «Bisogna finire di intercettare la gente» risponde poi ai cronisti in merito al fatto se sia opportuno o meno realizzare un provvedimento sulle intercettazioni. A chi gli chiedeva, se ci fosse spazio per un decreto legge, Bossi si è limitato a dire: «Il presidente della Repubblica non vuole». Poi un passaggio al veleno sul ministro Brunetta. Prima lo definisce «il nano di Venezia» e poi afferma che «non capisce un c…».

I COMUNI – «Troveremo il sistema per aiutare i Comuni». Bossi ha replicato agli amministratori aderenti al movimento dei sindaci che venerdì mattina a Pian del Re hanno protestato contro i tagli della manovra in concomitanza con la festa dei popoli padani cominciata alla sorgente del Po dove è stata raccolta l’acqua che verrà versata domenica in laguna a Venezia. E, ai sindaci che protestavano con il Tricolore i giovani padani hanno consegnato un volantino con la scritta «Sindaco scegli il tuo futuro! Schiavo e povero in Italia o ricco e libero in Padania? Con il Nord o con Roma». Sul volantino sono riportate anche alcune città con il numero di abitanti affiancato da quello dei dipendenti comunali.

LA PADANIA – «Milioni di persone aspettano solo che succeda qualcosa, un lampo, per mettersi in cammino», ha detto poi il Senatùr ai militanti in camicia verde che hanno più volte gridato «secessione, secessione», richieste a cui Bossi ha replicato: «Anche durante il giro della Padania abbiamo visto che certi passi vanno fatti in favore della storia, altrimenti c’è soltanto il caos. Poi il leader del Carroccio ha proseguito: «Come andava, che sarebbe finita male lo sapevamo: dopo la crisi il Nord non potrà permettersi più di continuare a mantenere tutto il Paese e l’assistenzialismo del Sud che garantisce a Roma di essere capitale. Il nord non muore. Certo se avesse una sua moneta… Ma potrebbe sopravvivere anche con l’euro. L’Italia va giù – ha aggiunto – ma noi abbiamo la Padania». «Ma – ha concluso – ci aspetta un anno positivo, un anno in cui la Padania va a disegnarsi con grande determinazione. Noi siamo buoni ed educati, lo avete visto anche durante il giro della Padania, qualcuno lo voleva fermare ma in quell’occasione occorreva stare con i nervi saldi e per fortuna che c’è mio figlio Renzo che ha tenuto i nervi calmi, se c’ero io forse poteva andare un po’ diversamente».

2013 – «Il governo per adesso va avanti, poi vediamo». Lo ha detto il leader della Lega Nord, Umberto Bossi al termine di un comizio a Paesana, sottolineando che la scadenza naturale dell’esecutivo al 2013 «mi sembra troppo lontano». «Ora vi passo Roberto Calderoli che è il mio braccio destro a Roma» Bossi conclude a Paesana il suo comizio cedendo la parola al ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. «È bravo ed è un grande lavoratore».

BERSANI – Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, arrivando alla Festa nazionale dell’Idv, risponde ai giornalisti sulle parole del leader della Lega, Umberto Bossi, sulla durata del governo: «È un bel po’ che dico che il governo non arriva al 2013 e vedo che cominciano a dirlo in diversi, anche qualcuno che dovrebbe saperlo: certamente Bossi ne sa più di me…».

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Redazione Online
16 settembre 2011 18:03

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_settembre_16/bossi-monviso-italia-padiana_930b1c38-e059-11e0-aaa7-146d82aec0f3.shtml

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La copertina del mensile di settembre

Sull’outing spaccati i gruppi gay “Anche questa è macchina del fango”

Sull’outing spaccati i gruppi gay
“Anche questa è macchina del fango”

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Annunciata per il 23 su un sito registrato all’estero una lista di dieci politici “omosessuali e omofobi”. E scoppia il caso: “Mossa volgare e violenta”

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di MARCO PASQUA

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 Sull'outing spaccati i gruppi gay "Anche questa è macchina del fango"

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ROMA – Una “pratica violenta” oppure un “atto dovuto e responsabile”? L’outing di massa, con la pubblicazione, a partire dal 23 settembre 1, di una prima lista di dieci politici omosessuali non dichiarati e omofobi, divide le associazioni dei gay e i militanti omosessuali. Una spaccatura netta sul metodo da seguire nella difficile lotta per garantire pari diritti alle persone Glbt. C’è chi respinge con fermezza l’outing, paragonandolo alla violenza omofoba di cui spesso sono vittime gli omosessuali. Chi, invece, è convinto che “dire la verità non significhi commettere una violenza”. Con la differenza di Paola Concia, deputata lesbica del Pd, che, parlando di un “rimedio estremo”, sottolinea quanto operazioni di questo genere “siano una consuetudine in America o nel Regno Unito”. Le bacheche di Facebook, intanto, si stanno infiammando con commenti di critica e approvazione, analoghi a quelli che dividono la blogosfera.

