Archivio | settembre 20, 2011

Grecia, è allarme suicidi per la crisi


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Grecia, è allarme suicidi per la crisi

Rispetto all’anno scorso sono aumentati del 40%: uomini tra i 35 e i 60 anni, molti si uccidono per la vergogna

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A Salonicco, un uomo ha tentato di darsi fuoco: per fortuna, è stato salvato
A Salonicco, un uomo ha tentato di darsi fuoco: per fortuna, è stato salvato

MILANO – La crisi economica in Grecia ha portato ad una drammatica crescita dei suicidi. Ad indagare sul fenomeno è il Wall Street Journal, che riporta dati ufficiali del ministero della Salute secondo i quali vi è stato un aumento del 40% dei suicidi nei primi cinque mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

IL SUICIDIO E’ VISSUTO COME UNA VERGOGNAIn realtà le vittime potrebbero essere molte di più perchè in Grecia il suicidio è vissuto come una vergogna e molte famiglie cercano di far passare per incidenti la morte dei loro cari. Altri tentano invece di togliersi la vita in modo plateale, come l’uomo che si è dato fuoco venerdì davanti ad una banca a Salonicco. L’organizzazione Klimaka, che gestisce un telefono amico per la prevenzione dei suicidi, riceveva un tempo circa 10 telefonate al giorno. Ma ora vi sono giorni «in cui arriviamo a 100», racconta lo psicologo Aris Violatzis. A chiamare sono uomini finanziariamente rovinati fra i 35 e i 60 anni. «Hanno perso la loro identità di marito che porta il pane a casa e non si sentono più uomini secondo i nostri standard culturali», spiega Violatzis.

LA STORIA DI PETRAKIS – Al mercato di Heraklion, una città dell’isola di Creta, vi sono stati tre suicidi in poco tempo. Qui l’onore degli uomini è un concetto culturalmente molto radicato e un caso esemplare è quello di un verduraio, il signor Petrakis. Vecchie foto lo mostrano con lo sguardo spavaldo e i folti baffi neri, ma pochi giorni fa, all’età di 58 anni, si è sparato fra gli ulivi del campo comprato con mille sacrifici. Alberghi e ristoranti lo pagavano con assegni postdatati, che era costretto a rivendere a prezzo inferiore alle banche per far fronte ai debiti. Per sfuggire alla rovina, dopo che la banca aveva minacciato di prendergli la casa, Petrakis ha disperatamente tentato una piccola truffa portando in banca un assegno falso. Ma è stato subito scoperto e denunciato. Per la vergogna ha tentato una prima volta il suicidio bevendo benzina. La moglie lo ha salvato ma, quando è tornato al mercato, un fornitore di arance ha preteso di essere pagato e lo ha chiamato «truffatore». E per Petrakis è stato troppo. (Fonte: Adnkronos Salute)
20 settembre 2011 16:29

fonte:  http://www.corriere.it/salute/11_settembre_20/grecia-crisi-suicidi-aumento_e91e128e-e391-11e0-bc23-ba86791f572a.shtml

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LAMPEDUSA – A fuoco il centro di accoglienza. In fuga 400 immigrati, è rivolta / VIDEO: e il ministro aveva detto: “Stanno bene”

NO COMMENT

IMMIGRAZIONE, LA RUSSA A LAMPEDUSA: I CLANDESTINI STANNO BENE

Caricato da in data 19/set/2011

A fuoco il centro di accoglienza
In fuga 400 immigrati, è rivolta

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A Contrada Imbriacola, dove erano ospitati oltre 1300 migranti tunisini. Incendio quasi spento e diversi intossicati. Chiuso l’aeroporto. Il sindaco: “Il fuoco ha distrutto tutto, il Cie non esiste più. E’ guerra, i cittadini reagiranno. I delinquenti tunisini vanno trasferiti subito, anche con le navi militari”

A fuoco il centro di accoglienza In fuga 400 immigrati, è rivolta Un precedente incendio nel centro di Lampedusa

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Un incendio di vaste proporzioni è scoppiato nel pomeriggio nel centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa, dove sono ospitati circa 1300 immigrati tunisini. Ed è allarme in tutta l’isola. Circa 800 gli immigrati erano riusciti a fare perdere le loro tracce ma 400 sono stati rintracciati dai carabinieri vicino al molo Favaloro. La nube di fumo sollevatasi dal rogo ha investito anche il centro abitato, arrivando fin sopra l’aeroporto che è stato momentaneamente chiuso. Ci sono diversi intossicati.

