Bossi: Italia a picco? C’è la Padania, Governo fino al 2013? Troppo lontano

Solito, inutile, polpettone di proclami, insulti e analisi politiche da bar


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Il senatùr alla Festa dei popoli padani: «Troveremo il modo di aiutare i Comuni»

Bossi: Italia a picco? C’è la Padania
Governo fino al 2013? Troppo lontano

Il leader della Lega: «Bisogna finirla di intercettare la gente. Un decreto? Napolitano non lo vuole»

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Umberto Bossi sul Monviso per il rito dell'ampolla (Foto Stefano Cavicchi)
Umberto Bossi sul Monviso per il rito dell’ampolla (Foto Stefano Cavicchi)

MILANO – Umberto Bossi, molto affaticato e con una vistosa fasciatura al braccio, ha esordito salutando i militanti del Carroccio alla Festa dei popoli padani, a Pian del Re, sul Monviso. «Siamo venuti anche se un po’ acciaccati. Speriamo che l’acqua del Po ci porti fortuna». Il Senatùr ha poi raccolto l’ampolla d’acqua alle sorgenti del Po. La folla lo ha accolto con il coro «noi siamo l’esercito padano». «Lo so, lo so – ha risposto Bossi – ci sono milioni di persone che aspettano un segnale in tutte le regioni bagnate dal Po». INTERCETTAZIONI – «Bisogna finire di intercettare la gente» risponde poi ai cronisti in merito al fatto se sia opportuno o meno realizzare un provvedimento sulle intercettazioni. A chi gli chiedeva, se ci fosse spazio per un decreto legge, Bossi si è limitato a dire: «Il presidente della Repubblica non vuole». Poi un passaggio al veleno sul ministro Brunetta. Prima lo definisce «il nano di Venezia» e poi afferma che «non capisce un c…».

I COMUNI – «Troveremo il sistema per aiutare i Comuni». Bossi ha replicato agli amministratori aderenti al movimento dei sindaci che venerdì mattina a Pian del Re hanno protestato contro i tagli della manovra in concomitanza con la festa dei popoli padani cominciata alla sorgente del Po dove è stata raccolta l’acqua che verrà versata domenica in laguna a Venezia. E, ai sindaci che protestavano con il Tricolore i giovani padani hanno consegnato un volantino con la scritta «Sindaco scegli il tuo futuro! Schiavo e povero in Italia o ricco e libero in Padania? Con il Nord o con Roma». Sul volantino sono riportate anche alcune città con il numero di abitanti affiancato da quello dei dipendenti comunali.

LA PADANIA – «Milioni di persone aspettano solo che succeda qualcosa, un lampo, per mettersi in cammino», ha detto poi il Senatùr ai militanti in camicia verde che hanno più volte gridato «secessione, secessione», richieste a cui Bossi ha replicato: «Anche durante il giro della Padania abbiamo visto che certi passi vanno fatti in favore della storia, altrimenti c’è soltanto il caos. Poi il leader del Carroccio ha proseguito: «Come andava, che sarebbe finita male lo sapevamo: dopo la crisi il Nord non potrà permettersi più di continuare a mantenere tutto il Paese e l’assistenzialismo del Sud che garantisce a Roma di essere capitale. Il nord non muore. Certo se avesse una sua moneta… Ma potrebbe sopravvivere anche con l’euro. L’Italia va giù – ha aggiunto – ma noi abbiamo la Padania». «Ma – ha concluso – ci aspetta un anno positivo, un anno in cui la Padania va a disegnarsi con grande determinazione. Noi siamo buoni ed educati, lo avete visto anche durante il giro della Padania, qualcuno lo voleva fermare ma in quell’occasione occorreva stare con i nervi saldi e per fortuna che c’è mio figlio Renzo che ha tenuto i nervi calmi, se c’ero io forse poteva andare un po’ diversamente».

2013 – «Il governo per adesso va avanti, poi vediamo». Lo ha detto il leader della Lega Nord, Umberto Bossi al termine di un comizio a Paesana, sottolineando che la scadenza naturale dell’esecutivo al 2013 «mi sembra troppo lontano». «Ora vi passo Roberto Calderoli che è il mio braccio destro a Roma» Bossi conclude a Paesana il suo comizio cedendo la parola al ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. «È bravo ed è un grande lavoratore».