Il giudizio più duro è quello di Paolo Patané, presidente di Arcigay, che non solo “si dissocia dall’operazione”, ma la “condanna nella maniera più totale”, arrivando a parlare di una “macchina del fango”. “Quella che sollevo io è, intanto, una questione di pratica politica: un’associazione o un gruppo di individui che si battono contro le discriminazioni e la violenza, non lo possono certo fare con la violenza  –  sottolinea – E, inoltre, si tratta di una mossa davvero volgare, perché dopo essere stata astutamente lanciata, è stata improvvisamente camuffata dietro all’apparizione di un sito e di un gruppo di cybernauti non meglio identificati. Siamo di fronte ad una macchina del fango, fatta di persone senza volto; quella stessa macchina che da tempo inquina la politica italiana e il movimento Glbt”.

Per il presidente della più grande associazione gay italiana, “questa becera operazione scandalistica offende la dignità delle persone. Tutti hanno il diritto alla sua privacy. Costringere le persone ad uscire allo scoperto è inaccettabile”. Patané fa notare che Arcigay “custodisce i dati sensibili di decine e decine di migliaia di iscritti. Non escludo che ci possano essere nomi noti, ma non lo voglio sapere, perché possono essere solo queste persone a decidere cosa vuole fare della loro sessualità. Noi tuteleremo la loro privacy a spada tratta”. Una posizione che trova d’accordo la leader di Digayproject, Imma Battaglia: “Non condivido l’outing, né dal punto di vista umano e né da quello politico. E, poi, come stabiliamo chi è omofobo? Chi vota contro la legge sull’omofobia è omofobo? Io non sono d’accordo. L’outing è un gesto aggressivo e violento, che invade incredibilmente la vita delle persone e sposta l’ago dell’attenzione da quello che è un problema politico”. La Battaglia punta anche il dito contro il movimento omosessuale italiano, che “ha un livello di credibilità molto basso”, grazie anche “ad operazioni del genere. Questa non è politica, ma è qualcosa che fa male ai gay e alle lesbiche”.

Su una posizione intermedia si colloca Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, che punta sull’ironia: “Di questi tempi, l’unica notizia interessante di questa iniziativa sarebbe se venisse fuori che Berlusconi è gay, o bisex, o se ha avuto una relazione con George Clooney o se è la ragione della separazione tra Clooney e la Canalis”. “Mi hanno chiamato e scritto molti gay  –  sottolinea poi Marrazzo – che sono contenti che finalmente ci sia qualcuno che fa i nomi, altri molto perplessi, altri decisamente contrari. Almeno sta facendo discutere. Ma non basta discutere e far vendere qualche giornale in più o leggere qualche blog in più. Una notizia più interessante sarebbe quella che i gay si mettono a fare politica sul serio e che puntano a entrare in massa in Parlamento per ottenere leggi, senza guardare dal buco della serratura”. All’interno del Pd, Paola Concia esprime una posizione di mediazione: “Mi rendo conto che quello dell’outing è un rimedio estremo, che nasce anche da una condizione, quella degli omosessuali italiani, di cittadini senza diritti. Del resto, siamo di fronte a qualcosa che all’estero avviene regolarmente: si vuole punire l’incoerenza di certe persone. L’outing mette in evidenza una contraddizione, che è riassumibile nel motto italiano del ‘predicare bene e razzolare male'”.

Decisamente negativo il giudizio del vicepresidente del Pd e militante Glbt, Ivan Scalfarotto: “La pubblicazione di quei nomi è scorretta, volgare e violenta. Non è il mio stile. In genere in politica preferisco i toni civili del confronto sui contenuti, e penso che siamo di fronte ad una forma di vendetta”. “Non sarà questo outing a migliorare la nostra condizione. Se qualcuno è così intrinsecamente ‘coerentè da essere omofobo e gay ha bisogno di un ottimo psicoterapeuta. Io non combatto le persone, ma le loro idee”, dice Scalfarotto che, intanto, ha lanciato una rete per i diritti delle persone Glbt all’interno del suo partito. Ha le idee molto chiare anche Giuseppina La Delfa, storica presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno, che, sulla sua pagina Facebook, difende, senza mezzi termini, l’operazione del gruppo di internauti anonimi (ispirati da Mancuso): “Mentre noi arranchiamo o moriamo uccisi o feriti da fratelli omofobi, mentre noi siamo rifiutati da genitori leghisti o cattolici integralisti, altri, seduti sui banchi del parlamento e del senato, quelli e quelle che votano leggi contro di noi o che ignorano le nostre difficoltà o le negano, vivono di nascosto la loro omosessualità. E nel buio delle stanze, nella vergogna e la paura, come topi di fogna, fanno compagnia a preti, vescovi e prelati di ogni tipo che quando non sono pedofili, rasando i muri come fantasmi o scendendo nelle cantine della vergogna, quelle delle loro teste malate, consumano sesso senza il coraggio di creare legami aperti e degni e facendo danni a se stessi e a tutti noi. Personalmente, verso questa gente, non avrei nessuno rimorso a trombettare alto e forte la loro omosessualità al pubblico”.