Il rogo è stato appiccato da immigrati che da diverse settimane sono ospiti della struttura. Alcuni sarebbero anche riusciti a fuggire. La zona è presidiata dalle forze dell’ordine e dai vigili del fuoco, che hanno quasi spento le fiamme. L’incendio, appiccato in diversi punti, ha causato una densa nube di fumo nero sospinta dal vento verso il centro abitato.

Nel centro di prima accoglienza si trovano centinaia di extracomunitari che da giorni hanno protestato a più riprese per chiedere il loro trasferimento sulla terra ferma. Non è la prima volta che il centro di accoglienza viene dato alle fiamme. Un episodio analogo, con danni consistenti alla struttura, si era registrato nel febbraio del 2009.

“Il Cie è interamente devastato, è tutto bruciato, non esiste più e non può più ospitare un solo immigrato” ha dichiarato l’allarmato sindaco di Lampedusa Bernardino de Rubeis. “Ora Lampedusa non ha più un posto. E’ urgente che il governo intervenga dopo tanto immobilismo. Avevamo avvertito tutti su quello che poteva succedere ed è accaduto”. E ancora: ” Questo è uno scenario di guerra. C’è una popolazione che non sopporta più, vuole scendere in piazza con i manganelli e difendersi da sola, perchè chi doveva tutelarla non l’ha fatto”

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20 settembre 2011

fonte:  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/20/news/lampedusa_va_a_fuoco_il_centro_di_accoglienza-21958039/?rss

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PER NON DIMENTICARE – VIDEO – Quegli anni di lotta: 1975, ‘Pagherete caro pagherete tutto’ , Varalli assassinato dai fascisti, Zibecchi assassinato dai carabinieri / Intervista a Claudio Sabelli Fioretti – Direttore di ABC nel 1975

‘Pagherete caro pagherete tutto’

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Il documentario prodotto dal collettivo del cinema militante durante le giornate dell’aprile 1975 a Milano prima, durante e dopo gli assassinii di Claudio Varalli e Giannino Zibecchi. 46 minuti di filmati sugli avvenimenti, le manifestazioni, gli scontri

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 di

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Pagherete caro pagherete tutto 1975, prima parte

Pagherete caro pagherete tutto 1975, seconda parte

Pagherete caro pagherete tutto 1975, terza parte

Pagherete caro pagherete tutto 1975, quarta parte

Pagherete caro pagherete tutto 1975, quinta parte

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Pino Masi – per Claudio Varalli [1975]

Caricato da in data 10/giu/2008

[1975]
Testo e musica di Pino Masi

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Claudio Varalli aveva 17 anni, abitava a Bollate in provincia di Milano, frequentava l’Istituto Tecnico per il Turismo, che oggi è intitolato a suo nome, ed era un militante del Movimento Lavoratori per il Socialismo.
Il pomeriggio del 16 aprile 1975 Claudio Varalli, di ritorno da una manifestazione per il diritto alla casa, stava attraversando con altri compagni Piazza Cavour.
Nella piazza c’era un gruppo di fascisti che distribuiva volantini: in realtà, come sempre in quegli anni, quel tipo di presenza non era che un pretesto per conquistare una zona, imponendovi una sorta di coprifuoco per qualsiasi espressione di antifascismo e aggredendo chiunque fosse, anche solo per l’aspetto, definibile di sinistra.
Così accadde anche quel pomeriggio: gli squadristi si avventarono contro i giovani; questi reagirono; uno dei fascisti, Antonio Braggion, non esitò a estrarre una rivoltella e a sparare ripetutamente colpendo mortalmente alla nuca Claudio.