BERSANI – Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, arrivando alla Festa nazionale dell’Idv, risponde ai giornalisti sulle parole del leader della Lega, Umberto Bossi, sulla durata del governo: «È un bel po’ che dico che il governo non arriva al 2013 e vedo che cominciano a dirlo in diversi, anche qualcuno che dovrebbe saperlo: certamente Bossi ne sa più di me…».

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Costruire Abitare Pensare è il programma
culturale che vede le conferenze di Jan Bijoy,
Kengo Kuma, Alessandro Mendini
Renzo Piano Building Workshop, Kazuyo Sejima,
Cameron Sinclair e Patricia Urquiola

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Redazione Online
16 settembre 2011 18:03

fonte:  http://www.corriere.it/politica/11_settembre_16/bossi-monviso-italia-padiana_930b1c38-e059-11e0-aaa7-146d82aec0f3.shtml

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La copertina del mensile di settembre

Una risposta a “Bossi: Italia a picco? C’è la Padania, Governo fino al 2013? Troppo lontano”

  1. gianni tirelli dice :

    A NOME DI TUTTI GLI ITALIANI !!!

    “E’ finito il tempo delle subdole e ipocrite mediazioni caricaturali, e dei silenzi asserviti alle logiche del potere. Qui, o si fa l’Italia o si muore!”

    Gentile presidente Napolitano, che cosa sta ancora aspettando, che arrivino i carri armati nelle piazze? C’è un limite, oltre il quale, i concetti di neutralità, di non ingerenza e interferenza (auspicabili in normali condizioni socio-politiche), rischiano di tradire ogni loro vero significato, per trasfigurare in evidente codardia – quando, la realtà delle cose, supera ogni immaginazione.
    E’ Lei, oggi, l’ago della bilancia, il solo che può fare la differenza. Lei, che gode del consenso univoco dei cittadini italiani e di una popolarità seconda solo a Sandro Pertini, non può sottrarsi al dovere civile e morale di porre fine a questa vergogna nazionale e internazionale che scredita e getta fango sui valori di libertà, di civiltà, di dignità e di giustizia sociale. Fondamenti imperituri della nostra sovrana Costituzione.
    Questo suo atteggiamento accomodante, caro Presidente, mette in dubbio e vanifica il sacrificio di tutti quegli italiani che hanno lottato e sono morti per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, e riconquistare il diritto di una libertà perduta e di una giustizia ritrovata. In questo modo si afferma l’inutilità di una tale carica politica, che si allinea (se pure in forma diversa) alla cortigianeria ossequiosa dei berluscones, nella speranza, così, di passare alla storia come un presidente neutrale, super partes e non troppo ingombrante.
    Il mio personale giudizio sul suo operato, in questa fase politica, è negativo. Lo trovo permeato di infantilismo politico e qualunquismo. Nella sostanza, rinnega e sterilizza gli ideali e le ragioni, all’origine della sua storia politica.

    Caro Presidente Napolitano, come può non vedere la gravità dell’attuale situazione socio politica a tal punto, da minimizzare i suoi atti e comportamenti, adducendone un significato retorico e formale e mettendo così a rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, e relativizzando ogni parametro di giudizio?
    E’ in discussione la sua buona fede, caro Presidente, l’autenticità dei suoi valori morali ed etici e il suo, un tempo, proverbiale, senso dello Stato.