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16 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/cronaca/2011/09/16/news/reazioni_a_lista_outing-21760747/?rss

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La copertina del mensile di settembre

Vanoni contro Berlusconi: «Ho sfidato i devoti del premier, ma non ho mai pronunciato la parola ‘ladro’». Poi ricorda Pasolini


La punizione di Olive.. / Dennis Vieira & Jeff Halleran – Popeye and Olive.  – fonte immagine

Vanoni contro Berlusconi: «Ho sfidato i devoti del premier»

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ROMA – «La sera prima di cantare a Ostia ero a una delle notti bianche di Genova, e lì ho detto che non bisogna aspettare che a muoversi siano i ragazzi che vengono dalle periferie, che sono incazzati neri perché vivono in luoghi orrendi, con famiglie disastrate, senza un sogno, un progetto, un futuro, un soldo, e mettono a ferro e fuoco le città. Com’è successo in Inghilterra e Francia succederà molto presto anche qui. Ma per me chi deve scendere in piazza è la media borghesia. Scendiamo in piazza, quindi: noi tiriamo la cinghia, facciamo dei sacrifici, però non c’è nessun progetto da parte della politica…», dice Ornella Vanoni.

E a Ostia che è successo?
«Appena arrivata ho chiesto: è già venuta la Mannoia? Sì, hanno risposto. E visto che Fiorella Mannoia apre sempre i concerti con piccoli comizi e dice quello che pensa, io, senza sapere che le avevano proibito di parlare di politica, ho detto mi accodo a lei. E ho spiegato che questo è un paese difficile, si pagano troppe tasse, tutto è troppo caro, che è ora di ribellarsi, che se dobbiamo tirar la cinghia la devono tirare tutti i politici, e che Berlusconi… Madonna, quando ho pronunciato il suo nome… io rispetto i devoti di Padre Pio, ma avrebbero dovuto dirmi che era una platea di devoti di Berlusconi… ho detto che Berlusconi è diventato molto più ricco da quando fa politica».

Le agenzie riportano la frase «Berlusconi è un ladro, lui ha triplicato il suo capitale e a noi ha tolto tutto».
«Non ho mai pronunciato la parola ladro. Ho detto che me ne voglio andare da questo paese, cosa che a Milano si dice ogni giorno. Ho detto che non se ne può più, questo sì».

E la denuncia fatta ai carabinieri dell’assessore Amerigo Olive?
«Olive ha urlato: vent’anni fa l’avrei menata. E perché, gli ho risposto, non mi meni adesso? Sali sul palco e mi dai una strapazzata…»

Ci saranno registrazioni della serata…
«Il mio fonico non ha registrato nulla. Sembra che l’abbia fatto una tv, Canale 10, ma che non dà la registrazione a nessuno».

Com’è messa Vanoni politicamente?
«Io sono apolitica e apartitica, la politica non mi ha mai interessato. Ho le mie idee e sono liberal, né di sinistra né di destra. Oppure sono di sinistra quando la sinistra fa delle proposte giuste e di destra quando fa proposte giuste. Tutto qui».

Però si è candidata a Milano con la Moratti?
«No, ho solo aderito con l’assessore Giovanni Testi, che si è tolto dalla lista del Pdl e come lista civica ha chiesto a tanti amici di sottoscrivere, tra cui me. Io ho sottoscritto, ma senza comizi né campagna. Ho preso 34 voti, e anche lui ha perso».

Come andrà a finire?
«Ma stiamo scherzando? Se avessi detto Berlusconi ladro, intanto, solo lui potrebbe farmi causa. Però non l’ho detto. E non si può dire quello che non si pensa».

Vanoni, darebbe a Berlusconi le sue chiavi di casa?
«Sì. Entra, fa un giro e riesce. E visto che è generoso potrebbe anche dire: manca quell’opera lì, la compro io. Ma tornando a Ostia, ricordiamoci che lì è stato ucciso Pasolini. Invece di dire tutte queste stronzate, pensiamo che a Ostia manca Pasolini».