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Intervista del 1995 a Claudio Sabelli Fioretti – Direttore di ABC nel 1975

https://i2.wp.com/www.pernondimenticare.net/images/stories/ARCHIVI/sabelli.jpg

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D -Puoi ricostruire il clima degli anni ’70 dal punto di vista dell’informazione?
R– C’era una certa contrapposizione nel senso che la scelta di campo era qualche cosa che segnava. Io lavoravo in quei tempi a Panorama, avevo iniziato nel ’69 a Panorama, il quale passava addirittura per essere un pericoloso organo di controinformazione e pensa che il direttore era Lamberto Sechi, un tranquillo signore che oggi diremmo liberal-democratico. Infatti la vera controinformazione si faceva nel Bollettino di Controinformazione Democratica. Stetti 5 o 6 anni a Panorama e poi ebbi l’occasione di cambiare di andare in un giornale un po’ più radicale. Questo definisce un po’ il clima di quei tempi.
Oggi come ieri, gente come me sentiva il bisogno..allora avevo 30 anni, oggi ne ho 50…si sentiva il bisogno di uscire dall’equivoco della stampa, tra virgolette borghese e chiudersi in una nicchia un po’ più  protetta in cui ci si guardasse tra amici in cui non si dovesse più fare mediazione, troppa mediazione. Li, mi ricordo, c’erano alcuni giornalisti, Marco Nozza, Marco Fini che facevano un po’ di informazione accettabile, sicuramente accettabile, intendo nel clima…D’altra parte calcola che siamo agli inizi, ai timidi inizi del terrorismo. Non era ancora come sarebbe diventato dopo, però cominciava a diventare difficile essere di sinistra: Come oggi, se tu dici che sei per prodi sei “uno sporco comunista”…è incredibile questa parola che riciccia dopo 20 anni come offesa riferita a gente…Prodi comunista…persino Dini

D- Veniamo ad ABC che tu dirigevi: che giornale era?
R– ABC, ve lo ricordate tutti è stato un giornale che era una grande bandiera della rivoluzione del costume ed anche delle lotte civili. L’editore era Cardella, che oggi si occupa di tossicodipendenza, il leader della comunità che è stata quella di Rostagno, Saman, mi chiamò, ricordo che vendeva 15.000 copie, una cosa quasi inesistente. Io deciso di spostarlo completamente: togliemmo ogni residuo di culi e di tette, lo portammo obbiettivamente molto a sinistra e…nella redazione c’era, non o, Audino, ricordate Savelli editore, c’era Lidia Ravera, c’era Guido Passalacqua, tutta gente più o meno legata a Lotta Continua..e questo spostamento a sinistra, facendo una roba serissima, alla Panorama però di sinistra, proprio di sinistra tosto, grandi inchieste sull’Autonomia operaia, documenti di Curcio come piovesse, avemmo addirittura una perquisizione della polizia perché il giorno stesso che Curcio scappò da Casale Monferrato, noi pubblichiamo un documento di Curcio. Al di là della follia di pensare che Curcio esce dal carcere e la prima cosa che fa viene ad ABC a portarci un documento,  ce lo avevamo già da tempo, potevano pensarlo, lo pensavano. Le tentavano tutte..distribuendo volantini fuori dalle caserme che invitavano alla diserzione, fu una cosa ignobile…e il risultato fù che in breve tempo da 15.000 copie passammo rapidamente a 12.000/13.000 copie. Il giornale era obbiettivamente brutto, dal punto di vista grafico era brutto, politicamente era molto spinto…però cominciava pian piano a farsi riconoscere

D- All’indomani dei fatti del 16 e 17 aprile, ABC uscì con 2 numeri, prima un numero speciale poi un’altra edizione con una denuncia molto dura nei confronti delle forze dell’ordine e dei fascisti, ci racconti i retroscena di quel numero e come arrivarono in redazione le notizie?
Copertina ABC Aprile 1975R– Avevo appena conosciuto un giovane giornalista, collaboratore di Panorama, Sergio Frau, che oggi lavora alla Repubblica , firmammo il contratto e lo mandammo a seguire la manifestazione, questa grande manifestazione che sarebbe poi sfociata…erano già successi degli incidenti, era già morto Varalli, era il 17 aprile e lo mandammo a seguire questa manifestazione. Lui vide la manifestazione, vide gli incidenti , che cosa successe e dopo le fotografie saranno abbastanza chiare: Infatti noi pubblicammo anche la sequenza dei camion presa da un fotografo che stava dall’altra parte della piazza: le fotografie sono sempre cose ferme, ma lui era  lì, lo scrivemmo, era talmente grossa la cosa che decidemmo di fare uno speciale. Il giorno dopo c’era un’enorme manifestazione e noi facemmo una edizione speciale con le fotografie degli incidenti. I quotidiani non mettevano le fotografie proprio a quei tempi, i settimanali aspettavano e noi uscimmo il giorno dopo con le fotografie degli incidenti in cui si capiva benissimo tutto. I titoli erano…non vorrei sbagliare ma erano “Varalli assassinato dai fascisti, Zibecchi assassinato dai carabinieri”. Il risultato fu una grande penetrazione nel mondo della sinistra, per la prima volta si capì che ABC era qualche cosa di diverso da quello che uno pensava. Fù incredibile vedere questa marea di giovani, di operai, di gente incazzata  tutti quanti con in mano il nostro giornale. Dopo 3 giorni uscì il numero normale,  nel frattempo c’erano state le dichiarazioni del ministro dell’interno che era Gui allora, che diceva che non era stato sparato neanche un colpo: Frau, che era il nostro lì e aveva visto i poliziotti sparare e poi c’erano stati anche dei fotografi…noi pubblicammo in prima pagina le foto dei poliziotti che sparavano…