    Definire i nostri magistrati, eversivi e brigatisti rossi e inneggiare ala secessione è un crimine politico; ma non solo! Una licenza imperdonabile che, se non ritrattata in tempo (congiunta alle relative scuse e ad accorati “mea culpa”), incide ulteriormente sulla condizione di isolamento del potere giudicante e degli organi di controllo, ultimi baluardi a difesa dello stato di diritto e delle libertà individuali.
    “L’autore di “Gomorra”, da tempo sotto scorta, viene trasformato in un pericoloso terrorista, mentre Vittorio Mangano, consacrato ad eroe – la scuola pubblica un vivaio di novelli bolscevichi e la magistratura, un covo di brigatisti rossi.
    Oggi, il parlamento italiano, è più simile ad un mercato delle vacche dove si può acquistare la dignità a peso – la politica un puttanaio inverecondo – le residenze private del Cavaliere, postriboli d’alto bordo dalle frequentazioni inquietanti e, il nostro paese, una barzelletta triviale a beneficio del mondo intero”.
    Il suo sterile borbottio, di fronte a tali indegni e deprecabili comportamenti, autoritari, anticostituzionali e criminogeni, rischia di sdoganarli come legittimi, assecondando, cosi, le pulsioni morbose di questa maggioranza politica degenerata, che ha trasformato la sacralità del parlamento in una inquietante pratica di macelleria sociale, a fronte di privilegi, profitti, impunità e di interessi particolari.

    I danni causati al nostro paese, da Silvio Berlusconi, sono la somma, di tre comportamenti significativi:
    1°) Relativi alla sua veste di imprenditore, proprietario di tre reti televisive, in virtù delle quali si pianificano le ragioni e il futuro dei nostri figli, omologati da beceri programmi di intrattenimento, la cui portata diseducatrice e destabilizzante, è totale.
    2°) Al sincretismo diabolico fra il potere dei privati, il potere politico e la criminalità organizzata.
    3°) Relativi a un modello forviante, esempio negativo, riconducibile alla vita privata di un Primo ministro, avulsa da ogni regola, valore morale, principio etico e ragionevolezza.

    Un Presidente della Repubblica ha si il dovere, non che, il diritto, di esercitare la sua opera di mediazione tra, maggioranza e opposizione e cercare, in ogni modo, di accondiscendere alle ragioni del governo ma, tutto questo, nell’esercizio del buon senso e dei poteri dei quali è stato investito. Il Cittadino più rappresentativo della nostra Repubblica, che dovrebbe dormire con la Costituzione sul comodino, ha l’obbligo morale e politico, non solo di dissociarsi, ma di combattere e controbattere alle quotidiane farneticazioni di un Primo ministro che, per fatti privati, ha messo sotto scacco l’intera nazione.
    Per tutto questo, oggi, il rischio di implosione dell’apparato politico e conseguente rivolta popolare, è reale e palpabile.

    E allora io mi domando, che cosa debba ancora succedere in questo maledetto paese, perché Lei (il nostro Presidente della Repubblica) trovi il coraggio, oltre al senso del dovere, di replicare con forza, alle farneticazioni (e non di un qualunque cittadino), ma di un capo di Governo nel pieno di un delirio di onnipotenza. Questo silenzio omertoso e complice, prevarica ogni buon senso, ogni logica e razionale motivazione
    La vita privata di questo personaggio di quart’ordine in eterno doppio petto blu e cravatta pallini, è quanto di più deplorevole e deprecabile si possa immaginare. A maggior ragione se, tali aberranti comportamenti, sono le caratteristiche peculiari di un capo di governo che dovrebbe rappresentare il paese Italia e gli italiani – un esempio negativo e forviante per le nuove generazioni, a tal punto grave, da destabilizzare, confondere e ipotecare, una corretta e ragionevole visione del mondo e del significato stesso dell’esistenza.
    Deve essere chiaro a tutti che, l’antiberlusconismo, non è un movimento politico o ideologico, ma un irrinunciabile atto di ribellione sociale, etica e morale. Si dissocia, da ogni personalismo, rivendicazione o appartenenza culturale per elevarsi oltre la retorica e la bagarre. L’antiberlusconismo (come l’antifascismo) è una moderna forma di resistenza – un atto dovuto, un dovere civile dal quale, nessuno, si può (o si dovrebbe) sottrarre.

    Caro presidente Napolitano, a nome di tutti gli italiani e per il bene dell’Italia, faccio appello a quel sentimento di patria, senso dello Stato e rigore morale che, da sempre hanno contraddistinto la sua storia umana e politica, liberandoci finalmente dall’onta di una vergogna paralizzante, per restituire al paese la dignità perduta.

    Mi perdoni la durezza, Gianni Tirelli

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