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Venerdì 16 Settembre 2011 – 10:59    Ultimo aggiornamento: 12:16

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163192&sez=HOME_ROMA

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La copertina del mensile di settembre

GLI ‘INCHINATI’ DEL POTERE – Rai, bocciato contratto per Parla con me. Dandini: è occupazione politica dell’azienda


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Rai, bocciato contratto per Parla con me
Dandini: è occupazione politica azienda

Garimberti: incomprensibile. Fandango: decisione politica, siamo sul mercato. Annunziata: non obbedirò più a questo cda

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ROMA – Il cda della Rai ha bocciato il contratto con la Fandango per la realizzazione di Parla con me di Serena Dandini. Cinque i voti contrari, quattro a favore. Lo show sarebbe dovuto iniziare il 27 settembre e ieri la conduttrice e la casa di produzione Fandango avevano fatto sapere di essere disposti a ridurre i costi della trasmissione.

Il consiglio di amministrazione ha respinto invece la proposta di contratto con la Fandango che prevedeva uno sconto del 5% rispetto all’accordo precedente, con il costo a puntata a circa 32.000 euro rispetto ai circa 34.500 dello scorso anno. Contro si sarebbero schierati i cinque consiglieri dell’area di maggioranza, a favore i tre dell’opposizione, più il presidente Paolo Garimberti. Il direttore generale Lorenza Lei ha deciso di mettere al voto la bozza di accordo, pur ribadendo il suo orientamento favorevole alla scelta di produrre internamente la trasmissione.

Garimberti: «Trovo aziendalmente incomprensibile la decisione presa dalla maggioranza del Consiglio di Amministrazione su Parla con me. E mi rammarico che il Consiglio si sia spaccato come non accadeva da mesi – afferma il presidente della Rai -Personalmente ho votato sì per coerenza con i palinsesti approvati praticamente all’unanimità dal Cda prima dell’estate, palinsesti all’interno dei quali era prevista la trasmissione di Serena Dandini. Ho votato sì per coerenza con quanto annunciato insieme a Sipra agli investitori pubblicitari quando abbiamo presentato i programmi autunnali. E ho votato sì per tutelare l’immagine della Rai, già scossa, e per evitare segnali di incoerenza. È alla luce di queste riflessioni che ritengo aziendalmente incomprensibile il no a Parla con me tanto più quando, nella stessa seduta, si è dato il via libera alla riproposizione dell’Isola dei famosi – contro cui ho votato – un programma che è certamente meno di Servizio Pubblico rispetto a quello condotto dalla Dandini».

«L’unica soddisfazione di una giornata amara è di averli stanati – commenta Serena Dandini – Mi hanno accusato di essere avida, di volere troppi autori ecc. e pezzo a pezzo abbiamo smontato ogni pretesto: ora il re è nudo e tutti hanno capito perchè non andiamo in onda! Mi dispiace per l’azienda in cui abbiamo lavorato per decenni che, mai come adesso, è sotto occupazione politica e per gli abbonati che ci hanno dimostrato sempre un enorme affetto. E che – lo prendiamo come impegno – ci ritroveranno presto altrove». Infine una chiusa ironica: «Visto che ho regalato alla Rai il format ideato da me, potrei almeno riavere il divano?».

Una «decisione completamente politica, presa contro l’interesse dell’azienda, conseguente a un preciso mandato, del tutto politico – dice Domenico Procacci, numero uno della Fandango – Tutti ricordiamo le intercettazioni di Trani ed è noto che la trasmissione sia stata più volte citata nell’elenco di quelle sgradite al nostro premier. Da questo momento lavoriamo per cercare altre strade». Un possibile passaggio a La7? «Vedremo le poche alternative che ci sono le andremo ad esplorare, per cercare di far vivere una trasmissione che merita di sopravvivere anche a decisioni come quella presa da questo cda. Mi dispiace perchè la Rai è la tv di Stato e questa maggioranza politica la sta facendo a pezzi: un giorno questa maggioranza passerà e rimarranno le ceneri».

Procacci ricorda come fossero «caduti gli argomenti utilizzati in queste settimane per giustificare un eventuale stop alla Dandini: la produzione interna Rai, con la valorizzazione delle risorse aziendali, e la possibilità di garantire risparmi a Viale Mazzini. In primo luogo, la Rai produce già da anni il programma al 70% con tutto il personale tecnico e la regia, mentre a Fandango resta l’organizzazione e la contrattualizzazione della Dandini e di Dario Vergassola, con gli autori e il personale artistico, tutte professionalità che l’azienda avrebbe dovuto comunque contrattualizzare all’esterno». Quanto al budget, «il discorso era stato superato addirittura permettendo alla Rai un taglio del 5%, il doppio del risparmio che avrebbe ottenuto realizzando internamente il programma». Il produttore sottolinea anche che «se Parla con me ha avuto un certo successo, è anche per il team di cui fanno parte professionalità interne alla Fandango, a cominciare dall’autore storico Andrea Salerno. Voler scardinare questo gruppo di lavoro significa non volere permettere alla Dandini di lavorare al meglio, e dunque non volere che la trasmissione venga realizzata. Sinceramente eravamo tutti speranzosi e anche convinti che l’interesse dell’azienda prevalesse e coincidesse con i nostri desideri, cioè rimanere in Rai. Da questo momento lavoriamo per cercare altre strade e spero che si possa trattare di un lavoro veloce».