D – ..con il titolo “le menzogne di Gui”..
R– sì, “le menzogne di Gui”. Il giornale esce, ora non ricordo il giorno, mettiamo che esca lunedì, martedì ci hanno chiuso!

D- Si è trasferito qualche cosa di questa esperienza, di questa informazione…da ABC a Cuore?
R– ma io direi che c’è tutto nel senso che…io vedo una tale analogia con quei tempi…se devo essere sincero considero più rischiosi questi, oggi…oggi che se non stiamo attenti qualcuno ci toglie tutto. Oggi sento più di allora l’esigenza di vivere in un giornale che, non dico ..allora si diceva fare controinformazione, oggi basta dire informazione, oggi poca gente fa informazione: Oggi è più importante non fare più mediazioni, non fare più collusioni,..cercare di mettersi d’accordo. Oggi bisogna stare da una parte o dall’altra, rispettabilissimo anche chi sta dall’altra parte, però non bisogna più fare confusione.
Per questo mi sento come all’ora ad ABC, devo dire mi sento meglio, ABC vendeva 15.000 copie, qui ne vendiamo 80.000……….
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fonte:  http://www.pernondimenticare.net/documenti/interviste/303-intervista-del-1995-a-claudio-sabelli-fioretti-direttore-di-abc-nel-1975

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IL LIBRO – Il Golpe inglese, Londra vs Roma nelle trame della Guerra Fredda

Il Golpe inglese, Londra vs Roma
nelle trame della Guerra Fredda

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In un libro appena uscito per Chiarelettere, Mario Cereghino e Giovanni Fasanella raccontano oltre mezzo secolo di “interventi” britannici nella politica italiana. Dalle carte degli archivi di Kew Gardens emergono i tentativi di condizionare le vicende del nostro Paese. Fino all’idea bislacca di un “putsch” (fortunatamente mai andata oltre i documenti) negli anni della crisi energetica

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di FILIPPO CECCARELLI

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Il Golpe inglese, Londra vs Roma nelle trame della Guerra Fredda

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“Dio stramaledica gli inglesi!” tuonava il conduttore radiofonico fascista Mario Appellius durante la Seconda Guerra Mondiale. E tuttavia, poco inclini come sono all’enfasi, sempre gli inglesi ripagarono gli italiani – e ancora continuano – aspettandosi da loro il peggio; e quindi mai si sono fidati, regolandosi di conseguenza con sbrigativa convinzione e brutale superiorità.

Questo soprattutto si capisce attraverso documenti inediti e segreti dalla lettura – a tratti deterministica, a tratti appassionante – de Il golpe inglese di Mario J. Cereghino e Giovanni Fasanella (354 pagine, 16 euro) che Chiarelettere ha appena mandato in libreria.

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Una sfiducia che va al di là di ogni documentata tentazione golpistica, effettivamente posta all’attenzione degli americani nel 1976 e poi scartata; comunque una piena e rigorosa diffidenza che spicca come meglio non si potrebbe in una nota personale che Churchill, infuriato per una legittima scorribanda di petroliere, invia nel 1953 al ministro degli Esteri Eden e in cui definisce appunto gli italiani: “Amici e alleati di infimo ordine!”. Laddove il punto esclamativo, nella patria e nella lingua dell’understatement, funge da inaudito rinforzo; e che infatti dal Risorgimento in poi arriva nei fatti a giustificare ogni pressione, ogni forzatura, ogni inconfessabile intromissione.