La proposta di contratto è «in contrasto con la normativa del Codice dei contratti di cui al D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 136». Così il consigliere Rai Angelo Maria Petroni ha motivato il suo voto contrario. Il decreto legislativo a cui fa riferimento Petroni è quello che, tra l’altro, concerne i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture e regola lo svolgimento delle procedure per l’assegnazione degli appalti.

«La missione, così come era emerso nelle intercettazioni dell’inchiesta di Trani, è stata portata a compimento: dopo Michele Santoro e Paolo Ruffini è toccato all’ultimo nome della lista, quello di Serena Dandini. Anche a un bambino non può sfuggire il senso del voto a strettissima maggioranza con cui sono state soppresse a due settimane dalla partenza ben quattro seconde serate di Rai3. Tutto il resto sono chiacchere – dice il consigliere Rai, Nino Rizzo Nervo – Comincio a chiedermi se ha un senso restare per assistere impotente alla consumazione di un delitto. La verità è solo una: lo smantellamento di quella rete è già in atto e pur di raggiungere l’obiettivo non si è tenuto conto degli ingenti danni che derivano da un palinsesto profondamente diverso da quello che era stato presentato agli investitori pubblicitari tre mesi fa e da un’offerta editoriale nel periodo di garanzia che sarà inevitabilmente inadeguata non essendoci i tempi per realizzare una programmazione alternativa a Parla con me. Oggi è stata scritta una delle pagine più nere perchè è stata clamorosamente annullata l’autonomia dell’azienda e del servizio pubblico. Ho sempre ritenuto che pur in una posizione di minoranza la presenza in consiglio fosse importante nell’interesse dell’ azienda per poter arginare gli attacchi alla sua indipendenza che di volta in volta sono venuti dall’esterno e dall’interno e per questo sono orgoglioso di aver contribuito ad esempio al rinnovo di quei contratti che erano stati fortemente messi in discussione, come quelli di Fabio Fazio, di Giovanni Floris e di Milena Gabanelli. Oggi sono colpito dall’ostinazione con cui si sta perseguendo il disegno di uccidere un’esperienza editoriale, quella di Rai3, che ha contribuito in questi anni al successo della Rai ed ha dato un’identità al servizio pubblico e per questo comincio a chiedermi se ha un senso restare per assistere impotente alla consumazione di un delitto».

«La bocciatura del contratto della Dandini è una vergogna. Soprattutto dopo gli sforzi fatti dalla produzione per rispettare ogni richiesta aziendale – commenta Lucia Annunziata – Un Cda in scadenza in tutti i sensi ha ancora una volta messo i suoi piccoli interessi di parte davanti a quelli della Rai. Mi considero sciolta da ogni obbedienza nei confronti di un organo che opera con tali modalità».

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Giovedì 15 Settembre 2011 – 14:20    Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Settembre – 13:28

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=163116&sez=HOME_SPETTACOLO

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La copertina del mensile di settembre

«Panorama»: Lady Bossi anima nera del movimento. L’ira della Lega

ARTICOLO SUL SETTIMANALE DEL GRUPPO MONDADORI, CONTROLLATO DALLA FAMIGLIA BERLUSCONI

«Panorama»: lady Bossi anima nera del movimento. L’ira della Lega

Calderoli: attacco ignobile. Berlusconi si dissocia

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Umberto Bossi con la moglie Manuela Marrone (Foto Ansa)

da Panorama.it Lady Bossi: l’articolo di Panorama scatena una tempesta nella Lega

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MILANO «Lady B, imperatrice della Padania», il titolo. Poi, un lungo articolo per dire che una parte dei militanti del Carroccio – i «maroniani», soprattutto – considerano Manuela Marrone in Bossi, moglie del leader del Carroccio, «l’anima nera del movimento», «colpevole di aver costruito un “cerchio magico”, che ha offuscato la vista del Senatùr, segregato il suo corpo, trascinando il movimento sull’orlo del baratro». E ancora: «Gestisce l’agenda del marito, stabilisce chi affiancargli, chi premiare. E ora sta combattendo la lotta contro i “maroniani” ribelli e dissidenti che non le perdonano di trattare il partito come un bene di famiglia, da destinare al “Trota”, vale a dire al figlio Renzo». L’articolo è pubblicato su «Panorama», settimanale del gruppo Mondadori, controllato dalla famiglia Berlusconi. E, proprio per questo, ha scatenato la reazione indignata dei dirigenti leghisti contro il premier, che in serata ha deciso di dissociarsi pubblicamente dal giornale di sua proprietà.

L’IRA DELLA LEGA– Il primo a reagire è Roberto Calderoli, che nelle ultime settimane si è speso per respingere l’immagine di una Lega divisa. «L’attacco portato alla moglie di Umberto Bossi è ignobile, inqualificabile, ingiustificato e totalmente privo di senso» attacca il ministro per la Semplificazione. «Proprio questa mattina (giovedì mattina, ndr) io e il ministro Roberto Maroni – dice Calderoli – abbiamo riferito al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in merito a questa gratuita carognata, e ci attendiamo da lui delle risposte immediate e risolutive». «Se qualcuno pensa che queste menzogne costruite ad arte – aggiunge Federico Bricolo, capogruppo in Senato – possano intaccare l’affetto che i militanti hanno per Bossi e sua moglie Manuela si sbaglia di grosso. Queste illazioni fanno fare solo una brutta figura a chi le ha pubblicate». Il Governatore del Piemonte, Roberto Cota, parla di «una cosa ignobile e vergognosa». «Nella Lega – dice – siamo come una famiglia perché così ci ha insegnato Umberto Bossi. Le divisioni le inventano gli altri perché sanno che questa è la nostra forza». Il capogruppo della Lega alla Camera, Marco Reguzzoni, infine ha presentato querela contro «Panorama», il suo direttore e la giornalista autrice dell’articolo.

BERLUSCONI – «Dissento nel modo più totale da ciò che ha scritto Panorama sulla Lega e sulla signora Manuela Marrone, consorte di Bossi», ha detto in serata Silvio Berlusconi. «Sono lontanissimo – aggiunge – dal contenuto dell’articolo e dall’intenzionalità ostile che da esso emerge nei confronti di ciò che riguarda la famiglia di Bossi e la stessa Lega nord». «Ho avuto la fortuna di conoscere la signora Manuela, la stimo e la apprezzo come una persona straordinaria – ha aggiunto il presidente del Consiglio -. Così come è avvenuto in altre occasioni per altri giornali, ciò che appare oggi su Panorama mi è del tutto estraneo e ritengo anzi che sia una cattiva azione. Detto questo, è notorio che io non sono mai intervenuto sui giornali da me direttamente o indirettamente influenzati sul piano proprietario».

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Costruire Abitare Pensare è il programma
culturale che vede le conferenze di Jan Bijoy,
Kengo Kuma, Alessandro Mendini
Renzo Piano Building Workshop, Kazuyo Sejima,
Cameron Sinclair e Patricia Urquiola

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Redazione Online
15 settembre 2011(ultima modifica: 16 settembre 2011 10:29)

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_settembre_15/bossi-moglie-lega-polemiche_86c53540-dfcc-11e0-b2a5-386afc6bc08a.shtml

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DANIMARCA – Elezioni, vince il centrosinistra, la “Gucci rossa” nuovo premier

DANIMARCA

Helle Thorning Schmidt (keystone) – fonte immagine

Elezioni, vince il centrosinistra
la “Gucci rossa” nuovo premier

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Le rilevazioni effettuate fuori dai seggi assegnano alla coalizione che sostiene la leader socialdemocratica Helle Thorning Schmidt il 51,1% e 90 seggi su 179. Sconfitta l’alleanza conservatrice che ha appoggiato il governo di Rasmussen

Elezioni, vince il centrosinistra la "Gucci rossa" nuovo premier Helle Thorning Schmidt al seggio

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COPENAGHEN – Gli exit poll confermano le previsioni dei sondaggi effettuati prima delle elezioni: sarà il centrosinistra a formare il nuovo governo danese, guidato dalla leader socialdemocratica Helle Thorning Schmidt. La coalizione che la sostiene, secondo lo spoglio quasi definitivo, otterrebbe la maggioranza assoluta con 89 dei 179 seggi del Parlamento, lasciandone 80 al blocco della destra. In nottata il premier Lars Lokke Rasmussen ha ammesso la sconfitta augurando all’avversaria un buon lavoro e aggiungendo una battuta: “Fai attenzione alle chiavi dell’ufficio, perché le perdi sempre”.

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La campagna elettorale è stata dominata dalla crisi economica: Rasmussen ha difeso la sua linea, sostenendo che bisogna “rimanere sulla strada che ci ha portato ragionevolmente attraverso la crisi, creare nuovo ottimismo in Danimarca, non ostacolare i consumi privati e non rendere più costoso essere danesi”. La sfidante Thorning-Schmidt ha invitato per contro a “dire addio a dieci anni di governo borghese che è arrivato ad un punto morto e prepararsi a un nuovo esecutivo e a una nuova maggioranza in Danimarca”. Fra le proposte economiche avanzate dalla leader socialdemocratica, che sarà la prima donna premier della Danimarca, c’è l’idea di far lavorare tutti 12 minuti in più al giorno, per un totale di un’ora di produttività extra alla settimana che aiuterebbe la ripresa.