E tuttavia è pure una storia così ombrosa e intricata, questa tra l’Inghilterra del tardo imperialismo e l’infida Italia prima fascista e poi democratica, comunque proiettata nel Mediterraneo e perciò vissuta come una minaccia agli interessi petroliferi britannici in Medio Oriente, da potersi anche raccontare come una lunga vicenda che spinge Londra a cercarsi qui nello stivale una incredibile varietà di potenziali alleati. Anch’ essi tuttavia più o meno leali, anglofili sinceri e improvvisati, fascisti della fronda e mercenari, Ciano, Grandi, casa Savoia, il generale Badoglio, il Duca d’ Aosta, poi aristocratici siciliani, separatisti con le dovute appendici mafiose; e sempre dignitari della massoneria, anche loro probabilmente con le avvertenze e le riserve di cui sopra.

E poi, a seconda delle vicissitudini e dei rivolgimenti storici, è la volta di combattenti repubblichini come Borghese, di partigiani anticomunisti come quelli della “Franchi” o di iper-comunisti alla Moranino; per non dire degli imprenditori di genio come Olivetti, o di avventurosi e controversi uomini d’azione tipo Sogno, quindi intellettuali cosmopoliti alla Barzini, e spie, scrittori, ambasciatori, mestatori, salottisti, extraparlamentari e giornalisti borghesi cui far arrivare riservatamente – in qualità di “clienti”: questa la definizione di una struttura, l’Ird, che opera negli anni 50 e 60 – materiali da rendere pubblici sui loro giornali.

E’ questo dunque il variegato “partito inglese”, gente rispettabile e lestofanti: tutti o quasi contattano gli uomini della diplomazia, della propaganda e dello spionaggio di Sua Maestà alimentando un brulichio di contatti intessuti con l’ambigua certezza che il controllo geopolitico, commerciale ed energetico della penisola è comunque determinante ai fini del grande gioco ad alto rischio della Guerra fredda.

Per quel poco che è lecito semplificare, almeno in un tempo ancora segnato dalle ideologie, appare in modo abbastanza evidente che l’Inghilterra diffida e orienta le sue mosse contro le grandi culture politiche italiane del secolo scorso e quindi, dopo aver prima appoggiato e poi combattuto il fascismo (colpiscono le rivelazioni sugli aiuti al giovane Mussolini), sistematicamente punta a scavalcare e se possibile a sbaragliare tanto i comunisti che i cattolici. Tra questi ultimi, il record dell’inimicizia tocca al Mattei anticolonialista, al Fanfani terzomondista e poi al Moro filo-arabo.

La novità, su cui il cospicuo materiale reperito da Cereghino e Fasanella nelle loro ricerche getta un insospettabile fascio di luce, è che molto più spesso di quanto non solo si sapesse, ma si potesse anche credere fino a ieri, gli obiettivi e i collegamenti britannici in Italia non coincidevano anzi decisamente erano in conflitto con quelli degli americani, specie sul piano degli approvvigionamenti petroliferi.

Quando, seppellito ormai il colonialismo, nella prima metà degli anni 70 le risorse energetiche cominciano a mancarle, assai più di Washington, che pure non scherzava, Londra punta decisamente a enfatizzare il pericolo del Pci e anzi non perde occasione per dipingere un’Italia che con la partecipazione di ministri comunisti rischia di staccarsi dal mondo occidentale.

Nasce qui, sull’onda di una catastrofe che sa un po’ di pretesto, l’idea bislacca di un golpe. Ma poi: non tutto ciò che è segreto è ragionevole. Cereghino e Fasanella, studiosi italiani, hanno scavato fra le carte meno difendibili dell’Inghilterra contemporanea. Ma il fatto stesso che l’abbiano potuto fare e senza sconti proprio negli archivi di Kew Gardens dice molto su quel paese, sulla sua antica civiltà democratica, sulle nostre storiche mancanze e sulla vana pretesa di chiamare un dio a stramaledire un intero popolo – che oltretutto, proprio in quel momento, si trovava dalla parte giusta.