Thorning Schmidt, 44 anni, è a capo del Partito socialdemocratico dal 2004. Fino ad allora europarlamentare, era considerata inesperta di politica interna ma, soprattutto, troppo bella, troppo alta, bionda e alla moda per essere di sinistra e poter ricoprire la carica politica più ambita del Paese. Tanto che la stampa l’aveva ribattezzata “la Gucci rossa”. Invece ce l’ha fatta. Ora diventerà la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nella storia danese, considerata l’artefice della ‘svolta rossa’ della Danimarca dopo dieci anni di centrodestra al potere. Visibilmente commossa, ha salutato i sostenitori: “Ce l’abbiamo fatta! Oggi abbiamo scritto una pagina di storia”.

Non si sa se sia stato proprio il suo fascino elegante ma discreto, oppure le sue ricette per risollevare l’economia, di fatto Thorning Schmidt ha sedotto i danesi nonostante le iniziali sconfitte. Nel 2007 non ce l’aveva fatta a vincere le elzioni, ora grazie alla crisi che ha affossato il rivale Rasmussen, la signora chic della sinistra danese sembra aver allontanato da sé tutte le ombre. Ultima tra tutte l’ombra del marito, Stephen Kinnock, figlio dell’ex leader dei laburisti inglesi Neil. Ex lobbysta a Bruxelles, Sthephen era stato accusato di evasione fiscale per aver pagato le tasse in Svizzera, dove lavora al World Economic Forum, pur essendo residente in Danimarca, Paese in cui torna nei week-end per stare con la moglie e le due figlie. La faccenda era stata chiarita in breve tempo dal ministero, ma le polemiche e lo scandalo stavano bruciando la carriera politica di Thorning Schmidt. La leader socialdemocratica aveva giocato allora la carta delle scuse pubbliche e della regolarizzazione tributaria di Stephen. Mosse che hanno pagato.

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15 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/15/news/elezioni_danimarca-21723619/

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LEGGI

16 settembre 2011

I sostenitori di Helle Thorning-Schmidt . REUTERS/Fabian Bimmer

Danimarca, da oggi al via colloqui per governo centrosinistra

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La copertina del mensile di settembre

INDIPENDENZA PALESTINESE – Hebron, l’attesa della tempesta / VIDEO: Israeli settlers shooting at Palestinians in Hebron

Israeli settlers shooting at Palestinians in Hebron

Caricato da in data 02/lug/2011

Israeli settlers shooting at Palestinians in Hebron

Hebron, l’attesa della tempesta

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Hebron, emblema dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, si prepara alla dichiarazione del 20 settembre. Qui più che in ogni altro posto si teme la rabbia dei coloni che gia’ tormentano la popolazione della città vecchia

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di GIORGIA GRIFONI

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Hebron (Cisgiordania), 15 settembre 2011, Nena News (le foto sono di Giorgia Grifoni) – “Non sono affatto ottimista riguardo alla dichiarazione del 20 settembre. Tutti qui hanno paura. I coloni potrebbero diventare molto violenti, e i soldati anche”. La signora Zlikha, 50 anni, non nasconde la sua apprensione per quello che da molti viene considerato un momento storico per il popolo palestinese. Assieme a circa  150.000 palestinesi, teme per le manifestazioni che i coloni potrebbero organizzare dopo il voto nelle strade di Hebron, la loro città.

Il cuore del centro storico è l’emblema dell’occupazione israeliana della Cisgiordania. Una linea orizzontale spacca in due la città, dividendola in zona H1 e H2: la prima è abitata da palestinesi, la seconda è stata occupata gradualmente dai coloni israeliani a partire dal 1978, dieci anni dopo la fine della guerra dei sei giorni.  La “via dei Martiri”, che attraversa la città vecchia da est a ovest, è diventata una strada fantasma: chiusa al transito per persone e veicoli palestinesi , è caratterizzata da tutta una serie di porticine da cui i palestinesi  non possono uscire. Per raggiungere la moschea al-Ibrahimi, che si trova a due minuti di cammino, devono uscire dalla porta sul retro o dal tetto, prendere tortuose strade che aggirano il quartiere e dopo una ventina di minuti sono a destinazione. Una volta questa via ospitava una parte del suq, ma quando sono arrivati i coloni (per i quali Hebron è il secondo luogo sacro dopo Gerusalemme per via delle tombe dei Patriarchi)- per “riprendersi il quartiere che appartiene alla comunità ebraica da millenni”, le saracinesche dei commercianti palestinesi si sono lentamente chiuse una dopo l’altra. Spesso attaccati a sassate e calci dai coloni –ebrei ultraortodossi che mirano a riconquistare la totalità della Palestina storica o Eretz Yisrael, sotto gli occhi annoiati dei soldati israeliani che dovrebbero garantire anche la loro sicurezza, i palestinesi rimasti in via dei Martiri si sentono in gabbia e hanno paura.