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20 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/09/20/news/il_golpe_inglese_londra_vs_roma_nelle_trame_della_guerra_fredda-21946227/?rss

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LIBIA – Gheddafi torna a parlare in tv: “Ciò che accade è solo una farsa”

LIBIA

Gheddafi torna a parlare in tv
“Ciò che accade è solo una farsa”

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Nel nuovo messaggio audio trasmesso dalla tv Al Rai il Colonello rassicura il “suo popolo”: “L’unico potere legittimo è quello dei comitati popolari, qualsiasi altra forma di governo è illegale”, dice e aggiunge: “I bombardamenti aere Nato non dureranno in eterno”. La Russa: “Nato ha chiesto altri 3 mesi”

Gheddafi torna a parlare in tv "Ciò che accade è solo una farsa" Il colonello Muammar Gheddafi

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TRIPOLI – Lo cercano ancora. Per il quotidiano arabo al-Sharq al-Awsat, il colonnello libico Muammar Gheddafi si troverebbe ancora in Libia e sarebbe nascosto nella città meridionale di Sebha, 750 chilometri a sud di Tripoli. E nel frattempo, come fa regolarmente da quando la caccia è cominciata, il raìs manda l’ennesimo messaggio audio: “In Libia l’unico potere legittimo è quello dei comitati popolari, qualsiasi altra forma di governo è illegale”, ha detto il Colonello nella registrazione trasmessa dalla tv Al Rai.

Gheddafi afferma che il regime da lui creato in Libia è immodificabile perché conforme alla volontà popolare e sostiene inoltre che la Nato non potrà persistere nei suoi raid aerei contro gli obiettivi lealisti. “Il sistema politico libico è un sistema fondato sul potere del popolo”, afferma, “ed è impossibile che sia rimosso”. Quanto all’Alleanza Atlantica, taglia corto l’ex ‘Guida’, “le bombe dei suoi aerei non dureranno”. A proposito di quanto sta avvenendo a Sirte e Bani Walid, città ancora fedeli al colonnello, Gheddafi dice che “le tribù libiche stanno rispondendo agli agenti della Nato”.

Gli avvenimenti in corso in Libia, con la rivolta dell’opposizione contro il regime, rappresentano solo una “farsa”, dice il leader libico che chiede al “suo” popolo di “non credere” a un cambiamento di regime. “Ciò che sta accadendo in Libia è una farsa che regge soltanto grazie ai bombardamenti aerei che non dureranno in eterno”. “Non rallegratevi e non credete che il regime sia stato rovesciato e ne sia stato imposto un altro con l’aiuto dei raid aerei e marittimi”, conclude il Colonnello.

Ma oggi l’Italia ha annunciato la possibilità di altri tre mesi di disponibilità delle basi chiesta dall’Alleanza Atlantica. “La Nato ha chiesto che la missione in Libia duri per altri tre mesi, l’Italia non ha ancora deciso, daremo la disponibilità delle basi, ma l’idea è di partecipare coprendo parte delle spese con i risparmi messi in moto dal ministero”, ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a Catania, prima di recarsi alla base militare di Sigonella.

Intanto le forze del Consiglio nazionale di transizione libico hanno annunciato di aver conquistato l’aeroporto e il forte di Sabha, città situata nel deserto del Sahara e distante 800 chilometri a sud di Tripoli. Mohammed Wardugu, portavoce della brigata insurrezionale “desert shield”, ha dichiarato che in alcune zone della città si combatte ancora ma che i ribelli avranno il completo controllo di sabha “in poche ore”. Nel corso dell’operazione è stato catturato il fedelissimo di Gheddafi Belgacem Al Abbaj, capo dei servizi segreti del regime nella regione di Cufra.

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20 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/09/20/news/gheddafi_messaggio-21940518/?rss

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SICUREZZA – Fuorilegge il 28% delle scuole

Fuorilegge il 28% delle scuole


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di Claudio Tucci

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Più di una scuola su quattro è del tutto fuorilegge: l’accusa arriva dall’XI rapporto su «Sicurezza qualità e comfort degli edifici scolastici», presentato in Senato da Cittadinanzattiva, dal quale emerge come il 28% delle scuole italiane sia privo delle certificazioni e dei requisiti di base previsti dalla legge sulla sicurezza. Non solo. L’indagine, realizzata quest’anno su 88 scuole appartenenti a 13 province di 12 Regioni, certifica anche come meno di una scuola su due fra quelle monitorate possiede il certificato di agibilità statica (41 per cento).

Troppe le scuole situate in zone sismiche
A rendere più grave la situazione il fatto che il 42% delle scuole del campione si trova in zona sismica e che lo stato della manutenzione lasci piuttosto a desiderare. La percentuale è quasi la stessa nel caso della certificazione igienico- sanitaria, presente solo nel 40% dei casi. Male anche sul fronte della certificazione di prevenzione incendi: ne è provvista soltanto poco più di una scuola su 4 (28 per cento). Sulla base dei dati del ministero dell’Istruzione, spiegano da Cittadinanzattiva, emerge che Calabria e Lazio sono i due fanalini di coda nel possesso delle certificazioni: nel Lazio solo il 25% delle scuole possiede il certificato di agibilità statica, il 16,7% quello di agibilità igienico-sanitaria, il 22,2% quello di prevenzione incendi. In Calabria a essere in regola con la certificazione di agibilità statica è il 35,1% delle scuole; con la certificazione igienico-sanitaria il 33,9% e con quella di prevenzione incendi solo il 10,4 per cento.

Scarsa anche la manutenzione
Cittadinanzattiva sottolinea poi come in ben 17 scuole siano state rilevate lesioni strutturali. I distacchi di intonaco interessano invece principalmente corridoi e ingressi (24%), aule e laboratori scientifici (18%), palestre e segreterie (17%), mense e sale professori (15%), bagni (13%), aule computer e biblioteche (5 per cento). L’indagine evidenzia inoltre il deficit di manutenzione (34% delle scuole) e la necessità di interventi manutentivi ordinari (89% dei casi) e di manutenzione straordinaria (31 per cento). Questa situazione è determinata anche dall’età avanzata degli edifici scolastici: il 70% del nostro campione risale a prima del 1974. La percentuale nazionale supera il 50 per cento. Nota positiva invece arriva sul fronte prevenzione: le prove di evacuazione vengono realizzate con regolarità nel 95% dei casi, un dato in costante aumento rispetto agli anni precedenti.

Le richieste di Cittadinanzattiva
Tra le richieste “urgenti” da indirizzare al ministero dell’Istruzione spicca l’anagrafe dell’edilizia scolastica che «va resa nota subito». C’è poi da emanare, rilancia Cittadinanzattiva, il regolamento attuativo della legge 81 del 2008 (sicurezza sul lavoro) che individui con chiarezza competenze, obblighi, funzioni e responsabilità dei diversi soggetti coinvolti in materia di sicurezza scolastica; inserisca l’obbligo, per l’ente/soggetto proprietario, di aggiornare in maniera costante i dati relativi alle condizioni strutturali e non degli edifici scolastici; individui un referente degli studenti per la sicurezza. Serve infine dare «organicità e stabilità nel tempo» ai finanziamenti per l’edilizia scolastica attraverso un piano quinquennale basato, anzitutto ma non esclusivamente, sui fondi ordinari. In primo luogo uelli già disponibili: circa 420 milioni di euro dei Fondi Fas, circa 220 milioni di euro dei Fondi strutturali Europei.

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19 settembre 2011

fonte:  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-19/fuorilegge-scuole-195520.shtml?uuid=AamnTq5D

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MASSA CARRARA – Venditori di protesi ‘aiuti’ chirurghi in sala operatoria

Venditori di protesi ‘aiuti’ chirurghi in sala operatoria

Nas denuncia 11 persone, medici e rappresentanti.Il caso a Massa

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(ANSA) – MASSA (MASSA CARRARA), 20 SET – Undici avvisi di garanzia per medici e rappresentanti di protesi coinvolti in una inchiesta del Nas di Livorno che riguarda il reparto di ortopedia dell’ospedale di Massa. I denunciati sono il primario del reparto, altri 4 medici e 6 rappresentanti. Per il Nas, i medici in almeno 45 interventi chirurgici di artroprotesi tra il 2007 e il 2009 hanno consentito l’accesso in sala operatoria ai rappresentanti che avrebbe anche compiuto atti medici come divaricazione, aspirazione e tamponamento di ferite, uso di elettrobisturi, manovre di posizionamento degli arti.(ANSA).

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fonte:  http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/toscana/2011/09/20/visualizza_new.html_701859165.html

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