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Shuhada Street nella zona H 2 di Hebron, il 20% della citta’ controllato dall’esercito israeliano.

“I coloni creano problemi quasi tutti i giorni qui –racconta Badia, 33 anni, dell’ associazione “Youth against the settlements”- e i soldati non li fermano mai. Proteggono i coloni, ma dovrebbero proteggere anche noi, secondo il protocollo di Hebron del 1997. I settlers sono considerati come civili dall’esercito, e quindi per loro viene applicato il codice civile: ma per noi, che viviamo magari nello stesso palazzo, viene applicata la legge militare”.

L’unita dell’esercito israeliano di stanza nella città di Hebron è la Brigata Kfir, la più giovane dell’Idf, ed è dispiegata un po’ in tutta la Cisgiordania. “È l’unità peggiore –sostiene Murad, 27 anni, anche lui dell’associazione “Youth against the settlements”- perché è quella che era di stanza anche a Gaza. Sono molto aggressivi. E le cose si complicano quando uno di questi soldati èoriginario di Hebron stessa”.

Badia racconta di alcuni episodi in cui i soldati non si sono dati pena di intervenire neanche per i turisti attaccati da coloni. “Una volta ho visto alcuni soldati mandare dei bambini a disturbare un gruppo di visitatori europei: per la legge israeliana, i soldati non possono toccare i bambini dei coloni, e ovviamente non si sono disturbati a fermarli neanche quando hanno bastonato un turista handicappato”.

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Tutto chiuso in Shuhada Street, passano soltanto coloni e jeep militari.

Il balcone della signora Zlikha, quello che da su via dei Martiri, è completamente circondato da una gabbia. Sopra di essa ci sono molti sassi. “Prima che mettessi questa gabbia – lamenta Zlikha- i coloni erano soliti arrampicarsi su per il muro ed entrare in casa mia. Una volta sono tornata da casa di mio fratello e ho trovato il mio soggiorno pieno di sassi e vetri. I soldati guardano, e non fanno nulla. Quando protestiamo, ci dicono di andare a casa. Una volta ho chiesto a uno di loro perche mai ci dicessero di andare a casa, o ci imponessero il coprifuoco: ha risposto che per loro è più facile controllare noi, perchè i coloni sono fuori controllo”.

Ma se sono davvero fuori controllo, e armati fino ai denti, perche l’Idf li sta preparando a suon di granate assordanti e lacrimogeni a fronteggiare un eventuale attacco palestinese dopo il voto? “Se nelle altre colonie della Palestina li stanno preparando con tecniche di autodifesa e armi- continua Zlikha- qui è anche peggio. Dieci giorni fa ho assistito a un’esercitazione di militari, qui nella strada. Una trentina di soldati da una parte interpretavano i Palestinesi: sventolavano bandiere, facevano rotolare i copertoni e tiravano sassi. Dall’altra parte c’erano almeno 50 soldati e una decina di veicoli militari che cercavano di attaccarli. Eco quello che ci aspetta, ecco cosa vuol dire essere “protetti” da loro”.

Che i palestinesi organizzino o meno delle manifestazioni all’indomani del voto, molti sostengono che saranno semplicemente delle marce pacifiche. Anche Abu Mazen ha invitato il popolo palestinese a non cedere alle provocazioni dei coloni. Zlikha è convinta che sia questa la strategia giusta da seguire per resistere all’occupazione, ed e quello che incoraggia nei bambini. “Più rispondiamo in modo non violento e più i soldati e i coloni diventano furiosi. Una volta, ad esempio, i soldati hanno fatto irruzione a casa di mio fratello e pretendevano che tenessimo chiusa una porta che ci permetteva di passare nell’appartamento accanto. Al nostro rifiuto, ci hanno portati tutti per strada e lasciati lì per più di quattro ore. Allora ho chiesto a mia cognata che era in casa di prepararci dei pop corn e della limonata: quando li abbiamo offerti ai soldati israeliani pensavo che sarebbero esplosi. Questo tipo di resistenza li fa impazzire di rabbia”.

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Nella via palestinese un tempo affollata e centro di commerci ora sventolano le bandiere di Israele.

“I coloni parlano di preparazione agli scontri – conclude Badiah- ma noi non permetteremo che questo accada. Non lasceremo che ci trascinino sul terreno della violenza, il loro terreno preferito. L’unica cosa che faremo sarà far valere i nostri diritti: perche questa è la nostra terra e noi abbiamo il diritto di avere uno Stato sulla nostra terra”. Nena News

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15 settembre 2011

fonte:  http://www.nena-news.com/?p=12793

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La copertina del mensile di settembre